SECONDA PARTE. IL BALLO EXCELSIOR. ÉGALITÉ.

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1 31 SECONDA PARTE. IL BALLO EXCELSIOR. ÉGALITÉ. Poco dopo la metà del settecento, e quindi prima della Rivoluzione Francese, si era già sviluppata in Gran Bretagna l industria tessile. La prima macchina per la tessitura fu inventata nell anno Questa novità sarà una di quelle che lasciano un segno e giungerà a condizionare da prima l occidente e quindi tutto il mondo. La scoperta della macchina, infatti, rappresenterà il passaggio dal lavoro manuale a quello senza fatica. Essa va ad aggiungersi alle scoperte della ruota, dell industria del ferro, dell energia elettrica e così via: tutte quelle invenzioni che hanno rappresentato modifiche epocali nella vita dell uomo. Sino allora, in Gran Bretagna, la maggior parte delle terre coltivate erano divise in piccoli appezzamenti e lavorate da agricoltori i quali ne ricavavano ciò che poteva servire ad una vita decente. Questi terreni erano condotti a volte da proprietari a volte da affittuari, ma sempre direttamente sia dall uno sia dall altro; entrambe le situazioni potevano avvenire anche per eredità o consuetudine. Ci si trovava in presenza di lavoratori che noi potremmo definire coltivatori diretti, appartenenti, quindi, ad una classe sociale tra le più conservatrici (così com è sempre avvenuto nei secoli). Questi agricoltori, che lavoravano il loro pezzetto di terra in modo tradizionale senza curarsi minimamente di progredire, all improvviso vennero a trovarsi davanti a nuovi proprietari terrieri i quali conducevano l azienda secondo principi più razionali, con tutti i vantaggi offerti dalla grande impresa. La conseguenza fu il crollo dei prezzi agricoli. Inizialmente, nelle campagne, si reagì con il doppio lavoro: terra e filatoio a mano; si creò, così, una valida classe artigianale. Ben presto, però, nel campo tessile si passò alla vera e propria produzione industriale, grazie al filatoio meccanico che poteva compiere, da solo, il lavoro di molti operai (1); di conseguenza, com era già avvenuto per l agricoltura, anche in questa produzione si realizzò una diminuzione dei prezzi. In tali condizioni, chi pensava di poter resistere nei campi, col doppio lavoro, fu costretto a vendere, perché la bassa remunerazione dei prodotti della sua fatica non gli consentiva di sopravvivere sul suo terreno. A tutto questo si aggiunse la necessità di nuova manodopera nell industria; non essendo sufficienti i lavoratori che lasciavano volontariamente il travaglio dei campi, si ricorse ad una vera e propria tratta dei contadini, costretti a guadagnarsi la vita nelle officine. Ma lo sviluppo industriale non si arrestò qui; macchine sempre più progredite, azionate con la forza idraulica, potevano funzionare anche in gran numero con un solo addetto. Di conseguenza si venne a creare un fenomeno assolutamente inverso a quello precedente: i datori di lavoro ebbero la necessità di diminuire il numero degli operai; poiché l attività agricola non poteva assorbire nuova manodopera (indietro non si riesce mai a tornare), si creò una notevole disoccupazione. I contadini si erano trasformati in un miserabile proletariato d operai; inoltre, mentre quando coltivavano la terra, per forza di cose, lavoravano in funzione dei cicli naturali del giorno e della stagione, i dipendenti dell industria, allo scopo di ridurre i costi, erano sottoposti ad un attività disumana e mal retribuita. Lo sfruttamento della manodopera giunse a livelli mai visti in occidente, provocando quella reazione che, come vedremo, sarà una delle maggiori cause del crollo europeo: i movimenti socialisti nazionalisti (Nazismo) e falsamente internazionalisti (Comunismo). In seguito alla Rivoluzione Francese ed al popolo gabbato grazie ai paroloni, nel continente era salita al potere la borghesia. Mentre i nobili usavano il denaro, ma lo disprezzavano e si accontentavano quindi di quel che rendevano loro le proprietà terriere, la nuova classe dirigente era assetata di ricchezza e disposta a qualunque mezzo (vedi Vandea) per conservare quel potere, grazie al quale poteva tranquillamente incrementarla. Nascono, in questo clima, le industrie continentali, con datori di lavoro famelici, incuranti delle fatiche e delle basse retribuzioni dei loro dipendenti; e l ottocento diventerà, proprio per questi motivi, il secolo più barbaro nella storia della civiltà occidentale. La tubercolosi era conosciuta sin dai tempi dei Greci e, forse, proprio di tale malattia era morto il poeta Catullo, ma il morbo non si era mai presentata in forma epidemica; lo sfruttamento economico dei lavoratori (causa della fame, della fatica e delle insane condizioni negli ambienti di lavoro e d abitazione)

2 32 farà si che la terribile malattia si sparga in tutto il continente a mo di novella peste, abituale e subita come nel settecento era stata la sifilide. Forse per crearsi un alibi, grazie anche alla letteratura dello - Sturm und Drang- (romanticismo) tedesco, si giungerà al punto di considerarla un fatto romantico. Sarà romantico morire di tubercolosi (vedi La signora delle camelie.) Occorrerà quasi un secolo per debellare la terribile malattia. Una volta dimostrata l enorme importanza della forza meccanica nell industria, si fece di tutto per utilizzarla in ogni campo e per sfruttarla a vantaggio dei singoli proprietari delle aziende: aumentando il numero delle macchine, aumentò la richiesta sia del combustibile sia delle materie prime. Tutto ciò porterà ad una vera esplosione della produzione del ferro e come conseguenza all estrazione, in grande quantità, del carbone. All inizio del settecento tutte le conoscenze riguardanti la struttura del ferro e dei prodotti derivanti dalla sua lavorazione erano ignoti; nonostante si producesse in alti forni ormai da vari millenni (siderurgia etrusca), ci si continuava a basare unicamente su metodi tradizionali. Ora, proprio in coincidenza con lo sviluppo industriale, si compresero i rapporti reali tra ferro e carbone per arrivare a produrre acciaio e ghisa, ma, grazie a queste nuove cognizioni, si giunse anche ad un enorme sviluppo della metallurgia e ad un aumento consistente del fabbisogno d energia (carbone). Di conseguenza divenne necessario un nuovo tipo di lavoratore, quello delle miniere, sepolto sotto terra, ed ebbe inizio un ulteriore sfruttamento, fonte d infiniti disastri, malattie e lutti. A questo punto è necessario chiarire il profondo cambiamento che era avvenuto nella società. L industrializzazione aveva fatto dell uomo un puro e semplice mezzo di produzione (oggi un miserabile mezzo di consumo). Sino allora l essere umano, composto di corpo ed anima, era stato un mondo unico e completo, con una sua intelligenza, le sue conoscenze ed i suoi sentimenti: quando moriva un uomo moriva qualcosa di complesso e meraviglioso; ora l importanza dell uomo, che era stata affermata dall umanesimo, veniva uccisa dalle idee della Rivoluzione Francese. Atene e Roma piangevano.(2) In una società nella quale la manodopera è sfruttata in modo indegno (donne incinta e bambini lavorano sino a quattordici ore il giorno), vi è chi si pone il problema di rimediare a tale stato di cose. Così, il filosofo Engels può affermare che l operaio vende al capitalista la sua forza lavoro per una certa somma quotidiana. Basta poco tempo per produrre il valore di prodotto pari al salario che riceve, ma egli deve continuare ancora diverse ore per completare la sua giornata lavorativa. Il valore che egli produce in questo tempo, al padrone non costa nulla. In tale pensiero è già implicito il concetto del capitalismo di stato, quale correttivo di un sistema che sempre più va dividendo il mondo civile: da una parte pochi ricchi e, dall altra, una massa sterminata di poveri. È il momento di Carlo Marx, non per niente nato in Gran Bretagna, dove era sorta la prima industria. Egli aveva costruito un sistema filosofico che partiva da considerazioni sulla storia, ma le conoscenze di questa materia erano allora assai limitate. In quel tempo si credeva, addirittura, che la scrittura l avessero inventata i Greci antichi. Basandosi su queste false cognizioni, Marx sosteneva che il lavoro collettivo ed il libero mercato fossero fenomeni dei tempi moderni, ignorando gli alti forni degli Etruschi ed il forte passivo dell Impero Romano, nel quale il commercio senza alcun controllo aveva contribuito a portare le casse dello stato ad un deficit incolmabile. Le successive conoscenze storiche, che costringeranno i poveri seguaci di Marx a delle vere mirabolanti acrobazie, dimostreranno l assurdità delle sue teorie. La cosa stupefacente è rappresentata dal successo che ancor oggi esse incontrano, per fortuna in ambienti sempre più ristretti. Date le conoscenze che aveva Marx in campo storico, le sue idee filosofiche hanno lo stesso valore che potrebbe avere un trattato di matematica scritto da uno scienziato che ignorasse l esistenza dello zero. Dal Marxismo nasce il Socialismo e, da questo, tre ideologie: la prima è di natura democratica, la seconda e la terza, invece, totalitaria; le ultime due si differiranno tra loro per essere internazionalista il Comunismo e nazionalista, (eretica) il Nazismo. Il Socialismo Democratico indica come suo ideale quello di un governo senza denaro, esteso a tutto il mondo, che liberi l uomo dal bisogno, dandogli la possibilità di soddisfarlo grazie all accesso delle ricchezze comuni. Si potrà, così, raggiungere questo stato ideale mediante la democrazia, nella quale il popolo è in grado d imporsi per mezzo del voto. Il Socialismo, divenuto un sistema internazionale, oltre portare all eliminazione del Capitalismo, genererà la pace nel mondo, perché, ucciso il Nazionalismo, le guerre scompariranno. È ovvio come un ideologia del genere, palesemente priva di una qualunque base scientifica e pratica, sia impossibile da realizzare, tanto più se nasce da un gruppo ristretto il quale la usi per imbrigliare una

3 33 società. Questo accadrà con la Rivoluzione d Ottobre, operata da una minoranza; essa non potrà che fallire, come dimostrerà l Unione Sovietica con il Comunismo: là il Capitalismo borghese si trasformerà in Capitalismo di stato, generando, sotto una parvenza di Socialismo Internazionalista, dittatura, imperialismo e miseria. Una maggior prova del suo fallimento si avrà in tutte quelle guerre di feroce Nazionalismo, tra paesi politicamente fratelli (Comunisti), delle quali s adornerà il ventesimo secolo. Malgrado le etichette, il Capitalismo esiste tuttora in tutti i paesi comunisti dalla Cina e a Cuba. Nonostante queste esperienze negative, ancor oggi ne Il Manifesto dopo 150 anni Paul Mattick afferma che per realizzare il Socialismo non vi sarà bisogno di forme violente: - giacché nei paesi avanzati, dove la classe lavoratrice è più numerosa e organizzata, essa ha a disposizione certi elementari diritti politici che il sistema stesso è stato costretto a concedere, in particolare il voto. - I rappresentanti del Socialismo in parlamento non formeranno un nuovo governo, ma aboliranno il capitalismo e tutto il meccanismo dello Stato che n è l espressione. Sarà il Capitalismo stesso a creare il Socialismo. Come si vede siamo ancora nel paese dei balocchi. Infine troviamo il Socialismo Nazionalista e quindi eretico, rappresentato dal Fascismo (Nazionalismo Sociale) poi degenerato nel Nazional Socialismo (Nazismo); attuerà un Capitalismo di stato moderato che potrà convivere con la proprietà privata. Anche questa ideologia è evidentemente irrealizzabile, perché l egoismo nazionalista non potrà che mettere uno stato contro l altro, mentre le barriere doganali spingeranno ad un economia autarchica, conseguenza diretta del concetto medesimo di Nazionalismo e, quindi, d assoluta indipendenza, anche economica. A questi sistemi autoritari si opporrà il Liberalismo Economico che tende a creare una società, (per altro sotto molti aspetti simile a quella dell Impero Romano), fondata sui liberi mezzi di produzione e distribuzione, regolata dalle leggi del mercato, atte a generare una abbondanza di ricchezze capace di soddisfare i bisogni dei cittadini prima e, col mercato globale, dell umanità poi. Tutte parole vere e bellissime le quali non tengono in alcun conto il numero di morti che sono costate a tutt oggi e che costano ancora quotidianamente, creando nel terzo mondo sacche di miseria (morti di sete, di fame e per guerre tribali). Oh tempi beati quelli del colonialismo, quando la vergogna del paese occupante spingeva i governi a, intervenire, almeno quel tanto che bastava per risparmiare agli indigeni la fame e la sete. Ma torniamo al dunque. Appena terminato il secondo conflitto mondiale, in Europa, per qualche tempo, si era accarezzata la speranza che il Socialismo Democratico avesse risolto tutti i problemi, ma poi, purtroppo, l indebitamento collettivo del sistema aveva cancellato ogni illusione (vedi paesi nordici). Nel frattempo, lo sviluppo dell industria, aveva portato ad un vero e proprio intreccio dei rapporti tra le varie branchie della produzione, al punto che uno stesso oggetto, nelle varie fasi della sua elaborazione, richiedeva la collaborazione di migliaia di persone, senza la quale niente più si poteva fare. Anche il più semplice dei golfini è spesso il risultato di un lavoro complessivo di una serie d individui che vanno dal pastore, al tosatore e così via, per giungere sino al tintore ed a colui che rifinisce il prodotto che spezzo significa cucire i vari pezzi fatti da diverse aziende. Ma l industrializzazione dei vari processi produttivi provoca la fine del lavoro specialistico degli artigiani, fa calare il costo della manodopera e, infine, determina una sovrapproduzione di merci che, in una prima fase, verranno esportate nelle colonie e successivamente in un mondo globalizzato. Sembra, apparentemente, che la storia stia dando ragione al Capitalismo Liberale, ma è evidente che, alla lunga, anche questo sistema sarà destinato a fallire; esso, infatti, è strutturato in modo tale da non permettere un equa distribuzione delle ricchezze che, causa le multinazionali, si creano automaticamente, a seconda delle necessità del mercato e dai metodi salariali, indipendentemente dai governi i quali, lentamente, divengono schiavi del sistema stesso. Ci si trova di fronte ad una strana situazione di un aumento della disoccupazione nei paesi ricchi e di fame, dovuta a fattori non naturali, nei paesi polveri; di conseguenza si ha un emigrazione irrefrenabile da questi ultimi ai primi. Tra l altro, sta aumentando sempre più la forbice del divario tra paesi poveri e ricchi e, nell ambito di questi ultimi, viene a meno quella classe intermedia che il Socialismo Democratico (abbandonando buona parte delle idee originali) era riuscito a creare. A complicare le cose, nei paesi in via di sviluppo si sta realizzando un tumultuoso aumento del reddito che, grazie uno sfruttamento indecente della manodopera (salari da fame e orari di lavoro eccessivi) simile a quello dell ottocento in occidente, crea una concorrenza difficilmente controllabile.(3) Vi è di che meditare.

4 34 La leggenda narra che un signore, il quale davanti a Napoleone aveva accusato i Francesi d essere tutti ladri, alle obiezioni seccate dell imperatore si fosse corretto dicendo: - Tutti no, ma Buona-parte si. - Mai battuta fu più veritiera: si dice che da Venezia, l imperatore, abbia trasportato in Francia due terzi dei tesori della città. Purtroppo non si limitò a rubare, ma esportò in tutta Europa le idee della rivoluzione: il Nazionalismo incrementerà la fame di libertà prima e di potere poi, della Prussia e l irredentismo dei popoli soggetti all Impero Austriaco, generando, come conseguenza, tutta una serie di guerre che accompagneranno il secolo decimo nono. A San Vito di Cadore, un suddito austriaco eresse un tempietto alla Madonna che gli aveva evitato d essere estratto per il servizio militare (sette anni di ferma): un periodo talmente lungo da farlo incappare, sicuramente, in qualche conflitto. Le avvisaglie dei tempi nuovi si annunciarono già con la prima guerra d indipendenza italiana, ma, ancor più, con la salita al potere di Napoleone III e con la conseguente guerra di Crimea. In Francia, alla caduta del re Luigi Filippo, si era instaurata la repubblica, ma il Nazionalismo covava sotto la cenere ed il nome di Napoleone s inquadrava perfettamente in quel momento storico: era il Due anni dopo la Francia, evidentemente non ancora sazia dei suoi sconvolgimenti interni e delle clamorose batoste esterne, sarebbe scesa di nuovo in guerra. Il futuro monarca era stato eletto deputato al parlamento della repubblica con la facilità che il suo nome gli aveva regalato; sulle ali del Nazionalismo imperante, lo avevano poi nominato console e si era, successivamente, proclamato imperatore, col nome di Napoleone III, grazie un facile colpo di stato ed un ancor più facile plebiscito. Considerato uomo di sinistra, per avere trescato in gioventù con movimenti irredentisti (in specie italiani), ma salito al potere con l appoggio della destra (che aveva perso fiducia nell inconcludente e traballante monarca Luigi Filippo), si era trovato dinnanzi alla necessità di allinearsi alle potenze reazionarie raggiungendo, così, lo scopo di rassicurarle relativamente alle sue ambizioni. Era cosciente, tuttavia, di non poter tradire le speranze che il suo nome altisonante aveva creato nella nazione. L occasione gli fu fornita dallo zar Nicola I. Questi aveva visto con diffidenza la salita al potere in Francia di un altro Napoleone, contemporaneamente i Francesi covavano un odio verso i russi che avevano troncato le loro aspirazioni imperialiste. Una mossa falsa dello zar verso la Turchia, generò, per reazione, la guerra di Crimea. L imperatore francese, potendo avere come alleati i regni della Santa Alleanza (quelle stesse nazioni che avevano abbattuto Napoleone I ), intuì l occasione che gli si presentava per legittimare, davanti ai Francesi, la sua salita al potere, accontentando sia il Nazionalismo del popolo sia le idee reazionarie della destra. Di questa situazione approfittò lo Stato Sabaudo per inserirsi nella guerra delle grandi potenze, rinfocolando le speranze di quell idea nazionalista che avrebbe rappresentato la prima caduta di fronde dal solido albero dell Impero Austriaco. Dopo la vittoria e la presenza del Piemonte al tavolo della pace, l aumento del prestigio del piccolo stato fece si che i Nazionalisti italiani non guardassero più a Parigi, ma a Torino. Ben presto si buttarono le basi di una futura guerra, in un alleanza franco piemontese: se l Austria avesse attaccato il Piemonte, la Francia sarebbe corsa in suo aiuto. L imperatore austriaco, giovane e mal consigliato, convinto di poter battere lo Stato Sabaudo prima dell intervento francese, con sciocca presunzione, inviò un ultimatum che imponeva al Piemonte di disarmare ed al suo rifiuto lo invase; la Francia, fedele ai patti, corse in aiuto. Correva l anno La seconda guerra d indipendenza italiana fu una guerra feroce. Henri Dunant colpito tragicamente dal numero di morti e di feriti nella battaglia di Solferino ebbe l idea della Croce Rossa; dopo la battaglia di Magenta, l imperatore Napoleone, angosciato dal numero dei morti, iniziò a condurre trattative di pace quando anche la caduta del Veneto sembrava essere un frutto maturo. Al Piemonte, venuta la pace, toccò in dote solamente la Lombardia; si preparava già la prospettiva di una terza guerra. Nel frattempo Garibaldi ed i plebisciti avevano riunito l Italia. Ai difficili problemi che si presentavano al nuovo parlamento italiano, l indomani della proclamazione del regno, si aggiungevano due questioni ancora irrisolte riguardanti l unificazione nazionale: il Veneto ed il Trentino ancora sotto il dominio austriaco, e Roma sotto il potere temporale della Chiesa. Sia l una che l altra si risolveranno tra le profonde mutazioni avvenute nel panorama politico europeo, sul quale dobbiamo, di nuovo, concentrare la nostra attenzione. In Europa vi era un altro stato che, dopo essersi reso indipendente dal protettorato austriaco, tentava di giungere ad un unità nazionale: la Prussia. Il processo d unificazione nazionale delle popolazioni tedesche fu portato a compimento durante il decennio , grazie alla politica unitaria e nazionalista inaugurata dal nuovo re Guglielmo I e soprattutto da Ottone di Bismarck, suo cancelliere,

5 35 un uomo di destra, avverso al Liberalismo e convinto fautore dell unificazione nazionale Nel 1864 Bismarck, stabilita un alleanza con l Austria, aveva attaccato la Danimarca, sottraendole tre ducati (a cavallo tra il Mare del Nord e il Mar Baltico) che venivano posti sotto l amministrazione comune austriaca e prussiana; ma i ducati erano di popolazione prevalentemente tedesca e la Prussia voleva annetterseli, fu questa la causa di un nuovo conflitto. In quel momento gli interessi di Prussia ed Italia convergevano. Nel 1866 Guglielmo I dichiarò guerra al Austria e, per l Italia, questa fu la terza guerra d indipendenza. Custoza e Lissa segnarono le sue sconfitte, mentre i Prussiani, con la decisiva vittoria di Sadowa, obbligavano gli Austriaci alla resa. I vincitori costrinsero l Austria a dare l autonomia all Ungheria, sicché dall Impero Austriaco nacque l Impero Austro -Ungarico con due capitali: Vienna e Budapest. Da tale conflitto, l Italia si aspettava Veneto e Trentino (già quasi liberato da Garibaldi), ma quest ultimo le fu negato gettando le basi per il suo intervento in quella che sarebbe stata la prima guerra mondiale, nel secolo successivo. Ma gli stati europei non erano ancora sazi di sangue Nel 1870 ha inizio la guerra franco prussiana a causa delle reciproche mire egemoniche sull Europa continentale che spinsero Napoleone III a dichiarare guerra alla Prussia. Dopo le prime vittorie tedesche, il grosso dell armata francese capitolò a Sédan e lo stesso Napoleone cadde prigioniero. I francesi, abbattuto l impero e costituita la repubblica, continuarono a combattere, ma si videro costretti a firmare l armistizio. La guerra rappresentò un ecatombe di militari e, soprattutto, di civili francesi. Le sue conseguenze principali furono l unificazione del Reich tedesco, con l acquisizione dell Alsazia e Lorena che rappresenterà una continua frizione tra Francia e Germania. Della debolezza di Parigi, l Italia approfitterà per conquistare Roma. Da tutti questi conflitti era rimasta estranea la Gran Bretagna; essa seguiva da lungo tempo la saggia politica di evitare che sul continente potesse nascere una potenza egemone e di intervenire solo in tal caso Ma il fuoco più distruttivo e malefico per l Europa ed i suoi equilibri covava ancora sotto le ceneri. Prima di giungere ad una nuova guerra fratricida, dovevano passare un certo numero d anni che gli stati d Europa trascorsero in parte leccandosi le ferite, in parte con guerre coloniali, mentre lo Zar si prendeva la rivincita della guerra di Crimea. Nei Balcani, alcuni principati danubiani si erano uniti in un solo stato: la Romania; seguendo l esempio, la Serbia, il Montenegro, la Bosnia, l Erzegovina e la Bulgaria volevano liberarsi dell egemonia ottomana e, siccome da soli non erano in grado di farlo, avevano chiesto aiuto alla Russia, che nel 1877 dichiarò guerra alla Turchia, costringendola a riconoscere l indipendenza o l autonomia amministrativa di quegli stati. In seguito a tali fatti, si era creato il pericolo d una guerra tra Austria e Russia, ma Bismarck organizzò un congresso internazionale a Berlino nel 1878, col quale si riconobbe l indipendenza di vari stati balcanici, ma si assegnò all Austria il protettorato sulla Bosnia e l Erzegovina, mentre la Russia, che aveva vinto la guerra anti -turca, ottenne soltanto la Bessarabia. Alla Gran Bretagna si diede l isola di Cipro, mentre l Italia, con Austria e Germania nella Triplice Alleanza, restava a bocca asciutta Il risultato del congresso fu che la Russia si avvicinò sempre di più alla Francia (desiderosa di recuperare Alsazia e Lorena), in funzione anti -austriaca e anti - tedesca. Mi scuso per avervi propinato questa specie di minestrone; vi assicuro che ho cercato di restringerlo il più possibile. Il resto lo lascio alla vostra immaginazione, visto che la sete di potere degli stati europei, in quel secolo, rende difficile persino seguire la storia. Abbiamo visto in questo capitolo che l ottocento, sino a questo momento, ha rappresentato il periodo più barbaro della civiltà occidentale. Al di là delle guerre sanguinose, e della tubercolosi, lo sfruttamento della mano d opera era stato peggiore di quanto avvenisse ai tempi della schiavitù. Lo schiavo rappresentava un capitale caro al padrone (come la vacca al contadino); in più, la storia aveva dimostrato che, assai spesso, si creavano, tra i due, dei legami affettivi che caratterizzeranno, più tardi, anche quelle tra i nobili e la servitù. L operaio, invece, non interessa al suo datore di lavoro: egli non lo conosce e, se muore, lo sostituisce tranquillamente senza spesa. Nonostante le sbruffonate dei partiti e dei sindacati, sarà solo la macchina, osteggiata da questi ultimi,(4) a donare dignità al lavoro. La cosa più carina è che, dopo questo po po di stragi, nasceva il novecento che i Laici accoglievano col Ballo Excelsior: un esaltazione della scienza quale fonte di futura felicità per il genere umano. La messa in scena era bella, vivace e lussuosa, mancavano solo il coro dei bambini venduti come pezzi di ricambio e, sullo sfondo, il coreografico fungo atomico NOTE:

6 36 (1) In un paese protestante, dove il popolo, equivocando sul significato della predestinazione, pensava che i ricchi fossero benedetti da Dio anche durante la vita terrena, fu lecito, con la coscienza tranquilla, diminuire i salari (2) Ancora ai tempi nostri, purtroppo, l uomo singolo non conta più, conta l ideologia, la nazione, la razza, come hanno dimostrato i movimenti di massa, sia col Comunismo, che col Nazismo ed ora col Femminismo ed il Consumismo (degenerazione del Liberismo). Sotto un certo profilo, questi feticci, che pretendevano e pretendono di esaltare la nostra civiltà, rappresentano una resa all oriente che non ha mai tenuto in alcun conto l essere umano come persona. (3) È una situazione che, alla lunga, può creare una crisi drammatica in occidente, portando a nuove barriere doganali o, nella peggiore delle ipotesi, ad un nuovo conflitto. (4) Già nel XIX secolo nacque in Gran Bretagna il Luddismo (da Med Ludd), movimento sorto tra i lavoratori che si opponevano all introduzione delle macchine viste come causa di disoccupazione.

7 37 FRATERNITÉ. Le guerre, che abbiamo visto nel capitolo precedente, porteranno modifiche notevoli all assetto europeo, dando una prima valida spallata al continente. Col secolo nuovo, infatti, la maledizione del Nazionalismo colpirà ancora e più a fondo. Si giungerà, così, alla prima guerra mondiale, terribile ecatombe che dimostrerà, viepiù, la scarsa considerazione nella quale, dopo la Rivoluzione Francese, era tenuta la vita umana, ormai ridotta a puro mezzo per la potenza nazionale. Ma vediamo insieme le cause del conflitto. All origine della prima guerra mondiale vi è, inizialmente, un forte contrasto coloniale tra Germania da un lato, Francia e, soprattutto, Gran Bretagna dall altro. La Prussia, dopo la vittoria di Sedan, aveva raggiunto la propria unificazione nazionale; l Impero Tedesco era proclamato nel 1871 e Guglielmo I ne fu l imperatore. Questa nazione, giunta tardi alla competizione coloniale, aveva, peraltro, manifestato una straordinaria aggressività. Divennero sue colonie il Togo, il Camerun, la Nuova Guinea, l isola di Zanzibar e, infine, alcuni territori sulla costa del Golfo di Guinea. In un solo biennio, la Germania aveva creato un impero coloniale d enorme estensione, comprendente una popolazione valutabile in quattordici milioni di abitanti. Ad ogni sua nuova conquista, aumentavano gli attriti con la Gran Bretagna ed era indubbio che questo nuovo e vasto impero coloniale facesse gola alle più forti potenze europee. Nel 1908, i Giovani Turchi, un gruppo politico rivoluzionario che voleva modernizzare l Impero Ottomano trasformandolo da feudale in uno stato di tipo occidentale, prese in mano il potere. L Austria ne approfittò immediatamente per, annettere al proprio territorio la Bosnia e l Erzegovina, assicurandosi il riconoscimento di Germania ed Italia. Sarà proprio quest annessione forzata che provocherà la nascita di un movimento irredentista slavo, dal quale uscirà la mano che assassinerà l Arciduca Francesco Ferdinando d Asburgo, erede al trono austriaco. Nel frattempo, in Germania, era salito al trono Guglielmo II che aveva provveduto a costruire una flotta navale in grado di competere con quella inglese ed aveva cominciato ad armarsi, preparando una guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Nel maggio 1882 Germania, Austria ed Italia avevano firmato la Triplice Alleanza; il trattato segreto, di carattere puramente difensivo, aveva come obiettivo comune dei tre sovrani che le governavano: a) il rafforzamento, innanzi tutto, del principio monarchico, b) una solida unione contro la Francia, c) un altrettanto chiara unione contro la Russia. Francia e Gran Bretagna, per controbattere la politica aggressiva dell Impero Tedesco, si erano unite nel Intesa Cordiale (1904) ed abbiamo già visto come la Russia, dopo il conflitto con la Turchia, fosse stata spinta verso la Francia: la conseguenza logica di tali avvenimenti fu il convergere dei tre paesi suddetti nella Triplice Intesa (1914). Queste sono le premesse del primo conflitto mondiale. L assassinio dell Arciduca Francesco Ferdinando, figlio dell Imperatore d Austria Francesco Giuseppe, e della sua consorte Sofia, perpetrato a Sarajevo il 28 giugno del 1914, per mano di un nazionalista serbo, ne segnò la scusa. L Austria inviò un ultimatum alla Serbia, ma le condizioni erano talmente umilianti che lo stato serbo rifiutò ed il 28 luglio scoppiò la guerra tra i due paesi. E fu l inizio di un massacro collettivo. La Russia corse in aiuto della Serbia e così la Francia; la Germania, da parte sua, si unì all Austria occupando il Belgio e provocando la reazione della Gran Bretagna. La Turchia si schierò a fianco di Austria e Germania mentre, contro la Russia, entrava in guerra anche l Impero del Sol Levante che, con un esercito all avanguardia ed una flotta eccellente, in grado di travolgere quella russa, era ormai divenuto una grande potenza. Lo scenario più terribile e sanguinoso di questo conflitto fu rappresentato dalla guerra di posizione: migliaia di uomini in trincea al freddo, alle intemperie, vittime delle malattie e dei cecchini, persero la vita per conquistare pochi metri di terra, poi regolarmente persi successivamente. Uno dei più sanguinosi massacri avvenne con la battaglia di Verdun: l alto comando tedesco sapeva che difficilmente avrebbe potuto conquistare quel presidio francese, ma contava sul fatto di causare, al nemico, perdite superiori alle proprie. Un freddo calcolo matematico, dunque, che si dimostrò errato: le perdite, infatti, furono enormi sia da una parte sia dall altra. Nel 1916 entrò in guerra anche l Italia, ma, differentemente da quanto le imponevano le alleanze, a fianco della Triplice Intesa; l Austria si trovò costretta a mandare una spedizione punitiva contro il traditore italiano.

8 38 Su questo fronte, in stupidi ed inutili assalti (chi ha visto il Sasso di Stria mi capisce perfettamente), si calcola che siano morti seicentocinquantamila alpini e che più di un milione siano rimasti feriti; l uso ottuso e crudele della decimazione fu la dimostrazione palese del disprezzo che, ormai, si aveva per la vita umana. Nel 1917, nonostante il crollo della Russia, causa la Rivoluzione Comunista, e la sua conseguente uscita dal conflitto, si era venuta a creare una situazione di stallo, ma il 6 aprile gli Stati Uniti dichiararono guerra ad Austria e Germania. Questo fatto spostò gli equilibri a vantaggio della Triplice Intesa e dei suoi alleati, col conseguente crollo degli imperi centrali. Così aveva fine un folle massacro. Il numero dei morti in questa guerra mondiale fu impressionante: si calcola che siano stati dieci milioni di uomini sui campi di battaglia e venti milioni per fame, privazioni e malattie. I paesi dell Europa si erano combattuti per i confini, per le colonie, per le sfere d influenza, per l Alsazia, la Lorena, i Balcani, l Africa, il Medio Oriente, e chi più ne ha più ne metta, senza risparmio di vite umane; ma, senza accorgersene, avevano causato la fine di un era. Le grandi dinastie dell Europa centrale ed orientale, i Romanov, gli Asburgo e gli Hohenzollern, vennero spazzate via. Il conflitto aprì inoltre la strada alla dissoluzione dell impero coloniale tedesco, al trionfo del Comunismo in Russia, e all ingresso degli Stati Uniti, come grande potenza, sullo scacchiere mondiale. Al termine di quel primo confitto mondiale vi era chi esultava per aver vinto e chi si leccava profonde ferite; in realtà avevano perso tutti. La prima guerra mondiale, infatti, segnò anche l inizio della fine dell egemonia europea che aveva raggiunto il culmine nell età coloniale, ma nessuno ebbe il buonsenso di comprenderlo: apparentemente l Europa sembrava ancora essere il centro del mondo, in effetti, stava scivolando lungo la china sulla quale l avevano avviata le idee della Rivoluzione Francese. Degli imperi sconfitti si era salvata solo la Russia (divenuta Unione Sovietica) ingessata dal Comunismo, il più feroce dei movimenti ideologici (di fronte a Stalin, Hitler sembra un ragazzino). (1) Nel 1936 l Italia invadeva l Etiopia combattendo quella che sarebbe stata l ultima guerra coloniale e, in quel momento, come ho detto, pareva ancora che l Europa fosse al vertice del potere: Italia, Germania, Gran Bretagna e Francia erano le grandi potenze che facevano e disfacevano a piacimento, senza tenere in alcun conto gli Stati Uniti. Con il Patto di Monaco del settembre 1938 (accordo delle quattro grandi potenze), il quale segnò l apice politico di Mussolini, sembrava che Hitler avesse rinunciato alle sue mire egemoniche, e che, finalmente, l Europa avesse messo giudizio e si stesse avviando verso un periodo di pace. Ma già, con la guerra di Spagna, dove tutti i più importanti stati europei erano intervenuti indirettamente, si sarebbero dovuti percepire i primi scricchiolii: vi erano le avvisaglie del grande conflitto che si stava preparando. Le cause remote della seconda guerra mondiale vanno ricercate nelle decisioni assunte dalla conferenza di pace alla fine della Grande Guerra. Esse stabilirono, infatti, un assetto dell Europa per molti versi ingiusto e irrealistico, tanto che potremmo giudicarlo, a cose viste, un coacervo di sciocchezze: 1) si era provveduto alla divisione dell Austria dall Ungheria e si era ridotto l Impero Ottomano alla Turchia: tre piccole nazioni, 2) alla Repubblica Tedesca (oltre le mutilazioni coloniali e territoriali) erano stati imposti danni di guerra insostenibili, tra l altro, in presenza di una svalutazione progressiva inarrestabile (in tutto questo vi erano già insite le basi per il trionfo del Nazional -Socialismo), 3) all Italia era stato dato meno di quanto promesso ( la pace tradita sarà una delle cause e delle casse di risonanza del Fascismo), 4) si era creato il regno di Iugoslavia, un mosaico che avrebbe generato, dopo la seconda guerra mondiale, un infinità di guerricciole, 5) Non contenti di tanta saggezza, con una cecità veramente impagabile, i soloni, assisi al tavolo della pace, avevano passato, sic et simpliciter, gli stati arabi, ai quali era stata promessa l indipendenza, dal dominio ottomano a quello europeo. Esaminiamo ora, in particolare, la situazione tedesca che sarà la causa principale dell ultimo conflitto. Al termine della Grande Guerra, come abbiamo visto, i vincitori avevano imposto alla Germania un pagamento dei danni degno d una banda di strozzini; la nazione vinta, attanagliata da una crisi economica insostenibile, era un paese nel quale, causa la fame e la svalutazione, una salsiccia era sufficiente a conquistarsi le grazie d una donna casta. Se a questo aggiungiamo la crisi economica del 29 ed i conseguenti problemi politici, si comprende quanto sia stato semplice, per Hitler, salire al potere. Egli si pose quattro obiettivi: 1) l eliminazione di tutte le clausole del trattato di Versailles, 2) la riunione, in un solo Stato, di tutti i tedeschi, 3) la creazione, in Europa orientale, di uno spazio vitale,

9 39 4) l affermazione della superiorità costante dei popoli di razza ariana. (2) Figlio del Laicismo dei lumi, anche Hitler seguiva la dea ragione ed era logico che, a suo modo, pensasse d essere nel giusto, non diversamente da Stalin. Usando la ragione, infatti, si può costruire qualunque teoria, basta credervi e farla credere agli altri, perché la ragione è la madre dell ideologia! Ma veniamo al conflitto. Costruito un piccolo esercito ben organizzato, di ottimi professionisti, al momento opportuno, Hitler fece di quegli uomini dei graduati, dando loro il comando di una grande armata di popolo, fornita di armi moderne ed eccellenti. Dopo aver fatto dell Italia una potenza alleata, occupò Austria e Cecoslovacchia, in pratica, senza colpo ferire. Davanti alla blanda reazione delle democrazie occidentali, rivendicò il diritto tedesco sul corridoio di Danzica. Francia e Gran Bretagna dichiararono allora che qualunque attacco alla Polonia l avrebbero considerato un casus belli. Hitler, però, dopo essersi assicurato l interessata neutralità dell URSS, ottenuta con il patto di non aggressione firmato a Mosca il 23.VIII.1939 (spartizione della Polonia), intraprese la via della guerra, sicuro delle solite insignificanti reazioni delle ignave democrazie occidentali. Era l inizio della seconda guerra mondiale. Vediamo ora la situazione dell Italia, spinta, dall ottusità di Francia e Gran Bretagna, nelle braccia di Hitler. Mussolini doveva superare l antipatia degli Italiani verso i Tedeschi. Questo sentimento, derivante dalla prima guerra mondiale, si era accresciuto dopo il patto russo -tedesco che aveva permesso all Unione Sovietica (odiato stato comunista) l occupazione della Finlandia. Ma Mussolini ebbe buon giuoco, sventolando la bandiera della vittoria tradita e rivendicando ciò che non era stato concesso all Italia dopo la prima guerra mondiale. (3) Nel dicembre del 41 il Giappone attaccò Pearl Harbor dichiarando guerra agli Stati Uniti. Per Churchill fu il cacio sui maccheroni. Egli aveva bisogno del loro aiuto in Europa dove stava subendo la superiore potenza tedesca e, per averlo, accettò il principio dell autodeterminazione (4) dei popoli, espresso nella Carta Atlantica del 1941 (suggello ufficiale dell incontro tra Roosvelt e Churchill); questo accordo, finita la guerra, sarà il motivo ispiratore dell Onu, l Organizzazione delle Nazioni Unite che nascerà il 24 ottobre del Il principio, confermato nelle riunioni con Stalin a Yalta e Posdam (dove si decise la sorte del mondo e le idee sagge, quella volta sì, di Churchill non si tennero in considerazione), si affermerà sempre più dopo la pace. Come tutti sappiamo, a tutto il 42, Hitler fu il padrone d Europa, ma Stalingrado ed El Alamein segneranno l inizio della sua fine. La guerra giunse al termine con lo sbarco degli Anglo -Americani in Normandia, mediante la più grande operazione aeronavale di tutti i tempi. Contemporaneamente, sul fronte orientale, i Sovietici iniziarono la loro avanzata verso la Germania, mentre, nel Pacifico, gli Americani procedettero alla riconquista degli arcipelaghi occupati dal Giappone. Il 9 maggio del 1945 cessarono i combattimenti in Europa ed il lancio della bomba atomica costrinse alla resa il Giappone. Questa volta l ecatombe fu ancora più grande di quella della prima guerra mondiale, perché i bombardamenti provocarono tragiche conseguenze per le innocenti popolazioni civili: si calcola che, complessivamente, i morti di questa orribile guerra siano stati quaranta milioni. (5) Ma l elenco delle stragi non è ancora finito. Si parla sempre dei sei milioni di Ebrei gasati da Hitler, ma dove mettiamo i sessantacinque milioni di uomini uccisi dal Comunismo in Cina, i venti milioni di Russi sotto Stalin, il genocidi di Vietnam e Cambogia, la rivolta ungherese, la primavera di Praga, Cuba e via via tutti gli altri? Ma non possiamo terminare senza ricordare che in Italia, a guerra finita, i Comunisti, nel triangolo della morte, in poco tempo, riuscirono ad assassinare più Italiani di quanto ne avessero ucciso i Fascisti in un quarto di secolo e mai dimenticheremo l orribile episodio delle Foibe triestine. Cento milioni di morti globalmente, sostiene Stéphane Courtois e dice, giustamente: - I regimi comunisti, per consolidare il loro potere, hanno fatto del crimine di massa un autentico sistema di governo. - Quando verrà innalzato un muro del pianto per ricordare le loro nefandezze? Pur parlando lingue diverse, l Europa è, in realtà, un insieme di popoli che vivono secondo leggi e costumi relativamente comuni i quali sono giunti loro dalla Grecia antica e da Roma (prima con l impero, poi col Cristianesimo).

10 40 Il patrimonio di cultura e di civiltà che il nostro continente ha dato al mondo è immenso, ma, come la Grecia antica, non è riuscito a fondersi in un unico stato. I tentativi di Carlo V prima, poi di Napoleone, di Hitler e di Stalin, causa soprattutto la politica estera della Gran Bretagna, tesa sempre ad impedire il formarsi di una superpotenza nel continente, non hanno raggiunto mai tale obiettivo, servendo esclusivamente ad indebolire l Europa. L errore di Churchill fu quello di non aver compreso i tempi mutati; eppure l intervento degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale e le sue conseguenze, che facevano pensare ad una politica avente mire mondiali, avrebbero dovuto rappresentare un campanello d allarme per il ministro britannico. Alla Germania non interessavano minimamentei possedimenti colonialiil petrolio inglese; i suoi obiettivi erano l Ucraina ed il Caucaso. Anche durante la guerra Hitler cercò di giungere ad una pace separata, ma la miopia di Churchill glielo impedì. Agli Inglesi, Churchill dovette indorare la pillola parlando di battaglia per la libertà (smentita dall alleanza col feroce dittatore russo), uno dei tanti motivi, più o meno credibili, con i quali i capi di stato sogliono convincere i loro concittadini. I motivi veri, spesso serissimi, vengono regolarmente taciuti. Sostenere che egli combatté per difendere il continente dalla tirannia, è come sostenere che il vampiro Dracula facesse dei salassi per curare i pazienti; resta il fatto che il grande uomo politico è forse il caso unico nella storia, di uno statista che, in soli cinque anni, vincendo la guerra, riuscì a distruggere un enorme impero. Guardiamo cosa aveva ottenuto Churchill con la sua vittoria di Pirro: alla grande Germania si era sostituita la grande Unione Sovietica comunista e la Gran Bretagna aveva perso le colonie. Stessa sorte era toccata alla Francia anche se, ignominiosamente sconfitta, aveva salvato la faccia, sedendosi al tavolo della pace, grazie la magnanimità dei suoi alleati. Finito il conflitto, durante la guerra fredda, l Europa occidentale rinuncerà alla difesa, grazie la protezione delle armi degli Stati Uniti, dimostrando palesemente la sua condizione di protettorato americano; una cinquantina d anni dopo, egual sorte avrebbero avuto i paesi dell Europa orientale, quando, col crollo del muro di Berlino, gli Stati Uniti sarebbero diventati l unica grande potenza del globo. Ora Washington è la terza Roma. Terminata la guerra, da parte di De Gasperi, Schuman ed Adenauer (Italia, Germania e Francia) si tentò di formare un esercito unico europeo, ma il parlamento francese, in preda al solito complesso napoleonico dei galli, lo respinse. Attraverso varie vicende si è giunti, ora, ad una consensuale Comunità Economica Europea e forse si potrà anche formare, col tempo, qualcosa di simile ad un unità politica, ma, sempre che vi si arrivi, come succede a volte, l ossigeno, ahimè, penso che giungerà a paziente morto. Contemporaneamente, si è sviluppato in Europa il Femminismo, ultima folle ideologia; dopo di quella dei bambini che nascono tutti buoni, e l altra dei bambini che nascono tutti eguali, quest ultima sostiene, ridicolmente, l eguaglianza fra uomo e donna che spingerà, tra l altro, quest ultima a non fare figli. È un idea assurda, visto che Dio (o la natura, a piacimento), in tutti gli esseri viventi, ha creato le femmine ed i maschi con scopi assolutamente diversi affidando alle prime la funzione precipua della continuazione delle specie; ma, da tutti i contemporanei, follia giustificata ed esaltata nonostante sia nociva quanto il Nazismo ed il Comunismo. A tutte queste cose, si è aggiunto uno stupido egualitarismo, residuo di precedenti ideologie, che costringe alla scuola anche gli asini, con l illusione di poterli trasformare in cavalli e col risultato finale d avere solo dei muli. (6) Questi due fatti (evidenti per qualunque persona normale, ma non per gli astuti politici europei) hanno provocato una carenza di manovalanza che crea la necessità d importare manodopera. Senza che i governanti europei ne abbiano prevista la gravità, in parte accecati da convenienze economiche, in parte da futuri ipotetici guadagni elettorali, è cominciato, verso l Europa, un flusso pericoloso di emigranti Maomettani. Con un minimo di pazienza da parte loro, l Europa sarebbe caduta nelle mani dei nuovi barbari come un frutto maturo, ma, per nostra fortuna, un fanatico, anche lui ignorante in storia, decideva di organizzare un ripugnante attentato negli Stati Uniti e costringeva i governanti locali al risveglio. L unica speranza è che questi, in un futuro prossimo, vogliano salvare le loro colonie dall invasione barbarica. Speriamo inoltre che gli attentati arabi in Spagna ed in Gran Bretagna spingano, finalmente, i dirigenti europei a guardare la storia per trarne una salutare lezione ed un valido insegnamento, salvo un piccolo gallo dagli speroni spuntati e col complesso di Napoleone intervenga nuovamente e riesca, questa volta, a trasformarci tutti in socialisti spagnoli. Ma, purtroppo, un popolo d incapaci merita governanti incapaci. Sappiamo che - ogni cosa mortal passa e non dura - : la storia c insegna che tutte le civiltà sono cadute e, quindi, anche la nostra, così splendida da sembrare eterna, cadrà; per molti fatalisti questo fato comune

11 41 può rappresentare una consolazione, ma per chi, come me, ripensa a quanto la Grecia, Roma, l Italia e l Europa poi, hanno dato al mondo, tutto ciò causa un grande dolore. Abbiamo rivisitato insieme, brevemente, gli ultimi duecento anni della nostra storia, e vogliamo terminare con una macabra battuta a lode e vanto degli sporchi tiranni; di tutti questi, ve ne fu uno solo a morire pulito, Marat: pugnalato, nella vasca da bagno, da una donna intelligente. NOTE: (1) Gli U.S.A., come si è visto, nonostante un numero relativamente limitato di caduti, si erano imposti come una vera grande potenza, mentre l Unione Sovietica costituirà un polo di contrapposizione che segnerà la politica europea e mondiale per 70 anni. (2) Le razze esistono sicuramente e sono superiori od inferiori a seconda dei momenti storici. Chi sostenesse che gli Europei erano superiori agli Arabi nel decimo secolo, sarebbe un ignorante simile a quello che dubitasse, oggidì, della superiorità dell occidente. L assurdità dell idea di Hitler, che per essere superiori occorressero capelli biondi ed occhi azzurri, è dimostrata dalla realtà storica. Tutte le grandi civiltà, che ha conosciuto l uomo, sono nate nella fascia media del globo, da uomini dai capelli neri e lisci: Egiziani, Babilonesi, Greci, Romani, Arabi, Aztechi, Indiani, Cinesi e chi più ne ha più ne metta. Io non so da cosa dipenda, forse il clima, i colori, la fantasia ma il fatto resta incontrovertibile; tant è, in teoria si può dimostrare quel che si vuole, come hanno acclarato i Sofisti, salvo poi dover trovare la controprova nella realtà, e la mia è la realtà vera, quella che c insegna la storia. (3) Quando il duce annunciò la guerra, la piazza, davanti a Palazzo Venezia gremita di folla, esplose in urla di entusiasmo, cosa che avvenne, anche, davanti ad ogni radio del paese; ben pochi, infatti, e passati solo di recente all antifascismo, erano gli oppositori al governo più amato dagli Italiani. (4) Autodeterminazione significa che tutti i popoli hanno diritto alla libertà ed a scegliere la forma di governo dalla quale vogliono essere retti. Accettando questo principio, con la Carta Atlantica, Churchill segnò la fine di tutti gli imperi coloniali, quello inglese compreso. Terminata la guerra, questo principio, unito al risveglio dello spirito d indipendenza nazionale che agì non solo nel mondo arabo ma anche in India e in Estremo Oriente, ebbe successo, perché le colonie si dimostrarono incontrollabili da parte delle potenze europee, uscite, dal conflitto, indebitate economicamente e indebolite politicamente. (5) L Impero Romano aveva ottanta milioni d abitanti; ciò nonostante, come sostiene Edward N. Luttwak (consigliere militare del presidente Regan) nel suo libro La grande strategia dell Impero Romano, anche nei momenti più difficili, non ebbe mai, sotto le armi, più di trecentomila professionisti che avevano anche funzione di polizia. Nel 1345 fallì a Firenze la banca dei Bardi perché Edoardo III, re d Inghilterra, non aveva saldato il debito contratto per pagare l esercito. Carlo Ottavo, chiamato da Ludovico il Moro, nel 1494 invase l Italia con diciottomila cavalieri e ventiduemila fanti; alla battaglia di Forno nel 1495 morirono 3000 uomini La Rivoluzione Francese, col Nazionalismo e le guerre di popolo, ci aveva fatto, davvero, un magnifico regalo. (6) Il bel risultato è sotto gli occhi di tutti: oltre la manovalanza siamo costretti ad importare anche i tecnici.

12 42 LIBERTÉ. Prima di concludere, desidero dedicare un ampio spazio alla scristianizzazione ottenuta dai Laici con argomenti tanto superficiali quanto demagogici, ma di gran presa su di un pubblico preparato ad accoglierli da una costante e massiva falsificazione storico -scientifica. Mas media docent. Diciamo, innanzi tutto, che le ragioni dei Laici, per negare Dio, sono semplicemente assurde: scienza e fede, infatti, si basano su concetti diversi nell osservazione della realtà; il fatto che siano a volte coincidenti ed a volte in contraddizione è, quindi, ininfluente. Già Sant Agostino aveva capito che entrambe potevano andarsene tranquillamente per la propria strada, anche se poi, purtroppo, la Chiesa non avrebbe mai tratto le logiche conseguenze da tale semplice verità. Citiamo: - Va detto che lo Spirito Santo, non intendeva insegnare agli uomini la costituzione intima delle cose la quale del resto non aveva alcuna utilità per la salvezza.= - Il Signore voleva fare dei Cristiani, non degli scienziati... Ed ancora San Tommaso: - Il filosofo studia quel che conviene ad esse secondo la loro natura, come nel fuoco il salire in alto, il teologo invece ne studia il loro rapporto con Dio, come l essere creato da Dio, l essere a lui sottoposto e simili altri aspetti. - Ed ora, prima d entrare in argomento, va precisato che io non intendo propinarvi la verità: simile prerogativa la lascio ai Radicali (il mio ragionare, tra l altro, non vuole essere, qui, atto di fede): intendo soltanto dimostrarvi che gli attuali argomenti dei Laici, contro l esistenza di Dio, sono privi di un qualunque significato Diciamo subito che alla base della loro negazione vi sono falsificazione storica, ottusità e presunzione. Della prima abbiamo parlato in tutti i capitoli precedenti, ci fermeremo, ora, sulle altre due: 1) l ottusità dipende dal fatto di non riuscire a capire l irrazionale o, ancor peggio, di non sforzarsi di capirlo: fenomeno, appunto, che si addice agli ottusi, 2) la presunzione è determinata dalla convinzione di avere una mente talmente perfetta da poter comprendere e spiegare tutto con la ragione e di essere i depositari della verità. (Quante volte li avete visti salire sul tavolo enunciando i loro precetti di fede, dando, con sovrano disprezzo, dello sciocco a chi crede in Dio e affermando che ogni contradditore è uomo del medioevo!) Un cane, ben educato, deve uscire quando ha certe necessità; tra lui e il padrone vi è troppa differenza d intelligenza, perché possa capirne la ragione, si limita ad obbedire e farla fuori di casa. Tra un uomo e Dio, sempre che Dio esista, vi deve essere, sicuramente, una differenza d intelligenza infinitamente superiore di quanta ve n è tra un uomo ed il suo cane, ma i Laici pretenderebbero di capire Dio e, invece di ammettere la modestia della mente umana, con infinita sicumera, non potendolo capire, lo negano. Loro sono simili a quel bambino che vuole vuotare il mare con un secchiello; il cervello umano è un contenitore troppo piccolo per riuscire a comprendere l infinito. Avendo, l uomo, fallito la ricerca del perché mediante secoli e secoli di filosofia, il credente si è accontentato di continuare sul sentiero della fede; l incredulo, invece, si è buttato anima e corpo nella scienza, scoprendo, ahimè per lui, solamente dei come relativi. (1) Ma l odio del laico per la divinità è tale da costringerlo a proseguire, imperterrito, dietro la scia della sua inconcludente ragione, alla ricerca di una verità che sempre più gli sfugge potendo porgli, appunto, come abbiamo detto, solo dei come e mai dei perché. Ed è inutile quel loro esaltato senso della libertà di parola che giunge sino al desiderio contraddittorio d imbavagliare la Chiesa; ma non possono zittire la voce nel deserto. Afferma Pascal: - Gli uomini non avendo potuto guarire la morte, hanno deciso, per rendersi felici, di non pensarvi. - Mentre l uomo medievale (2) teneva un teschio sul tavolo per non dimenticarsi che doveva morire, l uomo moderno cerca ogni diversivo, anche il più sciocco, che glielo faccia dimenticare. Lo aiuta, in questo, la vita che si allunga sempre di più ed allontana l arrivo dell ultimo momento. Ecco, allora, che i Laici si affannano a proibire le sepolture nelle chiese (Napoleone), vicino ai centri abitati ed impediscono ai carri mortuari di transitare per le vie centrali di città e paesi; li obbligano a correre veloci verso l estrema dimora, ché l abbassarsi delle saracinesche ed i segni di croce potrebbero riportare all orribile pensiero della fine. Naturalmente si parla di ragioni igieniche e di viabilità. Ma Louis V. Thomas afferma: - Dietro quei provvedimenti in apparenza molto razionali, vi è, in realtà, l alibi nevrotico inventato da una società che tenta di sottrarsi alla sua angoscia. -

13 43 E non è forse sparita la parola vecchio, a tal punto, come abbiamo visto, da generare il luogo comune del morire comunque anziano? Chi non crede in Dio è più triste del credente che nella fede trova la forza di superare ogni difficoltà; questo il laico non lo può tollerare. Egli è infelice perché nulla gli appartiene, tutto gli è dato in prestito e tutto dovrà, un brutto giorno, restituire; chi crede in Dio, invece, è certo d avere la proprietà dell anima che resterà per sempre sua. Diciamo allora che non v è nulla di più infame del togliere al prossimo la speranza o, addirittura, la certezza della sopravvivenza (che potrebbe anche essere una verità); a che scopo tanta sadica invidia? Per dare a qualcuno (i più non ne godranno mai) una vita priva di spiritualità, tra maggiori soddisfazioni materiali? Ma quando arriva la fine della corsa, sia a trenta, sessanta, centoventi anni (la cosa non cambia), qualunque sia la durata della vita, se hanno ragione i Laici, si lascia tutto entrando in una galleria senza luce, oltre la quale non resta nemmeno un angoscioso punto interrogativo. Quale differenza vi è ora tra Cesare ed il suo schiavo e cosa conta, per loro, essere stati, in vita, l uno o l altro? Ecco, allora bisogna iniziare eliminando il pensiero della morte. Per il laico è un buon passo avanti, ma non sufficiente. Se si vuole rendere tutti egualmente felici, bisogna liberare l uomo dal fardello della fede e dei suoi tabù ed ogni metodo sarà legittimo: si procederà, dunque, demolendo più con la demagogia che con la scienza. Purtroppo con tali convinzioni l egoismo diventa la somma delle virtù: carpe diem e non pensare, perché - Del doman non v è certezza. Ma tant è, forse interessa più far colpo sulle persone semplici ed ignoranti che appurare la verità, quella verità che il credente spera di trovare dopo la morte, se ha ragione, ed il povero laico, invece, sicuro del nulla, potrà conoscere solamente, a sue spese, se ha torto. Ricordo un amico socialista che, tempo fa, a Borgotaro, mentre giocavamo a biliardo, mi disse in un italiano disadorno: - Pensa che fregatura prendono i preti se Dio non vi è. - - Penso che non s accorgeranno di nulla, ma pensa a quella che prenderesti tu, se Dio vi fosse. - Sino a questo punto le citazioni d altri autori, sono state soprattutto un aiuto, perché, quando si parla di date, di cifre di fatti, la confutazione è impossibile. D ora in poi, invece, queste diventano indispensabili: mi troverò, infatti, su di un terreno sdrucciolevole e non intendo scivolare; è necessario, quindi, sostenere le mie ragioni con parole di autorevoli scienziati, usate spesso e puntigliosamente. La citazione degli autori, e dellele opere, queste ultime segnalate in grassetto, può servire, a chi voglia approfondire i vari argomenti, come bibliografia. Tra le motivazioni dei Laici, al primo punto vi è la discordanza tra la scienza ed i tempi della Genesi. (3) Ma per sgombrare il campo da ogni dubbio sulla futilità di tale argomento, dobbiamo capire che la Bibbia non è un libro scientifico, ma educativo, di carattere poetico (o forse si pensa che l Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso siano quelli descritti da Dante?); pertanto, rivolgendosi agli uomini e dovendo essere intuitivo e comprensibile, non poteva far altro che basarsi sull evidenza dei sensi i quali mostravano il Sole girare attorno alla Terra. E questo penso che basti. Segue il problema della posizione della Terra nell universo, un vero piatto forte, indubbiamente più complesso, anche se altrettanto risibile. Già i Greci antichi avevano intuito che i pianeti si muovono attorno al Sole, ma, purtroppo, avevano supposto la loro orbita fosse di tipo circolare invece che ellittico. Tale organizzazione del sistema solare mostrava l impossibilita di spiegare alcuni fenomeni naturali, causa l erronea forma attribuita all orbita, e ciò aveva portato gli antichi scienziati a ritenere impossibile la verità. Così, dopo un lungo dibattito, si era codificata la teoria tolemaica. Questa seconda ipotesi, della centralità della Terra attorno alla quale girerebbe l intero universo, pure rappresentando un sistema assai più complesso, sembrava rispondere alla soluzione di tutti i problemi. Tolomeo, essendo un greco antico, non aveva espresso tale tesi per aiutare la Bibbia o far piacere ai Cristiani; la sua teoria voleva essere una pura e semplice verità scientifica, ma era solo un ipotesi errata. Di conseguenza, nei primi secoli della Chiesa, si accettò il Sistema Tolemaico che raffigurava l universo come un insieme di sfere (i pianeti con il Sole, la Luna e le stelle) rotanti, secondo orbite fisse, intorno alla Terra immobile. Era naturale che i teologi utilizzassero tale sistema, ritenuto allora, da tutti, una verità scientifica, e che apparentemente sembrava confermare l esistenza di Dio. Quando s iniziò a pensare, di nuovo, che fosse la Terra a ruotare attorno al Sole, prima ancora che dai teologi, l opposizione a Copernico e Galileo arrivò dagli eruditi del tempo: un fatto che si è sempre ripetuto davanti a verità scientifiche nuove che smentiscono falsità codificate. Ecco allora la clamorosa verità dei Laici, dedotta dal Sistema Copernicano:

14 44 - La Terra non è al centro dell universo; ergo: Dio non esiste. - Un affermazione demagogica, atta a colpire menti semplici, ma, indubbiamente, bizzarra. Noi vogliamo dimostrarne la falsità ed a tale scopo partiamo da lontano: la possibilità della vita, ad alto livello, su altri pianeti, anche se questa realtà non avrebbe alcun senso in relazione all esistenza di Dio. Afferma Giuseppe Tanzella -Nitti: - Il tema della presenza di vita, in particolare di altre creature intelligenti, in ambienti diversi da quello terrestre, non ha mai costituito uno speciale terreno di speculazione teologica,esistono insegnamenti del magistero ecclesiale in proposito. La sacra Scrittura, come osservato, pur presentando l azione di Dio ed i suoi rapporti con l umanità in un contesto certamente cosmico, non ne fa menzione. - Esiste solamente una frase del vangelo di Giovanni: -... e ho altre pecore che non sono di quest ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge ed un solo pastore - Ma penso che sia difficile darle significati particolari. Premesso, quindi, che per il credente non esiste il problema, riesce difficile capire per quale strano motivo Dio avrebbe dovuto porre la Terra al centro fisico dell universo e per quale altrettanto bizzarro motivo la Chiesa abbia, poi, imposto una tesi divenuta così improbabile quanto inutile. Nonostante ciò, noi ci proponiamo di sostenere tale argomento (la centralità della Terra) usando la sacra ragione dei Laici: quella ragione che impedisce loro di comprendere l irrazionale, per dimostrare, proprio con quella, la pochezza delle loro tesi. È nostra intenzione di procedere con piccole verità evidenti, ritenendo che valgano più di certe altre assai maggiori, ma assolutamente indimostrabili. È certo che non esistono due impronte digitali,due cornee,due foglie,due granelli di sabbia eguali nonostante, specie di questi ultimi, ve ne siano miliardi e miliardi. Ma se anche n esistessero due o venti o cento identici, il ché non è possibile, è evidente che salendo, in quella che definiremo la scala sociale delle cose e degli esseri viventi, la complessità crescente renderà lampante il fenomeno della diversità. Per esemplificare citiamo il caso più noto; è quello degli uomini (otto miliardi circa): non esistono due uomini perfettamente uguali (non sono identiche neppure le facce dei gemelli) ma aggiungiamo che la metà destra della faccia è diversa dall altra e nel caso specifico non esistono mezze facce uguali (sedici miliardi). E potremmo tranquillamente continuare. Se si pensa alla complessità di un pianeta è evidente che non ne possono esistere due uguali. Perché ciò fosse possibile, sarebbe necessario, oltre la loro identità in origine, l esser nati nello stesso momento ed avere avuto eguale evoluzione, quell evoluzione adorata dai laici. Sono piccole verità semplici, logiche e palesi. Nessuno vuole escludere possibilità di vita in condizioni diverse dalle nostre (i bacteri nitrificanti ne sono un esempio evidente) e, quindi, si potrebbe ipotizzare che esistano due pianeti simili, talmente simili da permettere, anche sull altro, la presenza d esseri dotati d intelligenza e possibilità del nostro livello; ma sono tali e tanti i casi singolari, i quali hanno determinato la vita dell uomo sulla Terra! Si chiede Paul Davies: - Dio ha fatto una scelta nel dare forma alla creazione? Lo schema della natura poteva essere diverso da quello che è? - Cerchiamo di verificarlo. Un infinitesima differenza nell evoluzione, tra il nostro pianeta ed un altro estremamente simile, l avrebbe reso possibile? Dice Giuseppe Tanzella-Nitti, parlando di un eventuale vita superiore estraterrestre, che la massa del pianeta ospitante dovrebbe essere sufficientemente grande da trattenere, con la sua forza di gravità, un atmosfera gassosa, ma anche tanto piccola da potersi raffreddare in un tempo ragionevolmente breve. Ed aggiunge specificatamente: - La distanza dalla stella centrale dovrà poi essere ottimale, affinché un pianeta riceva da essa una quantità necessaria, ma non eccessiva, di calore... A parte il tempo necessario per la formazione dei composti chimici indispensabili alla vita, come acqua, numerosi composti del carbonio e dell ossigeno e, appena possibile, quella di un atmosfera, occorre anche attendere la paziente diffusione delle forme di vita più semplici, che contribuiranno anch esse, con i prodotti dei loro processi biochimici, a rifornire la biosfera con sostanze necessarie alla vita delle forme superiori ed organicamente più complesse. Sappiamo che sulla terra il tempo trascorso dalla formazione dei primi microrganismi alla comparsa dei mammiferi non è stato inferiore a tre miliardi di anni. Se pensiamo poi che il tempo che separa oggi l universo dalle sue primissime fasi di altissima densità e temperatura è certamente non inferiore a 10 miliardi di anni, dovremmo dire che, molto probabilmente, un tempo sensibilmente inferiore non sarebbe stato sufficiente per avere in alcun luogo del cosmo delle forme di vita simili a quelle che oggi conosciamo sulla terra. -

15 45 Identiche condizioni di temperatura, gravità, peso dei protoni, velocità di rotazione e di rivoluzione (si potrebbe continuare per ore ed ore) sono indispensabili per giungere ad una vita del nostro livello e gli scienziati stessi ne convengono elencando ancora dei come e mai dei perché. Ed in tempi così lunghi, come quelli che creerebbero la vita su un pianeta, è possibile che non si sia mai verificata qualche minima differenza la quale avrebbe portato ad enormi disegualianze finali? Ed anche in simile, impossibile caso, sarebbero stati necessari alle creature di quel pianeta, dotate di una superiore intelligenza, una struttura ossea, l andatura retta, il pollice opponibile, la memoria e chi più ne ha più ne metta. Non hanno anche i topi una vivace intelligenza, che serve soprattutto a stupire gli spettatori televisivi, ma, con tutto questo, dove sono arrivati? - Dice ancora Paul Davies: - Poi vi sono i seguaci della teoria della lotteria. L idea di fondo è che nonvi èun solo universo, ma una grande abbondanza di universi, ognuno dei quali coesiste in parallelo con gli altri. Ogni universo ha le sue leggi. In alcuni universi i protoni sono più pesanti dei neutroni; in altri universi la forza di gravità è troppo debole per consentire la formazione di nuclei stabili. E via dicendo. La vita dipende da un delicato cocktail di condizioni e leggi, perciò potrebbe albergare solo in un ristrettissimo numero di universi. Questi sarebbero i vincitori di una lotteria cosmica (senza senso). - E cosa cambia? Non occorrerebbe egualmente, in tanta quantità, una somiglianza impossibile? Se poi consideriamo che i pianeti sono ben pochi rispetto al numero delle stelle, per sostenere la tesi di una vita del nostro livello su qualcuno di loro, si dovrebbe essere o ignoranti o in malafede o irriducibili ottimisti, e dico sinceramente che solamente questi ultimi mi piacciono. Ma forse, creando simili illusioni di vita, è più facile convincere i contribuenti Americani a sopportare le ingenti spese della ricerca spaziale! Quando poi s ipotizza che la presenza dell uomo sulla Terra sia dovuta alla caduta di un meteorite, il quale avrebbe distrutto i sauri per dare via libera ai mammiferi, si deve concludere che il caso (forse voluto) è così singolare da essere unico ed irripetibile. Sul nostro pianeta, quindi, esiste l unica vita intelligente, capace di comprendere l universo. Come possiamo affermare, senza possibilità di smentita, che il centro dell uomo non è nell ombelico, ma nel cervello, possiamo affermare, con altrettanta sicurezza, che quello dell universo è nella Terra. Ovviamente, per me che credo in Dio, questi sono tutti discorsi inutili; dove si trovi l ombelico (o se preferite il centro, di un universo che ci appare infinito) sinceramente non m interessa, ne lascio la ricerca ai laici. O forse l infinito non hacentro,periferia? Ed ecco servita la verità secondo regione. La creazione della nostra vita non è affidato al giuoco dei dadi dell evoluzione: come un filosofo scrive la sua idea affinché altri la comprenda, Dio ha concretizzato il suo pensiero nella creazione dell universo; l uomo è stato creato per poterlo comprendere, ed egli è unico, qualunque sia la posizione del nostro pianeta. Inoltre, perché farne due, non bastava la Terra per l uomo? Ora veniamo alla teoria darviniana dell evoluzione. Voglio, innanzi tutto, precisare non essere mia volontà quella di dimostrarvi la falsità dell Evoluzionismo, ma solamente che le prove, per sostenerlo sono, al momento, prive di qualunque valore scientifico. Ci troviamo, quindi, di fronte ad una semplice ed improbabile teoria. A tale scopo dobbiamo tener presente una prima verità indiscutibile: l uomo più importante del millennio scorso fu certamente Galileo Galilei, perché con lui, e solo grazie a lui, ha inizio la scienza che da quel momento divide un prima da un dopo. Nei tempi antichi, infatti, era presa in seria considerazione scientifica qualunque teoria, anche la più bizzarra (pensiamo alla medicina, con le ridicole dottrine, gli infiniti clisteri ed i nocivi salassi). Dopo Galilei, una qualunque ipotesi deve ritenersi scientificamente valida se osservabile, misurabile, e ripetibile. Nel quadro di tale constatazione, dopo secoli di ricerca, loro malgrado, i Laici devono ammettere che la verità assoluta, come dimostra la scienza moderna, è fuori delle nostre possibilità di conoscenza; essa, infatti, è sempre parziale e limitata, perché relativa. Secondo il Creazionismo (abbiamo già parlato dei sei giorni biblici) lo scorrere della vita è teso a conservare i processi e gli equilibri, così come le funzioni delle specie viventi, perché create perfette. Ciò non nega la possibilità di variare che ha ogni essere vivente, ma questa non sarà mai in grado di farlo fuoriuscire dagli schemi prestabiliti dal Creatore. Gli evoluzionisti affermano, giustamente, che quello dei Creazionisti è pura accettazione di una fede, ma i Creazionisti sostengono, provocatoriamente, che l Evoluzionismo sia anch esso, come sostiene Popper, un dogma religioso, perché non dimostrabile e, quindi, privo dei crismi scientifici. Entrambe, dunque, verità di fede?

16 46 Secondo gli scienziati evoluzionisti, che nel caso specifico assomigliano ad una brava casalinga, la ricetta di cucina per ottenere la vita è semplice: si frullano molecole organiche con atmosfera, un pizzico di luce ed acqua, si pone il tutto in forno al giusto calore. Ma la ricetta urta contro Pasteur e Spallanzani: - Ogni vivo da vivo. - Se la vita può nascere soltanto dalla vita e la sua generazione spontanea dalla materia inorganica non si è mai osservata, non possiamo credere che semplici aggregazioni chimiche abbiano dato origine all uomo: sarebbe un offesa al nostro raziocinio. Già nell antichità possiamo trovare un embrione della battaglia tra Evoluzionisti e coloro che sostenevano la non mutabilità delle specie. Ai primi appartenevano alcuni filosofi greci: Talete sosteneva che gli animali si adattano al loro ambiente, e che quelli terrestri avevano avuto origine dagli animali marini, Anassimandro che l uomo, inizialmente, era simile ai pesci, Democrito ed Epicuro esprimevano pareri analoghi in questo senso. Eraclito enunciava, con linguaggio oscuro, la concezione dell intero divenire. Nella letteratura latina, il poeta filosofo Lucrezio ( De reum natura ) parlava di una lotta, degli esseri viventi, per l esistenza. Aristotele, invece, sostenne la conservazione delle specie viventi: ogni essere aveva nel mondo un posto ed uno scopo ben determinato. Questa posizione ebbe un grande influsso sui pensatori successivi, specialmente cristiani ed arabi (Ibn Sina ed Averroè) L evoluzione biologica moderna nasce con Jean-Baptiste de Monet, cavaliere di Lamarck, con la Philosophie zoologique: la trasformazione delle specie dipende dall uso o non uso degli organi: nel primo caso questo si sviluppa, nel secondo si atrofizza. (La funzione crea l organo). Queste novità sarebbero ereditarie. Se le giraffe allungano il collo per mangiare le foglie sugli alberi i loro figli lo avranno più lungo. L uomo non ha la coda perché, essendo inutile, si è atrofizzata. La teoria, che ancor oggi molti considerano risibile, ha le stesse basi scientifiche del Darvinismo, in sostanza nessuna; senza dimenticare che, sino a qualche anno fa, era difesa dagli scienziati russi, a spada tratta (verità fideistica di regime: Stalin mandava i Darvinisti in Siberia). Poi venne l Evoluzionismo. Nel novembre del 1859, Darwin pubblicava a Londra The Origins of the Species by Means of Natural Selection, opera nella quale esponeva per la prima volta la teoria dell evoluzione. Lo scienziato sosteneva che, tra gli esseri della stessa specie, sopravvivono i più adatti alle mutevoli condizioni dell ambiente e ciò ne crea delle nuove ed altre le fa scomparire; per questo motivo avverrebbe una selezione naturale, perché i migliori riuscirebbero meglio di altri a generare figli. Esempio chiaro: la lotta tra i maschi, per avere la femmina. Darwin lasciava, quindi, tutto al caso, negando l ordine di una mente creatrice. In definitiva l evoluzione è un processo per il quale, nel trascorso del tempo, la vita si sarebbe modificata, gradualmente, dalle forme più semplici a quelle più complesse, da organismi viventi elementari ad altri molto più evoluti, per giungere sino all uomo. (4) L evoluzione, al posto del Creatore, mette il puro caso, ma un attimo di riflessione rivela che il caso non può essere la causa di niente e, tanto meno, la causa del tutto; inoltre, basandosi su questo esclusivo ed unico metodo naturale, avrebbe richiesto tempi lunghissimi che sarebbero andati ben oltre l età della Terra. Come, infatti, asserisce Roberto Fondi, la possibilità del verificarsi della teoria dei Darvinisti necessiterebbe di un lunghissimo periodo iniziale in totale assenza di vita, seguito dalla presenza di una successione continua di rocce sedimentarie con un notevole numero d organismi unicellulari fossilizzati. Dovrebbe seguire il passaggio a rudimentali organismi pluricellulari e, quindi, da questi a strutture sempre più complesse, fino ai primi artropodi, ai vertebrati e, infine, all uomo. La conclusione che si può trarre da queste considerazioni è che la semplice evoluzione naturale, affidata al caso, non è in grado di spiegare la nascita della vita in tempi così ristretti. Si è calcolato che, per una proteina, la possibilità di formarsi casualmente per evoluzione sia, in pratica, nulla (1 contro zeri in anni). Si deve necessariamente considerare l intervento di altri fattori che accelerino i tempi. Allo scopo di risolvere questo problema, i Darvinisti introdussero il correttivo delle mutazioni: in una specie potevano nascere individui parzialmente diversi; la novità si sarebbe mantenuta solamente nel caso che fosse servita alla specie stessa. Senza la dimostrazione di questo fenomeno, tutta la teoria di Darwin crolla come un castello di carte e diventa un inganno. Non vorrei finire senza citare questa osservazione non scientifica, ma piena di buon senso, mi pare, di uno studente: un cervo che corre più veloce sarà avvantaggiato e la selezione naturale lo selezionerà rispetto agli altri individui della stessa specie; tuttavia, per quanto corra, quel cervo, arrivato al dirupo non metterà le ali e, se spiccherà il volo, cadrà di sotto sfracellandosi.

17 47 Il bello è che la maggior parte dei Laici crede all Evoluzionismo senza rendersi conto delle conseguenze che dovrebbero trarne. L unico scopo della natura è la propagazione della vita e la sua evoluzione, di conseguenza le femmine sono fatte per essere messe in cinta e i maschi per fecondarle. Chi è sterile, uomo o donna od omosessuale che sia, è un animale inutile: egli consuma, ma non produce figli, secondo i dettami della natura, madre matrigna, dovrebbe essere eliminato. E cosa dovremmo fare dei disabili? Le specie si evolvono, alla faccia dei verdi, molte si estinguono ed altre si formano, le battaglie per la conservazione delle specie in via d estinzione sono contro natura perché contro l evoluzione. Per quanto riguarda le razze umane deve valere il potere del più atto (vedi il razzismo alla base della Rivoluzione Francese), es: i negri (sic.) devono servire i bianchi o sparire. La terra è in potere del più forte, l uomo ha diritto di usarne come meglio crede, egli stesso si adatterà, grazie l evoluzione (magari trasformandosi), ad ogni eventuale deterioramento del pianeta. Dice Nietzsche: - Lo spirito del cristianesimo è contrario a quello della selezione naturale. Per Gesù tutte le persone hanno pari valore, ed è per il suo insegnamento se i cristiani si sono prodigati nella cura dei più deboli. - In questo caso ha perfettamente ragione. Infatti, noi che crediamo nel Creatore, dobbiamo trarre, dalla nostra fede, conclusioni ben diverse. La terravi èstata consegna affinché ne godiamo giusti benefici senza distruggerla; gli animali che non ci servono al sostentamento, vanno protetti per conservare ogni specie creata da Dio, tutti gli uomini sono nostri fratelli e, se possiamo pensare che qualcuno di loro sia di razza inferiore, abbiamo il dovere di prediligerlo, come faremmo con un familiare debole o addirittura disabile. Che chiunque creda nell una o nell altra fede si comporti di conseguenza non avviene spesso, ma indubbiamente si può esprimere un giudizio relativamente alle idee. Ora passiamo dalla teoria ai fatti. Per dimostrare scientificamente l Evoluzionismo occorrevano, come si è visto, due tipi di prove: 1) trovare dei fossili (ne sono stati rintracciati oltre duecento milioni) che confermino il passaggio da una specie precedente ad una diversa successiva: i così detti anelli di congiunzione, 2) dimostrare l esistenza delle mutazioni. Esaminiamo il primo problema. Non si è trovato alcun anello di congiunzione (forma intermedia) che possa dimostrare la trasformazione di una specie nell altra (parleremo più tardi dell Archaeopteryx): inoltre, tra un presunto anello e l altro dovremmo avere moltissimi reperti intermedi. Ma ciò non avviene e si possono osservare solo cambiamenti all interno della specie. Com è possibile una cosa del genere? È chiaro, quindi, che i fossili, invece di dimostrare scientificamente la teoria evoluzionista, sembrano giocarle contro, quasi ad escludere la possibilità di provare, anche in futuro, la visione darviniana della vita. Lo stesso Eldredge, convinto evoluzionista, fu costretto ad ammettere: - Sono i paleontologi - la mia stessa razza - ad essere i maggiori responsabili di aver lasciato che idee come queste dominassero la realtà. Noi paleontologi abbiamo detto che la storia della vita supporta quell interpretazione (variazioni graduali per adattamento), pur sapendo che non è così. -.David B. Kitts, professore alla facoltà di Geologia e Geofisica dell Università dell Oklahoma, afferma: - A dispetto delle belle promesse secondo le quali la paleontologia avrebbe fornito un mezzo per vedere l evoluzione, essa non ha potuto produrre che serie difficoltà ai sostenitori dell evoluzione, la più nota delle quali è la presenza di buchi nella sequenza fossile. La teoria dell evoluzione vorrebbe degli intermediari fra le specie e la paleontologia non gliene fornisce. - Dalle scoperte paleontologiche fatte sin ora si desume, al contrario, che ogni specie è apparsa all improvviso e perfettamente formata. I fossili, quindi, testimoniano fortemente a favore della tesi della stabilità della specie! La più famosa scoperta di un fossile, esaltata dai Darvinisti a vantaggio dell Evoluzionismo, è l Archaeopteryx, l anello di congiunzione fra i rettili e gli uccelli, ma l evoluzionista Alan Feduccia, esperto di ornitologia, afferma trattarsi semplicemente un uccello, nonostante gli sforzi di trasformarlo in un dinosauro piumato che cammina. Feduccia afferma: - In definitiva, trovo che l intera faccenda del dinosauro -uccello sia una vera e propria frode. - Di primo acchito, sembrava che questo fossile presentasse alcune caratteristiche comuni: i denti dei rettili e le ali degli uccelli, ma vari uccelli estinti avevano i denti, dei quali erano privi alcuni rettili; inoltre l Archaeopteryx aveva le ali perfettamente sviluppate e piumate, infine, la mandibola e la

18 48 mascella erano mobili. L ultima trincea degli evoluzionisti, rappresentata dalla mancanza dello sterno, caratteristico degli uccelli, cadde nel La rivista Nature descrisse l avvenimento nei termini seguenti: - La recente scoperta del settimo esemplare di Archaeopteryx preserva un parziale sterno rettangolare a lungo sospettato, ma mai documentato prima. Esso attesta la forza dei suoi muscoli atti al volo. - Il famoso paleontologo Carl O. Dunbar ha scritto: - In ragione delle sue ali, l Archaeopteryx deve essere chiaramente classificato come un uccello. - Tutto il resto sono solamente chiacchiere. Molti, come abbiamo visto, sono gli argomenti, relativi ai fossili, che dimostrano l errore del Darvinismo, ma anche l osservazione contemporanea di certi animali sembra contraddirlo. Dice Maurizio Blondet a proposito della farfalla: - Eccola svolazzare nel giardino. Fra poco deporrà le uova. Ma dalle uova, come sappiamo tutti, non esce una farfalla simile alla madre, bensì un bruco. Due animali dotati dell identico codice genetico, ma con due forme assolutamente diverse. L elenco delle diversità morfologiche fa paura: il bruco striscia su sei paia di zampe, la farfalla ne ha tre. Il bruco dispone di una bocca che mastica foglie, la farfalla ha una proboscide con cui succhia nettare. Il bruco ha sei occhi semplici, la farfalla due occhi composti (come quelli delle mosche). Il bruco ha colori mimetici e, spesso, il corpo coperto di setole che lo rendono disgustoso ai predatori. La farfalla che nascerà dal bruco, ha ali vistosissime (che attirano i predatori), un sistema nervoso, l aerodinamica atta al volo, e organi sessuali, che al bruco mancano. - E più avanti: - Peggio: se, come ammettono i Darvinisti, la forma originaria dei lepidotteri è il bruco (più semplice), e questo ha imparato a diventare la sofisticata farfalla per millenarie mutazioni, com è che il bruco non ha apparato sessualeriproduttivo? Come si sono riprodotti i presunti antenati e anelli di congiunzione? Dovrebbero aver vissuto per milioni di anni senza sessualità. Oppure i primi bruchi avevano organi sessuali, e poi li hanno persi? Oppure la forma originaria è quella volante e più complessa, e ad essere derivato è invece il bruco, più semplificato? Oppure va ammesso, ed ecco dove il Darvinismo cade, che l intero DNA del lepidottero sia stato scritto fin dall inizio così, e abbia previsto fin dall inizio la meravigliosa metamorfosi -. Michael Behe, biochimico della Leighton University, porta ad esempio la lingua del picchio. - Il noto uccellino ha una lingua lunga 15 centimetri, quanto il suo corpo. Dove la tiene? La tiene arrotolata attorno al cranio, come una fionda. La cosa stupefacente è che la lingua parte dal becco all indietro, gira attorno al cranio e ritorna al becco dalla parte opposta. Ora, non è possibile che una lingua così straordinaria si sia evoluta per gradi. Il solo fatto che sia rivolta all indietro avrebbe reso impossibile la nutrizione a generazioni di progenitori del picchio, finché l apparato non avesse raggiunto la necessaria lunghezza. - Forse si tratta di una di quelle mutazioni (enorme questa volta) che, come vedremo, non esistono nemmeno nei casi più semplici? Il modello evoluzionista, inoltre, non riesce a spiegare perché molto spesso reperti fossili giovani siano ritrovati sotto a reperti fossili più antichi. Ultima chicca: per cercare di spiegare le origini dell universo, gli evoluzionisti hanno teorizzato l esistenza di un esplosione iniziale (Big Bang). Originariamente l universo sarebbe stato più piccolo di un atomo, formato da idrogeno enormemente compresso, ma non si spiega da dove sarebbe sorto questo idrogeno; prima dell esplosione non avremmo avutospaziotempo, il ché impedirebbe ogni forma di cambiamento e quindi anche il formarsi del granello iniziale. Dal Big Bang si sarebbe poi sviluppato tutto, dalle galassie al DNA, dai microrganismi, all uomo. (5) Esaminiamo ora il fenomeno delle mutazioni. Nel 1866, Gregor Mendel, con le sue leggi sull ereditarietà, portò alla scoperta dei geni, e alla nascita di una nuova scienza: la genetica. Nel 1901, il botanico Ugo De Vires contestò il Darvinismo (troppo lento), sostenendo che esistevano dei cambiamenti bruschi, nei caratteri della specie, che egli chiamò mutazioni. Esse sarebbero dovute a modifiche di geni, ai quali corrispondono certi caratteri. Questi nascerebbero nell individuo chiamato mutante e sarebbero ereditari, caratteristici di una nuova sottospecie. Questa divenne immediatamente l arma principale degli evoluzionisti, ma, purtroppo, la porta appena aperta si richiuse. Approfonditi studi sulle mutazioni furono condotti dal biologo Thomas Morgan. Egli, nel 1919, mediante celebri esperienze su numerose generazioni di mosche dell aceto, dimostrava che le mutazioni sono rare e disparate, quasi sempre letali e nessuna può creare un organo, se non dannoso.

19 49 Ma la prova che le mutazioni non producono un evoluzione è fornita in maniera decisiva dallo zoologo francese Grasse che ha studiato i batteri i quali si riproducono molto rapidamente. Si può avere una nuova generazione di batteri in appena mezz ora, perciò essi si riproducono volte più rapidamente dell uomo. I ricercatori hanno potuto così seguire le modificazioni che le mutazioni producono in un tempo relativamente breve, ma che equivale a anni per la razza umana. Grasse ha trovato che i suoi batteri non sono per nulla cambiati attraverso tutte queste generazioni. (Traité de Zoologie, tomo VIII, Masson, 1976). Davanti a tali risultati sperimentali, si può ragionevolmente sostenere chele piantel umanità si siano mai evoluti durante un periodo equivalente (per numero di generazioni) a quello dei batteri. La ragione è semplice: il DNA ha una struttura molto complessa, e gli effetti fortuiti possono solo causare danni a questa struttura. B.G. Ranghanattan scrive: - Le mutazioni sono piccole, casuali e nocive (6). Accadono raramente e nel migliore dei casi risultano inefficaci. Queste caratteristiche delle mutazioni implicano l impossibilità di condurre ad uno sviluppo evolutivo. Un cambiamento casuale in un organismo altamente specializzato può essere inefficace o dannoso. Un cambiamento accidentale in un orologio non potrà migliorarlo, molto probabilmente lo danneggerà, o, nel migliore dei casi, sarà inefficace. Un terremoto non migliora una città, la distrugge. - Non sorprende, quindi, che finora non sia mai stata osservata una mutazione vantaggiosa. Lo scienziato Warren Weaver, convinto evoluzionista, ha scritto: - 1) L effetto diretto delle mutazioni è dannoso: dal momento che capitano accidentalmente, quasi sempre danneggiano l organismo vivente che ad esse è sottoposto. La ragione ci dice che un intervento inconsapevole su una struttura perfetta e complessa non vi apporterà dei miglioramenti, ma dei danni. Invero, nessuna mutazione proficua è mai stata osservata. 2) Le mutazioni non aggiungono alcuna nuova informazione al DNA dell organismo: le particelle che compongono l informazione genetica vengono o strappate dalla loro posizione e distrutte, o spostate in punti differenti. Le mutazioni non possono fare acquistare ad un essere vivente nuovi organi o nuove caratteristiche. Possono causare soltanto anormalità quali una gamba sporgente dalla schiena o un orecchio dall addome. 3) Affinché una mutazione venga trasferita alla generazione successiva, deve avvenire nelle cellule riproduttive dell organismo: un cambiamento accidentale occorso in una cellula qualsiasi o in un organo del corpo non può essere trasferito alla generazione successiva. Per esempio, un occhio umano alterato dagli effetti delle radiazioni o da altre cause non passerà alle generazioni seguenti -. In breve, non esistendo le mutazioni, è impossibile che gli esseri viventi si siano evoluti, poiché non esistono meccanismi in natura capaci di determinare tale processo. Ciò concorda con la testimonianza dei reperti fossili che dimostrano quanto questo scenario sia distante dalla realtà. - Come risulta evidente, sin ora l esperienza non è riuscita a dimostrare lo sviluppo del processo evolutivo, infatti, come osserva Marcozzi: - La quantità di mutazione sembra insufficiente a spiegare l evoluzione. - L unica cosa certa è che il Darvinismo è solamente una teoria dimostratasi fasulla. Per questo motivo, ora siamo in presenza di un Neodarvinismo; con l integrazione della genetica e la biologia molecolare, si è arrivati ad una nuova versione della teoria dell evoluzione, la quale è conosciuta come teoria sintetica che affida l innovazione al caso, e il successo alla selezione. Ma per negare Dio si ricorre addirittura alla bio-astronomia, (che ha però gli stessi limiti dell Evoluzionismo classico) o, addirittura, ad un Evoluzionismo virtuale e così via. Dice P. Rafael Pascual: - Ma sembra assurdo pensare che l enorme varietà, ricchezza e complessità delle diverse specie si possa attribuire soltanto a semplici errori di trascrizione del DNA. Sembra impossibile far derivare una specie da un altra per successive alterazioni operate esclusivamente dal caso. D altra parte, la concezione di un evoluzione adattativa, graduale, sembra in contrasto con i dati di cui disponiamo oggi, che ci presentano dei cambiamenti molteplici e veloci, con periodi alternati di stabilità... Oggi vi sono degli autori che sostengono il concorso di fattori ambientali nel processo evolutivo i quali proverebbero l ereditarietà di alcuni caratteri acquisiti. Vuoi vedere che torna in corsa il deriso Lamarck? Alla luce di tutte queste cose è, comunque, evidente che dell evoluzione, come verità, non esiste alcuna dimostrazione scientifica. Esisterà mai? Prima d iniziare il discorso sull origine dell uomo, vorrei citare queste sagge parole di P. Rafael Pascual: - Alcuni autori, come Francisco Ayala o Ignacio Martínez, hanno parlato di una seconda rivoluzione copernicana: l uomo ancora una volta ha perso il suo luogo privilegiato nella natura, e si è trovato

20 50 semplicemente come un animale più evoluto. vi sono delle posizioni ancora più spinte, secondo le quali l uomo sarebbe prodotto dal caso. Qualcuno, forse più poeticamente, dirà che siamo figli delle stelle... ma per quanto più poetico possa suonare, quanto è lontano dal vedere l uomo come figlio di Dio, creato a sua immagine e somiglianza. E allora quanto più facilmente si può perdere il senso della dignità dell uomo! E penso che le conseguenze di questo sono davanti agli occhi di tutti. - Ci fu addirittura chi sostenne che l uomo era una scimia infantile, altri disse essere la scimmia a derivare dall uomo e che, guardandolo negli occhi, avrebbe dovuto vergognarsene. Ma lasciamo perdere queste pinzillacchere e torniamo ai fatti. Gli evoluzionisti parlano facilmente di un antenato comune all uomo ed alla scimmia, cosa relativamente credibile, ma tacciono sul processo evolutivo che avrebbe dovuto portare da un animale monocellulare all essere umano. Oggi anche l evoluzione scimmia uomo è in discussione a causa di recenti scoperte. Avete presente quella successione di figure con a sinistra la scimmia ed a destra l uomo? Ebbene, quelle intermedie sono puramente di fantasia. L uomo di Piltdown trovato da Dawson, rappresentava un esemplare eccellente che persino la prestigiosa Enciclopedia Treccani portava ad esempio. Purtroppo, nel 1953 una commissione di scienziati dimostrò che si trattava di una bufala clamorosa. La Treccani si vide costretta a rettificare spiegando che si era in presenza di una mistificazione. E veniamo al l Homo Pekinensis. Furono rinvenute le ossa di una scimmia sconosciuta, insieme ad utensili e focolari preistorici: si parlò di ossa umane e di uomini che avrebbero costruito quei manufatti. Il cranio presentava un foro reso necessario allo scopo di prelevarne il gustoso cervello. Gli scienziati annunciarono che i cosiddetti Homines Pekinenses erano addirittura cannibali. Un nuovo falso clamoroso! Il Pithecanthropus Erectus fu scoperto dal medico olandese Eugenio Dubois; si trattava di un cranio ed un femore che non volle sottoporre al controllo di nessuno. Egli mostrò solo dei calchi in gesso. Si scoprì, poi, che il femore era umano e la calotta cranica era scimmiesca. Ma Dubois, asserendo che erano appartenuti al medesimo individuo, li mise insieme e li chiamò, appunto, Pithecanthropus Erectus. Prima di morire, Dubois finì per ammettere il suo cocktails di ossa: la famosa calotta cranica apparteneva ad un gibbone. E potremmo proseguire per intere pagine. Veniamo, ora, al famoso Uomo di Neanderthal. Nel 1856 in Germania fu scoperto un certo numero di scheletri nella valle di Neander. Il paleontologo Boule ne fece una ricostruzione. Avevano la schiena ricurva come certe scimmie, camminavano in modo animalesco portando una clava sulle spalle e trascinando le donne per i capelli. Uomo scimmia ideale. Si seppe, in seguito, che l uomo di Neanderthal soffriva di rachitismo e di osteoartrite ed in realtà si trattava di un nuovo premeditato assemblaggio o di un grossolano errore. L uomo di Neanderthal, estintosi 25 mila anni fa, quando esisteva già l essere umano moderno, non è un nostro antenato: il suo DNA è cosi diverso dal nostro che le due specie non avrebbero potuto unirsi per avere figli. L ultima scoperta, Lucy, definita addirittura Eva, è un australopiteco, un animale che non si teneva in piedi, contrariamente a quanto era stato affermato, ma, avendo lunghe braccia, camminava appoggiandosi sui pugni. Dicono che abbia somiglianza con l uomo, ma lo dicevano anche per i Neanderthaliani. Infine, da poco, è stato trovato il fossile d un uomo di anni, così moderno che gli evoluzionisti sono stati costretti a creare una specie apposta per lui: Homo Antecessor (che precede gli altri). Lord Zuckerman ha affermato che se l uomo è evoluto partendo da un antenato scimmia, egli lo ha fatto senza lasciare la più piccola traccia negli archivi fossili. Al mito dell uomo scimmia, ormai, crede solo qualche illuso ma è quanto si insegna nella scuole ai nostri figli. Mi piace concludere, scherzando, con un quesito personale. Il colore della pelle bianca o nera è determinato da un gene. Noi sappiamo che il DNA si dovrebbe modificare per selezione naturale oppure per mutazione. Visto che il gene determinante il colore non si può essere modificato per mutazione (inesistente) resta solo la teoria del più adatto. Ci troviamo, forse, di fronte ad una bizzarria della natura per fare dispetto al povero Darwin. Nei paesi nordici, dato il freddo intenso, dovrebbero abitare popolazioni di pelle nera, in quanto questo colore favorisce l assorbimento del calore; in quelli caldi, invece, sarebbe dovuto avvenire il contrario. Ma all origine l uomo di che colore aveva la pelle? Se l aveva bianca, come spiegare una tintarella così prepotente, in Africa? Con la pigmentazione dovuta al formarsi di melanina che difende dal sole? Evidentemente, per quanto riguarda il colore della pelle nera, ci troveremmo di fronte ad un carattere secondario.

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