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2 Dalla fine del 1941 alla liberazione nella città ghetto di Terezin soggiornarono più o meno a lungo gli ebrei cecoslovacchi destinati al campo di sterminio di Auschitz. Tra di loro tra bambini e giovinetti, dei quali ne sopravvissero meno di cento. Del loro passaggio a Terezinèrimasta una commovente testimonianza, rappresentata da alcune migliaia di disegni e qualche decina di poesie.

3 <Disegna ciò che vedi>, furono le parole di mio padre dopo che gli avevo portato di nascosto, all interno del campo maschile, il disegno di un pupazzo di neve. Era il dicembre 1941, poco dopo il nostro arrivo a Terezin. Il pupazzo di neve sarebbe rimasto il mio ultimo disegno veramente infantile.

4 Spinta dalle parole di mio padre mi sentii chiamata, da quel momento in poi, a rappresentare nei miei disegni la vita quotidiana del Ghetto. Queste immagini, che mi avrebbero profondamente segnato, hanno posto fine alla mia infanzia. Quasi tutti i miei disegni li ho realizzati nell "alloggio delle ragazze" L410, dove avevo un posto nel piano di mezzo di un letto a castello di tre piani, proprio di fianco alla finestra, da cui vedevo la strada. Tenendo un blocco sulle ginocchia disegnavo dal mio letto tutto quello che vedevo e vivevo. Solo alcuni disegni li ho fatti all aperto, per strada e nei cortili delle baracche. Nel trasporto verso Terezin avevo portato con me un blocco da disegno, una cassetta di acquerelli, pastelli e matite colorate. I colori mi durarono per quasi tre anni.

5 Il prezioso blocco da disegno che avevo portato da casa era finito presto e in seguito ho usato qualsiasi tipo di carta mi fosse possibile trovare. In questo modo ho realizzato quasi 100 disegni. Accanto alle immagini che documentavano la vita quotidiana del Ghetto, annotavo le mie esperienze personali.

6 Quando nel 1944 fui deportata ad Auschwitz con mia madre, tre giorni dopo la partenza di mio padre per la stessa meta, lasciai i disegni e il diario in custodia a mio zio, che li nascose e riuscì a salvarli. Subito dopo la Liberazione, nell estate del 1945, quando i ricordi erano ancora vivissimi nella mia mente, ho completato i miei ricordi di Terezin e ho descritto ciò che sperimentai nei Lager successivi, dove non ebbi più la possibilità di disegnare o scrivere.

7 Spero di avere fornito in questo modo una viva, convincente e durevole testimonianza, che possa contribuire a non far cadere il passato nell oblio e a impedire il ripetersi di qualcosa di simile! Helga

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10 Prima di essere deportati gli ebrei dovevano consegnare un inventario di tutti i loro averi. Il disegno mostra mia madre che conta i capi di biancheria nel cassettone, mentre mio padre annota le quantità.

11 Il pupazzo di neve

12 Ad ogni persona era concesso un bagaglio di 50 kg. Una valigia poteva essere spedita, mentre il resto doveva essere portato a mano Disegno a penna, inchiostro e acquerelli

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14 All inizio, dovevamo dormire sul pavimento e ogni persona aveva circa 1 metro quadrato e mezzo a disposizione. Più tardi furono costruiti dei letti a castello a 3 piani Disegno a penna, inchiostro e acquerelli

15 L410 era il dormitorio delle ragazze dove vivevo io. Dormivamo in letti a castello a 3 piani, circa 35 persone per stanza Carboncini

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17 C era solo l acqua fredda e dovevamo usarla con moderazione Disegno a penna, inchiostro e acquerelli

18 Il disegno mostra il "menù", che era molto scarso e monotono. Mattino: surrogato di caffè. Mezzogiorno: patate con salsa. Sera: caffèo minestra, 20 gr. di margarina o un cucchiaino di marmellata, qualche volta n pezzo di impasto di carne.

19 Le aperture della cucina da cui si serviva il cibo non potevano far fronte al gran numero di persone, così il cibo era distribuito anche nel cortile.

20 Il cibo era cucinato nelle cucine delle baracche, poi veniva distribuito nei dormitori. Tutti i carretti erano tirati dalle persone Disegno a penna, inchiostro e acquerelli

21 Tutto era trasportato su vecchi carri funebri: bagagli, pane e persone anziane. "Jugendfürsorge" (Benessere per i giovani) è scritto su questo carro. Le bare, invece, erano trasportate su tavole con le ruote.

22 Chi era malato seriamente veniva messo in una zona particolare del dormitorio o all ospedale. Non era sempre possibile isolare i malati dai sani. In condizioni igieniche così precarie le malattie e le epidemie si diffondevano rapidamente: scarlattina, itterizia, dissenteria, tubercolosi, meningite e tifo. Il tasso di mortalità era altissimo.

23 Nei dormitori affollati cimici e pulci si moltiplicavano ad altissima velocità e rendevano la vita estremamente difficile, specialmente di notte. I tentativi di eliminarle che furono fatti si rivelarono vani.

24 Così minacciavano gli avvisi. In una tale situazione i pidocchi, così come le cimici e le pulci, si moltiplicavano abbondantemente. Rendevano la vita insopportabile e trasmettevano le malattie. Nel tentativo di prevenire c erano ispezioni e disinfezioni obbligatorie dei capelli.

25 Gli affamati cercavano da mangiare nei mucchi di bucce marce e degli avanzi di cucina Acquerelli

26 A coloro che lavoravano nella squadra di fatica come pulitori, pelapatate, ecc. era permesso entrare nelle baracche degli altri blocchi: alle donne di entrare nelle baracche degli uomini e viceversa. Quando non era ancora permesso di muoversi liberamente nella città, poichè gli abitanti originari non erano ancora stati allontanati, questa era l unica opportunità per uomini e donne di incontrarsi o almeno vedersi l un l altro da lontano.

27 Ad Auschwitz, dei nudi tavolacci servivano da letti. Dieci persone dormivano su una tavola dove normalmente ci sarebbe stato posto per quattro. C era una sola scodella di ministra per tutti e dieci e nessun cucchiaio.

28 I fili erano elettrificati. Certe volte i prigionieri ponevano fine alle loro sofferenze su questi fili.

29 Ad Auschwitz i prigionieri erano selezionati immediatamente all arrivo e, in seguito, a cadenza periodica. Era stabilito che i giovani e quelli forti avrebbero lavorato, mentre i vecchi, i deboli e i bambini erano mandati alle camere a gas. I ragazzi sotto ai quindici anni non avevano nessuna possibilità di sopravvivere.

30 Alla fine della guerra alcuni campi di concentramento furono chiusi per l avanzata del fronte alleato. I prigionieri furono trasferiti in altri campi. Erano costretti a marciare a piedi, nel freddo gelido, nella neve con abiti leggeri e senza cibo. Quelli che restavano indietro o cadevano lungo la strada venivano fucilati sul posto.

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32 Vorrei Vorrei andare sola Vorrei andare sola dove c è un altra gente migliore, in qualche posto sconosciuto dove nessuno più uccide. Ma forse ci andremo in tanti verso questo sogno, in mille forse e perché non subito? Alena Synková (1926 sopravvisuta)

33 Il giardino E piccolo il giardino profumato di rose, è stretto il sentiero dove corre il bambino: un bambino grazioso come un bocciolo che si apre: quando il bocciolo si aprirà il bambino non ci sarà. Franta Bass ( )

34 Terezin Una macchia di sporco dentro sudice mura e tutt attorno il filo spinato: dormono e quando si sveglieranno vedranno il mare del loro sangue. Sono stato bambino tre anni fa. Allora sognavo altri mondi. Ora non sono più un bambino, ho visto gli incendi e troppo presto sono diventato grande. Ho conosciuto la paura, le parole di sangue, i giorni assassinati: dov è il Babau di un tempo? Ma forse questo non è che un sogno e io ritornerò laggiù con la mia infanzia. Infanzia,, fiore di roseto, mormorante campana dei miei sogni, come madre che culla il figlio con l amore l traboccante della sua maternità.

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