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1 Tariffa Regime Libero - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma Guido Bortoni La sfida? Una regolazione più matura e di visione Fulvio Conti milioni di euro fino al 2013 e 20 milioni per gli anni successivi. È il peso della Robin Hood Tax Paolo Scaroni Shale gas, il futuro è qui Andrea Gemme Un unica associazione per le rinnovabili Paolo Vigevano Energia, tutela e informazione Simone Togni Non perdiamoci l eolico G.B. Zorzoli Smart Grids, scelta inevitabile Alberto Quadrio Curzio Liberismo sociale, il modello su cui puntare Mimmo Cuticchio Sono il servo dei pupi, ogni loro desiderio, io, l eseguo speciale COGENERAZIONE Elementi Periodico del GSE dicembre

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3 La crescita della domanda di biomassa a fini energetici, nei paesi industrializzati, è determinata dalla volontà di sviluppare un economia sostenibile, dalla necessità di diminuire la dipendenza dai combustibili fossili e dal bisogno di ridurre le emissioni di Co2. Il pacchetto clima energia dell Unione Europea prevede che oltre metà dell obiettivo al 2020 sia soddisfatto attraverso il ricorso alle biomasse. Una delle cose principali da realizzare per sviluppare la produzione di energia da biomassa, è creare una filiera industriale competitiva a livello internazionale, così che gli incentivi pubblici previsti generino un ciclo virtuoso per il Sistema Paese. È quindi necessario rendere economicamente appetibile l investimento in tale tecnologia, facilitare la realizzazione di iniziative, stimolare la ricerca industriale e coinvolgere gli attori in un processo di miglioramento dell offerta tecnologica italiana, per renderli competitivi sui mercati internazionali, che tra non molto aumenteranno la domanda di tecnologia in questo settore. In Italia risultano installati circa 670 impianti alimentati a biomassa per la produzione di energia elettrica, con una potenza totale pari a 2350 MW. L obiettivo è raggiungere i 4650 MW nel 2020, per una produzione totale di 21 TWh, pari a circa il 7% della domanda complessiva prevista in quell anno. Attualmente da noi il principale stimolo alla produzione di energia da biomassa è costituito dagli incentivi (certificati verdi e tariffe in conto energia) garantiti alla produzione di energia elettrica. L attuazione del decreto legislativo 28/2011 creerà una serie di meccanismi di sostegno alle FER termiche, distinguendo tra interventi di piccole dimensioni (quelli che riguardano abitazioni private) e interventi di grandi dimensioni, incentivati con il ricorso ai Titoli di Efficienza Energetica. Novità che favoriranno lo sviluppo di interventi e di tecnologia nel settore delle rinnovabili termiche con ricadute positive sulla diffusione dell utilizzo di biomasse a fini termici. Un'altra importante novità è costituita dalla possibilità di immettere la produzione di biometano in rete, riducendo alcuni costi d investimento. Ma, a fronte di alcuni vantaggi e del ruolo primario attribuito alle biomasse per il raggiungimento degli obiettivi di politica energetica, esistono delle criticità. Tra queste, la difficoltà di reperimento e di conferimento della biomassa, superabile sviluppando sistemi di pretrattamento che permettano di migliorare la logistica; innovando il processo con azioni di coinvolgimento di tutti i soggetti lungo la filiera e ideando sistemi di raccolta e conferimento. La competizione nell uso del suolo con le coltivazioni a scopi alimentari fa sorgere, invece, problemi di natura etica e lievitare i costi delle coltivazioni non energetiche. È quindi necessario sviluppare l uso di biomassa di scarto, evitando di mettere in competizione le colture alimentari con quelle energetiche. In tal senso un opportunità è rappresentata dalla diffusione, ad esempio in aree a rischio idrogeologico, di culture arboree a ciclo breve. Ancora. L impossibilità di accedere a incentivi per la produzione di calore da biomassa o il non avere a disposizione schede per riconoscere il risparmio energetico per il calore prodotto da impianti a biogas, penalizza i produttori più efficienti e rende spesso antieconomico un investimento in tale settore. L attuazione del DLgs 28/2011 credo supererà il problema, ma occorre accelerare l iter attuativo dei decreti per muovere un settore che potrebbe essere strategico per le ricadute industriali, occupazionali e in termini di competitività, a livello internazionale, per le nostre imprese. Infine, un altra penalizzazione del settore è rappresentata dall assenza di equità nel trattamento fiscale (IVA ed accise) di alcune materie prime e di alcune produzioni, soprattutto rispetto alle fonti fossili. Insomma, le biomasse sono un elemento importante per la crescita del settore energetico. Con uno sforzo collettivo di integrazione di settori differenti e di miglioramento del quadro normativo, l Europa e l Italia hanno l opportunità di sviluppare tecnologia innovativa per soddisfare il proprio fabbisogno e per vincere la sfida internazionale nel settore. l E 3 l Editoriale di Emilio Cremona / Presidente GSE Elementi 24

4 Anno 2011 n. 24 dicembre 2011 Direttore Responsabile Romolo Paradiso Redazione e Amministrazione Viale M.llo Pilsudski, Roma Editore GSE Segreteria di redazione e pubblicità Gabriella Busia tel Collaborazione redazionale Mauro De Vincentiis Comitato di redazione Romolo Paradiso Gabriella Busia Livia Catena Natascia Falcucci Guido Pedroni Luca Speziale Editing Maria Pia Terrosi Progetto grafico e impaginazione Imaginali Realizzazione impianti e stampa Arti grafiche Tilligraf Via del Forte Bravetta, Roma Registrazione presso il Tribunale di Roma n.105/2001 del GSE Viale M.llo Pilsudski, Roma T F Foto Fototeca Elementi Fototeca Andrea Amato istockphoto.com R. Casati (foto pag. 42) F. Abbruzzese (foto pag. 69) Direttore Editoriale Fabrizio Tomada Hanno collaborato a questo numero Roberto Antonini Emiliano Battazzi Edoardo Borriello Alessandro Buttà Fausto Carioti Livia Catena Valter Cirillo Walter Da Riz Mauro De Vincentiis Vittorio Esposito Natascia Falcucci Jacopo Giliberto Piergiorgio Liberati Carlo Maciocco Fabrizio Mariotti (La vignetta di Fama) Gabriele Masini Giusi Miccoli Michele Panella Luca Speziale Un particolare ringraziamento a Rosanna Pietropaolo, Claudia Delmirani e a Sandro Renzi Per le riproduzioni dei testi, anche se parziali, è fatto obbligo di citare la fonte Chiuso in redazione il 10 novembre 2011 Si ringraziano per la collaborazione alla realizzazione di Elementi A2A Alubel Anev Ansa Archimede SRL Asja Attackit Banca Intesa San Paolo Banca Popolare di Sondrio Centro Documentazione Giornalistica Edf Enr Ediltevere Egl Eneco Energia Enel EnerBtech Energethica Energetic Source Eni Euro Satellite International Power MG Impianti Monte dei Paschi di Siena Nuova Cma Ondulit Punto Com Relight Energie Re Power Saint Gobain Solar Solar Expo Sun Erg Terna Vestas Yingli Solar Zero Emission Rivista ad Impatto Zero. Compensate le emissioni di CO2 generate per la produzione e stampa. In copertina Molto, moltissimo, anzi troppo. Fra le onde e le stelle Acrilico su tela cm 250x200 di Angelo Colagrossi AU Guidubaldo Del Monte, Roma T F GME Largo Giuseppe Tartini, 3/ Roma T F Elementi è visibile in internet ai siti corrente.gse.it Elementi RSE Via R. Rubattino Milano T F

5 Il caso Libia, l energia, l Italia, l Europa I fatti della Libia dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che l energia è al centro delle strategie per la crescita e lo sviluppo economico e sociale di una Comunità. Non ci sarebbe stata alcuna guerra, né caccia al dittatore Gheddafi, se dietro a tutto non si fosse celato l interesse per il greggio libico. Storie solo parzialmente vere quelle di voler abbattere un regime dittatoriale per far nascere la democrazia e dare un sistema civile e sociale a un popolo troppo martoriato dal totalitarismo. La verità, si sa, è che il petrolio nel mondo comincia a scarseggiare, ma rimane una materia prima della quale né oggi, né in un futuro non troppo lontano, si può e si potrà fare a meno. Gli Stati che ce l hanno, se lo tengono ben stretto, stando attenti a non far scemare la loro situazione di vantaggio strategico su gli altri Paesi. Chi ne ha troppo e lo vuole vendere ai Paesi più industrializzati che ne hanno bisogno o, come il nostro, estremamente bisogno, lo fa attraverso accordi che dal petrolio vanno fino alle cooperazioni di tipo industriale, volano di lavoro e ricchezza interna per la loro Comunità, motivo di espansione tecnologia e commerciale per gli Stati contraenti. Ora, può accadere che la possibilità di avere percorsi preferenziali per negoziare contratti petroliferi vantaggiosi, a qualcuno, per motivi strategici, possa non star poi tanto bene. E allora, non potendo usare misure direttamente penalizzanti verso uno Stato occidentale e democratico, lo si fa nei confronti di chi, per tipo di cultura politica, democratico non è, con il proposito, non troppo celato, di mutare gli equilibri di acquisto del greggio e quanto a essi legato. È il rischio che potrebbe correre l Italia, che con la Libia manteneva accordi vantaggiosi sull acquisto del petrolio come nessun altro Stato. Il che, per una Nazione come la nostra che non ha nucleare e basa le sue fonti energetiche ancora in modo rilevante sugli idrocarburi, significava avere importanti boccate d ossigeno in termini di risorse energetiche, di risparmio economico, di esportazioni di tecnologie e di intelligenze. È chiaro che il pericolo che altre situazioni tipo Libia si possano sviluppare nel tempo, non è poi troppo fantapolitico. Allora serve agire con tatto e visione, migliorando situazioni di forza e operando per rendere forti quelle ancora in fase di debolezza. La politica da noi adottata per un più bilanciato mix energetico, va bene, così come funziona l accelerazione sulle fonti rinnovabili. Ma non basta. Occorre fare di più soprattutto in termini di ricerca e di sviluppo della tecnologia, perché è su questi terreni che si gioca il futuro di un Pese. L impulso deve essere forte, specie nel settore delle nuove energie, nel quale va alimentata la crescita della filiera a esse legata, fondamentale per l espansione del comparto. Non tralasciando la possibilità di ideare e attuare un programma nazionale sull innovazione energetica, in grado di assegnare, su basi di merito, incentivi che incoraggino il mondo della produzione, favorendo così la crescita delle capacità tecnologhe, economiche e industriali. Abbiamo le intelligenze capaci di permetterci il salto di qualità in tali ambiti. Stimoliamole, sosteniamole, sviluppiamole. E apriamo alla possibilità di incentivare il risparmio energetico, e un miglior uso del gas e del carbone. Con buona pace di chi ancora ha delle perplessità troppo ideologiche su quest ultima fonte, in contrasto con il vero interesse della Comunità. Interesse che, diciamolo in modo chiaro, non può subire flessioni fino a quando gli Stati della Comunità Europea si comportano pensando prima ai propri bisogni e alle proprie necessità e poi, forse, a quelle altrui. Sarà così fino a quando l Europa non la smetterà essere una finta Comunità di popoli, una Patria mercati e mercanti legata solo da una moneta comune, per divenire una Nazione vera, capace di condividere potenzialità e risorse naturali, industriali, intellettuali, tecnologiche ed economiche, agendo con mutualità e con quel senso di umanità che alle sue radici culturali ancora dovrebbero appartenere. Virgolette di Romolo Paradiso Elementi 24 5

6 rubriche 03l E l Editoriale 04 Tamburino 05 Virgolette 08P il Punto 95 Bi Biblioteca 99 Mp Mondo Piccolo 99 Fn Filo di Nota 101 E+ Energia, letteratura, umanità 102 Co la Copertina primo piano 10A colloquio con Guido Bortoni La sfida? Una regolazione più matura e di visione 16Incontro con Fulvio Conti La Robin Tax pesa per milioni di euro 22Il punto di vista di Paolo Scaroni Shale gas, il futuro è qui 28 Parla Claudio Andrea Gemme Un unica associazione per le Rinnovabili energia rinnovabile 32A tu per tu con Simone Togni Non perdiamoci l eolico 37Conversazione con G. B. Zorzoli Smart Grids, scelta inevitabile 40Stefano Besseghini Idee, Innovazione e Impresa per dare più valore alla ricerca mercato energetico Elementi 24 42Faccia a faccia con Paolo Vigevano Energia, tutela e informazione

7 46 Verso la creazione del mercato del gas naturale speciale cogenerazione 50 Cogenerazione, l opzione intelligente da sviluppare energia 56 L oro degli abissi 58Dialogo con Alessandro Beulcke Il Festival dell energia diventa itinerante energia e ambiente 60Confronto con Luca Mercalli Uscire dal dogma della crescita a tutti i costi 64 Iniziato il conto alla rovescia per le aste europee 68 Una casa da 0 e lode energia e comunicazione 70In onda con...mister Kilowatt L energia, che spettacolo! elementi normativi 74 curiosità 78 Le profezie elettriche di McLuhan energia del pensiero 80Un caffé con Mimmo Cuticchio Sono il servo dei pupi, ogni loro desiderio, io, l eseguo lavoro 91Intervista ad Alberto Quadrio Curzio Liberismo sociale, il modello su cui puntare Sommario

8 Evitare il caos energia Periodo complicato per l energia. Complicato perché l assetto normativo e di mercato non riesce a trovare una sistemazione (non certo definitiva) che sia a malapena stabile. Delineo un elenco succintissimo e incompleto, e ne dispongo gli elementi in modo casuale. Borsa elettrica, tentativi di ennesima revisione. C è chi pensa al quinto conto energia. Si rafforza la borsa del metano. La Robin tax. Scintille fra l Enel e Terna. Coltivare il sole sotto forma di granturco o coltivare il sole sotto forma di silicio? Le politiche per contenere le emissioni di anidride carbonica. Come finirà la telenovela dell Edison? Le centrali del Mezzogiorno. Le spinte delle province per assicurarsi il controllo del settore idroelettrico. L ipotesi di un piano energetico nazionale. La nascita faticosa di una filiera rinnovabile. Smart grid e la questione degli accumulatori elettrici. I nemici dell efficienza energetica. Le lobby s accaniscono sul fotovoltaico, a favore o contro. Le battaglie parlamentari sulle infrastrutture energetiche. La manovra economica. Avevo avvertito: l elenco è quasi casuale e succintissimo. Ma testimonia il senso di disagio di istituzioni e imprese per il cambiamento continuo 8 Elementi 24

9 dell assetto normativo. È come se gli scontri e gli interessi si fossero trasferiti in blocco dal piano del mercato che in qualche misura è trasparente, poiché ha strumenti palesi di misurazione: il valore economico alla sola dimensione normativa. Ciò avviene proprio mentre il paradigma energetico sta cambiando in modo radicale in tutto il mondo, così che aziende e istituzioni stanno riparametrando rapidamente le loro strategie. Un cenno su come cambia lo scenario mondiale dell energia. Ormai è consolidato il processo. Dopo l era del legno e del ferro (che si è conclusa più o meno nell Ottocento), dopo l era del carbone e dell acciaio (che in via indicativa è durata per tutto l Ottocento e parte del Novecento), siamo testimoni della transizione dall era del petrolio e della plastica all era del gas e del silicio. Il metano, con il gas non convenzionale, è la fonte di energia fossile con riserve stimate più generose (c è chi dice più anche del carbone) e con l impatto ambientale (quando brucia) più contenuto. Il silicio è il minerale delle celle fotovoltaiche, simbolo delle fonti rinnovabili imposte soprattutto dal cambiamento del clima, ma è anche il minerale dell informatica, ora non più strumento di calcolo bensì strumento di gestione dei fattori informativi (dalla semplicità del telefonino di una volta, fino alla complessità dei nuovi computer da tasca). Sul "silicio" si scambiano le partite economiche sulle borse energetiche (e sulle borse valori), le informazioni e i contratti, il telecontrollo delle centrali elettriche, la gestione della produzione, gli ordinativi e gli approvvigionamenti, i flussi su elettrodotti e condutture, e così via. In questo quadro di scenario energetico che cambia in modo veloce, gli interventi normativi hanno due effetti. In primo luogo, aggiungono complessità al sistema. In secondo luogo, sono già vecchi al momento di nascere, dagherrotipo del passato, e rischiano di congelare le imprese e le istituzioni in condizioni da disperazione. Quello che serve ora è una seconda ventata di liberalizzazioni, ma liberalizzazioni vere. Poche regole chiare, definite e stabili, che diano le indicazioni cui tendere. Un autorità severissima di controllo che non sia ostacolata di continuo da lobby e politici. E un processo veloce di scomparsa di tutte le forme di incentivazione prima che i sussidi si trasformino in distorsioni del mercato. I più contestati sono gli aiuti alle fonti rinnovabili di energia. In molti casi, i sussidi hanno senso per quelle tecnologie non ancora evolute. Ci sono aiuti sacrosanti. Ma anche il fotovoltaico una volta la fonte energetica più dispendiosa si avvicina alla competitività di mercato e l incentivo, se non è ben dosato, rischia di trasformarsi in una distorsione. Sono sussidi anche le tariffe speciali per le ferrovie e per alcune aziende metallurgiche, sono sussidi il Cip6 e alcuni eccessi di "interrompibilità", sono sussidi i pagamenti a pi0 di lista su piani industriali deboli. L aiuto pubblico e normativo, se è tarato male, tende a impigrire la voglia di investire in innovazione, in tecnologia, in piani industriali che si confrontano con il mercato. Un esempio per tutti, ancora le fonti rinnovabili di energia. In Spagna e Germania gli incentivi erano stati succosi ma erano riusciti a generare la creazione di una filiera industriale nazionale. In Italia l ultima fase del secondo conto energia, e soprattutto la stravagante distorsione generata dal cosiddetto "salva Alcoa", hanno coinciso con una condizione di mercato assai differente, con costi industriali in discesa, e così l incentivo è diventato assai superiore alla media internazionale. Era ripetuto come un mantra: "L Italia ha gli incentivi al fotovoltaico più alti al mondo". Questo aiuto così corposo ha indotto non una capacità di innovare e di investire in modo produttivo, bensì ha concentrato l investimento sulla sola finalità speculativa. Finalità legittima, beninteso, ma di respiro corto. Le aziende che hanno investito in innovazione hanno rischiato delusioni cocenti; chi si è impigrito nella rendita finanziaria è stato avvantaggiato. Così, le aziende pubbliche con piani industriali degni di sàtrapi di Sardanapalo sanno di avere (incentivo nascosto) il pie di lista anche se il programma è fuori mercato. Ci sono aziende private e pubbliche che hanno investito e rischiato, e ora si confrontano con il mercato. Pagano pegno se le condizioni di mercato sono punitive, guadagnano se hanno indovinato le decisioni. Così dovrebbe valere per tutti. Soprattutto quando l economia stenta a decollare. Ma il mercato fa paura a molti. P il Punto di Jacopo Giliberto Elementi 24 9

10 primo piano La sfida? Una regolazione più matura 10 Elementi 24

11 e di visione A COLLOQUIO CON GUIDO BORTONI Presidente dell Autorità per l energia elettrica e il gas Guido Bortoni di Livia Catena Tutti ciò attraverso una fase tipica di regolazione ex-ante, affiancata da una ex-post, per monitorare e garantire il rispetto delle regole attraverso le opportune azioni di Enforcement. Mantenendo un forte ancoraggio all indipendenza, alla crescita, alla dimensione comunitaria e alla consapevolezza del consumatore. Per le rinnovabili oltre a un quadro normativo e giuste incentivazioni, servono anche le procedure autorizzative, la regolazione dell accesso alle reti e la definizione di modalità di cessione dell energia prodotta. Senza Smart Grids lo sviluppo della generazione diffusa da rinnovabili rischia di essere un investimento dai limitati benefici. Robin Hood Tax? Riveste profili di criticità per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, indispensabili per fornire energia a prezzi competitivi a consumatori domestici e imprese. L efficienza energetica deve avere un ruolo più strategico, attraverso un adeguato sostegno alla ricerca e all innovazione per sviluppare il già presente know-how e l industria italiana di settore. > Elementi 24 11

12 primo piano E: Quali sono le priorità del nuovo collegio? GB: Nei 15 anni trascorsi dall avvio dell Autorità gli scenari energetici sono profondamente cambiati ed è stato fatto un cammino ricco di risultati, per introdurre in Italia le regole per l apertura dei mercati e lo sviluppo - ancora parziale - della concorrenza. Ora la sfida è quella di impostare una regolazione più matura, in una prospettiva europea e di visione di medio-lungo periodo. Una regolazione stabile, efficace e capace di evolvere nel tempo con flessibilità, che sappia rispondere ai mutamenti in corso. Tutto ciò attraverso una fase tipica di regolazione ex ante, affiancata da una ex post, per monitorare e garantire il rispetto delle regole attraverso le opportune azioni di enforcement. Sarà questa la barra che intendiamo mantenere, con un forte ancoraggio all indipendenza, alla crescita, alla dimensione comunitaria e alla consapevolezza del consumatore. E: Come si può delineare la nuova strategia energetica italiana con l uscita dal nucleare? Quale il ruolo dell AEEG? GB: La rinuncia al nucleare in diversi Paesi europei sta ulteriormente modificando uno scenario energetico che sconta gli effetti della crisi economica e finanziaria, dall instabilità in aree-chiave per gli approvvigionamenti, da tensioni sui mercati delle materie prime e crescenti allarmi ambientali. Pertanto, il panorama di riferimento per gas e elettricità sta cambiando. Si delineano nuove prospettive all interno dell Europa, per gli scambi sia di elettricità che di gas. Per affrontare questi cambiamenti servono risposte da tutti i soggetti interessati, per una strategia che consenta al nostro Paese di cogliere tutte le opportunità, diventando uno snodo per i flussi energetici grazie allo sviluppo infrastrutturale e la piena integrazione con i mercati europei. Obiettivi che l Autorità, nel rispetto delle proprie competenze e attraverso l attività regolatoria, sostiene partecipando all attività dell ACER e, a livello nazionale, con provvedimenti per rendere più concorrenziali i mercati. E: Quali sono le priorità del sistema elettrico e del gas nel breve periodo? GB: Nella Segnalazione sullo stato dei mercati, abbiamo avanzato alcune proposte. Nel settore elettrico, ad esempio, ci siamo focalizzati sulle possibili risposte al nuovo assetto che si sta delineando a seguito della forte crescita delle rinnovabili. Con riferimento non solo agli strumenti incentivanti e alle procedure autorizzative ma anche alla regolazione dell accesso ai servizi di sistema e alla definizione delle modalità di cessione dell energia elettrica prodotta. Stiamo lavorando sul problema della saturazione virtuale e per introdurre, già a partire dal prossimo periodo regolatorio, una disciplina che incentivi gli investimenti necessari a gestire in sicurezza l integrazione della generazione diffusa nelle reti di distribuzione. Nel settore gas, dal 1 dicembre sarà operativo il nuovo regime di bilanciamento basato su criteri di merito economico con riflessi positivi sulla concorrenza, così come le iniziative per migliorare lo sviluppo delle infrastrutture e la gestione della capacità di trasporto. Abbiamo anche proposto di istituire un solo operatore a livello nazionale come interfaccia unica e indipendente per l accesso e l erogazione del servizio di trasporto, bilanciamento e misura. Ciò permetterebbe di superare le inefficienze e ridurre gli oneri amministrativi legati all attuale presenza di più operatori. Nel mercato retail, il previsto avvio dal 2012 del sistema informativo integrato (SII) consentirà di ottimizzare i flussi informativi e di arginare il fenomeno delle morosità. E: Come ritiene corretto bilanciare il rapporto incentivi alle rinnovabili con i target di potenza da installare? GB: Un quadro normativo e un set di incentivazioni che garantiscano le necessarie certezze per le iniziative future e tengano conto dei reali investimenti effettuati è indispensabile per uno sviluppo efficiente ed efficace di questa fonte. Ma oltre agli strumenti incentivanti, assumono notevole importanza anche le procedure autorizzative, la regolazione dell accesso alle reti e la definizione di modalità di cessione dell energia prodotta. Infatti l efficacia complessiva dei sistemi di incentivazione va perseguita anche garantendo la massima trasparenza, semplicità e accessibilità degli strumenti e soprattutto indirizzando le risorse su progetti che minimizzano i costi e consentono di massimizzare le ricadute sul nostro sistema produttivo ed occupazionale. Per questo abbiamo più volte sottolineato l opportunità di conservare in capo a Governo e Parlamento la fissazione di obiettivi quantitativi e temporali distinti per ciascuna fonte e di affidare all Autorità stessa la responsabilità di definire gli strumenti per il raggiungimento al minor costo degli obiettivi fissati. E: Con l ingresso della Robin Tax come si intende incentivare gli investimenti nelle reti di trasporto e distribuzione? Ritorneremo allo stallo dello sviluppo delle reti? GB: Come abbiamo segnalato a Parlamento e Governo (PAS 16/11 e PAS 21/11), l aumento dell Ires riveste profili di criticità per lo sviluppo della infrastrutturazione energetica, presupposto indispensabile per fornire energia a prezzi competitivi a consumatori domestici e imprese. 12 Elementi 24

13 E: Come l AEEG vede la diffusione delle nuove tecnologie Smart Grids? Sono da incentivare o è troppo presto? GB: Senza Smart Grids lo sviluppo della generazione diffusa da rinnovabili rischia di essere un investimento dai limitati benefici. Rendere intelligenti le reti di distribuzione, affinché possano gestire la variabilità dei flussi di potenza con opportuni sistemi di controllo real time, favorirà la diffusione delle rinnovabili, riducendo la nostra dipendenza da fonti fossili, di sfruttare la capacità delle reti esistenti, permettendo l uso efficiente delle risorse e di migliorare la qualità del servizio ai clienti. E: Quali i target d efficienza energetica per i prossimi 3/5 anni? E come raggiungerli? GB: L efficienza energetica deve assumere un ruolo sempre più strategico, attraverso un adeguato sostegno alla ricerca e all innovazione per sviluppare ancor più il già presente know-how e l industria italiana di settore. Nonostante i significativi risultati ottenuti a partire dal 2005, l efficienza è stata ingiustamente penalizzata rispetto alla produzione di fonti rinnovabili soprattutto alla luce degli obiettivi A tal fine può essere opportuno riportare un esempio, seppur in termini assolutamente indicativi ed approssimati validi per lo scenario energetico attuale in Italia: -1 tep di maggior produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili comporterebbe un onere annuo variabile tra circa 930 euro (nel caso di fonti incentivate con gli attuali certificati verdi), e circa 3500 euro (nel caso di fotovoltaico); 1 tep di maggior produzione di energia termica da fonti rinnovabili comporterebbe un onere annuo pari a circa 350 euro; -1 tep di riduzione dei consumi finali per effetto di interventi di risparmio energetico comporterebbe un onere pari a circa 100 euro. Per rispettare i vincoli imposti a livello europeo è necessario non solo riequilibrare il sistema di incentivazione a favore dell efficienza energetica, ma insistere sull innovazione tecnologica. L Autorità è impegnata, in coordinamento con i Ministeri competenti, nell aggiornamento della regolazione tecnica dei titoli di efficienza energetica (i c.d. certificati bianchi), con l obiettivo di dare maggiore spazio, a parità di costo complessivo per il Paese, a interventi più strutturali, tali da produrre risparmi energetici per un maggior numero di anni e, dunque, complessivamente superiori. E: Basteranno le fonti rinnovabili in futuro a sostenere la crescita dei consumi? Continueremo a parlare di dipendenza dal petrolio e/o dall import? GB: Siamo un Paese a elevata dipendenza energetica; oltre l 80% del nostro fabbisogno è coperto da fonti fossili che dobbiamo importare, esponendoci alle turbolenze sui mercati internazionali. Le rinnovabili e l efficienza sono una grande opportunità per arricchire il mix produttivo. Ma c è anche un ulteriore leva per assicurare al Paese più concorrenza e minore vulnerabilità: lo sviluppo infrastrutturale che permette di diversificare gli approvvigionamenti in termini di fonti, rotte e fornitori. E: Vede con soddisfazione la politica europea sull unbundling degli operatori di reti gas ed energia elettrica? GB: Il D. lgs. 93/11, che ha recepito nell ordinamento italiano le direttive del III Pacchetto prevedendo per la rete gas il modello comunitario noto come Independent Transmission Operator (Ito), ha fortemente rafforzato gli obblighi di separazione funzionale prevedendo procedure complesse di certificazione e controllo. L Autorità, dunque, non solo si occupa di implementare il quadro regolatorio per assicurare la gestione indipendente e lo sviluppo efficiente delle reti, ma intende utilizzare gli strumenti di vigilanza per assicurare una corretta attuazione dell Ito, nella convinzione che una seria implementazione di questo sistema potrebbe indurre fisiologicamente, nel futuro, una separazione proprietaria su base volontaria da parte dei gruppi societari integrati a monte e a valle, modello ritenuto preferibile. In ogni caso, qualunque sia il modello attuato in Italia (Ito o separazione proprietaria) pensiamo che il punto centrale riguardi l ottica europea (intra ed extra-europea). Come abbiamo più volte affermato, la politica infrastrutturale delle reti deve avere un respiro europeo quanto alla scale, e di medio lungo termine quanto all orizzonte temporale. A richiederlo è il rationale degli scenari del gas naturale che non sono limitati ai singoli contesti nazionali. L elettricità verde. Quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e incentivate ,7 25, Cip 6 Certificati verdi 32, Tariffa fissa onnicomprensiva Conto energia fotovoltaico Fonte: Autorità per l energia 41, Elementi 24 13

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16 primo piano IL PESO DELLA ROBIN HOOD TAX milioni di euro fino al 2013 E 200 MILIONI PER I SUCCESSIVI ESERCIZI INCONTRO CON FULVIO CONTI AD di Enel Fulvio Conti Senza contare l impatto che la norma ha avuto sul titolo Enel in Borsa. Per allineare la bolletta energetica italiana a quella dei nostri vicini e concorrenti europei serve un piano di investimenti volto a riequilibrare il mix produttivo e avvicinarlo alla media europea, con una quota maggiore di carbone pulito. Vogliamo mantenere una posizione di leadership nei nostri mercati strategici: Italia e Spagna. Continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi, in aree con maggiore disponibilità di risorse naturali, per sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili, e coglieremo le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida crescita: America Latina, Est Europa e Russia. 16 Elementi 24

17 3sun Joint venture Enel-Sharp-StMicroelectronics Catania di Fausto Carioti La Robin Hood Tax manca di visione a lungo termine e colpisce un settore, quello dell energia, che genera ricchezza per milioni di azionisti, occupazione per decine di migliaia di persone, investimenti e innovazione. Al tempo stesso lascia immutate le sacche di bassa produttività, che sono i veri problemi del Paese. Se a questo aggiungiamo il rischio di un quadro normativo instabile, di fatto stiamo scoraggiando gli investimenti. Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, è deluso dalle ultime leggi che interessano il suo gruppo e l'intero settore energetico. Anche per questo il piano industriale di Enel - fa sapere Conti - è in fase di revisione. E: Lei è stato uno dei primi a dire che la Robin Hood Tax avrebbe potuto far ridurre gli investimenti alle aziende energetiche. Che accadrà agli investimenti pianificati da Enel? FC: La stabilità del quadro regolatorio in un settore come il nostro, caratterizzato da alta intensità di capitali e tempi lunghi per il completamento degli investimenti, è fondamentale. Chi può investire nell ammodernamento delle reti, in nuove centrali, in imprese gigantesche che si ammortizzano in decine di anni, senza sapere come questi investimenti verranno remunerati? Attualmente, anche alla luce dei recenti sviluppi, il nostro piano industriale è in fase di revisione. Quando lo presenteremo - a marzo - indicheremo i target che intendiamo raggiungere. E: Che impatto avrà la Robin Hood Tax sui conti di Enel? FC: L incremento dell aliquota addizionale Ires e dell estensione della stessa alle attività di distribuzione di energia elettrica e gas e alle rinnovabili comporterà un onere per il Gruppo Enel stimabile in circa 400 milioni di euro all anno nel triennio e in circa 200 milioni per i successivi esercizi. Senza contare l impatto prodotto da tale norma sul titolo in Borsa. E: La Regione Veneto ha cambiato la legge istitutiva del Parco del delta del Po, consentendo la ripartenza dell iter autorizzativo per la riconversione della centrale di Porto Tolle. Che tempi vi aspettate? FC: La riconversione a carbone pulito della centrale di Porto Tolle può rivelarsi determinante per la crescita del nostro Paese. Impedirla vuol dire tenere nel cassetto investimenti per oltre tre miliardi, se si considera anche il progetto pilota di Cattura e Sequestro della CO2 (CCS), che vogliamo realizzare su scala industriale proprio sul sito di Porto Tolle. Abbiamo fiducia che i rimanenti passaggi autorizzativi possano essere completati entro il 2012, così da iniziare la costruzione dell opera e dare una boccata di ossigeno alle imprese fornitrici e all intero indotto. > Elementi 24 17

18 primo piano E: Ritiene adeguata la normativa che regola la realizzazione di simili infrastrutture? FC: Il Rapporto Doing Business della Banca Mondiale colloca l Italia al 59esimo posto nella categoria protecting investors, che misura la tutela per gli investitori. Mentre il Global Competitiveness Report curato dal World Economic Forum ci mette al 133esimo posto su 139 Paesi nella voce Burden of government regulation, cioè il peso della burocrazia sulle attività economiche. Per risalire queste classifiche abbiamo bisogno di un quadro normativo leggero, chiaro e prevedibile. In grado di armonizzare i diversi interessi presenti sul territorio, assegnare con certezza doveri e responsabilità agli organi della pubblica amministrazione, ma soprattutto capace di assicurare regole certe a chi vuole investire. E: Pensa anche a una riforma della Costituzione? FC: Una riforma del Titolo V della Costituzione, che riconosca la centralità del ruolo dello Stato in materia di infrastrutture energetiche agevolerebbe gli iter autorizzativi, ottimizzando tempi e qualità delle scelte. E: Che lezione si può trarre dalla vicenda di Porto Tolle? FC: La realizzazione di impianti industriali e di opere di utilità pubblica provoca spesso opposizioni sul territorio. È un fenomeno diffuso a livello globale, una sindrome tipica delle società evolute. Occorre eliminare i pregiudizi secondo cui tutti gli investimenti specie quelli infrastrutturali tolgono qualcosa al territorio,anziché contribuire alla sua crescita. E: A quali soluzioni pensa? FC: Bisogna coinvolgere le istituzioni centrali per instaurare un dialogo con l opinione pubblica, le comunità locali e gli opinion leader. Il confronto deve essere basato sulle evidenze scientifiche e sulla costruzione di un patto informativo corretto, capace di dare risposte ai cittadini, mutuando l esperienza francese del Debat Public. Enel aspira a crescere in maniera sostenibile nel pieno rispetto delle comunità in cui opera. La nostra attenzione verso la sostenibilità è premiata con la presenza, per il settimo anno consecutivo, nel Dow Jones Sustainability Index, che include le migliori aziende al mondo secondo criteri stringenti di sostenibilità economica, sociale e ambientale. ENEL oggi Italia Capacità installata: MW Produzione annuale: 82 TWh Margine Operativo Lordo: 7,6 Mld Clienti: 32 milioni Dipendenti: Piano investimenti : 12 Mld Enel nel mondo Presenza in 40 paesi Capacità installata: MW Produzione annuale: 290 TWh Margine Operativo Lordo: 17,5 Mld Clienti: 61 milioni Dipendenti: Piano investimenti : 31 Mld 18 Elementi 24

19 E: I referendum hanno chiuso ancora una volta la strada al nucleare. Come cambiano i vostri investimenti in Italia? FC: È necessario un piano di investimenti volto a riequilibrare il mix produttivo, troppo sbilanciato verso il gas, che oggi pesa per oltre il 50%. Avvicinare il mix italiano a quello della media europea, introducendo una quota maggiore di carbone pulito, significherebbe anche allineare la bolletta energetica del nostro Paese a quella dei nostri vicini e concorrenti europei. In questa direzione vanno i nostri progetti di conversione di vecchie centrali a olio combustibile in moderne centrali a carbone pulito, come abbiamo fatto a Civitavecchia e intendiamo fare a Porto Tolle; i nostri nuovi impianti di rigassificazione, tipo quello previsto a Porto Empedocle; i nostri impianti che usano l energia dell acqua, del sole, del vento e il calore naturale della Terra. E: Quale strategia finanziaria perseguirà Enel nei prossimi anni? puntiamo sulla crescita del margine operativo grazie allo sviluppo delle sinergie all interno del Gruppo, ai costanti processi di miglioramento dell efficienza e alla crescita organica, in modo da garantire ai nostri azionisti una buona performance operativa, anche in condizioni di mercato difficili come quelle attuali. E: Su quali Paesi concentrerete gli investimenti? FC: Intendiamo mantenere una posizione di leadership nei nostri mercati strategici: l Italia, ovviamente, ma anche la Spagna, dove con Endesa siamo presenti lungo tutta la filiera. Continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi e in aree dove maggiore è la disponibilità di risorse naturali che permettono di sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili, e coglieremo le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida crescita dell America Latina, dell Est Europa e della Russia. FC: Il piano di ottimizzazione del portafoglio di partecipazioni è praticamente completato. Per i prossimi anni non abbiamo in programma né cessioni né acquisizioni di rilievo. La stabilità finanziaria è tra le nostre priorità strategiche: Importazioni di elettricità 2010 Importo netto 44 TWh Competitività del settore elettrico nazionale Italia vs principali paesi europei Francia 11.2 Svizzera 22.5 Austria 1.3 Slovenia 7.3 Grecia % 13% 1% 23% 14% 36% 6% 18% 5% 5% 75% 1% 28% 22% 3% 28% 12% 52% 9% 17% 26% 14% 19% 27% Germania Spagna Francia EU27 Italia Carbone Gas Petrolio Nucleare Rinnovabili Fonte: Enel Elementi 24 19

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22 primo piano Shale gas, IL PUNTO DI VISTA PAOLO SCARONI Amministratore Delegato di Eni Paolo Scaroni 22 Elementi 24

23 il futuro è qui di Jacopo Giliberto Il gas è la fonte energetica chiave per i prossimi 20 anni, almeno in uno scenario in continua evoluzione. Ci auguriamo che grazie allo shale gas l Europa potrà disporre di energia domestica a costi competitivi, che consentirà all economia della Ue di marciare allo stesso ritmo delle altre grandi economie. Per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di gas non solo in Italia ma in Europa è prioritaria la realizzazione di un sistema integrato di gasdotti all interno dell Unione. Il risparmio energetico? La strada maestra per ridurre l impatto ambientale, prolungare la vita dei combustibili fossili e ridurre la nostra bolletta energetica. E: Dopo il referendum, come si rimpiazza il 25% del nucleare? Petrolio? O più facilmente metano? PS: Attualmente nel mix energetico dell Italia ci sono una quota molto importante di gas e una significativa di rinnovabili. Il gas è un punto di forza del nostro sistema energetico per vari aspetti: è competitivo, permette di contenere le emissioni di gas serra (50% in meno rispetto agli impianti a carbone, principale fonte utilizzata in Europa), è ampiamente disponibile e lo sarà ancora per molti anni. Inoltre assicura l alimentazione dei nostri sistemi elettrici, industriali e domestici con una continuità che le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di fornire. Elementi >

24 primo piano E: Quindi è davvero the gas age? E: Ora con la scoperta del giacimento in Monzambico, cresce ulteriormente il potenziale del gas? PS: Certamente. Il potenziale è di 425 miliardi di metri cubi e ci consentirà di coprire tutto il consumo dell Italia per sei anni. Mentre la produzione Eni dovrebbe aumentare di circa barili in un quinquennio. E: In chiave più specifica nel gas: come cambia lo scenario complessivo, tra shale gas e riduzione nucleare? PS: Lo shale gas potrà avere un ruolo importante per aprire una nuova strada per l approvvigionamento energetico. Grazie alla spinta innovativa della tecnologia siamo ottimisti, sia in termini di sicurezza energetica dell Unione Europea, sia in termini di costo di approvvigionamento del gas. Anche l Europa vivrà la rivoluzione dello shale gas, da noi definito il terzo idrocarburo per l impatto formidabile che ha avuto al di là dell Atlantico, dove rappresenta già il 20% del consumo e i prezzi del gas sono più che dimezzati. Nel nostro continente sfruttare lo shale gas sarà più complesso perché le tecniche di estrazione sono di fatto invasive e potranno essere utilizzate solo in aree poco abitate. Nonostante queste complicazioni addizionali, in Eni crediamo che lo sfruttamento dello shale gas sia possibile anche da noi. Facendo leva sulle tecnologie che abbiamo acquisito attraverso la Quicksilver, una società americana specializzata nello shale gas, siamo entrati in Polonia e in Ucraina. Ci auguriamo che grazie allo shale gas l Europa potrà disporre di energia domestica, a costi competitivi, che consentirà all economia europea di marciare allo stesso ritmo delle altre grandi economie. PS: Certamente il gas è la fonte energetica chiave per i prossimi 20 anni almeno in uno scenario in continua evoluzione. È la fonte energetica che si svilupperà di più a scapito di altre che hanno problemi maggiori di quelli del gas. Per 20 anni il mercato del gas è stato stabile. I consumi crescevano ogni anno del 2-3%, i prezzi erano legati a quelli del petrolio. Gli attori erano quasi sempre gli stessi: l'algeria, la Russia, la Norvegia, almeno per quanto riguarda l'europa. Recentemente invece le cose sono cambiate. Il primo elemento è rappresentato proprio dallo shale gas. Gli Stati Uniti infatti, grazie al suo sfruttamento, hanno smesso di essere importatori. Questo ha provocato un eccesso di offerta che arrivando anche in Europa ha reso il mercato estremamente fluido, molto abbondante sul lato dell'offerta. Questa non è stata l unica perturbazione, ma solo uno degli elementi fondamentali che hanno trasformato le rotte, i punti d'arrivo e l'approccio verso questa fonte. Tutti credevamo che nel 2010 saremmo entrati in una nuova era del gas, che ce ne sarebbe stato tanto, a basso prezzo e proveniente da varie aree. E di nuovo lo scenario è cambiato. La 'primavera araba' ha messo in discussione le forniture di gas verso l'europa e verso l'italia. E ancora. L'incidente giapponese di Fukushima ha cambiato di nuovo la situazione con il Giappone che ha accresciuto notevolmente le sue importazioni di LNG. Ma di gas ce ne sarà ancora e rappresenterà una delle fonti più importanti nel futuro. E: Un cenno alle infrastrutture che serviranno per affrontare questo cambiamento: rigassificatori? Gasdotti? PS: Per affrontare il cambiamento e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di gas non solo in Italia ma in Europa, è prioritaria la realizzazione di un sistema integrato di gasdotti all interno dell Unione. Abbiamo avanzato al Commissario per l Energia, Gunther Oettinger, una proposta perché l UE promuova la creazione di una rete di gasdotti che unisca i Paesi del nostro continente. Oltre alla diversificazione degli approvvigionamenti, alla diversificazione delle rotte di transito e all aumento delle capacità dei gasdotti esistenti, quella di una rete integrata del gas è la vera priorità per la sicurezza degli approvvigionamenti. Solo così ci assicureremo il gas di cui abbiamo bisogno, quando e dove serve e a prezzi compatibili con la nostra crescita economica. 24 Elementi 24

25 E: Uno sguardo alla situazione libica e ai riflessi per l Italia... PS: In Libia stiamo rimettendo in marcia la nostra produzione di idrocarburi. Dal 23 settembre sono di nuovo operativi i nostri uffici di Tripoli, finora presidiati solo da dipendenti locali. Entro ottobre abbiamo l obiettivo di riattivare le forniture di gas verso l'italia. Sempre a fine settembre abbiamo riaperto quindici pozzi nel giacimento di Abu- Attifeel, situato circa 300 km a sud di Benghazi e il livello di produzione ha raggiunto i barili al giorno. L altro obiettivo di riattivare il gasdotto Greenstream entro l'autunno è fondamentale per mettere in sicurezza gli approvvigionamenti dell Italia con l'arrivo del periodo invernale. Greenstream trasporterà inizialmente l'eccedenza del gas del campo on-shore di Wafa, poi arriverà la produzione di Sabrata, il nostro principale campo a gas off-shore. E: Quali sono le risposte realistiche che l Europa può dare alle sfide ambientali? PS: Sicuramente più gas e meno carbone per tagliare la CO2, più gas per rimpiazzare il vecchio nucleare che verrà dismesso, più gas per fare fronte all aumento della domanda di energia. La disponibilità di gas per i prossimi anni sarà essenziale per avere tutta l energia necessaria, a un prezzo compatibile con la crescita economica, generarla e consumarla con il minor impatto ambientale possibile. Parlando di energia, non dimentichiamo che il risparmio energetico resta la strada maestra per ridurre l impatto ambientale, prolungare la vita dei combustibili fossili e, perché no, anche per allegerire la nostra bolletta energetica. La produzione lorda totale in Italia dal 2000 al 2010 TWh FER Carbone Gas Nat. Prod. Petroliferi Altro In Italia durante il 2010 sono stati prodotti circa 302 TWh realizzando un +3% rispetto al La produzione lorda è storicamente caratterizzata da un trend in crescita. Solo durante lo scorso anno, la crisi economica ha provocato una brusca frenata (-8%) da 319 TWh del 2008 a 293 del Negli ultimi 11 anni si è trasformata la composizione del mix di combustibili utilizzati per la produzione nazionale di elettricità. Nel 2010 prevale il gas naturale, il cui contributo è pari al 51% rispetto al 35% del Crescono anche le rinnovabili e il carbone. Diminuisce l utilizzo dei prodotti petroliferi (soprattutto olio combustibile), che nel 2000 contribuivano per il 31% alla produzione totale, nel 2010 solamente per il 3% Prod FER/ Prod TOT 18,4 19,5 17,0 16,0 17,9 16,0 16,1 15,2 18,2 23,7 25,5 % Fonte: GSE Elementi 24 25

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28 energia primo piano rinnovabile Un unica PARLA CLAUDIO ANDREA GEMME Presidente Anie associazione PER LE RINNOVABILI Riunire sotto il cappello dell Anie tutte le associazioni delle rinnovabili. Questo il progetto più ambizioso della nuova presidenza targata Claudio Andrea Gemme. Una strada perseguita invano per diversi anni e tuttora irta di difficoltà. Nel frattempo, tra le sfide dell Anie ci sono anche l efficienza, gli accumuli di energia (con un occhio al piano di Terna da 130 MW) e le Smart Grids. di Carlo Maciocco E: Parliamo di incentivi? Claudio Andrea Gemme E: Negli indirizzi strategici dell Anie per il quadriennio l efficienza energetica gioca un ruolo centrale. Su cosa intende concentrarsi in particolare l associazione? CAG: Per noi la parola d ordine è manutenzione. Nel termoelettrico, ma anche nel civile, c è un parco di impianti obsoleto, bisognoso di interventi di revamping e, appunto, di manutenzione. È una necessità imposta dagli obiettivi dell Unione Europea al 2020 per la riduzione delle emissioni di CO2: i nostri dati ci dicono che si può realizzare un risparmio quantificabile in 500 MW, equivalente in termini di emissioni a 23 milioni di autovetture. E: Alla politica cosa chiedete? CAG: In attesa che venga finalmente approvato il Piano Energetico Nazionale, per noi sarebbe opportuno inserire già nel Decreto sviluppo dei provvedimenti a favore delle manutenzioni. CAG: Anche incentivi, ma soprattutto di una strategia chiara e stabilità normativa. Bisogna anche tenere conto dei costi legati all eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi Ue. Per l Italia peseranno più gli incentivi o le eventuali penali? E: Il tema ha già creato molte fibrillazioni anche nel settore delle rinnovabili. E del fotovoltaico in particolare, dove l Anie è presente tramite il Gifi. Com è la situazione dopo l entrata in vigore del IV conto energia? CAG: Inutile nascondere che il IV Conto energia ci ha dissanguato, ma adesso per il settore l importante è trovare stabilità, con l obiettivo di puntare alla grid parity ed emanciparsi così dagli incentivi. Per fare questo è fondamentale dare unità alle associazioni rappresentative del comparto, non solo del fotovoltaico ma di tutte le rinnovabili. Bisogna insomma parlare con una voce unica. Ne abbiamo discusso con il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che ci ha dato il proprio appoggio: riunire in Anie tutte le associazioni delle Fer, da Assosolare a Aper, passando per Anev e fino ad arrivare al Comitato Ifi, essenziale anche per il suo ruolo sull intero ciclo vita dei pannelli fotovoltaici, riciclo compreso. Siamo anche pronti a istituire una dodicesima federazione in Anie. 28 Elementi 24

29 E: È un progetto che si tenta di perseguire da diversi anni CAG: Senza dubbio, ma ora i tempi sono maturi. Si potrebbe fare per gradi, magari partendo dalle associazioni del fotovoltaico. Però bisogna avviare l iter il prima possibile: già in sede di Comitato energia e mercato di Confindustria chiederò che si cominci a stabilire un percorso. E: Parlando di rinnovabili non si può non affrontare il problema delle reti. Terna e i produttori ancora discutono sulla necessità di realizzare gli accumuli per garantire maggiore sicurezza e stabilità al sistema elettrico in vista dell imponente crescita delle Fer non programmabili: l Anie che ruolo può giocare in questa partita? E le famose batterie sono già un prodotto commercializzabile? batterie certamente chiederemo di essere coinvolti. Riguardo ai costi, al momento sono ancora elevati ma non siamo lontani dal trovare soluzioni commercializzabili. Gli accumuli di energia restano comunque uno strumento importantissimo, anche in vista della realizzazione delle smart grid. E: Quello delle reti intelligenti è un altro settore dove l Anie è molto presente CAG: Il nostro obiettivo è duplice: essere coinvolti nelle iniziative a livello europeo e coordinarci con gli Enti locali italiani, che stanno portando avanti diversi progetti, come quello Smart city a Genova. Su questo si sta muovendo il vice presidente Monizza, a cui ho affidato la responsabilità dell Europa e del mercato energia. CAG: Se Terna realizzerà il proprio piano da 130 MW sulle Andamento del fatturato per il segmaneto del fotovoltaico valori a prezzi correnti / /2009 milioni di euro variazioni % FATTURATO TOTALE ** 39,6 146,1 ** valore relativo agli impianti installati senza Decreto Salva Alcoa. Dati statistici valori a prezzi correnti / /2009 milioni di euro variazioni % Mercato interno ,0-10,1 Fatturato totale ,1-11,3 Esportazioni ,7-1,0 Importazioni ,7-4,8 Bilancia commerciale * I dati non includono il segmento delle tecnologie per il fotovoltaico Fonte: ANIE Esportazioni per principali paesi e aree distribuzione percentuale Paesi di destinazione Algeria 8,7 8,3 8,1 Egitto 4,2 4,0 7,5 Iran 5,2 6,2 7,1 Francia 2,0 4,6 6,2 Russia 0,8 4,6 4,6 Totale top 5 20,8 27,8 33,5 Altri Paesi 79,2 72,2 66,5 Macro-aree di destinazione Europa di cui 21,9 27,4 34,7 UE-15 Stati Membri 12,2 15,7 20,4 UE-12 Nuovi Stati Membri 2,1 1,7 2,9 Altri Paesi Europei 7,6 9,9 11,4 Africa 19,6 20,7 19,9 America 16,8 13,9 12,0 Asia di cui 40,7 35,2 32,1 Medio Oriente 23,8 18,2 19,9 Asia Centrale 6,3 3,7 6,7 Asia Orientale 10,7 13,2 5,6 Australia e Oceania 0,9 2,8 1,2 Importazioni per principali paesi e aree distribuzione percentuale Paesi di provenienza Germania 37,0 41,3 32,8 Cina 14,3 13,3 16,7 Francia 6,0 6,2 7,0 Spagna 3,8 3,4 4,8 Finlandia 2,2 1,3 4,5 Totale top 5 63,3 65,6 65,8 Altri Paesi 36,7 34,4 34,2 Macro-aree di provenienza Europa di cui 74,5 73,0 74,3 UE-15 Stati Membri 58,5 59,0 55,4 UE-12 Nuovi Stati Membri 9,0 9,4 15,3 Altri Paesi Europei 7,0 4,7 3,6 Africa 3,6 4,5 2,4 America 2,3 2,7 1,6 Asia di cui 19,6 19,7 21,7 Medio Oriente 0,3 0,6 0,2 Asia Centrale 1,9 3,1 2,4 Asia Orientale 17,4 16,0 19,0 Australia e Oceania 0,0 0,0 0,0 Fonte: elaborazioni ANIE su dati ISTAT Elementi 24 29

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31 PUBBLIREDAZIONALE Enel e la mobilità elettrica Il settore dei trasporti è responsabile di circa un terzo delle emissioni di gas serra prodotti dall uomo. Le nuove tecnologie dei veicoli elettrici consentiranno una riduzione delle emissioni e un miglioramento della qualità della vita, soprattutto in città. Enel, leader nel settore dei sistemi intelligenti di gestione della rete, ha avviato con Enel drive progetti pilota per sviluppare una rete di infrastrutture di ricarica intelligenti e garantire un servizio diffuso, efficiente e semplice per chi decide di guidare veicoli elettrici. Per la progettazione e la realizzazione dell infrastruttura di ricarica, Enel si è basata sulla tecnologia della sua rete: oltre 32 milioni di contatori elettronici installati nelle nostre case. I contatori teleletti e telegestiti da Enel, costituiscono un sistema unico al mondo che consente di effettuare da remoto, operazioni prima gestite in presenza di un operatore. La ricarica Il sistema di ricarica è innovativo, tecnologicamente avanzato, semplice e sicuro da usare. Ha due tipi di stazione di ricarica: Home station, domestica, con un contatore installato nel garage o box; Public station è la colonnina installata in strada, in punti strategici per la mobilità concordati con le amministrazioni locali. Altro elemento fondamentale è la card personalizzata che consente il riconoscimento del cliente e attiva e interrompe il processo di ricarica. Come funziona la ricarica Connesso il veicolo al punto di ricarica con l apposito cavo in dotazione, il processo - avviene in modo automatico. Il sistema permette la personalizzazione della ricarica, basandosi sulla disponibilità della stazione, sulle tariffe dei gestori di energia. Le modalità di pagamento sono tante, anche con carte prepagate o abbonamenti. Enel e gli accordi per la mobilità elettrica Per intensificare la mobilità sostenibile e sottolineare l impegno a favore dello sviluppo e della realizzazione di auto elettriche in Italia, Enel ha stipulato accordi con importanti case automobilistiche e motociclistiche come Mercedes, Renault-Nissan, Citroen, Piaggio e con amministrazioni locali. Con Smart ha dato vita al progetto e-mobility Italy, coinvolgendo oltre 140 clienti, aziende e privati, selezionati tra richieste, che hanno ricevuto le esclusive smart electric drive capaci di ricaricarsi utilizzando la rete Enel e l offerta di Enel Energia. Le città scelte per il progetto sono Roma, Pisa, Milano e Bologna. Enel ha previsto l installazione di oltre 400 punti di ricarica, tra home e public station, e ha siglato accordi con il Comune di Roma, Acea e Poste Italiane. Tra gli ultimi protocolli siglati da Enel, particolare rilievo assume quello con la Regione Emilia-Romagna ed Hera. Elementi 24 31

32 energia rinnovabile Non perdiamoci l eolico A TU PER TU CON SIMONE TOGNI Presidente Anev di Roberto Antonini Simone Togni Le norme sull'incentivazione dell'eolico hanno creato tra gli operatori un clima di sfiducia generalizzato. È a rischio un settore che oggi occupa quasi 30mila addetti con 10 miliardi di investimenti previsti per i prossimi 5 anni. Come uscire da questa situazione? Elementi lo domanda a Simone Togni, presidente Anev. E: Che messaggio lancia ai decisori? ST: È paradossale ritrovarsi a parlare dopo quasi un decennio delle medesime criticità per il nostro settore, constatare come nel sistema regolatorio dilaghi una lacunosità tale che sembra quasi impossibile osservare cosa sia stato fatto in questi anni in termini di installazioni da fonti eoliche. Crescita costante, sviluppo tecnologico e industriale, flussi economici sempre in ascesa, tassi di occupazione elevati nelle regioni a maggior carenza di posti di lavoro, per un settore, ampliando il discorso a tutte le rinnovabili, che con un minimo di lungimiranza potrebbe dare nuova linfa alla nostra economia. Attendiamo ora l emanazione dei decreti attuativi al D.Lgs 28/2011, rinfrancati comunque dalle parole del sottosegretario Saglia che in una intervista ha detto che i livelli incentivazione e la durata saranno modulati tenendo conto di standard e pratiche europee e che tali decreti vedranno la luce entro novembre. A tal riguardo, da parte nostra, si è manifestata una fattiva collaborazione a rivedere al ribasso gli attuali livelli di incentivazione a patto di ricevere rassicurazioni sulla certezza a tutti i livelli, cercando di eliminare quelle inefficienze che a oggi gravano sui player in maniera considerevole. È fondamentale comunque intervenire tempestivamente perché a rischio c è davvero un intero settore, che se dovesse crollare avrebbe conseguenze inimmaginabili a livello socio economico per il nostro Paese, con ripercussioni politico-economiche a livello comunitario. E: Prima i tagli, poi la Robin Tax: cosa succede attorno al vento? ST: Se si pensa che tutti questi interventi sono retroattivi, sembra ci sia un accanimento nei confronti del settore. Noi non ci schieriamo dalla parte dei complottisti, ma riteniamo che alcune decisioni dovrebbero essere prese in maniera più consapevole e responsabile, lasciando da parte le valutazioni superficiali. Ribadiamo la nostra disponibilità al sacrificio ma di certo nei limiti della sostenibilità; abbiamo lanciato un segnale dichiarandoci disposti ad accettare tagli sugli incentivi. Per la Robin Tax il discorso è differente: chiediamo a gran voce che per gli impianti rinnovabili - sia tempestivamente rimossa. E: Come evolve la tecnologia eolica? ST: La ricerca nel settore potrebbe essere indirizzata su due binari che in qualche modo possono andare di pari passo. Da un lato sulla semplificazione della componentistica che 32 Elementi 24

33 renderebbe più agevole la manutenzione su macchine, che obiettivamente si caratterizzano per una logistica operativa complessa, abbattendo così in maniera significativa la percentuale di interventi. Dall altra parte occorre ragionare su possibili misure che comportino una riduzione dei costi nell ottica di abbattere, agendo globalmente su tutta la componentistica, il costo complessivo delle installazioni, tenendo conto di un possibile decremento nei prossimi anni del sistema degli incentivi. Va registrato come in ambito tecnologico ci siano in Italia numerose eccellenze. L azienda italiana nel settore della componentistica meccanica, ad esempio, è in assoluto tra le leader a livello mondiale, tanto che risulta essere un settore trainante per i forti volumi che registra anche in esportazione. E: Quanto è vicina la grid parity dell'eolico? ST: È prematuro parlare di grid parity per l eolico, visti gli attuali costi che un azienda deve affrontare in tutte le fasi della costruzione di un impianto. A nostro avviso comunque si potrebbe intervenire da subito tagliando in modo consistente la quota di incentivo, qualora si provvedesse a eliminare quei fattori di inefficienza che gravano su tutte le fasi di un impianto e comportano costi rilevanti (amministrativi, autorizzativi, convenzioni con i Comuni, oltre ai costi di connessione). Qual è la potenzialità italiana per l'energia del vento? In Italia nel 2010 sono stati prodotti circa 9,1 TWh di energia elettrica da fonte eolica, pari al fabbisogno di quasi 8 milioni di persone. Tale quota rappresenta circa il 12% della produzione da rinnovabili in Italia viene dopo l idroelettrico e le bioenergie; dati che mostrano come la tecnologia eolica, pur essendo relativamente giovane, sia già matura. Uno studio dell ANEV basato sulle risultanze di un protocollo di intesa con le principali associazioni ambientaliste, prevede al 2020, MW di potenza complessiva da fonte eolica per una quota di energia pari a 27,5 TWh. Dati che in qualche modo divergono con quanto riportato nel PAN, anche se alla luce della situazione attuale comunque, i MW rimanenti previsti dal PAN sarebbero comunque un risultato soddisfacente. Il piano d azione nazionale sulle rinnovabili Stima al 2020 del contributo totale sul consumo finale di energia previsto per ciascuna tecnologia che usa energia rinnovabile in Italia (ktep) Elettricità per trasporti Idroelettrica Geotermica Geometrico pompa di calore Solare fotovotaico Solare termico Eolico Biomassa (solida + biogas + biocarburante) Solare fotovoltaico a concentrazione Fonte: Elaborazione Aiel, dati Pan Elementi 24 33

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35 INTERNATIONAL POWER CON L ENERGIA DEL DOMANI Aprite le porte alle correnti dell eolico PUBBLIREDAZIONALE A poco più di cinque anni dall ingresso di International Power in Italia, pensare allo sviluppo dell eolico come volano della produzione energetica da fonti rinnovabili rischia di rimanere un ambizioso progetto, intrappolato tra i lacci e lacciuoli di procedure autorizzative complesse e ostili. Paradossalmente, questo avviene proprio mentre si avvicina la scadenza fissata dalla Comunità Europea, che impone ai Paesi Membri entro il 2020 obiettivi di efficienza e sostenibilità strettamente vincolati allo sviluppo delle rinnovabili. Con una produzione annuale di MW di energia elettrica da rinnovabile, International Power consente l approvvigionamento di famiglie. Evitando così l emissione di tonnellate di CO2 e l importazione di 1,4 milioni di barili di petrolio. Numeri che confermano questa azienda come primo produttore di energia elettrica da fonte eolica in Italia. Ma International Power è anche una multinazionale che sceglie di impegnarsi in Paesi stabili e con normative certe. Requisiti spesso assenti in Italia, dove la lentezza e le disfunzioni delle amministrazioni pubbliche costringono molte aziende straniere che lavorano nel nostro Paese a trasferire altrove investimenti e progetti. Basti pensare che per ottenere un autorizzazione (o un diniego) per un parco eolico, può essere necessario aspettare fino a cinque anni, benché la normativa preveda un attesa di 180 giorni. Nonostante tali perplessità International Power incoraggia lo sviluppo del settore con progetti di ripotenziamento (repowering), pensando di sostituire le turbine installate più di 10 anni fa con altre di nuova generazione, più capaci e più efficienti. Sulla validità del repowering, c è chi non ha dubbi. In Spagna, dove si producono annualmente MW di energia da fonte eolica (quasi 4 volte quella italiana), l IDAE (equivalente alla nostra ENEA) ne ribadisce i vantaggi: meno impatto visivo, meno occupazione di territorio e maggiore produzione per le aziende e per il Paese. Eppure, anche in questo caso non mancano in Italia gli esempi negativi. La domanda presentata quasi tre anni fa per un azione di repowering di un impianto in Campania (che prevede la sostituzione di 4 turbine costruite nel 96 con due turbine moderne) ha ottenuto solo a metà settembre il verbale della conferenza dei servizi. Se già l Italia fatica a rispettare i tempi della road map europea, il vero peccato sarebbe lasciarsi sfuggire quei soggetti che, come International Power, hanno fiducia nel settore nonostante l incertezza del futuro. Elementi 24 35

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37 energia rinnovabile Smart grids scelta inevitabile G. B. Zorzoli CONVERSAZIONE CON G. B. ZORZOLI Presidente Ises Italia di Gabriele Masini Il referendum sul nucleare e gli obiettivi sulle rinnovabili stanno plasmando il nuovo mix energetico italiano. Anche senza la definizione di una Strategia energetica nazionale. Ma il sistema ha bisogno di essere governato nei suoi snodi più critici: sovracapacità, Smart Grids, innovazione. Ne parliamo con GB Zorzoli, Presidente di Ises Italia e uno ei massimi esperti del settore. Elementi >

38 E: Dopo la rinuncia al nucleare l Italia deve ripensare il proprio futuro energetico. Chi coprirà quel 25% di elettronucleare che il Governo aveva abbozzato nel ? GBZ: Sarà coperto - da un lato - dalle rinnovabili, che penso arriveranno oltre gli obiettivi fissati al Inoltre, oggi abbiamo una tale sovracapacità produttiva da cicli combinati, ma quello che non sarà coperto da rinnovabili lo sarà dal gas. Semmai c è un problema di sovrabbondanza, perché abbiamo cicli combinati che funzionano a ore l anno e i consumi di energia elettrica sono previsti, nel piano del governo, aumentare di pochissimo al Inoltre, tenuto conto che il quarto Conto energia pone l obiettivo di MW al 2016 e che si andrà avanti di MW l anno, al 2020 saremo a MW, che è la previsione che ha fatto anche l A.D. di Enel, Fulvio Conti. Ora, il Pan prevedeva anche di importare una parte di energia verde dall estero, e questo è stato fatto perché bisognava lasciare spazio al nucleare. Arrivando a MW di fotovoltaico, semplicemente possiamo fare a meno di importare dall estero. E abbiamo risolto anche quel problema. E: Un futuro con un mix sempre più rinnovabile non può prescindere dalle Smart Grids. A che punto è l Italia? GBZ: Le Smart Grids sono una scelta inevitabile con lo sviluppo delle rinnovabili e un settore nel quale l Italia ha un eccellenza a livello mondiale, sia perché ha già i contatori digitali, sia perché fa attività di ricerca e sviluppo. Siamo all avanguardia, ma occorre una politica governativa che incentivi un settore nel quale ci sono aziende in grado di fornire strumentazione, software e quant altro, in cui possiamo crescere senza importare, anzi, magari esportando. È vergognoso che nessuno, e mi riferisco anche all ultimo documento di Confindustria sullo sviluppo, si occupi di questo fatto. Rischiamo di fare l ennesimo autogol. E: Quali incentivi per le Smart Grids? GBZ: Più che incentivi, bisogna immaginare qualcosa come un fondo di rotazione. Il problema è che le aziende devono investire in anticipo e gli investimenti vanno al di là della normale prassi. Allora, o si aumentano le tariffe di distribuzione o altrimenti si fa un fondo di rotazione messo a disposizione dal governo. E una volta che questi investimenti da parte delle aziende saranno andati a buon fine e cominceranno a produrre utili, il fondo sarà restituito. Insomma, è una sorta di anticipo. E: Quando si parla di rinnovabili non si può non citare il ruolo della ricerca, dell innovazione e della filiera nazionale. In Italia le idee non mancano, ma si fa fatica a tradurle in innovazione. Come creare questo ponte, anche considerando i risultati non proprio brillanti di Industria 2015? GBZ: Considero Industria 2015 una delle più grandi delusioni degli ultimi anni. Il programma è stato varato nel 2006, i progetti presentati nel 2007 e nel 2011 non sono stati ancora finanziati. A questo punto, trattandosi di progetti innovativi, o qualcuno se li è finanziati per conto proprio o sono morti. Dare i soldi adesso sui quei progetti non ha senso. Il punto è che va trovato un meccanismo, i fondi non possono andare e venire. Su queste cose non si può dire a costo zero o senza nessun onere per lo Stato. D altro canto, aver finanziato le rinnovabili con gli incentivi e ora speriamo anche l efficienza ha messo in moto il meccanismo, come si è visto anche dal rapporto dell Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano: in poco tempo si è passati dal 28% al 35% di marginalità lorda rimasta in Italia, che non è un salto da niente. Mettere in moto la domanda mette in moto anche l offerta, ma senza una politica di innovazione industriale non si va da nessuna parte. E: Le evoluzioni del quadro legislativo hanno messo in luce la frammentarietà della rappresentanza nel settore delle rinnovabili. Perché non si riesce a fare massa critica? GBZ: Quello delle rinnovabili è un microcosmo che riflette il macrocosmo del mondo produttivo, della società italiana e della politica. Questo non significa assolvere tutti. Significa che chi sta al vertice dovrebbe farsi promotore di un cambiamento. E: Ci sono reali interessi divergenti nel settore delle rinnovabili? GBZ: L ammontare totale degli incentivi è limitato. Però bisognerebbe avere il coraggio di fare fronte comune almeno su alcuni punti: sulle regole, o, ad esempio, sulla questione delle aste per gli impianti sopra una certa potenza. Il mondo delle rinnovabili è spaccato: ci sono i grandi che sono per i bandi, gli altri che sono totalmente contrari. Noi come Ises abbiamo proposto al governo una soluzione mediata per cui in partenza si sarebbe dovuto fissare - per ciascuna tecnologia - una potenza da mettere a bando, che lasci fuori metà circa della potenzialità del settore, in modo da non sacrificare i piccoli e dare allo stesso tempo una liquidità alla gara sufficiente per verificarne il funzionamento. Però, non si è riusciti a trovare un accordo. La ricerca di un minimo di unità sarà comunque l ultima cosa a cui rinuncerò. Lo considero un compito prioritario per il Paese. 38 Elementi 24

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40 energia rinnovabile Idee, Innovazione per dare Stefano Besseghini alla in un contesto economico che pone sfide non gestibili con i vecchi paradigmi dei fattori produttivi fisici. Come ben delineato dalla strategia di Lisbona la conoscenza è un valore fondante nel processo produttivo e i nuovi centri di produzione del valore divengono sempre più i centri di produzione del sapere. RSE, con decenni di esperienza nel settore della ricerca, sa quanto questa conti in termini di leva competitiva per il settore industriale per essere motore di azioni, di miglioramento continuo e di sviluppo del sistema elettrico ed energetico. di Stefano Besseghini* RSE - Ricerca sul Sistema Energetico - è entrata a far parte del gruppo GSE nel giugno del Un ingresso che ha portato nel perimetro del gruppo una struttura di ricerca composta da circa 350 persone, delle quali 290 direttamente coinvolte in attività di ricerca e con un incidenza di personale laureato in discipline tecniche scientifiche superiore al 60%. Oggi RSE svolge ricerche per lo sviluppo del sistema elettrico, nei settori dalla generazione e della trasmissione e sulla distribuzione e impiego finale dell'energia elettrica. L acquisizione da parte di GSE è coincisa anche con un allargamento dell'area di interesse della società al più generale tema dei sistemi energetici. La ricerca è oggi un tema di cruciale importanza per il settore energetico e per il Paese, soprattutto Attualmente i comparti nei quali l attività di RSE è più concentrata sono quelli della generazione distribuita, un opportunità tecnologica in grado di delineare nuovi e originali scenari di sistema, che deve essere mutato radicalmente. Si tratta delle smart grids, le reti intelligenti, che rappresentano la naturale evoluzione dell oggetto tradizionalmente al centro dei temi di ricerca di RSE. Temi ai quali, però, ci si deve accostare partendo da piani nuovi, offrendo potenzialità di sviluppo in termini di stabilità del sistema e di maggior efficienza e offerta di nuovi servizi per l utente finale. Sia l inserimento nel gruppo GSE, sia la conclusione del triennio di attività di ricerca di sistema , chiamano RSE a una nuova impostazione della propria attività in un ottica strategica di crescita e di consolidamento delle competenze. In questo RSE giocherà un ruolo centrale per le sue competenze e per la capacità di essere in contatto con i principali attori del settore energetico siano essi istituzioni, amministrazioni pubbliche o imprese. Garantendo così una forte consapevolezza relativa ai principali temi di ricerca e alle principali necessità del settore e quindi dando la possibilità di raccogliere idee, 40 Elementi 24

41 e Impresa più valore ricerca proposte ed esigenze per trasformali in progetti di ricerca. Attività e progetti che dovranno avere alcune caratteristiche irrinunciabili: idee nuove sviluppo di prodotti, dimostratori e prototipi di cui sia evidente il campo di applicazione e il potenziale di novità un rapporto esplicito con portatori di interesse che rendano evidente il percorso di finalizzazione del progetto. La necessità di non essere autoreferenziali porta RSE a prestare attenzione al contesto per la proposizione di temi di ricerca e azioni che offrano chiari vantaggi competitivi al Paese in termini di supporto alle decisioni delle Istituzioni e di nuove opportunità per il sistema imprenditoriale. Con la consapevolezza di come sia utile contribuire alla realizzazione di un ecosistema positivo che permetta alle aziende un efficace sinergia con il mondo della ricerca. Si tratta di mettere in comunicazione due mondi, a volte distanti che invece si devono interfacciare in modo non estemporaneo e casuale. Un rapporto che sarebbe più semplice se svolto su progetti congiunti, elaborati in ambienti ad elevata "contaminazione" che uniscano l attitudine al cambiamento e alla realizzazione di soluzioni innovative, tipica della ricerca, alla focalizzazione al risultato, patrimonio distintivo del settore industriale. *AD RSE RSE è, da questo punto di vista, in posizione privilegiata grazie alla lunga esperienza nel rapporto con il cliente e la provenienza industriale di molti dei suoi ricercatori. L altro elemento che caratterizzerà l attività di RSE sarà l attenzione all evoluzione del contesto europeo. Nel quale RSE grazie all attiva partecipazione al SET plan, alle piattaforme e ai Joint Program di EERA e ai principali action network internazionali, si è ritagliato un ruolo privilegiato quale interlocutore stabile. E sono questa continuità di interlocuzione e l efficacia nella presenza internazionale a rappresentare uno dei principali patrimoni che RSE ha saputo mettere a frutto negli anni. L importanza di questa presenza è tanto più evidente se si considerano il ruolo che le direttive e le scelte fatte a livello europeo hanno rispetto ai contesti nazionali perché sono elementi centrali di indirizzo non solo delle politiche ma anche delle strategie industriali che trovano nella normativa comunitaria una formidabile leva di attuazione. RSE ha dimostrato di essere in grado di svolgere un incisivo ruolo di intervento sui temi di propria competenza. Un opportunità che l Italia, nazione tradizionalmente europeista ma spesso poco attenta a cogliere le opportunità che giungono proprio dall Europa, deve saper utilizzare con maggiore convinzione, determinazione ed efficacia. In conclusione, in futuro le linee di indirizzo di RSE sono riassumibili in tre I : idee, impresa, internazionalizzazione. Ambiti che non possono da soli esaurire l azione di un soggetto di ricerca come RSE ma che ne devono connotare fortemente l operato per poter svolgere quel ruolo di attivatore di conoscenze, risultati e soluzioni che devono essere il patrimonio di un centro di ricerca evoluto. Elementi 24 41

42 mercato energetico Energia, tutela FACCIA A FACCIA CON PAOLO VIGEVANO Amministratore Delegato di AU Paolo Vigevano di Luca Speziale Il mercato elettrico italiano può essere visto, a ragione, come uno dei casi di liberalizzazione che ha avuto maggior successo e, in questo quadro, aver previsto una funzione di aggregazione della domanda dei piccoli consumatori, è stata una felice intuizione del legislatore. Tuttavia la strada da compiere è ancora lunga. Ne abbiamo parlato con Paolo Vigevano. 42 Elementi 24

43 e informazione E: A che punto è il processo di liberalizzazione del settore elettrico? PV: Il percorso fin qui compiuto ha portato indubbiamente risultati positivi come, ad esempio, le opportunità di scelta per i consumatori e l entrata sulla scena competitiva di nuovi operatori. In Italia, però, i mercati energetici hanno ancora molta strada da percorrere, per ridurre il divario di prezzo dell energia elettrica con gli altri principali Paesi europei, che continua a essere elevato nonostante il forte sviluppo concorrenziale. Occorre agire per migliorare la diversificazione del mix energetico e ridurre la dipendenza del nostro Paese dalle importazioni di fonti costose, dipendenti dall andamento volatile del prezzo del petrolio. E: Qual è il ruolo di Acquirente Unico all interno del mercato e per i consumatori? PV: Grazie alla funzione di aggregazione della domanda svolta da AU, i piccoli consumatori beneficiano di prezzi che si formano direttamente nel mercato all ingrosso. Infatti, nel mercato di maggior tutela, le condizioni economiche e contrattuali sono stabilite dall Autorità per l energia elettrica e il gas, sulla base dei costi di approvvigionamento di AU. Si tratta di un sistema di tutela che rispetta le logiche di mercato. Inoltre, il prezzo dell energia elettrica del regime di maggior tutela rappresenta un riferimento per i venditori che devono offrire condizioni più vantaggiose per poter attirare nel mercato libero i piccoli consumatori, a tutto vantaggio della competitività. L esperienza di questi anni indica che il sistema di tutela non è in contraddizione con la promozione della concorrenza e anzi contribuisce a un ruolo attivo del consumatore e al formarsi di dinamiche competitive sul mercato. E: Come opera AU per l approvvigionamento dell energia elettrica? PV: AU utilizza canali quali le borse regolamentate, ma stipula anche contratti bilaterali attraverso aste trasparenti e non discriminatorie. La strategia di approvvigionamento mira a minimizzare il costo e il rischio, mediante la diversificazione delle scadenze temporali e con un opportuno mix tra prodotti a prezzo fisso e indicizzati. E: La crisi economica ha colpito tutti i settori, compreso quello dell energia. Qual è l impatto sulle famiglie? PV: In uno scenario di riduzione del potere di acquisto dei consumatori, alle prese con rischi di disoccupazione e di precarietà del lavoro, diventa pressante per milioni di nuclei familiari far quadrare il bilancio a fine mese. Una delle voci di spesa da tenere sotto controllo è quella riguardante i consumi energetici. A tal fine molti sono gli strumenti messi in atto, per informare i consumatori su come fare scelte che siano le più adeguate alle loro necessità. E: L informazione, quindi, gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo del mercato. Qual è ad oggi il punto di riferimento per il consumatore? PV: Le famiglie cominciano ad avere consapevolezza dei cambiamenti epocali dell assetto del mercato, conseguenti alla fine del monopolio. In questo contesto occorre operare affinché il consumatore sia sempre più informato per ben orientarsi tra le molteplici offerte commerciali che a lui vengono proposte. A tal fine, AU gestisce, per conto dell Autorità, lo Sportello per il consumatore di energia, che può considerarsi uno dei più importanti centri di tutela all interno delle Pubbliche Amministrazioni. Lo Sportello, da una parte, fornisce informazioni sui mercati dell energia e sui diritti dei consumatori, aiutando a capire come beneficiare dalla liberalizzazione; dall altra, aiuta a risolvere le controversie che si determinano tra clienti e operatori. E: In conclusione, quali sono i prossimi passi da fare? PV: La liberalizzazione del settore elettrico è andata avanti molto più velocemente di quella del gas. Adesso serve una strategia energetica nazionale nel cui ambito i futuri investimenti devono consentire di ridurre, anziché ampliare, il divario di prezzo dell energia elettrica. Per questo, nel mercato del gas è necessaria una migliore integrazione delle infrastrutture fisiche e commerciali con il resto d Europa, con l auspicio che una maggiore integrazione porti benefici anche al settore elettrico. Per quanto riguarda l evoluzione dei sistemi di tutela, assieme alla diffusione di un adeguata informazione, ritengo che il mantenimento di forme di protezione rafforzi la fiducia del consumatore nel mercato libero e agevoli il corretto gioco competitivo tra gli operatori. Si ringrazia per la collaborazione Emiliano Battazzi Elementi 24 43

44 La parola d ordine è efficienza. di Rainer Karan Rainer Karan 44 Elementi 24

45 Si potrebbe pensare che una volta installate le turbine eoliche e aver provveduto al loro allaccio alla rete, il grosso è fatto. Invece, per garantire la massima capacità produttiva delle turbine e far sì che l investimento rispetti la redditività prevista, è di cruciale importanza una efficace e corretta gestione e manutenzione dell impianto. L obiettivo dell Operation&Maintenance è proprio quello di assicurare che le turbine producano quanto più possibile, utilizzando la disponibilità come parametro principale per la misurazione di questo dato. Per questo, il continuo sviluppo e la costante tendenza al miglioramento devono essere tra gli obiettivi primari del dipartimento service di ogni azienda del settore eolico, al fine di garantire ritorno sull investimento, ridurre i rischi finanziari e aumentare la certezza del Business case. Per raggiungere questi risultati sempre più spesso le aziende richiedono al service di un azienda la massima flessibilità nella pianificazione e nello sviluppo di soluzioni ad hoc per le loro diverse esigenze, al fine di garantire valore aggiunto e aiutarle a centrare i loro principali obiettivi. Ovvero, massimizzare il tempo di produzione, ridurre il fermo delle turbine per gli interventi tecnici e contenere l impatto degli imprevisti sulla produzione così da incrementare la disponibilità e l affidabilità degli impianti e,al contempo, tenere sotto controllo i costi. I punti chiave di una strategia di service di successo sono l innovazione, la qualità, le competenze e la creazione di un rapporto solido e duraturo. Innovare significa potenziare le performance attraverso tecnologia ed esperienza, e al tempo stesso rinnovare il portfolio di offerte di cui i clienti possono fruire. L aspetto qualità, poi, deve essere costantemente migliorato attraverso una gestione rigorosa delle squadre di service e dei sistemi utilizzati, ma anche con continui investimenti per lo sviluppo di processi e la diffusione di una vera e propria cultura della qualità. Le competenze rappresentano un area di continuo miglioramento, che va dall investire in nuove tecniche e knowhow, attraverso corsi di formazione per i tecnici, alla sempre maggiore localizzazione del service e alla sua capillare estensione su tutto il territorio. Così come poter contare su un assistenza tecnica locale tempestiva e di qualità favorisce la creazione di un rapporto solido con i clienti. Attualmente le aziende impegnate nell ulteriore sviluppo e potenziamento del dipartimento service, investono sempre più nella ricerca di nuovi prodotti pensati e dedicati al settore, al fine di creare valore aggiunto per i clienti, attraverso un iniezione tecnologica nelle strutture già esistenti, che costituisca una marcia in più in termini di capacità produttiva. Un esempio potrebbe essere rappresentato dall introduzione di tecnologia presa in prestito dall aviazione per migliorare le prestazioni delle pale e incrementare il coefficiente di portanza. Le offerte di service tradizionali, che spesso vengono definite come garanzie di disponibilità su base temporale, assicurano oggi l operatività delle turbine in un parco eolico per un determinato lasso di tempo su base annua - a seconda del contratto di service stipulato. Oggi, i clienti richiedono sempre maggiore flessibilità, performance superiori e migliore gestione del rischio. Proprio in risposta a queste esigenze, Vestas ha presentato recentemente il suo nuovo prodotto della serie Active Output Management (AOM). Si tratta dell AOM 5000, realizzato per ottimizzare la produzione degli impianti eolici e minimizzare i rischi dei clienti, riconoscendo che la certezza del Business case dei produttori di energia eolica è consolidata dalla produzione della massima quantità di energia al minor costo, ogni volta che il vento soffia. L AOM 5000 introduce, infatti, una garanzia basata sulla produzione di energia che assicura il funzionamento delle turbina ogni qual volta il vento soffi. Questo nuovo modello di contratto di service si basa sulla massimizzazione della produzione e della disponibilità, attraverso l utilizzo di tecnologie di diagnostica e di ricerca e riparazione dei guasti avanzate, al fine di prevenire eventuali guasti, risolvere problemi in maniera tempestiva ed eseguire una manutenzione programmata. In questo modo, il tempo di fermo degli aerogeneratori sarà minimizzato e i possibili cali di produzione identificati e corretti nel minor tempo possibile. I dati relativi alle performance delle turbine vengono raccolti in tempo reale e trasmessi direttamente al centro dove un team di ingegneri lavora costantemente per seguire l orientamento della produzione del parco del cliente. Al presentarsi di variabili inattese, viene calcolato l impatto potenziale sull intero impianto eolico e si individuano le misure necessarie per controbilanciare questi effetti. Questa nuova offerta di service dà al cliente una maggiore certezza della produzione e un migliore rendimento e quindi una più sicura redditività dell investimento. L AOM 5000 rappresenta, infatti, un passo avanti nel garantire la disponibilità delle turbine quando ciò costituisce un maggior vantaggio per i clienti: ogni qual volta il vento soffia. PUBBLIREDAZIONALE Elementi 24 45

46 mercato elettrico IL PROCESSO DI LIBERALIZZAZIONE Verso la creazio del gas 46 Elementi 24

47 ne del mercato naturale L IMPIANTO NORMATIVO DELL UNIONE EUROPEA La consapevolezza della crescente dipendenza energetica e l esigenza di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti hanno mosso l Unione Europea verso misure legislative comuni per realizzare il mercato interno dell energia, su i due pilastri fondamentali di elettricità e gas. Negli anni si sono succeduti pacchetti normativi che hanno cavalcato, specie agli esordi, in modo velleitario una riforma Elementi >

48 mercato elettrico radicale dei due mercati. Le prime direttive del 1996 (mercato elettrico) e del 1998 (mercato gas) hanno tentato un primo sfondamento dei monopoli nazionali, rivelatosi troppo timido tanto da richiedere un altro intervento nel La mancata soddisfazione anche degli esiti di questo secondo pacchetto ha portato all adozione nel 2009 dell ultimo intervento legislativo della Comunità. Di fatto il processo normativo si è concentrato sempre più sul tema dell unbundling, prevedendo la separazione proprietaria delle diverse fasi della filiera, sull apertura del mercato, sul ruolo delle autorità di regolazione e sulla trasparenza e non discriminazione delle modalità di accesso al mercato. Ma seppur emanate con gli stessi tempi, le norme sul fronte gas e elettricità non hanno condotto agli stessi risultati, tanto che ancora sussistono differenze sostanziali tra i due settori. Per quanto riguarda l assetto del mercato del gas che qui ci interessa porre in evidenza, la produzione e fornitura costituiscono le fasi della filiera che possono essere soggette a concorrenza. A differenza delle reti che di fatto costituiscono monopoli naturali. Pertanto, le prime non sono oggetto di regolamentazione nell ambito delle suddette direttive. Le azioni più incisive si riconoscono sul fronte del trasporto, con il rafforzamento delle misure sul tema dell unbundling con l introduzione dell obbligo di separazione proprietaria dalle attività di produzione e fornitura. Nel caso di imprese verticalmente integrate è prevista l identificazione di un gestore di sistema indipendente con obbligo di separazione quantomeno societaria dal gestore del trasporto. In merito all accesso alle reti restano, invece, confermate le precedenti disposizioni mantenendo un sistema di tipo regolato e non discriminatorio. Per quanto riguarda la distribuzione e lo stoccaggio, invece, le misure comunitarie del 2009 hanno lasciato intendere che la separazione giuridica del gestore del sistema fosse da considerarsi sufficiente. Allo stesso modo, le procedure di accesso al sistema di stoccaggio restano, a discrezione degli Stati membri, di tipo negoziato o regolato. Viene, però, rafforzato il ruolo di controllo da parte delle autorità di regolazione circa eventuali indebiti vantaggi che un gestore del sistema di distribuzione può trarre in presenza di impresa verticalmente integrata. Una verifica puntuale dell apertura delle realtà nazionali e la relativa integrazione dei mercati è fatta dalla Commissione Europea nel suo ultimo benchmark (2010). Da qui emerge il permanere di forti criticità che vanno dalla mancanza di separazione effettiva delle reti dalle attività concorrenziali, all insufficiente indipendenza delle Autorità di regolamentazione dagli Stati, alla scarsa trasparenza rispetto alla formazione dei prezzi per finire con l assenza di una pianificazione della capacità infrastrutturale combinata alla valutazione dell equilibrio tra domanda e offerta volta a garantire una fornitura stabile di gas. FOCUS ITALIA Per quanto riguarda il nostro Paese, si sta lavorando per rendere il mercato del gas più competitivo. Al momento la struttura dell offerta è rappresentata per circa il 90% dalle importazioni, mentre la rimanente quota è composta dalla produzione nazionale e dal prelievo da siti di stoccaggio. ENI si configura come l operatore dominante sia nella produzione nazionale, con una quota nell anno 2010 maggiore dell 80%, sia nell importazione, con una quota pari a circa il 40%. Analoga situazione nel trasporto sulla rete nazionale, in cui l impresa maggiore di trasporto è la controllata di Eni Snam Rete Gas che, in attuazione del recente decreto legislativo n.93/11, gestirà in maniera integrata il sistema, con particolare riferimento alla gestione commerciale dell accesso, all erogazione del servizio di bilanciamento e al potenziamento e allo sviluppo della rete. Sul fronte della distribuzione sono circa 250 le aziende presenti con reti locali che raggiungono oltre 18 milioni di utenze. Per quanto riguarda la vendita, l Italia ha completato già nel 2003 il processo di apertura del mercato, anche se non si sono registrate particolari modifiche di assetto nell ambito dei clienti domestici. Anno significativo per il mercato è stato il 2010 con l istituzione della P-GAS, piattaforma di negoziazione destinata allo scambio delle quote di gas importato rilasciate dal Ministero dello Sviluppo Economico e delle aliquote del prodotto della coltivazione di giacimenti di gas dovute allo Stato e, successivamente, dell M-GAS, mercato spot in cui il GME svolge il ruolo di controparte centrale. Il 2011, poi, rappresenta un anno di ulteriore svolta per l aumento della competitività con l avvio a partire dal 1 dicembre del nuovo sistema di bilanciamento semplificato del gas naturale basato su criteri di carattere economico, nonché con l incremento della capacità di stoccaggio previsto dal d.lgs. 130/10. Lo stoccaggio, infatti, rappresenta un elemento nodale e strategico della filiera del gas soprattutto per Paesi, come il nostro, fortemente dipendenti dalle importazioni. Il d.lgs. 130/10 persegue l obiettivo di una maggiore concorrenzialità attraverso la realizzazione di nuova capacità di stoccaggio per 4Gm3 da parte di ENI nel caso in cui voglia superare il 40% della quota di mercato e fino a un massimo del 55%, come alternativa al gas release, ovvero la vendita a prezzi regolati molto bassi. Secondo tale decreto i clienti finali energivori, le aggregazioni di PMI e gli operatori termoelettrici possono partecipare al finanziamento di ulteriore capacità di stoccaggio per acquisirne direttamente la proprietà. Nel fare i conti con i lunghi tempi di realizzazione delle infrastrutture, il legislatore ha dato la possibilità ai clienti finali energivori e alle aggregazioni di PMI di usufruire di un servizio di stoccaggio virtuale, finalizzato a replicare i benefici che tali soggetti avrebbero ottenuto in presenza delle infrastrutture da loro finanziate. In attuazione di tale disciplina, che si applica fino alla progressiva entrata in esercizio delle nuove capacità di stoccaggio e per un massimo di 5 anni, il Gestore dei Servizi Energetici eroga per i primi due anni ( ) t ale servizio attraverso modalità esclusivamente finanziarie. Ovvero riconoscendo ai soggetti investitori una somma pari alla differenza di prezzo tra le quotazioni invernali e quelle estive del gas naturale del medesimo anno stoccaggio, al netto dei costi di servizio. Successivamente, il GSE svolgerà il servizio attraverso misure fisiche per le quali dovrà avvalersi di intermediari selezionati con asta competitiva. A cura dell Unità Attività Internazionale e dell Unità Attività Regolatorie e Monitoraggio 48 Elementi 24

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50 speciale cogenerazione Cogenerazione, l opzione intelligente, da sviluppare di Valter Cirillo La cogenerazione è una tecnologia disponibile praticamente da sempre, da quando, cioè, sono stati realizzati i primi impianti termoelettrici. Agli inizi del secolo scorso quasi tutte le centrali elettriche realizzate all interno di complessi industriali prevedevano qualche uso del calore di scarto. Poi, ma mano che cresceva l affidabilità delle forniture in rete e aumentava la disponibilità di combustibili a basso costo, divenne prevalente l opzione di abbandonare i generatori privati a favore del più conveniente acquisto dell elettricità. A poco a poco la cogenerazione diventò così marginale, restando limitata ai complessi industriali che fossero al tempo stesso forti consumatori di elettricità e di calore. 50 Elementi 24

51 CHE COS È LA COGENERAZIONE Sul sito del GSE è presente una sezione sulla cogenerazione con diffuse informazioni di carattere generale e non solo. Qui, in estrema sintesi, ricordiamo che il termine cogenerazione indica la produzione contemporanea di energia elettrica e di calore realizzata in un unico impianto. I processi di generazione termoelettrica trasformano in elettricità solo parte dell energia chimica contenuta nei combustibili: gran parte di essa viene infatti dispersa sotto forma di calore, per lo più tramite i fumi evacuati dal camino. Negli impianti con cogenerazione il calore residuo viene invece recuperato in una forma sfruttabile per usi civili o industriali. In questo modo l energia disponibile (elettricità e calore) è sensibilmente più elevata, a parità di combustibile bruciato, rispetto a un impianto senza cogenerazione: si possono infatti raggiungere rendimenti totali superiori all 85%, contro un rendimento che negli impianti termici convenzionali è mediamente del 40-45% e che solo nei più moderni turbogas arriva al 55%. In altre parole, la produzione di elettricità e di calore in un impianto cogenerativo richiede circa il 35-40% di combustibile in meno rispetto alla generazione delle medesime quantità di energia elettrica e di calore in impianti separati. Al minor utilizzo di combustibile corrisponde ovviamente una riduzione delle emissioni di CO2, nonché di altri inquinanti da abbattere. Una tecnologia trascurata Un rinnovato interesse verso questa tecnologia è i derivato dalle crisi energetiche degli anni 70, pur concretizzandosi in modo diverso da Paese a Paese: in Francia, ad esempio, l elettricità cogenerata è rimasta su livelli bassissimi, mentre in Olanda, Finlandia e Danimarca ha superato il 30%. Ma in ogni caso con andamento altalenante, in parallelo a quello dei prezzi dei combustibili fossili. In tal senso un periodo di lunga stasi è stato il quindicennio , quando i prezzi degli idrocarburi sono rimasti stabilmente su livelli molto bassi. In conclusione, secondo Eurostat, in Europa la produzione media da impianti di cogenerazione ha raggiunto nel 2007 l 11% della generazione elettrica totale. Un valore davvero basso rispetto alle potenzialità del settore. In effetti, osserva il recente rapporto Co-generation and Renewables: solutions for a low-carbon energy future dell Agenzia Internazionale per l energia, la produzione combinata di elettricità e calore è stata una tecnologia sostanzialmente trascurata, pur trattandosi di uno dei settori più interessanti da esplorare nel processo di transizione verso un sistema energetico a basse emissioni di carbonio. Secondo l IEA la voce calore copre nel mondo il 47% dei consumi energetici finali (37% come media nei Paesi industrializzati). Si tratta, della voce di gran lunga più consistente per la produzione di energia, considerato che la produzione elettrica si ferma al 17% del totale e i carburanti per i trasporti al 27% (il restante 9% riguarda combustibili impiegati a fini non energetici). Poiché i due terzi della domanda di calore sono soddisfatti con il ricorso a fonti fossili, risulta evidente il peso che questo settore esprime. Non solo dal punto di vista economico, ma > Elementi 24 51

52 speciale cogenerazione anche per gli aspetti legati al riscaldamento globale e alle strategie per il contenimento delle emissioni di gas serra. Una maggiore diffusione della cogenerazione si rivela dunque una scelta intelligente e lungimirante sotto diversi aspetti. A parità di energia prodotta si hanno minori consumi di combustibili fossili e, quindi, minori costi, maggiore sicurezza energetica, minori emissioni di gas serra e di inquinanti locali. Ma se questo è vero in generale, tanto più lo sarà puntando come raccomanda l IEA su impianti a fonti rinnovabili, come le biomasse, il solare a concentrazione e la geotermia. Proprio la combinazione tra cogenerazione e fonti di energia a basse o nulle emissioni di carbonio viene anzi assunta dall IEA come uno dei fattori cruciali sul piano delle opzioni tecnologiche per accelerare la transizione verso un futuro energetico sostenibile. La cogenerazione in Italia Data la carenza di risorse fossili nazionali, il settore industriale italiano ha manifestato un notevole interesse per la produzione combinata di elettricità e calore già a partire dal secondo dopoguerra. Tuttavia anche nel nostro caso il successo della tecnologia è stato altalenante, in relazione all andamento dei prezzi dei combustibili fossili e alla variabilità del quadro normativo. A rallentarne la diffusione, per fare due soli esempi, ha contribuito sia la nazionalizzazione del settore elettrico (1962, che riservando la produzione di elettricità all Enel ha limitato al solo autoconsumo la realizzazione di impianti industriali di cogenerazione), sia l introduzione del sovrapprezzo termico (1974, un meccanismo ideato per salvaguardare il conto economico delle imprese che di fatto ha in parte disincentivato sia la diversificazione delle fonti, sia gli investimenti in efficienza, ivi compresa la cogenerazione). Con tutto ciò lo sviluppo del settore in Italia è stato in linea con la media europea. Attualmente (dati Terna relativi al dicembre 2010) oltre la metà degli impianti termoelettrici nazionali è di tipo cogenerativo (1.391 su 2.537), per una potenza netta di MW, pari al 31,5% della potenza termoelettrica nazionale e al 22% di quella totale da tutte le fonti. Tuttavia (oltre ad avere una produzione fortemente sbilanciata a favore dell energia elettrica), l efficienza media di questi impianti è piuttosto bassa se confrontata con gli standard più moderni, tanto che la maggior parte non raggiunge le prestazioni richieste per essere definiti ad alto rendimento (gli impianti che soddisfano precisi parametri di efficienza energetica e che possono beneficiare degli incentivi). Infatti, secondo gli ultimi dati disponibili del GSE, la potenza elettrica da impianti di cogenerazione ad alto rendimento ammontava nel 2007 a MW. Circa il 75% di questi impianti ha potenza unitaria inferiore a 10 MW, il 30% inferiore a 1 MW (piccola cogenerazione) mentre la microcogenerazione (potenza inferiore a 50 kw) rappresenta appena l 1%. Per il futuro molte speranze sono riposte nell atteso decreto di incentivazione approvato il 5 settembre Il provvedimento prevede incentivi differenziati per potenza di impianto, puntando a premiare maggiormente quelli di potenza minore (i più incentivati sono quelli sotto 1 MW). Gli incentivi si basano sui certificati bianchi, concessi in base alla quantità di energia primaria che la cogenerazione fa risparmiare rispetto ai rendimenti medi nazionali di produzione dell energia elettrica e termica. Tuttavia, per lo sviluppo del settore sarà probabilmente determinante il fatto che il certificato bianco può essere sostituito con un premio fisso in euro per Tep risparmiato (erogato dal GSE), consentendo così una corretta valutazione dell incentivo in sede di business plan. La durata dell agevolazione è di 10 anni, estesa a 15 anni per gli impianti abbinati al teleriscaldamento. Per contro è giusto dire che il rilancio della cogenerazione non è scontato, visto che il nuovo decreto di incentivazione (atteso da almeno 5 anni) arriva in un momento di grande over-capacity di impianti realizzati (la potenza elettrica installata in Italia è circa il doppio della massima punta di domanda) e di estrema volatilità dei prezzi. 52 Elementi 24

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