CONVEGNO PROTEZIONE CIVILE - VIGILI DEL FUOCO REGIONI ED AUTONOMIE LOCALI - VOLONTARIATO

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1 CONVEGNO PROTEZIONE CIVILE - VIGILI DEL FUOCO REGIONI ED AUTONOMIE LOCALI - VOLONTARIATO ROMA, 25 MARZO CENTRO CONGRESSI FRENTANI DOCUMENTO Nel corso degli anni 90 ha preso forma, a seguito delle numerose calamità che si erano fino ad allora verificate, un concetto di protezione civile innovativo rispetto alle esperienze degli anni precedenti. Si è compreso che occorreva superare un sistema che prevedesse solamente interventi a calamità avvenuta, sia dal punto di vista dei soccorsi che degli interventi ricostruttivi. Il nuovo modello avrebbe dovuto valutare la necessità di intervenire in via preventiva in considerazione dell alto prezzo sino ad allora pagato in termini di perdita di vite umane nonché delle enormi spese sostenute per le attività di ricostruzione. E apparsa evidente allora la necessità di costruire una struttura istituzionale che fosse in grado di svolgere compiti di prevenzione e previsione oltre che di soccorso, una struttura che avesse capacità di alto coordinamento delle forze deputate ad intervenire in caso di calamità. Costituiva nodo fondamentale del progetto la stretta correlazione con il nuovo ruolo assunto dalle autonomie locali in materia di protezione civile attraverso il decentramento amministrativo e con la riforma del titolo V della Costituzione. Il progetto di riforma presentato dalla CGIL proponeva il superamento della separazione istituzionale a favore di un Agenzia che vedesse riunite le competenze del Dipartimento di protezione civile, quelle del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nonché quelle dei Servizi Tecnici Nazionali. Infatti, la collocazione del Dipartimento di Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio e del Dipartimento dei Vigili del Fuoco nel Ministero dell Interno unita ad una visione che pone i Prefetti al centro del meccanismo, determina un organizzazione non funzionale al servizio, una sovrapposizione di competenze, una incertezza nella titolarità di azione ed una mal riconoscibile attribuzione di livelli di responsabilità. Inoltre la dipendenza da queste due strutture fortemente burocratizzate, e quindi molto lente a rispondere alle esigenze del servizio, non permette al sistema di protezione civile quella tempestività, efficienza ed efficacia di azione imposta dall urgenza di intervenire a calamità avvenuta. Il progetto da noi sostenuto affrontava anche la questione centrale del coordinamento delle forze di intervento sia a livello nazionale che locale. Oggi la competenza del coordinamento tecnico operativo sul territorio è affidata ingiustificatamente ai prefetti i quali, in quanto autorità periferica dello Stato dovrebbero mantenere certamente una loro titolarità politica o connessa alle problematiche di ordine pubblico ma non rivestire un ruolo di coordinamento tecnico nelle operazioni di soccorso.

2 Sulla base di questi principi, a partire dalla gestione delle calamità della Versilia. del Piemonte e del sisma che ha coinvolto Umbria e Marche, si è andata sviluppando una "buona prassi" che avrebbe dovuto trovare legittimazione in un provvedimento di riforma complessiva del sistema di protezione civile. La riforma delle funzioni centrali dello Stato ha invece solo parzialmente recepito l urgenza di rinnovamento. L Agenzia di protezione civile nasce priva della componente fondamentale, i vigili del fuoco, nonché di gran parte dei Servizi Tecnici Nazionali impropriamente collocati nella nuova Agenzia dell Ambiente in un clima di disattenzione politica ed anche di sottovalutazione rispetto ai rischi di consegnare ad una nuova legislatura un sistema non consolidato. Il decreto legislativo 300 è del luglio 99. Due anni dopo era stato emanato solamente lo statuto e l Agenzia di protezione civile era operativa solo sulla carta. E bastato un decreto legge nel settembre 2001 per cancellare l Agenzia e con essa un progetto maturato e affinato nei dieci anni precedenti attraverso le verifiche sul campo attuate durante la gestione delle calamità. E interessante notare il fatto che la controriforma della protezione civile sia stata oggetto di uno dei primi provvedimenti dell attuale Governo e che vi fosse anche un urgenza particolare, vista la scelta del decreto legge. Un primo obiettivo di questo Governo appare chiaro se si mette in correlazione la scelta di ricollocare la Protezione Civile in una forma "Dipartimento", la cui inadeguatezza al sistema è del tutto acclarata, con lo smantellamento del Ministero dell Ambiente e dell Agenzia per l Ambiente a cui oggi stiamo assistendo. In un paese in cui il Dipartimento della Protezione civile è nei fatti direttamente gestito dal Presidente del Consiglio e il Ministero dell Ambiente ha perso la competenza primaria in tema di definizione delle linee politiche sull ambiente, in un paese in cui non si può più parlare di sviluppo sostenibile perché lo si è sostituito con lo sviluppo compatibile, compatibile agli interessi economici, in questo tipo di paese lo sfruttamento indiscriminato del territorio risulta molto semplificato e l attuazione delle grandi opere assai meno soggetta a vincoli e al rispetto di regole. Un secondo obiettivo del Governo, peraltro già conseguito con la legge 401/2001, la legge che ripristina il Dipartimento, è quello di poter consegnare al Presidente del Consiglio uno strumento peculiare della protezione civile, il potere di ordinanza, svincolandolo dalle regole imposte dalla legge 225/92. Possiamo definire l ordinanza un provvedimento normativo straordinario giustificato dall emergenza e finalizzato allo snellimento delle procedure amministrative connesse alla risposta operativa del sistema di protezione civile, un provvedimento che attua una forte riduzione dei tempi tra il momento decisionale e l azione. L ordinanza deve indicare le norme a cui si intende derogare, le motivazioni della deroga, l ambito territoriale che è individuato dalla dichiarazione dello stato di emergenza nonché la durata anch essa legata allo stato di emergenza.

3 La legge 225 circoscriveva l ambito di azione della protezione civile alle calamità naturali, alle catastrofi e ad altri eventi calamitosi. Solo per questo tipo di accadimenti poteva essere dichiarato lo stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri e solo in questi casi il Presidente del Consiglio aveva la facoltà di emettere ordinanze le quali, per la loro natura giuridica, derogano al sistema ordinario delle leggi. Sia la dichiarazione di stato di emergenza che l emanazione dell ordinanza sono subordinate all intesa con le Regioni interessate. La legge 401/2001 allarga le competenze della protezione civile a non meglio definiti "grandi eventi" che vengono individuati come competenza esclusiva del Dipartimento di Protezione Civile, e per i quali il Presidente del Consiglio può emettere ordinanze. Questo tipo di potere è però svincolato dalle regole tuttora vigenti che normano le ordinanze emanate in caso di calamità. Le regioni non hanno alcun ruolo per quanto riguarda i grandi eventi né nella dichiarazione di grande evento né in relazione alle ordinanze perché la gestione è tutta centralizzata a livello della Presidenza del Consiglio, attraverso la nomina di commissari ad hoc. Ne consegue che: - se finora è stata la legge a definire cosa fosse un evento ai fini dell attività di protezione civile, oggi è invece competenza di un ufficio della Presidenza del Consiglio; - che per grande evento non si intenda una calamità è evidente dal fatto che il Dipartimento autorizza i grandi eventi, oltre a progettarli e organizzarli, e, fino a prova contraria, le calamità fanno a meno delle autorizzazioni. Inoltre non si progetta o organizza un evento, se è un evento calamitoso, si organizza, progetta, pianifica la risposta operativa del sistema di protezione civile; - il Dipartimento ha il compito di valutare i livelli di interferenza o incompatibilità di un grande evento rispetto ad altri eventi. Se colleghiamo questo aspetto al potere di autorizzazione di un grande evento che lo stesso Dipartimento detiene, si configura in sostanza un utilizzo della protezione civile per scopi di ordine pubblico. La protezione civile si appresta a diventare uno strumento di controllo politico degli avvenimenti di questo paese, uno strumento di polizia che può oltretutto sfruttare la percezione positiva che l opinione pubblica ha di questo settore; - il Presidente del Consiglio può emettere ordinanze, cioè emettere disposizioni in deroga al regime ordinario delle leggi, sulla base semplicemente di una dichiarazione di grande evento confezionata dal suo Dipartimento ed emanata dal suo Consiglio dei Ministri senza una motivazione stabilita dalla legge (la calamità), senza limiti di tempo (l ordinanza che scaturisce dalla dichiarazione di stato di emergenza deve indicare invece fino a quando sussiste la deroga) e senza necessariamente stabilire l ambito territoriale nel quale insiste la deroga al regime ordinario delle leggi; - è significativo il fatto che in un disegno di legge presentato da un generale che fa capo a Forza Italia, disegno poi bocciato dalla stessa maggioranza per una serie di assurdità che sono apparse tali anche alla Casa delle libertà, tutte le funzioni del Dipartimento avrebbero dovuto essere conglobate nel Ministero dell Interno eccetto il settore dei grandi eventi e il potere di ordinanza ad esso legato; infine il finanziamento dei grandi eventi si avvale delle risorse del Fondo per la protezione civile altrimenti destinato ai primi interventi di soccorso in caso di calamità.

4 Dal settembre 2001 sono stati dichiarati grandi eventi di protezione civile eventi mediatici come il semestre italiano di Presidenza Europea, il vertice della FAO, il patto di Roma della Nato, la beatificazione di Padre Pio e la maggior parte dei tecnici del Dipartimento è stata impiegata nell organizzazione logistica di questi avvenimenti. Per il momento possiamo considerarlo ancora un uso improprio del Dipartimento ma vi sono tutti i presupposti di legge che in un prossimo futuro la protezione civile possa essere utilizzata ben diversamente. Non è un caso, a nostro parere, che il decreto per l emergenza del Molise preveda la possibilità, a regime, di nominare un commissario con poteri straordinari prima ancora che sia stato dichiarato lo stato di emergenza. Un ulteriore passo sulla via dell accentramento dei poteri da parte del Presidente del Consiglio. Nel frattempo è stata sospesa l attività di previsione e prevenzione ed è più di un anno che il Dipartimento non organizza le esercitazioni di protezione civile sul territorio. Poi sono arrivate, dopo più di un anno di tregua, le calamità vere, l Etna, il Molise,la Puglia, l emergenza per il maltempo, le frane. Il Dipartimento è riuscito ad affrontare queste emergenze, l Etna meglio del Molise, perché si è potuto avvalere delle esperienze maturate nella precedente legislatura, quella buona prassi che per fortuna è ancora patrimonio di alcuni tecnici della protezione civile. In un Dipartimento che si va sempre più configurando come un entità adibita alle operazioni di facciata del Presidente del Consiglio, esistono ancora tecnici di protezione civile che conoscono il loro mestiere. Sono pochi, alcuni di loro, precari da molti anni, hanno gestito l emergenza dell Etna. E evidente che non può durare. Di fronte a questo quadro occorre mettere in campo interventi importanti a breve e a medio termine. E necessario rilanciare un forte progetto di riforma del sistema di protezione civile ripartendo dai contenuti della proposta sostenuta dalla CGIL prima dell emanazione del decreto legislativo 300 sulla base di principi cardine dai quali non appare possibile ancora oggi derogare: La riunificazione dei settori fondamentali, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, il Dipartimento della Protezione civile, i Servizi Tecnici nazionali. Una riunificazione in una forma istituzionale che risponda davvero alle esigenze di autonomia, flessibilità ed efficienza richieste dalla tipologia del servizio. Se non potrà essere l Agenzia, dovrà comunque averne tutte le caratteristiche. Ci sembra essenziale inoltre escludere una possibile dipendenza politica dal Ministero dell Interno. Il nuovo concetto di difesa civile non si attanaglia affatto alle peculiarità ed alle finalità del servizio. Una ridefinizione dei compiti della protezione civile che restituisca al mittente le competenze sui grandi eventi e regolamenti puntigliosamente il potere di ordinanza del Presidente del Consiglio limitandolo nuovamente al verificarsi delle calamità. Uno stretto rapporto con il sistema delle Regioni e delle Autonomie locali alla luce delle nuove competenze loro affidate dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

5 Un rinnovato rapporto con il mondo del volontariato che rappresenta un serbatoio di grandi potenzialità al quale orientarsi con progetti e strategie comuni. Occorre però che le forze politiche oggi all opposizione mettano in campo maggiore energia, maggiore convinzione rispetto al passato in un unità di intenti che il precedente Governo purtroppo non ha avuto nella consapevolezza che la protezione civile è un pezzo fondamentale dello stato sociale perché scaturisce da diritti costituzionalmente riconosciuti: la tutela delle persone, dei beni dell ambiente.

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