I luoghi della cultura in Roma capitale

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1 I luoghi della cultura in Roma capitale Nei primi trent anni dopo la fine del potere pontificio e l avvento di quello sabaudo, tra il 1870 e il 1900, Roma passa da 400 a 900 ettari di superficie e da poco meno di a più di abitanti. La città degli anni sessanta di vistosa impronta barocca, chiusa tra le sue mura, punteggiata da ville patrizie subisce sventramenti e demolizioni, sviluppandosi prima verso est, poi verso ovest secondo le nuove forme della città borghese: strade a scacchiera, isolati per il ceto medio, villini per l alta borghesia. Il nuovo clima si coglie anzitutto attraverso l inedita frenesia edilizia. L espansione della neocapitale è tra i primi pensieri del nuovo governo: appena dieci giorni dopo l impresa di Porta Pia viene infatti istituita una commissione, presieduta dal vecchio architetto neoclassico Pietro Camporese ( ), con il dichiarato obiettivo di «studiare l ingrandimento e l abbellimento di Roma». L eccezionale sviluppo della nuova capitale del regno d Italia è guidato principalmente dal bisogno di dare una risposta al rapido aumento della popolazione; allo stesso tempo, però, le scelte degli amministratori appaiono spesso condizionate da interessi politici ed economici più che da accurate valutazioni urbanistiche. Il grande architetto di Napoleone III nonché pianificatore della Parigi moderna, barone Haussmann, suggerisce di sviluppare la città verso occidente, in modo da riconnettere a poco a poco il centro cittadino con il mare; ma è subito chiaro a tutti che un simile progetto si rivelerebbe troppo costoso, mentre il giovane Regno, gravato da pesanti problemi di bilancio, non è in grado di adottare una soluzione tanto impegnativa. Già nel novembre 1870 viene così abbozzato un piano regolatore meno ambizioso, che per i primi interventi fissa due vettori d espansione: Macao-Esquilino (espansione «alta») e Prati-Testaccio (espansione «bassa»). Quintino Sella ( ), esponente di primo piano della Destra storica e ministro delle Finanze dal 1869 al 1873, immagina una capitale dall impronta sostanzialmente amministrativa e culturale. È rimasta famosa la sua risposta a Theodor Mommsen, che gli faceva notare che a Roma «non si può stare senza un idea universale» e gli chiedeva «con quale idea» l Italia vi andasse: «quella della scienza» (lo scambio di battute è ricordato anche da Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere). Allo stesso tempo Sella propende per una città centrata sul versante opposto a quello del Vaticano e favorisce pertanto l espansione verso est, assecondando i desideri espressi dalla vecchia proprietà fondiaria ed ecclesiastica e dai gruppi monopolistici del Nord Italia, rappresentati nella Commissione Camporese ma anche al comune. Il conte Luigi Pianciani ( ), sindaco liberal-mazziniano di Roma dalla fine del 1872 all estate del 1874 e poi ancora nel , sostiene invece l industrializzazione della capitale e pianifica l espansione residenziale del quartiere Prati, sulla sponda occidentale del Tevere, più un insediamento operaio e industriale nella zona di Testaccio, verso sud. La logica di Sella finisce comunque per avere il sopravvento, con il risultato che nel 1900, dei nuovi cittadini, vivranno nei nuovi quartieri a est, contro i della zona oltre il Tevere, nella pianura dei Prati di Castello, e i della città storica. Ne deriva, a livello di zone residenziali e di centri del potere e della cultura, la formazione di un asse di forza diretto verso via XX Settembre e via Nazionale, con la costruzione, tra il 1872 e il 1903, dei ministeri delle Finanze e della Guerra, dell Istituto universitario di Geologia, del Teatro Costanzi, del Palazzo delle Esposizioni, della Banca d Italia e delle caserme a Castro Pretorio. Peraltro, il piano regolatore del 1870 non diventa esecutivo: per i primi dieci anni dopo la conquista sabauda si procede per piani annuali, con finanziamenti e concessioni elargite secondo le esigenze (o, più spesso, le speculazioni) del momento. Solo tra il 1881 e il 1883 viene pensato e approvato un piano regolatore che riporta in auge l espansione verso i Prati e il raccordo fra la parte storica della città, l est, l ovest e il sud. Sono tre le principali conseguenze di questo nuovo piano: la creazione di corso Vittorio Emanuele, tra il 1884 e il 1900, a unire la città storica all est e all ovest; l avvio, nel 1888, della costruzione di Palazzo della Giustizia in piazza Cavour, a testimoniare che anche le funzioni rappresentative dell Urbe si vanno spostando verso occidente; infine il tracciato di via Arenula, tra il 1888 e il 1889, per favorire il collegamento sud-ovest. Gli anni ottanta corrispondono al periodo della cosiddetta febbre edilizia: una serie forsennata di speculazioni e costruzioni di quartieri residenziali, accompagnata da un vertiginoso aumento dei prezzi e da una conseguente diminuzione della domanda di immobili. Segue, a partire dal 1887, una crisi che durerà almeno fino al 1894: 101 cantieri vengono chiusi;

2 310 L età della nazione Cronologia 20 settembre 1870 I bersaglieri entrano a Roma attraverso la breccia di Porta Pia. È festa nazionale dal dicembre 1870 Vittorio Emanuele II fa la sua prima entrata in città per portare il proprio personale soccorso alle famiglie colpite dalla inondazione del Tevere del dicembre 2 luglio 1871 Trasferimento ufficiale della capitale a Roma. Vittorio Emanuele II arriva solennemente in città da Napoli alla Stazione Termini. Una folla di persone si riunisce per accoglierlo lungo il percorso che lo porta al Quirinale 5 ottobre 1871 Giuramento di fedeltà al Re e alle leggi dello stato dei professori della Sapienza. Dei 57 professori precedentemente in servizio, 4 sono andati in pensione o hanno dato le dimissioni, 6 sono stati messi a riposo (i docenti di teologia, in quanto la disciplina è stata soppressa) e altri 14 rifiutano il giuramento 18 giugno 1872 Alessandro Manzoni è nominato cittadino onorario di Roma 1º marzo 1874 Quintino Sella viene eletto presidente della rinnovata Accademia dei Lincei. Il 14 febbraio dell anno successivo è promulgato il nuovo statuto 24 gennaio 1875 In qualità di deputato Garibaldi si trasferisce a Roma e vi rimane per circa un anno, provocando apprensione nei settori più conservatori della società romana 26 e 27 marzo 1875 Pasquale Villari stampa su «L Opinione» le Lettere meridionali 14 marzo 1876 Viene inaugurata la Biblioteca Nazionale Centrale 25 marzo 1876 Agostino Depretis è eletto presidente del Consiglio. Governerà fino al 24 marzo 1878, dal 19 dicembre 1878 al 14 luglio 1879 e dal 29 maggio 1881 al 29 luglio luglio 1877 Viene varata la legge Coppino, che rende obbligatoria l istruzione elementare per due anni e introduce sanzioni per chi disattende l obbligo 7 gennaio 1878 Muore Vittorio Emanuele II, solennemente tumulato nel Pantheon il 17 gennaio. Il corteo funebre muove dal Quirinale al Pantheon passando per piazza del Popolo e il Corso 19 gennaio 1878 Umberto I giura di rispettare lo Statuto nell aula di Montecitorio 7 febbraio 1878 Muore Pio IX. Il 3 marzo è incoronato papa Leone XIII: regnerà fino al 20 luglio º gennaio 1879 Comincia le pubblicazioni «Il Messaggero» luglio 1879 Primo Levi diventa direttore del quotidiano crispino «La Riforma». Tra il 1879 e il 1881, il giornale ristamperà in feuilleton molte delle opere di Dossi, vecchio amico di Levi 27 luglio 1879 Viene lanciato «Il Fanfulla della Domenica», diretto da Ferdinando Martini: è la prima rivista culturale italiana ad avere piena diffusione in tutta la penisola 2 maggio 1880 Sul «Fanfulla della Domenica» Giuseppe Chiarini saluta la recente ristampa di Primo Vere di Gabriele D Annunzio (uscito l anno prima) come la rivelazione di un nuovo poeta 27 novembre 1880 Si inaugura il Teatro Costanzi alla presenza del re e della regina con la Semiramide di Rossini 29 maggio 1881 Sul «Fanfulla della Domenica» compare una recensione entusiastica di Luigi Capuana a I Malavoglia verghiani 15 giugno 1881 Cominciano le pubblicazioni della carducciana «Cronaca Bizantina», diretta da Angelo Sommaruga 7 luglio 1881 Sul «Giornale dei bambini» diretto da Ferdinando Martini comincia a uscire a puntate il Pinocchio di Carlo Collodi 13 luglio 1881 In occasione della traslazione della salma di Pio IX alla basilica di San Lorenzo scoppiano incidenti tra clericali e anticlericali 10 gennaio 1882 D Annunzio incontra Giosue Carducci nella redazione della «Cronaca Bizantina» 14 gennaio 1882 «Il Secolo» di Milano rivela che Eugenio Oblieght intende vendere i suoi giornali («Il Diritto», «La Libertà» e «Italia», più le consistenti partecipazioni azionarie ne «Il Pungolo», «Il Bersagliere», «Fanfulla» e nell agenzia di informazione Stefani) a una società franco-vaticana. La minaccia che una quota così consistente della stampa nazionale finisca nelle mani di due nemici del giovane stato italiano quali la Francia e il Vaticano spinge il Parlamento a bloccare la vendita 11 febbraio 1882 Ultima gara dei cavalli berberi su via del Corso in occasione del carnevale maggio 1882 Sommaruga stampa Terra vergine e Canto novo di D Annunzio. Dello stesso anno sono anche Roma borghese di Giovanni Faldella, Er morto de campagna di Cesare Pascarella e le due serie di Confessioni e Battaglie di Carducci (la seconda con data 1883), sempre da Sommaruga 10 maggio 1883 Sommaruga pubblica un volumetto con i dodici sonetti di Ça ira di Carducci. A luglio è la volta di Intermezzo di rime di D Annunzio (ma con data 1884), seguito in ottobre da I Mattòidi al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele secondo di Carlo Dossi (con data 1884) e in dicembre dalla raccolta di novelle di Edoardo Scarfoglio Il processo di Frine (ancora con data 1884) 22 luglio 1883 Giuseppe Chiarini accusa di pornografia l Intermezzo di rime di D Annunzio sulla «Domenica letteraria», presto imi-

3 I luoghi della cultura in Roma capitale 311 tato sul «Fanfulla della Domenica» da Enrico Panzacchi (4 agosto) ed Enrico Nencioni (19 agosto); Luigi Lodi difende l Intermezzo sulla «Domenica letteraria» (26 agosto), dove il 23 settembre Olindo Guerrini pubblica sotto pseudonimo quattro sonetti che parodiano l Intermezzo di rime novembre 1883 Cominciano le pubblicazioni del quotidiano «La Tribuna» 9, 15 e 21 gennaio 1884 Pellegrinaggio nazionale alla tomba di Vittorio Emanuele II nel Pantheon in occasione del sesto anniversario della morte del re e del venticinquesimo della guerra del Vi partecipano da tutta Italia circa persone giugno 1884 Sommaruga stampa Il libro delle vergini di D Annunzio. Ne nasce un grave dissidio tra l editore e l autore, che non apprezza la scelta di mettere in copertina un immagine con tre donne nude e obbliga Sommaruga a sostituirla. Dello stesso anno, sempre per i tipi di Sommaruga, sono Alle porte d Italia di Edmondo De Amicis, le Conversazioni critiche di Carducci, i pezzi giornalistici di Scarfoglio riuniti ne Il libro di Don Chisciotte (16 agosto, ma con data 1885) e la raccolta degli scritti pro e contro D Annunzio di Chiarini, Panzacchi, Nencioni e Lodi (Alla ricerca della verecondia) 28 febbraio 1885 Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao si sposano nella chiesa di Santa Maria del Popolo 15 settembre 1885 Comincia il processo per truffa contro Sommaruga. Le attività della casa editrice erano già state sospese a marzo 25 dicembre 1885 Esce il quotidiano «Il Corriere di Roma», diretto da Scarfoglio e da Serao 1º luglio 1886 Sulle pagine della «Nuova Antologia» di Domenico Gnoli Carducci celebra Villa Gloria, poema epico in romanesco di Pascarella (edito da Forzani) ottobre 1886 «La Tribuna» annuncia la pubblicazione delle poesie della Isaotta Guttadàuro di D Annunzio come strenna natalizia. Una parodia di Scarfoglio e di Serao sulle pagine del «Corriere di Roma» (16-26 ottobre) provoca la reazione risentita di D Annunzio, che porta al duello tra i due uomini (20 novembre) 1º giugno 1887 Una conferenza di Antonio Labriola alla Sapienza nella quale il filosofo si scaglia contro la conciliazione tra stato e Chiesa suscita grande scalpore in tutto il paese 29 luglio 1887 Francesco Crispi giura come presidente del Consiglio, conservando per sé i dicasteri degli Interni, degli Esteri e, per un certo periodo, anche delle Finanze. Il governo dura fino al 6 febbraio novembre 1887 Jacob Moleschott inaugura l anno accademico della Sapienza con la prolusione Per una festa della scienza 1º gennaio 1888 Sulla «Nuova Antologia» comincia la pubblicazione a puntate de Il mistero del poeta di Antonio Fogazzaro (si concluderà il 16 aprile e verrà raccolto in volume da Galli di Milano nello stesso anno). Dal 1º luglio al 16 dicembre è la volta di Mastro-don Gesualdo di Verga (sarà ripubblicato a Milano, da Treves, nel 1889) 8 gennaio 1888 Carducci tiene nell aula magna della Sapienza una conferenza su L opera di Dante 8 aprile 1888 Nei locali della Palombella Carducci tiene una lettura della sua poesia Jaufré Rudel alla presenza della regina Margherita 5 febbraio 1889 Alla Palombella Carducci tiene una conferenza su La poesia e l Italia nella quarta crociata, sempre in presenza della sovrana aprile 1889 Labriola fonda il Circolo radicale di Roma, di cui è anche eletto vicepresidente. Il 20 giugno aderisce al movimento socialista, come testimonia la conferenza Del socialismo tenuta al Circolo operaio di studi sociali (subito stampata dall editore Perino) 1º maggio 1889 Su «La Tribuna» appare il capitolo iniziale del Piacere di D Annunzio (poi stampato a Milano dall editore Treves nello stesso anno) 9 giugno 1889 Benché Leone XIII abbia minacciato di abbandonare Roma qualora fosse stato scoperto quel monumento, a Campo de Fiori viene inaugurata la statua a Giordano Bruno. Alle 9 un corteo muove da piazza Esedra (per i giornali cattolici vi partecipano meno di 5000 persone, secondo «Il Messaggero» ); in testa avanzano i reduci garibaldini, il rettore e i professori dell Università di Roma, seguono poi i rappresentanti delle università straniere, quelli del comune (con il sindaco di Roma), le associazioni di Nola e le logge massoniche; è assente il governo. Oratore ufficiale della cerimonia è il deputato repubblicano Giovanni Bovio, mentre la statua è opera del deputato liberale Ettore Ferrari luglio 1889 Viene fondata la Società Nazionale Dante Alighieri per iniziativa di un gruppo di intellettuali legati a Carducci 1º gennaio 1890 Entra in vigore il nuovo codice penale, noto come codice Zanardelli, dal nome del ministro di Grazia e Giustizia che ne promosse l approvazione, Giuseppe Zanardelli (30 giugno 1889). Il nuovo codice abolisce la pena di morte 17 maggio 1890 Al Teatro Costanzi si tiene con clamoroso successo la prima della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni 1º maggio 1891 Le manifestazioni operaie indette in occasione della festa dei lavoratori a Santa Croce in Gerusalemme vengono represse con estrema durezza (due i morti). Nel lungo processo che segue gli scontri è coinvolto anche Labriola 15 maggio 1891 Leone XIII promulga l enciclica Rerum Novarum, con cui il pontefice si pronuncia ufficialmente sul capitalismo e sul socialismo, fondando la dottrina sociale della Chiesa 31 ottobre 1891 Al Teatro Costanzi debutta L amico Fritz di Mascagni

4 312 L età della nazione 7 gennaio 1892 In presenza della regina Carducci pronuncia al liceo Visconti una conferenza su Parini dal titolo Storia del «Giorno» 20 dicembre 1892 Il deputato radicale Napoleone Colajanni rivela i risultati di un inchiesta governativa non ancora resa pubblica, e dalla quale si apprende che la Banca Romana ha emesso banconote false in serie doppia. Il processo si conclude con numerose condanne il 28 luglio 1893; ma il 15 dicembre lo scandalo porta alla caduta del governo Giolitti, che aveva cercato di coprire l ammanco (anche perché pare vi fosse coinvolto persino il re Umberto I). Lo scandalo della Banca Romana fa emergere sovvenzioni illecite a decine di giornali 2 marzo 1893 Alla Palombella Fogazzaro tiene una conferenza su L origine dell uomo e il sentimento religioso alla presenza della regina 22 aprile 1893 Si recano a Roma persone da tutta Italia per partecipare ai festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario delle nozze di Umberto e Margherita 15 dicembre 1893 Secondo governo Crispi, destinato a durare fino al 10 marzo 1896, quando lo statista siciliano è travolto dalla sconfitta militare di Adua (1º marzo 1896) 1894 Presso l editore romano Enrico Voghera appaiono con enorme successo i sonetti de La scoperta de l America di Pascarella. Nello stesso anno Luigi Pirandello stampa la sua prima raccolta di novelle, Amori senza amore, presso l editore romano Bontempelli (locato in via Milano, al margine orientale della città). Di Pirandello seguiranno l anno successivo le Elegie renane per l Unione Tipografica Editrice di Roma gennaio 1895 Comincia a uscire «Il Convito» di Adolfo De Bosis. Sul primo numero si leggono Gog e Magog di Giovanni Pascoli e la prima puntata de Le vergini delle rocce di D Annunzio, che proseguirà nei mesi successivi (il romanzo sarà subito raccolto per Treves di Milano). Nel secondo e nel quarto numero Pascoli pubblicherà altri due poemetti: Alexandros (febbraio) e Solon (aprile) giugno 1895 Pascoli e D Annunzio si conoscono di persona a Roma 10 marzo 1896 Al Teatro Drammatico Nazionale va in scena con scarso successo la prima della riscrittura del giovanile Tommaso Chatterton di Ruggero Leoncavallo 14 novembre 1896 Alla Sapienza Labriola pronuncia l orazione inaugurale dell anno accademico, suscitando uno scandalo per alcuni passaggi contro la Triplice Alleanza e contro l espansione coloniale in Africa. In questo stesso anno pubblica Del materialismo storico: dilucidazione preliminare (Loescher, Roma) 25 dicembre 1896 Cominciano le pubblicazioni dell «Avanti!», quotidiano socialista 18 dicembre 1897 Primo numero della rivista di «Ariel», con l editoriale Sincerità di Pirandello 31 marzo 1898 Al liceo Visconti Fogazzaro tiene la conferenza Il progresso in relazione alla felicità alla presenza della regina 22 novembre 1898 Al Teatro Costanzi viene messa in scena l Iris di Mascagni 16 novembre 1899 Sulla «Nuova Antologia» compare una prima scelta delle Laudi di D Annunzio 14 gennaio 1900 Prima rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini, al Teatro Costanzi 15 febbraio 1900 Si apre alla Sapienza il primo Congresso universitario anticlericale 20 marzo 1900 Protestando contro la linea duramente repressiva del governo Pelloux, D Annunzio abbandona per la sinistra i banchi della destra, nelle cui file pure era stato eletto, esclamando: «Come uomo d intelletto, vado verso la Vita!» 28 luglio 1900 Umberto I viene assassinato a Monza per mano dell anarchico Gaetano Bresci. Il re è solennemente seppellito il 9 agosto, dopo essere stato accompagnato in corteo da Termini al Pantheon (filma l evento l operatore Vittorio Calcina). Mascagni dirige la messa funebre 11 agosto 1900 Vittorio Emanuele III giura fedeltà allo Statuto nell aula del Senato 16 dicembre 1900 La «Nuova Antologia» comincia a pubblicare a puntate Piccolo mondo moderno di Fogazzaro; sarà raccolto in volume a Milano, da Hoepli, nel 1901 i quartieri nuovi, e specialmente Prati, si fermano ancora allo stato di abbozzo. A pagare le spese maggiori di questa situazione di stallo sono i piccoli imprenditori ridotti sul lastrico, gli operai edili costretti alla disoccupazione, e gli abitanti dei rioni più recenti che vivranno per circa vent anni in zone edificate a metà e prive di servizi. Per lungo tempo i nuovi quartieri vengono toccati solo marginalmente dalla cultura. Nei primi anni l epicentro culturale rimane infatti tutto nella zona del «tridente»; soprattutto via del Corso s impone quale sede privilegiata della nuova produzione e fruizione culturale, accogliendo redazioni di giornali politici, tipografie (alcune trasportate a Roma dopo la Breccia, altre preesistenti) e librerie. Sebbene a partire dalla fine degli anni settanta si registri uno slancio verso i quartieri ancora in corso di edificazione, pochi rimangono i tentativi di correggere questa generale tendenza ad accorparsi in pochi isolati, come quello di Ruggiero Bonghi che stabilisce in prossimità della stazione Termini la redazione de «La Cultura» (da lui fondata nel 1882). E se gli studi degli artisti continuano ad accalcarsi come in età papalina lungo via Margutta e subito fuori Porta del popolo, sono piuttosto i nuovi teatri a porsi all avanguardia dello sviluppo urbanistico in atto: a est il Teatro Drammatico Na-

5 I luoghi della cultura in Roma capitale 313 zionale e il Teatro Costanzi, in questi anni uno dei centri più importanti dell opera italiana, a ovest l Alhambra; sino al Teatro Adriano che, inaugurato nell ultimissimo scorcio del secolo, segna la conquista urbanistica della zona Prati di Castello. Il progetto di modernizzare rapidamente la città dei pontefici poteva sembrare eccessivamente gravoso, e fin dall inizio non mancò chi oppose il proprio scetticismo agli sforzi di imprimere all Urbe la fisionomia di una moderna metropoli. Così il milanese Carlo Dossi, giunto a Roma nel 1872 e subito sfiduciato: «In Roma si sente ancora dappertutto il papa. Roma non potrà mai essere sinceramente costituzionale. Il dispotismo vi lasciò il suo nome su ogni pietra. Ora da capitale del mondo, scende a diventare capitaluccia d Italia» (Note azzurre, 2319). In realtà il processo era ormai irreversibile. Dopo il 20 settembre, infatti, cambia l assetto urbanistico, ma cambia soprattutto la composizione sociale della città. Nell humus tradizionale ecclesiastici, aristocratici, stranieri in visita, nullatenenti, una manciata di salariati che lavorano nell industria tipografica o tessile, più un ceto medio numericamente molto ridotto s inserisce rapidamente una folta schiera di borghesi e di operai provenienti da tutta la penisola che rendono irriconoscibile la città del papa. Qualcosa di simile vale anche per il mondo della cultura. Alla Roma sonnolenta e provinciale, ma comunque orgogliosa dei suoi artisti, dei suoi eruditi e dei suoi poeti, che aveva caratterizzato il lungo pontificato di Pio IX (dal 1846 al 1878 sul soglio petrino), si sovrappone una nuova Roma ben altrimenti frenetica, brulicante di giornalisti e di politici. La capitale richiama infatti letterati e pittori da tutto il paese, e in particolare dalle regioni meridionali e dall Abruzzo. È sufficiente fare qualche rapido conto. Se si escludono i soggiorni più brevi, in questi anni stabiliscono a Roma la propria dimora Edmondo De Amicis ( ), Carlo Dossi (1872 e , con una pausa tra 1893 e 1894 quando è console a Bogotá, e un altra tra 1895 e 1896, quando è ambasciatore ad Atene), Edoardo Scarfoglio ( ), Gabriele D Annunzio ( con due interruzioni tra 1883 e 1884 e nel 1894), Matilde Serao ( ), Luigi Capuana ( e ), il giovane Benedetto Croce ( ), Giovanni Verga ( ) e Luigi Pirandello ( e dal 1892 in poi). È una corsa centripeta riconoscibile specialmente negli anni ottanta, quando solo pochi dei massimi scrittori del tempo si dimostrano capaci di resistere al richiamo della Roma capitale (nel trentennio le eccezioni saranno gli appartati Pascoli e Fogazzaro; il già canonizzato Carducci; De Roberto, che dal 1888 al 1897, sulla scia di Verga, punta piuttosto verso Milano ; ma bisogna aggiungere che Carducci e Fogazzaro siedono in Senato, benché vi facciano rare apparizioni). Si viene a Roma per lavorare nella pubblica amministrazione (Dossi), per esercitare il mandato parlamentare in qualità di deputati e di senatori (senza contare tutti i politici di prima fila che in questi anni sono anche intellettuali importanti, scrivono libri e insegnano all università), per occupare una prestigiosa cattedra presso La Sapienza (Labriola, Monaci, Beloch, De Gubernatis, Comparetti ), per compiere gli studi universitari (Croce, Scarfoglio, D Annunzio ), per collaborare ai giornali e mettersi in mostra (di gran lunga il motivo prevalente), o anche soltanto per raccontare al resto d Italia come si presenta la neocapitale (De Amicis e Giovanni Faldella). Nei primissimi anni dopo Porta Pia si riscontra un indubbio primato della politica, quando il governo sabaudo vagheggia con Sella la creazione di una «città della scienza», si sforza di reinserire nel tessuto istituzionale dell Italia laica gli intellettuali locali e promuove la secolarizzazione di strutture fortemente segnate dal regime papalino (biblioteche, accademie, scuole). È in questa direzione che vanno soprattutto gli sforzi dei politici di spicco della Destra, al governo fino al 1876: dallo stesso Sella, grande riformatore dei Lincei e ministro dell Istruzione pubblica, a Ruggiero Bonghi ( ), ministro dell Istruzione pubblica molto attento alla riforma de La Sapienza, sino a Terenzio Mamiani ( ), all indomani della Breccia incaricato dalla giunta provvisoria di seguire tutti gli aspetti relativi all istruzione. Sul medio periodo, tuttavia, un ruolo speciale di presenza politica e culturale spetta soprattutto ai giornali, la cui proliferazione è una ricaduta indiretta dello spostamento della capitale da Firenze. I numeri riescono eloquenti: se alla fine del 1871, con i suoi 49 giornali, Roma viene dopo Milano (92), Firenze (79) e Napoli (63), nel giro di pochi anni la sede del Parlamento e della monarchia recupera rapidamente le posizioni. Nessun politico ambizioso può farsi strada senza un organo di stampa che lo sostenga (Depretis ha «Il Popolo di Roma», Crispi «La Riforma») e a poco a poco, necessariamente, «Il Diritto» (a sinistra), «L Opinione» (a destra), «La Riforma», il «Fanfulla» e «Nuova Antologia» traslocano tutti i loro uffici dall Arno al Tevere. Tenendo conto anche delle loro molteplici mutazioni e fusioni, tra il settembre 1870 e il dicembre 1875 escono a Roma ben 342 periodici. La concorrenza è spietata, e se alcuni quotidiani politici degli anni settanta sopravvivono, in generale la loro formula, caratterizzata da una prevalenza di dispacci istituzionali, entra in crisi alla svolta del decennio, quando si afferma la formula vincente di due nuovi giornali, «Il Messaggero» (fondato nel 1879) e «La Tribuna» (fondata nel 1883), i quali concedono invece ampio spazio alla cronaca e si rivolgono a un pubblico più largo. Si tratta di una battaglia senza esclusione di colpi, perché in gioco è la possibilità stessa di formare e condizionare l opinione dei cittadini politicamente attivi; e non è un caso che i grandi scandali di questi anni lo scandalo Oblieght (1882), lo scandalo Sommaruga (1885), lo scandalo della Banca Romana (1892) investano tutti, in maniera più o meno esplicita, il rapporto fra editoria, informazione e partiti politici. Le ricadute strettamente culturali di questo battagliero dinamismo non si fanno attendere. Le nuove testate aprono presto spazi per l arte e la letteratura: e anche se uno scrittore come Capuana non manca di lamentare la qualità spesso scadente degli articoli che appaiono sui fogli politici, è impossibile negare che siamo in presenza di un offerta estremamente ric-

6 314 L età della nazione ca e diversificata, con riviste e inserti che per la prima volta raggiungono l intero pubblico nazionale, come nel caso del «Fanfulla della Domenica». Gli anni ottanta sono caratterizzati così da una vera e propria competizione per chi sarà in grado di offrire il miglior supplemento letterario domenicale, accaparrandosi le firme più amate dal pubblico. Con il risultato che come per i quotidiani anche le redazioni dei maggiori periodici dell epoca, «Capitan Fracassa» e «Cronaca Bizantina», sebbene irriducibili quanto a programmi, sono frequentate con assoluta disinvoltura dai medesimi collaboratori. La vitalità delle riviste romane (oltre al «Fanfulla della Domenica», «Capitan Fracassa» e «Cronaca Bizantina», vanno ricordate la «Domenica Illustrata» e «La Tribuna Illustrata») determina in Italia una precisa specializzazione delle funzioni culturali, in quello che sempre più si configura come un duopolio: a Roma le riviste e i quotidiani lanciano i romanzi e le poesie degli autori più famosi pubblicandoli a puntate (Verga, Capuana, Fogazzaro, Collodi, De Amicis, Serao, Carducci, D Annunzio, Pascoli ); a Milano i grandi gruppi editoriali si preoccupano della loro commercializzazione in volume. È come se anche nel mercato editoriale Roma mostrasse una sua speciale vocazione a farsi palcoscenico e tribuna: il solo luogo in grado di amplificare all istante ogni notizia e di darle una vera risonanza nazionale. Avviene lo stesso per i dibattiti parlamentari, seguiti dal pubblico con la medesima passione che si riserva a uno spettacolo teatrale, e per le conferenze pubbliche, a cominciare da quelle tenute all Università della Sapienza (Labriola, Carducci e Moleschott), al liceo Visconti (Carducci e Fogazzaro) e alla Scuola Superiore Femminile e Società per l istruzione scientifica e letteraria della donna (ancora Carducci e Fogazzaro). Sotto questo aspetto, la messa in scena della monarchia e dei suoi rituali (in particolare nel 1878 e nel 1900, con i solenni funerali di Vittorio Emanuele II e di Umberto I) non è che la manifestazione più chiara di una speciale predisposizione spettacolare della Roma unitaria. E non diversamente la penseranno anche i socialisti, quando nel 1896, dopo un ampio dibattito, decideranno di aprire nella capitale (e non a Milano, dove pure il movimento operaio è più forte) il proprio quotidiano: l «Avanti!» In questo clima, non appare un caso che il più grande imprenditore culturale dell epoca, Angelo Sommaruga ( ), sia anche un maestro della promozione dei propri autori. Arrivato a Roma da Milano (dove fra l altro aveva pubblicato la prima edizione de La desinenza in A di Dossi), Sommaruga mette in piedi un progetto editoriale estremamente ambizioso, che lo porta a reclutare per qualche anno una straordinaria squadra di scrittori, sia per la sua casa editrice sia per la «Cronaca Bizantina»; egli annovera tra i suoi meriti la promozione di Carducci, il lancio di D Annunzio e la riscoperta di Dossi. Se nell Italia postunitaria c è stato un tentativo di strappare a Milano il primato nazionale nel campo dell editoria, questo ha coinciso proprio con il trasloco romano di Sommaruga. Anni dopo, il meridionale Edoardo Scarfoglio avrebbe spiegato bene come Sommaruga fosse riuscito a vincere le resistenze anche dei più appartati: «Lo scrittore che porta nella sua mente una nuova visione dell arte da niun altra passione è posseduto, che dall ambizione e dalla speranza d un largo consenso e di una vasta diffusione del suo pensiero. Ciò spiega come gli spiriti più delicati, più fieri e più restii al contatto plebeo quale fu Giosue Carducci, poterono essere attratti da quella gigantesca macchina di pubblicità che si chiama Angelo Sommaruga. Tutti i libri del Carducci erano stati pubblicati da editori di provincia, scrupolosi, modesti, rifuggenti dal romore, nascosti all ombra delle università, come il Vigo, il Barbèra, lo Zanichelli. Venne il Sommaruga con i suoi cròtali e i suoi timballi, e trascinò il selvatico maremmano in mezzo al pubblico tumultuante. Così un gran fatto fu compiuto, perché l opera di Carducci cessò di essere una reazione della cultura e della scuola contro la piazza e divenne poesia nazionale della nuova Italia, e le dottrine carducciane furono la legge della letteratura italiana» (Il libro di Don Chisciotte, riedizione del 1911). Al talento promozionale Sommaruga unisce una sincera passione per la tenzone politica, e non esita a schierarsi con durezza contro le presunte malefatte del governo (i costosi contratti con cui cerca di strappare i grandi autori alle case editrici di Milano e Torino vengono pagati con gli introiti dei giornali più battaglieri del suo gruppo, nel momento più basso del «trasformismo» di Depretis). Ma proprio la politica determinerà, alla fine, il tracollo del sogno di Sommaruga: processato per diffamazione e accusato di truffa si disse per mettere a tacere una voce troppo ostile alla maggioranza, dopo la condanna a sei anni di reclusione, l editore fugge in Argentina per sottrarsi al carcere. La vitalità culturale degli anni tra il 1881 e il 1885 (appunto gli anni di Sommaruga) non sarebbe stata più eguagliata, eppure le riviste continuarono anche dopo ad avere un posto speciale nella vita artistica e letteraria di Roma. Non è un caso che anche l altra grande esperienza della cultura capitolina di questi anni coincida con una rivista, «Il Convito» di Adolfo De Bosis ( ). Negli annali della letteratura italiana, la fama del «Convito» rimane legata alla pubblicazione del Pascoli dei Poemi Conviviali e del D Annunzio di Le vergini delle rocce, nei primi mesi del 1895; ma anche se il progetto si esaurisce presto e sostanzialmente chiude nel gennaio del 1898, il successo dei primi numeri è sufficiente a farne la rivista simbolo del pre-raffaellitismo italiano e di un intera stagione letteraria. Proprio la centralità delle riviste e dei quotidiani potrebbe offrire però un idea distorta (o se non altro parziale) della cultura romana di fine Ottocento: che rimane nonostante tutto una cultura a conduzione aristocratica, e che trova nella corte sabauda e nei salotti nobiliari centri di aggregazione determinanti. Accanto al mondo frenetico della stampa continua insomma a pesare una società della distinzione e anzi non di rado gli stessi quotidiani e le stesse riviste sono di pro-

7 I luoghi della cultura in Roma capitale 315 prietà di figure di spicco dell aristocrazia cittadina, come nel caso del principe Maffeo Sciarra Colonna, proprietario della «Tribuna» nonché finanziatore della «Rivista politica e letteraria» e della terza serie della «Cronaca Bizantina». I nobili assumono sempre più spesso atteggiamenti da gran borghesi (a cominciare dall attenzione con cui amministrano le proprietà avite, guidando la trasformazione del centro storico con lucrose speculazioni), mentre accolgono senza problemi nelle loro case i membri più in vista della politica, dell economia e dell informazione; e tuttavia le gerarchie sociali di antico regime non smettono di esercitare la loro influenza, in un mondo nel quale l appoggio di un facoltoso barone o conte può ancora influire in maniera decisiva sulla carriera di un giovane letterato ambizioso (come sa bene D Annunzio, protetto di Sciarra Colonna e di Gégé Primoli oltre che marito della duchessa Maria Hardouin di Gallese). La tendenza di Roma capitale a costituirsi in vero e proprio crogiuolo della cultura nazionale è corretta e ridimensionata, così, dal persistere di una società letteraria estremamente ristretta, in cui, a seconda delle opportunità, le medesime figure si trovano a interpretare in situazioni diverse ruoli diversi: giornalista, professore, poeta, deputato, conferenziere, editore, accademico I grandi letterati finiscono senatori; i professori e i politici si ritrovano nelle sedute dei Lincei (quando invece non sono i professori ad assumere la responsabilità del dicastero della Pubblica Istruzione); tutti collaborano indistintamente ai medesimi giornali. Da tale punto di vista l estrema concentrazione spaziale dei luoghi della cultura nella Roma umbertina rappresenta anche il segno del suo sostanziale tradizionalismo e della chiusura dei suoi centri del potere. La contestazione di questa cultura delle distinzioni non sarebbe venuta dalla grande poesia in romanesco: perfettamente integrata nel sistema dei generi letterari e delle classi sociali con figure come Pascarella e Trilussa, i quali pubblicano assieme agli autori in lingua su tutti i principali giornali del tempo, e conseguono un successo non trascurabile anche in altre regioni d Italia (Pascarella soprattutto grazie a una recensione entusiastica di Carducci). Né, tanto meno, una vera critica della città aristocratica del Piacere sarebbe giunta dall altra, simmetrica, Roma: la Roma separata e ostile dell ex papa re e delle famiglie della nobiltà «nera», caparbiamente arroccate nel rifiutare la dinastia sabauda mentre le idee del modernismo cattolico già cominciavano a penetrare nei più esclusivi salotti cittadini. I primi germi della Roma democratica del xx secolo andranno cercati altrove (anche topograficamente): nelle tipografie socialisteggianti del centro, ma ancora di più nel rapido proliferare dei circoli operai ai margini della città e soprattutto nel quartiere di Testaccio, dove in questi anni il solo Antonio Labriola fra tutti i grandi intellettuali romani del periodo non esita a spingersi per una riunione politica o per una conferenza sulla filosofia di Marx. Nell estate del 1900, l uccisione a Monza del re Umberto per opera dell anarchico Gaetano Bresci, con cui si chiude la parabola della Roma detta appunto «umbertina», può essere letta anche come il violento riapparire di questa città del lavoro, vicina e tuttavia separata. Una nuova Roma, se non proprio invisibile (nel moltiplicarsi degli scioperi e delle manifestazioni) comunque sostanzialmente negata, e fino ad allora rimossa da gran parte della cultura ufficiale. elena frontaloni e gabriele pedullà c. hugo, Rome en 1886: les choses et les gens, Imprimerie Nationale, Roma 1886; m. incagliati, Il Teatro Costanzi ( ), Tipografia Editoriale, Roma 1907; u. pesci, I primi anni di Roma capitale (1907), Officina, Roma 1971; f. martini, Confessioni e ricordi ( ), Treves, Milano 1928; u. fleres, Il caleidoscopio di Uriel, Danesi, Roma 1930; d. angeli, Le cronache del Caffè Greco (1931), Bulzoni, Roma 2001; n. spano, L università di Roma (1935), Università La Sapienza, Roma 2008; a. sommaruga, Cronaca Bizantina, Mondadori, Milano 1941; g. squarciapino, Roma bizantina, Einaudi, Torino 1950; a. rava, I teatri di Roma, Palombi, Roma 1953; a. caracciolo, Roma capitale. Dal Risorgimento alla crisi dello Stato liberale (1956), Editori Riuniti, Roma 1999; i. insolera, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica (1962), Einaudi, Torino 2011; m. spaziani, Con Gégé Primoli nella Roma Bizantina, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1962; o. majolo molinari, La stampa periodica romana dell Ottocento, Istituto nazionale di studi romani, Roma 1963; g. orioli (a cura di), Memorie romane dell Ottocento, Cappelli, Bologna 1963; a. frateili, Dall Aragno al Rosati (1963), Avagliano, Napoli 2009; Cent anni di Roma capitale, numero speciale de «Il Veltro», XIV (1970); s. de paolis e a. ravaglioli (a cura di), La terza Roma, Palombi, Roma 1971; e. lugnani scarano, Dalla Cronaca Bizantina al Convito, Vallecchi, Firenze 1971; a. briganti, Il parlamento romano nel romanzo dell Ottocento, Le Monnier, Firenze 1972; e. sormani, Bizantini e decandenti nell Italia umbertina, Laterza, Roma-Bari 1975; e. de michelis, Gli anni romani di Gabriele D Annunzio, Istituto nazionale di studi romani, Roma 1976; e. ghidetti, Roma Bizantina, Longanesi, Milano 1979; aa.vv., Il decadentismo e Roma, Istituto di studi romani, Roma 1980; r. drake, Byzantium for Rome. 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8 Figura 1. I luoghi della cultura a Roma tra il 1870 e il 1900 (la mappa riproduce la città nel 1881).

9 ROMA accademia biblioteca, grande raccolta libraria caffè, osterie cinema conferenza cultura femminile dialetto editore, tipografia importante attività musicale insegnamento luogo papalino potere politico, uffici, tribunali quotidiani, periodici salotto, luogo d incontro socialismo società ricreative e circoli culturali studio di artista teatro università, insegnamento superiore potere politico 1 Quirinale. Residenza estiva del pontefice a partire da Clemente VIII (1592), dopo la Breccia il Quirinale diviene residenza della famiglia reale. Vittorio Emanuele II ordina la ristrutturazione in stile Luigi XV e il trasporto di un gran numero di opere d arte dalle regge sabaude. Il re non ama la nuova sede e preferisce risiedere altrove, ma al Quirinale è attivo fin dai primi anni di Roma capitale il salotto della principessa, poi regina, Margherita (moglie di Umberto I). Per Roma, abituata da secoli a una corte ecclesiastica chiusa, che ammette tutt al più pochissimi membri delle famiglie della nobiltà cittadina, si tratta di una esperienza nuova. Oltre agli aristocratici, nel salotto di Margherita si incontrano politici (soprattutto della Destra: Terenzio Mamiani, Ruggiero Bonghi, Cesare Correnti e Quintino Sella), intellettuali e scrittori di alto rango (Fogazzaro e Carducci sono invitati a prendere il tè con Margherita, che stima moltissimo anche Pasquale Villari; viene tenuto invece a distanza il discusso D Annunzio), e vi suona con regolarità il quintetto (divenuto nel 1893, con decreto reale, «Quintetto di Corte») del pianista e compositore Giovanni Sgambati ( ), tra i primi cultori di Wagner in Italia nonché fondatore del Liceo musicale di via di Ripetta; prima del luglio 1900 si contano oltre sessanta suoi concerti a corte. La principessa medesima è una buona concertista, oltre che una intenditrice, e ama esibirsi al pianoforte per gli amici. Soprattutto dopo il passaggio della Destra all opposizione, la personalità più vicina a Margherita è senza dubbio il coltissimo Marco Minghetti ( ), che quando è a Roma le dà quotidianamente lezioni di latino all alba e influenza notevolmente le scelte culturali della sovrana (dall epistolario con Margherita emergono tutti i suoi sforzi per scoraggiare l amicizia con il potenziale concorrente Giosue Carducci). A seconda degli anni, in occasione del carnevale si tengono al Quirinale due o tre balli di corte (vi si eseguono soprattutto Rossini, Verdi, Bizet e Strauss); le al-

10 318 L età della nazione tre celebrazioni importanti cui prende parte la famiglia reale sono la festa dello Statuto (2 giugno) e i compleanni di Umberto e Margherita (20 luglio e 20 novembre). Umberto I e Margherita hanno una passione per il cinematografo: il sovrano fa in tempo a ospitare a corte i fratelli Lumière per una dimostrazione delle nuove «proiezioni animate», in cui la famiglia reale appare nelle doppie vesti di attori e di spettatori (nel 1896 i due cineasti francesi sono incaricati di filmare il matrimonio tra il principe Vittorio Emanuele ed Elena di Montenegro). 2 Camera dei deputati. Nel 1871, la Camera dei deputati si installa dentro palazzo Montecitorio, commissionato nel 1653 a Gian Lorenzo Bernini dal pontefice Innocenzo X, interrotto nel 1655 e adattato a sede dei Tribunali dello stato nel L attuale aula a emiciclo è realizzata solo tra il 1903 e il 1927: fino a quel momento si ricorre alla costruzione in legno, provvisoria, di Paolo Comotto (1871). Vi si tiene la prima seduta il 27 novembre 1871, ma la nuova Camera si rivela presto inadeguata per la pessima acustica e per l eccessivo calore estivo e il freddo invernale, tanto che i deputati vengono presto autorizzati dal presidente a tenere in testa il cappello nelle giornate particolarmente rigide. L inagurazione di ogni legislatura è in questi anni uno spettacolo ambitissimo, alla presenza del re e della regina. Ma la Camera dei deputati è un luogo importante soprattutto per la qualità di molti dei suoi membri. Tra gli uomini di cultura più noti a sedere tra i banchi della Camera dopo lo spostamento a Roma della capitale si annoverano in questi anni: il filosofo federalista Giuseppe Ferrari ( ), Francesco De Sanctis (sempre deputato dal 1860 con una breve parentesi di un anno tra il 1865 e il 1866), lo scienziato e filosofo Paolo Mantegazza ( ), il filosofo hegeliano Bertrando Spaventa ( ), lo storico Pasquale Villari ( e ), Ferdinando Martini ( ), Giovanni Faldella ( e ) e Gabriele D Annunzio ( ). A palazzo Montecitorio è ospitata anche la Biblioteca della Camera. Istituita nel 1848 a Torino (dotazione originaria 8000 volumi), passa a Firenze nel Nel 1871 è a Roma, con circa volumi. All avanguardia nei metodi di catalogazione (per classi di materie), è caratterizzata fin dal principio da una cura particolare per le pubblicazioni periodiche, finalizzate all aggiornamento culturale dei deputati. 3 Senato del Regno. Il Senato si riunisce per la prima volta nella sede di palazzo Madama il 28 novembre 1871 dopo profondi lavori di adattamento del corpo originale quattrocentesco per ricavare l aula nello spazio del cortile delle poste pontificie (su progetto dell ingegnere Luigi Gabet). Sono famosi gli affreschi di Cesare Maccari con alcuni episodi celebri del Senato romano (1880). Tra i più noti uomini di cultura sono nominati senatori in questi anni: Alessandro Manzoni (dal 1860), lo storico Gino Capponi (dal 1860), il medievista Michele Amari (dal 1861), il filosofo Terenzio Mamiani della Rovere (dal 1864), Aleardo Aleardi (dal 1873), Luigi Settembrini (dal 1873), Giuseppe Verdi (dal 1874), Giovanni Prati (dal 1876), Paolo Mantegazza (dal 1876), Giuseppe Ferrari (senatore solo per poche settimane nel 1876), Pasquale Villari (dal 1884), il linguista Graziadio Isaia Ascoli (dal 1889), Giosue Carducci (dal 1890), il filologo Domenico Comparetti (dal 1891), Giovanni Faldella e Antonio Fogazzaro (entrambi dal 1896). Molti di loro, però, frequentano solo in modo saltuario le sedute. Palazzo Madama ospita anche la Biblioteca del Senato. Istituita nel 1848 a Torino, passa a Firenze nel 1864 e poi a Roma, dove Gaetano Koch ( ) crea locali appositi accanto all aula parlamentare. Nel palazzo è collocata infine anche la Tipografia del Senato: stampa relazioni, discorsi, poesie, saggi, opere drammatiche. 4 Ministero dell Istruzione pubblica. In via del Collegio romano n. 26. All indomani del 20 settembre la giunta provvisoria costituita a Roma incarica Terenzio Mamiani di seguire tutti gli aspetti relativi all istruzione. Mamiani sarà prima membro e poi vicepresidente del Consiglio superiore della pubblica istruzione. In questi anni sono invece ministri dell Istruzione pubblica: Cesare Correnti (fino al 1872), Quintino Sella (1872), Antonio Scialoja ( ), Gerolamo Cantelli (1874), Ruggiero Bonghi ( ), Michele Coppino ( , e ), Francesco De Sanctis (1878 e ), Francesco Paolo Perez (1879), Guido Baccelli ( , e ), Paolo Boselli ( ), Pasquale Villari (1891), Ferdinando Martini ( ), Emanuele Gianturco ( ), Giovanni Codronchi (1897), Nicolò Gallo ( ) e Luigi Cremona (1898). Nei primi trent anni dopo Porta Pia, Roma passa dalle 41 scuole del 1871 alle 111 del 1901 (e contestualmente il tasso di analfabetismo cittadino scende in questo stesso periodo dal 42 al 22%). Dopo alcuni alloggiamenti precari, tra il 1876 e il 1892 nei locali del ministero si installa anche la Società Geografica Italiana, fondata a Firenze nel 1867 da Carlo Cattaneo e da Cesare Correnti (il quale ne mantiene la presidenza anche dopo il trasferimento a Roma, avvenuto nel 1872). La prima sede nella nuova capitale, dove trova alloggio anche la relativa biblioteca, è in via Colonna n. 29; dal 1892 si sposta in via del Plebiscito n. 2. La Società prepara il terreno alla missione coloniale italiana in Africa. 5 Città del Vaticano. In seguito alla presa di Porta Pia il papa si ritira nei suoi palazzi vaticani, cui il Regno d Italia assicura piena indipendenza politica (una vera e propria enclave di 0,44 chilometri quadrati). Nello Stato del Vaticano sono accessibili l Archivio Segreto Vaticano e la Biblioteca Apostolica. L archivio, istituito per iniziativa di Paolo V intorno al 1610, viene aperto agli studiosi nel 1881, sotto Leone XIII; la Biblioteca Apostolica viene perfezionata nei sistemi di consultazione, conservazione e catalogazione tra il 1883 e il Nella zona ovest dei giardini si trova la Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, casina del papa (villa Pia): è la risposta di Pio XI all istituzione laica dei Lincei. Nel 1896 l operatore torinese Vittorio Calcina filma per la prima volta la benedizione papale di Leone XIII e una passeggiata del pontefice per i giardini vaticani. insegnamento superiore 6 Università di Roma, palazzetto della Sapienza, Circolo Agonale. Prima università statale, sorta sul sito della precedente d epoca papalina. Tra gli insegnanti: il latinista Giuseppe Cugnoni (momentaneamente allontanato dall insegnamento dopo il 20 settembre), l antichista Ruggiero Bonghi, lo storico della filosofia Terenzio Mamiani e il giurista Pasquale Stanislao Mancini (tutti e tre dal 1872), il filosofo Antonio Labriola (dal 1874), il filologo romanzo Ernesto Monaci, il paletnologo Luigi Pigorini e il fisiologo tedesco Jacob Moleschott (tutti e tre dal 1876), l antichista tedesco Karl Julius Beloch (dal 1879), lo storico del diritto romano Vittorio Scialoja (dal 1884), l economista Antonio De Viti De Marco (dal 1887), l indianista e italianista Angelo De Gubernatis (dal 1890), il matematico Enrico Castelnuovo (dal 1891) e il fisico matematico Vito Volterra (dal 1900). A partire dal 1901 la cattedra di storia dell arte moderna è tenuta da Adolfo Venturi ( ), il quale ha come allievo a Roma, fra gli altri, Pietro Toesca; nello stesso anno è chiamato anche l economista Maffeo Pantaleoni. Tra i professori incaricati figurano in questi anni anche Gaspare Finali (contabilità dello stato), Domenico Comparetti (letteratura greca), Anton Giulio Barrili (estetica), Giuseppe Chiarini (lettera-

11 I luoghi della cultura in Roma capitale 319 ture moderne e letterature moderne comparate), Giulio Salvadori (stilistica) e Terenzio Mamiani (filosofia della storia). Fra gli studenti destinati a farsi strada nella cultura italiana vanno fatti almeno i nomi di Edoardo Scarfoglio, Cesare De Lollis (entrambi allievi di Monaci), Gaetano De Sanctis (allievo di Beloch), Adolfo De Bosis (che si laurea in giurisprudenza), Federigo Enriques (allievo di Castelnuovo), Gabriele D Annunzio (allievo di Moleschott, pur senza mai laurearsi), Paolo Orano (laureatosi in lettere e filosofia), Antonio De Viti De Marco, Maffeo Pantaleoni e Benedetto Croce (quest ultimo studente di giurisprudenza senza mai giungere alla laurea, ma in realtà discepolo di Labriola). Dopo un emorragia di iscritti (dai 1012 del 1869 ai 519 del 1875), nel 1876 la chiusura dell Università pontificia rilancia La Sapienza, che nel 1901 raggiunge i 2801 studenti. Alcune conferenze pronunciate nell università in questi anni suscitano grande scalpore nell opinione pubblica, a cominciare da quella di Labriola contro la conciliazione tra stato e Chiesa (1º giugno 1887). La Sapienza è in questi anni una vera e propria vetrina della cultura italiana, in grado di richiamare, fosse anche solo per una lezione, i maggiori ingegni del paese, come nel caso di Giosue Carducci che l 8 gennaio 1888 vi tiene il discorso L opera di Dante. Un ruolo speciale occupano poi le inaugurazioni degli anni accademici. Nel novembre del 1887 essa viene affidata a Moleschott; mentre il 14 novembre 1896 tocca a Labriola, il quale con il suo discorso su L università e la libertà della scienza suscita accese polemiche per gli accenni ostili alla Triplice Alleanza e all espansione coloniale in Africa (il discorso viene pubblicato da Benedetto Croce dopo che l autorità accademica si è rifiutata di accoglierlo nel proprio annuario). Poiché per statuto la polizia non può entrare dentro l università, i suoi locali sono spesso sede in questi decenni di manifestazioni politiche radicali animate dagli studenti. All interno del palazzo della Sapienza è ospitata la Biblioteca Alessandrina (palazzo della Sapienza, corso Rinascimento). Fondata nel 1667, il suo nucleo storico è costituito dai duplicati della Biblioteca Chigiana e Vaticana, oltre che da una parte della biblioteca dei duchi di Urbino. Dopo il 1870 diviene biblioteca universitaria. 7 Regio Istituto Superiore di Magistero Femminile. In piazza dell Esedra. Ospitato in un ex granaio pontificio, il Magistero di Roma in questi anni annovera tra i suoi professori alcuni dei massimi scrittori italiani del tempo: Luigi Capuana, docente di letteratura italiana dal 1890 al 1902 (nonché, probabilmente, il primo a dedicare un corso universitario all opera dell amico Gabriele D Annunzio) e Luigi Pirandello, docente dal Dal 1888 vi studia per diventare professoressa la maestra mazziniana Regina Peruzzi ( ), destinata a giocare un ruolo importante nel nascente movimento socialista e in quello femminista quale membro dell esecutivo della Lega per i diritti delle donne (sciolta nel 1898). 8 Liceo Ennio Quirino Visconti. Primo liceo-ginnasio statale di Roma italiana aperto nel 1870 nel palazzo del Collegio romano; dal 1890 ospita anche un ginnasio femminile. Vi studiò Edoardo Scarfoglio alla fine degli anni settanta, dopo essere stato più volte bocciato al liceo Giambattista Vico di Chieti. Qui il 7 gennaio 1892 Giosue Carducci pronuncia una conferenza su Parini dal titolo Storia del «Giorno», alla presenza della regina Margherita; il 31 marzo 1898 è la volta di Antonio Fogazzaro con la conferenza Il progresso in relazione alla felicità (sempre alla presenza della regina). Nello stesso palazzo è ospitata la Biblioteca Nazionale, dal 1878 Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II. Istituita nel 1873 sulla base della Biblioteca dei Gesuiti ma inaugurata solo il 14 marzo 1876, incamera la Biblioteca Gregoriana e altre biblioteche di congregazioni religiose (ma al momento dell apertura restano da catalogare più opere delle circa messe a disposizione del pubblico). È affidata, tra il 1876 e il 1877 e poi ancora nel 1879, a Carlo Castellani ( ). Viene chiusa per qualche mese nel 1880, ufficialmente per irregolarità amministrative, ma nella sostanza per la cattiva gestione, che aveva portato anche alla scomparsa di alcune opere di grande valore. Dal 1881 (e fino al 1909) la dirige Domenico Gnoli ( ). Nel giugno del 1880 la Camera approva la proposta di Pasquale Villari di istituire nella Biblioteca Nazionale una raccolta speciale di documenti, opuscoli e libri relativi al Risorgimento; da questo fondo sarebbe successivamente nata la collezione della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea oggi situata in palazzo Caetani. 9 Pontificia Università Gregoriana del Collegio romano (palazzo Gabrielli Borromeo). Già al Collegio romano, occupa la nuova sede dal Vi si coltivano, particolarmente nei primi anni, le scienze filologiche e teologiche; riprende vigore, con un numero maggiore di classi d insegnamento, dopo il 1886 (nel 1882 lo stato italiano aveva infatti deciso di lasciare l insegnamento della teologia alle università cattoliche). 10 Istituto Massimo (palazzo Gabrielli-Borromeo). In via del Seminario. Liceo-ginnasio, in epoca pontificia la sua sede era presso il Collegio romano, per essere poi appaiato all Università Gregoriana. Dal 1879 si trasferisce nella nuova sede di villa Peretti. 11 Scuola Superiore Femminile e Società per l istruzione scientifica e letteraria della donna. In via della Palombella. Istituto superiore laico femminile, voluto dal ministero nel 1873 e diretto dalla poetessa Erminia Fuà Fusinato ( ). Viene a lei intitolata dopo la sua morte, quando la sostituisce Giovanni Prati ( ). A partire dal 1874 la Società promuove incontri di lettura e discussione; alle sue riunioni prendono parte tutti i maggiori uomini di stato. L 8 aprile 1888 Carducci tiene nei locali della Palombella una lettura della sua poesia Jaufré Rudel alla presenza della regina Margherita e, ancora in presenza della sovrana, il 5 febbraio 1889 una conferenza su La poesia e l Italia nella quarta crociata. Il 2 marzo 1883 è la volta di Fogazzaro, con una conferenza su L origine dell uomo e il sentimento religioso: anche in questo caso è presente la regina. 12 Cinque Scole (al Ghetto). Il luogo è la sede di cinque scuole ebraiche (Nova, del Tempio, Siciliana, Castigliana, Catalana). accademie 13 Reale Accademia Nazionale dei Lincei. Rifondata da Pio IX, ha sede dapprima in Campidoglio; dal 1883 si trasferisce a palazzo Corsini. Palestra per le «più alte quistioni in campo di ogni scibile umano» nelle intenzioni del ministro Quintino Sella, sostituisce l accademia già papalina e viene dotata di un nuovo statuto nel Dopo Quintino Sella ( ), ne divengono presidenti due matematici: Francesco Brioschi ( ) ed Eugenio Beltrami ( ). Vi sono cooptati intellettuali, scrittori e uomini politici di ogni tendenza, italiani e stranieri. Tra i soci più noti in questo periodo, per le scienze figurano il fisico Antonio Pacinotti e il matematico Augusto Righi (entrambi dal 1898). Tra gli umanisti: il filologo e grecista Domenico Comparetti, Terenzio Mamiani e lo storico Cesare Cantù (tutti e tre dal 1875), Pasquale Villari (dal 1878), lo storico Oreste Tommasini (dal 1884), l italianista Alessandro D Ancona (dal 1891), Giosue Carducci e il filologo Francesco D Ovidio (entrambi dal 1897), più il filologo e storico Isidoro Del Lungo (dal 1901). La biblioteca di palazzo Corsini, istituita e aperta al pubblico nel 1754 dal cardinale Neri Corsini, ricca anzitutto per la serie delle sue stampe, passa nel 1870 allo stato. Viene in essa istituita nel 1885 una Sezione Accademica (volumi eredita-

12 320 L età della nazione ti dall antica sede della Nuova Accademia dei Lincei, al Campidoglio) e una Sezione Orientale (con i volumi del fondatore, Leone Caetani, e la raccolta di orientalistica donata da Michele Amari). 14 Accademia dell Arcadia (palazzo Altemps). Per antica tradizione, ha la sua sede estiva (qui rappresentata) al Bosco Parrasio, al Gianicolo, mentre la sua sede invernale è a palazzo Altemps. Questa accademia poetica, fondata nel 1690 in funzione antibarocca, resiste alla Breccia di Porta Pia, ma cessa di vivere il suo periodico, il «Giornale Arcadico», rimpiazzato nel periodo da «Arcadia». Durante l intero trentennio si oppone all afflusso delle letterature straniere in Italia. Fino al 1876 a palazzo Altemps ha sede anche una Università Cattolica, alla quale in quell anno viene imposta la chiusura (il decreto, del 12 marzo, è firmato dal ministro dell Istruzione pubblica Ruggiero Bonghi). 15 Accademia di Francia (villa Medici). Fondata nel 1666 da Luigi XIV, è la più antica delle accademie straniere in Roma. Inizialmente pensata per i pittori e gli scultori vincitori del Prix de Rome, nel 1720 viene aperta agli architetti, agli scrittori e ai musicisti. Ospita, fra gli altri, il compositore Claude Debussy, tra il 1885 e il Regia Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Liceo musicale. Dal 1876 ha sede in via dei Greci, presso l ex convento delle orsoline (fino a quella data era in via di Ripetta, zona Ferro di cavallo). Questa accademia musicale, fondata nel xvi secolo e già riconosciuta da Pio IX, viene denominata «Regia» dopo la Breccia; è designata come Liceo musicale dal governo italiano nel Nella nuova sede di via dei Greci prende vita la scuola di declamazione e di gesto diretta da Virginia Martini, che nel 1893 si staccherà da Santa Cecilia assumendo (dal 1921) il nome di Scuola di recitazione Eleonora Duse. Per la musica è importante anche l Accademia Filarmonica di Roma, inaugurata presso il palazzo Doria Pamphilj nel gennaio del 1885, davanti a un pubblico di intenditori, prevalentemente femminile. 17 Accademia dei virtuosi del Pantheon (presso il Pantheon, sede storica). Accademia musicale e letteraria, con venature conservatrici. 18 Regia Accademia di Belle Arti denominata di San Luca. In via di Ripetta, zona Ferro di cavallo. Di origine cinquecentesca, già denominata Accademia di San Luca, dopo la Breccia è ribattezzata e riconosciuta dallo stato italiano. Vi studiano, tra gli altri, Cesare Pascarella (che comincia come pittore) e Giulio Aristide Sartorio ( ). 19 Accademia di Giggi. In via Margutta. Aperta in un ex granaio nel 1863 da Giggi Talarici, un ex modello soprannominato Ercole, è frequentata da pittori e scultori, che vi si possono esercitare nel ritratto in costume e nel nudo. salotti La Roma postunitaria conosce una intensa attività salottiera. Nei palazzi e nelle ville cittadine si incontrano aristocratici e borghesi, politici e scrittori, artisti e cantanti; ci si diverte, ci si fa conoscere, si stringono accordi, si litiga. Naturalmente la lista che segue non tiene conto delle abitazioni di tutti i politici e i letterati che occasionalmente ricevevano amici e colleghi, a cominciare da Silvio Spaventa, nella cui dimora il giovane Benedetto Croce (nipote dello Spaventa, che ne fu tutore dopo la morte dei genitori) conobbe Labriola; per un politico di rango come Depretis e Crispi era anzi perfettamente normale avere un salotto letterario. Tra i più significativi qui non censiti meritano di essere ricordati almeno quello dell imprenditore Clemente Maraini e della scultrice Adelaide Pandiani Maraini ( ), frequentato dalla fine degli anni settanta da Carlo Dossi (assiduo frequentatore anche della casa di Amalia Depretis), e quello di Ferdinando Martini e della contessa Giacinta Martini Marescotti, meta abituale di letterati e politici. In tutti i salotti le serate vengono allietate da concerti; in particolare, Giacinta Martini ha fama di buona musicista, mentre il salotto di Lina Crispi era rinomato per la qualità degli strumentisti che vi si esibivano. 20 Salotto della contessa Ersilia Caetani Lovatelli ( ). In piazza Campitelli. È un salotto nobiliare, d impronta principalmente letteraria e archeologica (gli studi archeologici erano stati il grande vanto della cultura della Roma di Pio IX), attivo dagli anni settanta alla fine del secolo, prima come cenacolo informale per pochi amici e poi aperto il giovedì e la domenica. Autodidatta sotto la guida del grande archeologo cristiano Giovan Battista De Rossi (caro amico del padre), la sua animatrice, definita da Gregorovius «la più dotta fra le donne di Roma e fors anco d Italia», fa parte dell Arcadia e dell Accademia Nazionale dei Lincei in qualità di archeologa (dal 1879, quando è la prima donna a essere ammessa a questa antica istituzione); collabora con scritti di divulgazione alla «Nuova Antologia» e al «Fanfulla della Domenica» (dal 1888); stampa un volume di versi presso Angelo Sommaruga; è in contatto con Domenico Comparetti. Tra i frequentatori del suo salotto ci sono Quintino Sella (che è il suo sponsor per i Lincei), Felice Cavallotti, Nigra, Bonghi, Gregorovius, Pigorini, Mommsen, Zola, Carducci e D Annunzio, ma si può dire che nessuna importante figura di passaggio a Roma manchi di affacciarvisi. Al tempo del padre il salotto di famiglia era già stato frequentato da Walter Scott, Stendhal, Balzac, Gogol, Liszt, Gregorovius e Niebuhr. 21 Salotto della baronessa Malwida von Meysenbug ( ). In via della Polveriera e attivo dal 1874, vi si raccoglie la nuova aristocrazia immigrata a Roma. La sua animatrice è in rapporti con Herzen (di cui ha educato le figlie), Mazzini, Garibaldi, Kossuth, Bakunin e con repubblicani francesi quali Ledru-Rollin e Louis Blanc; è inoltre amica e corrispondente epistolare di Friedrich Nietzsche e Richard Wagner e una paladina dell emancipazione femminile. Il salotto viene frequentato assiduamente da stranieri e, fra gli altri, dal giovane Romain Rolland (1890), futuro premio Nobel per la letteratura nel Tra i suoi ospiti a Roma si annovera anche Paul Rée. 22 Salotto del principe Baldassarre Ladislao Odescalchi ( ). A palazzo Odescalchi. Salotto nobiliare e luogo d incontro fra liberali, attivo subito dopo la Breccia, vi si discute di politica, arte e letteratura. Accoglie molti stranieri di passaggio, tra cui i romanzieri francesi René Bazin ed Émile Zola. Odescalchi fu deputato ( ) e senatore (dal 1896); fondò Ladispoli. 23 Salotto del conte Giuseppe Primoli, detto Gégé ( ). A palazzo Primoli, in via Zanardelli, è il salotto della nuova aristocrazia immigrata a Roma. Attivo dal 1880 al primo ventennio del Novecento, è un ponte tra Italia e Francia, anche perché il suo animatore, esponente della piccola aristocrazia immigrata a Roma, è stato educato a Parigi ed è in rapporto con la famiglia Bonaparte (sarà il fondatore del Museo Napoleonico di Roma). Scrittore lui stesso, fotografo e appassionato di fotografia (come suo fratello Lulù), collezionista di manoscritti e testi rari (con oltre volumi e opuscoli e 100 incunaboli), nonché frequentatore dei caffè (il Greco, anzitutto) e dei teatri dell epoca, in questi anni Primoli riceve Guy de Maupassant, oltre che un gran numero di amici e sodali come Enrico Nencioni, suo mentore letterario, Ferdinando Martini, Ugo Ojetti, Angelo Conti, Cesare Pascarella, Gabriele D Annunzio, Giovanni Verga, Giu-

13 I luoghi della cultura in Roma capitale 321 Cronologia urbanistica Monsignor De Merode, pro-ministro delle Armi di Pio IX, paventando l entrata delle truppe sabaude in Roma e le conseguenti espropriazioni, si fa agente di ecclesiastici e aristocratici e acquista una serie di terreni nella zona orientale della città, verso la stazione Termini (inaugurata nel 1856). È il vero antefatto all espansione urbana tra l allora via Pia (ora via XX Settembre) e le Terme di Diocleziano 30 settembre 1870 Formazione della Commissione urbanistica dicembre 1870 Inondazione del Tevere di eccezionale violenza 1871 Il comune stipula, con Merode e con altri costruttori immobiliari, sette convenzioni: riguardano, rispettivamente, le zone Termini, Esquilino, Castro Pretorio, Celio, Viminale, Trastevere e Testaccio Costruzione del ministero delle Finanze su via XX Settembre 26 maggio 1875 In Parlamento Garibaldi propone di risolvere il problema delle periodiche esondazioni del Tevere con la deviazione fuori città del corso del fiume 1876 Costruzione del ministero della Guerra, di nuovo su via XX Settembre Costruzione dei muraglioni del Tevere. L intervento, effettuato su un progetto dell ingegnere Raffaele Canevari ( ), implica la distruzione di quella lunga fascia di tessuto edilizio che si affacciava direttamente sul fiume, con gravi danni al paesaggio urbano. Contrariamente a quanto proposto da Canevari, si decide però di non distruggere l Isola Tiberina Costruzione del Teatro Costanzi al Viminale e del Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale 1880 Costruzione dell Istituto di Geologia in largo Santa Susanna 1880 Indetto un concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II, scomparso due anni prima. Nessuno dei progetti verrà dichiarato vincitore e avviato a esecuzione 20 maggio 1881 Legge speciale n. 209 per Roma Capitale 28 novembre 1881 Presentazione in consiglio comunale del secondo progetto di piano regolatore 1882 Inizio dei lavori per la costruzione di piazza Vittorio Emanuele II. Secondo concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II al Campidoglio 8 marzo 1883 Approvazione del nuovo piano regolatore, che resterà in vigore per ventisei anni Costruzione del ponte Garibaldi Tracciato di corso Vittorio Emanuele II Costruzione della galleria Colonna e di via Marco Minghetti Costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II sul lato sud di piazza Venezia. Il progetto è di Giuseppe Sacconi ( ) Allargamento di via del Tritone gennaio 1886 Convenzione per la lottizzazione di villa Ludovisi, che viene rasa al suolo per costruire nuovi quartieri residenziali. Stessa sorte subiscono, in questa fase, molte ville situate fra Castro Pretorio e Porta Pinciana, e ancora fino a Porta San Giovanni, edifici cioè già parzialmente compromessi dalla costruzione della stazione Termini e dai lavori per piazza Indipendenza e piazza Vittorio Costruzione della Banca d Italia su via Nazionale Costruzione del ponte Vittorio Emanuele II 17 gennaio 1887 Mozione di Guido Baccelli per la costituzione del parco della Zona archeologica meridionale. Il primo stanziamento, di lire , giungerà solo nel Costruzione del magazzino Alle città d Italia (più tardi Rinascente) Crisi edilizia Costruzione dell Acquario Romano, tra la stazione Termini e piazza Vittorio Costruzione di via Arenula Costruzione del Mattatoio al Testaccio Risanamento del Ghetto Costruzione del Palazzo di Giustizia, detto dai romani «il Palazzaccio» Costruzione del policlinico Umberto I 1890 Costruzione delle prime caserme in viale delle Milizie 1895 Adduzione dell elettricità a Roma: le prime tranvie elettriche entreranno in funzione nel Costruzione dei ponti Cavour e Umberto I 1898 Inaugurazione del Teatro Adriano, su piazza Cavour Costruzione della sinagoga, nel vecchio Ghetto 1900 Costruzione dell ospedale militare del Celio

14 322 L età della nazione seppe Giacosa, Giulio Aristide Sartorio, nonché Eleonora Duse e Matilde Serao di cui Gégé è confidente tenero e molto paziente. Di tutti questi personaggi Primoli si fa non di rado mecenate. Nel salotto si tengono spesso dei concerti di ottimo livello (vengono eseguiti soprattutto Scarlatti e Händel). 24 Salotto di Eva Cattermole (nota in letteratura come Contessa Lara, ). In via Monte d Oro. Salotto borghese, frequentato da artisti e poeti, e specialmente da Luigi Capuana e dai siciliani della sua cerchia. Successivamente, dopo l uccisione in duello dell amante e la separazione dal marito, nel 1875 (e fino al 1894) la Contessa Lara si trasferisce in via Federico Cesi. È uccisa da uno dei suoi amanti in quello che sarà ricordato come uno dei più famosi fatti di cronaca nera della Roma umbertina. 25 Salotto di Laura Acton Minghetti. A palazzo Mattei, in piazza Paganica, è uno dei più eleganti salotti della capitale. Lo frequentano Gregorovius, Ruggiero Bonghi, Romain Rolland e la scrittrice inglese Vernon Lee. 26 Salotto di Pio Molajoni ( ). In piazza Rondanini. Attivo dall ultimo scorcio del secolo, di marca modernizzante, è frequentato da Antonio Fogazzaro, che ne rappresenta l ambiente sotto la finzione di «casa Guarnacci» nel romanzo Il Santo (del 1906; meno nota è la trasfigurazione romanzesca offertane dallo stesso anfitrione nel suo Crepuscoli e bagliori, ambientato nell anno giubilare 1900). 27 Cenacolo di Antonietta Giacomelli ( ). Su via Arenula. Attivo dal 1897, questo salotto borghese raduna personalità riconoscibili dentro l idea di uno spontaneismo cattolico di indirizzo modernizzante. Grande amica di Fogazzaro, Antonietta Giacomelli era figlia di una cugina del filosofo cattolico Antonio Rosmini, e si era trasferita a Roma nel 1893 con la famiglia. In questi anni i suoi scritti pedagogici e il suo impegno in favore dell emancipazione della donna ebbero ampia risonanza (ma alcuni finirono all indice). biblioteche, archivi Con l estensione alla città di Roma della legge sulle congregazioni religiose (nel 1873), vengono espropriate alla Chiesa numerose biblioteche già precedentemente attive, tra cui l Angelica, la Casanatense (dal 1873 amministrata con la Biblioteca Nazionale anche grazie alla costruzione di un passaggio diretto a cavalcavia che unisce i due edifici) e la Vallicelliana (dal 1874 biblioteca di diritto pubblico; dal 1883 legata alla Società Romana di Storia Patria). Tra le moltissime biblioteche private, oltre alla spettacolare collezione di Gégé Primoli, in questi anni si segnalano almeno quelle di Ruggiero Bonghi (la più ricca della città) e quella di Antonio Labriola: solo seconda per estensione, ma con la più vasta collezione italiana di scritti di Marx ed Engels e sul socialismo. Alcune di queste biblioteche private sarebbero poi state inglobate dalle istituzioni pubbliche. Negli ultimi decenni dell Ottocento, come era successo anche nella prima parte del secolo, vanno all asta molte biblioteche di famiglie nobili decadute. 28 Biblioteca circolante Piale. In piazza di Spagna n. 1, all angolo con via del Babuino. Fondata dall editore Piale nel 1834, è una biblioteca di prestito, su abbonamento annuale. Possiede, sul finire dell Ottocento, circa volumi, una sala di lettura e molte riviste italiane, francesi, inglesi e americane. 29 Archivio di Stato. Su via Condotti. A palazzo Mignanelli, viene istituito con Regio decreto nel Tra i suoi scopi c è quello di raccogliere la documentazione notarile, cartografica, giuridica prodotta al tempo dello Stato pontificio e dispersa tra varie sedi. società ricreative e circoli culturali 30 Società Romana di Storia Patria (e relativa biblioteca). Viene fondata come società privata il 5 dicembre 1876 in casa del barone e archeologo Pietro Ercole Visconti ( ), che si era dimesso dall insegnamento all Università di Roma dopo Porta Pia. Con lui ci sono altri sedici studiosi e cultori di storia cittadina, tra cui il latinista Giuseppe Cugnoni ( ), l archeologo Giovan Battista De Rossi, considerato il fondatore dello studio scientifico delle antichità cristiane ( ), ed Ernesto Monaci ( ). La prima riunione della Società, che elegge presidente l antiquario Costantino Corvisieri ( ), ha luogo nella casa di quest ultimo in piazza Paganica n. 4: sarà la prima sede della Società, che dopo anni di peregrinazioni viene riconosciuta dallo stato nel 1883, con sede presso la Biblioteca Vallicelliana, su piazza della Chiesa Nuova. La Società promuove corsi e contatti con studiosi stranieri; dal 1878 stampa la rivista «Archivio della Società Romana di Storia Patria». 31 Circolo Artistico Nazionale. In vicolo Alibert, la sua prima sede è un pianterreno di forma allungata, con salette da lettura e da biliardo e, in fondo, un salone con palco a scalea. Accoglie pittori, musicisti e scrittori a partire dagli anni settanta; Cesare Pascarella ( ) vi legge pubblicamente diversi suoi lavori, tra cui i sonetti de La scoperta de l America e la conferenza Il Manichino. Dal 1887 si trasferisce in via Margutta n Società Nazionale Dante Alighieri. In piazza Firenze n. 27. Fondata nel luglio 1889 da un gruppo di intellettuali guidati da Giosue Carducci con l obiettivo di «tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l amore e il culto per la civiltà italiana», viene riconosciuta Ente Morale con Regio decreto del 18 luglio Primi presidenti ne sono Ruggiero Bonghi ( ) e Pasquale Villari ( ). 33 Circolo Nazionale. Inaugurato nel 1872, ha scopi innanzitutto ricreativi. Dagli anni ottanta è in piazza Colonna. È terreno d incontro fra nuovi arrivati nella capitale e autoctoni, fra grandi e piccoli borghesi e aristocratici inseriti nel nuovo ordine della città. Per l intero trentennio è sede di feste, balli, riunioni, legati in particolare all ambiente giornalistico. 34 Circolo della Caccia. A palazzo Bonaccorsi, in via del Corso n. 131, raccoglie la nobiltà liberaleggiante. Il suo presidente onorario è il re Umberto I. 35 Circolo degli Scacchi. A palazzo Costa, San Marcello al Corso. È il circolo che raccoglie, soprattutto nei primi tempi del nuovo stato italiano ( ), la parte più conservatrice della nobiltà capitolina, la cosiddetta nobiltà nera ancora fedele al papa. Avrà poi sede in palazzo Torlonia ( ) e in palazzo Pericoli al Corso ( ). caffè, osterie 36 Caffè del Teatro Valle. In via Valle, di fronte al teatro. È frequentato da Pietro Cossa ( ), Federigo Napoli ( ), Giuseppe Turco ( ), Baldassarre Avanzini ( ), Raffaello Giovagnoli ( ) e da tutti i personaggi che ruotano attorno al Teatro Valle e alla trattoria del Mellone, i quali daranno poi vita alla Lega dell Ortografia (sintomo e specchio della babele di dialetti regionali scritti e parlati di cui Roma si fa ospite): un associazione i cui aderenti «pensavano essere necessario sapere scrivere Italia senza

15 I luoghi della cultura in Roma capitale 323 l ombra di una g; e si vantavano di essere arrivati fino all ortografia dell arte», come afferma il giornalista Ugo Pesci. 37 Antico Caffè Greco. In via Condotti n Aperto nel 1760 dal levantino Nicola della Maddalena, durante la Repubblica romana del 1849 è frequentato da patrioti e repubblicani. A partire dal 1860 vi è assiduo lo scultore norvegese Hendrik Christian Andersen (grande amico di Henry James); dopo il 1876 accoglie Wagner e Franz Liszt. Frequentato dal compositore Giovanni Sgambati e da Gégé Primoli, accoglie gli scrittori che collaborano alla rivista «Cronaca Bizantina»: D Annunzio, Angelo Conti ( ), Scarfoglio, Matilde Serao, Giustino Ferri ( ) e Pascarella. Sono però soprattutto i pittori a dargli la sua peculiarissima identità, soprattutto rispetto al principale concorrente di fine secolo, il Caffè Aragno. Nella prima sala del Caffè Greco si danno appuntamento artisti tradizionali (Monteverde, Mariani, Bruschi e Cesare Maccari); nella seconda gli artisti «forastieri»; nell «omnibus» (la terza sala) gli accoliti di Nino Costa, iniziatore (1887) del gruppo pre-raffaellita In Arte Libertas (ne fanno parte Diego Angeli, Giuseppe Cellini, Alessandro Morani, Giulio Aristide Sartorio ed Enrico Coleman). Durante le riunioni di quest ultimo gruppo, particolarmente frequenti fra 1885 e il 1890, gli artisti discutono delle nuove tendenze, leggono pagine di opere filosofiche di Schopenhauer o brani di Shakespeare, presentano le proprie opere. D Annunzio, per esempio, legge le poesie destinate a confluire nell Isotteo, Ugo Fleres ( ) il suo Don Giovanni e De Bosis le sue prime traduzioni da Shelley. Ogni anno, fino al 1902, il gruppo In Arte Libertas organizza a Roma una esposizione di pittura. 38 Birreria Morteo. A palazzo Ruspoli, in via del Corso. Già Caffè Nuovo, è l unico circolo intellettuale di un certo peso tra il 1849 e il 1870; qui prende vita la rivista «Il Buonarroti», iniziata con una serie di fascicoli titolati «Arti e lettere» e poi autorizzata ad assumere la forma del periodico mensile. Nella stessa sede, dal 1870 è aperto il Caffè d Italia e, dal 1884, è attivo il Morteo: «vero prolungamento delle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama», a detta di Matilde Serao, nonché luogo intensamente frequentato dai giornalisti del «Capitan Fracassa» e di «Cronaca Bizantina». Vi si vedono spesso anche il giovane Adolfo De Bosis e il banchiere di origine toscana Moisé Biondi. La sera del 29 maggio 1882 è teatro di un famoso fatto di cronaca nera, quando in una rissa Alberto Minervini (fratello di Gennaro, proprietario del «Capitan Fracassa») uccide a pistolettate un garzone in seguito a un banale litigio. 39 Pasticceria Ronzi e Singer. A palazzo Ferraioli, in via del Corso. Già Caffè del Giglio, prende il nome di Caffè nuovo dopo il 20 settembre, quando vi si assiepano militari e corrispondenti di varie testate chiamati a seguire le vicende della Breccia (tra loro vi sono Edmondo De Amicis e Ugo Pesci). Frequentatori abituali sono Pietro Cossa e Pietro Sbarbaro ( ); tra quelli di passaggio, Giuseppe Aurelio Costanzo ( ), che pare si sia ispirato alla clientela del locale per alcune strofe degli Eroi della soffitta. Nel 1874 il caffè chiude, per riaprire nella stessa sede come pasticceria Ronzi e Singer: salotto per alto e medio-borghesi, elegante platea su piazza Colonna in occasione dei concerti all aperto. 40 Caffè di Roma. In largo San Carlo al Corso. Attivo già dai primi anni settanta, quando è un locale tra i più costosi, frequentato in specie da politici, dagli anni ottanta raccoglie avventori di ogni tipo e grado sociale: uomini di lettere come D Annunzio, Serao e Scarfoglio, deputati e piccolo-borghesi. Decade negli anni novanta. 41 Caffè Aragno. A palazzo Marignoli, in via del Corso n Attivo dagli anni ottanta, si configura presto quale epicentro della vita politica e culturale della Roma fine secolo. Nella terza saletta del caffè, che sbocca su via delle Convertite saletta sorta a contraltare dell «omnibus» dell Antico Caffè Greco, si raccolgono scrittori, intellettuali, giornalisti e politici di spicco (tra gli avventori c è anche Antonio Labriola, che vi diffonde le idee socialiste). Vi nascerà, secondo la vulgata, il quotidiano «Il Giornale d Italia», che l 11 dicembre 1901 inventerà la «terza pagina» dedicata agli avvenimenti culturali in occasione della prima della Francesca da Rimini di D Annunzio con la Duse (andata in scena appunto a Rimini due giorni prima). Nella definizione di Vincenzo Cardarelli, in questi anni il Caffè Aragno è «un porto di mare». 42 Caffè Bussi. In via Veneto, all angolo con via Ludovisi, di fronte all albergo Excelsior. Tra la fine dell Ottocento e i primi del Novecento è il caffè elegante dei quartieri nuovi. Vi si riunisce un cenacolo letterario, la «banda Bussi», che annovera, tra i componenti più anziani, Luigi Capuana e il pittore e critico d arte Giulio Cantalamessa ( ), direttore della galleria Borghese; tra i più giovani, Luigi Pirandello e gli scrittori Giustino Ferri, Nino Martoglio ( ), Lucio d Ambra ( ) e Ugo Fleres. tipografie, librerie, case editrici Esattamente come i giornali, anche le tipografie e le librerie si accalcano lungo via del Corso. Qui, accanto alle sedi degli editori immigrati (come Edoardo Perino) e a quelle degli editori autoctoni (come i fratelli Capaccini), non vanno dimenticate le filiali dei grandi marchi del Nord: Loescher, Paravia, Ricordi e Treves. 43 Salviucci. In piazza Santi Apostoli. Tipografia privata già attiva nella Roma papalina, nel stampa le poesie di Giuseppe Gioachino Belli. Dopo il 1870 pubblica testi universitari o saggi di carattere archeologico e filologico. 44 Tipografia Poliglotta (Collegio di Propaganda Fide). È la tipografia del Collegio: stampa testi devozionali e teologici, nonché alcuni studi sulla musica sacra e di carattere linguistico. 45 Tipografia Eredi Botta. In via delle Coppelle. I Botta sono i tipografi della Camera dei deputati, di cui pubblicano gli atti, le relazioni ecc. Stampano altresì il «Fanfulla» e la «Gazzetta Ufficiale». Negli ultimi dieci anni del secolo, li sostituisce, nei ruoli ufficiali, la tipografia Bertero sita in via Umbria. 46 Tipografia Artero. In piazza Montecitorio n Stampa diversi giornali a carattere letterario e artistico come «Fanfulla della Domenica», «Folchetto» e «Roma artistica», nonché testi legati al culto valdese e alcune traduzioni; fra queste ultime, le poesie di Victor Hugo, nel Perino. Libraio, in piazza Colonna. Giunto a Roma con le truppe sabaude, Edoardo Perino ( ) è libraio dal 1870, poi editore dal 1876 al 1895, con oltre ottomila volumi pubblicati. Stampa periodici e letteratura per il grande pubblico; sua è la collana «Biblioteca classica popolare» e anche la serie «Diamante», che diffonde letteratura per quell epoca osée. Perino mostra particolare attenzione verso i poeti dialettali, dai classici come Belli ai contemporanei come Giggi Zannazzo ( ), che frequenta assiduamente la tipografia di via del Lavatore e ne fa una sorta di redazione dei suoi periodici dialettali, su tutti il «Gaetanaccio in dialetto romanesco». Collaboratore principale della casa editrice è Giacomo Stivanelli, che dirige la sua biblioteca dei classici, mentre fra gli autori del catalogo svetta il romanziere d appendice Ernesto Mezzabotta ( ). Nel 1889 stampa la conferenza Del socialismo, appena tenuta

16 324 L età della nazione da Labriola al Circolo operaio di studi sociali; nel 1892 il più famoso libro di favole di Emma Peròdi ( ): Le novelle della nonna. Fiabe fantastiche. Nel corso del tempo la sede di Perino si trasferisce in vicolo Sciarra e (dal 1885) in via del Lavatore n. 88. In questo periodo l altro grande tipografo dialettale romano è Enrico Voghera (morto nel 1920), che stampa Trilussa e, occasionalmente, Pascarella. 48 Sommaruga editore. In via Due macelli n. 3. Angelo Sommaruga, giunto da Milano a Roma nel 1880, è il massimo interprete e promotore della letteratura dei primi anni ottanta. Stampa «Cronaca Bizantina», «Domenica letteraria» e altre riviste letterarie. Per i suoi tipi escono opere di Carducci (Ça ira, Confessioni e Battaglie e Conversazioni critiche), D Annunzio (Canto Novo, Terra Vergine, Intermezzo di rime e Il libro delle vergini), Dossi (I Mattòidi e Campionario, scritto assieme a Luigi Perelli, più le riedizioni de La colonia felice, La desinenza in A e Dal calamajo di un medico), Faldella (Roma borghese), Pascarella (Er morto de campagna), Serao (Piccole anime), De Amicis (Alle porte d Italia) e Scarfoglio (Il processo di Frine e Il libro di Don Chisciotte). Tra i volumi di carattere non letterario si segnalano l Inchiesta agraria di Stefano Jacini e il Darwin di Michele Lessona. Si serve della tipografia di Perino per alcuni dei suoi volumi. Nel 1884, quando la sede si trasferisce a palazzo Sciarra, in via dell Umiltà n. 79, fa nascere «Le Forche Caudine», scritto e diretto da Pietro Sbarbaro, avversario dichiarato di Agostino Depretis, allora presidente del Consiglio (la rivista ha una diffusione, del tutto eccezionale per l epoca, di copie). Sbarbaro fonda anche il «Nabab», giornale che nelle intenzioni dell ideatore dovrebbe essere tutto mondano; viene incarcerato per oltraggio nel Poco più tardi, lo stesso Angelo Sommaruga è arrestato per truffa e processato. Riconosciuto colpevole e condannato a sei anni di reclusione (ma in realtà l obiettivo è mettere a tacere una voce scomoda), fugge a Buenos Aires. Negli stessi locali della casa editrice ha sede la «Cronaca Bizantina». La pubblicazione è suddivisa in due fasi: quindicinale dal 15 giugno 1881 al 16 marzo 1885, settimanale dal 15 novembre 1885 al 28 marzo 1886; nel momento di maggior successo arriva a vendere copie. È diretto dall editore Angelo Sommaruga fino al 1885, anno del processo che lo costringe ad abbandonare l attività. Il titolo si deve a due versi carducciani: «Impronta Italia domandava Roma, Bisanzio essi le han dato» (dall ode Per Vincenzo Caldesi, 1871, raccolta in Giambi ed epodi). La rivista viene successivamente rilevata dal principe Maffeo Sciarra Colonna, che la fonde con «La Domenica letteraria» e ne fa un supplemento domenicale gratuito della sua «Tribuna» (dal 3 maggio al 7 novembre 1885). In questo periodo la redazione è a palazzo Sciarra, in via dell Umiltà. Dal 15 novembre 1885 al 28 marzo 1886 esce di nuovo autonomamente, sotto la direzione di D Annunzio (con il motto «Non tristis gratia ridet»). Nella sua redazione, ai tempi di Sommaruga, passano Pascarella, Bonghi e Martini; e ancora una serie di giovani letterati che rappresentano tutte le regioni d Italia: Cesario Testa e Giovanni Faldella (Piemonte); Carlo Dossi e Gerolamo Rovetta (Milano); Giulio Salvadori (Toscana); Luigi Lodi (Bologna); D Annunzio e Scarfoglio (Abruzzo); Luigi Capuana, Ugo Fleres e Giovanni Alfredo Cesareo (Sicilia). Fra gli illustratori si distingue Giulio Aristide Sartorio; fra i collaboratori c è anche Giustino Ferri. Collaborano anche: Robertò Ardigò, Anton Giulio Barrili, De Amicis, Olindo Guerrini, la Contessa Lara, Guido Mazzoni ( ), Ferdinando Petruccelli della Gattina ( ) e Verga; fra gli stranieri Vernon Lee ( ). teatri, luoghi di spettacolo 49 Teatro Apollo. In via Tordinona. Si tratta di un teatro per lo più musicale, sovvenzionato dal comune (che lo ha acquistato nel 1869) e diretto da Vincenzo Jacovacci ( ), tra i maggiori impresari del teatro lirico dell Ottocento, famoso per una spilorceria quasi leggendaria che gli attira il risentimento di editori musicali e compositori, a cominciare da Verdi e Ricordi. La sera del 2 luglio 1871, dopo la sua entrata solenne in città, il re Vittorio Emanuele II vi assiste a una rappresentazione della Norma di Bellini. L anno successivo Giuseppe Verdi criticherà duramente la messa in scena dell Aida, ormai considerata fuori dal tempo, dopo che anche in Italia si sta imponendo un nuovo modello di opera, sensibile tanto agli aspetti musicali quanto a quelli visivi, coreutici e letterari. Nel 1877 il Teatro Apollo ospita un incontro repubblicano con circa cinquemila presenze; negli anni ottanta vi si rappresenta il Lohengrin di Wagner. Nel 1884, dopo la morte di Jacovacci, la fine delle sovvenzioni comunali provoca la crisi irreversibile del teatro, che viene demolito nel 1889 per la sistemazione degli argini del Tevere. 50 Teatro Valle. In via della Valle. Per l intero trentennio è fra gli epicentri della vita culturale e sociale della città. Accoglie soprattutto opere di prosa: nel 1871 vi viene rappresentato il Nerone di Pietro Cossa; ma già a partire dal 1865 calcano le sue tavole le migliori compagnie e i più celebri attori dell epoca, tra cui Adelaide Ristori, Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse. Fino al 1890 opera, a fianco del teatro, un teatrino nato per gli spettacoli di marionette, detto il «Valletto». 51 Teatro Argentina. In via di Torre Argentina, è un teatro innanzitutto musicale. Acquistato dal comune nel 1869 e successivamente ammodernato, viene inaugurato nella nuova veste il 4 febbraio 1888 con la Carmen di Bizet. La costruzione del Teatro Costanzi determina un cambiamento di funzioni per l Argentina, che ospiterà in seguito opere di prosa. 52 Teatro Quirino. In via delle Vergini. Realizzato nel 1871 su iniziativa del principe Maffeo Sciarra Colonna (che in questa zona compie tutti i suoi grandi interventi urbanistici, installandovi i propri giornali), è un teatro dai marcati tratti popolari; vi si mettono in scena operette, pulcinellate, rappresentazioni liriche. 53 Politeama. In via della Renella in Trastevere, oltre Ponte Sisto. Attivo fin dai primi anni settanta, è frequentato (come del resto l Apollo) da Vittorio Emanuele II e rappresenta, per la prima volta a Roma, il Rienzi di Wagner. Viene demolito nel 1882 per la costruzione del Lungotevere. 54 Teatro Alhambra. A porto di Ripetta, all altezza della chiesa di San Rocco. Teatro in legno, inaugurato il 24 gennaio 1880 e distrutto da un incendio nel Frequentato soprattutto in estate da coloro che per impegni di vario tipo sono trattenuti a Roma: deputati, signore non ancora partite per le vacanze, giornalisti e avvocati. 55 Teatro Manzoni. In via Urbana. Teatro popolare, attivo dagli anni ottanta, vi si rappresentano drammi a tinte forti. È frequentato soprattutto da piccoli e medi borghesi. 56 Teatro Costanzi. In via Firenze. Così chiamato dal nome del suo proprietario, Domenico Costanzi ( ), il teatro viene inaugurato la sera del 27 novembre 1880 con la Semiramide di Rossini, alla presenza di re Umberto e della regina Margherita. Il cartellone iniziale è affidato all impresario Vincenzo Jacovacci, e rapidamente il nuovo locale assume le stesse funzioni tenute fino a quel momento dall Apol-

17 I luoghi della cultura in Roma capitale 325 lo. «Il più giocondo teatro di Roma», nella definizione di D Annunzio, accoglie con clamoroso successo di pubblico la prima della Cavalleria Rusticana (1890), e poi, sempre di Pietro Mascagni, de L amico Fritz (1891) e di Iris (1898); segue nel 1900 la prima della Tosca di Giacomo Puccini. Il trionfo della Cavalleria Rusticana lascia però degli strascichi. L 8 aprile 1890, un mese prima del debutto di Mascagni, sempre al Costanzi viene messa in scena un altra opera lirica dal racconto di Verga, Mala Pasqua di Stanislao Gastaldon ( ), che ottiene una buona accoglienza, immediatamente oscurata dalla partitura di Mascagni. Poiché, al contrario di Gastaldon, Mascagni non ha l autorizzazione di Verga, ne scaturisce un processo per violazione del diritto d autore, vinto dal narratore siciliano, che riceve dall editore Sonzogno la cifra, per l epoca esorbitante, di lire. Al Costanzi si rappresentano spesso opere di Wagner, che nel marzo 1884 viene commemorato, a un anno dalla morte, con un concerto della Società Orchestrale Romana diretta da Ettore Pinelli ( ). 57 Piazza Guglielmo Pepe. La piazza, dalla fine dell Ottocento, è sede di baracconi di legno, «ricettacolo dei vagabondi e dei poveri guitti», come scrive Ettore Petrolini, che vi muove i primi passi d attore su proposta dell impresario Giuseppe Jovinelli ( ). Vi sorgerà, nel 1908, il teatro Jovinelli. 58 Teatro Drammatico Nazionale. In via Nazionale. Teatro di prosa, inaugurato il 24 luglio 1886 e demolito nel Si merita diversi strali da parte di Gabriele D Annunzio su «La Tribuna»: in particolare, il Vate ne critica aspramente la facciata e gli interni. La prima rappresentazione, del 29 luglio 1886, è La locandiera di Carlo Goldoni; in seguito il programma proporrà soprattutto pièces di sicuro richiamo. Il 10 marzo 1896 vi si tiene con scarso successo la prima della riscrittura del giovanile Tommaso Chatterton di Ruggero Leoncavallo ( ). 59 Teatro Goldoni. In vicolo del Soldato n. 3, aperto nella seconda metà dell Ottocento. Si specializza in commedie in dialetto, prendendo il nome di Teatro Romanesco. Chiude nel Teatro Adriano. In piazza Cavour. Costruito come politeama, viene inaugurato nel 1898, con la Gioconda di Amilcare Ponchielli ( ). Ospita opere liriche, balli, commedie e operette; vi dirige, fra gli altri, Pietro Mascagni. Accoglie anche i concerti dell Accademia di Santa Cecilia. 61 Piazza San Lorenzo in Lucina. Nel 1898 Ezio Cristofari e Luigi Topi vi aprono una sala per le proiezioni cinematografiche, in uno spazio che riproduce al coperto le meraviglie del lunapark. È uno dei primi tentativi di installare un cinema stabile, preceduto nel 1897 da un locale in via del Mortaro. quotidiani, periodici 62 «La Capitale». In via dei Cesarini. Quotidiano d ispirazione democratica e radicale, pubblicato (con numerose interruzioni) dal 21 settembre 1870 al 30 maggio 1911, vive la sua ora più brillante nei primi anni, allorché lo dirige l editore Raffaele Sonzogno ( ), già direttore de «La Gazzetta di Milano». Sonzogno verrà ucciso nella redazione del giornale il 6 febbraio 1875, per questioni insieme personali e politiche, su commissione di uno dei suoi redattori (e socio in affari), Giuseppe Luciani; all autore materiale, l operaio Pio Frezza, viene fatto credere che Sonzogno sia una spia austriaca. Dopo la morte di Raffaele il giornale passa al fratello Edoardo, titolare dell omonima casa editrice milanese. 63 «La Libertà». In piazza dei Crociferi. Quotidiano d ispirazione laica e moderata fondato e diretto da Edoardo Arbib ( ), pubblicato tra il 27 settembre 1870 e il 30 giugno Dal 1883 la testata è «Libertà»; dal 1886 esce con cadenza settimanale. Al quotidiano collaborano, fra gli altri, Pietro Coccoluto-Ferrigni, noto con lo pseudonimo di Yorick ( ), e Carlo Collodi; sul settimanale pubblicano pezzi Camillo Antona-Traversi ( ), Faldella, Domenico Gnoli e Giulio Salvadori. Successivamente la redazione si trasferisce in piazza Montecitorio. Pubblica un resoconto quotidiano dei lavori parlamentari e alcuni romanzi a puntate dello stesso Arbib (autore in quindici anni di quasi tutti gli articoli di fondo e di circa ottomila pezzi, oltre che proprietario del giornale dal 22 gennaio 1882, quando Oblieght gli vende le sue azioni). 64 «Fanfulla» e «Fanfulla della Domenica». Quotidiano di tendenza moderata, pubblicato fra il 16 giugno 1870 e il 10 dicembre 1899 (quando si fonde con il «Don Chisciotte di Roma»), dal 1878 ha sede in piazza Montecitorio n Nato a Firenze, si sposta a Roma (prima sede in via della Stamperia, poi dal 1873 in via San Basilio) col numero del ottobre L ideatore del giornale è il barone Francesco De Renzis ( ), il primo direttore Baldassarre Avanzini. Vi compaiono le corrispondenze di Ugo Pesci e vi esordisce come giornalista romano D Annunzio (Fiera a Santa Susanna, 16 gennaio 1882). Tra i collaboratori ci sono Vittorio Imbriani, Ferdinando Martini (con gli pseudonimi di Fantasio, Fox ed Hettorre), Federico De Roberto, Collodi e Faldella, che dal 1874 vi pubblica i testi poi raccolti in Viaggio a Roma senza vedere il papa (1880) e Roma Borghese (1882). All avvento della Sinistra al potere, Avanzini conduce la testata su posizioni di estremo conservatorismo, così che sia Francesco De Renzis sia Martini interrompono la loro collaborazione; dopo la loro uscita il quotidiano è acquistato da Ernesto Oblieght, il quale nel 1882, in conseguenza dello scandalo che lo ha coinvolto, lo rivende ad Avanzini. Da una costola del «Fanfulla» nasce ben presto la rivista «Fanfulla della Domenica», destinata a durare più a lungo del quotidiano (dal 27 luglio 1879 al 31 ottobre 1919). Fondato da Martini, «Fanfulla della Domenica» svecchia il modo di fare informazione culturale e riceve un autorevole battesimo da Francesco De Sanctis, autore di un saggio per il primo numero attorno al problema della divaricazione fra la letteratura dei colti e quella del popolo. In breve, «Fanfulla della Domenica» diventa il primo vero periodico a diffusione nazionale (nel gennaio 1880 raggiunge la tiratura di copie), ma nel 1882, in seguito allo scandalo Oblieght, Martini ne lascia la direzione per fondare la «Domenica letteraria». Viene sostituito fino al 1883 da Capuana, il quale vi pubblica, oltre ai propri saggi poi raccolti nel volume Per l arte (1885), i Semiritmi, presentati come traduzioni da un immaginario poeta danese; è il primo tentativo in Italia di elaborazione del verso libero. Vi sono stampate diverse novelle di Verga, tra cui La cavalleria Rusticana (1888), le prime prose di D Annunzio, testi di Scarfoglio e di Carducci, il saggio Leopardi e Flaubert di De Roberto (1886) e pezzi di scrittrici quali Ida Baccini ( ), Anna Radius Zuccari meglio nota come Neera ( ), Emma Peròdi, Matilde Serao, Luisa Saredo ( ) e Grazia Deledda. Fra i collaboratori figurano anche Giuseppe Chiarini ( ), Benedetto Croce, Edmondo De Amicis, Giuseppe Giacosa, Francesco Novati, Cesare Pascarella, Giulio Salvadori e Francesco Torraca. Dal marzo 1893, il settimanale ha sede in via dell Impresa. 65 «L Opinione». In via del Seminario n. 86. Ebbe qui, a partire dal 1874, la sua sede più stabile (dotata anche di tipografia propria) questo quotidiano fondato a Torino, originariamente anticlericale e di centrosinistra. Stampato a Roma dal 7 agosto 1870 (dopo aver se-

18 326 L età della nazione guito il governo a Firenze), «L Opinione» viene pubblicato tra il 26 gennaio 1848 e il 20 dicembre La prima sede romana, in piazza Rosa, è rasa al suolo per costruire la galleria Colonna, ora galleria Alberto Sordi. A partire dal 1852, sotto la direzione di Giacomo Dina ( ), il giornale è schierato su posizioni moderate, e di esplicita opposizione dopo l avvento al potere della Sinistra. A Dina (proprietario unico dal 1874) succedono il critico musicale Francesco Flores d Arcais ( ) e poi, nel 1888, Michele Torraca ( ). Pasquale Villari vi pubblica, il 26 e il 27 marzo 1875, le sue famose Lettere meridionali. Nel 1878 guarda con simpatia all ipotesi della creazione di un «grande partito» con la partecipazione di conservatori e progressisti. Di contenuto essenzialmente politico, concede poco spazio alla parte letteraria e artistica. Fra i collaboratori del periodo romano: Vittorio Bersezio, Ruggiero Bonghi, Edmondo De Amicis, Stefano Jacini, Michele Lessona, Terenzio Mamiani, Marco Minghetti, Quintino Sella e Silvio Spaventa. 66 «Il Diritto». In via del Corso n Giornale della Sinistra storica, è trasferito a Roma da Firenze il 2 novembre 1871 per fare da contraltare a «L Opinione», portavoce della Destra; chiude il 31 dicembre Inizialmente sostiene il progetto di trasformismo di Depretis. Dal 5 marzo 1871 ne è direttore Luigi Cesana; dal 1º gennaio 1880 Michele Torraca ( ); dal 1º febbraio 1882 Pietro Delvecchio, il quale porta il quotidiano su posizioni di opposizione al trasformismo di Depretis (e all opposizione rimane anche negli anni di Crispi, Di Rudinì e Giolitti). Il giornale è segnato dalle lotte interne al partito, soprattutto dopo la vittoria della Sinistra alle elezioni del 1876; nel 1877 ospita alcuni violenti articoli di Francesco De Sanctis contro il degenerare delle clientele politiche. È acquistato da Ettore Oblieght, che dovrà rivenderlo dopo lo scandalo del Tra i principali collaboratori del periodo romano: Giovanni Bovio, Enrico Ferri, Paolo Gorini ( ) e Paolo Mantegazza ( ). 67 «L Osservatore Romano». Dal 1873 la sede del quotidiano è in via del Nazareno n. 14. La pubblicazione era incominciata il 1º luglio 1861, con sede originaria in piazza dei Crociferi. Il 20 settembre 1870 il giornale non viene stampato: si ripresenta al pubblico il 17 ottobre. L «Osservatore» è l espressione della controffensiva papalina dopo la Breccia, leggermente diversa da quella della «Voce della Verità», più intransigente. Acquistato da Leone XIII, non assume mai formalmente il carattere di giornale ufficiale del Vaticano. 68 «Nuova Antologia di scienze, lettere ed arti». In via del Corso n Fondata a Firenze il 31 gennaio 1866 da Francesco Protonotari ( ), che ne è anche il proprietario, la rivista viene trasferita a Roma nel marzo Alla morte di Protonotari la direzione passa al fratello Giuseppe. Dal 1893 al 1897 la dirige Domenico Gnoli (direttore, a partire dal 1888, anche dell «Archivio storico dell arte», animato da Adolfo Venturi). Vi collaborano fra gli altri: Michele Amari, Graziadio Isaia Ascoli ( ), Carducci, Chiarini, Comparetti, D Ancona, D Annunzio, Deledda, Del Lungo, Augusto Franchetti ( ), Giacosa, Arturo Graf ( ), Stefano Jacini, Labriola, Lombroso, Achille Loria ( ), Luigi Luzzatti, Ferdinando Martini, Monaci, Enrico Nencioni, Costantino Nigra ( ), Francesco Novati ( ), Ugo Ojetti ( ), Ettore Pais ( ), Vilfredo Pareto ( ), Pascoli, Pirandello, Giulio Salvadori, Francesco Torraca, Adolfo Venturi, Villari, Giacomo Zanella ( ), Domenico Zanichelli e Bonaventura Zumbini ( ). Vi vengono pubblicati molti dei saggi critici di De Sanctis, Vita e avventure di Riccardo Joanna (1885) di Serao, Mastro-don Gesualdo (1888) di Verga, Il mistero del poeta (1888) e Piccolo mondo moderno ( ) di Fogazzaro, e una prima scelta delle Laudi dannunziane (1899). Nel 1904 vi uscirà a puntate Il fu Mattia Pascal di Pirandello. 69 «Il Messaggero». In via del Seminario n. 87, accanto alla tipografia dell «Opinione». I numeri zero del quotidiano vengono stampati tra il 16 e il 19 dicembre 1878, le regolari pubblicazioni cominciano il 1º gennaio Comincia come foglio dedicato interamente alle notizie, diretto da Fedele Albanese e indirizzato a un pubblico più ampio di quello che normalmente leggeva i quotidiani. Passa poi sotto la guida di Luigi Arnaldo Vassallo, meglio noto con lo pseudonimo di Gandolin ( ), che proprio nel 1879 riesce a concentrare una enorme attenzione sul giornale grazie ai resoconti dettagliati del processo per l uccisione del capitano Fadda. La cronaca sarà da quel momento uno dei punti di forza della testata. Il 22 agosto 1880 la responsabilità del foglio passa a Luigi Cesana ( ), ideatore del giornale e suo proprietario (il padre, Giuseppe Augusto, era comproprietario del «Fanfulla»); la terrà fino al Nella redazione, fra gli altri, ci sono Ernesto Mezzabotta e Giggi Zannazzo; fra i collaboratori Achille Loria e Jessie White Mario ( ). Dal 25 febbraio 1880 la sede è in piazza San Silvestro n. 7, vicino alla tipografia Paolini; dall ottobre 1880 è in via del Bufalo n. 125, con tipografia propria. 70 «Capitan Fracassa». Sopra la birreria Morteo, in via del Corso. Pubblicato dal 25 maggio 1880 al 2 ottobre 1891, è un quotidiano politico-umoristico con vignette e ritratti satirici («pupazzetti»), affiancato, tra il 28 dicembre 1884 e il 14 febbraio 1886, da «La Domenica del Capitan Fracassa», diretta da Luigi Chiarini. Dal 1883 la sede è in palazzo Chigi. Viene fondato da Gennaro Minervini ( ), Federigo Napoli, Giuseppe Turco e Luigi Arnaldo Vassallo (Gandolin), grazie ai fondi prestati dal banchiere Moisé Biondi. I suoi «saloni gialli» sono frequentati da Luigi Lodi ( ), Ugo Fleres, Giustino Ferri ( ), Luigi Bertelli ( , meglio noto con lo pseudonimo di Vamba, dal buffone dell Ivanhoe di Walter Scott), Olga Ossani Lodi ( ), Matilde Serao e Adolfo De Bosis. Fra i collaboratori figurano Anton Giulio Barrili, Pietro Cossa, De Amicis, D Annunzio (con lo pseudonimo di Mario dei Fiori), Olindo Guerrini ( ), Pascarella, Prati, Gerolamo Rovetta ( ) e Edoardo Scarfoglio. In appendice pubblica romanzi a puntate. Di ispirazione antidepretisiana all inizio, appoggia in seguito il trasformismo; quando nel 1887 il «Fracassa» viene acquistato da Crispi, una parte dei collaboratori si allontana fondando il «Don Chisciotte della Mancia». È al «Capitan Fracassa» che Matilde Serao conosce Scarfoglio (il quale l aveva in precedenza duramente stroncata), poco tempo dopo essere giunta a Roma da Napoli, nel 1882; dopo una relazione scandalosa, i due si sposano nel 1885 (in quella occasione D Annunzio scrive la cronaca della giornata per «La Tribuna»). 71 «La Domenica letteraria». In via del Corso n. 79. Settimanale, esce dal 5 febbraio 1882 al 22 marzo Fondata da Ferdinando Martini, per continuare l esperienza iniziata col «Fanfulla della Domenica», raccoglie fra i collaboratori Carducci ed Enrico Nencioni, più Capuana al suo esordio verista con Don Michele. Ebbe meno successo del «Fanfulla della Domenica», perché nel frattempo si era diffusa la moda dei giornali domenicali ed erano sorti altri fogli analoghi. Il 15 luglio del 1883 passa all editore Sommaruga, che ne era comproprietario fin dal novembre del primo anno e che ne affida la direzione a Luigi Lodi, poi dal 16 novembre 1884 ad Anton Giulio Barrili ( ). Sotto Lodi, la «Domenica» si fa foglio più polemico e vivace, ospitando le penne di tutti i collaboratori della «Cronaca Bizantina»: D Annunzio, Serao, Giulio Salvadori, Gaetano Carlo Chelli ( ) e soprattutto Scarfoglio, col suo estremismo e le sue stroncatu-

19 I luoghi della cultura in Roma capitale 327 re a Imbriani e Faldella. Nel 1883 vi infuria la polemica pro e contro D Annunzio (e il 23 settembre 1883 Olindo Guerrini vi pubblica sotto pseudonimo quattro sonetti che parodiano l Intermezzo di rime). Fra gli altri collaboratori si segnalano Salvatore Barzilai ( ), Bonghi, Bovio, Giovanni Alfredo Cesareo, Chiarini, D Ancona, Fleres, Renato Fucini ( ), la Contessa Lara, Guido Mazzoni, Ernesto Mezzabotta, Francesco Novati e Gerolamo Rovetta. Dal 17 dicembre 1882, in coincidenza con la cessione del foglio a Sommaruga, la sede è in via Due macelli n. 3; dal 1883, è in palazzo Sciarra, in via dell Umiltà n. 79, dove continua a essere stampata nel periodo (3 maggio - 7 novembre 1885) in cui ingloba «Cronaca Bizantina». 72 «La Cultura». In via Vicenza, presso l abitazione del fondatore e direttore Ruggiero Bonghi. Mensile, poi settimanale, e infine dal 1896 quindicinale, esce dal 1º ottobre 1882 al 1º dicembre D ispirazione liberale e moderata, Bonghi la modella sul «Journal des Savants», dando ampio spazio alle recensioni; accanto al fine culturale-pedagogico, mostra un attenzione particolare alle coeve esperienze europee. Grande interesse viene riservato al nascente movimento socialista e ai movimenti religiosi cristiani e non cristiani; numerose e di alto livello sono le recensioni. Vi collaborano: Julius Beloch, D Ancona, Antonio De Viti De Marco, Francesco D Ovidio, Augusto Franchetti, Achille Loria, Vittorio Scialoja e Adolfo Venturi. 73 «La Tribuna». In via delle Vergini. Quotidiano dalla lunga vita, comincia le pubblicazioni il novembre 1883: cesseranno il 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma dal dominio dei nazifascisti. Nasce come organo della cosiddetta Pentarchia (Baccarini, Cairoli, Crispi, Nicotera, Zanardelli) avversa al «trasformismo» di Depretis, e viene animato nei primi anni da Luigi Roux ( ), sostituito nel 1887 da Attilio Luzzatto fino alla morte ( ). Dal 1887 il maggiore azionista è il principe Maffeo Sciarra Colonna; sotto la sua gestione il quotidiano assume una connotazione più svagata e letteraria, sino a farsi, all occasione, sostenitore di governi della Destra, e raggiunge una tiratura di copie. Al tempo dell affaire Dreyfus riserva ampio spazio ai resoconti del processo. Si accompagna, dal 1890 al 1896, alla «Tribuna Illustrata», un settimanale (poi mensile) dedicato alla sola letteratura che contribuisce al successo del quotidiano. Al lancio ufficiale del progetto, il 9 marzo 1883, la sala di via delle Vergini è gremita di giornalisti e uomini politici. Negli anni successivi i saloni del giornale sono frequentati da Capuana, Carducci, la Contessa Lara, D Annunzio (che qui pubblica la maggior parte delle sue cronache mondane), Faldella (collaboratore della testata sin dall inizio), Fleres, Giovagnoli, Vincenzo Morello ( , che firma con lo pseudonimo Rastignac), Olga Ossani Lodi e Serao. Nel 1886, «La Tribuna» pubblica come strenna natalizia le poesie dell Isaotta Guttadàuro di D Annunzio con illustrazioni di Sartorio (e di altri sette artisti del Caffè Greco: l operazione del «libro d arte» fu ripetuta nel 1888 con L armata d Italia e Per nozze); sempre di D Annunzio, il 1º maggio 1889 vi appare il capitolo iniziale del Piacere. Uno dei punti di forza del giornale sono i romanzi a puntate, tra cui in esclusiva per l Italia le traduzioni di quelli di Zola. Fra i collaboratori figurano anche Pareto e Pirandello. Dal 1887 la sede si sposta a palazzo Sciarra con tipografia propria, molto attiva e tecnicamente all avanguardia. 74 «Il Corriere di Roma». In via Nazionale n Fondato e diretto da Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio, «Il Corriere di Roma» nasce grazie a una sottoscrizione nazionale di massa e comincia le pubblicazioni il giorno di Natale del 1885, per sospenderle ufficialmente il 31 dicembre 1887 (ma il giornale non usciva dal 14 novembre). L impresa editoriale è subito ostacolata dalla vertenza giudiziaria con un periodico d indirizzo cattolico dallo stesso nome, che fa causa alla coppia per violazione del diritto d autore. Fra i collaboratori più prestigiosi figurano Verga, Fogazzaro, Di Giacomo, Giacosa, la Contessa Lara, Anton Giulio Barrili e Domenico Gnoli; fra gli illustratori è presente l immancabile Giulio Aristide Sartorio. Poiché nel 1886 il giornale concorrente «La Tribuna» annuncia che offrirà ai lettori come strenna natalizia l Isaotta Guttadàuro di D Annunzio, «Il Corriere di Roma» risponde con una parodia (in cinque puntate, dal 16 al 26 ottobre) intitolata Risaotta al Pomidauro e firmata Raphaele Panunzio, pseudonimo dietro al quale si nasconde forse Giovanni Alfredo Cesareo; la prosegue Matilde Serao in un secondo poemetto parodistico, Risaottina allo Zafferano. D Annunzio invia una lettera dai toni aspri alla «Tribuna» (27 ottobre), provocando un duello con l amico Scarfoglio. Lo scontro alla sciabola, fuori Porta Pia, si conclude con il ferimento di D Annunzio, cui seguirà la rappacificazione tra i due amici. Dopo la chiusura del giornale, Scarfoglio e Serao si trasferiscono a Napoli, dove nel 1888 fondano il «Corriere di Napoli». 75 «La Riforma». In via del Corso n Fondato a Firenze nel 1867 e trasferito a Roma dal 1º settembre 1871, è il quotidiano di Francesco Crispi, che sul primo numero firma assieme a Benedetto Cairoli e ad altri uomini politici della Sinistra il programma del giornale; come motto esibisce il baconiano «Instauratio ab imis fundamentis». Stretto dai debiti, «La Riforma» chiude nel 1874, ma riapre nel 1878 per sostenere la politica di Crispi (che vi scrive spesso), rimanendo attivo fino al 4 agosto 1896, quando, a pochi mesi dalla sconfitta di Adua e dalla conseguente caduta del governo Crispi, cessa definitivamente le pubblicazioni. Fra i direttori de «La Riforma», occorre ricordare specialmente Primo Levi, detto l Italico ( ), che lo guida dal 1879 al 1893, quando si dimette perché sfiorato dallo scandalo della Banca Romana, che aveva lautamente finanziato il giornale. Da un punto di vista strettamente letterario, il giornale riaggrega a Roma il gruppo di amici più giovani che a Milano si riunivano attorno a Giuseppe Rovani ( ): cioè, oltre a Primo Levi, Carlo Dossi e Luigi Perelli, il quale dirige lo Stabilimento Tipografico Italiano che si occupa della stampa. Proprio sulle pagine de «La Riforma» Dossi prova a rilanciare in feuilleton i suoi libri degli anni precedenti: tornano a uscire a puntate sei capitoli di Dal calamajo di un medico (1878), La colonia felice (1879), L Altrieri (1881) e alcune scene de La desinenza in A (1881). A «La Riforma» è associata «La Riforma Illustrata» (dal gennaio-marzo 1885 al luglio 1890), diretta da Oreste Cricchi, con Levi e Perelli quali redattori, in omaggio agli abbonati del quotidiano. Vi escono il diario inedito de La spedizione dei Mille di Crispi, Le ultime note di Guerrazzi, un poemetto di Rovani; fra i collaboratori figurano Ferri, Serao e Scarfoglio; fra gli illustratori Tranquillo Cremona, grande amico del trio Dossi-Levi-Perelli. 76 «Studj di filologia romanza». In piazza Capranica n. 95, presso l abitazione del direttore e fondatore Ernesto Monaci. Esce dal 1884 al 1903, pubblicando con periodicità irregolare 26 fascicoli. Dal 1901 Ernesto Monaci viene affiancato nella direzione da Cesare De Lollis ( ). Fra i collaboratori: Giovanni Alfredo Cesareo, Vincenzo de Bartholomaeis ( ), Pio Rajna ( ), Francesco Restori, Emilio Teza ( ) e Nicola Zingarelli ( ). Editore è la Loescher di Roma (via del Corso n. 307). Gli «Studj» succedono a due riviste pensate da Monaci e dipendenti dalla sua concezione della filologia romanza, basata sulla ricerca d archivio e sulla ricostruzione dei testi: il trimestrale «Rivista di filologia romanza» ( ), che ebbe anch esso la propria redazione in casa di Monaci, e il «Giornale di filologia romanza» (gennaio giugno 1883). 77 «Don Chisciotte della Mancia». In via delle Convertite n. 8, viene pubblicato dal 20 dicembre 1887 al 7 aprile 1892 (quando chiude

20 328 L età della nazione per divergenze fra la proprietà e i redattori). Quotidiano satirico e pupazzettato, anticrispino e avverso alla politica coloniale in Africa, è concorrente del «Capitan Fracassa» dopo il passaggio di quest ultima testata nelle mani di Crispi. Fondatore e direttore del «Don Chisciotte» è Luigi Arnaldo Vassallo (Gandolin), assieme a Luigi Bertelli (Vamba), Emilio Faelli e Luigi Lodi. L inaugurazione dei locali della redazione, di cui fanno parte Olga Ossani Lodi, Fleres e Pascarella, rimane «memorabile» nella cronaca del giornalismo romano: vi prendono parte Ferdinando Martini, il barone Francesco de Renzis, Angelo Conti, D Annunzio, attori e cantanti all epoca impegnati al Teatro Costanzi o al Valle, nonché il musicista Giovanni Sgambati. Anche in seguito i ricevimenti serali del «Chisciotte» raccolgono tutti gli intellettuali romani o di passaggio per Roma (da Carducci a Giacosa). Dal novembre 1891, con un nuovo proprietario, si arricchisce di collaboratori: Anton Giulio Barrili, Carducci, Enrico Ferri, Paolo Mantegazza, Gerolamo Rovetta e Annie Vivanti ( ). Ideale prosecuzione del foglio è il «Don Chisciotte di Roma» (dal 1893, in via Uffici del Vicario n. 20), che nel 1894 assorbe il «Folchetto» e che nel 1899 si fonde col «Fanfulla» dando vita a «Il Giorno». 78 «L Asino». In vicolo d Ascanio n. 18. Altra testata dalla lunga esistenza (27 novembre settembre 1925), di ispirazione socialista e anticlericale. Ideata da Guido Podrecca, nascosto spesso sotto lo pseudonimo di Goliardo ( ) e da Gabriele Galantara, conosciuto con lo pseudonimo di Ratalanga ( ), la rivista di satira politica nasce come settimanale, diventando bisettimanale tra il 4 gennaio e il 18 febbraio Sospende poi ben due volte le pubblicazioni, per riprenderle nel corso del 1895 quanto tocca una tiratura di quasi copie. Dal 1896, al titolo si aggiunge un sottotitolo che specifica: «L Asino è il popolo: utile, paziente e bastonato». Le vignette del giornale si scagliano contro Giolitti, gli scandali politici, lo strapotere della Chiesa, la corruzione e le brutalità della polizia. L ultimo numero romano è del 23 novembre 1919, dopodiché il giornale sarà trasferito a Milano. La sua redazione è un punto d incontro per gli intellettuali di orientamento socialista. Verrà soppresso dal regime di Benito Mussolini. 79 «Avanti!». A palazzo Sciarra, in via delle Muratte. Nato il 25 dicembre 1896, il quotidiano socialista riprende il titolo di un settimanale fondato a Imola nel 1881 da Andrea Costa (e stampato per sei mesi a Roma nel 1884), e intende rifarsi al giornale socialdemocratico tedesco «Vorwärts!» Diretto da Leonida Bissolati ( , deputato dal 1897) dal primo numero fino al 1904, è l organo ufficiale del Partito socialista; dai 3000 abbonamenti iniziali, raggiunge presto una tiratura di copie. Vi collaborano, oltre ad Andrea Costa ( : deputato nel 1882), Edmondo De Amicis, diversi corrispondenti dall estero e Gabriele Galantara, già caricaturista di successo per l «Asino» con i suoi disegni umoristici. Quando nel 1898 Bissolati è arrestato in seguito alla repressione scatenata dal governo Pelloux, per qualche tempo dirige il quotidiano Enrico Ferri. In appendice l «Avanti!» pubblica romanzi a sfondo sociale. 80 «Il Convito». Con sede in palazzo Borghese. Fondato assieme a D Annunzio e ad Angelo Conti da Adolfo De Bosis, poeta, avvocato e curatore del fallimento di casa Borghese, «Il Convito» esce tra il gennaio 1895 e il dicembre 1907, con periodicità irregolare (ma in realtà solo i primi nove numeri, fino al dicembre 1896, possono essere considerati come fascicoli della rivista, perché gli ultimi tre volumi contengono solo testi di De Bosis). La rivista è improntata all idea della bellezza come possibile via di rigenerazione dell arte e della cultura italiane. De Bosis vi pubblica le sue traduzioni da Shelley (I Cenci); D Annunzio una parte delle Vergini delle rocce e note d arte su Giorgione e Michetti; Pascoli il saggio dantesco Minerva oscura, il carme latino Castanea e i poemetti Gog e Magog, Alexandros e Solon, che saranno il nucleo della raccolta che prenderà il titolo dalla loro sede originaria di pubblicazione: i Poemi Conviviali (1904). Tra gli altri collaboratori figurano Carducci, Scarfoglio, Ernesto Monaci e Adolfo Venturi; illustratori della rivista sono Giuseppe Cellini, Giulio Aristide Sartorio, Francesco Paolo Michetti, Alessandro Morani, Lawrence Alma-Tadema ed Enrico Coleman: non a caso gli stessi artisti che avevano costituito la società In Arte Libertas. La redazione della rivista è collocata in un piccolo appartamento che era stato un tempo il bagno di Paolina Borghese ed era stato affrescato da un seguace di Zuccari. 81 «Ariel». In via del Corso, di fronte al Caffè Aragno, presso l abitazione del fondatore e direttore Giuseppe Mantica ( ). Il settimanale, attivo tra il 18 dicembre 1897 e il 5 giugno 1898, con titolo e testata ideati da Ugo Fleres, ha come redattori Pirandello, lo stesso Fleres, Giuseppe Chiovenda e Italo Carlo Fabbro, che ne è direttore responsabile. Vi collabora anche Giustino Ferri. La redazione non è stabile: il periodico si fa nelle case dei partecipanti. L articolo-manifesto, Sincerità, è steso da Pirandello; il foglio è antidannunziano, si pone contro «le veneri dello stile» in favore di una spregiudicatezza «sincera nell essenza, sincera nell espressione [ ]. Nessuna formula nessun sistema, nessuna finzione e, sopra tutto, nessun metodo stabilito a arte». La rivista è stampata in una tipografia di fortuna a vicolo dell Oro. 82 «Il Giorno». In galleria Colonna. Nato il 10 dicembre 1899 dalla fusione tra il «Don Chisciotte di Roma» e il «Fanfulla», è diretto da Luigi Lodi, che ne dichiara nel primo numero l ispirazione liberale e chiama a raccolta alcune delle firme migliori del tempo. Vi tengono rubriche Ugo Ojetti (Cose viste), Olga Ossani Lodi (Piume e strascichi), Ernesto Mancini (Corriere Musicale) e Edoardo Boutet (Cronaca drammatica). Fra i disegnatori figurano Enrico Novelli (Yambo) e Luigi Bertelli (Vamba); fra i collaboratori Anton Giulio Barrili, D Annunzio, De Amicis, Fogazzaro, Francesco Saverio Nitti ( ), Alfredo Oriani ( ), Trilussa ( ). Cessa il 1º gennaio 1901, in seguito alla fusione con la «Tribuna». studi di artisti 83 Via Margutta n. 33 e n. 51. Studi di artisti, in specie di pittori, tra cui Pio Joris ( ). 84 Via Flaminia. Numerosi studi di artisti, in particolare rilievo quello di Giulio Aristide Sartorio, al numero 44, dove l artista lavora dal 1883 dopo aver abbandonato il precedente studio in via Fausta, all angolo con via Flaminia. La zona, fin dagli anni settanta, accoglie in specie scultori, tra questi Anton Giulio Monteverde ed Ettore Ferrari ( ), autore fra l altro della statua a Giordano Bruno di Campo de Fiori. 85 Studio di Hendrik Christian Andersen. In via Pasquale Stanislao Mancini n. 20. Nato in Norvegia, Andersen ( ) era emigrato molto giovane negli Stati Uniti con la famiglia e per questo si considerava a tutti gli effetti americano. Dopo aver soggiornato a Roma durante un lungo viaggio formativo per l Europa al principio degli anni novanta, si stabilisce definitivamente nella capitale nel 1897 senza più abbandonarla. È in questi anni italiani che stabilisce una affettuosa amicizia con Henry James.

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