La Restaurazione. 1. Il congresso di Vienna

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La Restaurazione Caduto l impero napoleonico, le grandi potenze vincitrici (Gran Bretagna, Russia, Austria e Prussia), si trovano ad affrontare importanti questioni politiche: la sorte della Francia (che per quindici anni aveva dominato l Europa), perché non torni a minacciare gli equilibri internazionali; ridisegnare la mappa geopolitica dell Europa applicando il principio di legittimità dinastica (che però cozza con il principio di legittimazione popolare del potere ormai largamente diffuso durante l età napoleonica). I vincitori immaginano che la questione si risolva riportando indietro le lancette della storia, ripristinando la situazione che c era prima della rivoluzione francese. Questo processo di restaurazione dell antico regime trova il suo luogo simbolo nel Congresso di Vienna. 1. Il congresso di Vienna Tra novembre 1814 e giugno 1815 il Congresso di Vienna provvede a ridisegnare l Europa politica. E un incontro importante cui partecipano rappresentanti plenipotenziari di tutti i principali stati europei, compresa la Francia rappresentata dal principe Charles- Maurice Talleyrand Talleyrand: deputato agli Stati generali del 1789, nella sua qualità di vescovo, membro dell assemblea nazionale costituente, promotore della legge della confisca dei beni del clero, ministro degli esteri di Napoleone e poi principale artefice della sua abdicazione e fautore del ritorno dei Borbone. Talleyrand riesce abilmente a convincere le potenze vincitrici della necessità di stabilizzare la Francia per evitare un contraccolpo interno di tipo rivoluzionario e repubblicano. Il regno di Francia, governato da Luigi XVIII torna ai confini del 1792 ma, dopo i cento giorni di Napoleone, perde alcuni territori lungo il Reno e in Savoia ed alcune colonie. L Austria subentra alla Francia nel controllo dell Italia settentrionale: alla Lombardia che già possedeva, si aggiungono i territori della scomparsa repubblica veneziana, la Valtellina e il Trentino: si forma quindi il regno lombardo-veneto, aggregato alla corona degli Asburgo.

Al Regno di Sardegna, restituito ai Savoia, vengono annessi gli ex territori della repubblica di Genova; il Granducato di Toscana viene restituito agli Asburgo- Lorena; il ducato di Parma e Piacenza viene assegnato, a titolo vitalizio, a Maria Luisa, moglie di Napoleone e figlia dell imperatore; il ducato di Modena viene assegnato a Ferdinando IV d Asburgo- Lorena. Viene ripristinato il potere temporale del papa nello Stato Pontificio. Nel meridione, Ferdinando IV di Borbone unifica i due regni di Napoli e Sicilia creando formalmente il Regno delle due Sicilie e assumendo il nome di Ferdinando I. Anche per le altre potenze ci sono dei significativi vantaggi territoriali: la Prussia acquisisce parte della Sassonia, la Pomerania svedese, la Vestfalia, Colonia, Treviri e altre terre sulle rive del Reno. La Germania è profondamente mutata: la fine del Sacro romano impero vede i circa 350 staterelli che lo componevano ridursi a 39, riuniti nella Confederazione germanica presieduta dall imperatore d Austria. La Russia si annette la Galizia e la Finlandia, più la parte centrale dell antico regno di Polonia. La Gran Bretagna ottiene alcune colonie francesi (Tobago e Mauritius), olandesi Guyana, Ceylon, Colonia del Capo) e l isola di Malta, nodo nevralgico del commercio nel Mediterraneo. Olanda e Paesi bassi meridionali si fondono nel regno dei Paesi Bassi affidato alla corona degli Orange- Nassau. In Spagna e in Portogallo tornano le rispettive dinastie dei Borbone e dei Braganza. Unica repubblica che viene riconosciuta è la confederazione elvetica. A garantire l attuazione e la durata di questi accordi lo zar Alessandro I promuove la Santa Alleanza (sancita nel settembre 1815 tra Russia, Austria e Prussia), affidata alla regia del cancelliere austriaco e indiscusso protagonista del Congresso di Vienna: il principe Klemens von Metternich-Winneburg. 2. Il nuovo dispotismo reazionario e i suoi detrattori Il dispotismo monarchico post- rivoluzionario è sensibilmente diverso dall assolutismo settecentesco. Esso fa leva sul bisogno di essere rassicurati che caratterizza coloro che sono stati spaventati dalla rivoluzione, così si appoggia su valori tradizionali e trova nella Chiesa un valido supporto (si è parlato di alleanza fra trono ed altare ).

Non dobbiamo tuttavia immaginare che si tratti di un semplice ritorno al passato, in quanto la rivoluzione ha profondamente mutato il linguaggio politico e le forme organizzative e neppure i cosiddetti reazionari ne sono immuni. Il recupero delle antiche tradizioni non è quindi un semplicistico ritorno al passato ma, piuttosto, un ripensare il passato e la storia mediante i nuovi strumenti intellettuali che la rivoluzione ha elaborato e diffuso in Europa, soprattutto con il nuovo concetto di popolonazione. Ma il diffondersi in tutta Europa di un clima poliziesco, di repressione e censura per ogni forma di pensiero contraria alla restaurazione, favorisce la nascita e la diffusione delle società segrete. Il modello di queste società è la Massoneria. Massoneria Più che una società segreta era una società di segreti, basata sull esistenza di un sapere esoterico, antico e nascosto, a cui gli affiliati potevano accedere gradualmente, mediante un percorso di crescita intellettuale e morale. Un sapere universalistico, non ateo, che rifiuta i fanatismi religiosi e propone la fratellanza universale. Assai popolare tra le classi colte nel XVIII secolo, contraria ad alcune posizioni della Chiesa, la Massoneria viene scomunicata nel 1738. Diffusa in tutto il mondo, assume forme molto diverse tra di loro. Durante la Restaurazione, gruppi di massoni creano delle sette politiche con lo scopo di lottare contro il dispotismo e contro l alleanza fra trono ed altare, per difendere le idee liberali e costituzionali. Tra le più importanti ricordiamo la Carboneria, sviluppatasi soprattutto in Italia dove promuove la lotta per l unità e l indipendenza contro le pretese egemoniche del papato e il dominio straniero. Le nuove società fanno della segretezza un elemento fondamentale per sfuggire ai controlli di polizia e al clima di repressione diffuso in tutta Europa; si servono di codici e simboli noti solo ai soci e si radunano in gruppi autonomi che entrano in contatto solo attraverso i livelli più elevati dell organizzazione. La diffusione delle società segrete su scala europea è impressionante: ne troviamo in Germania (Burschenschaften), in Grecia (Fililiki eteria), in Spagna (Comuneros), in Francia (Adelfi), in Italia (Federati)... Le loro idee sono prevalentemente di stampo repubblicano e democratico- radicale. La repressione più dura sarà proprio nella penisola italiana dove il mondo della cultura soffre dell inasprirsi della censura (significativo il caso del Conciliatore, periodico diretto da Silvio

Pellico, sul quale scrivono i migliori letterati dell epoca e che viene chiuso d autorità dal governo austriaco). 3. Libertà e indipendenza In Francia Luigi XVIII comprende che un semplice ritorno all antico regime non è pensabile così, nel 1814, promulga una carta costituzionale moderatamente liberale. E previsto un Parlamento con due camere, quella dei Pari (di nomina regia) e quella dei deputati (eletta con un suffragio censitario molto ristretto); è previsto anche un certo controllo della Corona sul governo e una limitata tutela dei diritti individuali. Questa costituzione, in realtà, non soddisfa né i monarchici oltranzisti, chiamati ultraroyalistes (ultras), né i nostalgici di Napoleone, i bonapartisti (o liberali). Alle elezioni del 1815 (hanno diritto di voto solo 72.000 elettori su una popolazione di circa 20 milioni!) vincono gli ultras che, non accettando l esistenza di una costituzione, disertano i lavori parlamentari. Nelle successive tornate elettorali diventa più forte lo schieramento di opposizione. Nel 1820 l assassinio del duca di Berry (erede al trono) da parte della Carboneria francese, spinge Luigi XVIII ad adottare una politica più reazionaria. Altri paesi adotteranno una costituzione dopo il 1815 (Paesi bassi, Svezia, Norvegia, alcuni stati tedeschi). Il modello di riferimento rimane l Inghilterra dove esiste una tradizione parlamentare, costituzionale e una suddivisione dei poteri. Anche qui però, tra il 1818 e il 1819, l ascesa del partito conservatore dei Tories, genera una restrizione sui diritti di associazione e manifestazione. Il successivo ritorno al potere dei Whigs riporta la politica verso il tradizionale orientamento liberale. E importante sottolineare che la vasta partecipazione popolare alle iniziative delle società segrete non è da legare al tema della creazione di organi politici rappresentativi quanto piuttosto ad un altra questione fondamentale: l autodeterminazione dei popoli nel nome del diritto all indipendenza. Ed è proprio in questo ambito che gioca un ruolo fondamentale il concetto di popolonazione (ereditato dalla rivoluzione francese). Se infatti la sovranità risiede nel popolo, il popolo ha sia il diritto di esprimere le proprie rappresentanze che quello di autodeterminarsi su base nazionale. L esempio più importante è rappresentato dalla rivoluzione americana nella quale si afferma con chiarezza il diritto di un popolo ad autodeterminarsi. L espressione

We the nation, Noi la nazione, che si trova nelle dichiarazioni solenni della rivoluzione, esprime un elemento decisivo: il soggetto diventa la nazione e con essa si identifica lo Stato. Non c è legittimità senza o addirittura contro la volontà popolare. E questo è un valido principio per mettere in discussione l origine divina dell autorità che i sovrani cercano di affermare.