PSICOLOGIA DELL ADOLESCENZA
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- Claudio Parisi
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1 PSICOLOGIA DELL ADOLESCENZA
2 LO STUDIO DELL ADOLESCENZA Adolescenza come costrutto recente Prima del 900 nelle società tradizionali il passaggio dall infanzia all età adulta scandito da riti di iniziazione che rappresentano in chiave simbolica l'allontanamento dallo stato precedente e la reintegrazione nella società con un diverso stato ( scuole di foresta, mutiliazioni, circoncisione, tatuaggi etc.) Dopo la II rivoluzione industriale e i conseguenti mutamenti sociali ed economici si ha un forte aumento dell istruzione superiore giovanile e una diminuzione della loro occupazione lavorativa ADOLESCENZA NUOVA CATEGORIA DELLA VITA UMANA
3 MODELLI DI STUDIO DELL ADOLESCENZA MODELLO PSICOBIOLOGICO (S. HALL, 1904) seconda nascita MODELLO SOCIO- ANTROPOLOGICO (M. MEAD, 1928) fenomeno determinato culturalmente MODELLO PSICOANALITICO (A. FREUD, 1936; P. BLOS, 1962, MELTZER) ricapitolazione della sessualità e formazione del carattere MODELLO COGNITIVO (PIAGET, 1972; BRUNER, 1986) primato del pensiero (ipotetico deduttivo e narrativo) MODELLO PSICO- SOCIALE (HAVIGHURST, 1952; ERIKSON, 1950) compiti e sfide di sviluppo
4 MODELLO PSICO-BIOLOGICO L autore di riferimento è STANLEY HALL (fondatore della Clark University, Boston). Adolescenza: sua psicologia e sua relazione con la fisiologia, antropologia, sociologia, sesso, crimine, religione ed educazione (1904). E stato il primo psicologo scientifico a descrivere il contesto socio-economico come un fattore che influenza lo sviluppo umano (USA da società agricola a industriale). Il concetto di adolescenza utilizzato da Hall riflette un cambiamento reale della rappresentazione sociale della vita umana.
5 MODELLO PSICO-BIOLOGICO L approccio è tuttavia biologico-evoluzionistico, secondo cui l ontogenesi ricapitola le tappe della filogenesi: cioè l adolescenza è il periodo di passaggio dall infanzia all età adulta e corrisponde al passaggio (nella filogenesi) dalla statura pigmoide a quella attuale e dalle società di natura, senza regole, alle società civili regolate socialmente.
6 MODELLO PSICO-BIOLOGICO L adolescenza è una fase di rottura, una nuova nascita, in cui l individuo si rinnova completamente da tutti i punti di vista: aspetto fisico-somatico (pubertà); personalità; apertura verso l esterno (spazio/temporale) e verso l interno (introspezione) L adolescenza è un periodo drammatico, caratterizzato da forti tensioni, conflitti, contrasti, inquietudini, che traggono origine principalmente dal cambiamento che avviene sul piano biologico. Queste caratteristiche sono costanti e determinate biologicamente, indipendenti da variabili culturali e ambientali, perciò Hall vede l adolescenza come un fenomeno universale.
7 MODELLO SOCIO-ANTROPOLOGICO L autrice di riferimento è MARGARET MEAD Adolescenza a Samoa (1928). Metodo dell osservazione partecipante anticipa il metodo etnografico. L autrice confronta la vita sociale a Samoa (Pacifico meridionale) con quella americana dell epoca, attribuendo i conflitti e le inquietudini adolescenziali all organizzazione restrittiva e autoritaria della società e della famiglia americane in cui, inoltre, la dipendenza tra genitori e figli è eccessiva. Confronto in particolare su temi quali sessualità, morale e religione. Margaret Mead standing between two Samoan girls, ca L idea di fondo risiede nel considerare l adolescenza un fenomeno culturalmente determinato.
8 MODELLO SOCIO-ANTROPOLOGICO Punti deboli: interpretazione ingenua, che non tiene conto della semplicità dell organizzazione di vita e lavoro di Samoa, e che minimizza i conflitti comunque presenti (Freeman, 1984). Punti forti: ha il pregio di avere posto l attenzione sul fattore socioculturale, al quale oggi si dà molta rilevanza in tutto il percorso evolutivo (v. Rogoff, Bruner, ).
9 MODELLO PSICODINAMICO CLASSICO L orientamento psicoanalitico ha approfondito e ampliato la teoria di S.Hall. Il primo riferimento all adolescenza in «Tre saggi sulla teoria sessuale» (1905) in cui S.Freud descrive la pubertà come il momento in cui la vita sessuale infantile raggiunge la sua forma definitiva. L interpretazione psicanalitica ha costituito dagli anni 30 del XX secolo in poi il modello principale di riferimento per comprendere alcuni tratti peculiari degli adolescenti. Vi sono diverse posizioni, ma alcune teorie fondamentali sono considerate classiche, in questo ambito: quelle di Anna Freud, di Peter Blos e di Donald Meltzer.
10 MODELLO PSICODINAMICO CLASSICO - S.FREUD (Tre saggi sulla teoria sessuale,1905) Tema dello "sviluppo psicosessuale" e dei correlati processi della Libido in cinque fasi. Non identificare più la sessualità con la mera attività genitale dell'individuo adulto, ma nello scoprire l'esistenza di una sessualità infantile, che si manifesta secondo le caratteristiche peculiari delle evoluzioni dei processi pulsionali della Libido. Il bambino un "perverso polimorfo"; è perverso in quanto ricerca il piacere senza alcuna finalità riproduttiva ("perversione" non ha alcuna valenza morale negativa) è polimorfo, poiché ricerca il piacere attraverso vari organi e tramite diverse zone erogene, e riceve gratificazione edonistica sia dal contatto col padre che con la madre. Il bambino è facilitato in questo dall'assenza di un Super Io e dell'imposizione morale prodotta dall'educazione
11 MODELLO PSICODINAMICO CLASSICO - S.FREUD Il modello strutturale IO Conscio: organo esecutivo della psiche; prende decisioni ed integra i dati percettivi Inconscio: responsabile dei meccanismi di difesa, utilizzati per contrastare le pulsioni istintuali che albergano nell Es, quali sessualità e aggressività. ES Inconscio: sede delle pulsioni istintuali tende esclusivamente alla scarica della tensione. E controllato sia dall Io che dal Super-Io SUPER-IO: sia conscio che inconscio Coscienza morale: prescrive (cosa non fare) Ideale dell IO: prescrive (cosa fare)
12 MODELLO PSICODINAMICO CLASSICO - S.FREUD In «Tre saggi sulla teoria sessuale» l autore fa riferimento a 5 fasi dello sviluppo sessuale del bambino: Fase orale (0-18m): la fonte è la zona orale, l oggetto è in stretto rapporto con quello dell alimentazione, la meta è l incorporazione Fase anale (18-36 m): trae appagamento dal controllo autonomo degli sfinteri. il primo atto simbolico di negazione o accondiscendenza, rispetto alle necessità di autocontrollo imposte dalle figure genitoriali Fase fallica (3-6 anni): l'energia libidica si sposta dalla regione anale alla regione genitale. Il complesso edipico costituisce il desiderio inconscio e rimosso di ogni bambino o bambina di avere un rapporto sessuale coi propri genitori. Ciascun bambino attraversa questa fase, che riveste un ruolo fondamentale nel futuro sviluppo dell identità sessuale; tutte le pulsioni del complesso edipico vengono rimosse alla fine della fase fallica.
13 MODELLO PSICODINAMICO CLASSICO - S.FREUD In «Tre saggi sulla teoria sessuale» l autore fa riferimento a 5 fasi dello sviluppo sessuale del bambino: Fase di latenza (dai 6 anni alla pubertà): la libido è "dormiente" e le pulsioni sessuali, se la rimozione è stata eseguita correttamente, vengono sublimate verso altri scopi. Serve al bambino per incrementare la socializzazione e sviluppare rapporti amicali con i membri dello stesso sesso. Fase genitale (pubertà): subordinazione di tutte le fonti di eccitamento sessuale al prima delle zone genitali; processo del rinvenimento oggettuale. La pulsione sessuale diviene altruistica perché procreativa. Cruciale per il superamento definitivo del complesso edipico: l individuo deve cercare l oggetto al di fuori della famiglia per evitare l incesto.
14 TEORIA DELLA RICAPITOLAZIONE DI ANNA FREUD (1936) L adolescenza costituisce la prima ricapitolazione della sessualità infantile, il primo momento, cioè, in cui si attua una sorta di riepilogo e ciò che è accaduto prima può aiutare a comprendere il presente. E una sorta di punto critico. La seconda ricapitolazione si avrà nel climaterio. In seguito alle stimolazioni della pubertà si verifica, dopo la fase di latenza, il riemergere dell ES, notevolmente rafforzato, mentre l IO e il SUPER-IO in parte sono rigidi, in parte deboli. Dallo scontro (conflitto) tra l ES e l IO e il SUPER- IO può generarsi o il carattere, o una nevrosi.
15 TEORIA DELLA RICAPITOLAZIONE DI ANNA FREUD (1936) L esito (nevrosi o carattere) della fase adolescenziale dipende da diversi fattori: 1. La forza degli impulsi dell ES che ora investe soprattutto l area genitale 2. La forza dell IO e la sua capacità di tollerare le spinte istintuali (forza determinata nel periodo di latenza) 3. La natura e l efficacia dei meccanismi di difesa di cui dispone l IO, che variano in funzione della costituzione del soggetto e delle modalità del suo sviluppo
16 TEORIA DELLA RICAPITOLAZIONE DI ANNA FREUD (1936) Meccanismi di difesa, che spiegano alcuni atteggiamenti o modi di essere peculiari dell adolescenza: Intellettualizzazione: tendenza alla discussione, alla speculazione intellettuale / vigila sugli istinti Ascetismo: scelta di vita rinunciataria/blocco dei desideri istintuali Narcisismo: centrazione su di sè Rimozione: isolamento dalle figure parentali (perché vengono rimossi gli oggetti infantili, passibili di fantasia incestuose) Disinvestimento affettivo (anche del Super-IO): senso di solitudine e asocialità Spostamento: sostituzione dell oggetto attraverso identificazione e idealizzazione di amici o di altri adulti
17 TEORIA DI PETER BLOS (1962) Il carattere è quell aspetto della personalità che modella le risposte dell individuo agli stimoli che provengono dall ambiente e dal sé. Il carattere inizia a formarsi in infanzia e assume una struttura stabile al termine dell adolescenza. La formazione del carattere implica una sempre maggiore differenziazione e indipendenza dall ambiente. La formazione del carattere avviene attraverso alcune sfide (che implicano l affrontare dei compiti di sviluppo).
18 TEORIA DI PETER BLOS (1962) SFIDE NELLA FORMAZIONE DEL CARATTERE La prima e più importante è costituita dal II processo di separazione/individuazione (rif. M.Mahler), che avviene attraverso: il disinvestimento affettivo dei genitori: determina senso di vuoto, di isolamento, perché bisogna de-idealizzare le immagini dei genitori costruite nell infanzia, ma consente di impegnarsi affettivamente in nuove relazioni, sperimentando nuove identità. la regressione : consente di difendersi dal senso di vuoto e dall angoscia che derivano dal disinvestimento precedente, e si manifesta attraverso un ritorno all azione rispetto al pensiero e alle parole, attraverso l ammirazione incondizionata nei confronti di altri adulti (reminiscenza dell idealizzazione dei genitori), attraverso l attivazione di stati emozionali di tipo fusionale (all interno di gruppi religiosi, ideologici, ecc..), attraverso un attività frenetica per colmare il vuoto.
19 TEORIA DI PETER BLOS (1962) SFIDE NELLA FORMAZIONE DEL CARATTERE La seconda sfida è la rielaborazione dei traumi infantili (la regressione consente, tornando indietro, di affrontare i conflitti irrisolti; le nuove capacità dell Io consentono di affrontarli superando l impressione infantile di difficoltà schiacciante Rielaborazione del conflitto Edipico) La terza è la costruzione della continuità dell io: l adolescente deve trovare una coerenza e una costanza nel tempo della propria struttura identitaria La quarta è la formazione di un identità sessuale: capacità dell individuo a perseguire relazioni romantiche al di fuori della famiglia
20 TEORIA DI PETER BLOS (1962) Questo percorso avviene attraverso alcune sottofasi distinte: preadolescenza (pubertà) prima adolescenza (avvio del processo di separazione dai genitori, orientamento sociale verso i coetanei, acquisizione di valori diversi da quelli familiari) adolescenza vera e propria (investimento su altri oggetti) tarda adolescenza (compimento dell individuazione e formazione del carattere) Alla fine del percorso il giovane acquisisce un sé stabile, precisi confini tra sé e il mondo oggettuale, un Super-io sempre meno edipico, autonomia dalle fonti esterne di sostegno.
21 TEORIA DI D. MELTZER (anni 70) Si allontana da S.Freud, no alla centralità della componente sessuale. La difficoltà sta nell elaborazione della confusione circa il buono e il cattivo, il maschile e il femminile, mondo infantile o adulto. Componente centrale è la ricerca della conoscenza, quindi la trasformazione della confusione in conoscenza
22 TEORIA DI D. MELTZER (anni 70) Donald Meltzer ha centrato l attenzione sul processo di disillusione e de-idealizzazione delle figure infantili di riferimento, dei genitori, che investe soprattutto la sfera cognitiva. I genitori non vengono più visti come onnipotenti ed onniscienti, quindi la conoscenza deve essere affrontata in solitudine, con fatica e sofferenza, non può essere trasmessa dal genitore come se si trattasse di una sorta di investitura. La depressione dell adolescente deriva dalla consapevolezza della propria debolezza e impotenza, e dalla necessità di rinunciare alle illusioni infantili. quando l adolescente si libera da questa sottomissione ai genitori [ ] prorompe tutto il mondo della confusione che era stato tenuto nascosto dalla convinzione dell onniscienza dei genitori e scopre anche che le parole non significano quello che dicono, che non contengono significato in sé stesse, che le stesse parole hanno significati diversi a seconda delle bocche da cui provengono (Meltzer, 1979)
23 TEORIA DI D. MELTZER (anni 70) A seconda di quanto e come l adolescente è in grado di tollerare questa nuova condizione, si possono descrivere alcune tipologie: Adolescenza adeguata: accettazione della propria condizione, dell appartenenza ad una comunità incerta e confusa. La crescita comporta sofferenza che viene condivisa con i pari insieme al desiderio di accedere alla conoscenza. L adolescente è ambivalente, oscilla tra onnipotenza adulta e fragilità infantile. L ambivalenza viene risolta attraverso la conoscenza. Conformismo (adolescente che permane in famiglia): latenza prolungata e ancoraggio a un processo passivamente imitativo dei genitori. Adolescenti che aderiscono alle idee, scelte e ai valori genitoriali. Amori e rapporti sociali sono scelti nel mondo degli adulti di riferimento. Problemi in età adulta per senso di impotenza nei confronti dei propri figli. Adolescenza precoce: tentativo di superare i genitori, bruciare le tappe. Isolamento: rinuncia alla fatica, ripiegamento su di sé di tipo narcisistico con un illusione di onnipotenza e originalità.
24 modello psico-sociale ERIKSON (anni 60) Erikson fa da ponte tra l interpretazione psicoanalitica e quella psicosociale dell adolescenza. Propone una prospettiva socioculturale dove la componente biologica viene ridimensionata. Il bambino, l adolescente e l adulto sono inseriti in un contesto sociale, economico, culturale che influenza lo sviluppo e la vita del soggetto conferisce all ambiente sociale un ruolo cruciale! La divergenza metodologica tra sociologia e psicologia ha perpetuato nel mondo psicoanalitico una eccessiva e artificiale differenziazione tra l individuo per sempre isolato e il suo mondo esterno (Erikson, 1968)
25 modello psico-sociale ERIKSON (anni 60) Colloca lo sviluppo umano nel quadro di un complesso e confittuale piano di adattamento dell individuo all ambiente sociale. L esito dello sviluppo adattivo è un forte senso di identità. Individua 8 tappe di questo adattamento dall infanzia all età adulta. Ogni tappa è caratterizzata da una potenziale crisi evolutiva. 1. Infanzia. Fiducia di fondo vs Sfiducia di fondo. SPERANZA 2. Prima fanciullezza. Autonomia vs Dubbio e Vergogna. VOLONTA 3. Età del gioco. Iniziativa vs Senso di colpa. FINALITA 4. Età scolare. Industriosità vs Senso di inferiorità. COMPETENZA 5. Adolescenza. Identità vs Confusione d Identità. FEDELTA 6. Giovinezza. Intimità vs Isolamento. AMORE 7. Età adulta. Generatività vs stagnazione. CURA 8. Età senile. Integrità vs Disperazione e Disprezzo. SAGGEZZA
26 modello psico-sociale ERIKSON (anni 60) Lo sviluppo umano implica una serie di tappe in cui l individuo acquisisce delle nuove competenze, già possedute in misura di abbozzo o prerequisito. Il passaggio da uno stadio all altro implica una condizione di crisi e precarietà in cui l individuo deve sperimentare e riorganizzare l equilibrio raggiunto in precedenza.
27 modello psico-sociale ERIKSON (anni 60) IDENTITA Compito specifico dell adolescenza. Sintesi e integrazione tra le diverse parti della personalità, come senso di continuità storica dell Io, come concordanza tra l interiorità dell Io e l esteriorità sociale dei ruoli del Sè Esistono continui e spesso sconvolgenti transizioni tra questi sè: si consideri il sè fisico nudo al buio o improvvisamente esposto alla luce; il sè vestito tra amici o in compagnia di gente più in alto o più in basso nella scala sociale; il sè appena sveglio o ancora insonnito o quello che esce rinfrescato da un bagno al mare o quello sopraffatto da vomito o svenimento; il sè corporale nell eccitamento o in un accesso di rabbia; il sè competente e quello inesperto; quello a cavallo o quello sulla poltrona del dentista e quello incatenato e torturato da uomini che anche loro dicono IO (Erikson 1968)
28 modello psico-sociale ERIKSON (anni 60) DIFFUSIONE DELL IDENTITA Fallimento dell individuo nella costruzione dell identità. Implica una disgregazione del senso dell identità in parti interne irriducibilmente separate. Pregiudica la possibilità dell adolescente di accedere alla vita adulta e ad una prospettiva mentale e affettiva autenticamente genitale. Si sviluppa in due forme: la diffidenza nei confronti di potenziali di identità e la sfida ovvero una perversa propensione per un identità negativa.
29 Crisi di identità vs diffusione di identità Ho cambiato tante taglie oggi, grande, piccola non so più chi sono! Ma ancora non credo che questa sia la mia vera taglia
30 modello psico-sociale ERIKSON (anni 60) Le società offrono all individuo in cerca di una definizione dell Identità un periodo di moratoria psicosociale che varia in durata da cultura a cultura e di epoca in epoca (importanza dinamismo ambientale) Questo periodo serve al giovane ad abbandonare le identificazioni infantili e sviluppare nuove identificazioni con i pari o altri adulti al di fuori della famiglia. In questo periodo la società deve garantire l identificazione dell adolescente sulla base di fiducia e credibilità, mentre l adolescente deve riconoscere alla società il potere di conferirgli stabilità. La FEDELTA garantisce la buona riuscita del processo: i giovani sono alla ricerca di nuove persone, oggetti, valori cui essere fedeli. Questa fiducia promuove e sostiene il passaggio dal ruolo guida dei genitori a nuove figure di riferimento.
31 modello psico-sociale ERIKSON (anni 60) Erikson fa da ponte tra l interpretazione psicodinamica e quella psicosociale dell adolescenza. Egli amplia e colloca in un quadro anche sociale lo sviluppo psicosessuale proposto da Freud, considerando l adolescenza una delle diverse fasi del life span, il cui esito è determinato da una crisi e da un conflitto. Ne sono derivati i concetti base, in ambito psicosociale,di compito di sviluppo e di strategie di coping per affrontarli.
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