Identità e differenze
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- Eva Corradini
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1 Maria Serena Sapegno (a cura di) Identità e differenze Introduzione agli studi delle donne e di genere Introduzione III 00 Sapegno romane.indd III 23/05/11 11:37
2 Capitolo 8 Femminismo e femminismi dagli anni Ottanta al XXI secolo Monica Pasquino Sonia Sabelli * 1. Differente e molteplice 1 Dagli anni Ottanta, il femminismo si sviluppa in varie direzioni e il dibattito sulla libertà femminile, sulla sessualità e sulla riproduzione si arricchisce di nuove riflessioni. Il dibattito «femminismo contro femminismi» è l elemento che caratterizza questi ultimi decenni ed ha forti connessioni con un altra importante trasformazione che coinvolge i luoghi di produzione del sapere: l entrata del pensiero delle donne nell accademia, con la formazione di Women s e Gender Studies che introducono nuove prospettive di studio e accolgono i contributi di donne di ogni parte del mondo. Tra Women s Studies, Gender Studies e il pensiero della differenza sessuale affermatosi in Italia esistono contrasti e discordanze. Gli Women s Studies ampliano il concetto di gender. Oltre alla differenza tra uomini e donne prendono in considerazione altre differenze, come quelle culturali, sociali, economiche e razziali: la posizione di una donna immigrata e povera è diversa da quella di una cittadina benestante; ed è diversa quindi la sua prospettiva sul mondo. Molte sono le differenze che rendono complessa la soggettività e le forme di oppressione e questo rende impellente il bisogno di dare voce alla pluralità delle donne. I Gender Studies, anche sotto l influsso degli studi culturali, gay e lesbici, mettono a fuoco la costruzione sociale dei generi e la relazione che intercorre tra loro: non solo i generi sessuali sono un prodotto della storia umana, non sono dati di «natura» e possono essere continuamente ripensati e ricostruiti; ma anche la relazione tra i generi non è data una volta per tutte e può essere sempre messa in discussione. Le femministe che aderiscono alla teoria della differenza sessuale concordano, seppur con declinazioni diverse, nel criticare l idea di un genere femminile e maschile come pura costruzione sociale e storica. Il pensiero della differenza sessuale parte dal corpo: l essere donna è quindi un tratto essenziale del soggetto. Tale presupposto non rende comunque il femminile un contenuto dato. Fondando la soggettività femminile sul corpo, incarnandola in esso, il femminismo della differenza sessuale innanzitutto critica in modo radicale i modelli imposti dalla società patriarcale; polemizza poi con il femminismo dell uguaglianza: questo, infatti, sembra concentrarsi sull emancipazione e sottovalutare il rischio dell omologazione * Sonia Sabelli è autrice del paragrafo 6 Femminismo nero e postcoloniale Sapegno.indd /05/11 11:40
3 Per resistere e per prendere le distanze dalle norme imposte e da queste autorappresentazioni, ogni singolo individuo può intraprendere l introspezione e la riflessione interiore, come si fa anche nei gruppi di autocoscienza e nelle sedute psicoanalitiche. In tale analisi il sistema interpretativo sex-gender proposto da Rubin, che indica una separazione tra il sesso (le differenze anatomiche tra femmina e maschio) e il gender (le differenze culturali), è valido solo a fini esplicativi, mentre, nell esistenza materiale sociale, psichica e corporea di ogni individuo, genere e sesso sono indistinguibili. Il sesso le immagini e sensazioni corporee non è considerato originario e naturale ma, come il genere, dipendente da pratiche culturali, sociali e discorsive. Nel 1980 Adrienne Rich pubblica il saggio Eterosessualità obbligatoria ed esistenza lesbica. Rich indica l importanza del lesbismo come scelta libera e vera alternativa all obbligo sociale dell eterosessualità: alla radice della subordinazione delle donne c è il modello eterosessuale, imposto come unica forma di relazione d amore, obbligo da cui deriva l inferiorità delle donne e la coincidenza tra la figura femminile e quella materna, asse portante della struttura sociale. In questo senso, l eterosessualità è obbligatoria e il lesbismo costituisce un autentico spazio di resistenza, di libertà e di lotta al sistema che crea la subordinazione delle donne. Negli ultimi venti anni il femminismo lesbico è parzialmente confluito nel movimento e nelle teorie queer, che propongono performance, esibizioni artistiche e spettacoli dissacratori nei confronti di un ordine del mondo fondato solo su due generi. L interesse di questo movimento è rivolto verso tutti i soggetti sessuali considerati anormali e marginalizzati (transessuali, transgender, travestiti e travestite, intersessuali, ermafroditi e androgini). In un senso più ampio, il queer è una figurazione proposta dai femminismi di matrice postmoderna che come la nomade e il cyborg rappresenta l ipotesi di una soggettività fluida e temporanea. Naturalmente tale concezione discorsiva e ibrida della corporeità e del sesso è molto lontana da quella del femminismo della differenza sessuale, che basa invece la nuova soggettività delle donne sulla materialità del corpo e sulla continua trasformazione in rapporto agli altri e al mondo. Altro punto di importante distinzione è quello che oppone a tale idea individualistica di trasformazione (un soggetto che fa resistenza alle norme imposte) una pratica politica di donne in relazione tra loro per costruire forme di autonomia e di libertà nuove. 6. Femminismo nero e postcoloniale Il black feminism (femminismo nero) denuncia il razzismo e l eurocentrismo (la tendenza tipicamente europea a considerare il resto del mondo una propria periferia) che caratterizzano parte del femminismo bianco e occidentale. Il femminismo nero si afferma negli Stati Uniti, tra la fine degli anni Settanta e l inizio degli anni Ottanta, a partire dalla consapevolezza che sia il femminismo bianco, sia il movimento per i diritti civili degli afroamericani, avevano cancellato l esperienza materiale delle donne nere Sapegno.indd /05/11 11:40
4 Le femministe afroamericane affermano dunque la necessità di articolare riflessioni teoriche, pratiche politiche e forme di organizzazione che siano fondate sulla critica del razzismo e del sessismo che le donne nere sperimentano. Sviluppano inoltre metodi analitici per interpretare il modo in cui razza e genere incidono sulle loro vite, ad esempio introducendo la nozione di «intersezionalità», cioè intersecando, appunto, i diversi assi della differenza (genere, razza, etnicità, classe, scelte sessuali), per mostrare quanto sia inefficace una teoria che tenga conto di uno solo di questi assi. Infatti storicamente le donne nere hanno combattuto simultaneamente sia contro il razzismo che contro il sessismo, riconoscendoli come due sistemi di potere che sono sempre interconnessi. Anche l opera di alcune scrittrici afroamericane come Audre Lorde (Sister Outsider, 1984), Alice Walker (Il colore viola, 1982) e Toni Morrison (Amatissima, 1987) è centrale per il femminismo nero, mentre la loro capacità di attraversare i generi letterari combinando narrativa, teoria e autobiografia diventa un tratto specifico della scrittura femminista nera. Sul finire degli anni Ottanta l accento sulle politiche identitarie fondamento intellettuale del femminismo nero, ma anche di altri gruppi minoritari che basano le proprie pratiche politiche sull autorità dell esperienza e sul proprio senso di appartenenza, come neri, gay, ebrei diviene problematico, in seguito all impatto delle nuove tendenze filosofiche che mettono in discussione la nozione tradizionale di identità. La teorica afroamericana bell hooks, nel saggio Negritudine postmoderna (1991), sostiene la necessità di superare una nozione essenzialista, limitata e costrittiva della negritudine (come un identità unica e coerente), affermando la pluralità delle identità nere come il risultato dell incrocio di una molteplicità di esperienze, perché un radicale processo di decolonizzazione deve partire dall abbandono di ogni essenzialismo, in favore della ricerca di modi oppositivi e liberatori di costruire il sé e l identità. Nel corso degli anni Novanta, i movimenti femministi che si sviluppano nei paesi del sud del mondo dall India al Sudafrica, dall America Latina al Medio Oriente sottolineano la necessità di riconoscere le differenze tra le donne, che il femminismo bianco e occidentale tenderebbe a cancellare tramite l imposizione di un unico modello di liberazione e di emancipazione, articolato sulla base dei desideri e delle esperienze delle donne occidentali. Inoltre, i movimenti di popolazione dentro e fuori i confini dell Europa determinano la presenza nelle metropoli europee di femministe provenienti dai paesi colonizzati, che contribuiscono a complicare il dibattito teorico sulla soggettività femminista, introducendo gli strumenti offerti dagli studi postcoloniali. Il termine «postcoloniale» (vale a dire: dopo il colonialismo) si riferisce al declino del colonialismo europeo, che prende avvio fin dalla metà del XX secolo, e a quell insieme di teorie filosofiche e politiche, storiche e letterarie, che si sviluppano in seguito al processo di decolonizzazione. Gli studi postcoloniali si affermano nel corso degli anni Ottanta e Novanta nelle università europee e nordamericane a partire dai testi fondanti di Frantz Fanon (I dannati della terra, 1967), Jacques Derrida (La mitologia bianca, 1974) e Edward Said (Orientalismo, 1978). In questo 192 Identità e differenze 09 Sapegno.indd /05/11 11:40
5 Fig. 3 Audre Lorde, Alice Walker, Toni Morrison, bell hooks, Chandra Talpade Mohanty, Gayatri Chakravorty Spivak (in senso orario). contesto, un élite di studiosi e studiose originarie degli ex territori colonizzati afferma l importanza di studiare il colonialismo per comprendere il presente, a partire dal riconoscimento delle relazioni di potere che ancora sussistono tra l Occidente e il cosiddetto Terzo Mondo. La persistenza di politiche imperialiste e neocoloniali rende però problematico l uso del termine postcoloniale, che presupporrebbe la fine del colonialismo, ma su questo punto il dibattito è ancora aperto. Le donne nere negli Stati Uniti hanno usato il termine «colonizzazione» per descrivere l appropriazione delle loro lotte ed esperienze da parte del femminismo bianco, che dovrebbe essere considerato nel contesto di un egemonia globale della cultura occidentale. Nel saggio Sotto gli occhi dell occidente. Saperi femministi e discorsi coloniali (1988), la femminista indiana Chandra Talpade Mohanty, che insegna negli Stati Uniti, sostiene che questa colonizzazione si realizza innanzitutto sul piano del discorso, quando alcune teoriche del femminismo occidentale pretendono di parlare delle esperienze delle donne del Terzo Mondo, assumendo come proprio punto di riferimento le esperienze delle donne bianche e occidentali. Mohanty contribuisce a decostruire gli stereotipi sulla donna del Terzo Mondo rilevati nei testi delle femministe occidentali: questi ultimi, infatti, rappresentano la donna del Terzo Mondo come un (s)oggetto singolare e monolitico (sessualmente subordinata, ignorante, povera, legata alla famiglia e alla tradizione, religiosa, addomesticata, vittimizzata), come altra in una implicita relazione gerarchica Sapegno.indd /05/11 11:40
6 con la donna occidentale (istruita, moderna, capace di controllare il proprio corpo e la propria sessualità, libera di prendere le proprie decisioni). Queste pratiche discorsive che secondo Mohanty sono la manifestazione di una relazione di potere in cui la rappresentazione in negativo della donna del Terzo Mondo rende possibile l autorappresentazione in positivo delle donne occidentali si basano sull assunto che le donne siano un gruppo coerente e già costituito, preesistente rispetto alle relazioni sociali e al processo d analisi. Da qui deriva una nozione omogenea e riduttiva del patriarcato e dell oppressione delle donne, che non tiene conto della specificità dei diversi contesti storici, locali e culturali. In un altro testo fondamentale per il femminismo postcoloniale, Can the Subaltern Speak? (1988), Gayatri Chakravorty Spivak, bengalese di nascita che vive negli Stati Uniti, ragiona su come l Occidente rappresenta le donne colonizzate, concludendo provocatoriamente che non c è alcuna possibilità per queste donne di far sentire la propria voce. Paralizzata tra gli interessi nazionalistici del patriarcato indigeno e quelli del governo coloniale («uomini bianchi che pretendono di salvare donne scure da uomini scuri»), la donna colonizzata è stata ridotta al silenzio e privata di una capacità di azione consapevole: non può rappresentare se stessa, deve essere rappresentata. Assumere le donne bianche e occidentali come il referente primario della teoria e della prassi sostengono le femministe nere e postcoloniali, che hanno contribuito alla proliferazione dei femminismi (al plurale) rappresenta un ostacolo contro la necessità di formare alleanze politiche che superino le contrapposizioni di classe, razza e confini nazionali. Oggi infatti non si può più pretendere di agire sulla base di una supposta essenza femminile (un soggetto dotato di caratteristiche uniche, che riprodurrebbe l opposizione binaria maschile/femminile), né di un identificazione naturale nella categoria donna (non tutte le donne sono bianche e, in quanto donne, non possiamo dirci tutte sorelle). Ma porre l accento solo sulle differenze (su ciò che separa le donne piuttosto che su ciò che le unisce) avverte invece chi sostiene l esistenza di un movimento femminista (al singolare) costituirebbe un serio ostacolo contro la possibilità di riconoscere il movimento delle donne come un soggetto politico collettivo. Spivak suggerisce dunque la possibilità di praticare un essenzialismo strategico: cioè di attribuire alla categoria donne delle caratteristiche proprie e uniche, sulla base delle quali è possibile costruire delle identità politiche oppositive (che si basano sempre su generalizzazioni e unità provvisorie), nella consapevolezza dei limiti teorici di questa posizione. Grazie alle critiche del femminismo nero e postcoloniale, il femminismo bianco e occidentale che aveva sempre considerato il genere e la differenza sessuale come le categorie analitiche principali ha dovuto riconoscere la propria inadeguatezza nel rilevare le differenze e le relazioni di potere esistenti tra le donne. Una prospettiva che consideri l intersezione tra genere, razza ed etnicità può essere invece un opportunità per costruire coalizioni transnazionali tra donne appartenenti a culture e contesti diversi, sempre a partire dal riconoscimento del proprio specifico posizionamento. 194 Identità e differenze 09 Sapegno.indd /05/11 11:40
7 Il femminismo italiano, in particolare, è stato considerato essenzialista da alcune femministe anglofone, perché ha privilegiato la differenza sessuale (la differenza biologica tra donne e uomini) come categoria analitica principale, sottovalutando gli altri assi della differenza (le differenze tra le donne). Sebbene le femministe italiane abbiano tardato a confrontarsi con le intersezioni tra genere, razza ed etnicità, Teresa de Lauretis sostiene che le femministe inglesi e nordamericane dovrebbero correre il rischio dell essenzialismo, che invece le italiane si sono già assunte, teorizzando e praticando una nozione della differenza sessuale nei termini di una alleanza politica tra le donne. Inoltre, anche se in Italia è mancato un momento di rottura come quello rappresentato negli anni Ottanta per il femminismo americano dal black feminism, oggi la presenza nel nostro Paese di una consistente comunità nera e migrante sta contribuendo a far emergere nuove prospettive. Le donne nere e immigrate, di prima e seconda generazione, che vivono nel nostro Paese, lavorano, scrivono, sono impegnate in politica e nel sociale, producono riflessioni teoriche. È grazie alla loro presenza che il nostro femminismo si mette in discussione, mentre si creano nuove reti di relazioni, associazioni e collettivi femministi che uniscono donne native e migranti. Infine, anche grazie al loro contributo, esiste ormai da venti anni una letteratura italiana della migrazione, nell accademia si apre faticosamente uno spazio per le riflessioni postcoloniali e si avviano ricerche storiche sul colonialismo italiano in una prospettiva femminista e di genere. Fig. 4 MaestraPiece (femminile di masterpiece, capolavoro) è il titolo del murale che adorna la Casa delle Donne di San Francisco: realizzato nel 1994 da un gruppo multiculturale e multigenerazionale di artiste, illustra il ruolo e la potenza delle donne del mondo nella storia Sapegno.indd /05/11 11:40
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