Grammatica a scuola: cosa fare?
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- Viola Marconi
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1 Cittadella, 29/02/2012 Grammatica a scuola: cosa fare? Paolo Chinellato (Università Ca Foscari - Venezia; I.T.G. A. Canova Vicenza; I.T.I.S. A. Rossi Vicenza) Handout di integrazione alla presentazione ppt. In questa relazione mi permetterò solamente di solo di accennare il mio pensiero: sono del parere che il metodo tradizionale dell'insegnamento della grammatica italiana, così come è ancora proposto (e cioè con la classica divisione in analisi grammaticale, analisi logica e analisi del periodo), abbia fatto il suo tempo e vada riformato. E' necessario però distinguere tra i vari moduli tradizionali: il primo, e cioè l'analisi grammaticale, è fondamentale come requisito di ingresso alla scuola superiore: i ragazzi che hanno appena sostenuto l'esame di licenza media e che si apprestano ad entrare nel biennio della scuola superiore devono saper riconoscere senza problemi le parti del discorso che costituiscono la lingua della loro nazione. Un discorso diverso va fatto, invece, per l'analisi logica e l'analisi del periodo, che cercano di inglobare al loro interno concetti tipici di sintassi formale (ad esempio la distinzione tra complementi principali e secondari ) e riflessioni di tipo semantico con interminabili liste di complementi o tipologie frasali, che distruggono l'interesse degli studenti per la riflessione linguistica (ed in primis anche quello dei docenti della scuola secondaria). Le liste di complementi, che ormai qualche grammatica tradizionale illuminata comincia a definire complementi secondari sono inutili dal punto di vista sintattico! A me non interessa che lo studente sappia riconoscere che nelle frasi (1) e (2) i complementi introdotti dalla stessa preposizione di abbiano due nomi diversi; (1) Il libro di storia è stato venduto a metà prezzo. (2) La città di Roma è stata saccheggiata dai barbari. SN2 art SN1 il N SP la libro città P N di storia di Roma ci interessa, invece, spiegare che entrambi sono complementi del nome, che sono all'interno di un costituente più grande della parola che si chiama sintagma (SN, SP) () Ti sei comportato da stupido (4) Hai parlato da stupido nella frase () il complemento da stupido è un'informazione basilare per la saturazione del significato del verbo comportarsi, mentre nella frase (4) esso è solo un'informazione aggiuntiva (che chiameremo circostanziale di modo e non complemento di modo, come fa la grammatica tradizionale). Analisi logica e del periodo dovrebbero essere studiate insieme, come riflessione sintattica sull'analisi della frase semplice e della frase complessa: la loro struttura interna è praticamente la stessa. Ambiguità strutturale 1
2 (5) Anna ha picchiato un uomo con un ombrello 1^ interpretazione: Anna prende un ombrello e picchia un uomo Anna ha SV SP 6 V SN con un ombrello picchiato un uomo 2^ interpretazione: Anna picchia un uomo che porta con sé un ombrello Anna ha V SN picchiato 6 un uomo con un ombrello Il nodo che si crea tra la testa e il suo complemento deve essere segnato indipendentemente da quello con lo specificatore. La stringa [quadri di Leonardo], quindi, è anche essa un sintagma, proprio perché si può muovere, ma è un sintagma di primo livello, mentre [i quadri di Leonardo] è un sintagma di secondo livello, come viene rappresentato in (6) e (7): (6) SN1 N SP quadri 6 di Leonardo (7) SN2 art SN1 i N SP quadri 6 di Leonardo Il processo di formazione dei sintagmi, pertanto è il seguente: attraverso un dispositivo di fusione, la testa di un sintagma si salda con il suo complemento, dando origine a (6); solo in un secondo tempo, dopo che è stato creato (6), che è un sintagma di primo livello, sempre attraverso la regola di fusione si crea (7), che è un sintagma di secondo livello. La regola si applica in questo modo: 2
3 La regola di Fusione: data una testa sintagmatica X, salda X con un complemento idoneo a X e crea così un livello sintagmatico SX1 SX1 = risultato della 1a applicazione della regola di fusione X Y (testa) (complemento) Se si vuole saldare SX1 ad uno specificatore, allora è necessario ricorrere di nuovo alla regola di fusione: SX2 = risultato della prima applicazione della regola di fusione w SX1 = risultato della prima applicazione della regola di fusione (specificatore) X y (testa) (complemento) (8) Sintagma verbale SV avv SV sempre V SN mangiato 6 le lasagne Una testa V seleziona un suo complemento diretto (le lasagne, quello che in analisi logica tradizionale chiamavamo complemento oggetto) e può avere come specificatore un avverbio di frequenza (sempre) (9) Sintagma aggettivale SA avv SA molto A SP innamorato 6 di Anna Una testa A seleziona un suo complemento (di Anna, quello che in analisi logica tradizionale chiamavamo complemento di specificazione) e può avere come specificatore un avverbio per intensificare la qualità dell'aggettivo (molto). (10) Sintagma preposizionale SP avv SP quasi P SN sotto 6 il tavolo
4 Una testa P seleziona un suo complemento (il tavolo, quello che in analisi logica tradizionale chiamavamo complemento oggetto) e può avere come specificatore un avverbio (quasi). La frase semplice è quella frase costituita da soli sintagmi (del tipo SN, SV, SA, SP); la frase complessa è, invece, quella frase in cui almeno uno dei sintagmi di cui è costituita è una frase. La frase è un sintagma e come tutti gli altri sintagmi deve avere una rappresentazione con la struttura sintagmatica minimale. Qual è la testa della frase, però? Diciamo che la testa frasale dovrebbe essere quella parte che condivide caratteristiche comuni sia con la parte verbale che con la parte nominale della frase. Nella frase qui considerata, l'ausiliare aveva intrattiene rapporti sia con la parte verbale (assieme alla voce verbale commettere ne costituisce il tempo verbale) e sia con la parte nominale (la terza persona singolare si concorda con il soggetto). Possiamo dire, quindi, che la flessione verbale è la testa della frase, che chiameremo F 1. La rappresentazione della frase, è quindi la seguente: (11) aveva V SN commesso l' omicidio La testa F, prende come complemento il sintagma verbale SV. Il suo specificatore, invece, sarà il sintagma nominale che fa le funzioni grammaticali di soggetto della frase: (12) Paolo F SV aveva V SN commesso l' omicidio Nelle frasi (11) e (12) la testa F è lessicalizzata dall'ausiliare, che condivide con il soggetto tratti 2 di accordo (a persona singolare) e con il verbo tratti di tempo (in unione con il participio). Cosa succede, però, quando la frase è in un tempo semplice e non composto? Dove vengono lessicalizzati i tratti di tempo e accordo? La risposta è: sempre in F. Supponiamo di avere una frase all'imperfetto, come Paolo mangiava la mela: se la testa F è lessicalizzata dalla desinenza -ava e il verbo in V viene recuperato dal nostro dizionario mentale nella sua forma tematica (mangi), poiché è impossibile avere in Italiano un ordine *Paolo avamangi la mela, in questo caso la testa verbale dovrà essere copiata in F per potersi agganciare con la sua desinenza e ottenere l'ordine lineare grammaticale, come si vede in (1) con una frase al tempo imperfetto: 1 F = flessione. Altri individuano la testa della frase con T (tempo). Cfr. Penello & Oniga, incontro precedente. 2 Con il termine 'tratti' intendiamo solo un insieme di caratteristiche comuni (come ad. Esempio 'tratti somatici'). 4
5 (1) Paolo F SV [mangi]+ava V SN mangi- la mela (14) Gianni ha detto [che Marco aveva commesso l'omicidio] Gianni ha V SC detto C che Paolo aveva V SN commesso l' omicidio Come si vede da (14), la frase principale Gianni ha detto è collegata alla frase subordinata (oggettiva) Paolo aveva commesso l'omicidio mediante dal testa C. In (15) si vede invece come in Inglese, la modalità interrogativa viene derivata mediante la copia del verbo modale dalla sua posizione originale della modalità affermativa; in (15b), invece, si vede sempre la modalità interrogativa generata con la lessicalizzazione della testa C. 5
6 (15) a. You can play the piano Can you can play the piano? g SC C Can S 4 you can V SN play the piano b. You speak English Do you speak English? g SC C Do SN SV 4 you V SN play the piano (16) Gianni dà un libro a Marco all'università durante una lezione ARG1 ARG2 ARG CIRC1 CIRC2 Gli argomenti sono stati segnati con la sigla ARG e i circostanziali con CIRC. Da un punto di vista grafico, non segniamo la differenza tra argomenti e aggiunti, come si vede dallo schema ad albero in (17): 6
7 (17) S 4 Gianni dà SV SV SAvv 6 SV SP durante una lezione 6 SV SP all'università 6 V SN a Marco dare un libro Quando un verbo seleziona degli argomenti, esso assegna anche dei ruoli che vengono definiti ruoli tematici (o ruoliθ ruoli theta). Per spiegare questo concetto useremo una metafora teatrale: immaginiamo che un verbo sia come un regista che debba mettere in piedi uno spettacolo. Il regista sa, ad esempio, che la rappresentazione ha bisogno di tre attori, li convoca e assegna a ciascuno di essi la parte (ad esempio: il protagonista, l'antagonista, l'oppositore). Lo stesso avviene con i verbi: il verbo dare, ad esempio, sa di aver bisogno di tre argomenti e deve assegnare ai suoi sintagmi i ruoli che essi giocheranno nella frase (colui che dà la cosa, la cosa data, il destinatario della donazione). I ruoli più importanti sono i seguenti: agente: colui che intenzionalmente dà inizio all'azione espressa dal verbo paziente: la persona o la cosa che subisce l'azione espressa dal predicato tema: la persona o cosa toccata dall'azione espressa dal predicato esperiente: entità che esperimenta lo stato psicologico del predicato destinatario/beneficiario: entità verso la quale è diretta l'attività del predicato provenienza: entità dalla quale qualcosa si muove in seguito all'azione verbale locativo: il luogo in cui sono situati l'azione o lo stato espressi dal predicato. (18) Paolo ha dato un libro a Gianni AGENTE TEMA DESTINATARIO (19) La palla rotolò verso Gianni TEMA DESTINATARIO (20) Gianni ama la musica ESPERIENTE TEMA (21) Gianni comprò il pollo dal macellaio AGENTE TEMA PROVENIENZA (22) Il libro è sul tavolo TEMA LOCATIVO (2) Il bambino è stato picchiato dal padre PAZIENTE AGENTE 7
8 IMPORTANTE!!!!! Non confondete mai i ruoli tematici con le funzioni grammaticali di soggetto e vari complementi. Sono due cose completamente diverse!!! Consideriamo infatti una frase attiva con la sua relativa versione passiva: (24) Il papà ha picchiato il bambino (25) Il bambino è stato picchiato dal papà Come potete notare, in entrambe le frasi c'è lo stesso verbo (picchiare) che è un verbo bivalente, seleziona quindi due argomenti. Esso deve assegnare i ruoli tematici (di picchiatore e picchiato). L'assegnazione, nelle due frasi è la seguente: (26) Il papà ha picchiato il bambino AGENTE PAZIENTE (27) Il bambino è stato picchiato dal papà PAZIENTE AGENTE In entrambe le frasi colui che picchia e colui che è picchiato sono sempre rispettivamente il papà e il bambino; possiamo dire che i ruoli tematici sono gli stessi. (28) S 2 art D il papà ha <θ1-ag.> V SN picchiato il bambino <θ2- tema> S 2 il bambino è stato SV SP 5 V SN dal papà picchiato 2 <θ1-ag.> il bambino <θ2-paz.> (29) Gianni è partito per Boston (frase semplice) (0) La partenza di Gianni per Boston (sintagma nominale) 8
9 La rappresentazione ad albero della frase semplice è la seguente: g (1) Gianni <θ1-ag.> è V SP partito 5 per Boston <θ2-loc> g (2) SN D SN La SN SP 5 N SP per Boston partenza 5 <θ2-loc> di Gianni <θ1-ag.> Le frasi subordinate in posizione argomentale sono dei veri e propri argomenti del verbo che devono ricevere un ruolo tematico. Iniziamo dalla proposizione soggettiva: () [Che Mario fumi il sigaro], preoccupa i suoi genitori (4) SC 5 Che Mario fumi il sigaro preoccup+a V SN preoccup- 5 i suoi genitori (5) Gianni crede [che Paolo vada all'università] 9
10 (6) g g Ν Gianni cred+e V SC cred- C che Paolo vad+a 5 vad all'università (7) Gianni ha incontrato Paolo, [mentre usciva di casa] La frase subordinata è generata in posizione di aggiunto a SV2 del verbo principale: Gianni 2 ha SV1 SC V N Avv incontrato Paolo mentre usci+iva 5 usci di casa (8) Gianni ha comprato quel libro [perché costava poco] Gianni ha SV SC V SN Avv comprato 5 4 quel libro perché costa+va 5 costa poco (9) a. Il bambino mangia la frutta al pomeriggio b. La frutta, il bambino la mangia al pomeriggio 10
11 SN 5 Il bambino mangi+a SV SP 5 V SN di pomeriggio mangi 5 la fruttta SC S 5 la frutta S 5 Il bambino la mangi+a SV SP 5 V SN di pomeriggio mangi 5 la frutta, la Con molti verbi monovalenti (andare, venire etc.) il soggetto può anche essere postverbale: (40) Gianni viene ad aiutarmi (41) Viene Gianni ad aiutarmi Nel caso di (41), la posizione sintattica del soggetto postverbale è lo specificatore di SV: vien+e N'' SV 5 Gianni V SC vien 5 ad aiutarmi Un altro tipo di spostamento a sinistra (o a destra) è il focus contrastivo, cioè quando spostiamo un sintagma e lo pronunciamo con un tono marcato (che nello scritto segneremo in maiuscolo). Ad esempio, se vogliamo far notare a qualcuno che non ha ben capito un elemento della frase possiamo produrre una frase del tipo (1): (42) IL LIBRO, Mario ha dimenticato (e non il quaderno)! In questo caso il sintagma nominale il libro viene copiato dalla sua posizione di complemento ad una posizione più alta di ; come potete notare, però, a differenza della normale dislocazione a sinistra (Il libro, Mario l'ha dimenticato a casa di Paolo) nella focalizzazione non vi è la ripresa pronominale. Da un punto di vista sintattico diciamo che il sintagma nominale viene copiato in una posizione di SC: 11
12 SC S 5 IL LIBRO S 5 Mario ha V SN dimenticato 5 il libro Abbiamo già visto che la proprietà della dislocazione è di avere la ripresa pronominale obbligatoria. Questo è vero quando si disloca un complemento diretto. Con gli indiretti non è obbligatorio (anzi è vivamente non riprendere il pronome nella lingua scritta): (4) Alla mamma, Gianni non (le) ha regalato niente. SDS SP 5 Alla mamma S 5 Gianni non (le) ha SV SP 5 V Q alla mamma;le regalato 5 niente Le mie idee di didattica nella scuola si ispirano a vari testi, in particolare alla Nuova Grammatica Italiana di Giampaolo Salvi e Laura Vanelli, pubblicato dalla casa editrice Il Mulino. Inoltre, per il taglio teorico usato, mi sono ispirato al testo di Andrew Radford Minimalist Syntax. Exploring the structure of English (Cambridge University Press). Potete trovare parti di queste idee abbozzate nelle mie dispense universitarie per il corso di Linguistica Generale mod.1, Nuova introduzione alla sintassi minimalista. Resto a disposizione per qualsiasi domanda, chiarimento e feedback e vi lascio i miei contatti in rete: [email protected] social:
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