Inuovi comandamenti 1

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1 Inuovi comandamenti 1 Dopo il lavoro sulla reinterpretazione della legge di Mosè in chiave moderna, proviamo a proporre alcuni precetti etici in sintonia con la sensibilità dei nostri tempi: dialogo multiculturale, salvaguardia dell'ambiente, attenzione verso i soggetti deboli, rilancio dello spirito (Meo, temi legati alle tecnologie digitali Accoglienza Non basta più essere tolleranti Accettiamo i rischi dell'incontro di DONATELLA DI CESARE Nell'età del libero odio e della regressione violenta il fango non ha risparmiato né l'accoglienza né l'altro. Come se si trattasse di un buonismo caricaturale, di un precetto per anime belle, di quell'etica che ha fatto il suo tempo. Quante storie, insomma, per la cosiddetta «differenza», quella delle donne, degli ebrei, degli omosessuali, dei diversi da «noi», quante storie per gli altri, gli stranieri, gli estranei, quelli che vengono da fuori, non invitati, i malvenuti. Prima veniamo «noi», poi gli altri! E Rispetta la diversità degli altri prima del noi s'intende vengo «io». Ecco la nuova «morale» del XXI secolo, ben centrata sull'ego, uguale a se stesso, coincidente con sé. Un ego che si chiude, anzi si blinda, erige muri, innalza frontiere, installa videocamere, nell'angoscia quotidiana che l'altro, l'ospite indesiderato, o meglio, il nemico, possa sopraggiungere d'un tratto. Questo io snervato dalla paura, barricato in se stesso, ogni tanto si rende conto che, da solo, proprio non ce la fa; piuttosto che spiare fuori, apre un po' la porta. Lascia entrare l'altro solo per breve tempo e solo a certe condizioni. Chissà, potrebbe magari tornargli utile. Si mostra addirittura tollerante, parla di «assimilazione», «integrazione». È l'altro che deve rendersi simile, è l'altro che deve adeguarsi. Se questo non accade, se l'altro, nella sua alterità, fa ostacolo, se per caso si ribella, rivendicando la sua differenza, prima ancora della sua libertà, allora l'io potrebbe spazientirsi e fargliela pagare, n femminicidio estremo gesto di una violenza diffusa e sistematica sulle donne va considerato in questo complessivo naufragio dell'etica. «Tolleranza» è una brutta parola. È la parola pronunciata dall'io sovrano che, dall'alto del suo potere, sopporta la differenza dell'altro, n cristiano tollera l'ebreo (fino a un certo punto), il bianco tollera il nero. Il presunto autoctono tollera lo straniero. L'io lascia all'altro un piccolo posto nella propria casa ma potrebbe scacciarlo quando vuole. Si esaurisce qui il modello illuminato della coabitazione tollerante. Questa morale non va più. Certo, è meglio che essere intolleranti. Ma il punto è che non si può pretendere di immunizzarsi dall'altro. L'io rintanato in sé finisce per girare su se stesso in una fallimentare girandola. Accogliere l'altro significa aprirsi alla sua irriducibile alterità. Perché l'altro non è il limite contro cui urtiamo, ma al contrario, solo l'altro, non senza scuotere e inquietare, può davvero portarci oltre i nostri limiti. 0 RIPRODUZIONE RISERVATA

2 Religione Tra le fedi può scoppiare la pace se imparano a vivere insieme di MARCO VENTURA Viviamo in un mondo popolato da tanti dèi. D'istinto rinserriamo le file, sventoliamo le bandiere; mobilitiamo e irrigidiamo le identità religiose. «Genti venute dall'est credevano in un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male», cantava Fabrizio De André nel A noi, invece, hanno fatto male eccome. Perciò non siamo disposti a tollerare gli intolleranti, e tuttavia crediamo ancora nella convivenza pacifica tra le fedi. Possibile per noi, com'è stata possibile in altri tempi e spazi. Rispetta il Dio degli altri «Rispetta il Dio altrui», allora, diviene il comandamento chiave del nostro tempo. Non pretendere che chi crede in un Dio diverso dal tuo celi la propria fede, la alteri 0 la abbandoni; non esigere che si astenga dal praticare il proprio culto o dal seguirne i precetti, a meno che ciò non comporti un pregiudizio per qualcuno. Accetta che il Dio altrui strattoni il tuo, lo sfidi, gli chieda conto della sua divinità, della sua verità e del bene che l'uomo trae dal venerarlo e dall'obbedirgli; accetta di parlare con chi crede in un altro Dio, di sedere alla stessa mensa, nuotare nella stessa acqua, decomporti nella stessa terra, istruirti nella stessa scuola, votare nello stesso Parlamento. Non usare lo Stato, la politica, i soldi e il sesso contro il Dio altrui. Non usare il tao Dio per dominare lo Stato, la politica, i soldi e il sesso. In un mondo sempre più cristiano e più musulmano, devi preoccuparti anche dei piccoli dèi e dei pochi credenti, delle religioni che vengono scacciate da una foresta distrutta, delle comunità sfrattate da un dittatore; in questa società piena di dèi rigonfi, sgargianti e urlanti, abbi cura delle divinità smilze, modeste e silenziose. Davanti ai tanti che non credono, rispetta il non Dio altrui; se non credi in alcun Dio, rispetta chi ti accusa di non averci capito niente. Se non vuoi dare un nome al tuo Dio, rispetta chi si riempie la bocca dei titoli del suo; se credi che un vero Dio gridi forte il suo nome, rispetta chi sulla carta d'identità lascia in bianco la casella religione. Quando incontri adepti del Dio del mercato, dello star system e della moda, della scienza e della tecnica, rispetta la loro fede. Se credi in quel Dio, rispetta a tua volta chi crede nel Dio dei poveri, dei refrattari al palcoscenico, degli allergici all'innovazione, degli obiettori al progresso. Nel tempo dei monoteismi, rammentati delle virtù deu'olimpo greco e del Kailash indù; nel tempo degli idoli a prezzo scontato, ricordati che non avrai altro Dio au'infuori di me. RIPRODUZIONE RISERVATA Gii appuntamenti S'intitola L'Italia e i santi il volume della Enciclopedia Treccani, a cura di Tommaso Caliò, Daniele Menozzi e Antonio Menniti Ippolito, che sarà presentato al Salone giovedì 18 maggio, alle ore 16.30, presso lo Spazio Autori. Oltre a Menozzi intervengono Emma Fattorini, Giovanni Filoramo, Cesare Nosiglia, Denise Pardo. Per i 500 anni della Riforma luterana dialogano al Salone il prefetto della Biblioteca Ambrosiana, monsignor Franco Buzzi, e il pastore valdese Giuseppe Platone: l'incontro si tiene venerdì 19 maggio, alle ore 14 presso lo Spazio Eventi. Da segnalare anche due appuntamenti con Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose, Venerdì 19 maggio alle ore 14.30, presso lo Spazio Babel, Bianchi si confronta con lo scrittore francese Alexis Jenni, premio Goncourt nel 2011 per il romanzo L'arte francese della guerra (Mondadori 2012). Al dibattito, intitolato La fede cristiana ridetta altrimenti, partecipa anche Guido Dotti. Sempre il 19, alle ore 16, presso la Sala Rossa, Bianchi presenta il suo libro Gesù e le donne (Einaudi, 2016) con Rosanna Virgili

3 Salute Un'attenzione speciale all'inizio e alla fine dell'esistenza di «N asce l'uomo a fatica,/ ed è rischiodi morte il nascimento. (... )/ e in sul principio stesso/ la madre e il genitore/ il prende a consolar dell'esser nato» e ancora «Perché reggere in vita/ chi poi di quella consolar convenga?/ Se la vita è sventura,/ perché da noi si dura?» si chiede il pastore errante in una delle poesie più belle. Cosa rispondere a lui e a Giacomo Leopardi? Con Tutela sempre la dignità di vita e morte un comandamento, questo: «Dedicare una attenzione speciale ai primi momenti della vita dell'uomo ma anche aghultimi>>. Perché siamo quello che siamo? Perché siamo ansiosi? 0 depressi qualche volta? Perché qualcuno di noi è in sovrappeso o ha la pressione alta o si ammala di cuore? Dipende almeno un po' da quello che è successo nell'utero che condiziona anche la nostra vita da adulti. Ciò che nostra madre mangiava in gravidanza, quantità e qualità dei nutrienti (molte mamme dei Paesi poveri per esempio non hanno abbastanza cibo e il feto ne soffre) poi mquinanti, farmaci, infezioni, tatto questo compromette lo sviluppo del feto ma anche il nostro benessere da adulti. E non basta. Stress, tensione, stato mentale della madre e naturalmente fumo e alcol riguardano anche la nostra vita da adulti. Persino lo sviluppo del cervello e quindi intelligenza, temperamento ed emozioni dipende dall'esperienza dell'utero che coinvolge anche molte delle funzioni dei nostri organi, fegato, pancreas e soprattutto rene. Bambini che nascono sottopeso hanno reni più piccoli e meno glomeruli le unità funzionali del rene e da grandi avranno pressione alta, malattie del cuore e diabete. Ma dedicare un'attenzione speciale ai primi mesi dentro e fuori dall'utero non basta, ci vuole un grande riguardo anche per gli ultimi momenti di vita dell'uomo, quelli a cui nessuno di noi di solito pensa mai. Ci si vorrebbe arrivare con un po' di autonomia, con i minori disagi possibili, con qualcuno che tispieghi cosa succederà e perché. Non è così quasi mai e allora i giorni o i mesi che precedono la morte saranno un calvario che spesso vanifica tatto quello di buono che c'è stato prima. Le cure intensive degli ultimi giorni, le macchine che respirano per te, il foro nello stomaco per alimentarti e tanto d'altro, ti privano di tatto (inclusi relazioni e affetti che hai passato una vita a costruire) senza che nessuno ti chieda nemmeno se lo vuoi davvero. Dall'oggi al domani non decidi più niente, nemmeno delle tue cose più intime, sei vulnerabile come non lo sei mai stato prima. Alla fine muori lo stesso, ma muori disperato. I RIPftODUZ'C\i R'SES'.'^TA

4 Società Chinarsi sulla fatica dei deboli La fragilità che interpella tutti di FRANCESCA BALOCCO Ricordo un proverbio: il vino buono sta nella botte piccola. Un proverbio usato, a volte, non per esaltare il vino ma per giustificare la piccolezza, come se non fosse abbastanza degna di essere vissuta o abbastanza bella per essere guardata e avessimo bisogno di riempirla con qualcosa di molto buono, per superare il disagio che il piccolo porta in sé. Dovrebbe essere naturale custodire il Proteggi i bambini e gli anziani bambino, così come naturale dovrebbe essere la premura nei confronti dell'anziano, fasi della vita che sono la manifestazione ciò che è piccolo, precario, debole, vulnerabile..., ma forse non è più così naturale se abbiamo bisogno di un «comandamento» per tutelare l'essere umano nel suo affacciarsi alla vita e nel suo congedarsi da essa. L'inizio e la fine della vita sono l'esposizione, senza filtri, dell'estrema debolezza che caratterizza la nostra umanità. Si nasce e si muore nel segno della fragilità del limite, in quegli istanti indisponibili della nostra vita che ne delimitano 0 corso nel tempo. Ecco perché i bambini così come gli anziani mettono alla prova la nostra com-passione, la nostra capacità di accogliere ed entrare in immondo che lascia con forza emergere i bisogni. Il piccolo di qualunque età chiede e ci interpella ponendoci davanti al dramma di una decisione: rispondere o ignorare la sua voce. I piccoli dicono, a noi e a loro stessi, la loro esistenza attraverso la fame, la sete, il pianto... restando poi in attesa di qualcuno capace di rispondere a questo grido che in alcuni casi tradisce l'aridità degli affetti. La custodia dell'indisponibile passa anche dalla capacità di cura di ciò che è piccolo in noi nella nostra vita, in ciò che appartiene alla nostra storia, in ciò che ha una prospettiva di crescita o in ciò che a poco a poco stiamo perdendo. Ma la custodia nei confronti di coloro che necessitano di tutela non può essere semplicemente imposta: è necessario riscoprire la possibilità di chinarci sul loro mondo e guardare la realtà dal loro punto di vista, liberandoci dall'inganno che ci porta a credere che il limite non appartenga alla nostra esperienza di pienezza di umanità. L'infanzia negata o la tarda età denigrata esprimono la violenza che si genera dall'incapacità di riconoscere la dignità del limite e della debolezza. Custodire l'indisponibile significa proteggere la vulnerabilità tanto del bambino quanto dell'anziano, riappropriarci della possibilità di essere traccia luminosa capace di custodire affettuosamente ed efficacemente la fragilità degli estremi della vita umana. B RIPRODUZIONE RISERVATA

5 Mettiamoci a dieta di consumi per non «buttare via» la Terra di ANTONIO MASSARUTTO Evitare gli sprechi, per le generazioni passate, non era un comandamento, ma una necessità. Non discendeva dall'etica, ma dalla penuria. Le cose erano scarse e andavano tenute da conto. Oggi ci siamo affrancati dalla penuria. Di cose, semmai, ne abbiamo troppe, tante da non sapere che farcene. Non per questo lo spreco è diventato virtù, n problema, semmai, è capire che cosa significhi Non sprecare le risorse spreco. Spesso il senso comune ci svia, mettendo in cortocircuito i precetti dei nonni con le necessità di oggi. «Non una goccia d'acqua scenda al mare senza aver fecondato la terra e mosso una turbina», si diceva un tempo. Sprecare voleva dire non valorizzare. Oggi il guaio è la dissipazione dei valori ecologici dei fiumi, causata dall'uso intensivo. Riciclare i rifiuti, recuperarli, produrne di meno sono gli imperativi dell'economia circolare: ma non per risparmiare materiali (che sovrabbondano). Non si riciclano carta e legno per salvare alberi, ma una foresta ben coltivata assorbe C02 e mitiga il cambiamento climatico. Né si ricicla il vetro per risparmiare sabbia. 'A munnezza è oro, ma non perché contiene cose preziose, semmai perché gestirla correttamente costa sempre più, specie se teniamo conto delle «esternalità»: inquinamento, consumo di suolo. Riciclare costa, ma costa meno: quindi, non riciclare è uno spreco. Risparmiare energia non serve perché c'è poco petrolio, ma perché bruciare idrocarburi avvelena la Terra e la surriscalda. Chi segue una dieta non lo fa per risparmiare cibo, ma per risparmiarsi l'adipe in eccesso, per essere in forma, per la salute. L'etica della parsimonia ci serve come una dieta: per non finire come gli exumani di Wall-E, obesi di consumi, drogati dalla comodità, fino a dover abbandonare la Terra, ridotta a una discarica. Guai anche a confondere lo spreco con l'ingiustizia distributiva, n consumo non è un gioco a somma zero, chi spreca non sottrae nulla a chi non ha (semmai, dà opportunità di lavoro in più). Rinunciare a lavarsi non salva nessuno dalla sete. Le «guerre per l'acqua» sono grandi tragedie della povertà. Sono i tubi, i depuratori, ad essere scarsi: non l'acqua. La gente non ha fame e sete perché mancano cibo e acqua, ma perché è troppo povera per sostenerne il costo. Vero è, tuttavia, che il nostro stile di vita non può essere esteso a 7 miliardi di persone, e non possiamo certo pretendere che siano i popoli recentemente affacciatisi al benessere a farsi da parte. H pianeta è stretto, e per condividerlo dobbiamo usare le sue risorse in modo più efficiente. Imparando a fare di più con meno. RIPRODUZIONE RISERVATA

6 Natura Dopate, ingabbiate, torturate Le bestie sono loro oppure noi? di TELMO PIEVANI Gli scienziati la chiamano «defaunazione»: un mix letale di attività umane ha già spazzato via circa un terzo di tutta la vita animale sulla Terra. Non è un'ipotesi, è un fatto, irreparabile, causato dalla distruzione degli ecosistemi, dagli inquinamenti, da caccia e pesca indiscriminate. Questo maltrattamento su larga scala è, oltre che ingiusto, autolesionista, perché la biodiversìtà animale è Non maltrattare gli animali aha base di servizi ecosistemici fondamentali per la nostra salute e le nostre economie. Siamo una specie decisamente sleale. Organizziamo battute di «caccia sportiva» al leone per il solo gusto di farci fotografare con il felino sotto i piedi. Mutuiamo orrendamente i rinoceronti a causa di stupide e irrazionali superstizioni. Ci portiamo per sfizio animali esotici a casa, facendoli vivere in ambienti a loro estranei, con il rischio di diffondere specie invasive. Guardiamo in tv la pubblicità di scatolette extralusso per gatti, messa in onda subito dopo un appello per salvare i bambini denutriti. Vediamo animali dopati per competizioni e scommesse, sfiancati dal lavoro forzato, usati per testare cosmetici, o rinchiusi a milioni in brutali allevamenti intensivi che soddisfano i nostri mercati al prezzo di un consumo assurdo di risorse. Di fronte a questa trave, litighiamo sulla pagliuzza. Un'infima parte degli animati allevati dall'uomo è utilizzata per la ricerca scientifica, una pratica ancora indispensabile, che ha un altissimo valore morale di per sé per le sue ricadute terapeutiche e che cerca di diventare sempre più etica, non solo vietando qualsiasi maltrattamento in laboratorio, ma garantendo anche tutele crescenti di benessere animale che si ispirino ai principi di sostituzione, raffinamento e riduzione dell'uso di animali nella ricerca e nei test tossicologici. Perché fare tutto ciò? Non perché gli animali sono buoni e noi cattivi, categorie morali che poco si addicono all'evoluzione naturale. E nemmeno perché dovremmo rinunciare ai nostri interessi di specie, compito impossibile. La ragione è più semplice: perché siamo anche noi animali, ominidi per la precisione, dipendiamo dalla stessa rete di relazioni ecologiche, non abbiamo alcun diritto di devastare ciò che non è nostro e condividiamo lo stesso fragile destino su questo pianeta. Non servono ideologie estremiste né lambiccarsi per capire fin dove gli altri animati abbiano coscienza. Noi di sicuro abbiamo la coscienza, e anche la scienza che ci fornisce i dati di cui sopra. Dunque è giusto e razionale smetterla di maltrattare gli animali. & RIPRODUZIONE RISERVATA

7 Comportamenti Droghe, alcol, fumo e stress sono pericolosi nemici di SERGIO HARARI L^ eterna giovinezza non esiste, ' difficile di questi tempi trovare diavoli seri con i quali stringere patti, ma investire sulla propria salute si può e si deve fare. Senza eccessi: niente ossessioni, la salute è fatta di buon senso e piccole attenzioni. Ne è una prova la dieta mediterranea: bilanciata e varia è forse la migliore al mondo. Gli estremismi in medicina non paga- Non abusare del tuo corpo no, non esistono un cibo perfetto o una dieta magica valida per tatti, ognuno deve trovare il proprio equilibrio, sulla base delle proprie necessità e del proprio profilo di salute (si soffre di sovrappeso, pressione alta, colesterolo elevato, diabete ecc.?). Ascoltare il proprio corpo diventa quindi cruciale, è inutile affidarsi ciecamente a impossibili ricette magiche. Un'alimentazione sana, completa e varia ci eviterà inoltre l'assunzione di superflui e costosi integratori, dei quali molto spesso non vi è alcun bisogno, così come è fondamentale avere un corretto stile di vita, che comprenda attività fisica e momento. La chiave di un buon rapporto con il nostro corpo passa però anche e soprattutto da una buona relazione con il nostro medico curante. Solo un dialogo costante può consentire di affrontare con buon senso dubbi, paure anche irrazionali, chiarimenti. Il web infatti rischia troppo spesso di somigliare a un moderno oracolo: può condurre a conclusioni tragiche o eccessivamente rassicuranti, a seconda del sentimento di chi lo interroga. Anche nell'informazione niente può surrogare la relazione con il curante. Prevenire si può: se oggi ci sono genitori che possono permettersi il lusso di non vaccinare i propri figli è perché la stragrande maggioranza degli altri li ha invece vaccinati e anche i loro beneficiano deu'immunità di gregge (quel fenomeno per il quale, quando il tasso di vaccinazioni è molto alto nella popolazione, anche i non vaccinati sono protetti). Vaccinare e lavarsi spesso le mani sono due atti semplici e fondamentali. La salute è certamente un diritto ma è anche un dovere, se tutti lo osserviamo e rispettiamo allora il nostro Servizio sanitario diventerà più sostenibile, per il bene di tutti. Abusare del proprio corpo con vizi e stravizi è un buon modo per buttarci via: droghe, sostanze dopanti, alcol, fumo e stress sono tatti pericolosi nemici da tenere ben lontano e combattere. Investiamo bene oggi perché, se immaginiamo la salute come un capitale che ci viene affidato, nel corso del tempo potrà fruttarci anni di vita in più in benessere. Altro che Dorian Gray. RIPRODUZIONE RISERVATA

8 Estetica Troppe brutture ci assediano Bisogna opporsi, anche online di EKED.SCHMIDT Difendere la bellezza: un compito facile e chiaro nel periodo di Kant e Canova, quando l'umanità era convinta dell'unità ideale di Bello e di Bene. A livello teorico, questa armonica convergenza si disintegra poco dopo, già con la «scoperta» ottocentesca intesa come liberatorio sowertimento dell'ordine dei Fiori del Male. A seguire, gli esempi si moltiplicano, e basta additarne Non deturpare la bellezza un paio: da parte dei nazisti, la stigmatizzazione come «degenerata» di tutta l'arte non devota ai canoni tradizionali; e le celebrazioni grottesche, neroniane degli attentati dell'ii settembre quali spettacoli di suprema bellezza da parte di Karlheinz Stockhausen e Damien Hirst. Allora ci si deve porre la questione preliminare di quale sia la bellezza da difendere, e come si possa evitarne la deturpazione. Certo è che al giorno d'oggi la teoria estetica e la prassi della critica e storia dell'arte evitano accuratamente di affrontare la categoria del Bello. Tuttavia, questo progressivo spegnimento dei richiami estetici nel campo dell'arte è stato controbilanciato da una fioritura nell'altro campo in cui essi sono tradizionalmente radicati, ovvero la matematica. Specialmente dopo l'applicazione della geometria frattale sviluppata da Benoìt Mandelbrot nel 1979 sull'insieme di Gaston Julia, la bellezza matematica, fatto puramente teorico e intellettuale, si è amalgamata con quella estetica, percepibile con i sensi. A questo possiamo aggrapparci, perché il concetto matematico di Bellezza, già applicato in altri campi del pensiero astratto attraverso la logica, ci fornisce uno strumento potentissimo per capire meglio e agire di conseguenza. La rivoluzionedigitale degli ultimi decenni, un fiume in piena, ci ha travolti tatti portando Turpitudine insieme alla Bellezza 4.0, la volgarità social insieme all'informazione capillare, il falso e il brutale confusi con il vero. È questo il punto: cosa c'è di buono, di utile, o anche di «diversamente bello» in un'edilizia sfrenata e mercantile pensiamo alle monotone fungaie di brutti grattacieli costruiti davanti a splendide spiagge. Ma la turpitudine di certi fenomeni consiste anche nel fatto che danneggiano e distruggono sistemi complessi e stringenti, che appiattiscono e abbassano trovate geniali dell'uomo e della Natura; che sono mutili, illogici, falsi. Ecco il dovere morale che nasce dalla falsità del brutto. Con la rivoluzione digitale in pieno corso, il comandamento di non deturpare la bellezza non può limitarsi soltanto alla realtà concreta, on site, ma deve allargarsi anche a quella virtuale, on line. B RIPRODUZIONE RISERVATA

9 Economia È un dovere pagare le tasse Ma il prelievo dev'essere equo di MAURIZIO FERRERA ^^"V uando il pastore americano 1 Jonathan Mayhevv, in un ser-» m mone del 1750, pronunciò la ^ ^ celebre frase No Taxation ^^^ without Representation, non immaginava d'aver appena definito il fondamento del patto fiscale democratico: lo Stato può tassare solo se espressamente autorizzato dai cittadini. Nato per limitare il potere pubblico, il principio dell'autorizzazione democratica ha in realtà Non tradire il patto fiscale consentito nel tempo un incessante aumento del prelievo. Dagli anni Cinquanta le entrate dello Stato italiano sono più che raddoppiate in percentuale sul Pil (oggi al 48%). I sondaggi segnalano che quote crescenti di elettori, non solo in Italia, ritengono un simile carico eccessivo e vessatorio. Questa «alienazione» fiscale ha innanzitutto motivazioni utilitariste: pensiamo di pagare troppo per i benefici che riceviamo. Un calcolo preciso è impossibile, ma è vero che molti servizi pubblici sono di qualità scadente e potrebbero essere trasferiti al mercato. La psicologia cognitiva insegna tuttavia che tendiamo inevitabilmente a sovrastimare le perdite e a sottostimare i guadagni, soprattutto se potenziali (ad esempio assistenza gratuita in caso di malattia). Siamo inoltre continuamente tentati dal cosiddetto/ree rìding: la corsa gratis, cioè ottenere qualcosa senza pagarla. La sensazione di essere tartassati è in parte frutto di simili disposizioni. Lo Stato non può rinunciare al «bastone» per farci pagare le tasse. Deve usare forme di controllo capaci di contrastare l'evasione, cercando però di non diventare oppressivo. Il patto fiscale è oggi in crisi anche per ragioni di natura culturale: si sono affievoliti i sentimenti di appartenenza collettiva sui quali hanno storicamente poggiato le «etiche dei doveri». Uso il plurale perché nella cultura europea ci sono etiche diverse. Nei Paesi nordici la parola tassa vuol dire anche tesoro condiviso. Nei Paesi latini il termine imposta (impòt, impuesta) evoca invece la sottrazione forzosa di ciò che è nostro. È proprio in Sud Europa che il generale indebolimento delle appartenenze, combinandosi con tradizioni conflittuali, pone oggi al patto fiscale una sfida di particolare intensità. La tassazione (livelli, modalità, equità) è destinata a rimanere una questione politica centrale. Per contenere il rischio di alienazione (e protesta) fiscale, il principio di autorizzazione democratica da solo non basta più. Occorre razionalizzare la spesa pubblica, modernizzare l'esazione rendendola più equa e, soprattutto, recuperare soglie minime di etica della cittadinanza, ricordando che non ci possono essere diritti senza doveri. COPRODUZIONE RISERVATA

10 Tecnologìa Che errore rinchiudersi nel web C'è un intero universo là fuori di GIULIO GIORELLO La rivoluzione informatica ha profondamente mutato, e continua a cambiare, la nostra vita. Due fattori rilevanti: le modalità di elaborazione dell'informazione e le vie rapide ed efficaci con cui comunicarla. Per dirla con una battuta: prima avevamo potentissime automobili (i computer), ma poi sono venute anche le comode strade su cui farle viaggiare. C'è da stupirsi o da scandalizzarsi che so- Non perderti nel mondo virtuale prattutto le nuove generazioni ne siano affascinate? Sarebbe come se, in passato dopo aver scoperto la stampa, si fosse deplorata la diffusione dei libretti a basso costo, che nel giro di pochi decenni avrebbero rimpiazzato gli eleganti manoscritti illustrati da incantevoli miniature. Lo aveva ben capito Martin Lutero, che pensava che il rinnovamento della comunicazione avrebbe giovato immensamente alla Riforma; lo avrebbe ripetuto circa un secolo dopo Galileo Galilei, alludendo allo sviluppo della scienza della natura. Fin qui dunque nulla da eccepire: la rete ci riserverà nel prossimo futuro altre sorprese. Ma questo non vuol dire che si debba incoraggiare un tipo di immersione che rappresenta (almeno ai miei occhi) una nuova forma di totalitarismo. La Rete ci apre al mondo in maniere che ci sarebbero parse impossibili quando noi si era ragazzi, ma questo non significa che la rete sia il mondo! Troppo spesso ci sentiamo ripetere giudizi del tipo: se non sei su internet, non esisti. Ma le cose e le persone del mondo non sono mai su internet, dove ci sono invece le loro rappresentazioni che gli utenti prediligono. In un sistema che è dominato molto più di quanto ingenuamente si sia portati a credere, tali informazioni possono venire «manipolate» senza che magari ce ne accorgiamo. È già successo, e con tutta probabilità si ripeterà, magari in forma più subdola. Ma è possibile trovare qualche rimedio, senza limitarsi a una denuncia moralistica? Spesso chi va in rete cerca le facili rassicurazioni di coloro che la pensano come lui, e tutto questo favorisce il conformismo, ancor prima della diffusione di notizie «false e tendenziose». Sarebbe meglio prendere esempio dalla scienza (che sa utilizzare la rete con intelligenza): vagliare attentamente le «notizie» che si ritengono interessanti, valorizzando soprattutto chi la pensa diversamente. È poco? Ma forse è un inizio, perché così ci ricordiamo per rovesciare la battuta di Martin Heidegger che alla domanda: «Cosa c'è fuori (della Rete)?», dovremmo rispondere non «fuori c'è il nulla», bensì «fuori c'è l'universo». & RIPRODUZIONI RI SERVATA

11 d i autori La filosofa Donatella Di Cesare, docente alla Sapienza di Roma, ha appena pubblicato Terrore e modernità (Einaudi). Marco Ventura insegna all'università di Siena e dirige il Centro per le scienze religiose della Fondazione Bruno Kessler (Trento). Il nefrologo Giuseppe Remuzzi coordina le attività di ricerca dell'istituto Mario Negri di Bergamo. Nel 2016 ha pubblicato il libro Siamo geni (Sperling & Kupfer). Francesca Balocco appartiene alla Congregazione delle suore Dorotee della Frassinetti e insegna teologia sistematica. Antonio Massarutto insegna Politica economica e monetaria all'università di Udine ed è direttore di ricerca all'istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente dell'università Bocconi. Telmo Pievani insegna all'università di Padova, dove ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle scienze biologiche. Ha pubblicato nel 2016 il libro per ragazzi Sulle tracce degli antenati (Editoriale scienza). Sergio Harari è direttore del dipartimento di Scienze mediche all'ospedale San Giuseppe di Milano, autore di numerose pubblicazioni, tra le quali il libro II medico in tasca (Bur, 2012). Storico dell'arte tedesco, Eike Dieter Schmidt ha lavorato a lungo negli Stati Uniti, dove è stato tra l'altro alla guida della sezione scultura del Minneapolis Institute of Art. Dall'agosto 2015 dirige la Galleria degli Uffizi di Firenze. Maurizio Ferrera, professore ordinario di Scienza politica nell'università Statale di Milano, esperto di welfare, ha pubblicato lo scorso anno il saggio Rotta di collisione (Laterza) sulla crisi dell'europa comunitaria. Giulio Giorello è professore ordinario di Filosofia della scienza all'università degli Studi di Milano. Firma di lungo corso del «Corriere della Sera», ha appena pubblicato il libro intervista L'etica del ribelle, a cura di Pino Donghi (Laterza)

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