ZACCARIA E DELLA VOLTA NELL EGEO ORIENTALE,
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3 ANDREAS MAZARAKIS ZACCARIA E DELLA VOLTA NELL EGEO ORIENTALE, CIRCOLO NUMISMATICO LIGURE CORRADO ASTENGO SEZIONE DELLA SOCIETÀ LIGURE DI STORIA PATRIA ATENE 2006
4 " Andreas Mazarakis nato nel 1946 in Atene, si è laureato in architettura e archeologia presso l'università di Innsbruck nel Attualmente è funzionario nel Ministero della cultura greca e responsabile dei restauri dei monumenti bizantini e post-bizantini greci. E' membro onorario del Circolo Numismatico "Corrado Astengo" di Genova, membro della Società Greca di Numismatica. Ha pubblicato in Grecia e in Italia numerosi studi sulla numismatica del Medio Evo greco e specialmente sulle monete genovesi dell'egeo Orientale."
5 Domenico Promis Numophylacii
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7 INDICE Indice pag. 05 Presentazione pag. 07 Introduzione pag. 09 Fonti e Opere citate pag. 11 La situazione politica pag. 21 Segnalazioni e revisioni pag. 23 Gli alberi genealogici degli Zaccaria publicati pag. 27 La genealogia degli Zaccaria pag. 29 Lo scudo degli Zaccaria pag. 34 Lo scudo dei Della Volta pag. 37 La genealogia dei Della Volta pag. 37 La croce degli Zaccaria pag. 41 Focea Vecchia pag. 43 Chio pag. 52 Smirne pag. 56 Focea Nuova pag. 59 Le monete pag. 65 La moneta di conto pag. 65 Revisione della classificazione delle monete pag. 66 Catalogo delle monete pag. 71 Tavole 1-9 pag. 83 5
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9 PRESENTAZIONE La numismatica Genovese e Ligure comprende anche la produzione monetale delle Colonie Genovesi dell Oriente Latino. Molti Soci si sono dedicati a tale argomento non facile e molto particolare sia collezionando tali monete sia approfondendo gli studi al riguardo. Fra i tanti ricordiamo Astengo, Pesce, Janin, Cammarano e specialmente Lunardi che, con il libro Le monete delle Colonie Genovesi pubblicato dalla Società Ligure di Storia Patria nel 1980, ha fornito un quadro sistematico e quasi completo di questa monetazione, comunque l unico in italiano. Da qualche anno il Circolo ha il piacere ed il privilegio di essere frequentato da uno studioso greco di questa monetazione, l Arch. Andreas Mazarakis, residente ad Atene, buon amico e buon conoscitore di Genova, che, per i suoi meriti, è stato iscritto all albo d onore del Circolo. Siamo lieti di pubblicare e presentare il suo lavoro più recente che abbiamo desiderato fosse compreso tra le pubblicazioni del Circolo Numismatico Ligure Corrado Astengo ; siamo grati all autore, che ne ha curato personalmente la sua pubblicazione ad Atene, di aver acconsentito a questa nostra richiesta. Si tratta di un lavoro importante ed innovativo, necessario per gli studiosi e gli appassionati di questo argomento specifico. La sua pubblicazione costituisce una novità anche per il Circolo che, sin ora, si è cimentato in traduzioni in italiano di opere straniere esaurite e nelle raccolte degli scritti di argomento numismatico già pubblicati in ordine sparso dai propri Soci più famosi. 26 ottobre 2006 Renzo Gardella Presidente del Circolo 7
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11 INTRODUZIONE Domenico Promis, quando nel 1865, scrisse il saggio La zecca di Scio durante il dominio dei Genovesi, conosceva solo quattro monete degli Zaccaria: due matapani, un karato e un denaro tornese. Malgrado il numero limitato di monete, utilizzò metodicamente prima gli elementi storici che aveva a sua disposizione, poi gli alberi genealogici che trovò nell Archivio di Stato di Genova ed infine la descrizione delle monete con un breve riferimento alla moneta di conto. Secondo la nostra opinione utilizzò, nonostante l epoca, una perfetta metodica che risulta valida ancor oggi. Era logico che ci fossero errori, a causa del limitato numero di monete che aveva a sua disposizione, ma passò alla storia il suo modo di redigere un saggio sulle monete 1. Non abbiamo quindi trovato ragioni per non seguire la stessa metodologia. La prima parte l abbiamo dedicata alla Storia, relativamente a quanto è stato scritto finora sull argomento tenendo conto anche della parte genealogica ed araldica; la seconda parte riguarda prevalentemente le monete. Non avendo tardato ad incontrare difficoltà nell accertamento delle fonti, siamo ricorsi alle Pandette Richeriane dell Archivio di Stato di Genova. La prima difficoltà è stata la carenza di documentazione storica riscontrata nel saggio di K. Hopf. Purtroppo gran parte della sua storia è senza documentazione e sembra quindi una scenografia ed è difficile credere che la storia sia stata travisata a tal punto. Abbiamo ritenuto indispensabile cambiare questa scenografia e concentrare la nostra attenzione sulle sue teorie non documentate. D'altronde, essendo emersi nuovi elementi, la revisione era imprescindibile. Segue una presentazione storica di Focea Vecchia, Chio e Smirne sottomesse agli Zaccaria e di Focea Nuova dominata dai Cattaneo olim Della Volta, evidenziando tutto quanto di rilevante potevamo aggiungere affinché divenisse più comprensibile il ruolo delle due famiglie, dei loro rapporti commerciali e di parentela. Infine, completando la nostra ricerca, alleghiamo un appendice con la nuova classificazione delle monete derivata dai nuovi elementi storici. " Al Circolo Numismatico Ligure Corrado Astengo, sezione della Società Ligure di Storia Patria ed in particolar modo al suo Presidente dott. Renzo Gardella,esprimo la mia profonda riconoscenza per aver accettato di far pubblicare questo mio lavoro." Vorrei ringraziare prof. Enrico Basso e Dr. Andrea Lercari per la sempre sollecita offerta di informazioni, ma anche il prof. Stefanos Efthimiadis, Panagiotis Kokkas ed l arch. Evdokia Patsourakou, i quali ognuno a modo suo, hanno perfezionato la formulazione del testo greco, mentre l incoraggiamento alla pubblicazione in italiano lo devo all amico com. Maurice Cammarano. Andreas Mazarakis 1. Relativamente alla bibliografia e al conferimento di una medaglia a D. Promis vd. L.T. Belgrano-Prima serie di documenti, Medaglia onoraria a Domenico Promis, Giornale Ligustico d archeologia e belle Arte, 1875, 111,
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13 FONTI E OPERE CITATE Adam Guillelmus Adae, De modo Sarracenos extirpandi, in Recueil des Historiens des Croisades, Documents Armeniens, Paris, 1906, vol. ΙΙ, A. Della Cella Agostino Della Cella, Le Famiglie di Genova e delle Rieviere, B.U.G., ms. Sec. XVIII, 3 vol.. Ahrweiler-Smyrne H. Ahrweiler, L Histoire et la Géographie de la Région de Smyrne entre les deux occupations Turques ( ) particulièrement au XII siècle,travaux et Mèmoires I, Albertino Mussato Albertino Mussato, Historia Augusta, R.I.S., X. Annales Januenses Argenti-Chio Annales Januenses Caffari et continuatorum,dal 1280 al 1293 il compilatore è Jacopo D Oria, ed. Belgrano- Imperiale, in Fonti per la storia d Italia, 5 vol., Roma Ph. Argenti, The occupation of Chio by the Genoese and their administration of the island , vols. 3, Cambridge Balard-Caffa M. Balard, Gênes et L Outre-mer I, les actes de Caffa du notaire Lamberto di Sambucero , Paris, Balard-Romanie M. Balard, La Romanie génoise, vol. I, II, Genova, Balard-Cipro-1 Balard-Cipro-2 M. Balard, Notai Genovesi in Oltremare atti rogati a Cipro, Lamberto di Sambuceto (11 Ottobre 1296, 23 Giugno Luglio 1305), C. S. F. S 39, Genova M. Balard, Notai Genovesi in Oltremare atti rogati a Cipro, Lamberto di Sambuceto (31Marzo 1304, Luglio 1305, 4 Gennaio-12 Luglio 1307), C. S. F. S 43, Genova A.S.G. Archivio di Stato di Genova. A.S.L.S.P. Atti della Società Ligure di Storia Patria. Balard, M. Balard, Les Génois en Romanie entre 1204 et 1261, Mélange d Archéologie et d Histoire LXXVIII 1966, Balard-Laiou-Otten- M. Balard-A.Laiou-C. Otten-Froux, Les Italiens a Byzance, Froux Paris Balard-Chio M. Balard, Chio, centre économique en mer Égée (XIV e - XV e siècles), Mélanges Gilbert Dagron, Travaux et Mémoires 14, Paris 2002, Balbi-Stella G. Balbi, Giorgio Stella e gli Annales Genuenses, Miscellanea storica ligure II, Milano 1961, Balletto-Stella L. Balletto, Il vicino Oriente negli Annali Genovesi di Giorgio Stella, Atti dell Accademia Ligure di Scienze e Lettere, Serie V, vol. I (1996), Genova 1997,
14 Balletto-Phocée L. Balletto, Les Génois à Phocée et à Chio du XIII e au XIV e siècle, Byzance et le monde extérieur, contracts, relations, échanges, dir. M. Balard, É. Malamut, J.-M. Spieser, Paris 2005, Battilana Pr. N. Battilana, Genealogie delle Familie Nobili di Genova, vol. I-III, Genova, Belgrano-Prima serie di documenti L.T. Belgrano, Prima serie di documenti riguardanti la colonia di Pera, A.S.L.S.P., 13, , Bernabó Di Negro G. F. Bernabó Di Negro, L araldica a Genova. Origini e significati di una realtà storica e sociale, Liguria,1983. Bernardis L. M. De Bernardis, Le parrocchie gentilizie di Genova, in La Storia dei Genovesi, vol. II, Bosch U.V. Bosch, Kaiser Andronicos III Palaiologos, Versuch einer Darsellung der byzantinischen Geschichte in den Jahren , Amsterdam, Boutell-Heraldry Boutell s, Heraldry, Rivised by C. W. Scott-Giles, O.B.E., revised edition London-New York Bratianu G. I. Bratianu, Recherches sur le commerce génois dans la mer Noire au XIII e siècle, Bucarest, Brochard Brocardus, in Recueil des Historiens des Croisades, Documents Armeniens, Paris, 1906, vol. ΙΙ, B.U.G. Biblioteca Universitaria di Genova. Buongiorno M. Buongiorno, L amministrazione Genovese nella Romania, Legislazione-Magistrature-Fisco, Genova Caro-Genua G. Caro, Genua und die Mächte am Mittelmeer, , voll 2, Halle Castellani G. Castellani, Catalogo della raccolta numismatica Ν. Papadopoli-Aldobrandini, Venezia Cantacuzène Ioannis Cantacuzeni, Historiarum libri IV, vol. 3, ed. Bonn Catalogue-Maps Catalogue of Highly Important Maps and Atlases, Sotheby s 15 April 1980, London Cavallo Cristoforo Colombo e l apertura degli spazi, Mostra storico-cartografica, dir. Gulielmo Cavallo, vol. I, II, Roma C.B.B. Civica Biblioteca Berio. Cessi-Brunetti R. Cessi-M. Brunetti, Le deliberazione del Consiglio dei Rogati (senato), serie mixtorum, [Monumenti storici pubblicati dalla Deputazione di Storia Patria per le Venezie, nuova serie, vol. XVI], II Venezia C.S.F.S. Collana Storica di Fonti e Studi. Chalkocondylis L. Chalkocondylae Atheniensis, Historiarum libri decem, C.S.H.B. ed. Bonn Cheynet-Vannier J. C. Cheynet-J. F. Vannier, Études prosopographiques, Byzantina Sorbonensia 5, Paris Comnene Anna Comnena, Alexiade, ed. Bonn, I,
15 Coroleu-Muntaner J. Coroleu, Crónica d en Ramon Muntaner, Barcelona Dalleggio E. Dalleggio D Alessio, Le pietre sepolcrali di Arab Giamí, A.S.L.S.P., 1942, vol. LXIX. Dandolo Andreae Danduli, Chronicon Venetum, apud Muratori, R.I.S., XII, parte 1, Bologna De La Ville Le J. De La Ville Le Roulx, Les Hospitaliers à Rhodes, Paris, Roulx Desimoni-Megollo Lercari C. Desimoni, Intorno all impresa di Megollo Lercari in Trebizonda, A.S.L.S.P., vol. XIII, fasc. 3, Desimoni- Famagusta C. Desimoni, Actes passés à Famaguste de 1299 à 1301 par devant le notaire génois Lamberto Sambuceto, in Archives de l Orient Latin, II, Paris 1884, Desimoni-Belgrano C. Desimoni-L.T.Belgrano, Atlante idrografico del Medio Evo, posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, Atti della Società Ligure di Storia Patria vol. V, Desimoni C. Desimoni, Nuovi studi sull Atlante Luxoro, A.S.L.S.P. V, Doehaerd-Galéres gènoises R. Doehaerd, Les Galéres gènoises dans la Manche et la Mer du Nord à la fin du XIII e et au début du XIV e s., Bulletin de l Institut Historique belge de Rome, tome XIX (1938), Doehaerd-Relations commerciales R. Doehaerd, Relations commerciales entre Gênes, la Belgique et l Outremont, vol, I-III, Bruxelles, Dölger F. Dölger, Regesten der Kaiseurkunden des oströmischen Reiches von , 3 vol., Münich Ducas Ducae, Historia Byzantina, C.S.H.B. ed. Bonn Epstein S. Epstein, Genoa and the Genoese , U.S.A Failler-Chronologie A. Failler, Cronologie et Composition dens l Histoire de Georges Pachymérès (LivresVII-XIII) in R.E.B., XLVIII, 1990, Federici Federico Federici, Familie che sono state in Genova prima dell anno 1525 con molte alter delle due Rivere di Levante e Ponente raccolte dall Archivii della Republica di Genova e da Scritture private e da diversi Scrittori Historici per Federico Federici M.S. sec. XVII, Bibliotheca Nazionale di Firenze (M.S. Graberg), Microfilmo A.S.G.. Fontrier A. Fontrier, Le monastère de Lembos près de Smyrne et ses possessions au XIII siècle, B.C.H 16, 1892, Foss-Ephesus C. Foss, Ephesus after Antiquity: A late antique, Bizantine and Turkish City, Cambridge François-Thasos Vèronique François, La céramique byzantine à Thasos, École Française d Athènes, Études Thasiennes XVI, Paris Franzone A. Franzone, Nobilità di Genova, Genova
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21 Varaginecontinuazione MCCXCII al MCCCXXXII, pubblicata per...vincenco Continuazione della cronaca di Jacopo de Varagine dal Promis, A.S.L.S.P., 10 (1874), Vidulich P. Ratti Vidulich, Duca di Candia, Bandi ( ), Zachariadou- Emirates Venezia E. Zachariadou, Trade and Crusade. Venetian Crete and the Emirates of Mendeshe and Aydin ( ), Venice,
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23 LA SITUAZIONE POLITICA La presenza dei Genovesi nell Egeo Orientale era la conseguenza di avvenimenti diversi che non avevano nessuna relazione con quella zona. Dopo l occupazione di Costantinopoli da parte dei Crociati nel 1204, Genova risultò essere la sola perdente a livello politico, perché non aveva partecipato alla quarta crociata. Il suo tentativo di conquistare Creta fu un iniziativa politica estemporanea piuttosto che un azione organizzata, come è stata quella dei Veneziani, che si concluse con la cacciata dei Genovesi e l occupazione dell isola in breve tempo 2. I Genovesi si trovarono commercialmente isolati e furono costretti a volgersi solo verso le loro zone tradizionali del Mediterraneo orientale e dell Africa Settentrionale. Tutti i loro sforzi si concentrarono quindi sulla Siria e la Palestina, territori collegati ai loro interessi commerciali. Tra il 1257 e il 1259 i Genovesi non solo dovettero sopportare un amara sconfitta navale da parte dei Veneziani, ma anche la distruzione della loro parte di territorio nella città di Akko (Acri). La nuova situazione politica li soddisfaceva ben poco, sia perchè la nascente potenza degli Arabi non poteva essere arrestata, come dimostrano i successivi avvenimenti del 1291 con la loro occupazione di Akko (Acri), sia perchè i Veneziani loro secolari avversari commerciali, avevano già trovato nuove strade nel Mar Nero che era in quel tempo conosciuto come il granaio del mondo. Contemporaneamente i Mongoli, dopo le loro violente conquiste, cominciarono ad interessarsi all apertura commerciale con l Occidente; quindi gli interessi economici dell epoca si spostarono più a nord. La via della seta prometteva nuovi mercati e per una sfida del genere ai Genovesi non esisteva altra possibilità che quella di tentare di uscire dal proprio isolamento e di riorganizzare il sistema su cui era basata la loro presenza in Oriente. Nel periodo , i Genovesi sono poco interessanti al commercio con l impero latino della Romania; i traffici con Costantinopoli sono limitati, mentre il baricentro commerciale rimane in Siria, Palestina ed Egitto. I pochi documenti di questo periodo che si sono conservati, attestano che la via marittima seguita dalle navi genovesi era quella lungo le coste occidentali della Grecia verso Costantinopoli e non quella orientale lungo la costa dell Asia Minore. Questa loro preferenza viene giustificata dalla sicurezza che offriva la via occidentale controllata dai Veneziani, mentre quella orientale rimaneva per la maggior parte insicura a causa dell abbandono di quei territori da parte dei Bizantini e delle favorevoli condizioni per corsari e pirati. La presenza dei Genovesi nell Egeo Orientale dopo il trattato di Ninfeo evidentemente migliora. I traffici commerciali tracciano con precisione la ripartizione del capitale investito in rapporto alla sua destinazione. Il Balard 3 calcolò che per il periodo la quota percentuale del capitale investito verso Bisanzio è quasi nullo (1%), viene poi modificata dalla ricerca di Epstein 4 e raggiunge nel 1270 il 24,5%, rimanendo quasi costante fino al 1313 (22,2%). Lo spostamento dell interesse commerciale dei Genovesi verso il Mar Nero e l utilizzo della via marittima orientale dell Egeo verso i Dardanelli fu tema di fondamentale importanza. 2. Gerola-Creta, Balard , Epstein, 142, tab
24 Parallelamente agli avvenimenti di cui sopra, l impero di Nicea controllava gran parte dell Egeo Orientale e quando giunse il momento della riconquista di Costantinopoli, gli unici che potevano aiutarlo erano i Genovesi. Le porte verso il nord erano aperte e l esodo dei Genovesi e più in generale degli emigranti liguri verso il Mar Nero, il mare di Azof o il Caucaso, vale a dire verso le zone controllate dai Tartari di Kipciak di Persia e dell Orda d Oro, era ormai questione di tempo. Per circa sessanta anni, dal 1261 al 1320, a parte il piccolo intervallo della permanenza dei Genovesi ad Eraclea in Tracia, il restante periodo è caratterizzato dai loro buoni rapporti con Bisanzio. Inoltre l idea del colonialismo doveva essere posta su altre basi in quanto la sua forma di governo si era dimostrata instabile. Le vecchie strutture amministrative che avevano un raggio d azione dalle prospettive limitate, dovevano essere migliorate. I Genovesi si imposero nuove regole alla navigazione per rendere i trasporti marittimi più sicuri e contemporaneamente dare all amministrazione delle colonie tutte le informazioni nautiche necessarie, controllandole vicendevolmente. Dalla semplice lettura di una carta geografica è subito evidente che, se i Genovesi volevano attuare le attività commerciali nel Mar Nero, dovevano trovare una nuova rotta tra l Egeo verso Propontis e trovare scali commerciali che permettessero l approdo alle loro navi. Questa possibilità si ottenne con il trattato di Ninfeo. Perciò, in un primo tempo, l interesse di Genova si accentrò su Pera e sugli scali del Mar Nero, lasciando un importante vuoto, l Egeo, che però fu inizialmente colmato solo con l iniziativa privata. Inoltre, sulla scena internazionale dell epoca, si possono rilevare due grandi forze. La prima è la politica di alcuni stati miranti ad occupare nuovi territori con tutte le loro peculiarità, la seconda forza era la chiesa cattolica che aveva come nemici gli infedeli e purtroppo non solo loro (i cristiani ortodossi). Denominatore comune di entrambe le forze era l espansione economica, che doveva trovare nuove strade non solo occupate da infedeli, ma anche dai cristiani di dogma orientale. In questo contesto generale, possiamo distinguere due correnti, ognuna con una strategia diversa per il raggiungimento dell obiettivo finale. La prima corrente era appoggiata dagli Angioini e dai Veneziani con il sostegno religioso dei Templari e dei Francescani, tutti tesi ad occupare Bisanzio e successivamente il resto dell Oriente. La seconda corrente, costituita da Aragonesi e Genovesi patrocinata da Domenicani e dai Cavalieri di San Giovanni, tesi alla conquista del territorio dei Mammalucchi intervenendo direttamente. E chiaro che si configurarono differenti strategie secondo la diversità dei loro interessi. All interno di questa seconda corrente si mossero, per i loro interessi privati, gli Zaccaria ed in particolare Benedetto I. Genova, per realizzare il suo sviluppo economico attraverso l espansione coloniale, si basò su due forze motrici. La prima, sfruttando nuovi scali commerciali che dipendevano direttamente da Genova e con gli stessi modelli amministrativi della madrepatria; la seconda, usando l iniziativa privata. Queste due forze erano in rapporto osmotico ed era la loro concatenazione che contraddistingueva Genova e i Genovesi. Il commerciante poteva essere uomo politico e viceversa. Un rapporto bidirezionale, i cui pregi e difetti hanno segnato la storia dei Genovesi durante il medioevo e specialmente quella scritta in Oriente. All inizio di questa ricerca, per quanto riguarda l Egeo, incontriamo Andrea Moresco nominato βεστιάριος (vestiario) dall imperatore bizantino che nel 1305 gli dà, assieme al fratello Ludovico, il possesso come feudum dell isola di Carpato. Anche un altro Genovese, Vignolo de Vignolis, viene nominato vestiario, titolo che è correlato con la flotta bizantina. Nel 1268 gli Zaccaria possiedono Focea Vecchia e nel 1304 divengono signori di Chio. In 22
25 seguito (nel 1317 circa), Smirne si trova sotto la loro giurisdizione ed alcuni anni dopo incontriamo Andreolo Cattaneo olim Della Volta, in possesso di Focea Nuova. Nell ambito della corrente di cui fanno parte, i Genovesi aiutano i Cavalieri di San Giovanni ad occupare Rodi (1310), aiuto che fa loro comodo in vista del consolidamento della propria presenza nell Egeo Orientale. Lo scopo è preciso e consiste nel controllo della via marittima orientale verso Costantinopoli e da lì verso il Mar Nero. I Genovesi si assicuravano anche un altro vantaggio nei confronti dei Veneziani, quello di un rapporto più diretto con gli emiri dell Asia Minore e più tardi con gli Ottomani. Potremo così seguire l assegnazione ad personam di parti dell impero bizantino e lo sfruttamento di due dei prodotti più importanti, l allume e il mastice. Gli svantaggi derivanti dalle assegnazioni a livello personale e dalla mancanza di un appoggio statale, dimostreranno quanto possa essere effimero un rapporto di questo genere. Il mutamento della strategia verrà confermato dall occupazione di Chio da parte di Simone Vignoso nel SEGNALAZIONI E REVISIONI La pubblicazione del saggio di Κ. Hopf sui Giustiniani di Chio ha aggiunto nuove informazioni relative alla storiografia delle colonie di Genova. Il suo riconoscimento scientifico è stato dimostrato dal fatto, che in poco tempo è stato tradotto in greco, italiano e francese 6. All inizio, dedica alcune pagine agli Zaccaria con nuove informazioni, in particolar modo sulle persone cui fa riferimento; nozioni che probabilmente ha trovato nelle Pandette Richeriane, una raccolta di documenti di vari notai in un elenco alfabetico nominativo delle più note famiglie di Genova 7. Questi nomi sono accompagnati da un riferimento alla fonte, che oggi risulta difficile da verificare, poiché i documenti non esistono più o sono stati inseriti in un fascicolo diverso 8. I nomi individuati da Hopf non sono stati confermati da altre fonti, di 5. In generale sulla presenza dei Genovesi nell Egeo vd. Pagano-imprese e dominio, Lopez-Colonie, Balard- Romanie,. 6. Hopf-Giustiniani, Pand. Rich., 7 vol. e 4 vol. contenuto. 8. Nell Archivio di Stato di Genova (A.S.G.) nel catalogo n o 42 si fa riferimento a 996 manoscritti (m.s). Alle pagine i manoscritti (m.s.) costituiscono un unità denominata Pandette Richeriane. Per poter individuare un riferimento, come quelli che incontrerete nel nostro testo, si devono comunque utilizzare contemporaneamente il totale dell index e le fonti per es. m.s. 539, 540, 541. Le parole, Fol.= Foglio, f.= fascicolo, c.= cοlonna sono la classificazione del riferimento. Nel dettaglio i manoscritti sono: m.s. 533, Index Fol. I, A-M m.s. 534, Index Fol. II, N-Z m.s. 535, Fol. I, f m.s. 536, Fol. I, f m.s. 537, Fol. I, f m.s. 538, Fol. II, m.s. 539, Index Fol. Α, m.s. 540, Fol. Α, f m.s. 541, Fol. Α, f m.s. 542, Index Fol. B, m.s. 543, Fol. B, m.s. 544 Index Libro fasciato di cartina m.s. 545, Libro f m.s. 546, Libro f Per trovare un cognome qualunque, per es. Zaccaria= Jacharia, cerchiamo nel m.s. 533 index A-M dove troviamo il cognome Jaccaria. Jaccaria è scritto come titolo con diversi nomi, non in ordine alfabetico, per es. ci interessa il nome Benedetto per il quale esistono molti riferimenti come il seguente f.69 c.7, con questi due codici andiamo al m.s. 536, dal momento che il f. 69 si trova in esso. All inizio del m.s. ci sono aritmeticamente i numeri , ci fermiamo all f.69 sul quale si trova il numero della pagina (66) e il nome del notaio. Quando troviamo la pagina 66 cerchiamo la c. 7 dove c è un breve riferimento al documento con il nome richiesto. La datazione del documento può alcune volte trovarsi un po prima, perché 23
26 conseguenza, ciò ha portato alla creazione di equivoci e improvvisazioni nel tentativo di dare al testo una continuazione storica. Due sono stati gli equivoci importanti che hanno distorto la Storia. Il primo è stato la datazione della morte di Manuele Zaccaria fratello di Benedetto I, figli di Fulcone, dichiarata da Hopf nel 1288, mentre Manuele perì tra il maggio del 1309 ed il settembre del Nell anno 1288 era deceduto un altro Manuele Zaccaria, figlio di Zaccaria de Castro e non di Fulcone 10. Questo errore ha creato un intero labirinto di ipotesi ed equivoci da parte di altri storici e numismatici, i quali si erano basati sulle sue osservazioni. Gli avvenimenti dell ipotetico lasso di tempo tra la morte di Manuele e la morte di Benedetto I nel 1307, rimaneva incerto. In altre parole, qualsiasi avvenimento tra il 1288 e il 1307 doveva, secondo l Hopf, essere attribuito all attività di Benedetto I. Il secondo equivoco era che Martino e Benedetto II vennero considerati figli di Nicolino e non di Paleologo Zaccaria. Hopf riporta «μὴ ἔχων κληρονόμο (ὁ Παλαιόλογος) ἐκληροδότησε μικρὸν πρὸ τοῦ ἐν ἔτει 1314 ἐπελθόντος θανάτου του, τὴν μὲν Φώκαιαν εἰς τὸν Καττάνεον, τὴν δὲ Χῖον εἰς τοὺς ἀνηψιούς του, τὰ τέκνα δηλαδὴ τοῦ Νικόλαου» 11. Partendo da questo dato, si doveva trovare un rapporto di parentela tale da giustificare più tardi il governo di Chio da parte dei due fratelli. La falsa soluzione che ne risultò fu di stabilire che erano figli di Nicolino, fratello minore di Benedetto I e Manuele. Tuttavia, dalle due informazioni distorte, ne venne create una terza: chi era lo zio di Tedisio nella narrazione della cronaca Muntaner? Come era naturale, la risposta che venne data si basò sui due equivoci precedenti, cioè che lo zio era Nicolino, giacché Paleologo non aveva figli. La verità è diversa. L Archivio di Stato di Genova conferma che Benedetto II e Martino sono figli di Paleologo 12. L informazione era già conosciuta anche prima. Nella documentazione prodotta dal domenicano Guillaume Adam, verso il 1328, si dice che Benedetto II e Martino sono figli di Paleologo e nipoti di Benedetto I e questa informazione passò quasi inosservata alla storiografia: «..inter quos quidam qui sunt filii domini Paleologi, filii quondam Benedicti Zacharie,» 13. Ma anche il monaco benedettino Brochard l Alemant, nel 1332, riferendosi a Martino con parole lusinghiere ci dice che era nipote di Benedetto I: «...Hoc[ingenium, seu] edificium, vidi Prius, quando bellum contra Turchos, cui ego interfui, gerebatur per dominum Martinum Zacharie, civem Janue, industrium utique probatum, ac strenuum hominem et fidelem... qui fuit nepos domini Benedicti Zacharie condam,...» 14. W. Miller era a conoscenza di questi due ultimi particolari bibliografici, ma non li utilizzò 15. Solo dai due equivoci di cui sopra possiamo comprendere il caos prodotto dal mancato controllo delle fonti. Il lettore può ricorrere alla bibliografia per avere un immagine completa del problema storico che venne a crearsi. A parte questi equivoci, ce ne sono anche altri di cui si parlerà al momento opportuno. nello stesso giorno possono essere stati stilati più documenti. Se volessimo avere tutto il documento, allora con il nome del notaio ricorriamo agli archivi dei notai, che non sono più in relazione con le Pandette Richeriane. 9. A.S.G. Not. Ignoti, B. 2, Cart. N. 147/2, ff. 131v- 132r (1309); Not. Ignoti, B. IV, sezione 15 ( ). Balard-Romanie, vol. I, 168, comm. 236, Pand. Rich., Fol. II, fasc. 25, Hopf-Giustiniani, cit., Traduzione dalla pubblicazione greca. 12. A.S.G. Not. Ambrogio de Rapallo Cart Fol. 41v , dove si fa riferimento a Benedetto e Martino filii Paleologi Zacharie. Miller-Zaccaria, 47, nota Adam, Brochard, 457. Monaco della Compagnia dei Domenicani (Preachers) presentò la propria cronaca al re Philippe de Valois nel Miller-Zaccaria, 47, nota
27 Partendo da K. Hopf, che è il responsabile principale per ciò che riguarda la parte storica, gli errori furono continuati in ordine cronologico anche da altri come: Α. Papadopoulos-Kerameus, W. Miller, Ph. Argenti, P. Lemerle. E praticamente impossibile elencare tutti quegli studiosi che, per motivi vari, utilizzarono i suddetti errori come fonti nei propri scritti giungendo a conclusioni errate. La stessa cosa successe ai numismatici P. Lampros, G. Schlumberger, G. Lunardi 16, solo Domenico Promis fu il primo che indicò gli errori di Hopf ed utilizzando come fonte le Pandette Richeriane, pubblicò il primo albero genealogico degli Zaccaria. La prima contestazione dei dati storici presentati da Hopf fu espressa da Roberto Sabatino Lopez, il quale in proposito scrisse «Disgraziatamente tutti gli storici che hanno parlato degli Zaccaria dopo Hopf si sono fidati senz altro di questo Autore, senza ricercare l origine delle sue informazioni» 17. La sua ricerca nell Archivio di Stato di Genova fornì documenti fino ad allora sconosciuti riguardanti gli Zaccaria e, in sostanza, rettificò la data della morte di Manuele (1288), proponendo l anno 1308, che non è precisamente quello giusto 18. I nuovi dati li inserì in una pubblicazione del 1933 in cui, tra l altro, presentò un albero genealogico completo degli Zaccaria 19. Parecchi anni dopo, lo stesso studioso, pubblicò un volume dedicato a Genova e tra gli articoli ne includeva anche uno dal titolo Familiari, procuratori e dipendenti di Benedetto Zaccaria, con nuovi dati riguardanti l ambiente ristretto degli Zaccaria 20. Questi dati, tratti da trentasette nuovi documenti, riguardavano il XIII secolo ed gli emissari degli Zaccaria in attività commerciali a Genova e in Oriente, con parecchi riferimenti a Focea ed al traffico dell allume. Malgrado ciò, alcuni equivoci di Hopf li troviamo anche nel Lopez. Così gli sfugge chi fosse Eliana e se veramente avesse sposato Andreolo Della Volta, mentre ignora che c erano due Andreoli e ritiene che Focea Nuova sia stata costruita prima del 1308, opinione che non è documenta, perpetuando le imprecisioni anche per gli storici successivi 21. Successivamente, M. Balard, per scrivere la sua opera La Romanie génoise, consultò i documenti dell Archivio di Stato di Genova, riguardanti gli Zaccaria. La sua citazione sull argomento è breve ma rilevante, mentre le informazioni relative all allume, al mastice e ad altre attività degli Zaccaria si trovano in tutto il libro 22. Tra l altro, M. Balard, citò due documenti che individuano approssimativamente il periodo in cui morì Manuele, tra il 1309 ed il Anche lui, però, non evitò errori come, «Par testament, Benedetto avait remis les deux Phocée à Nicolino» e più avanti «un certain Tedisio Zaccaria.pour le replacer par 16. Παπαδόπουλος, cit., Miller-Zaccaria, cit., Argenti-Chio, cit., Lemerle-Aydin, cit., Promis-Scio, cit., Lampros-Chio, cit., Schlumberger-Orient latin, cit., Lunardi-Colonie, cit Lopez-Benedetto, cit., 18. Lopez-Familiari, : il rinvio al testo è fatto secondo l impaginazione della seconda edizione. Nell albero genealogico fornisce la data Lopez-Benedetto, cit., 20. Lopez-Familiari, cit,. 21. Lopez-Benedetto, Balard-Romanie, 49, 54, 63, 69-71, 77, , , 174, , 230, 236, 274, 340, 408, , 522, , 529, 535, 555, 563, 581, 602, 623, 632, , , 751, , , 791, 827, 857, 881, A.S.G. Not. Ignoti, cart. n. 147/2, ff.v-132r (1309). A.S.G. Not. Ignoti, B.IV, τεµ. 15, Balard- Romanie,168 nota
28 Andreolo Cattaneo Della Volta» 24. Proseguendo nel testo scrive, A la mort de Nicolino (vers 1314?), Andreolo Cattaneo reste maître des deux villes. Nell esposizione dei suddetti avvenimenti si basò sui testi degli storici precedenti, senza nascondere i propri dubbi per quanto riguardava la successione di Nicolino a Focea e di Paleologo a Chio 25. E probabile che non conosceremo mai il reale andamento degli avvenimenti ma di sicuro, fino ad oggi, non è confermato da nessuna parte che sia precisamente così. Sebbene le pubblicazioni dei due ultimi storici (Lopez, Balard) fossero note e fosse possibile una classificazione numismatica, gli errori da parte dei numismatici continuarono, poiché non smisero di basarsi sulla datazione e sulle informazioni di Hopf 26. Basandosi su un contesto storico errato, era logico che la classificazione delle monete fosse fino ad ora errata. Di conseguenza, le pubblicazioni di D. Promis, P. Lampros, G. Schlumberger e G. Lunardi rimangono utili solo per il tipo della monete, mentre la loro datazione e classificazione devono essere riviste. La nostra recente pubblicazione, riguardante un ¼ di ducato o ½ perpero con le iniziali M e P ha dato, secondo noi, una nuova dimensione all argomento, poiché ci ha fornito la possibilità di rivedere le incongruenze precedenti e tentare, sulla base dei nuovi dati, una rettifica storica e numismatica 27. Questa situazione storica, tanto complicata, ha fatto affiorare anche un altro argomento da trattare, cioè quando fu fondata Focea Nuova. Su questa fondazione la storiografia era ancora più confusa, in quanto nella Chronicon Venetum scritta dal doge Andrea Dandolo descrivendo l attacco di Ruggero Morosini a Focea, nominava quest ultima come Foliam veteram perché quando lui scriveva la Cronaca gia esistevano due Focee. Molti storici interpretarono invece che Andrea Dandolo si riferisse all epoca dell attacco di Ruggero Morosini. Esiste anche una seconda versione (secondo il Hopf) che fissa la sua edificazione dopo il 1308, perché dopo la fuga di Tedisio da Focea nell anno 1307, l amministrazione della città fu assunta da Andreolo Cattaneo olim Della Volta. Tutto ciò non ha il supporto di alcuna documentazione. Il problema però rimaneva ed il primo pensiero che abbiamo avuto è stato quello di vedere quando è comparso per la prima volta il nome Focea Nuova. Dal momento che Focea Nuova fu fondata a pochi chilometri di distanza dalla Vecchia, la parola Focea non bastava ad indicare di quale delle due si trattasse. La riflessione di cui sopra è giusta se gli storiografi fossero stati coerenti nell attribuzione corretta dei due nomi nuova e vecchia. Ciò non sempre succede, come nel caso di Nikiforos Gregoras, il quale utilizza solo la parola Focea 28 e solo dal contesto del suo saggio è possibile appurare a quale si riferisca. Osserviamo qualcosa di simile anche nel Cantacuzeno, che riferendosi all occupazione di Mitilene da parte di Domenico Cattaneo, usa quasi esclusivamente l espressione Focea, senza precisare quale delle due. 24. Balard-Romanie, 168 nota 239. Se ci richiamiamo alla nota, richiama come fonte Lemerle-Aydin, 52, e Argenti-Chio, 56-57, i quali da parte loro non riferiscono la fonte, che, in sostanza, è quella di Hopf. 25. Balard-Romanie, 778 nota Lunardi-Le Colonie, cit Mazarakis-martinello, Gregoras,
29 GLI ALBERI GENEALOGICI DEGLI ZACCARIA PUBBLICATI. Sarebbe utile presentare gli alberi genealogici pubblicati fino ad oggi, non solo per poterne seguire gli sviluppi ma anche evidenziare, nel rapporto di parentela che lega i vari personaggi, le imprecisioni che derivano da interpretazioni diverse. Non è sempre possibile che le informazioni dateci dalle fonti possano essere incrociate almeno due volte e ciò porta alla necessità di un interpretazione soggettiva. Il primo albero genealogico degli Zaccaria venne pubblicato dal Promis e la sua stesura fu dovuta a due argumenti principali: la pubblicazione del Hopf sui dati storici degli Zaccaria, ma anche le sue ricerche sulle Pandette Richeriane, che allora si trovavano presso l Archivio Generale del Regno e oggi sono all Archivio di Stato di Genova. Il suo obiettivo era quello di creare un albero genealogico solo per gli Zaccaria che avevano un rapporto diretto con Focea e Chio e perciò utilizzò soltanto il riassunto dei protocolli dei notai di Genova che si trovavano anch essi nell archivio Generale del Regno. La scelta fatta dal Promis è chiarita dalla sua nota in calce all albero genealogico: Ad eccezione dei figli di Martino, gli altri nomi colle date annessevi sono ricavati esattamente dalle Pandette Richeriane giá citate 29. Confrontando l albero genealogico del Promis (Tav. 1) e del Hopf (Tav. 2), constatiamo che tra loro esiste concordanza su Fulcone, sua moglie Giulieta e i loro figli Benedetto, Manuele e Nicolino. Promis inoltre menziona solo una figlia Vinciguerra nonostante, come vedremo, ce ne fossero altre sette; non era a conoscenza della moglie di Benedetto e non menziona l opinione del Hopf che la riteneva figlia di Michele VIII. Per quanto riguarda Manuele, il Promis era consapevole dell esistenza della moglie, non dice quando Manuele muore, ma segnala che è in vita nel 1287; invece sbaglia, riportando che Tedisio era figlio di Manuele, scambiandolo con l altro Manuele, figlio di Zaccaria de Castro e di Jacoba, sua moglie. Promis riporta che la moglie di Tedisio era Benedetta Farmasi, mentre noi l abbiamo incontrata come Farmagi «Tedisius Zacharia q. Manuelis, eius uxor Benedicta filia q. Gulielmi Farmagi» 30. La famiglia Farmagi non è Genovese e secondo noi non ha nessun collegamento con la famiglia bizantina dei Farmaci che li troviamo tra la Calcide ed il fiume Strimonas 31. Questa possibilità potrebbe sussistere, in quanto Tedisio possedeva Thasos, molto vicina al territorio dei Farmaci; ma giacché i nomi Benedetta e del padre di lei Guglielmo non sono ortodossi, dobbiamo escludere questa possibilità. L informazione successiva fornitaci dal Promis è che Nicolino aveva un figlio, Manuele, la cui moglie era Giacobina senza dare altri dettagli. L informazione riveste un interesse particolare, perché Federico Federici cita Eliana, figlia di Manuele e Giacobina, come moglie di Domenico Cattaneo Della Volta 32. Promis riteneva che i figli di Benedetto I fossero tre: Paleologo, Manuele e una figlia Lucia, moglie di Stefano Cattaneo (1350). Paleologo è davvero suo figlio, mentre l altro, chiamato Manuele, è un errore dovuto alla lettura di alcuni atti notarili, che attestano la 29. Promis-Scio, Pand. Rich., Fol. II, fasc. 20, c P.L.P., Federici, alla parola Zaccaria, 802, scrive: Emanuele Zaccaria di Nicolino nominato nel Nominato in atti di Pietro de Carpena. Sua figlia Eliana moglia di Domenico Cattaneo 1340 in foliasco mixto. Sua moglia Cattarina
30 collaborazione tra Paleologo e Manuele, solo che si tratta di zio e nipote e non di fratelli. Abbiamo potuto trovare la seguente citazione «...Argentina filia et heres pro dimidia q. Opicini de Airone..vendunt Manueli Zacharia et Paleologi ementi nomine Benedicti Patris sui» 33. Questo è un classico esempio come può verificarsi un diverso rapporto di parentela. Inoltre la notizia che Benedetto Ι Zaccaria aveva una figlia Lucia, è errata perché, se è vero che viene citata una Lucia il cui padre si chiamava Benedetto, si tratta di Benedetto ΙΙ «...Lucia q. Benedicti Uxor q. Stephani Cattanei D. Leonardi» 34. Promis riporta come figli di Paleologo: Benedetto II, Martino ed un terzo chiamato Giovanni il quale ebbe un figlio, Manuele. Non abbiamo potuto trovare la citazione, ma questo rapporto di parentela ci sembra più probabile riguardi un altro ramo, nel quale il nome Giovanni si incontra più spesso (ved. Albero genealogico di R. S. Lopez, Tav. 3). Il successivo albero genealogico è quello del Hopf (Tav. 2) pubblicato otto anni più tardi (1873); si identifica sostanzialmente con quello del Promis, ma presenta concetti tratti dai dati storici che aveva pubblicato nel Se andiamo nei dettagli, per quanto riguarda i figli di Fulcone, il Kopf dichiara che Manuele muore nel 1288 e considera Clarisia sua seconda moglie; si tratta di un doppio errore, perché Manuele morì più tardi e questa Clarisia era moglie di suo cugino Manuele Zaccaria de Castro. L assunzione del Hopf che Benedetto I aveva sposato la sorella dell imperatore bizantino Michele VIII Paleologo e che da questo nome sarebbe derivato quello di suo figlio Paleologo è errata. Paleologo nacque nel 1264 o nel 1265 dal momento che nel 1282 aveva 17 o 18 anni. Se consideriamo che i Genovesi vengono scacciati da Costantinopoli ad Eraclea di Tracia (oggi Ereglì) ed i loro rapporti con i Bizantini non migliorarono prima del 1267, non sembra possibile esistessero i presupposti per un matrimonio del genere. Quindi la data di nascita di Paleologo sembra troppo prematura per poter ipotizzare che suo padre avesse sposato la sorella dell imperatore bizantino. Una seconda versione, che Benedetto I sposò la figlia del granduca Andronico Paleologo, da lui avuta dalla seconda moglie Theodora Komneno, sembra inverosimile per le stesse ragioni di cui sopra 35. Il Hopf cita inoltre che l altro fratello di Benedetto I, Nicolino, sposò Anna q. Gean Contostefanos, cosa che non abbiamo potuto verificare. Per quanto riguarda i figli di Manuele il Hopf ripete l errore del Promis indicandone otto, ma in realtà erano figli di Manuele Zaccaria de Castro. La sua opinione sui figli di Benedetto I viene modificata rispetto a quanto aveva scritto nel 1857 ed ora accetta quella del Promis, riconoscendo che Paleologo ha almeno due figli, Benedetto ΙΙ e Martino, ma è dubbioso sul fatto che Eliana sia figlia di Benedetto ΙΙ, senza però indicare il suo rapporto con Andreolo Della Volta. Sostanzialmente, Hopf accetta l albero genealogico di Promis, confutando quanto aveva scritto nel 1857 sulla parentela degli Zaccaria con i Della Volta, ma insiste nella sua opinione sul loro governo a Focea. Il suo allineamento alle idee del Promis è palese anche nei particolari, confermando sia l esistenza di un terzo fratello di Manuele (1300), sia di un terzo figlio di Paleologo, Giovanni ( ). Sostanzialmente si tratta di un albero genealogico senza una nuova ricerca e con la rielaborazione di alcune opinioni del Promis. L albero genealogico degli Zaccaria che utilizzeremo (Tav. 4) è basato su quello di Lopez (Tav. 3), perché fondato su fonti incrociate ed in particolare su quelle che riguardano Focea Vecchia, Focea Nuova e Chio. Come scrive in proposito Roberto Sabatino Lopez: Tutte le discendenze 33. Pand. Rich., Fol. A, fasc. 6, c2, not. Rolando Belmusto, il 12 Aprile Pand. Rich., Fol. A, fasc. 39, c Cheynet-Vannier, 178, nota
31 genealogiche di questa tavola sono stabilite secondo documenti notarili editi o inediti. Il punto interrogativo indica che la discendenza non è sicura 36. Si deve notare che nella sua pubblicazione, non fa riferimento alla fonte utilizzata per tutti i nomi che ha inserito nell albero genealogico. Indica con un punto interrogativo il matrimonio di Eliana Zaccaria con Andreolo Della Volta. LA GENEALOGIA DEGLI ZACCARIA (Tav. 4). Confrontiamo l ambiente familiare ristretto agli antenati ed ai discendenti di Fulcone e Julieta, sua moglie, con quanto di nuovo abbiamo potuto reperire. Di solito quando ci riferiamo agli Zaccaria omettiamo l appellativo De Castro, imposto al capostipite Zaccaria I De Castro vissuto nella metà dell XI secolo, al suo successore Zaccaria II De Castro che visse nella prima metà del XII secolo, al figlio Fulcone Zaccaria, ai tre figli di quest ultimo Benedetto I, Manuele e Nicolino e a suo pronipote Martino. L appellativo De Castro indicava inizialmente il loro domicilio a Genova cioè abitanti nel quartiere del Castello dove era situato, fin dall epoca dei romani, il nucleo della citta verso il porto. Con Falcone il nome viene a modificarsi, omettendo l appellativo De Castro e rimane il solo cognome Zaccaria. I motivi della bipartizione della famiglia De Castro in Zaccaria e Zaccaria De Castro non ci sono completamente chiari. A quanto pare, la causa di ciò furono i contrasti familiari «Infascripti non habent partem in introitibus memoratis videlicet Grimaldi, Zacharias de Castello...» 37. Dagli elementi che abbiamo a nostra disposizione, gli Zaccaria a Genova risiedevano o possedevano case in varie parti della città, come il capostipite, che aveva il suo ufficio nel Castelleto e terreni vicino al monastero di San Siro. Suo figlio, Zaccaria de Castro, viveva in Piazzalunga, Fulcone a San Giorgio, Benedetto fuori delle mura a Bisagno, Paleologo con suo zio Manuele in una casa che avevano comprato dagli eredi di Opicino Aldone in Piazzalunga, ma possedevano anche un terreno di fronte alla chiesa di San Damiano e un altro nel quartiere di Santo Stefano. Il primo nucleo apparve in Piazzalunga, fino a costituire la contrata Jachariorum che leggiamo in un documento del In questo quartiere viveva la vedova di Benedetto II, come del resto anche gli eredi di Zaccaria III, Simone, Matteo e Manuele, cugini di Benedetto I ed Manuele 38. I pochi e frammentari elementi che abbiamo a disposizione sugli antenati di Fulcone si moltiplicano per i suoi discendenti. Benedetto I era figlio primogenito di Fulcone e di Julieta (probabilmente Di Negro), mentre secondo le fonti, Manuele era il secondogenito. Nel 1248 Julieta stilò il proprio testamento, nel quale dichiara di aver partorito tre figli maschi: Benedetto, Manuele e Nicolino e sei figlie, Joannina, Petrina, Moysetta, Armelina, Babelina, Jacobina, mentre altre due, Vinciguerra e Francescina, nacquero più tardi, quest ultima l abbiamo individuata solo di recente. Joannina sposò Gulielmo Basso e Jacobina, come vedremo in seguito, sposò Cacennemico Barcha Della Volta iudex. Tra l altro, nel testamento di cui sopra, vengono citate Ioanne baiule (balia) Nicolai e Divicie nutrici (nutrici) Manuelis. Ciò non significa che queste due donne fornissero i propri servigi nell anno 1248 e nel 36. Vd. nota sotto l albero genealogico. 37. Grossi Bianchi-Poleggi, 50, nota Lopez-Benedetto, 9-10, nota 1-18, 46 nota
32 contempo che i figli fossero in età d allattamento 39. Al contrario, Benedetto I era già apparso sulla scena politica il 17 Novembre del 1256 quando firmò, per conto di Genova, un accordo con il castellano di Santa Igia in Sardegna 40 mentre nel 1259 Manuele risulta occuparsi del commercio di stoffe 41. Queste attività non erano compatibili con un età inferiore ai vent anni 42. Nel testamento di Julieta i nomi dei figli vengono dati nella sequenza Benedetto, Manuele, Nicolino. Anche per il ruolo che svolge Benedetto I, la posizione del suo nome nel testamento doveva evidenziare la sua primogenitura. La collaborazione tra Manuele e Benedetto I è ben documentata. Nel 1262 si scambiano procure generali e Manuele nel 1271, nel suo testamento, designa Benedetto I suo esecutore 43. I fratelli Zaccaria con i fratelli Carlotte, Andalo Di Negro e Delomide Pinello fondano, nel 1286, Societas per il trasporto e il collocamento dell allume nell isola di Maiorca. E degno di nota che i Di Negro fossero, tra le potenti famiglie di Genova, la sola ad aver stretto rapporti con gli Zaccaria 44, probabilmente a causa della loro parentela visto che la madre dei fratelli Zaccaria era una Di Negro. Benedetto I ebbe due figli da Barberina 45 : Paleologo e Argentina, quest ultima sposò Paolino Doria 46. E noto che Benedetto I morì nel 1307 ad almeno 71 anni di età 47. Una informazione di Michele Giustiniani riporta che Benedetto I sposò una delle sorelle dell imperatore bizantino Michele VIII «come l Imperator Greco, dopo la recuperatione della Città di Constantonopoli dalle mani de Latini, diede per moglia una sorella à Benedetto Zaccaria, Partitio Genovese, e per sua dote l Isola di Scio» 48 questa notizia che non abbiamo potuto verificarla con altre fonti e sembra essere un lapsus storico del Giustiniani. Manuele sposò in prime nozze Eliana soror Accellini Grilli 49 ed ebbe cinque figlie: Orietta 50, Barbara, Velocchia, Isotta, Teodora 51. Orietta sposò Rainaldo Spinola «...sponsaliciarum Rainaldini filii vestri, future sponsi et mariti Oriete filie mei dicti Manuellis» 52, Barbara sposò in prime nozze Luchetto Nepitella e più tardi (1301) Simone Carmadino 53 dal quale ebbe una figlia, Orietta. Il rapporto di parentela di quarto grado degli Zaccaria con i visconti di Carmadino viene confermato dall autorizzazione richiesta nel 1301 da Simone a Papa Bonifacio VIII per sposare Barbara 54. La terza figlia Velocchia andò a nozze con Nicoloso Doria f. Daniele ed ebbero un figlio, Isnardo; delle altre due sorelle, Isotta e Teodora non abbiamo alcuna notizia 55. M. Balard riferisce di una vedova di nome Clarisia di Manuele che nel 1310 aveva 39. Lopez-Benedetto, Not. Giov. Vegio, Quad. I, parte I, fol. 134, 150v. 40. Lopez-Benedetto, 23, nota Lopez-Familiari, 331. Relativamente al commercio di stoffe, fa notare l esistenza di parecchi documenti sull argomento: A.S.G., Corrado di Capriata in Giberto di Nervi. 42. Lopez-Familiari, 331, nota A.S.G., Not. Ignoti, Simone Vataccio, Busta VII, cart A.S.G., Not. Cart. n o 41, f. 4r-v. 45. A.S.G., Not. Simone Vataccio, III, Parte 2, 36v. Su Barberina mancano altre informazioni. 46. Lopez-Familiari, , doc. ΙΧ, Χ. 47. Lopez-Benedetto, Append. VIII, n. 1, 2. Morì il 18 aprile Giustiniani Michele, 7. Pagano-Imprese e dominio, 51 nota Pand. Rich., Fol. I, fasc.173, c Ο Battilana la considera figlia di Benedetto. 51. A.S.G. Not. Ignoti, busta VII, cart Lopez-Familiari, Lopez-Benedetto, 226, nota Lopez-Benedetto, 209, nota A.S.G. Not. Ignoti busta VII, cart
33 venduto mastice a due Genovesi, Simone Carmadino marito di Barbara Zaccaria e Bonifacio Grimaldi 56. Clarisia viene considerata dal Balard la seconda moglie di Manuele, dal momento che non avrebbe potuto detenere un così grande quantitativo di mastice se non fosse stata membro della famiglia degli Zaccaria; la quantità di mastice venduta da Clarisia, molto probabilmente, non era la sua quota ma quella di Manuele, essendo morto alcuni mesi prima. Clarisia aveva due figli, Giovannino e Giannono, dei quali abbiamo due versioni diverse riguardanti i loro diritti sul patrimonio paterno. La prima versione, secondo Balard, è che i due fratelli non avevano diritto su Chio o su Focea 57 perché l unico successore era Paleologo Zaccaria. La seconda versione, secondo noi, è che Giovannino, Giannono e la madre Clarisia avevano diritti solo sul patrimonio personale del padre Manuele e non sul patrimonio che Manuele, con il fratello Benedetto I, si erano costruiti e che consisteva nei possedimenti già assegnati a Paleologo. Un primo documento riporta «...Joanninus q. D. Manuelis filius et heres pro secundia q. D.Manuelis Jacharias...», un secondo lo denomina «...filius Claricia» 58 ed un terzo fa riferimento a «...Claricia uxor q. D. Zacharia nomine etiam Jioannini et Janoni filiorum suorum et filiorum heredem dicti q. Manuelis.» 59. E nostro parere, che le due versioni siano entrambe valide. R. S. Lopez riporta un altra Clarisia (Tav. 3), figlia di Tedisio Fieschi dei conti di Lavagna, moglie di suo cugino, anch egli Manuele, il quale ricevette il 14 Giugno 1268 in dote 550 lire di Genova 60. Questa omonima Claricia non è quella che commerciò l allume, perché sappiamo che suoi figli sono Tedisio, Opicino, Leonardo, Odoardo, Manfredo e Zaccaria 61. In base a quanto sopra è certo che il nostro Manuele sposò Clarisia dalla quale nacquero Giovannino e Giannono. Il terzo fratello, Nicolino, non partecipava alle attività commerciali dei due fratelli e il suo coinvolgimento nella storia di Focea Vecchia è solo parto della fantasia del Hopf. Nicolino lo incontriamo il 17 novembre 1277, quando compie delle transazioni in Francia «...Ioannes de Savignono scriba fatetur Penino Lomelino se ab eo habuisse in deposito 500 tur. Argenti in turonensis Argenti grossi, guar portare debet in Galea nicolai Jacharia» 62. Un anno più tardi, una delle sue galee viene noleggiata con destinazione ad partes Angliae 63 e nel 1280 Nicolino si trova, in qualità di testimone, nell odierno Erzincan, una volta Sebastia o Sivas 64. Dieci anni più tardi è ancora in vita 65. Dopo il 1286, nessun altro studioso riporta notizie su attività commerciali di Nicolino, secondo noi, si limitavano al Occidente. Lopez non trovò elementi genealogici su Nicolino, perciò lo considera celibe «...Non ho trovato informazioni che riguardino una sua moglie o suoi figli, e perciò è possibile, se non provare, che sia morto celibe» 66. L 11 febbraio 1311, venticinque anni più tardi, abbiamo un riferimento secondo il quale Paleologo Zaccaria affida a suo zio Nicolino il disbrigo di 56. A.S.G. Notai Ignoti, B. IV, pièce 15. Balard-Romanie,168. Balard-Chio, Balard-Romanie, Pand. Rich., Fol. A, fasc. 12, c7. Fol. A, fasc. 71, c7, 9 Maggio Pand. Rich., Fol. A, fasc. 72, c.5, 12 dicembre A.S.G., Not. Guglielmo de S. Georgio, Reg. III, 10v. 61. Pand. Rich., Fol. II, Fasc. 27, c Pand. Rich., Fol. I, fasc. 154, c Lopez-Benedetto, 52, nota 151. Doehaerd-Galérés génoises, doc. 13, e doc. 14, A.S.G. Not. Ignoti, B. III, Fr.44. Balard-Romanie, 139, nota 68. Bratianu, 312 doc. ΧΙΙ, 314, doc. ΧΙΙΙ. 65. Pand. Rich., Fol. II, Fasc. 14, c4, 30 aprile Lopez-Familiari, 334, nota
34 un azione giudiziaria 67, quindi Nicolino nel 1311 era ancora in vita. Nel 1331 le sue galee vengono menzionate in documenti del notaio Pietro de Carpena senza altre informazioni più precise. La stessa fonte riporta che sua moglie Catterina aveva una figlia Eliana, che aveva sposato Domenico Cattaneo Della Volta 68. Promis riporta, nel suo albero genealogico, che il figlio di Nicolino si chiamava Manuele (1327) e sua moglie era Giacobina. E probabile che Promis si riferisca ad un altro Manuele, già da noi menzionato e chiamato Octavianus q. Dominici, ancora in vita nel Paleologo Zaccaria nel 1282 all età di diciassette anni, prese in moglie Jacobina fu Iacobino Spinola di dodici anni e da lei ebbe due figli maschi, Benedetto II il primogenito e Martino 70. La data della morte di Paleologo non ci è nota. La maggior parte degli studiosi la colloca nel 1314, cioè dopo il secondo rinnovo dell assegnazione di Chio agli Zaccaria. L ultimo riferimento sicuro lo menziona in vita nel In seguito, vi è un altra citazione del 22 settembre 1316, «...Galea Paleologi Zacharia, que anno 1307 erat in Peyra» 72 che non lo riporta quondam (defunto). Nel 1317 Paleologo viene citato in una lettera di presentazione del Papa al re di Francia Philippe V le Long (19/11/1316-3/1/1322), come figlio di un fedele seguace di Philippe IV le Bel (5/10/ /11/1314), nominando Benedetto «En 1317 encore, Paléologue Zaccaria se faisait recommander à Philippe le Long par le Pape comme le fils d un loyal serviteur de la France» 73. Lopez ritenne che la lettera generasse confusione, poiché era sicuro che Paleologo fosse deceduto nel periodo «La data ch egli attribuisce a questa raccomandazione ci lascia perplessi, poiché sembra certo che Paleologo morisse fra il 1313 e il 1314» 74. L insistenza di Lopez sulla morte di Paleologo è ingiustificata, anche perché abbiamo trovato la citazione della fonte negli Archivi del Vaticano 75, dove si dice che la lettera fu scritta tra il 20 aprile 67. A.S.G., Cart. 149/2, 24r, 66v. 68. Federici, cit., Pand. Rich., Fol. A, fasc. 70, c.7, Fol. A, fasc. 38, c. 3, 4, A. S. G. Nat. Simone Vataccio, III, parte 2, 77v, 78r, 105v. e 106r, 106r e v. 71. A. S. G. Not. Cart. N 149/2, ff. 7r-v, 23 r-v; Not. Ignoti, B. IV, piece 11. Balard-Romanie, Pand. Rich., Fol. A, Fasc.13, c Lopez-Benedetto, 195, nota La Roncière, vol. I, 365, nota 7. Reg. Vat. (Ioannes XXII, ), 109, fol. 42, ep Reg. Vat. (Ioannes XXII, ), 109, f. 42, ep Ringrazio il Dr. Enrico Basso per la traduzione del testo. (anno compreso fra il 1317 e il 1318) aprile 20, Avignone. Il re di Francia Filippo V viene sollecitato a voler esaudire le richieste di Paleologo Zaccaria relativamente al risarcimento delle spese sostenute da suo padre Benedetto quando era ammiraglio del re Filippo IV. CLXXIII Scribitur Regi Francie et Navarre super commendatione dilecti filii Paleologo (sic) Zacharie, filio Carissimo in Christo filio Philippo regi Francie / et Navarre illustri. Si personas benemeritas magnificiencie regie commendamus, non / minus honori regio quam earum utilitati consulere arbitramur; licet igitur dilectus filius Paleologus Zacharie, filius et heres quondam Benedicti Zacharie civis ianuensis, contemplatione / eidem Benedicti qui, tempore quo fuit admiratus clare memorie Philippi regis Francie, Genitoris / Tui, eidem magna et utilia servicia dicitur / prestitisse, non credatur apud celsitudinem Tuam / intercessionum suffragiis indigere, ut tamen caritatis affectum quem sue probitatis meritis gerimus erga eum regali magnificencie / ostendamus, Serenitatem Tuam rogamus accorate / quod dictum Paleologum, in hiis que occasione / dictorum serviciorum per dictum Benedictum eidem Genitori / Tuo, ut premittitur, impensarum decenter a culmine / regio postulabit, benigne habeat regalis sublimitas commendatum. Datum Avinionis, XII kalendis ma/ii. 32
35 1317 ed il 20 aprile La morte di Paleologo avvenne quindi al più presto il 20 aprile del Il primogenito Benedetto II prese in moglie Ginevra f. q. Corrado Doria «...D. Zenevra uxor q. Benedicti Jacharias cedit terras et possessions positas in Territorio Vulturis. Actum in contrata Jachariorum Domi dicta Zenevre» 76 ; ebbero una figlia, Lucia, che sposò Stefano Cattaneo 77. Il secondogenito Martino, sposò in prime nozze Maria Ghisi 78 considerata dagli storici discendente della famiglia veneziana dei Ghisi e dalla quale Martino ereditò la Chaladritsa in Acaia. Questa informazione non è fondata poiché, come dimostrato da Lönertz, la Chaladritsa era stata acquistata da Aymon de Rens. Molto probabilmente Maria Ghisi o Ghigi era discendente della famiglia Chigi di Genova. Martino ebbe un figlio, Bartolomeo, del quale non si sa quando sposò Gulielma Palavicino né quando morì. La data più probabile del suo matrimonio è dopo la battaglia di Kopaida nel 1311, durante la quale morì il padre di Gulielma, Alberto Palavicino, e prima della cattura di Bartolomeo da parte dei Catalani nel Un anno più tardi Federico II di Sicilia, su intervento di papa Giovanni XXII 79, liberò Bartolomeo insieme a Nicolaus Zacharias e ad altre sette persone. La sua partecipazione agli avvenimenti di Vodonitsa e la sua cattura da parte dei Catalani significa, secondo noi, che il suo matrimonio con Guglielma era avvenuto in precedenza, altrimenti non c era alcun motivo di essere stato coinvolto in questi fatti. Hopf cita l anno 1334, come data della morte di Bartolomeo, senza menzionarne la fonte. Questa data derivò probabilmente da quella relativa alle seconde nozze di Gulielma con il nobile veneto Nicolò Zorzi 80. Nel 1323, dopo la morte della madre e del padre adottivo Marco Cornaro, Gulielma rimase l unica erede di Vodonitsa. La necessità che la repubblica di Venezia, alla morte di Bartolomeo le trovasse un marito, derivò dal desiderio della vedova Gulielma di difendere i propri interessi sull isola di Negroponte. Lo storico turco Enveri riferisce che, durante la spedizione di Umur a Vodonitsa nella primavera del 1332 o un po più tardi il bey del luogo era una Signora, attestando così la morte di Bartolomeo e non nel 1334 come dichiarato dal Hopf 81. Il Domenicano Guillaume Adam cita come fratelli: Martino, Benedetto e Bartolomeo «...Istorum nomina, si quis scire velit Martinus Zacharie, Benedictus Zacharie, Bartolomeus Zacharie, fraters germani, sic per ordinem geniti nominantur, quamvis sint allis eorum fraters in numero copioso» 82. Non si conosce quando Guillaume Adam scrisse con precisione il testo, molto probabilmente nel 1328 ma sbaglia sui rapporti di parentela degli Zaccaria, perchè Bartolomeo non è fratello, ma figlio di Martino. Inoltre fornisce la notizia, a noi sconosciuta, che esistevano molti fratelli, tra questi, probabilmente vi è un Centurione figlio di Martino o altri fratelli a noi sconosciuti. Potrebbe anche intendere i figli di Manuele, Giovannino e Giannono, i quali mantengono i rapporti con Pera, Focea e Chio, rapporti descritti in una delega del Le informazioni del Domenicano Guillaume Adam sono confuse e attestano che lui non aveva relazioni con gli Zaccaria. Molto probabilmente quello 76. Pand. Rich., Fol. A, fasc. 73, c. 4, Pand. Rich., Fol. A, fasc. 39, c Lönertz-Ghisi, Rubio y Lluch, doc. CII, 123. Il Nicolò Zaccaria cui si fa allusione è molto probabilmente figlio di Giannono, noto da una citazione di Federici, Cessi-Brunetti, 388, n. 721 ( ). 81. Lemerle-Aydin, Adam, A.S.G. Not. Cart. n o 277/1, f.13r. Balard-Romanie,
36 che scrisse su di loro proveniva da informazioni, la maggior parte delle quali, si collocano cronologicamente all epoca delle gesta di Martino. Secondo noi, Bartolomeo morì dopo l aprile del 1327, come da una lettera di Marino Sanudo Torsello al vescovo di Pozzuoli, Paolino. La lettera ci conferma anche l occupazione di Vodonitsa da parte della Società dei Catalani «Preterea dicitur quod dominus Petrus Dalecarcere, domnus duorum terceriorum Nigropontis, cum matre sua domina Beatrice, investivit dominum Bartholomeum Çachariam de illa terra domini Bonifatii, qui tenet castrum Bondeniçe et partem terre nomini uxoris sue, ita quod propter multas causas non est modicum dubitandum de civitate Nigropontis et de insula; quia ille de Bondeniça habet illam suam terram in manus compagne, et ita quod, sive vellet sive nollet, oportet eum facere de eo quod ei placerat...» 84. Bartolomeo, rimase accidentalmente ucciso durante gli scontri con i Catalani? E solo un ipotesi, che però concorda con l emissione delle monete di Chio: infatti il consueto taglio di monete a nome di Martino e Bartolomeo viene interrotto nel 1328, seguito da un taglio con il solo nome di Martino. Ciò significa che tra il 1327 ed il 1328 morì Bartolomeo. Quanto sopra avvenne prima della conquista di Chio da parte dei Bizantini, nel Prima del 1323, Martino sposò in seconde nozze Jacqueline de la Roche ed ebbe un figlio Centurione I, il quale prese parte agli avvenimenti politici del Peloponneso nel Di conseguenza Centurione I doveva essere nato prima del 1318, mentre il matrimonio di sua madre fu celebrato poco prima. Le suddette date concordano perfettamente con le monete di Chio ( ), nelle quali è riportata solo l iniziale del nome di Martino. Secondo noi, ciò accadde perché tra il 1327 ed il 1328 Bartolomeo era morto e Centurione I, non avendo ancora compiuto diciotto anni, non aveva diritto alla successione e a porre il proprio nome sulle monete. Martino morì il 15 gennaio Hopf riporta che Paleologo aveva una figlia di nome Eliana. Anche Lopez nell albero genealogico degli Zaccaria ha la stessa opinione di Hopf, ma si pone la domanda sul rapporto tra Eliana e gli Zaccaria e se avesse veramente sposato Andreolo Della Volta. La sola cosa che abbiamo potuto verificare, è una citazione relativa ad Eliana uxor q. Andrea Cattaneo 85, però senza trovare alcuna conferma che si tratti veramente della figlia di Paleologo e moglie di Andreolo Cattaneo Della Volta. LO SCUDO DEGLI ZACCARIA (Tav. 5. 2). La nostra recente pubblicazione, riguardante una moneta d oro degli Zaccaria a nome di Manuele e Paleologo, ci ha dato la possibilità di esprimere alcune considerazioni sul loro scudo 86. Esiste qualche incertezza: precedentemente gli Zaccaria appartenendo alla famiglia de Castro, secondo l araldica, avevano sul loro scudo un castello, mentre ciò che vediamo sulla moneta è diverso. Inoltre, abbiamo due notizie che descrivono con precisione, ma in maniera diversa, lo scudo degli Zaccaria. Nella prima citazione lo scudo, è diviso in due, nei colori oro-rosso e molto probabilmente appartiene al capostipite Zaccaria de Castro ( ), mentre nella seconda è inquartato, con il primo e il quarto quarto in oro, il secondo e 84. Haberstumpf, 72. A. Cerlini, Nuove lettere di Marino Sanudo il Vecchio, in Bibliofilía, 42 (1940), fascicolo 11-12, doc. IV, 356 (1327, aprile s.d, s.l.). 85. Pand. Rich., Fol. A, fasc. 67, c6, nel Mazarakis-martinello,
37 terzo in rosso, come ce lo descrive Stefano Agostino Della Cella 87. Però, da un esame più minuzioso dello scudo che appare sulla moneta da noi pubblicata compare: uno scudo gotico appeso ad un chiodo in un cerchio perlinato; questo scudo è inquartato, il primo e il quarto quarto non hanno disegni, il secondo con quattro lance in fila e il terzo quarto con rombi. Le condizioni relativamente buone della moneta danno la possibilità di verificare alcuni elementi. Il terzo quarto con rombi è simile al martinello dei Martino e Bartolomeo, descritto da P. Lampros sulle monete di Chio. Gli stessi rombi si ritrovano nella fotografia della moneta nella collezione Papadopoli 88. Fino ad oggi non avevamo una descrizione completa della moneta 89. Di particolare interesse riveste il secondo quarto con le quattro lance, che secondo noi si ricollegano allo scudo di qualche famiglia Genovese come negli stemmi dei Promontorio, Ghisi e Negrone. Lo scudo dei Promontorio è presente a Pera negli anni 1380 e 1405, secondo la citazione di D Alessio 90. Il suo disegno è, Spaccato di rosso e di nero a cinque losanghe, poste in fascia sulla partizione, d oro, mentre la colorazione viene attribuita secondo i testi di Α. Franzone και O. Ganduccio 91. Nello scudo dei Ghisi in campo rosso, sono presenti in fila sei lance d oro con una barra nel mezzo 92. Lo scudo dei Negrone è descritto d oro a cinque losanghe poste in banda di nero, una variante data da Franzone e Ganduccio 93. Per i Promontorio non disponiamo di elementi che dimostrino legami di parentela con gli Zaccaria; mentre, per la famiglia Ghisi, ci è noto che la prima moglie di Martino era Maria Ghisi o Ghigi. Sostanziale è il fatto che la moneta da noi presentata, mostri di essere stata coniata a nome di Manuele e Paleologo Zaccaria, il che indica come l unione di uno scudo con un altro fosse avvenuta almeno all epoca del loro padre o del loro nonno, in modo da poterlo ereditare ed utilizzarlo 94. Quindi, secondo l albero genealogico da noi individuato, Fulcone ( ) o Zaccaria II de Castro (1183-+ante 1248) sposarono una Promontorio, o una Ghisi o una Negrone e la loro madre era nata Grimaldi. A Genova la fusione di uno scudo nobiliare appartenente ad una donna con quello del marito è un avvenimento estremamente raro. A livello araldico è però possibile e non deve sembrarci strano che ciò possa essersi presentato anche a Genova. La citazione seguente, mostra quanti particolari sconosciuti esistano nel decorso della storia genealogica ed araldica di Genova. Zaccaria de Castro (1183- ante 1248), nonno di Benedetto I (prima del ) viene citato in un documento «.non habent partem in introitibus memoratis...» 95, dove, per motivi famigliari, non venne accettato lo scudo dei De Castro, ma se ne scelse uno nuovo. Questo nuovo scudo è probabile essere lo stesso rappresentato sul martinello citato da Stefano Agostino Della Cella 96, il quale lo descrive inquartato con 1 ο e 4 ο quarto d oro e 2 ο e 3 ο quarto rosso. Alla nostra pubblicazione, citata sopra, abbiamo allegato uno schema che illustra come probabilmente è avvenuta la fusione delle due famiglie e a quali persone possa riferirsi. 87. Promis-Scio, 35, nota Castellani, vol. II, n Schlumberger-Οrient Latin, Dalleggio, n Franzone, ό.π., Ganduccio, alla parola Promontorio. 92. Scorza, Franzone, ό.π., Ganduccio, alla parola Negrone. 94. Per l unificazione di stemmi ho consultato Boutell-Heraldry, Grossi Bianchi-Poleggi, 50, nota Promis-Scio, 35, nota 1. 35
38 Vorremmo aggiungere ancora, lo scudo dei Di Negro, che, nella sua forma più antica, è scalinato (inchiavato) di rosso-argento, cioè senza i tre gigli 97. La presenza dei gigli può essere fatta risalire dopo il 1266, giacché i Di Negro sono guelfi e i fiori di giglio negli stemmi si incontrano generalmente dopo la suddetta data. La prima citazione di Piaggio riguardante due lapidi, una datata 1291 e l altra 1299, conferma l uso dei fiori di giglio sullo scudo per lo meno dopo il La forma più semplice risale probabilmente alla prima metà del XIII secolo, cosa possibile nel caso di Giulieta Zaccaria moglie di Falcone (Tav. 5. 2). La madre di Manuele e Benedetto Zaccaria si chiamava Giulieta e il 28 maggio 1248 esprime le sue ultime volontà nell abitazione degli eredi di Ansaldo Di Negro: «Actum in villa Luculi, in domo loci heredum Ansaldi Di Negro». Petrus Di Negro iudex redige il testamento alla presenza dei testimoni: «Bonifacio Di Negro, Iacobus Pellis, Wilelmus Bassus, Thomas de Luculo qui stat in dicto loco, Gandolfus clavonerius». Il 15 giugno 1248, nello stesso luogo, viene redatto un testamento complementare, con i seguenti testimoni, Petrus Di Negro iudex, Bonifacio Di Negro, Manfredius nuncios dicti Petri, Lanfrancus iudex de Placentia, Iucuetus Bocconus e Wilelmus Bassus che è marito di sua figlia Ioannete 99. Incontriamo l erede di Ansaldo Di Negro, Petrus l 8 giugno 1262, mentre accerta l autenticità di un altro documento stilato il 28 agosto 1261; alla stesura dell atto notarile erano presenti Nicolao Di Negro e Lucheto Di Negro. L eredità di Manuele Zaccaria venne redatta il 19 aprile 1271 «in porticu domus qua moratur dictus Benedictus et fraters». Erano presenti, in veste di testimoni, Petrus Di Negro iudex, Bonifacio Di Negro e altri. In una serie di documenti stilati per gli Zaccaria, furono testimoni il Petrus Di Negro, il Guideti Di Negro e Andrictus Di Negro, il Guidetus Di Negro filius Bonifacii per cinque documenti ed il Guidetus e Andriolo Di Negro 100. Osserviamo che la famiglia Di Negro ha contatti con gli Zaccaria, particolarmente quando la madre Giulieta Zaccaria vuole stilare il proprio testamento e si reca a casa dei Di Negro o probabilmente in casa del padre e ciò ci fa capire l esistenza di rapporti di parentela; probabilmente era sorella di Ansaldo Di Negro. D'altronde gli Zaccaria e i Di Negro appartengono ad uno stesso gruppo di famiglie «Infrascripti non habent parte in introitibus memoratis, videlicet Grimaldi, Sacharias de Castro, Ansaldus Di Negro, filii q. d. Marchixii Elefantis et plures alii de quibus specialiter non recordare modo veritatem» 101. Se volessimo esaminare il comune comportamento delle grandi famiglie di Genova in quell epoca, costateremmo che il loro sforzo principale era la loro coesione. Gli Zaccaria hanno rapporti economici solo con i Di Negro e non finanziano famiglie rivali. Il traffico dell allume viene finanziato dai fratelli Zaccaria e dai loro soci, Carlotto, Andalo Di Negro e Delomede Pinello. Altri parenti partecipano, occasionalmente, ai loro scambi commerciali. 97. Scorza, cit., 165, alla parola di Negrο: D argento a tre gigli posti due e uno d azzurro; al capo inchiavato di rosso. 98. Bernabó Di Negro, Lopez-Benedetto, Tutte le date suddette provengono dalla pubblicazione dei documenti: Lopez-procuratori, Grossi Bianchi-Poleggi, 50, nota
39 LO SCUDO DEI DELLA VOLTA ( Tav. 5. 1, 3). Lo scudo dei Della Volta è bandato d argento e di rosso come risulta dalle fonti (Tav. 5. 3) 102. Rimane lo stesso fino all epoca in cui la famiglia, insieme ai Malone, fonda l Albergo dei Cattaneο ed il nuovo scudo diviene d azzurro a tre fasce d argento 103. Andreolo ha questo scudo sulla sua lapide funebre come confermato dal Piaggio e per quanto non si faccia riferimento ai colori, riteniamo che avesse abbandonato quelli della propria famiglia, prima del 1301, quando fondò l Albergo (Tav. 7. 1). Nel 1337 un altro membro della famiglia, Pietro Cattaneo olim Della Volta usa lo stesso scudo, solo che in alto viene collocata l aquila imperiale (Tav. 5. 1) 104. Nel 1365 la moglie di Visconti Cattaneo olim de Volta utilizza lo stesso scudo di cui si serve Andreolo 105. LA GENEALOGIA DEI DELLA VOLTA (Tav. 8. 1). La famiglia Della Volta detiene nel XII-XIII secolo una posizione tra le più importanti nella storia di Genova. I suoi membri abitavano nel cuore della città vecchia verso il mare, cioè tra Piazzalunga-Clavica e il litorale (Rippa). Erano proprietari della chiesa di S. Torpete (jus patronatum) 106, eretta prima del 1161, davanti alla chiesa parrocchiale di S. Giorgio. I vari membri della famiglia possedevano considerevoli beni patrimoniali, come si vede dalle compravendite effettuate con i Vento 107. Nel 1290 costituirono l Albergo dei Della Volta, ente di carattere demo-topografico e dai comuni interessi economici (Tav. 6). E una delle prime società (Albergo) fondate a Genova. Il rapporto societario dura fino al 1301, quando fondano un nuovo albergo con la famiglia Malone chiamato l Albergo dei Cattaneo 108 ; a questo albergo parteciparono anche altre famiglie, come i Marchioni, gli Stangoni, i Bustarini, gli Scotti, gli Ignoni e i Libertini. L unione delle famiglie offriva maggiori possibilità finanziarie per gli investimenti, la suddivisione dei rischi marittimi sulle navi di proprietà, ma anche la disponibilità di personale per l allestimento delle navi stesse. Contemporaneamente i loro beni patrimoniali in case e altri immobili delimitano un quartiere protetto da torri. La parte di mappa che presentiamo mostra, in particolare, la possibilità di contatto tra loro e le altre famiglie vicine. Tutto ciò aveva come effetto finale non solo la potenza politica e la partecipazione all amministrazione di Genova, ma anche maggiori opportunità di investimento. L Albergo dei Cattaneo diviene il più importante dopo quello dei Doria, Spinola, Fieschi e Grimaldi. La famiglia Della Volta è una delle più numerose di Genova; nel periodo solo Federico Federici registra più di centocinquanta nomi, molti dei quali con le loro mogli o altri parenti 109. Altrettanto importante è la raccolta di Muzio il quale, esercitando la professione di notaio presso la Banca di San Giorgio, raccoglie atti notarili molto probabilmente copie degli 102. Ganduccio, alla parola Della Volta Ganduccio, alla parola Malone Piaggio, vol. II, c. 120r. La data esatta è il 1337 invece del 1327 citato da Piaggio, come conferma Silva, n O Silva, n O Bernardis, 201, Grossi Bianchi-Poleggi, index: De Volta (famiglia) Grendi-Profilo, Federici,
40 originali in possesso dei Della Volta, per utilizzarle come accertamento di diritti ereditari per la distribuzione di azioni 110. Il primo dei Della Volta ad avere interessi nell Egeo Orientale è Andreolo. La sua presenza nelle fonti genovesi risale all inizio del XIII secolo; da dette fonti veniamo a conoscenza dei suoi parenti diretti 111. Anche suo padre si chiamava Andreolo, la madre Alecina e i suoi fratelli Manfredino e Corrado. Tre citazioni ci confermano quanto sopra: «...Manfredinus filius q. Andrioli de Volta et Alexina eius mater olim uxor dicti Andrioli», «...Andreolus q. Andreoli frater Manfredini» 112 e «Andreolus de Volta q. Andreoli Conradino de Volta fratri meo» 113. Al contrario, le fonti bizantine lo citano molto più tardi quando diviene fondatore di Focea Nuova. Chalkokondilis è breve «καὶ ὑπακούειν τότε τῷ Φωκαίης ἑν τῇ Ἀσίᾳ ἐπιτροπεύοντι, Κατάνη τοὔνομα ἔχοντι» 114, mentre Cantacuzeno, più dettagliato, cita il suo nome e la sua provenienza «οὕτω δη καὶ αὐτῆς Ἀνδρέας Κατανίας ἐκ Γεννούας κρατήσας, ἀκρόπολίν τε οἰκοδομησάμενος και κατασχών φρουρᾷ τῆς ἀλλης πόλεως ἦρχεν ἀσφαλῶς. τότε μὲν οὖν Ἀνδρέας οὐ παρῆν, ἀλλ εἰς Γέννουαν κατά τινα χρείαν απεδείμει. Ἀρῆγος δε Ταρταρώ, ὅς ἦν Ἀνδρέου θεῖος, Φωκαίας ἦρχεν ἀντ αὐτοῦ» 115. Andeolo Cattaneo olim Della Volta ebbe un figlio, Domenico e fu l erede di Focea Nuova, come riferisce Cantacuzeno «Καὶ οὐ πολλαῖς ἡμέραις ὕστερον ἠγγέλλετο, ὡς Δομένικος ὁ Ἀνδρέου τοῦ Κατάνια, ὅς τῆς νέας Φωκαίας ἦρχε, βασιλέος παραδόντος κατά χάριν, τοῦ πατρὸς αὐτῷ ἀποθανόντος, κληρονόμος τῆς οὐσίας καταστάς, (πλούσιος δε ἦν) τοῖς χρήμασι φυσηθεὶς» 116. Andreolo morì il secondo l iscrizione funebre che si trovava a Genova nella chiesa del monastero di S. Domenico 117. La lapide funebre era nella cappella S. Pii, dove veniva ricordato anche il suo fondatore: Hoc opus fecit magister Ioannes Boninus de Moviniano cum suis sociis. La lapide funebre scriveva: SEPULCRUM NOBILIS VIRI DOMINI ANDREAE CATTANEI OLIM DE VOLTA CUIUS ANIMA REQUIESCAT IN PACE DECESSIT IN FOLIA MCCCXXXI DIE ULTIMA NOVEMBRIS ET ORDINAVIT SEPELERI HIC ET EJUS HEREDES IN REMEDIUM ANIMAE IPSIUS FECERUNT CONSTRUT HANC CAPELLAM 118. L asserzione di Hopf secondo cui Andreolo era chiamato Paleologo è un errore, come pure lo scudo che recava le insegne dell impero bizantino. Il disegno di Piaggio conferma che a destra e a sinistra dell iscrizione era incisa l insegna dei Cattaneo. Abbiamo incontrato anche un altro Andreolo, figlio di Nicolò «Andriolus de Volta filius Nicolai» che con il padre comparve nel 1282, come testimone alla stesura della dote di 110. Ringrazio il Dr. Andrea Lercari per aver gentilmente mostrato il manoscritto e le informazioni su Nicolo Muzio. Fino ad oggi non siamo a conoscenza di studi sui Della Volta L avverbio olim viene tradotto con il termine un tempo. Era consuetudine a Genova, quando molte famiglie fondavano un Albergo, che esse abbandonassero il proprio cognome e utilizzassero quello nuovo che avevano scelto. Qualcosa del genere succede anche ai Giustiniani di Chio, tra i quali tutti i membri avevano cognomi diversi come Banca, Arangio, Furnetto ecc. Malgrado ciò gradivano mantenere anche il proprio vecchio cognome, perciò l avverbio olim precisava le loro lontane origini. Grendi-problemi, Pand. Rich., Fol. A, fasc. 6, c2, c5. F1. fasc.157, c Muzio, vol. II, 15 (1306) Chalcocondylis, Cantacuzène, Ι, Cantacuzène, Ι, Piastra, Piaggio, vol. II,
41 Argentina, figlia di Benedetto Zaccaria 119. Lopez credeva che questo Andriolo fosse parente di Benedetto Zaccaria, perché ne parla come di suo genero 120 ; riferiva inoltre che Andriolo collaborava con un altro parente Paolino Doria nominato nella seguente citazione: «...Gabriele de Volta et Andriolus de Volta fraters vendunt Paolino Auria et Oliverio Auria fratribus et Percivallino eorum nepoti locos 5 in compera» 121. Questo Andreolo aveva quattro fratelli, Andalo, Gabriele, Francesco e Raffo ed erano Signori di Lerma 122. Il figlio di Andreolo era quel Nicolino citato nel Vorremmo far riferimento ad un noto albero genealogico, quello di E. Podestà (Tav. 7. 2) 124. In quest albero genealogico non è riportato, che «...Gabriele de Volta et Andriolus de Volta fraters vendunt Paolino Auria et Oliverio Auria fratribus et Percivallino eorum nepoti locos 5 in compera» 125, non è nemmeno riportato quanto detto da Federico Federici che i figli del defunto Nicolini sono Andreolo, Andalo, Gabriele, Francescino, Nicoloso o Raffo e Giuliano 126 ed infine che Facio o Faciolo aveva un figlio, Nicolao 127. I Della Volta, che avevano rapporti con i Signori del castello di Lerma, appartenevano tutti alla famiglia di Nicolò, mentre quelli del castello Mornese 128 a quella di Faciolo. A noi non è completamente chiara l esistenza di Nicolino e Nicolosio. Molto probabilmente si tratta della stessa persona, come per Raffaele il nome abituale era Raffo (Tav. 8. 1). Le annotazioni di cui sopra ci presentano una diversa evoluzione dell albero genealogico. La donna di cui si parla di più è Eliana, che gli storici credevano fosse moglie di Andreolo Cattaneo olim Della Volta. Hopf credeva che fosse sorella di Paleologo e cita, come fonte, le Pandette Richeriane. L unica citazione a lei riferita che abbiamo trovato era del 1346 e citava una Eliana uxor q. Andrea Cattaneo 129. Questa citazione non basta per identificarla come moglie di Andreolo, perché potrebbe essere un Andrea e per di più un Cattaneo tra i molti che avevano legami con l Albergo. Promis riferisce che Nicolino aveva un figlio di nome Manuele (ved. albero genealogico Promis, Tav. 1). Nicolinolo incontriamo per la prima volta quando ricevette da Genova una certa quantità di monete del valore di 160 cantari di Focea da trasferirle a Bruges 130. Federico Federici riporta che nel 1320 viveva un Manuele, figlio di Nicolino Zaccaria, le cui galee vengono menzionate dal notaio Pietro de Carpena. Sua figlia Eliana, era moglie di Domenico Cattaneo e la citazione della fonte, in follio mixto, cioè in un fascicolo contenente documenti di vari notai, non ci aiuta ad identificarla 131. Purtroppo nessuno dei suddetti rapporti danno elementi precisi sulla provenienza dell informazione. Un altro membro della famiglia Della Volta è Cacennimicus Barcha de Volta, iudex che, il 20 luglio 1280, lo vediamo trattare con i fratelli Benedetto I e Manuele Zaccaria. Due anni più 119. Lopez-procuratori, Lopez-Benedetto, 98, nota Pand. Rich., Fol. I, fasc. 159, c.4, 14 marzo Pand. Rich., Fol. I, Fasc. 157, c.6: Fol. II, fasc. 12, c.3 ( ) e fasc. 20, c. 6. Vengono citati da Muzio, nel 1307 e Federici, Muzio, nel 1307 «Nicolini q. Andrioli» Podestà, Pand. Rich., Fol. I, Fasc. 159, c.4, 14 marzo Federici, Muzio, Podestà, Pand. Rich., Fol. A, Fasc. 67. c6. nel Doeheard-Relations Commerciales, vol. III, doc. 1667, Federici,
42 tardi è testimone della stesura della dote di Argentina, figlia di Benedetto I Zaccaria 132. Nel 1283 è ammiraglio di Genova e nel 1284 è una delle persone più importanti che riceveranno la delegazione di Pietro d Aragona a Genova 133. Dopo il successo delle trattative di Benedetto Zaccaria con le autorità locali di Tripoli, in Siria, per ottenere il permesso di residenza di un podestà Genovese nella città, Genova inviò Cacennimicus Barcha de Volta, iudex come podestà a Tripoli «fuerant armata pro Comuni Ianue in Ianua galee III.ut portarent nobilem virum Cacenemicum de Volta ad civitatem Tripolitanem Sirie, ubi ex forma conventionis potestas pro Comuni Ianue esse debebat» 134. Il 13 maggio 1289 Cacennimicus Barcha de Volta noleggia a metà con Manuele Zaccaria una galea chiamata San Giovanni, mostrando tra loro un sempre più stretto rapporto commerciale 135. Nella società Genovese non c è niente di fortuito, perché gli interessi vengono gestiti da persone nell ambito familiare e l ipotesi avanzata da Lopez, che Cacennimicus Barcha de Volta dovesse essere parente di Benedetto era esatta 136, infatti sposò la sorella di Benedetto I, Jacobina. Tre documenti del 1306 ci forniscono elementi interessanti sulla sua famiglia. Abbiamo trovato questi documenti nel manoscritto di Nicolò di Domenico Muzio, il quale lavorava presso la Banca di San Giorgio come di notaio 137. Jacobina «...Jacobina uxor quondam Cazanemici de Volta» lascia il proprio patrimonio a figlio Nicolino, meno 600 lire di Genova e nel terzo documento vedremo cosa intenda fare di questa somma. Nel secondo documento viene riportato quanto segue «In nomine Domini amen Jacobina de Volta uxor quondam Cazanemici de Volta iudicis heres eius Cazanemici.volens Nicolaum filium quondam Cazanamici.eidem planam et liberam libertatam». Jacobina, erede di Cacenemico, rende il figlio Nicolino libero da ogni vincolo. Dal documento, Nicolino non è suo figlio ma di un altra donna? Era forse schiavo? In epoca successiva, la piena libertà viene di solito conferita agli schiavi; in questo caso trovandoci nel XIII secolo potremmo trovarci di fronte ad una frase legale con un significato diverso e a noi sconosciuto. In seguito, nel terzo documento, Jacobina redige il proprio testamento iniziando con le usuali offerte di denaro alla chiesa per la salvezza della propria anima, poi lascia piccole somme ai parenti più cari, «Benedicta filia quondam Mabelina sororis mea e Francescina sororis mea». Mabelina e Francescina erano sorelle di Benedetto I Zaccaria; alla fine del documento, Jacobina stabilisce che Nicolino restituisca 600 lire, quelle che non doveva ereditare, ai fratelli di Jacobina «...Benedictum Zachariam et filios seu et heredis ipsius masculos quantum pro una dimidia Manuelem Zachariam et filios et heredis ipsius masculos pro alia dimidia». Non c è dubbio che questa Jacobina sia sorella di Benedetto I e di Manuele Zaccaria. Il denaro che vuole sia restituito dopo la sua morte è la propria dote. Inoltre nel terzo documento scopriamo l esistenza di un altra sorella Francescina e veniamo a conoscenza che i due fratelli di Jacobina avevano eredi maschi. L uso del plurale per i figli di Benedetto (Benedictum Zachariam et filios) non ci risulta completamente chiaro, mentre per Manuele viene confermata l esistenza di due figli, Giannono e Giovannino Lopez-procuratori, doc. ΧΙ, ΧΙΙΙ Lopez-Benedetto, 76, nota Lopez-Benedetto, 133, nota 34. Caro-Genua, vol. II, Balard-Caffa, doc Lopez-Benedetto, 98, nota Muzio, 5v-r, 6v, 11v, 21v-r, 22v. (1306). 40
43 LA CROCE DEGLI ZACCARIA (Tav. 9). Una delle più belle croci bizantine processionali a due facce è quella conservata nella chiesa cattedrale di San Lorenzo a Genova. Si tratta di una croce d argento ricoperta d oro, di 54 x 40 cm di grandezza, con cinque medaglioni, quattro alle estremità dei bracci della croce. Il medaglione più in alto mostra Gesù che benedice con la mano destra, mentre nella sinistra tiene un vangelo; sui bracci orizzontali sono rappresentati gli arcangeli Michele e Gabriele mentre nel medaglione inferiore è rappresentato S. Giovanni Teologo. La parte iconografica è completata al centro con un medaglione raffigurante la Madonna. L altro lato della croce è riccamente decorato, secondo lo stile bizantino, con pietre preziose o dure che sono incastonate nel legno della Santa Croce. Sulla croce è incisa la seguente iscrizione, disposta verticalmente ed orizzontalmente: ΤΟΥΤΟ ΤΟ ΘΕΙΟΝ ΟΠΛΟΝ ΒΑΡ ΑC ΜΕΝ ΕΤΕΚΤΗΝΑΤΟ ΕΦΕΣΟΥ Ε ΑΡΧΙΘΥΤΗΣ ΙCΑΑΚ ΠΑΛΑΙΟΘ(ΕΝ) ΑΝΕΚ(Α)ΙΝΙCΕΝ. L orefice è Vardas, a noi ignoto, ma lo stile della croce può essere fatto risalire all XI-XII secolo, quando le estremità delle croci terminavano con pesanti elementi ornamentali e l inserimento di medaglioni di santi. La citazione del vescovo Isaak conferma che le pietre preziose e quelle dure furono incastonate tra il 1260 ed il 1288, anno in cui Vardas morì 138. La croce proviene dalla chiesa di San Giovanni Teologo 139, confermato dal donatore vescovo Isaak, ma anche il Muntaner nella sua Cronaca riferisce che la croce si trovava nella chiesa di San Giovanni Teologo ad Efeso. I commenti di Muntaner sono pieni di entusiasmo e di timore religioso e la descrizione che ne fa è piuttosto ampia «...What was gained there was infinite. And in that place the three relics of the blessed Saint John the Evangelist were obtain, which he left on the altar at Ephesus when he entered the tomb. And when the Turks took that place, they carried off these three relics, and afterwards they pledged them at Fogliari for wheat. And the three relics are these: the first, a piece of the true Cross, which monsenyer Saint John the Evangelist took with his own hands from the true Cross, from the place where the precious head of Jesus Christ had been. And this piece was very richly encased in gold with precious stones which are of untold value. It would be hard for you to believe if I were to tell you what was set round it, besides a little gold chain; for monsenyer Saint John always wore it hanging from his neck» 140. Continuando, Muntaner descrive le altre due reliquie. Interessante risulta la peregrinazione della croce. Quando i Selgiuchidi occuparono Efeso, la croce cadde nelle loro mani e poco tempo dopo venne scambiata con dei cereali a Focea. Ma anche lì non rimase a lungo, giacché nella Pasqua del 1307, conpletato l attacco dei Catalani a Focea aiutati da Tedisio dividendo del bottino, la croce casualmente venne consegnata a Muntaner. La cronaca di quest ultimo riporta: «and we divided the relics by lot and the true Cross came by lot to me». Le successive peregrinazioni della croce sono sconosciute. Hopf sosteneva che la croce fosse pervenuta a Tedisio, il quale si sarebbe così vendicato di Andreolo Cattaneo Della Volta. Hopf credeva che Andreolo fosse, indirettamente, responsabile della cacciata di Tedisio da Focea, per cui il ritorno della croce nelle sue mani 138. Schlumberger-Zaccaria, Foss-Ephesus, Muntaner,
44 era opera della giustizia divina 141. Questa opinione è errata, poiché né Andreolo Cattaneo né qualsiasi altro Cattaneo aveva occupato Focea per ordine degli Zaccaria. Come vedremo più avanti, nel capitolo dedicato a Focea Vecchia, gli avvenimenti si svolsero diversamente. Sandra Origone riporta che la croce fu trasportata a Genova da Tedisio Zaccaria, senza citare però la fonte di questa interessante informazione 142. Non conosciamo gli avvenimenti che seguirono, ma considerando esatta la notizia che la croce fosse in possesso di Muntaner proponiamo il seguente sviluppo. Il possesso della croce da parte del Muntaner fu temporaneo, visto che tutto il bottino di guerra avrebbe dovuto essere consegnato al re di Sicilia. Non era negli usi dell epoca una conclusione diversa, sia perché era una crose dall altisimo valore religioso, sia perché non era certamente un oggeto ad uso personale. All epoca, l unico legame che i Catalani potevano avere con gli Zaccaria era quello successivo alla liberazione di Bartolomeo da parte loro, nel Visto l intervento personale di Papa Giovanni XXII presso Federico II di Sicilia per la liberazione di Bartolomeo e gli eccellenti rapporti di Martino con il Papa, non è impossibile che alla liberazione di suo figlio gli fosse restituita o venduta parte del bottino di Focea, inclusa anche la croce. Per poter utilizzare il simbolo della croce sulle loro monete significa certamente che gli Zaccaria, non solo avevano un legame spirituale con questo preziosissimo oggetto, ma ne avevano anche il possesso. Il percorso della croce segue la fuga da Chio, nel 1329, di tutti i membri della famiglia di Martino; meno Martino condotto in catene a Costantinopoli. L itinerario successivo della croce, nelle mani dei discendenti di Martino che si erano stabiliti in Achaia, l avvenuta conferma la sua consegna alla chiesa di San Lorenzo a Genova. La citazione di Senarega sulla sua provenienza è illuminante e ci informa che la croce veniva usata durante le processioni: «Ea est, quam Gentiles Zacharias ex Graecia delatam templo majori dicaverant; familia enim haec clatitate, natalium, divitiis, & antiquitate majorem inter alias Genuae celebris fuit; nam ex ea multi bello & pace viri clari prodierunt,& Oppida in Oriente habuerunt. Nunc penitus extinenta, & nisi Crux hac memoriam aliquando femel in anno juvenes nonnulli Nobiles Clero frequenti deserre in supplicationem folebant» 143. La croce, in alcune occasioni, veniva presentata all adorazione collettiva e il 3 di Maggio veniva portata in processione per le strade. Per queste solennità, era incaricata una confraternita di giovani nobili, chiamata di Carità e Benevolenza 144. Anche durante la cerimonia per la nomina del doge, l arcivescovo lo benediceva con la croce ed il doge doveva abbracciarla 145. A Genova tra i manoscritti della Biblioteca Berio, esiste un interessante saggio scritto da L. G. Oderico, il quale non essendo a conoscenza della Cronaca di Muntaner non aveva la descrizione del prezioso oggetto 146. La croce è oggi esposta nel museo di San Lorenzo a Genova Hopf-Giustiniani, Origone, Senarega, Per maggiori informazioni e per la bibliografia relative ved. Mercati-croce degli Zaccaria, Schlumberger-Zaccaria, L. G. Oderico, Lettera sopra un antica Crose nella Chiesa di S. Lorenzo in Genova, C.B.B. m.s. m.r.i, 4,
45 FOCEA VECCHIA Ai seguenti storici era nota soltanto una Focea: Anna Comnena 147, Giorgio Pachimeres 148, Marino Sanudo 149, Giacomo de Varazze «...quondam Terram DD. Benedicti et Manuelis Fratrum de Zachariis nomine Foziam destruxerunt...» 150 o a Pipino «...& Fogiam Benedicti & Emmanuelis de Zacchariis Civium Januensium destruxerunt» 151. Secondo Pachimeres, Focea e tutto il territorio fino alla città di Adramittio fu ceduta nel 1275 al solo Manuele «...πλὴν τῶν ὅσων κάτ Ἀδραμύτιον καὶ Φώκαιαν ἤν, ὁ δὴ τῷ Μανουήλ Ζαχαρία κατείχετο,» 152, mentre Marino Sanudo parla di concessione ai due fratelli «...e non potendo averlo, si volto a genovesi, e fece con loro amicitia e confederazione e ad alcuni di loro donò gran presenti e massime a due Fratelli over Cugini Germani, uno detto Miser Benettino Zacaria e l altro Miser Manuel,» 153. Secondo Lopez gli avvenimenti di cui sopra sono da collocare intorno al 1267, epoca in cui cominciano a migliorare i rapporti Bizantino-Genovesi. La breve citazione di Pachimeres viene completata da un altra, altrettanto breve, del Ducas. «ἐν ταὶς ἡμέραις δὲ τοῦ βασιλέως Μηχαὴλ τοῦ Παλαιολόγου, τοῦ πρώτως βασιλεύσαντος ἐν Παλαιολόγοις, ἦλθόν τινὲς Ἰταλοὶ αἰτοῦντες τὸ ὄρος δοθῆναι αὐτοῖς καὶ λαμβάνειν κατ' ἔτος τὸ συμφωνηθέν» 154. La concessione di Focea fu data ad personam ed il tributo annuale concordato, poteva essere pagato anche dai discendenti, quindi, per ogni cambiamento di persone che amministravano Focea, ci sarebbe stata anche una nuova bolla aurea. La concessione fu fatta ad italiani e l utilizzo del plurale conferma indirettamente la citazione di Snudo, nella quale si dice che era stata data a due persone: Benedetto I e Manuele. Gli italiani fecero la richiesta per lo sfruttamento delle miniere d allume e dalla citazione non traspare che il minerale fosse estratto precedentemente, quindi la scoperta delle miniere era stata fatta dagli stessi che avevano avuto la concessione e per la quale veniva anticipato il tributo. La citazione di Ducas sulla concessione è la più completa; tuttavia nel prosieguo del testo, nonostante sia impreciso sulla costruzione di un piccolo castello 155, ne deduciamo che la costruzione del castello poteva essere stata fatta solo a Focea Nuova non a Focea Vecchia già da tempo costruita. Riguardo la presenza degli Zaccaria per la prima volta a Focea, l Archivio di Stato di Genova offre nuovi elementi. La stesura a Genova di un contratto, datato 8 luglio 1268, viene considerata come la prima data possibile attestante lo sfruttamento dell allume a Focea, da parte dei fratelli Benedetto I e Manuele Zaccaria 156. Trecentocinquanta cantari di allume vengono inviati a Genova ed una parte viene spedita a Aigues-Morte, situata sul delta del 147. Comnene, I, 361, Pachimeres, I, Hopf-Chroniques, Varagine, 56. Esiste un edizione tradotta: Iacopo da Varagine, Annali Genovesi dopo Caffaro e i suoi continuatori, trad. italiana, Genova 1941, vol. I, «e distrussero una certa terra dei fratelli Benedetto e Manuele Zaccaria, di nome Fogia» Pipino, Pachimeres, ΙΙ, Hopf-Chroniques, Ducas, Ducas, A.S.G., Gulielmo di San Giorgio, III, 21v. Lopez-Raymond, Lopez-procuratori,
46 fiume Rodano 157. Nel documento vengono citati due prodotti, l allume e il mastice da sbarcare a Genova. Dal momento che l unico luogo di produzione del mastice è Chio, è plausibile che il luogo di provenienza dell allume non sia altro che Focea. Vogliamo evidenziare che nel suddetto documenti esiste il primo contatto commerciale dei fratelli Zaccaria per la vendita del mastice di Chio. Tre anni più tardi, nel marzo del 1271, si ha testimonianza di un altro carico di allume e pelli che giunse a Genova con la nave Sarzana 158. Dalle informazioni di cui sopra si può evidenziare il decorso dei seguenti fatti. Nel 1264 Gulielmo Guercio, podestà di Genova a Pera, non rispettò gli accordi che i Genovesi avevano stretto con Michele VIII Paleologo sostenendo invece quelli di Manfredo di Sicilia, molto probabilmente per ordine di Genova. I buoni rapporti con l imperatore si interruppero e vennero mandate due delegazioni per riprenderli. Nella seconda delegazione, nel 1264, Benedetto Zaccaria è uno dei due membri, l altro era Symoneto de Camilla. Il primo contatto con i Bizantini fu caloroso ed in breve progredì in modo tale che gli Zaccaria ne furono beneficiati con la concessione di Focea. Ciò avvenne molto probabilmente nel 1267, come dice Sanudo, ma anche dai documenti dell Archivio di Stato di Genova. Nel 1271 Manuele, malgrado fosse ancora giovane, redige il proprio testamento perché la sua futura permanenza a Focea esigeva la regolamentazione dei rapporti economici con suo fratello, ma doveva anche prevedere che cosa sarebbe accaduto ai membri della sua famiglia se gli fosse successo qualcosa. Qui di seguito commentiamo la citazione di Pachimeres, che conosceva solo Manuele, giacché era lui che governava tutta la zona tra Focea e Adramittio. Nella stessa epoca i fratelli Zaccaria ottennero dall imperatore la concessione esclusiva per l esportazione dell allume dal Mar Nero. Ciò non durò molto, dal momento che i loro compatrioti reagirono e nel 1281 si ritornò alla situazione preesistente 159. Gli Zaccaria si limitarono a mantenere le proprie attività commerciali nel Mar Nero, tramite rappresentanti come Paolino Doria e Di Negro, e a sviluppare una rete commerciale diretta tra Focea, Maiorca, Fiandre e Inghilterra 160. Poco dopo il 1286, i fratelli Zaccaria fondano una Societas con i fratelli, Carlotto, Andalo Di Negro e Delomide Pinello per il trasporto e la spedizione dell allume a Maiorca. E degno di nota che i Di Negro sono l unica tra le potenti famiglie di Genova ad aver stretto rapporti con gli Zaccaria, probabilmente a causa della parentela da parte della madre Giulieta 161. Il processo che va dall estrazione alla consegna dell allume fino ai destinatari definitivi, che di solito erano le tintorie di stoffe, è piuttosto complesso e comprende molte operazioni necessitando un organizzazione capillare. Nel settore dell estrazione, il personale era prevalentemente composto da Bizantini. Esistevano altre persone esperte in lavori come il calafatus (calafato, cioè riparatore di navi) Gulielmo Macia di Recco, il ferrarius (fabbro) Lanfranco de Santo Toma, il magister antelami (progettista, architetto navale) Ugo murator de Gropallo, il remolarius (fabbricante di remi) Giovanni, il candelerius (ceraio) Vassallino, il barrilarius (bottaio) Rolando de Goano e il calegarius (calzolaio) Bonanato di Andora. A Focea questi esperti hanno un contratto annuale di lavoro con i fratelli Zaccaria e la possibilità di rinnovarlo per un compenso predefinito. Per trovare lavoro, essi si rivolgono al rappresentante procuratorem nomine Lanfranco Bachemo, nominato dai fratelli Zaccaria; 157. Pietro, cit., Mahoudeau, cit A.S.G. Not. Ignoti, Busta 17, fragment 2, f. 48 r. Balard-Romanie, Pachimeres, II, 420, Bratianu, 88, n o Balard-Romanie, A.S.G., Not. Cart. n o 41, f. 4 r-v. 44
47 questi assumono, per le loro navi, marinai e sottufficiali come il nauclerius (pilota) Pietro Scala o il dominus et nauta et maior (capitano) Guglielmo Maccario comandante della nave più grande degli Zaccaria chiamata Benedetta, dal nome del proprietario. Non manca il balisterius (balestriere) Gigante, assunto per un anno per mari et terra e il dottore, Tullio. Per gli atti notarili, c era un notaio (notat(r)ius Folie) che si occupava delle necessità dei coloni e non solo. L elenco dei mestieri proviene da documenti dell anno Possiamo immaginare il flusso di tutta questa gente che cercava fortuna lontano dalla loro patria e tutte le difficoltà di integrazione con i nativi 162. I due fratelli Zaccaria, fino alla loro morte, collaborano tra loro continuamente ma con competenze diverse. Manuele si occupa degli affari in Oriente 163, mentre Benedetto I in Occidente si occupa della vendita dell allume ma anche di altri prodotti. Benedetto non abbandona tuttavia l attività politica, offrendo i propri servigi a Michele VIII in qualità di suo inviato in Spagna o più tardi in Castiglia, come almirante major de la mar; alcuni anni prima della sua morte è in Francia come amiraus generaus. Con così tanti impegni aveva ben poco tempo per occuparsi di Focea 164 e dei suoi problemi. La sua fama era così grande da essere considerato in Romania, uno dei più grandi mediatori della sua epoca «Hi antem fuerunt mediatores; unus fuit Dominus Benedictus Zacharias de Januae cum quibusdam aliis Januensibus qui Domini errant in terra Paleologi» 165. Due documenti confermano che era ancora in vita: il primo del 13 marzo 1307, il secondo documento datato 18 Aprile 1307 nel quale Benedetto I parla di un viaggio che avrebbe effettuato a Focea 166. Dopo un anno, il 15 marzo 1308, Manuele e Paleologo abbandonano Genova per ritornare in Romania con un convoglio di galee «...caravana 167 galearum que iture sunt de presenti ad partes Romanie» 168. La presenza di entrambi a Genova era forse in relazione alla morte di Benedetto I e alla sistemazione delle loro questioni ereditarie; ed è proprio in questo periodo che si presenta alla ribalta Tedisio. Di quello che successe prima e dopo l occupazione di Focea da parte di Tedisio, cioè degli avvenimenti riguardanti l occupazione di Thasos ne parla Muntaner nella sua Cronaca e precisamente nell intestazione del suo CCXXXIV capitolo «How Sir Ticino (Tedisio) came to Callipoli» ma anche nel brano» It is the truth that, before the Lord Infante came to Callipoli» 169 ; l arrivo di Tedisio a Callipoli avvenne prima dell arrivo dell infante Ferran di Majorca. Le informazioni che ci dà Muntaner sono integrate da altre che confermano l arrivo a Callipoli, il 20 maggio 1307, dell infante Ferran di Majorca. Dopo questa data i Catalani abbandonarono la città e all inizio dell estate del 1307 avvenne l assassinio di Berenguer d Entença 170. La data dell arrivo dell infante Ferran di Majorca viene confermata anche da una lettera inviata da Cristianus Spinule al re Giacomo II d Aragona con varie informazioni, tra le quali, quelle sui Catalani. Nella lettera non si fa riferimento all anno, ma solo al mese di giugno e con un solo cinque come ultimo numero del giorno, da leggersi probabilmente XXV, 162. Balletto-Focée, Jacopo d Oria, vol. 5, s.a Lopez-Benedetto, cit., nei capitoli in cui descrive le sue suddette attività Ptolomaei Lucensis, Lopez-Benedetto, Append. VIII, n 1, I Genovesi chiamano i convogli con navi armate, necessarie per affrontare corsari e pirati, caravane, mentre i Veneziani li chiamano mude A.S.G. Not. cart. n o 212, ff. 34v-36r. Balard-Romanie, vol. ΙΙ, Muntaner, Cap. CCXXXIV, Rubio y Lluch, doc. ΧΧΧVI, 45. Berenguer d Entença viene ricordato quondam. 45
48 visto che dall arrivo dell Infante a Callipoli all arrivo della lettera a Genova doveva trascorrere almeno un mese. Riportiamo il brano: «de Romania vero dicitur quod ibi sint vitualia valde cara et quod Cathalani Gallipoli existents et in illis contratis habent vitualium indigenciam valde magnam; de discordio autem quod simul habuerant sunt aptati et fecerunt eorum caput dominum Beringarium de Entenza. Don Ferrandus quoque filius domini Regis Maioricharum, die vigessimo Madii nundum apulerat in Gallipoli. Catalani enim se posuerunt in opsidione cuiusdam loci qui dicitur Aspersa qui est foris Bucam avi in partibus Sardoniche, qui locus bonus est et etiam copiosus et si eum habere valuerint, gentes credunt quod de contratis Gallipoli segregabunt propter magnam caristiam que est ibi» 171. Muntaner descrive quanto gli fu riferito da Tedisio «he said to me (Tedisio o Ticino): Captain, it is the truth that I have held the castle of Fogliari full five years for my uncle, micer Benito Zaccaria». La presenza di Tedisio a Focea, come confessa lui stesso, era stata una scelta di Benedetto I ma non ci dice in quale periodo, probabilmente dal 1302 era rimasto a Focea per ben cinque anni come comandante. «Now micer Benito is dead and his brother, who is likewise my uncle and to whom he commended the castle, came to Fogliari this year accompanied by four galleys and called me to account. And I rendered him account, but we did not agree very well about it». Poiché la frase inizia dicendo che Benedetto I è morto, significa che il Muntaner l ha scritta sicuramente dopo il 19 aprile del 1307 (data della morte di Benedetto I) e dato che Tedisio dichiarava personalmente a Muntaner di essere stato al comando di Focea per 5 anni, significa che il periodo in cui Tedisio è a Focea, inizia dal Nel 1307 dopo la morte del fratello, Manuele si recò a Focea e Tedisio era a conoscenza della morte dello zio poiché, come confessa Muntaner, il dominio sul castello di Focea era ormai nelle mani di Manuele. L arrivo di Manuele a Focea con quattro galee avvenne dopo la morte di Benedetto I «...who is likewise my uncle and to whom he commanded the castle». Il rendiconto della gestione finanziaria presentato da Tedisio non soddisfece Manuele, ma inmprovviso che con le sue quattro galee dovette partire precipitosamente e la questione non poté quindi essere risolta subito. Il motivo dell improvvisa partenza di Manuele sembra essere quello di doversi recare a Genova con il nipote per regolare gli affari di famiglia originati dalla morte di suo fratello e di poter prendere in tempo l ultimo convoglio per Genova 172. Un altro motivo è che la reazione di Tedisio era stata tale, che solo con la forza avrebbe lasciato la sua carica. Dopo il contrasto di Tedisio con Manuele, Tedisio si recò a Callipoli dove divenne membro della Compania dei Catalani. «Now I have heard that he is returning with four more galleys and wants to take me and wishes to set up another captain at Fogliari. And I have had a letter from his son telling me on no account to await him; that, if he can take me, he would assuredly bring me to Genova» 173. La lettera fu terribile nei confronti di Tedisio, giacché la minaccia era chiara: se Manuele avesse catturato Tedisio, l avrebbe condotto a Genova per essere processato. Sembra che la sua colpa fosse grande e Tedisio, ormai, non aveva altra possibilità che scegliere un nuovo Signore; la soluzione migliore era quella di diventare membro della Società dei Catalani: «And so I have come here to you.. And when he had been made one of our Company» Rubio y Lluch, doc. ΧΧΧΙΙΙ, L ufficio competente per questioni di navigazione era l Officium Gazarie, il quale era stato creato nel 1313 secondo concetti codificati dalla provata esperienza dei marinai come quello che i viaggi da Genova verso il Mar Nero iniziavano alla fine di marzo e l ultimo per il ritorno a novembre. I tre mesi invernali venivano considerati non idonei alla navigazione e specialmente per le caravane: Buongiorno, Muntaner, Κεφ. CCXXXIV, 559. Non ci è stato possibile consultare il brano della pubblicazione: R. Muntaner, L expedicio dels Catalans a Orient, ed. L. Nicolau d Olwer, Barcelone,
49 Quando, più tardi, Ramon Muntaner venne informato di quali tesori si trovassero a Focea, decise di agire, mettendo a capo della missione Juan Muntaner consigliere di Tedisio e come vicecomandanti quattro Catalani. Scopo della sua missione era predisporre l occupazione, anche temporanea di Focea e in particolare il suo saccheggio. Armarono le loro navi: «and I at once equipped the galley and his leny and the two other armed lenys and an armed barge, and so there were five vessels» e partirono da Callipoli il Lunedì delle Palme (1307). Il giorno di Pasqua, Tedisio giunse a Focea in serata quando, molto probabilmente, era già buio. Gli avvenimenti che seguirono sono noti. Ottanta soldati armati si arrampicarono sulle mura con l aiuto di scale, la cui altezza era nota a Tedisio, attendendo l alba. Al sorgere del sole uccisero le guardie e aprirono le porte del castello. Uccisero centocinquanta soldati e ne catturarono altri cinquecento. «And at the hour of matins they set against the wall their ladders, which they had brought ready, as he knew the walls exactly. What shall I tell you? Before they were heard in the place he made our men go up and had thirty of his and fifty of ours on the wall, in armour and apparelled. And when he was there, day broke and he, with all the rest of the company, went at the door with axes. And when those within heard them, they seized their arms and our men broke in the door and killed those of the wall and also all those they found in the town. What shall I tell you? Altogether, they killed over a hundred and fifty persons and took all the others; there were full five hundred combatants within». Dopo il saccheggio della città, si riversarono nel sobborgo. Questo è uno dei punti importanti del testo di Muntaner, poiché il riferimento al castello e al sobborgo era stato frainteso. La traduzione inglese del testo è «and when they had taken all the castle, they issued out into the town which the Greeks were holding, over three thousand persons...», mentre il testo catalano di Joseph Coroleu riporta «E com tot lo castell hagren pres, exiren defora a la vila que tenien los grechs, qui eren mes de tres miliu persones» 174. La parola vila o villa nel medioevo viene intesa come zona di territorio, sicuramente fuori del castello e dal momento che è abitata, prende il significato di sobborgo. «And so, with great gain, they returned to Gallipoli and the divided it all». Poi Tedisio rientrò a Callipoli dove divisero il bottino. W. Heyd fraintese il testo di Muntaner e considerò giusto collegarlo a Focea Nuova 175. Colloca la costruzione del castello nel 1300 circa. Molto probabilmente l'equivoco nacque, da un testo del 1347 sul trattato di pace tra la Maona 176 e Focea Nuova, nel quale si fa riferimento al castello insieme al burgus Latinorum et Burgus Grecorum ed alla zona circostante terra Foliae, tutti questi luoghi vengono complessivamente indicati come universitas castri et terre Folie Nove 177. Questa espressione latina mostra che Focea Nuova aveva un sobborgo, come anche la Focea Vecchia, la cui popolazione ammontava a 3000 Greci, come riporta Muntaner. Il notaio storico Giorgio Stella ( ), descrivendo gli avvenimenti relativi all occupazione di Focea Vecchia da parte di Simone Vinioso, parla di castrum e terra cioè di castello e di territorio circostante 178. Lo schema del castello, che si è salvato, conferma che lo spazio all interno di esso non era sufficiente per contenere il numero di abitanti di cui sopra Coroleu-Muntaner, Heyd-Levantehandel, vol. I, Maona è la società degli armatori che occuparono Chio al comando di Simone Vinioso Argenti-Chio, vol. II, Balletto-Stella, Müller-Wiener-Yeni-Foça, cit., Sartiaux-Phocée, pl. XIII. 47
50 Hopf dà un diversa descrizione della cacciata di Tedisio da Focea, descrizione adottata anche da Papadopoulos-Kerameus 180. Ambedue gli storici, ritenendo che Manuele fosse deceduto nel 1288, riportano che Paleologo richiese a Tedisio il rendiconto di esercizio e non soddisfatto dei risultati ottenuti, lo sospese dal comando e al suo posto nominò Andreolo Cattaneo olim Della Volta. Al rifiuto di Tedisio di lasciare la città, Andreolo mandò suo figlio Domenico con quattrocento fanti e cinquantadue cavalieri. Il loro obiettivo era quello di occupare Focea e arrestare Tedisio. Questa versione è in contrasto con quanto descritto da Muntaner, il quale riferisce giustamente che fu Manuele a richiedere il rendiconto non Paleologo. In realtà il numero di cavalieri e di fanti è lo stesso che aveva a disposizione Arrigo Tartaro nel 1329, per proteggere Focea Nuova 181. I fatti precedentemente descritti da Hopf e Papadopoulos non vengono confermati da nessun altra fonte, in particolar modo l ipotetico intervento di Domenico Cattaneo Della Volta, la delega di suo padre all occupazione di Focea e l arresto di Tedisio. Quando è avvenuta l occupazione di Thasos da parte di Tedisio? Non ci è noto con precisione, ma sicuramente dopo il 20 maggio 1307, data corrispondente all arrivo dell infante Ferran di Majorca a Callipoli e all insediamento definitivo dei Catalani a Cassandria in Calcidica nell estate dello stesso anno. «Sir Ticino, with what he had gained, manned his lany with our people and his, and come to the island of Thasos where was a fine castle, and he kept this castle and town and settled it». Tedisio Zaccaria armò la sua nave, prese i suoi uomini ed altre persone di Ramon Muntaner e si diresse verso Thasos e dopo aver occupato il castello, vi si insediò. Fino ad oggi vigeva il giudizio di Hopf, il quale riteneva che l occupazione di Thasos da parte di Tedisio fosse durata dal 1306 al Non sappiamo come si fosse giunti a questa data; molto probabilmente era una sua ulteriore inesattezza per far rendere meglio il contesto storico nel quale voleva muovere Tedisio. Muntaner riporta che la occupazione di Thasos avvenne dopo l arrivo dell Infante di Maiorca (20/5/1307) e con l aiuto di altri Catalani. L occupazione di Thasos da parte dei Catalani sembra essere più una ritirata strategica che un azione militare indipendente di Tedisio. Nello stesso periodo e dopo l occupazione di Thasos ad opera di Tedisio, dieci galee bizantine e il loro esercito ai comandi di Maroulis, vennero incaricate di rioccupare il castello, «θέρους δὲ ᾖν ἀκμή, καὶ αἱ μὲν τοῦ βασιλέως νῆες περί που δέκα μετὰ τοῦ ἐπὶ τοῦ στρατοῦ Μαρούλη πρò Θάσο ἐξαπεστέλλοντο. Καὶ γὰρ ἐπιστὰς τῇ νήσῳ δυσὶ ναυσὶ πρότερον ὁ τοῦ Μανουὴλ Ζαχαρίου πιστοτάτου τῇ βασιλείᾳ θείου ἀνεψιòς ἀπιστότατος, καὶ πειρατοῦ τρόπον ἐπιχειρήσας, αἱρεῖ τò φρούριον ὃ δὴ καὶ ανακτίσας, ὡς ἐχυρῷ ἐχρᾶτο φρουρίῳ καὶ ἀπὼν διὰ τῶν οἰκείων κατεῖχε» 182. Non ci è noto se la rioccupazione sia realmente avvenuta e quando. La descrizione di Pachimeres relativamente a Tedisio che si assentava dal castello lasciando suoi uomini di fiducia e faceva riparare il castello di Thasos, sottintende che la sua permanenza sia durata un periodo di tempo molto lungo. Per ora non abbiamo altre fonti sulla presenza di Maroulis a Thasos, come le successive attività di Tedisio. Solo la data che conclude la storia di Pachimeres può darci in parte la risposta sulla rioccupazione di Thasos da parte dei Bizantini, Παπαδόπουλος, La fonte di Hopf, come riportata nella versione tedesca alla nota 40, proviene da Jordanus-Catalani, tome IV, Pachimeres, II,
51 Gli avvenimenti che si svolsero più tardi a Thasos sono frammentari e non ci danno un immagine completa come si evolsero. Alcuni anni dopo, il 9 maggio 1310, il commerciante veneziano Nicolò Basegio depositò al Bailo di Eubea una denuncia di suo fratello Andreolo contro un Genovese, chiamato Edoardo Zaccaria, che aveva assaltato la nave di suo fratello carica di merci provenienti dalla Cilicia e da Cipro. Edoardo risiedeva a Thasos «...quadam galea Januensium commorans in insula vocata Tasso, que est in Romania, cujus galea erat patronus Adoardus Zaccaria» 183. La parola commorans può avere il significato di rifornirsi periodicamente a Thasos, ma ciò non basta a dire che l isola era ancora sotto il dominio di Tedisio. Effettivamente ci è noto che Edoardo era fratello di Tedisio, come si vede dall albero genealogico di R. S. Lopez 184, ma anche da un documento stilato il 12/04/1297 a Famagosta. Edoardo lo incontriamo a Famagosta come testimone, nel 1297, 1300, 1301 fino a 1307; come risulta dai documenti che abbiamo a nostra disposizione, i suoi interessi commerciali erano limitati a Cipro e Rodi ed i pochi contatti che aveva con il fratello Tedisio avvennero solo durante i momenti cruciali della sua vita 185. Un interpretazione più recente degli avvenimenti, voleva Edoardo come colui che sostituiva Tedisio durante la sua assenza da Thasos. Secondo Hopf 186 questa ipotesi cerca sostanzialmente di allungare il periodo dell occupazione di Thasos da parte di Tedisio. Più tardi e in una data imprecisabile, mentre W. Miller faceva riferimento ad una rioccupazione di Thasos da parte dei Bizantini 187, Hopf parlò della stessa occupazione da parte di Giorgios Signore di Christopoli (1313?) 188 ed è molto probabile che sia lo stesso (ser Cristobal Jordi) come riferisce Muntaner, nell anno Dopo la morte di Benedetto I, Manuele continua a cooperare con suo nipote Paleologo, sia a Focea che a Chio. La cooperazione tra zio e nipote sembra procedere positivamente, continuano a fare estrarre l allume da Focea e una galea porta il loro nome 190 e l iniziativa di coniare una moneta d oro conferma ancora una volta questa loro collaborazione. Tra il maggio del 1309 e il settembre del 1310 Manuele muore. Dopo la sua morte è Paleologo che gestisce il potere con il figlio primogenito Benedetto ΙΙ. Ciò si deduce da un matapane di Chio, il quale porta le iniziali P e Β (vedi tavola delle monete) e l unico abbinamento possibile per queste lettere è appunto Paleologo e Benedetto II. La stessa cosa viene confermata anche da un documento nel quale riferendosi ai due fratelli, Benedetto II viene indicato come primogenito: «...Rubeus de Galluciis olim Reginus et Benedictus et Martinus Jacharia fratres» 191. Relativamente al periodo , esistono parecchi documenti riguardanti gli Zaccaria. A Genova gli scambi commerciali sono adesso molto più complessi di quanto non fossero alcuni 183. Thiriet, Délibèration des Assemblées, vol. I, 133, 294, n o Ved., Tav Balard-Cipro1, ( ) doc. 5, 11, 37, 90. Desimoni-Famagusta, (1300) doc. 35, 41, 42. Polonio, (1301) doc Balard-Cipro2, (1307) doc. 50, 51, 52, 103, 110, 110, 115, 118, François-Thasos, Miller-Zaccaria, 47. Giomo-Lettere, Hopf-Chroniques, 502, nota 2 Thasos fut accordé par les Byzantins 1313 á George, seigneur de Christopoli Senza menzionare nessun documento Muntaner, cap Α.S.G., Not. Ignoti, B2 fragment 6(1305), Cart. N 200, f. 13v (1306), Cart. N 321, f. 134v (1307), Cart. N 147/2, ff 131v-132 r (maggio 1309). Balard-Romanie, 168, nota A.S.G. Not. Damiano di Camogli A.S.G. Notai, cart. n o 101, f.41v
52 anni prima, quando gli Zaccaria controllavano direttamente la produzione dell allume fino alla sua destinazione finale. Ecco un esempio: tre mercanti Genovesi, Giovanni Bocacio, Leonardo de Gualterio e Andriolo Galucio 192, finanziano un carico di allume proveniente da Fogia; anticipano il denaro a Paleologo Zaccaria (2540 genovini o 4166 perperi e 16 karati ad sagium Peire) con l obbligo di prendere in consegna l allume a Focea, dove il carico sarebbe stato consegnato da Benedetto ΙΙ o dal suo rappresentante legittimo. I tre mercanti avrebbero dovuto prenderlo in consegna con una loro nave, forse proveniente da Pera. I destinatari definitivi non erano i tre suddetti mercanti, bensì Eliano Salvago e Lucheto de Mari, i quali avrebbero versato 4500 genovini alla consegna dell allume a Maiorca. Tutti i contraenti redigono atti notarili allo scopo di garantire i propri diritti, ma anche i propri doveri. Vediamo che gli Zaccaria, in questo caso, correvano il rischio minore, mentre i finanziatori quello maggiore e con un profitto piuttosto alto 193. A gennaio e febbraio del 1311 Paleologo si trova a Genova e consegna 3000 cantari di allume di Focea a tre mercanti, Manfredo, Lucheto de Mari e Ugolino Castagna 194, mentre il 31 agosto 1313 consegna, sempre agli stessi mercanti, cantari di allume 195. Dopo il 31 agosto 1313 non disponiamo di altre informazioni riguardanti Paleologo. Nel suddetto documento notiamo solo la parola Focea, senza gli aggettivi Vecchia o Nuova e da ciò ci sorge il sospetto che la Nuova Focea non fosse stata ancora fondata. Contemporaneamente, il 27 aprile 1313 a Genova conducono trattativi commerciali sia i fratelli Benedetto II e Martino, che Andreolo Cattaneo olim Della Volta. Parallelamente, il 20 Aprile 1311 Luchetus de Mari e Elianus Salvago vendono, in veste di rappresentanti degli Andreoli Catanei e Conradini fratrum et filiorum quondam Andrioli de Volta e degli Ambrosii et Egidii Salva e Pauli Aurie, a Salamonica de Salamonicis 1145 cantari di allume proveniente da de Columpna (Koloneia=Karahissar in Asia Minore) 196. Il 31 maggio 1311 Domenico Doria dichiara di aver ricevuto denaro da Andreolo Cattaneo, figlio di Andriolo e nello stesso giorno viene stilato un secondo documento per garantire la sua rappresentanza in loco da parte di Lanfranchino Doria e Luchino Cattaneo. Il 13 agosto 1313, Manuele Bonaneus dichiara di aver ricevuto denaro da Andreolo Cattaneo 197. Esaminiamo le documenti e quali attività abbiano a Genova Paleologo, Benedetto II e Martino Zaccaria confrontandole con di Andriolo Cattaneo olim Della Volta. Le date sono significative. D inverno, periodo pericoloso per le navi ma utile per acquisire contratti, Paleologo si occupa della vendita dell allume mentre Andreolo negozia con persone che non appartengono all ambiente degli Zaccaria. I convogli per la Romania iniziavano a metà marzo e sicuramente nessuno dei due fratelli si trovava a Focea. Chi era allora il rappresentante degli Zaccaria? Sicuramente non Andreolo Cattaneo olim Della Volta. Paleologo continua ad amministrare l allume di Focea, mentre Andreolo tratta con un altro dei Doria e Luchino Cattaneo, sicuramente membro dell Albergo. Di fatto non conosciamo niente della posizione di Andreolo Della Volta olim Cattaneo a Focea. Il secondo mandato La seconda convalida della permanenza degli Zaccaria a Chio, nel periodo 1314/1315 fu rinnovata da Paleologo e al 192. Presso lo stesso notaio ci sono parecchi documenti che menzionano i Galucio, A.S.G. Not. Cart. N. 149/ A.S.G. Not. Cart. N. 149/2, ff. 22r-24r 194. Pand. Rich. Fol.A fasc.10 c1, Fol. A. fasc A.S.G. Not. Cart. N. 149/2, ff. 7r-v, 22r-v, 23r-v; Not. Ignoti, B. IV, piece 11. Balard-Romanie, 168 nota Doehaerd-Les Galères génoises, doc. XXV, 20 aprile Pand. Rich. Fogliazo A. fasc , Fogliazo A. fasc Miller-Zaccaria,
53 contrario di quanto pensano alcuni studiosi senza citarne le fonti 198, sembra che con questa convalida siano sopraggiunti importanti cambiamenti. Scarsi sono gli elementi storici a nostra disposizione riguardanti il seguito degli avvenimenti a Focea. Nell Archivio di Stato di Genova mancano le documentazioni notarili tra gli anni , carenza segnalata da vari studiosi che complica le cose, impedendoci di avere una prospettiva completa delle attività mercantili dei Genovesi e in particolare degli Zaccaria in quel periodo. Il 24 novembre 1319 Segueranus Salvaygus conferma di aver ricevuto da Jacobus Gentilis olim Avogarius 1000 perperi d oro ad sagium Peyre, con la promessa di vendergli a Focea, dopo il 15 agosto 1320, 742 cantari di allume o a Pera 68 cantari di cera della Bulgaria 199. E di nuovo si fa riferimento solo a Focea, non Vecchia né Nuova. Il vescovo Teolepto di Filadelfia, poco prima della sua morte (1322), è costretto a causa della dissenteria a fermarsi a Focea «από της Φώκαιας και προς την Φιλαδέλφου επειγοµένοις,» 200 ; anche in questa nota senza evidenziare Vecchia o Nuova. Anche il Pegolotti nella sua Pratica della Mercatura, nonostante spieghi i metodi di preparazione dell allume, parla solo di Focea «...alume de Foglia» 201 ripetendolo nel suo testo parecchie volte. Le informazioni di cui il Pegolotti dispone sono abbondanti; poteva essersele procurate a Chio o a Focea (cosa che non può essere appurata in nessuna delle sue citazioni) o quando si trovava a Cipro 202. La seconda ipotesi è quella prevalente,infatti La Pratica della Mercatura di Pegolotti fu scritta nel periodo e volendo fissare meglio il periodo in cui venne stilata la sua relazione sull allume di Focea, riteniamo essere quello intercorso tra il 1324 e il quando il Pegolotti era a Cipro. Registrò ogni elemento che lo interessava dal punto di vista commerciale, non solo su Cipro, ma anche su tutto il Mediterraneo orientale. Tra questi elementi c era anche l allume. Conosceva solo una Focea? È probabile, se le informazioni da lui scritte erano prima della fondazione di Focea Nuova. Fino al 1329 non abbiamo notizie di una seconda Focea. Dopo l occupazione di Chio, Andronico III Paleologo, si diresse verso Focea Vecchia e poco dopo verso la Nuova. Questa è la prima volta in cui nella storiografia si fa riferimento a Focea Nuova. In questa città Andronico III non riuscì ad incontrare Andreolo, poiché questi si trovava a Genova, adattandosi a trattare con il suo rappresentante Arrigo Tartaro. Quando il viaggiatore Arabo Ibn-Batutah si trovava in Magnesia, due schiavi della sua scorta si rifugiarono a Focea, mentre l emiro Saru-khan riceveva un regalo dai suoi abitanti «the slaveboy who belonged to me took horses and went to water them in a company with a slave of one of my companions the made for a city belonging the infidels on the seacoast, called Fūja, a day s journey dinstant from Maghnīsīja. These infidels are in a strongly fortified town, and every year send a gift to the sultan of Maghnīsīja, so he is content with this gift from them [and leaves them alone] because of the strength of their town» 205. Questo 198. Hopf, e seguono i Miller-Zaccaria, 47, Lemerle-Aydin, 52, considerano certa la cessione di Paleologo A.S.G., Not., cart. n o 51, ff. 204 v.-205r, notaio Manuel Durantis. Balard-Laiou-Otten-Froux, 19, doc Hero, 40. Κουρούσης, 337. Makris, , la cita come Focea Vecchia. La distorsione del testo può indurre qualcuno a pensare che esistesse anche la Nuova Pegolotti, 43, 244, 293, 367, Non doveva aver viaggiato nell Egeo Orientale, perché dalla sua descrizione mancano le monete di Chio, di Focea e degli emiri dell Asia Minore Grierson-Pegolotti, Pegolotti, xx Ibn-Batutah, 135,
54 avvenimento viene datato da Gibb al più presto nel La citazione individua in Focea il luogo in cui volevano rifugiarsi i due schiavi, stranamente però R. S. Lopez interpretò che si trattava di Focea Nuova e che il regalo annuale a Saru-khan lo mandavano i Cattaneo 206. Una tale interpretazione è senza riscontri documentati. Dopo gli avvenimenti sull occupazione di Chio da parte di Andronico III, con l invio di doni degli abitanti di Focea a Saru-khan mostra un miglioramento nei rapporti tra loro. Durante il periodo , Focea Vecchia rimane sotto il dominio di Martino Zaccaria e successivamente, dopo il 1329, Focea Vecchia rimane sotto il dominio diretto dei Bizantini, mentre Focea Nuova viene ceduta solo amministrativamente ai Della Volta. CHIO Gli elementi a noi noti e in rapporto diretto con la concessione di Chio agli Zaccaria, non bastano a darci con chiarezza la successione cronologica degli avvenimenti. Inoltre le fonti bizantine, ci offrono queste informazioni senza un ordine cronologico assoluto, con il risultato che molte possono essere determinate solo attraverso una datazione comparativa. A causa della differenza tra datazione assoluta e comparativa, gli avvenimenti riguardanti il passato vengono registrati dagli storici con notevoli differenze. Così l occupazione di Chio da parte degli Zaccaria viene collocata tra il 1304 e il 1308/1309, al più tardi. Dando per certo che Benedetto I morì nel 1307, l ultima datazione 1308/1309 deve essere errata perché, se consideriamo esatta l informazione di Cantacuzeno secondo cui Chio venne concessa a Benedetto I, non è possibile che ciò sia avvenuto dopo la sua morte 207. Se, poi, Chio fosse stata concessa a Manuele nel 1307, essendo a noi noto che questi si spostò da Chio a Focea per risolvere i problemi che aveva con Tedisio, l occupazione di Chio doveva essere avvenuta prima dell autunno del 1307, quando morì Benedetto I. Attorno al , i Turchi iniziarono a costruire una flotta e a fare incursioni sulle isole. Nel 1303 segue l arrivo a Bizanzio dei Siciliani e dei Catalani al comando di Roger de Flor su invito di Andronico II per affrontare i Turchi in Asia Minore. Nel gennaio del 1305 Roger de Flor cerca di difendere Chio, che considera sua, scontrandosi contro trenta navi turche. Sembra però più probabile che questo evento sia avvenuto nell autunno del L incursione dei Turchi a Chio dovette risultare catastrofica. Manuele invia una rappresentanza a Costantinopoli affinché gli siano concesse le isole antistanti, primaria causa delle incursioni da parte dei Turchi. La delegazione di Manuele inviata ad Andronico II dovette giungere a Costantinopoli tra il periodo della costruzione della flotta turca nel e la presenza di Roger de Flor in Asia Minore nel La presenza di Roger de Flor spiega la decisione di Andronico II di non dare seguito alla richiesta di Manuele, dal momento che erano i Catalani a dover scacciare i Turchi 209. Lo studio degli eventi e la loro classificazione temporale stabiliscono come data più probabile dell occupazione di Chio da parte degli Zaccaria verso la fine dell autunno del Lopez-Benedetto, 214, nota 44, Questo punto di vista fu sostenuto da Zachariadou-Emirates, 8, e la seguì Luttrell-Genoese, Questo episodio viene, dagli storici, collocato in differenti momenti storici. A. Laiou lo colloca agli inizi del 1305, F. Argenti, Chio, Ι, 55, nel 1306, mentre M. Balard-Romanie, Ι, 468 e P. Lemerle-Aydin, 52, nell autunno del La collocazione più attendibile degli avvenimenti Fallier-Chronologie, Pachimeres, I,
55 Cantacuzeno è categorico sul personaggio che occupò Chio: «Ζαχαρίας Μπενέτος ἐκ Γένοβας τῇ Χίῳ ἐπιθέμενος ἐκράτησεν αὐτῆς» 210. Il fatto che Benedetto I occupasse l isola, ponendo Andronico II davanti al fatto compiuto, è dubbio. Se nel 1256 Benedetto I aveva vent anni, nel 1304 ne aveva sessantotto, era quindi una persona in età piuttosto avanzata per prepararsi ad occupare Chio. D altronde la ferita alla gamba, che aveva subito durante l assalto alle torri dell entrata del porto di Pisa nel 1286, era noto che lo faceva soffrire da anni fino alla sua morte «fuit vulneratus in gamba de qua mango tempore iacuit infirmus quasi ad mortem» 211. E possibile invece che la concessione di Chio fosse stata data ad un suo rappresentante. A questa dichiarazione tanto categorica di Cantacuzeno si può contrapporre solo quella di Chalkokondilis «Ἀλλ' ἡ μὲν Χίος κατείχετο μὲν καὶ αὕτη πρότερον ὑπὸ Ἰανυΐων, οὐ μέντοι ἑάλω, ἀλλὰ δεομένων τῶν Βυζαντίου βασιλέων χρημάτων ἱκανὰ τοῐς Ἕλλησι δέδοτο ὑπὸ Μαρτίνου τοῦ τῆς νῆσον ταύτην κατασχόντος, ὑπ' ἀνάγκης τότε τῶν Ἑλλήνων διὰ τὸν πρὸς Μήδους καὶ Τριβάλλους πόλεμον» 212. Come si vede, sostanziali sono le differenze storiche tra i due: Cantacuzeno dichiarava che Chio era stata occupata dagli Zaccaria, mentre Chalkokondilis riferisce di un pagamento in denaro effettuato dagli Zaccaria a favore dei Bizantini e che Chio, motivo altrettanto serio della concessione, era stata data per difendersi dai Turchi, senza parlare di occupazione. Ci troviamo di fronte ad un avvenimento inventato da Cantacuzeno? Andronico II firmò tutti i successivi rinnovi della concessione: nel 1314/15, nel 1319/20 e 1324/ I ripetuti rinnovi della bolla aurea indicano che non esistevano seri problemi nei rapporti con gli Zaccaria o se ce n erano, non potevano essere risolti a causa della situazione generale in Asia Minore e della debolezza navale di Bisanzio. Considerando il clima politico dell epoca, i rapporti di Bisanzio con i Genovesi tra il si possono definire ottimi. L opinione di M. Balard, relativamente al commercio dell allume, acquista particolare importanza quando dice che Paleologo fino al collabora con suo padre Benedetto I e poi con suo zio Manuele. Ciò significa che Benedetto I non partecipa più direttamente agli avvenimenti politici e commerciali dopo il Non partecipa alle vicende dell Oriente 214, delega il figlio Paleologo agli affari in loco, ma segue tutto da Bisagno, una località fuori Genova, dove aveva costruito un abitazione vicino al mare «Palatio heredum Benedicti Zachariae in Urbis appendiciis ubi Besagnum dicunt, ad partem Orientalem juxta mare» 215. Nel 1319 Martino Zaccaria si trova all apogeo della gloria. I suoi successi contro i Turchi l hanno fatto conoscere in tutto il mondo cristiano e la sua collaborazione con Alberto II di Schwarzburg funzionò positivamente nel ridurre le ostili attività navali dei turchi 216. Nel 1323 viene menzionato come Signore di Chio (insula de Chio cui preest) 217. Però, i suoi rapporti con il fratello Benedetto ΙΙ peggiorarono o erano già agli estremi. Un altra fonte che conferma la rottura dei rapporti tra i due fratelli, è l autorizzazione al commercio del mastice con Alessandria e con l Egitto, data da Papa Giovanni XXII. Ci sono noti tre rinnovi di questo diritto. Il primo fu fatto il 5 marzo 1320 a nome dei fratelli Martino e 210. Cantacuzène, I, Annales Januenses, vol. V, Chalcocondylis, Cantacuzène, I, Balard-Romanie, Albertino Mussato, Lopez-Benedetto, 46, nota Gatto-Zaccaria, Gatto-Zaccaria, 344, doc
56 Benedetto ΙΙ. Gli altri due furono fatti solo a nome di Martino il 25 giugno 1322 per la durata di quattro anni ed il terzo il 29 gennaio 1325 per tre anni 218. La mancanza di documentazione del periodo è tale da non permetterci di sapere quando cominciarono a presentarsi i contrasti tra loro; sembra però probabile che siano iniziati subito dopo la morte del padre Paleologo. Il riferimento di Cantacuzeno su questo argomento è rivelatore: «αὐτὸς (cioè Martino) δὲ τὴν νῆσον σφετεριζόμενος ἀποστεροίη τοῦ πατρῴου κλήρου καὶ ὡς ἐδεῖτο τῆς δυνατῆς τυχεῖν ἐπικουρίας...» 219. Martino si appropriò dell isola e privò il fratello primogenito Benedetto II della sua parte d eredità paterna. Gregoras afferma che lo mise da parte con scaltrezza «...ὃς δὴ οὕτω πρὸς τοῦ πατρὸς διαδεξάμενος ταύτην ἅμα τῷ ἀδελφῷ τὸν μὲν ἀδελφὸν δόλοις τισὶ παρεκρούσατο» 220. Sostanzialmente entrambe le opinioni possono essere giuste e si differenziano molto poco visto il risultato, che fu la conquista del potere da parte di Martino e lo scavalcamento del fratello con la frode. Poiché le monete con le iniziali Μ e Β sono molte come il ½ perpero, basilicon ed il karato, la mancanza, fino ad ora, di monete con le iniziali Β e Μ cioè Benedetto ΙΙ e Martino, lascia intendere che la dominazione di Martino a Chio può essere iniziata dopo la morte del loro padre (1317). Tuttavia, se si dovesse trovare una tale moneta, la sua durata sarebbe stata comunque brevissima, tale da confermare l altrettanto breve periodo di dominazione comune dei due fratelli. Benedetto II, nel 1329, trovò l occasione di vendicarsi del fratello per tutti i contrasti che avevano avuto durante l occupazione di Chio. Infatti Benedetto II difendendo solo gli interessi dei Bizantini, cedette ad Andronico III il vecchio castello bizantino vicino al castello di Chio e lo informò delle risorse dell isola. La primogenitura era sicuramente una questione di attrito, dal momento che nell unico matapane del loro padre Paleologo a noi noto, le iniziali P e B vengono lette come Paleologo e Benedetto II. Secondo Cantacuzeno il comportamento di Andronico II di fronte all occupazione di Chio da parte degli Zaccaria ed il suo atteggiamento benevolo di non riscuotere tributi, con la sola richiesta d innalzare la bandiera imperiale sulle mura del castello di Chio «...καὶ σημαίας ἐπί τῶν τειχῶν ἀνάγεσθαι βασιλικάς» 221, rimane totalmente inspiegabile. Secondo Cantacuzeno, furono tre i principali motivi del cambiamento di politica dei Bizantini verso gli Zaccaria a Chio: a) la scaltrezza di Benedetto I e Manuele, ma anche dei loro eredi, sottintendendo come i due fratelli avessero ingannato per la prima volta Andronico II ed altrettanto fecero i loro eredi, al momento dei successivi rinnovi contrattuali della convenzione, b) i profitti commerciali di Chio (circa 300 mila perperi) ed infine c) l incoronazione di Martino come re dell Asia Minore il da parte di Filippo di Taranto; il diploma d investitura lo definisce Martinus Zachariae de Castro Dominus insulae Chii et castri Calanuzae et Damalae 222. Questa estrema provocazione rappresenta la massima disobbedienza di Martino nei confronti di Andronico III «...οὔδ ἐπὶ πολὺ διατηρήσαντα 218. De La Ville Le Roulx, , ad partes Alexandrie et Egypti.G. Mollat, Jean XXII ( ), Lettres Communes analysées d après les registres dits d Avignon et du Vatican, III Paris 1906, Bibl. Des Ecoles françaises d Athènes et de Rome, n , , IV (1910) 4X, n , , V. (1902) 3X. L. Gatto-Zaccaria, τόµ. ΙΙ, Chalcocondylis, Gregoras, Cantacuzène, Miller-Zaccaria, 48, nota
57 τοῦτον τὴν ἒς βασιλέας ὑποταγὴν» 223. Esistono però anche avvenimenti che non sono chiari, come il contemporaneo attacco dei Turchi e dei Bizantini contro i possedimenti di Martino nel (Smirne-Chio), attacco che non sembra accidentale; infatti, nonostante non si conosca se esistesse un accordo tra i Turchi e Bizantini, la loro azione sembra combinata e premeditata 224. L opinione di Lemerle secondo cui Andronico III e Cantacuzeno avessero iniziato ad intrattenere rapporti con Umur pascià nel 1335 è errata, 225 perché prima di tale data, essi vengono descritti da Cantacuzeno «Ἀμουρ φιλίως καὶ γράμμασιν αὐτῷ ὡμίλει καὶ τὴν εὔνοιαν ἐπιδείκνυτο, συνεγένετό τε καὶ ἐπὶ μικρὸν ὀλίγῳ πρότερον, ὅτε κατὰ Φώκαιαν προς βασιλέα ᾖκε» 226 e sicuramente l unica occasione che ebbero d incontrarsi fu nel 1329 quando Andronico III si trovava a Focea o Focea Nuova. Cantacuzeno modifica la verità a suo piacimento. Certamente gli Occidentali non erano contenti della occupazione di Chio e si deve tener presente la loro preoccupazione, confermata dallo scritto di Varagine nella sua Cronaca, il quale descrive Martino che si trascina in catene nella prigione di Costantinopoli insieme ad altri Genovesi «...vadens cum quibusdam galeis et barchis in insula Sii ad subgestionem domini Benedicti Zacharie cum deceptione cepit dominum martinum Zachariam et ipsum in carcere duxit in Constantinopoli et omnes ianuensis ibi habitants expulit et eorum bonis spoliavit» 227. Gli avvenimenti concernenti l occupazione di Chio, forse non si svolsero nel modo in cui vengono descritti, perché il monaco Brochard l Alemant afferma che Martino venne catturato con il tradimento e ingiustamente nonostante i suoi successi contro i Turchi, «.Hoc [ingenium seu] edificium, vidi prius, quando bellum contra Turchos, cui ego interfui, gerebatur per dominum Martinum Zacharie, civem Janue, industrium utique probatum, ac strenuum hominem et fidelem, qui de Turchism, me presente, plures victories obtinuit et triumphos, qui fuit nepos domini Benedicti Zacharie condam, cujus in factis maris adhue celebris fama vivit. Prefatum ergo dominum Martinum tenet imperator nune dictus Grecorum prodicionaliter captum et indebite ac injuste in carcere vinculatum» 228. Dal momento che utilizziamo quasi esclusivamente gli scritti di Cantacuzeno, gli avvenimenti che si verificarono sono di parte e non ci permettono di valutarli con obiettività. Malgrado ciò, le sue informazioni sono state commentate molteplici volte, non solo come testo storico, ma anche per i contrasti politici che esprimono 229. Esiste certamente una differenza tra il mutamento di politica imposta ai Bizantini dalle circostanze internazionali, giusta o errata che sia, e la stesura dei fatti. L obiettività di Cantacuzeno, secondo noi, è messa in dubbio perché il suo scopo era quello di giustificare l occupazione di Chio da parte dei Bizantini nel La sua penna diventa soggettiva in quanto la sua storia fu scritta molto più tardi degli eventi. Cantacuzeno essendo bizantino, descrive i fatti accaduti a beneficio dei suoi concittadini, mentre gli oppositori sarebbero stati a lui contrari. Gli elementi che abbiamo a nostra disposizione sull occupazione di Chio da parte degli Zaccaria, mostrano che i Bizantini si trovavano alla disperazione, avendo constatato la loro impossibilità di difendere l isola dalle aggressioni sia dei Turchi che dei Catalani. Il loro 223. Gregoras, Zachariadou-Emirates, Lemerle-Aydin, Cantacuzène, Varagine-continuazione, Brochard, Bosch, Kyrris, 9-48, Kazhdan,
58 obiettivo primario era quello di ottenere l aiuto militare e l allontanamento del pericolo turco dall Asia Minore. Inizialmente i Bizantini si convinsero di concedere Chio agli Zaccaria e si decise che la concessione fosse fatta come servi imperatoris, poiché non esisteva altra soluzione. Questo nostro punto di vista si avvicina maggiormente a quanto riportato da Cantacuzeno. Le trattative politiche dei Bizantini ed il mutamento della politica da parte di Andronico III, mostrano il loro desiderio di revisione della geopolitica esistente e ciò risulta evidente nei venticinque anni successivi. Dopo la caduta di Chio, la via marittima occidentale dell Egeo si trova sempre sotto il controllo dei Veneziani, quella orientale veniva sì restituita ai Bizantini ma con tutte le conseguenze dovute alla mancanza di una flotta permanente e dalla presenza dei Selgiuchidi sulle coste dell Asia Minore. I Genovesi vengono messi in secondo piano a favore dei Veneziani. Al nuovo decorso politico seguì quasi immediatamente il tentativo di occupazione di Mitilene da parte di Domenico Cattaneo Della Volta (1336) e, un po più tardi, quella di Chio da parte di Simone Vinioso (1346). Per i Genovesi rafforzare la propria posizione nell Egeo Orientale era una questione di vitale importanza. SMIRNE La Storia della zona di Smirne intercorsa tra le due invasioni Turche ( ) ed in particolare nel XIII secolo, sono state studiate da E. Ahrweiler 230. Il castello bizantino di Smirne si ergeva sul monte Pagos a breve distanza dalla spiaggia e dominava il golfo di Smirne; per la sua posizione strategica controllava contemporaneamente le vie di comunicazione verso l interno dell Asia Minore e quelle lungo la costa da nord a sud, ma nonostante ciò il castello aveva il difetto di essere distante dalla costa, così quando mutò l importanza del golfo per la navigazione, i Bizantini furono costretti a costruire un nuovo castello sulla spiaggia. Le notizie più antiche, riguardanti il periodo che ci interessa, provengono da una serie di documenti sul monastero della Theotokos Lembiotissa 231. Al castello vecchio si fa riferimento nel 1231, cosa che lascia intendere ovviamente, che ce n era anche uno nuovo «καὶ γάρ τό χωράφιόν μου, ὅπερ κέκτημαι εἰς τό παλαιόν κάστρον τῆς Σμύρνης», mentre nel 1251 incontriamo anche un documento sul castello nuovo «ἐντός τοῦ νέου κάστρου τῆς Σμύρνης ὁσπήτια ἰδιοπεριόριστα μετά ἐκκλησίας καὶ κιστέρνης μικράς ἐξ ἀγορασίας ἀπό τοῦ Ταπεινοῦ» 232. C erano quindi, il castello bizantino e quello nuovo eretto alla fine del XII inizio XIII secolo. Sono i castelli dei Latini: Smirnae superiores e Smirnae inferiores. Questo nuovo castello aveva un porto ed un sobborgo; all inizio non aveva un nome preciso, mentre più tardi, quando lo occuparono i Genovesi, prese l appellativo di castello dei Genovesi e mai nominato nelle fonti. Il riferimento di Lemerle è dovuto, forse, ad una fonte posteriore già utilizzata anche in altri casi 233. Dopo il 1328, quando il castello nuovo fu occupato da Umur, Gregoras lo denominò «το παρά τον λιμένα φρούριον περσικόν» 234. Nel 1345 i Cavalieri di San Giovanni di Rodi, con la costruzione di 230. Ahrweiler-Smyrne, Fontrier, M.M, vol. 4, doc.ιχ (1231), doc. IV (1251) La fortezza costruita dai Turchi all entrata del golfo di Focea dopo il 1649 è ancora chiamata castello dei Genovesi Gregoras, ΙΙ,
59 una torre, danno al castello un nuovo nome in onore di San Pietro. La descrizione di Ducas è rivelatrice «οἱ τῆς Ρόδου φρέριοι στόλον κατασκευάσαντες ἀφίκοντο ἐν τῷ λιμένι τῆς Σμύρνης και ἤρξαντο οἰκοδομεῐν φρούριον ἐν αὐτῷ ὡς ἐπ ὀνόματι τοῠ ἁγίου Πέτρου» 235. Sembra probabile che il castello sia stato in seguito riparato, perché quando era in possesso dei Cavalieri di Rodi, venne costruita una grande torre (donjon), come e raffigurata posteriormente nella riprogettazione proposta in un disegno di Müller-Wiener e nella lapide commemorativa che c era sul suo portone 236. Il rapporto dei Genovesi con Smirne risulta dal trattato di Ninfeo e dagli avvenimenti successivi; vale la pena commentarlo in maniera più estensiva. Purtroppo il testo del trattato di Ninfeo, nella versione latina, si è salvato in una copia posteriore, mentre il testo greco è andato perduto togliendoci così la possibilità di un confronto. La parte del testo riguardante Smirne riporta quanto segue: «Item dedit et concessit jure proprietatis et dominii, cum plena jurisdictione mera et mixta, civitatem sive locum Smirnarum et ejus portum, cum suppositis possessionibus et districtu et habitatoribus, introitu exituque maris et terre, liberam et expeditam perpetuo possidendam, videlicet totum illud quod pertinet imperatorie majestati, salvis juribus episcopatus et ecclesiarum ipsius civitatis, et eorum militum qui sunt privilegiati in ipsa civitate in hereditate ab imperio nostro in ordine milicie, que civitas est utilis ad usum mercancionum et habet bonum portum et est abfluens bonis omnibus.» 237. Già dalle prime righe si vede che Smirne, come civitas, insieme al porto ejus portum e la zona circostante al suo territorio, viene concessa al comune di Genova in piena potestà: plena jurisdictione mera et mixta. La durata della concessione è permanente, cioè perpetua. Facciamo notare che la concessione è fatta a favore della comunità di Genova ed assume quindi molta importanza per gli sviluppi successivi. I rapporti tra Michele VIII e i Genovesi si raffreddarono con le vicende che portarono al miglioramento delle relazioni tra questi ultimi e Manfredo; il principale responsabile di queste tensioni fu Gulielmo Guerscio 238. Il malcontento di Genova affiorò quando i Bizantini, nel 1265, si avvicinarono ai Veneziani e diedero loro permesso di entrare ed uscire liberamente da Smirne, come per Anea 239. Era una situazione nuova e un duro colpo per i Genovesi i quali, dopo aver avuto la piena concessione, persero i propri diritti e da allora in poi dovettero convivere con i Veneziani. I diritti previsti dal trattato di Ninfeo si persero per sempre perché, nel 1294, i Genovesi pagano κοµµέρκιο (tassa) a Smirne 240 e dal 1304, quando Andronico II concede dei privilegi ai Genovesi di Pera e ad altre zone dell impero, Smirne viene trattata ormai come un semplice scalo, al pari di tutte le altre città «item quod concedimus parti ipsorum Januensium locum habitacionis in terra Smirnarum, et permittemus ipsos habere in eodem loco logiam, balneum, furnum, ecclesiam et alia que specificata sunt particulariter in capitulo de Calatha ut dictum est» 241. La comunità di Genova ha ormai giurisdizione solo entro i confini fissati per i suoi cittadini, ma non cessa di essere un porto importante per i Genovesi e il loro commercio si incrementa, come dimostrano i documenti notarili 242. Quarant anni dopo il trattato di Ninfeo, la mappa geopolitica della zona è mutata e l arrivo dei Selgiuchidi, il cui obiettivo era la conquista delle coste dove esistevano città come Efeso e Smirne, modificò gli equilibri del passato Ducas, Müller-Wiener-Izmir, 81-94: 68 Abb. 1: 91 Abb. 2: 93 Abb. 3: Tafel, 13 1,2: Tafel, 18 1, Manfroni, Geanakoplos, Geanakoplos, Dölger, n o TT, III, Bratianu, Belgrano-Prima serie di documenti, Balard-Caffa, 55, 442,651,
60 Il castello vecchio di Smirne cade nelle mani dei Turchi nel 1317 e come descrive Ducas, Atin, comandante dei Turchi e padre di Umur, occupò (il castello vecchio) negli anni del regno di Andronico II 243. La datazione viene confermata da Lemerle, che analizza con chiarezza gli avvenimenti sull occupazione, fatti già evidenziati in precedenza 244. Il castello nuovo, però, rimane libero fino a quando Umur non lo occupa nel 1328, dopo un anno e mezzo di assedio. Suo difensore era messier Marti che senza dubbio era Martino Zaccaria. A quali condizioni e quando Martino divenne signore di Smirne? Solo prendendo in considerazione gli avvenimenti possiamo dire quali fossero le condizioni geopolitiche, perché la presenza militare dei Bizantini doveva essere inesistente e gli unici che disponevano di un esercito erano i Cavalieri di Rodi e Martino Zaccaria. Quest ultimo assunse il governo di Chio alla morte del padre e molto probabilmente, dopo i suoi successi navali con i Cavalieri di Rodi, al comando di Schwarzburg, si pose il problema della protezione di Smirne. È quindi possibile che Martino ne avesse assunto la difesa. Possiamo stabilire meglio quando si verificò il suddetto avvenimento dalla minuta descrizione della penisola di Eritrea fatta dal dominicano Guillaume Adam, il quale descrive il possente castello «Est eciam quoddam castrum in terra firma Turchorum, a latere predicte lingue vel capitis versus aquilonem, quod quidam castrum munitissimum est per Januenses et per eosdem habitatur; cujus dominium partim est predictorum dominorum qui in supradicta insula dominantur, partim quorundum aliorum Januensium, et vix vel nunquam est quin Turchi contra istud castrum et castrum contra Turchos guerram habeant actualem. Unde frequenter ad bellum coveniunt manuale. Habet eciam portum tutum et bonum» 245. A nord della penisola dell Eritrea si può parlare dell esistenza di solo tre castelli ben fortificati, che si trovavano sotto la giurisdizione degli Zaccaria: quello di Smirne, di Focea Vecchia e, probabilmente, quello di Focea Nuova. C erano anche altri castelli fino ad Adramittio, come quello di Kimis, ma non avevano mai giocato un ruolo importante 246. Secondo Guillaume Adam, il castello si trovava anche lui in terra firma Turchorum, quindi l unico che rimane è quello di Smirne, cioè il castello nuovo. È il solo ad essere isolato ed è circondato da forze turche, ma anche l unico che si trovi in permanente stato di guerra «Turchi contra istud castrum et castrum contra Turchos guerram habeant actualem». I Turchi erano quelli che pagavano tributi agli Zaccaria per non essere disturbati, per cui la loro sfera di egemonia non può essere messa in discussione, almeno in base allo scritto di Gregoras, il quale è esplicito «αὐτος δε δραστήριος ὢν ἀνήρ καὶ συνέσει βαθείᾳ κοσμούμενος τριήρεις τε ἐναυπηγήσατο καὶ ἐληίζετο τούς βαρβάρους, ὅσοι τε τὰ ἐκεῐ τῆς Ἀσίας ᾤκουν παράλια καὶ ὅσοι λῃστρικῶς ἐς τὰς ναῠς ἐμβιβάζοντες ἑαυτοὺς τὰς νήσους παραπλέον. Καὶ οὕτω τούτους ἐφόβησαν ἐν βραχεῐ, ὡς καὶ φόρους ἐτησίους λαμβάνειν ἐκ τούτων, ὡς μὴ τὰ μέγιστα βλάπτῃ μαχόμενος» 247. Il testo di Guillaume Adam fu scritto intorno al 1328, ma si riferisce ad un periodo precedente. Da quanto sopra, concludiamo che la cosa più probabile è che Martino Zaccaria si sia insediato nel castello nuovo ( Smirne) tra il 1318 ed il 1324, secondo termini e obblighi a noi sconosciuti. Alcuni anni dopo, circa nel 1332, Ibn Battutah visita Smirne e la trova per la maggior parte in rovina 248. La successiva storia di Smirne viene dettagliatamente descritta da Lemerle e Sarnowsky e completata sotto l aspetto architettonico da Wiener-Müller Ducas, Lemerle-Aydin, Adam, Patitucci-Uggeri, La storia dei castelli Bizantini tra Kimis e Adramittio all epoca degli Zaccaria è sconosciuta Gregoras, Ibn-Batutah, Lemerle-Aydin, cit.,. Sarnowsky, Smyrna ( ), cit., Müller-Wiener-Izmir, ό.π.. 58
61 FOCEA NUOVA Nel 1293 iniziarono le scaramucce tra Genovesi e Veneziani eterni rivali, ed il motivo principale della guerra fu il dominio sugli Stretti dei Dardanelli. Il conflitto si estese prima a Coroni e a Laiazzo, più tardi a Chio, Makroniso e Methoni, culminando nella battaglia navale di Curzola ( 7 settembre 1298) dove i Genovesi con l ammiraglio Lamba Doria, conseguirono una brillante vittoria. Tra le ritorsioni dei Veneziani (1296), ci fu anche l attacco condotto da Ruggiero Morosini Malabranco contro Focea. Nella Cronaca del doge Andrea Dandolo ( ) la città è ricordata come Focea vecchia. Ma Dandolo nel momento che scrive la sua storia, sa che esistono due Focee, quindi scrive Focea Vecchia intendendo dire, molto probabilmente, solo Focea. Ma gli storici del nostro tempo, leggendo la Cronaca di Dandolo dove si parla di Focea Vecchia, proclamarono che nel 1296 esisteva anche Focea Nuova. (Se Dandolo dichiara che nel 1296 c era una Focea Vecchia, allora c è n era anche una Nuova). Errore massimo per stabilire la data della fondazione di Focea Nuova.»...His ita peractis victor Capitaneus Constantinopoli discendens Foliam veteram per Januensis injuste detentam celeriter navigavit, cepit, qua ars Saponariae ibitem fiebat, Caldaria, & quia artificial his opportune accipi fecit & Victoria Venetias est reversus» 250. Alcune informazioni del testo, come la distruzione da parte di Ruggiero Morosini Malabranco dei saponifici, che sono invece gli impianti per l estrazione dell allume, confermano ignoranza ed una pomposità eroica dell avvenimento del tutto falsa. Tanto è vero che in un documento stilato il 29 ottobre a Genova, cioè circa un mese dopo la sospensione delle ostilità, dice era stato venduto e avviato con destinazione finale Bruges, un quantitativo di allume di Focea per un valore di 3000 lire di Genova. Il valore della merce è grandissimo e conferma che la distruzione descritta era praticamente minima; l estrazione dell allume di Focea aveva già riacquistato i ritmi di un tempo La Focea di Giordano Catalani «...superlitum maris.quod tenetur per unum nobilem Januensem nomine Andreolus Cathani» non è altro che la Focea Nuova, che visitò nel Nikiforos Gregoras non fa distinzione tra la Vecchia e la Nuova; usa il nome Focea senza ulteriori precisazioni e solo dal contesto, è possibile determinare quando intenda l una o l altra città «Οἱ δὲ Ρόδιοι καὶ οἱ τὴν παράλιον Φώκαιαν οἰκοῦντες, ἣ πλησίον κεῖται τῆς Σμύρνης.» 253. Le strade che portano a Smirne passano obbligatoriamente dalla città di Menemeni, che si trova ad uguale distanza da Focea. La città cui si riferisce Gregoras è Focea Nuova, poiché nel suo racconto parla di questa città come governata dal Cattaneo «...τὴν τοῦ Φωκαέως Κατάνη» e quando questi si preparava ad una spedizione contro Mitilene, vi lasciò molti soldati «Φρουρὰν ἱκανὴν ἐγκαταλιπὼν τὴ Φώκαια...» 254. Questi avvenimenti avvennero dopo il Continuando, Gregoras racconta come Focea Nuova cadde nelle mani dei Cattaneo «...κλῆρος δ αὐτῷ περιελθὼν ἢν ἀπὸ προγόνων ἡ Φώκαια, πρὸς τοῦ βασιλέως καὶ πάππου τοῦ βασιλέως σφίσι δοθεῖσα ἐπιτροπῆς τε εἳνεκα καὶ χρημάτων τινὸς πορισμοῦ..». In un altra sua citazione, concernente il modo in cui Chio divenne dominio dei fratelli Zaccaria, scrive «κατὰ Μαρτίνου τοῦ τῆς Χίου ἐπιτροπεύοντος...ἐπιτροπεύειν μὲν τὴν νῆσον καὶ τῆν ταύτης 250. Dandolo, Roover, Lopez-Benedetto, Append. VIIII, b., 279. Non avevo modo di consultare la bibliografia riportata da Lopez, che descrive il metodo di lavorazione dell allume da Catalani (Jordanus Catalani, tome IV, 63). Ci sono altre due descrizioni note, quella di Pegolotti, , e quella, più completa, di Ducas, Gregoras, I, Gregoras, I,
62 ἐκπορίζεσθαι πρόσοδον..δοθῆναι δ' αὐτῷ πρὸ τοῦ βασιλέως καὶ πάππου τοῦ βασιλέως, ἐπιτροπῆς τε ἕνεκα καὶ πορισμοῦ χρημάτων, παλαιὰν τίνα χάριν ὀφείλοντος αὐτῷ...» 255. Vediamo quanto risponda a verità se Focea Nuova sia stata effettivamente fondata all epoca di Michele VIII Paleologo. Secondo noi, questa asserzione non sembra attendibile; prima di tutto perché nessun altro storico riporta notizie del genere e poi perché il riferimento ai Cattaneo è del tutto ingiustificato e privo di qualsiasi fondamento, in quanto Andreolo Cattaneo Della Volta fu il primo ad entrare in possesso di Focea Nuova. Nel testo si dice che Michele VIII Paleologo, concedeva le due città, Focea Vecchia e Focea Nuova rispettivamente agli antenati degli Zaccaria Benedetto I e Manuele ed agli antenati dei Cattaneo. Per quanto riguarda gli Zaccaria, l assunzione è corretta ma a quale nonno di Andreolo Cattaneo poteva far riferimento? Se Michele VIII concesse, prima del 1282, Focea Vecchia e Nuova rispettivamente agli Zaccaria e ad Andreolo Della Volta con la stessa concessione, significa che le sue informazioni erano confuse solo per quanto riguardava gli antenati dei Cattaneo. Se la concessione fosse stata effettuata da Michele VIII, o anche da Andronico II, non sarebbe stato allora necessario ritenere che Focea Nuova fosse stata conquistata da Andronico III, nel Altri due storici confermano la sua fondazione da parte di Andreolo Cattaneo olim Della Volta, ma non specificano quando. Tra loro, Giovanni Cantacuzeno ritiene che Andreas Katanias avesse costruito Focea Nuova «...οὕτω δὴ καὶ αὐτῆς Ἀνδρέας Κατανίας ἐκ Γενούας κρατήσας, ἀκρόπολίν τε οἰκοδομησάμενος καὶ κατασχὼν φρουρᾷ, τῆς ἄλλης πόλεως ἦρχεν ἀσφαλῶς...» 256. Ducas riporta invece che Focea Nuova fu costruita da Andreolo e Giacomo Cattaneo olim Della Volta. Il primo ci è noto, mentre il secondo non l abbiamo mai ritrovato nelle fonti. Quindi non c è motivo di dubitare che Andreolo l abbia costruita lui. Qui, necessariamente, dobbiamo riportare quanto detto da Ducas e cioè quando e da chi fu fatta la concessione. «ἐν ταῐς ἡμέραις δὲ τοῦ βασιλέως Μιχαὴλ τοῦ Παλαιολόγου, τοῦ πρώτως βασιλεύσαντος ἐν Παλαιολόγοις, ἦλθόν τινὲς Ἰταλοὶ αἰτοῦντες τὸ ὄρος δοθῆναι αὐτοῖς καὶ λαμβάνειν κατ' ἔτος τὸ συμφωνηθέν» 257. Il suddetto paragrafo di Ducas riguarda Focea Vecchia, mentre il seguito del testo riguarda Focea Nuova. All inizio, Andreolo aveva intenzione di costruire un piccolo castello per alloggiare le guardie e circa cinquanta lavoranti, però su sollecitazione degli abitanti della zona circostante che volevano essere difesi dai Turchi, ampliò il castello e si formò la città che venne chiamata Focea Nuova 258. Relativamente alla fondazione di Focea Nuova, c è però anche un altra segnalazione di Ducas, nella quale viene riferito che i rapporti di Andreolo con i Turchi erano tali da poter commerciare senza difficoltà. Riferisce ancora che ciò avveniva da centottanta anni «..καὶ ἀνὰ ἔτος ὁ τυχὼν ἡγεμὼν τῆς πόλης ἐξέρχεσθαι καὶ ἀσπασμὸν ποιεῖν τῷ ρηθέντι ἀρχηγῷ σὺν δώροις ἀργυρίων χιλιάσι δέκα, καὶ οὕτω ἐν εἰρήνῃ διάγειν ὁμοῦ Τοῦρκοί τε καὶ Ρωμαῖοι, μὴ ἔχοντες τὸν τυχόντα πειρασμὸν παρά τινος, ἀλλ' ἐξέρχεσθαι ἀκωλύτως καὶ ἐμπορεύεσθαι, ὁμοίως καὶ οἱ Τοῦρκοι εἰσέρχεσθαι ἀφόβως ἐν τῇ πόλει καὶ τῶν ἀναγκαίων ἀφθόνως ἀπολαμβάνειν, ὡς φίλοι συνδιάγοντες. κράτει οὖν ἡ τοιαύτη συμφωνία ἕως σήμερον, ἐγγὺς ποὺ ἔκτοτε μέχρι νῦν ρπ' ἔτη τυγχάνοντα...» Gregoras, Cantacuzène, I Ducas, Ducas, Ducas,
63 Questo passo è stato scritto nel 1455 e i centottanta anni sono da collocare prima del 1455, perché Ducas, solo prima di questa data avrebbe potuto esprimersi in questo modo, non essendo a conoscenza dell occupazione di Focea Nuova. Se sottraiamo centottanta anni dal 1455, si ha che la sua fondazione avvenne nel Questa data, per quanto si avvicini a quella della concessione di Focea Vecchia agli Zaccaria riportata da Pachimeris, non può essere esatta. Sembra incredibile che gli storici più vecchi di Dandolo di almeno una generazione, come Pachimeris e Sanudo, ambedue informati degli avvenimenti storici della propria epoca, ignorassero una tale informazione e di così particolare importanza commerciale. Il testo di Pachimeris si conclude molto probabilmente con l anno 1308, per cui non può far riferimento alla fondazione di Focea Nuova se davvero venne costruita dopo quell anno. Non si può certamente escludere la possibilità che Pachimeris fosse a conoscenza del fatto, ma non abbia ritenuto indispensabile riportarlo, giacché non si deve dimenticare che si tratta di un testo letterario e non era obbligatorio registrare tutti i fatti in ordine cronologico. In ogni modo, i bene informati Sanudo, Giacomo de Varazze e Pipino non fanno riferimento a Focea Nuova. Le contraddizioni presenti nei testi di Gregoras-Ducas, riguardanti la fondazione di Focea Nuova, possono essere spiegate solo dal fatto che, il primo confonde gli eventi relativi alla concessione di Focea agli Zaccaria, mentre Ducas copia Gregoras almeno nella nota introduttiva sulla fondazione di Focea Nuova,. Hopf ritiene che, alla morte di Benedetto I, Focea sia stata concessa per testamento al suo terzo fratello Nicolino. Questa però non era altro che la conclusione di un ragionamento basato sull idea che Manuele fosse morto nel 1288 e che Paleologo non avesse nel 1307 eredi maschi. Dunque, o per testamento o per diritto di successione abbia intestato i possedimenti a Nicolino e ai suoi due figli, Benedetto II e Martino. Con piccole differenze proseguirono nell errore prima W. Miller 260 e più tardi P. Lemerle 261. Hopf descrive come Andreolo Cattaneo olim Della Volta diventa Signore di Focea «.διώρησεν ἔπαρχον Φωκαίας τὸν Ἀνδρεολον τοῦ Ἀνδρεόλου, Κατάνιος τῆς Βόλτας, ὥστις εἶχε συζευχθῆ τὴν ἀδελφὴν αὐτοῦ Αἰλιανήν ἐπὶ τῷ ὅρω ὅν αὐτὴ ἀπέθνησκεν ἄτεκνος νὰ μένη αὐτῷ κτῆμα ἡ πόλις» 262. Paleologo Zaccaria nomina Andreolo Cattaneo della Volta Governatore di Focea Nuova; contemporaneamente gli dà in moglie sua sorella Eliana con l impegno che se avesse avuto eredi maschi avrebbe ceduto Foglia Nuova ad Andreolo. Ci è impossibile dare la nostra opinione senza avere almeno un documento che avvalori quanto sopra. Nel 1327 Venezia dà disposizioni al Duca di Creta, al Bailo di Eubea e di Costantinopoli, suoi rappresentanti in Oriente, di effettuare un possibile trattato di cobelligeranza con l imperatore di Costantinopoli, i Cavalieri di Rodi, Martino Zacharia ed altri contro i Turchi. «et omnibus aliis debeant presentire de facienda societate contra Turchos pro defensione locorum nostrorum,» 263. Tra gli aliis ci sono anche i Della Volta? È possibile, perché non rimanevano molti altri Signori ad avere interessi comuni contro i Turchi. Nella stessa epoca risulta interessante un altra citazione del dominicano Guillaume Adam sulle postazioni fortificate degli Zaccaria da Adramittio a Smirne, anche se non precisa località e nomi «cujus dominium partim et predictorum dominorum qui in supradicta insula dominantur (Chio), partim quorumdam aliorum Januensium,» 264. Focea Nuova per la prima volta si presenta alla ribalta, con certezza, quando cambia la politica di Andronico III. Dopo l occupazione di Chio, nel 260. Miller-Zaccaria, Lemerle-Aydin, 52, nota Hopf-Giustiniani, ved. l edizione greca Giomo, 89. Lemerle-Aydin, Adam,
64 1329, la condizione politica a Focea Vecchia e Nuova rimase invariata. Le due citazioni di Cantacuzeno risultano rivelatrici: «...ἠλθεν εἰς Φώκαιαν τὴν παλαιάν, οὖσαν ὑπήκοον Ρωμαίοις» e «...εἰς Φώκαιαν τὴν νέαν ἠλθεν αὐτὴ δὲ Ρωμαίους μὲν οἰκοῦντας εἰχεν» 265. Cantacuzeno differenzia la condizione politica delle due città, Folia Vecchia la considera dominio bizantino dal momento che denomina i suoi abitanti sudditi Romani (intende Bizantini), mentre quelli di Focea Nuova li definisce Romani (Bizantini) che sono solo residenti. Come si vede la differenza tra civis e habitator sembra essere per i Bizantini legalmente accettabile. Quando Andronico III arriva a Focea Nuova, dichiara ad Arrigo Tartaro, rappresentante di Andreolo, che da quel momento la città è a lui sottomessa «.νῦν μὲν εἰς Φώκαιαν ἐμοὶ ὑπήκοον οὖσαν ἐλθών...» 266, intendendo che ormai si trova sotto la giurisdizione bizantina, cosa che non era prima. Nel capitolo su Focea Vecchia abbiamo ricordato che, il 24 novembre 1319 Segueranus Salvaygus (scudo dei Salvago Tav. 5. 3) conferma di aver ricevuto da Jacobus Gentilis olim Avogarius 1000 perperi d oro-ad sagium Peyre, con la promessa di restituirli, il 15 aprile 1320, a Focea sotto forma di 742 cantari di allume di Focea o a Pera, sotto forma di 68 cantari di cera della Bulgaria 267. Ma chi è Segueranus Salvaygus e che rapporti ha con il commercio dell allume? B. Kedar ha compiuto una ricerca sulle sue attività ed è risultata una descrizione piuttosto illuminante della sua personalità 268. I suoi due fratelli, Eliano e Ambrogio Salvago, partecipano con lui ad attività commerciali e sembra che rispetto ai tre fratelli, Eliano si trovi più spesso a Genova. I rapporti dei fratelli con gli altri Genovesi, presentano particolare interesse specialmente quelli che, indirettamente, sono in relazione con gli Zaccaria. Seguiamo i documenti che abbiamo a nostra disposizione. Paleologo Zaccaria, a Gennaio e Febbraio del 1311, si trova in debito con tre commercianti genovesi Manfredo e Lucheto de Mari ed Ugolino Castagna 269 di 3000 cantari di allume di Focea, l anno seguente di altri cantari. Il Paleologo Zaccaria vende allume di Focea ad Enrico Suppa e Andriolo Cogorno 270. Con Enrico Suppa si conoscevano già in precedenza, giacché intrattenevano rapporti commerciali dal 1298, quando questi aveva ricevuto da Paleologo 650 cantari di allume per 3000 lire di Genova, solo che allora il suo socio era Baliano Grillo. La spedizione sarebbe avvenuta con una loro nave e destinazione Bruges, facendo scalo intermedio a Aigues-Mortes, spedizione che avrebbe reso un profitto del 26 % 271. Il Eliano Salvaygo e Lucheto de Mari acquistano 1000 cantari di allume di Focea terre pro alumine fasiendo e settanta ceste di mastice 272. Il Eliano Salvaygo, rappresentante dei suoi due fratelli e Paolo Doria con Lucheto de Mari rappresentanti dei tre fratelli Della Volta, vendono 1145 cantari di allume da imbarcare su una nave che parte da Genova, destinazione Bruges. Si tratta di allume proveniente da Colonia (Sebinkarahisar) a sud ovest di Trapesunta 273. Paleologo Zaccaria, a Genova, ha almeno due destinatari per l allume di Focea: Enrico Suppa 265. Cantacuzène, 388,10 e Cantacuzène, A.S.G., Not., cart. n o 51, ff. 204 v.-205r, notaio Manuel Durantis. Balard-Laiou-Otten-Froux, 19, doc Kedar, A.S.G., Not. Cart. n.149/2, ff. 7r-v, 22r-v, 23r-v. Not. Ignoti, B. IV, A.S.G., Not. Cart. n. 149/2, ff. 7r-v Doehaerd, doc A. S. G., Not. Damiano de Camogli a 1311, Quad. I, Lopez-Benedetto, 280 nota Doehaerd, docc. 1723,
65 con il quale collabora almeno dal 1298 e i due fratelli De Mari. Gli Zaccaria, in genere, hanno pochi rappresentanti o destinatari della propria merce. È una strategia storicamente accertata, come in precedenza fatta dai Di Negro. Gli Zaccaria non collaborano con altri Alberghi e il loro sforzo era di promuovere i loro commerci direttamente dal produttore al consumatore. All epoca di Paleologo, la strategia di cui sopra sembra modificarsi, dal momento che usa almeno due destinatari e il successivo trasferimento dell allume fino a Aigues-Mortes e Bruges o a Maiorca viene realizzato da altri. Contemporaneamente dal 1325 i Della Volta s interessano dell allume del Mar Nero trasportandolo da Colonia a Genova. Tra le persone che circondavano occasionalmente le due famiglie, c è Paolino Doria che nel 1285 collabora con i fratelli Benedetto e Manuele Zaccaria. Lopez ha sopravvalutato i rapporti di Paolino con gli Zaccaria, essendo genero di Benedetto, e credeva che indirettamente monopolizzassero anche l allume del Mar Nero. I rapporti di Paolino con i Della Volta furono di maggior durata, come si vede da un documento del Nel 1311 i destinatari finali degli Zaccaria sono i Salvaygo e i de Mari. Le due famiglie, a Genova, non utilizzano le stesse conoscenze. Gli interessi di Andreolo e Oberto Della Volta si svolgono a Trapesunta, come confermato dagli accordi del 1314 e , nei quali si tiene conto anche dei loro debiti 275. A Genova è attestata la loro collaborazione e nel 1306 vengono ripetutamente citati i loro nomi in atti con altri membri della fratria 276. Nel 1311 i rapporti dei Salvago con gli Zaccaria, sembrano essere buoni e non ci sorprende la facilità con cui si ottenne la riconsegna degli ambasciatori del sultano dei Mammalucchi, catturati da Paleologo mentre stavano tornando dal khan Tōķţū 277. I rapporti tra gli Zaccaria e i Della Volta possono essere considerati antagonisti, dal momento che le due famiglie sfruttano l allume proveniente da luoghi diversi. Nasce però la domanda se la fondazione di Focea Nuova sia stata effettuata dai Della Volta prima del Il 24 novembre 1319 Segueranus Salvaygus conferma di aver ricevuto da Jacobus Gentilis olim Avogarius 1000 perperi d oro ad sagium Peyre, con la promessa di vendergli a Focea, dopo il 15 agosto 1320, 742 cantari di allume o a Pera 68 cantari di cera della Bulgaria 278. E di nuovo si fa riferimento solo a Focea, senza specificare Vecchia o Nuova. A quale Focea si riferisce Segurano Salvago? Essendo in buoni rapporti con entrambe le famiglie Zaccaria e Della Volta, ciò significa che quella Nuova non era stata ancora costruita. Pegolotti che conosceva solo una Focea, ci porta alla conclusione che la fondazione di Focea Nuova avvenne molto probabilmente tra Il consolidamento della posizione di Andreolo e la possibilità di costruire un nuovo castello, significa che aveva l approvazione e la protezione di un Signore. La tolleranza dimostrata dagli Zaccaria in relazione alla costruzione del castello significa, secondo il nostro punto di vista, che non avevano la possibilità di influenzare questo sviluppo, anche in un periodo in cui Martino comincia a trovarsi al culmine della gloria. Un intervento militare da parte di Martino, malgrado disponesse della forza militare necessaria, dobbiamo escluderlo per motivi politici. Non fu Andronico III a concedere Focea Nuova ad Andreolo, poiché ciò viene confermato dal suo arrivo in loco dopo i fatti di Chio. I Bizantini non avevano diritti su Focea Nuova, mentre, al contrario, mantenevano il dominio su Focea Vecchia che era territorio bizantino dall epoca degli 274. Karpov-Trebisonda, , e in particolare De Simoni-Megollo Lercari, 513 e seguenti Muzio, nel Kedar, A.S.G., Not., cart. n o 51, ff. 204 v.-205r, notaio Manuel Durantis. Balard-Laiou-Otten-Froux, 19, doc
66 Zaccaria. Cantacuzeno, come abbiamo visto, non si esprime nello stesso modo. Le indicazioni di cui sopra lasciano spazio sufficiente per credere che la concessione ad Andreolo sia stata data da qualcun altro, probabilmente da Saru-khan, perché è a lui che Andreolo paga, come tributo annuo monete d argento e altre come regalo allo stesso Saru-khan 279. La spiegazione di cui sopra è interessante, perché coincide perfettamente con gli scritti dello storico Giorgio Stella 280, il quale riferendosi all occupazione di Focea Nuova nel 1346, da parte di Simone Vinioso, scrive che era stata una rioccupazione legittima «subtraxerant a Ianuensibus proditorie, que Ianuensium conversatio multis iam actis comodis ampliatant..» 281. È piuttosto illuminante il riferimento di Ducas su questo punto, quando scrive delle intenzioni che avevano i Cattaneo di costruire un piccolo castello, molto probabilmente dopo la concessione. Più tardi, quando le condizioni cambiarono e vollero proteggersi dai Turchi, con l aiuto della gente che abitava nelle zone circostanti, fu possibile costruire un castello più grande e proteggere un maggior numero di persone. Il modo e il momento in cui avvenne la concessione, come anche le circostanze dell insediamento di Andreolo a Focea Nuova, rimangono per il momento sconosciute. Dopo il 1329, Andreolo Della Volta e suo figlio Domenico amministrano Focea Nuova in nome di Andronico III. Un campo che potrebbe farci stabilire con relativa precisione la fondazione di Focea Nuova, è la cartografia. La prima mappa datata 1311 è di Petro Visconte, genovese con la denominazione della città: Fojia 282. La mappa successiva dello stesso autore è del 1313 e riporta solo Foia 283. Un Atlante dello stesso, che si trova nella Biblioteca Vaticana, ha un carta datata 1320 con la dicitura Foia 284. La serie di mappe seguenti è quella di Perrinus Visconte, la prima conosciuta venne disegnata nel Esiste una sua seconda mappa, senza data, ma il disegno è datato tra il 1320 e il Il nome della città è scritto con inchiostro rosso, Foia 285. La mappa successiva sempre dello stesso autore, risale al 1327 e riporta solo Fujia 286. La mappa di Angellino Dulcert, del 1339, riporta per la prima volta entrambe i nomi Folia, Folia vechia. La discussa mappa, detta Tamar Luxoro, dal nome del suo proprietario, senza data di stesura, deve essere stata prodotta in quello stesso periodo, cioè tra il 1327 e il 1339; in essa sono riportati i nomi Foia uechia e Foia, nella sua esatta posizione topografica cioè: Focea Nuova più a nord di quella Vecchia. Quando questa mappa venne pubblicata 287, si ritenne avesse una datazione anteriore al 1311, ciò venne subito messo in dubbio 288 e adesso si ritiene sia statta prodotta in un epoca successiva Ducas, Balbi-Stella, Il notaio Giorgio Stella ( ) per la stesura degli Annuali Genovesi (Annales Genuenses) utilizzò storici precedenti e materiale antico Balletto-Stella, Tesi-cartografia, cat. 88, Tav. XXI Roncière-Mollat du Jourdin, Τav K. Kretschmer, , tav Catalogue of Highly Important Maps and Atlases, 9, folding Plate Cavallo, vol. I, , tav. II Desimoni-Belgrano, C. Desimoni, , tav. VI. La mappa è conservata presso la Biblioteca Berio con indice B.C.B., m.r. Cons. II Kretschmer, 109. «Es wird allgemein als das zweitälteste Kartenwerk angesehen, obwohl ein überzeugender Grund noch nicht hat geltend gemacht werden können». 64
67 LE MONETE LA MONETA DI CONTO Il primo che si occupò di moneta di conto di Chio, relativamente al periodo degli Zaccaria, fu Domenico Promis. A lui si deve anche il primo tentativo di interpretazione della differenza tra moneta di conto e moneta effettiva a Chio, sulla base di un documento che aveva trovato nell Archivio di Stato di Genova. Il documento riveste particolare significato, perché quelli che conosciamo riportano perperi auri ad sagium Sij e sono pochissimi 289. Il suo obiettivo era quello di dimostrare che i perperi menzionati «perperos 5504 ½ auri bonos ad sagium Siy» erano moneta di conto e non monete, cosa esatta. Abbiamo ritenuto indispensabile commentare il documento stilato a Genova nel 1311, riguardante la transazione di Paleologo Zaccaria con Enrico Suppa e Andriolo Cucurno. Il documento nel suo complesso ci rivela anche altri aspetti della storia numismatica di Chio, perciò riportiamo il brano che ci interessa «Paleologos Zacharias q. D. Benedicti fassus est se debere Enrico Suppa et Andriolo de Cucurno perperos 5504 ½ auri bonos ad sagium Siy, quorum quilibet ed minus debet esse karatorum 23 auri, videlicet dicto Andreolo tertiam partem dictorum perperorum et que 3a pars est perpari 1834 et karatti 20, et dicto Enrico duas tertias partes ipsorum que due tertie partes sunt perpari 3669 et karatti 12 qui perpari debebant solvi in Foglia et si solutio predicta facta non fuisset convenerat dare et solvere dicti Anrico et Andriolo in civitata Janua in pecunia januina pro quolibet perpero non soluto L.I s.ii Janua que summa in totem ist L Janua in Palatio Communis de Mari ubi tenetur Malpaga communis Ianua circa Campanas nocturnas, qua pulsautur pro custodiis nocturnis...» 290. La moneta di conto in uso nell anno 1311 a Chio era il perpero. La sua suddivisione, i karati, erano ventiquattro per un perpero, cosa che possiamo dedurre dai conti presenti nel documento. Più dettagliatamente, dalla somma di 1/3 e dei 2/3, cioè p k p k. 12= p k.1/2 la parità equivale a p. 1= k. 24. Purtroppo una ulteriore suddivisione non viene riportata e non abbiamo altre fonti. Esistono due possibilità per il terza suddivisione della parità, che può essere espresso in denari tornesi: 4 per karato, cioè 96 denari tornesi per perpero o 16 stameni (moneta bizantina di rame) per karato o 384 stameni per perpero. Le due parità si riferiscono alle monete bizantine, cioè 1 perpero = 12 basilicon (moneta d argento) = 24 karati (moneta d argento) = 96 tornesi (moneta di mistura) = 384 stameni (moneta di rame). La parità di cui sopra deriva dall analisi di laboratorio sul contenuto in argento 291. Le parità di cui sopra sono collegate alla corrispondente metrologia bizantina, cui facciamo riferimento perché il peso dei basilicon e dei karati presenta evidenti somiglianze. Di conseguenza si deve avere qualcosa di simile anche con la terza suddivisione della parità 292. La moneta di conto perpero non cambia nel tempo, almeno nel breve periodo. La moneta di conto di Chio cambia però nel lungo periodo, infatti 35 anni più tardi, come abbiamo esposto in una nostra recente pubblicazione 293, fu trovato che p.1 = k.24 = d.288; non è 289. Promis-Scio, Pand. Rich. fogl. A, fasc. 10, A.S.G. not. D. di Camogli, cart. n. 149/2 ff. 7r-8v Morrisson-metallurgy, Grierson-D.O.P., vol. V/1, Mazarakis-Chio,
68 mutata nelle prime due suddivisioni, ma nella terza, cioè dai 24 o 16 denari per karato è svalutata a 12 denari, perché solo la terza frazione della parità può mutare anche a seconda delle necessità di slittamento naturale delle monete di conto. Lo slittamento si produce solo e soltanto quando la terza frazione è una moneta effettiva. La parità della moneta di conto perpero di Chio è simile a quella del corrispondente perpero moneta bizantina di quello stesso periodo che è pari a 24 (grani) di legno o a 96 (grani) di frumento 294. Non siamo in possesso però di elementi che ci permettano di sostenere che le due comparazioni siano uguali o che si incontrino nella stessa area geografica 295. Inoltre, il documento di cui sopra ci conferma che il perpero di Chio venne usato anche a Focea. REVISIONE DELLA CLASSIFICAZIONE DELLE MONETE. La completezza dell albero genealogico che abbiamo documentato, specialmente in relazione ai personaggi principali che hanno plasmato la storia di Chio, ed il contesto storico con tutti i mutamenti riportati sopra, ci danno la possibilità di revisionare la classificazione cronologica delle monete. Per una loro nuova classificazione, già parzialmente evidenziata in una nostra precedente pubblicazione, cercheremo qui di integrarla sulla base di nuovi elementi 296. Le difficoltà sono principalmente nell interpretazione dei nomi presenti sulle monete, giacché non vengono riportati integralmente ma vengono incise solo le iniziali. Riteniamo ovvio che il nome del dominus più anziano venga inciso per primo, seguito da quello del più giovane. Questa regola ci viene confermata dal ½ perpero con iniziali Μ P e da un matapane con P B. L unica combinazione per il primo è Manuele e Paleologo e per il secondo Paleologo e Benedetto II. Stabilito quanto sopra, l opinione di P. Lampros che le monete con Μ Β indichino Martino e Benedetto ΙΙ risulta errata, perché non può il primogenito essere registrato per secondo. L interpretazione casuale delle iniziali provoca incongruenza genealogica. Dalle monete che ci sono note, dobbiamo leggere le iniziali dei nomi come segue: M (Manuele o Martino), B (Benedetto I o Benedetto II o Bartolomeo), P (Paleologo), Ν (Nicolino). Come confermato dagli elementi storici e numismatici che abbiamo a nostra disposizione, la collaborazione tra i membri della famiglia Zaccaria è quasi sempre duplice. Quella tra i fratelli Benedetto I e Manuele viene confermata solo da elementi storici e non dalle monete, dal momento che ad oggi non se ne conosce alcuna. I loro diretti successori, lo zio Manuele e il nipote Paleologo, sono a noi noti sia da elementi storici che da un ½ perpero. Del Paleologo padre e del primogenito Benedetto II ci sono noti solo un matapane. Sui due fratelli Benedetto II e Martino esiste una documentazione storica ma non numismatica. Il padre e il figlio, Martino e Bartolomeo, sono noti per la loro parentela genealogica e compaiono in alcune monete, quali ½ perpero di due tipi, matapane, basilicon, karato. Le combinazioni delle iniziali dei nomi che ci sono note e presentano una relazione storica sono le seguenti: 294. E. Schilbach, Byzantinische Metrologie, München 1970, vd. index κεράτιον, σιτόκοκκον Laurent, La Basilicon, 50-58, in particolare A. Mazarakis-martinello, cit.. 66
69 Con due iniziali: 1. M + B, si riferisce a Martino + Bartolomeo. 2. M + P, si riferisce solo a Manuele + Paleologo. 3. P + B, si riferisce solo a Paleologo + Benedetto II. 4. Con una sola iniziale: 5. Μ, è Martino, quando era l unico Signore di Chio, nel periodo Gli elementi storici che testimoniano la sua dominazione sono molti ed in particolare il karato con san Giovanni Teologo, in cui viene denominato Dominus insule Syi, ma anche il matapane, il karato (di tipo diverso da quello precedente) e il denaro tornese. Il raro denaro tornese a nome di Martino solo manifesta, secondo noi, l intenzione di salvaguardare i propri possedimenti alla morte di suo figlio Bartolomeo. 6. Ν, l unico membro della famiglia Zaccaria con iniziale Ν è Nicolino, fratello di Benedetto I e Manuele 297. Sulle monete è comune che venga incisa la N invece della M e sembra che nella circostanza di cui sopra succeda qualcosa di simile. Non esistono elementi storici confermanti che Nicolino fosse signore indipendente di Chio. Presentiamo in allegato alla presente pubblicazione un catalogo delle monete. Per quanto riguarda le annotazioni relative alle monete, vorremmo esporre alcune interessanti informazioni e particolarità offerteci dal dritto e rovescio delle monete. Il primo tipo di perpero con lo scudo degli Zaccaria ci è noto in due tagli diversi, il primo a nome di Manuele e Paleologo 298, il secondo a nome di Martino e Bartolomeo. La loro denominazione, martinello, fu resa nota da un documento dell Archivio di Stato di Genova «... item in alia parte in una mea caxeta circa florenos viginti qui sunt in martinellis et ziliatis et denaris minutis» 299. Avevamo fatto notare l esistenza di una moneta d oro con il nome di martinello e crediamo di poterla identificare con la piccola moneta d oro di Martino Zaccaria, visto che il documento venne stilato a Chio e dall ordine in cui sono state elencate le monete, quindi la prima (martinello) deve essere d oro. La desinenza nello sottintende una piccola moneta e il riferimento al nome di Martino non lascia spazio ad altre interpretazioni, dal momento che non c è nota nessun altra moneta d oro degli Zaccaria. Se esaminiamo le iscrizioni presenti sulle monete d oro è subito evidente che manca il nome di colui che diede il diritto di conio, cioè non vediamo scritto, come sempre succede, il nome del sovrano (ad esempio il Conradus Rex nella monetazione Genovese).Immediatamente dopo l insediamento a Chio, gli Zaccaria battono una moneta d oro con le caratteristiche simili alle corrispondenti monete dell Occidente, cioè su un lato una croce, segno abituale per gli Occidentali coinvolti nelle Crociate e sull altro lo scudo degli Zaccaria, unico esempio dei Genovesi che operavano in Oriente. Chi poteva concedere diritto di conio agli Zaccaria, Genova come madrepatria o Andronico II imperatore di Bisanzio? Esistevano motivi per cui Genova poteva concedere agli Zaccaria tale diritto? Relativamente a questo argomento, esiste una citazione dalla Cronaca di Templier de Tyr, datata almeno vent anni prima (1286), nella quale si riferisce che Genova, dopo la battaglia della Meloria, occupò Pisa e concesse al suo ammiraglio Benedetto I Zaccaria il diritto di battere moneta La Ν su un matapan è stata evidenziata, senza essere commentata da Lunardi-Colonie, Mazarakis-martinello, Argenti-Chio, vol. 3, 480, doc. 1,
70 «De puis seste grant perte que Pizans resurent il furent de tout rous et ne orent plus de poer armer; et les Jeneves manderent sire Beneit Zacarie et gualees au port des Pizans et abatirent.ii. tours dou port. Et sire Beneit coingnia monee et se party et laissa.vi. gualees pour garder le port que nul ny entrast nen issist et furent Pizans mout destroit; et saches que Pizans perdirent a cele fois et par pluzors autres fois homes darmes.xxiim. des ques se trova en Jene.xviim. en prisson et perdirent guallees.lxviii. et autres leins.l. et plus et en tel point estoit Pisse con je vos dis et tous siaus quy faizeent escale par Pize la firent par Jene pour naveger en mer» 300. Si tratta, molto probabilmente, del diritto a coniare monete di necessità. Non ci sono note monete coniate da Benedetto Zaccaria a Pisa e neanche in che metallo. Questo documento è una traccia per ulteriori ricerche da parte dei numismatici. Tornando alla concessione del diritto di conio, un'altra ipotesi è che Andronico II Paleologo, imperatore di Bisanzio, desse tale facoltà avendo concesso Chio a Benedetto I e Manuele Zaccaria con lo status: ad personam come servi imperatoris. Premettiamo che gli imperatori di Bisanzio non concessero mai ad alcuno il diritto di coniare monete, specialmente in oro, perché ciò è un esclusivo diritto dell imperatore e comunque una tale deroga non è a noi nota. Concludendo, non abbiamo nessun riscontro documentale se Genova o tantomeno l imperatore di Bisanzio abbiano concesso tale diritto; tuttavia possiamo fare le seguenti considerazioni sulla monetazione di Chio: le monete d oro non hanno nessun riferimento a Genova o all imperatore, quindi non sono legali ma è una decisione autonoma degli Zaccaria ed unica nel medioevo. Le monete d argento hanno la leggenda servi imperatoris tale da ipotizzare una concessione legale tuttavia senza indicare il nome dell imperatore. Le monete di mistura non hanno alcun riferimento a Genova o a Bisanzio quindi anch esse illegali. Il secondo tipo di ½ perpero, imitazione dei perperi Bizantini presenta le iniziali Μ Β Martino e Bartolomeo, come leggiamo nell iscrizione k 9P 1 BY3B6JBK con una croce al centro e sull altro lato il Cristo sul trono. L idea che provenga dai matapani di Venezia, deve essere esclusa, perché il Cristo non tiene in mano il vangelo o qualche altro attributo. La cosa più importante, però, è che non viene riportato il nome di Andronico II, né il luogo in cui è stato coniato mentre, anche se indicativamente, queste due caratteristiche sono bizantine. A quanto sembra, le due imprecisioni sono gravi per le monete sia bizantine che occidentali. Dunque, l assegnazione ad personam come servi imperatoris che dà il diritto di conio, è un elemento nuovo nella battitura di monete bizantine. Ma, giacché non ci sono noti altri esempi simili, abbiamo preferito definire il ½ perpero un taglio privato, cioè senza validità ufficiale. Non riteniamo impossibile che ciò rientrasse nelle intenzioni degli Zaccaria. Nel ½ perpero con Cristo sul trono senza il riferimento al luogo di battitura è insolita per la monetazione occidentale. Possiamo formulare solo delle ipotesi. Un interpretazione può essere che il luogo di battitura fosse Focea Vecchia poiché, come abbiamo visto, la prima moneta d oro con M e P e la successiva con M e Β presentano la stessa figura; ed è logico quindi che non vengano usati due tagli paralleli per Chio. Una seconda interpretazione, la più probabile, è che si tratti di battitura commemorativa, che può aver incontrato reazioni a causa della mancanza di riferimento ad un sovrano e essere una imitazione dell iconografia bizantina. Non possiamo certamente escludere anche altre interpretazioni, secondo le quali il luogo di battitura non sia stato Chio o Focea, oppure Smirne. Il tema rimane per il momento aperto Templier de Tyr,
71 I matapani seguono l iconografia di quelli di Venezia. Un interessante osservazione sui matapani si deve al Dr. Bernard Schulte, il quale individuò una differenza sostanziale nello stendardo. In quelli veneziani c e una croce, mentre nei matapani degli Zaccaria c è lo scudo, cioè il primo e il quarto quadrante sono elevati rispetto al secondo e terzo quadrante che rimangono allo stesso livello della moneta (Tav. 8. 2) 301. Il primo matapane conosciuto, fu coniato da Paleologo e l iscrizione riporta anche il nome di suo figlio primogenito Benedetto ΙΙ. Una seconda differenza basilare è l aggiunta di un simbolo nascosto, un piccolo anellino, posto a destra del braccio sinistro del Cristo. La differenza facilitava la loro differenziazione visiva. Il matapane successivo fu coniato da Martino e nella leggenda appare nuovamente il doppio nominativo, ma questa volta con Martino e il figlio primogenito Bartolomeo. Esse furono coniate quasi immediatamente dopo l insediamento di Martino a Chio, nel La prima reazione nota dei Veneziani a queste moneta si concretizzò il 21 settembre Il Duca di Creta emana l ordine di sequestro delle monete coniate a Chio «...in insulam Crete de monete contrafacta Veneciarum grossis que fit in Chyo». L ultimo matapane dello Zaccaria che ci è noto è quello con una sola Μ nell iscrizione. Il suo taglio venne realizzato dopo la morte del figlio di Martino, Bartolomeo nel Martino, dopo il suo insediamento a Chio, molto probabilmente subito dopo la morte del padre Paleologo nel 1317, conia un nuovo tipo di basilicon con due varietà di castello e con le iniziali Μ Β, cioè Martino e Bartolomeo. La denominazione e la metrologia della moneta le abbiamo identificate con le monete bizantine, i basilicon, poiché non abbiamo trovato affinità con i corrispondenti grossi di Genova, il peso dei quali all epoca, era di 2,90 gr. Non possiamo avere misure precise delle nuove monete, a causa del loro numero limitato. Il peso delle otto monete, che abbiamo potuto studiare, varia tra 1,81-1,47 gr. con una media di 1,61gr.. A Bisanzio il rapporto oro:argento è 1:10,9 ed è costante tra 1295 e il Le monete d oro degli Zaccaria hanno un peso di circa 0,85 gr. ed il valore corrispondente in argento è 9,265 gr.. Il contenuto d argento nelle monete non ci è noto, ma il peso medio è, come abbiamo visto, di 1,61 gr. 303 e non differisce dal valore corrispondente del ½ perpero o sei basilicon, cioè 9,265:6=1,54 gr.. Un altro elemento è la mancanza di monete di rame degli Zaccaria per uso locale, cosa che potrebbe significare l utilizzo delle equivalenti monete di rame bizantine 304. Le due varietà di basilcon stanno nella rappresentazione del castello con sei o otto torri; inoltre su un lato della prima varietà abbiamo, nei quadranti della croce, piccole crocette che nell insieme danno raffigurazione della croce di Gerusalemme. La seconda variante ha dei punti al posto delle crocette. La somiglianza con i grossi di Cipro, almeno nella prima varietà, è evidente 305. La prima varietà con croce di Gerusalemme è a nostro avviso la più antica, e coniata molto probabilmente per breve tempo, poiché gli Zaccaria non avevano il diritto di utilizzare tale croce sulle proprie monete. Utilizzare la croce di Gerusalemme sulle monete serviva solo a propagandare le ambizioni di Martino, non perché ci fosse qualche parentela con i Lusiniani di Cipro, ma per evidenziare i suoi rapporti con il Papa, i Cavalieri di Rodi e Filippo di Taranto, tutti insieme interessati ad una nuova crociata. Dopo i suoi successi per mare, nel 1319, Martino divenne il protettore dei cristiani contro l attacco dei Turchi e Chio 301. Lo ringrazio per l informazione e per il suo atteggiamento sempre amichevole Vidulich, doc Morrisson-Monnaies et Finances, , in particolare 293 e 313, Fig Mazarakis-Some thoughts, Metcalf-Cyprus, vol.2, Mazarakis-Martinello,
72 venne considerata baluardo del cristianesimo. Le suddette attività di Martino possono benissimo essere messe in relazione con la raffigurazione della croce di Gerusalemme sulle sue monete, indipendentemente dal fatto che questa scelta fosse o meno completamente legittima. Il karato con le iniziali Μ Β su di un lato della moneta, riporta la croce degli Zaccaria con quattro punti nei quadranti, mentre sul verso un castello con tre torri delle quali, quella di mezzo, sembra più alta. Nel caso di questo karato, essendo il suo peso la metà del basilicon, secondo il nostro punto di vista, si conferma che è proprio un karato. Il secondo tipo di karato con le iniziali Μ Z e la leggenda DNS INSULE SYI, costituisce una vera sorpresa, non solo perché su un lato presenta di nuovo la croce degli Zaccaria, ma sopratutto perché sul verso è rappresentato San Giovanni Teologo in piedi e l iscrizione si conclude con lettere greche SIOhES ΘΕΟΛΟΓΟ. La relazione tra il Santo e la croce degli Zaccaria è nota, in quanto vuole ricordare il saccheggio attuato dai Turchi ai danni della chiesa di San Giovanni Teologo ad Efeso. La croce, oggetto del saccheggio, venne poi usata come mezzo di pagamento e scambiata, in seguito, con del grano proveniente da Focea 306. Infine, i denari tornesi sono del tipo dei tornesi di Chiarenza, con due varietà: la prima con la croce degli Zaccaria, eccezionalmente rara, e la seconda con il tipo consueto della croce dalle estremità schiacciate. In generale la coniazione fatta dagli Zaccaria costituisce un eccezione per l epoca e l ingegnosità dei tipi è unica. L estetica delle monete d oro è superiore a quelle di Genova, caratterizzate dalla loro monotona ripetizione della croce e castello. Gli Zaccaria vogliono confermare l indubbio successo politico ed economico della loro famiglia, collocando il proprio scudo sulle monete d oro e contemporaneamente copiano i coni Bizantini. I basilicon d argento rappresentano la croce di Gerusalemme confermando le ambizioni e gli intenti familiari. Il verso del basilicon rappresenta il castello di Chio, simile ai grossi di Genova. Nei karati si fà un ulteriore passo avanti, modificando la solita consueta con quella degli Zaccaria, simbolo religioso familiare. Nella prima varietà di karato, il rovescio della moneta rappresenta nuovamente il castello di Chio, non in prospettiva, ma in un disegno che rimarrà per più di due secoli e mezzo l elemento iconografico di riconoscimento del karato. Al contrario, la seconda varietà con San Giovanni Teologo, propaganda il rapporto tra gli Zaccaria ed il loro santo protettore, giacché possiedono la croce e sulla moneta inaugurano un iscrizione bilingue, che rimane esempio unico per l epoca. La speranza di Promis e Schlumberger che un giorno sarebbero state trovate delle monete dei primi due Zaccaria si è in parte realizzata, mentre l opinione di R. S. Lopez noi pensiamo che non siano state trovate, perché non furono coniate 307, non è stata confermata Muntaner, Lopez-Benedetto, 19, nota
73 CATALOGO DELLE MONETE MANUELE-PALEOLOGO ZACCARIA /10 1:1 2:1 1. ½ PERPERO D/ M E P ZAChARIE Scudo degli Zaccaria in cerchio perlinato. R/ CIVITAS SXI Crose patente in cerchio perlinato. Oro. Peso: 0,86 gr. Commenti: Moneta estremamente rara. Ci sono note quattro monete 1) Coll. Zunino 2) Le tre restanti coll. Privata. In tutte le monete conosciute la parola Chio è scritta con X, anziché Y, come deve essere. Fotografia: Coll. Privata. 71
74 PALEOLOGO-BENEDETTO II ZACCARIA 1309/ MATAPANE D/ P á Β Z SVII IPII S SIDOR SYI, Sant Isidoro e Manuele, in piedi e di fronte, reggono con la destra un vessillo. Lungo lo stendarlo DUX. R/ IC-XC Gesù Cristo seduto sul trono con la mano destra benedicente e la sinistra che tiene il Vangelo. Argento. Peso: 2,10 gr. Commenti: Moneta estremamente rara. 1) Coll. Vittorio Emanuele III, museo Romano, 2) Auctiones A.G., Basel, Auktion 11/ , n o 719, ex. Coll. Dolivo, ex coll. Ruggero, 3) B.N.F. 243/M2728. Fotografia: B.N.F. 243/M
75 MARTINO-BARTOLOMEO ZACCARIA :1 2:1 3. ½ PERPERO D/ M á B ZAChARIE Scudo degli Zaccaria in cerchio perlinato. R/ CIVITAS SYI Crose patente in cerchio perlinato. Oro. Peso: 0,87 gr. Commenti: Moneta estremamente rara. La sua denominazione è martinello secondo un documento dell Archivio di Stato di Genova. Ci è noto solo quello della coll. Papadopoli ex coll. Lambros. Fotografia: Coll. Papadopoli, n o 16066, museo Correr. 73
76 MARTINO-BARTOLOMEO ZACCARIA :1 2:1 4. ½ PERPERO D/ Ç á B ZAChARIE Crose patente in cerchio perlinato. R/ IC-XC Cristo sul trono. Oro. Peso: 0,86 gr. Commenti: Moneta estremamente rara. La sua denominazione è martinello secondo un documento dell Archivio di Genova. Ci è noto solo quello della coll. Vittorio Emanuele. Fotografia: Disegno dalla pubblicazione di Lambros-Chio tab. 1, n o 2. 74
77 MARTINO-BARTOLOMEO ZACCARIA MATAPANE D/ M á Β Z SVII IPII S SIDOR SYI Sant Isidoro e Martino, in piedi e di fronte, reggono con la destra un vessillo. Lungo lo stendarlo DUX. R/ IC-XC Gesù Cristo seduto su un trono, con la mano destra benedice e con la sinistra tiene il Vangelo. Argento. Peso: 2,10 gr. Commenti: Moneta rara. Fotografia: Auctiones A.G. Basel, Auktion 11/ , n o
78 MARTINO-BARTOLOMEO ZACCARIA BASILICON D/ CIVITAS SYI M á Β ZA Castello con otto torri. R/ SERVORVM INPATORIS Croce di Gerusalemme. Argento. Peso: 1,60 gr. Commenti: Moneta rara. Fotografia: Auctiones A.G. Basel, Auktion 11/ , n o
79 MARTINO-BARTOLOMEO ZACCARIA BASILICON D/ CIVITAS SYI M á Β ZA Castello con sei torri. R/ SERVORVM INPATORIS Croce patente e bisanti nei quadranti. Argento. Peso: 1,60 gr. Commenti: Moneta rara. Fotografia: Münzen und Medaillen A.G. Basel, Auktion 30/ , n o
80 MARTINO-BARTOLOMEO ZACCARIA KARATO D/ Má Β ZAChARIE Crose degli Zaccaria. R/ CIVITAS SYI Castello con tre torri e base piana. Argento. Peso: 0,80 gr. Commenti: Moneta rara. Fotografia: B.N.F., K1978/
81 MARTINO ZACCARIA MATAPANE D/ M Z S V IMPATOR S SIDOR SYI Sant Isidoro e Martino, in piedi e di fronte, reggono con la destra un vessillo. Lungo lo stendarlo DUX. R/ IC-XC Gesù Cristo seduto sul trono con la mano destra benedicente e la sinistra che tiene il Vangelo. Argento. Peso: 1,90 gr. Commenti: Moneta rara. Fotografia: Münzen und Medaillen A.G. Basel, Auktion 30/ , n o
82 MARTINO ZACCARIA 1328/ KARATO D/ M ZDNS INSVLE SYI Crose degli Zaccaria. R/ SIOhES ΘΕΟΛΟΓΟ San Giovanni Teologo benedice con la mano destra. Argento. Peso: 0,80 gr. Commenti: Moneta molto rara. Fotografia: Disegno dalla pubblicazione Tsamalis, 165, foto
83 MARTINO ZACCARIA :1 2:1 11. DENARO TORNESE D/ M ZAChARIE Crose in cerchio perlinato. R/ CIVITAS SYI Castello tornese. Mistura. Peso: 0,60 gr. Commenti: Moneta rara. È una varietà nota con croce degli Zaccaria, Promis-Scio, tab. Ι, n o 2. Fotografia: Coll. Privata. 81
84
85 83 Tav. 1
86 Tav. 2 84
87 85 Tav. 3
88 Tav. 4 1.Joannina Gulielmo Basso 2.Petrina 3.Moyseta 4.Armelina 5.Babelina 6.Vinciguerra 7.Francescina 8.Jacobina Cacennemico Barca de Volta 9.Benedetto I Barberina 10.Manuele /10 1.Eliana Grillo 2.Clarisia 11.Nicolino 5.1.Benedicta 8.1.Nicolino 9.1.Paleologo Jacobina fu. Jacobino Spinola 9.2.Argentina Paolino Doria f. Simone 10.1.Orietta Rainaldo Spinola f. Oberti de Luccoli 10.2.Barbara 1.Lucheto Nepitella 2.Simone Carmadino 10.3.Velocchia Nicoloso Doria f. Daniele 10.4.Isotta 10.5.Theodora Giovannino Giannono 11.1.Manuele Catterina Benedetto II 1331 Ginevra fu Corrado Doria Martino Maria Ghigi 2.Jacqueline de la Roche Orietta Nicolo Spinola de Luccoli Isnardo Andreola Grillo f. Percivale Eliana Domenico Cattaneo Della Volta f. Andreoli Lucia Stefano Cattaneo Bartolomeo 1327 Gulielma Palavicino Centurione Albero genealogico degli Zaccaria di A. Mazarakis. 86
89 Tav Scudo di Petro Cattaneo Della Volta (1328). 2. Scudi dei Zaccaria e Di Negro 3. Scudi dei Della Volta ( prima di 1301) e Salvago 87
90 Tav. 6 Sezione di mappa di Genova, dalla pubblicazione di Grossi Bianchi-Poleggi (tav. XIII, 206). 88
91 Tav La lapide funebre di Andrea Cattaneo olim Della Volta (dal m.s di Piaggio). Faciolo 1238, 1262, q Nicolò 1238, 1263, q Nicolò 1267, 1284, q Gabriele 1283, 1289, q Raffaele detto Nicolino 1284, 1306, 1309 Francesco Giuliano Pietro Andalo Nicolosio Andreolo 1288, q Odoardo 1309 Petrino 1292, 1306, 1309 Andreolo 1303, 1309, 1311 Manfredo Corrado Nicolino 2. Albero genealogico di E. Podestà 89
92 Tav. 8. Faciolo 1238, 1262, q Nicolò 1238, 1263, q Andreolo 1288, q Alexina Gabriele 1283, 1289, q Raffο 1284, 1309 Francesco, Giuliano Pietro,Andalo Andreolo Andreolo 1303, Manfredo Corrado Odoardo 1309 Petrino 1292, 1306, 1309 Nicolino Domenico 1. Il nostro nuovo albero genealogico di Andreolo Cattaneo Della Volta 2. Matapan di Martino Zaccaria (1,5:1) e suo particolare. 90
93 91 Tav. 9
94
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