Rosaceae. Silvia Zitti

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1 Rosaceae Silvia Zitti

2 Famiglia delle Rosaceae E una famiglia numerosa, alla quale appartengono 100 generi e oltre 3000 specie, diffuse in tutto il mondo e soprattutto nelle regioni temperate. II loro interesse deriva anche dalle numerose specie da frutto e ornamentali (peri, meli, peschi, ciliegi, susini, albicocchi, mandorli, sorbi, biancospini, agazzini, cotognastri ecc.). Si tratta di alberi, arbusti ed erbe con foglie semplici, trifogliate a composte. I fiori, isolati o riuniti in infiorescenze a racemo, ombrella a corimbo, hanno 5 sepali, 5 peta!i e numerosi stami; I frutti sono drupe, pomi e follicoli. Reperti fossili di vari generi di Rosacee risalgono al periodo Cretaceo. La famiglia è costituita da un elevato numero di generi e specie, assai diversificate in fatto di habitus, struttura fiorale e tipi di frutti, tanto da essere suddivisa in varie sottofamiglie, tra queste ultime sono ben rappresentate nei nostri climi tre sottofamiglie: Rosoideee, Maloidee e Prunoidee. Rosoidee: Rosa, Rubus, Dryas, Fragaria, Potentilla, Sanguisorba, Agrimonia, Geum, Maloidee: Malus, Pyrus, Cydonia, Sorbus, Crataegus, Cotoneaster, Pyracantha, Amelanchier, Mespilus, Prunoidee: Prunus Relativamente alle specie legnose, sia arboree che arbustive, nelle Marche sono presenti, allo stato spontaneo, i generi Rubus, Rosa, Pyrus, Malus, Sorbus, Amelanchier, Cotoneaster, Pyracantha, Crataegus, Mespilus. II genere Prunus è presente con specie sia spontanee che spontaneizzate.

3 ALBERI ERBE ARBUSTI

4 Foglia trifogliata Foglia semplice Foglia composta

5 Fiori isolati o riuniti in infiorescenza

6 stilo ovario stimma stami petali sepali ricettacolo peduncolo Fiore ermafrodito: stami numerosi + ovario uni o pluricarpellare Perianzio: 5 PETALI + 5 SEPALI

7 a-ovario supero (stami e perianzio ipogini) b-ovario semiinfero (stami e perianzio perigini) c-ovario infero (stami e perianzio epigini) L ovario supero è considerato il più primitivo

8 Ovario infero (Rosa)

9 Frutti molto diversificati Achenio Frutti composti (more) Drupa Pomo

10 La famiglia è costituita da un elevato numero di generi e specie, assai diversificate in fatto di habitus, struttura fiorale e tipi di frutti, tanto da essere suddivisa in varie sottofamiglie, tra queste ultime sono ben rappresentate nei nostri climi tre sottofamiglie: Rosoideee Maloidee Prunoidee.

11 Rosacee Le più comuni Rosacee spontanee che interessano il territorio dell Appennino centrale: ROSOIDEE Rosa canina, R. arvensis, R. sempervirens, Rubus idaeus, R. ulmifolius MALOIDEE Malus sylvestris, M. florentina, Pyrus pyraster, Crataegus monogyna, C. laevigata, Pyracantha coccinea, Mespilus germanica, Amelanchier ovalis, Sorbus domestica, S. aucuparia, S. torminalis, S. aria, Cotoneaster nebrodensis PRUNOIDEE Prunus spinosa, P. avium, P. mahaleb

12 Rosacee Prospetto per la determinazione dei generi di taxa ad habitus legnoso: 1. Fiori solitari, terminali Gen. Mespilus 1. Fiori in fascetti, racemi o corimbi, per lo più ascellari 2 2. Carpelli uno; ovario supero; frutto con un solo seme (drupa) Sottofam. Prunoidee Gen. Prunus 2. Carpelli numerosi 3 3. Carpelli assai numerosi; ovario infero Sottofam. Rosoidee 3. Carpelli sino a 5; ovario semiinfero; frutto con più semi Sottofam. Maloidee 4 4. Fiori piccoli (meno di 2 cm in diametro ); il frutto è una drupa polisperma 5 4. Fiori grandi (2-4 cm in diametro); il frutto è un pomo 6 5. Rami inermi; endocarpo membranaceo o cartilagineo sottile Gen. Sorbus 5. Rami spinosi; endocarpo osseo Gen. Crataegus 6. Fiori bianchi; antere rosso-violacee; frutto non ombelicato alla base Gen. Pyrus 6. Fiori rosei; antere gialle; frutto ombelicato alla base Gen. Malus

13 Rosoidee Ovario infero o semiinfero, carpelli numerosi, frutto ad achenio o drupeola Specie erbacee ed arbusti spinosi Dryas octopetala Fragaria vesca Sanguisorba minor Rosa canina Rubus ulmifolius

14 Specie erbacee Rosoidee Fragaria, Geum, Agrimonia, Potentilla, Sanguisorba Specie legnose Rubus idaeus, R. ulmifolius Rosa canina, R. arvensis, R. sempervirens,

15 Genere Rosa Rosa pendulina Le Rose sono arbusti con rami sarmentosi, rampicanti, spinosi, diffusi, con oltre 100 specie (ma secondo alcuni Autori le specie sarebbero circa 500), nelle regioni temperate e subtropicali dell'emisfero boreale.. Le Rose nostrane vivono nei boschi, nei cespuglieti e nelle siepi, nei pascoli sassosi e sulle rupi, dal piano basale fino a quello culminale. Regine dei fiori, le Rose sono note fin dall'antichità per la loro bellezza e il loro profumo e da tempi immemorabili sono impiegate largamente in floricoltura. Dai fiori si estrae un'essenza utilizzata in profumeria; i frutti sono ricchi di vitamina C, oltre a essere diuretici, antidiarroici e disinfettanti.

16 Genere Rosa L origine del nome Ci sono varie ipotesi sull origine del nome. Secondo alcuni, dovrebbe derivare dal celtico rhood tradotto nel greco rhoan e quindi nel latino rosa; secondo altri, invece, dal sanscrito vrodche significa "flessibile", con riferimento alla flessibilità dei rami.

17 Principali caratteri morfologici Le Rose sono arbusti con rami sarmentosi, rampicanti, spinosi Le foglie sono alterne, imparipennate, a margine generalmente dentato I fiori sono bisessuali, hanno corolla grande costituita da 5 petali variamente colorati, il calice è formato da 5 sepali interi o laciniati. Gli stami sono molto numerosi. Il ricettacolo, a forma di coppa, a maturazione diventa carnoso dando origine Ad un falso frutto chiamato cinorrodio, che contiene i veri frutti, i quali sono degli Acheni circondati da numerose setole rigide.

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19 Le rose spontanee Nelle regioni temperate e subtropicali dell emisfero boreale sono oltre duecento le specie di rose spontanee che a loro volta presentano numerose varietà. Le specie di rose spontanee presenti oggi in Italia sono circa 25. Tutte le attuali rose coltivate sono il risultato di molteplici incroci e successive selezioni che originano ibridi di incerto posizionamento sistematico. Le Rose nostrane vivono nei boschi, nei cespuglieti e nelle siepi, nei pascoli sassosi e sulle rupi, dal piano basale fino a quello culminale

20 Complessità sistematica Il genere Rosa L identificazione delle rose, ad eccezione di poche specie, è molto difficile, soprattutto a causa delle frequenti ibridazioni. Il problema della compessità sistematica delle rose è assimilabile a quello dell affine Genere Rubus comprendente tutti i nostri rovi. Queste difficoltà sono dovute anche alla scarsa diffusione di opere moderne che Permettano di determinare agevolmente queste piante. Principali caratteri identificativi Morfologia e indumento dei peduncoli fiorali, del ricettacolo fruttifero o cinorrodio dei sepali, degli stili, delle foglioline. La presenza o assenza ad esempio di pelosità o ghiandolosità su alcuni di questi organi è un carattere discriminante fondamentale per distinguere le varie specie. Ha invece di solito scarsa importanza il colore dei petali che è generalmente roseo, bianco-roseo o bianco ed è abbastanza variabile anche nella stessa specie.

21 Stami Stili Sepali Ricettacolo Stili in colonna Stili liberi Peduncolo fiorale Stili liberi villosi Foglia Stili poco sporgenti Rachide foglia Sepali interi Sepali laciniati Fogliolina Nervatura Sepali eretti Sepali riflessi Denti semplici Denti composti

22 Gruppo di Rosa canina Le specie appartenenti al gruppo di Rosa canina sono le più diffuse e comuni del genere. All interno di questo gruppo, oltre alla vera Rosa canina, che è sicuramente una delle più comuni, vi sono altre specie strettamente imparentate a questa, che si distinguono per caratteri minuti e spesso poco osservabili a occhio nudo, come la pelosità delle foglie, il tipo di dentatura fogliare, ghiandole su peduncoli fiorali ecc. Tutte queste specie sembrano condividere gli stessi ambienti e le conoscenze attuali non permettono di tracciare differenze sulla rispettiva ecologia. Comunque sia, di questo gruppo complesso, nel nostro territorio accanto a Rosa canina è accertata la presenza di Rosa corymbifera, R. nitidula, R. subcollina, ma ulteriori e più approfondite ricerche potranno certamente provare la presenza di altre entità.

23 Rosa canina L., rosa selvatica, rosa canina MORFOLOGIA Arbusto caducifoglio di 1-3 m, con ampia ramificazione eretto-scandente, con fusti principali poco ramificati, glabri; spine robuste e arcuate. Foglie: alterne, hanno 5-7 foglioline da ellittiche a ovate, di 9-25 x mm, con pelosità e seghettatura variabile e ghiandole assenti o presenti solo sul picciolo, le nervature ed i denti. Fiori: sono isolati o riuniti in corimbi di pochi elementi; peduncoli di mm; sepali laciniati, riflessi a maturita e poi caduchi; petali bianco-rosei, larghi mm e lunghi mm; stami numerosi con antere gialle; stili liberi. Frutto: subgloboso-ellissoide o piriforme, rosso, lungo 2-2,5 cm, detto cinorrodio. ECOLOGIA Fiorisce da maggio a luglio; i frutti maturano in autunno. Specie eliofila, vive nei boschi radi e ai loro margini, negli arbusteti, nelle siepi, nelle radure e nei pascoli sassosi, dal livello del mare fino a 1500 m.

24 Rosa canina

25 Rosa canina Proprietà ed usi: i frutti sono ricchi di vitamina C, acidi organici, tannini, pectine carotenoidi e soprattutto bioflavonoidi, pigmenti naturali dall importante azione antiossidante. La vitamina C è sinergica con i bioflavonoidi, aiuta la cicatrizzazione di ferite, ustioni, gengive sanguinanti, abbassa l incidenza dei coaguli sanguigni, previene le infezioni virali e batteriche. Pianta antinfiammatoria, antiallergica, astringente, blandamente diuretica, cicatrizzante, antisettica, vasoprotettrice. In medicina per uso interno: in caso di raffreddori, influenza, gastrite e diarrea. I frutti si usano per preparare sciroppo, impiegato come integratore alimentare, in particolare nella dieta dei neonati e usato dall industria farmaceutica come aromatizzante delle medicine. Gli estratti dei frutti si aggiungono alle pastiglie di Vitamina C. I petali sono utili per combattere la diarrea, il mal di gola se spremuti, possono essere usati per preparare un buon collirio.

26 Rosa arvensis Hudson, rosa cavallina CARATTERISTICHE Arbusto caducifoglio di 0,5-3 m, a rami arcuati, piuttosto gracili, striscianti o lianosi, glabri, più o meno bluastri e pruinosi, con aculei arcuati o anche dritti. Foglie: sono composte da 5-7 (raramente 9) foglioline, con pagina superiore un po' lucida e glabra, quella inferiore piu chiara e pelosa nelle nervature, a margine seghettato (a volte con doppie seghettature). Fiori: isolati o riuniti in infiorescenze di pochi elementi con lunghi peduncoli ricchi di peli ghiandolari; sepali interi o con 1-2 appendici lineari per lato, riflessi dopo la fruttificazione e caduchi; petali bianchi, inodori, lunghi mm; stili concresciuti in colonna glabra o con pochi peli. Frutti: ovoidi, glabri, rossi, lunghi mm. ECOLOGIA Fiorisce da maggio a luglio; i frutti maturano in autunno.vive nelle boscaglie, nei cedui e ai margini dei boschi; predilige suoli fertili, neutri o moderatamente acidi, dal piano fino a 1700 m circa.

27 Rosa arvensis Hudson, rosa cavallina

28 Rosa sempervirens L., rosa sempreverde, rosa di San Giovanni MORFOLOGIA Arbusto sempreverde di 1-5 m, strisciante o rampicante, con spine curve. Foglie sono a 3-7 foglioline lanceolato-acuminate, le maggiori di 2x3,5 cm, glabre, verde-scuro e lucide di sopra, con seghettatura semplice. Fiori in corimbi terminali, con peduncoli peloso-ghiandolosi; sepali interi, riflessi a maturità, caduchi; petali bianchi, cuoriformi, di mm; stami numerosi con antere gialle; stili concresciuti in colonna pubescente. Frutto: subgloboso, rosso, di 8-10 mm. FENOLOGIA Fiorisce a maggio-giugno; matura i frutti a settembre-ottobre. ECOLOGIA Specie eliofila, è specie caratteristica della macchia mediterranea, nelle leccete costiere, oltre che nei boschi termofili supramediterranei e nelle siepi, dal livello del mare fino a m di altitudine. È una pianta di discreto valore ornamentale, senza particolari esigenze ambientali, adatta per parchi e giardini ove può crescere in siepi o rivestire cancellate e muri, grazie alle sue caratteristiche di arbusto sempreverde rampicante.

29 Rosa sempervirens

30 Rosa gallica L. Molto più rara. Arbusto alto fino a un metro, spiccatamente stolonifero e formante folti cespugli. Fiori solitari, grandi e di colore rosa-porporino. Fusti e rami fittamente rivestiti di aculei di varie dimensioni. Foglie coriacee, pelose e ghiandolose nella pagina inferiore, peduncoli con setole ghiandolari. Frutti rossi e ispido-ghiandolosi. Attualmente è nota di pochissime località soprattutto al nord delle Marche sul Monte Carpegna e nella parte meridionale sui Monti della Laga.

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32 Rosa agrestis e Rosa micrantha Sono due specie molto affini fra loro. Hanno lo stesso portamento di Rosa canina dalla quale si distinguono per alcuni caratteri. Rosa agrestis si riconosce per le foglioline cuneate alla base, i peduncoli fiorali glabri ed è molto più diffusa dalla pianura al livello della faggeta, negli stessi ambienti di Rosa canina. Foglioline: molto lucide sulla pagina superiore, piccole, con odore di mela e molto ruvide nella pagina inferiore per l abbondante presenza di ghiandole sulla pagina inferiore, non solo sulle nervature, facilmente percepibili al tatto. Rosa micrantha è molto più rara della precedente e diversa per le foglioline arrotondate alla base e i peduncoli fiorali ghiandolosi, è conosciuta di poche località del settore montano, ove si trova soprattutto in radure e luoghi boschivi.

33 Rosa agrestis

34 Rosa micrantha

35 Rosa pimpinellifolia L. Specie assai caratteristica che vive in pascoli e radure delle montagne più elevate: nelle Marche può essere osservata sul Monte Catria, sul Monte Nerone e sui Monti Sibillini. Forma spesso ampie colonie. Assomiglia come portamento a Rosa gallica, ma è molto più robusta. Fusti: eretti alti fino un metro, provvisti di abbondanti spine diritte frammiste ad aculei deboli e sottili (per questo viene anche detta spinosissima). Fiori:solitari e generalmente di un caratteristico colore bianco-giallastro. Foglie: foglioline, da 5 a 11, piccole, da suborbiculari a ellittiche, i sepali sono interi ed eretti dopo la fioritura. Frutti: più o meno globosi, dapprima rossi poi bruno-nerastri.

36 Rosa villosa E una delle specie più rare e interessanti, nota finora per il territorio di Massa Trabaria, nel Montefeltro, ove vive all interno della faggeta e nelle radure. Si riconosce agevolmente per avere sepali laciniati o interi, eretti, foglie tomentose e ghiandolose con odore resinoso, petali di un rosa vivo, peduncoli e frutti setoloso-ghiandolosi.

37 Rosa pendulina L. Altra specie piuttosto interessante, presente in diverse località dell Appennino, in ambienti rupestri di tipo ghiaioso o roccioso e nelle radure delle faggete. Si riconosce agevolmente per i sepali interi, eretti, foglie glauche, petali di un rosso vivo, peduncoli ripiegati in basso a maturità e frutti di forma ovale-affusolata.

38 Genere Rubus I Rovi sono piante erbacee o arbustive con rami sarmentosi da eretti a prostrati, inermi o spinosi; possono essere glabri, pelosi o ghiandolosi, diffusi in molti ambienti di tutti i continenti. Controverso è il numero delle specie, essendo la sistematica del genere molto complessa; le specie più o meno ben caratterizzate dovrebbero comunque essere 400; numerosissimi sono gli ibridi. Le foglie sono generalmente composte; i fiori, bisessuali, vanno dal rosa al bianco, sono solitari o riuniti in infiorescenze. I frutti sono delle piccole drupe riunite in frutti composti ( le cosiddette more di rovo). I Rovi sono noti da tempi antichissimi ed il loro interesse è legato soprattutto all uso alimentare dei loro frutti, in particolare del Lampone e di alcuni rovi comuni. Le foglie sono ricche di tannini; nella medicina popolare vengono indicate come utili per i casi di diarrea e di emorroidi, come decotto vengono usate per curare le gengiviti. In qualche contrada i germogli vengono mangiati lessi come gli Asparagi.

39 Genere Rubus Il nome generico Rubus, deriva dal latino (rubus = rosso), con allusione al colore rossastro delle radici e, forse più propriamente al fatto che nell antichità queste piante venivano usate come coloranti. Per avere un idea della complessità della sistematica del genere Rubus basti pensare che gli autori dell Europa centrale (area a più intensa speciazione) hanno descritto, attraverso un accentuata analisi della variabilità, oltre 8000 specie! Pignatti (1982) sostiene che, ad eccezione di Rubus saxatilis e di Rubus idaeus, è del tutto illusorio sperare di riconoscere le specie di rovo in natura ; lo studio deve essere sempre fatto a tavolino su esemplari raccolti secondo particolari criteri. Sempre Pignatti cita per l Italia oltre 40 specie. Nelle Marche ne sono state segnalate dai vari Autori una ventina. Di queste R. Saxatilis è erbacea perenne, le altre specie sono nanofanerofite. Ricordiamo infine le specie più comuni e cioè: R. idaeus, R. ulmifolius, R. canescens (ostrieti e querceti aridi), R. caesius (boschi fluviali ed ambienti umidi).

40 CARATTERISTICHE Arbusto sarmentoso, alto 1-2 m, con rami piu o meno eretti e con deboli aculei. Le foglie sono 3-fogliate o pennate a 5 foglioline, lanceolate e poco seghettate sui margine, di sotto sono bianco-tomentose ed hanno un picciolo spinoso, lungo 2-4 cm. Fiori di circa 10 mm di diametro, con 5 sepali verdi e 5 petali bianchi, ovati, riuniti in cime di pochi elementi. Il frutto composto da drupeole rosso-feltrose, a maturità si staccafacilmente dal ricettacolo. Rubus idaeus L., lampone. ECOLOGIA Specie nitrofila, vive nei boschi montani e subalpini di caducifoglie e di conifere, fino a 2000 m, preferisce stazioni soleggiate delle schiarite forestali e suoli profondi e freschi. Spesso si comporta da specie pioniera su morene e macereti. E specie caratteristica dei megaforbieti della classe Epilobietea angustifolii. DISTRIBUZIONE Comune nei boschi di faggio ed ai loro margini in tutto il piano montano. UTILIZZAZIONE Contiene vitamine dei gruppi B e C, sali minerali, zuccheri. Per il suo gusto particolare e gradevole, viene utilizzato sia per preparare sciroppi, gelatine, e marmellate, sia come correttivo in prodotti medicinali sgradevoli.

41 Rubus ulmifolius Schott, rovo comune CARATERISTICHE Arbusto con fusti sarmentosi arcuati o striscianti, radicanti all estremità, lunghi da 1 a 2,5 m circa, glabri o con leggera pubescenza appressata, pruinosi, scanalati e provvisti sulle coste di robusti aculei. Le foglie sono persistenti, coriacee, palmate a 3-5 foglioline con pagina superiore glabra e verde-scuro e pagina inferiore tomentosa, a margine seghettato; somigliano vagamente alle foglie di Olmo (da qui l'epiteto specifico). I fiori sono riuniti in dense infiorescenze a pannocchia ed hanno corolla generalmente rosea, di rado bianca. I frutti composti, aderenti al ricettacolo, sono formati da drupeole nere a maturità. ECOLOGIA Fiorisce da maggio a luglio, a seconda dell'esposizione e dell'altitudine; i frutti maturano da agosto a ottobre. E specie invadente nei boschi cedui, nelle siepi e negli incolti, dalla pianura fino a m. DISTRIBUZIONE Europa occidentale e centro-meridionale, Africa settentrionale.

42 Rosoidee erbacee: Fragaria vesca Proprietà: dietetiche, aperitive, depurative, diuretiche, antiinfiammatorie. Parti usate rizoma e foglie. Il frutto è ricco di vitamina C, A, B e zuccheri.

43 Sanguisorba minor Fiori all apice spiga sono femminili, quelli al centro ermafroditi,quelli in basso maschili. Hanno 4 sepali con apice acuto verdi o porpora. Mancano i petali. Aromatizzante (insalate), aperitiva, digestiva,antiemorroidale e lenitiva contro scottature (uso esterno).

44 Geum urbanum Usi: stimola l appetito ed il buon funzionamento apparato digerente. Buon potere astringente,usata anche come colluttorio per infiammazioni bocca e mal di denti.

45 Maloidee (Carpelli sino a 5; ovario semiinfero; frutto con più semi) Malus Pyrus Sorbus Crataegus Cotoneaster Pyracantha Amelanchier Mespilus M. sylvestris, M. florentina P. pyraster, P. amygdaliformis S. domestica, S. aria, S. torminalis, S. aucuparia, S.chamaemespilus C. monogyna, C. oxyacantha C. nebrodensis P. coccinea A. ovalis M. germanica

46 Malus sylvestris Miller (melo selvatico) MORFOLOGIA Arbusto o alberello alto fino a 6 m, raramente fino a 10 m, con rami numerosi, induriti e spinescenti all'apice. II frutto è globoso o ovato, acidulo, di 2-3 cm, di colore variabile dal verde al giallo al rosso, a polpa molto aspra. Fiorisce ad aprile-maggio; i frutti maturano tra luglio e settembre. ECOLOGIA Vive nei boschi di latifoglie planiziari, submontani e montani, ai loro margini e nelle radure, oltre che in stazioni aride.

47 MORFOLOGIA Malus florentina (Zuccagni) Schneider Cespuglio o alberello senza spine, foglie a contorno ovato-cuoriforme, irregolarmente lobate e seghettate, verde scure di sopra e bianco-tomentose di sotto. Fiori in corimbi, sepali caduchi, petali bianchi, frutto ellissoideo (1 cm) rossopallido. ECOLOGIA Vegeta dal piano collinare a quello basso montano. E presente in modo assai sporadico nei boschi submediterranei dell appennino.

48 Genere Crataegus I BIANCOSPINI I biancospini sono arbusti o piccoli alberi, generalmente spinosi, comprendenti circa 200 specie (ma secondo alcuni Autori sarebbero molte di più) diffuse nelle regioni temperate dell'emisfero boreale.le loro foglie, caduche, sono dentate, lobate o pennatifide e i fiori, bianchi nella maggior parte delle specie, sono generalmente riuniti in infiorescenze corimbose. I frutti sono dei piccoli pomi. I Biancospini sono molto decorativi sia nel periodo della fioritura sia in autunno e in inverno, quando si ricoprono di ricche e vistose infruttescenze; per tale motivo alcune specie sono utilizzate nei giardini e nelle siepi. II nome Crataegus deriva dal greco cratos con riferimento alla durezza del legno, che è molto ricercato dai tornitori perchè può essere ben lucidato. Proprietà: fiori e frutti hanno proprietà cardiotoniche, diuretiche, ipotensive, sedative. Nelle Marche sono presenti C. laevigata e C. monogyna. CHIAVE PER IL GENERE CRATAEGUS 1 Foglie piu o meno profondamente divise in 3-7 lobi quasi interi o grossolanamente dentati nella parte superiore; stili 1; semi 1 C. monogyna 1 Foglie a 3-5 lobi poco profondi e dentati; stili 2-3; semi 2 C. laevigata

49 Crataegus monogyna Jacq. MORFOLOGIA Arbusto o piccolo albero caducifoglio alto fino a 6 m, con spine corte e chioma espansa e intricata. Foglie con picciolo di 1-3 cm, a lamina coriacea lunga 2-5 cm, da rombica o ovale, con 1-4 incisioni profonde per lato; lobi a margini paralleli, sinuoso-crenati o grossolanamente dentati nella parte superiore; base fogliare tronca o ampiamente cuneata. Fiori con 5 petali bianchi subrotondi, riuniti in infiorescenze terminali a corimbo. Fruttocondiametrodi6-9mm,rosso,lucidoeglabro,conunsoloseme.Fioriscead aprile-maggio; fruttifica in estate. ECOLOGIA Specie eliofila, moderatamente xerofila, frugale, vive nei boschi luminosi e ai loro margini, nelle radure, nelle siepi, dal piano fino a 1500 m circa; assieme a molti arbusti è un componente degli stadi di ricostruzione dei boschi a dominanza di Querce. DISTRIBUZIONE Europa, Asia sud-occidentale e Africa settentrionale. Comune in tutto il territorio. Di difficile distinzione da C. laevigata con il quale spesso si ibrida. UTILIZZAZIONI ED ETNOBOTANICA Il decotto di foglie e fiori e usato nel mal di gola. Con i fiori si può preparare un decotto cardiotonico ed emolliente.

50 Crataegus laevigata (Poiret) Dc Sinonimo: C. oxyacantha L. MORFOLOGIA Arbusto o piccolo albero caducifoglio alto 1-6 m, provvisto di spine robuste. Foglie a lamina coriacea, ellitticoobovata, con 1-2 incisioni poco profonde per lato; lobi dentellati; base fogliare acutamente cuneata. Fiori con 5 petali bianchi, riuniti in corimbi terminali; stili generalmente 2. Frutto con diametro di circa 1 cm, rosso scarlatto, lucido e glabro, contenente 2 semi. ECOLOGIA Specie mediamente eliofila, vive nei boschi di latifoglie decidue e nelle radure fino a 1200 m. Rispetto a C. monogyna, è piu fortemente legato all'ambiente forestale, meno agli aspetti di margine ed alle siepi.. DISTRIBUZIONE Europa settentrionale e centro-occidentale. In Italia è presente in tutto il territorio, con esclusione delle Isole, anche se raro. Secondo. Pignatti (1982) l'area è però da precisare, in quanto molte segnalazioni si riferiscono ad individui atipici di C. monogyna o ad ibridi. E presente in tutta la regione, ma in modo sporadico

51 Genere Sorbus ISORBI Le specie del genere Sorbus sono alberi o arbusti caducifogli diffusi, con oltre 100 specie, nelle regioni temperate dell'emisfero boreale. Molto simili ai Peri, un tempo venivano compresi nel genere Pyrus. Le foglie sono intere, lobate o pennate. I fiori, bianchi o rosei, sono riuniti in infiorescenze corimbiformi. I frutti sono dei piccoli pomi; le sorbe (o sorbole) di S. domestica, molto aspre quando sono acerbe, diventano gustosissime a completa maturazione; a tale proposito sembra che il nome derivi dal celtico sor = aspro.i sorbi sono noti da tempi antichissimi e sono citati nei classici latini che si occupano di agricoltura. Di essi si sono ottenute diverse varietà da frutto ed ornamentali. I sorbi spontanei rivestono un ruolo importante sia come componenti delle cenosi forestali sia come riserva di cibo della fauna attiva durante l'inverno. In Italia sono presenti S. domestica L., S. torminalis (L.) Crantz, S. aria L. Crantz (tutto il territorio), S. aucuparia L. (tutto il territorio ad eccezione della Sardegna), S. chamaemespilus (L.) Crantz (Alpi, Appennino settentrionale, Abruzzo), S. graeca (spach) Kotschy (Appennino meridionale), S. umbellata (Desf.) Fritsch (dubbio in Sicilia, segnalato anche in Abruzzo), S. mougeotii Soy-Will et Godr. (Alpi occidentali e centrali). Nelle Marche sono segnalati S. domestica, S. aucuparia, S. torminalis, S. aria. E un genere difficile da determinare, data la presenza di complessi di ibridi con molte forme affini nelle varie zone geografiche.

52 Sorbus CHIAVE PER IL GENERE SORBUS 1 Foglie imparipennate. 2 1 Foglie semplici. 3 2 Foglioline seghettate nei due terzi superiori; gemme fogliari glabre e vischiose; stili 5; frutto di 2-3 cm, a maturità giallo-bruno. S. domestica 2 Foglioline seghettate nei tre quarti superiori; gemme fogliari tomentose, non vischiose; stili 3-4; frutto di circa 1 cm, a maturità rosso scarlatto. S. aucuparia 3 Petali oblunghi, rosei, eretti; foglie solo dentate, non lobate, le adulte verdi e glabre di sopra, piu o meno pubescenti ma non tomentose di sotto. S. chamaemespilus 3 Petali rotondeggianti, bianchi; foglie lobate, o se non lobate, bianco-tomentose inferiormente. 4 4 Foglie lobate a lobi acuti, glabre op raramente pubescenti di sotto; frutti bruni a maturità S. torminalis 4 Foglie sempre bianco-tomentose inferiormente; frutti giallicci o rosso-arancione a maturità. S. aria

53 Sorbus domestica L., sorbo comune, sorbo domestico MORFOLOGIA Albero alto m, longevo e a crescita lenta, con tronco dritto a corteccia bruna che con l'eta si fessura e si sfalda; rami grigi, prima tomentosi, poi quasi glabri. Le foglie sono alterne, lunghe fino a 20 cm, imparipennate, con 6-10 paia di foglioline intere. II frutto è subgloboso o a forma di pera, lungo 2-4 cm, dapprima di colore giallo-rossiccio, a maturità bruno e dolce. Fiorisce a maggio; i frutti maturano a luglio-agosto. ECOLOGIA Vive nei boschi supramediterranei, fino a 800 m circa di altitudine. DISTRIBUZIONE Europa meridionale, Bacino Mediterraneo. In tutto il territorio italiano, rara al Nord. UTILIZZAZIONI E ETNOBOTANICA Un tempo la coltivazione della pianta era molto diffusa; ora non più. Le sorbe si dovrebbero raccogliere ben mature, ma generalmente la raccolta si fa quando sono ancora acerbe, per poi farle ammezzire fra la paglia in luoghi asciutti. Ricche di tannino, alle sorbe vengono riconosciute proprietà astringenti e antidiarroiche; contengono inoltre vitamina C e sorbitolo, un alcool utilizzato come succedaneo dello zucchero dai diabetici.

54 Sorbus domestica L. sorbo domestico

55 Sorbus aucuparia L., sorbo degli uccellatori MORFOLOGIA Arbusto o albero alto 3-15 m, a tronco snello, con corteccia bruna, liscia e lucida da giovane, poi fessurantesi con l'eta; chioma rada, ovato-arrotondata. Foglie alterne, imparipennate, lunghe cm, con 4-9 paia di foglioline a margine intero nel quarto prossimale e seghettate nel resto, verde-scuro superiormente, glauche inferiormente. Fiori riuniti in ricche e vistose infiorescenze a corimbo; calice tomentoso; corolla di 5 petali obovati, lunghi 4-5 mm, bianchi; 20 stami e 3-4 stili. Frutti, raccolti in grandi infruttescenze, piccoli (5-10 mm), globosi, rosso-scarlatti a maturità e di sapore acidulo. Fiorisce da maggio a luglio; i frutti maturano in agosto-settembre. L' epiteto aucuparia deriva dal latino aucupium = uccellagione, ed è riferito al fatto che i frutti, molto graditi dagli uccelli, venivano utilizzati per attirarli nei roccoli e catturarli con le reti. ECOLOGIA E un elemento dei boschi mesofili di latifoglie e di aghifoglie, presente soprattutto ai loro margini e nelle radure. In tali cenosi si accompagna in particolare al Faggio, all'acero montano, ai Tigli, al Frassino maggiore, alla Rovere, alla Betulla, all' Abete rosso e al Pino cembro. Si rinviene, in forma arbustiva, anche negli arbusteti dell'orizzonte subalpino e sulle pendici detritiche. Le cenosi nelle quali si rinviene piu frequentemente sono le foreste e le lande acidofile subalpine ed i boschi di Faggio e di altre latifoglie mesofile. DISTRIBUZIONE E UTILIZZAZIONE Europa fino al Caucaso. In Italia interessa tutto il territorio, esclusa la sardegna; piu raro al centro-sud. Con i frutti, ricchi di vitamina C, di tannini e di sorbitolo, si preparano marmellate astringenti; il legname, assai duro, era impiegato per fabbricare mortai e bocce da gioco.

56 Sorbus aucuparia L. sorbo degli uccellatori

57 Sorbus torminalis (L.) Crantz, ciavardello MORFOLOGIA Arbusto o albero alto fino a m, a lento accrescimento e molto longevo; tronco dritto e chioma ampia, globosa; corteccia lucida, dapprima color cenere, liscia, poi a piccole scaglie, bruno-scuro. Foglie alterne, semplici, con lamina glabra, ovato-iobata, lunga 4-10 cm e larga 3-8 cm, con 3-4 paia di lobi (profondi alla base, meno profondi verso I'apice), acuti e a margine irregolarmente dentato; picciolo lungo da 2 a 5 cm. Fiori bisessuali riuniti in infiorescenze a corimbo composto; sepali triangolari, villosi e ghiandolosi al margine; petali suborbicolari, di 5-6 mm, bianchi; stami numerosi, stili 2. Frutto ellissoidale-globoso, di mm, prima giallo-rossastro, a maturità bruno. Fiorisce ad aprilemaggio; i frutti maturano a settembre-ottobre. ECOLOGIA Specie moderatamente sciafila e termofila, presente nei boschi di latifoglie soprattutto supramediterranei. DISTRIBUZIONE Europa, Asia occidentale, Africa nord-occidentale. Presente in tutto il territorio italiano. Frequente in tutta la regione. UTILIZZAZIONI ED ETNOBOTANICA Per l'eleganza delle foglie e per il loro bel colore autunnale, il Ciavardello è molto apprezzabile come pianta ornamentale nei giadini. I frutti, commestibili, sono rinfrescanti e astrigenti; dalla loro distillazione si ottiene una bevanda alcolica. L'epiteto torminalis, che deriva dal latino tormina=diarrea, indica l'uso dei frutti contro la dissenteria.

58 Sorbus torminalis (L.) Crantz ciavardello

59 Sorbus aria (L) Crantz, farinaccio CARATTERISTICHE Il farinaccio, o sorbo montano, è un caratteristico albero dalla chioma a cupola, ramificazioni ascendenti ed altezza fino a 25 m. Il tronco è ricoperto da una corteccia grigio-rossastra e liscia, punteggiata da lenticelle romboidali DIFFUSIONE Questa specie è abbastanza diffusa, con presenza sporadica, nei boschi dell' Europa centro-meridionale; in Italia si rinviene soprattutto in montagna, nelle fasce vegetazionali del Castanetum e del Fagetum. Riguardo alle esigenze edafiche, il sorbo montano può essere considerato alquanto rustico, vegetando bene anche su terreni calcarei; tuttavia è necessario che il terreno sia poroso e aerato, per cui i terreni asfittici come quelli spiccatamente argillosi sono poco tollerati. Questa specie, al pari degli altri sorbi, è inoltre piuttosto resistente all' inquinamento atmosferico. Il fabbisogno di umidità non è elevato, essendo sufficienti mm di precipitazioni, in media, nel corso dell' anno; le temperature, nel mese più freddo, occorre che non scendano, nel valore medio. al di sotto di -2/-3 0 C IMPIEGHI Il legno del sorbo montano è di colore giallastro, a grana densa e perciò duro e tenace; è usato tipicamente per lavori al tornio, con produzione di manici di attrezzi, arnesi agricoli e oggetti ornamentali. Dagli assortimenti di più grosse dimensioni si possono ricavare sfogliati per l industria dei pannelli di compensato.

60 Sorbus aria (L) Crantz farinaccio

61 Sorbus chamaemespilus (L.) Crantz, sorbo alpino MORFOLOGIA Picolo arbusto caducifoglio alto 0/5-1,5 m, a corteccia bruno-scura con lenticelle chiare. Foglie alterne, ovato-ellittiche, di 2x6 cm, cuoiose, a margine minutamente seghettato, superiormente glabre e lucide, inferiormente piu o meno pubescenti; picciolo lungo 5-10 mm. Fiori riuniti in ricchi corimbi pelosi; sepali triangolari di 1,5 mm; petali ovali, eretti, di 4-5 mm, rosa-chiaro. Frutto ovoidale o subgloboso, di mm, da rosso-arancio a rosso-bruno. Fiorisce a giugno-luglio; matura i frutti in agosto-settembre. ECOLOGIA Specie eliofila, predilige suoli calcarei poco profondi e sassosi; e legata alle radure delle peccete, ai lariceti, alle cembrete e alle brughiere ipsofile a Pino mugo, a Rododendri e ad altri arbusti prostati. Nell'Appennino centrale entra, sporadica, negli arbusteti dell'orizzonte subalpino con Juniperus communis subsp. alpina, Vaccinium myrtillus, Rosa pendulina, Daphne oleoides, Arctostaphylos uvaursi, arbusteti della classe Pino-Juniperetea (vegetazione arbustiva e arborea oromediterranea, climacica). DISTRIBUZIONE Europa centro-meridionale. In Italia è diffuso nelle Alpi e nell Appennino centrosettentrionale. Non risulta segnalato per la nostra regione.

62 Sorbus chamaemespilus (L.) Crantz sorbo nano

63 Prunus spinosa Prunoidee Carpelli uno; ovario supero; frutto con un solo seme (drupa) Genere Prunus Prunus avium Prunus spinosa Prunus avium

64 Genere Prunus I CILIEGI e I PRUNI II genere Prunus raggruppa moltissime specie, circa 200, arboree e arbustive, proprie delle regioni temperate dell emisfero boreale e con qualche rappresentante nel Sudamerica. L'interesse di questo genere per l'uomo è duplice: da una parte appartengono ad esso specie di rilevante importanza nel settore frutticolo, come Ciliegi, Albicocchi, Mandorli, Peschi e Susini; dall'altra numerose specie rivestono grande valore come piante da giardino. Hanno foglie semplici, persistenti o decidue; i fiori sono bisessuali, bianchi o rosei, solitari o riuniti in infiorescenze racemose o corimbose; il frutto è una drupa. II nome generico Prunus è di origine latina e con esso i Romani distinguevano l'albero del Susino. Nel nostro Paese sono inoltre coltivate e spontaneizzate le specie: P. persica (L.) Bartsch (Pesco); P. dulcis (Miller) D.A. Webb (Mandorlo); P. cerasifera Ehrh. (Ciliegio-susino, Mirabolano) (subspontaneo); P. cerasifera Ehrh. var. pissardii (mirobalano porporino) (ornamentale); P. domestica L. (Susino) con le subsp. domestica e insititia P. cerasus L. (Amarena, Marasca); P. serotina Ehrh. (Prugnolo tardivo); P. laurocerasus L. (Lauroceraso); Queste specie sono tutte spontaneizzate nelle Marche, ad eccezione di P. serotina e P. laurocerasus; P. armeniaca L. (Albicocco), comunemente coltivato, non tende invece a spontaneizzarsi.

65 Genere Prunus CHIAVE PER LE SPECIE SPONTANEE DEL GENERE PRUNUS 1 Fiori riuniti in racemi allungati 12-multiflori e penduli. P. padus 1 Fiori incorimbi o fascetti pauciflori eretti 2 2 Fiori in corimbi brevi, 4-12 flori P. mahaleb 2 Fiori in fascetti ombrelliformi pauciflori 3 3 Rami spinosi e fiori sempre bianchi 5 3 Rami senza spine 4 4 Infiorecenza ornata alla base da 1 o 2 foglie; foglie lunghe 6-12 cm, consistenti, liscie, glabre sulle due facce, picciolo nudo P. cerasus 4 Infiorescenza nuda alla base; foglie lunghe cm, sottili, rugose pelosette sulla pagina inferiore, picciolo ornato in alto da 1 o 2 ghiandole rossastre P. avium 5 Frutto con diametro minore di 15 mm, su peduncoli di 5 mm, fiori con petali lunghi 5-8 mm, foglie con lamina di 1-4 cm P. spinosa 5 Frutto con diametro di oltre 20 mm, su peduncoli di 15 mm, fiori con petali più lunghi di 8 mm, foglie con lamina di 5-10 cm pianta spinosa o no (la var. pissardii ha foglie rosso purpuree e petali rosei) P. cerasifera

66 Genere Prunus In Italia sono presenti, allo stato spontaneo, le seguenti specie: P. spinosa L.- Prugnolo (in tutto il territorio); P. avium L. - Ciliegio (in tutto il territorio); P. mahaleb L. - Ciliegio canino (tutto il territorio con esclusione della Sardegna); P. padus L. - Pado (Alpi e Padania). Specie forestali presenti nelle Marche sono: P. spinosa, P. avium e P. mahaleb.

67 Prunus spinosa L., prugnolo, pruno selvatico MORFOLOGIA Arbusto caducifoglio alto 0,5-3 m, molto ramificato, con corteccia nerastra; rami molto spinosi, con corteccia grigio-rossiccia. Foglie alterne, con picciolo di 3-5 mm e lamina lanceolata o ovato-ellittica, arrotondata o cuneata alla base e con margine finemente seghettato, lunga 3-4 cm e larga 1,5-2 cm, verde-scuro e glabra superiormente, più chiara e con peli lungo le nervature inferiormente. Fiori sviluppantisi prima delle foglie, bisessuali, bianchi, solitari o raramente in gruppi di 2-3 su peduncoli brevi; petali ovali-bislunghi, di 5-8 mm; stami generalmente 20, stili 1. Il frutto è una drupa subsferica di mm, nero-bluastra, pruinosa, di sapore acido. Fiorisce a marzo-aprile, prima della emissione delle foglie, i frutti maturano in ottobre-novembre. ECOLOGIA Specje eliofila e moderatamente xerofjla, predilige suoli calcarei, profondi, ricchi di Sali. Notevole ampiezza ecologjca: vive nei boschi lumjnosi, negli arbusteti e nelle siepi, nei pascoli, dalla pianura fino a 1500 m circa; è un componente dei cespuglieti di ricostjtuzjone dej boschi di Querce e presente anche nei boschi igrofili, dove assume un aspetto meno intricato. E specie caratteristica dei Prunetalia, l'ordine degli arbusteti pionieri e delle siepi. DISTRIBUZIONE Europa, Asia occidentale e Africa settentrionale. In Italia è presente in tutto il territorio.

68 Prunus spinosa L.

69 Prunus spinosa L., prugnolo, pruno selvatico UTILIZZAZIONI ED ETNOBOTANICA I frutti, ricchi di tannino, sono commestibili e gradevoli solo a maturazione, dopo le prime gelate, a ottobre-novembre o anche a dicembre, quando la polpa è più morbida e dolce; con essi si preparano bibite, liquori ed ottime marmellate. Le varie parti della pianta hanno proprietà astringenti, depurative, diuretiche, toniche. Il decotto di foglie fresche e bevuto contro il mal di gola; quello di frutti è antimetrorragico; I'infuso di fiori è utilizzato come sedativo nella prostatite. I frutti si mangiavano contro la diarrea.

70 Prunus avium L., ciliegio selvatico MORFOLOGIA Albero alto fino a (25) m, poco longevo, a tronco dritto e slanciato con rami eretti; raramente assume aspetto arbustjvo; corteccia grigiastra o rosso-scuro, liscia e lucida, desquamantesi in nastri orizzontali; dalle ferite del tronco sgorga una resina gommosa; chioma ovato-piramidale, rada. Foglie alterne, lungamente picciolate, con lamina da ovatooblunga ad obovata, lunga (15) cm e larga 5-7 (12) cm, cuneato-arrotondata alia base ed acuminata all'apice, a margine seghettato, superiormente glabra, inferiormente pelosetta; picciolo di 2-4 cm, con 2-4 ghiandole rosse nel punto di attacco della lamina. Fiori bisessuali riuniti in ombrelle di 2-6, con lungo peduncolo; petali bianchi di mm. Il frutto e una drupa globosa di 1 cm circa, lucida, rosso-scuro, dolce. Fiorisce ad aprile-maggio, contemporaneamente all'emissione delle foglie; i frutti maturano a giugno-luglio. ECOLOGIA Specie eliofila, rustica, resistente alle basse temperature, con temperamento pioniero; vive, sporadica, nei boschi di latifoglie e ai loro margini: faggete, querceti mesofili, boschi igrofili e querco-carpineti delle pianure alluvionali. Nell'ambito della classe Querco- Fagetea e dell'ordine Fagetalia sylvaticae, la specie e indicata come caratteristica del Carpinion, alleanza dei boschi mesofili di Querce e Carpini. Diffuso, per lo più in esemplari isolati. in gran parte dei boschi della media montagna, dove vegeta in ambienti con precipitazioni medie annue non inferiori a mm. Le condizioni ottimali di terreno per il ciliegio si riscontrano in substrati a reazione sub-acida (ph = 5-6). di matrice silicea preferibilmente. ma comunque con basso contenuto di argilla.

71 Prunus avium L., ciliegio selvatico DISTRIBUZIONE Europa, Asia Minore, Caucaso e Africa del Nord. Data la sua coltivazione su larga scala, è difficile precisare il suo areale originario; secondo alcuni sarebbe originario dell' Asia occidentaie. Reperti archeologici risalenti al Paleolitico confermano però il suo indigenato in Europa. Distribuzione italiana in tutto il territorio. Sporadico in tutta la regione. UTILIZZAZIONI ED ETNOBOTANICA Il Ciliegio, poco utilizzato in selvicoltura, meriterebbe invece un più largo impiego sia per il suo legno sia per favorire la fauna selvatica. Plastico, rustico e a rapido accrescimento, possiede anche uno spiccato carattere pioniero ed è adatto quindi a rimboschire terreni poveri e degradati, assieme al Carpino nero, all'orniello, all' Acero, al Maggiociondolo, ecc. Il legno, duro, pesante e poco poroso, è molto pregiato ed è adatto per mobili e per lavori al tornio. II Ciliegio è utilizzato in coltura sin dall'antichità in numerose varietà. Coltivato in Egitto già nel VI-VII sec. a.c., era largamente nota ai Greci e ai Romani, citato da Teofrasto, Ovidio, Plinio e altri antichi Autori. I suoi frutti sono utilizzati sia direttamente sia per preparare marmellate, dolci, liquori; tra questi ultimi sono famosi il cherry, il kirsch, il ratafiil. Ricche di vitamine A e C e di sali minerali, le ciliege possiedono proprietà diuretiche, depurative, antiuriche e lassative. Il decotto dei peduncoli secchi dei frutti veniva somministrato per calmare la tosse; lo stesso decotto era usato in veterinaria contro le indigestioni. L'epiteto specifico avium in latino significa "degli uccelli" con riferimento all'appetibilità dei frutti da parte di questi animali. Il nome "ciliegia", utilizzato sia per le ciliege comuni che per le amarene, deriva dall'iraniano kirahs, tradotto in greco kerasion e in latino cerasum.

72 Prunus avium

73 Prunus mahaleb L.,ciliegio canino CARATTERISTICHE Piccolo albero, alto sino a 6 (12) m, più spesso arbusto ramosissimo, a rami spesso spinosi e ramuli ghiandoloso-vischiosi. Foglie alterne, con picciolo glabro e per lo più senza ghiandole, ornato da due stipole dentate e ciliate, a lamina ovata, rotondata o debolmente cordata alla base, minutamente crenato-dentellata ai margini, acuminata all apice, glabra e lucida di sopra, pelosa da giovane di sotto. Fiori ermafroditi in corimbi brevi 4-12 flori eretti, corolla a petali bianchi. Il frutto è una drupa globosa (5-10 mm), glabra, non pruinosa, nera a maturità, di sapore amarognolo. Fiorisce da marzo a maggio. DISTRIBUZIONE ED ECOLOGIA Ha un vasto areale che si stende attraverso tutta l Europa meridionale dalla Penisola Iberica al Caucaso e all Asia occidentale. In Italia vive in tutta la Penisola e in Sicilia dal piano fino a 1700 m. Specie termofila e lucivaga, si trova nelle radure dei querceti e delle pinete, nei boschi cedui, negli arbusteti e nelle siepi; predilige i terreni calcarei e le pendici asciutte e assolate.. UTILIZZAZIONI ED ETNOBOTANICA Il legno, ad alburno bianco giallognolo e durame bruno, è semiduro pesante e gradevolmente profumato di cumarina; si usa per lavori di tornio ed intaglio e per la produzione di pregiati bocchini da pipa, tabacchiere e bastoni da passeggio. Si usa come portainnesto per le varietà migliorate di ciliegio.

74 Prunus mahaleb L.

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