punto di appilcazione troppo basso



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Busto Modulare Romano (1/6) Osteoporosi Malattia degenerativa della massa ossea, colpisce prevalentemente le donne in età post-menopausale, interessa tutta la struttura ossea, causando cedimenti e fratture, ma senza dubbio, è la colonna vertebrale a pagare le più gravi conseguenze. L'osteoporosi produce infatti sul rachide, conseguentemente al collasso di una o più vertebre, mutamenti morfologici e strutturali importanti, tendenti al lento peggioramento continuo nel tempo. Oltre ai danni intrinseci del rachide, assistiamo a riduzione dell'altezza generale anche oltre i 10 cm., la riduzione interessa esclusivamente la colonna, le gambe conservano le normali dimensioni, la capacità vitale si riduce per la riduzione volumetrica del torace, l'addome si espande per dare più spazio agli organi interni. Per quanto è possibile, l'ideale sarebbe prevenire l'insorgenza di questa malattia, o comunque provvedere a non farla peggiorare. Ad oggi, la migliore prevenzione e la migliore strategia conservativa, deve prevedere, oltre ad una giusta alimentazione, anche una quotidiana attività motoria compatibile con l'età e con la gravità. L'osteoporosi interessa generalmente più vertebre, con cedimenti prevalentemente a cuneo con base posteriore (cifosizzanti), dislocati spesso nel tratto di passaggio dorso-lombare. Il corsetto, in questi casi, deve essere pensato, non come uno strumento correttivo, ma come un dispositivo per fare ginnastica e per memorizzare un assetto posturale migliore, naturalmente da usare part-time. I tradizionali busti in stoffa e stecche, più adatti per il tratto lombo-sacrale, non sono efficaci, gli eventuali spallacci non hanno alcuna possibilità di funzionare, perché il loro punto di applicazione è troppo basso (figura a sinistra) per poter essere efficaci dovrebbero partire da sopra la testa (figura a punto di appilcazione troppo basso punto di applicazione efficace Busto Modulare Romano (2/6) Dallo schema di seguito si evincono con chiarezza le spinte esercitate da un busto in stoffa e stecche con spallacci. La spinta S1, la spinta S2 e la spinta S3 che rappresenta la risultante delle due forze F1 e F2. La spinta S3, prodotta dagli spallacci, avrà sempre una direzione dall'alto verso il basso (azione gravitaria) e conseguentemente non potrà mai esercitare un'azione antigravitaria e quindi di elongazione della colonna, ma purtroppo potrà produrre solo degli effetti negativi sulla stessa, accentuando in alcuni casi la cifosi (vedi fig. 1). Per poter essere efficace la spinta S3 prodotta dagli spallacci, dovrà avere una direzione dal basso verso l'alto (azione antigravitaria) e quindi un punto di applicazione sopra la testa. (vedi fig.2).

Fig. 1 La spinta S3 anziché trovarsi al di sopra della spinta S1, cade fra S1 e S2, inoltre la direzione non favorisce l'azione gravitaria sul rachide. Dal punto di vista fisico l'eventuale azione prodotta è decisamente controproducente. Fig. 2 La spinta S3 in questo caso rispetta le regole. Si trova al di sopra della spinta S1 ed ha una direzione antigravitaria, quindi dal basso verso l'alto. Per ottenere questo risultato, abbiamo bisogno di trovare un punto di applicazione sopra la testa. Busto Modulare Romano (3/6) L'eventuale maggiore altezza anteriore, necessaria per ridurre la cifosi, non è mai sopportata e spesso è irrealizzabile (seno, torace incassato ecc.). I busti iperestensori vertebrali (a tre punti), nati come dispositivi da pronto soccorso, per il trattamento di fratture traumatiche in soggetti morfologicamente normali, si adattano molto male su donne anziane con una morfologia deformata dai cedimenti osteoporotici. Ma c'è di più, questi busti, non rispettano le regole generali viste all'inizio: sono sprovvisti dei punti di contrascesa e controdiscesa, (come visto per le ginocchiere, debbono essere continuamente riassestati e, da seduti, salgono fino alla zona giugulare, diventando importabili per soggetti con gravi cifosi).

Regola delle tre spinte Immaginiamo ora di voler raddrizzare una curva o voler allineare due segmenti contigui angolati tra loro: la logica, ci suggerisce di applicare una spinta in corrispondenza della convessità della curva o del vertice esterno che unisce i due segmenti, così facendo, provochiamo soltanto uno spostamento spaziale della curva e dei segmenti. Quindi una cifosi la sposteremo in avanti, lasciandola inalterata; una scoliosi la sposteremo lateralmente lasciandola inalterata; un ginocchio flesso (segmento cosciagamba) lo sposteremo all'indietro lasciandolo flesso. Se applichiamo una seconda spinta alla fine della curva o di un segmento, daremo luogo ad un momento di rotazione, la curva e l'angolo rimarranno invariati, li faremo soltanto ruotare. Soltanto con l'applicazione di una terza forza anche all'altro capo della curva o sull'altro segmento, otterremo un raddrizzamento della curva ed un allineamento dei segmenti. Per allineare curve o segmenti è quindi necessaria l'applicazione di tre forze: la prima, esterna, dalla parte della convessità, le altre due contrarie, più lontane possibili di intensità pari alla metà della prima. Busto Modulare Romano (4/6) Il busto ideale per il trattamento di queste patologie, deve realizzare una congrua presa di bacino (nessun busto può funzionare senza), poi deve sviluppare un'azione elongativa ed un'altra in iperestensione. Queste azioni debbono essere leggere ed assolutamente non opprimenti. Applicando le nostre regole ed avendo come punti di controdiscesa e come controspinta anteriore distale le ali iliache, dobbiamo trovare i punti di contrascesa, la controspinta anteriore prossimale e la spinta posteriore estensoria. presa di bacino punto di controdiscesa (azione antigravitaria indiretta) Il cavo ascellare e la zona acromiale, costituiscono gli unici punti disponibili per applicare la contrascesa e la controspinta, che non dovranno essere considerate come veri e propri appoggi, ma come stimolatori.

ascellare punto di contrascesa La zona dorsale, in corrispondenza della convessità cifotica, non presenta problemi, per l'applicazione di un cuscinetto di spinta estensoria. Il busto che risponde meglio a queste complesse esigenze, è senza dubbio il "busto modulare romano", in materiale plastico, viene assemblato dal tecnico, tenendo conto della taglia e delle caratteristiche patologiche e morfologiche del paziente. Deve essere utilizzato come un ausilio ad una attività motoria quotidiana, và rimosso per alcune ore al giorno, nelle quali è consigliato l'uso di una sedia con braccioli sulla quale continuare a mantenere un'attiva corretta postura. busto modulare romano Busto Modulare Romano (5/6) Strapiombi In alcuni casi, a seguito del peggioramento di una colonna scoliotica aggravata da osteoporosi o nell'evoluzione di disturbi monolaterali dell'anca o del ginocchio, il tronco si sposta lateralizzandosi sull'arto migliore, il baricentro cade sul piede corrispondente, l'arto controlaterale si accorcia funzionalmente (per il sollevamento dell'emibacino). Queste patologie hanno la tendenza a peggiorare, per cui il tipo di postura deve essere corretto il più presto possibile, cercando di rimuovere la causa. Se ciò non fosse possibile ed esistessero problemi osteoporotici, può essere indicato ricorrere ad un busto tipo modulare romano, con particolari applicazioni di stabilizzazione della struttura. Tratto cervicale Il tratto cervicale, come il lombare, più mobile e con curva lordotica; può essere soggetto a disturbi discali o artrosici, oppure a cervicalgie posttraumatiche. Il trattamento routinario, normalmente viene svolto con l'applicazione di collari predisposti, in materiale plastico, regolabili. Busto Modulare Romano (6/6) Insufficienza cervicale in gravi cifosi dorsali In presenza di gravi cifosi, il tratto dorsale alto del rachide, arriva ad assumere un andamento, addirittura, orizzontale. In queste condizioni, il capo rimane fortemente sbilanciato ed il soggetto è costretto ad un notevole sforzo, lordosizzando al massimo la cervicale, per riportare il capo in equilibrio. Lo sforzo può essere facilmente provato, basta sdraiarsi proni, con la testa al di fuori del piano d'appoggio, e guardare in alto; potrete constatare che tale

posizione può essere mantenuta soltanto per pochissimo tempo. A seguito del grande costo energetico richiesto, il soggetto, alla ricerca di una posizione di riposo, finisce col poggiare il mento sullo sterno. Il ricorso a dispositivi tradizionali, come collari o minerve, risulta non risolutivo ed insopportabile, senza considerare che ci troviamo a lavorare con una colonna insufficiente. Dobbiamo soprattutto cercare validi punti di controdiscesa, che troviamo soltanto sulle ali iliache, per cui l'ortesi sarà composta distalmente da un busto modulare romano, proseguirà posteriormente in alto con due montanti fino al capo, sui quali verrà montato un cinturino perpendicolare alla linea della fronte, regolabile, che manterrà il capo in equilibrio, senza fastidi e senza sforzo per il paziente.