CONOSCERE il BACCALA'
LA STORIA baccalà&stoccafisso Stoccafisso e baccalà racchiudono in sé una lunga storia, una storia che ci parla dei profondi e limpidi mari del nord da cui i merluzzi impiegati provengono... «dei venti freddi e della sua gente che ha saputo mantenere, tramandare e sviluppare una delle tradizioni più antiche del mondo, la conservazione». Il merluzzo nordico pescato, decapitato, eviscerato ed accoppiato a due a due per la coda, posto su ampie rastrelliere, asciugato così dal sole e dal vento dell Artico diventa stoccafisso. Dai reperti risulta che era il pesce di cui i Vichinghi si nutrivano durante le loro conquiste e quello che usavano come merce di scambio con altri alimenti di prima necessità. Il suo lungo tempo di conservazione, il suo alto contenuto proteico ed il suo peso particolarmente leggero, fecero dello stoccafisso una provvista alimentare per gli equipaggi delle navi, altamente apprezzata. Questi prodotti sono inoltre i simboli più rappresentativi del commercio ittico, commercio iniziato proprio con l esportazione dello stoccafisso. Se da principio furono i Vichinghi ad utilizzarlo, in seguito lo si ritrovò sulle flotte commerciali di tutta Europa. Così il merluzzo raggiunse gli angoli più lontani del continente. In Italia la storia dello stoccafisso risale al 1400 quando, grazie all attivo commercio tra le Fiandre e il Nord Italia, fu esportato dalle isole Lofoten e Bergen percorrendo l Olanda e le Fiandre. Una curiosità è che il primo manoscritto sulla lavorazione dello stoccafisso risale ad un aristocratico veneto, il Capitano Pietro Querini, che nel corso del suo viaggio da Creta alle Fiandre, a causa di una forte tempesta approdò nel 1432 alle isole Lofoten. Qui fu salvato dai pescatori locali e durante il periodo di soggiorno su queste isole Querini scoprì la produzione e l utilizzo dello stoccafisso e la sua tecnica di conservazione. Nel corso dei secoli si svilupparono sempre più le relazioni commerciali e l Italia divenne uno dei più importanti mercati per lo stoccafisso norvegese.
Lo stoccafisso aprì le porte sul mercato italiano anche ad altri prodotti provenienti dai mari norvegesi, come il baccalà che arrivò infatti nel 1600. La Norvegia iniziò a produrre il baccalà intorno al 1640, ma il metodo di conservazione fu scoperto già nel 1400 nella penisola iberica e diffusa dai pescatori baschi quando decisero di abbandonare la pericolosa pesca delle balene nella Terra do bacalhau (Newfoundland) per dedicarsi a quella più sicura e altrettanto redditizia del merluzzo. Restando per mare per parecchio tempo, i pescatori studiarono una tecnica di conservazione per il pesce pescato: la conservazione sotto sale, di cui erano particolarmente ricchi. Dopo essere stati pescati, i pesci venivano decapitati, dissanguati, eviscerati e messi sotto sale, una volta a terra, i merluzzi venivano nuovamente salati e messi nei barili diventando così baccalà. La storia riporta come lo stoccafisso e il baccalà fossero gustati nelle capanne come nei castelli di tutto il continente. Per esempio si è scoperto che, Bartolomeo Scappi, il famoso cuoco di Papa Pio V, nel suo libro di cucina uscito nel 1570, riporta ricette a base di stoccafisso. E a proposito di Papi... Furono anche le autorità ecclesiastiche a favorire l incremento dell uso di stoccafisso e baccalà. Tutto accadde alla metà del 500, quando il Concilio di Trento condannò le dottrine di Lutero e Calvino e attuò la Controriforma. Agli uomini di fede, tra le altre regole, si impose di mangiare di magro il mercoledì, il venerdì e tutti gli altri giorni comandati, che erano tanti, per guadagnarsi un posto in paradiso. Ma se per la popolazione che viveva in prossimità del mare il pesce non era un problema, per chi abitava appena qualche miglio dalla costa era difficile reperirlo. Così, si diffuse, ancor di più in ogni angolo d Europa, il commercio del pesce conservato, importato via mare dai grandi centri commerciali del Nord Atlantico. I merluzzi, infatti, riempivano con straordinaria abbondanza le stive delle navi che salpavano dai fiordi norvegesi.
Gadus morhua Oceano Atlantico settentrionale: nella parte orientale del Mare di Kara sud-occidentale e dal Mare di Barents alle Spitzbergen, e dalla Groenlandia fino al Golfo di Guascogna; nella parte occidentale dalla Groenlandia alla Carolina del Nord. Gadus macrocephalus Oceano Pacifico orientale, presente a nord dal Mare di Bering fino al Giappone ed alla California meridionale.
tempi e metodi di pesca La pesca del merluzzo viene regolata da quote (quantità espressa in migliaia di tonnellate) decise annualmente dai Ministeri competenti di varie nazioni. La pesca è consentita all incirca da settembre a febbraio; negli altri mesi è invece interdetta, per permettere la deposizione delle uova e il ripopolamento ittico annuale. la pesca viene effettuata PESCA DI LENZA è effettuata con navi chiamate Long liner boat, ovvero con navi fattoria che utilizzano lunghe lenze alle quali sono attaccate numerosi ami distanti 1 metro circa l uno dall altro. Questo è in assoluto il metodo migliore, che consente, al contempo, di effettuare una pesca selettiva e rispettosa dell ambiente marino, e un immediata lavorazione del pesce. I pesci vengono issati a bordo uno alla volta, e, in tal modo si evitano problemi di soffocamento e schiacciamento tipici della Pesca di rete. Una volta portato in barca, il pesce viene immediatamente decapitato e eviscerato. In base al prodotto che si vuole ottenere, il pesce viene surgelato a bordo (navi fattoria) o portato immediatamente a terra, dove viene lavorato per ottenere Baccalà o Stoccafisso.
principalmente in due modi: PESCA DI RETE è effettuata con navi chiamate Trawler boat, sulle quali sono utilizzate grandi reti. Questo metodo di pesca, pur essendo certamente meno costoso di quello di lenza, ha tuttavia inconvenienti oggettivi, perché non garantisce né una pesca selettiva né la salvaguardia dell ambiente marino. Può inoltre danneggiare la qualità del prodotto finale, che talora presenta ematomi o una colorazione rossastra. Gli uni sono causati dagli inevitabili urti subiti dal pesce nelle pesanti reti. L altra è invece dovuta al fatto che la prima lavorazione (decapitazione e eviscerazione) è in parte effettuata su pesci ormai soffocati, nei quali cioè il sangue non defluisce più, dal momento che è impossibile lavorare al vivo l ingente quantità di pesce pescato di rete.
come si producono Il merluzzo, una volta pescato, viene decapitato ed eviscerato al fine di far fuoriuscire il sangue dalle carni (procedimento simile alla lavorazione del maiale). Questo primo processo è identico per tutti i tipi di Baccalà o Stoccafisso che si andranno a produrre. Successivamente, utilizzando lavorazioni diverse, si otterranno ben cinque prodotti sostanzialmente differenti. BACCALÀ SALiNATO Merluzzo Gadus morhua o Gadus macrocephalus che subisce salagione e stagionatura. BACCALÀ SECCO Ali Bianche Merluzzo Gadus morhua o Gadus macrocephalus che subisce salagione ed essiccatura.
FiLETTO di BACCALÀ Merluzzo Gadus morhua o Gadus macrocephalus che subisce salagione e stagionatura. BACCALÀ S.GiOVANNi Gaspé Merluzzo Gadus morhua o Gadus macrocephalus che viene leggermente salato ed essiccato nella penisola di Gaspé in Canada. STOCCAFiSSO Merluzzo Gadus morhua che viene fatto disidratare all aria aperta nelle isole Loföten a nord della Norvegia.
BACCALÀ SALiNATO Il merluzzo utilizzato può essere sia il Gadus morhua, sia il Gadus macrocephalus. Il pesce, dopo essere stato decapitato ed eviscerato, viene splittato o aperto a farfalla attraverso un taglio che va dalla pancia alla coda. Personale specializzato esegue il triming, eliminando residui di sangue o di viscere, e lava il pesce con abbondante acqua. In seguito il pesce splittato è tenuto a bagno in una salamoia molto concentrata per circa una settimana. Una volta terminato il bagno nella salamoia, i pesci vengono posizionati su pallet nei quali si alternano strati di sale secco a strati di pesce. È proprio in questa fase che avviene la stagionatura, che dura dalle tre alle quattro settimane. È, quest ultimo, un processo di fondamentale importanza, attraverso il quale il merluzzo è trasformato in Baccalà, le cui carni assumono una particolare consistenza, e un tipico sapore e profumo. Il baccalà è poi suddiviso per pezzatura, e infine messo in cartoni da 25 kg insieme con molto sale, che ne garantirà la conservazione per tutta la sua vita commerciale (circa due anni). bagno nella salamoia
BACCALÀ SECCO Per ottenere il Baccalà secco, il processo di produzione è identico a quello seguìto per il salinato, ma una volta finita la stagionatura sotto sale secco, il pesce è sistemato su telai ed inserito in speciali tunnel di essiccazione che soffiano aria calda per circa 6/7 giorni. Grazie all essiccazione, che consiste nell eliminazione dell acqua contenuta nelle carni del Baccalà, è innanzitutto possibile utilizzare minori quantità di sale per la successiva conservazione; tale processo conferisce, inoltre, al Baccalà un sapore e un colore molto più decisi rispetto al salinato. Il pesce è poi suddiviso per pezzatura e incartonato senza aggiunta di sale. posizionamento sui telai di essiccatura camera di essicatura
FiLETTO di BACCALÀ Per il filetto la lavorazione è più complessa. Il pesce, decapitato e eviscerato, è messo in speciali macchine sfilettatrici, che eliminano, cioè, lo spino centrale del dorso. Le successive fasi della lavorazione sono identiche a quelle compiute per il salinato; l unica differenza riguarda la maggior attenzione con la quale è eseguito il triming, ovvero una vera e propria rifilatura della ventresca del Baccalà. stagionatura dei filetti sotto sale secco
BACCALÀ S.GiOVANNi (GAspé) Il Baccalà S. Giovanni ha una lavorazione che sta a metà tra quella eseguita per il Baccalà salinato e lo Stoccafisso. Infatti, una volta aperto a farfalla, il merluzzo viene immerso in una leggera salamoia dalla formula segreta. Dopo la stagionatura in salamoia, il pesce viene essiccato su rastrelliere orizzontali posizionate su un promontorio che si affaccia sull Oceano Atlantico. Questa essiccatura al sole conferisce al S. Giovanni un colore, un sapore ed una consistenza unici. Due particolarità lo accomunano allo Stoccafisso: l essiccatura all aria aperta, e la produzione, che è possibile solo ed esclusivamente nella penisola di Gaspé, in Canada per il S. Giovanni e nelle Isole Loföten per lo Stoccafisso. fasi dell essiccazione sui telai sulle rive dell oceano atlantico
STOCCAFiSSO Nel caso dello Stocco, il Gadus morhua, una volta decapitato ed eviscerato, viene lavato sotto abbondante acqua e immediatamente appeso su rastrelliere all aria aperta. L eccezionale microclima delle Isole Loföten - un ristretto gruppo di isole a nord della Norvegia, caratterizzato da un microclima unico al mondo -, fa sì che il pesce si disidrati completamente senza andare in putrefazione. Tale lavorazione dona allo stoccafisso il tipico aspetto di un bastone di legno dal colore giallastro e dal profumo molto intenso. Nel caso dello Stoccafisso come materia prima si utilizza solo ed esclusivamente il Gadus morhua pescato presso le Isole Loföten, dove come già specificato -, è presente il microclima più adatto alla sua lavorazione.
come prepararli I prodotti descritti, prima di essere consumati, devono essere sottoposti a un bagno in acqua fredda per venire dissalati e per reidratarne le fibre. BACCALÀ SALiNATO non essiccato / salato (3/4 giorni di ammollo) BACCALÀ FiLETTO non essiccato / salato (2/3 giorni di ammollo) BACCALÀ SECCO essiccato / poco sale (3/4 giorni di ammollo) BACCALÀ S.GiOVANNi. GAspé molto essiccato / pochissimo sale (5/6 giorni di ammollo) STOCCAFiSSO completamente disidratato / senza sale (8/10 giorni di ammollo) la durata dell ammollo varia in rapporto alla pezzatura
VIA GABIANO, 18 CONTRADA RAVIGLIANO. 64013 CORROPOLI (TE). ITALIA. TELEFONO 0861 839 048 FAX 0861 839 056 www.baccalamonti.com. info@baccalamonti.com