Istituto Superiore di Sanità



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1 Istituto Superiore di Sanità SISTEMA DI COMUNICAZIONI PER LA PREVENZIONE E LA PROTEZIONE DEI LAVORATORI DOGE n. Disposizione Operativa Generale BOZZA PER COMMENTI Distribuzione finale: Responsabili delle Unità organizzative Rev. Data Preparato da Approvato da 00.(Bozza) 1 marzo 10 SPP

2 Sommario 1. Scopo e applicabilità 2. Riferimenti giuridici 3. Politica in materia di comunicazione, flusso informativo e cooperazione per la sicurezza e la salute sul lavoro 4. Tipi e definizioni delle attività comunicative Sistema aziendale di comunicazione per la prevenzione e la protezione dei lavoratori: Riunioni periodiche, comitati, gruppi di lavoro : Formazione: - Comunicazioni verso l esterno: 5. Attività comunicative di gruppo 5.1 Riunioni d Istituto periodiche per la sicurezza e salute (RIPSS) 5.2 Comitato consultivo d Istituto per la sicurezza e tutela della salute dei lavoratori (CONSIC) 5.3 Comitati per la sicurezza e tutela della salute dei lavoratori di Dipartimento/Centro/Servizio Tecnico e Direzioni Centrali 5.4 Gruppi di lavoro 6. Formazione 6.1 Obbligatorietà dell attività formativa 6.2 Contenuti e durata della formazione 6.2.1 Formazione per i lavoratori 6.2.2 Formazione per i preposti 6.2.3 Formazione per i dirigenti 6.3 Requisiti dei docenti e metodologie didattiche 7. Controlli sull attuazione della Disposizione

3 1. Scopo e applicabilità Scopo della presente Disposizione è quello di migliorare i processi comunicativi sui diversi aspetti della prevenzione e protezione dai rischi lavorativi che coinvolgono i dirigenti, i preposti e i lavoratori interni all Istituto e i soggetti esterni che collaborano con l Istituto come fornitori di beni e servizi, ospiti, volontari, visitatori e partecipanti alle attività scientifiche, formative e di controllo. Alcune attività comunicative sono obbligatorie in quanto richieste da specifiche disposizioni di legge, altre invece sono lasciate all autonomia della Direzione Generale e delle Unità organizzative dell Istituto. 2. Riferimenti giuridici D.Lgs. 81/08, integrato e modificato con il D.Lgs. 3 agosto 2009 n. 106 3. Politica dell Istituto in materia di comunicazione, flusso informativo e cooperazione La Direzione Generale dell Istituto ritiene che la circolazione delle informazioni costituisca un fattore fondamentale per garantire livelli adeguati di consapevolezza ed impegno in materia di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Il principio che deve ispirare la realizzazione del flusso comunicativo è quello della cooperazione tra tutti i soggetti interessati che porti alla realizzazione di una cultura per la sicurezza e la salute ispirata alla partecipazione di tutto il personale dell Istituto. Per raggiungere questi obiettivi, l Istituto intende definire ed attuare efficaci modalità di comunicazione su politiche, obiettivi, programmi e risultati della loro attuazione incoraggiando la comunicazione interpersonale per migliorare gli aspetti relazionali e il ritorno di informazione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. 4. Definizioni e tipi di attività comunicative Sistema aziendale di comunicazione per la prevenzione e la protezione dei lavoratori: Insieme coordinato delle attività comunicative di diverso tipo (formazione, riunioni, comitati e gruppi di lavoro, formazione telematica, ecc.) messe in atto all interno o verso l esterno dell Istituto per far conoscere e contribuire a realizzare gli obiettivi di prevenzione

4 e protezione dai rischi da lavoro con esclusione dei mezzi per la semplice trasmissione di segnali o informazioni a una via che sono regolati da una Disposizione specifica. Riunioni periodiche, comitati, gruppi di lavoro : Attività comunicative che vengono realizzate per favorire e dare continuità agli scambi d informazioni o per approfondire specifici argomenti tecnici od organizzativi in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro ; Formazione: Processo educativo attraverso il qualetrasferire ai lavoratori e agli altri soggetti del sistema diprevenzione e protezione aziendale, conoscenze e procedure utili all acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza deirispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzionee alla gestione dei rischi ( art.2 comma 1, lett. aa) del D.Lgs. 81/08 e s.m.i.); * Comunicazioni verso l esterno: Comunicazioni in materia di sicurezza, prevenzione e protezione dei rischi da lavoro o dell ambiente esterno relative all Istituto Superiore di Sanità rivolte, con qualsiasi forma e modalità, verso l esterno dell Istituto ; 5. Attività comunicative di gruppo 5.1 Riunioni d Istituto periodiche per la sicurezza e salute (RIPSS) Riunioni indette, con frequenza almeno trimestrale (o in occasione di significative variazioni delle condizioni di esposizione al rischio) dal datore di lavoro o tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi per esaminare l andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria, i criteri di scelta ed efficacia dei DPI, i programmi d informazione e formazione per la sicurezza e salute dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori. Partecipano alle riunioni periodiche: a) il Datore di lavoro o un suo rappresentante; b) il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi; c) il Medico competente;

5 d) i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza oppure le rappresentanze sindacali dei lavoratori. Contenuti, partecipanti e modalità di gestione delle riunioni periodiche RIPIS, sono quelli stabiliti dall art. 35 D.Lgs. 81/08 e s.m.i. 5.2 Comitato consultivo d Istituto per la sicurezza e tutela della salute dei lavoratori (CONSIC) E convocato e presieduto dal Direttore Generale dell Istituto e ad esso partecipano: i Direttori responsabili dei Dipartimenti, Centri e Servizi Tecnici, i Direttori delle Direzioni Centrali della Direzione Generale, il Responsabile dell Unità di Gestione Tecnica, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, il Medico competente. Possono essere invitati di volta in volta dal Direttore Generale a partecipare alla riunione del Comitato, altre persone interne o esterne all Istituto per contribuire a trattare tematiche specifiche. Il Comitato riceve informazioni e viene consultato in merito all andamento degli infortuni, alle malattie professionali e alle situazioni di rischio dell Istituto (sulla base dei risultati delle relative valutazioni dei rischi), sullo stato di attuazione dei provvedimenti di prevenzione e protezione, sulle procedure e normative in materia di sicurezza e sui sistemi di controllo delle misure preventive e protettive. Il Comitato CONSIC si riunisce con frequenza almeno trimestrale. 5.3 Comitati di Dipartimento/Centro/Servizio Tecnico e Direzioni Centrali per la sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori (COMDIP) Sono presieduti e convocati dai rispettivi Direttori e ad esso partecipano: i Direttori preposti ai Reparti o agli Uffici, l addetto (o gli addetti) del Servizio di Prevenzione e Protezione di Dipartimento/Centro/Servizi Tecnici e, a seconda dell argomento trattato e su invito del Direttore di Dipartimento/Centro/Servizio Tecnico, il Responsabile del SPP dell Istituto, il Medico Competente e il Responsabile o esperti dell Unità di Gestione Tecnica. I Comitati ricevono informazioni ed esaminano: - gli eventi e le situazioni di rischio delle aree e attività di competenza (sulla base dei risultati delle relative valutazioni dei rischi); - lo stato di attuazione dei provvedimenti di prevenzione e protezione;

6 - le procedure e normative in materia di sicurezza e di controllo delle misure preventive e protettive; - le iniziative informative e formative per i lavoratori che operano nelle aree di competenza. I Comitati si riuniscono con frequenza almeno trimestrale e redigono i verbali delle riunioni che trasmettono al Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione dell Istituto. 5.4 Gruppi di lavoro Il Direttore Generale, su proposta del Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione o del Medico competente, dispone con propria Determinazione Operativa, la costituzione di gruppi di lavoro, costituiti da esperti interni e/o esterni all Istituto, incaricati di approfondire determinate tematiche sugli aspetti di tutela della sicurezza e salute dei lavoratori. Oltre all obiettivo di lavoro assegnato al gruppo e ai suoi componenti, la Determinazione stabilisce anche il nominativo del team leader, del suo sostituto e la durata temporale dell incarico. 6. Formazione 6.1 Obbligatorietà dell attività formativa La formazione dei lavoratori, dei dirigenti, dei preposti e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza è obbligatoria ai sensi dell art. 37 del D.Lgs. 81/08 e la sua durata, i contenuti minimi e le modalità devono rispondere ai contenuti dell accordo della Conferenza permanente Stato/Regioni in corso di elaborazione. La formazione dovrà essere periodicamente ripetuta in relazione all evoluzione dei rischi o all insorgenza di nuovi rischi e almeno una volta ogni cinque anni. Sono previste sanzioni penali a carico sia del datore di lavoro, dei dirigenti e dei preposti che non organizzano le attività formative dovute, sia dei lavoratori che pue essendo obbligati non vi partecipano. La formazione non comprende l attività di addestramento, come definita dall art. 2, comma1 lettera cc) del D.Lgs.81/08, che viene considerata in un apposita Disposizione Operativa sulle attività informative. 6.2 Contenuti e durata della formazione I contenuti e la durata delle attività formative si differenziano a seconda che siano dirette ai lavoratori, ai preposti o ai dirigenti anche in rapporto con i risultati della valutazione dei rischi.

7 6.2.1 Formazione per i lavoratori Si divide in due parti: formazione generale e formazione specifica. La durata della formazione generale per i lavoratori non deve essere inferiore a quattro ore. I suoi contenuti sono quelli indicati alla lettera a) del comma 1 dell articolo 37 del D.Lgs. n.81/2008 che di seguito si riporta: - concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo e assistenza. La parte della formazione specifica per i lavoratori, come indicato al comma 1, lettera b dell articolo 37 del decreto citato, comprende i rischi specifici riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza riportati nei titoli del D.Lgs. 81/08 e s.m.i., successivi al I. La sua durata e i suoi contenuti sono subordinati all esito della valutazione dei rischi effettuata dal datore di lavoro e sono in relazione ai rischi propri delle attività svolte dal lavoratore con un minimo 8 ore. La durata della formazione specifica per I lavoratori che non svolgono mansioni con presenza anche saltuaria nei reparti di ricerca è di un minimo di 4 ore. Le attività formative per i lavoratori sono svolte sulla base di un programma annuale definito a livello di ogni singolo Dipartimento/Centro/ Servizio che provvede anche all organizzazione, attuazione, verifica dell apprendimento e registrazione dei dati di partecipazione. Con cadenza annuale vengono inviati al Servizio di prevenzione e protezione informazioni sulle attività formative svolte nell anno di riferimento e la previsione delle attività per l anno successivo. 6.2.2 Formazione per i preposti La formazione per i preposti,definiti come tali dall art.2 comma 1 lettera e) del D.lgs. 81/08 e dalla Disposizione Operativa Generale sull organizzazione della prevenzione emessa dal Direttore Generale) comprende la formazione generale prevista per i lavoratori come indicata nel paragrafo precedente, integrata con un modulo aggiuntivo di formazione particolare in relazione ai compiti esercitati dal preposto in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il modulo aggiuntivo per preposti ha una durata minima di 4 ore e comprende, in relazione agli obblighi dei preposti contenuti nell art. 19 del D.Lgs. 81/08, i seguenti temi:

8 1. Principali soggetti del sistema di prevenzione aziendale: compiti, obblighi, responsabilità; 2. Relazioni tra i vari soggetti interni ed esterni del sistema di prevenzione; 3. Definizione e individuazione dei fattori di rischio; 4. Incidenti e infortuni mancati; 5. Tecniche di comunicazione e sensibilizzazione dei lavoratori, in particolare dei neoassunti, volontari, stranieri; 6. Valutazione dei rischi dell azienda, in relazione al contesto in cui il preposto opera; 7. Individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione, 8. Modalità di esercizio della funzione di controllo dell osservanza da parte dei lavoratori delle disposizioni di legge e aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e di uso dei dispositivi individuali e collettivi di protezione messi a disposizione. Le attività di formazione per i preposti sono organizzate congiuntamente dal Dipartimento/Centro/Servizio tecnico dove i preposti lavorano e dal Servizio di prevenzione e protezione che concordano il programma annuale per ogni singolo Dipartimento/Centro/ Servizio e definiscono anche la loro organizzazione, attuazione, verifica dell apprendimento e registrazione dei dati di partecipazione. Con cadenza annuale il Servizio di prevenzione e protezione raccoglie in un,apposita relazione per il Direttore Generale i dati del consuntivi delle attività formative svolte per i preposti nell anno di riferimento e la previsione delle attività per l anno successivo. 6.2.3 Formazione per i dirigenti La formazione per i dirigenti dell Istituto (definiti come tali dall art.2 comma 1 lettera d) del D.lgs. 81/08 e dalla Disposizione Operativa Generale sull organizzazione della prevenzione emessa dal Direttore Generale) facendo riferimento a quanto previsto dagli art. 37, comma 7 e articolo 18 dello stesso Decreto, ha una durata minima di 8 ore ed è strutturata in quattro moduli con i seguenti contenuti minimi: Modulo 1. Giuridico - normativo Sistema legislativo in materia di sicurezza dei lavoratori; Organi di vigilanza e procedure ispettive; Soggetti del sistema di prevenzione aziendale secondo il D.Lgs. 81/2008. Compiti, obblighi, responsabilità e tutela assicurativa; Delega di funzioni.

9 Modulo 2. Gestione ed organizzazione della sicurezza Modelli di organizzazione e di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (art. 30 del D.Lgs. 81/08) ; Gestione della documentazione tecnico-amministrativa; Obblighi connessi ai contratti di appalto o d opera o di somministrazione; Organizzazione della prevenzione incendi, primo soccorso e gestione delle emergenze; Modalità di organizzazione e di esercizio della funzione di vigilanza delle attività lavorative e in ordine all adempimento degli obblighi previsti al comma 3 bis dell art. 18 del D.Lgs. 81/08; Modulo 3. Individuazione e valutazione dei rischi Criteri e strumenti per l individuazione e la valutazione dei rischi; Misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione in base ai fattori di rischio; Considerazione degli infortuni mancati e delle risultanze delle attività di partecipazione dei lavoratori e dei preposti; Dispositivi di prevenzione individuale, Sorveglianza sanitaria, Modulo 4. Comunicazione, formazione e consultazione dei lavoratori Competenze relazionali e consapevolezza del ruolo; Importanza strategica dell informazione, della formazione e dell addestramento quali strumenti di conoscenza della realtà aziendale; Tecniche di comunicazione, Lavoro di gruppo e gestione del conflitto; Consultazione e partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Le attività di formazione per i dirigenti sono organizzate dal Servizio di prevenzione e protezione sulla base di un programma presentato e discusso nell ambito del Comitato consultivo d Istituto per la sicurezza e tutela della salute dei lavoratori (CONSIC) e approvato dal Direttore Generale. Con cadenza annuale il Servizio di prevenzione e protezione raccoglie in un,apposita relazione per il Direttore Generale i dati del consuntivi delle attività formative svolte per i dirigenti nell anno di riferimento e la previsione delle attività per l anno successivo.

10 6.3 Requisiti dei docenti e metodologie didattiche I corsi sono organizzati prevalentemente all interno Istituto. In caso di necessità ed urgenza è possibile accedere ad iniziative esterne previo benestare del Direttore Generale. In attesa dell emanazione dei criteri per la qualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro da parte della Commissione consultiva permanente prevista dall art. 6, comma 8, lettera m-bis, del D.Lgs. 81/08, i corsi devono essere tenuti da docenti che possono dimostrare di possedere esperienza almeno biennale di insegnamento o professionale con riferimento alle tematiche specifiche trattate in ciascuno dei moduli formativi individuati nella presente Disposizione. I docenti dovranno essere individuati all interno dell Istituto tranne le eccezioni dovute alle necessità di particolari competenze non reperibili nell Istituto. Le metodologie didattiche, oltre alle lezioni frontali che devono essere ridotte al minimo, devono privilegiare tecniche d insegnamento attive che prevedano il coinvolgimento diretto dei partecipanti come, le discussioni, il lavoro di gruppo, le analisi di caso, le simulazioni e i giochi di ruolo. 7. Controlli sull attuazione della Disposizione I controlli sull attuazione di quanto stabilito nella presente Disposizione spettano alle posizioni di responsabilità organizzativa citate nella Disposizione medesima. Il Servizio di Prevenzione e Protezione effettuerà controlli a campione sulla base del piano di audit stabilito.