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I macro temi segnalati nella mappa sono trattati nella presentazione e fruibili attraverso schede di approfondimento. 2

è l insieme delle attività volte a smaltirli, riducendo lo spreco(inparticolaredirisorsenaturaliedienergia)elimitandoipericoliperlasalutee l ambiente. I rifiuti aumentano a causa dei modelli di comportamento della società moderna: il possesso, l utilizzo e il consumo dei beni è diventato un valore primario. Ma per produrre questo crescente quantitativo di cose indispensabili e che in sempre più breve tempo diventano rifiuti non bastano più le materie prime contenute nella Terra. Occorre dunque consumare meno risorse e utilizzare meglio quelle che abbiamo, inclusi i rifiuti. L approccio che consente di affrontare questo grande problema è quello della gestione integrata, che valorizza questa importante risorsa dal momento in cui viene prodotta fino a quello che segna un nuovo inizio, collegando in un unico processo le diverse fasi di raccolta, recupero, trattamento, smaltimento. 3

La questione dei rifiuti si presenta nell antichità prevalentemente come problema di sgombero delle scorie. Con l avvento della società industriale e, soprattutto con il boom demografico del Dopoguerra, si impone la necessità di dotare le città di sistemi pubblici per portare i residui fuori dalla zona abitata. Man mano che la produzione di rifiuti aumenta, gli spazi extraurbani per le discariche si riducono alcuni comuni scelgono la soluzione dell incenerimento, accompagnata da nuove leggi più rigide sugli impianti. Negli anni 70 scoppia l emergenza rifiuti e iniziano a prospettarsi soluzioni che puntano sul recupero piuttosto che su tecnologie di smaltimento finale. A partire dagli anni 80 e 90 inizia a farsi strada il modello della gestione integrata, che interessa l intera filiera dei rifiuti (operazioni di raccolta, selezione e recupero) e coinvolge oltre all autorità pubblica e le imprese anche i cittadini, soggetti attivi del sistema con scelte di consumo e comportamenti responsabili. 4

La produzione di un alta quantità di rifiuti indifferenziati rispecchia il contrasto tra benessere economico e sostenibilità sociale e ambientale. I rifiuti hanno infatti bisogno di luoghi di smaltimento che inquinano od occupano spazio e questa esigenza genera spesso pesanti conflitti all interno della società che possono essere superati solo attraverso un patto sociale basato sulla condivisione delle responsabilità e sul senso di appartenenza alla comunità da parte dei diversi attori coinvolti: i cittadini, le imprese, le amministrazioni e le associazioni. 5

Gli attuali stili di vita e i modelli di comportamento sono poco improntati alla sostenibilità e si caratterizzano per un atteggiamento poco attento al problema dei rifiuti e un certo disinteresse anche per l idea di trovare un occupazione in questo ambito. Ma il mondo dei rifiuti e della loro gestione integrata è sempre più complesso e in continuo cambiamento e oltre ad avere bisogno di atteggiamenti, aspettative e modelli di vita nuovi, necessita anche di figure professionali e competenze diverse. 6

La disciplina italiana della gestione dei rifiuti è oggi contenuta principalmente nel codice dell ambiente (Decreto Legislativo 152/2006), che ha assorbito e aggiornato il Decreto Legislativo 22/1997(il cosiddetto Decreto Ronchi). I rifiuti sono classificati in base alla provenienza: urbani: raccolti su suolo pubblico e di esclusiva competenza comunale; speciali: prodotti dalle imprese (pericolosi e non pericolosi) e di competenza di chi li produce Nel 2010 si sono prodotti in Italia 140 milioni di tonnellate di rifiuti (32 milioni urbani, 108speciali),circailtriplorispettoa30annifa. La media nazionale per i rifiutiurbani è di 535 kg/ab (ma varia molto a livello regionale) e il loro trattamento privilegia ancora la discarica (48%) e solo il 35%, in media, è soggetto a differenziazione e riciclo, al di sotto degli obiettivi fissati dalla UE. Dei 108 milioni di tonnellate di rifiuti speciali la metà sono classificati come pericolosi. I rifiuti speciali mostrano tassi di recupero superiori agli urbani, grazie alla lunga tradizione italiana di riutilizzo di sottoprodotti e scarti dei cicli produttivi. 7

La situazione dell UE è mediamente migliore rispetto a quella italiana: nei 27 Stati Membri si producono in media 503 kg/ab di rifiuti urbani, in Italia 535. La quota destinata a discarica è il 37% (in calo rispetto al 2011), la quota incenerita è il 23% (in crescita rispetto al 2001), il 40% è recuperato (in crescita). I metodi di trattamento differiscono da Paese a Paese, ma nel complesso emerge che al maggiore sviluppo economico si accompagnano, da un lato, una maggiore produzione di rifiuti e, dall altro, soluzioni di trattamento più sofisticate. 8

Il quadro normativo per il trattamento dei rifiuti nella UE è rappresentato dalla Direttiva 98 del Parlamento e del Consiglio Europeo,(2008/98/CE), emanata nel novembre 2008 ed entrata in vigore a partire dal dicembre 2010. La Direttiva delinea i principi cardine della politica di prevenzione e gestione dei rifiuti per tutti gli Stati Membri: 1. minimizzazione degli impatti dei rifiuti su ambiente e salute; 2. costo dello smaltimento a carico di chi detiene il rifiuto o del produttore del bene divenuto rifiuto(chi inquina paga); 3. ordine di priorità tra le diverse opzioni per il trattamento dei rifiuti(gerarchia); 4. obbligo per ogni Stato di dotarsi di una rete di impianti per lo smaltimento e il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati(prossimità/autosufficienza). 9

L Unione Europea ha avviato il percorso per un graduale ma radicale cambiamento verso la società europea del riciclaggio con un alto livello di efficienza delle risorse, stabilendo una rigorosa gerarchia nell approccio ai rifiuti. E stato introdotto un principio che prevede la messa in atto di una serie di iniziative per la loro gestione, che nel lungo periodo vanno considerate alternative, con quelle più in alto nella scala da preferire a quelle più in basso, destinate nel tempo a scomparire: 1. Riduzione del rifiuto alla fonte 2. Riutilizzo/riuso dei prodotti una volta esaurita la loro funzione principale 3. Riciclo dei materiali che compongono i beni trasformati in rifiuto 4. Recupero energetico dello smaltimento dei rifiuti non riutilizzabili o riciclabili 5. Smaltimento in discarica come ultima soluzione 10

La questione dei rifiuti è stata considerata per lungo tempo un problema di igiene pubblica di responsabilità esclusiva dei Comuni. Il D.Lgs 22 del 1997 ha introdotto la gestione integrata: un unica organizzazione pianificata dalle Regioni che definisce una gestione unitaria dell intero ciclo di raccolta, smaltimento e avvio al recupero. La gestione integrata ha trasformato completamente il mercato del RSU, che ha bisogno di figure professionali e competenze molto diverse tra loro: dalla conoscenza del funzionamento di impianti tecnologici alla realizzazione di campagne di comunicazione, dal refitting e il riuso di beni destinati alla discarica, a esperti di bonifiche industriali, dall eco-designer a chi inventa app e microchip per la tracciabilità dei rifiuti. 11

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