PILLOLE LINGUISTICHE NAPOLETANE



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PILLOLE LINGUISTICHE NAPOLETANE 26. DIURNUS *DJURNU- > GIÓRNO JUORNO di Carlo Iandolo

In fiorentino-italiano il monofonema del latino volgare *dj + vocale (eco collaterale del bisillabo classico di + vocale ) si sviluppò ora in z oppure zz (prandiu-m > *prandju > pranzo, radiu-m > *radju > razzo), ora tramite la riduzione in j nel successivo ggi + vocale (hodie > *hodje > oggi, modium > *modju- > *moju > moggio, podiu-m > *podju- > *poju > poggio, radium > *radju- > raggio ), ma in sillaba iniziale diurnu-m > *djurnu- > *jurnu > giórno nel fiorentino-italiano, con la u breve e semiaperta divenuta ó dal normale timbro chiuso, anche se in alcune zone della stessa Toscana vi sono collaterali forme con la ò aperta 1... 1 Si hanno molteplici esempi d uno slittamento nello sviluppo dei timbri vocalici nel latino parlato. La o lunga e chiusa del latino scritto-classico (cosí per ovum ) si dissimila nel latino volgare in o breve e aperta (com è per lo stesso lemma > ital. uovo, spagn. huevo, franc. oeuf ); abbiamo poi casi di o lunga e chiusa ( longu-m > normalmente nel fiorentino lungo, con anafonesi che trasforma o nel suono u ), cui nei dialetti meridionali corrisponde un antica o breve e aperta: napol. luongo, calabr. luongu, leccese lengu. Ancóra: un originaria u breve tonica ha dato lo stesso esito d una o aperta anziché chiusa: Nursia-m > Nòrcia, fenuc(u)lu-m > finòcchio, genuc(u)lum > ginòcchio, peduc(u)lu-m > pidòcchio, *coluc(u)la-m > conòcchia. Carlo Iandolo. 26-Pillole Linguistiche-Juórno 2

Va rammentato che invece nel dialetto napoletano tale particolare tipo di d (quasi sempre intervocalica) si semplificò 2, cosicché cadde la dentale d e si conservò il solo fonema j : diaconu-m > *djaconu- > jacono, Diana (*-aria-m: cfr. *apotecarja- > putecara = bottegaia) > *Djanarja- > janara = strega, hodie > *hodje > oje = oggi, modiu-m > *modju- > muojo = moggio, podiu-m > *podju- > puojo = poggio, radiu-m > *radju- > rajo = raggio Solo in apparenza parrebbe quindi coerente che anche diurnu-m (in dialetto sempre intervocalico, essendo in posizione sintattica tramite l articolo) > *djurnu- si sia istintivamente sviluppato nella forma nu / o juorno = un /il giorno, confermando la caduta della dentale, mentre la semiconsonante j preceduta da elemento duplicante assume il normale esito di affricata mediopalatale sonora (simile al suono iniziale di ghianda, ghiotto ): ess. ogni gghjuorno, tre gghjuorne, è gghjuorno = ogni giorno, tre giorni, è giorno. 2 Ma anche una d semplice talvolta scompare nello sviluppo fono-morfologico: la preposizioni latine de > e ( o frate e Pascale), d(e)ab > a (nu vasillo avuto a te); calidiare > *calijà > calià = render caldo; blada > bbia-v-a = biada, Paradisu-m > Para-v-iso = Paradiso (i due lemmi con v- suono di transizione fra vocali); vadis > tu vaje = tu vai, *vàdico > *vàico > vaco = io vado, *vedico > *véico > veco = io vedo (gli ultimi due con riduzione del dittongo come in ital. prèsbyte-r > *prèvite-r > *prèite > prete; frà-g-ile-m > *fràile > frale, brò-g-ilu-m > *bròilo > brolo ). Carlo Iandolo. 26-Pillole Linguistiche-Juórno 3

Ma in realtà sono connessi due ulteriori e importanti problemi linguistici. A) Giustamente, secondo il Rohlfs, la forma che normalmente ci aspetteremmo da diurnu-m (= *djurnu-m), cioè jurnu, si è conservata nella sola Calabria settentrionale ed inoltre aggiungiamo noi nell esito jurne di certe zone della stessa nostra Campania. B) Ma soprattutto come spiegare poi la dittongazione tipica del piú frequente partenopeo juorne e quale problema esso nasconde nel sottofondo? La tipologia fono-morfologica del lemma napoletano e le particolari forme collaterali di dialetti meridionali (sicil. jornu; calabrese merid. e centrale sia jornu, sia juornu; luc. juorne) si presentano come imprestiti della lingua letteraria o da qualche altra fonte (Rohlfs: per noi dal latino volgare), ma soprattutto tutte testimoniano la base d avvio da una o breve ed aperta 3, in cui i casi di dittongazione sono poi dovuti a un esito di metafonesi normalmente condizionati nel singolare e nel plurale dalle terminazioni -u, -i. 3 In sintesi: nel sottofondo anziché supporre il classico diurnu-m con la u tonica lunga e chiusa (che darebbe anch esso *djurnu- > *jurnu) oppure il lat. volgare *djurnu con u breve e semiaperta che avrebbe potuto dare *jórnu (ma senza possibilità di dittongazione), sulla parziale scia del Rohlfs necessariamente dobbiamo congetturare un latino volgare *djòrnu-m > *jòrno, con ò breve e aperta che dà normale àdito alla dittongazione dialettale pur in sillaba implicata: *juòrno > poi (per influsso regionale deviato nell accento fonico) juórno. Carlo Iandolo. 26-Pillole Linguistiche-Juórno 4

Ma va segnalato e non sembri particolare contraddittorio ininfluente che nel dialetto napoletano stranamente la vocale tonica del dittongo -uò- e quella dei paralleli dittonghi ascendenti ed aperti -uè, -iò, -iè per un istinto di deviata pronunzia regionale si sviluppano sempre in un timbro chiuso (quindi uó ). 4 Di conseguenza anche nel nostro dialetto il suono fonico di juórno alla fine si trova a coincidere trasversalmente e involontariamente con quello egualmente chiuso del fiorentino-italiano giórno, pur derivando da differenti basi linguistiche. 4 Carlo Iandolo Solitamente nel latino volgare l analogo e singolo suono chiuso ó ricorre quand esso ha alle spalle la tonicità d una u breve oppure d una o lunga del latino scritto-classico. Carlo Iandolo. 26-Pillole Linguistiche-Juórno 5