La classificazione delle acque Dal punto di vista della provenienza le acque si distinguono in: Acque meteoriche. Ovvero la pioggia, la neve e la grandine. E' l'acqua con il più basso contenuto salino poiché contiene disciolti o in sospensione solo quelle sostanze che raccoglie nel passaggio attraverso l'atmosfera. Acque superficiali. Cioè le acque continentali che scorrono o che sono ferme sulla superficie delle terre emerse. Sono le acque correnti (di torrente, di fiume, di lago) e l'acqua del mare che copre il 73% della superficie terrestre. Acque sotterranee. Acque che sono localizzate e che si muovono sotto la superficie terrestre e costituiscono le falde idriche. In relazione all'utilizzo e alla destinazione le acque si suddividono in: Acque minerali (imbottigliata così come sgorga dalla sorgente) Acque potabili (destinate al consumo umano) Acque industriali (utilizzate nel funzionamento delle industrie e, in particolare, nei sistemi di raffreddamento) Acque agricole (destinate principalmente all'irrigazione) Acque reflue (provenienti dagli scarichi civili ed industriali)
Requisiti per la potabilità Le acque destinate all'uso alimentare debbono rispondere a determinati requisiti fisici, chimici e batteriologici. Dal punto di vista fisico un'acqua potabile deve essere incolore, inodore, insapore (anche se riscaldata), limpida, aerata fresca. Questi requisiti debbono mantenersi costanti nelle varie stagioni per testimoniare la provenienza dell'acqua da falde profonde al riparo da inquinamenti superficiali. L'aerazione e la temperatura (non superiore a 12ºC) sono qualità che la rendono gradevole al palato. Chimicamente l'acqua potabile deve avere un residuo fisso (sali disciolti) compreso fra 70 e 500 mg per litro; non deve contenere ammoniaca, nitriti, grandi quantità di nitrati (sostanze di per sé non dannose, ma provenienti in genere da putrefazione di sostanze organiche), fosfati, cloruri e metalli pericolosi per la salute (piombo, mercurio e altri). Dal punto di vista batteriologico essa non deve contenere molti germi (non più di 100 per ogni cm 3 ) e, comunque, nessun germe patogeno. Non sempre sono disponibili in natura acque che rispondano ai requisiti descritti e che quindi possano essere immesse nelle reti idriche senza dover subire un processo di potabilizzazione. Le acque più sicure sono quelle delle sorgenti montane e delle falde sotterranee profonde. Spesso però si deve ricorrere ad acque di lago, di fiume, di mare: in questi casi si ricorre a procedimenti di potabilizzazione quali la filtrazione, l'ozonizzazione e la dissalazione.
Acqua minerale In realtà l'acqua pura, nel senso di acqua contenente solo molecole di H 2 O, non esiste. L'acqua, infatti, scioglie la maggior parte delle sostanze in percentuale più o meno elevata (non a caso si parla dell'acqua come di un ottimo solvente). Anche l'acqua distillata e l'acqua deionizzata (o demineralizzata) che si usa comunemente per il ferro da stiro non è pura, ma è stata depurata della maggior parte delle sostanze disciolte attraverso la distillazione o la deionizzazione. Tutte le acque potabili contengono sali minerali. La legge tuttavia consente di chiamare minerale solo l'acqua dotata di proprietà salutari, legate alla presenza di particolari sali minerali e piccole quantità di oligoelementi. Vieta inoltre qualsiasi trattamento, eccezion fatta per la sanitizzazione delle vasche di raccolta, condutture e impianti di imbottigliamento. L'acqua deve essere imbottigliata così come sgorga dalla sorgente o con l'aggiunta variabile di anidride carbonica. L'acqua del rubinetto può, invece, aver subito trattamenti prima di essere distribuita. La distinzione principale si può operare in base alla quantità e alla qualità dei sali contenuti. In base alla quantità totale di sali (indicata in etichetta come "residuo fisso a 180 gradi"), le acque minerali vengono distinte per legge in Italia in quattro categorie. Acque minimamente mineralizzate: sali inferiori a 50 mg/l. Acque oligominerali o leggermente mineralizzate: sali non oltre 500 mg/l. Acque minerali: sali tra 500 e 1500 mg/l. Acqua "ricca in sali minerali": sali oltre i 1500 mg/l. Microbiologicamente pura si dice di un'acqua che contiene un numero ridotto di microrganismi, nessuno dei quali pericoloso per la salute.
Le etichette I dati principali riportati sull etichetta di un acqua minerale sono: 1) Autorizzazione. Ogni azienda riceve dal ministero della Sanità un'autorizzazione numerata per imbottigliare l'acqua di una determinata sorgente. 2) Data di scadenza. E' libera, in genere per le acque in bottiglia di vetro la durata è di 24 mesi. per quelle in plastica è di 18. 3) Analisi batteriologica e chimica. E' la parte più "difficile". Sull'etichetta compaiono il nome del laboratorio che ha effettuato l'analisi e l'elenco dei parametri chimici e fisici. Sono informazioni utili per gli addetti ai lavori, per l'acquirente il dato di rilievo è il "residuo fisso a 180 C" che indica il quantitativo dei sali minerali presenti. 4) Categoria. Sulla base del quantitativo di sali presenti, l'acqua viene catalogata in una delle quattro categorie previste per legge. 5) Anidride carbonica. L'indicazione della sua aggiunta è obbligatoria. 6) Materiale della bottiglia. Può essere in vetro o in plastica PET (più diffusa per le maggiori garanzie igieniche). Si usa anche la plastica PVC (ormai quasi del tutto sostituita dal PET) o il cartone poliaccoppiato come quello delle confezioni di latte. 7) Informazioni cliniche. Devono essere preventivamente autorizzate dal ministero della Sanità. Le diciture più diffuse sono: "può avere effetti diuretici" - "può avere effetti lassativi" - "indicata per l'alimentazione dei neonati" - "indicata per la preparazione degli alimenti per i neonati" - "stimola la digestione" - "può favorire le funzioni epatobiliari". 8) Consigli d'uso. Sono facoltativi. I più ricorrenti riguardano la conservazione delle bottiglie in un luogo asciutto e ben aerato al riparo dalla luce e da fonti di calore (un'indicazione valida soprattutto per le bottiglie in PVC, più sensibili al calore). Durezza Si definiscono dure le acque che contengono più di un certo quantitativo di sali di calcio, magnesio ecc. (<<sali della durezza>>). A livello civile la forte durezza rende le acque non potabili, ostacola la cottura ed impedisce il lavaggio con saponi perché causa precipitazioni di sali appiccicosi.
Inquinamento delle acque Le direttive dell UE indicano cosa significa inquinare le acque, così esprimendosi: <<L'inquinamento idrico è l'effetto dello scarico in ambiente acquoso di sostanze o di energie tali da compromettere la salute umana, da nuocere alle risorse dei viventi e, più in generale, al sistema ecologico idrico e da costituire ostacolo a qualsiasi legittimo uso delle acque, comprese le attrattive ambientali>>. L'inquinamento delle acque può svilupparsi a tre livelli: modifiche delle qualità delle acque dovute a cause naturali, in quanto l'acqua piovana a contatto con certi ambienti aerei (di distretti vulcanici, ad esempio) e più generalmente del suolo porta in soluzione ed in sospensione sostanze dei mondi minerale e biologico (<<inquinamento naturale>>); apporto per cause non naturali di inquinanti di varia specie, perfino energetica (calore), in quantità peraltro non superiore alla capacità d'autodepurarsi dell'acqua interessata (<<inquinamento indotto temporaneo>>); gli inquinanti sono tali, qualitativamente e quantitativamente, da inibire la capacità d'autodepurazione dell'acqua e da provocare quindi permanente degradamento estetico o funzionale del corpo idrico (<<inquinamento indotto permanente>>).
Cause ed effetti dell inquinamento Gli scarichi delle attività umane Gli scarichi di fognature civili portano nelle acque soprattutto prodotti del metabolismo umano con relativa carica batterica, inquinanti derivanti da attività domestiche (alimentazione e lavaggio) e rifiuti convogliati dal drenaggio di strade, piazzali e officine. Gli scarichi di effluenti industriali, contenenti residui delle materie prime e dei prodotti intermedi e finali delle lavorazioni. Gli scarichi inerenti l'attività agrario-zootecnica apportano alle acque soprattutto liquami metabolici, di lavorazioni di mattatoio e lattiero-casearie, pesticidi e concimi dilavati. Le piogge acide Le piogge acide sono frutto di contaminazione di acque meteoriche da parte di gas quali: Anidridi di zolfo. L'anidride solforosa è presente nell'atmosfera a causa dell'attività vulcanica (inquinamento naturale) ma soprattutto a causa di attività industriali. Ossidi d'azoto. Gli ossidi d'azoto vengono principalmente prodotti per ossidazione dell'azoto atmosferico dovuta alle alte temperature generate dalla combustione del carburante d'autoveicoli. Gli effetti dannosi delle piogge acide si possono così schematizzare: scomparsa di vita vegetale ed animale dai laghi per forte accumulo di acido; effetti dannosi su alberi e sulla vita marina; erosione di materiali come pietre e marmo, gravi deterioramenti a carico di monumenti L eutrofizzazione L'eutrofizzazione è il termine che indica l'eccessivo accrescimento e moltiplicazione disordinata di vegetali acquatici, soprattutto di alghe, per effetto della presenza nelle acque di dosi assai elevate di sostanze nutritive. Principali responsabili dell'eutrofizzazione sono i composti azotati e fosforati provenienti da scarichi civili o industriali e dal dilavamento dei fertilizzanti in agricoltura.