Fratture, ustioni, emorragie e shock Nicola Ardizzoni Croce Rossa Italiana Monitore di Primo Soccorso Ossa Forma delle ossa: lunghe (es. omero, femore...) piatte (es. ossa del cranio, scapola...) brevi (es. ossa carpali) sesamoidi (es. rotula)... 1
Articolazioni Le articolazioni sono giunture tra due ossa. Ogni articolazione permette un particolare movimento. Una serie di superfici ossee, cartilagini, legamenti, tendini e muscoli lavorano assieme per far sì che il movimento messo in atto sia quello consentito. Contusione / Distorsione CONTUSIONE: è la lesione delle parti cutanee e muscolari, dovuta alla pressione o all urto di un corpo estraneo, senza la rottura della parete cutanea e con la formazione di ematomi. DISTORSIONE: è lo scostamento articolare temporaneo delle estremità delle ossa di una articolazione. Avviene la fuoriuscita dei capi articolari, e il loro rientro in sede immediato e spontaneo. Tipologie: lievi (distensione dei legamenti) gravi (rottura di uno o più legamenti) 2
Distorsione Segni e sintomi dolore (aumenta con il movimento) mobilità ridotta tumefazione per stravaso di sangue Complicanze stiramento / rottura dei legamenti danni alle strutture nervose e vascolari Distorsione cosa fare Rimuovere gli indumenti sovrastanti il sito di lesione Immobilizzare l articolazione con una fasciatura che limiti il movimento ma che non sia non troppo stretta Applicare ghiaccio (non a contatto diretto con la cute!) 3
Lussazione Perdita permanente del rapporto tra i capi ossei di un articolazione. A differenza della distorsione, il rientro spontaneo dei capi articolari non avviene. Segni e sintomi dolore deformità impotenza funzionale (articolazione bloccata ) Complicanze possibile coesistenza di una frattura danni alle strutture nervose e vascolari Lussazione Cosa fare Rimuovere gli indumenti sovrastanti il sito di lesione Immobilizzare l articolazione Ospedalizzare Cosa NON fare Non tentare mai di ridurre la lussazione 4
Fratture Frattura = rottura di un osso. CAUSE traumi diretti (l osso si rompe in corrispondenza del sito di lesione) o traumi indiretti (l osso si rompe a distanza da tale punto). Tipologie Fratture in rapporto all integrità della cute chiuse esposte in rapporto all entità del danno osseo complete Incomplete in rapporto all eventuale spostamento dei monconi ossei Composte scomposte 5
Fratture Effetti e sintomi crepitio osseo al tatto postura innaturale dolore intenso ecchimosi e tumefazione locale impotenza funzionale alterazione della sensibilità Complicanze esposizione dei monconi ossei (=infezione!) lesione delle strutture vascolari lesione delle strutture nervose lesione dei visceri shock ipovolemico Fratture Cosa fare COSA FARE Rimuovere gli indumento sovrastanti il sito di lesione, allentare ciò che stringe Immobilizzare l arto così com è utilizzando le apposite steccobende Se la frattura è esposta coprire il moncone osseo e proteggerlo con un telino sterile Rassicurare l infortunato Coprire l infortunato 6
Fratture Cosa non fare COSA NON FARE Evitare di muovere i monconi in caso di fratture esposte non forzare la parte colpita non tentare di riallineare i monconi Amputazione Perdita parziale o totale di un arto, o di una sua parte. COSA FARE Arrestare l emorragia Se l amputazione è parziale, avvolgere la parte e immobilizzarla Se l amputazione è totale, recuperare la parte amputata, pulirla e metterla in un sacchetto con ghiaccio dopo averla avvolta in una garza Rassicurare l infortunato Allertare i soccorsi Praticare, se necessario, la sequenza di BLS 7
ANATOMIA APPARATO TEGUMENTARIO LA CUTE E L ORGANO ORGANO PIU GRANDE DEL CORPO UMANO: Superficie m²1,6 1,85 Spessore mm 0,5 6 Peso (adulto) : circa 5 Kg Colore: razza, costituzione individuale, età, sede corporea, pigmenti (melanine e carotene), sangue dei vasi dermici. 8
ANATOMIA APPARATO TEGUMENTARIO Cute Annessi Epidermide Derma Ipoderma AGENTI LESIVI CLASSIFICAZIONE Fonti di calore: fiamme, corpi incandescenti, liquidi, vapori bollenti, flash (esplosioni); Agenti fisici: raggi solari, elettricità, radiazioni; Sostanze chimiche: Acidi (per es. acido solforico, nitrico, cloridrico, tricloroacetico, fluoridrico, ecc ); Elettricità 9
USTIONI DEFINIZIONE Trauma determinato dal trasferimento di energia termica ai tessuti. Il calore determina nelle cellule: alterazioni enzimatiche denaturazione proteica e danni alle membrane necrosi coagulativa Determinazione della gravità delle ustioni Profondità e grado dell ustione Estensione della zona lesa Regione del corpo Età del paziente Agente lesivo Malattie o lesioni preesistenti Indumenti indossati 10
USTIONE DI I GRADO: Profondità-CLASSIFICAZIONE Interessa solo l epidermide. Eritematosa, dolorosa ed impallidisce alla pressione. Guarisce da sola in qualche giorno dopo desquamazione senza produrre cicatrici. Profondità-CLASSIFICAZIONE USTIONE DI II GRADO: Interessa il derma superficiale (papillare) Notevole eritema, dolore, impallidiscono alla pressione Comparsa di vescicole (Flittene) entro 48h dalla lesione (trasudazione di plasma e liquidi) Trattate adeguatamente guariscono lasciando lieve cicatrice (cute più chiara) in 7-14 gg riepitelizando da sole di strato basale 11
Profondità-CLASSIFICAZIONE USTIONI DI III GRADO : Interessamento fino al sottocute Escara necrotica, assenza di dolore (lesione dei nervi decorrenti nel derma) Guarisce lasciando cicatrici evidenti USTIONI REGOLA DEL 9 12
GRAVITA -VALUTAZIONE VALUTAZIONE Regione del corpo Qualsiasi ustione al volto è molto preoccupante, dal momento che può comportare una lesione alle vie aeree o agli occhi. Le mani e i piedi sono altre zone da considerare in modo speciale, poiché la formazione di cicatrici può determinare la perdita di movimento delle dita. Quando le lesioni interessano l'inguine, le natiche, le cosce nella parte mediana, la possibilità di infezione batterica costituisce un problema spesso molto più grave del danneggiamento iniziale dei tessuti. GRAVITA -VALUTAZIONE VALUTAZIONE ETA Età<5 e >60 anni:processi riparativi più lenti Neonati e bambini piccoli: superficie cutanea più estesa in relazione alle dimensioni corporee aumenta la perdita dei liquidi 13
GRAVITA -VALUTAZIONE VALUTAZIONE Malattie preesistenti Pazienti con malattie respiratorie preesistenti sono esposti ad un rischio maggiore se esposti ad aria riscaldata o vapori chimici. Lo stress derivante ad un'ustione sarà senza dubbio più preoccupante in un paziente affetto da malattia cardiaca. I soggetti con malattie respiratorie, malattie cardiache, o diabete reagiscono con maggior difficoltà alle ustioni. 14
EMORRAGIA Dal greco αἶµα [aima] = sangue e ῥήγνυµι [regnymi] = rompere DEFINIZIONE È una fuoriuscita del sangue da un qualsiasi vaso, con conseguente diminuzione (anche quando estremamente ridotta) del patrimonio totale circolante ma cosa comporta una emorragia? minor ossigenazione a cervello, cuore e tessuti periferici, con conseguente aumento della CO 2 (ipercapnia); permanenza nei tessuti di sostanze tossiche; se il sanguinamento è grave => shock ipovolemico. 15
Classificazione delle emorragie Arterioso Venoso Capillare Interne Esterne Esteriorizzate LE EMORRAGIE ESTERNE SEGNI E SINTOMI Cosciente o Incosciente Agitato Pallido e sudato Dolente Tachicardico Tachipnoico Riduzzione P.A. 16
14/05/2012 LE EMORRAGIE ESTERNE COSA FARE? SEMPLICI Tranquilizzare il soggetto Comprimere sul punto di fuoriuscite Applicare ghiaccio Se possibile sollevare l arto LE EMORRAGIE ESTERNE 17
LE EMORRAGIE ESTERNE COSA FARE? COMPRESSIONE A DISTANZA LE EMORRAGIE ESTERNE 18
LE EMORRAGIE ESTERNE L uso del laccio deve essere l ultima delle nostre risorse!! In caso di posizionamento scrivere ben in vista l ora in cui è stato messo!! LE EMORRAGIE INTERNE SEMPLICI: ecchimosi, ematomi, GRAVI: SANGUE IN CAVITA irrequietezza, ansietà o torpore, debolezza pallore, pelle fredda e umida, senso di freddo respiro superficiale e affannoso polso piccolo e frequente dinamica dell incidente, patologie in atto, storia clinica 118 URGENTE 19
Aneurisma È una dilatazione progressiva di un segmento vascolare che deve essere almeno pari al 50%, altrimenti si parla di ectasia. Gli aneurismi arteriosi si manifestano come dilatazioni pulsanti del vaso: la localizzazione più importante è a carico dell'aorta, nel 75% dei casi colpisce l'aorta addominale. La causa principale è l'aterosclerosi. LE EMORRAGIE ESTERIORIZZATE DAL NASO: TRAUMATICHE O PATOLOGICHE TRAUMA CRANICO O FACCIALE: NON MUOVERE 118 (ROSSO O MISTO A LIQUIDO TRASPARENTE) EPISTASSI DALL ORECCHIO: TRAUMA LOCALE TRAUMA CRANICO: ROSSO O MISTO A LIQUIDO TRASPARENTE NON MUOVERE 118 DALLA BOCCA: CAVO ORALE (EMOFTOE) MISTO A SALIVA APPARATO RESPIRATORIO (EMOTTISI) ROSEO, SCHIUMOSO APPARATO DIGERENTE (EMATEMESI) VOMITO SANGUIGNO 20
LE EMORRAGIE ESTERIORIZZATE DALL INTESTINO: ENTERORRAGIA EMORRAGIA RETTALE (RETTORRAGIA O PROCTORRAGIA) ROSSO MELENA : SCURO, ODORE FETIDO, ASPETTO FONDI DI CAFFE DALL APPARATO URINARIO(EMATURIA) PATOLOGICA: EVIDENTE O MICROEMATURIA TRAUMATICA DALL APPARATO GENITALE FEMMINILE: (METRORRAGIA - MENORRAGIA) LE EMORRAGIE ESTERIORIZZATE 21
SHOCK 22
Shock: definizione Sindrome da insufficienza circolatoria acuta con perfusione tissutale inadeguata rispetto ai fabbisogni metabolici. Shock: cause Ipotensione acuta da primitiva insufficienza cardiaca Quadro generale di insufficienza circolatoria acuta Alterazione del rapporto tra letto vascolare e massa ematica circolante Ipovolemia assoluta o relativa 23
Shock: conseguenze Alterata produzione trasporto ed utilizzazione di energia Alterato funzionamento pompe di membrana Alterato metabolismo cellulare Edema e acidosi intracellulare Disfunzione di organi e tessuti Danno e morte cellulare Morte del paziente Shock: fasi ciniche Pre-shock o shock compensato Shock vero e proprio o fase di Scompenso circolatorio acuto Shock irreversibile 24
Shock: fasi ciniche -1 Pre-shock o shock compensato (non ipotensione in clinostatismo) I meccanismi di compenso cardiocircolatori sono ancora in grado di mantenere un equilibrio circolatorio (per es. una perdita del 10% del volume ematico può associarsi a normotensione o ipotensione lieve). Shock: fasi ciniche -2 Shock vero e proprio fase di Scompenso circolatorio acuto I meccanismi di regolazione della pressione arteriosa non sono più sufficienti a mantenere l omeostasi e compaiono ipotensione in clinostatismo e segni di insufficienza d organo (reversibile). Il calo importante della pressione arteriosa sistemica segna il passaggio dalla fase di shock compensato a quella dello shock scompensato. La comparsa di questi segni consegue (nello shock ipovolemico) ad una riduzione del 20-25% della volemia totale. 25
Shock: fasi ciniche -3 Shock irreversibile sono presenti segni di insufficienza d organo non reversibili in tempi brevi o a volte irreversibili (oliguria da necrosi tubulare acuta, coma da ipoperfusione cerebrale, insufficienza respiratoria, insufficienza cardiaca massiva). Shock: golden hour diagnosi e terapia precoce aumentano la sopravvivenza del paziente 26
Shock: risposta di difesa emodinamica (tipicamente nello shock ipovolemico) Aumento frequenza Aumento contrattilità cardiaca Vasocostrizione periferica Ritenzione idrosalina Lo scopo dell attivazione dei meccanismi di regolazione della PA è quello di mantenere la PA e di ridistribuire il flusso ematico verso i circoli distrettuali degli organi vitali (SNC, cuore, etc.) a spese di altri organi e apparati(cute, muscoli, etc.) Shock: classificazione Shock ipovolemico Shock cardiogeno Shock distributivo 27
Shock: ipovolemico (diminuzione rapida e massiva della massa circolante) EMORRAGICO 1) Emorragie esterne: enterorragie, metrorragie, ematuria, rinorragie etc. 2) Emorragie interne (endocavitarie): endoperitoneali, endopleuriche 3) Emorragie interstiziali o ematomi PERDITA DI PLASMA 1) Ustioni; 2) Contusioni, schiacciamenti (crash sindrome) 3) Infiammazioni essudative e trasudati PERDITA DI ELETTROLITI ED ACQUA 1) Occlusione intestinale; 2) Vomito; 3) Diarrea profusa 4) Sudorazione profusa; 5) Insufficienza surrenalica acuta Shock: ipovolemico& ipotensione L ipotensione è un segno drammatico ma tardivo dello shock ipovolemico Quando la pressione arteriosa scende al di sotto di 90 mmhg si è già perso il 20-25% del volume ematico circolante La pressione arteriosa sistemica non è il più importante fattore di valutazione per il trattamento di uno stato di shock 28
SHOCK IPOVOLEMICO Perdita massiva e rapida di massa ematica Ipotensione Vasocostrizione periferica (meccanismo compensatorio) CENTRALIZZAZIONE DEL CIRCOLO (con ipoperfusione periferica) Shock: emorragico La diagnosi di shock emorragico è più spesso anamnestica e clinica prima che di laboratorio (l anemia compare solo dopo qualche ora) o sulla base di parametri emodinamici Il paziente traumatizzato ipoteso e tachicardico è da considerare in shock emorragico fino a prova contraria Nel paziente traumatizzato la causa più frequente di shock è l ipovolemia da emorragia 29
Shock: cardiogeno (diminuzione portata cardiaca) Insufficienza coronarica acuta (infarto del miocardio, angina pectoris) Embolia polmonare Compressione delle vene cave: (emopericardio, idropericardio versamento pleurico massivo, pneumotorace ipertensivo) Scompenso acuto di vizi valvolari Insufficienza miocardica complicante lo shock settico Aritmie Shock: distributivo (riduzione delle resistenze vascolari periferiche con o senza aumento della portata cardiaca) Shock settico Shock anafilattico Shock neurogeno (lesioni SNC e/o midollo spinale) Tossici (Cianuro, ossido di carbonio) 30
LO SHOCK SETTICO Febbre, sudorazione, vomito, diarrea, Contrazione della massa ematica circolante Disidratazione Insufficienza di pompa cardiaca LO SHOCK ANAFILATTICO Immunoreazione sostenuta dalle IgE (reazione allergica) Liberazione di istamina, serotonina ed altri mediatori vasoattivi Vasodilatazione ed exemia plasmatica IPOTENSIONE 31
Shock: FREQUENZA CARDIACA Ilpolsonelloshockèpiccoloefrequente Fra le anomalie dei parametri vitali la frequenza cardiaca è l indice più sensibile alla deplezione di volume Shock: PRESSIONE ARTERIOSA L ipotensione (PA sist. < 90 mmhg) si può manifestare in una fase successiva alla tachicardia (in caso di shock emorragico nel paziente adulto sano in posizione supina, la perdita di volume tale da provocare ipotensione può essere pariacircail20-25%delvolumeematico) Se i parametri vitali in posizione supina sono normali e le condizioni generali lo consentono (ad es. stato di coscienza normale, non traumi alla colonna vertebrale o pelvici) valutare presenza di eventuale ipotensione ortostatica (PA e frequenza dopo 2-3 min supino poi dopo 1 min di ortostatismo test positivo se lipotimia, vertigini, variazionedifrequenza>30b/moriduzionepasist>30mmhg) 32
Shock: parametri respiratori Frequenza respiratoria (tachipnea, bradipnea) Dispnea Saturazione arteriosa in O2 (desaturazione attenzione alla presenza di vasocostrizione lettura inattendibile della saturimetria non invasiva) Cute fredda ed umida Pallore Sudorazione fredda Shock: cute Riempimento capillare prolungato Cute calda, rubeosica, asciutta nello shock settico (fasi iniziali) 33
Shock: diuresi Urine concentrate (scure) Contrazione della diuresi(necessità di monitoraggio diuresi) diuresi24 ore < 400 ml o diuresi oraria < 0.5 ml/kg/h Riassumendo i SINTOMI DELLO SHOCK sono: PALLORE(SPESSO CON CIANOSI LABBRA E ORECCHIE) SUDORAZIONE FREDDA (PELLE UMIDA) FREDDO, PUO TREMORE PUO MANIFESTARE NAUSEA, VOMITO, VERTIGINI PUO AVERE SETE INTENSA POLSO PICCOLO E FREQUENTE RESPIRO SUPERFICIALE E AFFANNOSO OLIGURIA FINO AD ANURIA PUO EVOLVERE IN COMA E PORTARE ALLA MORTE 34
Grazie per l attenzione, Nicola Ardizzoni Croce Rossa Italiana Delegato Provinciale CRI Ferrara per le Attività di Emergenza protezionecivile@criferrara.it 35