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Scuola di Fotografia Divieto di riproduzione parziale o totale con qualsiasi mezzo del contenuto di questo documento. Il suo utilizzo è da intendersi a solo scopo personale ed è vietata la sua diffusione. Tutti i diritti riservati. Copyright PhotoStudioArt. Bene, eccoci qui a completare questo capitolo, finalmente. Abbiamo visto come, in una immagine, il destino percettivo di una certa zona od elemento dell'immagine non dipenda esclusivamente dalle caratteristiche proprie a quella zona od elemento, ma sia funzione anche delle proprietà di altre zone, che interagiscono con essa. Quindi è un fatto relazionale, dipende dalle relazioni fra quella zona ed altre, da caratteristiche translocali. C'é però anche un'altra osservazione da fare, strettamente correlata a questa. Quando diciamo che un dato "campo percettivo" tende a segmentarsi secondo i principi della vicinanza, della somiglianza, della chiusura, o qualsiasi altro, non significa che le proprietà o caratteristiche del risultato finale dei nostri processi di organizzazione percettiva sia la "somma" di caratteristiche che appartengono ai singoli elementi che si sono unificati in un insieme percettivo... Per esempio, la vicinanza o la somiglianza o la chiusura o ogni altra non sono qualità di un singolo elemento. Quello che possiamo dire é che "l'insieme percettivo risultante è formato da elementi vicini o simili fra di loro, o da elementi che presi nel loro insieme costituiscono una forma chiusa". Regolarità, simmetria, equilibrio, buona gestalt, stabilità, armonia... non sono proprietà di singoli punti, ma proprietà del tutto, e se si scompone il tutto nelle sue parti vanno perdute. Sono proprietà che non esistevano percettivamente prima che quelle parti si unificassero in quel tutto. Detto questo, esaminiamo un altro principio di organizzazione degli elementi presenti nel campo percettivo. In questa figura, i segmenti tendono a raggrupparsi secondo il principio di vicinanza, e quindi i due elementi centrali formano una coppia. Ma c'é un'altra tendenza, anch'essa forte. Quella che organizza i segmenti secondo l'ordine ab - cd, impegnandoli tutti e 4. In questa seconda organizzazione non rimangono resti. Questo presenta, percettivamente, un vantaggio, tale da far sì che questo tipo di organizzazione possa superare persino l'azione, solitamente molto forte, della vicinanza. E' il principio dell'articolazione senza resti. Secondo questo principio, la soluzione percettivamente favorita è quella in cui vengano utilizzati,

dove possibile, tutti gli elementi, in cui non ci siano "resti" e tutte le parti siano complete. Un altro esempio: in questa figura, le linee vengono segmentate in un dato modo e non in un altro, come illustrato in figura, favorendo l'organizzazione percettiva che non presenta "resti". In quest'altra, tendiamo a raggruppare le 4 linee in modo da formare uno scalino, come si vede nella parte inferiore. Eppure potremmo, e a buona ragione, unificare le due linee "centrali" secondo il principio di continuità di direzione e quello di vicinanza... ma così ci rimarrebbero due "resti". Occorre tener conto di questo fattore, perché interferisce, facilitando od ostacolando la loro azione, con tutti gli altri principi visti finora. E questo è tanto più valido quanto più esiste conflitto fra due o più di questi fattori. Un altro principio importante, soprattutto per noi fotografi, in quanto chiama in causa, almeno in parte, i contenuti dell'immagine, è quello detto dell'esperienza passata o empirico. Per esempio, osserviamo questa figura:

Si tratta di un certo numero di linee spezzate, indipendenti fra di loro, suddivise in piccoli gruppi. Eppure è sufficiente ruotare l'immagine di 90 in senso orario, perché esse si "unifichino" in tutt'altro. Facendolo, ci troviamo davanti a quattro lettere, che compongono la parola "EFFE", in rilievo ed illuminate dall'alto a sinistra... E questo è possibile soltanto perché conosciamo l'alfabeto, quello che usiamo noi. Se facessimo vedere la stessa figura a qualcuno che NON conoscesse il nostro alfabeto, continuerebbero ad essere soltanto linee spezzate, e magari le "unificherebbe" diversamente da noi. Un altro esempio: Come vedete, siamo di fronte a un insieme relativamente complesso di forme geometriche più o meno note. Ora copriamo con un foglio, o in altro modo, solo la parte superiore del disegno. Zac!... Ecco che tutto ci appare in un altro modo, e diventa chiara ed evidente la frase che era sempre stata lì, "specchiata" simmetricamente su un asse orizzontale. Se ora togliamo il foglio che avevamo messo a coprire la parte superiore, di nuovo i segni si riorganizzano in cerchi, losanghe, triangoli ecc., e ci richiede un certo sforzo tornare ad isolare le lettere che compongono la frase... Chiusura, simmetria, continuità di direzione regolarità si mostrano percettivamente, fenomenicamente, più forti del fattore dovuto all'apprendimento. Questo ha una implicazione importantissima, IMHO. Dimostra, cioé, che la maggior parte delle segmentazioni spontanee del campo visivo, anziché, come spesso vengono considerate, essere il prodotto di un apprendimento che avviene nel corso della vita di un individuo, sono le condizioni stesse per rendere possibile tale apprendimento. Sono cioé le condizioni naturali, neurologicamente basate su cui si basa la fenomenologia percettiva che noi umani abbiamo poi, nel corso del tempo, suddiviso in "regole" e codificato in base a convenzioni di vario tipo. I vari fattori di organizzazione percettiva interagiscono continuamente fra loro. In certi casi sono sinergici, e cioé si sommano e potenziano a vicenda. In altri casi sono in conflitto, agiscono in sensi

opposti, si ostacolano a vicenda o addirittura si annullano reciprocamente. Possiamo quindi dire che l'organizzazione del campo percettivo è, in ogni momento, la risultante dei vari fattori in sinergia o conflitto, che può essere o meno in equilibrio. In alcuni casi, come abbiamo già visto, un fattore tende a prevalere su un altro; in atri casi, è viceversa, e il fattore che prima era "perdente" diventa ora "dominante". In questo caso, ad esempio, la chiusura prevale sulla somiglianza: In questo la continuità di direzione è prevalente sulla chiusura:...e in questo, invece, viceversa:

Qui abbiamo un esempio della tendenza alla convessità:

...giusto per ricordarci come mai in questo altro esempio la convessità prevale sulla chiusura : Qui vediamo invece la regolarità "contro" l'identità cromatica... Si potrebbe proseguire per una vita, e forse non basterebbe.. ma a noi basta avere un'idea di queste cose, e di come funzionano. Sono convinto che, fra tutti, saremmo perfettamente in grado di scoprire tutte le categorie che ancora mancano... e sono anche convinto che ormai molti di voi abbiano cominciato a ricercare, nelle loro ed altrui foto, questi elementi all'opera, e magari a introdurne alcuni, in modo "sperimentale"... Credo anche che ci sia ormai abbastanza carne al fuoco da suggerire analisi ed esperimenti per un po' di tempo.