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Transcript:

01-07-2019 Media Monitoring per Rassegna stampa del 29-06-2019

Sanità Salerno e provincia... 1 - LA CITTÀ DI SALERNO «Non dimenticate gli infermieri»... 1 - LA CITTÀ DI SALERNO «Subito il regolamento per bloccare il fenomeno dei nominati»... 2 - LA CITTÀ DI SALERNO E Iervolino è in pole Da commissario a direttore generale... 3 - LA CITTÀ DI SALERNO Evasione del ticket, scoperti 42mila casi... 4 - CRONACHE DI SALERNO Morì il 61enne Giuseppe Rotunno Indagati due medici e un radiologo dell' ospedale "Luigi Curto"... 6 - IL MATTINO (ED. SALERNO) Sos dall' Avis «Serve sangue donalo e vinci un cellulare»... 7 - IL MATTINO (ED. SALERNO) Svastica nazista e baffetti sulla statua della Madonna... 8 Sanità Campania... 9 - CORRIERE DEL MEZZOGIORNO «Ospedali nelle mani dei clan Serve il commissario da Roma»... 9 - IL MATTINO (ED. BENEVENTO) È rivoluzione farmacie nel Sannio... 11 - IL MATTINO Cancro, al San Leonardo pazienti senza «borsetta»... 13 - IL MATTINO Diabete e reni rimedi naturali made in Naples... 14 - IL MATTINO Mal di testa (e non solo) un premio alla Vanvitelli... 16 - IL MATTINO (ED. AVELLINO) Oncologi concordi: «Fare squadra per battere il cancro»... 17 - IL MATTINO (ED. CIRCONDARIO SUD) Ospedale, personale all' osso e un bando atteso da due anni... 19 - IL MATTINO (ED. CASERTA) Struttura primo soccorso sospeso il trasferimento... 20 - IL MATTINO Valvola del cuore sostituzione soft... 22 Sanità nazionale... 24 - AVVENIRE La sanità d' eccellenza Modello da esportare... 24 - AVVENIRE Lambert «ricondannato» a morte... 26 - AVVENIRE Medici, giovani in prima linea Pronto soccorso a rischio caos... 28 - IL TEMPO Quest' estate è vietato anunalarsi... 30 - ITALIA OGGI Servono 42 mila sanitari... 32

La Città di Salerno Pagina 20 Argomento: Sanità Salerno e provincia «Non dimenticate gli infermieri» Nel complimentarmi per l'importante intervento al'ospedale di Eboli, a dimostrazione che la sanità in provincia di Salerno, nonostante i continui tagli dal punto di vista economico, funziona. Purtroppo, a qualcuno che rimane ancorato a vecchie logiche del passato, convinto che la sanità sia fatta solo da medici, devo ricordare chi sono gli infermieri. Gli infermieri, con le loro competenze e conoscenze, da un report presentato da Cittadinanzattiva risultano essere i professionisti della sanità che riscuotono la maggiore fiducia dei cittadini. Ci sono infermieri che ricoprono il ruolo di direttore generale nelle Asl, vicepresidente dell'istituto Superiore della Sanità, professori ordinari e associati, ricercatori. Appare singolare che a fronte di un intervento come quello eseguito ad Eboli, vengono nominati solo i medici. Il pre e post operatorio e la presa in carico del paziente sono gli stessi medici a farla? La notizia positiva è che l'ospedale di Eboli è dotato di un gruppo operatorio molto capiente che consente la presenza contemporanea di molte figure professionali. Cambiano i bisogni di salute, si va verso la cronicità e la presa in carico è dell'infermiere. Parliamo di infermiere di famiglia, parliamo di ospedali di comunità a gestione infermieristica e si lavora in equipe, ognuno nel rispetto del proprio ruolo. Gli infermieri sono pochi, non percepiscono indennità di esclusività, sono sottopagati, e nonostante tutto con spirito di sacrificio e con passione garantiscono servizi di qualità. Questi sono i circa diecimila infermieri in provincia di Salerno e i circa 450mila in Italia. A loro va il mio ringraziamento. Cosimo Cicia presidente Opi di Salerno e componente del comitato centrale della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche.

La Città di Salerno Pagina 7 Argomento: Sanità Salerno e provincia «Subito il regolamento per bloccare il fenomeno dei nominati» Continua a tenere banco all'asl il caso degli infermieri promossi a coordinatori di reparto direttamente dai primari e senza alcun concorso interno. «Del problema - afferma Biagio Tomasco del Nursind - se ne discute dai tempi dell'allora dg Squillante, e si è arrivati ai nostri giorni senza che nessuno, tanto la parte pubblica quanto quella sindacale, abbia mai voluto affrontarla in maniera definitiva». Il Nursind «ha più volte posto l'accento sull'abitudine di nominare coordinatori facente funzione in spregio a qualunque regola costituita, e tanto non in quanto unto dal Signore ma solo per aver letto con attenzione le norme che regolano l'istituto». Le stesse norme «che non hanno impedito all'asl di remunerare tali incarichi di facente funzione, per due anni consecutivi il 2017 ed il 2018, prendendo i soldi dal fondo di tutti i lavoratori, salvo poi affermare che se esistono tali fenomeni è perché i sindacati non hanno prodotto un regolamento che, lo si ricorda, era di totale appannaggio della parte datoriale e non sindacale, nel mentre non appena è stata reintrodotta la concertazione sui regolamenti, esso sia stato immediatamente realizzato e prodotto all'amministrazione». Ecco perché Tomasco accoglie di buon grado la riapertura di un tavolo di confronto sul problema per approvare un regolamento che eviti il fenomeno dei nominati.

La Città di Salerno Pagina 6 Argomento: Sanità Salerno e provincia E Iervolino è in pole Da commissario a direttore generale Mario Iervolino (foto) da commissario a direttore generale dell'asl Salerno: il manager della sanità pubblica, secondo indiscrezioni, dovrebbe a breve essere riconfermato al timone dell'asl Salerno, tra le più importanti della regionale. Ierovlino, ex sindaco di Ottaviano, già in forza all'ospedale Rummo di Benevento, arrivò a Salerno nel giugno 2018. La decisione arrivò nel corso della Giunta Regionale che nominò Antonio Giordano (allora dg dell'asl salernitana) a commissario dell'azienda dei Colli di Napoli. Il nome di Iervolino era stato indicato dal governatore De Luca per la guida del Ruggi d'aragona dopo la revoca dell'incarico a Nicola Cantone ma aveva ricevuto lo stop da parte del rettore Tommasetti.

La Città di Salerno Pagina 6 Argomento: Sanità Salerno e provincia Evasione del ticket, scoperti 42mila casi Gaetano de Stefano Circa 11 milioni di ticket non versati in tre anni. E questo il danno per le casse dell'asl calcolato dal sistema informativo aziendale, che ha fatto emergere come il buco, volendo essere precisi, sia in totale di 10 milioni 737.206 euro. Una cifra di tutto rispetto, che è il frutto di 42.444 prestazioni specialistiche in regime ambulatoriale per le quali chi ne ha usufruito ha pagato meno rispetto a quanto dovuto, per via di un'autocertificazione d'esenzione dal ticket che è risultata, in virtù dei controlli effettuati dal sistema Ts/Mef, non veritiera. In pratica, in virtù di quanto emerso, migliaia persone avrebbero ottenuto la riduzione senza averne i requisiti previsti dalla legge. Un errore che ha prodotto un mancato incasso per l'asl e un vantaggio economico per chi ha usufruito delle visite e delle prestazioni. E proprio nei loro confronti adesso l'asl batte cassa, chiedendo di pagare quanto effettivamente dovuto e non corrisposto all'atto del pagamento delle prestazioni. Per riscuotere i crediti, relativi agli anni che vanno dal 2014 al 2017, l'azienda sanitaria locale s'è affidata all'agenzia delle Entrate, con la quale è stata sottoscritta un'apposita convenzione. Il numero degli utenti ai quali arriveranno, nei prossimi giorni, le cartelle di pagamento sono ben 36.500. Gli avvisi dell'agenzia dell'entrate, infatti, partiranno solo nei riguardi di chi ha un debito superiore ai 12 euro. Per importi inferiori (5.936 utenti in tutto), infatti, la riscossione sarà affidata ai Distretti sanitari che dovranno sollecitare il pagamento del pregresso al primo contatto utile con l'evasore. La riscossione da parte dell'agenzia dell'entrata, tuttavia, non sarà gratuità ma avrà un costo sia per l'asl che per le persone che saranno raggiunte dagli avvisi. L'azienda sanitaria, difatti, ha stimato in 156mila euro l'onere a suo carico, che comunque sarà caricato sugli utenti che, in pratica, si troveranno a dover pagare molto di più rispetto a quanto effettivamente dovuto. Questa, però, sarà solo la prima fase. Perché l'asl è intenzionata ad andare avanti e a fare ulteriori verifiche di tipo amministrativo e contabile, sempre per quanto concerne il pagamento dei ticket. Sotto la lente d'ingrandimento, nei prossimi mesi, finiranno pure le annualità che vanno dal 2010 al 2013, per il recupero coattivo dei crediti, tant'è che l'azienda sanitaria si è riservata la possibilità di utilizzare la stessa convenzione con l'agenzia dell'entrate. Dunque l'asl rimpingua le proprie casse dichiarando battaglia agli evasori del ticket. C'è anche da sottolineare, comunque, come nella maggior parte dei casi l'autocertificazione sia stata presentata in buona

fede e in mancanza di dolo. Per la maggior parte, ad usufruire dell'esenzione, sono persone anziane, che ritengono che il loro diritto sia acquisito e maturato con il compimento di una determinata età, senza tener conto del reddito complessivo. In questo caso l'asl avrebbe potuto accertare preventivamente e, quindi, comunicare la mancanza dei requisiti richiesti. Oppure chiedere direttamente agli interessati, una volta appurato l'errore, il pagamento di quanto dovuto. Invece s'è voluta affidare all'agenzia dell'entrate con una aggravio si spesa sull'utenza. Una decisione che si scontra con quanto accaduto in Lombardia, dove per si è proceduto al condono delle sanzioni per i ticket sanitari evasi per errore soprattutto dagli anziani, in virtù del dato di fatto che migliaia di pazienti convinti di avere diritto all'esenzione dal ticket sanitario per reddito basso o in quanto disoccupati in realtà avevano sbagliato a fare i conti. Un ravvedimento operoso che potrebbe essere applicato anche a Salerno, valutando caso per caso e, in particolar modo, tenendo conto dell'età delle persone che hanno prodotto l'autocertificazione che, nella maggior parte dei casi, si è concretizzata in una firma apposta in tutta fretta dietro una prescrizione medica all'interno di una farmacia.

Pagina 19 Argomento: Sanità Salerno e provincia EAV: 781 Lettori: 29.750 Morì il 61enne Giuseppe Rotunno Indagati due medici e un radiologo dell' ospedale "Luigi Curto" POLLA L' anziano perse la vita dopo il ricovero, ipotesi omicidio colposo in concorso Due medici e un radiologo in servizio all' ospedale "Luigi Curto" iscritti nel registro degli indagati per la morte di Giuseppe Rotunno, un uomo di 61 anni, residente nel comune di Au letta, deceduto nel nosocomio valdianese a distanza di alcune ore dal ricovero. L' ipotesi di reato è quella di omicidio colposo in concorso, i due medici indagati sono in servizio rispettivamente nel reparto di chirurgia e nel pronto soccorso. L' iscrizione nel registro degli indagati è stato anche un atto dovuto così che i tre medici hanno potuto nominare i propri avvocati e periti per l' autopsia che disposta dalla Procura di Lagonegro. Secondo quanto emerso il 61enne nei mesi scorsi ha subito un primo intervento in un ospedale di Napoli per un tumore. Poi è stato dimesso. Lo scorso 19 giugno ha accusato un dolore allo stomaco e dopo un controllo al Pronto soccorso è tornato a casa. La sera coi dolori che continuavano è tornato all' ospedale dove è stato ricoverato. È morto dopo il ricovero. I parenti dell' uomo, tutelati dall' avvocato Claudio Parisi, hanno presentato denuncia ai carabinieri della compagnia di Sala Consilina. Gli uomini guidati dal capitano Davide Acquaviva hanno sequestrato le cartelle cliniche. Sul caso interviene l' avvocato Alfonso Penna che tutela uno dei tre medici indagati.

Il Mattino (ed. Salerno) Argomento: Sanità Salerno e provincia Pagina 39 EAV: 2.303 Lettori: 107.296 Sos dall' Avis «Serve sangue donalo e vinci un cellulare» SARNO Rossella Liguori Emergenza sangue, si cercano donatori e in città si lancia l' iniziativa «Chi ama, dona: chi dona, vince» per spronare soprattutto, i giovani. Oggi e domani all' ospedale Martiri del Villa Malta, donazioni per arginare la grave criticità che si ripresenta. La donazione è legata ad una novità: un' idea dell' Avis di Sarno: un concorso a premi. A ciascuna donazione corrisponderà un numero, lo stesso parteciperà ad una estrazione del 18 luglio per vincere uno smartphone. È così che nella città dei Sarrasti si cerca di coinvolgere più persone. Questo perché c' è carenza di sangue e l' Avis ha già lanciato l' appello: «Siamo in emergenza, chi può, vada a donare». D' estate si acuisce la richiesta di sangue negli ospedali e, dunque, si finisce spesso per andare sotto la disponibilità effettiva dei centri. Così anche adesso la richiesta è di donare per salvare vite umane. Un' estate rovente, nei reparti degli ospedali dell' Agro; emergenze che di fatto fanno diminuire le risorse nelle banche del sangue. L' appello è dell' associazione volontari italiani dell' Agro. «Continua la carenza sangue - dicono - In particolare gruppo 0 negativo. Invitiamo quanti sono in buona salute e nei tempi idonei, a donare presso gli ospedali». RIPRODUZIONE RISERVATA.

Il Mattino (ed. Salerno) Argomento: Sanità Salerno e provincia Pagina 41 EAV: 2.739 Lettori: 107.296 Svastica nazista e baffetti sulla statua della Madonna POLLA POLLA Pasquale Sorrentino C' è del marcio nel Vallo di Diano. I due casi di San Pietro al Tanagro con minacce a migranti e operatori si arricchiscono ora di un altro episodio: una svastica disegnata sulla statua della Madonna nell' ospedale. Qualcuno ha disegnato con un pennarello nero la svastica sulla fronte di Maria e poi dei baffetti neri come Hitler sotto il naso. E non è la prima volta che capita e sempre alla stessa statua. Sarà la stessa mano? Medici e infermieri hanno ripulito il tutto e direttore sanitario Luigi Mandia ha ovviamente condannato tale gesto. Non solo. Delle lacrime sono stato disegnate sotto gli occhi di un quadro raffigurante Padre Pio. Per combattere tutto ciò, domani partirà dal Parco del Mulini di San Pietro al Tanagro una manifestazione dell' accoglienza (inizio ore 19). Su quanto accaduto interviene anche il vescovo Antonio De Luca: «Sono atti deprecabili. La modalità anonima e intimidatoria fa pensare alle conseguenze di una retorica ridondante del prima noi poi loro. Raccogliamo il risultato di un indirizzo sociale fatto di errata percezione del problema, di soluzioni semplicistiche di chiusure e di isolamento. Inoltre il discredito e la minaccia verso quanti operano nel delicatissimo ambito dell' accoglienza genera tensioni nella comunità delegittimando peraltro anche le istituzioni civili locali che accompagnano con somma attenzione i processi di integrazione verso cui bisogna necessariamente tendere. Alla comunità civile ed ecclesiale che si ritrova in piazza per una manifestazione per un sussulto di umana dignità e per esprime distanza da ogni forma di razzismo, va tutto il sostegno e l' apprezzamento». RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina 7 Argomento: Sanità Campania EAV: 1.642 Lettori: 25.449 «Ospedali nelle mani dei clan Serve il commissario da Roma» Gimmo Cuomo NAPOLI «Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte adotti misure urgenti per riformare dalla base il sistema sanitario regionale, con misure emergenziali come quelle adottate per la Calabria». Non usa giri di parole Valeria Ciarambino, consigliera regionale M5S fedelissima e concittadina del vicepremier Luigi Di Maio. Punta all' esautoramento dell' attuale commissario, il governatore Vincenzo De Luca, e alla sua sostituzione con un nuovo supercommissario ad acta, dotato di poteri più penetranti per incidere nella realtà malata della sanità campana. Per i pentastellati a far traboccare il vaso è stato lo scenario da incubo delineato dall' inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sul dominio della camorra sull' ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. Ma il malessere del M5s ha origini molto più antiche. Nella lettera inviata a Conte da Ciarambino insieme a tutti i componenti del gruppo regionale e ai parlamentari si legge: «I retroscena dell' ultima inchiesta della Dda di Napoli confermano che ci sarebbero ospedali sotto il controllo della camorra. Un fenomeno che scopriamo oggi tristemente noto a chi è stato costretto a subirlo e che si è diffuso nel silenzio di chi, per anni, non poteva non sapere, mache non ha mosso un dito. Ci chiediamo come sia possibile che fatti gravi come quelli descritti dai magistrati siano sfuggiti alle attività di verifica e ispezione dei diversi livelli di management aziendali e regionali dell' attuale governo e del precedente governo Caldoro». La terapia? Certamente d' urto. Il gruppo regionale e i parlamentari pentastellati chiedono che «si determini che non vi siano i presupposti per l' uscita dal commissariamento» e «che si provveda a convocare con tempestività una seduta del Consiglio dei ministri in cui si proceda alla rimozione dell' attuale commissario, così da attuare la legge e porre fine a una palese incompatibilità». Il modello, come si è detto, è quello già adottato in Calabria. «Al

nuovo commissario ad acta siano attribuiti non solo poteri programmatori, ma più incisivi poteri di gestione e di nomina dei dirigenti sanitari, mediante adozione di un decreto emergenziale, analogamente a quanto determinato per la Regione Calabria». Oltre a scrivere a Conte, Ciarambino ha anche presentato un' interrogazione alla Giunta regionale. «Mentre il governatore della Campania denuncia - si limitava a denunciare casi di boicottaggio relativi all' invasione di formiche al San Giovanni Bosco, nello stesso nosocomio si perpetravano fatti molto più gravi, con la camorra che avrebbe continuato a organizzare summit in ospedale, a gestire appalti, posti di lavoro, forniture e a indirizzare le scelte del management anche sui tempi di apertura dei reparti». Ieri il commissario straordinario dell' Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva ha visitato l' ospedale nell' occhio del ciclone per far sentire ai dipendenti che i vertici Asl non hanno alcuna intenzione di fare di tutta l' erba un fascio, consapevoli che il San Giovanni Bosco pur essendo stato strangolato dal clan continua ad essere un presidio ricco di grandi professionalità». Sulla vicenda anche le voci dei sindacati. Per Giovanni Sgambati e Vincenzo Martione (Uil) esprimono soddisfazione per la tutela dei lavoratori onesti garantita dal vertice dell' Asl. «È necessario difendere e tutelare quei lavoratori che sono andati avanti nonostante le nostre denunce». Per Lorenzo Medici (Cisl Funzione pubblica) l' ipotesi di chiusura del nosocomio «sarebbe una pazzia» perché «significherebbe darla vinta a chi ha contaminato l' ospedale». In sintonia anche la Cgil Funzione pubblica. «Non consentiremo a nessuno, ministro o presidente di criminalizzare anche i tantissimi lavoratori, professionisti e sindacalisti che svolgono con onestà il proprio lavoro». Intanto dalle carte dell' inchiesta emergono dettagli sull' abitudine dei boss e dei loro parenti di usare gli ambulatori e la farmacia dell' ospedale San Giovanni Bosco a proprio piacimento e senza pagare: in alcune telefonate si parla di emocromo, di beta hcg (il test di gravidanza), di risonanza magnetica, di farmaci; se ne procura uno, per esempio, l' indagato Vincenzo Botta per regalarlo a un conoscente. Il Consiglio dell' Ordine degli avvocati e la Camera penale hanno diffuso un documento a sostegno dell' avvocato Raffaele Chiummariello: per lui la Procura aveva chiesto l' arresto per concorso esterno in associazione camorristica ma il gip non lo ha concesso; contro questa decisione non è stato proposto appello. «È stata veicolata si legge nel documento - una rappresentazione dei risultati dell' attività investigativa tale da offrire un' immagine estremamente nebulosa della condotta defensionale dell' avvocato Chiummariello, con conseguente grave pregiudizio per la sua figura. Consiglio dell' Ordine e Camera penale gli esprimono vicinanza e solidarietà, convinti che saprà dimostrare la correttezza del proprio comportamento professionale e l' assoluta estraneità ai fatti che gli vengono addebitati».

Il Mattino (ed. Benevento) Argomento: Sanità Campania Pagina 33 EAV: 5.248 Lettori: 107.296 È rivoluzione farmacie nel Sannio LA SANITÀ Luella De Ciampis Le farmacie rurali del Sannio avranno nuove competenze per garantire una migliore assistenza all' utenza delle aree lontane dai presidi ospedalieri del capoluogo. Una vera e propria rivoluzione, se si considera che, il 70% delle farmacie dell' intero territorio rientra tra quelle rurali, in quanto, su circa 110 esercizi, 70 appartengono alla categoria rurale. A stabilirlo, il decreto approvato ieri dalla Regione Campania, finalizzato ad aprire un decisivo solco economico dei piccoli paesi, contrastando lo spopolamento, attraverso la definizione di parametri per beneficiare dei finanziamenti destinati ai piccoli comuni, prevedendo misure concrete per il loro sviluppo economico. «La collaborazione da tempo avviata tra titolari di farmacia e Regione Campania commenta Tommaso Cusano, presidente Federfarma provinciale - ha prodotto i primi frutti, a vantaggio della collettività. Dopo una lunga trattativa con Federfarma Campania, l' amministrazione regionale ha finalmente approvato il decreto sulla ruralità. Un importante provvedimento attraverso cui, il servizio sanitario regionale ha scelto di investire sulla rete delle farmacie rurali, non solo incrementando il sostegno economico in loro favore, ma promuovendo lo sviluppo di interventi socio-sanitari riconducibili all' attuazione della farmacia dei servizi. Per effetto di tale provvedimento strutturale, le farmacie rurali saranno munite di defibrillatori, dispenseranno in esclusiva, nei territori di competenza, farmaci innovativi soggetti a monitoraggio speciale, assicureranno la guardia farmaceutica notturna». Una serie di servizi che consentiranno di garantire all' utenza una migliore possibilità assistenziale nel luogo di residenza. Per esempio, per quanto riguarda i farmaci innovativi, si fa riferimento ai farmaci di fascia H, soprattutto per uso oncologico e antivirale, soggetti a monitoraggio speciale, fino a questo momento resi disponibili esclusivamente all' impiego da parte delle strutture sanitarie gestite dal servizio sanitario nazionale. Mentre, la collocazione dei defibrillatori

semiautomatici nelle farmacie rurali consentirà di poter usufruire di un ulteriore punto di riferimento oltre a quello costituito dalle sedi di emergenza, in grado di favorire la defibrillazione entro 4/5 minuti dall' arresto cardiaco, in attesa dell' intervento dei mezzi di soccorso. «In una fase immediatamente successiva conclude Cusano - si provvederà all' implementazione di strategie per il trattamento delle cronicità, per la presa in carico del paziente e per la partecipazione agli screening di massa. Sono iniziative che renderanno possibile la creazione di un complesso sistema di sentinelle professionali al servizio degli assistiti, messo in atto in sinergia con il governatore Vincenzo De Luca, il consigliere per la Sanità Enrico Coscioni e con la struttura farmaceutica regionale, che ha trasformato la Regione Campania, da simbolo del ritardo del Sud, in laboratorio nazionale di innovazione». Le farmacie dei servizi sono chiamate a partecipare al servizio di assistenza domiciliare integrata, a supporto delle attività del medico di Medicina generale e del pediatra di famiglia, a collaborare alle iniziative finalizzate al corretto utilizzo, al monitoraggio dei medicinali prescritti e all' aderenza alle terapie da parte dei pazienti, oltre a erogare prestazioni, quali la misurazione della pressione arteriosa, l' esecuzione dell' elettrocardiogramma, la misurazione della glicemia e del colesterolo. «La Regione Campania commenta Maurizio Manna, presidente dell' Ordine provinciale dei farmacisti ha scelto di valorizzare la rete delle farmacie sul territorio, sostenendo e sviluppando le enormi potenzialità di un sistema professionale capillare e a forte vocazione socio -sanitaria. È il riconoscimento della farmacia quale risorsa e tradizione del nostro Paese». RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina 52 Argomento: Sanità Campania EAV: 2.987 Lettori: 107.296 Cancro, al San Leonardo pazienti senza «borsetta» Giuliana Covella Definirla una tecnica chirurgica all' avanguardia per chi è stato colpito dal tumore al retto basso sarebbe riduttivo. Considerato il fatto che avere quella specie di fastidiosa sacca intestinale post operatoria è un incubo per gran parte dei pazienti. L' innovazione in termini scientifici si chiama «intervento di pull-thorugh modificato con anastomosi colo-anale differita senza stomia di protezione». A praticarla nell' Asl Napoli 3 Sud è Francesco Bianco, primario di chirurgia generale al San Leonardo, centro specialistico voluto dal manager Antonietta Costantini in attuazione del percorso diagnostico terapeutico assistenziale attivato nel gennaio 2017 con l' istituto Pascale. «Oggi i casi in Campania sono tra i 2500 e i 3000 all' anno, di cui tra i 500 e i 600 nella nostra Asl, tra il 25 e il 30 per cento le diagnosi del cancro al retto», spiega Bianco. E, nel presidio di Castellammare di Stabia, arrivano pazienti anche da altre città d' Italia, 36 quelli trattati. La novità presentata ai principali congressi specialistici, da Nizza a Boston, consiste nel fatto che, a differenza della procedura standard, in cui si ha l' amputazione dell' ano o l' applicazione di un canale intestinale (la cosiddetta borsetta), questa tecnica è senza stomia di protezione. «Viene eseguita per le neoplasie del retto ultrabasso, cioè per cancri al di sotto dei 4-5 centimetri dalla linea anocutanea. Attualmente i trattamenti in uso sono la resezione del retto con ricostruzione mediante anastomosi coloanale immediate, cui si aggiunge il confezionamento di una ileostomia di protezione per evitare complicanze», dice Bianco. Tuttavia, in una certa percentuale di casi (dal 20 al 40) non è possibile chiudere l' ileostomia. «La nuova procedura permette di migliorare la qualità di vita proprio perché non prevede alcun confezionamento di stomia temporanea né definitiva», conclude il medico. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina 49 Argomento: Sanità Campania EAV: 3.986 Lettori: 107.296 Diabete e reni rimedi naturali made in Naples Marco Perillo Non tutti sanno cos' è la nefropatia diabetica e cosa comporta. Parliamo di una malattia renale la cui incidenza, purtroppo, sta aumentando nel mondo in maniera esponenziale. Questa patologia si manifesta in circa il 30 per cento dei pazienti diabetici a livello globale, nella maggioranza dei casi entro 20-25 anni dall' esordio dei diabete. Vari sono i rimedi per contrastare lo sviluppo della nefropatia, non ultimo un estratto completamente naturale che arriva da Napoli. Un team di ricercatori del dipartimento di medicina veterinaria e produzioni animali dell' università Federico II, in collaborazione con lo Sbarro health research organization fondato dall' oncologo napoletano Antonio Giordano e situato alla Temple University di Philadelphia, ha infatti scoperto l' efficacia di un nuovo ricavato. I risultati dello studio relativo a questo estratto sono stati pubblicati di recente sulla rivista «Journal of Cellular Phisiology». «L' estratto è ottenuto da arance rosse e limoni è ricco in cianidina 3glucoside ed altri polifenoli», racconta Roberto Ciarcia, professore associato di farmacologia e tossicologia veterinaria dell' Ateneo. «Questa scoperta aggiunge apre nuove prospettive per limitare i danni renali indotti dal diabete mellito di tipo II e per bloccare lo sviluppo della nefropatia diabetica». «Il mio gruppo di ricerca spiega Salvatore Florio, professore ordinario di farmacologia e tossicologia veterinaria sempre della Federico II - tramite la sofisticata tecnica della micropuntura renale, eseguita da Sara Damiano, ricercatore universitario e primo nome nella lista dei co-autori del lavoro, è riuscito a indagare, a livello tubulare, le modificazioni indotte in corso di nefropatia diabetica e contemporaneamente a dimostrare l' importante effetto protettivo di questo estratto, ottenuto grazie alla proficua collaborazione con il centro di ricerca per l' agrumicoltura e le colture mediterranee di Acireale». Sara Damiano aggiunge con orgoglio: «La capacità dell' estratto da noi utilizzato di ridurre il danno renale è notevole, considerando che la

nefropatia diabetica spesso è causa di insufficienza renale. Ipotizziamo che questo nuovo composto possa essere, quindi, utile per combattere la progressione della nefropatia diabetica e consentire un miglioramento della qualità della vita dei pazienti affetti da diabete mellito di tipo II». Sviluppi sono attesi. «Si tratta di una ricerca pionieristica commenta Ciro Paglionico, direttore della Nefrologia dell' Ospedale del Mare perché in caso di conferma prospetticamente potrebbe mettere a disposizione dei clinici un' opzione terapeutica basata su principi attivi del tutto naturali, senza incorrere negli effetti collaterali o controindicazioni dei farmaci attuali». RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina 52 Argomento: Sanità Campania EAV: 1.376 Lettori: 107.296 Mal di testa (e non solo) un premio alla Vanvitelli `Quando il cervello inganna la vista. Uno studio dei neurologi dell' università Vanvitelli rivela i meccanismi che generano disturbi visivi nelle cefalee e si aggiudica il «Greppi Award», premio internazionale che non veniva conferito a una ricerca italiana da oltre 15 anni. Assegnato a Gioacchino Tedeschi, Marcello Silvestro, Alessandro Tessitore e Antonio Russo. Quest' ultimo, responsabile del centro Cefalee e primo autore della pubblicazione, sintetizza cosa accade: «La corteccia del cervello interpreta in maniera scorretta gli stimoli dolorosi dell' attacco emicranico», e risponde procurando ulteriori fastidi.

Pagina 34 Argomento: Sanità Campania EAV: 5.060 Lettori: 107.296 Oncologi concordi: «Fare squadra per battere il cancro» L' OBIETTIVO Annibale Discepolo «Concentrarsi sulla gestione complessiva della patologia tumorale facendo squadra. L' importante è che venga fuori la percezione da parte del cittadino che la sanità campana non è solo quella delle formiche del San Giovanni Bosco, ma tutte le nostre migliori eccellenze e progetti di rete per 160 milioni di euro che qualche anno fa ce li sognavamo, lo certificano. Le menti ci sono, le persone capaci pure: serve costruire una sorta di Piano Marshall per gestire il meglio in questo campo e questo può garantirlo un' alleanza terapeutica tra medici e pazienti». Lo dice Gerardo Botti, direttore scientifico Fondazione Pascale Napoli, moderatore del convegno «Oncologia: le sfide, i percorsi, gli obiettivi, i traguardi» svoltosi ieri a Palazzo Ferri Mazzeo di Taurasi con il neo sindaco Antonio Tranfaglia che ha dato il saluto ai convenuti ed organizzato dall' avvocato Lorenzo Mazzeo che insiste su «un' alleanza di strategia tra oncologia campana e lucana, un lavoro sottile affinché la gente si dedichi, partecipi, viva i concetti del quotidiano sia della salute che della cultura e di cui il Rotary nella sua internazionalità, è motore e specchio di informazioni. Serve essere più partecipi a questo fenomeno». Cesare Gridelli, clinico di fama mondiale, sottolinea la forza della «rivoluzione nel trattamento dei tumori; prima dice - c' erano poche armi, oggi la sfida è avere sempre più terapie a bersaglio molecolare, noi analizziamo il dna del tumore, le sue alterazioni genetiche che poi bersagliamo e da qui passiamo a ricercare i nuovi farmaci e dalla fase di laboratorio, arriviamo alla fase clinica. Serve puntare sulla immunoterapia che allunga la vita, utilizzando farmaci che non trattano il tumore, ma attivano una risposta immunitaria, rimuovendo i blocchi del tumore stesso prodotti dal paziente. Vince la sperimentazione e la ricerca che garantiscono una migliore sopravvivenza, al Moscati utilizziamo farmaci sperimentali che arriveranno sul mercato fra 4-5 anni». Antonio Giordano, luminare di spessore internazionale

anch' egli, ricorda quando ad inizio anni Ottanta «fu il professor Clark, colui che classificò i melanomi, ad indirizzarmi verso la genetica dei tumori, preconizzando che essa avrebbe cambiato la medicina negli anni a venire. Andai a New York dove scoprimmo le molecole che facevano impazzire le cellule, lavorammo sui meccanismi di cambiamento: il cancro è una patologia che ha una eterogeneità che si riflette a modello molecolare, ma dobbiamo stare attenti. Il cancro ha una biologia, un comportamento e Gridelli è tra i pochi al mondo ad interpretare e applicare le innovazioni della ricerca di base alla medicina. Va considerata poi l' epigenetica: il cambiamento dei fattori tumorali è dovuto a fattori esterni, all' ambiente. Con i miei studi sui grandi disastri ambientali, scoprimmo che erano frutto della costruzione di insediamenti industriali che portano all' aumento di patologie tumorali: vedi ad Avellino il caso Isochimica con l' amianto». Emilia Vozzella, direttore sanitario Asl Avellino, sottolinea «la forza dell' alleanza tra Regione Campania e Basilicata che costruisce terapie vincenti ma anche di speranza per i pazienti che entrando nei Gom sono seguiti dall' inizio alla fine, dall' assistenza ospedaliera a quella domiciliare specialistica». «Ho un piccolo vantaggio dice Angelo Percopo direttore generale del Moscati non essendo medico posso dare un contributo esterno e perchè la vera sfida, concordo, è culturale». RIPRODUZIONE RISERVATA.

Il Mattino (ed. Circondario Sud) Argomento: Sanità Campania Pagina 45 EAV: 1.986 Lettori: 107.296 Ospedale, personale all' osso e un bando atteso da due anni Carenza di personale e un bando atteso da due anni che non arriva. All' ospedale San Leonardo i sindacati sul piede di guerra contro la direzione sanitaria. La prima è un' emergenza ormai cronica e riguarda gli operatori socio sanitari. «Bisognava correre ai ripari e non è stato fatto tanto che siamo arrivati a luglio - scrive la Fials - Con la messa in quiescenza dei molti lavoratori non si riesce ad assicurare nemmeno i livelli di assistenza minimi». Una carenza che d' estate si fa sentire ancora di più. «Il direttore sanitario pur rendendosi conto che la coperta è corta, emana provvedimenti tampone creando scompiglio - scrive il coordinatore Gennaro Iovino - sguarnisce il servizio di pronto soccorso di tale figura perché giustamente servono in sala operatoria». Dalla Nursing.Up, Fsi-Usae arriva invece la questione legata al bando per incarichi e funzioni: i sindacati chiedono la pubblicazione immediata del bando che sarebbe già pronto e per il quale manca solo la nomina della commissione. f.d' a. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina 34 Argomento: Sanità Campania EAV: 3.449 Lettori: 107.296 Struttura primo soccorso sospeso il trasferimento CAPUA / 2 Ornella Mincione Sospesa a ogni effetto la disposizione di due giorni fa, secondo la quale tutti gli operatori del Psaut di Capua venivano trasferiti al Pronto soccorso dell' ospedale di Santa Maria Capua Vetere. Questa la circolare inviata ieri mattina, a firma del direttore generale dell' Asl di Caserta Mario De Biasio e del direttore sanitario Arcangelo Correra. LE CARENZE Il trasferimento richiesto dai vertici dell' azienda in modo temporaneo agli operatori sanitari dello Psaut, ovvero della postazione fissa d' emergenza di Capua, era dettata dalla necessità di colmare una grave carenza di personale nel Pronto soccorso del Melorio. Ora, sulla nuova circolare diramata ieri, si legge che sono stati individuati «percorsi organizzativi alternativi». Ragion per cui la «predetta disposizione viene sospesa. Pertanto, la predetta struttura del distretto sanitario numero 22 continuerà a svolgere le proprie funzioni». La decisione di trasferire in blocco tutti gli operatori (circa una ventina tra infermieri e medici) al pronto soccorso di Santa Maria Capua Vetere aveva suscitato non poche polemiche, sia da parte dei sindacati che dal mondo politico. IL DIETROFRONT Da un lato i sindacati non condividevano la soluzione posta dalla direzione, perché in qualche modo «ingiusta» nei confronti del territorio di Capua, già penalizzato dall' accorpamento del presidio ospedaliero a quello sammaritano. Dall' altro, l' assenza dello Psaut significava impoverire ulteriormente una zona già carente di centri per la sanità pubblica, come la zona del basso Volturno. Il Saues, il sindacato autonomo dell' urgenza e dell' emergenza sanitaria, aveva guardato come necessaria la revoca di tale provvedimento: «Prendiamo atto con soddisfazione della decisione della direzione dell' Asl di revocare al disposizione. L' avevamo fortemente auspicata», scrive in una nota il presidente Paolo Ficco. «La Cisl è pienamente soddisfatta della sospensione del provvedimento di oggi - commenta il segretario provinciale della Cisl di Caserta Nicola Cristiani, con delega alla Sanità -. Vista la grande difficoltà

degli organici, dobbiamo condividere con la direzione generale una programmazione dei servizi di emergenza a partire dall' ospedale Melorio che si trova in grande difficoltà». RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina 51 Argomento: Sanità Campania EAV: 3.605 Lettori: 107.296 Valvola del cuore sostituzione soft Emanuela Sorrentino Per la stenosi aortica, una procedura innovativa è ancora sottoutilizzata. Si tratta della Tavi, Transcatheter aortic valve implantation, tecnica operatoria diimpianto transcatetere di valvola aortica che viene effettuata attraverso i vasi della gamba dai cardiologi interventisti. Obiettivo: affrontare una delle malattie più comuni delle valvole cardiache che colpisce soprattutto gli anziani.oggi di 50mila pazienti, candidabili alla sostituzione della valvola per via transcatetere, solo settemila sono quelli che accedono con questa tecnica. Nonostante il ricorso alla Tavi che permette un completo recupero post operatorio entro due giorni - sia cresciuto negli ultimi 10 anni, meno del 20 per cento della popolazione ne usufruisce. Questi i dati emersi nell' ambito del progetto «Tavi» è vita nazionale che arriva in Campania, realizzato dalla Società italiana di cardiologia interventistica in collaborazione con la Società italiana di cardiologia e la Società italiana di chirurgia cardiaca e nasce per sensibilizzare le istituzioni, la comunità medico-scientifica e l' opinione pubblica sul tema della stenosi aortica e sulla tecnica Tavi. «Tavi è vita è un gioco di parole - spiega Giuseppe Tarantini, presidente della Società italiana di cardiologia interventistica e direttore della cardiologia interventistica all' università di Padova - perché Tavi è la sostituzione della valvola in maniera mini invasiva percutanea, senza aprire lo sterno e senza anestesia generale, e poi spostando le lettere si arriva alla parola vita a voler sottolineare la campagna di consapevolezza della popolazione sul riconoscere determinati sintomi di questa malattia che è possibile curare». L' iniziativa, che prevede anche incontri con i cittadini e consulti gratuiti,nascedai cardiologi interventisti con la collaborazione dei cardiochirurghi, dei cardiologi del territorio e dei medici di medicina generale. A riconoscere l' importanza del progetto Tavi è vita Silvestro Scotti, presidente dell' Ordine dei medici Napoli, con Vincenzo Schiavo,

segretario Fimmg Campania (federazione medici di famiglia). L' obiettivo è anche quello di far venire fuori il sommerso migliorando lo screening. «La prevenzione consiste sicuramente nell' essere rapidi nell' individuare il problema con una visita, quando ci si accorge di alcuni sintomi come la fatica a respirare, il dolore al petto che si manifesta facendo uno sforzo o in alcuni casi le sincopi. La cura c' è, basta solo agire senza perdere tempo», conclude Tarantini. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina 9 Argomento: Sanità nazionale EAV: 20.007 Lettori: 352.765 La sanità d' eccellenza Modello da esportare VITO SALINARO LA FESTA DI 'AVVENIRE' A MATERA Inviato a Matera Ese, oltre a moda, meccanica, cibo o arredamento, esportassimo anche buona sanità? E imparassimo a importare pazienti dall' estero? «I primi 500, provenienti dai Paesi dell' ex Urss, hanno già varcato le porte dei nostri ospedali - ha spiegato Paolo Rotelli, presidente del Gruppo ospedaliero San Donato, il maggiore della sanità privata italiana e tra i più grandi in Europa, ieri a Matera ospite della Festa di 'Avvenire' -. Solo i russi, per esempio, spendono 3 miliardi di euro ogni anno per farsi curare in altri Paesi, Germania in primis. Ma l' Italia non ha nulla da invidiare alla sanità tedesca, o francese, o inglese. Anzi, tanti nostri ospedali sono migliori dei loro. E allora perché non approfittarne?». Non solo: «Voglio che la nostra sanità - ha aggiunto - coltivi delle opportunità anche in altre aree strategiche, come il Medio Oriente, dove siamo presenti». Rotelli ha preso parte alla serata sull''eccellenza della proposta italiana nel mondo: formazione, ricerca, cura' - introdotta dal vescovo di Mel- fi-Rapolla-Venosa, Ciro Fanelli - confrontandosi con il rettore dell' Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli. Per il quale «il sistema formativo e quello della ricerca devono essere il nucleo attorno al quale ripensare l' intero sviluppo del Paese», a patto di «difendere l' impianto delle università», di «razionalizzarlo, ammodernarlo», così da offrire «ai nostri laureati un terreno fertile, e non il deserto, altrimenti andranno via». Perché il problema dei cervelli in fuga, ha detto Anelli, «coinvolge il settore produttivo e quello accademico. Ma se quest' ultimo si conferma capace di formare ricercatori e docenti di valore, mostrando un' elevata produttività in termini di risultato di ricerca per capitale investito, una buona reputazione internazionale, e la capacità di offrire ai propri migliori talenti di esprimersi al massimo», non si può dire altrettanto per un «sistema produttivo che ha un bisogno improrogabile di essere guidato da politiche di lungo periodo». Del resto, l' Italia, ha osservato il rettore della Cattolica, continua «a impiegare molte delle sue risorse per spese correnti (pensioni, stipendi pubblici) e sempre meno per

investimenti: sia per quelli infrastrutturali, sia per i valori immateriali, cioè la conoscenza, la ricerca, l' innovazione». Per «tradizione», ha dichiarato Anelli, «abbiamo guardato dalla parte sbagliata, cioè pensando che la grande occupazione derivasse da una industria tutto sommato basica, cioè ad alta intensità di manodopera, che lo Stato finanziava. Ma l' innovazione nell' industria italiana la fa l' ingegnosità di imprenditori di industrie di piccole e medie dimensioni per i quali non è sempre facile tutelare e sviluppare tutte le potenzialità delle proprie intuizioni». La conclusione per Anelli è obbligata: «Se costruiremo un sistema imprenditoriale e industriale fondato sull' innovazione più che sulla concorrenza di prezzo avremo speranze, altrimenti siamo destinati a perdere». Se pensiamo, insomma, «di sopravvivere come si è fatto nei decenni scorsi con produzioni un po' più economiche, a minor contenuto tecnologico e con un vecchio sistema di regole, siamo finiti». Una impostazione condivisa da Rotelli: «Siamo un Paese che cresce pochissimo - ha affermato -, i nostri compensi non sono competitivi. Formiamo menti eccezionali che pubblicano tanto e bene ma che perdiamo. Eppure abbiamo un sistema sanitario universalistico unico che concorre a renderci uno dei popoli più 'sani' al mondo». Un sistema da «esportare». Anche perché «con i tagli e la pressione del debito, che diventa pressione sui conti della sanità, è diventato indispensabile allargare i confini. In Italia, poi, oltre ad ottime cure, possiamo offrire un valore aggiunto: la capacità di trattare i pazienti come persone e non come malati da curare». Per Rotelli «è arrivato il momento di considerare la sanità italiana non solo come una grande conquista sociale ma anche come una opportunità di business per far crescere il Paese. Solo così potremo avere le risorse per tenere i migliori talenti a casa nostra. Anzi, per importarne». RIPRODUZIONE RISERVATA Rotelli (Gruppo San Donato): tante opportunità in aree strategiche. Anelli (Cattolica): più innovazione per poter crescere La serata di ieri alla festa di "Avvenire" a Matera, dedicata a un dibattito sulle eccellenze della sanità in Italia/ Sansone.

Pagina 4 Argomento: Sanità nazionale EAV: 24.542 Lettori: 352.765 Lambert «ricondannato» a morte DANIELE ZAPPALA Le frontiere della vita La Cassazione francese ha scavalcato i giudici d' appello che avevano ordinato la ripresa dell' alimentazione Papà e mamma non si arrendono, pronti a nuovi ricorsi. La moglie insiste: adesso si deve staccare la spina Parigi Da che parte sta l' accanimento? Nel mantenere in vita il paziente tetraplegico Vincent Lambert, divenuto un simbolo del diritto alla vita dei portatori di handicap gravi? Oppure nel voler a ogni costo smettere di nutrire l' ex infermiere 42enne, in stato di minima coscienza? Interrogativi che ieri hanno ripreso a sconvolgere le coscienze, dopo la pubblicazione di un verdetto della Corte di cassazione francese che rischia di spegnere i giorni del paziente. Il più alto foro d' oltralpe ha emesso ieri una sentenza in linea con i tribunali che negli ultimi 7 anni si sono pronunciati per autorizzare l' arresto dei supporti vitali del paziente. I magistrati della Cassazione hanno annullato la sentenza del 20 maggio con cui la Corte d' appello di Parigi aveva giudicato illegittimo togliere il sondino gastrico, solo poche ore dopo l' avvio del "protocollo terminale" da parte del Policlinico universitario di Reims, dove Lambert è ricoverato. La Corte d' appello riteneva che l' ospedale violasse la libertà individuale del paziente, in particolare il suo diritto alla vita. Solo in simili casi, in Francia, un tribunale di diritto comune può intervenire in una controversia fra un cittadino e un' amministrazione pubblica, campo in genere riservato ai fori amministrativi. Gli stessi che, nel caso di Lambert, hanno finito prevalentemente per dare ragione ai legali della moglie del paziente, favorevole all' arresto della nutrizione. Per i genitori di Vincent, ardentemente schierati per il diritto alla vita, il verdetto del 20 maggio aveva riacceso le speranze, spandendo sollievo pure fra le famiglie degli oltre 1.500 pazienti che in Francia si trovano in condizioni simili a quelle di Lambert. Ma dopo essersi riunita lunedì solennemente in assemblea plenaria, la Cassazione ha bocciato il ragionamento della Corte d' appello, giudicandola «incompetente». Una sentenza secca che non autorizza neppure il rinvio davanti a un nuovo tribunale. Citando il Consiglio costituzionale, la Cassazione

sottolinea che «solo le privazioni di libertà possono essere qualificate d' attentato alla "libertà individuale"», come recita il comunicato finale sulla sentenza, che aggiunge: «Il diritto alla vita non entra nel campo dell' articolo 66» della Costituzione, ovvero quello che autorizza i magistrati ordinari a giudicare la sorte di presunte vittime dell' amministrazione pubblica. Dunque, conclude la Cassazione, «il rifiuto dello Stato di ordinare il mantenimento delle cure vitali» non è giuridicamente una violazione della «libertà individuale». Altro richiamo: «Il codice di sanità pubblica prevede la possibilità per un policlinico universitario, sotto certe condizioni, di cessare di prodigare a un paziente delle cure vitali». I giudici hanno invece appena sfiorato la questione della moratoria domandata dal Comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità, che chiede alla Francia di proibire temporaneamente ogni azione irreversibile sul paziente, essendo il suo caso allo studio a Ginevra presso l' organismo internazio- nale. Lo Stato, ignorando l' esortazione, «non ha preso una decisione che supera manifestamente i poteri che gli appartengono», dice la Cassazione, considerando invece di non doversi pronunciare sulla questione del carattere più o meno vincolante della richiesta Onu. La battaglia è dunque chiusa? È quanto dichiaravano ieri i legali della moglie, ritenendo l' arresto dell' alimentazione come una scelta «attuabile immediatamente». Gli avvocati dei genitori, invece, minacciano di presentare una «denuncia per omicidio», in caso di nuova esecuzione del "protocollo". Per il comitato dei sostenitori del paziente, «la Corte di cassazione ha cassato la sentenza della Corte d' appello di Parigi, ma unicamente su una questione di competenza, senza pronunciarsi sul carattere obbligatorio delle misure provvisorie prescritte dal comitato dell' Onu». Dunque, si argomenta, la moratoria resta in piedi. Un messaggio che i genitori vogliono ribadire lunedì, recandosi a Ginevra presso il Comitato Onu che vigila sul rispetto dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ratificata pure dalla Francia. Tante le reazioni, anche in Italia. Per il professor Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e prorettore dell' Università Europea di Roma, dov' è ordinario di diritto privato, la Cassazione francese ha impiegato un «espediente formalistico» per bocciare la Corte d' appello, aggirando pure la questione del Comitato Onu: «Davvero non possiamo credere che un Paese fondatore dell' Europa, culla di civiltà, non tenga in alcun conto quanto gli chiede il più importante organismo sovranazionale di cui fa volontariamente parte». RIPRODUZIONE RISERVATA LO SCONTRO La lunga battaglia legale non sembra però conclusa: gli avvocati dei genitori minacciano ora di presentare una «denuncia per omicidio», in caso di esecuzione del "protocollo" Solo sfiorata la questione della moratoria chiesta dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dei disabili, che invita la Francia a proibire temporaneamente ogni azione irreversibile sul paziente Viviane Lambert, 73 anni, accudisce il figlio Vincent, 42 anni, gravemente disabile dal 2008. Insieme al marito Pierre, 90 anni, la donna si batte perché all' uomo non siano sospese alimentazione e idratazione. La sua voce sarà ascoltata anche dal Comitato Onu per i disabili che ha chiesto alla Francia di non interrompere il mantenimento in vita di Vincent / Ansa.

Pagina 9 Argomento: Sanità nazionale EAV: 17.148 Lettori: 352.765 Medici, giovani in prima linea Pronto soccorso a rischio caos FULVIO FULVI Disservizi, inefficienze, pronto soccorso in tilt, piccoli ospedali che chiudono per mancanza di medici specialisti o... per insufficienza di utenti. La sanità pubblica è a rischio caos: segno di mali endemici del sistema. Che vanno a scapito del sacrosanto diritto dei cittadini ad essere curati. E con il grande caldo estivo che moltiplica le emergenze scoppia anche la polemica tra i diretti interessati. Mandare i "dottorini" in trincea oppure no? L' Anaao Assomed, il principale sindacato dei camici bianchi in Italia dice basta ai neolaureati nei pronto soccorso e diffida Asl e Regioni a ricorrere al loro apporto per affrontare le urgenze nei reparti operativi: «Niente più contratti a chiamata o appalti a cooperative di medici per coprire i turni». «Un giovane appena laureato senza e- sperienza che presta la propria opera nel pronto soccoro mette a repentaglio la vita dei pazienti e riduce la sicurezza delle cure» sostiene Adriano Benazzato, segretario regionale del Veneto. È partita da qui, infatti, tre anni fa, la "prassi" dei camici bianchi liberi professionali che ora si è diffusa a macchia d' olio nel Nord e nel Sud del Paese. Lazio, Piemonte, Emilia Romagna sono tra le regioni che, per far fronte alle carenze degli organici, fanno ricorso ad "esterni". «Ma è una pratica incostituzionale, che viola la legge la quale obbliga a espletare concorsi per l' impiego nel pubblico» sottolinea Benazzato. Non la pensa così Giuseppe Monaco, segretario Cisl Medici della Lombardia che anzi sostiene la necessità di inserire i neolaureati in medicina, ancorché specializzandi, all' interno del sistema delle emergenze. «Mancano i medici, e questo è un dato di fatto - dice -, ma per essere assunti in un ospedale bisogna essere specializzati: siamo l' unico al Paese al mondo in cui questo succede». Che fare, allora? «Trovare forme legali che consentano la presenza dei dottorini nei reparti di emergenza: si tratta di medici che hanno compiuto un corso di studi di sei anni e a numero chiuso, il che significa che devono essere preparati: d' altra parte sono gli infermieri, pur bravissimi, a fare il triange. E inoltre c' è sempre la possibilità di interpellare, nei casi più complicati, gli specialisti dei vari reparti del nosocomio». Ma nel frattempo? «Dare la possibilità

agli specialisti che lavorano nei pronto soccorso dei grandi ospedali - propone Monaco - di andare, dopo aver fatto le 38 ore settimanali previste dal contratto, nei reparti delle strutture di periferia: deve essere una scelta volontaria e pagata, una sorta di "intra moenia" libera professionale. A Bologna, per esempio, si fa». Intanto la Cisl Lombardia ha chiesto alla Regione di retribuire con 80 euro l' ora i turni aggiuntivi dei medici di pronto soccorso, destinando risorse dedicate per affrontare l' emergenza dei tre mesi estivi. «Attualmente i turni aggiuntivi sono pagati tra i 7 e i 20 euro l' ora e nessuno vuole farli - afferma Monaco -, un accordo per incentivare i medici dei pronto soccorso è stato raggiunto a Bologna, perché non fare altrettanto in Lombardia e nelle altre regioni?». Oltre all' incentivo orario, la proposta della Cisl prevede un'"una tantum" di 1.500 euro annui per tutto il personale medico di pronto soccorso. RIPRODUZIONE RISERVATA IL CASO Il principale sindacato dei medici Anaao diffida Asl e Regioni a utilizzare "camici bianchi" non specializzati con contratti a chiamata diretta o attraverso cooperative per coprire i turni mancanti nei reparti di emergenza Monaco (Cisl Medici Lombardia): «Per far fronte alla carenza di personale sanitario, serve introdurre nuove forme di libera professione»

Pagina 9 Argomento: Sanità nazionale EAV: 2.942 Lettori: 46.925 Quest' estate è vietato anunalarsi Antonio Sbraga Dica 3.03. I pazienti del Lazio trascorrono un «tempo di permanenza media di 3 ore e 3 minuti» nei 50 Pronto Soccorso del Lazio. Dove nel 2018 un milione e 922 mila accessi hanno fatto registrare un «tempo di attesa media di 36 minuti», con una percentuale di abbandono dei pazienti dopo il triage del 7,93%. I soccorsi sono sempre meno pronti e ora, «con le ferie estive, i reparti perderanno un quarto del personale fino a settembre- avverte il segretario regionale della Uil, Sandro BernardiniAbbiamo chiesto alla Regione un incontro urgente: se non elaborano subito un piano straordinario sarà vera emergenza». Anche perché la riduzione estiva del 25% degli organici va ad incidere su una sanità laziale già afflitta da ben 3 primati negativi nazionali: è la Regione ordinaria con meno strutture d' emergenza -urgenza rapporto alla popolazione (la "media nazionale dei Pronto soccorso è pari a uno ogni 90.546 abitanti quantifica il Rapporto Ospedali Salute - il Lazio ne ha uno ogni 117.769 residenti»). Ha poi la maglia nera per il minor numero di personale sanitario: solo 7,1 ogni mille abitanti (contro i 17 della Valle d' Aosta). Ed è anche la Regione che, negli ultimi 8 anni, ha perduto più medici: ii 25,5% dei camici bianchi (pari a 2732 in meno: da 10.693 agli attuali 7961). Ma tutta «la dotazione di personale sanitario pubblico nel Lazio è pari a 74,8 addetti ogni 10.000 abitanti, una dotazione inferiore del 32% rispetto alla media nazionale (109,9 addetti)», secondo il report della Banca d' Italia annunciato dal presidente della commissione Sanità, Giuseppe Simeone (FI). Nel Lazio la specializzazio ne più carente è proprio quella in medicina d' emergenza urgenza: si calcola che ne serviranno 544 entro il 2025, l' anno nel quale si avvertirà il fabbisogno più alto d' Italia: «mancheranno più di 15 mila medici nel Lazio», quantifica Foad Pronto soccorso tempo di attesa medio Oftalmico 1h e 07min 1h e 06min 1h e 04min Casilino Tivoli Aodi dell' Ordine di Roma. PRONTO SOCCORSO IN BARELLA Nel 2018, secondo i dati del Dipartimento d' Epidemiologia, 1'1.98% dei

pazienti è dovuto rimanere nei Ps oltre le 48 ore, 1'8,38% è rimasto fraie 12 e le 48 ore e 1'89,64% è andato via entro le 12 ore. L' Umberto I è il Ps con più accessi (138.934). Le attese medie più lunghe all' Oftalmico (un' ora e 7 minut), Tivoli e Casilino. Mentre il tempo medio più lungo di permanenza stato registrato al Gemelli (5 ore e 21 minuti), seguito da Latina e Tor Vergata. Al San Camillo si arriva fino al «45% dei pazienti allocati nel Pronto soccorso nella speranza di ricevere un posto letto», denuncia il sindacato infermieristico Nursind. Il Lazio è, infatti, al 7 posto della classifica italiana dei "senza letto": secondo il Ministero della Salute è al di sotto dello standard nazionale dei 3 posti per acuti Numero accessi 2018 % abbandono ogni mille residenti. Sono rimasti solo 17 mila e 220 letti (2,92). Stanno messi peggio solo Calabria (2,40), Piemonte, Puglia e Campania (2,80), Basilicata (2,84) e Sicilia (2,85). 83.122 80.425 73.624 73.401 64.516 60.749 58.283 57.495 55.405 MEDICI A GETTONE L' As1 Roma 5 per fronteg zioni per il periodo estivo, in via eccezionale per la durata di 90 giorni, al fine di non interrompere il pubblico servizio», sono stati ridotti i gettoni a 644 mila euro fino a settembre per cercare di coprire i tumi. Anche a Ostia «il Grassi manca di servizi essenziali in un periodo estivo che vede triplicare gli abitanti», denuncia la consigliera regionale Laura Corrotti (Lega), mentre Antonello Aurigemma (FI) richiede «un' audizione in commissione sanità». 4h e 7min 4h e 4min 0000 3h e 45min 0000 3h e 37min giare la «grave carenza di personale» ha dovuto far ricorso ad una «procedura negoziata per l' affidamento del servizio di somministrazione di lavoro temporaneo per medici di Pronto soccorso occorrenti agli ospedali di Tivoli, Palestrina e Colleferro: 3444 ore totali per un periodo di tempo di 5 mesi con un importo a base di gara di 155 mila euro». L' azienda pere), dopo aver deliberato più di 3 milioni di euro in 2 anni per i gettoni da 60 euro l' ora pagati ai medici in regime libero -professionale, ora è costretta a revocare ben 8 delibere. Perché «la spesa sostenuta nei primi 5 mesi dell' anno, e proiettata per i rimanenti 7 mesi, determinerebbe costi maggiori di gran lunga alla spesa sostenuta nell' anno 2018». Ma, «stante il perdurare di gravi carenze di personale» e «per garantire la regolarità delle presta "TAGLI" CHIRURGICI Entro la fine dell' anno «nel Lazio un chirurgo su 5 potrebbe lasciare gli ospedali. Perché sono all' incirca 500 quelli attualmente in organico e almeno 100 hanno maturato i requisiti richiesti dalla riforma per chiedere di andare in pensione», avverte il professor Pierluigi Marini, presidente dell' Associazione chirurghi ospedalieri italiani. E i piani -ferie rischiano d' anticipare le decimazioni nei reparti chirurgici, dove solitamente sono proprio gli interventi programmabili i primi ad essere rimandati, finendo per allungare le liste d' attesa operatorie.

Pagina 38 Argomento: Sanità nazionale EAV: 2.543 Lettori: 74.736 Servono 42 mila sanitari MICHELE DAMIANI Accordo stato-regioni sui fabbisogni del Ssn. Zero posti per gli psicologi Le stime per formazione di base e magistrale Il Sistema sanitario nazionale ha bisogno di più di 42 mila studenti che intraprendano l' anno prossimo un percorso accademico relativo ad una professione sanitaria. Si tratta di oltre 13 mila tra medici, veterinari e odontoiatri, 16 mila tra infermieri e ostetrici e 12 mila nelle aree di riabilitazione tecnico diagnostica, tecnico assistenziale, prevenzione, oltre che farmacisti, biologi, chimici e fisici. È quanto prevede l' accordo raggiunto dalla Conferenza stato-regioni sul fabbisogno per l' anno accademico 2019-2020 per le diverse professioni sanitarie. «Per arrivare all' accordo», si legge nella nota diffusa dalla Conferenza, «si è partiti dalle richieste di fabbisogno fornite dalle regioni e dalle Federazioni nazionali di ordini, collegi e associazioni, a cui ha fatto seguito una fase di consultazione con tutti gli stakeholders nel corso di diversi incontri tecnici». Il fabbisogno del prossimo anno supera di circa 3.500 unità quello previsto per il 2018-2019 (38.787). Tra le professioni sanitarie che non hanno accesso a corsi di laurea programmati a livello nazionale, l' analisi fatta dalla Conferenza stato-regioni stima un fabbisogno di 448 farmacisti, di 651 biologi, di 305 chimici e di 93 fisici. In merito agli psicologi, la valutazione fatta dalla Conferenza parla di un fabbisogno pari a zero, visto l' alto numero di professionisti che operano nel comparto (problema già avanzato dal Consiglio nazionale degli psicologi). Prima dell' accordo raggiunto dalla Conferenza, il ministro dell' istruzione Marco Bussetti aveva annunciato la firma dei decreti con cui viene stabilito il numero di posti che saranno banditi per i test d' ingresso ai corsi di laurea per l' anno accademico 2019-2020. Il decreto ora dovrà passare dalla firma del ministro della salute Giulia Grillo. Per medicina e chirurgia ci saranno 11.658 posti rispetto ai 9.779 dell' anno scorso. Odontoiatria ne avrà 1.133 (contro 1.096). Numeri leggermente più bassi rispetto ai fabbisogni identificati dalla Conferenza ma in aumento rispetto a quanto stabilito per lo scorso anno accademico. Nonostante la