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La Chiesa nell Altomedioevo Dimensione spirituale Ruolo sociale Polo culturale Potere politico Dobbiamo formare una scuola al servizio del Signore ( dalla Regola di sant Agostino ) Sono una povera vecchia, sono ignorante e non so leggere, ma nella chiesa vedo il Paradiso dipinto e l Inferno dove bruciano i dannati

La cittadella industriale delle abbazie cistercensi Nel periodo medievale l abbazia non si limitava alla chiesa e al complesso monastico, ma comprendeva anche una serie di altre costruzioni funzionali alla comunità come la foresteria, il locale per l accoglienza dei forestieri e dei pellegrini, il forno, il mulino, i lavatoi, le stalle, le scuderie, i locali per la lavorazione dei formaggi e del vino, le cantine, l infirmarium per i monaci infermi e l hospitium per il ricovero dei pellegrini.

LO STILE CISTERCENSE Per capire l architettura cistercense occorre considerarla come l espressione della spiritualità dell Ordine. Le abbazie cistercensi sono come libri aperti che aiutano ad elevare la mente a Dio, ad incontrarlo nell umiltà, nella semplicità, nella preghiera e nella conversione; La loro bellezza non deriva dalla ricchezza della decorazione o dalla preziosità dei materiali, ma dalla loro funzionalità ed essenzialità, dai rapporti geometrici, dal propagarsi della luce e del suono.

All interno del monastero Tutti gli ambienti e spazi del monastero trovano il loro punto di raccordo nel chiostro; esso occupa un posto centrale per la vita del monaco poichè è luogo di silenzio e di preghiera. Il suo nome deriva dal latino «claustrum» che significa chiuso, infatti non ha sbocchi diretti verso l esterno e comunica solo con il cielo proprio per ricordare al monaco l unico motivo della sua vita: avere la mente fissa in Dio.

Il cosmo del chiostro Nelle abbazie cistercensi gli ambienti che si affacciano sul chiostro, sono collocati secondo uno schema tradizionale e costante, in un armonia che risponde sia alle esigenze della vita monastica sia alla concezione dell architettura dell abbazia come specchio dell edificazione delle virtù e della perfezione del monaco. I 4 lati del chiostro sono disposti ognuno secondo un punto cardinale e rappresentano le virtù del monaco.

lato est 1 - armarium 2 - sala capitolare 3 - scala al dormitorio 4 - locutorium 5 - sala dei monaci Sul lato est, il lato della virtù del disprezzo di sé e dal quale si guarda verso il tramonto, si trovano gli ambienti che ricordavano al monaco di non chiudersi in sé e di non confidare solo sulle proprie forze.

Il lato nord è quello dal quale si guarda a mezzogiorno, dove il sole è più alto e splendente, ed è il lato dove i monaci si attardavano nella preghiera fino all ultimo raggio di luce: ricordava al monaco la virtù dell amore di Dio.

Il lato sud, dal quale si guarda alla notte, è il lato del disprezzo del mondo.

Il lato ovest è il lato della virtù dell amore del prossimo e da qui si guarda all alba, al sole che sorge. Qui si operava la carità verso i pellegrini, i malati e i poveri. E questo il lato del monastero dove troviamo i locali dei monaci conversi.

MORIMONDO Il Monastero di Morimondo, nome che significa morire al mondo, cioè "vivere da risorti", venne fondato nel 1134 a Coronate, località ancora esistente a circa un chilometro dall'abbazia, dai monaci provenienti dal monastero cistercense di Morimond in Francia. Insieme all abate Gualchezio (Gualguerius) arrivarono Gualtiero, Ottone, Algisio, Guarnerio, Arnoldo, Enrico, Frogerio, Pietro, Bertramo, Petrus Niger e altri monaci di cui non conosciamo il nome. Nel 1136 essi si trasferirono in località Campo Falcherio, l attuale sede. In poco tempo il monastero acquistò importanza e accolse numerose vocazioni provenienti da tutte le classi sociali; addirittura prima della costruzione della chiesa, i monaci morimondesi fondarono altre due comunità: nel 1143 Acquafredda (Como) e nel 1169 Casalvolone (Novara).

L'abbazia di Morimondo, inizialmente costruita in legno, si presenta come un grandioso ed elegante edificio in mattoni d argilla prodotti dalla fornace che proprio i monaci costruirono per l edificazione in muratura del monastero In una zona in cui non c erano cave di pietra, l uso dell argilla s imponeva sia per la facilità di reperimento e di lavorazione, sia per la consonanza alla scelta di povertà dell Ordine.

E DINTORNI Oltre a questi edifici, rinchiusi tra le mura del monastero come prescriveva la Regola di san Benedetto, erano poi disseminate sulle vaste pertinenze dell abbazia numerose realtà. Anche dal punto di vista agricolo ci fu una notevole espansione con gran numero di grange, oratori e mulini (che vennero edificati dove già esistevano dei nuclei abitati),dislocati su un territorio di circa 3.200 ettari nel XIII secolo, di cui due terzi erano campi coltivati e un terzo boschi. Un segno notevole ed eloquente della ricchezza di vocazioni é testimoniato dalla fiorente attività dello scriptorium.

Il territorio attorno all abbazia infatti non era una landa deserta, ma già abitato fin dal tempo dei Longobardi (in Italia dal 568 al 774) che si insediarono sulla sponda del Ticino, sostituendosi ai Celti o Insubri. Lo testimonia la toponomastica locale che ricorda l origine longobarda: Faruciola, piccola fara, il luogo di edificazione della chiesa abbaziale, Fara Basiliana, oggi la frazione Basiano, Fara Vetula o Fara Vecchia, oggi la frazione Fallavecchia.