LA FUNZIONE DEL FACILITATORE

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Scritto da Paolo Bellagente Martedì 08 Maggio :16 - Ultimo aggiornamento Martedì 03 Luglio :32


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Transcript:

LA FUNZIONE DEL FACILITATORE Treviglio, 11 aprile 2015 Maria Coelli

DEFINIZIONE DI AUTO MUTUO AIUTO "UN MOMENTO DI INCONTRO TRA PERSONE, SINGOLE, IN COPPIA O FAMIGLIE, UNITE DA UNO STESSO PROBLEMA (DIPENDENZA, STATO DI BISOGNO, DIFFICOLTÀ IN GENERALE) PER ROMPERE L ISOLAMENTO, PER RACCONTARSI LE PROPRIE ESPERIENZE DI VITA (GIOIOSE O DOLOROSE), PER SCAMBIARSI INFORMAZIONI E SOLUZIONI, PER CONDIVIDERE SOFFERENZE E CONQUISTE CON L'OBIETTIVO DI RISCOPRIRSI RISORSA NON SOLO PER SÈ MA PER L'INTERA COLLETTIVITÀ (S. Bertoldi- ASS. Ama Trento)

In un gruppo di auto mutuo aiuto sarebbe bello -Promuovere un clima di speranza realistica, poiché anche se i miglioramenti della singola persona sono modesti, la famiglia nel suo insieme può imparare a fronteggiare i problemi e a vivere una vita di relativa soddisfazione; -dare alle persone il riconoscimento per quanto sono riuscite a fare; -riuscire a parlare di sé;

In un gruppo di auto mutuo aiuto sarebbe bello -far sì che le persone si sentano a proprio agio per parlare delle loro preoccupazioni e di quelle dei loro cari, senza timore di giudizio e di critiche; -creare un clima di amicalità e fiducia; -dare la possibilità alle persone di ricevere incoraggiamento sia con le parole, sia con i gesti; tutto si può dire, tutto merita di essere ascoltato.

In un gruppo di auto mutuo aiuto sarebbe bello -favorire la percezione che le proprie esperienze e i suggerimenti sono straordinariamente importanti; -accogliere le nuove famiglie in modo caldo e incoraggiarle a presentarsi e a parlare del problema che le ha condotte al gruppo.

Obiettivi dei gruppi AMA Aiutare i partecipanti ad esprimere i propri sentimenti Sviluppare la capacità di riflettere sui propri comportamenti Aumentare le capacità personali nell affrontare le difficoltà Aumentare la stima di sé Facilitare la nascita di nuove amicizie.

Il gruppo di auto mutuo aiuto è -in grado di funzionare solo grazie ai suoi partecipanti; -aperto ai nuovi partecipanti; -attivo e funzionante durante tutto l anno, con regolarità; -del tutto gratuito; -facilmente accessibile.

Quanti partecipanti? -Da un minimo di 3 fino ad un massimo di 10-12; -superato il numero massimo, viene attivato un nuovo gruppo!

Spazio e tempo -Cura e gradevolezza dell ambiente; -disposizione circolare dei partecipanti al gruppo; -rispetto degli orari e dei tempi; -eliminazione dei possibili disturbi.

Quali tempi? -Ogni incontro ha una durata definita, preferibilmente non più di un ora e mezza; -la periodicità è preferibilmente settimanale, in ogni periodo dell anno, riducendo per quanto possibile le interruzioni.

Quali spazi? -Una sede stabile, agibile anche senza la presenza del facilitatore; -un luogo accessibile per tutto l anno; -uno spazio che consenta di mettersi in circolo.

Difficoltà del gruppo Trovare le persone che condividono gli stessi problemi e con cui formare gruppo; differenze nelle motivazioni che hanno spinto le persone a partecipare al gruppo; fare gruppo in luoghi non neutri (es. ospedali, istituti );

Difficoltà del gruppo mancanza di condivisione della responsabilità e della partecipazione dovuta al fatto che non esiste una rotazione dei compiti; mancanza di continuità; nuovi inserimenti e abbandoni; chiusura nei confronti della comunità locale.

Difficoltà personali Mancanza di fiducia nel gruppo e nelle sue potenzialità quando i benefici tardano ad arrivare; parlare di altri, non di sé; avere delle aspettative a cui la partecipazione al gruppo non risponde;

Difficoltà personali paura e tensione per la consapevolezza che partecipare al gruppo implica il confronto diretto con i propri conflitti; mancanza di stimoli per cui risulta difficile riuscire a mantenere viva la motivazione a continuare; andare al gruppo per fare salotto.

operatore? facilitatore? helper? servitore? catalizzatore? conduttore?

IL FACILITATORE è il primo garante del senso / valore del gruppo e del rispetto delle modalità di funzionamento

Caratteristiche del facilitatore... -Essere interessato all auto aiuto, al compito, a formarsi; -agire come pari, riducendo le distanze sociali tra sé e i membri e condividendo le loro competenze, rimandando al gruppo la presa delle decisioni; -avere capacità di ascolto, di empatia, di apprendere dalla persona che viene aiutata; -aver raggiunto un certo grado di adattamento rispetto al suo problema ed essere disponibile a parlare della sua esperienza e condividere sia successi che le difficoltà; -avere una certa disponibilità di tempo.

Cosa deve fare... -mettersi a disposizione del gruppo; -creare le condizioni migliori perché il gruppo si costruisca e cresca; -facilitarne il buon funzionamento; -consentire a ciascuno la possibilità di esprimersi.

Come fare... -aver fiducia nelle possibilità del gruppo di crescere; -aver fiducia nei singoli partecipanti e nelle loro risorse; -saper ascoltare e saper far ascoltare ; -essere empatici e promuovere l empatia; -accettare, non giudicare, promuovere gli stessi atteggiamenti negli altri; -saper essere testimone piuttosto che esperto; -evitare la sovrapposizione degli interventi; -stimolare e sollecitare senza obbligare.

Cosa cercare di ottenere... -comunicazione circolare all interno del gruppo; -partecipanti che si attivano rispetto a sè e agli altri; -coinvolgimento, spontaneità e senso di appart.; -responsabilità dei partecipanti; -costruz. di una rete di relazioni oltre gli incontri.

un patrimonio di saperi che le persone pongono a disposizione del gruppo e così facendo lo rendono visibile anche ai loro stessi occhi

Cosa garantire... -collaborazione e non competizione: nel gruppo non si cerca l affermazione individuale a scapito degli altri; -autenticità: è possibile esprimere parti di sé (opinioni, sentimenti, critiche, idee) sapendo che non vi saranno censure o giudizi; -libertà di interagire e possibilità di esprimere opinioni su qualsiasi aspetto del funzionamento del gruppo, in qualsiasi momento; -riservatezza: il gruppo è un luogo speciale dove è possibile parlare di sé sapendo che tutto ciò che si dice resterà nel gruppo.

Come agire... -trasmettere la speranza che il gruppo sarà un'esperienza gratificante; -rinforzare lo sviluppo di norme che possono agevolare il raggiungimento degli obiettivi del gruppo (es. uguale attenzione a tutti, protezione della confidenzialità, tolleranza delle diversità, presenza regolare); -riconoscere ogni risultato positivo; -aumentare la fiducia di ciascuno sulle potenzialità e capacità, proprie e del gruppo; -adeguare il proprio ruolo al processo di cambiamento e allo sviluppo delle competenze del gruppo, anche in vista di processi di gemmazione del gruppo.

Per facilitare il facilitatore deve... -tenere vivi motivazione e senso della partecipazione al gruppo; -mantenere contatti gratificanti con altri facilitatori o partecipanti a gruppi; -sviluppare idee positive sull auto aiuto; -avere momenti di confronto, scambio e sostegno; -avere momenti di formazione e aggiornamento.

Le risorse del facilitatore... 1) se stesso, i partecipanti al gruppo; 2) altri facilitatori: i momenti di intervisione; 3) l Associazione AMA: l attività formativa, i momenti della vita associativa ecc..; 4) altri partecipanti ai gruppi: le occasioni di incontro e di festa organizzate dai gruppi e dall associazione; 5) il mondo del volontariato e dei servizi offerti al volontariato (CSV): formazione, aggiornamento, incontri, consulenza ecc..; 6) i servizi e gli operatori collaborazioni, invio, consulenza. dei servizi: contatti,

Il facilitatore deve stare attento a... -sviluppare autonomia e non dipendenza; -valorizzare gli aspetti positivi e le risorse; -sapere che le risposte vengono dal gruppo e dai partecipanti; -saper stare al margine e non al centro; -saper essere e stare alla pari.

I rischi del facilitatore... -avere (e dare) sempre le risposte (accentrare su di sé la discussione); -non favorire una discussione circolare; -aspettarsi (e chiedere) risultati già definiti; -fare l esperto, il consulente, il tecnico; -sentire in modo esclusivo su di sé la responsabilità del funzionamento del gruppo; legame eccessivo con il gruppo (non manca mai cosa farà il gruppo senza di me);

-sentirsi indispensabile per il gruppo; -schierarsi all'interno del gruppo; -essere giudicante e non bloccare un clima giudicante; -non contare su momenti di confronto, condivisione, sostegno rispetto al gruppo (es. incontri di intervisione tra facilitatori); -personalizzare il gruppo proponendo attività che si discostano dall a.m.a..

Non è facile per noi operatori sentire e sopportare questa sensazione di non condurre e di trovarsi al seguito

Quello del facilitatore è un accompagnamento all autonomia: la sua speranza è che ogni persona possa, attraverso il gruppo, riscrivere la sua storia, un po meno condizionata dal passato, un po più libera da vincoli (Maria Castiglioni)