Depuratori per cantine

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Ing. Giovanni Scarano Via Costa d Argento 13-06132 Perugia - Tel..336/760547 - Email: giovanni.scarano@yahoo.com Griglia statica autopulente Sistema EBAS Letto di fitodepurazione Acqua tal quale, biofiltrata, fitodepurata Depuratori per cantine

1. Introduzione La presente relazione descrive un impianto di trattamento innovativo delle acque di scarico delle cantine. Per maggiore concretezza, vengono presentati i risultati preliminari di funzionamento dell impianto di depurazione e recupero delle acque di scarico prodotte nello stabilimento della Cantina Terre de la Custodia (proprietà Farchioni) ubicato a Gualdo Cattaneo (PG) in località Palombara. L impianto è stato realizzato dalla Cancellotti s.r.l. su progettazione dello scrivente. 2. Problematiche connesse con il trattamento delle acque di scarico delle cantine Lo spandimento in vigneto delle acque di scarico è ammessa dalla legge (art. 17 del D.M. 7 aprile 2006) per le cantine che producono non più di 4.000 m 3 /anno di acque reflue ma l esecuzione di tale pratica, stanti le attuali normative regionali, comporta rilevanti costi di investimento e di gestione necessari per la realizzazione delle strutture di pretrattamento e accumulo dei reflui nonché per l acquisizione delle aree da irrigare (ove non disponibili) e per il trasporto. Ne consegue la convenienza derivante dal trattamento in loco delle acque reflue con scarico dell effluente in corpo recettore o, meglio ancora, con recupero in stabilimento per uso di irrigazione del verde, lavaggio di pavimenti, piazzali, ecc. Il trattamento delle acque di scarico delle cantine mediante un depuratore biologico monostadio tradizionale è problematico per via dell elevato valore del contenuto organiche delle acque durante la campagna di vinificazione (circa 10 volte superiore ad uno scarico civile) e della stagionalità dello scarico per lo più limitato ad un periodo di 1-2 mesi all anno. Alcune recenti applicazioni della fitodepurazione al trattamento delle acque di scarico delle cantine hanno suscitato un grande interesse per via dei bassi costi di costruzione e di manutenzione e dell alta affidabilità di funzionamento riscontrati nelle applicazioni di questa tecnica ad altre tipologie di scarico. Gli impianti finora realizzati per i reflui vinicoli hanno fornito buone prestazioni in termini di qualità dell effluente e di adattamento alla discontinuità dello scarico. Rimane però il problema della elevata estensione di superficie necessaria per la realizzazione degli impianti (5 m 2 per abitante equivalente) che si pone ancora di più nelle applicazioni alle cantine dove le aree richieste sono maggiori a causa dell elevato carico organico degli scarichi e i terreni prospicienti la cantina sono in genere impiegati per la coltivazione dell uva e quindi non possono, per ovvi motivi economici, essere destinati ad altri usi. Né d altro canto è possibile localizzare l impianto di fitodepurazione lontano dalla cantina per i costi e le complessità derivanti dalla realizzazione di lunghe condotte forzate, magari in terreni non di proprietà, oppure dal trasporto dell acqua a distanza che riproporrebbe le diseconomie evidenziate per la pratica dello spandimento. Ultimamente si sta diffondendo la tendenza ad utilizzare la fitodepurazione per il trattamento terziario di affinamento dell effluente da un trattamento secondario (tipicamente) biologico che, operando una prima rimozione delle sostanze inquinanti, riduce di fatto l esigenza di superficie. Il sistema innovativo per il trattamento dei reflui enologici descritto in quanto segue rientra in questa categoria di impianti. 1

3. Descrizione dell impianto di trattamento In via generale, l impianto di depurazione e recupero delle acque di scarico delle cantine vitivinicole oggetto della presente relazione comprende le tre unità operative di seguito descritte. 3.1 Griglia statica autopulente I corpi solidi (foglie, raspi, bucce e semi degli acini, ecc.) contenuti in grande abbondanza nelle acque scaricate dalla cantina durante la campagna di vinificazione vengono rimossi mediante un trattamento di grigliatura fine operato da una griglia statica autopulente. La griglia consiste è un dispositivo di nuova generazione (Wedge Wire Screen) che si sta diffondendo, soprattutto all estero, per le sue prerogative di semplicità e di efficienza. La sua principale peculiarità deriva dalla particolare conformazione della superficie filtrante che è composta da tre settori sequenziali di differente inclinazione costituiti da una serie di doghe trasversali a forma di cuneo distanziate di 1 mm (luce di filtrazione) in modo da delimitare interspazi a sezione trapezoidale che esercitano un azione di risucchio dell acqua defluente sulla superficie (effetto Coanda) che amplifica la capacità di filtrazione della griglia. Griglia statica autopulente Nel ruscellamento dell acqua, i solidi di dimensione maggiori di 1 mm sono trattenuti dalle doghe trasversali mentre l acqua passa attraverso gli interspazi e si raccoglie nel plenum sottostante da cui defluisce nella tubazione di scarico. Bacinella di raccolta del materiale grigliato Al contempo l acqua esercita una azione di dilavamento che trascina i materiali trattenuti verso il bordo inferiore della griglia che di fatto si autopulisce. Tali materiali, unitamente a un flusso residuo di acqua bypassata, confluiscono in una bacinella di raccolta munita di falso fondo forato per il drenaggio dell acqua di sgrondo e alloggiata in una seconda vaschetta cieca su cui è innestata la tubazione di scarico dell acqua. La griglia statica autopulente richiede sostanzialmente due operazioni di manutenzione periodica: la rimozione del materiale grigliato e la pulizia della superficie filtrante. Quando la bacinella di raccolta è piena, il materiale grigliato deve essere rimosso e accumulato alle vinacce (tale modalità di smaltimento è assolutamente lecita trattandosi di materiale di risulta da un trattamento puramente meccanico). Questa operazione viene effettuata estraendo la bacinella dalla vaschetta di alloggiamento a ciò facilitata dalla loro particolare conformazione studiata propriamente a tal fine. 2

L intasamento progressivo degli interspazi della superficie filtrante migliora la capacità di filtrazione della griglia ma può provocare alla lunga un aumento abnorme del flusso residuo di acqua bypassata. Se tale aumento diventa eccessivo, la superficie filtrante deve essere ripulita dalle sostanze trattenute che non sono state trascinate dall acqua. Questa operazione può essere effettuata per via meccanica (tramite uno spazzolone) o per via idraulica (tramite una lancia) accedendo al lato posteriore della superficie dove è praticata una apertura di accesso. L unità di grigliatura installata presso la Cantina Terre de la Custodia è composta da una griglia grossolana a cestello installata a monte di una griglia statica autopulente confinata all interno di una vasca monoblocco prefabbricata in c.a.v. interrata. Questa soluzione costruttiva salvaguardia, fra l altro, gli aspetti paesaggistici particolarmente importanti per l azienda. Unità di grigliatura grossolana Unità di grigliatura fine 3.2 Sistema EBAS Acronimo di Equalizzatore, Biofiltro, Anammox, Stripper, il sistema EBAS consiste in un bacino di raccolta dell acqua grigliata che provvede contestualmente a equalizzare il flusso entrante e a disinquinare le acque mediante un trattamento di depurazione biologica a biomassa adesa aerobica delle materie organiche carboniose e dell ammoniaca e di strippaggio dei composti volatili fra cui in particolare l ammoniaca e i tensioattivi. Il bacino viene realizzato con l impiego di una o più vasche monoblocco prefabbricate in c.a.v. Ove interrate, le vasche vengono sopraelevate e ricoperte al piano di campagna con strutture di rialzo e copertura pedonale o carrabile munite di passi d uomo e relativi chiusini sufficienti a consentire l ispezione dei vani interni e la manutenzione dei componenti impiantistici ivi installati nonché l agibilità anche agli automezzi della superficie sovrastante. La tipologia minimale del bacino del sistema EBAS è costituita da una vasca attrezzata con due filtri biologici a riempimento fisso rialzati dal fondo e corredati da aeratori di profondità, pompe di ricircolo dell acqua percolata con relativi distributori splash-plate e pompe di rilancio di servizio e di emergenza dell acqua biofiltrata comandate da interruttori di livello di minima e di massima. I filtri biologici sono costituiti da cataste realizzate con pacchi modulari di plastica a canali esagonali incrociati ad elevata superficie specifica confinati per tre lati dalle pareti in cemento della vasca e per il restante lato da una parete di plastica senza funzione di contrasto essendo i pacchi autosostenenti. Nelle intercapedini sottostanti le cataste, sono installati gli aeratori di profondità a bolle fini che provvedono a ossigenare i pacchi di riempimento tramite un flusso d aria ascensionale. 3

La suddetta tipologia del sistema EBAS è raffigurata nella sottostante composizione grafica. Soluzione monovasca Soluzione plurivasche Pompe + aeratore + riempimento del filtro biologico Splash-plate LEGENDA Schema costruttivo (1) Bacino di contenimento (2) Filtri biologici (3) Diffusori tubolari dell aria a bolle fini (4) Collettori di profondità dell aria (5) Tubazioni discendenti dell aria (6) Tubazione di mandata dell aria compressa (7) Gruppo compressore (8) Pompe di rilancio dell acqua biofiltrata (9) Tubazioni di ricircolo dell acqua biofiltrata (10) Tubazione di mandata dell acqua biofiltrata (11) Pompe di ricircolo dell acqua percolata (12) Tubazioni di ricircolo dell acqua percolata (13) Distributori splah-plate Così conformato, il sistema EBAS funziona come descritto in quanto segue. L acqua di scarico uscente dalla stazione di grigliatura entra nel bacino da cui viene rilanciata al letto di fitodepurazione con la portata oraria di progetto. In eccesso di scarico rispetto al rilancio, il livello dell acqua nel bacino si alza mentre in difetto si abbassa, tenuta continuamente in agitazione dall aeratore e dalla pompa di ricircolo. Ne consegue che, grazie alla propria capacità di accumulo e di miscelazione, il bacino assorbe e omogeneizza le punte di scarico equalizzando la portata e le caratteristiche chimico-fisiche del flusso di uscita nelle 24 ore giornaliere, o anche in più giorni. L acqua entra nel bacino in testa alle cataste che compongono il filtro biologico e da qui percola attraverso i pacchi di riempimento in controcorrente con l aria insufflata dagli aeratori di profondità. 4

Grazie alla conformazione a canali incrociati dei pacchi, l acqua percolante si distribuisce su tutta la sezione trasversale del filtro lambendo le superfici esposte del corpo di riempimento. Dal fondo del bacino l acqua percolata viene in parte rilanciata e in parte ricircolata in testa alle cataste, dove viene distribuita su tutta la pianta ad opera dei distributori splash-plate. La portata di ricircolo è almeno cinque volte superiore a quella di rilancio per cui l acqua viene ricircolata per lungo tempo prima di essere rilanciata. Peraltro, poiché la pompa di ricircolo non è comandata da interruttore di livello, l acqua percolata viene ricircolata in continua anche quando le pompe di rilancio sono disattivate dai propri interruttori. Nel corso delle sue escursioni, la superficie libera dell acqua nel bacino oscilla fra il livello di minima (attacca della pompa di servizio) e quello di massima (attacca della pompa di emergenza). Stante la sopraelevazione delle cataste dal fondo della vasca e la loro altezza, con acqua al livello di minima il filtro biologico è completamente emerso e opera come filtro percolatore a ventilazione forzata mentre al livello di massima è completamente immerso e opera come filtro sommerso aerato. Nella situazione intermedia, che è la più ricorrente, il filtro biologico è in parte emerso e in parte immerso per cui opera contestualmente come filtro percolatore a ventilazione forzata nella parte emersa e come filtro sommerso aerato nella parte immersa. In ambedue i casi, le sostanze inquinanti contenute nell acqua defluente dalla stazione di grigliatura, per lo più costituite da materie organiche carboniose disciolte e colloidali, vengono biodegradate durante il percolamento attraverso il filtro biologico ad opera della flora batterica annidata all interno del film biologico adeso alle superfici esposte dei pacchi di riempimento a spese dell ossigeno contenuto nell aria che attraversa i pacchi in senso ascensionale. I microrganismi catalizzatori delle reazioni di biodegradazione tendono a moltiplicarsi ma parte di essi viene trascinata dall acqua, soprattutto nella parte emersa del filtro, e quindi il film biologico si stabilizza ad uno spessore per cui la quantità di biomassa generata è uguale a quella trascinata. L aerazione controcorrente e il vigoroso ricircolo operati all interno del bacino possono determinare le condizioni nelle quali le sostanze inquinanti volatili, in particolare l azoto ammoniacale, vengono strippate ed evacuate con l aria. Il sistema EBAS installato presso la Cantina Terre de la Custodia è composto da due vasche monoblocco prefabbricate in c.a.v. a pianta rettangolare di dimensioni esterne 2,5 x 7,5 m, altezza 2,5 m, capacità 40 m 3 circa per un totale di 80 m 3. Le vasche sono interrate a livello della condotta di uscita dalla griglia e sono sopraelevate e ricoperte al piano di campagna con strutture di rialzo e copertura carrabile munite di passi d uomo sufficienti per l ispezione e la manutenzione. I primi risultati di funzionamento del bacino sono riportati nella sottostante tabella dove i parametri di inquinamento dell acqua in uscita, misurati da un laboratorio chimico esterno su campioni prelevati in presenza di tecnici dell azienda, sono raffrontati con quelli delle acque di scarico. Queste ultime non sono state caratterizzate in quanto la elevata variabilità del grado di inquinamento fra i diversi lavaggi delle cisterne avrebbe richiesto una particolare procedura di campionamento al momento non attuabile. Perciò i parametri di inquinamento delle acque di scarico tal quali sono stati valutati sulla base di dati di letteratura (E. Bonari, L. Ercoli, N. Silvestri, Acque reflue derivanti da attività di vinificazione, Scuola Superiore Sant Anna). 5

Parametri Concentrazioni (mg/l) Entrata Uscita Solidi sospesi 1960-12210 3 BOD5 4350 71,5 COD 7500 150 Azoto totale 30-134 1,03 Acqua in uscita dal bacino del sistema EBAS Fosforo totale 13 9,24 Per quanto preliminari, i primi risultati di funzionamento del sistema EBAS installato presso la Cantina Terre de la Custodia denotano prestazioni a dir poco eccezionali in considerazione della elevatissima rimozione dei solidi sospesi (~ 100 %) e del carico organico (98 %). Peraltro, il rapporto BOD 5 /COD (0,48) è segno di un buon grado di biodegradabilità dell acqua inviata all impianto di fitodepurazione per cui è lecito prevedere in uscita da quest ultimo un acqua perfettamente riutilizzabile come era negli obiettivi del progetto dell impianto. 2.3 Impianto di fitodepurazione La pompa di rilancio dell acqua biofiltrata alimenta con una portata equalizzata un impianto di fitodepurazione a flusso sommerso orizzontale che nella gran parte dei casi si preferisce a quello verticale per la maggiore semplicità ed economicità di costruzione e di gestione. Un esempio di questa tipologia di impianto è raffigurato nella sottostante composizione grafica. Letto in fase di sbancamento Schema costruttivo del letto di fitodepurazione Letto in fase di piantumazione 6

In via generale un impianto di fitodepurazione a flusso orizzontale è costituito da un invaso ricavato sul terreno, naturalmente impermeabile o impermeabilizzato artificialmente, con il fondo in leggera pendenza. All interno dell invaso è realizzato un letto di materiali inerti (mezzo filtrante) idoneo a supportare la crescita di piante idrofite emergenti e al contempo caratterizzato da una conducibilità idraulica tale da assicurare il deflusso orizzontale subsuperficale dell acqua. Il mezzo filtrante ha una superficie libera perfettamente in piano ed una altezza dal fondo dell invaso di 70 cm in corrispondenza del suo lato frontale anteriore (l altezza aumenta nel senso longitudinale del letto per via della inclinazione del fondo). A partire da tale lato, nel verso del deflusso dell acqua, il mezzo filtrante è composto da un vespaio di entrata di lunghezza 2-3 m, una zona di trattamento ed un vespaio di uscita di lunghezza 1-2 m. I vespai di entrata e di uscita sono realizzati con ghiaione 32-64 mm, la zona di trattamento è coperta da uno strato superficiale di torba di 5 cm ed è realizzata con ghiaia grossa 16-32 mm. Il fondo dell invaso ha una pendenza che varia fra 0,5-1 % e, laddove il terreno non sia naturalmente impermeabile (suoli con conducibilità idraulica minore di 10-8 m/s), viene impermeabilizzato tramite posa di teli di plastica (preferibilmente polietilene) aventi uno spessore di 0,5-1 mm e caratteristiche tecniche tali da risultare resistenti alla azione delle radici delle piante e dei raggi UV. Letto piantumato con cannuccia di palude Impermeabilizzazione del letto Nella zona di trattamento sono trapiantate le macrofite acquatiche di cui la più utilizzata è la cannuccia di palude (phragmites australis) che viene preferita in virtù della sua capacità di trasportare ossigeno atmosferico fino in profondità del mezzo filtrante grazie ai suoi lunghi rizomi creando in tal modo delle microzone che vengono colonizzate da batteri aerobici. La cannuccia di palude è una specie erbacea perenne a rapida crescita e moltiplicazione che non richiede particolari impegni di manutenzione (le piante morte e i detriti vegetali non vengono rimossi in quanto costituiscono una lettiera in lenta decomposizione). Le piante sono accettabili dal punto di vista estetico per quanto, qualora sussistano particolari esigenze paesaggistiche, è possibile prevedere la messa a dimora di piante ornamentali lungo i bordi dell invaso. Infine, tale specie è in grado di resistere per periodi anche lunghi senza alimentazione di refluo e per questo è particolarmente indicata per applicazioni a utenze variabili o stagionali. 7

L impianto è completato dalla canaletta di entrata e di distribuzione dell acqua biofiltrata e dal collettore di fondo per la raccolta e lo scarico dell acqua fitodepurata il quale è collegato con un pozzetto esterno equipaggiato con il dispositivo di regolazione del livello dell acqua nel letto (pozzetto livellatore) e comunicante con la condotta di scarico dell acqua depurata nel corpo recettore o nel bacino di accumulo e recupero. Canaletta di entrata e distribuzione Pozzetto livellatore La canaletta di entrata e distribuzione dell acqua è posizionata lungo il lato frontale anteriore del letto, realizzata con lamiere di acciaio inossidabile e conformata con bordo di sfioro a profilo Thomson a garanzia della uniformità del flusso entrante nel letto. Sul lato frontale opposto è installato il collettore di raccolta del flusso di acqua in uscita costituito da una canaletta metallica interrata sul fondo dell invaso che si estende trasversalmente per tutta la larghezza del letto ed è raccordata centralmente alla condotta di uscita dell acqua fitodepurata. La canaletta è ricoperta con una griglia anch essa metallica di spaziatura inferiore a 3 cm e quindi in grado di contenere i materiali di riempimento sovrastanti (ghiaione 32-64 mm). Nella posa in opera, la canaletta viene accuratamente saldata ai teli impermeabili onde evitare ogni possibilità di infiltrazione di acqua nel terreno sottostante. La condotta di uscita dell acqua dal letto si immette in un pozzetto esterno dove si raccorda con un tronco di tubo verticale la cui altezza, regolabile tramite una bocchetta avvitata sulla estremità filettata, determina il livello dell acqua defluente nel mezzo filtrante. Il pozzetto è a sua volta collegato con la condotta di scarico al corpo recettore ed è conformato in modo da consentire agevolmente il campionamento dell acqua depurata. Le configurazioni della canaletta di entrata e distribuzione e del collettore di raccolta e uscita dell acqua scongiurano qualsiasi possibilità di cortocircuito idraulico all interno del mezzo filtrante. Peraltro, il pozzetto determina un livello di pelo libero dell acqua nella sezione di entrata del mezzo filtrante maggiore della profondità (60 cm) delle radici sviluppate dalla cannuccia di palude. Inoltre, scegliendo la composizione e quindi la conducibilità idraulica del mezzo filtrante sulla base di un calcolo corretto del moto dell acqua al suo interno (legge di Darcy) viene evitato in ogni momento l affioramento dell acqua dalla superficie libera del letto per cui vengono scongiurate situazioni potrebbero provocare l insorgere di esalazioni maldeoranti e la proliferazione di insetti (questi effetti sarebbero in ogni caso mitigati dall abbinamento del letto di fitodepurazione con il bacino EBAS in quanto l acqua da questo rilanciata è abbondantemente depurata e biofiltrata). 8

Il letto di fitodepurazione viene dimensionato principalmente sulla base del carico organico delle acque di scarico e quindi del numero di abitanti equivalenti (AE) serviti (in genere le norme prescrivono 5 m 2 /AE). Ammettendo, a titolo molto prudenziale, che il sistema EBAS sia in grado di rimuovere l 80 % del carico organico dei reflui della cantina, l estensione del letto risulterebbe pari a 1/5 dell area necessaria nel caso di adduzione diretta degli scarichi. A ciò si aggiunge la conseguenza dello stato di ossigenazione dell acqua biofiltrata che favorisce la diffusione nel mezzo filtrante delle microzone aerobiche dove l efficienza della depurazione biologica esercitata dagli agenti attivi del letto (substrato inerte, piante, microrganismi) è molto maggiore. Peraltro, i solidi trascinati dall acqua biofiltrata, in quanto residui della attività batterica nel filtro biologico, sono di natura organica e quindi, una volta intrappolati negli interstizi fra i materiali di riempimento del mezzo filtrante e fra questi e le radici delle piante vengono biodegradati dai microrganismi ivi presenti. Pertanto l acqua uscente dall impianto di fitodepurazione non necessita di un trattamento finale di sedimentazione e quindi il sistema non produce fango da smaltire. Al contempo, l acqua depurata presenta un grado di inquinamento che consente sia lo scarico sul suolo sia il recupero in stabilimento per usi di lavaggio piazzali e pavimenti o per fertirrigazione in vigneto. Tutto questo è attestato dai primi risultati in corso di analisi sul funzionamento dell impianto di depurazione installato presso la cantina Terre de la Custodia 3. Conclusioni La diffusione della fitodepurazione è ancora oggi ostacolata dal timore che esalazioni maleodoranti e proliferazione di insetti possano instaurarsi nel letto filtrante. Come detto, queste manifestazioni si verificano se l acqua affiora dalla superficie libera del letto, il che è da escludere se l impianto è stato dimensionato correttamente. Ad ogni buon conto, nel sistema in esame, l acqua addotta al fitodepuratore è già abbondantemente depurata e ossigenata per cui, anche nel caso di esondazioni (che comunque non devono verificarsi), non si avrebbero i succitati inconvenienti. Di converso è ormai comprovato che la fitodepurazione è una tecnica che viene applicata con esito positivo per la depurazione di uno svariato campo di acque reflue sia domestiche che industriali. L abbinamento del letto di fitodepurazione con il sistema EBAS nel trattamento degli scarichi delle cantine vinicole comporta una serie di vantaggi che non si limitano alla riduzione, seppur cruciale, dell impegno di superficie ma riguarda anche altri aspetti che possono essere sintetizzati come segue 3.1 Efficienza e affidabilità di funzionamento La filtrazione biologica e la fitodepurazione sono caratterizzate dalla presenza di flore batteriche completamente differenti e diversificate le quali, operando in sequenza, conseguono una efficienza di rimozione delle sostanze inquinanti molto elevata, in quanto combinazione di due rendimenti depurativi, e consentono di biodegradare un largo spettro di sostanze organiche a ciò coadiuvate dalla azione di strippaggio delle sostanze volatili che si accompagna a quella della biodegradazione. 9

Peraltro, peculiarità tipica delle tecniche impiegate, il sistema integrato è dotato di elevata resistenza ai sovraccarichi organici e alla presenza di sostanze tossiche nelle acque di scarico. Di conseguenza, le acque reflue vengono depurate con elevata affidabilità e l effluente è in genere di qualità superiore rispetto a quella trattato da un depuratore tradizionale, per cui può essere destinato al riuso oppure può essere scaricato in corpi recettori per i quali le norme prevedono limiti di emissione particolarmente restrittivi. 3.2 Bassi costi di realizzazione L impianto ha un costo di realizzazione sensibilmente inferiore a quello di un depuratore biologico tradizionale di pari potenzialità, anche in considerazione del fatto che il letto di fitodepurazione può essere realizzato direttamente dal committente sulla base del disegno esecutivo e della assistenza tecnica in fase di costruzione che vengono forniti dallo scrivente le cui prestazioni sono erogate a corredo della fornitura del sistema EBAS e non comportano oneri economici aggiuntivi. 3.3 Bassi costi di gestione L impianto non produce fango secondario di supero per cui gli unici oneri di smaltimento dei residui del ciclo depurativo sono quelli derivanti dal trattamento primario. A questi bisogna aggiungere il costo per la conduzione del sistema che in realtà si riduce alla sola sorveglianza periodica da quadro delle spie di funzionamento degli elettrocomponenti (pompe, aeratori). Questi, peraltro, sono tutti sommersi per cui non sussiste il problema del rumore che potrebbe risultare un fattore critico qualora l azienda sia ubicata in un centro abitato. 3.4 Diritti riservati L impianto descritto nella presente relazione è coperto da brevetto. Infatti, in considerazione delle sue peculiarità costruttive e funzionali non riscontrabili nei depuratori attualmente reperibili sul mercato, il sistema EBAS è stato oggetto di domanda di brevetto per invenzione industriale presentata all Ufficio Brevetti della Camera di Commercio di Perugia. 10