Aids
Introduzione La Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (da cui l'acronimo SIDA in francese, in spagnolo e italiano) o Acquired Immune Deficiency Syndrome (AIDS in inglese, utilizzato comunque anche all'estero) è un insieme di manifestazioni dovute alla deplezione ovverosia la diminuzione del numero di linfociti T derivante da infezione con virus HIV-1 o HIV-2. Ciò che l'infezione virale provoca è la comparsa di uno stato infiammatorio cronico che si risolve in un deficit funzionale e quantitativo del sistema immunitario. Sebbene una risposta immune particolarmente forte può essere utile per controllare la replicazione virale, il mantenimento di un tale stato nel corso del tempo può portare a progressivo esaurimento e deplezione cellulare. Evento centrale nella patogenesi dell'infezione da HIV è l'interessamento della linea linfocitaria. Origine e diffusione Si pensa che la sindrome abbia avuto origine nell'africa sub-sahariana per mutazione di un retrovirus animale, forse della scimmia, che nel XX secolo fu trasmesso alla popolazione umana diventando poi una epidemia globale. La UNAIDS e il WHO hanno stimato 25 milioni di morti dalla scoperta della sindrome, il che ne ha fatto una delle più terribili epidemie della storia. Globalmente, si stima che le persone affette dall'hiv siano 33 milioni circa (fonte UNAIDS, 2007). La diffusione dell'hiv/aids non è più 2
limitata all'africa subsahariana, come siamo stati abituati a pensare nel corso degli anni Novanta. In quest'ultimo periodo della nostra storia, l'epidemia si è espansa in tutte le aree del mondo in via di sviluppo, con tassi di diffusione particolarmente allarmanti in America Centrale, nei Caraibi, in Europa orientale e in alcune regioni asiatiche. Al contrario, in Europa, America settentrionale e negli altri paesi ad alto reddito l'epidemia è stata contenuta grazie ai progressi della ricerca farmaceutica e all'efficienza dei servizi di monitoraggio e prevenzione. Qui il pericolo principale è rappresentato da un abbassamento della guardia che potrebbe facilitare il ritorno in auge di comportamenti a rischio, soprattutto fra i giovani che non beneficiassero di un'efficace azione di informazione e sensibilizzazione. La tendenza della diffusione dell'aids è in diminuzione, grazie ai progressi della ricerca scientifica. Le malattie responsabili dei decessi stanno diminuendo anche grazie alle vaccinazioni e all'abbassamento dei costi dei farmaci,. Ma in 30 paesi in via di sviluppo, il virus hiv minaccia e addirittura inverte questa tendenza. Trasmissione Dagli inizi dell'epidemia, sono state individuate principalmente tre vie di trasmissioni dell'hiv. Nelle realtà in via di sviluppo, il rischio di trasmissione maggiore è dovuto all assenza di precauzioni durante i rapporti sessuali. Nonostante la probabilità di trasmissione non sia elevata, il grande numero di esposizioni di questo tipo fa sì che sia la causa prevalente della diffusione del virus. Un altra via di trasmissione è legata al sangue e ai suoi derivati. Questa via di trasmissione riguarda in modo particolare gli utilizzatori di droghe introvenose, emofiliaci e riceventi di 3
trasfusioni di sangue e suoi derivati. Gli operatori del settore sanitario (infermieri, tecnici di laboratorio, dottori etc) sono anche coinvolti, sebbene più raramente. Sono interessati da questa via di trasmissione anche chi pratica o si fa praticare tatuaggi e piercing. Una terza via è legata alla possibile trasmissione del virus da madre a figlio che può accadere in utero durante le ultime settimane di gestazione e alla nascita. Anche l'allattamento al seno presenta un rischio di infezione per il bambino. In assenza di trattamento, il tasso di trasmissione tra madre e figlio è del 25%. Tuttavia, dove un trattamento è disponibile, combinandolo con la possibilità di un parto cesareo, il rischio è stato ridotto all'1%. L'HIV è stato trovato nella saliva, lacrime e urina di individui infetti, ma vista la bassa concentrazione del virus in questi liquidi biologici, il rischio di trasmissione è considerato trascurabile. Pratiche di contrasto La miglior cura evidentemente, nel caso di questa piaga, è la prevenzione. In effetti Poche semplici precauzioni possono ridurre, o addirittura annullare, il rischio di infezione da Hiv. Al momento non si guarisce dall'hiv o dall'aids e non esistono vaccini. L'infezione da HIV porta all'aids ed, alla fine, al decesso. La ricerca ha avuto e continua ad avere un ruolo preponderante per cercare di fermare o quantomeno rallentare la folle corsa di questa piaga. Nel 1987 è stato introdotto il primo farmaco antiretrovirale, la zidovudina (Azt), in grado di inibire l'attività della trascrittasi inversa, fondamentale per la replicazione dell'hiv. Nel 1997 è stata introdotta una nuova categoria di farmaci, gli inibitori della proteasi (come l'amprenavir), capaci di ostacolare l'enzima 4
virale necessario per completare la sintesi del rivestimento esterno del virus. Attualmente nei paesi occidentali la maggior parte dei pazienti sopravvive per molti anni dopo la diagnosi grazie alla disponibilità sul mercato della terapia antiretrovirale ad elevata attività chiamata HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy). In mancanza della HAART, il passaggio dall'infezione da HIV all'aids si verifica in un arco di tempo che va dai 9 ai dieci anni e il tasso medio di sopravvivenza dopo che si sviluppa l'aids è di 9.2 mesi. La HAART aumenta notevolmente il tempo che intercorre dalla diagnosi alla morte mentre continua la ricerca volta allo sviluppo di nuovi farmaci e di vaccini. A causa della forte tendenza dell'hiv a mutare, è necessario non soltanto dunque, trovare farmaci sempre nuovi, ma anche adottare delle terapie combinate. In questo modo si cerca di ridurre al minimo o quantomeno di ritardare l'insorgenza di ceppi virali multiresistenti. 5