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1 Stefano Mele ente assistita ihon pev dovuiihave e dispowe dell' e vealizzave il SUO vero be :; efi',..'..e.,g,;, >?+ ;-. : *..:.q."*, Ee",b;a!:;r&,,r-. &j:-.%.l- ''-ti+.... Santa Giusta, giugno 2005

2 La Legge sulla procreazione medicalmente assistita ha colmato un grave vuoto legislativo e ha poco più di un anno di vita (è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 febbraio 2004). E stata definita una legge "che lede gravemente i diritti della persona" (Umberto Veronesi, oncologo ed ex ministro della sanità, ne L'espresso n. 13 del 7 aprile 2005), "che tutela più gli ammassi di cellule che la donna o i feti veri e propri" (Umberto Veronesi, ne Il Corriere della Sera, 15 maggio 2005,5), pericolosa per la libertà e la salute delle donne (Chiara Valentini ne L 'Espresso n. 51 del 18 dicembre 2003, 56), "una legge basata sull'etica e non sulla scienza" (!?) (Giovanni Monni, primario di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale Microcitemico di Cagliari, in Il Giornale di Sardegna del 3 dicembre 2004, 3), "che offende i successi della scienza" (ne Il Corriere della Sera, 15 maggio 2005, 5), espressione di integralismo e fanatismo (Emma Bonino ne L 'Espresso n. 51 del 18 dicembre 2003, 58), "una legge burqa" (Margherita Boniver, citata ne L 'Espresso n. 51 del 18 dicembre 2003, 58), "fmtto di un integralimo cattolico" (Giovanna Casadio, ne La Repubblica del 14 gennaio 2005, 2), "agli ordini di S. Pietro" (Chiara Valentini ne L 'Espresso n. 51 del 18 dicembre 2003, 56), che "ferisce la laicità dello Stato, promovendo il peccato a reato, la morale cattolica a norma obbligatoria per tutti" (Carlo Flamigni, ginecologo, citato ne L 'Espresso n. 51 del 18 dicembre 2003,56). La morale cattolica Prima di tutto bisogna smetterla di vedere nel confronto diaiettico che accompagna molti temi di bioetica l'eterna lotta tra Laici e Cattolici e soprattutto bisogna smascherare la strategia di coloro che accusano questi ultimi di fondare la propria posizione su mere "credenze religiose" o su principi derivati esclusivamente dalla

3 Rivelazione divina e perciò stesso astratti e privi di razionalità!' Per discutere con serenità e concretezza occorre rinunciare ai pregiudizi e confrontarsi sulla bontà degli argomenti proposti dalle parti, con il fine condiviso di rispettare i valori umani in gioco, primi fra tum la vita e la dignità della persona stessa, di ogni persona!' ' "Tale equivoca contrapposizione - dice Claudio Magris - si fonda sulla crassa ignoranza del significato del termine «laico». Esso non indica affatto l'opposto di «cattolico» o di «credente» e non indica, di per sé, né un credente né un agnostico né un ateo. Laicità è un abito mentale, la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da cib che può essere invece oggetto di una fede... e di distinguere le sfere di ambiti delle diverse competenze, ciò che spetta aiio Stato e ciò che spetta aila Chiesa, ciò che compete alla legge e cib che compete alla morale e così via. La laicità non coincide con alcuna filosofia o ideologia, ma è l'attitudine critica ad articolare le proprie convinzioni secondo regole e principi logici... In tal senso la cultura - anche la cultura cattolica - se è tale b sempre laica, così come la logica - quella di San Tommaso o di un pensatore ateo - non può non affidarsi a criteri di pura razionalità... Un laico - credente o no - dinanzi alla formulazione di una legge non deve essere condizionato da alcuna Chiesa, né positivamente né negativamente. Se la Chiesa cattolica impone nel terzo comandamento di santificare le feste, questa per un credente o praticante, non è una ragione per imporre a sensi di legge di andare a Messa. Se la Chiesa nel quarto e nel settimo comandamento condanna l'omicidio e il furto, questa, per un ateo, non è una ragione per depennare giuridicamente il reato di omicidio e di furto": C. MAGRIS, "Fecondazione, il falso duello tra laici e cattolici", ne Il Corriere della Sera, 20 maggio 2005, 10. Cfr GIOVANNI PAOLO il, lettera enciclica Evangelium vita?, 1995, 101; ID., lettera apostolica Novo millennio ineunfe, 2001, 5 1. "Sarebbe fare un evidente torto alla veriti il tentare di ridurre la questione etica dello statuto dell'embrione umano ad un problema meramente 'religioso' (o ancora peggio 'cattolico'), e quindi pertinente alla sola sfera del privato, e così facendo, diminuire la responsabilità della società, nel suo insieme, nel decidere i propri orientamenti in merito ad una questione di così vasta portata, per la cui soluzione la Chiesa non rimanda al Vangelo, ma a quanto postula la sana ragione": E. SGRECCIA, "Nei congelatori, embrioni o ovuli?", ne L 'Osservatore Romano, 9-10 aprile 2001, 12). Di fatto e l'antropologia cristiana e la posizione etica della Chiesa sono corredati di argomentazioni ragionevoli, valutabili cioè aila luce della comune ragione umana. "Mi pare - dice il Card. D. Tettamanzi - che alle volte si sia un po' abusato del riferimento alla fede per risolvere le questioni di bioetica. Ai punto da far ritenere che certe questioni siano problemi da credenti, da cattolici, e basta. Chi affronta la bioetica direttamente a partire dalla fede presta il fianco a questa facile e anche La legge non è una legge "cattolica" o dei cattolici! La Chiesa è infatti contraria a ogni genere di tecnica artificiale di procreazione (anche omologa), cioè che non sia un aiuto alla normale unione sessuale di un uomo e di una donna uniti in matrimoni^.^ "Tale dottrina... - come ricorda Paolo VI nell'enciclica Umana vit~ (1968) e I'Istnizione Donum vit~ - è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo" (HV 12). E prosegue: "Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità" (Ibidem). Qualcuno può obbiettare che un figlio avuto tramite tecniche di procreazione assistita può essere e di fatto è spesso amato più di altri che nascono attraverso una fecondazione naturale; anche questi sono messi al mondo con scopi non certo nobili o per caso, oppure sono successivamente rifiutati abbandonati o uccisi. Ma è l'uso della tecnica in se stessa ad avere un carattere negativo, a prescindere dalle intenzioni e dalle conseguenze, in quanto elimina l'azione patema e materna personalmente espresse. La Donum Vit~ spiega che "il valore morale dell'intimo legame esistente fra i beni del matrimonio e fra i significati dell'atto coniugale si fonda sull'unità dell'essere umano, unità risultante di corpo e anima spirituale. Gli sposi si esprimono reciprocamente il loro amore personale nel ((linguaggio condivisibile obiezione. D'altra parte, è pur vero che non manca chi guarda alla fede come un non senso, e dunque se qualcuno si presenta nella discussione come credente è f a0 già tagliato fùori. Questa difficoltà va superata riconoscendo che la fede ha deile argomentazioni da portare, di cui si può rendere ragione e che vogliono aiutare l'uomo stesso": P. FLORES D'ARCAIS, D. TETTAMANZI, "La bioetica tra fede e disincanto", in MicroMega , Cfr CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione su Il rispetto della vita nascente e la dignikì della procreazione (Domm vitm), 1987, parte 11, 5-7.

4 del corpo)), che comprende chiaramente ((significati sponsali)) e parentali insieme... È nel loro corpo e per mezzo del loro corpo che gli sposi consumano il matrimonio e possono diventare padre e madre. Per rispettare il linguaggio dei corpi e la loro naturale generosità, l'unione coniugale deve awenire nel rispetto dell' apertura alla procreazione, e la procreazione di una persona deve essere il fnitto e il termine dell'arnore sponsale... una fecondazione ottenuta fiori del corpo degli sposi rimane per ciò stesso privata dei significati e dei valori che si esprimono nel linguaggio del corpo e nell'unione delle persone umane" (parte H, n. 4). "Nella sua origine unica e irripetibile il figlio dovrà essere rispettato e riconosciuto come uguale in dignità personale a coloro che gli donano la vita... Ii concepito dovrà essere il h t t o dell'amore dei suoi genitori. Non può essere voluto né concepito come prodotta di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l'oggetto di una tecnologia scientifica... secondo parametri di controllo e di dominio" (~bidem).~ È un valore indubbiamente importante, per tutti, l'esperienza della paterniwmatemita e occorre fare ogni sfom per arginare infertiiità e sterili* sempre pid diffuse (nel mondo sviluppato la sterilità raggiunge il 17-20% delle coppie in età feconda)? Fa comunque riflettere il contrasto che si awerte nella cultura di oggi tra un atteggiamento di "avarizia procreativa", dovuta senza dubbio -anche a condizionamenti socioeconomici, e quel nobilissimo "desiderio del figlio" che però, quando diventa "ad ogni costo", 1 - : BURRONI (a cura di),lu p&creazione assistita a confronto con la scienza, l 'eticu e il dritto, Quaderni di aggiornamento teologico - pastorale V, Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, Cagliari 2005, Per steriiità si intende l'incapacità a concepire di una coppia, in età feconda, dopo due anni di tentativi. L'infertilità 6 invece l'impossibiità a portare avanti una gravidanza dopo il conwq&&nfo ' t prevale sul bene degli stessi concepiti.6 Un desiderio che risulta ambiguo dunque e illegittimo quando il figlio non è voluto per se stesso, ma per un qualsiasi altro vantaggio personale, di ordine In ogni caso parlare di un vero e materiale, psicologico o rela~ionale.~ proprio "diritto al figlio" appare contrario alla dignita.umana di quest'ultimo. Il figlio non è qualcosa di dovuto n6 può essere considerato un oggetto di proprietà e "fabbricato" o "prodotto" a proprio piacimento. I1 procreare, come l'amore, è un potere, non per. dominare e disporre dell'altro, ma per donarsi all'altro e realizzare il * suo vero bene! Non è vero poi che senza la presenza di figli propri!i rapporto tra marito e moglie sia svilito e condannato all'inaridimentoh "La sterilità fisica - dice Giovanni Paolo II nella Famzlzaris Consortio - può essere occasione per gli sposi per rendere altri servizi importanti alla vita delle persone umane, quali ad esempio l'adozione, le varie forme di omre educative. -l'aiuto ad i t r e 1. - ''La spiegazione di c j a a schizofrenia va ricercata nel vistoso spostamento delld trasmissione della vita dali'area dei doveri - familiari, religiosi, sociali - all'areai dei desideri, e in particolare del desiderio di felicità e di gratificazione personale. Ai centro non sta più l'oggettività dei valori, ma la soggettività dei desideri: e dunque si rifiuta il figiio già concepito, con l'aborto, in quanto la sua venuta contrasta con le attese e le aspettative della donna o deila coppia; e si ricerca disperatamente un figiio - anche sowertendo leggi profondamente inscritte n e ~ a g cowienza - egualmente per appagare un proprio insoddisfatto desiderio": G.CAMPAOIINI, Bhm in V. ZAVATTONI, Biodica e psicozogia &l nascere,,) Elledici, Leumann (TO) 2000,15. Cfi C. CASALONE, ''Riproduzione assistita: una mappa del territorio.,l Panoramica d d e questioni. Un giro di orizzonte", in U. BURRONI (a cura di), La procreazione assistita a confronto con la scienza, I 'etica e il dritto, cit., 14-18; V. ZAVATTONI, Bioetica e psicologia &l telere, cit., GIOVANNI PAOLO 11, Esortazione apostolica Familjaris Co-tio, C & ~.*W,I ZU~~ *-'.+ ' - q

5 Gli aspeiti positivi della Legge 40/04 La Legge ha lo scopo "di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana" (art. 1, C. l). Per questo motivo in primo luogo intende "promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali... e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l'incidenza" (art. 2, C. 1). Le tecniche di procreazione assistita non "curano " infatti la sterilità e l 'infertilità; evitano l'ostacolo, ma non lo tolgono, non vi pongono rimedio. Non sempre è necessario ricorrervi cosicché vengono consentite "qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità e infertilità" (art. 1, c.2). Questa norma è giustificata dal pericolo che si trascurino le ricerche sulle cause del problema e si prospettino le soluzioni più "redditizie" per i centri specializzati.g L'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è riservata a coloro che hanno un problema di sterilità o infertilità accertato (cfr art. 4, C. 1). lo Bisogna evitare di ricorrere a tecniche inutilmente troppo invasive e gravose (sia da un punto di vista fisico che psicologico) per i destinatari applicando i principi della gradualiià e del consenso informato (cfi art. 4, c.2). L'informazione deve owiamente precedere l'applicazione delle tecniche e deve riguardare i problemi bioetici, gli effetti collaterali sanitari e psicologici, la probabilith di successo e i rischi connessi, le Cf? Carlo Foresta, andrologo e direttore del centro di crioconservazione dei gameti maschili all'universitii di Padova, in "E vita", inserto di Awenire, 12 marzo 2005, 1. "In generale i costi in un centro privato per una Fivet o una Icsi partono dai euro in su. Vanno messi in conto almeno tre tentativi... Ci sono poi centri che si appoggiano a cliniche e in questo caso i costi lievitano perché si prevede anche una degenza di 4 o 5 giorni. Per ogni tentativo si arriva anche a 7 mila euro": Claudio Manna, in "E vita", inserto di Awenire, 3 marzo 2005, 1. 'O I1 motivo dell'esclusione di altre situazioni non sta in un'awersione al carattere "artificiale" delle tecniche, come dichiara il filosofo E. Agazzi, in un articolo sul Sole 24 ore del 18 gennaio 2005, piuttosto si intende evitare l'utilizzo di queste tecniche per fini eugenetici o di sperimentazione. conseguenze giuridiche per genitori e nascituro, i costi economici; è necessario prospettare alla coppia anche l'adozione o l'affidamento (cfr art. 6). Uno dei quesiti referendari chiede l'abrogazione dell'art. 4, c.3 della Legge che vieta di ricorrere "a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo". La Legge cioè proibisce l'utilizzo di gameti (sia ovuli che spermatozoi) provenienti da un donatore esterno alla coppia. Questa ipotesi sconvolgerebbe infatti le relazioni parentali, sia la relazione matrimoniale, che include la scelta di diventare padrelmadre attraverso il proprio coniuge, sia la paternità - maternità, che, se non ci sono situazioni drammatiche da correggere (come per gli orfani), è biologica, affettiva, educativa e sociale insieme. Tra marito e moglie il ricorso alle tecniche eterologhe crea uno squilibrio: quello dei due che non genitore biologico rischia di sentirsi genitore di "serie B", di vivere con la percezione, anche inconscia, di aver subito una sorta di tradimento. Per il figlio, poi, non è certo indifferente conoscere o meno le proprie origini biologiche, avere due genitori anziché tre o quattro (addirittura cinque nel caso estremo di una coppia che si serva di gameti offerti da estranei e chieda di portare avanti la gestazione ad un'altra donna!), riconoscersi in uno per l'aspetto biologico e in un altro per l'educazione ricevuta... I I 11 Nell'ambito della fecondazione eterologa il donatore esterno è il più delle volte un uomo e a rimanere anonima quindi è l'origine biologica paterna. "Il padre è figura dell'origine - dice Claudio Risé, sociologo e psicoterapeuta - e per questo deve avere un nome e un volto. Se noi non sappiamo quale è la nostra origine è molto difficile che riusciamo ad individuare un destino. Possiamo sapere dove andiamo quando sappiamo da dove veniamo: la conoscenza delle origini è necessaria agli uomini". E ancora: "I1 padre sconosciuto è un fantasma attorno a cui si animano le insicurezze e i rancori familiari all'intemo della coppia e dei figii. È una mina vagante. Un conto è quando il padre assente è il risultato di una vicenda esistenziale, e un bambino abbandonato ha modo di ricostruire il suo passato nella rassicurazione affettiva fornita dalla famiglia adottiva. Siamo sempre nella vita, nei corpi, negli affetti, e tutto questo può essere elaborato psicologicamente. In questo

6 Sempre per assicurare al nascituro un contesto familiare quanto piu possibile stabile,.rereno, equìlibrato anche per quanto riguarda la sua formazione umana, possono ricorrere alla procreazione assistita solo "coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi [accesso alle coppie di fatto: elemento in contrasto con la morale cattolica, ndr], in età potenzialmente fertile, entrambi viventi" (art. 5). Da queste ultime nonne si capisce come il legislatore abbia presenti non solo gli interessi della donna o della coppia, ma anche quelli del nascituro, al quale è riconosciuta pari dignità e che, è bene ricordarlo, è la parte in gioco più debole e quindi bisognoso di maggior tutela. Nell'articolo uno della Legge, che i referendari intendono abrogare, viene espresso chiaramente che attraverso di essa si intende assicurare "i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il c~nce~ito".'~ A tal fine, oltre alle disposizioni già evidenziate, la Legge prevede il riconoscimento dei figli nati g~azie alla procreazione assistita quali figli legittimi, vieta il disconoscimento della paternith da parte di chi vi ha ricorso, qualora, contrawenendo alla Legge stessa, si sia utilizzata una tecnica di tipo eterologo né riconosce al donatore alcuna relazione giuridica con il nato. Neanche alla madre non è permesso disconoscere il proprio figlio (cfr art. 9). caso invece, quando la vita è messa in provetta, i corpi e gli affetti diventano invisibili, il silenzio è assoluto, la vita in formazione è separata dal vivente e quindi la sofferenza successiva sarà molto piu forte": Intervista apparsa nell'inserto "è vita7' di Awenire, 17 febbraio 2005, 3. l2 '<Non ho dubbi, tra Mti gli articoli di cui si chiede l'abrogazione il più rivoltante è quello dove si adombra obliquamente la personalità giuridica dell'embnone": Margherita Boniver, sottosegretario agli &di esteri, ne Il Corriere della Sera 19 marzo 2005, 8. "Non capisco come proprio una fetta importante di coloro che hanno promosso il referendum e che impongono il principio di precauzione quando si tratta di proteggere dalle biotecnologie pomodori o granturco, non prendano minimamente in considerazione l'idea di applicare lo stesso principio all'embrione... ": Bruno Dallapiccola, in "È vita", inserto di Awenire, 1 marzo 2005, 3. l t Alle misure di tutela dell'embrione sono dedicati anche gli articoli 13 e 14, che prevedono: J La ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni solo per finalità terapeutiche e diagnostiche "volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso" (art. 13, c.2). J Il divieto di sperimentazione sugli embrioni e la loro produzione ad hoc (che i referendari intendono abrogare in modo da permettere la ricerca sulle cellule staminali embrionali). J I1 divieto di selezione eugenetica degli embrioni e dei gameti o interventi di manipolazione ed alterazione genetica (ad eccezione degli interventi terapeutici), di clonazione (sia a fini procreativi che di ricerca) o atti a produne ibridi (fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa) o chimere (organismi nei quali, in seguito a trapianto, siano presenti tessuti con un diverso patrimonio genetico) (cfr art. 13, c.3). J Il divieto di crioconservazione e soppressione degli embrioni, "fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194" (cfr art. 14, C. l). È consentita invece espressamente la crioconservazione dei garneti maschile e femminile (cfr art. 14, c.8). Da studi recenti questa pratica, se applicata correttamente, sembra avere la stessa percentuale di successo. J Il divieto della riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 194 (cfi art. 14, c.4). J Il divieto di dar vita (il testo usa il verbo "creare") a più di tre embrioni, i quali devono essere impiantati contemporaneamente nell'utero della madre (cfr art. 14, c.2). Nel caso in cui ciò non risulti possibile per lo

7 stato di salute della donna, non prevedibile al momento della fecondazione in vitro, è possibile crioconservare gli embrioni fino al momento del trasferimento in utero (cfr art. 14, c.3). Attraverso i referendum si intende abrogare tutti questi divieti. In particolare la limitazione a tre degli embrioni che si possono creare a ciclo renderebbe più difficile la riuscita delle tecniche e metterebbe in pericolo la salute della donna con gravidanze plurigemellari.'3 Da notare che non vi è l'obbligo di fecondare tre embrioni: tre è il limite massimo. E neppure il trasferimento è coercibile.14 In realtd queste ultime norme tendono ad evitare le conseguenze più negative della FIVET (Fecondation In Vitro - Embryo Transfer) e di altre tecniche simili. Con tale tecnica si prelevano diversi ovuli dalle ovaie della donna, stimolate con determinati farmaci, e quelli selezionati vengono fatti incontrare con il seme maschile in provetta. Una volta awenuta la fecondazione, un certo numero di embrioni (per avere maggiori possibilità di successo) viene trasferito nell'utero della donna, dove, se almeno uno attecchisce, avrà inizio la gravidanza. Gli embrioni che non sono impiantati vengono congelati e conservati in caso siano necessari alti tentativi o per quando la coppia desidera un'altra gravidanza. La cosa più grave è la distruzione degli embrioni soprannumerari, cioè di l3 Cfr G. REMUZZI, "La Chiesa può accettare la ricerca sugli embrioni", ne Il Corrìere della Sera, 26 febbraio 2005, 10; C. Flamigni, intervistato da C. Valentini ne L 'Espresso 51 (10/2005), cco& indagine relativa allo stato di salute degli embrioni creati in vitr0, ai Sensi de]l'articolo 14, mmma 5, dovrà essere di tipo osservazionale. Qualora dall'indagine vengano evidenziate gravi anomalie irreversibili dello sviluppo di un il medico responsabile della struttura ne informa la coppia ai sensi dell' art 14, comma 5. Ove in tal caso il trasferimento dell'embrione, non coercibile, non risulti amto, la coltura in vitro del medesimo deve essere mantenuta fino al suo estinguersi": Ministero della Salute, Linee Guih contenenti le indicazioni delle e delle tecniche di procreazione medicalmente ~sisfjta, allegate al DM 21 luglio quelli che, impiantati nell'utero materno (riduzione embryo-fetale) o congelati, eccedono il numero di figli che si desidera avere. Le gravidanze plurigemellari sono molto rischiose sia per la madre che per i concepiti, ma esse sono spesso il risultato proprio della FIVET. Anche la bassa percentuale di successo di questa tecnica e la compromissione della salute della doma derivano dalla natura della tecnica stessa e non dalla Legge in esame. Per quanto riguarda le percentuali di successo (bambini nati) si è passati dal 6-7% dei primi anni '80 ai 12-14% dei primi anni '90 sino all'attuale 20-25%. l5 "Un notevole numero di ricerche - dice A. Serra, biologo e genetista, membro di diverse società scientifiche internazionali - indicano che tra le gravidanze clinicamente accertate: il 22% terminano in aborti spontanei e 5% in gravidanze ectopiche; circa il 27% sono gravidanze multiple con tutte le complicame che ne seguono, tra cui la ((riduzione fetale)); il 29,3% terminano in parti pre-termine e il 36% in nati con basso peso... Dati relativi alle più recenti tecniche (ICSI, ROSI, ROSNI) indicano un riscluo di anomalie congenite circa doppio rispetto alle gravidanze naturali. Né è da trascurare il rischio principale per la donna, la cosiddetta sindrome <*I iperst~molrzione ovarica (OHSS) oltre alla ridoita recettività endometriale causata dall'alterata situazione ormonale... Questi dati, che danno una ragione dei fallimenti, spiegano anche perché l'intervento deve essere ripetuto da 5 a 6 volte affinché, in media, una donna possa avere, attraverso la FIVET, la probabilità del 50% di ottenere il figlio desiderato, e da 13 a 15 volte per 15 Secondo Carlo Flamigni il d o delle nascite, dopo l'entrata n vigore legge è stato del 1 (dì L ' meso, 5 1, , 73), ma diversi medici, che lavorano in Per la pr0~rcxizione assistita, affermano che, a di condiuoni non stata d~una variazione: Ciementina Peris, dellyospedale S. Anna di T~&~, i,, Awenire, 18 febbraio 2005, 11; Claudio Manna, respondile di due centri romani, in ''E vira': inserto di Awenire, 3 marzo 2005, I; Elmora Porai, ginmloga dell'ospedale S. Orsola di Bologna, e Giovanni Banista La Sala, de]]'&jspcdale S. Mu* Nuova di Reggio Emilia, citati in "È vita", i,,mo di Awenire, , 3,

8 raggiungere la probabilità del 95-99%; e perché l'esigenza di ricorrere più volte a queste tecniche, altamente stressanti, può scatenare un tendenziale rigetto da parte della donna stessa.- e della coppia, accompagnato spesso da notevoli crisi depressive". l6 Come ho già mostrato, la legge non è coincidente con la posizione morale della Chiesa e neanche si può dire che la morale cristiana ne sia la sola diretta ispiratrice. In realtà non è difficile constatare la coerenza di questa legge con i valori che la Costituzione italiana pone a fondamento della convivenza civile nel nostro Paese e che, formalmente, tutti condividiamo. Tra questi valori troviamo il rispetto della dignit8 e dei diritti di ogni singola persona umana: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" (art. 2; cfr 13 e 24);17 l'uguaglianza, che comporta il divieto di discriminazione per qualsiasi motivo: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti da legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condiioni A. SERRA, L 'uomo-embrione. Il g r h misconosciuto, Cantagalli, Siena 2003, Cfr C. BELLIENI, "Fecondazione in vitro. Quali conseguenze su chi nasce?,,, in U. BURRONI (a cura di), La procreazione assistita a confronto con la scienza, l'etica e il diritto, cit., " Secondo la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" (art. 1). "Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione..." (art. 2). "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona" (art. 3). "Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma" (art. 4). "Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, unimani o degradanti" (art. 5). "Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica" (art. 6). "Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge... " (art. 7). personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori ali'organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3); il riconoscimento dell'istituzione familiare quale struttura relazionale fondamentale: "La Repubblica riconosce i diritti della famigiia come società naturale fondata sul matrimonio. I1 matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare" (art. 29; cfi ). L'identità dell'embrione umano Al centro dell'attenzione della Legge 40104, come pure di chi la awersa sta in definitiva la dignità specificamente umana dell'embrione fin dal suo concepimento. Nella partita referendaria si gioca pro o contro il riconoscimento all'embrione della dignità propria di un essere umano. Lungo la storia il progresso della civiltà è venuto attuandosi proprio nella lotta contro ogni forma di discriminazione nei confronti di esseri umani, ritenuti infkriori per razza, sesso, censo, costumi, convinzioni religiose o politiche. Oggi, senza che siano scomparse le vecchie, si affermano nuove discriminazioni riguardanti il grado di sviluppo fisico, psichico e sociale dell'essere umano.'* Siamo ingaggiati dunque in una battaglia di civiltà! I8 Cfr L. PALAZZANI, "I significati del concetto filosofico di persona e implicazioni nel dibattito bioetico e biogiuridico attuale sullo statuto dell'ernbrione umano", in PONTIFICIA ACADEMIA PRO VITA, Identità e staiuto dell'embrione umano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998, in occasione della Conferenza mondiale contro il razzismo, organizzata dalle Nazioni Unite in Sud Africa (Durban 31 agosto - 7 settembre 2001) il Pontificio Consiglio della giustizia e della pace ha emesso un comunicato (29 agosto 2001) nel quale vengono evidenziate "nuove forme di razzismo" tra cui "quella, piu

9 "La scienza moderna - dice Roberto Colombo, docente di Neurobiologia e Genetica all'università Cattolica di Milano - non si fonda sul sapere di rari cultori di arcane discipline, ma sul complesso delle conoscenze consolidate, validate e condivise dalla comunità internazionale dei ricercatori attraverso gli strumenti della letteratura I scientifica (le migliaia di riviste scientifiche sulle quali appaiono i risultati dei lavori degli studiosi, le rassegne ed i manuali di riferimento). Come «una rondine non fa primavera), così non è! l'affermazione di questo o di quello scienziato che fa la scienza. Neppure se è un premio Nobel... Alla fine ciò che conta è la forza delle evidenze sperimentali e dell'esercizio corretto della ragione, non il nome di chi fa un'affermazione. Non ha dunque nessun senso 1 (tanto meno scientifico) citare a sostegno delle proprie tesi uno, dieci o cinquanta premi Nobel [come fanno i Radicali, ndr], soprattutto se la maggior parte di questi ultimi non è uno studioso che si è occupato specificamente della materia in questione "Proviamo, come esercizio esemplificativo, a interrogare il complesso degli studi, dei manuali di riferimento e dei testi di insegnamento a livello universitario - diversi per lingua e luogo di edizione - per conoscere che cosa la scienza, attraverso oltre un secolo di indagini insegna a proposito dell'inizio della vita di un nuovo essere vivente, un individuo appartenente ad una data specie (compresa quella umana) che si riproduce sessualmente. La risposta è certa e unanime: la vita di un nuovo organismo vivente... ha inizio con un processo chiamato fecondazione, che consiste nella fusione tra lo spermatozoo e la cellula uovo... Non uno o alcuni giorni dopo la fecondazione, non con l'impianto nell'endometrio dell'utero, non nuova e meno denunciata, riguardante l'essere umano non nato, soggetto di esperimenti e oggetto di tecnica". Nel comunicato si awerte che nei con6onti deii'embrione umano "il rischio di una forma inedita di razzismo è ben reale, poiché lo sviluppo di queste tecniche potrebbe portare alla creazione di una «sottocategoria di esseri umani» destinata essenzialmente al comfort di alcuni. Nuova e tembile forma di schiavitù"! passate due settimane, ma quando i due gameti... si fondono per dare origine all'embrione unicellulare o zigote. L'espressione «one-ce11 embryo)) (embrione unicellulare) si ritrova in numerosissimi lavori di biologia dello sviluppo animale e umana, a testimonianza della consapevolezza dei ricercatori che l'embrione inizia ad esistere già allo stadio di una singola cellula, derivante dalla fusione dell'ovocita e dello spermatoz~o".'~ L'embrione umano che si è formato al momento della fecondazione "è uno di noi" come si espresse il Comitato Nazionale di Bioetica nel documento "Identità e statuto dell'embrione umano", pubblicato nel Allo stesso tempo è certo che ciascuno di noi è stato embrione, nelle primissime fasi del suo proprio ciclo vitale. Quello che ciascuno di noi è, il nostro grado di sviluppo biologico, è stato possibile per il semplice fatto che ci hanno lasciato il tempo di arrivarci, hanno tutelato e curato la nostra vita incipiente, debolissima, quasi invisibile, ma la nostra vita! La vita prenatale è parte integrante della nostra storia, della nostra bio-grafia. Ciò appare più evidente se invece di procedere a partire dall'embrione, cercando di determinare il momento in cui diventa persona, si considerasse il soggetto umano pienamente sviluppato e si verificasse, con sguardo retrospettivo nella sua biografia, il permanere costante della sua identità corporale, fino ad arrivare alla formazione della prima cellula del suo organismo, lo zigote. Sin dal suo costituirsi come essere unicellulare (zigote) è un essere vivente con un genoma unico, che determina la sua appartenenza alla specie umana e la sua individualità, diversa da quella del padre e della madre.20 II nuovo e singolare patrimonio 19 R. COLOMBO, ''L'inizio dell'esistenza? È l'atto della fecondazione" in Il Corriere della Sera del 01 febbraio 2005, 11; cfi A. VESCOVI, "n concepito è vita dall'inizio", ne Il Sole 24 Ore, 15 maggio 2005, Ci? A. SERRA, L'uomo-embrione. Il gran& misconosciuto, cit., A. SERRA, R COLOMBO, "Identità e statuto dell'embrione umano: il contributo della biologia", in PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA, Identità e statuto

10 genetico che si stabilisce nello zigote assume il controllo di tutto il processo di sviluppo fin dal momento della fecondazione." Questo processo di sviluppo "è l'esecuzione di un piano ben definito, dove ogni cellula è stata collocata al suo giusto posto, dove esercita la sua specifica funzione".22 R. Colombo e A. Serra pongono in evidenza le tre principali proprietà che caratterizzano l'intero processo epigenetico. La prima proprietà è la coordinazione. Sin dall'inizio lo sviluppo embrionale "è un processo dove esiste una sequenza e interazione coordinata di attività molecolari e cellulari, sotto il controllo del nuovo genoma, che è modulato da una cascata ininterrotta di segnali trasmessi da cellula a cellula e dall'ambiente esterno e10 interno alle singole cellule. Precisamente questa innegabile proprietà implica e, ancora più, esige una rigorosa unità dell'essere che è in costante sviluppo".23 La seconda proprietà è la continuità. "Lo zigote è il primordio del nuovo organismo, che si trova proprio all'inizio del suo ciclo vitale. Se si considera il profilo dinamico di questo ciclo nel tempo, appare chiaramente che procede senza interruzioni... Un singolo evento, come la moltiplicazione cellulare o la comparsa di vari tessuti o organi, può apparire discontinuo ai nostri occhi; tuttavia, ciascuno del1 'embrione umano, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998, ' Appena lo spermatozoo penetra nell'ovocita questo subisce una modificazione improvvisa: attraverso una alterazione delle molecole recettrici poste sulla membrana cellulare (reazione corticale) e un indurimento della stessa viene impedita la penetrazione di altri spermatozoi. Nel citoplasma aumenta temporaneamente la concentrazione di ioni Calcio che sotto l'azione deii'osciiiina, una proteina di origine paterna, si diffonde come un'onda in hitto il citoplasma. Anche il genoma dell'embrione unicellulare è già dal punto trascrizionale attivo: "Finora almeno sette geni (SRY, ZFY, XST, HPRT, APRT, DK e a-globina) risultano attivi già allo stadio di zigote e si sta indagando su altri": A. SERRA, L 'uomo-embrione. Il grande misconosciufo, cit., A. SERRA, I, 'uomo-embrione. Il g r d misconosciufo, cit., A. SERRA, R. COLOMBO, "Identità e statuto dell'ernbrione umano...", cit., 144. di essi è l'espressione finale, a un dato istante, di una successione ininterrotta di eventi - si potrebbe dire infinitesimali - connessi l'uno 7, con l'altro senza soluzione di continuità '. E quanto ammettono gli stessi membri della Commissione Warnock, istituita dal governo inglese, e che indicò il 14" giorno dalla fecondazione come l'inizio dello sviluppo individuale dell'embrione. Nel rapporto pubblicato nel 1984 si dice: "una volta che il processo ha avuto inizio, non vi è un momento più importante di un altro; sono tutti momenti di un processo ininterrotto, e ogni ulteriore sviluppo cesserà a meno che ogni fase awenga in modo normale, al momento giusto e nella corretta sequenza". Essa ammise che I'indicazione del quattordicesimo giorno era un compromesso arbitrario, adottato "per alleviare la preoccupazione dell'opinione pubblica" e dare agli scienziati il tempo necessario e pubblicamente accettabile per proseguire la sperimentazione sull'e~nbrione.~~ La terza proprietà è la gradualiià. "La forma pnale è raggiunta gradualmente: si tratta di una legge ontogenetica, di una costante del processo riproduttivo. Questa legge del graduale costruirsi della forma finale attraverso molti stadi partendo dallo zigote implica ed esige una regolazione che deve essere intrinseca ad ogni singolo embrione, e mantiene lo sviluppo permanentemente orientato nella direzione della forma finale"." " Perciò, - conclude A. Serra - la logica induzione dai dati offerti dalle scienze sperimentali conducono alla sola possibile affermazione che alla &ione dei due gameti un reale inàividuo umano inzzia la sua propria esistenza o ciclo vitale, durante il quale, date tutte le condizioni necessarie e sufficienti, realizzerà 24 A. SERRA, R. COLOMBO, "Identità e statuto dell'embrione umano...", cit., s Citato in A. SUTTON, "Il nmmncepito e una persona", in Fhigiia Ogg, 18 (1/1995), A. SERRA, R. COLOMBO, "Identità e statuto dell'embrione umano...", cit., 145.

11 autonomamente tutte le potenzialità di cui luillei è intrinsecamente dotatola... L'embrione vivente, a iniziare dalla fusione dei garneti, non è un mero accumulo di cellule disponibile, ma un reale individuo umano in sviluppo. Individuo che, come dimostra una corretta antropologia filosofica, ha la stessa dignità e gli stessi diritti fondamentali di ogni individuo umano, tra cui il diritto alla vita: dignità e diritti che sono indipendenti dalla età biologica e da qualsiasi altra condizione biologicamente o psicologicamente limitante".27 La rìcerca sulle cellule staminali embrìonalì Attraverso la ricerca sulle cellule staminali oggi si può dare speranza a tanti malati, con la prospettiva di una terapia più efficace ed estesa o anche dell'unica terapia per svariate patologie riguardanti organi e tessuti, patologie degenerative del sistema nervoso, muscolo-scheletriche, di origine genetica (Alzheimer, Parkinson, sclerosi, diabete, cardiopatie e tumori). Le staminali sono cellule indifferenziate, capaci di riprodursi a lungo e in grandi quantità senza perdere questa caratteristica; allo stesso tempo sono in grado di specializzarsi, diventando cellule mature di diversi tessuti e organi del corpo (sangue, cervello, muscoli... ) così da essere impiegate per la loro rigenerazione e riparazione. Questo genere di cellule è presente in vari organi di un uomo adulto (per esempio midollo osseo e cervello), ma chiaramente l'embrione ne è una fonte straordinaria, in quanto si trova ai primissimi stadi di sviluppo e le sue cellule sono ancora bbpluripotenti" ("totipotenti" fino al 4" - 5" giorno dalla fecondazione), capaci cioè di dare origine a qualsiasi tipo di tessuto. Rispetto a quelle adulte le cellule embrionali hanno una maggiore plasticità e una maggiore capacità proliferative (sono anche più rischiose in quanto è più difficile governare la loro differenziazione). Tuttavia prelevare queste cellule dall'embrione significa distruggerlo 27 A. SERRA, L 'uomo-embrione. Il grande misconosciuto, cit., 44. e provocarne la morte. Uno dei quesiti referendari intende abrogare il divieto di questa pratica, sancito dalla Legge Eppure questa non è l'unica via per ottenere cellule staminali. "Si lascia intendere - dice Luigi Vescovi, condirettore dell'istituto di ricerca sulle cellule staminali dell'ospedale S. Raffaele di Milano - che questa sia l'unica strada percombile per curare molte malattie e in questo contesto la natura dell'embrione viene stravolta, negata e banalizzata fino a renderlo un semplice gmo di cellule, qualcosa di utilizzabile per un sacrificio che in realtà non è per nulla necessario". E ancora: "Ci sono numerose terapie salvavita che rappresentano realtà cliniche importanti, quali le cure per la leucemia, le grandi lesioni ossee, le grandi ustioni, il trapianto di cornea, che si basano sull'utilizzo di cellule staminali adulte. Inoltre, sono in fase di awio nuove sperimentazioni sul paziente che implicano l'uso di cellule staminali cerebrali umane. Infine, le terapie cellulari per le malattie degenerative non si basano solo sul trapianto di cellule, ma esistono tecniche altrettanto promettenti per la riattivazione delle cellule staminali dello stesso paziente, evitando qualunque problema di rigetto" (in Famiglia Cristiana 75, , 20.22).~* In ogni caso il fine non giustrfica i mezzi: la possibilità di trovare terapie efficaci e di guarire tantissimi malati non può ottenersi tramite il sacrificio di tanti altri esseri umani! Tra il fine, salvare la vita, e il mezzo, uccidere, vi è una contraddizione insanabile. La dignità propria di ogni essere umano non permette che qualcuno sia usato strumentalmente e sacrificato per il bene di altri. '* Cfi pure A. VESCOVI, "I1 concepito è vita dall'inizio", ne Il Sole 24 Ore, 15 maggio 2005, 35; A. SERRA, L 'uomo-embrione. Il grande misconosciuro, cit., ; Oreste Amigoni, biologo e accademico dei Lincei, "E io scommetto sulle cellule «ringiovanite»", in "È vita", inserto di Awenire, 10 marzo 2005,l.

12 Hanno detto... L'informazione che viene data tramite i mezzi di comunicazione di massa, in particolare nelle trasmissioni televisive, è contaminata da continui equivoci, parzialità a volte colpevoli, posizioni ideologiche e scientificamente infondate. Eccone alcuni esempi, ai quali faccio seguire dati e considerazioni che è possibile contrapporgli (il grassetto è mio e serve ad evidenziare gli argomenti rilevanti e contrapposti). - "Proprio perché sono tra coloro che condividono i timori della Chiesa, preoccupata che nella diga si aprano varchi che portino a degenerazioni, non vedo nei divieti assoluti il modo migliore per chiudere questi varchi. Posso fare un esempio paradossale? La circolazione provoca morti, ma non si impedisce la circolazione per evitarli" (Giuliano Amato in un'intervista su Il Corriere della Sera pubblicata 1' 11 febbraio 2005, 11). * Risposta: "Un altro serio problema di notevole rilevanza etica, è spesso volutamente ignorato: l'elevata incidenza di embrioni intenzionalmente prodotti ed esposti a morte certa a fronte di un figlio «desiderato». Si supponga: 1) che si produca, per ogni tentativo, un minimo di 6 embrioni per selezionare i 3 da trasferire quando la legge lo impone; 2) che in media per donna si facciano - come minimo - 3 tentativi per attuare il desiderio del ((bambino in braccio)); e 3) che, secondo le più aggiornate statistiche, solo 20 mamme su 100 riescano ad avere il loro bambino. A un semplice calcolo, segue che su 1800 embrioni prodotti solo 20 giungerebbero alla nascita, e 1780 andrebbero perduti, cioè, in media, 18 per ogni donna. Anche se si. sta riproponendo un'accettabile probabilità di successo riducendo a 2 o 1 il numero degli embrioni trasferiti in utero allo stadio di blastociste, la produzione di più embrioni rimarrh sempre una esigenza tecnica. È evidente che il diritto alla vita di questi embrioni è coscientemente violato. Morte «programmata», che si sta estendendo, sotto una forte spinta eugenistica, alla eliminazione... di ogni embrione diagnosticato suscettibile di manifestare serie patologie, o giudicato diverso da quello voluto, o in sovrappiu rispetto all'uno de~iderato".~~ - "Monsignor Sgreccia dice che l'embrione c'è già quando l'ovocita viene fecondato, perché è comunque iniziata in quel momento la sua programmazione. Non è così. La fecondazione dell'ovocita non dà ancora luogo all'embrione. Prima i cosiddetti pronuclei maschile e femminile si accostano nell'ovocita fecondato, ma ciascuno conserva il proprio patrimonio genetico. Solo dopo si ha la comparsa di un'entità bicellulare, che è l'embrione" (Giuliano Amato in un'intervista a Il Corriere della Sera pubblicata 1'11 febbraio 2005, 11). "Il punto qui non è il destino dell'embrione, è invece l'esserci o non esserci di quell'entità cellulare individuale, munita di cromosomi sia maschili che femminili, in assenza della quale è assolutamente impossibile parlare della sua stessa esistenza. Ebbene quell'entità non c'è all'atto della fecondazione dell'ovocita, né c'è nelle ore successive, quelle che portano alla formazione dell'ootide, in cui ancora i cromosomi patemi e materni non si sono congiunti" (Giuliano Amato, "I dogmatici dell'embrione lo trattano come ((muffa))", ne Il Corriere della Sera, 11 aprile 2005, 10). * Risposta: Cfi sopra, nota 21 + "Quello dell'ootide è fnitto di un sofisma come quello del prezigote o del preembrione: nozioni costruite, inconsistenti scientificamente ed eticamente imlevanti" (E. Sgreccia, "Caro Amato, troppi sofismi. Ogni embrione è già uomo", ne Il Corriere della Sera, 17 febbraio 2005, 14) "Io sarei tentato di dare del dogmatico proprio all'on. Amato, dal momento che stimo galileiani tutti coloro che difendono i dati scientifici dell'embriologia consolidata... Per quanto ne sappia questa teoria è tutta da dimostrare e, almeno per ora, non può reggersi come linea di condotta, neppure se viene fatta propria da ((politici)) abituati a prendere ((decisioni)). Chi invoca Galileo non può prendere sul serio 29 A. SERRA, L 'uomo-embrione. I1 grande misconoscit~fo, cit.,

13 la teoria dell'ootide «non ancora embrione))" (E. Sgreccia, "Difendo la vita con l'aiuto di Galileo", ne Il Corriere della Sera, 10 maggio 2005, 12). "Non essendo stupido né insensibile, Amato capisce che la distinzione tra una vita umana fecondata e una vita umana personale, che arriva dopo una parentesi, una no man's land abitata da ovociti non sviluppati, dagli ootidi, è troppo sottile anche per lui" (Giuliano Ferrara, giornalista, "I diritti dell'uomo? Cominciano con l'embrione", ne Il Corriere della Sera, 12 aprile 2005,9). - "Sostenere che l'embrione deve essere trattato come una persona, come un essere umano perfettamente formato, è un'assurdità". "Da laico considero quella convinzione del tutto infondata da un punto di vista logico e razionale... Mi meraviglia che la Chiesa si sia infilata in una posizione così rigidamente dogmatica". "La Chiesa ha avuto nel corso dei secoli posizioni diverse. Grandi teologi come Alberto Magno e in parte come S. Tommaso, oltre allo stesso Dante, dicono, sia pure con parole diverse, che l'anima viene infusa da Dio solo a partire da un certo momento, quando il feto è già formato. Con il massimo rispetto possibile vorrei far notare che quella dell'embrione considerato persona è una scelta di «questa» Chiesa. Non fa parte di una tradizione teologica consolidata e non la si ritrova nelle parole di Gesu (Massimo Cacciari, Preside della Facoltà di Filosofia all'università Vita-San Raffaele di Milano, in una intervista pubblicata su L'Espresso 51, , Cfr Umberto Eco, filosofo e scrittore, "Embrioni alla porta del Paradiso", ne L 'Espresso 51, 10/2005,214). * Risposta: È ridicolo pensare di trovare nel Vangelo la trattazione di un tema che si fonda su dati scientifici e considerazioni filosofiche di cui solo oggi possiamo disporre. I cristiani sanno che il Vangelo non è un libro di scienza né di filosofia e che non bisogna cercare nelle parole di Gesu la soluzione diretta ad ogni problema della vita attuale! Quello di Cacciari è il pregiudizio nei confronti dei cristiani che ho denunciato nell'introduzione: Cfr note 1 e 2. S. Tommaso credeva nell'animazione ritardata perché riteneva che l'anima razionale non potesse essere presente in un corpo umano finché questo non avesse formato gli organi attraverso i quali l'anima potesse realizzare i suoi poteri. Tale convinzione era fondata sull'insegnamento di Aristotele (secondo cui è necessario che ci sia proporzione tra materia e forma, tra corpo e anima) e sulle conoscenze mediche del suo tempo. Ora, poiché la biologia moderna ci mostra che lo zigote possiede codificata dall'inizio tutta I'organiciti richiesta da Aristotele per I'awento dell'anima, è facile pensare che anche S. Tommaso avrebbe corretto oggi il suo insegnamento. Se si accetta che dal concepimento in poi la vita umana è un processo continuo che non comporta nessun cambiamento sostanziale, se è riconoscibile una vita individuale che ha la natura umana, ne consegue che, in una visione non dualistica della persona, l'anima umana deve essere infusa al concepimento. S. Tommaso non avrebbe certo accettato una teoria dualista e non avrebbe accettato neppure una teoria che fosse in contrasto con i fatti osservabili. Oggi sappiamo che il principio vitale organizzatore del neoconcepito deriva dal suo genoma, formatosi dall'interazione del patrimonio genetico del padre e della madre, fin dall'inizio. Se S. Tommaso avesse conosciuto i dati dell'embriologia moderna, avrebbe riconosciuto in questa capacità attiva e autonoma, insita nella natura dell'embrione, l'anima razionale del1'0r~anismo.'~ - Dopo aver ricordato la tesi dell'animazione ritardata di S. Tommaso, in un suo articolo Umberto Eco dice: "La battaglia certamente neo-fondamentalista sulla pretesa difesa della vita, per cui l'embrione è già essere umano in quanto in futuro potrebbe diventarlo, sembra portare i credenti più rigorosi sulla stessa 30 Cfr J. A. IZQUIERDO LABEAGA, L.C., "S. Tommaso, maestro di bioetica? La lezione del Doctor humanitatis", in Alpha Omega 1 (1/1998), A. SUTTON, "ii neoconcepito è una persona", cit., 12-13; L. PALAZZANI, Il concetto di persona tra bioetìca e diritto, G. Giappichelli Editore, Tonno 1996,

14 frontiera dei vecchi materialisti evoluzionisti di un tempo: non c'è fiattura (quella definita da San Tommaso) nel corso dell'evoluzione dai vegetali agli animali agli uomini, la vita ha tutta lo stesso valore. E infatti Sartori nella sua polemica [cita un articolo di Giovanni Sartori su Il Corriere della Seru] si chiede se non si faccia una certa confusione tra la difesa della vita e la difesa della vita umana, perché il difendere a ogni costo la vita ovunque là dove si manifesti, in qualsiasi forma si manifesti, porterebbe a definire come omicidio non solo spargere il proprio seme a fini non fecondativi, ma anche mangiare polli e ammazzare polli, per non dire del rispetto dovuto ai vegetali" (Umberto Eco, filosofo e scrittore, "Embrioni alla porta del Paradiso", in L 'Espresso 51, 10/2005,214). * Risposta: L'embrione umano non è un essere umano in potenza ("potrebbe diventarlo", dice U. Eco) né si può paragonare allo spermatozoo e l'ovulo separati; nessuno spermatozoo od ovulo è da solo capace di svilupparsi come essere umano, diversamente dallxbentità" formatasi con la fecondazione. Il concetto di potenzialità non deve essere confuso con quello di probabilità di riuscita finale. L'embrione ha una potenzialità per virtù propria, intrinseca, che, quando non vi siano impedimenti esterni, gli permette di svilupparsi autonomamente verso la sua forma finale. La potenza attiva manifesta la capacità costitutiva di un essere di svilupparsi "ex natura sua", per cui ha un rapporto reale con l'atto (attiva da "atto"). Così mentre l'embrione ha la potenza attiva, la capacità di svilupparsi "ex natura sua" in un essere umano completo, i garneti possiedono solo la potenza passiva, cioè solo la possibilità di venire trasformati da qualcosa esterna ad essi. Per essere chiari bisognerebbe dire che "in potenzan non è l'essenza dell'uomo, la sua natura di individuo della specie umana, ma l'attuazione completa delle sue capaciti3 essenziali, che non ne muta l'identità. Un embrione che si sta sviluppando e sta compiendo il suo ciclo vitale mantiene permanentemente la sua natura umana - personale, la sua identità e individualità. Diventerà feto, neonato, bambino, adolescente, adulto, vecchio (gradi di sviluppo), rimanendo sempre lo stesso uomo.3' La Chiesa non fa confusione tra vita umana e altre forme di vita. I1 problema è che non si vuole riconoscere all'embrione proprio la sua umanits! Se la vita dell'embrione non fosse "umanay', che tipo di vita sarebbe e quando avverrebbe il magico cambiamento di natura? Proprio perché si distingue nettamente quella umana da altre forme di vita inferiori, non si può considerare I'embrione come semplice vita animale o vegetale. Eco e Sartori misconoscono il dato scientifico o non ne vogliono tener conto. "Oh sì: a mia volta senza aver le prove che Fermi fornì sul nucleo dell'atomo, io credo che fin dal momento in cui lo spermatozoo feconda l'ovulo e la cellula primaria diventa due cellule poi quattro poi otto poi sedici insomma prende a moltiplicarsi, noi siamo ciò che saremo. Cioè esseri umani. Forse non canora persone, visto che una persona è il risultato dell'essenza innata e delle esperienze acquisite dopo la nascita: ma di sicuro un essere umano. L'embrione che sboccia nell'ovulo di un pidocchio è un pidocchio. L'embrione che sboccia nell'ovulo di un cane è un cane... L'embrione che sboccia nell'ovulo di un essere umano è un essere umano e non me ne importa nulla che stavolta la mia opinione coincida con quella della Chiesa Cattolica... " (Oriana Fallaci, scrittrice, "Noi cannibali e i figli di Medea", ne Il Corriere della Sera, 3 giugno 2005,8). - Sul concetto di "capacità" di diventare uomo si impernia la polemica di un altro filosofo: Emanuele Severino: "... Prima della fecondazione esistono, separati gli uni dagli altri il seme dell'uomo e l'uovo della donna... Ma il seme, così separato non ha la capacità di diventare uomo... nemmeno I'ovulo, separato, ha la ((capacità)) 31 Cfr L. PALAZZANI, Il concetto di persona tra bioetica e diritlo, cit.,

15 di diventare uomo... Infine, nemmeno l'unione dei gameti maschile e femminile ha la capacità di diventare uomo, perché tale unione concorre a costituire ciò che non è più soltanto capacità di diventare uomo, ma è già uomo. (Stiamo parlando, infatti, della capacità che cessa quando è realizzata - e che Aristotele chiamava ((potenza))). Sulla base del Magistero della Chiesa non può dunque esistere la «capacità» di diventare uomo. Ciò significa che nessun uomo può nascere! Poiché sulla base di quel Magistero è impossibile indicare quando e dove mai possa esistere la capacità di diventare uomo, segue che è impossibile che degli uomini vengano ad esistere - segue cioh l'assurdo" (Emanuele Severino, filosofo, "11 Magistero della Chiesa e la capacità di diventare uomo", ne Il Corriere della Sera, 24 febbraio 2005, 12). "Per uscire dall'assurdo ora indicato è dunque necessario negare che sin dall'inizio l'embrione sia un essere umano in atto; e dunque è necessario che Dio infonda l'anima razionale dopo che l'embrione ha incominciato a esistere... La Chiesa esclude perentoriamente che la vita umana e il suo inizio possano essere adeguatamente intesi dalla scienza e dalla biologia. Per la Chiesa la spiegazione adeguata si può raggiungere solo introducendo l'azione di Dio, che crea lui, direttamente, ciò che vi è di propriamente umano nell'uomo. In questo articolo monsignor Sgreccia ha invece l'aria di sostenere che per risolvere il problema dell'inizio della vita umana basti la scienza. La Chiesa non è adeguatamente rappresentata da un discorso come questo di monsignor Sgreccia... " (Emanuele Severino, "Perché l'embrione-persona è la negazione dell'uomo", ne Il Corriere della Sera, 16 maggio 2005, 14). * Risposta: "Ho imparato che il biologo quando unisce in laboratorio il gamete maschile con quello femminile di un ratto ottiene un embrione di ratto, perché i due gameti hanno la capacità di generare un individuo-ratto allo stadio embrionale, che poi si sviluppa e diviene adulto proprio perché esiste una capacità, una potenzialità che si attua nel momento dell'unione. I1 passaggio dalla potenza all'atto nel vivente, per richiamare Aristotele, awiene per una forza intima, un principio vitale, un'anima. Il vivente è causa e fine di tutta la sua attività e anche del suo sviluppo, e questo per quel principio vitale che unisce tutti gli elementi interni e li orienta verso lo sviluppo di un ben preciso programma che caratterizza ogni individuo secondo la specie e le sue proprie note individuali... Certamente questo fatto esige una causa prima e distinta, il Dio Creatore, che ha creato l'universo e in esso la vita in tutte le sue forme, ma la causa prossima dello sviluppo del vivente è interna ad esso e si attua quando esistono le condizioni necessarie. La fecondazione è la condizione necessaria perché la potenzialità presente nei gameti si attui nella vita dell'individuo. Nell'uomo il principio vitale è diverso rispetto a quello delle piante e degli animali perché esso provoca non solo la crescita biologica dell'individuo (come nella pianta) e gli conferisce la capacità sensitiva e di movimento (come nell'animale), ma gli dona la capacità di svolgere attivith immateriali e spirituali quali il pensiero, la volontà e la coscienza morale. Per questo motivo di superiorità dello spirito umano rispetto ai fattori biologici della generazione è legittimo affermare che l'anima spirituale è creata direttamente da Dio, perché lo spirito non può derivare dalla materia biologica7' (Mons. Elio Sgreccia, ne Il Corriere della Sera, 9 marzo 2005,15). - "È probabile che adesso cercheranno di sacralizzare il feto,.. visto che hanno sacralizzato l'embrione, qualcosa che non si vede nemmeno al microscopio e che spesso viene espulso dall'utero per - cause naturali. È una visione materialista becera. Al governo L Berlusconi-Sirchia interessa di più l'embrione che non il malato o la donna" (Emma Bonino ne L 'Espresso n. 51 del 18 dicembre 2003, 59).

16 "Ma davvero un uovo fecondato è come un bambino? Dipende: nella donna solo una piccola parte degli ovociti fecondati trovano le condizioni giuste per svilupparsi, più spesso succede che l'embrione si perde. Così nella maggior parte dei casi dall'embrione non verrà un bambino" (Giuseppe Remuzzi, medico, "La Chiesa può accettare la ricerca sugli embrioni", ne Il Corriere della Sera 26 febbraio 2005, 10). "Ogni giorno almeno 10 mila uova fecondate in normali rapporti di coppia non attecchiscono in utero e muoiono. Circa 300 mila al mese, 3 milioni e seicentomila l'anno. E questo solo in Italia. Una strage di potenziali bambini e, secondo la Chiesa, di anime che non si sa dove vanno. Un eccidio di innocenti inspiegabile" (Umberto Veronesi, ne Il Corriere della Sera, 15 maggio 2005,5). "Altro che persona, gli embrioni precoci di cui parliamo sono un cumulo di cellule; lasciati a se stessi, non potrebbero in alcun modo soprawivere e svilupparsi" (Renato Dulbecco, ne Il Corriere della Sera, 4 giugno 2005'6). * Risposta: Senza parole! Che lo accettino o meno anche Emma Bonino e gli altri sono passati per lo stadio di sviluppo embrionale, invisibili all'occhio, ma non al cuore di chi ha dato loro il tempo di svilupparsi. "Fra un neonato e un uomo di vent'anni c'è più differenza di quanto ce ne sia tra il medesimo neonato e lui stesso al settimo mese di gestazione o fra questo settimo mese e il quarto e così via. Ciò che varia è il rapporto affettivo e sociale che gli altri instaurano con questo essere... Ma la reazione sentimentale di un uomo non è il metro del diritto di un altro" (Claudio Magris, "Fecondazione, il falso duello tra laici e cattolici", ne Il Corriere della Sera, 20 maggio 2005, 10). Bisogna riconoscere che ciascun essere vivente, ad ogni stadio della sua vita, è interdipendente con l'ambiente esterno, ha bisogno del sostegno di un ecosistema favorevole; ha bisogno di ossigeno e nutrimento, di protezione dalle sostanze tossiche, di espellere i prodotti degradati del metabolismo. L'aver bisogno di particolari condizioni e dell'aiuto degli altri per soprawivere non è un argomento contro la propria autonomia e l'identità individuale dell'embrione. 11 fatto che l'embrione, come l'individuo di qualsiasi eth, si ammali e muoia nuturalmente non giustifica in alcun modo un'azione omicida! È come se dopo aver ucciso qualcuno ci si giustificasse dicendo: "Tanto sarebbe morto comunque". - "Qui non si tratta, sia chiaro, di decidere se e quando comincia una vita, se l'incontro tra un ovulo e uno spermatozoo dia già luogo a una persona in senso compiuto o se invece quell'incontro sia una vita in potenza. Si tratta di un argomento sul quale si, interrogano da tempo e si dividono filosofi e scienziati e che non può venire risolto per via referendaria... Una maggioranza non può decidere cos'è la verità, ma può esprimersi su ciò che è giusto e ciò che non è giusto nell'interesse dei singoli, delle donne e delle coppie infertili, e della collettività" (Miriam Mafai "Fecondazione, né Far West né crociate", ne La Repubblica del 14 gennaio 2005, 15). * Risposta.: La conoscenza della verità è necessaria per discernere ciò che è bene e male! Se l'embrione è con ogni evidenza un essere umano sarà giusto o no rispettarlo nella sua dignità, pari a quella di chi l'ha generato? - "Chi paragonava la diagnosi preimpianto a una pratica eugenetica dovrà spiegare perché bisognerebbe negare a tante coppie con malattie genetiche la possibilità di avere figli sani e sarà più difficile che riescano a convincere gli elettori" (Stefania Prestigiacomo, ministro per le pari opportunità, in una intervista I I pubblicata su Il Corriere della Sera del 14 gennaio 2005,2). * Risposta: E chi vuole selezionare gli embrioni sani o con determinate caratteristiche scartando gli altri dovrà spiegare perché questa pratica non si dovrebbe ritenere "eugenetica"! In realtà lo

17 è! "E un eugenismo mascherato di spirito democratico, che pretende di tenere le distanze da quello totalitario ((legato per sempre al nazismo, ma pur sempre parte del pendio scivoloso che dall'impossibilità di mettere in discussione la 'medicina dei desideri'... arriva a considerare l'embrione (a fin di bene, per carità) come materiale medico da vagliare per offrire un prodotto-figlio il più possibile 'perfetto'))" (J. Testart, citato da Claudia Navarini in "È vita", inserto di Awenire, 5 marzo 2005, 4). Per vincere le malattie occorrono le terapie, ma l'uccisione del malato non può essere equiparato a una terapia! - "Per un medico - per quanto cattolico - mettere in pratica le indicazioni della nostra legge sulla fecondazione assistita è dawero difficile. C'è di fatto una contraddizione tra legge e conoscenze scientifiche... E i medici? È giusto chiedergli di non congelare gli embrioni, quando sanno benissimo che solo congelandoli si hanno ragionevoli probabilità di successo? No, nessun medico può dirsi a suo agio con una legge che minacci l'integrità delle persone (quelle vere, quelle che vivono oggi in Italia e nel mondo)... La legge vieta qualsiasi selezione degli embrioni. Anche questo è in contrasto con i principi della medicina. Perchk scegliere gli embrioni, se uno dei genitori è portatore di anomalie genetiche, serve ad evitare di trasmetterle ai figli... Certe volte un donatore servirebbe... La legge proibisce di utilizzare gli embrioni per ottenere cellule staminali. Anche questo è sul piano teorico, in conflitto con la medicina, il cui fine ultimo è curare e malattie" (G. Remuzzi, medico, "La Chiesa può accettare la ricerca sugli embrioni", ne Il Corriere della Sera 26 febbraio 2005, 10). "La legge 40 offende i successi della ricerca scientifica che era arrivata ad anticipare la verifica della salute dell'embrione addirittura a prima dell'impianto evitando drammi psicologici ben maggiori. Offende me scienziato" (U. Veronesi, ne I1 Comere della Sera, 15 maggio 2005,5). "Mettiamoci davanti a questo piccolo numero di cellule che viene chiamato embrione, potergli prelevare una cellula per sapere se è affetto da malattie gravi a me pare un grande progresso medico, molto utile per l'uomo. Proibirlo è un insulto alla medicina" (R. Dulbecco, premio Nobel, ne L 'Espresso del 5 maggio 2005'66). "I1 divieto di qualsiasi ricerca sulla cellula uovo fecondato è il chiaro segnale della paura oscurantista nei confronti della scienza" (Margherita Boniver, ne Il Corriere della Sera, 19 marzo 2005, 8). * Risposta: Nella lamentela di certi medici non si nasconde la fnistrazione di un sentimento di onnipotenza? "Se lo posso fare - si chiedono alcuni - perché non lo devo fare?". La denuncia di una contraddizione tra la legge e le conoscenze scientifiche manifesta una mentalità ormai diffusa e affermata tra scienziati e nell'opinione pubblica: tutto ciò che si può tecnicamente fare è di per se stesso lecito e buono. Chi poi intende opporsi alle possibilità della tecnica, non importa per quale motivo, è tacciato di antiliberalismo. Si pretende una libertà senza responsabilità, una libertà soggettivistica, senza riferimenti a valori oggettivi e universali. E chiaro che l'attenzione del Dott. Remuzzi e del Dott. Dulbecco è tutta rivolta alla riuscita della tecnica medica, senza alcuna considerazione per l'embrione, al quale non riconoscono lo statuto di essere umano né il diritto all'integrità. I1 fine della medicina è certo quello di curare i malati, ma non di farlo eliminando il malato (con la selezione preirnpianto) o a scapito di altri esseri umani (con le cellule staminali embrionali). La scienza e la medicina sono capaciti umane che devono essere finalizzate alla promozione e alla difesa dell'uomo, di ogni singolo uomo, comunque, dovunque e sempre. "L'attuale tendenza a soprawalutare le scienze naturali - in particolare quelle biologiche - e persino a costituirle come fonte della morale è una mistificazione di quelle stesse discipline, che perdono credibilità in quanto vengono forzate a trascendere il campo 3 1

18 specifico della loro ricerca. La conoscenza scientifica e le sue tante possibili applicazioni devono essere intimamente guidate dall'etica. Questa guida dell'etica non toglie nulla all'indipendenza epistemologica della conoscenza scientifica. Piuttosto, essa assiste la scienza nell'adempimento della sua più profonda vocazione che è il sevizio alla persona umana. Non va dimenticato che le conoscenze scientifiche sono quasi sempre ambivalenti: possono essere usate per il bene o per il male" (Oreste Arrigoni, biologo e accademico dei Lincei, "E io scommetto sulle cellule «ringiovanite»", in "È vita", inserto di Avvenire, 10 marzo 2005,l). "Si accusano di oscurantismo coloro che difendono la vita degli embrioni. Paradossalmente, questa critica si basa su considerazioni che dell'oscurantismo sono l'emblema. Esempio: l'embrione non sarebbe altro che un grumo di cellule senza diritti. Questo è il tipo di considerazione oscurantista che rifiuta di guardare alla sostanza delle cose. In presenza di un embrione si conclude, in base all'apparenza, che si sta guardando un grumo di cellule. Ma l'uomo razionale, che fa della ragione il suo metro di giudizio (illuminismo docet), conclude che scienza e conoscenza dimostrano che l'embrione sembra un grumo di cellule, mentre è uno stadio della vita umana. Senza polemica decida il lettore chi è oscurantista tra coloro che giudicano in base all'apparenza o, in alternativa, per scienza e conoscenza... Da ricercatore protesto per il tentativo di presentare la legge 40 come una violazione della libertà di ricerca. L'affermazione che si vota «Sì)) per difendere la ricerca non corrisponde al vero. La ricerca scientifica deve agire nel rispetto dell'etica e della morale della specie, e mai in assenza di regole, come accadeva invece prima della legge. Dare regole alla ricerca non significa violarne la libertà, ma mantenerla nell'alveo della sua primaria funzione: proteggere, difendere e curare la vita umana... Percepisco l'uso strumentale di un valore nobile" (A. Vescovi, "I1 concepito è vita dall'inizio", ne Il Sole 24 Ore, 15 maggio 2005,35). "Si tratta di chiarire che per mantenere la Libertà, proteggere la Libertà, alla libertà bisogna porre limiti col raziocinio e il buon senso. Con l'etica. Si tratta di riconoscere la differenza che passa tra lecito e illecito... Non mi piace questo referendum, perché a parte l'astuto ricatto con cui la cosiddetta clonazione terapeutica giustifica le sue nequizie cioè promette di guarire le malattie, a parte l'owio tornaconto di chi con quel ricatto si riempie le tasche (ad esempio l'industria farmaceutica il cui cinismo supera il cinismo dei mercanti d'armi), dietro questo referendum v'& un progetto anzi un proposito inaccettabile e terrificante. Il progetto di reinventare l'uomo in laboratorio, trasformarlo in un prodotto da vendere come una bistecca o una bomba. I1 proposito di sostituirsi alla Natura, manipolare la Natura, cambiare anzi sfigurare le radici della Vita, disurnanizzarla massacrando le creature più inermi e indifese, Cioè i nostri figli mai nati, i nostri futuri noi stessi, gli embrioni umani che dormono nei congelatori delle banche o degli Istituti di Ricerca... La Scienza è come il fuoco. Può fare un gran bene o un gran male. Come il fuoco può scaldarti, disinfettarti, salvarti, oppure incenerirti. Distruggerti. Come il fuoco, spesso fa più male che bene. E il motivo è proprio quello che, come il fuoco, non si pone problemi morali. Per lei tutto ciò che è possibile è lecito. Lascia perdere la retorica: di scrupoli la Scienza ne ha sempre avuti pochini. Di rimorsi ancor meno..." (Oriana Fallaci, scrittrice, "Noi cannibali e i figli di Medea7', ne Il Corriere della Sera, 3 giugno 2005, 1.8-9). - "Quando penso alla legge 40 del 2004, che introduce tanti divieti per le coppie infertili che vorrebbero avere un figlio, mi vengono in mente i roghi che dal Quattordicesimo al Diciassettesimo secolo uccisero donne di cui si diceva che fossero streghe... Ora io sono fermamente convinto che la libertà riproduttiva, affermata con

19 i\ W- ii' mi g:f.? la legge 194 sull'in ermzione volontaria di *a=, sia parte inalienabile dei diritti della persona, e faccia capo a quel principio di responsabilità individuale che è proprio delle società democratiche. 1 Perciò, a mio fermo giudizio, occorre votare sì al17abrogazionedi una legge che lede gravemente i diritti della persona... Con qualcosa di assurdo e di medioevale, come nel caso (e non sembrano passati i secoli) in cui si discute sul ((quando)) l'anima verrebbe istillata nell'embrione... Mi limito a ricordare una cosa sola: prima di un certo stadio, un embrione ha in sé la capacità di dividersi in due, dando luogo a una gravidanza gemellare... dobbiamo pensare che l'anima attribuita all'unico embrione iniziale può dividersi in due, dando luogo a due anime?" (Umberto Veronesi, oncologo ed ex ministro della Sanità, "Perché io voto sì", ne L 'Espresso, n. 13 del 7 aprile 2005,30-34). * Risposta: L'accostamento della legge ai roghi su cui venivano arse le streghe è piuttosto azzardato ed eccessivo. Se c'è qualcosa di comune tra i roghi del passato e la situazione odierna è che qualcuno muore ingiustamente, solo che allora erano donne che venivano considerate falsamente streghe, oggi sono esseri umani embrionali, considerati falsamente semplici grumi di cellule. Se oggi si fa una legge che vuole difendere la vita di esseri umani, si deve parlare di un mogresso di civiltà e non di oscurantismo. Concordo sulla "liberthn di procreazione che però non può diventare un "diritton a tutti i costi, soprattutto a costo della vita di altri esseri umani. D'altra parte la libertà di procreazione viene proclamata quando si parla di aborto, ma nessuno se ne fa paladino quando si impongono ai Paesi poveri e10 con alto sviluppo demografico politiche contraccettive e sterilizzazioni forzate... B È owio che parlare di interruzione volontaria di gravidanza r come "diritto della persona" significa ritenere che l'embrione non sia persona e non abbia anch'egli dei diritti. Per motivare questa' convinzione U. Veronesi porta l'argomento della gemellarità I b! -, b ~ i ~ - i &, monozigotica: finché l'embrione conserva la possibilità di dividersi in due, formando due individui, non può essere considerato egli stesso un individuo. Prima di tutto occorre dire che il fenomeno riguarda lo 0,35% circa dei nati vivi, un dato da cui si deduce chiaramente che lo zigote è per sé determinato a svilupparsi come un unico individuo. A. Serra e R. Colombo fanno riferimento a studi recenti i quali danno forza al17ipotesi che in qualche parte dell'embrioblasto, a causa di qualche errore, tra il quarto e il settimo giorno dopo la fertilizzazione, si determina un nuovo e indipendente piano di sviluppo, così che un nuovo individuo inizia il suo ciclo vitale. Non è che un individuo si converta in due, ma da un primo essere umano si origina un altro essere umano. Una conferma viene dal caso in cui tra due gemelli uno ha cariotipo con 47 cromosomi, affetto da sindrome di Down, mentre il fratello ha cariotipo normale. Essi contestano come non corretta l'affermazione che un sistema indeterminato diventerebbe due sistemi determinati: il concetto di "sistema indeterminaton è biologicamente privo di signifi~ato.~' Il fenomeno della geme1larii.a monozigotica "non è più significativo del fatto che in teoria una persona può essere clonata a ogni stadio dell'esistenza. La possibilità della divisione gemellare non è più significativa nemmeno della normale generazione, in virtù della quale due persone ne producono una terza. I1 fatto che io possa generare o essere clonato non toglie nulla al fatto che sono un individuo. Analogamente la possibilità che un embrione in futuro si divida e formi due embrioni non altera il fatto che l'embrione originario era un individuo che o è stato clonato (naturalmente) khi&& " Cfr A. SERRA,R.COLOMBO, "Identità e statuto dell'embrione umano...", cit., e ' ' - -- acpp1&dda

20 formando un gemello identico o è morto nel corso della formazione di due individui nuovi".33 - "Scientificamente potremmo far coincidere l'anima con il pensiero, con la psiche. È ormai provato che il feto pensa all'ottavonono mese. È ragionevole quindi ipotizzare che l'anima esiste se c'è il pensiero. Ed è ragionevole immaginare che l'anima, e secondo il pensiero cattolico la vita, entra nel corpo quando c'è un abbozzo di struttura pensante, di awio dell'intelligenza. Tant'è che la morte oggi coincide con la morte del cervello: l'espianto di organi vitali è consentito anche dalla Chiesa dopo la morte documentata del cervello" (U. Veronesi, ne Il Corriere della Sera, 15 maggio 2005, 5 ). * Risposta: U. Veronesi parte da una concezione funzionalista della persona, cioè ritiene che si debba considerare persona solo chi dimostri attualmente le capacità proprie della persona. Di fronte a questo genere di argomentazione occorre precisare che le capacità e gli atti che esprimono la persona non sono la persona stessa. Essere persona non dipende dal grado di presenza ed espressione attuale di determinate qualità e funzioni, ma dalla propria natura ontologica, che rimane costante. La filosofia dell'essere insegna che agere sequitur esse: l'agire dipende dall'essere; ciò che un ente è capace di fare è reso possibile da ciò che quell'ente è; e questo ente non si risolve mai nelle sue capacità operative. Un essere è persona fin dalla propria origine o non lo potrà diventare in qualche stadio successivo. Anche quando non compie attuaimente atti razionali, per qualche impedimento estrinsecci, conserva la propria natura particolare, alla quale apparhene la capacità di quegli atti. L'embrione, sebbene non esprima attualmente le capacità della persona è da considerare persona, perché ne possiede la natura 33 St. ViNCENT3S BIOETHICS CENTRE, "Identificare l'origine della vita umana", in M. MORI (a cura di), L 'embrione e la vita, Le scienze Qucadem. n. 100, febbraio 1998,49 fin dalla sua origine. E infatti un nuovo essere umano che va attuando le potenzialità proprie della sua natura intrinseca e del suo singolare progetto genetico. L'unica cosa di cui ha bisogno è il tempo; ma il tempo non cambia la natura degli esseri. Alcuni ritengono che come si considera morto l'essere umano che cessa ogni attività cerebrale, così, simmeticamente, debba considerarsi vivo l'essere umano quando acquisisce permanentemente la stessa attività. I1 cervello, infatti, è attualmente l'unico organo insostituibile nell'uomo, che coordina e integra tutte le altre funzioni del corpo, sede organica della capacità razionale. Dunque la vita umana personale coinciderebbe con la vita cerebrale corticale. In realtà tra vita e morte non vi può essere alcuna corrispondenza speculare. Sul piano empirico la morte cerebrale è la cessazione totale e irreversibile dell'unità dell'organismo e dell'attività cerebrale, mentre nell'embriogenesi l'unità organica e funzionale è manifestata da una intensa relazione tra cellule, tessuti e organi e regolata dal patrimonio genetico specifico. Nello sviluppo dell'embrione non si rileva alcun salto qualitativo o un cambiamento di natura, ma solo una trasformazione quantitativa, attraverso l'espressione graduale e continua del suo progetto genetico, che gli consente l'esercizio di nuove attività. - "Pur sapendo che altri embrioni oltre a quelli felicemente impiantati esistono e continueranno a esistere, è moralmente ammissibile che nulla si dica di loro e che si volti la faccia dall'altra parte...?... Con il consenso dei genitori l'embrione che sta per perire e che non sarà utilizzato a fini riproduttivi, può almeno essere utilizzato per migliorare, con la donazione delle sue cellule, la vita di altri" (Giuliano Amato, "I dogmatici dell'embrione lo trattano come «muffa>)", ne Il Corriere della Sera, 11 aprile 2005, 10). * Risposta: Riguardo agli embrioni soprannumerari non ci sono soluzioni veramente buone. L'errore è stato quello di 'crearli'. L'ideale sarebbe dar loro un'opportunità di svilupparsi e

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