Liberalizzazioni poi il welfare

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1 H5h4P8NtOTDyXecQqqddPu1RKUnd5WHjlfeLm3woKEA= EURO 1,20 DIRETTORE EMANUELE MACALUSO MERCOLEDI ANNO XVII N. 2 SPED. IN ABB. POST - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, DCB - ROMA Il Fatto di Landini DI EMANUELE MACALUSO In attesa dell incontro tra governo e sindacati i giornali dedicano articoli, inchieste e interviste ai problemi del lavoro di cui aveva parlato anche il presidente della Repubblica nel suo discorso di San Silvestro. Anche noi ieri abbiamo dedicato l editoriale a questo tema che consideriamo centrale non solo per i lavoratori, ma per il Paese. Tema ripreso anche dal Fatto quotidiano con un intervista a Maurizio Landini, pilotata dal giornalista, per indirizzarla contro le cose dette dal presidente della Repubblica. Non stupisce quel che dice Giorgio Meletti dato che il giornale di Padellaro e Travaglio ha scelto da tempo come bersaglio il capo dello Stato. Stupiscono, invece, certe risposte di Landini, il quale dirige la Fiom, una grande organizzazione che può vantare una storia straordinaria nella complessa storia del movimento operaio italiano. Landini non è il mostro descritto da alcuni giornali, è un dirigente sindacale eletto dai lavoratori con posizioni politiche, non solo personali, che vanno discusse con argomentazione e rigore e anche con fermezza politica. Senza indulgenze e senza demonizzazioni. Discutiamo, infatti, con un pezzo importante del movimento dei lavoratori. La prima osservazione che faccio, attiene al rigore politico-culturale. Dice Landini: «Negli anni Cinquanta dovevi avere un impiego per alzarti oltre la soglia della povertà, oggi puoi essere povero anche lavorando. In quei tempi richiamati come esempio di eroica povertà la situazione sociale era meno drammatica». SEGUE A PAGINA 2 contro Romney Anche Obama alle primarie repubblicane DI DARIO FABBRI Non solo Romney, Santorum, Paul e gli altri sfidanti repubblicani. Pochi sanno che Obama è stato protagonista assoluto nella notte del caucus. E non soltanto perché, in contemporanea con le assemblee elettorali del Gop, si sono svolte anche quelle organizzate dal Partito democratico. Negli ultimi mesi il comitato per Obama 2012 ha profuso uno sforzo enorme, teso a mobilitare la base e a convincere molti attivisti liberal a mascherarsi da conservatori per votare nella consultazione repubblicana. Migliaia di telefonate, videoconferenze, incontri pubblici che hanno avuto il loro suggello ieri. Obiettivo: testare sul campo la colossale macchina elettorale del presidente in vista del prossimo novembre e mettere in imbarazzo Mitt Romney, considerato il principale ostacolo sulla strada della riconferma. Indipendentemente dall appartenenza politica del presidente in cerca di rielezione, il regolamento nazionale prevede che entrambi i partiti organizzino le proprie primarie. SEGUE A PAGINA 6 Liberalizzazioni poi il welfare GIOCO D ANTICIPO. Il 9 gennaio il via per il patto sul lavoro, ma il premier prevede tempi lunghi, meglio accelerare sull apertura dei mercati. LA LENZUOLATA DI MONTI DI TOMMASO LABATE L ora X potrebbe scattare nel consiglio dei ministri del 20 gennaio. Forse anche prima. Di certo c è che la «lenzuolata di liberalizzazioni» di Monti, come ha chiarito il premier nel supervertice di ieri a Palazzo Chigi, «vedrà la luce prima della riforma del welfare». SEGUE A PAGINA 3 Lo scontro con la Cgil DI RAFFAELE MAIORANO Riforma del lavoro: fare le cose con calma e possibilmente insieme. SEGUE A PAGINA 3 un rito del passato Concertazione addio? l offerta di Rotelli, il disimpegno di Rocca L asta sul San Raffaele non è solo un gioco a due parla Alfonso Papa, che torna in cella da deputato «Lele Mora è irriconoscibile Ma dice che Silvio gli è vicino» DI MICHELE MAGNO DI MAURO BOTTARELLI DI TOMMASO LABATE edizione chiusa alle Come ha osservato Stefano Folli sul quotidiano confindustriale, è probabile che con il governo Monti sia iniziata l era della post-concertazione. È vero che il premier, dopo essersi limitato a frettolose audizioni sulla manovra finanziaria, ha promesso ai leader sindacali un confronto serio sulle regole del lavoro. Ma gli incontri in calendario nella settimana prossima si preannunciano come un lontano parente di quella trattativa per un nuovo patto sociale invocato, in particolare, dal segretario della della Cisl. Idee e proposte saranno valutate con la dovuta attenzione, ma non contrattate recitando i copioni del passato. Una rivoluzione copernicana nelle relazioni industriali, dettata non solo dalla necessità di decidere in tempi stretti, ma dalla scelta di rompere un meccanismo di veti incrociati che rischia di paralizzare qualunque tentativo di riforma. Vasto programma, dunque, quello di Monti. Troppo vasto? Lo sapremo nel giro di qualche mese. In ogni caso, i vecchi riti della concertazione sembrano messi in soffitta. Mi riferisco alla concertazione storica, oggetto di un dibattito ormai ultratrentennale in cui si è detto tutto e il contrario di tutto. SEGUE A PAGINA 2 EMMA Ieri Berlusconi diceva di essere in pista : con Alfano ruota di scorta. Oggi dice di essere in campo sempre con Alfano, raccattapalle. Seppellito, con il corollario di diatribe tra santità e malacarne, il suo fondatore don Luigi Verzè, ora per il San Raffaele si apre la partita più importante, con le carte quasi tutte sul tavolo ma la posta che cresce in attesa dell ultima mano. Quella delle sorprese, forse. O dei bluff. SEGUE A PAGINA 5 «Lele Mora è irriconoscibile. Ha la barba lunga, non riesce a stare in piedi da solo, ha perso 35 chili. Ma mi ha detto che Silvio Berlusconi gli è stato e gli è vicino». Comincia così l intervista rilasciata al Riformista da Alfonso Papa, che ieri ha incontrato Mora nel carcere milanese di Opera. SEGUE A PAGINA 4 LO SPORT PIÙ AMATO DAGLI ITALIANI. BREVE CAMPIONARIO DEI COMPORTAMENTI DEGLI ADDOMESTICATORI DI PARTITE Figurine da calcioscommesse DI PIPPO RUSSO Una galleria di personaggi che sembra fatta apposta per mostrarci come il mondo del calcio abbia eletto l eccesso a propria misura. Un campionario di comportamenti che al confronto le sceneggiature da cinepanettone sembrano firmate da Tarkovskij. Stiamo parlando dei protagonisti dell ultimo calcioscommesse all italiana, delle loro azioni e delle conversazioni telefoniche cui davano vita. Uno spaccato impietoso sul national pastime italiano e i suoi idoli. Ne abbiamo selezionati alcuni, quelli che abbiamo ritenuto più rappresentativi. Carlo Gervasoni - «Un pentito lui? Non mi pare. Ha riferito su cose che non poteva negare». Così Roberto Di Martino, il pubblico ministero di Cremona che conduce l inchiesta, a proposito dell uomo che è stato un globetrotter della combine e ora ha deciso di collaborare con la giustizia. Dovunque è andato ha aggiustato partite: Mantova, Albinoleffe, Cremonese, Piacenza. Era in campo durante quel Cremonese-Paganese che aveva visto i giocatori di casa rientrare in campo dall intervallo rimbambiti. Causa sonnifero nel tè versato dal portiere Paoloni, secondo l accusa. Per quel motivo Gervasoni fu pure protagonista d un tamponamento in auto mentre tornava a casa. Da giocatore del Mantova fu protagonista di un salvataggio sulla linea a Brescia in una partita che doveva finire con punteggio over. Punteggio saltato a causa di quel salvataggio. «Ma lo sa che rischia la vita?» dissero di lui al telefono due ceffi della banda di Singapore. Lui, sempre al telefono, si giustificò: «L ho fatto d istinto, e poi credevo che la palla fosse già entrata». Un genio. Marco Paoloni - Portiere, ex promessa della Roma, rovinato dalle scommesse. Sarebbe stato lui a versare il Minias nel tè durante l intervallo di Cremonese-Paganese. Circostanza negata fieramente. SEGUE A PAGINA 8 oggi al Senato Vita dura per il decreto svuotacarceri DI ALESSANDRO CALVI Oggi in Senato parte l esame del pacchetto-carceri. Ma il passaggio alle Camere delle norme licenziate dal Consiglio dei ministri non sarà una passeggiata. Il Parlamento, infatti, intende dire la propria su un tema tanto drammatico. Anche ieri, per dire, si è dovuto provvedere ad aggiornare l assurda contabilità delle morti in cella. SEGUE A PAGINA 4

2 2 MERCOLEDÌ COMMENTI Se il capo della Fiom è in stato confusionale Come si fa a dire che negli anni Cinquanta la situazione sociale era meno drammatica di oggi? Nella città di Landini, Reggio Emilia, la lotta contro la chiusura delle Reggiane si concluse con cinque operai fucilati. In quegli anni non c era cassa integrazione, c era solo la disoccupazione. Nel Sud furono uccisi braccianti e contadini che lottavano per il lavoro e la terra e, dopo quel gran movimento, l Italia conobbe un emigrazione biblica, dal Sud al Nord d Italia e verso l Europa. Nessuno dubita, almeno lo spero, che oggi in Italia si presenti un inedita e grave questione sociale che mette in discussione il lavoro e il domani dei giovani. Ma dire, come fa Landini, che la situazione negli anni Cinquanta era meno drammatica di oggi, significa non avere una visione storica dei problemi di oggi e di ieri. Su ogni domanda trappola del giornalista e su ogni risposta potrei fare obiezioni serie. Ne prendo una. Meletti chiede: «Per Napolitano c è l esigenza pressante di aumento della produttività del lavoro». Risposta di Landini: «Basta che non pensi anche lui ad aumentare la produttività con più sfruttamento, cioè lavorare di più a parità di salario». Un modo ipocrita per dire: ecco quel che pensa! Infine, l ingenuo Meletti chiede: «Il discorso di Capodanno di Napolitano è anche un operazione politica?» Risposta: «Non mi sfugge. E pone un problema politico: i referendum di giugno scorso e le elezioni amministrative hanno posto una domanda di cambiamento a cui la politica non ha risposto. È un errore. La democrazia non è pericolosa». Traduco: quel che, a suo avviso, non hanno fatto le forze politiche, doveva farlo il presidente della Repubblica. La democrazia non è pericolosa, ma lo stato confusionale del capo di un grande sindacato può esserlo. EMANUELE MACALUSO La concertazione (forse) ha fatto il suo tempo Nelle democrazie nordiche, in cui è stata sperimentata con maggiore successo, Paul Schmitter vi aveva letto nella metà degli anni Settanta l affermarsi del cosiddetto modello neocorporativo, nel quale le organizzazioni di interessi sono riconosciute, sponsorizzate e -in qualche misura - controllate dallo Stato. Forse anche per questo motivo in Italia spesso è stata vista con sospetto, sia dalla cultura marxista sia dalla cultura liberale. Per le sue assonanze con l organicismo sociale di matrice fascista, e per l incompatibilità tra rappresentanza politica e rappresentanza degli interessi teorizzata da Hans Kelsen e ripresa da Norberto Bobbio. Che si chiami concertazione o neocorporativismo, comunque, la sostanza non cambia. Più in generale, designa un sistema di codecisione tra poteri pubblici, sindacati e associazioni imprenditoriali. Da noi vede la luce con la svolta dell Eur del È l epoca dei governi di solidarietà nazionale. Le confederazioni dei lavoratori accettano una linea di moderazione salariale, il monocolore Andreotti promette le riforme di struttura. Uno schema di scambio politico, per usare la definizione coniata da Alessandro Pizzorno, che segnerà la vicenda delle relazioni industriali domestiche fino al passaggio di secolo. Gettato alle ortiche da Silvio Berlusconi in nome del primato del mandato popolare, viene ripristinato da Romano Prodi nel tentativo di puntellare le sue malferme maggioranze parlamentari. Se si guarda al decennio passato, in ogni caso, tra concertazione e potere esecutivo non è mai corso buon sangue. Con la prima segnata da un sovraccarico di bizantinismi procedurali e di lungaggini insopportabili. Con il secondo afflitto da coalizioni litigiose e incapaci di rispettare o di far rispettare i patti. Torniamo così all oggi. Senza il convitato di pietra dell articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, forse il premier riuscirà a concordare con le parti sociali una revisione delle regole del lavoro più coerenti con l obiettivo di rilanciare la produttività e la crescita economica. Resta il fatto che, nella condizione di emergenza finanziaria in cui versa il Paese, la concertazione serve se semplifica il processo decisionale, se contribuisce a una migliore selezione dei beni pubblici da incrementare e, non da ultimo, se è in grado di includere stabilmente nel suo recinto le figure sociali più marginali e meno tutelate.sotto tale profilo, il problema dei problemi resta la realtà drammatica in cui si trovano i nostri giovani. Ci sono i giovani precari che cercano freneticamente un impiego stabile, spesso pagati con retribuzioni indecenti e privi delle coperture previdenziali e assicurative obbligatorie. E ci sono i giovani che non studiano e non hanno nessun tipo di lavoro. Sono oltre due milioni. Chi sono e cosa fanno? Si arrangiano in nero o se ne stanno a casa con i genitori? Quale futuro possono avere in una giungla contrattuale che riesce a tutelare - e a malapena - solo gli insider? È auspicabile che queste domande abbiano il giusto rilievo nelle consultazioni del ministro Fornero con i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Delle riunioni oceaniche a Palazzo Chigi se ne può tranquillamente fare a meno. Il ciclo delle vecchie intese centralizzate sta volgendo irreversibilmente al tramonto. Beninteso, accordi triangolari e politiche pattizie restano strumenti utili per la regolazione di una società complessa, e per arginare anche talune derive decisioniste a cui possono essere esposte le democrazie maggioritarie.è tuttavia giunto il momento di ripensarne profondamente forme e contenuti. MICHELE MAGNO TRA LE RIGHE DI MASSIMO BORDIN A Napoli il Gip copia e incolla Era una operazione importante quella compiuta dai Pm napoletani con l ausilio di varie unità di polizia. Nove arresti per associazione mafiosa e altri reati, soprattutto collegati alla gestione dei grandi mercati ortofrutticoli fra Roma e Napoli. Nomi grossi fra gli arrestati, soprattutto uno degli Schiavone e più ancora Gaetano Riina, fratello del capo dei capi. Le indagini preliminari agli arresti avevano coinvolto anche il centro operativo della Dia di Roma. Insomma una indagine un po più complessa di un furto d auto e dunque da trattare con particolare attenzione. Benissimo. Ieri il Tribunale del Riesame ha annullato l arresto di Gaetano Riina. Il Gip che lo aveva disposto aveva semplicemente copiato la richiesta del Pm senza prendersi di Valore legale della laurea Meglio abolirlo di fatto Caro presidente del Consiglio, rilegga un libro a lei caro, Prediche Inutili di Luigi Einaudi, e inserisca nella legge sulle liberalizzazioni cui sta lavorando l abolizione del valore legale della laurea: un provvedimento, come spiegava Einaudi, che aumenterebbe competizione e merito nei nostri atenei. Così terminava l editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 2 gennaio scorso. Non è la prima volta che economisti illustri propongono l abolizione del valore legale della laurea come rimedio ai mali dell università. È molto probabile che, anche questa volta, il loro appello resterà inascoltato. Le scuse per non far nulla abbondano: prima di tutto non è possibile abolire il valore legale delle lauree che danno accesso alle professioni regolate dall Unione europea, come le professioni sanitarie e quella di architetto. Inoltre l abolizione del valore legale delle lauree creerebbe il caos nel sistema di reclutamento degli insegnanti, dei magistrati e in generale degli impiegati pubblici. Infatti lo slogan massimalista che invoca l abolizione del valore legale di tutte le lauree ha forse favorito l effetto opposto: il valore legale dei titoli accademici si è rafforzato negli ultimi decenni, a partire dalla leggina che negli anni Novanta ha riservato la professione di ragioniere solo a chi possedeva un diploma universitario. Con l entrata in vigore della riforma del 3+2, gli ordini professionali sono riusciti a riservare il pieno accesso alle professioni solo ai titolari della laurea di secondo livello (laurea magistrale) che si ottiene con un percorso universitario che raramente dura meno di sei anni. Agguerrite corporazioni di docenti universitari che temevano di perdere studenti, sono riuscite a imporre una formazione universitaria di almeno sei anni per l accesso all insegnamento nella scuola secondaria. È stato così capovolto il disegno originario della riforma, che prevedeva che solo una minoranza dei laureati di primo livello proseguisse gli studi. Piuttosto che invocare una generica abolizione del valore legale delle lauree, conviene allora indicare un percorso concreto per attenuare il valore legale delle lauree magistrali, consentendo ai laureati di primo livello di accedere agli impieghi e alle professioni (non regolate in sede europea) per le quali è necessaria una laurea. Il governo dispone in questo DI ALESSANDRO FIGÀ TALAMANCA Le donne italiane pagano il prezzo più elevato della crisi politico-economica odierna. Passaggi epocali di rilievo quali il femminismo, la sensibilizzazione sociale esercitata dalla comunità di Diotima, la produzione intellettuale delle filosofe e storiche di genere nonché le politiche di Mainstreaming restano tuttora lettera morta. L universo femminile è ancora subordinato a un ordine simbolico maschile, a un paternalismo tacitamente dominante e a un linguaggio falsamente Il vulnus dei diritti reali delle donne DI EVELINA CATALDO neutro. Si corre il rischio di semplificare quando si argomenta del deuxième sexe ma cominciare a tracciare una via d uscita dal vicolo cieco, credo debba proporsi come un urgente svolta politica specie per l impropria correlazione di tale genere a valore supplementare, marginale o aggiunto. Preso atto della differenza biologica esistente tra maschile e femminile, la teoria della storica Natalie Zemon Davis ha condotto a un ripensamento delle donne in chiave gender con una conseguente implicazione di tale categoria nei mutamenti sociali, economici, culturali e relazionali. Tuttavia, le azioni positive attuali sono ancora deboli nel loro tentativo di sanare il disequilibrio di opportunità e mezzi disponibili. La distanza che intercorre tra l Italia e il resto dell Europa, in particolare dai paesi nordici, ne indicano, senza alcun dubbio, un costante fallimento. Eppure, sembra che le discriminazioni del passato siano briga di fornire una sua autonoma valutazione sull indagine. Un copia-incolla talmente smaccato da indurre il giudice del Riesame ad annullare il provvedimento. Si impongono due considerazioni, anzi tre. Per la verità prassi del genere sono state a lungo moneta corrente, specie all epoca di tangentopoli ma non solo. Oggi non va più così. Meglio. Gaetano Riina resta comunque in carcere perché detenuto sulla base di un procedimento incardinato a Palermo, dove evidentemente i Gip lavorano con più accuratezza. Vorrà il Csm occuparsi di come funzionano a Napoli? Infine, mentre scriviamo la notizia è rimbalzata dal Giornale di Sicilia su tutti i siti. Manca un solo particolare: il nome del Gip. Raro esempio di riservatezza. momento di un occasione unica per iniziare questo programma. Infatti il ministro Profumo ha dichiarato di voler riaprire i concorsi per l accesso ai ruoli di docente di scuola secondaria, anche per reclutare giovani laureati. Poiché i concorsi saranno riservati solo a chi possiede una abilitazione all insegnamento sarà necessario aprire finalmente i Tirocini Formativi Attivi (TFA) per la formazione all insegnamento dei laureati, come prevedono le norme attuali. Il ministro, con l appoggio di tutto il governo, dovrebbe stabilire che alle prove per l ammissione ai TFA possa partecipare anche chi ha solo la laurea triennale. Certamente le prove di ammissione saranno molto selettive. È possibile quindi che chi non ha la laurea magistrale non riesca superarle. Sarebbe, in questi casi, una conferma del valore della laurea magistrale che però non sarebbe più tenuta in piedi dalla necessità legale di conseguirla. L esempio potrebbe essere seguito per tutto l impiego pubblico (come, nella sostanza, già prevedono inascoltate circolari del ministro della Funzione Pubblica) e per l accesso agli ordini professionali senior. Erodere il valore legale della laurea magistrale significa non solo consentire ai giovani di entrare con almeno due anni di anticipo nel mondo del lavoro, significa anche che i corsi di laurea magistrale che non forniscono un valore aggiunto fruibile per studi ulteriori o nelle professioni e negli impieghi, sarebbero costretti a chiudere, con risparmio di risorse. Ne seguirebbe dunque anche un minimo di competizione e merito tra le sedi universitarie. state ampiamente superate, si pensi al perverso meccanismo dei beni dotali, alla costrizione in un ruolo, alla negazione del diritto di voto e di cittadinanza, alla marginalizzazione nella partecipazione alla sfera pubblica e professionale. Singolare però che il superamento di tali discriminazioni non coincida con fattivi cambiamenti visto che i numeri della partecipazione femminile nei diversi settori della società o casi di un autonomo potere decisionale restano pressoché residuali. Ancora risibile il numero delle donne rettore nelle Università, a capo dei ministeri, nella dirigenza pubblica, come pure in ambito politico-istituzionale. Nel nostro Paese esiste un chiaro problema culturale e le donne appaiono ancora spezzate, obbligate a una scelta tra sfera pubblica e privata, lavoro e famiglia dove anche l abilità del destreggiarsi in molteplici settori genera non poca meraviglia. Molti sono i giornalisti che nel giorno della nomina dell attuale ministra della giustizia hanno tenuto a sottolineare anche il suo status di nonna; nel caso dei ministri, tale circostanza non sembra aver fatto notizia. Il problema, quindi, è di ordine culturale. Il punto di partenza potrebbe essere rappresentato da un cambiamento nella politica attraverso un deciso abbandono della strategia marginale delle quote rosa proponendo, invece, per ciascun partito politico, due liste separate, una con nominativi femminili e l altra con maschili. Forse, di fronte a un segnale così netto, le donne potrebbero ripensare al loro percorso e fare collante evitando di esprimere un voto di fiducia a rappresentanti del genere opposto.

3 MERCOLEDÌ ITALIA 3 Prima dell occupazione ecco le liberalizzazioni Èil giorno in cui Giorgio Napolitano parla espressamente dell urgenza di «ripensare gli ammortizzatori sociali». Lo stesso in cui la Cgil apre lo scontro col governo contestando la scelta dell esecutivo di privilegiare gli «incontri bilaterali in stile Sacconi». Il giorno in cui Pier Luigi Bersani, di fronte alle telecamere di Sky tg 24, invoca il dialogo invitando a non disperdere l unità tra le sigle sindacali ritrovata il 28 giugno scorso. Quello in cui, anche dentro il Pd, si aprono le danze sul sostegno più o meno incondizionato alle proteste di Susanna Camusso e compagnia. «Il dialogo con le parti sociali non è questione di forma», dice Rosy Bindi. «Noi del Pd non potremo fare barricate a difesa dell esistente», ribatte Paolo Gentiloni. Mentre fuori succede tutto questo, tra le quattro mura di Palazzo Chigi Mario Monti ha appena inaugurato un vertice che, a conti fatti, potrebbe diventare decisivo per le sorti della legislatura. Sono le 11 di mattina. Attorno al premier ci sono il responsabile delle Politiche comunitarie Enzo Moavero, storico collaboratore del Professore, più Corrado Passera e Piero Giarda. Tre componenti dell esecutivo a cui si aggiunge un convitato d eccezione: il gover- RETROSCENA. Il premier prepara per gennaio una lenzuolata stile Bersani. Solo dopo si passerà al welfare. Su cui Napolitano dice: priorità alla riforma degli ammortizzatori sociali. Se la Fiat cresce (solo) in Brasile VENDITE A PICCO. Per Marchionne «non cambia nulla», ma per Giuseppe Berta, «questo trend può mutare gli scenari». DI SALVO FALLICA Ancora un risultato negativo per Fiat in Italia. E le cose non vanno meglio nel Vecchio Continente. Ma partiamo dall analisi specifica dei dati italiani per meglio capire cosa sta accadendo all industria torinese. Dopo il pesante -16,7% del 2010, secondo i dati del ministero dei Trasporti, nel 2011 (per i marchi Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Chrysler, Jeep e Dodge) le immatricolazioni sono state , con un calo del 13,84% rispetto all anno precedente. A dicembre, invece, le vendite sono crollate a quota , con un -19,79% nel confronto con lo stesso mese del A soffrire, in realtà, è l intero settore dell auto in Italia. Nel 2011 le immatricolazioni sono diminuite del 10,8%, mentre solo a dicembre c è stato un crollo delle vendite del 15,3%. Altro dato che deve far riflettere è che nel 2011 la quota di mercato del gruppo Fiat si è attestata a 29,44% rispetto al 2010 quando la quota era del 30,32%. E ancora nei confronti dell anno record 2007, la perdita è stata pari al 30% vale a dire immatricolazioni in meno. Vi è anche qualche segnale positivo che giunge da Alfa Romeo e Jeep, con le rispettive quote cresciute dello 0,7% e dello 0,3%. Lancia invece ha aumentato la sua natore della Banca d Italia Ignazio Visco. Stando al comunicato ufficiale del governo, «oggetto dell incontro sono state le analisi di Palazzo Kochsui temi delle liberalizzazioni e della crescita, così come le questioni europee in vista dei prossimi appuntamenti». La verità, per come la racconta l alto dirigente di uno dei principali partiti della maggioranza, che ha sentito il presidente del Consiglio negli ultimi giorni, è «che Monti non ha alcuna intenzione di mettere mano alla riforma del lavoro prima del piano di liberalizzazioni che ha in cantiere». È il segno che il premier, scottato da come un pezzo della maggioranza ha salvato farmacisti e tassisti dal decreto Salva Italia, non vuole assistere al remake del film di dicembre. E che si muove come Tazio Nuvolari, a fari spenti, per preservare la lenzuolata di liberalizzazioni che vedrà la luce tra pochi giorni. Il presidente del Consiglio l aveva già anticipato a Pier Luigi Bersani, nel corso della telefonata in cui i due s erano scambiati gli auguri di capodanno: «Prima le liberalizzazioni, poi la riforma del mercato del lavoro». Una strategia che ha un unico obiettivo: presentare un piano sulla crescita quasi a sorpresa, mentre i sindacati si aspettano l ennesima stangata sui lavoratori. D altronde, la tattica è la stessa con cui proprio Bersani, nell estate del 2007, restituì al governo Prodi quella popolarità che si sarebbe comunque dispersa nel giro di pochi mesi. Muoversi in silenzio, sorprendere tutti con «la lenzuolata», risalire nei sondaggi. «È l unico modo», spiega un componente dell esecutivo, «perché il tavolo della concertazione che sarà avviato dalla Fornero sia messo al riparo da un giro di veti incrociati. D altronde, se colpiamo anche gli interessi consolidati, nessuno potrà dirci che ce la prendiamo coi deboli, giusto?». È la stessa analisi che il deputato-economista Francesco Boccia, che dentro il Pd è uno dei più entusiasti dell operazione Monti, mette a verbale senza troppi giri di parole: «Prima bisogna aprire i mercati e colpire le rendite di posizione. Soltanto dopo possiamo reggere un dibattito sulla riforma dello Statuto dei lavoratori. Che, non dimentichiamolo, è in vigore da oltre quarant anni...». In serata, quando Monti fa visita a Carlo Azeglio Ciampi, a Palazzo Chigi rimane una road map già fissata. Prima le liberalizzazioni, poi la riforma degli ammortizzatori sociali di cui ha parlato (non a caso) il capo dello Stato e solo dopo, quella dei contratti di lavoro. Nella speranza che il tavolo Fornero-sindacati non salti al primo inconveniente. TOMMASO LABATE quota dello 0,4%. «Non è cambiato assolutamente nulla», minimizza Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, commentando gli ultimi dati di vendite del gruppo nel mercato europeo che hanno segnato a novembre il calo sotto la soglia del 7%. Per Marchionne, si tratta di risultati «totalmente in linea con le previsioni che avevamo fatto da mesi». Ma davvero non è cambiato nulla? Non la pensa così il professore Giuseppe Berta, docente di Storia contemporanea alla Bocconi e fine conoscitore della realtà industriale automobilistica italiana: «È vero che Marchionne aveva previsto una flessione, ma qui siamo dinanzi a uno scenario molto più pesante. In Italia i dati delle vendite sono molto negativi, ma sono preoccupanti anche quelli che si riferiscono al mercato europeo». I dati positivi che giungono dall America incideranno sulle future scelte strategiche della Fiat? «Non v è dubbio che se continua questo trend vi potrebbero essere ulteriori mutamenti di scenari. La lettura dell esistente ci dice con chiarezza che la Fiat arretra in Italia e in Europa, mentre cresce in Brasile, confermando nel grande Paese sudamericano la sua leadership. Negli Stati Uniti e nel Nord America cresce la Chrysler. Questo può avere addirittura delle ricadute negative sulla stessa fusione Fiat-Chrysler. È come se vi fossero due organismi che procedono con velocità diverse, e con modalità e dinamiche differenti». Per quanto riguarda il famoso Piano per l Italia, inveve, «questo sta già subendo modifiche - spiega ancora Berta - e in realtà non l ho mai considerato un vero piano industriale, ma un orizzonte di riferimento, un obiettivo. La crisi profonda che sta colpendo il settore, i risultati negativi che giungono dall Italia, vero tallone d Achille della Fiat, influiscono sul progetto Fabbrica Italia. Certo vi sono alcuni risultati positivi, si pensi all Alfa Romeo, ma si tratta di una fetta di mercato limitata. Le speranze sono legate al lancio della nuova Panda a Pomigliano». Insomma la partita si gioca sui grandi numeri, sulle utilitarie. E lo storico Berta mette in evidenza un altro aspetto. «Sul piano della politica economica europea vi è una scelta di austerità che si sta rivelando nei fatti recessiva. Negli Stati Uniti la crescita di Fiat-Chrysler e dell intera industria automobilista è dovuta a una scelta forte di Obama, che ha deciso di salvare questo settore ritenendolo molto importante». In Italia «è mancata totalmente negli ultimi anni una politica industriale. Monti è un esperto di competitività, non è uno sviluppista. Credo che Passera possa fare scelte importanti in questa direzione». Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti Cgil: «Tavolo unitario» Ma per Cisl, Uil e Ugl «conta la sostanza» PATTO SUL LAVORO. Il governo ha fretta e conferma gli incontri bilaterali: una convocazione collettiva complica, rallentandola, la concertazione. La Cgil prova a dare un freno alla corsa del governo che tenta di preparare in tempi record un Piano lavoro che piaccia a Bruxelles e sia accettato anche dagli italiani, diretti interessati. «Serve un piano per il lavoro», ha infatti detto Susanna Camusso in un un intervista rilasciata alla Stampa, «ma senza scadenze perché la fretta produce sempre cattivi accordi». «Sul governo non può pendere ancora la spada di Damocle dell Europa, credo che continuare a farci dettare i tempi da Bruxelles sia un altro errore», ha continuato la numero uno del sindacato di Corso d Italia, «nelle trattative si può fissare la data di inizio, non quella di chiusura e l esperienza della manovra di dicembre ci dice che occorre fare le cose per bene, non con urgenza». Niente fretta quindi, ma neanche «metodi in stile Sacconi» ossia quegli incontri bilaterali che, secondo il sindacato, «rendono tutto più lungo e complicato». E sebbene anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia sottolineato l importanza degli organi sindacali che «difendono una certa visione degli interessi generali del Paese, e non soltanto interessi di categoria», alla richiesta di un tavolo di concertazione, il governo dice no. Una convocazione collettiva complicherebbe, rallentandola, la concertazione, questa la risposta. Cisl, Uil e Ugl sul tavolo unitario proposto dalla Cgil fanno sapere che «ciò che conta più che la forma è la sostanza». In ogni caso, gli incontri dovrebbero iniziare la prossima settimana e avranno come unico argomento di discussione la riforma del mercato del lavoro; interlocutore principale per il governo, il ministro del Welfare, Elsa Fornero. Quanto alla sostanza invocata, le quattro sigle che rappresentano i lavoratori, sembrano ragionare per una volta allo stesso modo e vedono nella necessità di crescita del Paese un obiettivo comune. Secondo le confederazioni, il programma deve prevedere assunzioni incentivate per giovani e donne con contratto di inserimento formativo sui progetti Paese che riduca la precarietà, ma sul tavolo andranno poste anche le questioni relative alla liberalizzazioni, alla produttività, ai contratti e alle pensioni. «Queste le soluzioni», conferma la Camusso, «non la modifica dell articolo 18, né il contratto unico o prevalente». Anche Raffaele Bonanni, leader della Cisl, vede nella concertazione l unica possibilità di salvezza, «altrimenti il Paese andrà a rotoli». La proposta, continua Bonanni, è di «mettere in campo incentivi fiscali sostanziosi per chi assume e per chi paga di più i lavoratori flessibili». No al salario minimo garantito, poiché, secondo il segretario della Cisl, si tratta solo di «una misura assistenziale che ucciderebbe il lavoro gravando sulle casse dello Stato». A detta di Luigi Angeletti, segretario nazionale della Uil, a tutto ciò va aggiunta la necessità di «aumentare il potere d acquisto di lavoratori e pensionati e intanto si deve ridurre la pressione fiscale sulle imprese». Si deve parlare di ammortizzatori sociali, quindi, non di articolo 18. Lo stesso Napolitano, vede l intervento degli ammortizzatori come una «necessità ampiamente riconosciuta» e tutti si augurano che questo governo tecnico intervenga laddove gli altri si sono dovuti fermare per mancanza di risorse. Anche la Chiesa si è espressa riguardo al tema della riforma del lavoro. L arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, per esempio richiama gli imprenditori alle proprie «responsabilità in questo momento di crisi». Si rivolge alla Fiat e ricorda «lo speciale rapporto che il gruppo ha sempre avuto con Torino». Secondo Nosiglia, il quale ha inviato una lettera a un centinaio di personalità cittadine a un anno dal suo insediamento, non va dimenticato, inoltre, che «lo sviluppo non è solo una questione economica». Angelo Bagnasco, presidente del Cei e arcivescovo di Genova, si preoccupa invece delle tensioni che potrebbero scaturire dalla mancanza di dialogo tra i sindacati e il governo. «Le tensioni sociali, purtroppo, sono sempre possibili, ma direi che non sono fatali», ha detto Bagnasco al termine della messa celebrata per i giostrai e i lunaparkisti di Genova, «si possono affrontare e anche prevenire innanzitutto con la via del dialogo tra le diverse situazioni ed i diversi soggetti». Il dialogo, ha precisato il cardinale, «è molto importante, perché parlarsi significa fare emergere i problemi e cercare soluzioni possibili» e perché «in secondo luogo, come in tutte le famiglie, quando le difficoltà sono più grandi, ci si stringe maggiormente». RAFFAELE MAIORANO

4 4 MERCOLEDÌ ITALIA INTERVISTA AL DEPUTATO PDL Papa visita Mora «Preoccupato per le sue condizioni» Carceri, il Senato apre la discussione EMERGENZA. Oggi audizione dei rappresentanti delle forze dell ordine. Entro lunedì gli emendamenti al pacchetto Severino. Ieri un altro morto. Isegnali che il decreto messo a punto dal Guardasigilli Paola Severino rischia di subire modifiche in Parlamento sono più d uno. Tra questi, lo slittamento del termine per gli emendamenti in commissione Giustizia al Senato: doveva scadere domani, ci sarà tempo sino al 9 gennaio. Nulla di grave; ma, pur tenendo conto della coda delle festività natalizie, è comunque una spia della volontà del Parlamento di far sentire la propria voce. Nessuna ostilità pregiudiziale, però. Tanto che il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli la prende da tutt altro verso. «Vista l indubbia urgenza - spiega - ho ritenuto opportuno, fuor da ogni polemica, iniziare tempestivamente l esame dei provvedimenti». Dunque, vacanza natalizie terminate in anticipo per i senatori chiamati già da oggi al lavoro. Peraltro, si comincerà presto. Alle 9, infatti, è in agenda l audizione dei rappresentanti delle forze dell ordine ai quali, spiega ancora Berselli, «abbiamo chiesto di conoscere se le camere di sicurezza esistenti sono sufficienti». Poi, ci sarà tempo anche per valutare le modalità con le quali il decreto ha avuto la sua primissima applicazione. Quindi, nel pomeriggio inizierà la discussione generale. L obiettivo è di licenziare il testo affinché arrivi in aula il 17. Tempi ragionevoli, dunque. Ma, come detto, ciò non significa che il passaggio ri- Sugli stipendi dei politici la matematica è un opinione PARLAMENTARI. Per la commissione Giovannini sono tra i più pagati, la Camera sostiene il contrario. Villone: il problema è quanto valgono, non quanto prendono. DI GIUSEPPE CORDASCO Tutto come da copione. Era infatti facile prevedere che in un clima di pesante crisi economica associata ad una manovra del governo tutta tasse e sacrifici, la pubblicazione di dati riguardanti i compensi dei parlamentari italiani avrebbe scatenato un putiferio. La Commissione guidata dal presidente Istat Enrico Giovannini, chiamata a fare chiarezza sull argomento, ha infatti reso pubbliche le cifre che dimostrerebbero come, con 16mila euro lordi al mese, i nostri deputati e senatori siano i più pagati in Europa. Una notizia che, come detto, ha acceso una rovente polemica, la cui fondatezza però risulta difficile da stabilire, visto che la stessa Commissione si è subita affrettata a precisare che in realtà è difficile comparare in modo corretto le entrate dei nostri politici con quelle degli altri Paesi, e ha perciò chiesto una sorta di supplemento di indagine che durerà fino marzo. La dimostrazione di questa difficoltà è confermata dal fatto che, da una parte, secondo i dati della Commissione, i nostri parlamentari percepirebbero un indennità lorda pari a euro, a fronte degli dei Paesi Bassi, dei della Germania, dei euro della Francia e dei Dall altra la Presidenza della Camera, in una nota, dopo aver sottolineato che i dati forniti dalla Commissione sono «del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione», ci ha anche tenuto a precisare che al netto delle ritenute l indennità dei nostri parlamentari si fissa a quota euro, «un valore inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento». Evidente dunque quanto il tema sia controverso e come si presti a pericolose speculazioni. «Questa violenta criminalizzazione del Parlamento - dice al Riformista il deputato del Pd Giorgio Merlo - nasconde le vere sacche di privilegi che esistono nella pubblica amministrazione e che riguardano alcune decine di migliaia di persone che ricevono dallo Stato valanghe di denaro, altro che i politici». Il riferimento di Merlo è molto preciso: «Sto parlando delle prebende ricevute da chi lavora nelle Authority o nella Rai, nel sottogoverno o nelle Regioni, che guadagna 10 o 100 volte più di un parlamentare. Io vorrei proporre una legge che stabilisca che qualsiasi attività riconducibile allo Stato e quindi al pubblico, non possa essere retribuita più di quanto guadagna un parlamentare. Allora vedremo chi si alzerà a protestare». Scettico sull effettivo valore del taglio dello stipendio dei parlamentari è anche Massimo Villone, professore di Diritto costituzionale, nonché ex senatore della Repubblica. Uno che di sprechi se ne intende, visto che nel 2005, ossia due anni prima che uscisse il best seller La casta di Rizzo e Stella, insieme al collega Cesare Salvi, fu autore del volume Il costo della democrazia, il primo tentativo di fare i conti proprio con i privilegi della politica. «Il vero problema attualmente - dice Villone - non è quanto costa un parlamentare, ma quanto vale. Oggi sulterà indolore. «Si tratta di un provvedimento che condivido nel merito ma va esaminato con calma», dice ancora Berselli secondo il quale «ci sono alcune incongruenze e contraddizioni tra il decreto e alcune norme del codice di procedura che restano vigenti». Insomma, «massima disponibilità ad agevolarne l approvazione», ma «non a scatola chiusa». La necessità di procedere con calma, peraltro, è avvertita diffusamente e, soprattutto, è avvertita in ogni settore politico. Seppure con altri accenti e da posizioni diverse, anche Silvia della Monica di fatto chiede che si apra una discussione. «Speriamo - dice la capogruppo pd in commissione Giustizia - che il ministro della Giustizia, come ha già anticipato, voglia discutere i provvedimenti e rendere i testi migliori possibili. Accanto a misure tampone che servono ad evitare il fenomeno detto delle porte girevoli, ci auguriamo che si ragioni su misure strutturali. Ad esempio si potrebbe intervenire sulla recidiva co- * INCHIESTA P3 Venti rinvii a giudizio. È la richiesta della procura di Roma a conclusione dell inchiesta sulla P3 che ha coinvolto Flavio Carboni, il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il senatore Marcello Dell Utri e a vario titolo altre 17 persone. Violazione della legge Anselmi sulle società segrete e associazione per delinquere sono i principali reati contestati. Al vertice e ai partecipanti del sodalizio denominato P3 i magistrati contestano l accusa di associazione per delinquere ritenendoli responsabili di aver organizzato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura, della politica e dell imprenditoria. sì come è stata riformata dalla legge Cirielli». Quanto al governo, seguendo il filo dei ragionamenti svolti sino ad ora dal ministro Severino, si deve immaginare che non vi sia nessuna chiusura su eventuali modifiche del testo, seppure per essere considerate potabili queste modifiche dovranno essere migliorative e, soprattutto, poter contare su una larga base parlamentare. Il Guardasigilli, in ogni caso, oggi sarà a Palazzo Madama per seguire i lavori della commissione Giustizia. Ed anche questo è un segnale di quanto importante il tema resti per tutti. D altra parte, non potrebbe essere altrimenti. La situazione delle carceri, infatti, è davvero drammatica. Al di là delle pur importanti sollecitazioni giunte dal Presidente della Repubblica e da Benedetto XVI, per non dire dell incessante lavoro dei radicali, a dirlo sono soprattutto i numeri. E quelli ribaditi ieri da alcune associazioni che di si occupano di carcere e diritti - Ristretti Orizzonti, A Buon Diritto, Antigone - sono davvero impressionanti. Nel 2011 i morti in carcere sono stati 186, dei quali 96 per cause naturali e 66 per suicidio; su 23 sono in corso indagini mentre una soltanto delle morti è stata causata da un omicidio. L età media dei detenuti morti è di poco inferiore ai 40 anni mentre quella dei suicidi scende addirittura a poco meno di 38 anni. A suicidarsi sono soprattutto gli uomini (64) e gli italiani sono più degli stranieri (45 contro 21). Ci si suicida soprattutto impiccandosi (44) o inalando gas (12); e c è una relazione tra sovraffollamento delle carceri e frequenza dei suicidi. E la strage non si ferma. Ieri un altro morto, impiccato, a Genova. Era un italiano di 54 anni in attesa di giudizio. Era ricoverato in ospedale dopo un precedente tentativo di togliersi la vita, dandosi fuoco. Aula di Montecitorio ALESSANDRO CALVI secondo me chi siede in Parlamento non vale niente, perché non esprime nulla se non quello che gli arriva da chi lo ha scelto e messo in lista. È il sistema che ha prodotto gli Scilipoti e i Papa, ed è ovvio che dunque i cittadini si sentano defraudati e utilizzino il tema degli stipendi per contestare». È la delegittimazione della classe politica dunque a far scattare la molla della protesta pubblica. «Ai tempi in cui sono stato io parlamentare - ricorda Villone - credo si guadagnassero più o meno le stesse cifre, ma io non mi sono mai sentito un privilegiato. Infatti tra le spese per una casa a Roma, tra la tenuta di un ufficio nel proprio collegio, tra il contributo che tutti davamo al partito di appartenenza, alla fine io guadagnavo quello che percepisco in qualità di professore universitario. La vera sfida del futuro - conclude amaramente Villone - è ridare dunque questa dignità al parlamentare, ma ci vorrà tempo perché questi sono guasti che non si curano con l aspirina». Alfonso Papa, accompagnato dalla radicale Annalisa Chirico, e Lele Mora. Faccia a faccia nel carcere dove l ex manager dei divi è detenuto da mesi. Che cosa vi siete detti, onorevole? Credo che Mora non sia oggettivamente in condizioni di mandare messaggi all esterno. È depresso, dimagrito, sottoposto a una terapia farmacologica pesantissima, che costringe la struttura sanitaria del carcere di Opera a un monitoraggio costante. Essendo sottoposto da mesi a un isolamento totale, è provato nello spirito, oltre che nel corpo. Gli amici del manager hanno avviato una raccolta fondi per sostenerlo. E sul Corriere della Sera del 28 dicembre, Pierluigi Battista ha parlato della ferocia contro il «detenuto antipatico». Mora le ha detto di sentirsi abbandonato? Al contrario, Mora mi ha parlato della vicinanza e dell affetto nei suoi confronti della famiglia e degli amici più cari. Tra questi ha citato espressamente il presidente Silvio Berlusconi. Lei teme che possa ritentare il suicidio? Ha paura per le sue condizioni di salute? Sono molto preoccupato per le sue condizioni. Così come temo per la sorte dei tanti detenuti del carcere di San Vittore, che ho visitato oggi. Persone che vivono in sei in celle di 15 metri quadrati. C è bisogno di una grande riflessione culturale sull emergenza carceri. Soprattutto perché il 42 per cento dei detenuti italiani per la nostra Costituzione sono «presunti non colpevoli», che stanno in galera per la carcerazione preventiva. Da quando è uscito dal carcere, lei invoca l amnistia, chiede che Pannella sia nominato senatore a vita, si occupa di emergenza carceri. Si sente ancora un esponente del Pdl? Assolutamente sì. Nella mia vicenda personale ho sempre avuto la forte solidarietà e la vicinanza di tutto il Pdl, a cominciare dal presidente Berlusconi. Che cosa ha pensato quando la Lega Nord, che aveva votato a favore del suo arresto, ha deciso di salvare il suo collega Milanese? Una democrazia non ha bisogno né di eroi né di capri espiatori. E ciascun parlamentare si assume la responsabilità politica dei voti che dà. Non mi sento di aggiungere altro. Lei è sotto accusa per lo scandalo della P4. Per 18 degli indagati sulla P3, tra cui Verdini e Dell Utri, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio. Non ho mai rilasciato dichiarazioni alla stampa sul mio caso, figuriamoci se commento gli altri. Sono stato un magistrato, ho servito e servo questo Stato, ho rispetto per le procedure. Palazzo Chigi ha chiarito che i fondi statali dell 8 per mille saranno ripartiti tra emergenza carceri e Protezione civile. Non pensa che Monti in poche settimane abbia fatto più di Berlusconi? Anche il governo Berlusconi era impegnato in un piano carceri e in una riforma della giustizia. Le note difficoltà oggettive di quell esecutivo hanno impedito che quei provvedimenti arrivassero all approvazione. Tra pochi giorni tornerà a sedere sui banchi di Montecitorio. Voterà la fiducia al governo Monti? Voterò la fiducia al governo solo nell ambito di quelle che saranno le indicazioni del mio partito. TOMMASO LABATE

5 MERCOLEDÌ ITALIA 5 Domani, 5 gennaio, scade il termine per ulteriori rilanci, entro il 10, invece, lo Ior e la famiglia Malacalza potranno decidere se tenersi il San Raffaele pareggiando l offerta più alta - e a oggi unica, quella di Giuseppe Rotelli, il proprietario del gruppo ospedaliero San Donato che ha messo sul tavolo 305 milioni - oppure rinunciare. Questione di ore. E di congetture che si accavallano. La principale delle quali ruota attorno al ritiro del Gruppo Humanitas di Gianfelice Rocca, avvenuto il 31 dicembre dopo che i legali avevano lavorato per definire i dettagli. Per qualcuno, una mossa strategica legata alle scelte della cordata Ior-Malacalza. Così almeno faceva intendere il Corriere della Sera, quando delineava questo possibile scenario. Nonostante il 20 dicembre scorso Giuseppe Profiti, vice-presidente del San Raffaele, avesse dichiarato che «se ci fosse chi arriva con un nuovo impegno finanziario, in grado di mettere le risorse necessarie per il rilancio e per garantirne il fu- DIETRO IL RITIRO DEL GRUPPO HUMANITAS San Raffaele: asta, attori (e retroscena) DI MAURO BOTTARELLI L Ospedale San Raffaele di Milano turo, vuol dire che la nostra missione è compiuta», lasciando prefigurare un uscita totale dal capitale dello Ior, il 2 gennaio è filtrata l indiscrezione riguardo la volontà di Vittorio Malacalza di andare avanti, ovvero almeno a pareggiare l offerta di Rotelli. Una volta raggiunto l obiettivo del salvataggio del San Raffaele, con l accordo dei creditori e lo scorporo delle attività sanitarie nella newco, potrebbero entrare nuovi soci con Malacalza, apportando ulteriore liquidità, in alternativa allo Ior. È qui che potrebbe giocare la sua partita Rocca con l Humanitas, se non dovesse fare un offerta diretta: allearsi in seconda battuta con Malacalza sostituendo lo Ior. Uno schema che presuppone una sorta di tacito accordo e, soprattutto, la strategicità della scelta del gruppo Humanitas di non farsi avanti nell asta, potendo tacitamente godere del cavallo di Troia del diritto di prelazione di Malacalza-Ior con cui esisterebbe se non un accordo, almeno un gentlemen s agreement. O forse la mancanza di competitor è data anche da altro: dalla strutturalità delle debolezze insite nel core-business dell azienda, ovvero la gestione sanitaria. Al netto di cupole, aerei privati e fazende brasiliane, infatti, il buco dell istituto non è dovuto ad attività extra quanto proprio alla sanità. In primis i fornitori, verso i quali il San Raffaele deve onorare debiti milionari, pare a tre anni. Chi entra nella proprietà dovrà immeditamente far fronte a creditori privilegiati, impegno che potrebbero tradursi in un chip iniziale a perdere di almeno 200 milioni. Le ragioni per non voler investire nel San Raffaele, quindi, ci sono e sono basate su criteri meramente imprenditoriali, a partire dal miliardo e mezzo di debiti da onorare (l udienza per i creditori è fissata per il 23 gennaio e in quell occasione si voterà la proposta di concordato. Se il 60% dei crediti approverà il piano di rimborso, si potrà andare avanti, altrimenti arriverà il fallimento. Va anche detto che un eventuale offerta migliorativa dovrebbe garantire oltre il 60% dei pagamenti al momento promessi dalla cordata Ior-Malacalza). Mentre si attende il parere del Tribunale fallimentare sull ammissibilità dell offerta di Rotelli, sono due le vulgate che prendono corpo. La prima, lo spezzatino delle attività, cui probabilmente non si opporrebbe ex ante nemmeno il Tribunale, fatti salvi la salvaguardia dei livelli occupazionali e un miglior rimborso dei crediti. La tentazione di molti sarebbe quella di rilevare singole specialità del San Raffaele, vere e proprie eccellenze, più che la proprietà. La seconda, un accordo tra le parti all ombra di una partita più grande del San Raffaele: Rcs. Malacalza, Rotelli e Rocca siedono tutti nel cda del gruppo che edita il Corriere della Sera: Rotelli, tramite Pandette finanziaria, detiene una partecipazione azionaria effettiva del 7,546% di Rcs che, sommata a una call su un altro pacchetto azionario di circa il 3,522%, lo porta all 11,068%. E proprio in questi giorni è guerra sulla quota di Rcs facente capo al gruppo Ligresti (il 5,46% in mano a Fondiaria-Sai e alle sue controllate), pronta a essere posta sul mercato per essere contesa proprio tra Giuseppe Rotelli e Diego Della Valle. Per l intero pacchetto di Ligresti, stante l oscillazione del titolo a 45 giorni, basterebbero milioni di euro, una cifra non proibitiva che permetterebbe al patron di Tod s di salire al 7,5% di Rcs, la stessa quota di Rotelli. Né Fiat, né Ubs, né Merloni o Lucchini, i grandi soci del patto, sembrano interessati a quelle azioni, quindi la guerra è tra due contendenti. Uno dei quali, Della Valle, appare decisamente sgradito sia al salotto buono milanese sia a Fondiaria-Sai. Il San Raffaele, quindi, potrebbe essere sia pontiere che vaso di coccio. Vincenzi l indomita rimane la favorita Napoli, sui rifiuti vince il consenso per il lavoro GENOVA. La tragedia dell alluvione sembrava averla affondata. Invece è ancora il candidato da battere. DI FEDERICO MARTINENGO Anche questa volta non ha voluto smentire la sua fama di donna battagliera e decisionista. Così alla fine, nonostante la triste e drammatica vicenda dell alluvione dello scorso novembre e il corollario di alcune dichiarazioni molto contestate dall opinione pubblica genovese, non soltanto ha deciso di presentarsi alle primarie del prossimo 12 febbraio, ma, secondo molti osservatori neutrali, ha anche buone possibilità di farcela. Stiamo ovviamente parlando del sindaco del capoluogo ligure Marta Vincenzi. Erano in pochi dopo il disastro mediatico del post-alluvione a scommettere su di una sua partecipazione alla competizione per l individuazione del candidato del sindaco del centrosinistra, ma, come nel suo stile, la Vincenzi non soltanto ha vinto tutte le resistenze, anche personali (come ha pubblicamente ammesso nella lettera in cui pochi giorni prima di Natale ha annunciato la sua decisione) e ha rilanciato rientrando prepotentemente nell agone politico con un unico obiettivo: vincere prima le primarie e dopo le elezioni (quelle vere) per portare a termine anche il suo secondo mandato. A sostegno della sua candidatura si è schierata tutta la sua giunta (compresi anche i non targati Pd), oltre ad esponenti di primo piano della vecchia guardia ex comunista (Piero Gambolato, Camillo Bassi, Franco Monteverde, Michele Casissa), cattolici (Luca Parodi, Matteo Cosulich, Tullio Mazzolino) e anche l ex assessore in Regione G.B. Pittaluga e Alberto Gagliardi dell Idv. Lo slogan scelto per la campagna elettorale è Marta Vincenzi, la scelta forte : un messaggio chiaro di orgogliosa rivendicazione delle scelte compiute nel primo mandato e della autorevolezza e tenacia dimostrati in tutta la sua oramai lunga esperienza politica. Indubbiamente la Vincenzi ha dovuto mandare giù il rospo del metodo di selezione delle primarie, inusuali in presenza di un sindaco al primo mandato, ma alla fine si è convinta che una vittoria possa essere il miglior bagno rigeneratore di popolarità e consenso, in grado di dare vitalità e smalto alla competizione contro il centrodestra (a sua volta ancora indeciso se appoggiare il parlamentare fuori dagli schemi Enrico Musso o puntare su di un altro cavallo). Nonostante alla presentazione ufficiale della candidatura, il sindaco uscente si sia premurata di ricordare che «le primarie non dovranno essere un confronto tra nemici o avversari», il rischio di uno scontro fratricida in casa Pd con la senatrice Roberta Pinotti è assai elevato. Quest ultima, infatti, dopo la vicenda dell alluvione si era messa sulla riva del fiume in tranquilla attesa di ascoltare la notizia della non ricandidatura della Vincenzi e diventare così il candidato ufficiale del partito. Si è ritrovata, invece, a rincorrere la sua avversaria in una competizione dall esito più che mai incerto. In ambasce appaiono i vertici del Pd genovese, preoccupati non tanto di una vittoria alle primarie della Vincenzi, ma di una possibile (e clamorosa) sconfitta alle comunali Inoltre, se l ex assessore comunale Andrea Sassano non sembra essere un pericolo per le due candidate pd, la discesa in campo di Marco Doria, discendente di una famiglia nobile schierata a sinistra (il padre Giorgio Doria, il marchese rosso, fu vicesindaco di Genova), definito da qualche commentatore il Pisapia zeneize, che ha subito ottenuto il sostegno di Sinistra e Libertà e di Don Gallo, potrebbe rappresentare una sorpresa e fare la parte del terzo incomodo, a condizione però che riesca a intercettare il malessere dei militanti dell ex Pci della città e dei movimenti. Sia sulle primarie sia sulle elezioni comunali, peserà comunque la crisi profonda in cui versano alcune delle aziende pubbliche simbolo della storia industriale della città, a cominciare da quella della Fincantieri. La dignitosa rabbia di quella che una volta era una delle classi operaie più combattive e disciplinate, inevitabilmente, farà da cornice alla competizione del centrosinistra, prima, e per la guida della città, poi. Al di là delle alchimie correntizie e politiche, a prevalere sarà il candidato e lo schieramento che riusciranno a indicare un percorso credibile e convincente per rilanciare la città, il suo ruolo nell economia del Nord Ovest. In definitiva, a circa quaranta giorni dall appuntamento delle primarie e a pochi mesi dall apertura dei seggi per le comunali 2012, tutti i giochi sono aperti. DE MAGISTRIS. Finisce dopo pochi mesi l esperienza di Raphael Rossi, uno degli uomini simbolo del sindaco. DI SONIA ORANGES L incontro con Giorgio Napolitano, in visita a Napoli, «come sempre molto attento e più informato di quanto si possa pensare», non è bastato a placare la coda di polemiche sul sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dopo la rimozione a sorpresa di Raphael Rossi dal vertice di Asia, la spa del Comune che si occupa della raccolta dei rifiuti e nelle cui mani ora è il destino della differenziata (su cui il sindaco punta tutto). Rossi, nominato appena sei mesi fa, era considerato il simbolo del nuovo corso della città, il manager reso noto da Milena Gabanelli per aver rifiutato le mazzette. E proprio lui, invece, è stato messo alla porta dal sindaco della legalità. Anzi, dal suo vicesindaco Tommaso Sodano, una vita in Rifondazione comunista, di certo, non un volto nuovo della politica napoletana. E che, forte della competenza sui rifiuti, sin dall inizio della stagione di Rossi all Asia è entrato in conflitto con il presidente su come gestire le criticità e il personale. Due i casi che hanno fatto deflagrare le controversie. Il primo riguarda il passaggio dei dipendenti del Bacino Napoli 5 in Asia: secondo le norme commissariali, infatti, la raccolta differenziata avrebbe dovuto essere affidata ai dipendenti di bacino, ma nessun Comune ha mai ottemperaro a quest indicazione tanto che a Napoli (dove il bacino coincideva con l area del Comune) nel 2009 si decise di far confluire in Asia i lavoratori del bacino insieme con la competenza sulla differenziata, per evitare doppie funzioni ed evitare sprechi (il bacino si occupava soltanto della raccolta del cartone e a fronte di un costo di sette milioni annui, incassava solamente 600mila euro). Su 354 persone, 21 hanno però preferito andare in mobilità convinti di essere poi assunti direttamente dal Comune. Qualcuno si è rivolto anche al giudice del lavoro, ottenendo soltanto una sonora sconfitta. E allo scadere dei due anni di mobilità, hanno preteso di entrare in Asia. Ottenendo un «no» da Rossi, che però non sembra essere piaciuto a Sodano secondo il quale la questione andava risolta amichevolmente, assorbendo i lavoratori senza troppe storie. Rossi, insomma, faceva il manager preoccupandosi della salute della sua azienda, Sodano approcciava la questione da politico. Con un occhio o forse due al consenso. Stessa musica sulla vicenda dell impresa Saba, incaricata dello spazzamento automatizzato, per la quale lavoravano 15 persone finite in cassa integrazione quando la società ha ricevuto un interdittiva antimafia. Così (anche perché i sindacati preferirono favorire nuove assunzioni) la società subentrata nel servizio, non ha assorbito i vecchi dipendenti. Che hanno avanzato delle pretese cui Rossi ha risposto picche mentre Sodano avrebbe preferito diversamente. Tra i due contendenti, però, i fatti hanno dato il vicesindaco (di cui de Magistris si fida ciecamente) come vincente. Anche perché la partita sui rifiuti ora entra nel vivo. Con l avvio della raccolta differenziata a Posillipo, l amministrazione prova a raggiungere 250mila persone, ovvero una percentuale di servizio pari al 25%, che porterebbe a ricasco un accelerazione nello sblocco dei fondi per sviluppare il porta a porta anche altrove. La Regione prima o poi darà gli otto milioni di euro già concordati per l acquisto dei mezzi necessari, mentre dalla Cassa Depositi e Prestiti sta per arrivare un mutuo di 43 milioni che de Magistris ha totalmente destinato ad Asia. Che avrà bisogno di nuovo personale. Buonsenso vorrebbe che si pescasse dal Consorzio di Bacino della Provincia dove almeno 500 dipendenti, stipendiati con i proventi delle tasse sui rifiuti, non hanno alcun incarico. Ma non sarà così. A sbarrargli il campo, i precari Bros prodotti dalla Regione nell era Bassolino: l ente locale li sta formando da cinque anni alla raccolta differenziata, pagandoli tra i 400 e i 500 euro al mese (e corrispondendo il doppio alle società private, spesso riconducibili a potentati politici, che si sono occupate di questa lunghissima formazione). E ora pretendono di essere loro ad avere il monopolio dei prossimi posti di lavoro. Bisognerà vedere se gli daranno ascolto de Magistris e Sodano. Che ora, al vertice di Asia, conta sul neonominato Raffaele Del Giudice, suo uomo di fiducia.

6 6 MERCOLEDÌ MONDO KARZAI FURIBONDO I talebani aprono un ufficio in Qatar DI JOSEPH ZARLINGO Il pio Iowa lancia la sfida del Gop Obiettivo azzoppare Mitt Romney REPORTAGE.Vigilia di comizi per tutti i candidati, che hanno battuto palmo a palmo chiese, pizzerie, cinema e magazzini. Da Ron Paul a Rick Santorum, il fronte conservatore spera di imbrigliare il favorito nelle urne di una terra ostica. Rick Santorum. Sopra: Mitt Romney Epoco importa se - come quest anno - il fronte democratico è composto da un solo candidato effettivo. In ossequio alla norma, ieri i democrat dell Iowa si sono riuniti nelle 1774 assemblee sparse per le 99 contee dello Stato e hanno scelto (si fa per dire) Obama come loro rappresentante alle presidenziali. A dispetto del valore poco più che simbolico della consultazione, l appuntamento dell Hawkeye State è stato preparato con straordinario impegno dagli strateghi della Casa Bianca. A partire dallo scorso aprile l organizzazione di O 12 ha aperto i propri uffici in otto città dell Iowa - Des Moines, Cedar Rapids, Sioux City, Waterloo, Davenport, Iowa City, Dubuque e Council Bluffs - più di qualsiasi sfidante repubblicano, ha effet- DI ANDREA MARINELLI Scherzetto democratico Anche Obama si invita ai caucus repubblicani TATTICA.Il suo comitato elettorale è planato sul voto, per complicare la vita all ex governatore del Massachusetts. Des Moines. Il gran giorno del caucus dell Iowa è passato, segnando l inizio di questa contesa repubblicana che per mesi si è giocata sugli alti e bassi di candidati mai troppo convincenti per la base conservatrice. Verso le sette di ieri sera gli elettori che hanno deciso di sfidare il freddo, uno dei fattori più influenti del caucus, si sono radunati nelle assemblee per fugare gli ultimi dubbi e scegliere il proprio candidato. Nei giorni precedenti al voto in molti a Des Moines dichiaravano che avrebbero preso la propria decisione solo all ultimo momento. Dopo accurate discussioni si è proceduto al voto, segreto in quasi tutti i caucus. Il freddo secco che ieri sera ha colpito l Iowa è stato un grande alleato per Ron Paul, i cui elettori sono considerati i più fedeli, ma al momento in cui questo giornale è andato in stampa i risultati del voto non erano ancora stati resi noti. Tutti i candidati hanno fatto il possibile per assicurarsi qualche voto in più e le ultime 48 ore di campagna elettorale sono state intense, con numerosi comizi in ristoranti, alberghi, chiese, palestre e magazzini sparsi nello Stato. L entusiasmo maggiore lo ha fatto registrare Ron Paul, tornato con tutta la famiglia in Iowa per le ultime tappe della campagna. Nella giornata di lunedì Paul ha tenuto cinque rally, il primo dei quali alla ballroom del Marriott di Des Moines. Introdotto dal figlio Rand, popolare senatore repubblicano del Kentucky eletto grazie al vento dei Tea Party, Paul ha affrontato una platea giovane ed energica che lo ha applaudito a più riprese e ne ha lodato gli attacchi al governo federale, che «non dovrebbe interferire nella vita dei cittadini e negli affari interni degli altri Paesi». Fra i sostenitori e i volontari di Paul, arrivati da tutto il Midwest e sicuri di vincere, spiccavano parecchi obamiani delusi. Nonostante in Iowa l economia stia andando piuttosto bene, con un tasso di disoccupazione al 5,7% contro l 8,6% nazionale, in molti si dicono scontenti dell operato del presidente. Il nome di Paul è invece l unico a suscitare approvazione per le strade di Des Moines, e sono in parecchi a credere nella sua vittoria. Paul si è guadagnato grandi consensi in Iowa grazie alle sue posizioni isolazioniste. L ultimo sondaggio pubblicato da Public Policy Polling lunedì vedeva il deputato texano al 20%, ancora in vantaggio di un punto percentuale sul grande favorito Mitt Romney e due sulla sorpresa Santorum. Jon Huntsman, certo di una disfatta, è già da giorni nel New Hamshire, dove si gioca le speranze residue di nomination. Fuori dai giochi sono anche Newt Gingrich, Rick Perry e Michele Bachmann, al cui rally in un negozio di prodotti per cani di West Des Moines erano presenti un pugno di pensionati e un sostenitore che si è fatto autografare una Bibbia. Per Santorum le cose sono andate diversamente. Dopo la batosta alle elezioni di metà mandato, dove ha perso il seggio da senatore della Pennsylvania, Santorum ha concluso una campagna elettorale senza luci sparando intorno a capodanno fuochi d artificio in Iowa. L ultimo rally si è tenuto davanti a 400 persone stipate in un Pizza Ranch, catena di pizzerie scelta oltre trenta volte dai candidati per i comizi a causa dei forti valori religiosi dell azienda. Proprio sul voto evangelico Santorum, che peraltro è cattolico, ha puntato forte durante il caucus di ieri sera. In molti lo ritengono onesto, qualità fondamentale per assicurarsi le simpatie degli Iowans. Chi invece non è considerato sincero è Mitt Romney. L ex governatore del Massachusetts ha parlato lunedì sera a Clive, a venti minuti da Des Moines, in un magazzino ben allestito e stipato di scatoloni, telecamere e sostenitori. Introdotto dal popolarissimo senatore del South Dakota John Thune, uno che a novembre nessun democratico ha osato sfidare, e accompagnato dalla moglie Ann e quattro figli, Romney ha puntato molto sui numeri per illustrare il suo programma, che porterebbe l America fuori dalla crisi attraverso il taglio del debito e l indipendenza energetica. Ha ottenuto parecchi applausi ed è apparso in buona forma, soprattutto quando ha risposto con ironia ai mic check degli Occupy che lo hanno interrotto per qualche minuto. Le persone per le strade di Des Moines non sembrano amarlo particolarmente, ma all interno del magazzino di Clive si è visto parecchio entusiasmo e una grande macchina organizzativa già pronta e oliata per le elezioni presidenziali. tuato 350mila telefonate a domicili privati, ha incontrato più di 4mila elettori e ha realizzato più di 1200 sessioni d addestramento per volontari. Numeri incredibili per uno Stato di tre milioni di abitanti e che al vincitore garantisce un bottino striminzito di appena sei grandi elettori. Perché allora tanto zelo a dieci mesi dalle elezioni? Innanzitutto per rivitalizzare la base liberal e ripristinare lo straordinario network di attivisti che nel 2008 determinò la sorprendente vittoria di Obama, fanno sapere dal comitato presidenziale. Ma anche per provare a rallentare la marcia di Romney e trasmettere agli americani un immagine di grande solidità. Non curanti dell ottovolante che negli ultimi mesi ha catapultato in vetta ai sondaggi outsider come la Bachmann, Herman Cain o Ron Paul, gli spin doctor della Casa Bianca ritengono l ex governatore del Massachusetts l unico avversario in grado di impensierire Barack e da oltre un anno lavorano senza sosta per destabilizzarlo. A partire dall Iowa. Non a caso qui gli uffici della campagna presidenziale hanno cominciato a spuntare come funghi la scorsa primavera, quando Romney ha annunciato di voler mantenere nell Hawkeye State un profilo basso perché spaventato dal peso dei conservatori sociali. «Dov è Mitt?» è divenuto il tormentone dell estate, e negli ultimi tempi si sono moltiplicate le telefonate agli elettori democratici per indurli a registrarsi come repubblicani e a votare nel caucus del Gop in favore di Ron Paul o di Newt Gingrich. In vista di una pressoché scontata vittoria in New Hampshire, c era da scongiurare l eventualità che Romney si piazzasse primo o secondo anche in Iowa e che cominciasse fin da subito a veleggiare senza intoppi verso la nomination. E se proprio si fosse mostrato irresistibile, il presidente avrebbe dovuto almeno oscurare il record fissato nel 2004 da George W. Bush, quando migliaia di repubblicani si recarono a votare per l unico nome in gara. All epoca la straordinaria dimostrazione di forza spaventò John Kerry e in molti si convinsero che l esito delle elezioni fosse già scritto. Lo stesso timore che la Casa Bianca vorrebbe infondere adesso nei suoi avversari. Nel tentativo di promuovere l affluenza al caucus democratico e nelle ore in cui i leader repubblicani si aggiravano nervosi per le strade di Des Moines, in serata Obama si è intrattenuto a lungo in videochat con alcuni attivisti locali. Infrangendo il protocollo che lo vorrebbe estraneo alla campagna elettorale almeno fino all estate, Barack ha celebrato la vittoria del 2008 e ha ricordato ai suoi sostenitori come anche lui fosse in corsa per le primarie dell Iowa. La notte è poi proseguita a Chicago, nella sede centrale del comitato elettorale, dove gli uomini del presidente hanno atteso con trepidazione i risultati del caucus. Pronti a ridere sotto i baffi nel caso in cui proprio Romney fosse vittima di uno (strano) scivolone dell ultima ora. DARIO FABBRI I rumors giravano da tempo e si erano fatti più consistenti a ridosso della conferenza internazionale di Bonn, all inizio di dicembre. Avevano anche provocato una piccata reazione del presidente afghano Hamid Karzai, che accusava Stati Uniti e Germania di averlo scavalcato e aver discusso la questione direttamente con il Qatar, «senza aver dato al governo afghano tutte le informazioni». Da ieri, invece, è ufficiale: i talebani apriranno a Doha un ufficio di collegamento, una sorta di camera iperbarica per i negoziati, al riparo dalle pressioni di Kabul. Lo ha confermato all emittente qatariota Al Jazeera il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, dopo che Voice of Jihad, uno dei siti web usati per le comunicazioni del movimento, aveva diffuso una nota in cui si diceva che «dopo colloqui preliminari con tutte le parti interessate, compreso il Qatar», era stata presa la decisione di «avere un ufficio politico fuori dal Paese per i negoziati». Karzai all inizio di dicembre aveva ritirato l ambasciatore afghano dal Qatar, proprio per protestare contro l idea che con i turbanti neri si potesse discutere altrove rispetto all Afghanistan. Alcune settimane di pressione diplomatica, però, gli hanno fatto cambiare idea e tre giorni dopo Natale il presidente ha accettato, in una nota ufficiale, che «avere un indirizzo esatto per l opposizione è passo concreto verso l avvio dei negoziati». Karzai avrebbe preferito un altra sistemazione, in Turchia o in Arabia Saudita, ma Washington ha premuto perché fosse il meno ingombrante, ma non meno attivo Qatar ospitare l ufficio. Non è, ovviamente, solo questione di dove si tengano i negoziati, ma anche di chi parli con chi. Nel loro comunicato, i talebani scrivono che «le due parti principali» coinvolte nei «problemi attuali» in Afghanistan sono «l Emirato islamico dell Afghanistan e gli Stati Uniti con i loro alleati». I timori di Karzai di essere estromesso dalla scena, dunque, non sono del tutto infondati. Kabul, perciò, segue con molto nervosismo le notizie sulle trattative dirette tra emissari di Washington e delegazioni talebane. Ufficialmente, queste trattative non dovrebbero esistere ed entrambi i fronti le negano, visto che i turbanti neri sono nella lista delle organizzazioni terroristiche della Casa bianca. Eppure, sia i media pakistani quanto quelli arabi hanno ripetuto più volte che contatti informali sono in corso fin dall autunno. In quel periodo, proprio a Doha, funzionari statunitensi avrebbero incontrato una delegazione di talebani guidata da Tayyeb Agha, già segretario del Mullah Omar. L ufficio di Doha, dunque, faciliterebbe le trattative tra Usa e talebani, rese praticabili sia dal corso nazionalista assunto ormai stabilmente dalla leadership talebana, sia dalle aperture statunitensi, esemplificate dalle recenti dichiarazioni del vice presidente Joe Biden. Il 20 dicembre scorso, in un intervista a Newsweek, Biden aveva detto che «i talebani di per sé non sono nemici degli Stati Uniti, ma lo diventano quando seguono Al Qaeda per colpire gli interessi americani». Nell anno elettorale statunitense appena avviato, Karzai dovrà probabilmente ingoiare anche un accelerazione dei negoziati stessi - seguiti peraltro con molta attenzione anche dalle organizzazioni della società civile afghana, spaventate dalla prospettiva che, pur di portare a casa un qualche risultato politicamente comunicabile come accordo, gli Usa siano pronti a mollare alcuni temi, a partire dai diritti delle donne. A Kabul, invece, l altro negoziato, quello nazionale afghano, segna il passo. Dopo l assassinio del presidente dell Alto consiglio di pace, Buranuddin Rabbani, a settembre scorso - omicidio per il quale i Talebani continuano a negare ogni responsabilità - il negoziato è sostanzialmente in stallo. E ciò indebolisce tanto gli anatemi di Karzai contro le interferenze internazionali - da Washington a Islamabad - nel processo di riconciliazione nazionale, quanto la possibilità che nella camera iperbarica di Doha ci sia un posto anche il palazzo presidenziale di Kabul.

7 MERCOLEDÌ CULTURE 7 PERMUNIAN La vita di provincia si guarisce con la follia Il pop non cresce più diamogli Paul McCartney NOSTALGIE. Il 2012 sarà un anno di revival, con i nuovi dischi dell ex Beatles e di Leonard Cohen. Il critico Simon Reynolds, autore di Retromania, ci spiega perché il mercato musicale ha perso la grinta. DI JOHN VIGNOLA Il grande ritorno degli Immaturi riesce a metà IL VIAGGIO. Genovese al bis. Il tono è da pochade. Ma il tema della malattia è sviluppato con franchezza. DI MICHELE ANSELMI È iniziato da pochissimo, ma già si annuncia come un anno di grandi retroazioni. Musicali, almeno. Il 2012 non solo festeggerà i settanta e i settantotto anni, rispettivamente, di Paul McCartney e Leonard Cohen, ma pure i loro nuovi dischi, ritenuti dalle case discografiche le novità più rilevanti dei prossimi quattro mesi. Alla fine di gennaio, il poeta e cantautore canadese pubblicherà Old Ideas, primo album originale da otto anni a questa parte: dieci canzoni dedicate ad amore e sessualità, scenari di battaglia fra il richiamo di Dio e le tentazioni dell uomo. Il 6 febbraio sarà la volta di Paul McCartney, con Kisses On The Bottom: una specie di tributo agli ascolti adolescenziali, ai grandi standard del pop pre-beatlese. Se Paul dichiara che «Tutto è stato totalmente spontaneo, un lavoro in assoluta armonia, che mi ha ricordato il modo in cui lavoravamo con i Beatles», Leonard gli fa in qualche modo eco: «ci sono temi che non tramontano mai, così come il folk». In questo eterno ritorno del medesimo, in cui si preannuncia pure un nuovo cd di Ringo Starr, pochissimo spazio, anche in Italia, viene lasciato alle nuove avventure: il 17 gennaio tornano i Litfiba, con Grande nazione, che promette di essere «una specie di tributo al rock indipendente del nostro Paese, suonato da due musicisti (Piero Pelù e Ghigo Renzulli) eternamente giovani». L annata comincia, insomma, così come si erano chiusi gli scorsi dodici mesi: più ancora che nostalgia, si ricalcano gli schemi (e i personaggi) che garantiscono un minimo accettabile di vendite nei negozi di dischi. È troppo presto per fare previsioni, ma chi scrive ha fatto qualche domanda in tema a Simon Reynolds, uno dei più autorevoli critici musicali inglesi, l anno scorso agli onori della cronaca con Retromania, libro che spiega molto bene perché il pop non riesce più a progredire. Ancora una volta, l attenzione degli addetti ai lavori è esclusivamente rivolta ai vecchi del rock. C è una chiusura nei confronti non tanto delle novità, quanto sulla possibilità che abbiano una qualsiasi rilevanza, commerciale e culturale. Queste novità, però, ci sono? In Retromania me lo sono chiesto e non so dare una risposta precisa. Mancano gli spazi per comunicare ciò che succede fuori dai riflettori più potenti, o meglio, ci sono ma risultano parecchio frammentati. Però, se mi metto a cercare con attenzione, su Internet e in qualche negozio di dischi, trovo davvero poche cose originali. Che significa, oggi, originale? Dovrebbe significare emozionante, credo. Quindi il rock contemporaneo ha smesso di generare emozioni? Diciamo che è in un momento di grande ripiegamento su se stesso. Alla grande rivoluzione della tecnologia non ha fatto da sponda un rinnovamento dei modi. Contemporaneamente, è cresciuta una generazione per cui la musica non è più così importante. C è un modo per ribaltare questa tendenza? Banalmente, tentando nuovi linguaggi e nuove interazioni con gli ascoltatori. La curiosità dei giovani non è finita: solo, il rock (o il pop, o quello che volete nell ambito delle canzoni che si diffondono su larga Il dizionario Sabatino Coletti alla voce immaturo : «Che non ha il senso di responsabilità, la capacità di giudizio e di autocontrollo considerati propri della persona adulta». Definizioni pressoché identiche sullo Zanichelli e il Garzanti. Insomma, non ci sono dubbi sul significato. Che il regista Paolo Genovese, fortunato autore del primo Immaturi e ora del seguito Immaturi - Il viaggio, aggiorna così: «Mancanza di mezzi adeguati per affrontare le più diverse situazioni della vita». Non che sia una novità nel cinema italiano di commedia, dove da almeno un decennio, diciamo da L ultimo bacio, regna una sola generazione, quella dei trenta-quarantenni, meglio se eterni Peter Pan incapaci di assumersi qualsivoglia responsabilità, possibilmente borghesi e benestanti (mai nessuno che lavori in fabbrica, solo chef, architetti, manager, pubblicitari, ginecologi, avvocati ). Pare che il disoccupato ingeneri tristezza, il precario è stato già spremuto al cinema, con l operaio peggio mi sento. Tutti invocano la leggerezza, col rischio però di diventare evanescenti, pure inconsistenti. Sarà anche per questo che Medusa lancia domani in 700 copie il secondo Immaturi. Un anno fa il primo episodio totalizzò a sorpresa quasi 16 milioni di euro, inserendosi in una fortunata scia commerciale. Squadra che vince non si cambia: così ecco il sequel, sempre scritto e diretto da Genovese, con gli stessi otto interpreti principali. «Il tema della maturità si presta sempre. Tutti abbiamo nuove maturità da affrontare» spiega il 43enne regista, che esclude per ora un terzo capitolo (ma non si può mai sapere). Certo, il terreno è fertile. Nella crisi fonda dei cine-panettoni, con De Sica & Pieraccioni che si leccano le ferite contando i milioni mancanti, Immaturi - Il viaggio suona come una proposta ancora fresca, meno usurata dalla ripetizione seriale, più in linea con i gusti del pubblico giovanile e trentenne. Vedrete che il gioco funzionerà al botteghino, in attesa di un altro seguito sempre targato Medusa, quel Benvenuti al Nord nelle sale dal 18 gennaio. Dov eravamo rimasti? Nel primo Immaturi i personaggi, reduci da incespichi amorosi e professionali, si ritrovavano a sorpresa vent anni dopo il liceo per ripetere gli esami di maturità, causa disguido burocratico. Nel secondo eccoli partire per l isola greca di scala) ha puntato sempre di più sulla rassicurante ripetizione di se stesso e sulla vendibilità dei prodotti. Adesso, mentre i cd non vendono più, ci si trova di fronte a un vicolo cieco. Si può uscirne? Riprendendosi il peso sociale delle canzoni che si scrivono, uscendo dalla convenienza, andando direttamente al nodo del problema. Qualcuno lo fa: i Radiohead, per esempio. Gli Ariel Pink, che sono la mia band preferita degli ultimi anni. Si parla purtroppo di ultratrentenni, come minimo. Dovrebbero porsi il problema (è più importante dire qualcosa, piuttosto che entrare in un sistema commerciale di compravendita) i giovanissimi. Mi sembra che i Beatles, nei Sessanta, volessero in realtà solo farsi ascoltare. Oggi non basta più. All epoca c era un industria talmente forte che i veri geni potevano servirsene. Oggi bisogna creare interesse. Chi suona deve pensare questa sua attitudine come una vocazione, come una urgenza, indipendentemente dal successo che ha. C è una luce, quindi, in fondo al tunnel? Forse, ma potrebbe essere quella di un incendio. Il futuro del pop è nelle mani di chi lo fa: deve sentire di più la sua missione. Paros con l idea di riprendersi qualcosa della loro giovinezza, quasi entrando in una macchina del tempo. Ma le stagioni della vita si chiamano apposta così, le attese dei vent anni non sono quelle dei quaranta, sicché gli otto dovranno fare i conti con delusioni, bugie, egoismi, rimorsi, tentazioni e strettoie esistenziali. Tranquilli: alla fine tutto si sistema. O quasi, perché Genovese introduce nella partitura corale, forse per non annacquare troppo la situazione, il tema cruciale della malattia. Colpita da tumore al seno con conseguente chemioterapia, la bella Anita Caprioli non rinuncia alla vacanza greca, fingendosi allegra e propositiva; ma la condizione non sfugge al cornificato Paolo Kessisoglu, baffuto e sfocato, perso dietro una liaison virtuale via sms. Che dite: scoccherà qualcosa tra loro parlando d amore alla maniera di Cyrano? Intanto seguiamo le piccole disavventure del gruppo: il bamboccione Ricky Memphis che mai e poi mai tradirebbe la fidanzata e mamma Barbora Bobulova; l amico prestante Raoul Bova che invece non resiste alle grazie di una fanciulla spagnola pur avendo la moglie Luisa Raieri col pancione; il fancazzista Luca Bizzarri che finge d essere padre per mollare Lucia Ocone a Roma e rimorchiare sull isola una ragazza in cerca di sesso per dimenticare; la chef Ambra Angiolini che sogna la gita in gommone attorno all isola e compensa la frustrazione diventando cleptomane. Il tono è un po da pochade, con arrivi improvvisi, equivoci e sotterfugi, pure una battuta appena detta da De Sica nel cinepanettone («Tutta una vita insieme? Pensa che palle!»). Ci si poteva sforzare di più, evitando di usare una canzone a ogni attacco di scena. Ma il tabù della malattia è affrontato con apprezzabile pudore, senza tacerne la brutalità. Sgangherata, liminare e blasfema, La casa del sollievo mentale è una satira allucinata e grottesca d una vita di provincia sull orlo del collasso: da qualsiasi punto di vista. Protagonista e comprimari sono più o meno coscienti di resistere in vita per la consolazione della follia; e quando manca quella coscienza, subentra l estasi della stupidità, o della sconnessione. Oppure, incresciosamente e inaspettatamente, spunta fuori un passato tanto sporco che diventa impronunciabile - nero, nero profondo, e irrimediabile. Ha scritto Bruno Quaranta, su La Stampa, che questo libro è un «bisturi oltremodo grottesco, la promenade di un monatto che passo dopo passo smaschera - come campanello una lingua-frusta - ipocrisie, pavidità, pedanterie, purulenze intrise d incenso». L artista, il veneto Permunian, bresciano d adozione, ha dichiarato, in una recente intervista, che questo libro è come una «lunga recita in falsetto tra la ragione e la follia. Tra il mondo dei vivi e quello dei morti, la cui linea di demarcazione è volutamente sottile e ambigua, quasi inesistente». Bene: e allora proviamo a entrare in questa sua nuova Casa del sollievo mentale (Nutrimenti, 2011; pp. 176, euro 16), orientandoci come possiamo tra ragione e follia, vita e morte, e incontriamo i personaggi protagonisti. C è, come opportuna ouverture, una zia ninfomane che va mussitando, vale a dire che sproloquia, nell euforia del delirio; e si ritrova a mussitare in un odierno manicomio, la sperimentale, ultrabasagliana ed eponima casa del sollievo mentale, confondendo blasfemia ed erotismo, lasciva e compromessa; c è un dottore dalle vaghissime velleità letterarie, di lontana e irriconoscibile ascendenza tobiniana, e uno scienziato, pazzo, che in quella casa s innamora della zia maniaca. E poi c è un amico del protagonista, gran cultore di Ceronetti, convinto d essere nato per guidare le coscienze, ossessionato dalla fondazione d una «Compagnia del Mandorlo Fiorito», sulla scia del suo oracolo piemontese. E il protagonista? Presentiamolo. È un bibliotecario dalla vita «umbratile e solitaria», ateo, angosciato e attratto al contempo dalla possibilità della pazzia; un sognatore molto minuto, schivo, maniaco della catalogazione di qualsiasi cosa, collezionista irriverente di ciance paesane; un ex lettore infaticabile oramai esausto di letture, di narrativa contemporanea in particolare; uno che considera i veri letterati «grandi artisti della disperazione», e che ha ben chiaro che la morte è una gran buggerona, e che per questo s è deciso a prendersi due bambole in casa, per chiudere in bellezza: per chiuderle in bellezza. È uno che ha già guardato negli occhi la follia e non l ha trovata sgradevole: ma ancora non s è del tutto consegnato. È uno che non ha paura della menzogna; soltanto, se ne sente saturo. Il libro appare nella rinnovata collana Greenwich, orfana della guida di Leonardo Luccone da pochissimo tempo, in cerca di una nuova identità più definita e riconoscibile. Oggi è diretta da Benedetta Centovalli, ex Rizzoli, Alet e Cairo, storicamente legata alla narrativa dello scrittore veneto, scoperto da Marco Vicentini della Meridiano Zero nel Su Satisfiction, la Centovalli ha spiegato cos è questo libro, per la sua sensibilità: un «mondo straordinariamente mostruoso e delirante, comico e disperato, tragico e grottesco da cui emerge una provincia corrotta e devastata che altro non è che il ritratto della nostra cattiva coscienza». La letterata ha aggiunto che trova che questo libro non sia invece destinato a «chi pensa che la letteratura sia finita». Ma niente può corroderla, nemmeno la follia, e niente può sconfiggerla, nemmeno l industria del libro. Non c è niente di più crudele della dissoluzione d un sogno; ma la letteratura è il sogno sconfinato di chi non vuole cedere alle ombre, al male, al torpore - di chi sa consegnarsi alla tentazione della farsa senza puntare l indice negli occhi del lettore. GIANFRANCO FRANCHI

8 8 MERCOLEDÌ LETTERE Esercizi commerciali. Chi danneggia l orario continuato Invia le tue mail a L OPPORTUNITÀ PER IL RIFORMISMO Gentile Direttore, ho letto il Suo editoriale pubblicato il 31 dicembre nel quale, tra l altro e riferendosi al Riformista, fa capire che vi sono serie difficoltà a farlo vivere ancora. A parte i contributi pubblici, c è da preoccuparsi che manchino quanti potrebbero sostenerlo con la pubblicità e non si riesca ad aumentare il numero di lettori. Cosa che pare essere riuscita al Fatto, grazie, forse, anche ai travagli quotidiani, ben lanciati dal mezzo televisivo. Nel solco di un riformismo liberale e sensibile agli ideali di giustizia sociale ed eguaglianza delle opportunità di una sinistra responsabile (interessante, al riguardo, la recente riflessione sviluppata dal Presidente Napolitano in occasione del cinquantesimo della morte di Luigi Einaudi), Il Riformista potrebbe diventare luogo di opinione e di dibattito per quanti auspicano che in Italia si affermi una sinistra liberale non dogmatica, garantista e dialogante sia con chi è portatore laico di ideali cristiani che con quanti hanno a cuore i temi ambientali e quelli dei diritti civili ed umani. Non vorrei che il 2012 fosse segnato dalla chiusura di un giornale pur piccolo, ma prezioso come quello che lei con passione ed intelligenza sta dirigendo. I migliori auguri perché ciò non accada e che troviate risorse e consensi nuovi ed inattesi. MANLIO RIZZO Caro Direttore, un tempo non lontano i negozi non chiudevano durante la giornata e i titolari erano costretti a pranzare/cenare nel retro del negozio. Ma non basta. A volte dovevano servire i clienti con il boccone ancora in bocca. Poi ci sono stati i cambiamenti, e così i negozi hanno avuto il loro tempo di pausa stabilito dai Comuni. Con l espansione della grande distribuzione, l orario continuato è diventato una normalità e il piccolo commercio ha sofferto questa novità che ha messo in difficoltà tanti negozi a conduzione familiare, o con dipendenti da pagare. Adesso con la liberalizzazione degli orari di apertura il governo (insieme ai Comuni) vuole che i negozi mantengono gli stessi orari degli ipermercati e centri commerciali. Praticamente si sta correndo dietro alla grande distribuzione con la differenza che loro i numeri li fanno, mentre il piccolo esercizio arranca e rischia di chiudere perché fa fatica a rimanere sul mercato. Sul fronte della politica, intanto, il silenzio assoluto. Marino Bertolino DI VITTORIO, LA LEZIO- NE DA RICORDARE È vero direttore la lezione di Di Vittorio é assolutamente attuale. Il sindacato deve svolgere il suo lavoro e una buona dose di conflitto può portare dei buoni risultati come la storia insegna da Di Vittorio a Gino Giugni. E sicuramente ha ragione lei non si possono chiedere sacrifici senza che questi siano inquadrati in una logica di sistema che crei nuova ricchezza e nuovi posti di lavoro. Ma pure i senza diritti devono avere rappresentanza, precari, cocopro ecc. persone che praticamente non possono permettersi una rappresentanza sindacale e che rischiano di restare fuori gioco anche (ma non solo) delle logiche corporative dei sindacati. Queste masse di sans-papiers hanno diritto ad essere rappresentati e non solo dalla Fornero illuminata di turno, anche dal sindacato. Spero che Camusso & Co. comprendano che questo é un passaggio epocale e ne traggano (positivamente) le conseguenze. Giusto per conoscenza io sono uno dei tanti cassaintegrati. FRANCO L ANNO (POLITICO) CHE VERRÀ Si apre un anno denso di scadenze elettorali presidenziali (Russia, Francia, Usa) e d interrogativi problematici (Iran, Corea del Nord, Siria, Egitto), per non citarne che alcuni. In Italia, perdura la fastidiosa piaggeria della stampa nei confronti del governo, da Scalfari a Teodori alla Gruber, in assenza d una qualche opposizione politica, che non sia quella strumentale e propagandistica della Lega, o quella conservativa e fiacca dei sindacati, tutti riuniti nell occasione, Ugl per la prima volta inclusa. CLAUDIO R. UN PERCORSO CHIARO A SINISTRA Bisogna difendere le fasce più deboli del paese e rilanciare l economia. Sì, ma come? Questo è il punto. Può essere un governo tecnico a ridisegnare il carettere dello Stato e della società italia? Non penso proprio. Perché una fase della storia europea si chiama compromesso socialdemocratico? Perché è stata la socialdemocrazia ad aver impresso il suo duraturo segno con un progetto politico ben preciso. Questa direzione non potrà che essere un atto e un fatto politico. Si dovrà discutere a sinistra qual è la direzione da intraprendere affrontando il problema di cosa è diventata l Italia. Ma oltre al chi siamo dobbiamo occuparci di dove vogliamo andare. Vogliamo creare una società con meno diseguaglianze? Come fare allora? Abbiamo bisogno di un welfare dinamico? Bene allora dobbiamo ristrutturare l organizzazione pubblica e riqualificarla sconfiggendo la burocrazia statale e sindacale, palla al piede del cambiamento. Si dovrà attaccare anche l evasione fiscale che non rappresenta soltanto la reazione ad uno Stato in mano alla partitocrazia, cioè all interesse particolare, ma anche la tendenza italiana a sfuggire alla competizione leale sostituendola con la prepotenza e il sopruso. In sostanza c è in Italia chi usa mezzi sleali per competere a cominciare dalle grandi organizzazioni economiche che si sono trasformate in monopoli e oligopoli. Tracciare un percorso chiaro a sinistra questo è il compito secondo la mia opinione. GABRIELE INTERESSI DEI LAVORATORI E DEL PAESE Il richiamo a Peppino Di Vittorio è calzante, nel dopoguerra abbiamo ricostruito il paese giudati da personaggi di grande spessore politico e morale che ponevano la crescita dei lavoratori sempre nel quadro generale degli interesssi dell Italia. Quello era vero riformismo. Adesso solo chiacchiere. È questa la causa della decadenza. Grazie a Macaluso per avere riproposto Peppino Di Vittorio, quel passagio ci dice ancora che,riformismo è fare il massimo del possibile. GIUSEPPE RUSSO LA STRATEGIA DELLA PAURA La paura, oggi, è il perno intorno al quale ruota la nostra esistenza, condizionando le nostre scelte, i rapporti umani, emozioni e sentimenti. È la paura, l origine prima della depressione - un tormento esistenziale che affonda le sue radici nella mancanza di autostima e personale gratificazione. Le società moderne e consumiste sono permeate da questo disagio invalidante, che finisce con l appiattire e omologare gli individui dentro una condizione di particolare subalternità e in molti casi di schiavitù verso l idea dominante del Sistema Liberista Relativista, oggi, unico e solo parametro di riferimento relativo. L uso politico della paura, poi, brandita come arma, attraverso l opera di mistificazione della verità e di contraffazione della realtà, si prefigge lo scopo di allertare e dissuadere la gente da scelte personali, incompatibili con le strategie populiste e consumiste del potere. La paura indotta dall incertezza economica, dalla precarietà del lavoro, dall assenza di futuro, dal trauma della separazione, e ancora, la paura del diverso, sono tutte moderne e giustificate forme patologiche di paura indotte da una condizione sociale e ambientale già oltre i ragionevoli limiti della comprensione. Un tale stato di cose, non è che risultato della perdita di autonomia, di autosufficienza e indipendenza culturale e più in generale di quella autentica libertà che trasforma in civile una società devastata dalla barbarie. GIANNI TIRELLI QUANDO CAMBIA UNA VITA Quando cambia la vita perché ti scopri più debole, ti hanno diagnosticato un tumore gli approcci possono essere molteplici. Ci sono persone rinuncitarie, che si deprimono Facce da calciopoli Il catalogo è questo Era entrato in un gorgo di scommesse&debiti dal quale non veniva più fuori, e spesso millantava partite aggiustate per provare a rifarsi. In questo meccanismo rientra l azzardo su Inter-Lecce, per la quale gli scommettitori indonesiani puntano sull over e invece finisce 1-0. Da quel momento la vita per lui si fa durissima. A gennaio 2011 passa dalla Cremonese al Benevento, col risultato di tirare nei casini due club anziché uno. A ogni modo, per dubitare di lui non era necessario arrivare alle intercettazioni: basta rivedere cosa combinò per far segnare il 2-2 agli ospiti in Cremonese-Spezia per togliere ogni residuo dubbio. Alessandro Zamperini - Sulle prime, leggendo i nomi, si pensò a un refuso e il sobbalzo seguì d ordinanza. E invece era proprio Zamperini, con la e. E lì subito l interrogativo: e chicazz è? In effetti il suo curriculum calcistico l ha fatto passare quasi inosservato. Però il tipo è belloccio assai, e questo è il motivo che origina uno degli episodi grazie ai quali finisce agli onori delle cronache: il flirt estivo a Formentera con Nicole Minetti, addetta agli affari orali del Cavaliere. L altro motivo è la tentata corruzione di Simone Farina, centrocampista del Gubbio nonché suo ex compagno nelle giovanili della Roma. Quello non ci sta e denuncia. E così la nazione intera scopre che un certo Alessandro Zamperini giocava a pallone da professionista. Doni&Santoni - Una delle due ditte di questo calcio scommesse, soci in un bagno di Cervia che presto verrà ribattezzato I figli della sòla. Sono i protagonisti della telefonata in stile Fantozzi che è diventata il simbolo dell inchiesta. Doni, capitano dell Atalanta, era già incappato in un inchiesta sul calcioscommesse nel L aveva scampata, e dopo allora esultava «a crapa olta» dopo ogni gol. Nega di aver provato a scappare in mutande davanti ai poliziotti giunti a casa per arrestarlo. Di sicuro è scappato da Bergamo, e meglio per lui se non ci rimette piede. Santoni, a sua volta, voleva che l amico gli pagasse l avvocato. E intanto si divertiva a spararla grossa sui calciatori della nazionale «malati di scommesse». Uomini veri. Signori&Sartor - L altra ditta. Uno arrestato a giugno, l altro a dicembre. Signori, nel giorno dell arresto a giugno, disse ai cronisti: «Abbiate pietà». Poi tenne una conferenza stampa in lacrime per dire che contro di lui non c era una sola intercettazione. Ahilui, sarebbero arrivate. Sartor è l unico degli arrestati a essersi avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip. In Svizzera sono stati scoperti conti cifrati che risalgono a loro. «Conti sì, cifrati no» precisò l avvocato di Sartor dopo l interrogatorio pre-natalizio. Aggiungendo poi: «Se il mio cliente passerà Natale a casa? Lui non so, io sì». Mitico. Vittorio Micolucci - Il primo pentito del calcio, ma davvero. La collaborazione con la giustizia sportiva gli ha permesso di limitare a quattordici mesi la squalifica. E chissà se alla scadenza del termine gli sarà possibile ricominciare col pallone. e addirittura non vorrebbero curarsi. Il male li vince prima se possibile. C è chi invece cerca di continuare a vivere normalmente si cura con terapie talvolta molto pesanti, lavora e trova proprio in ciò a cui ha sempre rivolto la sua energia e la sua passione la forza per guardare avanti, per porsi dei nuovi obiettivi delle nuove mete da raggiungere. PIPPO RUSSO Questo abitua a convivere con un male così forte, così invadente come quasi sempre è un tumore. Davanti c è la speranza che la malattia diventi cronica come purtroppo poco spesso ancora accade. Il destino e lì dietro l angolo pronto a regalarti qualcosa oppure a non farti nessuno sconto. ALESSANDRO BOVICELLI Direttore responsabile EMANUELE MACALUSO Condirettore MARCELLO DEL BOSCO Amn.re unico GIANNI CERVETTI Già Le Ragioni del Socialismo organo del Movimento per le ragioni del Socialismo Editore Edizioni Riformiste Società Coop. Via della Trinità dei Pellegrini, Roma Reg. Trib. di Roma n. 594/95 del 12/12/95 Contributi diretti legge n.250 del 07/08/90 Redazione Tel Abbonamenti Tel Fax Distribuzione Sodip Angelo Patuzzi Spa via Bettola Cinisello Balsamo Mi Tipografia e stampa Litosud Srl Via Carlo Pesenti,130 Roma Litosud Srl. Via Aldo Moro, 2 Pessano con Bornago Milano S.t.s. S.p.A Strada V Zona industriale, 35 Piano D'Arci Ct Il prezzo dei numeri arretrati è il doppio di copertina Concessionario per la Pubblicità sul quotidiano A&B comunicazione srl Viale Parioli Roma tel Corso Due Mari Taranto tel Concessionario per la Pubblicità sul Web WebSistem - Gruppo Sole 24Ore Via Monte Rosa Milano Tel Fax è un opportunità, non solo un obbligo... non affidarla al caso! COMUNE DI MONTOTTONE (FM) BANDO DI GARA PROCEDURA APERTA Il Comune di Montottone rende noto di voler procedere, in convenzione con il Comune di Monsampietro Morico, all'affidamento tramite gara d'appalto dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani ,00 + IVA, per mesi 84. Presentazione delle offerte entro 03/02/2012 ore 12. Le imprese interessate possono prendere visione del bando integrale pubblicato su Per informazioni rivolgersi a Comune di Montottone, C.so V. Emanuele II 34, 63843, Montottone, Tel Fax COMUNE DI POLIGNANO A MARE BANDO DI GARA Comune di Polignano a Mare, II Settore, Via Martiri di Dogali, 70044, tel.080/ , fax 080/ ,www.comune.polignanoamar re.ba.it.procedura aperta per l'affidamento dei servizi di spazzamento, raccolta, trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati, servizi complementari, raccolta differenziata. CPV Entità totale dell'appalto per sei anni: ,00 +Iva. Offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi dell'art.83 del D.Lgs.163/06 in base ai parametri indicati nell'art.7 del Capitolato d'appalto. Tutta la documentazione è disponibile su Scadenza presentazione offerte: ore 12 del Il Responsabile Unico del Procedimento f.to Dott.ssa Maria Centrone CITTÀ DI SAN SEVERO P.zza Municipio 1, tel , Fax , BANDO DI GARA CIG n esecuzione della Determinazione Dirigenziale II Area "Servizi Sociali e alla Persona" n.1778 del Il Comune di San Severo, quale Ente Capofila dell'ambito territoriale Piano di Zona "Alto Tavoliere", rende noto che è stata indetta gara a procedura aperta ai sensi del D.Lgs.163/06 e s.m.i., sopra soglia comunitaria, per l'affidamento del Servizio di Assistenza Domiciliare (ADE) a favore di minori in condizioni di svantaggio sociale residenti nell'ambito Tavoliere "Alto Tavoliere" Cat. 25, CPV L'importo complessivo dell'appalto è di ,81+IVA se dovuta. La gara sarà espletata mediante il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Il termine per la ricezione delle offerte: ore 12. Apertura delle offerte: ore 10. 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