DENTRO IL QUADRO TANTE STORIE. Progetto di Laboratorio Classe IV B S. Uguzzone Anno Scolastico

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1 DENTRO IL QUADRO TANTE STORIE Progetto di Laboratorio Classe IV B S. Uguzzone Anno Scolastico Pietra su pietra, passo per passo e il mucchio alto diventa basso La strada lunga diventa breve Il peso grave diventa lieve Riga per riga continua dritto E il foglio bianco diventa scritto Il libro nuovo diventa letto Ciò che è da dire diventa detto Per ogni opera c è il suo cammino Non è lontano, non è vicino Ma c è un segreto che va capito: Passo per passo, finché è finito. 1

2 Esiste una grammatica delle immagini articolata in regole precise che portano alla realizzazione di opere d arte figurative o astratte. I punti, le linee e i colori permettono di entrare in comunicazione con l opera d arte e con l artista che l ha ideata, progettata e realizzata. Il nostro percorso attraverso l arte è un viaggio nella storia che passa dal mondo reale al virtuale e infine all astratto, suscitando emozioni e sentimenti 2

3 Perseo e Medusa Nella pittura l uso della luce è un elemento fondamentale: fa risaltare i contorni e i colori degli oggetti in contrasto con le ombre. A seconda di come è utilizzata dall artista, crea un atmosfera serena o drammatica, magica o realistica. Questo dipinto è un capolavoro di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Ha forma circolare perché fu realizzato per uno scudo da usare durante le parate militari. Caravaggio amava dipingere luci intense in forte contrasto con ombre cupe. Usando questa tecnica realizzò opere di forte impatto emotivo. IL MITO C era una volta un giovane valoroso e intelligente di nome Perseo. Essendo bello, bravo e buono il re dell isola dove abitava temeva che un giorno sarebbe diventato re al suo posto; ma il re non voleva perdere il trono dunque, decise di allontanare per sempre Perseo dall isola con uno stratagemma. Ordinò a Perseo di andare ad uccidere Medusa, un mostro femmina che aveva il potere di trasformare in pietra chi la guardava. E un impresa impossibile pensava il re- Perseo rimarrà sicuramente pietrificato e io regnerò per sempre. Perseo si incammina dunque per andare ad uccidere Medusa, impaurito per la sua sorte, ma riceve in dono dagli dei uno scudo, un paio di sandali, una parrucca nera e un sacco di iuta. Cammina cammina, arriva finalmente nella caverna dove abita Medusa. E orribile: non ha capelli ma un groviglio di serpenti spaventosi che sibilano in tutte le direzioni, al posto dei denti zanne lunghe come un cinghiale e occhi vitrei come quelli di uno squalo. Perseo, che temeva di diventare di pietra per lo sguardo di Medusa, usò la furbizia: non guardò lei ma 3

4 l immagine di lei riflessa sul suo scudo e così facendo riuscì ZAC...a tagliarle la testa e a chiuderla nel sacco di iuta. Allora le sorelle di Medea, più brutte e feroci della sorella, infuriate, decisero di ucciderlo. Perseo però ha altri due doni degli dei: ha una parrucca nera e i sandali. Indossa allora la parrucca nera e.. diventa invisibile! Le sorellastre brutte non credono ai loro occhi: di colpo Perseo è svanito nel nulla! Poi Perseo indossa i sandali magici che hanno il potere di volare. Con i sandali indosso Perseo sorvola i mari, i monti e le città, saluta gli amici dall alto e percorre chilometri e chilometri leggero come un uccello. Un giorno, mentre svolazzava qua e là vede una bella fanciulla infelice legata ad uno scoglio che sta per essere mangiata da un mostro marino. Perseo in un attimo la libera e la porta con sé in volo lontano lontano. Andromeda, così si chiama la fanciulla libera, ha trovato il suo eroe e se ne innamora! Andromeda e Perseo tornano insieme sull isola volando per sposarsi felici. Il re dell isola può stare tranquillo: Perseo ha preferito l amore alla ricchezza e al potere del trono. 4

5 LA PAGINA DEGLI ACROSTICI C ONOSCEVA A PPROFONDITAMENTE R EGOLE DELL A RTE V IAGGIAVA A MAVA LA G ENTE G IOIOSA E I NTERESSATA A O PERE Abbiamo fatto una ricerca su questo grande artista che scriviamo qui di seguito per i più curiosi. Caravaggio, secondo noi, era un tipo simpatico! 5

6 Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Michelangelo Merisi nacque nel Una vita movimentata come poche, vissuta intensamente e senza sosta. Ottenne gloria ed onori, si guadagnò l affetto e la protezione dei potenti e dovunque andasse la fama di un talento non comune lo precedeva. Ma affondò spesso, e volontariamente, tra la gente più semplice. Conobbe la fuga, la paura, il disonore, il disprezzo. Cercò la rissa, la violenza e lo scontro. E la sua morte sembra uno scherzo della storia. La sua attività artistica fu sempre ostacolata dal carattere del pittore. Assiduo frequentatore di taverne e luoghi poco raccomandabili, era spesso al centro di risse e schiamazzi. La sicurezza con cui ostentava un talento non comune e la facilità con cui scivolava nella violenza gli procurarono non pochi problemi. Molti erano i suoi nemici anche tra i colleghi. In molti casi, riuscì a venir fuori da situazioni difficili solo grazie all intervento dei suoi potenti amici ed ammiratori. La pittura di Caravaggio sconvolse committenti, pubblico, critici e colleghi con immagini di un realismo tale da non lasciare dubbi circa l umanità delle sue figure. Invece d innalzare lo sguardo dell uomo verso il divino, le scene dipinte da Caravaggio portano il divino nel mondo degli umani: un mondo fatto di carne, di corpi e muscoli, di frutta bacata invece che di perfezione, di piedi sporchi e grossolani, di volti contratti in espressioni non sempre eleganti, di passioni, di dolori reali e di morti vere. Caravaggio stupisce continuamente. La maggior parte delle scene che egli dipinse si svolgono in interni. Ciò permette a Caravaggio di giocare con la luce e con le ombre, sceglierne la fonte e illuminare questo o quel soggetto a suo piacimento. Il forte uso del chiaro scuro genera effetti teatrali di particolare intensità. Esalta la drammaticità delle scene e i dettagli dei corpi. Spesso la luce arriva in maniera quasi brutale a scoprire parti di una scena che altrimenti rimarrebbero avvolte nelle tenebre. In molti casi, non vi sono passaggi di luce graduali: la luce colpisce con potenza, rende plastiche le superfici e forti i contrasti. Svela alcuni dettagli della scena e le figure emergono con straordinaria forza espressiva. 6

7 Autoritratto di Paul Signac IL PUNTO Il punto è il più semplice segno visivo, I punti possono essere realizzati con strumenti diversi (matite, pennelli, punteruoli ) possono essere grandi o piccoli, pochi o numerosi, radi o fitti, colorati o neri e producono così effetti diversi. Verso la fine del 1800, alcuni artisti, usavano dipingere a piccoli punti e, per questo, furono chiamati PUNTINISTI. Paul Signac è stato un pittore francese che, insieme a Georges Seurat, diede vita al Puntinismo e alla tecnica del Divisionismo. 7

8 IL PALAZZO DEI PAPI Paul Signac Inventiamo una storia di genere fantasy 8

9 IL REGNO DI SIGNAC E LE UOVA DI DRAGO Tutto sembrava tranquillo. Le acque quiete del lago bagnavano la riva dove s affacciava il castello. Un vento leggero muoveva le foglie del piccolo bosco che circondava la fortezza. Nessuno sul ponte, vuote le torri, non c era anima viva. Le prime luci dell alba coloravano il cielo di rosa e azzurro, il sole stava per illuminare un altro giorno. Presto i signori del castello si sarebbero svegliati. L avanguardia dell esercito del Male era nascosta tra gli arbusti della riva opposta e aspettava il segnale per andare all assalto. Le barche erano anch esse nascoste e il comandante Magolord, avvolto nel suo mantello nero, stava dando le ultime istruzioni ai suoi orchi. Sì udì il suono di un corno: era il segnale. In un frastuono di voci e di remi che cozzavano tra loro, gli orchi avanzavano verso il castello. Dalle torri, le guardie, ormai sveglie, avevano dato l allarme e gli Elfi arcieri erano già predisposti lungo le mura fortificate per lanciare le frecce infuocate. Anche i nani erano pronti a combattere: una divisione era appostata vicino il ponte levatoio e avrebbe difeso la porta del castello; le guardie del re proteggevano le uova di drago, le ultime rimaste. Il Regno di Signac custodiva da secoli le tre uova, senza le quali l umanità avrebbe ceduto alle forze del Male. Gli Elfi incoccavano le frecce e le scagliavano contro le imbarcazioni nemiche, alcune andavano a segno bruciando le barche, ma un gruppo numeroso di orchi era già riuscito a raggiungere la riva e stava approntando un ariete per sfondare la porta principale del castello. I Nani e gli Elfi mai avrebbero ceduto le uova a quell esercito malvagio. Possedere le uova di drago significava possedere la pace e il potere. All improvviso uno schianto, la porta stava cedendo, l esercito degli orchi stava per entrare. Negus, il nano, aveva paura, ma 9

10 trovò il coraggio guardando i suoi compagni che erano pronti a combattere con le asce e le spade. Gli orchi sfondarono la porta, entrarono gridando e sfoderando le loro spaventose armi. Fu battaglia. I Nani si battevano valorosamente contro quei nemici tre volte tanto più grandi; il più temibile di tutti era Magolord che era entrato agitando la mazza spinata. Negus lo affrontò, ma il comandante dell esercito del Male era troppo forte per lui. Negus stava per soccombere, quando l elfo Wolf, prese la mira e scagliò una freccia che colpì Magolord proprio mentre stava per dare il suo ultimo colpo a Negus. Negus, con lo sguardo, ringraziò l elfo e riprese a combattere con più impeto. Intanto un piccolo gruppo di orchi era riuscito a superare lo sbarramento dei Nani ed era entrato nella stanza dove erano custodite le uova di drago. Ora toccava alle guardie del re difendere l ultima possibilità di vita per il Regno di Signac. Gli Elfi erano schierati a semicerchio davanti alle uova, avrebbero dato la vita pur di salvare il loro popolo. Nella confusione della battaglia, un orco era riuscito a raggiungere un uovo di drago. D un tratto la stanza si illuminò con un bagliore accecante. Era entrata Lidia, la principessa degli Elfi. Lidia aveva il potere della luce e della telepatia. La folgore intensa accecò gli orchi e le guardie del re fecero il resto, sterminandoli. Ancora una volta il Regno di Signac era salvo. La Pace e il Bene avevano vinto. Testo collettivo 10

11 Di storia in storia un altro racconto fantasy L IMPRESA EROICA DEL FOLLETTO Dentro la montagna c era una grotta abitata dai Troll. Al suo interno custodivano le pietre rubate agli Elfi. L ingresso della grotta era nascosto da un rovo spinoso e le rocce era altrettanto pungenti, ma si poteva entrare da una cavità laterale. Dentro la grotta era buio, c era odore di terra bagnata e acqua stagnante. Dal fondo arrivava un po di chiarore: i Troll avevano acceso il fuoco. La caverna dei Troll emanava fetore e si udiva il fragore delle loro risate. La grotta, via via, era sempre più scivolosa e le superfici si facevano viscide. L eco delle voci cavernose dei Troll faceva venire i brividi a chiunque entrasse nella grotta. 11

12 Nanag,il folletto, era riuscito a entrare dalla cavità, però aveva un po paura. Gli era stato affidato, dagli amici Elfi, il difficile compito di recuperare le pietre magiche: senza di esse il mondo degli Elfi e dei folletti sarebbe andato perduto. Il folletto era stato scelto perché era astuto e un po pazzerello, la sua curiosità lo aveva spinto sempre verso nuove avventure. Nanag avanzava a passi lenti verso il chiarore del fuoco, all interno della caverna. Le ombre dei Troll, proiettate dalla luce sulle pareti umidicce, erano spaventose. Il folletto si sporse e vide due Troll intenti a cuocere un capretto allo spiedo. Erano esseri colossali, grassi e massicci. Addentavano pezzi di carne con denti radi e appuntiti. Dalle loro mani spuntavano unghie ricurve e taglienti. Il folletto si guardò intorno per individuare le pietre. Le scorse: erano all interno di un baule appoggiato tra due stalagmiti. Per poterle raggiungerle doveva attraversare la caverna. Era necessario distrarre i Troll. Trovò dei sassi, ne prese uno e lo lanciò dalla parte opposta. I Troll si voltarono per vedere che cosa fosse quel rumore e Nanag, come una saetta, corse verso le pietre. Si nascose dietro le stalagmiti, mise le pietre dentro un sacco che aveva con sé. L astuto folletto prese bene la mira e scagliò un sasso sullo spiedo facendolo rovinare sulla brace. I Troll, sentirono odore di bruciato e accorsero per salvare la loro cena. A quel punto il folletto, sgattaiolò via dalla grotta. Aveva recuperato le pietre. Il folletto uscì all aperto e aspirò a fondo la fragranza dei prati in fiore; c era ancora una speranza per il suo regno! Testo collettivo 12

13 LA PAGINA DEGLI ACROSTICI S EMPLICEMENTE I NGEGNOSO G IGANTE N ELL A RTE DEL C OLORE P UNTINI U NITI N ELLA T AVOLA I N N UOVE I STRUZIONI S IMMETRICHE M OLTO O MBREGGIATE 13

14 LO STENDARDO DI UR Lo Stendardo di UR è un mosaico che ci racconta di un antichissima civiltà nata in Mesopotamia, l odierno Iraq, circa 6000 anni fa. L opera originale, risalente a circa 5000 anni fa, nasconde una drammatica attualità nel racconto della guerra e della pace e può considerarsi una sorta di libro storico illustrato. 14

15 Si tratta di un pannello rettangolare bifronte del quale non si conosce l'effettiva funzione. In esso, gli artisti mesopotamici, hanno incastonato, su di uno strato di catrame, lapislazzuli, conchiglie, pietre di calcare rosso e madreperle bianche per mezzo delle quali, con estrema raffinatezza, nonché competenza tecnica ed espressiva, sono riusciti a descrivere con ricchezza di minuzie la loro avanzatissima civiltà. Le scene sono raccontate per mezzo di tre strisce, che narrano su di un lato le vicende relative ad una guerra vinta dai Sumeri e sull altro la pace riconquistata. IL MOSAICO Il Mosaico è una tecnica artistica usata già fin dall'antichità da alcune importanti culture. La tecnica base è quella di rivestire una superficie con dei frammenti che possono essere di materiale diverso. Questo materiale può essere di pietra, di marmo colorato, di legno e altro in modo alla fine da formare con i diversi toni di colori delle immagini che raffigurano delle particolari scene. Gli effetti finali sono molto decorativi e belli da vedere. M INUZIOSA O PERA S UPER A MMIRATA I SPIRATA C ON O NORE 15

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17 La guerra che verrà di Bertold Brecht La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell ultima c erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente. Osserviamo lo stendardo, immaginiamo... torniamo indietro nel tempo...e così nasce una storia da raccontare! UN TEMPO, NELLA CITTÁ DI UR Il popolo di Ur era minacciato da una città dell estremo Oriente. Anche l ultimo ambasciatore di pace era stato respinto e i suoi servitori uccisi. Oramai era guerra! Il re chiamò al suo cospetto il comandante dell esercito per organizzare le truppe e prepararle all imminente battaglia. Il comandante rassicurò il re, certo della sua vittoria. Disponevano, infatti, di carri attrezzati, sui quali potevano salire gli arcieri e scagliare frecce al nemico da una posizione privilegiata, perché più in alto rispetto la fanteria nemica. L indomani, il re sumero radunò tutto il suo popolo e, dall alto della ziggurat, parlò alla gente dicendo: Al sorgere della prossima luna piena, andremo in guerra! Il nostro dio ci aiuterà e vinceremo!, quindi iniziò il rito del sacrificio al dio della guerra. 17

18 E guerra fu! Gli scontri duravano già da tre giorni e sul campo molti uomini erano caduti. Gli uomini della fanteria di Ur avanzavano verso la città nemica combattendo con spade di bronzo, si distinguevano per il loro lungo mantello e avevano il capo coperto da un elmo sottile. I carri erompevano nella mischia scagliandosi contro i soldati nemici, travolgendoli. Molti guerrieri erano stati calpestati dai carri da guerra, altri erano stati fatti prigionieri, tra questi anche il re della città nemica. La battaglia era vinta. I soldati sconfitti, resi schiavi e denudati, vennero portati davanti al re di Ur, per fare l atto di sottomissione. Per celebrare la vittoria, il re decise di indire sette giorni di festeggiamenti. Si fecero parate militari, in cui sfilavano i carri da guerra e i soldati vincitori; nelle piazze alcuni musici suonavano le arpe e i flauti cantando la vittoria, mentre si danzava e si banchettava. Anche alla corte del re si era allestito un banchetto, al quale partecipavano i sacerdoti, i funzionari di corte e i nobili. La servitù era affaccendata a servire gli ospiti, riempiendo i calici di buona birra. Alcuni servi portavano capre e buoi al macello, poiché il re aveva scelto di sfamare il popolo durante i festeggiamenti. Dal palazzo reale si sentiva provenire una lieta musica che infondeva una sensazione di pace. Testo collettivo 18

19 LA LINEA Secondo elemento della grammatica delle immagini è la linea. Con la linea di cresce, ci si evolve, si passa dal disegno statico al disegno dinamico.: catturiamo le immagini racchiudendole nella forma, le facciamo muovere liberandole nella curva, le proiettiamo verso il futuro staccandole dal punto, le libriamo in volo trasformandole in ali. Ma senza la fantasia, ahimè, nessuna immagine riuscirà ad abbandonare il foglio. In base a come viene disegnata una linea si possono esprimere determinate sensazioni: La linea orizzontale per esempio suggerisce calma, staticità e quindi una grande tranquillità quasi come fosse un individuo che sta dormendo tranquillo. La linea verticale invece suggerisce un movimento regolare oppure una crescita od una caduta. La linea obliqua ci suggerisce qualcosa di dinamico, di fretta qualcosa che è instabile, uno scatto furioso quindi molta mobilità. La linea curva invece ci dà l impressione di qualcosa molto armoniosa, elastica, un vero senso di protezione... La linea spezzata che può suggerire energia pura, nervosismo o particolari vibrazioni. La linea mista ci propone fantasia, incertezza, movimento. Vediamo alcuni esempi di linee sotto. Nella realtà che ci circonda possiamo vedere come sia importante la linea, la notiamo nei contorni delle case e dei palazzi con linee orizzontali e verticali, nelle strade, nelle montagne, nei fiori Nel linguaggio artistico la linea è un elemento molto importante, per questo viene trovata spessissimo in molte opere di scultura, fotografia, grafica e pittura. In alcune di queste addirittura la linea è l elemento predominante. 19

20 Wassily Kandinsky, Yellow, Red and Blue Copia del dipinto di Kandinskij usando i pennarelli colorati. Consegna : ogni tipologia di linea deve avere un colore diverso. 20

21 Paul Klee L oggetto è il mondo, anche se non questo mondo visibile (Paul Klee) Paul Klee è uno dei più celebri pittori del mondo che ha dato il maggior contributo ad una nuova pittura fondata su caratteri astratti. Amava molto viaggiare, e dopo essere stato a Tunisi, Klee sentì di essersi pienamente impadronito del colore, dopo aver esercitato la sua arte più sul piano graficodisegnativo che pittorico in senso stretto. Punti e linee disegnano il paesaggio Una rosa sboccia nel giardino, poi un altra e un altra ancora finché, in un attimo, tutto si ricopre di questi bellissimi fiori. In questo paesaggio poetico e irreale del pittore svizzero Paul Klee, anche le casette, i prati e i campi diventano rosa. I punti sparsi sulla superficie del dipinto diventano nitidi, mentre le linee sembrano spezzarsi e cambiare direzione. Nel dipinto Giardino di rose, è come se Klee avesse tracciato sulla tela un reticolato irregolare, formato da righe verticali e orizzontali, dando forma ad aree geometriche squadrate. Come lui spesso amava dire, gli piaceva portare a spasso una linea. Anche noi lo abbiamo fatto questo è il risultato. 21

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23 Lo spazio dell uomo In quanti modi è possibile interpretare un paese, una città, i luoghi in cui gli uomini vivono vicini! Paul Klee, ci ha stupiti utilizzando segni semplici che a noi ricordano i caratteri cuneiformi usati per la prima volta dai Sumeri. I cunei, a seconda della loro posizione sulla tavoletta, davano significato diverso a seconda di ciò che si voleva rappresentare: nasceva così la scrittura. Anche Klee, posiziona i triangoli, le linee e altre forme geometriche, trasformandoli in file ordinate di edifici in modo tale da suggerire l idea di vicinanza, di varietà e movimento anche se gli elementi figurativi sono appena tratteggiati nei loro contorni. Lo abbiamo imitato, cercando di descrivere i nostri spazi odierni, le nostre città, con auto e strade le nostre piazze circolari 23

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25 COLORI COME SUONI La mattina, appena si svegliava, il pittore Paul Klee suonava il violino. Poi si metteva a dipingere. Nel suo studio aveva più di dieci cavalletti su cui c erano molti quadri già cominciati; e dipingeva un po un quadro, un po un altro, secondo l ispirazione. Usava i colori come fossero stati i suoni di una musica. Klee amava la musica quasi quanto la pittura. Nato nel 1879 vicino a Berna, in Svizzera, da una famiglia di musicisti, studiò musica anche lui e, da giovane, fu per molto tempo incerto se diventare pittore o musicista. Sua moglie Lily, da cui ebbe un figlio, Felix, era una pianista, e con lei suonava spesso. Klee è uno dei pittori più straordinari che siano mai esistiti. Diceva: Io e il colore siamo una cosa sola e, nessun altro pittore ha inventato colori tanto belli, tanto musicali. La sua era una fantasia fatta di immagini. Dipingeva forme fantastiche, composizioni geometriche o quadrati di puro colore, ma anche animali, fiori, paesaggi di sogno e personaggi fantastici. Amava la natura, la vita, come amava sognare le sue immagini colorate. Visitò varie volte l Italia e l Africa del Nord dove scoprì le luci e i colori più belli. Ma trasformò tutto quello che vide con l immaginazione. Il pittore, diceva, non copia quello che vede, crea delle immagini da vedere. Durante la sua vita, fino alla morte, avvenuta nel 1940, Klee dipinse migliaia di quadri che ricordano ciò che aveva visto e vissuto, ma che sono insieme immagini di un mondo nuovo, diverso, il mondo meraviglioso della sua fantasia. 25

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27 LA PAGINA DEGLI ACROSTICI P ITTORE A STRATTISTA U NIVERSALMENTE L ODATO K LEE L E E IBERA SPERIENZE STETICHE A MA R ICERCARE T ANTE E SPRESSIONI 27

28 IL SEGNO Col termine segno indichiamo qualunque traccia lasciata da qualcuno o da qualcosa in modo consapevole o inconsapevole che comunica un qualche significato. Il segno può essere quindi una macchia di colore, una linea, una incisione su di un metallo o su una pietra ma può anche essere una impronta, lasciata dal passaggio di un animale o un impronta artistica come per esempio, una particolare pennellata come quella usata da Vincent Van Gogh, o magari il modo di plasmare una certa scultura o i tratti di matita che usa un disegnatore e tanto altro ancora. Quindi si può dire semplicemente che con dei segni molto originali possiamo far in modo che la gente riconosca il nostro stile artistico subito alla prima occhiata. Il segno in pittura può essere realizzato con vari tipi di strumento, come i pennelli di varie misure ma anche con spatole, spugne, direttamente dai tubetti dei colori. Con le matite colorate poi si possono fare delle opere molto suggestive ed espressive, pieni di effetti. Con le varie matite facendo dei piccoli tratteggi più o meno numerosi si può arrivare a fare dei chiaroscuri molto belli da vedere. I dipinti si possono realizzare facendo uso di segni grafici, pennellate di diverso tipo, colature, macchie e tanti altri modi. L effetto ottenuto varia moltissimo a seconda dei mezzi tecnici e del supporto usato sul quale vengono stese le materie coloranti. 28

29 Notte Stellata - Vincent Van Gogh "... Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia? Come prendiamo il treno per andare a Tarascona o a Rouen, così prendiamo la morte per raggiungere le stelle...." Tratto da una lettera a Theo del

30 Van Gogh usa la linea non come mezzo descrittivo, ma con funzione espressiva, trasforma il colore rendendolo suggestivo: il colore non è dunque quello reale, ma un colore che suggerisce l emozione, attraverso il quale Van Gogh si esprime con più forza. Col cielo maculato di astri, di bagliori e di aureole, il pittore rappresenta un mondo sensibile, che affascina, stupisce e meraviglia per la sua grandiosità, per l energia che può emanare. Il cielo copre il paesaggio sottostante e lo avvolge, quasi come in un abbraccio. I colori della volta celeste si riflettono sulle case, sulle colline e una miriade di tasselli blu, gialli, verdi si mescolano e si accostano. Il paesaggio di Van Gogh ritrae una luna romantica e amica che riscalda la notte stellata. *** ************************ *** Notte stellata Per eseguire la copia di quest opera di Van Gogh, abbiamo usato i pennarelli colorati. La tecnica di disegnare o colorare, per meglio dire, con i pennarelli risale ad un periodo molto recente rispetto ad altre tecniche che so usano in arte. Infatti i pennarelli nascono negli Stati Uniti per soddisfare soprattutto delle esigenze industriali negli anni 50'. Le caratteristiche maggiori dei pennarelli sono, la brillantezza dei colori, la nitidezza e la versatilità. 30

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32 ACROSTICAMENTE VAN GOGH V INCENT A MAVA DIPINGERE N ATURE MORTE E G IRASOLI O LTRE A G USTARE H AMBURGER E a proposito di girasoli. Per realizzare il nostro libro, ci siamo documentati un po e abbiamo incontrato anche degli esperti in materia: una scrittrice e una redattrice. Ci hanno portati a conoscenza delle loro esperienze e abbiamo capito quanto la costruzione di un libro sia complessa. Insieme alla scrittrice abbiamo provato ad inventare una fiaba. E stato molto divertente e il risultato ci sembra buono. Protagonisti della nostra storia sono una strega di nome Carina, il suo gatto e proprio i girasoli! Ecco a voi il nostro elaborato. Buona Lettura! 32

33 CARINA E I GIRASOLI Carina era una strega. Carina viveva in un casolare in cima a una verde collina. Carina non era affatto carina, anzi era piuttosto brutta. Al posto dei capelli aveva una sorta di cespuglio spinoso, il suo naso, lungo e bitorzoluto, si appoggiava su una grande e larga bocca. Carina tutte le mattine si spaventava guardandosi allo specchio. AAAhhhhh!!!! Mamma mia quanto sono bruttaaaaa!!!!! Oh povera me! Carina pensava che tutti i guai che le capitavano derivassero dalla sua bruttezza. Ahi, se non fossi così brutta, probabilmente non sarei caduta dalle scale - piagnucolava sconsolata Carina aveva un gatto. Il gatto,dal morbido pelo nero, aveva un vezzo: una meravigliosa coda rosa. Il gatto, furbo e sornione, rideva sotto i baffi quando Carina si avvicinava a uno specchio, aspettando l urlo spaventato della strega. Carina aveva provato in tutti i modi a essere più carina. Faceva impacchi di balsamo ai capelli ogni giorno, li spazzolava e li impregnava di lacca; soddisfatta poi si guardava allo specchio ma, dopo pochi istanti POF! i capelli tornavano dritti e saettanti come prima. Si metteva creme colorate per coprire i bitorzoli, ma il risultato, ahimè, era che sembrava che avesse la faccia piena di fango. Ah! Se fossi bella come il sole! diceva. Carina era sempre più triste. Carina non si accettava così come era. Il gatto nero dalla coda rosa consolava la strega con fusa e smorfiette, ma Carina neppure se ne accorgeva. Il gatto nero dalla coda rosa, con un guizzo di astuzia, un giorno consegnò un libro a Carina: all interno avrebbe trovato la formula magica per migliorare il suo aspetto. 33

34 Il libro parlava di un girasole magico, capace di rendere bello chiunque lo riconoscesse. Carina si mise subito alla ricerca del girasole magico. Arrivò in un vastissimo campo di girasoli. Fu estasiata dalla bellezza dei colori, le sembrava di trovarsi in un campo pieno d oro. Si mise in mezzo a questi alti fiori, accarezzando le loro corolle vellutate; si divertiva a fare ventagli con le larghe foglie verde smeraldo. Cercando il girasole magico, si fece sera e Carina decise di trascorrere la notte nel campo di girasoli. L alba era vicina, il sole stava per nascere dietro le colline. I girasoli erano pronti per accogliere i raggi del sole e distendevano la loro corolla verso la luce. Alcuni però non riuscivano a drizzarsi in piedi, altri avevano i petali tutti stropicciati perché durante la notte il vento di tramontana aveva soffiato a lungo. Carina, prontamente, aiutò questi sfortunati fiori a stare in piedi, a sistemare la loro corolla, a staccarli uno dall altro affinché potessero seguire bene la direzione del sole durante la giornata. Carina li carezzava tutti e diceva loro: Come siete belli! Quanto vorrei essere un pochino meno brutta e somigliarvi un po! A questo punto un girasole, allargando le sue foglie, disse con voce delicata : Ma tu sei già bella, sei bella dentro! Era la voce del girasole magico. Un raggio di sole illuminò il volto di Carina e quel calore le fece nascere un sorriso. Carina aveva capito che non le importava più di essere bella, perché ciò che conta è essere belli nell animo. 34

35 L'importanza Colore del Nell'antico Egitto, il colore (Iwen) era parte integrante di ogni aspetto della vita quotidiana. L'artista egizio aveva a disposizione sei colori oltre al bianco e nero. Venivano ricavati in gran parte da composti minerali e quindi molti hanno mantenuto la loro vitalità nel corso dei millenni. Ogni pigmento aveva un significato simbolico, e alcuni avevano anche un senso ambivalente. La tecnica Per dipingere si usava la campitura: il colore veniva steso in maniera uniforme dentro una forma delimitata da un contorno. I colori erano preparati con una miscelazione di pigmenti ottenuti dalla macinazione di terre colorate, agglutinate da una sostanza collosa formata da acqua, lattice di gomma e albume d'uovo. I pennelli erano ricavati dalle fibre di palma. Questo tipo di pittura si chiamava tempera (dal latino temperare, mescolare) e veniva eseguita su superfici perfettamente asciutte e al riparo dalle piogge, in quanto solubile con l'acqua. 35

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