SPECIALE. Paolo Brama e Maurizio Mequio. Una sanità da curare

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1 SPECIALE di Paolo Brama e Maurizio Mequio Una sanità da curare Gli speciali di Dazebao N4 gennaio 2008 Varie facce per un cerotto miliardario Una voragine chiamata Sanità. Diecimiliardi e diecimilioni di euro sulle spalle dei cittadini. E del quattro dicembre la lettera di Romano Prodi a Piero Marrazzo. Nessun commissariamento, continuiamo così. Una storia lunga e incomprensibile. Che ha tra gli ultimi protagonisti Storace e il Presidente della Regione, l ex conduttore di Mi manda Rai 3. Il primo accompagnato da un equipe di manager capaci di assicurare uno stato, insperabile per l oggi, ma certamente inverosimile per l epoca, del portafoglio sanitario - firmarono documenti che dichiaravano un deficit non superiore ai 425 milioni di euro - iniziò la politica delle privatizzazioni. Il secondo, dedito al riassetto del sistema, aveva varato una manovra che avrebbe dovuto far risparmiare 800 milioni nel Ne sono mancati duecento, ma gli è stata rinnovata la fiducia da parte del governo. E i cittadini, i lavoratori, i pazienti? Sono ancora una volta loro a ereditare le conseguenze degli errori altrui. La manovra Marrazzo individuava nei tagli l unica salvezza, dalla chiusura di posti letto ospedalieri alla riduzione del costo del personale. Proposto come un piano strategico, ha portato lo sconforto di migliaia di lavoratori, alcuni hanno ricevuto lettere di licenziamento nel giro di poco tempo, altri si sono visti chiudere la porta in faccia per il loro futuro, le aziende ospedaliere hanno scelto la via del blocco delle assunzioni. Parola chiave dei manager negli ultimi otto anni è stata esternalizzazione, dell assistenza, del vitto, della pulizia, dell amministrazione. Il risultato evidente è la precarietà diffusa, la negazione di vari diritti, la creazione di fatto di un agglomerato di lavoratori invisibili. Il piano di risanamento annunciato e in questi giorni rilanciato passa attraverso sei azioni: la riduzione dei posti letto ospedalieri, il riassetto dell attività assistenziale, gli interventi di riduzione del costo del personale, la riduzione delle spese per beni e servizi, la programmazione delle attività degli accreditati privati e il coordinamento della spesa farmaceutica. Per sanare la bilancia economica si è sposato un modello che trasforma in caos continuato la vita di lavoratori e dei pazienti. L esternalizzazione ha toccato negli anni in primis la categoria degli ausiliari poi degli infermieri. Oggi proliferano anche contratti libero professonali per dirigenti medici. Gli speciali di Dazebao 1

2 Contratti senza ferie e malattia, che a parità di responsabilità immettono nel mercato lavoratori con stipendi che sono un quarto di quelli percepiti dai colleghi. La chiusura dei posti letto ha movimentato vari quartieri di Roma. Diversi gli Ospedali a rischio, nelle zone centrali come nelle aree periferiche. Già il nell ottobre dell anno scorso un comitato cittadino presentò firme, tra le quali quella di Verdone, di Salvatores contro la chiusura dell Ospedale Forlanini. Di due settimane fa le voci, subito smentite, di possibili imminenti chiusure: dal S. Giacomo e il Pertini di Roma allo Spolverini di Ariccia. Dal Presidio di Piazzale degli Eroi a Minturno al Regina Elena di Priverno. Fino al Cartoni di Rocca Priora. La strategia sembra chiara, sostituire le piccole onerose strutture con presidi territoriali basati sulla logica delle RSA (residenze sanitarie assistite). Sono critiche da anni le situazioni dei più grandi ospedali romani, sempre sull onda degli scandali, per le loro strutture che non rispettano le norme igienico-sanitarie e per le beghe di alcuni loro amministratori. Il Nosocomio di San Giacomo e il Policlinico sono altri due contenitori caldi di caos sanitario. I loro lavoratori denunciano assenza di meritocrazia nei sistemi perpetuati dalle dirigenze e d altra parte la carenza di personale giustifica gli scioperi dei lavoratori, ma anche i dissapori dei pazienti. Sì, perché tutti e dieci quei miliardi di euro pesano su di loro: i malati. Tagli alla Sanità significa sempre meno assistenza. La riduzione dei posti letto porta con sé il problema dei ricoveri in corsia. In neurologia per problemi di ortopedia o viceversa. Alla riduzione del personale consegue un peggioramento della qualità dei servizi, se nonuna loro assenza. Si allungano esageratamente tutti i tempi di attesa. Ma poche persone che fanno tutto significa anche più movimento tra reparti ed un aumento delle infezioni per i malati. Inoltre i cittadini sono stati chiamati nuovamente a pagare i ticket. Dal 15% del totale delle spese per un Pronto Soccorso con codice bianco, alle ricette sulla diagnostica e per le visite specialistiche. E se in parte è vero che la gente gli anziani- si rivolgeva eccessivamente agli ospedali, chi pensa a casi semplici e ingiusti come quello del lavoratore che si infortuna agli occhi? All Oftalmico il 50% dei casi del Pronto Soccorso sono considerati da Codice Bianco. E gli immigrati? Saranno forse costretti a non curarsi. E un calderone dove il gioco al tiro della cinta di certo non passa inosservato. Così eventi come l occupazione del 25 ottobre da parte dei Cub della Direzione del San Camillo, contro il prolungamento dei turni di lavoro da 35 ore a 36 per lo stesso stipendio, o lo sciopero dei medici ANAAO del 16 novembre, i medici prestati dalla struttura allo Spallanzani, sono fatti di routine per il mondo della salute pubblica. Che sempre dal S. Camillo siano state esternalizzate prestazioni specialistiche e diagnostiche ad un associazione per lo sviluppo della medicina alternativa, quindi probabilmente non qualificata, è parte del gioco. Si tende ad andare avanti. Quel che importa è ricucire. Tagliando. E allo sciopero della Sanità del 9 novembre si è arrivati dopo diverse azioni locali, che continuano senza sosta, dalle assenze per malattia che si fanno sentire, alle proteste visibili a tutti. Un anno pieno di bandiere e striscioni appesi accanto alle insegne dei luoghi di cura. Se ha fatto scandalo a livello nazionale la morte di una sedicenne a Vibo Valentia, per una semplice tonsillite, perché continuare ad ignorare il crollo di un sistema, basato sulla precarietà del personale? Sull assenza di personale internalizzato e sulla fiducia in ditte private che propongono un minimo risparmio? Un risparmio dovuto esclusivamente alla non tutela dei propri dipendenti, dall assenza di formazione al loro demansionamento, e che sfocia nella loro comprensibile demotivazione. 2 Gli speciali di Dazebao

3 Quando a Hermes tolgono le ali Gli ausiliari del San Filippo Neri Duecentoquaranta lavoratori invisibili, gli esternalizzati, messaggeri tra i reparti, ausiliari, addetti alle pulizie, alla farmacia, ai magazzini ed ai pasti dei malati. Dal 1 maggio sono dipendenti di tre ditte diverse riunite in un unica grande azienda. Un azienda atipica: fantasma quando deve tutelare i propri lavoratori, quando deve ascoltarli. Fortemente presente al momento dell appalto, capace di soffiare spazio di mercato anche alle ditte del Presidente della Lazio Claudio Lotito. E del 4 dicembre scorso l ultima assenza giustificata, come si legge nel verbale, della Manutencoop Facility Management - ditta di Bologna che offre lavoratori anche all Ospedale Spallanzani, al Forlanini ed al Grassi - all incontro richiesto dalle OO.SS in sede sindacale. I rappresentanti dei lavoratori esternalizzati lamentano cinque mesi di dialogo interrotto, il loro è uno stato da abbandonati a sé nella giungla della Sanità romana. Un contratto di pulizie trasformato in un contratto da tuttofare, solo part-time, nessuna formazione, stipendi miseri, straordinari bloccati ed un miraggio chiamato internalizzazione. La politica di assegnazione dei servizi a ditte esterne iniziò nel 1998 per le sole attività di pulizia. Lotito vinse l appalto e riuscì pian piano ad aggiudicarsi l allargamento dei servizi. Nel 2007, al momento della gara d appalto erano coperti con una rotazione del personale completa diverse aree. Dalla pulizia interna ed esterna alla fornitura di cinquanta ausiliari al giorno per i poliambulatori e i reparti, compreso quello di terapia intensiva. Dalla preparazione dei pasti alla distribuzione del dispensario medico. Fino alla gestione dei materiali del magazzino, dalla cancelleria ai prodotti igenico-sanitari. La gara la vinsero Manutencoop, Ageco e Sair. Ai duecentoquaranta lavoratori è stata assegnata una divisione delle mansioni, la Sair ha preso in gestione la fornitura di ausiliari, la Ageco i servizi della farmacia e della raccolta rifiuti e la Manutencoop la pulizia dei reparti. Se prima eravamo in duecento a pulire quattro padiglioni, ora siamo in cento. Ci dividevamo per edifici, per piani. Ora siamo costretti ad entrare e riuscire, a correre da una parte all altra. Siamo abituati. Si perpetua qualsiasi violazione della somministrazione di manodopera. Ma chi ci rimette sono i malati. Questi spostamenti possono portare delle infezioni. Ci racconta un lavoratore. Le porte si aprono e si chiudono più volte, non è colpa nostra. Gli speciali di Dazebao 3

4 L altro giorno stavo pulendo i bagni, la caposala mi ha chiamato, mi ha detto di lasciare perdere quello che stavo facendo e di correre a trasportare un malato. Gli invisibili non possono fare riferimento all Azienda Ospedaliera per i loro problemi, ma sono in realtà controllati da questa. Lavorano in stretto rapporto con medici, capisala e infermieri. Sono loro ad indicargli i compiti, la formazione si svolge esclusivamente sul campo. La formazione è un nostro diritto, da ciò dipende il bene dei pazienti commenta Bruno Mascetta, responsabile del coordinamento degli esternalizzati. Abbiamo un contratto strano, corrisponde al vecchio contratto delle pulizie, ma apre a diverse mansioni. E quello delle imprese multiservizi, Roma Multiservice ad esempio, lo applica anche per quelle persone che fanno le multe. Un lavoratore al terzo livello, il top raggiungibile, guadagnerebbe 900 euro al mese, se riuscisse a svolgere le sue 36 ore settimanali. Sono gli ausiliari. Gli addetti alle pulizie a parità di ore ne guadagnano 800. Inizialmente il bando prevedeva due appalti, le proteste dei lavoratori costrinsero l azienda a presentare un unico appalto. Il rischio era quello che un azienda, quella che avrebbe preso gli addetti alla pulizia modificasse il loro contratto. Spiega Mascetta: Stiamo male, ma non vogliamo stare certamente peggio. E in questo mondo c è chi ci sta. Il vero problema è che seppur non ci sono stati tagli del personale con l esito della gara, la Manutencoop non assume con orari settimanali alti. E se prima la consegna dei reparti puliti era la mattina presto. Ora, poiché nel capitolato non è presente un orario di consegna specifico, ci viene chiesto di posticipare le entrate. Di fare meno ore. D altra parte in dieci anni il personale ausiliario internalizzato si è ridotto da 100 unità a 30. La politica di risparmio ospedaliero è incentrata sull assenza di turn over, con il blocco delle assunzioni e la non sostituzione delle persone che vanno in pensione. Sui risparmi ricavati dall accorpamento estivo dei reparti, sul Day Hospital e sulle entrate dovute al nuovo poliambulatorio per le risonanze, che è andato a sopperire alla chiusura di Radioterapia del Presidio Sant Andrea. Il tema caldo del San Filippo Neri resta comunque l esternalizzazione. Anche gli infermieri sono in continuo fermento, sottodimensionati, lavorano in condizioni disumane. Hanno scioperato, manifestato e protestato tutto l anno contro un esternalizzazione sempre più all orizzonte. Il recente bando per dieci infermieri è considerato decisamente insufficiente dai sindacati di categoria e la Sair stessa si sarebbe resa disponibile a fornire degli infermieri. E realmente così conveniente per il San Filippo appaltare? Riferendoci sempre al preventivo che ha vinto l ultima gara per multiservizi, il costo mensile totale presentato era leggermente superiore a euro, inclusa l Iva. Per il personale esternalizzato oggi l azienda spende in media 14 euro, di cui sette vanno al lavoratore, gli altri sette sono per contributi e tasse. Mascetta afferma: Il lavoratore internalizzato costerebbe invece 12,5 euro l ora. Ma l impiegato pubblico può accedere ai concorsi, migliorare il proprio status e questo è un problema. Poi c è la politica, chi verrebbe internalizzato? Battaglia ha detto che fino al 2009 non si farà nulla in tal senso. Purtroppo è solo un miraggio. Siamo precari. Una vita da precario: ogni cinque anni un nuovo appalto, un nuovo giro di giostra. Il destino è legato ai termini del bando, se prevede minori spese, si rischia di perdere il posto di lavoro. 4 Gli speciali di Dazebao

5 Natale all Umberto I tra co.co.co, cicche e scandali al sole Oramai è il caso simbolo della Sanità laziale. 118 milioni di euro di deficit e un inchiesta che lo ha fatto passare alla storia come il Policlinico-Inferno o degli orrori. E mentre i sindacati dei lavoratori continuano i loro sit-in di protesta sotto l entrata dell Ospedale, la Corte di Cassazione ha spedito il proprio regalo di Natale ai fornitori in causa per il loro mancato pagamento: la struttura Umberto I sarà costretta a pagare tutti i suoi debiti. Storia recente di un luogo caldo ed antico, dove ogni ventiquattr ore il portafoglio pubblico perde più di trecentomila euro. Centoventi anni esatti di vita, più di 1000 posti letto, 5000 dipendenti delle strutture assistenziali, 325 primari, 2000 infermieri: è questo l Ospedale più importante di Roma. Legato all Università La Sapienza, è stato il modello di struttura sanitaria proposto agli studenti ed il punto di riferimento privilegiato per gli ospedali minori. E oggi? E bastato lo splendido lavoro del cronista Gatti - che ha vissuto dall interno il suo scoop, frequentando per un mese l ospedale travestito da uomo delle pulizie - per rendere nazionale quel che era di dominio pubblico da anni a livello locale. Cicche di sigarette nei reparti, fumo nei pressi di pediatria, nei corridoi adiacenti ai reparti di terapia intensiva, escrementi di cane nei corridoi dei sotterranei dove venivano trasportati i malati, laboratori incustoditi e provette lasciate aperte. E il drammatico resoconto dell esperimento del giornalista dell Espresso e della sua vita da esternalizzato. Ovvero da lavoratore sconosciuto, lanciato allo sbaraglio, non controllato, né tutelato. I sindacati dal 13 dicembre scorso protestano contro il governo per il rinnovo dei contratti nazionali della sanità pubblica. Roberto Chierchia della Cisl ci ha spiegato che la situazione dei lavoratori del Policlinico è complessa. Esistono diversi tipi di contratti, alcuni più tutelati, altri meno. Le assunzioni sono bloccate e il ricorso a lavoratori esterni è in aumento. Occorre fare delle distinzioni, non sono tutti precari allo stesso modo, ci sono diversi stipendi, diversi accordi. Sono 250 gli esternalizzati pagati da aziende che hanno vinto delle gare. Più di mille invece i contratti co.co.co a tempo determinato, quasi tutti a ragazzi. Lavorare è un diritto di tutti, una politica seria dovrebbe occuparsi dei giovani, offrire maggiori tutele, non togliergliele. A questi contratti vanno aggiunti i contratti dei medici, dei contratti privati, proposti dalla Asl a liberi professionisti. Incontrollabili e disomogenei tra di loro. A parità di responsabilità e di lavoro, al Policlinico due medici possono guadagnare uno un quinto dell altro. Stefano Lazzarini della Cisl-Università ci spiega i motivi del proliferare dei co.co.co. Le sbagliate interpretazioni della Legge Biagi e le nuove autonomie dipartimentali universitarie sono le cause di questo fenomeno. I professori chiamano quando vogliono i loro studenti per progetti che solo loro conoscono a fondo. I ragazzi accettano sempre, perché gli è detto che è utile per il loro percorso di studi e perché rassegnati a questo mondo del lavoro. Molte volte il compenso è insoddisfacente e il lavoro impegnativo. Afferma che il sindacato è riuscito a fare internalizzare 49 studenti universitari negli ultimi anni, con contratti della Funzione Pubblica per lavori amministrativi, ma avverte: non è possibile assumere tutti, mancano i soldi, non possiamo raccontare falsità. Gli speciali di Dazebao 5

6 C è stato un concorso per infermieri, la graduatoria risale a sei mesi or sono, erano in ballo 50 posti, beh il concorso è stato bloccato, nel frattempo le cooperative hanno fornito i loro infermieri. L azienda pensa a risparmiare. Prolificano le critiche nei forum degli specializzandi dell Umberto I, alcuni si lamentano di non essere pagati da luglio, altri raccontano esasperati il loro lavoro: tanti turni notturni, orari lunghi e il rapporto con i pazienti, il punto forte e debole delle loro esperienze. Ovvero sostituiscono i dottori di ruolo, sono loro a girare per i reparti, a tranquillizzare e ascoltare i pazienti, a visitarli. Ma il loro compenso è di 800 euro al mese, pari al compenso delle borse di studio per i dottorandi universitari. Novantacinquemila metri quadrati di complesso ospedaliero e poco personale: il 22 novembre un paziente di 75 anni s è suicidato e il cadavere è stato trovato solo dopo 24 ore, riverso in mezzo a carte sporche e le solite cicche di sigarette, sugli ultimi scalini dello scantinato su cui s affaccia la scala di emergenza del II Padiglione. Poco personale significa meno assistenza, meno servizi e non incapacità dei lavoratori. Infermieri, ausiliari e medici sono angeli in questo luogo difficile. Gli ausiliari addetti alle pulizie ci hanno raccontato di avere assegnati dei compiti improponibili, come occuparsi della pulizia giornaliera (da svolgersi in una mattinata) di quattro piani di un padiglione, in sole due persone. Il Pronto Soccorso è altra terra di frontiera e gli infermieri i suoi addetti privilegiati. In questo reparto non reparto, l accoglienza, l attesa e i passaggi da sala in sala, da dottore a dottore, di ora in ora, dei pazienti, è routine degli infermieri. Afferma uno di loro: alle lamentele dei pazienti, che aspettano per ore, noi rispondiamo con il nostro impegno, siamo in pochi, ma facciamo di tutto. Giustamente chi arriva al Pronto Soccorso non pensa a cosa ci sia dietro quella porta. Pochi dottori, posti letto occupati, a volte problemi con le macchine. Tra malati immaginari e reparti occupati, gli infermieri mettono la propria faccia e il loro impegno per salvare il salvabile, ma per accorciare i tempi d attesa non hanno ancora il dono dell ubiquità. Sotto l albero quest anno è giunto un regalo sgradito: la Corte Costituzionale, nei primi giorni di dicembre ha dichiarato illegittimo il decreto legge 341 del Quel decreto aveva cancellato tutte le ingiunzioni di pagamento che pendevano sulla struttura, prima azienda universitaria e nel 99 diventata azienda ospedaliera. Cambiando il soggetto giuridico erano decaduti i decreti ingiuntivi di pagamento. I fornitori si erano trovati con un buco di parecchi milioni di euro sulle spalle e costretti a continuare a fornire materiali, tra cui farmaci generici di primaria importanza. Il Policlinico continua così ad essere una vetrina eccellente dello stato della Sanità laziale. Il gioco del risparmio rischia di non spegnere gli scandali del Policlinico-Inferno. 6 Gli speciali di Dazebao

7 Medico: una carriera da costruire Parliamo con Andrea Mirri, medico alle prime armi laureato all Università La Sapienza di Roma, delle prospettive generali di inizio carriera dopo anni di studi e specializzazione in medicina, e della maniera di collocarsi all interno delle maglie del Servizio Sanitario nazionale. Affrontiamo con lui il delicato tema del percorso post-laurea, delle difficoltà ad esso connesse, di cosa attende un giovane e volenteroso medico a partire dal conseguimento del titolo. La laurea rappresenta uno dei giorni più belli della vita. Da quel momento s apre un orizzonte nuovo e a volte, purtroppo, potrebbe anche non aprirsi fatto di sogni, impegno quotidiano, sacrifici e speranze spesso disattese. Effettivamente quello della laurea è uno dei giorni più belli, tuttavia vissuto non solo dal sottoscritto in uno stato di pruriginosa angoscia per quello che seguirà. Innanzitutto l esame di Stato, assai complesso, che contempla tre branche principali (medica, chirurgica e medicina di base) a cui fanno seguito tre mesi di tirocinio. Superato tutto ciò e non è mai una passeggiata si ottiene l abilitazione; il difficile viene dopo. L esame di Stato e il tirocinio ad esso connesso infatti, pur nella loro complessità, possono essere affrontati in maniera tutto sommato lineare, sempre con i dovuti distinguo relativi al singolo caso. L esame di abilitazione avviene in due sessioni, in luglio e febbraio, e così come è concepito non comporta impedimenti strutturali. I problemi arrivano quasi sempre e senza esclusione con la specializzazione e relativo esame, che contempla spesso tempi lunghi, difficoltà nel percorso e prevede una sola sessione annuale. Se non ce la si fa a rientrare in un determinato anno, spesso perché i tempi con le sessioni dell esame di abilitazione non coincidono, si deve aspettare il successivo, con tutti gli svantaggi annessi in merito a sacrifici da affrontare anche economici e tempi che si allungano dalla data di conseguimento della laurea. I sacrifici cui si va incontro in questo interregno che conduce alla specializzazione sono in effetti molteplici, a detta di molti giovani medici. Andiamo a vedere nel dettaglio di che genere possono essere e, soprattutto, cerchiamo di scoprire cosa fa un giovane medico specializzando. In questo intermezzo, in alcuni casi lungo e tortuoso, diciamo che se l imperativo non è proprio quello del tirare a campare, bisogna affinare particolarmente l arte di arrangiarsi: il giovane medico cerca di arricchire il proprio percorso curriculare; immagazzinare esperienze, soprattutto fare esperienze, in termini di prassi medica, che consiste poi nel suo lavoro futuro, nell interagire coi pazienti. Cerca sostanzialmente di frequentare punti di Pronto Soccorso, fare le sostituzioni, fare le guardie mediche, segue percorsi di tirocinio all interno di studi medici; cerca insomma di farsi le ossa. Il giovane medico fa quindi quel che avviene un po dappertutto; si tratta della cosiddetta gavetta da cui nessun settore è escluso. Tuttavia, vista da fuori, tale metafora potrebbe rivelarsi ingannevole e soprattutto incompleta, dati alcuni punti strutturali che burocratizzano e complicano non poco lo stato delle cose. Vanno segnalati due aspetti: le prestazioni lavorative da semplice abilitato sono da effettuarsi in maniera gratuita, senza neanche l ombra di rimborsi spese. Tutto ciò va unito al fatto che qualsiasi attività lavorativa è incompatibile con la specializzazione medica, a meno che non venga effettuata in nero. Ecco che a questo punto, se non si ha alle spalle una famiglia che possa sostenere diventa particolarmente difficile affrontare tale itinerario. Lavorare tutti i giorni, a orari stabiliti, per un numero di ore mai inferiore a quelle previste da contratto e non percepire alcun corrispettivo può comportare serie difficoltà quotidiane, oltre a rivelarsi frustrante. La gavetta all interno di una determinata struttura può essere estremamente lunga, si può parlare anche di anni, essendo decisamente pochi i posti disponibili si finisce comunque con l accettarla onde evitare, in prospettiva futura, di perdere il posto, ben sapendo che a seguito di una tua eventuale rinuncia ci sono molti in fila pronti a subentrare. Tutto ciò è aggravato dal fatto che, considerati i normali tempi di conseguimento della laurea e del titolo di abilitazione, s arriva ad affrontare tale percorso spesso dopo aver compiuto i trent anni. Gli speciali di Dazebao 7

8 La strada che porta alla specializzazione, se non si entra da subito in un circolo virtuoso, può rivelarsi un vero e proprio girone dantesco. Una volta giunti alla meta, per gli eroi che riescono nell impresa, le condizioni, lavorative e non solo (con particolare rilievo dal punto di vista economico), sembrano migliorare in misura sensibile. Possiamo anche azzardare ad affermare che superato tale ostacolo inizi, se non proprio la discesa, una ben meritata pianura. Il medico specializzato, in quanto tale, ha diritto a un compenso, che di recente è stato anche ritoccato in alto. Si tratta di circa milletrecento euro mensili, certo non sufficienti ad arricchirsi ma a vivere meglio di quanto non si facesse coi novecento precedenti. Si tratta di un piccolo passo in avanti che dovrebbe essere esteso a tutte le categorie, prima fra tutti la ricerca scientifica che garantisce, ad oggi, compensi da Terzo Mondo, detto con grande rispetto per lo stesso. Il riferimento ad altre categorie professionali e della ricerca conduce su un alto binario: il rapporto fra le politiche governative ed il tema in oggetto. Cerchiamo di capire cosa hanno fatto i precedenti governi e cosa fa l attuale per i giovani medici specializzandi. Le politiche governative, da questo punto di vista, mostrano purtroppo una totale e disarmante cecità, come testimoniano i recenti papocchi introdotti in materia di regolamentazione. Il decreto ministeriale del 6 marzo 2006 contemplava che per partecipare al concorso di specializzazione si doveva essere abilitati entro la data di iscrizione allo stesso, che si è tenuto agli inizi di luglio 2007, vale a dire prima della sessione del concorso di abilitazione che era prevista per la fine del luglio dello stesso anno. Ciò ha provocato una valanga di ricorsi, avendo la combinazione delle date tagliato fuori una folta schiera di aspiranti. In seguito a questo, all interno della recente finanziaria è stato approvato il decreto Mussi che stabilisce che per la successiva sessione (febbraio prossimo) potranno partecipare anche i non abilitati. Il risultato è stato che gli abilitati candidati in luglio hanno potuto godere di una concorrenza pressoché dimezzata. Ovviamente a febbraio, immaginiamo, ci sarà una vera e propria ressa Non solo; diciamo che a febbraio ci sarà molta più concorrenza, a scapito di tutti i non abilitati del luglio 2007, ed è comunque un iniquità in termini di diritto. La ressa vera e propria ci sarà purtroppo a luglio prossimo, in quanto lo stesso decreto Mussi contempla che a partire da quella stessa sessione potranno partecipare addirittura i non laureati (pur con l inserimento di alcuni paletti)! Osservando tali misure dal di fuori, si potrebbe pensare a errori commessi in buona fede, a partire dalla lodevole volontà di adoperarsi per migliorare la vita degli specializzandi. Essendo al di fuori da certe dinamiche politiche e ignorando le istanze che spingono a prendere provvedimenti così apparentemente insensati e per giunta da un anno all altro, ho tuttavia motivo di credere che le ragioni di tale papocchio abbiano fatto seguito alla valanga di ricorsi della passata estate e alla volontà di non scontentare nessuno, finendo ovviamente per scontentare tutti. In pratica un dare un colpo al cerchio e uno alla botte, nella maniera più subdola e priva di competenze, non considerando poi che gli effetti di tali provvedimenti vanno a ricadere sui futuri medici, quindi sul servizio sanitario nazionale e sull utente paziente che e è sempre tra i primi a rimetterci. Un problema assai più vicino all uomo comune è quello del rapporto tra medico e paziente, tra utente e Servizio sanitario Nazionale. Un rapporto spesso controverso che di frequente suscita malumori e disagi, ma altrettanto spesso, e aldilà delle facili apparenze, riesce comunque a garantire servizi egregi. I due aspetti andrebbero scissi, nel senso che tra paziente e medico il rapporto è ovviamente un rapporto diretto, privato, spesso anche fiduciario, diver- 8 Gli speciali di Dazebao

9 so da quello tra due entità considerate in astratto, come appunto il cittadino e la macchina burocratica della sanità. Diciamo che il rapporto tra paziente e medico è sostanzialmente migliorato, specie in questi ultimi anni, dove a fronte della sostanziale rigidità per ovvi motivi di carattere tecnico organizzativo dei protocolli medici, si è però aggiunto un atteggiamento più mirato rispetto al paziente, soprattutto dal punto di vista umano, e questo a partire dalla formazione universitaria, come dimostra anche l approccio assunto nel formare gli operatori sanitari, vedi infermieri e tecnici. A questo va aggiunto un maggiore livello di informazione, apportato anche dall aumento generale della scolarizzazione e dell informazione su scale globale, che fa sì che oggi il paziente sia più informato e consapevole di quanto non fosse venti o trent anni fa. Ciò ha rappresentato un ulteriore elemento nel miglioramento di tale rapporto. Con questo non voglio affermare che i cittadini possano godere sostanzialmente di un buon servizio, cosa peraltro difficile da far credere di questi tempi. Penso però di poter dire una cosa; spesso e volentieri si parla di malasanità, infilando ad ogni piè sospinto questo termine ormai logoro, senza spiegare le ragioni di taluni disagi, senza entrare nel merito. Di questo sono responsabili alcuni mezzi d informazione che svolgono in modo sommario la loro funzione primaria. In particolare la televisione che per via del suo fisiologico linguaggio immediato rivela solo la superficie della cose senza spiegare le ragioni alla base. So che la mia potrebbe passare per una difesa d ufficio della categoria, ma sono altresì convinto che una notevole fetta degli operatori sanitari lavori con grande serietà e dedizione, spesso facendo anche molto a fronte del poco di cui si dispone, in termini di mezzi e strutture. Quest ultima affermazione conduce spontaneamente a un altra riflessione, forse scontata e capziosa: l Italia da sempre rispetto ad altri paesi Europei è in cima alla triste classifica dell evasione fiscale. È probabile pur se in assenza di controprova che se tutti pagassimo le tasse il Servizio Sanitario nazionale ne gioverebbe. Questo potrebbe certo essere uno dei punti, se non addirittura il principale, da cui ripartire. Ovviamente il Servizio Sanitario nazionale ne gioverebbe, e altrettanto ovviamente non solo quello. L Italia da anni ha a che fare con tale problema, che crea notevolissimi ostacoli e disagi, specie se associato come accade da sempre all altro annoso problema degli sprechi. Su quest ultimo non mi soffermo, perché si dovrebbe aprire una digressione in merito all amministrazione delle risorse e a come gli Enti locali le ripartiscono e con quali logiche, e certo non è un caso, senza voler fare discorsi classisti e sommari, che i maggiori casi di malasanità si registrino in talune aree piuttosto che in altre. Tuttavia, per esperienza non solo personale, posso constatare come la sanità italiana riesca spesso nel miracolo di fare le nozze coi fichi secchi. Dico spesso e non sempre, perché purtroppo, stante le attuali condizioni, di miracolo si tratta. Certo tutto potrebbe funzionare molto meglio se si trovasse la panacea, tanto per restare in tema, per debellare sprechi ed evasione fiscale. Per questo però, non basta un semplice colpo di bisturi; occorre un profondo cambiamento culturale, realizzabile in tempi che al momento non sappiamo immaginare. Gli speciali di Dazebao 9

10 Laureandi, più pratica per poter curare Dario e Cristiano sono due giovani studenti di medicina romani. Non sanno ancora quale sarà il loro futuro di medici e quali sorprese potrà riservargli; raccontano dell attuale rapporto tra formazione universitaria e lavoro sanitario. Ci parlano delle loro aspettative solo parzialmente soddisfatte perché c è un palese gap tra le parti. Lo scarto è purtroppo netto; le aspettative in termini di passione, aspirazioni e capacità d investire energie non solo intellettuali sono quasi sempre surclassate dalla burocrazia, da un orientamento agli studi troppo antiquato e lontano da quelli che sono i bisogni attuali. Un primo chiaro esempio di burocrazia è rappresentato dal numero chiuso: una sorta di non senso dal punto di vista del diritto allo studio; un procedimento che di fatto esclude tale diritto o comunque lo limita fortemente, spesso e volentieri con parametri selettivi che poco hanno a che fare con le reali competenze e capacità dello studente a misurarsi con un determinato percorso di studi. Ciò è ancor più vero nel campo della medicina, dove oltre ad attitudini e predisposizione metodologica servono passione, empatia, capacità di ascolto e dedizione. Tutte cose che possono emergere soltanto con il tempo e lungo l itinerario formativo, non certo da uno sterile e rigido test a risposta multipla. I programmi di studio andrebbero revisionati alla radice; spesso sono antiquati o, al contrario, pur se concepiti con un taglio più innovativo, finiscono per rivelarsi desueti nel metodo. Il problema del metodo applicato e dei programmi didattici è un problema particolarmente sentito nelle università italiane, in special modo in quelle facoltà dove s insegnano materie tecnico-scientifiche. A volte i programmi e i percorsi di studio possono rivelarsi sensibilmente lontani dai reali bisogni degli studenti. Un esempio in tal senso può essere quello delle Attività Didattiche Elettive: sono state introdotte dopo la riforma al fine di portare un numero maggiore di crediti, ma hanno finito per peggiorare la qualità della formazione. Si tratta perlopiù di corsi aggiuntivi a parte, che poco hanno a che vedere con quella che dovrebbe essere la formazione pratica di un medico; in realtà non servono a nulla, tolgono tempo e finiscono con l inasprire quello che è un problema annoso della formazione medica almeno qui in Italia; la predominanza della teoria sulla pratica. In aggiunta, va segnalato anche come siano ancora molte le facoltà che, non riuscendo a liberarsi dalla zavorra della burocrazia cui abbiamo fatto riferimento, finiscono per incappare in ostacoli di carattere pratico, con grandi disagi per gli studenti stessi. Medicina e Chirurgia è fra queste. L intero ordinamento didattico è un esempio di come le cose funzionino in maniera troppo burocratica sotto alcuni aspetti toccando dei punti di vera e propria cecità e dovrebbe essere organizzato in maniera diversa. Per i primi tre anni è sostanzialmente buono, ma dal quarto cominciano le magagne: l obbligo di frequenza di alcuni moduli comincia a cozzare in termini di tempo e non solo con quelli che sono gli obblighi della materia in cui ci si specializza. Premesso che a uno studente di cardiochirurgia potrebbe non interessare molto l essere presente ai corsi di dermatologia od ortopedia, c è il problema, non secondario, del tempo: le ore da dedicare ai corsi di specializzazione sono ovviamente molte, non sempre conciliabili con gli orari a incastro di altri corsi. Tutto ciò, unito alla mancanza di ubiquità degli studenti e all obbligo di totalizzare, per sostenere degli esami, almeno il 67% delle ore di presenza, dà vita ad ovvi fenomeni di assenteismo e ad alcune forme non proprio legali di sopravvivenza, come il fiume di firme false che inizia a circolare dal quarto anno in poi. Altro problema particolarmente sentito è il rapporto studenti-docenti, dell interazione con coloro che dovranno formare le future classi. Questo tema è sempre un po spinoso, si rischia di dire tutto e il contrario di tutto. Diciamo che, personalmente, nella nostra facoltà ho riscontrato alcuni casi di arroganza, ma forse sono problemi comuni un po a tutte le facoltà, non saprei. Sicuramente, vedendoli dalla nostra parte, emerge forte l idea di una casta, di un baronaggio che è probabilmente presente anche altrove, ed in questo senso si corre il rischio di dire delle ovvietà. Certo è che da noi tale impressione è particolarmente solida, oltretutto aggravata da quelli che sono i naturali sbocchi e legami tra l Università e il Policlinico, dando 10 Gli speciali di Dazebao

11 spesso vita a fenomeni di nepotismo tali da rafforzare ulteriormente l immagine di una casta baronale. Il termine barone è in effetti particolarmente inflazionato quando si parla di professori universitari, quasi un po come quando si usa l aggettivo ruggente e per associazione mentale si pensa a epoche passate tanto che ci permettiamo di avanzare un dubbio: forse alla base di tutto può esserci una questione fisiologica? Un primario che decide far entrare un giovane medico nel proprio reparto deve ovviante testarne le competenze, intuirne le qualità anche umane. Magari ciò che da fuori viene scambiato per un rapporto nepotistico è soltanto un naturale e dovuto itinerario di conoscenza e maturazione fra maestro e allievo. Magari sì, e ciò è ancor più vero riguardo al rapporto di maturazione e conoscenza tra chi educa e chi dovrà, un giorno, adoperarsi per curare, per salvare delle vite. Certo è che se non hai accesso a determinate sfere, ogni rapporto tra maestro e allievo è naturalmente precluso. Senza contare che spesso l immagine dei docenti, o almeno di parte di essi, cozza un po con la figura del medico in quanto tale: se si immagina un medico come uno che occupa tale ruolo per passione, per combattere il male e curare la vita perché questo deve essere infastidisce un po vedere alcuni professori assai lontani, almeno in apparenza, da tale scopo, da tale ruolo. Alcuni sembrano più attenti alla loro immagine che al resto; il loro ruolo di professori, il loro status symbol, sembrano venire prima di tutto ma magari è soltanto un impressione. Altro questione sentita è la qualità delle strutture e degli strumenti messi a disposizione, in particolare per la facoltà di medicina e in merito all ammontare delle tasse da sostenere che, ricordiamolo, per la facoltà in oggetto è tra i più elevati. Per noi della Sapienza la struttura di riferimento è il Policlinico Umberto I e, anche in virtù delle recenti inchieste venute alla luce a partire dallo scorso autunno, sarebbe troppo facile parlarne male, un po come sparare sulla Croce Rossa e noi futuri medici non possiamo in realtà, aldilà delle facili battute, lo stato delle cose è complesso, almeno visto dal di dentro. Diciamo che, standoci a contatto e sorvolando sulle ovvie carenze d una struttura umbertina, per forza di cose logora e fatiscente, e sorvolando su eventuali episodi di cattiva gestione sui quali non ci pronunciamo per mancanza di elementi probatori, la cosa che stupisce è l abissale differenza tra alcuni impianti del tutto all avanguardia e altri da Terzo Mondo. Ciò è dovuto alla scelta anche qui adottata con criteri che sfuggono di rimodernare alcuni padiglioni (il Policlinico ne conta in tutto otto) con impianti di sicura efficacia, a scapito di altri che, finora, non sono stati neppure sfiorati da interventi di ristrutturazione e ammodernamento. Il reparto di Cardiochirurgia, ad esempio, è stato ben ristrutturato e, per come lo conosciamo, abbiamo motivo di ritenerlo assolutamente eccellente; per altri è preferibile sorvolare. Il tema offre lo spunto per parlare delle strutture di altri paesi, europei e non, rapportate a quelle nostrane Alcuni amicicolleghi hanno fatto l Erasmus in Danimarca dove hanno seguito dei corsi di specializzazione in cardiochirurgia; ci hanno parlato di strutture di assoluta eccellenza e di un metodo formativo diverso dal nostro molto più incentrato sulla pratica, tanto da convincerci a presentare la richiesta di dottorato per la stessa sede. E il futuro da medici? Tutti quanti ce la facciamo letteralmente sotto! La sensazione comune a molti, dopo anni di studio intenso, è di uscire dalla facoltà avendo una buonissima preparazione, spesso anche ottima, dal punto di vista teorico. Il problema, tuttavia, è quello d immaginare ciò che prima o poi dovrà accadere, cioè mettere le mani su un paziente. Questo pensiero fa letteralmente accapponare la pelle, e parte tutto dallo spinoso problema sollevato poc anzi: il predominio della teoria sulla pratica. Più si va avanti nell itinerario didattico più ci si accorge che è proprio quello il punto cruciale, il problema fondante. Se si vuole cercare di migliorare la sanità in Italia, e pensiamo possa essere fatto, crediamo sia opportuno ripartire proprio dalla pratica. Gli speciali di Dazebao 11

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