COLLEGAMENTO CH 14 giugno 2014

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1 COLLEGAMENTO CH 14 giugno 2014 (67') 1) APERTURA E SALUTI (musica - immagini invocazione per la pace) Papa Francesco: Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. (musica) Spero che questo incontro sia un cammino alla ricerca di ciò che unisce per superare ciò che divide. (musica) Michel Vandeleene: Buongiorno e buonasera! Alessandra Pasquali: Ciao a tutti da Rocca di Papa! Michel: Che emozione veramente rivedere queste immagini e sentire queste parole di Papa Francesco: "Per fare la pace ci vuole molto più coraggio che per fare la guerra". E anche che incoraggiamento forte questo suo indirizzo a cercare quello che ci unisce per superare quello che ci divide. Alessandra: E per iniziare il nostro tour mondiale di notizie, ricordiamo anzitutto i Paesi che si trovano in particolare difficoltà, di sofferenza, e mandiamo a tutti voi un saluto specialissimo da qui. (Applausi) Amman Alessandra: Ci colleghiamo ora con Amman, Betlemme e Gerusalemme. Dovremmo essere collegati con Rula Naber di Amman in Giordania. Ma non c'è in questo momento, mi dicono. È tornata, bene. Quindi Rula Naber di Amman in Giordania. Rula ci sei? Rula Naber: Eccoci, ciao! Alessandra: Ecco, ciao Rula! Papa Francesco è stato in Giordania puoi dirci com'è andata? Rula: Sì. Questa è stata la quarta visita di un Papa in Giordania! Papa Francesco è stato accolto con grande calore dal Re e dalla sua famiglia, e da tutta la popolazione. Anche i preparativi hanno visto lavorare insieme, con grande dedizione e attesa, cristiani e musulmani. Noi del Movimento dei Focolari eravamo a servizio sotto vari aspetti all'interno della chiesa e fuori. Ci sembra che il suo passaggio abbia segnato un grande passo in avanti nel dialogo tra cristiani e musulmani e abbia sensibilizzato maggiormente la comunità internazionale sulla realtà dei rifugiati (sopratutto palestinesi, iracheni e siriani) che la Giordania accoglie in grandissimo numero. Vi saluto a nome dei nostri qui, ma vorrei portarvi un saluto speciale dalle nostre comunità in Iraq che ci ascoltano e che contano tanto sull'unità e preghiere di tutti in questi giorni tragici. Ciao, grazie. Alessandra: Grazie. Grazie Rula, siamo con voi. (Applausi) CH2181Mit pagina 1 di 19

2 Betlemme Alessandra: E adesso ci colleghiamo con Nasri Qumsiyeh di Betlemme, con il quale abbiamo registrato uno skype poco fa e lo possiamo già sentire. Nasri Qumsiyeh: Sono Nasri, sono un volontario di Betlemme e sono greco-ortodosso. La visita del Papa in Terra Santa è stata meravigliosa in tutti i sensi. Per me che sono Palestinese, è stata un riconoscimento dello stato palestinese e del nostro diritto di avere la libertà. Inoltre, come cristiano, mi ha dato tanta speranza che un giorno ci sarà la pace in Terra Santa. Inoltre, come greco-ortodosso, l'incontro tra il Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo mi è sembrato un passo avanti molto importante verso l'unità delle Chiese. Chiediamo ora che lo Spirito Santo porti avanti quello che è stato compiuto in quei giorni e tutti noi vogliamo impegnarci a fare la nostra parte. (Applausi) Gerusalemme Michel: Dovremmo essere anche in contatto con Sonia Zelazo, di Gerusalemme. Sonia ci senti? Sonia: Ciao vi sento, ci sono! Michel: Benissimo. Sonia. l incontro tra il Papa Francesco ed il Patriarca Bartolomeo, questo abbraccio, è un incontro che ha avuto un seguito, vero? Sonia: Sì, esattamente. Guarda io ho avuto la gioia di partecipare sia alla preparazione che alla visita stessa del Santo Padre; e tutto, tutti i momenti erano segnati da questa parola: SEMPLICITA. Nel momento della firma, che hai menzionato, era veramente un momento sacro, un momento profondo. Eravamo tutti commossi e veramente per me era un invito a vivere come loro, essere veri fratelli. Non si trattava fra di loro di dialogo, perché loro erano già fratelli e ci richiamavano allo stesso amore concreto e umile. Poi al Getsemani, un altro momento con Religiosi e Movimenti, il Papa non ha mai cambiato di tono, è rimasto fermo sul suo messaggio richiamandoci a vivere da veri cristiani. Anche questo un richiamo tanto forte E quel momento che avete appena tutti visto, il momento in Vaticano, questo invito così inatteso da tutti noi dei due capi di Stato, è stato veramente un momento storico. Direi che ci richiamano tutti a essere lì con il Santo Padre, e forse vogliono - in questo incontro con il Santo Padre - questi capi, sia religiosi che politici, vogliono portarci a un altro livello dei rapporti, rapporti non più guidati dall'egoismo, ma dall'amore profondo e a volte anche eroico, come sperimentiamo in questi giorni. Grazie, ciao! (Applausi) Alessandra: Grazie Sonia. Intervista a Margaret Karram Alessandra: Abbiamo con noi Margaret Karram, nata in Galilea, araba, che, domenica scorsa, nell Invocazione per la pace nei giardini vaticani, per invito del Papa, faceva parte della sua delegazione CH2181Mit pagina 2 di 19

3 Tu che sei nata e hai vissuto in Terra Santa, Margaret, che conosci le sue contraddizioni. Cosa ha suscitato in te questo momento di preghiera insieme? Margherita Karram: Mi sembrava proprio di vivere alcune ore in una oasi di pace. Proprio ero profondamente commossa e poi sentivo che ero lì con tutto il Movimento, proprio a nome dell'opera di Maria. Guardando tutti quanti che pregavano, mi sembrava che Dio ci guardava dall'alto, e guardava tutti gli sforzi umani, nostri, grandi o piccoli. Però mi sembrava ancora che c'era come un tappeto che sotto ci sono i nodi, che sono ancora da sciogliere, però è Dio che li guarda dal di sopra e Lui vede il disegno. È vero, non è ancora compiuto, però lì io ho avuto questa sensazione così forte: che c'è la potenza della preghiera, e che dobbiamo crederci che a Dio niente è impossibile, perciò Lui può cambiare i cuori e Lui benedirà questi sforzi e li porterà avanti, sono sicura. Alessandra: Grazie. (Applausi) Importanti giornali hanno riportato alcune perplessità che quella preghiera riesca veramente a portare dei risultati concreti tu che ne dici? Margaret: Io penso che porterà risultati. Forse non li vedremo subito sicuramente, non immediatamente, però solo do una immagine. Io che ho vissuto in quella terra per tanti anni, ho visto varie volte piantare un albero d'ulivo. Questo albero d'ulivo è il simbolo della pace, però quando si pianta, si fa un grande buco e si mette tanta acqua dentro, poi si mette all'albero e poi bisogna innaffiare per tanto tempo finché poi per tanti anni dà i frutti. Però la cosa interessante è che queste radici sono molte profonde e devono andare sempre più in giù, per quello il buco è molto grande e prendono tanto spazio. Allora mi sembrava, quando ho visto questo albero piantato dal Papa, da Peres, da Abu Mazen, e vedevo veramente dicevo: fra qualche anno nessuno guarderà queste radici, tutti gli sforzi di tanta gente con tanto coraggio, che ha sofferto, che ha dato la vita, però vedranno i frutti e spero che tutti guarderanno questo momento come un momento che dà speranza e io ho sentito tantissimi che sia da palestinesi, sia da ebrei, sia da musulmani, che hanno sentito questo momento un momento importantissimo che gli ha dato un grande coraggio di andare avanti. Alessandra: Grazie. Margaret: Grazie a te. (Applausi) Presentazioni Michel: Grazie a Margaret, grazie ad Amman, a Betlemme e a Gerusalemme. Con questa invocazione alla pace abbiamo incominciato il nostro Collegamento. Ma non ci siamo ancora presentati Alessandra: No. Michel: Io sono Michel, sono belga, in questo momento vivo in Svizzera, più precisamente a Montet, dove sono professore di teologia. Alessandra: Io sono Alessandra, sono italiana, vivo a Loppiano. Ho studiato recitazione e in questo momento lavoro al Gen Verde. Ciao a tutti ancora CH2181Mit pagina 3 di 19

4 È arrivato anche il momento di salutare tutti i presenti in sala, in questa sala storica del CH, in particolare un gruppo numeroso di partecipanti all incontro annuale di Città Nuova Editrice e rivista. Dove sono? Eccoli. (Applausi) Alcuni religiosi e religiose. (Applausi) Alcuni rappresentanti del Movimento Umanità Nuova. Eccoli! (Applausi) Inoltre abbiamo la gioia di avere oggi con noi focolarine e focolarini, che appartengono a 16 Chiese cristiane. (Applausi) Sono insieme per riflettere sulla ricchezza che il carisma dell unità è per ogni Chiesa, convinti che è fatto per anglicani, evangelici, ortodossi, riformati, ecc. Sono giorni quindi di uno scambio, ricco di esperienze. (Applausi) Michel: Tutti voi che ci seguite nel mondo potete scriverci le vostre impressioni, i vostri messaggi, all' o inviarci via sms al numero: Alessandra: Questo collegamento inoltre segna una novità: il nuovo sito internet dal quale state già seguendo in diretta la trasmissione. 2) SHARING WITH AFRICA Michel: C è un espressione in lingua Zulu che suona così: Umuntu Ngumuntu Ngabantu. Sapete cosa vuol dire? Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo. E questa una sintesi della filosofia Ubuntu, che è un modo di concepire la vita nell Africa sub sahariana. E' da qui che sono partiti i giovani per un mondo unito, per inaugurare la loro Settimana Mondo Unito 2014 a Nairobi, in Kenia. Ragazzo (in inglese con sottotitoli in italiano): L'Africa ha dei valori molto buoni e questo è il contributo che vogliamo dare; questo è il motivo per cui ci siamo detti: vogliamo chiamare questo evento "Sharing with Africa", perché vogliamo condividere la nostra cultura, i nostri valori con tutto il mondo. S peaker: "Sharing with Africa", esperienza avvincente in continuità con il GenFest di Budaperst, volta a valorizzare lo straordinario patrimonio della cultura africana e il suo apporto all'umanità. Un gen (in inglese con sottotitoli in italiano): Vengo dalla Giordania per condividere i valori delle nostre culture in particolare l'ubuntu il cui significato è: Io sono perché noi siamo e penso che la prenderò come stile di vita a partire da qui. S peaker: Ubuntu: una parola, il vissuto di un popolo che sintetizza lo spirito di Sharing with Africa. Un giovane (in inglese con sottotitoli in italiano): Quello che più mi ha colpito è stata la storia dell'ubuntu, la cultura del continente africano, nonostante sia africano non ne sapevo molto. Quando è stato presentato questo argomento ho capito che stavano parlando della mia società perché trattava di qualcosa che avevo sperimentato per alcuni anni vivendo in un villaggio, ma con il passaggio alla città, le cose cambiarono. Mi ha permesso di ricordare la mia infanzia, ogni persona era mio padre, tutti erano mia madre, tutti erano miei parenti CH2181Mit pagina 4 di 19

5 S peaker: La Settimana Mondo Unito ha avuto il via a Nairobi con una diretta web mondiale; connessi migliaia di giovani. E stato presentato il primo Atlante della fraternità universale, dossier del Progetto Mondo Unito: una mappatura storica e geografica che raccoglie i vissuti di fraternità in cantiere ad ogni latitudine. L'esperienza a Nairobi è stata arricchita dal rapporto costruito con gli ospiti del Mathari Hospital, un ricovero per malati mentali, e con i bambini di strada di un centro di accoglienza. Un Gen nigeriano (in inglese con sottotitoli in italiano): Anche se siamo preoccupati di uscire allo scoperto a causa degli attentati terroristici e delle minacce. Dopo questa esperienza tornerò in Nigeria con questa forza dentro di me per testimoniare che, anche se dovesse costarci la vita, dobbiamo andare avanti lo stesso per contribuire a fare di questo Ideale una realtà. S peaker: Per rendere visibile quanto costruito, i giovani hanno piantato un Mugumo, albero sacro per le culture africane. Un gesto simbolico che esprime il desiderio di affrontare insieme le sfide più complesse e seminare la speranza. Con l'impegno di tornare nei Paesi di origine essendo testimoni e custodi di questa vita che nasce. 3) BRIDGING CULTURES Michel: Questo era uno dei tanti progetti che hanno portato avanti l United World Project che è stato lanciato al Genfest di Budapest. In centinaia di città durante questa Settimana per un Mondo Unito si sono svolte molte iniziative per rispondere ai bisogni locali. Sentiamo questo servizio che ci viene dal Portogallo. Un Gen: Ciao a tutti, siamo i gen del Portogallo, abbiamo appena vissuto un'esperienza che ci ha spalancato il cuore verso l'umanità. Ana Maria: E' stata un'avventura fantastica, qui al Centro Mariapoli, c'è stato il nostro cantiere di lavoro, dove per tanti mesi abbiamo lavorato insieme. Un Gen: Vedete questo spazio dietro a noi? Si, proprio qui, abbiamo vissuto uno storico giorno di Fraternità. Ana Maria: La giornata è cominciata con una gioiosa accoglienza, fatta da più di venti gruppi, la banda filarmonica del Paese e altre animazioni, come Judo, (Gannunao???), giochi, musica e un flashmob, che ha accompagnato i giovani in arrivo fino al tendone. Un Gen: Un tendone da circo. Attraverso le esperienze, le canzoni e le coreografie, si è fatto un viaggio in cinque capitoli sulla Fraternità. Ana Maria: La novità, l'expo della Fraternità che, oltre ai nostri, ha visto circa venti gruppi e associazioni che hanno presentato i loro frammenti di Fraternità. Uno spazio all'aperto, dove tutti erano felici di conoscersi e di poter donare i loro progetti e esperienze. Una giovane (in portoghese con sottotitoli in italiano): I giovani che abbiamo portato - siamo in 25 - è la prima volta che sono qua, come me... Loro sono euforici, sono meravigliati di questo CH2181Mit pagina 5 di 19

6 E' questo che ci portiamo, con la certezza che il prossimo anno siamo di nuovo qua con più forza e con la concretizzazione dei progetti che abbiamo, e così condividere con tutti la nostra esperienza. Ana Maria: I giornali e la radio nazionale hanno dato rilievo all'evento e la tv statale ha fatto un servizio di venti minuti sulla giornata con un'intervista ad una gen. Ciao a tutti! Un Gen: A presto! 4) BAR SENZA SLOT MACHINES Alessandra: Adesso cambiamo pagina. In Europa - ed in particolare in Italia - è molto diffuso il gioco d'azzardo legalizzato. Le slot machine si trovano ora anche nei bar. E un business enorme: nel 2012 in Italia sono stati giocati più di 80 miliardi di Euro. Ma i costi sociali sono ben più alti, altissimi: oltre persone a rischio dipendenza, famiglie distrutte, suicidi, infiltrazioni mafiose Da quasi un anno è in corso la campagna SLOTMOB: l iniziativa è quella di ritrovarsi un giorno preciso nei bar che hanno rinunciato alle Slot machine. Ad oggi lo slot mob si è tenuto in 60 città in Italia. Vediamo il servizio. Una giovane: Noi siamo qui stamattina per lo slot mob, che è questa campagna nata in tutta Italia per dire di no al gioco d azzardo, che è una modalità per dare una falsa speranza ai cittadini che pensano di giocare dei soldi per vincerne altri, spinti anche dalla crisi attuale. Signora barista: Il mio bar è senza slot per una scelta. Io ovviamente non voglio essere la rovina delle famiglie. Io ho dei valori. Il lavoro per rendere non serve la slot dentro il bar. Bisogna lavorare, dare la qualità. La crisi non c entra niente! Signore pensionato: Abolirle completamente, proprio bisogna abolirle, questa è la rovina delle famiglie Signore barista: Non sono complice a rovinare la gente tutto qua. Non voglio essere complice... Lavorare così normalmente, senza il guadagno di queste macchinette Sì, con il cacao quello! Un giocatore pentito: E a tutti gli effetti una droga, perché uno quando entra in quel circolo, non esce più. Non esce più perché è più forte. Ho percorso una vita di gioco d azzardo E ora di dare un taglio a quelle cose che mi hanno distrutto la vita. Ecco! Un giovane: Quando ero bambino uno dei posti più frequentati dai giovani era l oratorio o la saletta dove, appunto, giocavamo a biliardino. Due, tre anni fa ha aperto un centro intralot, l unico ad Anagni. Adesso è il centro più frequentato. L oratorio e le salette sono vuoti. Prof. Leonardo Becchetti, Docente di Economia - Univ. Tor Vergata, Roma: Come però possiamo reagire? Perché siamo noi che decidiamo cosa si vende, cosa si compra e cosa si risparmia. Se tanti cittadini, come facciamo oggi, vanno in un bar, premiano con le loro colazioni i bar che non hanno l azzardo, le cose possono cambiare CH2181Mit pagina 6 di 19

7 Gabriele Mandolesi, Coord. Economia e Felicità: Volevamo fare solo cinque città e le città sono diventate 52. Tantissime associazioni si sono mobilitate per cercare di contrastare un fenomeno che sta diventando veramente dilagante Marta Leonori, Assessore Attività produttive, Comune di Roma: In piazza c è tutto, appunto, c è Roma, Roma nelle sue diverse sfaccettature e c è una politica che ha deciso qualche giorno fa di aderire al Manifesto dei sindaci, che incitano anche il Parlamento ad esprimersi, per dare maggiori regole e anche per limitare slot macchine e sale da gioco. Luigino Bruni, Docente di Economia, Univ. LUMSA Roma: Quindi c è dietro un umanesimo diverso, cioè che l essere umano è capace di virtù e le virtù vanno premiate. E c è dietro una critica profonda a un capitalismo che affida a delle multinazionali la gestione di disagi e di dipendenze Quindi facendo slot mob noi diciamo sì a un altra economia, a un altro modo di immaginare il profitto, la povertà e il mercato. Michel: Allora, se andiamo al bar non esitiamo ovviamente ad andare in un bar dove non ci sono slot machine. Sembra del resto che il caffè sia migliore in quei bar. Alessandra: Sì, dicono, ci dicono così. 5) ECONOMIA DI COMUNIONE IN BRASILE Alessandra: Viviamo anni difficili nel mondo del lavoro, sia per gli imprenditori che per i dipendenti. L economia di comunione, resiste a questa crisi? Facciamo un breve viaggio, in Brasile, Stati Uniti e Germania. Cominciamo dal Brasile dove 23 anni fa è nata l'edc. Il successo della comunione Speaker A: Nata nel 1991 come proposta per il superamento della povertà e la costruzione di una società più fraterna e solidale, l'economia di Comunione in Brasile continua il suo cammino nonostante la crisi economica, i conflitti interni al paese e le grandi difficoltà del mondo del lavoro. Armando Tortelli, Presidente Anpecom-Brasile (in portoghese con sottotitoli in italiano): Passati vent'anni si può dire davvero che l'economia di Comunione è tanto cresciuta. In che modo è cresciuta secondo me: attraverso la forte cultura che da lei è emersa. Anche se si pensa alle volte che le imprese non sono molte, però proprio oggi una persona mi ha cercato e mi ha detto: guarda, io cerco di vivere tutti i valori dell'economia di Comunione nella mia impresa. Mi considero un'impresa di Economia di Comunione. Per me questa è la cosa più bella: che siamo arrivati in luoghi e ambienti dove non riusciamo a misurare la nostra influenza. Speaker B: Nel 2005 è nata la Anpecom, un associazione punto di riferimento nazionale per le aziende che aderiscono al progetto. Crescono i contatti nelle università così come vanno avanti le scuole per i giovani e per gli imprenditori. I Poli trovano sempre nuovi modi per mettere a frutto realizzazioni e successi CH2181Mit pagina 7 di 19

8 Nuove iniziative lavorative nascono dal cogliere i bisogni e le risorse del posto. Come nel caso della Ceauto del Polo Spartaco.( ) Evandro Preste - Ceauto (in portoghese con sottotitoli in italiano): Fatima mi ha chiamato dicendo che c'era una possibilità di avviare un autolavaggio al Polo. Quindi, nello stesso giorno, mi sono licenziato dall'impresa dove lavoravo. (...) Fatima Sousa - Ceauto Uni (in portoghese con sottotitoli in italiano): Abbiamo chiamato anche alcuni ragazzi che vivono nella regione con gravi carenze economiche e sociali. La condizione era che riprendessero gli studi. Quindi quanti lavorano qui frequentano anche la scuola. Evandro Preste - Ceauto (in portoghese con sottotitoli in italiano): Io vedo negli occhi dei nostri dipendenti la loro gioia. Perché erano persone che non avevano niente, non credevano a niente. Col passare del tempo abbiamo cominciato a interessarci dei loro documenti per metterli tutti in regola, e nessuno ha dato loro quanto noi gli offriamo. Maria Clezia Recife Commissione Regionale EdC (in portoghese con sottotitoli in italiano): In questi 15 anni di esistenza del Polo Ginetta il frutto della comunione e lo sforzo collettivo di trovare alternative ci sta portando ad un nuovo momento. Abbiamo 7 imprese con servizi molto diversificati. Prima eravamo concentrati solo nella produzione di beni e adesso stiamo offrendo servizi, il che ci permette un bel rapporto con la comunità locale. Armando Tortelli, Presidente Anpecom-Brasile (in portoghese con sottotitoli in italiano): Io direi che la caratteristica dell'imprenditore dell'economia di Comunione è credere che, oltre gli utili che sono fondamentali e necessari, esso è protagonista di una storia. Capace di cambiare la vita delle persone. Perché imprenditori capaci di costruire progetti ben riusciti e guadagnare soldi, ce ne sono tanti. Ma imprenditori che credono che attraverso il loro quotidiano, nella loro attività, hanno la capacità, non per proprio merito, ma per la causa in cui credono, di cambiare la vita delle persone, io credo che questo solo l'economia di Comunione è in grado di farlo. 6) THE COMPANY CUBE (il Dado Aziendale) Alessandra: L imprenditore è uno che insegue un idea produttiva. Vediamo quella di John Mandelle di Indianapolis, ingegnere civili nella cui azienda lavorano 19 collaboratori. Nikko della redazione del CH ha parlato con lui via skype. [in inglese con sottotitoli in italiano] Speaker : Il Company Cube è una nuova strategia di collaborazione aziendale. Il suo obiettivo? Trasformare l ambiente di lavoro; attuare cambiamenti sociali mediante decisioni centrate sulla persona. Come funziona? Prendi il cubo e GETTALO. LEGGI la faccia che esce e prova a VIVERLO nel tuo posto di lavoro. A fine giornata pensa a come è cambiato il tuo agire e CONDIVIDI la tua esperienza: Gettalo, Leggilo, Vivilo, Condividilo. Sperimenta i risultati sorprendenti! Nikko: Ciao John, come stai? CH2181Mit pagina 8 di 19

9 John Mundell, imprenditore e presidente, MUNDELL & ASSOCIATES, INC. : Bene, grazie. Nikko: E vero che hai avuto l idea del Company Cube guardando un cubo sulla tua scrivania? John: E così. Sulla mia scrivania ho il dado dell amore basato sull arte di amare di Chiara Lubich. Ho pensato: potremmo tradurlo in concetti che gli imprenditori possano capire. Il Company Cube ci ricorda che i rapporti tra le persone vanno anteposti ai profitti. Questo è un messaggio potente per le aziende! Nikko: Davvero! Ma è efficace? John: Certamente! Lo è per me e so che è così per altri. Un giorno ho gettato il dado ed è uscito: Aiuta con azioni, non solo parole. Alla fine di una giornata intensa un collega aveva lasciato tante carte in disordine. Ho pensato: Quella persona dovrebbe sistemare questa confusione. Ma poi mi sono ricordato: Aiuta con azioni, non solo parole. E ho deciso di sistemare io stesso il piano di lavoro. Non ci ho più pensato, ma quel collega si è accorto che l area era in ordine e ha detto ad un altro: Certo, è bello che qui ci si aiuta in questo modo. E un esempio piccolissimo ma questo è il genere di rivoluzione che il Company Cube promuove. Nikko: Fantastico! E contagioso! Grazie John. In bocca al lupo alla tua e a tutte le aziende dell Economia di Comunione nel mondo. John: Grazie. Michel: Alessandra, ho qui questo cubo. Allora come si fa? Alessandra: Lancialo, vediamo. Cosa è uscito? Michel: E' scritto (in inglese): "Valorizza ogni persona, ogni giorno". E' un messaggio potente. Alessandra: Vedi che i rapporti sono importanti anche sul posto di lavoro. Michel: Certamente. Alessandra: Questo dado aiuta. Michel: Penso proprio di sì. 7) OUTSIDE THE BOX Alessandra: Passiamo adesso da un dado a una scatola. In Germania tre aziende hanno deciso di lavorare dentro una scatola, in un box. Speaker: La chiamano box perché sembra una scatola con un coperchio appena aperto. E aprirsi oltre i propri schemi è un trend attuale. Si inaugura nel novembre 2012 ad Augsburg, nel sud della Germania, ed è un 'mini polo' dell'economia di Comunione: su 1000 mq tre ditte lavorano sotto lo stesso tetto. Ludger Elfgen, da 15 anni ha una propria agenzia grafica. Ludger Elfgen (in tedesco con sottotitoli in italiano): Mi aspetto delle sinergie e anche un vantaggio economico. Penso che l'approccio che pratichiamo qui sia anche interessante sul mercato CH2181Mit pagina 9 di 19

10 Speaker: Lavora con 14 dipendenti e, da alcuni anni, con un partner che condivide i suoi valori, lo stile,e il principio di reciprocità anche in ambito lavorativo. Ludger (in tedesco con sottotitoli in italiano): La nostra particolarità è la vicinanza alla cittadella ecumenica di Ottmaring. Proprio lì nel corso degli anni si è imparato a collaborare con gli altri partner potendo così completarsi a vicenda. Speaker: Nel piano terra Christine e Thomas Hüttl lavorano con 10 dipendenti in un'impresa che amministra più di 2500 appartamenti, soprattutto di Augsburg. Prima avevano l'ufficio in casa. Ora godono dello spazio e dello stimolo che viene dallo scambio. Christine Hüttl (in tedesco con sottotitoli in italiano): Mi sembra che qui si valorizzino fortemente i rapporti con i nostri clienti, ma anche con i nostri fornitori. È un via vai continuo, c'è molto più incontro... Speaker: Il principio del co-working è ormai diffuso, ma nella box si va oltre: regolarmente circa 10 imprenditori e dirigenti d'impresa si incontrano nei suoi spazi luminosi e accoglienti. Ogni venerdì fanno colazione insieme, leggono il vangelo del giorno e si scambiano notizie su quanto vivono nella propria ditta. Christine (in tedesco con sottotitoli in italiano): Incoraggiarsi a vicenda, volare alto con chi ha successo sapendo che ti sosterrà quando per te sarà difficile... Questa è la cosa più importante nel nostro vivere insieme. Speaker: Ogni tre mesi aprono la casa per altri imprenditori, clienti, fornitori e interessati a questo nuovo progetto di vita aziendale. Invitano esperti di vari campi, persone che hanno da condividere un'esperienza lavorativa significativa e utile. Thomas Hüttl (in tedesco con sottotitoli in italiano): Il motto della nostra casa è outside the box e queste serate le abbiamo chiamate Boxenstopp. Vuol dire uscire dal circuito, fermarsi, parcheggiare e riflettere sulle cose che forse sono più importanti del tran tran lavorativo quotidiano. Speaker: E le ditte della Box sono pronte ad accogliere nuovi inquilini: nell'edificio c'è ancora spazio e tanto verde intorno per ulteriori ampliamenti. 8) GIOVANI RELIGIOSI INSIEME A LOPPIANO Alessandra: Dunque è una scatola aperta, dove ci si incoraggia a vicenda e dove si vola in alto. Ma ci sono anche altri posti dove si vola in alto, vero, Michel? Michel: Certamente. Io mi trovo in mezzo a dei giovani che hanno fatto una scelta radicale, quella di volare in alto vivendo il Vangelo. Molti di loro hanno partecipato di recente ad un incontro di giovani che radunava giovani religiosi di 56 famiglie religiose. Hanno affrontato con il Card. Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per la Vita Consacrata, dei temi scottanti. La libertà, il rapporto con il denaro, l inserimento nel mondo E a questo proposito abbiamo visto di recente in Italia una suora, suor Cristina, che ha partecipato a un concorso musicale televisivo per giovani talenti e ha vinto. Suor Cristina è diventata un fenomeno mediatico che ha sorpreso tutti CH2181Mit pagina 10 di 19

11 Bene, una delle domande che vi siete posti a Loppiano è stato come fare ad essere sé stessi, vivere liberi e non ingessati, pur vivendo in una struttura religiosa e emettendo anche dei voti. Fra Andrea, cosa ci dici? Fra Andrea: Dialogando tra noi e poi anche con il cardinale abbiamo scoperto che per risentirci sempre liberi dobbiamo tornare a quel momento in cui Dio ci ha guardato negli occhi per la prima volta e ridirgli il nostro sì. Dobbiamo essere liberi da tutto: dall'attaccamento al denaro, dall'attaccamento al potere, perché se c'è quello non c'è Chiesa. E di fronte alle sofferenze e alle difficoltà dei nostri istituti ci siamo sentiti chiamati ad entrare nelle piaghe della Chiesa, nelle piaghe dell'umanità, e abbracciare lì il nostro Sposo. E abbiamo sentito forte di voler fare nostri gli obiettivi dell'anno della vita consacrata, che sono: guardare al passato con gratitudine, al futuro con speranza, per vivere il presente con passione. Michel: Bellissimo! Grazie, veramente un motto che vale per tutti noi. Tanti giovani religiosi si sono incontrati anche a Yogyakarta in Indonesia, a Cracovia in Polonia, a Manila nelle Filippine, a Taipei a Taiwan, per approfondire il loro carisma alla luce del carisma dell unità. Suor Genny, anche tu eri a Loppiano. Quale frutto porta per voi religiose questa vita di comunione? Suor Genny: La vita di comunione mi fa comprendere nel profondo che scopro il mio carisma, il carisma della mia famiglia religiosa, solo nella misura in cui la condivido con altri carismi. Come il card. Joao ci ha ripetuto più volte, siamo invitati a seguire Cristo non più da soli, coltivando il nostro orticello, ma amando il carisma dell'altro come fosse il nostro. E così la Chiesa è ancora più bella. Michel: Grazie. 9) LA SCOPERTA DI GESU ABBANDONATO Michel: Il mese scorso ci ha lasciato padre Casimiro Bonetti, che era l'assistente del terzo ordine francescano negli anni 40'. Lui è stato uno strumento di Dio in diversi momenti agli inizi del Movimento. Per esempio, è lui che le ha detto: Signorina, si ricordi che Dio la ama immensamente. E' stato provvidenziale per Chiara che ha scoperto il più grande dolore di Gesù. Era il 24 gennaio Ascoltiamo questo evento dai protagonisti stessi. Chiara Lubich: A Trento il nostro amore andava soprattutto verso i poveri, perché i disgraziati, i mutilati, gli orfani, ma non è che li amavamo così, per modo di dire, andavamo anche in casa loro, in tuguri. Noi giovani ci spaventavamo a salire certe scale tutte rotte, entravamo in queste stanze buie, magari con una donnetta lì a letto, sporca tutto. Ma non è che, vedevamo Cristo in loro. Allora ecco che una mia compagna, per esempio, in una di queste occasioni si è presa la malattia che aveva l'altra. Doriana Zamboni (Dori): Io ho preso un'infezione al viso, proprio sul viso, e che dilagava e mi prendeva tutta la faccia. E un giorno non dovevo uscire, perché era freddo, era inverno, e CH2181Mit pagina 11 di 19

12 le piaghe al freddo non dovevano stare; e i miei vedendo che io non obbedivo a stare a casa la mattina e a non andare alla Messa, mi avevano chiusa in casa. Allora Chiara è venuta lei con questo padre, era andata a cercarlo ed è venuta a casa mia con questo sacerdote. Padre Casimiro Bonetti (O.F.M. Cap.): Chiara era seduta lì dove è lei adesso, io ero da quella parte lì seduto; e mi è venuto - ma non che avessi congetturato prima, macché, così all'improvviso senza che - mi venne da chiedere: "Ma senta Chiara, secondo lei qual è stato il momento in cui Gesù ha sofferto più che tutti?". Chiara: E io dico: "Ma dicono: nell'orto degli ulivi", perché così era la mentalità e dice: "No - dice - è quando in croce grida: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Padre Casimiro: Ed è stata una folgorazione, non c'è stato, ed è stata proprio, lì la parola più giusta: una folgorazione! Chiara: Allora lui è uscito. Mi sono fermata con questa mia compagna, Doriana si chiama, e ho detto: "Ma se è vero che Gesù ha sofferto, abbiamo una vita sola, seguiamo Lui!". Dori: E abbiamo incominciato a vivere Gesù Abbandonato, perché per noi conoscere voleva dire vivere, l'applicazione immediata. E allora abbiamo incominciato a fare esperienza: questo è Gesù abbandonato! Allora anch'io. Allora anche il mio male, il mio male al volto è Gesù abbandonato! Le altre cose della vita dolorose erano Gesù abbandonato. 10) UNA LETTERA DEL 1957 DI DON PASQUALE FORESI Michel: Gesù Abbandonato è diventato così la stella polare della vita di Chiara e dei suoi primi compagni e delle sue prime compagne. Negli anni cinquanta la Chiesa cattolica ha studiato questo nuovo Movimento. I pareri erano contrastanti. Qualcuno pensava che sarebbe stato bene scioglierlo. La decisione però spettava al Papa. Erano momenti di grande incertezza e di angoscia. Nel febbraio 1957 Pasquale Foresi, il primo focolarino sacerdote, è stato allontanato da Roma dove viveva Chiara e i primi focolarini. Scrisse allora questa lettera. 10 febbraio 1957 «Carissimi focolarini, sono giunto a Trento senza sapermi bene orientare: era stata così improvvisa la mia partenza! Con l'anima un po' pestata, ma con una grande gioia nel cuore, quella di soffrire per l'ideale, e con la certezza che ogni "Gesù abbandonato" è un fantasma, che passerà. È la certezza che viene, quando di colpo è tolto ogni appoggio; quando, per un istante, ti sembra di stare sul vuoto, ti sembra che l'abbattimento e lo sconforto ti assaliranno e che anche tu ti arrenderai, come tanti, alla routine odierna e ti lascerai portare dal mondo e dalle circostanze senza più mettervi il timbro divino dell'ideale. (...) Ma saranno frazioni di secondo, perché proprio in quei momenti, quando tutto è buio, la luce si mostra più luminosa e si rivede il nostro Ideale più certo, sicuro, travolgente. Dio ha gettato questo suo seme sulla terra e Lui sa custodirlo, farlo marcire, morire CH2181Mit pagina 12 di 19

13 perché nasca la spiga. Lui ci ha chiamati da tante città, da nazioni diverse, Lui ci ha messo nel cuore l'ansia del suo regno, Lui, che ci rende pronti a morire pur di testimoniarlo. Le circostanze esterne, i comandi, le proibizioni sono la strada che Egli indica per far più presto, per andar diritti alla meta. Michel: Ringraziamo don Foresi, che è qui presente, per tutto quello che è stato e che ha fatto accanto a Chiara per tutti noi. Grazie Chiaretto, veramente. Don Foresi: Grazie a tutti voi. Michel: In questi giorni abbiamo avuto la gioia di festeggiare anche il 60 anniversario dell'ordinazione sacerdotale di don Foresi. (Applausi) E' uscito presso Città Nuova questo libro suo Luce che si incarna, che è un commento ai punti cardini della spiritualità dell unità. 11) I GIOVANI DEI FOCOLARI E L ASSEMBLEA 2014 Alessandra: Come molti già sanno a settembre ci sarà l'assemblea Generale del Movimento dei Focolari e tutti in vario modo sono coinvolti e si stanno preparando a questo appuntamento, anche i giovani. 180 giovani di 27 paesi, si sono incontrati; rappresentavano appunto i gen di tutto il mondo, per arrivare preparati con proposte concrete a questo appuntamento. Movimento Gen: una rivoluzione in atto, è il tema del loro incontro di lavoro sulle prospettive per il prossimo futuro. Il documento finale, votato all'unanimità, raccoglie anche le proposte arrivate dai vari continenti. Cartellino arancione: non sono d'accordo; cartellino azzurro: sono d'accordo. Tecla, com'è andata la votazione? Eravate subito tutti d'accordo? Tecla: Ovviamente no, venivamo da tutto il mondo, quindi bisognava mettere insieme culture diverse, mentalità diverse, caratteri diversi. Quindi abbiamo dovuto lavorare un po'. Però non ci siamo fermati a queste diversità, anzi sono state veramente un arricchimento per migliorare sempre più il documento. E poi è stata una gioia incredibile e una sorpresa, perché alla fine il documento è stato approvato all'unanimità. Quindi anche se non è perfetto è comunque il documento migliore per rappresentarci tutti quanti insieme. Alessandra: Grazie, Tecla, di Roma. E invece a Germán dell'argentina chiedo: Ma cos'ha di nuovo questo documento? Germán: Ci sono due grandi novità. La prima è l'alto livello di rappresentatività. Hanno partecipato con i loro contributi circa 665 gen di tutto il mondo. La seconda è che uno dei primi punti del documento finale è stato frutto di un grande e sincero scambio fra di noi. E forse è quello che ci ha dato tanta gioia arrivare al risultato finale. Vogliamo mettere tutto in comune e non solo il superfluo, far crescere la consapevolezza dei bisogni internazionali con un maggiore impegno nell'economia di Comunione. Alessandra: Grazie CH2181Mit pagina 13 di 19

14 12) RAGAZZI PER L'UNITA' - CANTIERE UOMO MONDO Michel: Diamo ora un sguardo ad un progetto coraggioso dei Ragazzi per l Unità. Speaker: Dopo alcuni anni di impegno nel progetto ColoriAMO la città vogliamo allargare lo sguardo sul mondo. Con 500 ragazzi rappresentanti di diverse Nazioni daremo il via al cantiere internazionale nella Mariapoli Lia, in Argentina. Attraverso esperienze e workshop ci alleneremo per diventare cittadini del mondo. Il 19 luglio in diretta streaming renderemo visibile questa rete mondiale e festeggeremo 30 anni della nascita del Movimento ragazzi per l Unità. Poi in diversi gruppi partiremo verso altri Paesi e città del continente Latino-Americano per portare le nostre pennellate di fraternità. Ci accoglieranno le comunità locali e saremo coinvolti in azioni concrete. Chi non potrà partecipare direttamente al cantiere, potrà condividere questo progetto mettendosi in rete con tutte le altre città del mondo, realizzando, nella 4 settimana di luglio iniziative locali o nazionali. Seguiteci!!! E nel prossimo collegamento CH vi daremo notizie di come è andata! Alessandra: E potremo anche seguirli sulla pagina facebook Uomomondo. 13) IN DIALOGO CON GIANCARLO FALETTI Alessandra: Giancarlo, negli ultimi servizi abbiamo visto come i giovani sono continuamente connessi, agiscono localmente ma hanno sempre uno sguardo globale Tu ne hai incontrati tanti in questi viaggi, puoi dirci qualcosa che ti è rimasto, qualche impressione del rapporto con loro? Giancarlo: Qualche impressione, ma direi due soprattutto. In tanti incontri, in tanti momenti incontrando magari tra tanti altri giovani, sono stati magari un minuto, una stretta di mano, qualche volta con più tempo a disposizione. Io mi porto in cuore due cose soprattutto: la grande esigenza di ascolto, di essere ascoltati, di essere presi sul serio. Mi ricordo di tanti saluti veloci come è stato importante dire stringendoci la mano: "Guarda, la tua vita è importante; mi ricorderò di te". L'altra forte esperienza che sempre ho percepito è la sete di infinito. Stando con loro, con questi giovani, c'è questa esigenza profonda di infinito. E proprio dall'ascolto anche i giovani stessi trovano qualcosa di nuovo. Ma io ho fatto sempre questa esperienza. Stando con un giovane, ascoltando un giovane, mi è successo anche l'altro giorno con un gen che è venuto dalla Malesia, ci eravamo incontrati velocemente, tre minuti, due anni fa in Malesia, adesso è venuto e ci siamo salutati. Quando incontro un giovane, incontro qualcosa di nuovo dentro di me, proprio l'infinito che va avanti. Questa è l'esperienza CH2181Mit pagina 14 di 19

15 Alessandra: Grazie, un'esperienza preziosa. E adesso alcune notizie brevi. 14) NOTIZIE BREVI FILIPPINE Giorni di bilancio per l emergenza provocata nel novembre 2013 nelle Filippine dal Tifone Yolanda, tra i più devastanti degli ultimi anni. Il Movimento dei Focolari sul posto, insieme alle Associazioni Azione Famiglie Nuove e Azione per un Mondo Unito, hanno ricevuto contributi da tutto il mondo per circa un milione di euro. Proprio in questi giorni i rispettivi referenti si trovano sul luogo del disastro per una verifica dei progetti. Il sostegno dei Focolari si è orientato al recupero delle abitazioni, al riavvio di scuole con relativo materiale scolastico e alla ripresa di attività produttive. Si stima siano 7000 le persone aiutate finora. Grazie a tutti coloro che vi hanno contribuito. USA Dopo anni di collaborazione tra membri dei Focolari e Musulmani della moschea di Harlem, di New York, più di 200 persone cristiani, musulmani, ebrei e di diverse convinzioni, si sono incontrate per una serata dal titolo Verso la piena realizzazione della famiglia umana. Giovani dei focolari e musulmani hanno evocato con un linguaggio teatrale l incontro tra l Imam W.D. Mohammed e Chiara, e il Patto stipulato tra loro. Padre McWeeney, direttore del dialogo interreligioso dell arcidiocesi, ha portato i saluti del cardinale Dolan. Era molto colpito dalla convinzione dei giovani che hanno fatto proprio il sogno di Chiara e dell Imam Mohammed. Un incontro che ha mostrato la forza di una profezia che si va realizzando. CAMEROUN Il popolo Bangwa ha un nuovo Fon: sua Maestà Fon Fontem Asabaton. E stato lui ad essere disegnato dal padre, il Fon Lucas Njifua Fontem (senatore della Repubblica) quale suo successore. La solenne cerimonia di intronizzazione ha avuto luogo il 9 maggio scorso. Il nuovo Fon era stato studente al College Maria, Sede della Sapienza gestito dai Focolari a Fontem e, dopo gli studi universitari in Camerun, si trovava in Canada per un master. Il Fon Asabaton ha voluto rassicurare Emmaus del suo desiderio di approfondire la lunga storia di amicizia e di collaborazione iniziata dal suo nonno Fon Fontem Defang con Chiara Lubich nel 66 e continuata con suo padre col Movimento dei Focolari. Considera Chiara un antenato del popolo Bangwa, qualcuno che, vivo in Dio, continua dal Cielo a vegliare su tutto il popolo. Al nuovo Fon e a tutta Fontem gli auguri più belli e fraterni! CH2181Mit pagina 15 di 19

16 Alessandra: E adesso una notizia fresca fresca. Abbiamo appena saputo che il nuovo Fon di Fontem, in una lettera scritta ad Emmaus, le propone di intitolare la Mariapoli di Fontem alla Mafua ndem Chiara! A conferma di tutto questo scrive ancora che il rapporto che esiste tra il Movimento, tra Mafua Ndem e il mio popolo è eterno e continuerà. 15) DOVE L AMORE RECIPROCO SI VEDE Alessandra: Il Movimento dei Focolari è stato descritto come un popolo nato dal Vangelo. Un popolo variegato, unito sul territorio nelle cosiddette comunità locali, la cui importanza è venuta sempre più in rilievo negli anni. Lo si è visto in un recente loro congresso a Castelgandolfo. Comunità locali dei Focolari da Nord a Sud del mondo Speaker: Sono gruppi radicati sul territorio. Sono molto diversi tra loro, variegati nella composizione. Dalla Corea all Egitto al Cile. Sono le comunità locali animate dalla spiritualità dell unità del Movimento dei Focolari. Giacomino Demartis, Sassari - Italia: Una comunità animata dal carisma dell unità è una comunità di cui fanno parte persone di diverse età, di tante estrazioni, anche di diverso credo, anche con diverse intensità, ma che ritrovandosi in un luogo formano, cercano di formare una famiglia. Speaker: Per la prima volta rappresentanti di una quarantina di Paesi si danno appuntamento a Castel Gandolfo. Tre giorni di intenso lavoro da cui emergono orizzonti nuovi: essere più presenti e incisivi sul territorio, abitare le periferie dei suoi abitanti, rispondere alle loro esigenze con l amore reciproco. James Mdolo, Mbujimayi - Repubblica Democratica del Congo (in francese con sottotitoli in italiano): La comunità locale è una famiglia: ci vogliamo bene, condividiamo, non abbandoniamo mai chi si trova in difficoltà. Nella tradizione africana non ci sono cugini o cugine. Nella tradizione africana tutti sono fratelli. Tutti siamo una famiglia: questa è l Africa. Eleanor May P. Villegas, Dumaguete City (Cebu) - Philippines (in inglese con sottotitoli in italiano): Una coppia ha saputo che il marito era malato di cancro, e come comunità abbiamo voluto amarli concretamente. Abbiamo capito che era importante soprattutto prepararlo per il momento. Al funerale molte persone hanno commentato: Abbiamo avvertito un senso di famiglia tra di voi. Credo perché abbiamo vissuto pienamente le parole del Vangelo: Da questo riconosceranno che siete miei discepoli se vi amerete gli uni gli altri. Speaker: In una società sempre più segnata dalla solitudine e dalla cultura dello scarto, spesso attraversata da confitti, queste comunità diventano punto di riferimento per tanti, luoghi dove tessere legami di amicizia e di fraternità, dove sensibilizzarsi alle necessità degli altri. Rita Fidone, Scicli (Ragusa) - Italia: Più volte ci siamo chiesti che senso avesse la nostra presenza in città. Abbiamo provato a guardare proprio quali erano i posti dove si poteva fare qualcosa. E sicuramente, come in tutti i paesi, ci sono delle persone sole. E da lì è partita la CH2181Mit pagina 16 di 19

17 voglia di andare a dare una risposta a queste persone. L iniziativa si chiama una tavola, una famiglia e ci ritroviamo insieme. Facciamo un pranzo che non è solo un servizio, qualcuno di noi mangia con loro, si siede accanto a loro Mirjam Horzelenberg, Planina Slovenia (in slovacco con sottotitoli in italiano): Quest'anno la nostra regione è stata investita da un'ondata di gelo che ha distrutto quasi tutto. Siamo rimasti senza elettricità. Da subito siamo andati a visitare una famiglia rimasta isolata per accertarci che stessero tutti bene. Hanno cinque bambini. E' stato un periodo di grande freddo ma anche di solidarietà e amore concreto. Speaker: La vitalità delle comunità locali fa parte dei Focolari fin dalle sue origini a Trento. In questi 70 anni di storia il Movimento si è sviluppato nella pluralità delle sue componenti. Oggi riemerge con forza l evidenza di essere molti ma una sola famiglia, aperta e accogliente. Questa la consegna di Maria Voce e Giancarlo Faletti durante un collegamento mondiale. Gianni Caucci, Marino (Italia): Che siano piccole o grandi iniziative, spontanee o organizzate, il desiderio è mettersi a disposizione delle persone per fare una esperienza: una esperienza insieme, una esperienza di Vangelo vissuto. Che tutti siano Uno! 16) IN DIALOGO CON MARIA VOCE (EMMAUS) Michel: Che tutti siano uno, è il nostro traguardo, il testamento di Gesù, il sogno di un Dio, come diceva Chiara, quello che ci ha affascinato e che vogliamo vivere. E una delle facce della medaglia, alla quale Chiara ha spesso paragonato il nostro Ideale: "Che tutti siano uno", Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?, l'altra faccia della medaglia, il segreto dell'unità. Gesù Abbandonato lo incontriamo nei nostri dolori personali, ma veniamo a contatto con Gesù abbandonato nei tanti dolori che ci sono nel mondo. E come abbiamo visto in questo Collegamento, Emmaus, anche le nostre comunità locali incontrano in Sira, in Iraq, in Terra Santa, anche nelle catastrofi naturali, nella mancanza di lavoro. Alle volte ci sentiamo impotenti di fronte a tutto questo male che c'è nel mondo e a volte possiamo essere scoraggiati di fronti ai dolori che ci toccano personalmente. Cosa ci dici al riguardo? Emmaus: Io penso che c'è una sola risposta ed è la risposta dell'amore. Abbiamo visto nelle comunità locali, abbiamo visto come il fatto stesso di mettersi insieme come famiglia le spinge a cercare chi è solo, chi è sofferente, chi è abbandonato, e a sollevare queste difficoltà, questi dolori. Da che cosa viene? Io penso che venga proprio dal DNA di questo carisma che Chiara ci ha lasciato. Padre Casimiro parlava di una folgorazione. Questa folgorazione che Chiara ha avuto nel gennaio del '44 è la folgorazione che ha preso tutti noi, e non può essere diverso. Perché se il nostro Ideale è l'unità, quale unità più grande dell'unità fra Dio e l'uomo? E dove si è verificata l'unità fra Dio e l'uomo se non in Gesù abbandonato che da Dio si è fatto uomo e facendosi uomo si è caricato di tutti i limiti dell'umanità: delle sofferenze, delle imperfezioni, persino dei peccati. Di tutto pur di far fare all'uomo l'unità con Dio CH2181Mit pagina 17 di 19

18 E allora ecco che Chiara stessa diceva: "Andrò per il mondo cercandolo". Ma è assurdo cercare il dolore. Chiara non cercava il dolore, Chiara cercava il suo sposo, Chiara cercava Gesù abbandonato che era questa unità inscindibile fra Dio e l'uomo. E per quello Chiara poteva dire sempre nella sua dichiarazione d'amore a Gesù abbandonato: "In lui tutto il Paradiso con la Trinità, in lui tutta la terra con l'umanità". E in questa unità profonda fra cielo e terra, Chiara riconosceva il suo Sposo e ci ha chiamati tutti a riconoscere il suo Sposo. Certo il dolore c'è, il dolore lo sentiamo anche noi, però sentiamo più forte che in quel dolore è lui che ci chiama, è lui che ci aspetta. E quella folgorazione di Chiara di anni fa ormai, ci interpella oggi forse più ancora di allora, forse allora era un annuncio, adesso proprio vedere questo mondo così frantumato, così disperato, a volte, ci fa dire: "Ma dov'è Dio?" Ecco, Dio è lì, Dio è proprio in questi dolori. E il fatto di riconoscerlo ci dà la forza di non scoraggiarci, di non fermarci, perché chi si ferma non fa niente. E noi invece con l'amore a Gesù abbandonato sentiamo che andiamo oltre quel dolore, andiamo oltre quell'abbandono e portiamo oltre con noi l'umanità. E quindi siamo sicuri che c'è una soluzione a tutti i dolori del mondo proprio perché noi amiamo Gesù abbandonato. Michel: Grazie, Emmaus. Grazie Emmaus veramente grazie. 17) QUANDO IL DOLORE BUSSA Michel: Sentiamo ancora Chiara in risposta alla giornalista inglese Sandra Hogget su questo stesso argomento. 1 Sandra Hoggett: Non si può essere sempre felici. Non è così la vita. Nei momenti di sofferenza, come si è sentita sostenuta dal suo sposo, da Dio? (We can t always be happy. Life is not like that. In times of suffering how did you drove support from your spouse, from God? ) Chiara: Non è che ho sposato Gesù glorioso, io ho sposato Gesù crocifisso e abbandonato, quindi, è questo: quando io incontro un dolore, incontro Lui. Perché? Per questo motivo: il Verbo di Dio, la seconda divina Persona, incarnandosi, ha assunto la natura umana con tutti i suoi limiti, con tutte le sue debolezze, con tutte le sue divisioni; ha assunto tutto Lui. Si è preso Lui anche i nostri peccati per poter corrispondere a Dio, pagarli ( ). Quindi, ogni nostra difficoltà l'ha presa su Lui. Quindi ogni volta che incontriamo una difficoltà, dietro bisogna vedere la sua figura, il suo volto, perché Lui se l'è presa. Per cui ogni volta che noi incontriamo, non so, una divisione fra le Chiese, una divisione nelle famiglie, una divisione nelle scuole, vediamo Lui e anziché allontanarci, andiamo a Lui perché abbiamo sposato Lui; amiamo Lui. Anche chi è già sposato, anche umanamente, sposa Cristo abbandonato per poter vincere il dolore. E il dolore si vince, si vince, perché Lui ce l'ha insegnato. Lui ha gridato: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?" E poi subito: "Nelle tue mani...". Lui ha superato e ci insegna anche a noi: quando c'è il dolore, ad andare al di là, a dire: "Sì, sì, lo voglio: sei tu, sei tu, sei proprio tu, ti 1 Chiara Lubich, da una intervista a Sandra Hoggett per Charisma Productions, Rocca di Papa, 18 aprile CH2181Mit pagina 18 di 19

19 voglio". E, se si fa bene questo, e poi si continua a vivere, sparisce il dolore, sparisce il dolore. E' un'alchimia che succede, è un'alchimia divina, perché al posto dell'abbandonato, del crocifisso in te, viene il Risorto con tutti i doni dello Spirito, quindi la gioia, la pace... Questa è esperienza quotidiana di tutti i nostri, anche dei bambini, dei giovani, di tutti. E questa è la possibilità di conquistare il mondo, ché trovi ostacoli dappertutto. Se fai però di ogni ostacolo una pedana di lancio, parti. Ma se non lo fai stai fermo. 18) CONCLUSIONE Michel: Con questa consegna di Chiara ci salutiamo. Sul sito Internet del Collegamento troverete la data e l ora precisa del prossimo Collegamento. Alessandra: Inoltre ci scusiamo, perché ci sono state delle difficoltà tecniche che non hanno permesso a tutti di vedere tutto il CH, soprattutto la prima parte del Collegamento. Ci dispiace moltissimo. Abbiamo avuto un numero di connessioni molto più alto del previsto, questo è il motivo. Potete comunque rivedere la parte che avete perso nel giro di un'ora dopo la fine del Collegamento, proprio nel sito: E lo potrete ritrovare in italiano e in altre dieci lingue. E con questo? Michel: E con questo concludiamo con un saluto che ci è arrivato dal Madagascar e che dice: "Il Collegamento CH è un momento planetario bellissimo. E' la nostra coppa del mondo dove tutti vinciamo". Grazie! Alessandra: Grazie! CH2181Mit pagina 19 di 19

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