Incontri PERIODICO DEL ROTARY CLUB FIRENZE SUD. n luglio 2006

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1 Anno XXXVII, nuova serie - Spedizione in abbonamento postale 70% - Filiale di Firenze n luglio 2006 Incontri PERIODICO DEL ROTARY CLUB FIRENZE SUD La giustizia a Firenze Il dottor Antonio Maci ha lasciato dopo alcuni anni la presidenza del Tribunale ordinario di Firenze e il 4 aprile è venuto a parlare al Rotary Club Firenze Sud di questa sua importante esperienza, mettendone in evidenza gli eventi e i problemi, le luci e le ombre. Ne è scaturita una ricca relazione sull andamento della giustizia a Firenze che qui pubblichiamo a pag.12, certi che potrà fornire a tutti i cittadini elementi interessanti di riflessione e valutazione. (Nella foto il Tribunale di Firenze)

2 Incontri /2 Incontri /3 IL DELICATO E COMPLESSO EVENTO DELLA SUCCESSIONE GENERAZIONALE, OVVERO LA SINDROME DEI BUDDENBROOK Il dottor Mario Peruzzi è dirigente centrale e top manager del gruppo bancario Monte dei Paschi di Siena. Nel 2002 ha concluso la sua carriera bancaria come direttore generale di MPS BancaVerde Spa, istituto di credito specializzato nel credito all ambiente e all agricoltura. Attualmente svolge la libera professione di dottore commercialista specializzato in economia delle imprese. È revisore contabile, consulente tecnico del Tribunale di Firenze, esperto in economia delle aziende non-profit. Questa relazione è stata da lui tenuta alr.c. Firenze Sud il 9 maggio scorso. Mario Peruzzi Rischi e suggerimenti per un impresa che deve cambiare l imprenditore leader Un fenomeno abituale soprattutto nell ambito delle aziende familiari - Aspetti economici e umani che non determinano mai situazioni identiche - Alcune regole fondamentali per trasformare le criticità in opportunità - Il ricambio va studiato e preparato per tempo È meglio viaggiare pieni di speranza che arrivare, scriveva più di un secolo fa Stevenson, senza pensare che quella espressione sarebbe potuta diventare una perfetta metafora della vita imprenditoriale. Tra i tanti modi di spendere la propria esistenza, quella dell imprenditore è indubbiamente una delle più stimolanti. Il rincorrersi dei problemi sul breve e sul lungo termine, il desiderio di costruire, l alternarsi di successi e insuccessi, la possibilità di verificare sul campo l efficacia delle soluzioni attuate, l emozione dei risultati, sono tutti ingredienti capaci di fare della vita un viaggio interessante. Il quale, però, come tutti i viaggi, ha una sua naturale conclusione che si realizza con il simbolico passaggio del testimone. È questo un evento tanto ineluttabile quanto complesso, poiché vi confluiscono aspetti eterogenei, alcuni di natura economica, altri squisitamente umani, i quali interagiscono tra loro con vari gradi di complessità, dando luogo a situazioni sempre inedite, mai uguali. Questa grande variabilità del problema è soprattutto riconducibile al fatto che le aziende sono un po come gli esseri umani: ciascuna di esse ha infatti caratteristiche originali e irripetibili che si riversano fatalmente nelle vicende successorie. Insomma ogni caso è un caso. E quasi sempre è anche un caso delicato: si pensi che nel Nord Est ben quattro crisi finanziarie su cinque sono riconducibili, direttamente o indirettamente, al ricambio generazionale. Il problema è di così grande attualità anche altrove. Per esempio in Spagna gli sono state dedicate una decina di cattedre universitarie. Vediamo allora il problema nelle sue varie articolazioni, premettendo solo qualche numero. Secondo uno studio della Banca d Italia sono all incirca 70mila le aziende di maggiori dimensioni che ogni anno passano il testimone. Se ci si riferisce però a tutto l universo delle imprese, stabilendo in 30 anni la durata di una generazione, questo numero si colloca poco sotto le 150mila unità. E poiché la stragrande maggioranza di tali imprese è a carattere familiare, siano esse di piccole o grandi dimensioni, parlare in Italia di ricambio generazionale significa collocare il fenomeno soprattutto nell ambito delle aziende familiari. La prima considerazione che emerge quando si esplora il problema della successione in azienda è quella che essa non è tanto un evento, un episodio, quanto piuttosto un processo articolato che va preparato per tempo e nel quale non c è spazio per approssimazione e fatalismo. In linea di massima i due obiettivi prioritari che deve proporsi il passaggio generazionale in un azienda a base familiare, sono: assicurare equità alla successione, equità sostanziale non mera ripartizione di un patrimonio; garantire continuità alla struttura, la quale deve superare senza danni la vicenda, traendone anzi gli stimoli per avviare un nuovo ciclo espansivo. In fondo sono queste le aspettative di un genitore. Preparare cioè un futuro per quanto possibile sereno ai propri figli e alla organizzazione che ha creato. Sono numerosi gli attori che compaiono in scena, ma i protagonisti veri, quelli portatori di interessi particolari, sono sostanzialmente quattro: l azienda, la famiglia, l imprenditore e il fisco. Analizziamoli separatamente senza dimenticare che la reciproca interazione movimenta incessantemente il quadro d insieme. L azienda è il punto centrale attorno al quale ruota tutto il processo di successione. Essa è strumento di creazione, di ricchezza non solo per l imprenditore e la sua famiglia, ma anche per tutti coloro che sono direttamente o indirettamente interessati al suo buon andamento: quelli che chiamiamo oggi gli stakeholders. Che si tratti di un unica azienda o di un gruppo di aziende, il successo dell attività imprenditoriale è subordinato al rispetto di alcune regole fondamentali: occorre alimentare la capacità competitiva e quella innovativa della struttura, ne vanno rispettate le compatibilità economiche, è necessario tenere costantemente adeguato e coerente l impianto organizzativo, e infine occorre assicurare unitarietà al governo dell impresa. Neanche per un attimo queste considerazioni possono essere dimenticate sullo sfondo della vicenda del passaggio generazionale. È nell interesse di tutti valorizzare l azienda per assecondarne la continuità, ma anche per una sua eventuale cessione, parziale o totale, poiché magari si è costretti a prendere atto che il ciclo di gestione familiare non è più rinnovabile in alcun modo. Appare quindi subito evidente che immaginare l azienda come un normale bene da ripartire in proporzione al numero dei figli è un grave errore. Questa soluzione, equa solo in apparenza, rischia di paralizzare l azienda e sovente ha causato la defenestrazione dell unico soggetto valido da parte della maggioranza. Mentre un accurata e circostanziata indagine delle situazioni specifiche, consente in ogni caso di pervenire a soluzioni forse meno lineari ma certamente più convincenti. Di sicuro c è che un ricambio generazionale studiato e preparato per tempo, qualunque forma esso assuma, costituisce sempre un prezioso asset. Oltretutto non fa correre il rischio che l evento possa essere percepito da clienti, fornitori e banche, quale fattore di instabilità e insicurezza, né temuto dalle risorse interne come una incognita sul futuro, visto che andranno a perdere il principale e abituale punto di riferimento. In maniera particolare, infine, questo modo di procedere si rivela utile quando lo stato di salute dell azienda non è tra i migliori. Insomma cambiare deve significare, secondo le migliori tradizioni imprenditoriali, trasformare le criticità in opportunità. Cogliere cioè l occasione del ricambio per conferire all impresa un assetto più consono alle nuove sfide del mercato. Accade invece che queste prerogative, queste priorità dell azienda, siano abbastanza spesso trascurate durante quelle non infrequenti liti familiari provocate da motivazioni, neanche sempre economiche, ma che hanno invece un pesante impatto sulla vitalità dell azienda. Vediamo allora il secondo protagonista: la famiglia. Essa presenta diversi gradi di complessità in relazione al numero degli eredi coinvolti e a quello delle generazioni che si sono succedute alla guida dell impresa. Famiglia e impresa sono infatti due istituzioni che non è tanto facile far coesistere, poiché procedono in direzioni divergenti: la famiglia è, in maniera particolare, protezione e solidarietà, mentre l impresa è soprattutto competizione e rischio. Malgrado ciò dobbiamo ricordare che sono pur sempre le imprese familiari a costituire la struttura del nostro sistema economico. Un buon capitalismo familiare è senza dubbio preferibile a tante public company, specie dopo aver visto i guai che queste hanno combinato negli USA. Dobbiamo allora cercare di capire perché solo il 60-70% delle famiglie riesce a gestire la prima successione al proprio interno e come questa percentuale scenda drasticamente al 15-20% quando si passa dalla seconda alla terza generazione, per attestarsi poi su cifre irrisorie appena si va oltre. È infatti di solito verso la terza generazione che i vari componenti entrano in conflitto tra loro, perché si assiste a un vero e proprio cambiamento di priorità: i diversi rami familiari cominciano a ragionare pensando più alla prospettiva futura dei propri figli, piuttosto che alla famiglia intesa come entità unica, come governo dell impresa. Qualcuno l ha chiamata la sindrome dei Buddenbrook, la famiglia di Lubecca descritta nell omonimo romanzo di Thomas Mann. Dopo tre generazioni vissute in crescendo, la saga dei Buddenbrook si conclude tragicamente prima che la quarta ne assuma il governo. Altri, più o meno cinicamente, citano invece quel nostro vecchio e ruvido detto popolare: la prima generazione fa i soldi, la seconda se li gode e la terza li finisce. Ad alimentare la frattura generazionale nell ambito familiare, pesano aspetti di natura culturale ma anche fattori legati all età. Con il tempo infatti gli atteggiamenti di fronte alla vita mutano. C è un proverbio che riassume la parabola esistenziale: si nasce incendiari e si muore pompieri. Sovente anche l eccesso di protezione delle famiglie produce l effetto contrario a quello desiderato. Altre volte, invece, succede che, andando le questioni successorie a toccare equilibri delicati, le famiglie finiscano per chiudersi in se stesse preferendo lasciare le cose come stanno e rinviando sine die il problema, che magari poi matura in clima di emergenza con conseguenze che possono incrinare per sempre affetti e parentele. Le eccezioni ci sono, ma mai come in questo caso sembrano confermare la regola: sono veramente poche. Le più longeve hanno fondato a Parigi, una trentina di anni fa, il club Les Hènockiens che raccoglie tut-

3 Incontri /4 Incontri /5 te le aziende che sono appartenute ininterrottamente alla medesima famiglia per almeno 200 anni. Ma non è facile poterne trarre regole di comportamento. L unico fil rouge che le accomuna è la capacità che hanno avuto nel tempo di gestire con equilibrio la componente affettiva e quella degli affari: esattamente quella dicotomia prima accennata che tende invece più a divaricare che a unire. Il ruolo decisivo per il successo di un passaggio generazionale lo recita tuttavia l imprenditore, il quale è il regista dell impresa e tale può essere anche nell organizzare la sua uscita di scena, nell intento di concludere in bellezza la sua avventura imprenditoriale. Egli costruisce giorno per giorno la sua credibilità sul mercato, conquista caratura e spessore nel corso della sua esistenza, ma può suggellare definitivamente la sua statura di uomo organizzando saggiamente la sua sostituzione alla guida dell impresa. Ma non è cosa da poco. È infatti difficile e carico di pena per lui abbandonare l azienda. C è la paura del vuoto e della perdita di prestigio. Il passaggio poi si lega più o meno consciamente al tema della morte. È in cima alla collina e vede il percorso in discesa. Il pensionamento è per tutti una fase critica dell esistenza, scatena conflitti interni, fa perdere identità, fa perdere status. Ma lo è molto di più per l imprenditore in quanto spesso si è identificato totalmente con la sua azienda e quindi rinunciare al proprio ruolo equivale in sostanza ad abbandonare la propria identità. Se per tutti, insomma, l abbandono della vita lavorativa costituisce un momento difficile da gestire, per l imprenditore è quasi sempre un vero e proprio dramma. Qualche volta, proprio per esorcizzare questa non entusiasmante prospettiva, il senior di prima generazione cade in quella che potremmo chiamare la trappola del fondatore, il quale crede di poter fare o saper fare tutto e invece non si rende conto (o non vuol rendersi conto) che arriva per tutti il momento in cui è opportuno farsi da parte, lasciare alle nuove generazioni, ai giovani, a chi è figlio del suo tempo, l onore e l onere di proseguire il cammino. E invece accade spesso che queste sagge considerazioni vengano quasi completamente rimosse. I problemi sono complessi, la situazione magari richiede scelte dolorose, ci sono coinvolti interessi e sentimenti, per cui l argomento successione diviene tabù e si rinuncia anche ad affrontarlo. Ma lo scenario che incombe su tali situazioni di non decisione è carico di rischi, da quelli dell improvvisa scomparsa dello stesso imprenditore all assenza di eredi interessati alla prosecuzione dell azienda, da quello di far subentrare alla guida dell impresa eredi poco preparati a quello di veder esplodere conflitti all interno della famiglia che magari non si accorda su una scelta frettolosa. Con il risultato finale che l impresa entra in crisi e perde valore e appetibilità sul mercato. D altro canto, dare per scontato l ingresso dei figli in azienda, prospettando la cosa come un obbligo piuttosto che come una semplice opportunità, è anch esso un frequente errore. È abbastanza diffusa infatti la semplicistica equazione che fanno alcuni genitori (specie al primo passaggio generazionale): mio è il figlio, mia è l azienda e dunque successione in casa senza alternative. Con la conseguenza che: o il figlio diventa la brutta copia del padre, o si mette di traverso, e allora per l azienda iniziano i guai. Non sono nemmeno tanto infrequenti i casi deleteri di un forte antagonismo tra le due generazioni.. Gli aspetti caratteriali di padri e figli giocano infatti un ruolo non secondario, ma mai come in questo caso serve fare di necessità virtù. Anche perché se si ha a cuore la continuità aziendale, la ricerca di una soluzione che sia a un tempo lungimirante e saggia, è un operazione che non si può sbagliare. Nella realtà le situazioni concrete possono essere le più variegate: uno o più figli, nessuno o tanti interessati ad assumersi le responsabilità della guida dell impresa, e poi fra quelli bravi e disponibili è necessario scegliere il nuovo leader. Questa scelta del leader è un tema cruciale, sul quale occorre subito uscire da possibili equivoci. Che il leader sia uno solo è una specie di assioma. La guida di un azienda, infatti, non può che essere unica. L equità, i legittimi criteri di uguaglianza tra i figli, possono essere perseguiti per altre vie, non certo facendo loro condividere il ponte di comando di un azienda. Un imprenditore che lascia ai suoi due figli il 50 % ciascuno dell azienda, non crea coesione ma fa sì che ogni figlio resti ostaggio dell altro. Con il rischio di logorare gli aspetti affettivi e pregiudicare quelli economici. Scegliere un successore diventa allora un operazione difficile e delicata, ma ineludibile. Un genitore, tuttavia, se anche conosce be- EUROPA METALLI spa Borgo Pinti, FIRENZE - Tel. 055/ Fax 055/ PRODOTTI IN RAME E LEGHE DI RAME AZIENDA LEADER NELLA METALLURGIA NON FERROSA I prodotti di EUROPA METALLI sono utilizzati nell edilizia, elettronica, meccanica, elettromeccanica, energia, scambio termico, trasporti, artigianato. ne i segreti dell intraprendere, non riesce sempre a essere giudice obiettivo e sufficientemente distaccato dei propri figli. Desidererebbe che intuito per gli affari e impegno imprenditoriale si trasmettessero geneticamente, ma purtroppo non è sempre così. Si può infatti diventare capitalisti per nascita, ma non necessariamente imprenditori. Paradossalmente il problema diviene più semplice allorquando ci sono due o tre eredi che presentano tutti elevato potenziale, inequivocabili doti imprenditoriali. In tal caso sono proprio i diretti interessati quando magari le dimensioni dell azienda o la non eccessiva integrazione del gruppo lo permettono - a concordare scissioni, scorpori o provvedimenti tali che consentano a ciascuno di esercitare autonomamente l arte dell impresa. Molto spesso, fiutando la situazione, costoro si sono già avviati su territori estranei al giardino di casa, per fare esperienze autonome, per avere essi stessi conferma del proprio valore. E non c è da dubitare come in queste fortunate circostanze lo spirito imprenditoriale si esalti ed esplichi tutte le sue potenzialità, facendo fiorire nuove imprese. Anche se la situazione non è sempre così favorevole e talvolta servono decisioni dolorose, occorre sia ben chiaro a tutti gli eredi che la continuità aziendale è un bene da preservare e che non è utile ad alcuno che l azienda perda valore solo perché il futuro ricambio si presenta incerto o conflittuale. Occorre qualcuno capace di assicurare questa continuità. Se poi non lo si dovesse trovare all interno della famiglia e non si volesse ricorrere a manager esterni, è meglio lasciare, vendere l azienda quando è ancora appetibile e indirizzare i figli verso soluzioni di vita diverse dall impresa. Se invece il nuovo leader c è, avrà certamente già messo in luce qualità come carisma, capacità di comunicazione, entusiasmo, energia, equilibrio. Non scomodano neanche una laurea, la conoscenza delle lingue, esperienze all estero, master. Ma al giorno d oggi, queste qualità costituiscono un bagaglio formativo quasi sempre già presente tra i futuri imprenditori. Una volta programmata la successione dell impresa, e nel quadro delle compatibilità che la situazione e la normativa consentono, si possono studiare le migliori soluzioni fiscali, riducendo i passaggi a quelli essenziali e comprimendo per quanto possibile il costo fiscale dell intera operazione. Improntare invece una successione all insegna del risparmio fiscale a ogni costo, può rivelarsi un imperdonabile errore. I modesti guadagni a breve potrebbero rivelarsi un indennizzo inadeguato rispetto ai futuri, immancabili inconvenienti. Il tema che è ricorso più frequentemente durante questa analisi è stato quello della necessità di essere tempestivi nel porsi il problema della successione: affrontarlo è meno difficile se l azienda è ben preparata ed è anche l unico modo per portare in superficie le problematiche più spigolose e per risolverle gradualmente, organicamente e, per quanto possibile, serenamente. Purtroppo però nel nostro paese solo l 8% degli imprenditori pianifica la propria successione rispetto invece al 40% degli Stati Uniti. Quasi nessuno poi stabilisce una precisa data di uscita. Quest ultima è in un certo senso un essenziale corollario al completamento del programma successorio. È infatti necessario fissare l epoca della transizione, stabilirla in maniera precisa con un adeguato anticipo. I anni rappresentano un giusto e saggio limite di età per lasciare il campo alle nuove generazioni. Rimangono ora da passare in rassegna gli strumenti utilizzabili per attuare il passaggio generazionale di un azienda. Il loro grado di elaborazione e sofisticazione è ovviamente correlato alla dimensione aziendale. Vale a dire che ci sono alcuni comportamenti consigliabili a tutti, mentre altri più sofisticati rispondono alle esigenze delle aziende e dei gruppi più grandi e più strutturati e che magari coinvolgono già la seconda o terza generazione. Per esempio, una cosa interessante per i gruppi più strutturati, un vero e proprio laboratorio, è il consiglio di famiglia. Esso diviene il luogo ove consentire a tutti di esprimere opinioni, punti di vista, progetti, avanzare politiche, idee e strategie di lungo periodo. Appare inoltre come la sede più appropriata per preparare la selezione dei successori. Dal consiglio di famiglia può poi scaturire il cosiddetto patto di famiglia. Si tratta sostanzialmente di un accordo che stabilisce gli aspetti legali e statutari, il rispetto dei ruoli, i criteri di carriera all interno dell azienda, l utilizzo di nomi e marchi e tutto ciò che è in grado di assicurare un clima di integrità e di trasparenza alla gestione dell impresa. Il patto può funzionare se i componenti della famiglia stabiliscono regole del gioco chiare e condivise, tese a evitare scontri e dissapori. Esso va scritto quando ancora non serve perché è in quel momento che c è la disponibilità di tutti a trovare la migliore soluzione oggettiva ai possibili problemi. Quando ci sono già i conflitti diventa più complicato individuare una via di uscita. Di norma è quando siamo alla terza generazione che occorre il patto, perché quello è il momento in cui si può rischiare il corto circuito. Spesso si rivela utile inserire nei consigli di amministrazione membri esterni che possono dare un contributo non solo al governo dell impresa, ma anche per valutare dall interno i candidati alla successione. Infine anche la creazione di un trust, impianto giuridico di matrice anglosassone, può rivelarsi utile per separare la proprietà dell impresa dalla sua gestione. La struttura consigliabile potrebbe essere questa: trust, holding, società operative, anche per creare ring differenziati. Il trust per regolare i rapporti patrimoniali, la holding per studiare le strategie di investimento e le società operative per la gestione di quei

4 Incontri /6 Incontri /7 medesimi investimenti. Consiglio di famiglia, trust e holding, sono strumenti tecnici idonei a supportare i passaggi generazionali più complessi. Ne esistono però molti altri che possono rispondere adeguatamente alla grande varietà delle situazioni reali. Può, ad esempio, rivelarsi utile procedere a scissioni, scorpori di rami d azienda, oppure fusioni delle strutture oggetto del passaggio. Così come è possibile studiare una forma di usufrutto dell azienda a favore del senior o dello junior. C è il contratto di affitto di azienda che si presta bene per misurarsi nell arte dell impresa in vista di un graduale e successivo trasferimento. Ci sono strumenti ormai rodati come il FBO (Family buy-out), il MLBO (Merger Leveraged buy-out) ed anche il WBO (Workers buy-out). Si può ipotizzare l ingresso di nuovi soci, oppure il venture capital di matrice bancaria o meno. Si può vendere l azienda o quotarla in borsa. Si può ricorrere al temporary management, fare joint venture, scambi di partecipazioni di minoranza, concordare patti parasociali. E altre opportunità le offre il nuovo diritto societario. Insomma non è certo dalla carenza di strumenti tecnici che possono derivare complicazioni al passaggio generazionale. Queste semmai scaturiscono, come abbiamo visto, da quel groviglio di sentimenti, interessi, aspettative, che coinvolgono chi lascia e chi subentra. Una preparazione adeguata, tempestiva e lungimirante, capace di trasformare le potenziali minacce e le criticità in una occasione di innovazione, è l unica terapia veramente efficace. È quasi superfluo affermare che non esistono ricette preconfezionate, né tanto meno modelli di successione omnibus. La realtà supera di molto ogni teoria. Tuttavia, e per concludere, si può tentare di descrivere una best practice generale: due obiettivi sovrastano tutta la vicenda: l equità della successione e la continuità dell azienda, la quale non può mai essere considerata come un comune bene da ripartire in proporzione al numero degli eredi; interiorizzare che la successione non è un evento ma un processo graduale che richiede coraggio e autodisciplina, nonché una lunga e diligente preparazione: se viene affrontata soltanto quando incombe la necessità, cioè in ritardo, i risultati non saranno mai confortanti; fare riunioni di famiglia e, se possibile e utile, creare un board con persone esterne; eseguire una accurata analisi economico-finanziaria-patrimoniale dell azienda e della famiglia, per poi fissare una road map durante la cui realizzazione vengano composte le questioni familiari e quelle patrimoniali; è molto importante incoraggiare gli eredi a seguire ciascuno la propria vocazione. Per chi sceglie l attività imprenditoriale serve una adeguata preparazione, sono quindi consigliati laurea, lingue straniere, viaggi all estero, studi di gestione aziendale, master, esperienze fuori dell ombrello casalingo per qualche anno: oltre a farsi le ossa, i figli verificheranno che l erba del vicino non è sempre la più verde; scegliere tra i possibili il nuovo timoniere e individuare soluzioni equanimi per gli altri; se però all interno della famiglia non fossero rintracciabili le virtù imprenditoriali, non insistere: la vita è pur sempre interessante anche al di fuori dell impresa. Naturalmente nei casi in cui la continuità non sia realizzabile in ambito familiare, occorre adoperarsi affinché il valore e l attrattiva dell azienda presso il mercato non abbiano a risentirne; per il senior che lascia è necessario confrontarsi con gruppi di persone nella stessa situazione, perché l abbandono del ponte di comando è un esperienza emotivamente critica; è per lui anche molto importante coltivare interessi al di fuori di quelli strettamente imprenditoriali e mantenere rapporti non professionali perché è difficile e imbarazzante dedicarvisi all ultimo momento; predisporre piani finanziari idonei a staccarsi definitivamente dall azienda; fissare una data dandone adeguata e tempestiva comunicazione interna ed esterna; infine una regola d oro: una volta condiviso e concluso il programma successorio, tagliare il cordone ombelicale; nessun ripensamento; sarebbe un grave errore tornare in azienda dopo uno o due anni; in termini economico-aziendali sono un eternità; e poi, per quanto possibile e in generale, è meglio evitare le cariche onorifiche: il rischio di cadere nel patetico è sempre dietro l angolo. Se tutto è stato preparato bene, il passaggio del testimone può diventare impercettibile e spianare la strada a un nuovo ciclo di crescita. Si racconta che Michelangelo ricavò il David da un blocco di marmo già usato senza risultati e abbandonato in un cortile. Traendone quel capolavoro, Michelangelo dimostrò concretamente il suo pensiero: nella materia, qualunque aspetto essa abbia, preesistono infinite forme fra le quali l artista sceglie quella che vede e la realizza. Penso che, seppure in sedicesimo, questa riflessione possa essere traslata anche alle tante complicate vicende che la vita ci prospetta: per ogni problema esiste infatti una soluzione più efficace, individuarla e adottarla significa affrontare le difficoltà con metodo. Anche quando si tratta del ricambio generazionale in una impresa. LA POETICA DELLE ROVINE TANTO CARA AD ARTISTI E LETTERATI Villa Adriana e Ostia antica un fascino sempre intatto Dalla dimora sontuosa del tormentato Imperatore agli emozionanti resti della città posta alle foci del Tevere Ma sono costantemente in agguato le minacce di che vorrebbe fare scempio di tanti tesori Eugenio Polito L Acropoli di Atene, la Valle dei Templi di Agrigento, il Colosseo e il Pantheon, Pompei, insieme alle mete archeologiche un tempo esotiche e avventurose e oggi alla portata del turismo di massa, come le piramidi di Gizah, Petra o Palmira: questi e pochi altri sono i luoghi archeologici frequentati, noti, vissuti, anche se da torme di turisti spesso frettolosi e talvolta dannosi come cavallette. Ma basta allontanarsi appena pochi metri da questi luoghi celebratissimi per scoprire angoli poco noti, in cui si è spesso soli ad ammirarne le bellezze. A Roma, in fondo, basta lasciare per un attimo la folla che calpesta selvaggiamente la Via Sacra e il Foro Romano e salire al Palatino: il palazzo imperiale, il padre di tutti i palazzi, è lì, solitario nel verde, solo pochi si avventurano fino ad affacciarsi sulla valle del Circo Massimo. Verrebbe da dire: che bello, finalmente soli! E invece no, almeno secondo la mentalità corrente, che si va insinuando un po in tutti noi, a furia di sentire ripetere certi luoghi comuni: questi angoli incantevoli di mondo non rendono! Non bastano i biglietti d ingresso, non basta la vendita di cataloghi, guide e gadget per coprire le spese di manutenzione corrente, per tacere dei restauri straordinari. Piano piano, in questo limbo dei monumenti marginali, veri e propri lussi che ci concediamo a malincuore, stanno scivolando anche tanti siti archeologici, collezioni e musei che un tempo furono celebratissimi. Pompei subisce un nuovo, lento cataclisma, sepolta ogni giorno non dalla cenere, ma da maree umane; Ercolano è deserta. Una sorte analoga potrebbero subire, in un futuro non lontano, due fra i siti archeologici più belli e suggestivi d Italia, certo fra quelli in cui meglio si coglie la poetica delle rovine tanto cara agli artisti e ai letterati viaggiatori fin dal Settecento: la Villa di Adriano imperatore, la più grande e sontuosa di tutta l antichità, alle pendici del colle di Tivoli; e il porto di Roma alle foci del Tevere, Ostia antica. Qui, forse ancor più che a Roma, colpisce il rosso dei ruderi di mattoni, perfettamente intonato ai gialli e ai verdi della campagna e all azzurro del cielo: un paesaggio diverso da quello segnato Il teatro marittimo di Villa Adriana dal bianco dei marmi nei templi greci, e diverso anche da quello color sabbia delle arenarie egiziane. Una combinazione di luce e colori, quella della campagna romana, che sembra quasi scomparsa, assediata dal suburbio e dalle atroci città-satellite di Roma; un paesaggio, quello della campagna romana, imbastardito dalle fiumane di gitanti domenicali, che intasano le vie consolari dall alba al tramonto. Ma a chi abbia la pazienza di uscire dalle strade più battute, di fare un passo in più, di farsi guidare, possono accadere sorprese. Forse proprio perché così rari, ormai, i brandelli superstiti di questo paesaggio sanno essere causa di grandi emozioni; uscire dall autostrada o dalla via Tiburtina, abbandonare l oscena borgata che la costeggia e arrivare in vista delle rovine imponenti di Villa Adriana apre il cuore, riconcilia col mondo, fa credere che possa esistere un luogo perfetto anche nel peggiore degli inferni. Villa Adriana fu l opera della vita dell imperatore filosofo, il tormentato Adriano, che dominò il mondo allora conosciuto fra il 117 e il 138 d.c. Qui Adria-

5 Incontri /8 Incontri /9 no soggiornò a lungo alla fine della sua vita, dopo interminabili viaggi, segnati da amori e odi, guizzi di genio politico e di follia. Qui dimenticò in fretta la mai amata e forse avvelenata moglie Vibia Sabina, forse la più bella e triste fra le imperatrici, una sorta di Lady Di ante litteram; qui non finì mai di ricordare il giovane amante, Antinoo, annegato nelle acque del Nilo, mitizzato fino al ridicolo, ultimo bello dell antichità, prima che l omosessualità divenisse una colpa. Qui sembrò voler ricostruire idealmente i luoghi del suo immaginario, visitati e amati in vita, creando un microcosmo che gli garantisse di averli sempre a disposizione; furono soprattutto i luoghi della cultura greca che Adriano volle riprodotti: edifici come il Liceo o l Accademia di Atene, il canale di Canopo con il tempio di Serapide a Alessandria d Egitto, ma anche gli Inferi. Morto lontano, a Baia presso Napoli, forse sperò che l animula vagula blandula, da lui evocata in una pessima poesiola, tornasse lì, negli inferi dorati che lui stesso aveva fatto creare. Di fronte alle rovine della Villa si resta senza fiato per l imponenza dei muri di cemento coperti di mattoni, ancora conservati in qualche caso per tutta l altezza originale. Ma lo stupore non nasce solo dall imponenza: aggirandosi per le rovine scopriamo una incredibile varietà di soluzioni planimetriche e architettoniche: edifici orientati su assi prospettici diversi, scorci e fughe di colonne, giardini e terrazze, laghetti e templi, volte e cupole arditissime (non a caso siamo nell epoca del Pantheon). Straordinario il cosiddetto Teatro Marittimo: un cortile circolare che racchiude una vasca al centro della quale è un isoletta, su cui sorge a sua volta un edificio dalla tipica forma di casa romana ad atrio: un gioco di scatole cinesi, in cui la domus romana è il centro di un microcosmo equivalente alla sfera dell universo. E straordinari i resti della decorazione: marmi, mosaici, stucchi, statue, molti dispersi nei musei di mezzo mondo. Il Canopo di Villa Adriana Ostia, la casa del Larario Il paesaggio di rovine rosso di mattoni si rivela del resto un illusione romantica: non solo la villa era popolata di opere d arte, ma ogni parete, ogni soffitto, ogni volta era coperta di marmi, intonaci e stucchi, così che il rosso dei mattoni, oggi onnipresente, non emergeva mai. Riscoperta alla metà del 400, la villa fu visitata da innumerevoli personaggi illustri, a cominciare da Pio II, che ne parla nei Commentari e la difende, insieme alle altre rovine di Roma e della Campagna Romana, con una celebre bolla del 1462, forse il primo atto della storia riguardante la protezione dei beni culturali. Artisti e notabili, letterati e cardinali hanno visitato la villa nei secoli, ammirandola e depredandola dei suoi tesori: uno scempio arrivato fino agli anni 50 del secolo appena trascorso, quando si sbancarono quattro metri d interro nell area del Canopo senza documentare quasi nulla. Ma la villa è ancora lì, nonostante tutto, difesa strenuamente dai tanto vituperati funzionari della Soprintendenza, che per un tozzo di pane subiscono continue minacce e rischiano ogni giorno denunce da parte di chi vorrebbe cementificare anche questi angoli superstiti di paradiso. Scendendo per la valle dell Aniene, poi imboccando quella del Tevere, si raggiunge in pochi chilometri Roma; oltrepassate le ultime propaggini della città, il tratto terminale del corso del Tevere attraversa ciò che resta della campagna che preannuncia il mare. A poca distanza dalla foce appaiono le rovine di Ostia: ancora una macchia rossa di ruderi di mattoni, ma stavolta sotto i pini della pianura costiera; più oltre l agghiacciante agglomerato di Ostia moderna, anime confinate su una lingua di terra conquistata al mare dai detriti di Alessandra Sacchi Via Tornabuoni, Firenze Tel. e Fax Compriamo e vendiamo buoni libri e stampe. Acquisti e valutazioni anche a domicilio. del fiume. In età romana Ostia antica affacciava sul mare, oltre che sulla foce del Tevere: oggi dista dal mare circa due chilometri, e si è per questo salvata dal moderno scempio della costa. Attraverso i secoli, le rovine di Ostia sono scomparse nelle paludi costiere, salvate dalla malaria più che dal rispetto degli uomini. Di Ostia restava un borgo fortificato, segnato da un castello fatto edificare da Giulio II e dalle memorie di santi e martiri: fra i tanti Monica, la madre di Sant Agostino, che qui morì. Ostia è riemersa lentamente: si registrano scavi saltuari già nel 700, e poi campagne non sistematiche durante l 800, ma la vera riconquista di Ostia, l ultima grande riconquista della campagna romana, in anni in cui ormai altri lembi di campagna venivano inghiottiti dalla città, risale ai primi tentativi di bonifica nel tardo Ottocento, effettuati grazie al sacrificio dei coloni romagnoli che qui arrivarono dalle paludi del Ravennate: solo allora ci si rese conto pienamente che nelle paludi sopravviveva buona parte della città antica, con edifici conservati talvolta fino al terzo piano. Nel giro di qualche decennio furono scoperte decine di ettari di rovine, che permisero di ricostruire il tessuto urbano del primo porto di Roma: fondata secondo la tradizione addirittura da Anco Marcio, quarto re di Roma, e poi divenuta avamposto militare a controllo del fiume, la città si sviluppò più tardi in porto commerciale, fino a divenire, fra la tarda repubblica e l età imperiale, la chiave di volta del sistema annonario di Roma. Se Pompei, distrutta nel 79 d.c., ci mostra il suo volto di cittadina provinciale assonnata, dalle case unifamiliari basse e riccamente decorate, un po come i nostri villini, Ostia ha un aspetto completamente diverso. Del tutto trasformata durante il II secolo d.c., più o meno all epoca in cui Adriano costruiva la sua villa, Ostia appare come una città piena di colossali magazzini per lo stoccaggio delle merci in attesa della distribuzione a Roma; ma anche una città di grandi condomini d abitazione (diremmo oggi), a più piani, simili a quelli che dovevano sorgere nella stessa epoca nei quartieri più popolosi di Roma. E accanto a case e magazzini, ecco i templi e le terme, le sedi delle corporazioni di artigiani e commercianti, e persino la sinagoga più antica dell Occidente. L aspetto estetico sembra in secondo piano, ma non ci facciamo ingannare: qua Veduta panoramica di Ostia antica e là si trovano statue, pitture, mosaici di grande pregio, edifici con soluzioni architettoniche innovative; la città che lavora non disdegna di circondarsi di bellezze artistiche e edifici spaziosi e moderni. Villa Adriana e Ostia tramontarono più o meno contemporaneamente: il collasso del mondo romano coinvolse queste due realtà, entrambe bisognose di efficienti sistemi di funzionamento per la loro sopravvivenza: fra tutti l adduzione e il drenaggio delle acque, senza i quali la vita non era possibile, nella villa come nella città. I momenti della riscoperta di Villa Adriana e di Ostia sono altrettanti momenti della storia culturale dal Rinascimento ai giorni nostri, l arte dal Rinascimento al Neoclassicismo, ma anche le nostre città ne portano il segno. Disegnate, dipinte o fotografate infinite volte dagli artisti di ogni epoca, le montagne di mattoni sono oggi ancora una volta in pericolo. Il mantenimento di queste enormi strutture, sparse per aree estesissime, minacciate da intemperie, smog, vandalismi, è costosissimo; per ogni felice iniziativa di restauro, intrapresa coi pochi mezzi a disposizione, dieci falle si aprono altrove. Ma non è solo una questione di denaro. Mentre alcuni luoghi, monumenti, opere d arte, musei, pochi e selezionati, facilmente accessibili al pubblico di massa, divengono sempre più icone universali, divorate in ogni possibile salsa, ammirate più che capite, altri scivolano lentamente nel limbo dei non-luoghi: esistono, ma non si vanno a visitare, perché lontani, talvolta scomodi da raggiungere, un po polverosi; e poi sembrano parlare un linguaggio ormai desueto, che sta diventando incomprensibile e si affievolisce ogni giorno di più. Ma se si perde ogni interesse, se nessuno va più a vederli, a che pro conservare questi luoghi, monumenti, musei, opere d arte? Permettetemi la banalità, o la retorica: non importa fare il giro del mondo per scoprire cose nuove, nuovi stimoli, nuove emozioni. Dietro l angolo ci sono luoghi, oggetti, paesaggi, edifici che potrebbero darci questi stimoli, se avessimo la pazienza di avvicinarci ad essi con l attenzione e il tempo che richiedono: ogni luogo, ogni monumento parla, ma bisogna sforzarsi di farlo parlare; è difficile, ma è una condizione ineliminabile per la sopravvivenza dei beni culturali: o impariamo di nuovo a sfruttarne la ricchezza, fatta non di denaro sonante ma di capacità di stimolare la nostra intelligenza, o è meglio che la smettiamo di parlare di beni culturali: ammettiamo serenamente che nel mondo d oggi non c è posto per Villa Adriana, non c è posto per Ostia antica, e non vale quindi la pena di occuparsene. Proprio recentemente il soprintendente Antonio Paolucci lamentava come la grande maggioranza dei fondi privati destinati ai restauri a Firenze negli ultimi anni venga da fondazioni americane, a fronte di contributi assai più esigui degli sponsor locali. Vedere e conoscere sono i presupposti perché questa imbarazzante situazione possa presto ribaltarsi. (Relazione tenuta il 28 marzo al R. C. Firenze Sud)

6 Incontri /10 Incontri /11 Arte e fantascienza. Un argomento curioso e stimolante di cui si è parlato nel nostro Club martedì 23 maggio, introdotto dal socio ing. Vito Cappellini e dalla dott. Cristina Acidini Luchinat, soprintendente dell Opificio delle pietre dure di Firenze. Per l occasione è stato anche presentato un breve simpatico racconto di Cappellini, Alex, appena edito da Polistampa, nel quale si evoca e si affronta quel tema. Cappellini ci ricorda che la creatività dell uomo si manifesta appunto nell arte e nella scienza. Il Rinascimento ha rappresentato un momento straordinario, in cui arte e scienza si sono unite in perfetta sinergia (basta pensare a Leonardo!). E la fantascienza, per diversi aspetti, è strettamente connessa alla scienza: previsioni fantascientifiche, che poi divengono reali innovazioni scientifiche (pensiamo a Verne); fantasie sullo spazio, sulle scoperte spaziali e la esplorazione dei corpi celesti, divenute poi in gran parte reali; osservazioni su Ufo e attività extraterrestri, che possono talvolta essere spiegate con tecnologie innovative non ancora note (es. dal settore militare). L arte si inspira anche alla fantascienza, creando scenari irreali impossibili, figure diverse dalle umane. Il tutto si manifesta in particolare in importanti forme creative ed artistiche: la letteratura ed il cinema. Per quanto riguarda il cinema il tema della fantascienza (es. avventure nel cosmo) è senz altro uno dei più attualmente trattati, in particolare per il fascino esercitato sui giovani. Per quanto riguarda la letteratura, numerose sono le opere di fantascienza e vita extraterrestre, in cui l arte di scrivere si può coniugare e integrare anche con la rappresentazione dell arte. Quando la fantascienza diventa scienza e arte In aiuto dei popoli africani mediante il progetto Amref Il sogno dell ingegnere Pubblichiamo la premessa di Cristina Acidini Luchinat al racconto Alex di Vito Cappellini. Le letteratura di fantascienza del Novecento ci ha abituati ad ambienti estremi e remoti: mondi d acqua o di sabbia rovente, giungle insidiose, pianeti alieni, vuoti spazi siderali. Nel racconto di Vito Cappellini invece per la prima volta credo la trama fantascientifica si intreccia allo scenario quieto e familiare del territorio toscano: per la precisione, muove tra la zona boscosa di montagna e campagna che accoglie il giovane corso dell Arno al suo sgorgare del Falterona e la cerchia armoniosa delle colline intorno Firenze. E proprio dall incontro fra il paesaggio vissuto, depositario di una poesia sommessa e feriale, e l avvento dell Ignoto nella sua manifestazione quasi messianica, scaturisce il fascino sottile della narrazione. Il linguaggio piano, piano e colloquiale, è quello di chi racconta una novella, o forse un sogno: perché anche gli ingegneri sognano, come Cappellini ci svela toccando, a volte sfiorando, spunti sentimentali e desideri segreti che prima o poi tutti abbiamo cullato, nel dormiveglia del pensiero. Lo straniero misterioso; l amore senza complicazioni; l annuncio di una salvezza che verrà dall alto, dal cielo, dall altrove la rivelazione consolante che Qualcuno, più saggio e progredito dell Umanità rissosa e bambina, la tiene d occhio e protegge anche da sé stessa. Che l ingegnere continui a sognare, dunque, per poi scrivere le sue visioni in altre storie ariose e serene, dove l impronta onirica lasci, come sulle bolle di sapone, tracce d arcobaleni trasparenti. Maurizio De Romedis, consigliere di Amref Italia, consegna targhe-ricordo per l intervento del nostro Club a favore di quella Onlus che opera in Africa. Nel numero 28 del nostro periodico ho già descritto l importante impegno sostenuto dal nostro Club per l esecuzione del Matching Grant in favore dei rifugiati dell Uganda, programmato dal R.C. Dresden Goldener Reiter (distretto 1080) in unione al R.C. Firenze Sud (distretto 2070) e al R.C. Wroclaw (distretto 1080). Il contributo stanziato dai Club ammonta alla complessiva somma di dollari, di cui versati dal Rotary Firenze Sud. Ma non è di questo progetto che voglio parlare. Intendo invece segnalare e dare il risalto che merita alla iniziativa di due nostri soci che hanno ideato un modo di fare beneficenza e organizzare services di grande importanza e visibilità. I nostri soci Andrea Savia e Marco Villani hanno proposto, e il Consiglio ha accettato con entusiasmo, di sfruttare l art.14 della legge n. 80 del e di partecipare con la somma suppletiva di euro al versamento del 10% del reddito di impresa che i suddetti soci hanno effettuato a favore della Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) AMREF. La Onlus AMREF opera in Africa, dal Kenia all Uganda, dal Sudan al Sudafrica, dalla Tanzania all Etiopia. Essa interviene con progetti di sviluppo sanitario e sociale e corsi di formazione per personale locale. AMREF copre un area di 1,5 milioni di chilometri quadrati: intervenire su un area così estesa significa affrontare realtà e problemi diversi: dalla desertificazione delle aree rurali del Corno d Africa alle guerre che insanguinano i paesi dei Grandi Laghi, dalla malaria che affligge le zone umide della costa al degrado sociale e culturale delle grandi baraccopoli sorte attorno alle megalopoli del continente. Il nostro contributo è stato indirizzato verso i cosiddetti progetti relativi ai Temi Presidenziali, in particolare verso il progetto «Acqua». Nell annata in corso è stata quindi versata all AMREF complessivamente la somma di euro destinati alla costruzione di dieci pozzi nel territorio del Kenia. La costruzione di questi pozzi potrà essere seguita dal nostro club con visite sul territorio e a conclusione dei lavori i pozzi saranno contraddistinti da una rudimentale scritta nella quale sarà segnalato che l opera è stata realizzata con il contributo del Rotary Club Firenze Sud insieme ai propri soci. La visibilità e l importanza di tale iniziativa è di tutta evidenza se solo la si confronta con il Matching Grant appena concluso insieme a Rotary Club di Dresda, la cui esecuzione ha richiesto l impiego di due annate rotariane. L iniziativa è stata anche segnalata al Governatore, avv. Italo Minguzzi, il quale si è dimostrato entusiasta e si è rammaricato che il Rotary International non intenda assumere lo status di ONLUS, rinunciando così a grandi opportunità di intervento diretto. Nell Area Medicea del Rotary l iniziativa è stata presa in seria considerazione ed è allo studio la possibilità di riunire le varie contribuzioni dei soci che intendano avvalersi dell art. 4 della legge n. 80 del con la partecipazione dei dodici Club. A tale riguardo è sufficiente considerare quanto il nostro Club ha realizzato ( euro) in questo primo esperimento per poter prevedere la realizzazione di importantissime opere per importi almeno dieci volte superiori. Quest anno la prima edizione ha avuto una degna conclusione nella conviviale del 13 giugno con la partecipazione di Maurizio De Romedis, consigliere di AMREF Italia, il quale ha parlato della destinazione dei nostri contributi e ha consegnato al nostro Club le targhe in ricordo di questo primo intervento. Cesare Novi

7 Il dottor Antonio Maci, che ha lasciato da poco la presidenza del Tribunale ordinario di Firenze, ha svolto il 4 maggio scorso questa relazione al Rotary Club Firenze Sud. Antonio Maci Nel febbraio 2001, a due anni circa di distanza dall assunzione in Firenze della presidenza del Tribunale ordinario, dissi delle ragioni personali che mi avevano indotto a continuare e a concludere qui il mio servizio in magistratura. Questo fino ad allora si era svolto in Lombardia, in gran parte a Milano dove avevo esercitato le funzioni giudiziarie quale presidente del Tribunale di sorveglianza: ufficio che mi aveva segnato, perché rispondente al mio animo sensibile, a coniugare quando possibile giustizia e carità, legalità formale e giustizia sostanziale. Devo precisare al riguardo che il Tribunale di sorveglianza è un organo giudiziario che si occupa di assicurare la legalità dell esecuzione della pena nelle nostre carceri, perché non avvenga che la detenzione, pur legittima, finisca con il violare per il modo con cui viene eseguita il rispetto della dignità propria di ogni persona umana. Ma evidentemente non è su questa esperienza che qui stasera dobbiamo intrattenerci, quanto piuttosto sull esperienza, altrettanto esaltante, per altri versi, da me fatta nel Tribunale ordinario di Firenze. Direi cose scontate se mi soffermassi più di tanto a dirvi della mia gioia e di quella di mia moglie gioia quest ultima un po temperata dalla tristezza per la lontananza dei nostri nipotini che vivono a Milano con i loro felici genitori, nostri figli per aver vissuto per ben sette anni in una città come Firenze, città d arte di rinomanza mondiale, città tanto ricca e stimolante per chi abbia interessi culturali. E non vi nascondo che, avendo messo su un piccolo alloggio, passerò qui in Firenze, con mia moglie, buona parte del tempo che ci sarà dato di vivere. Dunque, da questo punto di vista, nessun pentimento per una scelta che si è dimostrata felice anche sotto altri aspetti, quello ad esempio del contatto professionale con avvocati, con i quali mai è nata Incontri /12 tra me e loro una situazione di conflittualità; né ricordo di essere mai stato protagonista o vittima di incomprensioni o di intolleranze. Ogni incontro professionale con loro e con gli altri professionisti che frequentano il Tribunale lo ricordo improntato a rispetto e considerazione reciproci. Conservo alcuni scritti delle massime autorità del foro fiorentino che mi danno atto della mia disponibilità e apertura ai problemi della categoria. Né posso passare sotto silenzio la collaborazione che mi è stata data dai colleghi in massima parte dotati di capacità professionale e umana sicuramente eccellenti Insomma un ambiente estremamente favorevole: ho anche simpatizzato con molti fiorentini e toscani, in genere definiti non senza ragione da Curzio Malaparte persone di gran lunga più intelligenti fra tutti gli italiani. Ma ora è tempo di allargare il discorso e parlarvi della mia esperienza nello stretto ambito del lavoro giudiziario. Non vi nascondo che qui si sono alternate luci ed ombre. Sarebbe sciocco per un uomo libero e io mi sento tale (e ancora citando Malaparte dirò: sol chi non è un uomo libero è un grullo) - sarebbe sciocco, dicevo, esaltarsi per le prime e tacere sulle seconde: intendo dire sulle ombre, IL BILANCIO DELL EX PRESIDENTE DEL TRIBUNALE Certo esiste una inclinazione alla litigiosità propria delle nostre genti: essa è particolarmente accentuata in Toscana: questo affermo con cognizione di causa perché è un fatto che registro scorrendo ogni giorno circa 50 fascicoli processuali del settore civile. Aggiungo, non me ne abbiano gli amici avvocati, se dico che ve ne sono iscritti all Ordine oltre 4.000, numero decisamente superiore a quello che pur sarebbe necessario perché la loro presenza è estremamente preziosa per il diritto di difesa che spetta a ogni persona fisica o giuridica; non me ne abbiano dunque gli avvocati se dico che spesso essi sono costretti a ravvivare, spesso oltre misura, inevitabilmente, il fuoco del contenzioso o a spegnerne lentamente la combustione. Dico questo sia ben chiaro senza intenti polemici anche perché non ignoro, né nascondo il fatto che concorre ad alimentare qualche lungaggine processuale il compiacimento del giudice cui giova l accoglimento di istanze dilatorie, stante le gravose pendenze a loro carico. Un ruolo in tal senso svolge anche una legislazione ispirata ad una esasperata tutela garantista che, come si è espresso il presidente della Corte di Cassazione nella sua relazione per l inaugurazione del nuovo anno giudiziario, spesse volte è servita a pregiudicare la sollecita definizione dei processi senza neppure arricchire, in concreto, la tutela dei diritti e la possibilità di una tempestiva restaurazione dopo la loro violazione. Ultimo, ma non ultimo, fattore negativo, il complesso delle prescrizioni periodicamente elaborate dal Consiglio Superiore della Magistratura. Mi riferisco in particolare al cosiddetto criterio tabellare per quanto riguarda la distribuzione tra i giudici degli affari giudiziari: criterio che Incontri /13 Firenze, la litigiosità è in aumento, persistono le lungaggini processuali Non è diffusa la cultura della conciliazione com è invece in altri Paesi. Ma la durata delle cause civili è diminuita nel I giudici sono poco amati: si dice che fanno politica, in realtà spesso riempiono dei vuoti aperti dalla carenza di controlli interni delle pubbliche amministrazioni o della società in genere. tanto più che queste, fanno indubbiamente carico a me, ma non a me solo. E allora parliamo delle ombre. La più evidente è quella relativa alla durata dei processi veramente esasperante anche qui a Firenze, come peraltro in ogni altro ufficio giudiziario del Paese. Anche a Firenze esiste un divario tra la domanda di giustizia e la risposta che questa domanda riceve: scorrendo le relazioni annuali dei procuratori generali e anche, per quest anno, dei presidenti delle Corti d Appello, si ha la percezione che gli inconvenienti derivino dal fatto che la litigiosità sia in costante aumento in funzione dello sviluppo dei commerci e della complessità sempre più vasta dei rapporti umani, non meno che della crisi dei valori etici e religiosi: fatto che appare evidente nella crescita di separazioni e divorzi alimentati, mi è parso di capire, dal venir meno della reciproca tolleranza tra i coniugi, giovani o meno giovani che siano. Sono così sorte o si sono ampliate nuove vaste aree di conflittualità o quanto meno hanno acquistato maggior rilievo appunto quelle relative ai rapporti familiari, alla tutela dei minori e delle persone handicappate, al trattamento dei tossicodipendenti e delle persone private della libertà personale. mortifica l attività organizzativa svolta dai dirigenti degli uffici ai quali, a me pare invece, andrebbero attribuiti maggiori poteri con correlative assunzioni di maggiori responsabilità. Ricordo che non è diffusa nel nostro paese la cultura della conciliazione che invece è rilevante negli altri paesi della comunità europea, come momento pre-processuale e con funzioni di filtro rispetto all esercizio della giurisdizione ordinaria contenziosa e come forma di tutela differenziale extraprocessuale. Ma perché conciliare? dirà qualcuno. Rispondo non senza ironia ripetendo una frase di Abramo Lincoln che ho trovato non ricordo dove e che ritorna in mente: Scoraggia la lite, favorisci l accordo, spesso l apparente vincitore è un reale sconfitto in onorari, spese, e perdita di tempo. Comunque, nella situazione in cui ci troviamo e a fronte di tale ambito di giurisdizionalizzazione non è possibile far presto e bene perché la capacità espansiva del sistema è condizionato dalla scarsità delle risorse personali e materiali. Tanto per limitare il discorso al personale amministrativo del nostro Tribunale (che opera con ben 40 vacanze su un totale di circa 300 unità) tale carenza si avverte sia nel settore civile - nel quale è ormai scomparsa la presenza del Cancelliere in udienza e quasi del tutto la presenza dell addetto alla chiamata di causa, e gli stessi incombenti esecutivi sono lungi dall essere adeguati e puntuali - sia nel settore penale dove gli effetti negativi di tale carenza sono ancora più devastanti. A ciò si aggiungono le procedure antiquate, la iperproduzione normativa specie nel settore processuale oscillante e a volte ispirata a fatti drammatici che coinvolgono emotivamente la pubblica opinione. Qui il discorso si fa attuale per quanto riguarda appunto le strutture del nostro Tribunale le cui sedi sono disseminate in ben sei edifici uno dei quali addirittura a Prato. Lascio immaginare le conseguenze nefaste di questa frammentazione per via dei difficili collegamenti tra le diverse sedi. Si pensi, a tacer d altro, al lavoro dei nostri non giovani commessi costretti a trasportare fascicoli da un palazzo all altro e a portarsi quotidianamente a Prato dove è situato l archivio degli affari correnti. Per la verità (e qui si vede uno spiraglio di luce) nel corso di questi ultimi anni gli sforzi del sottoscritto e anche del Ministero della Giustizia, finalizzati a tradurre in termini operativi gli studi già effettuati per effettuare il cablaggio degli edifici, hanno trovato un discreto successo. Ciò ha consentito di collegare, informaticamente, le diverse sedi del tribunale, con conseguente minore dispersione di energie e soprattutto di collegare gli uffici con gli studi professionali per modo che i difensori sono in grado di chiedere e ottenere le notizie relative allo stato dei processi senza doversi recare essi o i loro segretari in tribunale. A questo punto sarei tentato di tormentarvi squadernandovi un po di cifre che attestano il lavoro compiuto in quest ultimo anno nel Tribunale. Me ne guardo bene, ma posso assicurarvi che si tratta di cifre ragguardevoli e di dati che denotano una minore lungaggine dei processi qui in Firenze rispetto ad altri uffici omologhi del Paese. Vi dico soltanto che nell annata 2004/2005 sono state pronunciate nel settore penale sentenze, in quello civile circa 10mila, oltre 1200 separazioni personali consensuali e 297 contenziose, 699 divorzi consensuali e contenziosi. Un altro aspetto positivo è dato dalla durata media dei processi civili che, specie nel settore del diritto di famiglia è diminuito sensibilmente nel corso dell anno E ora, a mo di conclusione, vorrei fare alcune osservazioni di ordine generale che riguardano la figura del giudice come è visto nella pubblica opinione. Senza alcuna esorbitanza polemica, vorrei dire che non mi sento meschinamente turbato dalle accuse, le più diverse, che

8 Incontri /14 Incontri /15 provengono da più parti e che, a mio parere, sono causate o concausate dalla pratica del potere politico di delegare ai giudici poteri impropri, estranei ai contenuti connaturali alla funzione giudiziaria per l incapacità del classe politica di risolvere certi problemi con una legislazione chiara che non consenta di dilatare fortemente il potere discrezionale dei giudici: fonte, a sua volta, di conflitti interni nella magistratura. Il fatto è che il nostro mestiere non trova generale consenso perché, senza cognizione di causa, si fa carico ai giudici del disservizio giustizia. Invero il giudice non è amato dal debitore perché in definitiva verrà da lui condannato, non è ben visto dal creditore perché il suo credito verrà riconosciuto assai tardivamente, non è amato dall imputato perché rischia il carcere né dalle vittime del reato perché una sentenza tardiva di condanna del reo si concreta in una denegata giustizia. Detto questo, occorre peraltro riconoscere che non tutti i magistrati sono dotati di quella necessaria umiltà che li potrebbe rendere accettabili, starei per dire amabili. Orbene, l accusa più ricorrente è che i giudici con le loro sentenze farebbero politica. E questa è una accusa che non ha fondamento tranne che in casi veramente isolati vere e proprie sovversione di leggi esistenti. Vero è invece che effettivamente i giudici fanno politica, ove a questa parola si attribuisca un significato più nobile. E mi spiego. Anzitutto i giudici fanno politica quando, sostituendosi obtorto collo alla mancanza di controlli interni nell ambito delle pubbliche amministrazioni o della società in genere, riempiono dei vuoti aperti in spregio alla cultura della legalità: cultura che, per la verità, nel nostro Paese non ha radici profonde, essendo frequenti invece comportamenti di furbesca violazione delle regole. L espressione più plateale di ciò è la corruzione nell ambito della Pubblica Amministrazione, cui rimane legato, ad esempio, il ben noto fenomeno che va sotto il nome di mani pulite di ambrosiana memoria. Ma attenzione, il controllo della legalità non ha a che vedere con la cosiddetta politicizzazione dei giudici e dunque in quella circostanza non si ebbe affatto sconfinamento di poteri. Del resto, non vi è al mondo persona di cultura che non riconosca che in varie occasioni i magistrati sono stati chiamati a sostituire la classe politica. E non mi riferisco soltanto alla corruzione, alla lotta contro il terrorismo, la mafia. Sono anche altri i casi in cui il potere politico non ha esitato a scaricare sui tavoli dei giudici altre materie, quali la materia degli sfratti, della gestione delle aziende in crisi, dei conflitti sindacali connessi alla ristrutturazione delle aziende e alla salvaguardia del posto di lavoro della manodopera: con ciò dando alla magistratura un immagine di politicizzazione e gettando il seme di quella che è poi diventata una vera conflittualità con il potere politico, e anche - giova ripeterlo - all interno della magistratura. E ciò al di là del narcisismo esibizionistico di questo o quel magistrato che, abilmente orchestrato dai mass media, finisce con il dare alla magistratura un immagine diversa di quella reale. Ma devo aggiungere, più in generale, che un atteggiamento politico della magistratura si avverte in ogni sentenza, pure ispirata ad argomentazioni tecniche logicogiuridiche: e ciò sia in caso di interpretazione delle leggi in posizione conservatrice sia in caso di attuazione di idee innovatrici, aperte alle esigenze dei tempi, si intende nel pieno rispetto dei principi generali dell ordinamento giuridico. Perché l interpretazione giurisprudenziale è sempre in evoluzione. E perché, è inutile nasconderlo, al fondo di tutto c è la coscienza del giudice, condizionata dalla tradizione o dai suoi sentimenti nell ambito sociale cui egli appartiene. Invero, le indagini, le ordinanze, le sentenze - scriveva recentemente un noto politologo e storico - non sono una semplice e automatica conseguenza di una norma: non avremmo appelli, revisioni e giudizi in Cassazione se l applicazione delle leggi non fosse soggetta all interpretazione del magistrato e questa interpretazione non fosse inevitabilmente il risultato della sua cultura, della sua formazione personale, delle sue inclinazioni ideologiche. La pluralità dei diversi gradi di giudizio prevista dal nostro ordinamento, e da ogni altro ordinamento giuridico, trova proprio in ciò la ragione, oltre che nella necessità di correggere errori tecnicogiuridici compiuti nei diversi gradi di giudizio. Detto questo, e sottolineato che è sacrosanto che al giudice, come del resto a ogni altro servitore dello Stato, si richiedano professionalità equilibrio e riserbo nell esercizio della sua attività giurisdizionale, sarebbe un errore io credo che per apparire indipendente al giudice debba essere impedito l esercizio dei diritti riconosciuti a tutti i cittadini dalla nostra Costituzione, cosicché egli sia aprioristicamente incapace di separare l esercizio della professione (che richiede effettivamente il maggior distacco dalla politica contingente) dal suo impegno civile. Eppure è stato autorevolmente detto che un magistrato che si esprime nella vita pubblica come cittadino e come elettore perde una parte della sua autorità morale. Ma è stato altresì autorevolmente affermato che se così fosse, un cittadino che decide a un certo punto della sua vita di scegliere la carriere giudiziarie, di partecipare a un concorso e di vincerlo, da quel momento in poi deve comportasi come un monaco di clausura, sordo, cieco, e muto su tutto, salvo che agli articoli di legge. Se si lasciasse sfuggire una parola sui suoi pensieri e se quelle parole venissero risapute egli perderebbe la fiducia dei cittadini. Mi chiedo: è mai possibile tutto ciò? Non dico altro: lo lascio alle loro riflessioni. In conclusione, vorrei solo fare un accenno al diritto di critica che spetta a tutti circa l operato dei giudici del quale in passato in verità si era costituita un immagine di giudice onnipotente circondato da consensi acritici. Oggi si contesta tutto: si contestano anche i giudici e ciò è perfettamente legittimo. Ma è bene che si rifletta che, delegittimandolo con gli insulti, si colpirebbe al cuore lo Stato. Finisco con il dire che ora ho deposto la toga, testimone per 47 anni del mio lavoro quotidiano, svolto non senza costo personale e familiare su cui non è davvero il caso di intrattenermi. Desidero infine attestare pubblicamente a mia moglie, facendo violenza al suo carattere riservato, che la mia follia si è rivelata vincente grazie anche al suo spirito di sacrificio. A RAVENNA PER IL TRADIZIONALE FORUM ANNUALE La Foundation, impegno continuativo che distingue i rotariani nel mondo Giovanni Cecioni 5 novembre. Che nebbia. Osservo l orizzonte a nord-est mentre scendo a valle: una nuvola bianca si è stesa sui lunghi fianchi dell Appennino, verso la Romagna Toscana. Addio Muraglione, meglio l Autosole fino a Ravenna. Ci arrivo dopo meno di tre ore, parcheggio scambiatore con rotaractiano sorridente incorporato, mi complimento per i cartelli che mi hanno preso per mano all uscita dell autostrada, lussuoso bus navetta per il Centro Congressi e alle 9,30 mi iscrivo al Forum Rotary Foundation, tradizionale incontro annuale degli aficionados della nostra Fondazione, che è il nostro braccio operativo internazionale, la nostra finestra sul vasto mondo con qualche suo problemino, che ci chiede una mano, land a hand please. Sala accogliente, in proporzione al numero: 315, più spose, fidanzate e partner in giro organizzato per la città, a caccia di bizantinità e di Romagna bella e buona. Onore alle bandiere, saluti di tutti a tutti, attacca Italo (Minguzzi, il nostro Governatore ), con un appassionato excursus storico della Rotary Foundation (F.R. per gli amici) operativa dal 1947 per concentrare le risorse del Rotary e fare interventi importanti nei tre settori prediletti: umanitario, educativo e culturale, a livello mondiale, ma soprattutto nei Paesi di maggior criticità. Polioplus: è stata l apoteosi della F.R., il più grandioso sforzo collettivo, coordinato con l Organizzazione Mondiale della Sanità e altri partner prestigiosi, per vaccinare tutti i bimbetti a rischio polio del mondo, anche nelle zone più pericolose della terra, anche dove ci sono guerre in atto o catastrofi naturali in corso: e, miracolosamente, nessuno dei volontari della F.R. è stato mai coinvolto o colpito o sequestrato da belligeranti nel corso delle vaccinazioni. Nessuno. Mai. Evidentemente la nostra Fondazione può fare miracoli: anche noi, uomini di poca fede, dubbiosi di fronte a San Gennaro e alle policrome statuette in lacrime, dobbiamo accettare l evidenza dei fatti: i nostri volontari sono stati miracolati. Alleluia! Borse di studio. I nostri borsisti sono chiamati ambasciatori del Rotary perché vanno in giro per il mondo, con i nostri quattro soldi in tasca, a conoscere e studiare nuovi Paesi anche lontanissimi, nuove società, culture diverse, sempre nel nome della tolleranza e del reciproco rispetto: cioè nel nome del Rotary. Sono la meglio gioventù che mandiamo per il mondo, il meglio di noi in cerca del meglio degli altri. E lo trovano, sempre, seminando e raccogliendo cultura, civiltà e benessere. Una domanda: come è possibile tutto ciò? Adriano Maestri* ci riporta sulla terra, ma per volare più alto, e per capire finalmente come funziona. La sua risposta è elementare: tutto ciò è possibile grazie alla nostra generosità. È con la generosità di tutti noi rotariani dei 529 Distretti dei 168 Paesi rotarianizzati del mondo che la nostra Fondazione può realizzare tutto ciò. Essa opera solamente grazie ai finanziamenti di noi soci: senza di noi non è in grado di fare niente: niente vaccinazioni, niente borse di studio, niente alfabetizzazione, niente pozzi di acqua potabile, nulla, assolutamente nulla. È vero che anche i Distretti possono finanziare la nostra Fondazione: il nostro, per esempio, ha dato 103mila dollari nel Ma chi li dà, in ultima analisi i soldi ai Distretti? Siamo sempre noi rotariani. Dobbiamo renderci conto che l impegno della nostra Fondazione è day by day, giorno dopo giorno, anno dopo anno, e, per i tanti fusi orari,anche night and day: è un impegno continuo che necessita per poter operare di una continuità di finanziamenti anche piccoli, anche solo di cento dollari per uno all anno, volontariamente, individualmente, generosamente. Sono 25 dollari al trimestre che ognuno di noi può versare direttamente al Club a favore della nostra Fondazione: una pizza al mese per la Fondazione! Anch io? Sì, tu sì! Per i curiosi. Chi organizza tutto? A monte e a valle della nostra pizza al mese opera una formidabile struttura di coordinamento che provvede da oltre 50 anni a realizzare gli interventi, sia direttamente che attraverso i Club. E come fa? Attraverso i Club, con la condivisione di iniziative comuni, eventualmente anche con il Distretto: Matching Grant e borse di studio annuali. Direttamente, nelle grandi iniziative umanitarie a livello planetario come la polioplus, e i volontari del Rotary a sostegno di iniziative mirate. Quanto spende? Per la amministrazione generale spende il 5% delle entrate, per lo sviluppo (fund development ) l 11%: totale 16%. È tanto? È poco? È giusto? Filippo Pirisi** ci dice che secondo lui è troppo, che si può migliorare, come si è già fatto in questi ultimi anni. Per esempio oggi la semplice istruttoria di un programma di Matchig Grant costa alla nostra Fondazione la bellezza (?) di dollari: si può migliorare, e si migliorerà. Onlus. La nostra Fondazione non è ancora una Onlus secondo il diritto italiano, ma lo sarà fra breve, secondo Pirisi, grazie alla recente approvazione di un D.L. (15/5/2005) che porterà alla deducibilità fiscale dei nostri contributi, fino a un importo ancora da definire, sia per le persone fisiche sia per quelle giuridiche, cioè le società e le imprese. Sic in votis! Speriamo bene. Paul Harris era fermamente convinto che il Rotary non è esistito invano se ha contribuito a creare una maggiore tolleranza nel mondo. Seminare tolleranza per raccogliere pace è il fine ultimo del Rotary, è il metro di valutazione di ogni nostro operare di rotariani, è anche fine ultimo di tutte le iniziative della nostra Fondazione, sia umanitarie sia culturali, in ogni parte del mondo. Perché il bene primo dell uomo è, ovunque nel mondo, la vita, che è appunto il primo frutto della pace. *Adriano Maestri è presidente della Commissione Distrettuale per la Rotary Foundation. È la massima autorità rotariana, in relazione alla Rotary Foundation, del nostro Distretto **Filippo M.Pirisi: PDG Distretto 2080 a.r , Regional Coordinator Europa/Africa della Rotary Foundation. In carica fino al 30/6/2006, è di supporto ai Governatori e alle loro Commissioni Distrettuali per la R.F. e aiuta la formazione dei Governatori-eletti in materia di R.F.

9 Incontri /16 Incontri /17 IL 4 LUGLIO SCAMBIO DELLE CONSEGNE AL FIRENZE SUD TRA I PRESIDENTI NOVI E CHIDICHIMO Questo abbiamo fatto Questo vorremmo fare Cesare Novi Cari amici, è arrivato il momento di fare il riassunto di quello che è stato fatto in questo anno rotariano e di verificare se il programma da me tracciato all inizio del mandato sia stato rispettato. 1) L attività del nostro Club nell ambito dell Area Medicea. Obiettivo del Consiglio Direttivo nascente era quello di rendere più visibile l attività del Rotary nel tessuto fiorentino: unire le forze dei Club dell Area Medicea al fine di rendere più importante la nostra presenza accanto alle istituzioni cittadine. Per fare ciò non è stato seguito un preciso tema ma piuttosto la preoccupazione di rilevare certi aspetti della vita culturale cittadina nei confronti dei quali abbiamo inteso di attirare l attenzione. Seguendo questo programma abbiamo, sotto la guida dei nostri assistenti del Governatore e insieme agli altri Club dell Area Medicea, sponsorizzato e organizzato importanti manifestazioni che hanno richiamato grande partecipazione non solo da parte dei soci, ma anche e soprattutto da parte delle istituzioni. Ricordo la manifestazione per la lotta contro il cancro, Corri la vita, patrocinata dal comune di Firenze; la festa del Tricolore del 7 gennaio scorso, che ha avuto la presenza di oltre mille rotariani fiorentini e dei giovani del Rotaract. L iniziativa non è passata inosservata al Quirinale. Da Roma è infatti arrivata una telefonata del Presidente della Repubblica di apprezzamento per il valore storico e civile del convegno. Anche il congresso sull Etica, programmato in un momento particolarmente delicato della nostra società, ha avuto una grande partecipazione da parte di tutte le categorie di operatori e professionisti. Infine l ultima, ma non meno importante, il congresso sulla Medicina Sportiva, organizzato solo da una parte dei Club dell Area Medicea e che si è concluso con la stampa di una utilissima guida, Fare sport, da distribuire agli alunni delle scuole cittadine. A tale riguardo devo ringraziare il presidente Fabio Selleri e i componenti tutti la commissione dell Azione di Interesse Pubblico, i quali hanno seguito passo passo l organizzazione della manifestazione. Devo inoltre ringraziare il nostro socio Andrea Savia che ha sponsorizzato la manifestazione e la pubblicazione della guida indirizzata ai giovani. 2) Rendiconto delle riunioni. La nostra attività tuttavia non si è rivolta tutta all esterno. Abbiamo anche dedicato la nostra attenzione all azione interna cercando di programmare le conviviali su un tema che potesse interessare i nostri soci: la nostra città nei suoi vari aspetti: l arte, la cultura, il paesaggio, il commercio, la moda. Abbiamo svolto nell anno 48 riunioni: 24 conviviali e 24 non conviviali; 39 presso Villa Cora e 9 altrove. Abbiamo visitato il palazzo Medici Riccardi e la Biblioteca Riccardiana accompagnati dalla direttrice dott.ssa Giovanna Lazzi.. Abbiamo visitato al Museo dell Opera di Santa Maria del Fiore la mostra di «Arnolfo alle origini del Movimento Fiorentino». Abbiamo visitato la Pinacoteca di Brera e assistito alla Scala all opera «Il Barbiere di Siviglia» di Gioacchino Rossini. Abbiamo infine - grazie alla guida esperta della nostra amica Antonella Cecchi - visitato Mosca e San Pietroburgo, portando il nostro saluto al Rotary di quella città. Questo è il calendario delle conviviali dell anno : 5 luglio Villa Cora: il Prof. Giovanni Cipriani ha parlato su «Agricoltura e Paesaggio nella Toscana del 700»; 19 luglio - Villa Cora: riunione conviviale meridiana; 13 settembre - San Casciano Val di Pesa: nella Tenuta il Corno del nostro socio Antonio Frova, festa dell uva e della vendemmia; 20 settembre - Villa Cora: il nostro socio Vito Cappellini e il dottor Antonio Paolucci hanno trattato il tema «Scienza e tecnologia per i beni culturali». E intervenuta anche la direttrice della Biblioteca Nazionale, dottoressa Ida Fontana; 4 ottobre - Villa Montalto: VII edizione della Mostra di Pittura dedicata al nostro socio Italo Germani riservata ai rotariani e rotaractiani del Distretto 2070; 18 ottobre - Villa Cora: il dottor Gianfranco Varvesi, segretario generale dell Istituto Universitario Europeo, ha trattato il tema: «Firenze e l Europa»; 8 novembre - Villa Cora: il dottor Philip Taylor, direttore generale dell Istituto Polimoda, ha parlato sul tema: «L Istituto Polimoda non più solo Istituto ma anche centro di innovazione tecnologica, di documentazione, ricerca e gestione managerale»; 22 novembre - Villa Cora: assemblea dei soci per l elezione del presidente per l annata rotariana e del consiglio direttivo per l annata ; 13 dicembre - Villa Cora: la dottoressa Giovanna Lazzi, direttrice della Biblioteca Riccardiana, ha parlato della scoperta e del restauro a cura del nostro Club di un manoscritto autografo di Piero della Francesca; 20 dicembre Grand Hotel: festa degli Au- Giuseppe Chidichimo Sono certo di interpretare i sentimenti di tutto il Rotary Club Firenze Sud nel ringraziare il presidente Cesare Novi per quanto ha realizzato nell anno rotariano 2005/2006. Un service annuale di un solo Club, il nostro, di circa 30mila euro, quasi 60 milioni di lire, rende perfettamente l idea del potenziale benefico dell intero Rotary International. Siamo inoltre debitori al presidente Novi di una disponibilità umana totale: il Club ha mantenuto intatte le sue tradizionali prerogative di amicizia sincera tra i soci e di unità in ogni momento anche difficile. Intendo intraprendere la mia presidenza, mutuando da chi mi ha preceduto tali prerogative di assoluta, sincera, amichevole disponibilità. Dal presidente Novi eredito anche il suo motto annuale: Il Rotary e Firenze, modificandolo con sole due consonanti: Il Rotary per Firenze, due consonanti che significano tuttavia una specifica direzione del nostro service per l anno rotariano che ci attende. Mi hanno chiesto quale caratteristica dovrebbe avere nei prossimi dodici mesi il Rotary Club Firenze Sud. Rispondo: l efficienza. Vorrei il nostro Club uno dei più efficienti del Distretto Prestigioso lo è già ed è secondo a pochi. Non si tratta di fare una gara con gli altri 95 club del Distretto, ma semplicemente di applicare le direttive emerse alla assemblea di Bologna e al SIPE, ove l indirizzo generale indicato è quello della efficienza, della efficacia, dell entusiasmo. Trasformazioni Per rendere un Club efficiente non basta la sola presenza, la tappezzeria, come è stata definita la presenza passiva nell Assemblea Distrettuale, bensì occorre il coinvolgimento di tutti i soci nel programma annuale. In questa direzione mi è di soccorso la teoria della leadership trasformazionale. Mi spiego. La teoria classica del leader onnipresente e onnifacente, che interpretava e realizzava la volontà generale in obbiettivi condivisi, è stata superata dal concetto di leadership trasformazionale lanciata da Burns negli anni Ottanta: il leader deve individuare le trasformazioni necessarie e attuarle efficacemente, dando potere decisionale e responsabilità a coloro che dirige. In tale prospettazione quest anno i presidenti di commissione nel nostro Club non avranno solo potere propositivo o consultivo, bensì un potere decisionale nell ambito a loro concesso, salva la ratifica del loro operato da parte del consiglio direttivo del Club. Individuare le trasformazioni necessarie. Sono appena stato investivo e mi trovo subito davanti quattro cambiamenti fondamentali, dai quali il nostro Club non potrà non uscire rinnovato. Il primo cambiamento è la sede. Non per nostra volontà, da novembre prossimo Villa Cora chiude e noi dobbiamo trovarci un altra sede. In via provvisoria abbiamo optato per i mesi che mancano da novembre alla fine dell anno rotariano per un trasferimento a quanto, riteniamo, ci sia di meglio nelle strutture alberghiere di Firenze: ci riferiamo al The Westin Excelsior e al Grand Hotel, entrambi in Piazza Ognissanti. Questo ritorno provvisorio all Excelsior è peraltro un ritorno a un nostro non lontano passato. Il problema della sede sarà affrontato nella assemblea di luglio. Il secondo cambiamento sono le commissioni di Club. Della pletora di commissioni statutarie, spesso operative solo sulla carta, il Distretto ha ridotto il numero a solo cinque: Effettivo, Amministrazione, Progetti, Pubbliche Relazioni, Rotary Foundation. Rimane la facoltà di ogni presidente di integrare tali commissioni con le sottocommissioni integrative ritenute necessarie. Il contenuto di alcune commissioni è di fatto lo stesso di quelle precedenti. Alludo alla Rotary Foundation e alla Amministrazione, commissione questa che sostituisce la tradizionale commissione per l Azione Interna e tutto quanto concerne l amministrazione del Club. Non cambia neppure la commissione sull Effettivo, salvo raccomandazioni per l ammissione di nuovi soci (il concetto di apicalità sul lavoro è sostituito dal concetto di eccellenza, compare la indispensabilità della presenza del buon carattere del nuovo socio, resta ferma ogni ovvia valutazione di natura etica) e salvo raccomandazioni sugli assenti, con drastiche soluzioni per i nuovi soci che non frequentano. Un osservatorio Le grandi novità delle commissioni sono rappresentate dalla commissione Progetti e dalla commissione Pubbliche Relazioni. La commissione Progetti ha il potere-dovere di individuare e realizzare tutti i services del Club. È dunque destinata a diventarne il motore propulsivo. Dovranno essere individuate quali beneficiarie del service istituzioni specifiche. Nell anno rotariano che ci attende, all insegna del Rotary per Firenze, il destinatario del nostro service non potrà non essere se non la nostra amatissima città, Firenze. Abbiamo nel Club intellettualità straor- (segue a pag. 18) (segue a pag. 19)

10 Incontri /18 Incontri /19 (Novi - segue da pag. 16) guri; 7 gennaio 2006 Complesso della Polizia di Stato «Il Magnifico»: Festa del Tricolore; 17 gennaio - Villa Cora: visita del Governatore del nostro Distretto, prof. avv. Italo Giorgio Minguzzi; 31 gennaio - Villa Cora: l assessore per le attività produttive e politiche per il turismo del Comune di Firenze, Silvano Gori, ha parlato sul tema «Grande e piccola distribuzione in Firenze». 14 febbraio - Villa Cora: la dottoressa Cristina Acidini, soprintendente dell Opificio delle pietre dure, ha trattato il tema: «L Opificio delle pietre dure da un illustre passato al futuro»; 28 febbraio - Villa Cora: festa di Carnevale; 14 marzo - Villa Viviani: il giornalista dottor Pier Giorgio Branzi ha parlato della «Russia ieri, oggi e domani» e ha esposto una rassegna di fotografie sulla Russia; 28 marzo - Villa Cora: il Dottor Eugenio Polito ha illustrato gli scavi di Ostia Antica, del porto romano e di Villa Adriana; 4 aprile - Villa Cora: Festa conviviale in onore del presidente del Tribunale di Firenze dottor Antonio Maci; 24 aprile - Palazzo Borghese: interclub con il Rotary Club Firenze: conversazione dell Ambasciatore Sergio Romano sui temi di politica nazionale ed internazionale; 9 maggio - Villa Cora: conversazione del nostro socio dottor Mario Peruzzi sul tema: «Buddenbrook, la sindrome delle aziende familiari al giro di boa»; 13 maggio - Museo del Calcio: riunione Interclub Rotary Club Firenze Est - Firenze Ovest - Firenze Sud - Firenze Bisenzio - Firenze Valdisieve. Congresso sulla Medicina Sportiva; 23 maggio - Villa Cora: Conversazione del nostro socio prof. Vito Capellini e della dott.ssa Cristina Acidini sul tema «Arte e Fantascienza»; 13 giugno - Villa Cora: Serata dedicata al progetto AMREF. Ospite il consigliere nazionale Maurizio De Romedis; 27 giugno - Via Micheli n. 10 in casa Novi: Riunone conviviale autogestita. 3) Azioni rotariane. Devo ricordare al riguardo: 1) Progetti locali a) Aiuto ai disabili: l istruzione e addestramento all uso dei defibrillatori euro b) Riconoscimenti scolastici e professionali: la sponsorizzazione dell alunno del liceo Galileo Stefano Shuster alla gara di greco antico in onore di Gennaro Perrotta, tenuta a Termoli - euro 280. c) Arte e cultura: il restauro del manoscritto autografo di Piero della Francesca sul trattato di Archimede - euro d) Iniziative di solidarietà: l aiuto ai medici afgani - euro 500; Agata Smeralda per le adozioni a distanza euro 1116; l azione a sostegno degli ospedali del Mato Grosso - euro ) Progetti relativi ai temi presidenziali a) Acqua: il progetto AMREF. Il nostro club ha partecipato con la somma di euro alla sottoscrizione insieme ai propri soci della complessiva somma di euro in favore dell onlus AMREF per la costruzione di 10 pozzi in Africa. b) Alfabetizzazione: la conclusione del Matching Grant con il Rotary Club Dresden Goldener Reiter iniziato dal past president Arminio Gericke per la fornitura e l installazione nelle scuole secondarie di Itula-Agoio e Alere nel Nord dell Uganda di pannelli solari per l illuminazione delle biblioteche, delle scuole e dei dormitori; la cstruzione di 135 posti letto per i dormitori di tre scuole secondarie euro c) Progetti per le giovani generazioni: Borsista euro 1734; RYLA euro 580. d) Immagine pubblica: Calendario di Folon 2006 sponsorizzato dal nostro Club insieme alla Cassa di Risparmio di Firenze e con il patrocinio del Comune euro ) Assiduità. Questa rappresenta la spina nel fianco di ogni consiglio direttivo. Anche quest anno la frequenza alle nostre riunioni non è stata esaltante. Ha infatti rappresentato una media del 28%. Come è tradizione, la punta massima di frequenza di soci e ospiti si è avuta in occasione della nostra festa degli auguri di Natale. Ringrazio, quindi, nuovamente gli amici che ci hanno offerto regali da distribuire ai soci e da estrarre a sorte nella lotteria che ha seguito la nostra conviviale. 5) Sviluppo dell effettivo. L annata rotariana chiude con un effettivo di 107 soci, contro i 105 dell inizio. Nel corso di quest anno rotariano hanno rassegnato le dimissioni Fabio Frandi, Giancarlo Poggiali e Giorgio Asso e sono purtroppo deceduti Giuseppe D Anna, Giuseppe Lensi e Gianni Mazzanti. (Chidichimo - segue da pag. 17) A questi amici scomparsi vi chiedo di dedicare qualche momento di ricordo. Nel corso dell anno sono stati ammessi quattro nuovi soci: Pier Augusto Germani, Alberto Grossi, Aldo Vitelli, Giovanni Falchi Picchinesi. Si sono inoltre trasferiti nel nostro Club: Carlo Moretti dal Rotary Club Certosa, Carlo Vannoni dal Rotary Club Certosa, Raffaele Matino dal Rotary Club di Aprilia Cisterna (Roma). 6) Coordinamento dei Club dell Area Medicea. Siamo stati presenti ad ogni riunione convocata dagli aiutanti del Governatore. In tale sede abbiamo affrontato la programmazione del nuovo progetto Lavorotaract, sostitutivo del programma 100 Manager e l organizzazione delle manifestazioni comuni: il Congresso sull Etica, l aiuto ai medici afgani, la festa del Tricolore. 7) Impegni distrettuali. Abbiamo assolto a tutti gli impegni Distrettuali del nostro Club. L Assemblea distrettuale, l Istituto di informazione rotariana, il Seminario di formazione, il Congresso distrettuale, il Seminario «Vincere con la Servant Leadirship», hanno visto rappresentato il nostro Club nella persona del presidente, del segretario e di alcuni soci. Inoltre il nostro segretario, Giovanni Cecioni è appena tornato dal congresso Internazionale di Malmoë-Copenhagen tenutosi nel mese di giugno. Cari amici, questo è il riassunto di questo anno rotariano, svolto in serenità e in amicizia. È stato un anno tranquillo, ma ugualmente produttivo grazie all unità che ha legato i componenti del Consiglio e delle commissioni. Vorrei quindi ringraziarli tutti. In particolare: il tesoriere Alberto Pizzetti che ha controllato giorno per giorno i conti e mi ha permesso di lasciare le casse del Club in attivo; il segretario Giovanni Cecioni vero e proprio vademecum del presidente; il vicepresidente Lorenzo Magnolfi; i miei consiglieri Filippo Cianfanelli, Sergio Galardi, Massimo Lucchesi e il caro e indimenticabile Gianni Mazzanti. Amici sereni che mi hanno aiutato e confortato nella conduzione del club. I presidenti delle commissioni, in particolare: Maria Teresa Bruno per l organizzazione delle conviviali e Fabio Selleri per l organizzazione del Congresso dedicato alla medicina sportiva, gli amici Andrea dinarie. Lo scopo è di realizzare un osservatorio su Firenze e sui suoi problemi. Tale osservatorio sarà definito nei prossimi mesi e pubblicato a fine anno rotariano. La nuova commissione Relazioni Pubbliche avrà lo scopo di rendere noti all esterno i progetti messi a punto dal Rotary Club Firenze Sud. In tale prospettiva la commissione, oltre a contatti personali, si avvarrà della nostra nota rivista Incontri, di cui è previsto il raddoppio della tiratura. È stato fatto un lavoro certosino per aggiornare e ampliare l indirizzario: tutte le persone che ricoprono cariche di responsabilità a Firenze (circa un migliaio) riceveranno la nostra rivista. Vi è poi un terzo cambiamento: i Compartimenti professionali. È una idea rotariana nuova, nata dal nostro Club, che si propone un duplice scopo: riunire periodicamente i soci per categoria, elaborare idee nuove di services di categoria da trasmettere alla commissione Progetti. La quarta novità è rappresentata dalla completa realizzazione del sito web del nostro Club: ove i visitatori interessati potranno avere una quadro completo del club: i suoi soci, le commissioni, i dipartimenti, il consiglio direttivo, i programmi anticipati addirittura di un mese sul cartaceo. Insomma quanto di più moderno è possibile avere. Rimane infine da accennare al programma mensile delle conviviali. Tale programma in realtà è solo uno strumento per incrementare la presenza dei soci, poiché frequenza e assiduità generano amicizia, uno dei massimi fini associativi. Oltre ai consueti criteri di opzione per temi culturali e di attualità, ci si avverrà, quando sia compatibile col tema trattato, del mezzo cinematografico e degli strumenti musicali. Ho finito. Da quanto precede si capisce Savia e Marco Villani per la meravigliosa idea di fare partecipare il nostro Club al progetto AMREF, iniziativa molto apprezzata dal nostro Governatore Italo Minguzzi e dai presidenti dei club dell Area Medicea. Grazie ancora a Paolo Sacchi che ha dato l opportunità al nostro Club di prendere sotto la propria ala protettrice la Biblioteca Riccardiana per nuovi futuri interventi e al prof. Vito Capellini che ha offerto il suo aiuto. Grazie anche a Mario Bini, più che prefetto vero e proprio cerimoniere. Grazie a Barbara, ultima in questa lista, ma prima per importanza: anche lei vera e propria guida del presidente. Grazie a mia moglie Mady, che mi è stata vicina e mi ha aiutato. Grazie infine a tutti Voi che mi avete dimostrato tanta amicizia. Ecco: se devo dare un significato a questa mia esperienza è che alla fine di questo mandato mi sento più vicino e più legato a Voi. Con questo sentimento consegno simbolicamente a Giuseppe Chidichimo la presidenza del Rotary Firenze Sud con il passaggio della campana, certo di affidare il Club in mani sicure ed esperte. Grazie. perché la strada che ci aspetta sia inevitabilmente in salita. Ma ogni salita può portare a lande anonime, quanto a paesaggi straordinari. Cerchiamo di optare per i secondi. Concludo con una immagine musicale e con una speranza. L immagine. Per fare un buon concerto occorre un buon programma e un buon direttore. Ma se l orchestra stecca o è svogliata o è assente, non c è programma o direttore che tenga: il concerto è destinato a insuccesso. La speranza. Che dai nostri incontri, da questi confronti di importanti intellettualità, nasca in ciascuno un senso del far grande, che animi e ravvivi la esistenza piatta, sfaldata, sterilizzata di ogni giorno. Ma questo nostro operare, questo sentimento del far grande, avrà un significato maggiore se lo legheremo e lo dedicheremo alla trascendenza, in nome di quella scintilla divina che dalla trascendenza ci è stata trasmessa.

11 Incontri /20 Incontri /21 Il Governatore ci scrive Nel dicembre 2005, il Rotaract Firenze Sud ha dato vita al sito web del suo Rotary padrino, il Rotary Club Firenze Sud [www.rotaryfirenzesud.org]. Dopo l inaugurazione e qualche problema tecnico, il sito è entrato in piena attività alla fine di giugno La funzione di un sito web è quella di essere uno strumento informativo, interattivo, rappresentativo e istituzionale e che meglio rappresenti l attività rotariana del Club. Lo scopo quindi è quello di rendere al meglio la visibilità dell attività del Club e di poter essere uno strumento costantemente aggiornato sui principali avvenimenti. La Home-page [pagina principale] cerca infatti la semplicità di interazione in modo da rispondere al meglio le richieste dell utente/socio-visitatore. Come ogni portale che si rispetti sono presenti due colonne verticali laterali informative con diversi collegamenti [links ] ad altri siti e ad altre pagine principali. Sulla colonna di sinistra sono presenti i link dei Rotary Clubs fiorentini dell Area Medicea, più in basso è presente un link diretto al sito del Rotaract Club Firenze Sud [www.rotaractfisud.it] e infine nella parte sottostante della colonna sono presenti i link ai Rotary nazionali e al Rotary International. La colonna di destra invece, cerca di rendere più veloce l interazione tra l utente/socio-visitatore e le attività del Club. E infatti caratterizzata da collegamenti diretti al Consiglio Direttivo e alle Commissioni, oltre ai riferimenti per mettersi in contatto con la Segreteria. Inoltre nella parte sottostante sono presenti i link ai programmi delle attività di ogni mese. La parte centrale della Home-page è suddivisa in tre fasce principali: nella prima sono riportate le Ultime attività del Club con brevi informazioni su avvenimenti e appuntamenti del mese, oltre alle notizie relative alle attività svolte dal Club; nella seconda sono presenti le iniziative del Rotary Club Firenze Sud come la rivista Incontri, diretta dal dott.ottavio Matteini, e l iniziativa dei 100 managers. Nell ultima fascia sono presenti i nomi e le delle persone da contattare per avere informazioni e conferme di appuntamenti, sia per quanto riguarda il Rotary Club Firenze Sud, sia il Distretto Sono in fase di costruzione nuove pagine web dedicate agli appuntamenti e alle serate svolte durante l annata comprensive di fotografie; inoltre sarà possibile visualizzare in formato elettronico il periodico Incontri da poter consultare direttamente dal sito web. Queste pagine saranno online al più presto. Buona navigazione! Antonio Taddei I pericoli del non fare MARZO 2006 Care rotariane e cari rotariani, il mese di marzo è dedicato dal Rotary all azione di pubblico interesse: il che mi porta a fare due diversi tipi di riflessioni. La prima inerisce la capacità e la determinazione del Rotary nel realizzare opere e compiere gesti umanitari e di solidarietà sia internazionale (basti pensare alla Rotary Foundation) che a carattere locale di primaria e significativa importanza e quindi di portare la propria opera a vantaggio della collettività, cioè del pubblico, con particolare attenzione alle fasce sociali più deboli e bisognose. La seconda riguarda invece ciò che il Rotary fa per essere vicino alle istituzioni territoriali e a tutte quelle rappresentanze sociali che costituiscono il pubblico dominio, vale a dire il mondo partecipato da tutti. Si tratta di due riflessioni fra loro strettamente collegate, che però appartengono a due dimensioni diverse, per quanto complementari. Circa la prima riflessione, come dicevo, questa riguarda le grandi impegnative azioni che vongono condotte a livello internazionale come, per esempio, la Polio- Plus, ma anche quelle che sono promosse e realizzate a livello locale dai singoli club. Ed è proprio con riferimento a quello che fanno i singoli club che voglio appuntare la mia attenzione, perché il panorama che ho ricavato dalle mie visite ai club (ormai prossima alla fine) mi ha dimostrato che premono tantissime iniziative e che molte sono già state realizzate. A tale proposito mi piace rilevare che da parte dei club c è stato un gran fervore non solo nel promuovere iniziative di alto contenuto umanitario e di nobile solidarietà, ma anche nel porre in essere eventi, manifestazioni e iniziative di grande contenuto culturale, il che, come ho sempre sostenuto, soprattutto in Italia, rappresenta una parte sostanziale ed essenziale del servire rotariano. Servire la cultura vuol dire servire l umanità, e se non lo fa un distretto come il nostro, che è depositario e custode del più grande patrimonio culturale e artistico del mondo, non so davvero chi altri lo potrebbe fare. Per quanto invece riguarda il nostro essere presenti nelle nostre comunità di riferimento, mi pare che i nostri club si stiano muovendo nella maniera, forse non rapida, ma giusta. I rapporti con le autorità del territorio, la tessitura di ottime relazioni sociali, la nostra presenza nella vita quotidiana delle città e delle province, testimoniano che indiscutibilmente stiamo dirigendoci verso un impegno pubblico che vede il nostro prestigio e la nostra competenza al servizio della gente. Questo a mio avviso è un dato davvero rilevante e che dimostra il sentimento diffuso nei rotariani (almeno in quelli che fanno davvero Rotary) di voler partecipare alla edificazione di un futuro migliore, cosa che facciamo non tanto per noi, quanto per le nuove generazioni, vale a dire per i nostri figli e per i nostri nipoti. Quando infatti guardo il mio nipotino, di meno di tre anni, non posso non interrogarmi su cosa sto facendo per lui. E automaticamente mi viene la voglia di fare. Noi dobbiamo sentirci impegnati, in un epoca così difficile e complessa, a partecipare attivamente alla costruzione della cittadella dei valori. Che deve essere un fortino capace di resistere a qualsiasi assalto da parte di certi modernismi basati sul nulla. Ognuno di noi deve farsi sentinella e vigilare attivamente e continuamente per proteggere il nostro patrimonio di valori. E dobbiamo ricordare che la sentinella che dorme è un avanguardia del nemico. Quindi sentiamoci sempre allertati, perché le debolezze e le tolleranze potrebbero rivelarsi la chiave di volta di un disfacimento sociale del quale tutti noi, oggi, corriamo davvero il rischio. So che molti rotariani la pensano come me o, meglio, che io la penso come la gran parte dei rotariani. È per questo che siamo, che possiamo essere una grande forza. Il non fare ci rende colpevoli verso gli altri, ci rende rotariani solo in quanto iscritti al Rotary. Questo è ciò che non vogliamo. Per questo sono sicuro che il nostro capitale umano e intellettuale vogliamo impegnarli nel servire la società. Per questo siamo entrati nel Rotary. Sono certo che non deluderemo le attese. Sono certo che parteciperemo attivamente, anche nel contesto associativo, alla creazione di un futuro migliore. APRILE È il mese della rivista rotariana e questa è, sicuramente, la lettera più difficile e complessa che sono chiamato a scrivere in questo mio anno di governatorato. In primo luogo, perché debbo registrare un sostanziale insuccesso rispetto a quello che avrei voluto ottenere; in secondo luogo perché, obiettivamente, è un problema in sé complesso. La mia prima idea, lo confesso, era quella di tenermi, come suol dirsi, sulle generali ed evitare di approfondire il tema, evitando così quei pareri negativi che, inevitabilmente, andrò a suscitare. Ma ciò non sarebbe rientrato nel mio carattere, che mi porta a discu-

12 Incontri /22 Incontri /23 tere su qualsiasi tema, anche quando questo appaia, anche a prima vista, particolarmente spigoloso. Dunque entro nel vivo del problema, fin d ora chiarendo che sarò molto grato a tutti coloro che avranno voglia di farmi conoscere il proprio parere, soprattutto se critico, nei confronti di quanto andrò a scrivere. Chiarisco anche che, quando parlo di rivista rotariana, intendo parlare di tutte le riviste del Rotary, da quella ufficiale del R.I. ai bollettini dei singoli club. Come è noto, il nostro Manuale di Procedura prevede che ogni rotariano si abboni alla rivista ufficiale, salvo che questa non sia sostituita da una rivista regionale, all uopo autorizzata. E proprio questo è il nostro caso, per cui mi astengo da ogni riflessione sulla rivista ufficiale che, di fatto, non riguarda i rotariani italiani. Per quanto concerne l Italia, da molti anni era stato costituito un ente, l ICR, che con alterne fortune ed alcune sospensioni pubblicava la rivista Rotary, Realtà nuova, e l Annuario. La rivista Rotary era quella che teneva il posto della rivista ufficiale, mentre Realtà nuova rappresentava una sorta di rivista di varia cultura, alcune volte di buona fattura, altre molto meno. L Annuario (tema questo particolarmente doloroso, soprattutto proprio quest anno) conteneva i dati salienti di tutti i rotariani italiani, di San Marino, di Malta e dell Albania. Purtroppo, alcuni anni addietro, per una serie di cause che non intendo qui riesaminare, l ICR è entrata in una grave crisi e le pubblicazioni ne hanno seguito, inevitabilmente, una conseguenza decisamente negativa. Realta Nuova è stata soppressa, dell Annuario ho già detto e Rotary viene in qualche modo pubblicata, ma certamente non è quella che si possa definire una bella rivista, anche se gli ultimi numeri sono un po migliorati. Nel frattempo si è persa l intera massa pubblicitaria che si era acquisita negli anni precedenti. Il mio predecessore Alviero Rampioni ha fatto davvero i salti mortali per raggiungere un qualche risultato ed io e i colleghi del mio anno degli altri distretti abbiamo seguito e dato continuità al lavoro svolto: ma non ho alcuna difficoltà a riconoscere che siamo ai minimi storici nel percorso delle pubblicazioni rotariane. Diverso invece credo sia il giudizio che si può dare rispetto al Notiziario Distrettuale, che mi pare raccolga un buon gradimento pressoché da parte di tutti. Il mio ringraziamento va all amico Claudio Bottinelli per l opera che svolge, della quale gli sono davvero molto riconoscente. Potrebbe sicuramente anche migliorare, come qualsiasi cosa, ma il livello attuale è del tutto accettabile. Lo sarebbe ancora di più se si riuscisse a reperire un po di pubblicità, anche da parte di imprese vicine al Rotary, dato che i costi sono piuttosto elevati. E siccome il dolce si serve come ultimo piatto, passiamo a parlare dei bollettini (quando non siano vere e proprie riviste) dei singoli club. Qui il discorso si fa più sereno, perché molti bollettini sono davvero ben fatti ed oggi, accompagnandosi ai siti internet, che quasi tutti i club hanno realizzato, assolvono piuttosto bene i loro compiti. Concludo scusandomi coi rotariani per l Annuario. Peraltro il ritardo è in parte dovuto anche a causa di ritardi da parte dei club che dei distretti nell invio dei dati. Ma questo fatto non mi fa star meglio. MAGGIO è questo il mese dedicato alla cultura, il mese cioè che, come da dedica, certamente ci appartiene più che a qualsiasi altro distretto nel mondo, insieme naturalmente agli altri distretti italiani. Ma il nostro distretto, in particolare, e lo dico decisamente con orgoglio, certamente non è secondo a nessuno altro distretto. Questo mese mi consente di ricordare la figura dell indimenticabile Tristano Bolelli, che è stato per tutti un vero maestro di Rotary e per me, personalmente, un grandissimo amico. È a lui che dobbiamo la carta della cultura ma è, soprattutto, a lui che dobbiamo l istituzione del Premio Galilei che, certamente, è l evento culturale del Rotary di maggiore prestigio a livello nazionale ed internazionale. Fin dall inizio del mio anno di governatorato ho chiaramente detto che avrei dato la precedenza agli eventi culturali quale massima espressione del fare italiano nel Rotary e coerentemente ho cercato di partecipare a tutte le manifestazioni dei club che avessero finalità culturali. Ugualmente ho fatto cultura in occasione degli appuntamenti distrettuali che si concluderanno col Congresso, nel quale, al pomeriggio del sabato, si farà appunto cultura. Al seminario sulla leadership si è sicuramente fatta cultura e, non a caso, abbiamo cominciato con la recita da parte dell attore Raoul Grassilli del brano di Dante dedicato alle curiosità culturali di Ulisse e non a caso l Università di Pisa, Pubblicità su Incontri Per avvisi pubblicitari su questa rivista chiedere informazioni, modalità e costi presso la segreteria del Rotary Club Firenze Sud (tel ) nei giorni di lunedì martedì e venerdì pomeriggio. con delibera espressa dal Senato Accademico, è stata ben lieta di concederci il suo alto patrocinio. Mi auguro che questa linea che, in questo anno, ho cercato di tracciare, con grande convinzione e molta fatica, possa proseguire. È questa la preghiera che mi permetto di indirizzare ai miei successori. Tutto il resto, magari, potrà contare meno, ma l impulso che ho cercato di dare, e credo forse di esserci riuscito, ai temi ed agli eventi culturali mi piacerebbe che trovasse ulteriori incentivazioni. Del resto, care amiche rotariane e cari amici rotariani, voglio pensare che tutti voi condividiate il mio pensiero sulla necessità che il Rotary, in Italia, sia un motore potente di azione culturale. Fui felice di cominciare il mio anno con il seminario destinato ai borsisti della Rotary Foundation, perché ho potuto riunire a Bologna dei giovani di elevato grado di merito che o vanno ad integrare i loro studi all estero, quando sono italiani, o sono stranieri che vengono ad apprendere in Italia. E, questi ultimi, ve l assicuro, restano entusiasti della cultura italiana che, a mio avviso, è alla base della cultura nel mondo. Se la cultura rappresenta il complesso delle conoscenze, dei costumi, dei riti, dei modi di agire e reagire, della capacità di comunicare propri dell uomo, sono davvero convinto che il Rotary in questo ambito debba trovare la sua massima forma di espressione. GIUGNO Il mio migliore amico non è un amico, ma è un amica e si chiama Laura. Comincio così questo mio viaggio intorno all amicizia per varie ragioni. La prima è perché è la verità. Laura (per me Lalla) è la mia migliore amica. Da sempre. Dalla prima infanzia e poi, via via, lungo tutto il percorso della vita. In secondo luogo per dare un senso di leggerezza e di ironia, che non guastano, parlando di una cosa bella e piacevole qual è l amicizia. È infatti del tutto evidente che un inizio di questo tipo sta già a significare che non è mia intenzione filosofeggiare sull amicizia, ma semplicemente parlare, ad amici, dell amicizia. L amicizia è quell ingrediente senza il quale il Rotary non è più Rotary, ma diventa una qualsiasi associazione di servizio che tradisce, nella sua identità, la volontà del fondatore, Paul Harrys. Ma senza amicizia anche la vita finisce per essere vuota, per essere mancante di qualcosa di veramente importante. Per questo, al di là dei temi culturali del congresso, fortemente attuali e significativi, anche la Cena del Governatore è dedicata all amicizia. Per questo volevo al mio fianco, nel momento più impegnativo della mia annata rotariana, la mia più cara amica. Per questo nella serata di gala ho voluto che l amico e grande attore Raoul Grassilli leggesse tre brani che comprendono gli estremi confini dell amicizia. Purtroppo questa mia amica Lalla non ha potuto essere presente, perché due giorni prima del Congresso ha avuto un incidente che l ha immobilizzata. Conseguentemente non ho potuto, alla Cena del Governatore, che ho chiamata la cena dell amicizia, avere al mio tavolo la mia migliore amica, che avrebbe giustificato quanto avrei voluto dire a proposito dell amicizia, in particolare con riferimento alla ricchezza dell amicizia quando si realizzi fra due persone di sesso diverso, cosa della quale sono assolutamente convinto. Infatti sono convinto che quando ciò avvenga, come nel mio caso, allora l amicizia diventa ancor più intensa, perché sottrae ogni spunto di competitività ed aggiunge il prodotto di esperienze diverse. Ma ciò non è stato possibile e non posso che rinviare ad altra occasione quanto avrei voluto dire sull amicizia fra uomo e donna. L intervento però dell amico Raoul Grassilli ha però magnificamente riempito i contenuti che desideravo venissero svolti, leggendo, anzi, recitando magistralmente dei brani da me selezionati sull amicizia, più uno altrettanto splendido, scelto da lui. È stato un momento magnifico, che ha dato un sapore sublime alla serata e il tema è stato così rappresentato a tutto campo e suscitando un emozione straordinaria. Cicerone esalta l amicizia più nobile, quella che nasce dalla comune partecipazione ai grandi progetti della vita politica e sociale. Paul Harrys, il nostro fondatore, che dell amicizia fornisce la dimensione reale, quella cioè che dobbiamo cercare di ritrovare nel Rotary. Antoine de Saint Exupery, a mio avviso, ha scritto le pagine più belle su questo tema. Quelle pagine che compendiano il sentimento dell amicizia col nostro bisogno di emozioni e con la semplicità dell affermazione che l essenziale è invisibile agli occhi, perché lo si può vedere solo col cuore. C è una frase che, nella sua verità, è sconvolgente: Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti d amici, gli uomini non hanno più amici. Credo che ci sia del vero, ma noi possiamo modificare questo stato di cose. E il Rotary può aiutarci. Però dobbiamo volerlo. Però dobbiamo crederci. Però dobbiamo saperci guadagnare l amicizia, ricordandoci che non è merce che si può acquistare. Solo allora l amicizia diventerà visibile, perché sarà il cuore a riconoscerla. Giugno è il mese in cui il tema del nostro sodalizio è dedicato appunto all amicizia e in questo mese ognuno di noi deve riflettere se non valga la pena, ogni tanto di fermarsi, per dedicare i propri pensieri a che cosa fare per un amico o per un amica, a quanto valga la pena di non lasciarsi corrompere dalla rapidità in cui tutto, nella vita moderna, accade, e non è ancora accaduto che già si sta svolgendo l evento successivo, che però, quando lo percepiamo, è anche lui già passato. Così, di fatto in fatto, di accadimento in accadimento, ci accorgiamo che non vediamo più l essenziale, perché non sappiamo più guardare col cuore. Il mondo di oggi non ha davvero bisogno di Grandi Fratelli; ha piuttosto necessità di un grande oculista, di un grande medico della ragione e del cuore, che sappia restituirci quella buona salute dell anima che talvolta andiamo perdendo. E sono certo che il grande curatore, fissando la terapia, includerà, fra le principali, una medicina che si chiama amicizia. Fra molti altri pensieri che mi frullano nella testa ora, mentre scrivo l ultima lettera del mio governatorato, ce n è uno che mi assilla: quanto ho guadagnato in amicizia e quanta ne ho saputa dare. E allora, nel segno dell amicizia, ancora una volta, con grande affetto, qualche rimpianto e un pizzico di malinconia vi dico, anzi vi grido: Buon Rotary! Italo Giorgio Minguzzi

13 Incontri /24 NUOVI SOCI NUOVI SOCI NUOVI SOCI NUOVI SOCI NUOVI SOCI ALBUM DEL CLUB ALDO VITELLI Nato a Napoli nel 1948, è provveditore vicario dell amministrazione penitenziaria della Regione Toscana, dirigente superiore dal1999. È laureato in giurisprudenza e abilitato all esercizio dell attività forense. È stato segretario comunale dei comuni di Striano e Comiziano (NA). Assunto in ruolo nel 1974 nell amministrazione penitenziaria quale Vice Direttore del C.C. di Pisa, poi Direttore a La Spezia oltre a incarichi in contemporanea quale direttore in missione di vari istituti penitenziari. Dal 1980 all 82 è stato vice direttore del carcere di Poggio Reale a Napoli, e dal 1981 vice direttore vicario in contemporanea gestione delle Sezioni di massima sicurezza di Milano, Firenze, Genova. Dal 1982 è direttore del carcere di Pisa e in missione come direttore a Volterra, Pistoia, San. Gimignano, Arezzo, Lucca, Siena, Sollicciano. Nel 1988 consegue la qualifica di primo dirigente e dal 1999 quella di dirigente superiore. Dal Maggio 1994 svolge funzione di provveditore vicario degli istituti penitenziari della toscana. È sposato con la signora Vanda e padre di tre figli: Luigi laureato in economia, impiegato in banca; Teresa studentessa del Dams; e Giovanni studente di architettura. Il socio presentatore è Piero Camici. Ammesso il 14 marzo GIOVANNI FALCHI PICCHINESI Nato a Firenze nel 1939, risiede a Bagno a Ripoli e ha lo studio professionale a Firenze in Via Lorenzo il Magnifico 14. È laureato in Economia e Commercio e svolge l attività di commercialista in Firenze, dedicandosi essenzialmente all assistenza di imprese sotto l aspetto societario e tributario. È presidente del Collegio sindacale di 31 Società industriali e commerciali fra le quali la Menarini (farmaceutici), Bausi arredamenti, Comte of Florence, Hoechst Italia, Malesci (farmaceutici), Ignesti (automobili), Sammontana (gelateria). Sindaco effettivo di 6 società tra cui la banca Federico Del Vecchio, l Istituto Luso Farmaco d Italia, le Officine Meccaniche Toscane.Ha ottenuto prestigiosi incarichi giudiziari dal Tribunale di Firenze. È stato cooptato recentemente nel Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena. Coniugato con Pia,ha due figli: Antonio di anni 31, anche lui commercialista, e Rosa di anni 23,laureata in economia. Socio proponente Mario Bini. Ammesso il 9 maggio ALBERTO GROSSI Nato a Firenze nel 1946, coniugato con la dr.ssa Paola Casali, dirigente scolastico. Un figlio avvocato, un figlio studente alla facoltà di giurisprudenza. Medico, specialista in ematologia (1976) e in medicina nucleare (1979), fino al 31/12/2003 è stato dirigente di primo livello presso la U.O. di Ematologia, a Careggi. Ha svolto intensa attività di ricerca, in collaborazione con la Mayo Clinic, Rochester, e il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, New York, Nel 1991 ha ottenuto l idoneità a primario di ematologia. Dal 1981 insegna, ora come professore a contratto, presso la scuola di specializzazione in ematologia e presso quella in Medicina Nucleare dell Università di Firenze. Svolge attualmente attività libero-professionale come ematologo in strutture private, e di consulente per l industria farmaceutica, oltre a collaborare con l Istituto di Istologia dell Università di Bologna in studi di ematologia sperimentale. È socio fondatore dell associazione intitolata al padre, Pietro Grossi, deceduto nel febbraio Violoncellista per cinquanta anni, anche con l Orchestra del Maggio Musicale, e con un interesse specifico per la musica contemporanea, dalla metà degli anni Sessanta dello scorso secolo, Pietro Grossi ha contribuito, in modo fondamentale, a sviluppare e far conoscere le potenzialità straordinarie del computer come strumento di espressione delle capacità di ognuno in forme d arte come la musica e la grafica. L associazione si propone di proseguire quest opera e lo spirito che l ha sostenuta sostenendo e promuovendo attività di studio e manifestazioni culturali. Il socio presentatore è Sandro Rosseti. Ammesso il 9 maggio RAFFAELE MATINO Nato a Napoli nel 1931, risiede a Firenze dal settembre È laureato in giurisprudenza e in lettere moderne. Entrato al Banco di Napoli nel 1960, ha percorso la carriera bancaria in varie sedi, fra le quali anche la Filiale di Firenze che ha diretto per alcuni anni, prima di terminare il suo curriculum bancario a Roma come capo area grado terzo, nel Ha due figli di 35 e 41 anni e vive a Firenze, con la moglie. È entrato nel Rotary Club Aprilia Cisterna (Roma) nel 1997 del quale è stato consigliere e vice presidente nel Ha chiesto di entrare nel nostro Club in seguito al suo trasferimento a Firenze e ci viene proposto dal Club di provenienza, come da art.12 lettera c) del nostro Regolamento (e dall art.4 del nostro Statuto). Svolge attività di giornalista pubblicista, scrittore e apprezzato conferenziere, si occupa attualmente di temi storico-religiosi ed ha recentemente pubblicato un saggio intitolato La Chiesa: una barca che fa acqua?. È presidente del premio letterario Casentino e consigliere regionale dell Ucis per la Regione Lazio. Ammesso il 9 maggio CARLO VANNONI Generale di brigata in riserva, è operativo per incarichi temporanei che svolge sia in Italia che all estero. Già socio del Rotary Club Firenze Certosa dichiara di essere costretto a dimettersi da tale Club perché impossibilitato a partecipare alle riunioni per impegni che lo portano fuori Firenze il giovedì, giorno di riunione del Rotary Club Firenze Certosa. Nato a Roma nel 1937, è sposato con Giuseppina Fiamma. Ha due figli: Francesco, laureato in economia, coniugato con tre figli; e Alessandra, giornalista, coniugata con un figlio. È cavaliere ufficiale della Repubblica, consigliere dell Unuci sezione di Firenze e direttore della rivista Unuci Toscana. È anche vicepresidente della Associazione nazionale caduti e mutilati dell Aeronautica militare sezione Toscana, sindaco revisore dell Opera nazionale figli di aviatori, di cui è stato socio fondatore, e socio dell Associazione nazionale carabinieri, console onorario per la città di Firenze dello Stato dell Arkansas (USA), accademico d onore della Norman Academy dello stato della Florida, cofondatore dell Opera Gesù Amore in stretto collegamento con il Vescovo di Fiesole Mons. Luciano Giovanetti. I soci proponenti sono Giuseppe Chidichimo e Carlo Moretti. INTERCLUB CON ROMANO L ultima riunione del mese di aprile (lunedì 24) si è svolta in interclub con il Rotary Firenze presso la sua sede di Palazzo Borghese. A una conviviale meridiana è stato graditissimo ospite l ex ambasciatore prof. Sergio Romano che, dopo una prolusione sulla situazione politica, ha risposto alle numerose domande postegli dai soci presenti, soprattutto in materia di politica estera. ABUSI SPORTIVI Sabato 13 maggio il nostro Club ha organizzato, insieme ai Rotary Firenze Est, Ovest, Valdisieve e Bisenzio un convegno sul tema: La medicina sportiva: fitness, confine tra salute e Incontri /25 abuso. Il convegno si è tenuto presso il Museo del Calcio a Coverciano, con la partecipazione del nostro Governatore, Italo Giorgio Minguzzi, che è intervenuto più volte sul tema degli abusi sportivi, purtroppo molto attuale. FESTA DI CARNEVALE L ultima conviviale del mese di febbraio quest anno ha coinciso con l ultimo giorno di Carnevale. Per il ALBUM DEL CLUB giorno 28 è stata organizzata, con molto successo, dal nostro prefetto Mario Bini la Festa di Carnevale, con musica, balli e cotillons, presso la nostra sede. La riunione è stata anche occasione di raccolte fondi per beneficenza. MOSTRA DI ARNOLFO Sabato 25 marzo siamo stati ricevuti dalla dott.ssa Anna Mitrato, direttrice del Musei dell Opera del Duomo, per visitare la bellissima mostra dedicata ad Arnolfo. Alle origini del Rinascimento fiorentino. GIANCARLO MAZZANTI, UNA GRANDE PERDITA Il 21 giugno è venuto a mancare, dopo una lunga malattia sempre sorretta da un esemplare fermezza e da un contegno di ammirevole dignità, l amico Giancarlo Mazzanti, una delle colonne del nostro Club. Qui contava numerosi amici cui lo legavano la sua schiettezza e simpatia, la grande disponibilità e il fraterno costante appoggio. Qui aveva ricoperto a lungo importanti incarichi che misero in luce la sua passione, competenza e dedizione agli ideali rotariani. Proprio nel numero precedente della nostra rivista, in occasione della sua nomina a socio onorario, lo ricordavamo sottolineandone gli straordinari meriti che si era guadagnato, militando fra noi per oltre un quarto di secolo. Alla sua famiglia, e in particolare alla signora Carla anch essa molto vicina al nostro Club, formuliamo la partecipazione più affettuosa a così immenso dolore per una perdita che lascia davvero un vuoto incolmabile.

14 Incontri /26 Incontri N luglio 2006 Direttore responsabile: Ottavio MATTEINI Progetto grafico: Lorenzo Gualtieri Tipografia Coppini - Firenze Registrato presso il Tribunale di Firenze al n del 4/12/69 Segreteria del Club e sede conviviale Grand Hôtel VILLA CORA Viale Machiavelli, Firenze Tel Le riunioni, conviviali e non, si tengono tutti i martedì non festivi Il Club appartiere al 2070 Distretto Italia Governatore Paolo MARGARA CONSIGLIO DIRETTIVO 2006/2007 Presidente: Giuseppe CHIDICHIMO Presidente uscente: Cesare NOVI Vicepresidente: Massimo LUCCHESI Presidente eletto: Filippo CIANFANELLI Segretario: Alessandra DEL CAMPANA SA- VIANE Tesoriere: Alberto PIZZETTI Consiglieri: Mario BINI, Giovanni CECIONI, Lucio RUCCI, Andrea SAVIA, Roberto VICHI, Marco VILLANI Prefetto: Maria Teresa BRUNO Hanno presieduto il Club e 70-71: BOGLIONE dott. Alessandro; : PANELLA avv. Ermanno; : ZAMPIE- RI rag. Ennio; : FERNANDES prof. Lorenzo; : FANFANI prof. Manfredo; : BITTONI gen. Luigi; : BOSI avv. Adolfo; : UGOLINI dott. Franco; : GAM- BACCINI prof. Piero; : GIUSTI prof. Marcello; : ZAMPIERI rag. Ennio; : MULINACCI avv. Ermanno; : MASIERI dott. Marcello; : PUGLIARO avv. Giorgio; : ROSATI comm. Mario; : SORBI prof. Ugo; : BARACCHI avv. Giovanni; : PIERAGNOLI COUTURE prof. Enrico; : CORSI dott. Gianfranco; : CIA- PETTI comm. Roberto; : CALAMIAprof. Mario; : TIEZZI arch. Francesco; : AN- ZILOTTI arch. Guglielmo; : NUTINI rag. Fosco; : TADDEI prof. Domenico; : FANFANI dott. Fabio; : CAMI- CI ing. Piero; : DE SANCTIS dr. Massimo; : ANGOTTI ing. Franco; : CAPPELLETTI dott. Carlo; : SELLERI ing. Fabio; : MAGNOLFI sig. Lorenzo; : FUCILE avv. Stefano; : RABA- GLIETTI dott. Nicola; : GERICKE dott. Arminio; : NOVI avv. Cesare. LE 17 RIUNIONI DEL PERIODO FEBBRAIO - MAGGIO 2006 Le riunioni, salvo indicazione contraria, si sono svolte al Grand Hotel Villa Cora, sede del R. C. Firenze Sud. 7 Febbraio 2006 Riunione non conviviale. Presenze 28, percentuale 28, Febbraio Riunione conviviale con consorti. La dott.ssa Cristina Acidini Luchinat, soprintendente dell Opificio delle Pietre Dure, relaziona su L Opificio delle Pietre Dure da un illustre passato verso il futuro. Presenze 31, percentuale 31,96. Ospiti del Club 2. Consorti 11. Ospiti dei soci 1. Rotariani in visita Febbraio Riunione non conviviale. Attualità rotariane. Presenze, percentuale 26, Febbraio Riunione conviviale con consorti. Festa di Carnevale. Presenze 21, percentuale 21,65. Ospiti del Club 2. Consorti 15. Ospiti dei soci 5. Rotariani in visita 4. 7 Marzo Riunione non conviviale. Attualità rotariane. Presenze17, percentuale 17, Marzo Villa Viviani. Riunione conviviale con consorti. Il giornalista e fotografo dott. Piergiorgio Branzi parla su Russia: ieri, oggi e domani. Presenze 32, percentuale 32,99. Ospiti del Club 2. Rotariani in visita 2. Consorti 12. Ospiti dei soci Marzo Riunione non conviviale. Attualità rotariane. Presenze 28, percentuale 28, Marzo Riunione conviviale con consorti. Il dott. Eugenio Plito, archeologo, parla degli scavi di Ostia antica. Presenze 39, percentuale 40,21. Ospiti del Club 2. Rotariani in visita 1. Consorti 11. Rotaractiani 5. 4 Aprile Riunione conviviale con consorti. Il dott. Antonio Maci, ex presidente del Tribunale di Firenze parla su Eventi e problemi della esperienza presidenziale al Tribunale di Firenze. Presenze 33, percentuale 34,02. Consorti 4. Ospiti dei soci 1. Ospiti del Club 3. Rotariani in visita aprile Riunione non conviviale. Attualità rotariane. Presenze 19, percentuale 19, Aprile Riunione non conviviale. Attualità rotariane. Presenze 15, percentuale 15, Aprile Palazzo Borghese. Riunione conviviale meridiana con consorti. Interclub con il Rotary Firenze. Partecipa l ex ambasciatore Sergio Romano. Presenze 15, percentuale 15,46. Consorti 2. 2 Maggio Riunione non conviviale Attualità rotariane. Presenze 29, percentuale 29,90. Ospiti dei soci 1. 9 Maggio Riunione conviviale con consorti. Il nostro socio dott. Mario Peruzzi parla sul tema Buddenbrook, la sindrome delle aziende familiari al giro di boa. Presenze 35, percentuale 34,65. Consorti 15, Ospiti dei soci Maggio Riunione non conviviale. Attualità rotariane. Presenze 30, percentuale 29, Maggio Riunione conviviale con consorti. La dott.ssa Cristina Acidini e il nostro socio ing Vito Cappellini parlano sul tema Arte e fantascienza. Presenze 36, percentuale 35,64. Consorti 8. Ospiti dei soci Maggio Riunione non conviviale. Attualità rotariane. Presenze 24, percentuale 23,76 Premio del Rotary per Puccini In previsione del 150 anniversario della nascita di Giacomo Puccini, che cadrà il 22 dicembre 2008, il Rotary Club di Lucca ha annunciato il Premio Rotary Puccini che sarà assegnato a uno studioso, italiano o straniero, per ricerche di carattere pucciniano. Per partecipare al concorso si dovrà presentare il progetto che si intende realizzare e il proprio curriculum. Le domande dovranno pervenire entro il 31 marzo prossimo al Centro Studi Giacomo Puccini, tel Il premio consisterà in diecimila euro.

15 TENUTA IL CORNO Antonio e Maria Teresa Frova Arroni Producono vini e olio extra vergine di oliva di alta qualità e offrono ospitalità in agriturismo a soli 20 km da Ponte Vecchio * * * * * Via Malafrasca 64, San Casciano Val di Pesa - Firenze-Italia Tel Fax http//www.tenutailcorno.com -

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