Manifesto per l Università che verrà

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1 La Carovana dell'altrariforma è partita. Dopo l'appello lanciato a fine ottobre da studenti (LINK-Coordinamento Universitario, Ateneo Controverso di Cosenza, Sinistra Per di Pisa e Studenti di Sinistra di Firenze), dottorandi (ADI), precari (Coordinamento Precari dell'università), ricercatori (Rete 29 aprile) e personale tecnico-amministrativo (FLC-CGIL), il percorso partecipato di costruzione di una riforma dal basso dell'università è iniziato. Domenica 21 novembre, un'assemblea con delegazioni da diverse città, ospitata dall'occupazione di Palazzo Campana a Torino, ha iniziato la discussione. Questo è il documento elaborato dall'assemblea, primo passo verso la costruzione dell'altrariforma Torino, Palazzo Campana occupato, 21 novembre 2010 Manifesto per l Università che verrà La ragion d essere dell Università è, da sempre, l accrescimento e la trasmissione del sapere. È un luogo di frontiera, in cui la scoperta si consolida tanto più saldamente quanto più viene divulgata, discussa, insegnata. È il luogo in cui si apprende la fragilità dei dogmi, il valore del ragionamento critico e del coraggio intellettuale, il senso civico di partecipazione a un impresa comune. L Università è diventata un luogo di massa: milioni di persone lavorano, studiano, spesso vivono insieme. Da un lato, perciò, ogni attacco portato all Università, e più di altri ogni negazione del diritto allo studio, è un attacco sferrato direttamente contro i diritti di milioni di persone. Dall altro, la storia della società nel suo insieme si intreccia in modo inestricabile con quella dell Università. Due milioni di studenti, ogni giorno, si spostano, vivono e cambiano le città d Italia. La qualità della loro formazione, in termini di competenze tanto quanto di educazione alla cittadinanza, determinerà il volto della società nei prossimi decenni. Per questo, lo smantellamento del sistema pubblico di istruzione superiore corrisponde alla disarticolazione e all impoverimento della società, visibili oggi chiaramente, uniti alla promessa di un futuro sempre più precario, più buio, dominato da un ignoranza arrogante, autoritaria, che sempre più perde ogni residuo di vergogna di sé. L Università ha subito tagli, riforme fallimentari, umiliazioni, talvolta contribuendo con comportamenti poco lungimiranti alla propria svalutazione. La si vuole ora sottoporre a un ennesima riforma, incapace di affrontarne i problemi più seri, e il cui unico effetto sarà quello di accrescerne i difetti e la precarietà, insieme con il potere dei gangli malati che da decenni la infestano sotto lo sguardo compiaciuto dei manovratori. La comunità di chi vive e lavora nell università è però un organismo vitale, dinamico, e non si potrà contenerlo nelle aule o negli schemi di un pensiero classista, maldestramente ammantato di meritocrazia demagogica. L Università continuerà a scendere per le strade, a manifestare la costruzione di una propria identità, sempre più precisa, sempre più lontana dai progetti fallimentari del governo. I recenti attacchi al sistema d istruzione pubblica (dagli ingenti tagli della legge 133 sino alla cosiddetta riforma costituita dal DDL 1905) si inscrive in un più ampio progetto di smantellamento della dimensione pubblica, su cui grava l indiscriminata accusa brunettiana di fannullonismo. Questa progressiva dismissione del sistema di servizi pubblici si esplicita particolarmente nella privatizzazione di quelli che sono e devono essere beni comuni (non solo il sapere ma anche l acqua, i trasporti), nella promozione della precarietà (come per gli operai, anche per i ricercatori): i diritti dei cittadini vengono mercificati in nome di una privatizzazione cieca, consacrata a un capitalismo speculatore,

2 nonostante la recente crisi economica testimoni con chiarezza i pericoli di questo libertinismo finanziario. Tuttavia, le ultime scosse telluriche di cui è stato vittima il mondo della cultura hanno promosso l incontro di sensibilità comuni e di progettualità sopite o messe a tacere e hanno reso necessari e possibili gli incontri tra le diverse componenti del mondo universitario, accomunate dalla volontà di rivendicare e ricostruire l Università come spazio pubblico di formazione e promozione del sapere, a beneficio della società nel suo complesso e non degli interessi privati. Studenti e docenti, bibliotecari e ricercatori, dottorandi e personale tecnico e amministrativo, un tempo meri spettatori della politica che decideva dall alto sull università, reclamano oggi con veemenza il loro ruolo di attori politici. La maturità dei loro progetti condivisi e la forza con cui li hanno resi espliciti rendono a oggi totalmente inammissibile ignorare la loro opposizione al progetto di smantellamento dell università pubblica portato avanti da questo governo. D altro canto è ormai evidente come, lungi dall essere animato da uno spirito conservatore di difesa dello status quo o da intenti corporativi, il mondo universitario riconosce l esigenza di una riforma organica del sistema universitario, ma di segno opposto a quella del governo: una riforma che promuova e non deprima il valore e la dignità della libertà dei saperi, del lavoro intellettuale, del diritto allo studio per tutti. Quella che vogliamo difendere non è dunque l Università dei baroni, dei cui problemi abbiamo una visione chiara in quanto li viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; né tantomeno l Università-azienda prospettata da questo governo. Quello per cui ci battiamo è invece la realizzazione di una Nuova Idea di Università. Ancor prima di essere politica, la nostra è una battaglia culturale: pertanto ci impegnano quotidianamente a rivendicare il valore del sapere come bene pubblico. Per attuare questo ideale chiediamo dunque una riforma dell Università partecipata, democratica, che chiami in causa i diretti interessati, e che preveda: un DIRITTO ALLO STUDIO garantito per tutti Per dimostrare di avere davvero interesse a promuovere la valorizzazione delle competenze e la formazione di eccellenze uno Stato deve innanzitutto impegnarsi a mettere il maggior numero possibile di studenti nelle condizioni di raggiungere i gradi più alti dell istruzione, in conformità a quanto sancito dall articolo 34 della nostra Costituzione. 1. Una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni erogati dalle Regioni e in particolare l'entità minima garantita delle borse di studio. 2. Copertura totale delle borse di studio, mediante uno specifico fondo statale erogato alle Regioni di almeno 321 milioni di euro, comprendenti il reintegro dei tagli contenuti nella legge di stabilità In questo modo si metterebbe fine all'assurdità degli idonei non benificiari, studenti alle quali è riconosciuto il diritto alla borsa di studio ma che, di fatto, non la ricevono. 3. Dopo aver raggiunto la copertura totale delle borse di studio, è necessario un ampliamento degli idonei, estendendo i criteri di reddito sulla base dei quali viene assegnata la borsa di studio. 4. Istituire convenzioni sui trasporti per gli studenti per rendere gratuiti da subito i trasporti urbani nelle aree municipali universitarie, senza distinzione tra residenti e non residenti, e per ridurre al 50% il costo dei trasporti extraurbani in tutte le regioni per i pendolari, per poi arrivare gradualmente alla gratuità totale della tratta casa-università entro 4 anni. 5. Abolizione del prestito d'onore e di ogni forma di sostegno al diritto allo studio che preveda l'indebitamento degli studenti. In particolare in questo contesto di carenza di finanziamenti sul diritto allo studio riteniamo che l'incentivazione del

3 merito vada perseguita con opportunità di formazione di qualità e non con mance e erogazioni monetarie. 6. Incremento delle risorse per le borse part-time di collaborazione presso le università italiane (150 ore). Le borse vanno assegnate secondo i criteri con cui vengono erogate le borse di studio, e va definito un livello minimo nazionale della retribuzione oraria, pari alla media delle retribuzioni attuali. In nessun caso le 150 ore vanno utilizzate per svolgere le mansioni del personale tecnicoamministrativo. 7. Istituzione di una borsa preventiva di carattere nazionale, erogata agli studenti iscritti all'ultimo anno della scuola superiore per favorire la loro libera scelta, indipendentemente dalla regione nella quale lo studente scegliesse di studiare. 8. Istituzione di organi di controllo da parte degli studenti per la qualità delle mense e dei servizi agli studenti. 9. Nessuna esternalizzazione ai privati dei servizi per il diritto allo studio. 10.Carta di cittadinanza studentesca per l'accesso gratuito ai contenuti culturali. 11.Piano pluriennale di finanziamento straordinario per l'edilizia universitaria, che finanzi la realizzazione, tramite il recupero di determinate aree urbane, di nuove case dello studente e di alloggi pubblici a canone concordato. Servono inoltre iniziative, come lo sportello casa gestito da Università e Comune, in grado di favorire la lotta al sommerso. Possibilità di requisire gli allloggi sfitti. 12.Borse Erasmus: aumento dell'integrazione ministeriale della quota erogata e concessione di una parte della borsa al momento della partenza. Va inoltre prevista una differenziazione a seconda del costo della vita del paese di destinazione. la PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA di tutte le componenti universitarie al governo degli atenei In luogo del presente ordinamento, che concentra nelle mani del Rettore e di pochi Presidi e influenti ordinari la maggior parte del potere decisionale, o del modello di governance aziendalistico e oligarchico previsto dal DDL 1905, che sancisce uno strapotere del Rettore, libero di scegliere i suoi vassalli entro il Consiglio di Amministrazione in base alle mere competenze finanziarie e non in ragione della loro esperienza in materia di ricerca e didattica, noi vogliamo una democratizzazione dei processi decisionali, da realizzare tramite una maggiore trasparenza e l allargamento della rappresentanza di dottorandi, precari, ricercatori e studenti e l'introduzione di strumenti di democrazia diretta e partecipata. Pensiamo che la miglior cura contro il clientelismo e la corruzione sia il controllo democratico dal basso e non l'accentramento del potere baronale e aziendale. Inoltre riteniamo che il rapporto tra Università e mondo esterno non debba risolversi con la sottomissione del mondo universitario alle ingerenze di politici e privati, che stando al DDL 1905 dovrebbero prendere decisioni strategiche sul governo degli atenei, ma in un dialogo alla pari tra il mondo universitario e il tessuto sociale e produttivo della società civile. 1. Autogoverno dell'università: nessun esterno può comporre gli organi di governo dell'ateneo. Siano essi enti locali o privati non possono far parte di alcun organo deliberativo, in particolare del Consiglio di Amministrazione. 2. Chiara definizione del ruolo degli organi: il consigli di amministrazione deve gestire il bilancio sulla base degli indirizzi politici del Senato Accademico, a cui devono essere forniti tutti gli elementi per decidere liberamente. 3. Trasparenza e pubblicazioni in tempi rapidi degli atti. 4. Introduzione di una rappresentanza di tutte le componenti universitarie negli organi collegiali, senza andare a discapito della componente studentesca.

4 5. Elezione diretta di tutti gli organi collegiali per la parte della rappresentanza studentesca. 6. Il mandato dei rappresentanti degli studenti deve essere al massimo di durata biennale per consentire agli studenti di esprimersi e di valutare puntualmente il loro operato. 7. Presenza obbligatoria degli studenti all interno dei nuclei di valutazione (modifica alla legge 370/99). Non possiamo accettare che la valutazione della didattica e dei servizi dei nostri atenei venga effettuata senza la componente studentesca. 8. Riconoscimento di specifiche competenze ai rappresentanti degli studenti, simili a quelle delle RSU dei lavoratori e comprendenti il controllo sulla qualità dei servizi e la possibilità di esprimere un parere vincolante sui temi che riguardano più direttamente gli studenti. 9. Radicale riforma dei Consigli degli Studenti, oggi pressoché inutili e fonte di burocratizzazione e corruzione. Non devono poter gestire i fondi per le attività studentesche e devono servire principalmente da occasione di confronto tra i rappresentanti nei consigli di facoltà e quelli negli organi centrali. 10.Istituzione di assemblee di facoltà periodiche ufficiali con sospensione delle lezioni, per favorire un rapporto diretto tra gli studenti e i loro rappresentanti. 11.Introduzione di istituti di democrazia diretta come il referendum studentesco: una forma di consultazione che possa essere promossa dalla stessa Università nelle sue varie articolazioni (centrali e periferiche), dai rappresentanti degli studenti e dagli studenti stessi mediante la raccolta di un determinato numero di firme. Le consultazioni saranno possibili su temi inerenti la didattica, l organizzazione dell ateneo, delle facoltà e dei singoli corsi, sul diritto allo studio e su ogni tema che coinvolge la vita universitaria. Obbligo da parte degli organi collegiali di discutere le proposte sottoscritte da un certo numero di studenti e di rispondere tempestivamente in forma scritta. 12.Adozione dello Statuto dei diritti delle studentesse e degli studenti e del Codice deontologico che normi le incompatibilità nell'assunzione di familiari e i limiti di mandato su tutte le cariche. 13.Allargamento dell'elettorato attivo per il rettore a tutti gli studenti (con voto ponderato). 14.Accorpamento di dipartimenti e facoltà su criteri scientifici e didattici. 15.Radicale riforma dalla rappresentanza studentesca nazionale, oggi del tutto inefficace, secondo i seguenti criteri: Abolizione del CNSU e creazione della conferenza nazionale studenti MIUR. In tale conferenza saranno presenti 1, 2 o 3 rappresentanti degli studenti per ogni ateneo, a seconda del numero di iscritti, eletti direttamente dagli studenti nelle normali elezioni d'ateneo con un apposito incarico oppure selezionati tra i più votati nei Senati Accademici. L'attuale budget per i gettoni di presenza del CNSU sarebbe assolutamente sufficiente a coprire i costi della conferenza. Possibilità da parte della conferenza studenti-miur di convocare referendum studenteschi nazionali. Audizione obbligatoria di membri della conferenza nelle commissioni parlamentari e ministeriali quando si parla di università. Istituzione di un organo previsto dalla 390/91: la Consulta nazionale del DSU, con competenze in merito alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e una consistente rappresentanza studentesca. Un adeguato FINANZIAMENTO statale all università Nella convinzione che la riduzione dei fondi non risolva ma anzi aggravi i problemi già presenti nell Università pubblica, e che nessuna riforma che si presenti come

5 migliorativa possa essere realizzata senza un adeguata copertura finanziaria, esigiamo che lo Stato aumenti i suoi investimenti nell istruzione e nella ricerca, invertendo la tendenza in atto ormai da 15 anni ed espressa in particolare dalla legge 133: i costi dell Università devono essere ed essere percepiti come investimenti sul futuro della nazione e non come sprechi da ridurre. 1. Abrogazione dei tagli previsti dalla L.133/ Piano straordinario di investimenti che porti in tre anni l'investimento in formazione, università e ricerca al 5,7% del PIL (costo: 18 miliardi di euro, in media, all'anno) e in particolare il finanziamento di università e ricerca da a dollari per studente (media Ocse).* Ripartizione equa dell'ffo sulla base dei costi effettivi. Integrazione automatica dell'ffo in base all'inflazione e agli scatti stipendiali. 3. Controllo dei bilanci degli atenei per evitare il dissesto finanziario. No alla ripartizione di quote di FFO su base di criteri premiali e punitivi, il cui unico risultato è aggravare le situazioni di deficit. Monitoraggio efficace da parte del governo e interventi mirati anche in deroga all'autonomia per impedire operazioni potenzialmente pericolose per la stabilità economica di un ateneo. 4. No alla penalizzazione economica degli atenei per criteri quali il numero di studenti che si inseriscono nel mercato del lavoro e per il numero di fuoricorso. una CONTRIBUZIONE STUDENTESCA equa e progressiva Non vogliamo pagare la crisi, non è possibile che i costi dell'università siano scaricati, come avviene sempre più spesso, sugli studenti e sulle loro famiglie. Le cosiddette tasse universitarie non possono diventare la fonte principale di finanziamento degli atenei, pena l'esclusione classista di una parte sempre più ampia della popolazione dalla formazione universitaria. 1. Rispetto della soglia del 20% come quota di bilancio coperta dalla contribuzione studentesca in rapporto al FFO reale. Restituzione agli studenti dei fondi prelevati in eccesso dagli atenei che negli ultimi anni hanno sforato questo limite tramite servizi agli studenti. Imposizione di sanzioni agli atenei che hanno sforato nell'ultimo anno la soglia del 20%. 2. Riforma del sistema di tassazione studentesca tramite la rimodulazione delle fasce sulla base di criteri di maggiore equità e progressività, con l'obiettivo minimo di rendere omogeneo il prelievo sugli studenti e le loro famiglie, creando sistemi di tassazione a fasce ampie o con l'utilizzo di coefficenti specifici che incidano in misura minore sulle fasce di reddito più basse e in misura maggiore su quelle più alte. 3. Un aumento delle lotta all'evasione ed elusione fiscale, aumentando i controlli sulle dichiarazioni ISEE e arrivando a esaminare la totalità delle dichiarazioni. Firmare ove non esistano convenzioni tra l'univeristà e la guardia di finanza, perché chi evade le tasse ruba la borsa di studio a un altro studente. 4. Eliminare le sanzioni nei confronti degli studenti fuori corso, che non devono subire degli aumenti della contribuzione studentesca in seguito alla loro mancata laurea nei termini previsti dalla durata legale del loro corso di studio. Il merito si incentiva con maggiori opportunità, non lucrando sulla pelle di chi resta un po' indietro. 5. Riduzione dei contributi studenteschi per le famiglie con più di un figlio contemporaneamente iscritto all'università, calcolata sulla base del numero dei figli e delle condizioni economiche della famiglia.

6 6. Uno specifico sistema di contribuzione per gli studenti a tempo parziale, che sia basato sulla riduzione di una quota percentuale fissa (tra il 25 e il 50%) del contributo che lo studente pagherebbe a parità di condizione economica se fosse iscritto a tempo pieno. 7. Specifichi misure anti-crisi e di sostegno alle famiglie in difficoltà che vedono modificarsi della propria condizione economica in misura rilevante rispetto all'anno precedente su cui si basa la dichiarazione ISEE. Richiediamo l'istituzione in ogni ateneo di un fondo specifico integrativo che possa contribuire alla copertura delle tasse universitarie di quelle famiglie che vedono ridursi le proprie entrate da un anno all'altro in misura sostanziale. la valorizzazione del DOTTORATO di ricerca Il dottorato di ricerca dev'essere considerato il terzo livello della formazione universitaria, in grado di fornire competenze di ricerca che vanno valorizzate anche all'esterno della carriera accademica. Proponiamo perciò: 1. La valorizzazione del dottorato ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici e dell'inserimento nelle imprese private. 2. La copertura totale con borsa di studio di tutti i dottorati di ricerca. 3. La regolamentazione del ruolo dei dottorandi nella didattica, che dev'essere limitato a quanto necessario per la loro formazione, senza diventare uno sfruttamento da parte dei docenti. interventi mirati a debellare il PRECARIATO della ricerca Sempre di più in questi ultimi anni l Università si è appoggiata al lavoro volontario o sottopagato di giovani precari, approfittando del loro entusiasmo e delle loro speranze di avere prima o poi un lavoro in ambito accademico. Il DDL 1905, invece di risolvere il problema, aumenta il periodo di precariato fino a un massimo di 12 anni, oltre ai quali un giovane studioso, dopo aver lavorato per l Università, rischia di vedersi espulso senza nessun tipo di garanzia. Quest incertezza, ancor più grave dello stipendio basso che spetta ad assegnisti e ricercatori (nettamente inferiore alla media europea, contrariamente a quanto accade per i professori a fine carriera) incide sulla capacità italiana di attirare studiosi esteri, o anche solo di prevenire la cosiddetta fuga dei cervelli, comportando per lo Stato un enorme costo economico e soprattutto di risorse umane. Per valorizzare il patrimonio umano e difenderne i diritti, vogliamo risolvere il problema del precariato accademico proponendo: 1. Un unico contratto pre-ruolo, che goda di diritti precisi e garanzie per il futuro. 2. Una vera tenure track, con un accantonamento delle risorse che permetta la programmazione a lungo termine e il passaggio in ruolo dei precari che abbiano raggiunto determinati obiettivi di ricerca. un ruolo unico della DOCENZA per abbattere il baronato L'assurdità del lavoro didattico gratuito da parte dei ricercatori è stata finalmente svelata dalla loro protesta degli ultimi mesi. L'occasione va colta per ripensare l'articolazione del sistema della docenza universitaria, abbattendo le anacronistiche barriere feudali che strutturano i nostri dipartimenti. Per combattere le logiche baronali che da sempre affliggono l Università, e che il DDL 1905 non farebbe altro che rafforzare, proponiamo: 1. L introduzione di un ruolo unico della docenza, che riconosca a tutti pari diritti, e doveri didattici e gestionali commisurati al livello di carriera raggiunto. 2. La distinzione tra reclutamento e carriera. Il primo avviene tramite concorso, la seconda dipende dalla valutazione di ricerca e didattica.

7 3. Modalità di accesso al ruolo basate sula trasparenza e sulla valutazione, che rendano maggiormente accessibile la carriera universitaria anche a chi sta fuori dal mainstream e allo stesso tempo promuovano la compatibilità con i gruppi di ricerca attivi. 4. Un investimento sistematico sugli ingressi in ruolo (con lo scopo di portare il rapporto studenti-docenti almeno alla media europea) e sulle progressioni di carriera (onde motivare gli studiosi più meritevoli), frutto di una pianificazione a lungo termine tale da garantire sicurezze ai giovani studiosi più motivati e una promozione della qualità del patrimonio intellettuale del paese. 5. L impegno didattico dei docenti dev'essere preso in considerazione ai fini della loro progressione di carriera, e la valutazione deve tener conto dei pareri degli studenti. 6. Il riconoscimento contrattuale e didattico del ruolo dei Lettori CEL una RICERCA libera da ogni condizionamento. La ricerca sponsorizzata dai privati ha necessariamente per sua natura un carattere applicativo e interessato, non negativo quando accompagnato da un adeguato finanziamento pubblico, ma devastante se non accompagnato da un adeguato finanziamento pubblico: solo la ricerca finanziata dallo Stato permette quella libertà dagli interessi particolari che è indispensabile per il progresso scientifico. Difendere il ruolo dell'università pubblica nella ricerca significa anche tutelare il carattere pubblico della ricerca che viene prodotta all'interno dell'università. Inoltre, chiediamo di evitare meccanismi miopi e meramente statistici nella valutazione della ricerca, troppo facilmente strumentalizzabili, promuovendo invece una valutazione rispettosa delle specificità delle varie discipline e attenta a promuovere la varietà anziché l autoreferenzialità. 1. Strumenti di valutazione in grado di integrare e pesare metodologie diverse, in grado di tener conto della complessità e dell'eterogeneità del lavoro di ricerca. 2. Prelazione delle case editrici di ateneo, dove presenti, nella pubblicazione dei lavori di ricerca dei docenti A differenza del ddl Gelmini, questo non è un testo sacro intoccabile, ma solo la prima tappa di un percorso di discussione ed elaborazione collettiva che vuole coinvolgere tutte le componenti dell'università. La Carovana dell'altrariforma continua...

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