5) Aspetti economici, previdenziali e fiscali

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1 5) Aspetti economici, previdenziali e fiscali Quesito 1 (n. 78/2010) I risparmi derivanti dalla trattenuta malattia ai sensi art.71 L.133/2008 hanno riflessi sul fondo risorse decentrate? Quale è il comportamento corretto da adottare dal punto di vista contabile, in sede di emissione dei relativi mandati di pagamento? L art.71 della L.133/2008 prevede che per i periodi di assenza per malattia, nei primi 10 giorni di assenza (di ogni evento di malattia) è corrisposto il trattamento economico fondamentale, con esclusione di ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo e di ogni altro trattamento accessorio. Per effetto di tale norma, alcune voci, anche se fisse e continuative, subiscono una decurtazione nei primi 10 giorni di malattia. In riferimento a quelle voci che sono interessate dalla decurtazione, l art.71 della L.133/2008 specifica chiaramente che i risparmi derivanti dalle trattenute per malattia non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa, ma tali somme concorrono solamente al miglioramento dei saldi di bilancio. Pertanto, la trattenuta per malattia non deve incidere sugli importi imputati al fondo risorse decentrate, nel senso che gli importi devono sempre essere imputati per intero, come se la trattenuta in oggetto non fosse mai stata applicata. Dal punto di vista contabile, sui capitoli delle risorse decentrate, il mandato sarà sempre emesso per intero, senza tenere conto della decurtazione per effetto della malattia e, nel contempo, la trattenuta per malattia verrà contabilizzata con una reversale su un apposito capitolo in entrata. In tale modo, la trattenuta per malattia non andrà a costituire risparmio nel fondo delle risorse decentrate, ma essendo contabilizzata in entrata, inciderà positivamente sui saldi di bilancio, come previsto la norma in esame. Quesito 2 (n. 79/2010) Quesito in merito alle modalità di liquidazione dei servizi di pubblica sicurezza svolti dalla polizia locale a seguito di convenzioni fra enti. I compensi per servizi di pubblica sicurezza svolti dalla polizia locale a seguito di convenzioni fra enti possono essere liquidati con differenti modalità. La prima alternativa prevede il pagamento diretto all agente di polizia da parte dell ente a favore del quale è stata svolta l attività di pubblica sicurezza; dal punto di vista fiscale, questa situazione configura una fattispecie che si colloca nella categoria del reddito assimilato a lavoro dipendente (ai sensi art.50 del TUIR), con assoggettamento del compenso alle ritenute irpef per scaglioni e all irap. In tal caso, quindi, i compensi erogati agli operatori di polizia non saranno utili dal punto di vista previdenziale, in quanto non esiste alcun contratto di lavoro subordinato che lega l ente fruitore con il soggetto che presta l attività. La seconda alternativa prevede invece che l ente fruitore del servizio di pubblica sicurezza provveda a trasferire le risorse finanziarie necessarie all ente che ha impiegato il proprio personale dipendente; in questo caso, sarà quest ultimo ente a provvedere al pagamento dei propri dipendenti, utilizzando i fondi trasferiti dall ente utilizzatore. Dal punto di vista fiscale, questa situazione si colloca nella fattispecie del reddito da lavoro dipendente (ai sensi dell art.49 del TUIR) con assoggettamento del compenso alle ritenute irpef per scaglioni e all irap. Dal punto di vista previdenziale, essendo il pagamento dei compensi effettuato direttamente dall ente datore di lavoro, comporta che i compensi in oggetto siano utili e quindi assoggettati a contribuzione ai fini previdenziali. Le due possibilità di liquidazione comportano differenze anche sotto l aspetto finanziario: nel primo caso

2 (reddito assimilato a lavoro dipendente) l ente beneficiario dell attività di pubblica sicurezza dovrà porre a carico del proprio bilancio la spesa del compenso e dell irap, mentre, nel secondo caso (reddito da lavoro dipendente), i fondi da trasferire all altro ente da parte dell ente fruitore del servizio dovranno tenere conto non solo del compenso e dell irap, ma anche della quota di contributi previdenziali a carico ente. Come risulta ovvio, quindi, la prima alternativa comporta un minore esborso rispetto alla seconda, ma, d altro canto, la seconda possibilità risulta più favorevole agli operatori di polizia impiegati nell attività, i quali si vedranno riconoscere i compensi per pubblica sicurezza fra le voci utili ai fini pensionistici e pertanto saranno maggiormente incentivati a dare la propria disponibilità a fronte delle iniziative di questo tipo. Quesito 3 (n. 3/2010) Ai fini della distribuzione del fondo produttività le assenze 2009 di un dipendente per mandato elettivo (il ns.dipendente è sindaco) sono equiparate alle assenze per malattia previste dall art.17 comma 23 lett.d del D.L.78/2009 convertito nella legge 102/2009? Il D.L n. 78 (convertito nella legge 102/09), relativamente all art. 71 del D.L. 112/08 (convertito nella legge133/08), ha previsto con l art.17 comma 23 lett. d. l abrogazione del 5 comma del predetto art. 71 che prevedeva che Le assenze dal servizio dei dipendenti non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Il legislatore inoltre prevede che gli effetti di tale abrogazione concernono le assenze effettuate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto (1/07/2009). Atteso che nessuna norma specifica quali siano le assenze che incidono sull erogazione del salario accessorio, tale individuazione è rimessa ad ogni singola amministrazione, in sede di contrattazione. Nel merito, la scrivente amministrazione provinciale, ai fini della distribuzione del fondo produttività non considera assenza i permessi usufruiti da un dipendente per l esercizio di carica pubblica. Tali assenze sono state invece considerate rilevanti ai fini del calcolo della produttività nel periodo di vigenza del sopra citato 5 comma dell art.71 ( e quindi dal 25/06/2008 al 30/06/2009). Quesito 4 (n. 13/2010) Spesso il nostro Comune stipula contratti con liberi professionisti relativamente ad incarichi di progettazione, direzione lavori, consulenza, sicurezza, ecc... Chiediamo se la stipula di tali contratti comporta, per il libero professionista, il pagamento dei diritti di segreteria, oltre alla presentazione delle marche da bollo. In via preliminare si premette che tutti i contratti interessanti le pa richiedono sempre la forma scritta, che rappresenta un elemento essenziale del negozio. Indicativa in proposito la sentenza del Consiglio di Stato, sez v, n.5444 del , che riprende un orientamento ormai consolidato della suprema corte ( tutti i contratti stipulati dalla Pubblica Amministrazione ed in genere dagli enti pubblici devono essere stipulati, a pena di nullità, in forma scritta, rispondendo tale requisito all'esigenza di identificare con precisione il contenuto negoziale e di rendere possibili i controlli dell'autorità tutoria Cass n. 3662; v., tra le tante, anche Cass n. 7149; 1994 n. 6182; 1992 n. 9682; 1987 n. 4742). Con riferimento specifico al quesito posto, va osservato che l art. 17 del R.D. n del 1923, in deroga a quanto previsto dal precedente art. 16 ( i contratti sono stipulati da un pubblico ufficiale ), dispone che i contratti a trattativa privata oltre che in forma pubblica amministrativa possono anche stipularsi per mezzo di scrittura privata firmata dalle parti. Il c.d. Codice dei contratti pubblici D.Lgs. 163/2006, nel confermare quanto già previsto dal R.D. citato, stabilisce all art. 11, co. 13 che Il contratto è stipulato mediante atto pubblico notarile, o mediante forma pubblica amministrativa a cura dell'ufficiale rogante dell'amministrazione aggiudicatrice, ovvero mediante scrittura privata, nonché in forma elettronica secondo le norme vigenti per ciascuna stazione appaltante. Da quanto sopra, perciò, risulta in via generale che si può procedere con scrittura privata qualora i contratti non facciano seguito a procedura concorsuale, aperta e ristretta, e, inoltre, che è lasciato spazio alla discrezionalità dell ente, che può disciplinare con proprio regolamento le modalità di stipulazione dei contratti pubblici.

3 A tale proposito, si ritiene di segnalare che il Regolamento dei contratti della Provincia di Cremona prevede che i contratti d importo superiore a euro (IVA esclusa) devono essere stipulati in forma pubblica e che non sono soggetti a stipula in forma pubblica i contratti di locazione, gli incarichi professionali, gli incarichi conferiti a notai e a legali. Nel caso in cui il vs. ente non abbia uno specifico regolamento che disciplini tale materia, si ritiene di suggerire la possibilità di adottare una deliberazione (di Giunta) che dia indicazioni in merito, qualora i tempi stretti non consentano l adozione, da parte del Consiglio Comunale, del relativo regolamento. Sebbene non univoca, sembra prevalente la tesi secondo la quale i diritti di rogito siano dovuti a seguito della fruizione di un servizio da parte dell'utente a fronte di una attività di assistenza. Condizione imprescindibile per l'esazione del tributo (la natura tributaria è affermata anche dalla Corte costituzionale n. 156/1990), quindi, è l'attività da parte del segretario. In questo senso la Corte dei conti Emilia con delibera n. 42/07 e Corte dei conti Lombardia con il parere n. 9 del Quanto sopra si verifica solo nel caso atti rogati o autenticati dal segretario, che interviene direttamente nella stipulazione dell atto, mentre nel caso di scrittura privata non sembrano, pertanto, esigibili i diritti di rogito. (In relazione al riconoscimento dei diritti di segreteria, si veda anche l art. 21 del DPR 465/1997 che richiama la L. 8 giugno 1962 n. 604). Devono essere applicate le marche da bollo, ai sensi del DPR n. 642 del (allegato 1), che stabilisce che per scritture private con cui si creano, modificano, estinguono o documentano rapporti giuridici di qualunque specie è necessaria la marca da bollo di. 14,62 per ogni foglio di 4 facciate. Quesito 5 (n. 7/2010) Sanzione disciplinare con sospensione dello stipendio e sospensione dal servizio: aspetti economici/prev.li/assist.li/ ass.vi e problematica detrazioni d'imposta. Modalita' di predisposizione DMA Recuperare la retribuzione corrispondente a 1/26 per ogni gg.di sanzione; la trattenuta riduce imponibili cpdel, tfs-tfr, f.credito, irap, irpef in quanto e' interruttiva del servizio; non matura la detrazione lavoro dipendente per il periodo della sanzione; su dma non si forma nessuna sottosezione in quanto la sanzione disciplinare interrompe il servizio. Quesito 6 (n. 23/2010) Qual'è l'indennita' da erogare al sindaco neo eletto se lavoratore in pensione? L'indennita' di funzione spettante al sindaco e' in misura intera, senza riduzione del 10% e senza decurtazione al 50% in quanto pensionato. Quesito 7 (n. 42/2010) Fruizione da parte di un dipendente del congedo retribuito per assistenza a personale con handicap:1) come devo assoggettare l'indennita'? solo cpdel e fondo credito oppure anche inadel tfs? 2) rispetto le percentuali a carico dipendente e a carico ente oppure la quota a carico dipendente viene integrata dall'ente? 3) per la denuncia dma nei codici del tipo servizio quale utilizzo? L'indennita' suddetta corrispondente all'ultima retribuzione percepita e' assoggettata alla normale contribuzione inpdap (ex cpdel e fondo credito) in quanto il periodo di congedo (o i periodi se fruito in frazioni) e' utile ai fini del trattamento di quiescenza; non e' invece valutabile ne' ai fini del trattamento di fine servizio ne' del t.f.r. inpdap e quindi esclusa dalla base imponibile. a tal riguardo vedasi la circolare inpdap n. 2, le informative n. 30 del e n. 22 del e la circolare n. 31 del in ordine alle % dei contributi ex cpdel e fondo credito valgono le normali ripartizioni riferite agli stipendi. in ordine, infine, alla d.m.a. si fa presente che i codici da utilizzare sono per il codice impiego e 4 per il codice servizio Quesito 8 (n. 59/2010) Per un nuovo assunto è necessario acquisire il foglio matricolare ( come indicato su stampato di una ditta) o basta il foglio di congedo?

4 Tutte le posizioni relative all'adempimento degli obblighi militari, ivi comprese quelle attestate nel foglio matricolare dello stato di servizio, possono essere oggetto di autocertificazione ai sensi dell art. 46 del D.P.R n. 445; l Amministrazione può ovviamente verificare la veridicità, come previsto dal suddetto D.P.R. 445/2000, tenendo conto anche delle norme che regolano l acquisizione diretta di documenti già in possesso di pubbliche amministrazioni (art. 43 comma 1 DPR 445/2000). Si ricorda che in base all articolo 15, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183, le certificazioni rilasciate dalle P.A. in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati; nei rapporti con gli organi della Pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi, i certificati sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni sostitutive di certificazione o dall'atto di notorietà. Conseguentemente, a far data dal 10 gennaio 2012, le amministrazioni e i gestori non possono più accettarli ne richiederli, tanto più in quanto tali comportamenti integrano, per espressa previsione, violazione dei doveri d'ufficio ai sensi della nuova formulazione dell'articolo 74, comma 2, lett. a), del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000; Quesito 9 (n. 65/2010) Un dipendente ha richiesto un anticipo di euro 4,500,00 dell'i.f.s. per spese connesse alla salute. Tale richiesta e' da inoltrare al datore di lavoro o all'inpdap? esiste una normativa in materia? In risposta al quesito si fa presente quanto segue: Il rapporto previdenziale del dipendente pubblico è rappresentato dal trattamento di fine servizio (T.F.S.) in capo all I.N.P.D.A.P. Gli aspetti principali di tale trattamento, riguardante una parte dei dipendenti in servizio, (cioè quei dipendenti degli EE.LL. assunti a tempo indeterminato anteriormente alla data del ), sono regolati dalle Leggi n. 152/ 68 e n. 440/ 87.- La corresponsione del T.F.S. in forma diretta spetta agli iscritti all INPDAP che, avendo maturato almeno un anno di iscrizione al predetto istituto, abbiano risolto per qualsiasi causa, il loro rapporto di lavoro con l ente locale di appartenenza e quello previdenziale; non ha pertanto diritto al T.F.S. il dipendente che cessi dal servizio presso un ente iscritto all INPDAP e sia riassunto senza soluzione di continuità presso un altro ente sempre iscritto al medesimo istituto previdenziale. Per i dipendenti assunti in ruolo a decorrere dall e per il personale assunto con contratto di lavoro a tempo determinato trova invece applicazione la nuova disciplina sul trattamento di fine rapporto. L introduzione del T.F.R. negli EE.LL. venne previsto in prima battuta dalla L. n. 335/ 95 integrata poi dalle Leggi n. 449/ 97 e n. 448/ 99 e dai D.P.C.M e La circolare INPDAP n. 11 del ha illustrato, comunque, gli aspetti relativi al trattamento di fine rapporto da applicare alle nuove assunzioni di personale effettuate con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Con la successiva circolare n. 30 dell e l informativa n. 7 del l INPDAP ha fornito, in merito alla disciplina del trattamento di fine rapporto dei dipendenti degli enti locali, ulteriori chiarimenti e precisazioni, integrando le disposizioni contenute nella precedente circolare n,. 11 del 12 marzo Tutto ciò premesso si precisa che la normativa suddetta non prevede a tutt oggi per i dipendenti degli EE.LL. anticipi in ordine al T.F.S. o al T.F.R. per qualsiasi motivo (salute, casa ecc ). Eventuali richieste in tal senso possono trovare corso nella gestione del credito sempre in capo all INPDAP. In particolare si segnala la possibilità da parte del dipendente (per il tramite del datore di lavoro) di richiedere la concessione di un piccolo prestito o della cessione del quinto dello stipendio attraverso apposita istanza il cui modello è scaricabile dal sito INPDAP. Quesito 10 (n. 66/2010) Un dipendente comunale è stato chiamato a prestare servizio nella giornata del 26 dicembre u.s. per lo svolgimento di un funerale. Non rientra nei casi di "reperibilità" ufficialmente riconosciuti ed il modesto fondo per il lavoro straordinario è già stato esaurito. E' possibile remunerare la prestazione svolta con la maggiorazione del 30% o è necessario procedere al recupero delle ore lavorate in giorno festivo? In riferimento al quesito sopra riportato si fa presente che il caso in questione rientra nella disciplina dell'art. 24 comma 2 CCNL 14/09/2000 che stabilisce che "l attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo". Anche l'art. 38 CCNL del 14/09/2000 che disciplina il Lavoro straordinario al comma 7 stabilisce che su richiesta del dipendente, le prestazioni di lavoro straordinario debitamente autorizzate possono dare luogo a

5 riposo compensativo, da fruire compatibilmente con le esigenze organizzative e di servizio. La risoluzione n E1 dell'aran precisa inoltre che "in caso di riposo compensativo dato in sostituzione di ore di lavoro straordinario, non bisogna corrispondere, per ogni ora di straordinario effettuata alcuna maggiorazione. La "compensazione" opera senza tener conto del fatto che le ore straordinarie sono remunerate con la maggiorazione". Quesito 11 (n. 67/2010) Con la presente si chiede cortesemente di conoscere le modalità di trasmissione all'inpdap dei dati riguardanti le ritenute ed i versamenti per piccoli presiti. Tali dati confluiscono nella DMA che mensilmente invio per il mio ente o è necessario compilare un'apposita denuncia a parte specificando il nominativo del dipendente, la somma e la relativa scadenza (come per anni precedenti l'introduzione della DMA)? I dati riguardanti le ritenute ed i versamenti per i piccoli prestiti non confluiscono nella DMA ma già da qualche anno è necessario utilizzare la procedura INPDAP denominata CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI (vedi circolare INPDAP n. 30 del 26/11/2003). Dal 15 dicembre 2008 è entrato in vigore un nuovo sistema di Riscossione dei Presti Inpdap al quale si accede entrando nel sito INPDAP, GESTIONE CREDITI - ACCESSO AREA RISERVATA e digitando il codice fiscale e la password (che sono gli stessi della passweb). Poi si entra in Applicazioni, Riscossione crediti agli iscritti, Dichiarazioni e Acquisizione dichiarazioni. In questo modo si acquisiscono tutti i dati dei dipendenti per i quali è necessario effettuare il versamento dei crediti. Una volta acquisiti i dati si devono effettuare una serie di passaggi che portano ad ottenere una CHIAVE DI VERSAMENTO ed un CONTO CORRENTE sul quale dovranno essere versati i crediti. (vedi nota INPDAP del 13/11/2008 Prot. n OGGETTO: NUOVO SISTEMA DI RISCOSSIONE DEI PRESTITI DIRETTI INPDAP) E' necessario comunque contattare direttamente la sede INPDAP per iniziare questa procedura da Voi mai utilizzata e per avere tutte le informazioni sul caso. Una volta che avrete definito il tutto con l'inpdap siamo a completa disposizione per eventuali spiegazioni sul funzionamento della procedura della CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI. Quesito 12 (n. 70/2011) Con decorrenza 2/01/2010 il Comune di X ha provveduto ad assumere un nuovo dipendente in qualità di aiuto cuoco, esecutore, inserviente, cat. B1, part-time. Chiedo cortesemente conferma circa la corretta impostazione delle voci stipendiali: oltre allo stipendio base ed all'indennità di comparto, compete anche la voce "indennità specifica" (pari a lire annue per 12 mensilità)? In riferimento al quesito sopra riportato si conferma l'attribuzione dell'indennità art. 4 c.3 del CCNL 16/07/1995 rapportata alla percentuale part-time di lavoro. Quesito 13 (n. 81/2010) Quali sono le modalità di liquidazione dello straordinario elettorale? Le prestazioni di lavoro rese in una giornata di riposo settimanale ( di regola la domenica) dal personale in occasione di consultazioni elettorali o referendarie sono attualmente disciplinate dall art. 39, comma 3 del CCNL del , che è stato aggiunto dall art. 16, comma 1, del CCNL del Il personale interessato, secondo le regole richiamate, ha diritto: a) a percepire, per tutte le ore di straordinario prestate, il compenso orario previsto per lo straordinario festivo; b) al riposo compensativo per le ore prestate. Qualora le ore di straordinario siano quantitativamente superiori a quelle corrispondenti ad una giornata lavorativa convenzionale, il lavoratore avrà diritto ad una sola giornata di riposo compensativo, secondo l articolazione dell orario vigente nell ente. E quindi al pagamento delle 7 ore come straordinario festivo e al riposo di un intera giornata lavorativa (nel vostro caso di 6 ore). Nel caso in cui, il dipendente lavorasse per solo 3 ore, gli andrebbe pagato lo straordinario festivo e godrebbe di 3 ore di riposo.

6 Si consiglia di effettuare una verifica sulla possibilità di richiedere il rimborso al Ministero dell Interno per tutti gli oneri derivanti dalla prestazione di lavoro straordinario elettorale. Quesito 14 (n. 89/2010) 1) L'ente ha assunto, in occasione delle consultazioni elettorali del 28 marzo 2010, personale a tempo determinato per il periodo Dal la stessa persona sarà assunta, per sostituzione di maternità anticipata, sempre a tempo determinato, fino al Chiedo se, in chiusura dell'incarico per il servizio elettorale, siano dovuti il compenso per 13^ mensilità e il TFR. 2) Inoltre, il TFR deve essere erogato dal Comune o dall'inpdap? 3) Chiedo se il compenso percepito in qualità di responsabile di procedimento, compenso accessorio facente parte del fondo di produttività, erogato in ragione mensile ad una dipendente comunale, debba essere decurtato in occasione del congedo matrimoniale. In riferimento al punto 1) si ritiene che, all atto della scadenza del contratto di lavoro a tempo determinato per consultazioni elettorali, il comune debba procedere all erogazione dei ratei di 13^ mensilità maturati. Infatti, anche se, di fatto, non si verifica alcun tipo di interruzione fra i due diversi contratti di lavoro a tempo determinato, si ritiene che, sia opportuno, sia ai fini contabili sia di successiva rendicontazione delle spese, tenere separate le competenze riferite ai due diversi contratti. In merito al punto 2), si osserva che l assunzione suddetta ha comportato l obbligo di iscrizione all INPDAP gestione TFR. Trattandosi di un periodo superiore ai 15 giorni, la dipendente avrà diritto a percepire dall INPDAP il TFR, attraverso la compilazione del Mod.TFR1 che, a cura del Comune, dovrà essere trasmesso, dopo la cessazione, alla competente Sede Provinciale INPDAP (vedasi circolare INPDAP n 30 del 1/8/2002). Per quanto riguardo il quesito posto al punto 3) si ritiene che, in occasione del congedo matrimoniale, l indennità mensile per specifiche responsabilità non debba subire alcuna decurtazione. Si ricorda che il quinto comma dell art. 19 del CCNL nel disciplinare i permessi retribuiti, tra cui quello in occasione del matrimonio, specifica che durante tali periodi di assenza al dipendente spetta l'intera retribuzione esclusi i compensi per il lavoro straordinario e le indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per la salute. Quesito 15 (n. 91/2010) Questa amministrazione in data 29/3/2010 ha irrogato ad un dipendente la sanzione disciplinare di cui all art. 55-quater del D.Lgs 165/2001 così come modificato dal D.Lgs. 150/2009: licenziamento senza preavviso. Essendo a conoscenza del fatto che il dipendente interessato ha inoltrato ricorso al Giudice del lavoro, vorremmo sapere se nell elaborazione del cedolino paga per erogazione tredicesima mensilità spettante, conguaglio fiscale irpef e addizionali dobbiamo anche monetizzare le ferie non usufruite dal dipendente licenziato o se invece è più corretto aspettare l evolversi della causa. In relazione al quesito posto, va richiamato l orientamento giurisprudenziale secondo cui il diritto al compenso sostitutivo delle ferie non godute sorge in tutti i casi in cui il mancato godimento delle ferie non sia determinato dalla volontà del lavoratore (CdS, sez. IV, n. 4332/02; TAR Liguria, sez. II, n. 496/02; TAR Milano, sez. III, n. 526/05). La monetizzazione delle ferie non godute può essere fatta solo quando il dipendente non ha potuto usufruire delle stesse per cause indipendenti dalla sua volontà, come ad esempio per esigenze di servizio (TAR Napoli, sez. V, n. 1110/02) e comunque a seguito di un motivato diniego espresso da parte dell Amministrazione (C. Cost. n. 543/90). Nel caso specifico al dipendente è stata inflitta la più grave delle sanzioni disciplinari, rappresentata dal licenziamento senza preavviso, ai sensi dell art. 55-quater del D.Lgs. 165/2001. Si può a questo proposito citare la sentenza piuttosto recente del TAR Milano, sez. II, 7 ottobre 2005, n. 3765, che ha appunto negato la corresponsione del compenso per ferie non godute in un caso di licenziamento senza preavviso, ritenendo che questo sia un caso in cui la mancata fruizione delle ferie non sia imputabile alla volontà dell Amministrazione, bensì a quella del dipendente.

7 Poiché, quindi, il rapporto di lavoro è stato interrotto per causa non imputabile al datore di lavoro, l Amministrazione Comunale potrebbe valutare la possibilità di seguire l orientamento giurisprudenziale sopra richiamato, tenendo conto d altra parte che il lavoratore avrà eventualmente la facoltà di agire nelle opportune sedi giurisdizionali contro l Amministrazione per il pagamento delle ferie non godute. A mero coronamento di quanto sopra descritto si osserva che la ratio della disposizione regolante la sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso è quella di reprimere tutti i comportamenti che arrechino pregiudizio alla dignità delle funzioni esercitate e che possano far temere che queste non vengano espletate correttamente; fra i comportamenti censurabili vanno ricompresi non solo quelli tenuti nello svolgimento del servizio, ma anche quelli che, pur se estranei al servizio, siano in qualche modo lesivi del prestigio e del decoro dell'amministrazione (CdS n. 2182/08). Il forte contenuto afflittivo e anche di tutela dell Amministrazione giustifica l interruzione del rapporto nel momento e nello stato in cui tale rapporto si trovi, essendo tale sanzione prevista per i più gravi comportamenti che minano il rapporto di fiducia tra Amministrazione e impiegato pubblico. Quesito 16 (n. 54/2011) Compensi per incarichi dal Comune per gli adempimenti connessi al censimento della popolazione In riferimento al suo quesito, si premette che la decisione sul tipo di contratto da stipulare dipende essenzialmente dalle caratteristiche concrete della natura del rapporto che si intende instaurare, per cui si forniscono i seguenti elementi di valutazione: la nozione di prestazione occasionale è presente in diverse norme, non coordinate tra loro e quindi fonte di possibile ambiguità. a) nel decreto attuativo della legge Biagi (d.lgs. 276/2003) per prestazione occasionale si intende (art. 61 comma 2) una prestazione di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell anno solare con lo stesso committente, con un compenso complessivamente percepito nel periodo d imposta non superiore a 5000 euro. b) la seconda nozione è quella del normale contratto d'opera (art del codice civile), che si ha quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente; la prestazione può essere resa quale attività abituale (libero professionista) oppure con carattere di occasionalità. Al di là del dato formale della durata e importo, per i quali si ricorda la circolare INPS n. 9 del , secondo la quale:..sono soggette a contribuzione previdenziale le prestazioni occasionali, di durata inferiore a trenta giorni e per un compenso non superiore a 5000 euro, in riferimento al medesimo committente, sempre che sia configurabile un rapporto di collaborazione coordinata di cui all art.50, c. 1, lettera c bis del T.U.I.R. e non ci si trovi in presenza di un rapporto di lavoro autonomo di cui all articolo 2222 del codice civile., e tenuto conto che l'attività di cui al vostro quesito supera comunque i 30 giorni di durata, l'elemento fondamentale che consente di distinguere tra prestazione occasionale e collaborazione coordinata e continuativa è quello del coordinamento, o meno, dell'attività da parte del committente: qualora l'attività svolta dall'incaricato abbia un carattere di continuità, qualora egli necessiti di rapportarsi costantemente con l'ente e compiere attività che presuppongono forme di presenza ed interazione con lo stesse ente che conferisce l'incarico, si è in presenza di una prestazione di collaborazione coordinata e continuativa, con obbligo di contribuzione previdenziale ed assistenziale, e regime fiscale specifico. Una prestazione invece che presupponga un'attività da parte di un soggetto che non svolga abitualmente libera professione, senza necessità di coordinamento funzionale stretto con il committente, che può essere esplicata senza rapporto continuo con l'ente, e che si concretizza nella consegna di un prodotto o di un risultato, sarà da considerarsi occasionale ai sensi dell articolo 2222 del c.c. e dell articolo 67, c.1 lettera l) del T.U.I.R. con il conseguente assoggettamento al regime fiscale e previdenziale relativo (ritenuta di acconto del 20% sul lordo e non assoggettamento a contribuzione previdenziale se quel livello di compenso percepito non si cumula con altri redditi occasionali nel superamento della soglia dei 5000 euro). Quesito 17 (n. 55/2011) Chiedo indicazioni in ordine alla corretta applicazione aliquote addizionale comunale irpef A decorrere dal 2007 (art.1, commi 142 e 143, L.296/2006 e successive modificazioni), l addizionale comunale è dovuta al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1 gennaio dell anno a cui si riferisce l addizionale. Essa è dovuta in due momenti: un acconto nell anno di riferimento ed il saldo nell anno successivo. L acconto è stabilito nella misura del 30% dell addizionale ed è calcolato dal sostituto d imposta applicando

8 l aliquota deliberata dal comune interessato al reddito imponibile dell anno precedente. Ai fini della determinazione dell acconto, l aliquota e l eventuale soglia di esenzione sono assunte nelle misure vigenti nell anno precedente, salvo che non sia intervenuta entro il 31 dicembre la pubblicazione da parte del comune di riferimento di una nuova delibera di variazione sul sito (D.L.159/2007, art.40, comma 7 L. 222/2007). Il sostituto d imposta dovrà trattenere il relativo importo in un numero massimo di nove rate mensili, effettuate a partire dal mese di marzo. Il saldo dell addizionale è invece determinato nel mese di dicembre, applicando l aliquota pubblicata sul sito suddetto, al reddito calcolato ai fini delle operazioni di conguaglio di fine anno, scomputando gli acconti mensili trattenuti. L importo risultante dai calcoli suddetti è trattenuto in un numero massimo di undici rate da gennaio a novembre dell anno successivo. In caso di cessazione del rapporto di lavoro il saldo dell addizionale non può essere rateizzato ed è prelevato invece in unica soluzione. Alla luce della normativa suddetta, nel caso sottoposto alla nostra attenzione, si ritiene che l acconto già calcolato non vada ricalcolato sulla base della nuova aliquota. Quest ultima dovrà invece essere utilizzata nel calcolo del saldo dell addizionale comunale in sede di conguaglio di fine anno o per cessazione sopravvenuta. Quesito 18 (n. 57/2011) Questa amministrazione indende affidare un incarico occasionale (nello specifico per attività relativa al censimento) ad un proprio dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato part time. E' ammissibile l'erogazione del compenso come incarico occasionale e quindi "al di fuori" delle mensilità erogate con busta paga?. In riferimento al suo quesito, si ricorda innanzitutto che l art. 14, comma 5, del CCNL così afferma: E consentita la corresponsione da parte dell ISTAT e di altri Enti od Organismi pubblici autorizzati per legge o per provvedimento amministrativo, per il tramite degli enti del comparto,di specifici compensi al personale per le prestazioni connesse ad indagini periodiche ed attività di settore rese al di fuori dell orario ordinario di lavoro. Pertanto nel caso in esame viene in rilievo la necessità di verificare se tali compensi rientrino nel principio dell omnicomprensività della retribuzione del pubblico dipendente sancito dall art. 2 comma 3 del D.Lgs. 165/200.. A tale proposito la Corte dei Conti della Lombardia con delibera n. 14/2009 così afferma:.. l esecuzione di censimenti e di altre attività di rilevazione statistica rientra nel novero dei compiti istituzionali dell ente locale. L esercizio della funzione statistica per le autonomie locali è disciplinato dagli artt. 12 e 14 del D.Lg. 267/2000 nonché dagli artt. 2 e 6 del D.Lgs. 322/1989: Il Comune gestisce i servizi elettorali, di stato civile e di statistica. Ne consegue che per l ente comunale la resa del servizio statistico deriva da un obbligo previsto dalla legge, precettivo nell an, discrezionale nel quomodo. L ufficio statistica del comune, o altra unità organizzativa equipollente, si integra con l organizzazione del sistema statistico nazionale e svolge attività censuarie e di rilevazione per conto dell ISTAT nel ambiti della propria competenza territoriale : Sembra evidente che lo svolgimento delle attività correlate al censimento rientri quindi nei compiti istituzionali del personale degli uffici comunali, e quindi sotto la protezione del principio dell omnicomprensività della retribuzione. il CCNL , nel prevedere i compensi dell ISTAT, va inteso a nostro parere nel senso di considerare tali prestazioni aggiuntive oltre il normale orario di lavoro ma sempre riconducibili al rapporto di lavoro dipendente, che il personale interno può/deve svolgere. Pertanto al dipendente comunale può essere riconosciuto per le attività del censimento solo un compenso specifico per attività svolte al di fuori dell orario di lavoro, ma non affidare un incarico occasionale; quindi per i rilevatori e gli eventuali coordinatori verranno pagate le ore svolte oltre il normale orario di lavoro Per quanto concerne i compensi del personale incaricato di posizione organizzativa coinvolto nel censimento il CCNL del (art. 39 c.2) ha espressamente previsto che possano essere corrisposti i compensi Istat, si tratta pertanto di compensi ulteriori rispetto alla retribuzione di posizione e di risultato e quindi aggiuntivi rispetto a queste ultime. L esclusione dell incarico professionale deriva anche dall analisi dell art. 7 comma 6 del D.Lgs 165/2001: la norma prevede che, prima di affidare un incarico esterno è necessario verificare l esistenza di professionalità interne e ciò sarebbe difficile da dimostrare se si affida un incarico allo stesso dipendente interno. Si ricorda che l art. 1, comma 192 della Finanziaria 2006 ha previsto che a decorrere dall le somme trasferite dall ISTAT sono comprensive anche di qualsiasi onere (Cpdel, Inal, Irap ecc.) a carico dell amministrazione che andrà quindi scorporato prima dell inserimento in busta paga

9 Quesito 19 (n. 64/2011) Dovendo procedere al rinnovo della convenzione per la fornitura del servizio mensa per i dipendenti, si chiede di conoscere l importo massimo erogabile per ogni buono pasto. In riferimento al suo quesito, si specifica che la contrattazione collettiva non fissa alcun limite all'importo erogabile il servizio sostitutivo di mensa, se non quello delle risorse disponibili per ciascun ente (art. 45 ccnl , comma 1). L'art. 46 del ccnl come modificato dall'art. 13 ccnl specifica inoltre che "il costo del buono pasto sostitutivo del servizio mensa è pari alla somma chel'ente sarebbe tenuto a pagare per ogni pasto." Il dipendente è poi tenuto a corrispondere un terzo del costo unitario di ciascun pasto come determinato in sede di convenzione. L'ente dovrà quindi valutare con cura l'ammontare di risorse disponibili in bilancio, al fine di stipulare convenzioni nelle quali si definisca il valore di un pasto con attenzione alla sua sostenibilità per le finanze dell'ente, in riferimento ovviamente al numero di lavoratori interessati. A mero titolo esemplificativo, si ricorda che sia la Provincia di Cremona, sia il Comune di Cremona hanno stabilito quale tetto massimo per il buono pasto il valore di 10,50 (di cui un terzo a carico del dipendente). Si ricorda però che alcune recenti pronunce della Corte dei Conti hanno affrontato il problema dell eventuale aumento del valore del buono pasto con riferimento alla previsione dell art. 9 comma 1 del D.L. 78/2010, che vieta di aumentare il trattamento economico ordinariamente spettante al singolo dipendente nell anno La Corte dei Conti Toscana (par. 187/2011) richiama la sentenza della Cassazione civile, sez. lav., 21/07/2008, n secondo la quale: Il valore dei pasti, dei quali il lavoratore può fruire in una mensa aziendale o presso esercizi convenzionati con il datore di lavoro, non costituisce elemento della retribuzione, allorché il servizio mensa rappresenti un'agevolazione di carattere assistenziale, anziché un corrispettivo obbligatorio della prestazione lavorativa, per la mancanza di corrispettività della relativa prestazione rispetto a quella lavorativa e di collegamento causale tra l'utilizzazione della mensa e il lavoro prestato, sostituendosi a esso un nesso meramente occasionale con il rapporto. La Cassazione pertanto sottolinea la natura assistenziale e non retributiva del buono pasto che, in quanto tale, non può essere sostituito con un erogazione in denaro. La Corte dei Conti Toscana così prosegue: Si ricorda, però, che in base all art. 51, comma 2 lettera c) del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (Testo unico delle imposte sui redditi - TUIR), nella sua attuale versione, il buono pasto non concorre a costituire reddito da lavoro dipendente solo fino all importo complessivo giornaliero di 5,29; per la quota eccedente tale valore, esso è assoggettato a tassazione e a ritenute previdenziali, pur essendo non monetizzabile (si veda a proposito la circolare R.G.S. n.24/2006). Se è pur vero che la norma di cui all art. 9 della legge 122 citata ha una finalità diversa dalla norma di cui all art. 51 TUIR, trattandosi nel primo caso di riduzione del trattamento retributivo spettante e nel secondo caso di imposizione fiscale ai redditi di lavoro dipendente, la risoluzione al quesito deve tener conto della natura giuridica del buono pasto che può considerarsi sottoposto alla limitazione di cui all art. 9 solo nell ipotesi (nella misura) in cui presenti una natura retributiva-corrispettiva. Come chiarito, la natura assistenziale e non retributiva del buono pasto non può che considerarsi limitata entro l importo predetto (euro 5,29), oltre il quale concorre alla formazione del reddito (e quindi del trattamento economico complessivo). Pertanto deve ritenersi che un incremento del valore del buono pasto oltre tale soglia concorre alla formazione del reddito del dipendente ed entra a far parte, per disposizione di legge, nella componente retributiva del compenso del dipendente, perdendo la sua natura puramente assistenziale. Si conclude pertanto ritenendo che il divieto di aumentare il trattamento ordinariamente spettante per l anno 2010 di cui all articolo 9, comma 1, del D.L. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 122/2010, sia violato in caso di incremento del valore del buono pasto oltre la quota di euro 5,29 (del medesimo avviso è la Sezione Controllo Emilia Romagna con deliberazione n. 25 del 17 giugno 2011). Peraltro, si ricorda che il buono pasto va, in ogni caso e per il suo intero ammontare, incluso nel computo della spesa di personale, ai fini del rispetto dei commi 557 e 562 dell articolo unico della L. 296/06 inerenti i

10 limiti in tema di spesa di personale negli enti locali, come indicato, da anni, nelle linee guida al controllo monitoraggio emanate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei Conti. Anche la Corte dei Conti Sez. Puglia, con deliberazione n. 63 del , si pronuncia sulla possibilità di incremento del valore dei buoni pasto, in relazione al disposto dell'art. 9 comma 1 del D.L. 78/2010. Secondo la Corte ( in senso conforme alla precedente pronuncia della Corte Conti Toscana e alla circolare RGS n. 12/2011) la disciplina dell'art. 9 del D.L. 78/2010 prevede misure di contenimento finalizzate a garantire l'invarianza dei trattamenti retributivi nel triennio di riferimento; tale invarianza deve riguardare anche il valore dei buoni pasto la cui misura non può essere incrementata nel medesimo triennio in considerazione del fatto che, ai sensi dell'art. 51 comma 2, lett. c) del T.U.I.R., i buoni pasto costituiscono redditi da lavoro dipendente per importi superiori a euro 5,29. Ne consegue, ad avviso del Collegio, che qualora il valore del buono pasto non sia superiore a euro 5,29 non costituisce reddito da lavoro dipendente e pertanto non soggiace ai vincoli imposti dall'art. 9 del citato D.L. 78/2010. Quesito 20 (n.67/2011) Si chiede di sapere se, ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, debba essere compresa la somma figurativa trattenuta ai dipendenti in regime di T.F.R., cioè della quota di retribuzione lorda pari al 2% ex inadel a carico dipendenti. In merito al suo quesito posto, si evidenzia che l'imponibile irap, essendo calcolato in base all'art.4 c.2 del D.lgs.446/1997 sulle retribuzioni spettanti al personale a qualunque titolo utilizzato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, i compensi ai collaboratori coordinati e continuativi, è dedotto della somma figurativa trattenuta ai dipendenti in regime t.f.r. (pari al 2% ex inadel) in quanto trattasi di somma figurativa e non di retribuzione. In particolare la circolare 4 giugno 1998 n.141/e afferma nel Cap.IV che l'ammontare delle retribuzioni da considerare ai fini della ripartizione territoriale è quello rilevante ai fini previdenziali, determinato ai sensi dell'art. 12 del D.P.R. 30 aprile 1969, n. 153, come sostituito dall'art. 6 del citato D.Lgs. n. 314 del In merito ai singoli elementi che compongono la retribuzione imponibile previdenziale si rinvia alla circolare INPS-Direzione Centrale Contributi- n. 236 del 24 dicembre Pertanto, restano escluse dalla nozione di retribuzione le quote di accantonamento annuale al trattamento di fine rapporto, le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori, le indennità, anche in forma assicurativa, conseguite a titolo di risarcimento danni nonché i contributi e le somme a carico del datore di lavoro versate o accantonate sotto qualsiasi titolo alle forme pensionistiche complementari di cui al D.Lgs. n. 124 del Quesito 21 (n.69/2011) Chiedo cortesemente un vostro supporto per l esatto conteggio della trattenuta per sciopero e per il computo della base imponibile dei vari contributi/ritenute pensionistiche (Cpdel, Inadel, Fondo Credito, Irap, Inail, Irpef). La trattenuta sulla retribuzione in caso di sciopero deve avvenire, di norma, sulla busta paga del mese successivo a quello di effettuazione dello stesso, in termini direttamente proporzionali alla sua durata. Nel caso di durata inferiore alla giornata, la trattenuta deve sempre essere effettuata su base oraria (nei casi di sciopero inferiori all ora deve sempre operarsi una trattenuta pari ad un ora). Per quanto riguarda l esatto conteggio della trattenuta per sciopero occorre distinguere innanzitutto se trattasi di sciopero breve, vale a dire indetto per un numero determinato di ore di durata inferiore alla giornata lavorativa, o se trattasi di sciopero proclamato per l intera giornata. Nel primo caso si applica la disciplina prevista dall art. 44 del CCNL 14/9/2000, che così recita Per gli scioperi di durata inferiore alla giornata lavorativa, le relative trattenute sulle retribuzioni sono limitate all'effettiva durata dell'astensione dal lavoro e, comunque, in misura non inferiore a un'ora. In tal caso, la trattenuta per ogni ora è pari alla misura oraria della retribuzione di cui all'art. 52, comma 2, lett. c).

11 Pertanto nel caso dello sciopero breve l importo della relativa trattenuta si ottiene dividendo per 156 (equivalente a 6 ore di lavoro giornaliere per 26 giorni lavorativi mensili) la retribuzione di cui all art. 52 comma 2 lett. c) ccnl 14/9/2000. La retribuzione di cui all art. 52 comma 2 lett. c) si determina sommando le seguenti voci retributive: 1. retribuzione mensile prevista per la posizione economica iniziale di ogni categoria (per posizioni infracategoriale B3 e D3 all interno cat. B e D dovrà assumersi a riferimento rispettivamente, la posizione B3 e D3); 2. il valore delle posizione economica di categoria acquisita dal dipendente per effetto di progressione orizzontale; 3. la retribuzione individuale di anzianità eventualmente maturata; 4. il valore della retribuzione di posizione eventualmente in godimento; 5. il valore degli altri eventuali assegni personali a carattere continuativo e non riassorbibile in godimento. Una volta ottenuto l importo della retribuzione mensile, per determinare la trattenuta per sciopero breve, occorre dividere il risultato ottenuto per 156 e moltiplicarlo per il n di ore di sciopero. Nel caso dello sciopero proclamato per l intera giornata, invece la trattenuta sulla retribuzione non dovrà essere calcolata ad ore, ma l ente dovrà trattenere sulla busta paga dei dipendenti interessati una giornata di retribuzione, prendendo come base di riferimento sempre la retribuzione art.52 comma 2 lett.c) ccnl 14/9/2000, come sopra descritto, dividendola però per 26, come specificato nello stesso art.52 al comma 4. L indennità di comparto non rientra nella base di calcolo per la trattenuta (sia oraria che giornaliera ) in quanto, secondo quanto disposto dall art. 44 ccnl 14/9/2000, la base di calcolo è la nozione di retribuzione di cui all art.52 comma 2 lett.c, mentre l indennità di comparto rientra nella nozione di retribuzione di cui alla lett.d) del medesimo articolo 52. Per quanto concerne il problema della decurtazione degli imponibili previdenziali, assistenziali, assicurativi e fiscali, si ritiene quanto segue: I contributi cpdel, tfs e fondo credito sono calcolati sull'intero importo, al lordo della trattenuta per sciopero, e sono a carico, pro quota, dell'ente e del dipendente. Si ritiene che gli imponibili sopra indicati non vadano decurtati dalla trattenuta in oggetto in quanto l'astensione dal lavoro per sciopero non costituisce interruzione del rapporto di impiego ed il giorno di sciopero è valido, quindi, ai fini previdenziali e assistenziali I contributi tfr, invece, sono dovuti su un imponibile al netto della trattenuta per sciopero, per espressa indicazione dell inpdap. Gli imponibili irap, inail e irpef si riducono per effetto della trattenuta per sciopero. Si ricorda che le detrazioni di imposta per lavoro dipendente e la tredicesima mensilità non maturano nel caso di adesione a sciopero per l intera giornata.

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