SaTuRa. Trimestrale di arte letteratura e spettacolo

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1 SaTuRa Trimestrale di arte letteratura e spettacolo Redazione Giorgio Bárberi Squarotti, Milena Buzzoni, Giuseppe Conte, Gianluigi Gentile, Rosa Elisa Giangoia, Mario Napoli, Mario Pepe, Giuliana Rovetta, Stefano Verdino, Guido Zavanone Redazione milanese Simona De Giorgio via Farneti, Milano tel.: Direttore responsabile Gianfranco De Ferrari Segreteria di Redazione Flavia Motolese Collaboratori di Redazione Silvia Bottaro, Francesca Camponero, Wanda Castelnuovo, Elena Colombo, Ilaria Leopoldo, Marta Marin, Andrea Rossetti, Laura Rudelli, Martina Terenzoni Editore SATURA associazione culturale Amministrazione e Redazione SATURA piazza Stella 5, Genova tel.: cellulare: sito web: Progetto grafico Elena Menichini Stampa Essegraph Via Riboli 20, Genova Abbonamenti versamento sul conto corrente bancario: Banca Intesa IBAN IT36 P intestato a SATURA ASSOCIAZIONE CULTURALE AnnuAlE 20,00 SoStEnitoRE A PARtiRE DA 50,00 Anno 7 n 25 primo trimestre Autorizzazione del tribunale di Genova n 8/2008 in copertina Luigi Grande, Colpo di vento, 2011, olio su tela, 60x50 SATURA è un trimestrale di Arte Letteratura e Spettacolo edito dall'associazione Culturale Satura Proprietà letteraria riservata. È vietata la riproduzione, anche parziale, di testi pubblicati senza l'autorizzazione scritta della Direzione e dell'editore Corrispondenza, comunicati, cartelle stampa, cataloghi e quanto utile per la redazione per la pubblicazione vanno inviati a: SAtuRA associazione culturale, piazza Stella 5/ Genova Le opinioni degli Autori impegnano soltanto la loro responsabilità e non rispecchiano necessariamente quella della direzione della rivista Tutti materiali inviati, compresi manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non verranno restituiti

2 sommario 3 Per ricordare Elena Bono Introduzione di Rosa Elisa Giangoia 7 In ricordo di Elena Bono Francesco De Nicola 13 Riflessioni sul teatro di Elena Bono Roberto Trovato 22 Elena Bono accolta in Spagna Letizia Casella 29 DUE POESIE Aldo Forbice 30 Spunti dagli scritti sulla Grande Guerra Giuliana Rovetta 42 DUE POESIE Banderuola La tessitrice Giovanni Chiellino 80 EMANUELA PASOLINI LA MISURA DELL INFINITO Flavia Motolese 82 GISELLA PENNA UN VIAGGIO Flavia Motolese 84 MATTIA SCAPPINI SOSPESI INCANTI Flavia Motolese 86 SATURA INTERNATIONAL CONTEST 1ST CONTEMPORARY ART CONTEST Mario Napoli 90 I LIBRI DI ELENA COLOMBO Elena Colombo 96 ANDANDO PER MOSTRE Wanda Castelnuovo 43 La bacheca Milena Buzzoni 46 UNA POESIA Sotto la specie del nulla Silviano Fiorato 47 Tra antichità e postmodernità: i peplum e i loro eroi Emilia Michelazzi 55 UNA POESIA Piazzetta di Santa Croce Mario Pepe 56 PROSPEZIONI L ESORDIO DI STEFANIA PAGLIERO ALLA LUCE DELL ELLEBORO Milena Buzzoni L AMORE NELLA VITA Rosa Elisa Giangoia TRA PUBBLICO E PRIVATO IN TEMPI RECENTI Rosa Elisa Giangoia DONNE GENOVESI Rosa Elisa Giangoia FALSE MEMORIE DI UN BRILLANTE IMPOSTORE Giuliana Rovetta LE LUNGHE ORE DI COLETTE, REPORTER di Giuliana Rovetta ERIK FERRARI ORTELLI: L ARTE DELLA TRASPARENZA E DELLA LUCE Milena Buzzoni CRITICA 65 I COLORI CHE SERVONO LUIGI GRANDE Giorgio Getto Viarengo VETRINA 76 UGO CARMENI AL DI LÀ DELL IMMAGINE Andrea Rossetti 78 DRINA A12 DUE PERCORSI PER LA VIA DELL ARTE Marco Piva

3 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 3 PER RICORDARE ELENA BONO Introduzione di Rosa Elisa Giangoia Anche se era nata a Sonnino, nel Lazio, il 29 ottobre 1921, Elena Bono si può considerare una scrittrice ligure, dato che si trasferì nella nostra regione all età di dieci anni, insieme alla sua famiglia, quando il padre, Francesco, valente studioso del mondo classico, fu nominato preside del liceo di Chiavari. In questa città Elena studiò e visse tutta la vita, fino alla morte, avvenuta all ospedale di Lavagna, dopo un brevissimo ricovero, il 26 febbraio Come scrittrice esordì con Garzanti nel 1952 con la pubblicazione di una raccolta di poesie, I galli notturni, proseguendo nel 1956 con i racconti di Morte di Adamo (Garzanti, seconda edizione nel 1969, ora anche in e-book con la prefazione di Andrea Monda). La sua produzione letteraria è vastissima e comprende sia opere in poesia, raccolte nel 2007 in Poesie Opera omnia, sia di narrativa, oltre i racconti di Morte di Adamo, la trilogia Uomo e Superuomo, sia moltissimi testi teatrali, tra cui La testa del profeta, Ippolito, I templari, Ritratto di principe con gatto, Storia di un padre e di due figli, Sera di Emmaus. Dopo gli iniziali successi editoriali e gli apprezzamenti di noti critici letterari (Cecchi, Fabbretti, Pedrina) l opera di Elena Bono ha subito, a livello nazionale, una stagione di parziale eclisse, anche se i suoi testi teatrali sono stati messi in scena da registi importanti (Ugo Gregoretti, Orazio Costa Giovangigli) ed interpretati da attori di successo (Giorgio Albertazzi, Emma Gramatica, Irene Papas, Eros Pagni, Claudia Koll). La minore attenzione della critica nei suoi confronti è stata certo anche determinata, in anni di imperante ideologia marxista nella cultura, dalla sua sempre dichiarata fede cattolica che l ha portata a scrivere opere di forte tempra morale con netta contrapposizione tra il male ed il bene e sapiente perseguimento di quest ultimo, nella prospettiva di un apertura alla dimensione ultraterrena. Fondamentale per la formazione della scrittrice è stata l esperienza della Resistenza, a cui ha dato in gioventù un contributo attivo, durante il periodo dello sfollamento con la famiglia sull Appennino Ligure, come informatrice e staffetta, e di cui ha poi cantato gli eroi in molti testi poetici di alta risonanza lirica. Accanto alla tematica resistenziale ad ispirare la sua poesia è stata soprattutto la fede religiosa, oltre agli affetti familiari, al mondo classico e a quello orientale. Negli anni Novanta, grazie a critici letterari più liberi ed attenti (Giovanni Casoli), ad autori televisivi (Stas Gawronski), ad esponenti della cultura cattolica (Ferdinando Castelli s.j.), ad alcuni studiosi dell ateneo genovese (Francesco De Nicola, Elio Gioanola, Roberto Trovato, Stefano Verdino), nonché all intelligente messa in scena della maggior parte delle sue opere da parte di Daniela Ardini, è iniziata una stagione di rinnovata attenzione nei confronti della scrittrice, a cui, proprio nel giorno della scomparsa è stata dedicata un intera pagina dall Osservatore Romano. Rosa Elisa Giangoia Introduzione

4 4 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Elena Bono Fenicotteri Ci auguriamo che quest interesse cresca e si consolidi la presenza della Bono nel canone della letteratura italiana del Novecento, in cui merita senz altro di occupare un posto di rilievo. Speriamo anche che molti leggano le sue opere, tutte attualmente disponibili presso l editore Le Mani, in quanto esse possono utilmente contribuire alla formazione morale ed intellettuale, soprattutto dei giovani. Per promuovere la lettura e la conoscenza della scrittrice proponiamo alcune sue poesie e alcuni contributi critici presentati alla giornata a lei dedicata nel salone del Consiglio Provinciale di Genova l 8 aprile Fenicotteri Viene la sera e accende, quasi richiamo, i suoi fuochi su tutte le vette dei monti: fiammeggiano, a picco su nere valli, castelli di corallo. Giù nelle valli nere stagni invisibili mandano gelidi lampi d argento, splendono qua e là luci vive: i fenicotteri bianchi. Bevono lungamente le gelide acque, lungamente si chiamano, o chiama forse ognuno la sua eco. E l ascolta stupito, guardano altri quel magico cerchio di fuochi sulle montagne. Ma il loro non è che un passare: né alla roccia mai apparterranno, né alla palude, né a cosa alcuna di terra. Attendono solo la notte e i grandi cieli pieni di vento, sognano il volo soltanto altissimo quieto e il lento migrare con gli astri in sciami lucenti.

5 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 5 Tempesta Tu mi percuoti col tuo amore tu sei come il mare. Immensamente il mare corre verso la terra. Sulla terra si abbatte e grida e si frantuma. Fugge per ritornare più violento, un desiderio lo sospinge di dar morte e morire. Mutamente la terra lo attende lo chiama, protesa nera disperata sulle acque: sulla sua morte. Elena Bono Tempesta / Ogni giorno lasciandoti Ogni giorno lasciandoti Ogni giorno lasciandoti ogni giorno dicendo addio la morte imparo, amore, e l angoscia dell ultimo distacco. In te la morte imparo ed ogni angoscia e tremore. In te mi perdo come in immensa terra sconosciuta e quando tutto ti ho percorso ancora tutto ignoro di te, e non so mai ai tuoi occhi chi io sia e di me stessa che mi resti, amore, quando tu ti allontani se non morte e dolore.

6 6 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Elena Bono Ad Alessio / In esta vita brieve - Alla maniera di Federico II Ad Alessio* Per le tue rose rosse e quella rosa bianca non potrei darti ormai che le rose del buio e della notte. Ma fioriscono esse al di là dei cancelli. I cancelli da cui le tue sbiancate mani mi fanno addio. Ti prego, vieni anche tu col giardiniere un giorno ad aprirmi i cancelli. Saprò riconoscere il viso non conosciuto. In esta vita brieve Alla maniera di Federico II In esta vita brieve che alla morte diclìna de vui me dolgo, Amuri, e ve movo lagnanza che mai non me feciste comparire se non in sogno et in delìro chello fino splenduri, chella perla nascosa che m assale la mente e notte e dìa. Eo chella cerco, Amuri, la sola amata e disiata la non mai comparìta in esta vita brieve che allo niente declìna. (da Elena Bono, Poesie. Opera omnia, Le Mani Editore, Recco (Genova) 2007) *Alessio P., amico non conosciuto mai personalmente, fece pervenire all a. delle rose per la prima di Ippolito. De I galli notturni egli amava in particolare la lirica Alla morte da cui con lieve modifica è riportato qui un verso. Quella lirica gli fu letta dagli amici durante la veglia funebre.

7 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 7 IN RICORDO DI ELENA BONO di Francesco De Nicola La notizia della scomparsa di Elena Bono, avvenuta lo scorso 26 febbraio nell ospedale di Lavagna, è passata quasi inosservata sulla stampa quotidiana del capoluogo ligure, pur essendo vissuta la scrittrice laziale di Sonnino di nascita oltre mezzo secolo a Chiavari e avendo compiuto i suoi studi nell università di Genova; e probabilmente nessuno in città le avrebbe dedicato un non frettoloso ricordo se Maria Cristina Castellani e Rosa Elisa Giangoia non avessero organizzato il meritorio incontro di testimonianza svoltosi a Palazzo Spinola martedì 8 aprile. Eppure appena il giorno prima della sua scomparsa un quotidiano di larga diffusione e di solido prestigio, come l Osservatore Romano, aveva pubblicato un ampio servizio su Elena Bono e qualche mese prima, nel maggio del 2013, l università di Siviglia le aveva dedicato un convegno di studi di due giorni, organizzato da un gruppo di ricerca che da tempo si occupa di lei e che ha pure pubblicato un pregevole volume di saggi sulla sua opera, Le nevi del Fujiyama, a cura di Daniele Cerrato e Letizia Casella (Roma, Aracne). Del resto questa vicenda postuma tra oblio e celebrazione è perfettamente coerente con la sorte che in vita accompagnò la carriera di scrittrice di Elena Bono, per lo più ignorata e tuttavia da altri, forse non troppi, addirittura esaltata: chi aveva e ha ragione? È indubbio che la sua scelta, che risale agli anni Sessanta, di lasciare l editoria a diffusione nazionale, nel caso specifico la casa editrice Garzanti, per pubblicare da allora in poi tutti i suoi numerosi e varii libri presso una piccola, ancorché pregevole e meritoria, casa editrice di Recco denominata prima Emmee e poi Le Mani non le ha certo giovato, ma ha contribuito a collocarla in una nicchia nella quale è comprensibile che non molti volessero/dovessero andare a cercarla. Né le ha giovato, per avere un attenzione più vasta e meno fortemente connotata, la sua collocazione da lei stessa rivendicata in più occasioni con molta energia all interno di una letteratura che, pur con tutte le approssimazioni che la definizione comporta, si dovrà definire di forte ispirazione religiosa; questo non è certo un limite, anzi, e tuttavia è un indicazione che ha finito per collocarla in una categoria ben segnata che può aver fatto cadere a priori possibili attenzioni di critici e lettori rivolti a lei. Ben inteso, con queste osservazioni non desidero affatto sminuire il valore letterario dell opera di Elena Bono, ma solo trovare una spiegazione del (troppo) silenzio che ha accompagnato la sua lunga carriera letteraria, peraltro cominciata sotto i migliori auspici. Il suo esordio, infatti, risale alla fine del 1946, quando il suo racconto Morte d Adamo apparve sul numero del 15 dicembre dell Illustrazione italiana, uno dei maggiori e allora più letti rotocalchi del dopoguerra, del quale era editore Garzanti che, non a caso, sei anni più tardi le pubblicherà il suo libro d esordio, la raccolta di poesie I galli notturni, scelta editoriale coraggiosa perché il libro conteneva numerose poesie a tema resistenziale, quando ormai si era esaurita la pienezza della stagione neorealista e già era stato abbastanza Francesco De Nicola In ricordo di Elena Bono

8 8 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Francesco De Nicola In ricordo di Elena Bono accantonato il tema della guerra civile, semmai rivisitato anche in chiave critica proprio da due libri in prosa usciti in quello stesso anno, I ventitré giorni della città di Alba di Fenoglio e Fausto e Anna di Cassola. E il rapporto con Garzanti si rinsaldava quando nel 1956 pubblicava una raccolta di racconti di Elena Bono sotto il titolo di Morte di Adamo quando ancora le donne occupavano nell Italia letteraria (e non solo) un ruolo di secondo piano: appena conosciute erano, ma solo presso il pubblico ristretto dei lettori dei Gettoni (uniche donne nella collana di Vittorini) Anna Maria Ortese e Lalla Romano e un po più note Gianna Manzini, Elsa Morante, comunque sempre lontanissime dai Cassola, Bassani e Tomasi di Lampedusa che avevano dato vita al best-seller in Italia. Ma proprio in quegli anni Garzanti tentava la strada dello sperimentalismo, tanto lontana dal mondo creativo di Elena Bono: nel 1955 pubblicava Ragazzi di vita di Pasolini, nel 1957 Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda e nel 1959 Primavera di bellezza di Fenoglio e Una vita violenta ancora di Pasolini; il divorzio era inevitabile e di qui comincia il lavoro in penombra di Elena Bono, proprio quando critica e lettori cominciano a considerare con maggiore attenzione le nostre scrittrici, ma soprattutto quelle come Dacia Maraini, espressione di un femminismo dichiarato e provocatorio come risulta, ad esempio, dal romanzo L età del malessere (1963) o quelle come Natalia Ginzburg, che con Lessico familiare, anch esso uscito nel 1963, praticavano il genere più leggero della memorialistica familiare. Sia dalla scrittura sperimentale della nuova stagione garzantiana, sia dai temi politici visti da sinistra e sia infine dai tuffi consolatori nella memoria Elena Bono era sideralmente lontana ed ecco allora che questa scrittrice decideva di continuare il suo lavoro nella consapevolezza di essere fuori moda e anzi perfino di battere sentieri apertamente controcorrente, come il recupero dei miti classici o di personaggi della storia lontana (Il nome della rosa sarebbe arrivato vent anni più tardi, nel 1980, a ridestare l interesse per il Medio Evo che però Elena Bono aveva scoperto assai prima). Ovvio però che questa libertà avrebbe avuto un prezzo: la disattenzione editoriale e critica, ma non le avrebbe precluso la possibilità di scegliere, di volta in volta, che cosa e come scrivere. Certo, pochi scrittori italiani del secondo Novecento si sono cimentati come Elena Bono in generi letterari tanto diversi tra loro e in generi di scrittura così variegati, tuttavia accomunati da alcuni tratti comuni assai evidenti: ad esempio dalla forte presenza del mondo classico (ereditato dalla sua formazione) e dal costante vincolo con la storia, l una e l altro occasione di riflessione attualizzata e oggetto di personale interpretazione. E così Elena Bono ha spaziato dalla poesia al racconto, dal romanzo al ritratto storico, dal testo scritto per il teatro al quale tanto e tanto generosamente ha dato alla traduzione delle tragedie greche di Sofocle. Davanti a una mole così ingente di opere e di opere tra loro tanto differenti, volendo cercarne una che in qualche misura compendi l importanza e l originalità dell opera di Elena Bono, riterrei di dover indicare quello che considero non solo il suo capolavoro, ma uno dei romanzi italiani più importanti del secondo Novecento: Come un fiume, come un sogno, nato da una gestazione lunga e faticosa e approdato alla pubblicazione nel 1985 (e poi ristampato nel 1999), un romanzo ambientato al tempo della Resistenza, quando quel tema ormai da almeno vent anni quasi più nessuno scrittore italiano aveva affrontato; e dunque con questa scelta, ancora una volta, Elena Bono si era posta in una condizione atipica e dunque non facile. Occorre an-

9 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 9 che aggiungere che l angolazione della sua narrazione non era quella ideologica che, ovviamente, aveva predominato nelle opere resistenziali almeno per un quindicennio, anche se in verità con le pagine postume di Fenoglio, da Una questione privata (1963) al grande Partigiano Johnny (1968), la dimensione politica dei fatti si era già spostata verso un piano etico e privato (per riprendere appunto l aggettivo del titolo del più fortunato romanzo fenogliano). Anche Come un fiume, come un sogno, che pure dallo scenario militare si eleva verso altri e più lontani orizzonti, nasce da un esperienza autobiografica dell autrice, che trascorse venti mesi, tra il 43 e il 45, sfollata con la famiglia nell entroterra di Chiavari, uno degli epicentri della lotta partigiana, della quale furono protagonisti e purtroppo vittime alcuni suoi amici coetanei e compagni di studi. Quella drammatica esperienza ha sedimentato a lungo in lei e si è trasformata un po alla volta in emozioni, pensieri, parole, arte: prima, quasi a caldo, sotto forma di poesia nei versi dei già ricordati Galli notturni e poi nel poderoso romanzo Come un fiume, come un sogno, che peraltro già nel titolo si collega saldamente al mondo poetico-religioso di Elena Bono, titolo desunto dal salmo 90, versetto 5 della traduzione di Lutero (con la sostituzione dell originale sonno di Schlaf in sogno che sarebbe Traum) che richiama due parole-chiave dell intera sua opera: fiume, come allegoria di quanto scorre e quindi degli eventi della storia che potrebbero essere dimenticati, proprio per la loro successione incalzante, ma che invece devono offrire capitali insegnamenti; e sogno, come non meno trasparente allegoria di una realtà altra, spesso racchiusa in noi e non definibile con le consuete coordinate della realtà e ancora sogno inteso come non come consolante rifugio nel torpore del sonno, bensì come occasione privilegiata di conoscenza più profonda, depurata dai fuorvianti e inessenziali dati contingenti del fenomenico. Insomma se il fiume rappresenta la quotidianità nelle sue forme più immediate, il sogno costituisce il successivo momento dell interpretazione di quella realtà e della sua proiezione futura. Del resto l attività letteraria di Elena Bono, per sua stessa ammissione, appare sostenuta da una consuetudine con questo tipo di ideale e costruttivo sogno, a tener conto di quanto la scrittrice aveva affermato in un intervista a Paola Tiscornia uscita sul Secolo XIX del 25 gennaio 1986: Penso che lo scrivere sia una forma di visitazione, una dettatura Ho sempre detto che meno v è dello scrittore-persona nella pagina e meglio è. Perché se lo scrittore si confessa può venirne fuori anche un bel documento umano. Ma se lo scrittore ascolta, trascrive ciò che vede, ecco, queste sono visioni; è un altro discorso che ci interessa tutti e che diventa un fatto universale. Insomma Elena Bono, che con l immagine della dettatura si richiama esplicitamente alla teoria dantesca del «quando amor mi spira noto /e a quel modo che ditta dentro vo significando», in Come un fiume, come un sogno ritrova proprio questa dimensione di opera intesa come trascrizione di quanto l autrice, assecondando la sua vocazione creativa, ha veduto in un passo del romanzo si legge l espressione «vedere le parole», autrice che si propone così in una funzione vaticinante anche se, nella finzione narrativa, viene ammorbidita dall espediente del ritrovamento del diario di un soldato, da lui diligentemente redatto nella previsione che in futuro esso potesse cadere sotto gli occhi di qualcuno. E così, pur con un rapporto saldissimo con la storia raccontata nella sua dimensione più crudele e feroce, nel romanzo Elena Bono parla Francesco De Nicola In ricordo di Elena Bono

10 10 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Francesco De Nicola In ricordo di Elena Bono dell uomo e dell umanità intera e rivela ciò che la quotidianità di guerra (ma non solo) tiene nascosto: e perché questo alto disegno si realizzi è necessaria all autore una visione ispirata, è necessario che sappia staccarsi da una realtà pur attentamente seguita e conosciuta: «Così semplice era tutto: chiudere gli occhi e guardare» aveva scritto in una sua poesia dei Galli notturni (Dalla betulla si effonde) composta la sera «della più oltraggiosa e lacerante giornata della nostra storia patria, l 8 settembre 1943». Il legame tra la prima raccolta di versi resistenziali e il grande romanzo non si limita però a questo distico, che peraltro esprime un implicita dichiarazione di poetica, poiché i già sottolineati motivi centrali del sogno e del fiume erano già più volte presenti nei Galli notturni dalla già citata lirica iniziale Dalla betulla si effonde (dove il rombo sconosciuto nella sera può essere appunto «la voce del fiume» e infine «il tempo che lacerava il suo cuore è ora un immobile sogno») alla lirica eponima («fluisca il sonno sulle cose/quale fiumana tacita») e ai versi di Terra lunare («uno struggente e vago desiderio di approdo / per il tutto fluente, / quasi corrente / che sospinga verso / quella riva remota all orizzonte, / lunare terra uscita / dalle acque del sogno e della notte»). Il richiamo frequente e assai significativo alle parole chiave fiume e sogno non è tuttavia il solo evidente collegamento che dal romanzo rinvia a precedenti opere di Elena Bono; oltre al ritorno più o meno accentuato ai miti di Antigone e Orfeo (la tragedia sofoclea è stata da lei tradotta nel 1977 e Alzati Orfeo è il titolo della sua raccolta di versi del 1958), lo spunto storico più drammatico e di maggior rilievo del romanzo, la fucilazione di dieci partigiani avvenuta il 15 febbraio 1945 alla Squazza e il divieto del seppellimento dei loro corpi, rinvia ad un altra intensa lirica dei Galli notturni, intitolata emblematicamente Rappresaglia. Come un fiume, come un sogno, pubblicato dopo una lunga gestazione con significativi recuperi da precedenti scritti di Elena Bono, può dunque essere letto come una summa dei motivi più profondi e frequenti del suo impegno letterario, collocata sullo scenario a lei più congeniale anche perché coincidente con la sua esperienza umana che per sempre l ha segnata e cioè gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale. Proprio la precisa e circostanziata ambientazione storica ha favorito alcune interpretazioni critiche frettolose del romanzo, un po approssimativamente inserito tra quelli della o sulla Resistenza; più correttamente si dovrebbe parlare, stando almeno alla cornice esterna, di romanzo certo ambientato nel periodo resistenziale ma centrato sul tema delle contraddizioni ideologiche e morali dei soldati tedeschi all interno di quel dualismo uomo/superuomo che dà il titolo alla trilogia, della quale Come un fiume, come un sogno è il primo titolo. A ben guardare, infatti, i partigiani hanno nel libro presenze alquanto ridotte e per lo più funzionali a rappresentare soprattutto la loro costante minaccia sul destino dei nemici occupanti, ora sprezzanti e ora inquieti e timorosi. E infatti i protagonisti del romanzo non sono i partigiani bensì i tedeschi (in realtà già altri scrittori nostri avevano raccontato la Resistenza vista dalla parte nazista: ad esempio Fenoglio nel racconto Golia e Venturi in Vacanza tedesca), ma tra i personaggi figura una ragazza italiana, Vannella, che rappresenta in pieno il senso morale e civile della Resistenza, spesso presente nelle parole e nei pensieri dei tedeschi per il suo ruolo di avversaria fragile e tuttavia moralmente invincibile, ma di fatto presente nell azione del libro solo in un paio di occasioni.

11 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 11 Cronologicamente compreso tra il 4 dicembre 1944 e il 4 marzo 1945, Come un fiume, come un sogno non affronta quello che era il problema militare più importante nella prima parte di quel periodo per i partigiani: il loro sbandamento dopo il proclama Alexander di metà novembre 1944 con il conseguente rischio di esporsi alle delazioni delle spie e la necessità di girovagare in cerca di occasionali rifugi contro il freddo e il gelo; questi argomenti, storicamente decisivi, non rientravano evidentemente tra quelli attorno ai quali Elena Bono intendeva far ruotare le vicende del romanzo, che dunque non affronta l epopea resistenziale ma piuttosto, sullo scenario di quegli avvenimenti, racconta il tarlo che divora lentamente e inesorabilmente l esercito tedesco rappresentato in queste pagine, nelle sue estreme contraddizioni, dai due emblematici personaggi dello scritturale telefonista Werner Kaltenbrunner, ostile alla guerra (stesso cognome del capo del SD, il servizio di sicurezza incaricato dell eliminazione degli ebrei che sarà impiccato a Norimberga) e del comandante del presidio Henry von L. Il romanzo tuttavia, più che sull azione (gli episodi narrati non sono più di una decina nelle oltre 350 pagine del libro) si articola e prende linfa in particolare dai dialoghi, dalle riflessioni e dalla psicologia dei due protagonisti, i quali ed è qui soprattutto che il romanzo si allontana dal contesto storico al di là delle loro divise di soldati tedeschi, divengono emblemi della condizione dell uomo chiamato alle prove della vita in un momento tremendo della storia ed entrambi, sia pure in modi opposti, finiscono schiacciati e travolti dal fiume, cioè il corso degli eventi, perché insufficiente risulta la forza del loro sogno : velleitario, tormentato ma privo di risoluti slanci vitali quello del pur rigoroso soldato protestante, avverso alla guerra e tuttavia fedele fino in fondo al suo ruolo odioso di confidente delle spie e zelante trascrittore delle loro informazioni, tanto da determinare con una sua inopportuna frase ambigua i sospetti su Vannella; sogno invece nihilistico e superoministico quello del superbo e tracotante Henry, la cui ubris lo porta, con inutile esibizionismo e spregio della sorte tanto a passeggiare tra le mine in segno di sfida alla sorte, quanto a violare le consegne di una fantomatica Kommandantur solo per il gusto di compiere verso gli uncinati uno sgarbo «che non è stato il primo ed escludo sia l ultimo». Se questo romanzo, ambientato nella Resistenza, di fatto si sottrae ad una lettura storica e politica e pure presenta più motivi che ne possono rivelare una connotazione di tipo religioso, viene da domandarsi perché mai Elena Bono negli anni Ottanta ha scritto e pubblicato un romanzo su quelle vicende ormai tanto lontane (rimosse o dimenticate?) dalla coscienza nazionale. Una risposta a questo interrogativo può essere data tenendo conto di un altro suo libro uscito all inizio di quel decennio (1981), un libro di poesie ancora, con il titolo Piccola Italia, cioè l Italia dei tanti eroi senza nome un po, ma solo un po, come i personaggi minimi di La storia (1974) di Elsa Morante e tuttavia senza i quali non ci sarebbe stato un 25 aprile e la piccola Italia non avrebbe recuperato la libertà; sono poesie sui suoi compagni di scuola caduti combattendo tra i partigiani o su ragazzi che han preferito la fucilazione alla delazione, storie spesso poco note di personaggi poco noti che i versi di Elena Bono hanno saputo scolpire nel tempo. Ma al di là di tante storie di questa gigantesca Piccola Italia la scrittrice non ha mancato con i suoi versi di gettare dei semi per il futuro, scrivendo alcune poesie che sono un monito ed un esortazione ad apprendere dalla storia recente una lezione di etica e di civiltà fondamen- Francesco De Nicola In ricordo di Elena Bono

12 12 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Francesco De Nicola In ricordo di Elena Bono tale per le nuove generazioni. E così, nella lirica Su una piccola armonica a bocca nell ultima strofa (p. 48) leggiamo: Dicono ch era un sogno e che per nulla più di un sogno siete morti. E sia. Sogno per sogno in terra di dormienti scegliamo il sogno da sognare. Chi di bruto chi d uomo. In questi versi essenziali e assoluti, Elena Bono sottolinea la necessità di scegliere, di sottrarsi alle masse dormienti ma non per questo non responsabili (come non ripensare ai miti carnefici fiorentini della Primavera hitleriana di Montale, dei quali «nessuno è incolpevole»); e al contrario è necessario avere degli obiettivi, dei sogni ritorna dunque una delle parole chiave del romanzo e per questi vivere e lottare, fino al sacrificio estremo. E ancora, nel breve epitaffio Per i compagni caduti nella Resistenza (p. 3), Elena Bono scrive: Morirono per la libertà, essi, a cui i padri non avevano insegnato a vivere liberi. Ecco, forse le migliaia di pagine scritte da Elena Bono dalle poesie ai romanzi, dai testi teatrali alle rievocazioni storiche - non sono che le tante facce di un suo unico e ricorrente impegno centrale: insegnare a chi verrà dopo di lei il privilegio della libertà, quella libertà che lei stessa scelse per svolgere senza condizionamenti il suo lavoro di scrittrice, ben sapendo che così si sarebbe per gran parte precluso il raggiungimento delle attenzioni e degli onori che il suo importante impegno letterario avrebbero meritato.

13 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 13 RIFLESSIONI SUL TEATRO DI ELENA BONO Di Roberto Trovato Nella presentazione di un volume che raccoglieva tre racconti e dieci testi teatrali della scrittrice chiavarese ( ), oggetto dell attenzione di alcuni critici italiani 1 e più di recente di studiosi spagnoli 2, scrivevo Elena Bono non finirà mai di stupirmi 3. La stessa sorpresa ho avuto nel leggere due suoi nuovi testi: Requiem per Francesco Burlamacchi, uno degli ultimi difensori dei Comuni italiani e La testa del brigante ovvero Un malo indulto, che usciranno a breve in un volume miscellaneo assieme a saggi di altri studiosi 4. A quanto mi ha precisato Stefania Venturino, la Bono ha scritto la prima pièce sopra citata nel 2010 per rievocare ed indicare ai giovani questo esempio di civismo e spirito cristiano, quale altissima testimonianza di virtù morali e civili. È il contributo che Elena ha voluto lasciare all Italia nel 150 anniversario della sua unità. Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono 1 Oltre agli studi pioneristici di Elio Gioanola l hanno studiata a più riprese, Francesco De Nicola, Elio Andriuoli, Liliana Porro Andriuoli, Giovanni Casoli e il sottoscritto. La scrittrice è stata indagata in un volume ideato e curato da Stefania Venturino, Il castello in fiamme e l unguento della parola. Elena Bono e la sua opera, Recco, Le Mani Nel volume sono raccolte testimonianze di sette autori: Capuano, Casoli, la Giangoia, Gioanola, Monda, Trovato e Verdino e ritratti dell autrice della Ardini, monsignor Careggio, De Nicola, la Elert, Gawronsky, Gregoretti, la Landò, Manzari, Martini, Musso, la Novaro, la Prodi e la Roda. 2 La scrittrice è stata scandagliata in molte delle sfaccettature della sua poliedrica produzione in un volume, curato da Daniele Cerrato e da Letizia Casella, uscito nel Roma per i tipi di Aracne, intitolato Le nevi del Fujiama. La via della catarsi. Studi critici su Elena Bono. Inserito nella collana Donne del Novecento, diretta da Antonella Cagnolati, il libro è preceduto da una lucida premessa di Mercedes Arriaga Florez, Elena Bono, una scrittrice che parla alla coscienza del mondo, e da una acuta introduzione di Daniele Cerrato. Nel volume sono raccolti contributi di Pociña Pérez, della López López, Sciffo, De Nicola, la Segatori, la Casella, la Martin Clavijo, Trovato, la Pitto e Ciulla. Il libro curato dalla Venturino e questo riportano la bibliografia di quanti si sono occupati della Bono. Segnalo un nuovo intervento sulla scrittrice di P. Bruno in Poetesse liguri dallo scrittoio alla pagina, Genova, De Ferrari 2011, pp Sulla ricezione spagnola dell opera della Bono già a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso e negli anni successivi, nonché ai progetti in cantiere rimando alle notazioni puntuali contenute nel saggio di Letizia Casella. 3 E. Bono, L erba e le stelle. Tra mito e storia. Racconti e pièces per teatro da camera, Recco, Le Mani La presentazione, dal titolo Una donna all apparenza fragile, amante della vita, si trova tra le pp La loro conoscenza è un atto di cortesia che devo a Stefania Venturino, grande estimatrice e conoscitrice della Bono e da alcuni anni sua press-agent. La prima pièce, più ampia, e la seconda, molto breve, sono state depositate alla Siae, sezione DOR, il 28 dicembre Il primo testo è interessante anche in relazione ad altri lavori teatrali della commediografa che riguardano le figure dell imperatore Carlo V e di Andrea Doria, più volte ricorrenti nei suoi testi. In un testo teatrale in particolare, Ultima estate dei Fieschi, seconda parte di un dittico raccolto in volume col titolo complessivo Gatto di sangue, sono drammatizzati eventi accaduti tra il 1546 e il Quei tre anni furono caratterizzati non solo da profonde trasformazioni della geografia politica delle penisola che porteranno all affermazione dell egemonia spagnola, e da mutamenti interni a molti stati italiani.

14 14 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono I personaggi di questo testo sono rigorosamente storici, con la sola eccezione di un sacerdote e della moglie del protagonista indicato nel titolo, appartengono, per sua esplicita dichiarazione, ai ricordi e alla cronaca famigliare della sceneggiatrice dell opera. Il secondo componimento si rifà invece ad un episodio che l autrice aveva sentito raccontare quando era bambina dal nonno paterno Nicomede. In questo testo, ambientato nella prima metà del secolo XIX a Sonnino, città in cui l autrice era nata, è espresso lo sdegnoso rifiuto morale dei cosiddetti confidenti di giustizia che, a quanto osserva la Bono alla nota prima, si procurano il perdono denunciando, e spesso inventando e calunniando. Poco oltre, in quella stessa nota, l'autrice richiama ciò che è accaduto per l uccisione del bandito Giuliano, di Calvi e di Sindona Chi ha fatto la Resistenza, come me, deplora tutto questo, come deplora piazzale Loreto non si fa giustizia così. Così fanno i fascisti Così fanno i nazisti Queste cose ce le buttiamo alle spalle, invece no, sono davanti a noi!. I riferimenti a Giuliano, Calvi e Sindona spostano l attenzione della Bono dai drammatici accadimenti della seconda guerra mondiale, che permeano e sostanziano tanta parte della sua opera poetica, narrativa e teatrale, verso altri più vicini a noi, dimostrando la sua attenzione per il presente. A differenza del testo precedente pertanto l autobiografia, unita ai rinvii al presente, appaiono centrali. A dispetto della loro brevità, dovuta alla malattia e all età avanzata, che pure non ne hanno mai arrestato la creatività, le due pièces cui sopra ho fatto riferimento dimostrano ancora una volta la singolare capacità della scrittrice di far rivivere eventi e personaggi che hanno inciso sulla micro e la macro storia. Le pagine della Bono hanno alcuni temi ricorrenti: la critica al potere, elemento nullificante del singolo; il sarcasmo verso la eterna, rancida, rognosa politica 5 degli uomini; il conflitto fra imperativi morali e scelte dettate da necessità contingenti; il confronto con la Storia, luogo in cui siamo chiamati a batterci per cambiare il mondo; la denuncia dell assurdità della guerra; il senso di pietà che unisce sconfitti e vincitori; la sacralità della sofferenza quotidiana; il biasimo per quanti non fanno tesoro del sacrificio degli altri; l esaltazione della libertà; e infine il rispetto della dignità dell uomo. Sebbene tutti, umili e grandi, patiscano le ferite della storia, i dolori di quanti vivono appartati sono lievito trasformatore, possibilità e speranza di modificazione 6 della società. Le premesse di un domani più giusto sono poste da coloro che operano, nonostante tutto. Emblematico è a tale proposito il botta e risposta fra Catullo e Cesare in Cuore senza fine: CATULLO Ma non c è niente niente da fare vero, Cesare? CESARE Sopportare con coraggio. E agire. Agire fin all estremo limite di quel che è consentito e un po più in là, Catullo. Tu hai la 5 La definizione è tratta da una battuta detta da Erodiade in La testa del Profeta, Milano, Garzanti 1965, p E. Gioanola, Ritorno sotto l albero del bene e del male: lo Zar delle farfalle nere, Recco, Le Mani 1995, p. 7.

15 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 15 poesia. Io lo Stato. E qualunque cosa dal falegname che fa una sedia, a chi scrive un verso o una legge, farla per i secoli. Farla come se ne dipendesse il destino del mondo 7. Va aggiunto che il tema caratterizzante della sua intera produzione è rappresentato dal riconoscimento che ogni forma di vita attesta la grandezza di Dio, disposto a perdonare gli errori compiuti. Come del resto era già avvenuto nel trittico Uomo e Superuomo, la Bono presenta dunque la Passione di Cristo calata nella storia, incarnandola in individui reali o verisimili. Per oltre sessant anni nella Bono il teatro 8 e la letteratura sono state intese come memoria e fedeltà, al servizio dell uomo, del suo vivere come del suo morire. In effetti il senso della morte assume per lei il significato di pienezza, ma nel contempo anche di riscatto dell esistenza. I suoi personaggi agiscono nella Storia 9, luogo primario di responsabilità morale e civile. Il suo, va sottolineato, è un Cristianesimo del tutto personale: disarmato ancorché consapevole ed umile, che è una risposta forte al nichilismo, teorico o di fatto, diffuso nel nostro presente. Significativamente la scrittrice ha affermato: Ciò che nel mio lavoro più mi conforta è il risultato degli spiriti: il fatto che qualcuno, a suo dire, ne abbia ricavato un po di coraggio per vivere e qualcuno, perfino per morire 10. Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono La Bono avverte poi il dovere per ognuno di noi di essere presente e facitore (non semplice spettatore) della Storia 11. Un critico a cui si deve il merito di aver individuato nella potenza, finezza e profondità psicologica 12 gli elementi peculiari della scrittura dell ar- 7 E. Bono, Odio e amo. Tu forse mi chiedi, Recco, EmmeE 1991, p La Bono si era già cimentata, con eccellenti esiti, col teatro a partire dal 1951 con il dramma in tre atti Ippolito. Dopo l esordio aveva composto altri lavori: il dialogo Cesare e Bruto (1956); il dramma in tre atti La testa del profeta (1965); gli atti unici La grande e la piccola morte (1970); El entierro del Rey (1971); Ritratto di principe con gatto (1985); Ultima estate dei Fieschi o Il peso dell armatura (1993); L ombra di Lepanto e i sei quadri de Le spade e le ferite (1995); i drammi in due tempi I Templari (1975) e Odio e amo, tu forse mi chiedi (1991); i drammi in tre atti Lo zar delle farfalle nere (1994); Flamenco matto. Cena a metà quaresima in casa di don Giovanni (1996) e il dramma in sette scene, Saga di Carlo V e di Francesco I (2005). A questi titoli vanno aggiunti i dieci brevi atti unici usciti nel 2011 nel già ricordato L erba e le stelle. Alcune di queste pièces sono state rappresentate in Italia e in Francia. A questo robusto corpus drammaturgico vanno aggiunte la pregevole traduzione di una trilogia di Sofocle, Edipo Re, Edipo a Colono e Antigone, uscita nel 1977 e più volte riedita, nonché due azioni teatrali pubblicate nel 2008, Storia di un padre e di due figli e Sera di Emmaus, suddivise rispettivamente in sette e in cinque scene. 9. Per altre considerazione rinvio al mio saggio La fiducia ostinata della Bono nel far rivivere la storia, pubblicato in Teatro in Liguria alle soglie del Duemila (a cura di R. Trovato e L. Venzano), Erga, Genova L. Tagliaferro, La poesia dell anti-alibi di Elena Bono, su La nuova Campania, 8 marzo La definizione per di letteratura dell anti-alibi era già stata espressa da N: Palumbo in un articolo pubblicato su Corriere Mercantile, il 19 dicembre L. Porro Andriuoli, Intervista a Elena Bono, su La studiosa è autrice del libro Valori umani e cristiani nella poesia di Elena Bono (Recco, Le Mani 1999). 12 G. Casoli, Novecento letterario italiano ed europeo, Città Nuova, Roma 2002, vol. 2, p. 67.

16 16 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono tista chiavarese, ha evidenziato le radici profonde di un operosità caratterizzata, come aveva già evidenziato alcuni anni prima Gioanola, dall obbedienza all imperativo di fare della scrittura, lo spazio dell Altro, non del Sé. É questo rispetto radicale dell Altro, cioè della realtà, a fare della letteratura e dell arte il luogo primario della verità. Autrice di libri che, come si legge 13 nell antologia di Casoli, sono un ex lege nell industria culturale, prosegue anche nei due ultimi componimenti la ricerca avviata nella precedente produzione, indicando forme di resistenza contro quanti cercano di distruggere l individuo. A giudizio della scrittrice, anche con piccoli gesti è possibile combattere il Male. Quasi tutti i suoi personaggi, storici e inventati, vengono colti nel momento del congedo dall esistenza, nel momento in cui passano in rassegna quanto hanno compiuto, dialogando anche in maniera non di rado aspra con la propria anima e i propri ricordi 14. Burlamacchi, come altri protagonisti della drammaturgia della Bono, viene colto in limine mortis. A tale proposito uno studioso spagnolo ha osservato acutamentepoco tempo fa: Determinadas obras teatrales de Elena Bono presentan como leitmotiv común el tema de la Meditatio mortis. Tema expuesto con diferentes modulaciones ya que los espejos en los que se reflejan sono diferentes pero con unas constances comunes. Se trata por lo general de obras cuyos protagonistas son personajes históricos pero pasados por el tamiz de la interpretación creadora de la autora. Son figuras históricas que en buena parte de sus vidas detentaron un gran poder, que sirven a Elena Bono de contrapunto a la fugacidad del tiempo y a la nulidad del ser humano ante el momento decisivo de la muerte, o sea al momento de la rendición de cuenta ante el Creador, pues entonces nada importa sino salvar el alma 15. (Determinate opere teatrali di Elena Bono presentano come leit-motiv comune il tema della Meditatio mortis. Tema esposto con diverse modulazioni giacché gli specchi nei quali si riflettono sono differenti ma con delle costanti comuni. Si tratta in generale di opere i cui protagonisti sono personaggi storici ma passati attraverso il setaccio dell interpretazione creativa dell autrice. Sono figure storiche che in buona parte della loro vita detennero un grande potere, che servono a Elena Bono da contrappunto alla fugacità del tempo ed alla 13 Il già ricordato Casoli, è stato tra i pochi- così si legge nell articolo, a firma di S. Guidi e F. Marchitti, Perché il Nobel non serve, uscito alla pagina 4 dell Osservatore Romano la mattina del 26 febbraio 2014, che dopo Emilio Cecchi hanno saputo scrivere con penna e giudizio raffinati quale fenomeno avessimo di fronte. Esemplare è la sua denuncia: È un fatto che quella che riteniamo la scrittrice italiana più importante della seconda metà del XX secolo sia da quasi quarantanni emarginata dalla cosiddetta grande editoria. 14 Così recita la didascalia del quarto componimento, Ultima conversazione di Michelangelo con la morte. Anno 1564 inserito nel volume L erba e le stelle, cit. 15 F. Diaz Padilla, Ante el espejo de la muerte en el teatro de Elena Bono, articolo che verrà pubblicato in un nuovo volume di saggi dedicato alla Bono.

17 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 17 nullità dell essere umano nel momento decisivo della morte, ossia nel momento della resa dei conti davanti al Creatore, poiché allora nulla importa se non salvare l anima ) 16. Un altro saggista ha scritto che la sua ispirazione spesso la guida verso il genere storico, dentro cui riplasma costantemente la divaricazione tra imperativi morali e necessità contingenti, tra cielo e mondo. Il passato, allora, al di là delle apparenze esteriori, sotto la sollecitazione di quel sofferto anelito spirituale, si smaterializza in un tempo e in uno spazio astratti, che sono il tempo e lo spazio dei Valori modulati dall etica cristiana 17. Avvalendosi di un linguaggio originale, nei suoi testi ha saputo delineare personaggi duramente critici nei confronti del potere, che tende ad annullare il singolo. Nel contempo essi si oppongono con fermezza al nulla, proponendo, come rilevava tempestivamente e autorevolmente il sopracitato Gioanola, una forma di resistenza al dissolvimento dell uomo, nella certezza che qualcosa gli sopravviverà oltre la morte. A quanto scrivevo nel 1995, la definizione che le è stata attribuita di scrittrice appiattita sui principi della Chiesa di Roma è fuorviante, o quantomeno limitativa, per la corretta comprensione di testi che, come aveva intuito Dario G. Martini in un saggio dedicatole nei primi anni 50 del secolo scorso 18, conducono un ostinata e puntigliosa polemica contro il nulla. La Bono è intimamente cattolica, anche se il suo cattolicesimo ha evidenziato col tempo qualche venatura di maggiore asprezza. Il suo cristianesimo ama certo la croce, ma non disdegna, quando sia necessaria, la spada 19. Sono sempre più convinto che, come alcuni laici, la scrittrice sia giunta a riconoscere che il nulla può essere vinto anche da chi non crede in Dio ma nell umanità. Anche se ognuno di noi fosse destinato a dissolversi dopo la morte non per questo sarebbe condannata l umanità. Significativamente i suoi testi si oppongono al nichilismo dell arte e del pensiero, responsabile per tanta parte della disperazione di questa epoca segnata da sconvolgimenti politici, sociali e ideologici. A quanto scrivevo in un breve saggio, il suo cristianesimo, inizialmente percorso da accenti di un francescanesimo non edulcorato e progressivamente sempre più sostanziato di cose che di parole, si esplicita in componimenti 20 che invitano con fermezza alla battaglia contro la distruzione dell uomo 21. Secondo la scrittrice Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono 16 La traduzione italiana è di Letizia Casella. 17 E. Buonaccorsi, Il teatro in Liguria dal 1945 al G. Ponte, a cura di, Bilancio della letteratura del Novecento in Liguria, Atti del Convegno, Genova, 4-5 maggio 2001, Accademia Ligure di Scienze e Lettere, Genova 2002, p Dario G. Martini, Poesia e teatro di Elena Bono, Savona, I quaderni del Raccoglitore, n. 2, Tale tesi è sostenuta anche da G. Cassinelli, nel volume Non la pace ma la spada, edito nel 68 per i tipi della savonese Sabatelli. La tesi è fondata su quanto la Bono scriveva nell exergo di Morte di Adamo, il suo primo libro, che faceva riferimento ad un passo del Vangelo di Matteo, X, 34: Non pensate che io sia venuto a portare pace nel mondo: io sono venuto a portare non la pace ma la spada. 20 R. Trovato, Un oltre senza vuoto. Riflessioni sul teatro di Elena Bono, su La Riviera Ligure, n. 32, maggio-settembre 2000, p E. Gioanola, Ritorno sotto l albero del bene e del male, cit., p. 20.

18 18 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono anche con piccoli gesti è possibile combattere il Male, che nei suoi testi si identifica molte volte con la ragion di stato. Di qui l ossessione del potere 22 da cui sono nati, per limitarmi ai testi maggiori, personaggi come Catullo, Cesare, Erode, Federico II, papa Innocenzo IV, il precettore dei Templari, Giovanna d Arco, Carlo V, Andrea e Gian Andrea Doria, lo zar Paolo I e Garibaldi. La Bono li sa cogliere sul discrimine tra il Nulla e l Eternità, vale a dire nel momento in cui si aprono ad una rivisitazione di sé e del proprio vissuto, in tutto il loro splendore e la loro miseria 23. Nella sua corposa produzione, costituita da quattordici testi scritti fra il 51 e il 97, e negli anni successivi da poche ma interessanti prove, la Bono fa rivivere gli eventi storici nella prospettiva di un educazione alla coscienza. Si vogliono capire le cause che hanno inciso sulla storia, senza tralasciare peraltro l approfondimento della psicologia dei personaggi. Esemplare in questo senso è il monologo di Andrea Doria in Ritratto di principe con gatto, una delle sue pièces più belle per la sobrietà della costruzione e la limpidezza del linguaggio. Davanti all eternità, l uomo più potente della Genova della prima metà del Cinquecento fa un bilancio disincantato della propria esistenza, prendendo coscienza di avere desiderato il bene, ma di avere anche compiuto il male. Tale consapevolezza fa sì che il congedo dalla vita gli sia meno doloroso. Del resto per stare meglio lo afferma Giobatta, il capo del villaggio devastato dai Saraceni in Le spade e le ferite. Basta un peu de carité 24 e tanta solidarietà nei confronti di tutti. Lo stesso personaggio poco oltre aggiunge con tono paterno ma fermo: A peggio cossa è fa dô mâ. [ ] A sto mondo, figgê, gh è poco da sta allegri: terremoti, balzelli, e peste e fame e cavallette. E gh è pure a guerra, no capìmo perché. Forse manco o capisce chi a scadena. Ma de tutto, pazienza. Diè ne compensià 25. L originale scrittura teatrale della Bono si caratterizza, come hanno rilevato due studiosi intelligenti, Elio Andriuoli e Graziella Corsinovi, nella lucidità di un pensiero sempre pronto a cogliere i problemi politici e sociali, anche meno noti, dell epoca in cui il dramma viene ambientato 26, nel recupero di personaggi e sfondi storici rigorosamente documentati e nell intensità dei messaggi affidati ai nudi momenti di verità dell anima, spalancata sull abisso dell oltre 27. E ancora Andriuoli osserva che il teatro della Bono si caratterizza per la lucidità di un pensiero sempre pronto a cogliere i problemi politici e sociali, anche meno noti, dell epoca in cui il dramma viene ambientato 28. La Bono sa rendere bene le sfumature del cuore umano. Detto in altri termini i suoi personaggi, piccoli e grandi, sono vivi sulle scene. Nel sopra segnalato 22 E. Gioanola, Storia della letteratura italiana, Librex Scuola,, Milano 1996, p G. Corsinovi, Lo Zar delle farfalle nere, nel fascicolo LiguriaSpettacoli supplemento a Liguria, marzo-aprile 1995, p. VII. 24 E. Bono, Le spade e le ferite, Le Mani, Recco 1995, p E. Bono, Le spade e le ferite, cit., p E. Andriuoli, Flamenco matto, nel fascicolo LiguriaSpettacoli, supplemento a Liguria, maggiogiugno 1997, p. VIII. 27 G. Corsinovi, cit., p. VIII. 28 E. Andriuoli, Flamenco matto, nel fascicolo LiguriaSpettacoli, supplemento a Liguria, maggiogiugno 1997, p. VIII.

19 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O 19 Requiem per Francesco Burlamacchi è presente il singolare impasto linguistico, caratterizzato in questo caso dalla felice commistione di italiano, latino e spagnolo 29. Ne La testa del brigante troviamo la citazione dei primi cinque versi dell Iliade di Omero nell ostica versione di Vincenzo Monti ( ), con cui per decenni si sono trovati a fare i conti gli studenti delle nostre scuole medie. Mancano invece, come nei testi maggiori l alternanza di registri alti e bassi, arcaici e moderni. A quanto annotava una mia allieva, Patrizia Pitto, nella sua tesi di laurea, la scrittrice ha rivelato una straordinaria capacità di rinnovarsi 30. Le battute dei personaggi della Bono, in equilibrio fra aulico e familiare, sgorgano naturalmente, rendendo la parola ferma e incisiva, in grado di rendere tutte le sfaccettature dell anima umana. Anche per questo arriva in maniera diretta al pubblico, come hanno dimostrato le quattro regie firmate, fra il 94 e il 97, da Daniela Ardini, e quelle di Ugo Gregoretti e Pino Manzari de Le spade e le ferite e I templari, nell estate del 2000 e del 2002, alla Festa del teatro a San Miniato, e prima ancora l allestimento in Francia nell aprile 1999 de La grande e la piccola morte 31 col titolo Jeanne ou la mort volée 32, per la regia di Sophie Elert. Fin dall esordio la Bono ha avuto ben presente la questione della lingua, nodale a teatro. In effetti già nei primi anni 80 aveva riconosciuto che il problema non era astratto ma un fatto istituzionale [ ], grazie al quale i singoli personaggi gli si rivelavano attraverso stilemi connotativi propri, non interscambiabili 33. Nell 86 precisava: Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono Penso che lo scrivere sia una forma di visitazione, una dettatura. [ ] Meno v è dello scrittore nella pagina e meglio è. Perché se 29 Nei testi maggiori l impasto linguistico vede la sapiente commistione di italiano, antico e moderno, francese, provenzale, tedesco e spagnolo. 30 Le sotto riportate citazioni sono tratte dalla pagina 165 de Il teatro di Elena Bono, tesi discussa con me presso l Università di Genova, Facoltà di Lettere e Filosofia, nel dicembre 1998 Dalle prime prove giovanili sino al recente, bellissimo Flamenco matto, sembra che Elena Bono non abbia fatto altro che rimettere ogni volta in discussione se stessa e il suo lavoro rifuggendo da facili affermazioni commerciali e senza cristallizzarsi sui risultati (peraltro notevoli) ottenuti. Naturalmente la nostra autrice ha scontato un impegno e una coerenza di tal genere nell indifferenza dell ambiente letterario (le sue opere, pubblicate da un piccolo e coraggioso editore ligure hanno una circolazione assai limitata) e con la latitanza del mondo teatrale, evidentemente legato più a ragioni di mercato che non attento alla vera cultura. Subito dopo aggiungeva: Recensendo Ritratto di principe con gatto, il già ricordato Dario G. Martini si convinceva ancora di più di quanto sia falsa la dichiarazione che non esistono autori italiani viventi degni di veder rappresentati i loro testi. Di recente, proponendo il suo nome in un antologia della letteratura italiana, Elio Gioanola ha parlato di atto dovuto nei confronti di un artista difficile e controcorrente, apprezzata e tradotta all estero negli anni Per le realizzazioni dei suoi testi in palcoscenico e alla radio rinvio all Appendice bibliografica con cui si chiude il volume Il castello in fiamme e l unguento della parola. Elena Bono e la sua opera, cit., pp È la storia dell ultima giornata di Giovanna d Arco nella prigione di Rouen, dove in un ultimo incontro sta per affrontare il suo giudice, il vescovo Cauchon. Questi le propone un accordo inaccettabile: uscire di prigione e sposarsi per farsi dimenticare politicamente, a patto che una strega prenda il suo posto sul patibolo. 33 Testimonianza dell autrice in Atti delle giornate di studio su Edipo, convegno tenuto a Torino fra l 11 e il 13 aprile 1983, p. 58.

20 20 P E R R I C O R D A R E E L E N A B O N O Roberto Trovato Riflessioni sul teatro di Elena Bono lo scrittore ascolta, trascrive ciò che vede, ecco, queste sono visioni; è un altro discorso che ci interessa e che diventa un fatto universale 34. Parlando nel 1999 ai miei allievi di Flamenco matto. Cena a metà quaresima in casa di don Giovanni Tenorio 35, una sorta di auto sacramental, articolato in tre tempi di robusta teatralità, in cui era proposta la versione di Don Giovanni redento, che trova il precedente nel Don Giovanni Tenorio composto da Zorrilla nel 1844, così illustrava il suo personale input creativo: I miei personaggi mi si presentano spontaneamente. In una prima fase mi limito a osservarli e ad ascoltarli, trascrivendo come meglio mi riesce le loro parole. In un secondo tempo però il mio compito si fa più arduo in quanto devo restituire accanto alle battute realmente pronunciate, la tonalità e il timbro inconfondibile delle loro voci, l abbigliamento con cui mi si sono presentati, i movimenti e i gesti compiuti, i colori visti e i suoni uditi. Si tratta di un procedimento che, per sua esplicita affermazione, richiede per un verso l identificazione e per l altro il distacco dalle sue creazioni. A quanto si legge alla pagina 92 del volume di Piera Bruno segnalato nella seconda nota, la stessa commediografa è consapevole che la sua è una scrittura attiva, dove io sono presente come una radio ricevente o un nastro magnetico che registra eventi e voci diverse. Negli ultimi tempi i già ricordati allestimenti francesi de La grande e la piccola morte e alla Festa e quelli italiani del Teatro di San Miniato de Le spade e le ferite e in piazza San Matteo a Genova della Ardini, hanno favorito una ripresa di interesse per una scrittrice complessa e sfuggente che al debutto aveva suscitato per un verso l interesse del critico Emilio Cecchi e dell editore Garzanti, e per l altro l attenzione del regista Orazio Costa Giovangigli e di due interpreti della levatura di Emma Grammatica e di Gualtiero Tumiati. Autrice mai ripetitiva, capace di una straordinaria evoluzione di contenuti e linguaggi, la Bono parla al pubblico con semplicità, comunicando la speranza che l uomo possa finalmente raggiungere e una nuova e più equilibrata dimensione. La sensibilità poi con la quale sa cogliere i dubbi e gli interrogativi dell uomo di tutti i tempi fa sì che essa sappia reinterpretare con sensibilità moderna drammi della passione sotterranea che alla fine affiorano con grande forza, e altri dell intrigo politico condotto lucidamente e dai quali emerge la tragica doppiezza della natura umana. 34 Intervista pubblicata su Il Lavoro, 25 gennaio Nel ricevere questo testo, uscito nel 1996, l anno stesso della stesura, mi aveva colpito la seconda parte della dedica autografa in cui la Bono definiva il suo un don Giovanni redento e purificato, forse perché venuto a visitarmi quando ero, giusto un anno fa, tra la vita e la morte, tra questo triste mondo e Dio.

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