AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 3 ALTO FRIULI

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1 SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE - REGIONE AUTONOMA FRIULI-VENEZIA GIULIA AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N. 3 ALTO FRIULI ADOZIONI: I bambini hanno solo bisogno di una famiglia che gli voglia bene? PUBBLICAZIONE REALIZZATA DALLE EQUIPE ADOZIONI DEI CONSULTORI FAMILIARI E DAL GRUPPO GENITORI ADOTTIVI anno

2 SOMMARIO SOMMARIO 2 PRESENTAZIONE 3 LE PREMESSE 3 LE ORIGINI 3 QUESTIONARIO SULLE ORIGINI 5 L INTEGRAZIONE, LA DIVERSITÀ, LA COMUNICAZIONE 6 QUESTIONARIO SULL INTEGRAZIONE E DIVERSITA 7 L INSERIMENTO E L INTEGRAZIONE SCOLASTICA 8 QUESTIONARIO SULL INSERIMENTO /INTEGRAZIONE SCOLASTICA 9 LA CURA RESPONSABILE : MODELLI EDUCATIVI E REGOLE 10 QUESTIONARIO SULLA RESPONSABILITA GENITORIALE 12 L ADOZIONE E ADOLESCENZA 13 QUESTIONARIO SULL ADOLESCENZA 14 DOMANDE DEI PARTECIPANTI AL GRUPPO DELL ATTESA 16 LE RISPOSTE DEI GENITORI 16 TESTIMONIANZA 19 CONCLUSIONI 20 BIBLIOGRAFIA 21 2

3 PRESENTAZIONE Offriamo volentieri a genitori, aspiranti tali, insegnanti, operatori del settore, questa pubblicazione relativa al Pianeta Adozione, con l auspicio di mettere a disposizione un utile patrimonio di esperienze e vissuti, utile a chi ha intrapreso il percorso di costituzione di una famiglia adottiva, oppure è in procinto di farlo, o ancora vuole informarsi per compiere le proprie scelte. Non vi è dubbio che il percorso di maturazione del Diventare Genitori sia certo gratificante, anche se spesso non facile, costellato di successi e delusioni; il percorso seguito dai genitori adottanti sarà lo stesso, forse con qualche difficoltà ulteriore. Nell Alto Friuli questo percorso è supportato da anni da equipe distrettuali preparate ed esperte, che sono riuscite a costituire, in aggiunta alla normale attività, un gruppo di genitori che rappresenta di fatto un supporto ulteriore ai nuovi genitori adottivi, offrendo la propria esperienza, disponibile a raccontare e suggerire soluzioni vincenti ai quotidiani problemi emergenti. Buona lettura e buon lavoro! Il Direttore Generale dell Azienda per i Servizi Sanitari n. 3 Alto Friuli Dottor Beppino COLLE LE PREMESSE Il lavoro con i gruppi dei genitori adottivi nell ASS3 Alto Friuli inizia nel 2004, sollecitato da alcuni genitori del nostro territorio desiderosi di essere accompagnati oltre l'iter istituzionale previsto per le adozioni stabilito per norma.. Raccogliendo i bisogni delle persone, gli operatori dei due consultori familiari, seduti in cerchio con i genitori che lo desideravano hanno cominciato, un appuntamento ogni due mesi, a scambiare saperi tecnici con esperienze di vita quotidiana, racconti di situazioni divertenti accanto a dubbi,interrogativi, racconti di viaggi in paesi lontani accanto alle grandi commozioni per l'incontro che ti cambia la vita, e molto altro. In 8 anni di attività di gruppo sono stati molti i genitori che si sono accomodati nel cerchio, sono stati seduti quanto hanno ritenuto necessario e poi si sono alzati, sono andati, alcuni sono tornati, alcuni vanno e vengono tuttora... Dispiaceva non vi fosse traccia di tutto il patrimonio esperienziale accumulato ed è per questo che insieme ad alcuni genitori volonterosi, si è potuto mettere per iscritto qualche punto di quelli che possono essere utili anche ad altri, in particolare a quei genitori che sono nella cosiddetta fase dell attesa. Le riflessioni sono sul tema delle origini, su come annodare il prima ed il dopo della storia del figlio adottivo, sul radicamento del bambino nella famiglia e sulla costruzione dei nuovi legami, sul suo inserimento nella cultura e nel nuovo contesto sociale a partire dalla scuola, salvaguardando la sua provenienza, il tema del difficile equilibrio tra concessioni e divieti e la trasmissione delle regole con affettività e contenimento, il tema dell'adolescenza. La realtà delle famiglie è sempre in divenire, parallelamente al continuo evolversi dei modelli sociali e culturali: se all ultima pagina non troverete scritta la parola fine, è perchè il lavoro continua, sia quello dei servizi, sia quello, faticosissimo, dell essere genitori. LE ORIGINI 3

4 Una delle domande che ognuno di noi si pone è chi sono e di chi sono. Cui setu e di cui setu dicevano i nostri vecchi quando ci incontravano. Ma il bambino adottato chi è e di chi è? Questa domanda ha necessità di trovare risposte per riuscire a dare un senso alla propria presenza su questo mondo e per potersi radicare nella nuova famiglia. I vuoti di senso possono creare angosce senza nome in un bambino che troppo precocemente ha sperimentato separazioni e perdite traumatiche. Uno dei compiti principali dei genitori adottivi è quello di riparare i segni lasciati nella mente e nel cuore del bambino da queste esperienze della sua prima infanzia. Per fare questo anche i genitori devono avere avuto a loro volta, la possibilità di elaborare le proprie esperienze negative o conflittuali, personali e di coppia (compresa la sofferenza legata alla sterilità). Il rischio altrimenti può essere quello di cercare nell altro, reciprocamente, inconsciamente, una risposta riparatoria alla propria sofferenza. Da qui la necessità di ascoltarsi per poter ascoltare l altro. Ascoltare la propria fatica del vivere. Questo permette di spaventarsi di meno quando le questioni rimandano a un dolore, al dolore del bambino di non poter ricordare, di non poter creare un legame tra il presente e il passato che possa favorire una continuità del sé. Quanto più la storia è complessa e frammentata, tanto più gli adulti dovranno adoperarsi per aiutare i bambini a tenere insieme i pezzi, per una continuità interna ed esterna, all insegna della verità. È compito dei genitori adottivi accompagnare i loro figli spiegando la storia di quando loro c erano e di quando non c erano ancora. Aiuta in questo compito la capacità di accettare di tollerare di non sapere, o di sapere troppo, e non dovere rispondere per forza subito, prendendosi uno spazio per pensare e uno spazio per parlare. Attendere che chieda, anche se non esplicitamente, che sia pronto ad accogliere significati sulla sua storia, prepararsi e non proteggere dalla verità, ma cercare di raccontarla comprendendo affettivamente l importanza delle domande con linguaggio e contenuti adeguati all età. Raccontare che ci sono i genitori di nascita e i genitori adottivi, che sono i genitori per sempre ; affacciarsi al passato al fine di aiutare il proprio figlio a radicarsi nel presente. Rassicurare il bambino su quello che gli è successo (abbandono) e sul fatto che non accadrà più. Può essere utile raccontare fatti, se conosciuti, in quanto i segreti influenzano la relazione e le immagini vissute rimangono scritte nella memoria psico-motoria del bambino. I fatti devono essere inseriti in un quadro esemplificativo: ad es. i genitori naturali erano persone fragili, che non avevano a loro volta avuto cure e possibilità di amore da parte dei loro genitori, una storia personale difficile perché a fare i genitori si impara da piccoli. Raccontare che i suoi genitori gli hanno voluto bene però non bastava per tenerlo e farlo crescere; e fondamentale che i genitori adottivi abbiano fatto pace con i genitori biologici ( non sentirli come rivali o minaccia). Ricordare che a volte ci può essere un bisogno del bambino di proteggere, con un silenzio di parola, i genitori adottivi dai reali sentimenti e desideri, per timore di essere respinto di nuovo. Il successo nell accompagnare il figlio adottivo nella ricerca delle proprie origini, può dipendere dalla capacità dei bambini di gestire i contatti con le diverse figure genitoriali, dalla capacità degli adulti di gestire i contatti tra di loro, con la propria storia di soggetti e col figlio, da come il bambino si immagina la sua storia e dalla qualità delle relazioni familiari, di coppia e col figlio. APPUNTI DEI GENITORI All inizio può essere difficile. I bambini vogliono sentirsi dire io volevo proprio te. Noi eravamo disposti a prendere tutto ma aspettavamo proprio te. Una domanda difficile è sono nata dalla tua pancia? spesso un bambino si nasconde sotto la pancia di sua madre e gioca a far finta di nascere, di allattare. Cerca il contatto fisico anche se è grande. Una bambina vuole giocare a far finta di essere piccola, gattona, parla con una vocina. Sei la mamma giusta per me e tu il papà sbagliato. Perché non siete venuti a prendermi appena nato? Non dobbiamo imbarazzarci delle domande. Sentiamo alcuni racconti: 4

5 1. Appena arrivato un bambino, la gente vuole sapere la sua storia quando non la sa neanche lui. E terribile la curiosità della gente: dov è la madre? Siamo percepiti come una famiglia diversa, siamo anche noi da integrare..quando arriva un estraneo. Quando il paese dice al semee dai nestris, riesce a collocarlo in un contesto che rassicura e la situazione pare normalizzarsi. 2. nato da altra mamma che per me continua ad essere presente ; ma mio figlio, anche se piccolo, mi ha reso felice quando mi ha detto tu mi aspettavi tanto anche quando ero nella pancia di un altra mamma?. Il problema maggiore è rappresentato dalla nonna che a volte sembra infastidita dai richiami al passato che faccio al bambino. 3. Una mamma invece riferisce che mentre il figlio all inizio si confrontava tanto sulla sua nascita, adesso tiene tutto per sé facciamo finta che sono nato dalla tua pancia, rimanendo comunque ricorrente la domanda perché sono stato abbandonato?. In questo periodo inoltre ha bisogno di ritornare indietro alla fase di bambino piccolo. 4. Da piccolo mio figlio faceva confusione a parlare di due mamme mentre da grande ha cominciato a chiedere che fine hanno fatto mia mamma e mio papà? 5. la fase dell adozione ormai l ho superata, dice una mamma; rispetto alla madre naturale si sente veramente grata verso questa donna e vorrebbe dirle che suo figlio sta bene. Invece è infastidita dalle espressioni delle persone che quando parlano di suo figlio adottato (se pur arrivato a 6 mesi) affermando che ha tanto sofferto. 6. Un altra mamma riporta il riaffiorare delle difficoltà a scuola per il proprio figlio a causa del cambio di un insegnante che ha impostato la storia di vita a partire dalla nascita in forma dettagliata (data, dentizione, ecc.) L ha visto molto turbato anche se insieme hanno ripensato all arrivo, alla sua nascita. La cultura dell adozione nell immaginario esterno riporta ancora tanti stereotipi: - mamma vera mamma brava - poverino è normale - nome strano Alcune tecniche suggerite dai genitori. - non aspettare sempre le domande ma sollecitarle garbatamente; - utilizzare spunti della vita quotidiana (parlare di cosa significa essere figli e genitori e dei motivi per cui qualche bambino ha bisogno di cambiare famiglia), usando anche fiabe, cartoni animati; - parlare fra genitori dell adozione quando i bambini sono presenti; - guardare la documentazione del paese d origine (foto, video, relazioni scritte); - tornare assieme nel paese d origine. Periodicamente ai genitori adottivi vengono somministrati dei questionari, utili sia a raccogliere i dati che qui vengono presentati, sia a far riflettere i rispondenti stessi. QUESTIONARIO SULLE ORIGINI Le affermazioni più belle: mamma come sei profumata, hai il profumo dell amore papà ti voglio bene in questa casa, in questo paese sto proprio bene La domanda più difficile: se non sono nata dalla tua pancia come fai ad essere la mia mamma? quando siete arrivati in Perù, se aveste trovato un altra bambina ad aspettarvi, cosa avreste fatto? quando sarò grande potrò conoscere la mia mamma di nascita? 5

6 La domanda più interessante i bambini vogliono solo una famiglia che gli vuole bene? mi piacerebbe rivedere il mio paese di origine Le risposte del genitore - tra la fantasia e la realtà non potevi che essere tu la nostra bimba, solo tu potevi aspettarci sai anche Tartan e Moghli del libro della Giungla avevano una mamma gorilla e un papà orso che gli volevano bene e l hanno cresciuto ci sono tanti tipi di famiglia al giorno d oggi : con un solo genitore, con più di due genitori, con figli in affido e in adozione Cosa vi ha aiutato sensibilità pensare a cosa io avrei voluto sentirmi dire, ricordare che si parla con un bambino bisognoso di certezze, amore, sicurezza e speranza Cosa vi ha ostacolato il fatto di non conoscere quasi nulla sull origine del bambino la durezza di alcune realtà inconcepibili a volte anche per un adulto L INTEGRAZIONE, LA DIVERSITÀ, LA COMUNICAZIONE Ogni bambino adottato porta nel suo bagaglio di esperienze l interruzione della continuità relazionale, in primo luogo con le fonti stesse della vita i genitori che l hanno procreato e dai quali è nato, ma anche con un contesto sociale d appartenenza, molto spesso rappresentato da un istituto dove egli ha potuto sviluppare legami di attaccamento con altri adulti significativi e con coetanei o bambini più grandi che costituiscono il suo mondo affettivo. Per potersi integrare, il bambino deve sentire che viene accompagnato nella ricerca di senso del proprio essere, il senso alla propria presenza su questo mondo, ed è in questo modo che si rafforza la sua percezione d appartenenza. Un sano processo d identificazione del bambino con i genitori è essenziale per uno sviluppo equilibrato della sua personalità. L integrazione nella nuova famiglia e nel nuovo contesto sociale parte da un incontro di diversità: quella del bambino per il genitore ma anche quella del genitore per il bambino; questo in quanto ogni percorso di vita è diverso, ogni soggetto è personalmente diverso. Per ogni bambino la carenza di cure dopo la nascita comporta influenze negative sulla sua organizzazione psichica, ma anche un bambino non particolarmente in difficoltà ha comunque bisogno di tempo per rielaborare una nuova genitorializzazione. Più il bambino è grande più lungo deve essere il periodo di conoscenza reciproca con i futuri genitori. Il bambino piccolo invece solitamente prende coscienza delle differenze somatiche quando i legami affettivi sono già solidi. Nel processo d integrazione e riconoscimento reciproco, è fondamentale rispettare i tempi, sia del bambino che i propri. I genitori devono saper creare un clima di ascolto, comprensione e rispetto per la realtà di cui è portatore il bambino, in modo da favorire lo svilupparsi di un sentimento di fiducia, necessario all instaurarsi di un rapporto positivo e sereno. E importante l ascolto del figlio, delle sue emozioni, insieme all ascolto profondo di sé come genitori e dei propri vissuti. Nel dialogo le parole non devono spaventare e non si deve temere di affrontare tutte le questioni. In ogni coppia la nascita di un figlio determina un cambiamento sostanziale nelle dinamiche relazionali esistenti e ciò deriva dall esigenza di riaccomodare i propri equilibri personali sia in seno alla coppia stessa che con il mondo circostante. La valenza della presenza di un figlio sancisce infatti la continuità del Sé 6

7 attraverso lo scorrere delle generazioni. Questo lavoro è ancora più intenso quando all interno della coppia fa il suo ingresso un figlio adottivo che richiede un lavoro mentale intenso volto alla ricerca di equilibri psicologici ed emozionali ancora più complessi. Interessante il concetto di Erikson generatività sociale, ovvero la capacità di avere cura e dedizione delle future generazioni al di là della procreazione strettamente biologica. La coppia genitoriale adottiva ha anche il compito di svolgere la funzione di riparare quanto nel percorso del bambino ha rappresentato una lacerazione, un inceppamento, per favorire un buon radicamento dello stesso, ed il senso d appartenenza al nuovo nucleo ed nel nuovo ambiente di vita. La funzione riparativa deve essere supportata dal contesto sociale (scuola, servizi, agenzie educative, ecc) e da tutte le figure che entrano significativamente nella sfera emotiva del bambino. Alcune tecniche suggerite dai genitori. - Prima dell incontro con il bambino è importante non farsi delle aspettative rigide in quanto vengono sicuramente stravolte. L incontro è un momento forte, si va a incontrare una persona che non è tuo figlio, una persona che non plasmi tu, ma si incontra qualcuno che ha già il suo carattere anche se in evoluzione. - Non necessariamente ci si innamora subito, bisogna anche abituarsi all idea che ci possa, all inizio, essere un rifiuto da parte del bambino nei nostri confronti. E importante fargli capire che sei tu il genitore, che lo vuoi fare proprio con lui. - Per favorire l integrazione del bambino è importante valorizzare l aspetto di diversità; come ricchezza per esempio nel conoscere due lingue, l appartenere a due culture. - E necessario fare un lavoro su se stessi per accettare per primi la diversità - Acquisire consapevolezza delle proprie reazioni di fronte all affermazione del bambino tu non sei il mio vero genitore. - E difficile capire se le difficoltà di apprendimento siano dovute all adozione o ad una difficoltà intrinseca all età. - Un supporto viene anche dal frequentare un gruppo di genitori adottivi favorendo anche gli scambi fra bambini adottivi. Nella genitorialità attuale c è dialogo (se ne può parlare apertamente). QUESTIONARIO SULL INTEGRAZIONE E DIVERSITA Il momento più difficile: i primi giorni dopo l arrivo, tutti i parenti ed amici che vengono a conoscerlo: grande agitazione e confusione del bambino, perdita del sonno, stanchezza nei genitori Il momento in cui l avete sentito radicato nella famiglia e nel contesto: quando ci ha chiamato per la prima volta mamma e papà; prima ci chiamava nella sua lingua Zio e zia. Quando ha iniziato a fare amicizia con i bambini del paese, durante la sua prima festa di compleanno, con noi, i nonni, gli zii e il suo più caro amico; Aiuto Il sostegno e i consigli di una cara amica che ha adottato tre figli Ostacolo qualche divergenza di veduta rispetto all educazione con il marito, qualche episodio di razzismo con i compagni di scuola 7

8 L INSERIMENTO E L INTEGRAZIONE SCOLASTICA L adozione rappresenta in generale una diversità fra le diversità e il viaggio del bambino dentro la scuola deve poter procedere di pari passo con il viaggio di ricomposizione delle tante parti di sé che continuerà tutta la vita. L inserimento e la frequenza scolastica rappresentano un occasione d incontro preziosa per ogni bambino: lo accompagna ad emanciparsi dalla famiglia ed ad integrarsi nel sociale, offrendogli la possibilità di vedere la realtà con occhi diversi da quelli dei genitori. La scuola accompagna il bambino a misurarsi con una rete di relazioni articolate e complesse e costituisce un fondamentale ambito di verifica e ristrutturazione del modo di vedere se stesso e il suo mondo: giochi, gerarchie, collaborazioni, competizioni, affettività. Il momento dell inserimento a scuola e/o nei servizi educativi del bambino adottato rappresenta un vero e proprio viaggio di iniziazione che segna l ingresso nella nuova comunità. La riuscita scolastica può assumere una valenza di significato fondamentale per la famiglia dove si definisce la normalità del bambino e attraverso ciò si viene considerati o meno dei genitori adeguati. Attualmente nella scuola non vi sono dei riferimenti normativi rispetto all adozione (salvo la deroga all obbligo scolastico) e quindi la partecipazione degli insegnanti o dirigenti a formazioni sull adozione avviene su base volontaria. Ove sono state attuate sono risultate delle pratiche facilitanti la definizione di protocolli, vademecum e l organizzazione di corsi per insegnanti. Il periodo iniziale dell inserimento andrebbe accompagnato attraverso: a) incontri con insegnanti di classe/servizi/famiglia per valutare i tempi e i modi dell inserimento; b) un passaggio di informazioni e aspettative tra genitori e docenti; c) la costruzione di un rapporto paritario tra tutti che permetta di interloquire sulla gestione quotidiana del bambino. La costruzione di un patto educativo chiaro e condiviso tra scuola e famiglia, accompagnato e sostenuto, può far sì che la scuola diventi per il bambino una tappa positiva della storia personale e dell appartenenza e non un esperienza di frattura e distanza. L ambiente fatto di persone accoglienti e disponibili vede nelle insegnanti le figure adulte, non appartenenti alla famiglia, che permettono di stabilire nuovi rapporti e affetti in grado di fornire al bambino un importante contributo di conferme e smentite al suo modo di definire se stesso e gli altri. L inserimento scolastico non può prescindere da un cospicuo periodo di permanenza nella famiglia adottiva e dai necessari adattamenti ai tempi ed ai ritmi che caratterizzano la nuova vita; in questo caso va data grande attenzione al pseudo adattamento che si può osservare nel periodo iniziale dell arrivo e che rappresenta una forma di adesione del bambino alla nuova realtà. La valutazione iniziale dei bambini è fondamentale per la costruzione della loro autostima e in questo senso non si può dare per scontato la classe frequentata in precedenza e le conoscenze possedute dal bambino stesso. Molto spesso l inserimento in una classe inferiore rispetto all età anagrafica può permettergli di acquisire una base più sicura. Il bambino a scuola sviluppa consapevolezza di sé, del suo essere o meno soggetto di valore e quindi meritevole di considerazione ed apprezzamento. Egli presenta inevitabilmente, per la sua storia di abbandono, una maggiore fragilità relativamente alla fiducia nel proprio valore e spesso minori competenze relazionali e di apprendimento (lingua, abitudine e regole di interazione sociale). Il concetto generale universalmente riconosciuto in ambito psico-educativo sottolinea: nessuno apprende se non si sente accolto. Anche il nome del bambino deve essere valorizzato perché è una delle poche certezze che il bambino possiede, e spesso l unico elemento di continuità nella sua esistenza. Nell esperienza dell adozione internazionale entrano in gioco anche le tematiche dell intercultura e dell apprendimento della lingua italiana. Il bambino straniero adottato non è assimilabile, nei suoi bisogni e problematiche, al bambino straniero immigrato in Italia con la sua famiglia. Riassumiamo queste differenze fondamentali: 8

9 Bambini Adottivi Bambini Immigrati Lingua diversa = tecnica Lingua diversa = emotiva Cultura italiana Cultura della famiglia Integrazione verso l interno Integrazione verso l esterno Estraneo e familiare (radici altrove ma è italiano a tutti gli effetti) Il bambino adottato proveniente da un altro paese, analogamente al bambino immigrato, deve essere aiutato ad integrare l appartenenza al nuovo contesto di vita con la propria etnia originaria. Il compito della scuola è la valorizzazione delle origini e l aiuto ad integrare quanto ha sperimentato nella storia precedente con l esperienza attuale. Parlare di adozione a scuola è un modo per accogliere il bambino, non parlarne rappresenta un metamessaggio che sta ad indicare: la tua diversità non è interessante, la tua storia è troppo complicata e dolorosa per essere menzionata. Alcune tecniche suggerite dai genitori Tutti i genitori concordano che ancora manca un informazione adeguata a scuola il problema adozione si evidenzia nei passaggi di scuola: non si ritrovano più infatti i vecchi compagni e si devono ricreare legami, si perde il gruppo dei genitori con i quali si erano create sensibilità/attenzioni sull argomento alle medie è più difficile affrontare il tema in quanto il rapporto tra insegnanti e allievi è più distaccato. Inoltre il tema dell adozione è stato glissato non si è parlato di famiglia e di interculturalità. La diversità riporta con forza al problema del colore della pelle che.. ha un peso molto forte in quanto i bambini sono spietati nella normalità figuriamoci con la diversità. Una mamma sottolinea anche il ragazzo adottato è più sensibile ed attento nel registrare tutti i messaggi che provengono dagli altri non scappa niente.. Comunque un padre che è anche insegnante afferma la sensibilizzazione della classe passa anche attraverso i genitori e bisogna capire quanto l insegnante consideri questo un problema o una risorsa.. Il gruppo conclude non basta l accompagnamento garantito dai servizi nel primo periodo di inserimento ma sarebbe importante prevederlo anche nelle fasi successive, in coincidenza dei passaggi di classe o scuola. QUESTIONARIO SULL INSERIMENTO /INTEGRAZIONE SCOLASTICA Il tempo giusto per l inserimento a scuola deve essere fatto il prima possibile, il bambino deve partecipare alla vita normale della famiglia, della società e del paese in cui vive per socializzare e acquistare sicurezza della sua nuova situazione bisogna valutare caso per caso, quindi non c è un tempo giusto per tutti i bambini quando il bambino si sente pronto per il temporaneo distacco dalla famiglia l arrivo a giugno e l inserimento in settembre: il primo giorno è stata durissima per lui perché si è sentito di nuovo abbandonato e ha pianto, poi è andata sempre meglio dipende da bambino a bambino, a volte è meglio perdere un po di tempo all inizio per permettergli di lavorare meglio successivamente Come è stato aiutato il bambino: molto aiutato dagli insegnati e dalla scelta di un ambiente scolastico piccolo con classi non numerose fornendo un mediatore culturale la mamma l ha affiancata la prima settimana di scuola, è stata accompagnata a scuola per un primo periodo con utilizzo dello scuolabus graduale, esonero dai rientri nel primo periodo delle ottime maestre che lo hanno fatto sentire come a casa, lo hanno coccolato, aiutato con le parole nuove che cominciava ad imparare, lo hanno incoraggiato senza pretendere troppo e secondo le sue capacità all asilo l insegnante è stata sensibilizzata e si è dimostrata disponibile inserendo il bambino nella classe attraverso un percorso che coinvolgeva tutti i compagni 9

10 Cosa può aiutare gli insegnanti: conoscere la storia del bambino, mantenere contatti continui con la famiglia e scambi anche con i servizi dando tutte le informazioni necessarie per affrontare i problemi che si possono presentare maggiori informazioni sulla realtà adottiva per affiancare il bambino nel comprendere la differenza fra immigrati ed adottati la lettura di qualche buon libro come a Scuola è arrivato un nuovo compagno oppure qualche minicorso sulle famiglie adottive principalmente la loro sensibilità e capacità: cose di cui noi non ci possiamo lamentare Il ruolo dei servizi accompagnare la famiglia anche durante l inserimento scolastico e preparare le insegnanti a valutare ed affrontare la situazione e qualsiasi manifestazione comportamentale del bambino seguire i bambini e le insegnanti durante il primo periodo di inserimento (3/4 mesi) fornire consulenza sulle tematiche adottive in maniera generale dare qualche indicazione utile sui risvolti psico-affettivi e sulle difficoltà di apprendimento che spesso si riscontrano nei bambini adottati un supporto consistente nel caso in cui i bambini abbiano problemi che rendono difficoltoso anche l apprendimento Il valore attribuito alle differenze e alla diversità non in tutte le scuole le differenze sono viste come occasioni di crescita, nelle scuole primarie (non tutte) si tende a valutare il bambino per i risultati che raggiunge e non per quello che veramente è anche se con intenzioni positive la diversa origine viene ribadita ripetutamente uno spazio sufficiente ma non troppo enfatizzato, con l intenzione di ricondurre la situazione entro un ventaglio di possibili situazioni L aiuto al bambino nell accettazione della diversità alla scuola dell infanzia la maestra ha preparato un bellissimo cartellone con la storia del nostro bimbo che poi è stata raccontata ai suoi compagni: Abbiamo dato noi il libro con gli spunti da cui ha tratto le immagini. Utilissimo!!! parlando di vari paesi e chiamando delle persone esterne di varie nazionalità a parlare in classe facendole capire che ogni esser umano è diverso dagli altri e che diversità non vuole dire colore diverso della pelle ma anche all interno della popolazione locale non ci sono due individui uguali. con dialoghi continui, ogni volta che se ne è presentata e se ne presenta l occasione LA CURA RESPONSABILE : MODELLI EDUCATIVI E REGOLE La famiglia è una democrazia con dei capi, frase di Carl Witacker per affrontare l argomento del come educare - le regole, i divieti. Diventare genitori è la capacità di prendersi cura in modo responsabile di ciò che è stato generato/ affiliato/adottato. La relazione genitori-figli è una relazione di tipo gerarchico ed implica una chiara assunzione di responsabilità educativa dell adulto nei confronti delle nuove generazioni. La barriera generazionale deve essere solida ( io sono il genitore, tu sei il figlio ) per poter davvero proteggere il figlio, e al tempo stesso trasparente ( io sono il genitore e mi sforzo di capirti ). La cura responsabile è un compito di entrambi i genitori e si compone di due dimensioni: 1. il polo affettivo, collegabile alla figura materna, le cui parole chiave sono la cura, l affetto, la protezione ; comprende il contenimento, ovvero un serbatoio psichico di fiducia a cui attingere lungo l arco di tutta la vita per combattere l angoscia della perdita/separazione e della morte 10

11 2. il polo etico, collegabile alla figura paterna, le cui parole chiave sono i valori, le norme, le regole, le tradizioni da rispettare, il senso di appartenenza, ovvero il rispetto della giustizia e della lealtà nelle relazioni. Metaforicamente potremmo dire che la madre rappresenta la Pazienza, il padre la Potenza. Le due funzioni sono intercambiabili a seconda dei momenti e dei contesti specifici purchè all interno di un dialogo condiviso da entrambi i genitori. Affetto e norma non sono scelte educative alternative, e devono poter co-esistere per mantenere la crescita del figlio. Talora si osserva il prevalere degli aspetti affettivi e protettivi a scapito dell altra dimensione, sottovalutando gli aspetti normativi che invece permettono di interiorizzare il senso di ciò che è bene e ciò che è male e di fare esperienza del limite. E come se si fosse passati da una famiglia etica ad una famiglia degli affetti : i genitori tendono a trasmettere più affetti che regole, spesso cercano di farsi obbedire utilizzando i ricatti affettivi, privilegiano l andare d accordo rispetto al confronto e al dialogo, anche se conflittuale. In generale sembra venir salvaguardato il consenso, a scapito dell autenticità delle persone e delle relazioni. A volte le coppie che affrontano il percorso adottivo affermano che più piccolo è il bambino, più è malleabile e così lo posso educare come voglio ; tale pensiero lascia intravedere quanto sia ancora diffusa la convinzione, per tutti i tipi di genitorialità, che il bambino non sia comunque, già alla nascita, portatore di una sua personalità, che si svilupperà non solo in base all educazione che l adulto gli proporrà, ma anche sulla base del suo temperamento, delle sue tendenze innate, dei condizionamenti ambientali, della personalità degli adulti del suo contesto di vita. Il genitore non ha un potere assoluto sul destino del figlio, pur essendo determinante, per come si porrà, per come lo aiuterà nel percorso di crescita. Per quanto attiene all adozione, spesso i genitori non si preoccupano se il bambino manifesta una facile adesività, ovvero se segue senza opporsi le regole che gli vengono date. In molti casi invece la sottomissione passiva da parte del bambino è indice di un forte bisogno di approvazione che rimanda ad un insicurezza interiore a cui non può non essere collegata la paura del ripetersi dell abbandono. Anche i segnali di una mancata separazione/individuazione dalla famiglia possono far pensare ad un eccesso di permissività per cui il soggetto si sente approvato e importante solo all interno della famiglia, oppure di un modello eccessivamente rigido che non offre la possibilità di sbagliare senza sentirsi per questo abbandonati. Alcuni genitori adottivi si sentono in difficoltà nell imporre delle regole ai figli perché il contesto parentale e amicale si fa prendere da una particolare compassione verso il bambino a causa della sua storia, ma l elaborazione delle origini attiene a tutt altro aspetto della relazione. Optare per un modello permissivista per paura di fare del male al bambino che ha già sofferto non fa che accrescere il suo senso di essere diverso e continuamente inadeguato. Per ritornare al tema della cura responsabile potremmo dire che significa proteggere, occuparsi, preoccuparsi e fare crescere. Il comportamento protettivo significa accudire il figlio, curare la sua salute, rispondere ai suoi bisogni, controllare le situazioni ambientali e relazionali potenzialmente pericolose per lui, proteggerlo dai vissiti dolorosi che affollano il suo mondo interno, riuscendo ad accoglierli su se stessi, ma anche proteggerlo dai vissuti dolorosi del genitore stesso. Occuparsi, preoccuparsi e far crescere significa riuscire a mantenere la costanza degli affetti anche quando il figlio procura delle frustrazioni ad esempio l insuccesso scolastico, le diversità di opinioni e di scelte di vita; fornire al figlio le gratificazioni utili a confermrgli la propria capacità e amabilità che gli permetteranno di strutturare l autostima, non tralasciando i limiti. Infine, far crescere emotivamente e far uscire nel mondo, tra cui acquisire l autonomia, non è altro che il frutto di un adeguata cura responsabile a partire dai primi momenti della relazione. Alcune tecniche suggerite dai genitori 11

12 Nella riflessione alcuni genitori concordano che le regole vanno sempre date anche se una mamma poi riporta all asilo è l unico che ubbidisce a me questo non ha fatto un grande piacere perché l ho vissuta come un modo di essere che il bambino ha appreso e ricorda della sua storia di istituto. quando lo castigo mi ricatta affettivamente affermando.non mi vuoi bene,non sono tuo figlio. Analogamente un altra mamma nel primo periodo dell arrivo del figlio percepiva che lui la sfidava quando trasgrediva le piccole regole ma lei sentiva comunque di doverle dare, per aiutarlo a capire che cosa era un genitore. A volte la coerenza è difficile da mantenere io soffro se piange mi dispiace farlo soffrire. La sfida dei figli viene agita anche all esterno all inizio con i suoi atteggiamenti ha rovinato il rapporto con gli insegnanti rimproverato, ha scagliato un libro verso l insegnante. All inizio per i genitori è difficile indirizzare i figli, ma poi nel tempo lui all inizio non accettava, adesso ci arriva da solo. QUESTIONARIO SULLA RESPONSABILITA GENITORIALE Le regole più difficili da applicare quando era piccolo: voleva sempre guardare la TV, io non riuscivo a dire di no e quasi sempre lo accontentavo acquistando quello che lui chiedeva rispetto degli altri oppositività i primi giorni è stato necessario imporre la nostra figura, non abbiamo trovato particolari difficoltà a parte la lentezza che è una sua caratteristica Le regole più difficili da applicare adesso che è cresciuto: prima si fanno i compiti poi si vede la TV. Finalmente sono riuscita ad impormi! fatica a rispettare la regola di alzarsi quando suona la sveglia dovere allo studio non incontriamo al momento particolari difficoltà, a parte qualche bugia che scappa ogni tanto, ma non in modo preoccupante A quali modelli avete o fate riferimento all esperienza personale o semplicemente al buon senso nessuno in particolare alla nostra esperienza di figli alle nostre famiglie d origine A chi vi rivolgete usualmente per chiedere consiglio: alle colleghe di lavoro che hanno figli della stessa età e meglio se più grandi saltuariamente a professionisti di solito ad altri genitori, particolarmente quelli adottivi Regole ed Adozione: vi sentite più permissivi e/o severi rispetto agli altri genitori? A volte ci sentiamo più severi perché non vogliamo che si senta diverso rispetto agli altri, anche se poi pensando ai suoi primi anni di vita senza una figura di riferimento mi sento in colpa e compenso con un atteggiamento più dolce e amorevole Permissivi Cerchiamo di trovare una via di mezzo puntando sempre al risultato che desideriamo ottenere da ogni situazione. Restano sempre differenze di approccio fra marito e moglie Regole ed Adozione: essere genitori adottivi ha modificato la vostra idea di modello educativo? 12

13 in generale no si è evoluto in base alle necessità non crediamo di esserci comportati in modo diverso da come ci saremmo comportati con un figlio non-adottivo L ADOZIONE E ADOLESCENZA Probabilmente questo tema sembrerà un argomento lontano per chi come genitore è ancora nel periodo dell attesa, ma è altrettanto vero che il futuro si costruisce a partire dal presente e, per quanto riguarda l adozione, addirittura dal progetto/idea che il genitore ha ed aveva quando ha iniziato il percorso, dalle prime fasi del legame con il bambino, dalle modalità relazionali e di accudimento e da altri intrecci che fanno parte della storia di ogni persona. In letteratura si trovano molti modi per definire l adolescenza : un area di confine tra mondo infantile e mondo adulto, un lungo ponte tra l infanzia e l età adulta, un età di transizione, una fase di mutazione, un età vulnerabile ma anche molto ricca, un tempo soggettivo che ognuno vive secondo i ritmi personali o come una malattia normale (D.W. Winnicott). L intera esistenza umana è scandita dall esperienza del cambiamento ma l adulto, attraverso l esperienza, lo affronta perlopiù con una maggior capacità di comprensione e di contenimento. L adolescenza in questo senso è un età paradigmatica poiché pochi periodi della vita sono caratterizzati da così tanti cambiamenti, a livello corporeo, cognitivointellettivo e comportamentale. L adolescenza è il tempo del cambiamento, il tempo del corpo, il tempo dell opposizione, il tempo delle emozioni, il tempo dell appartenenza e della separazione e, per quanto attiene nello specifico dell adozione, dobbiamo aggiungere altre parole che rimandano ai temi dell identità e delle origini. L adolescente adottato, a causa dei vissuti legati all abbandono e in alcuni casi all istituzionalizzazione, sperimenta in questa fase della vita una maggior fragilità e vulnerabilità. Riemergono in lui, in maniera più evidente, i sentimenti dolorosi dell essere stato rifiutato, non amato, e a ciò si collega all idea di essere stato abbandonato perché inadatto e deludente agli occhi dei genitori originari. Diviene in questo senso più facile l idealizzazione dei genitori adottivi, in un momento della vita in cui il genitore dovrebbe essere disinvestito dalla visione di onnipotenza che è tipica dell infanzia. Molte volte i genitori temono gli atteggiamenti oppositivi del figlio, ma quando un adolescente sente di poter esprimere questi vissuti nei loro confronti, significa che si sente sufficientemente sicuro di non essere nuovamente abbandonato e può iniziare ad amare i propri genitori anche per i loro aspetti reali e meno positivi. Nel fisiologico aumento di comportamenti oppositivi di questo periodo, le differenze in negativo e gli atteggiamenti di apparente rifiuto del ragazzo non sempre sono interpretati come richieste di aiuto, bensì come tendenze che derivano dai genitori originari. Il pensiero che ne può derivare è che le parti cattive appartengono alle origini, ai genitori biologici, e quelle buone ai genitori adottivi, creando in questo modo una separazione, una discontinuità o addirittura una frattura della storia personale. Il processo di individuazione, tipico di questa fase evolutiva, può essere difficoltoso sia per il ragazzo, poiché può riattivare in lui ansie di abbandono, sia per i genitori che possono vivere questo passaggio con dei sentimenti di forte dubbio sul proprio operato. Il desiderio più o meno esplicito di un ritorno nella propria terra o la ricerca dei genitori non sempre è accompagnato da un azione, ma è piuttosto una richiesta agli adulti di essere aiutato a ricomporre i pezzi della propria vita. La costruzione dell identità è un operazione continua di connessione tra presente, passato e futuro. Nell adolescente adottato diviene molto forte e fisiologico il bisogno di sapere, capire e ricercare le origini. In un momento in cui è in gioco anche la costruzione dell identità corporea, al ragazzo adottato manca lo specchio biologico, la possibilità di potersi confrontare con i genitori originari; lo sforzo di esprimere il proprio essere diverso, tipico dell adolescenza, può essere particolarmente faticoso nei casi in cui la somiglianza acquista un valore aggiunto di appartenenza. La fase della crescita riporta in primo piano il tema, ricco di valenze emotive ed affettive, della nascita. Ed è proprio questo tema che porta l adolescente al confronto fra genitori veri e genitori immaginati e, parallelamente per i genitori, al confronto tra figlio vero e figlio immaginato. Sono 13

14 piani diversi che si intersecano: una vicenda che si snoda nell attuale e con cui ci si può confrontare con una storia ricostruibile e in qualche modo controllabile e una vicenda che si è svolta in un altro tempo, in un altro luogo, la cui ricostruzione sollecita idee ed emozioni che sfuggono al controllo. L accostamento dei vari soggetti è essenziale perché il problema dell accettazione della realtà e dell elaborazione dei lutti, nel senso di ciò che non si è potuto essere, avere, o realizzare, riguarda sia gli adulti che il figlio adolescente. Appare dunque importante costruire una storia condivisa, che comprenda la sofferenza del figlio e quella del genitore, una verità narrabile e accettabile che possa aiutare il ragazzo ad orientarsi nel suo diventare adulto ;.questo io ritengo la caratteristica più importante dell essere genitori, fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo che per certo sarà il benvenuto (Bowlby). Alcune tecniche suggerite dai genitori. Parlando dell ingresso in adolescenza del proprio figlio un genitore dice : l adolescenza è un terrore buio in quanto il nostro bambino è gia adolescente da tempo rispetto alla sfida verso le regole quindi come saranno queste sue manifestazioni in adolescenza? In aumento in attenuazione? All attuale va troppo bene che non ci pensiamo; su tanti aspetti è un bambino piccolo su altri è già adolescente Un altro genitore riporta una toccante lettera di un ragazzo cambogiano letta su un Forum dove appariva chiaro il tema del non sentirsi ne carne ne pesce. È angosciante pensare a questo per il futuro; la seconda paura è quella del non riuscire come mamma a trasmettere l idea del rispetto di sé e degli altri nei confronti del proprio corpo, in questo senso si riferisce agli atteggiamenti precoci e provocanti delle ragazzine già nella fascia della scuola media. Sul tema del ritorno nel proprio paese di provenienza un genitore porta la seguente riflessione: andare è quasi naturale a quell età lui riporta un pensiero ricorrente che da grande potrà dire..io non appartengo a questo posto me ne vado una forma di disconoscimento che taglia i ponti però poi riflette pensando già che non sarà così.invece è molto verosimile la realizzazione della ricerca delle sue origini.a 18 anni andrò a cercare i miei documenti e voi con me.. Un altro riporta l esperienza della figlia i cui ricordi sono sempre stati nitidi parla sempre apertamente come se avesse traslocato.. con il diventare grande fa collegamenti fra alcuni fatti significativi e l età che aveva quando sono successi. QUESTIONARIO SULL ADOLESCENZA I timori dei genitori amicizie e modelli propinati dai mass-media che il ragazzo possa incontrare amici che lo portano su cattive strade, ribellatisi ai genitori adottivi, mettendo in dubbio la nostra genitorialità, fumare, bere alcolici, abbandonare gli studi la facilità di attrazione verso modelli sbagliati Le difficoltà che possono incontrare i genitori la difficoltà che genera altre, credo sia quella di trovarsi di fronte a un figlio che cambia rapidamente anche nel reagire al dialogo, contribuendo così ad alimentare tensioni. gli inevitabili scontri per fare rispettare le regole di casa, l incomunicabilità fra due diverse generazioni difficoltà di dialogo chiusura delle confidenze Cosa può aiutare i genitori? tanta fortuna, tanta calma e parecchia pazienza tutte quelle famiglie adottive che vivono o hanno già vissuto questa esperienza La fase del distacco immaginata dai genitori sarà un po difficile da accettare, ma se il ragazzo rispetta gli orari e si impegna a scuola e negli studi, sarà tutto più semplice 14

15 al momento risulta difficile immaginare il distacco, speriamo possa avvenire gradualmente e in armonia Come accompagnare i figli nella maturazione sessuale parlarne il prima possibile, parlare con lori dell amore, dell attrazione verso l altro sesso, sempre in modo costruttivo e positiva affrontando la questione con naturalezza e senza inutili tabù ogni volta che se ne presenta l occasione cercando di far capire che la sessualità va di pari passo all affettività e al rispetto di se stessi e degli altri Come accompagnare i figli nella ricerca dell identità sostenendo la ricerca delle proprie radici, ribadendo la nostra presenza incondizionata I BAMBINI E LO SPAZIO DI ACCOGLIENZA Nella definizione spazio di accoglienza sopra citata è racchiuso l intento nonchè il significato alla base dei nostri pensieri e riflessioni rivolte non solo ai più grandi, ma ai più piccoli, a coloro che erano e sono così presenti nelle discussioni e condivisioni degli adulti, ma nello stesso tempo assenti fisicamente da quel cerchio di sedie (p. 2) occupate dai loro genitori in una stanza diversa. In questo spazio i bambini adottati sono arrivati e sono stati accolti ognuno con il proprio bagaglio ed identità. Accoglienza è un termine che abbiamo cercato di declinare nell organizzazione e definizione dell esperienza con i significati di: spazio in senso fisico del termine, ovvero un luogo definito e costante nel tempo; spazio emotivo-affettivo, ovvero quel luogo rappresentativo della libera possibilità di esprimersi ed esprimere i propri stati d animo della giornata, i propri pensieri, le proprie idee, nonché i vissuti più o meno lontani nel tempo; spazio relazionale, ossia il luogo in cui poter fare nuove conoscenze, confrontarsi nell esplicitazione delle proprie caratteristiche personali, condividere esperienze e vissuti più o meno simili in una dimensione di gruppo variabile, data la libera possibilità di accesso e partecipazione dei bambini agli incontri; tempo, definito sia nella durata dell incontro (due ore) che in una dimensione individuale, di scelta dei tempi personali, di ogni bambino, con la finalità di rispondere alle attività proposte o di integrarsi al resto del gruppo; modalità operative e di organizzazione dell incontro rispondenti ad attività diverse e scandite nel tempo con la stessa cadenza in ogni incontro. Con le premesse sopra elencate anche noi operatori abbiamo iniziato a vivere lo spazio di accoglienza così pensato, ascoltando ciò che i bambini ci portavano in risposta a quanto da noi proposto. In ogni incontro, a cadenza bimensile circa, abbiamo attraversato differenti fasi operative: il momento dell accoglienza, in cui si attende che il gruppo si completi e chi è già presente gioca, in cui si può condividere con gli altri il proprio stato d animo, attaccando su di un apposito cartellone delle faccine espressive; la proposta di attività strutturate o semi-strutturate con l ausilio di diverse tecniche grafiche (differenti tecniche espressive), dell utilizzo di vari materiali, della parola e/o del movimento, grazie alle quali si è potuto sperimentare una molteplicità di situazioni/strumenti e possibilità di raccontare qualcosa di se stessi agli altri; 15

16 i saluti finali in cui il gruppo condivideva quanto accaduto durante l incontro ed accoglieva cosa gli altri bambini avevano deciso di portare da casa o di organizzare per i loro compagni. Dalla predisposizione di ascolto accennata prima, abbiamo percepito differenti suoni : quelli giunti da un gruppo eterogeneo, per età e cultura di provenienza, che nel tempo si è riconosciuto nelle sue diversità ed a più riprese si è integrato, accogliendo le proposte non solo dei conduttori, ma anche dei compagni presenti all incontro, dando vita ad una melodia articolata ed intonata. Nel clima di condivisione e di cooperazione venutosi a creare tra i partecipanti a questa esperienza, ognuno di loro ha trovato lo spazio in cui poter esprimere, verbalmente o meno, le diversità percepite rispetto agli altri (ad esempio, il colore della pelle), episodi e vissuti del proprio passato, proprie attitudini, risorse e preferenze. Abbiamo assistito al divenire di uno spazio di accoglienza, accolto, per l appunto, dai bambini stessi in qualità di contenitore, in cui ritrovarsi e ritrovare l altro con il piacere e l attesa del prossimo incontro. DOMANDE DEI PARTECIPANTI AL GRUPPO DELL ATTESA 1) Come fare per mettere a proprio agio il bambino al suo arrivo? 2) Come fare per poter rispettare i tempi del bambino? 3) E giusto che i genitori manifestino le proprie emozioni al bambino nel primo periodo (per es. abbracciandolo,ecc.)? 4) Cosa si può rispondere al bambino quando a scuola gli diranno: Sei nero come la cacca? 5) Come reagire ad un eventuale rifiuto del bambino (per es. voglio tornare a casa! Non vi voglio come genitori! ) o se dovesse rifiutare uno dei due genitori? 6) Come è stato superato il primo impatto (per es. se un bambino parla un altra lingua)? 7) Al primo incontro cosa, in base alla vostra esperienza, ha funzionato così così? Cosa evitare al primo incontro? 8) Quali dovrebbero essere le reazioni dei genitori a particolari comportamenti del bambino? Come vi siete comportati di fronte all aggressività? E al rifiuto? 9) Cosa avete fatto in situazioni difficili da gestire? Quando avete vissuto situazioni difficili a chi vi siete rivolti? 10) Nel periodo post-adozione i Servizi ci sono o no? 11) Dopo quanto tempo avete percepito che si era creato un legame di attaccamento sia da parte vostra che del bambino? 12) Come affrontare traumi, abusi sessuali, violenze e/o maltrattamenti anche gravi subiti dai bambini? LE RISPOSTE DEI GENITORI Come fare per mettere a proprio agio il bambino al suo arrivo? E fondamentale che il bambino capisca di essere aspettato e desiderato dai nuovi genitori, anche attraverso la creazione di spazi a lui dedicati. Nel periodo dell abbinamento è utile fare delle foto della nuova casa in cui andrà ad abitare, della sua cameretta, da mostrargli già prima di arrivare in Italia in modo che prenda contatto con la nuova realtà. Così come delle foto delle persone di famiglia che incontrerà già all arrivo. I genitori devono essere tranquilli, spontanei, mettersi sullo stesso piano del bambino, flessibili. Usare l umorismo, ove possibile e strategie di distrazione. Prendere qualche oggetto che ricordi il paese di provenienza da riprendere in mano quando e se ce ne sarà la necessità. Se il bambino parla bene la sua lingua può essere utile acquistare qualche cartone animato nella lingua originale da riguardare nella nuova casa in Italia. Alcune difficoltà possono nascere dallo stato d animo dei genitori : potreste sentirvi soli ed incompresi da chi vi circonda. Non colpevolizzatevi per sentimenti non sempre amorevoli e positivi ma, se potete, pensate che è un momento di passaggio. Se non si tratta di adozione di più fratelli, è importante il contatto con altri bambini, cugini o figli di amici; questo sia per il forte senso di socialità che i bambini adottivi hanno 16

17 in sé, sia perché hanno frequentato altri bambini negli istituti,sia perchè perché possono provenire da famiglie numerose. Come fare per poter rispettare i tempi del bambino? Semplicemente rinunciando ai propri tempi, riducendo se possibile i carichi di lavoro approfittando della possibilità di usufruire a pieno dei congedi parentali, senza avere la frenesia di riprendere la propria attività lavorativa. L arrivo di un bambino nella famiglia naturale o adottiva che sia presuppone una riorganizzazione totale delle dinamiche e della routine familiare tipiche della coppia senza figli. E giusto che i genitori manifestino le proprie emozioni al bambino nel primo periodo (per es. abbracciandolo,ecc.) Esiste qualche aspirante genitore che sia in grado di resistere e di non abbracciare o di dare un bacio al proprio bambino, già dal primo istante? Avremmo qualche dubbio sulla capacità affettiva e di accoglienza di queste persone. All inizio la risposta del bambino potrà essere tiepida e non così calorosa come la vostra, ma con il passare dei giorni, quando percepirà di essere amato e di essere al sicuro, tutto sarà molto naturale e sarà lui a venire in braccio a cercare le coccole. Crediamo che la maggior parte delle domande sul giusto comportamento da tenere nei primi tempi abbia come risposta l immedesimarsi nei panni di un bambino catapultato in un nuovo paese, in cui si parla una lingua completamente sconosciuta, in compagnia di due perfetti estranei. Essere disponibili, umani, è importante manifestare tutte le emozioni, accogliere non è prendere..cercare di capire se i bambini desiderano da subito coccolati o al contrario se vogliono delle distanze, facendo però sentire comunque la presenza che in fondo è sicurezza. Spesso il contatto corporeo come abbracci e carezze può essere gradito e utile. A volte l aggressività dei bambini è generata così fortemente dalla disperazione che diventa una forza dirompente (lancio di oggetti, urla), in risposta a situazioni che il bambino vive con sentimenti di frustrazione o generati da una confusione nei nuovi ruoli. Una coppia può non essere abituata a certe esplosioni e nonostante siano ritenute normali possono momentaneamente destabilizzare. In un breve arco di tempo si può passare ad essere il genitore buono al genitore severo e viceversa. Se si può evitare il pessimismo, anche accettando qualsiasi propria reazione, buona o cattiva che sia. La gran parte degli eventuali errori si possono recuperare e volgere in positivo in seguito. Non pretendere di essere perfetti, si impara con il tempo. Se il genitore è insicuro cercare di mascherarlo Cosa si può rispondere al bambino quando a scuola gli diranno: Sei nero come la cacca? Io canto De Andre : dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori! E fondamentale parlarne prima con il bambino in modo da rassicurarlo e prepararlo a certe situazioni, interessare poi le maestre, che nella nostra esperienza si sono rivelate sensibili ed attente nel prevenire questo tipo di problematiche. C è una gradazione di senso che rende il bambino nero più difficilmente integrabile. La varietà è comunque un valore: i tratti somatici vanno paragonati a cose positive (nero come il cioccolato, bianco come la farina). I bambini di diversa etnia tengono ad aggregarsi tra di loro anche se prima non si conoscevano. Nei momenti di difficoltà si può trovare aiuto e sostegno presso l ente che ha gestito la pratica adottiva o presso i servizi che hanno seguito la coppia. Molto utile può essere il confronto e la condivisione con altri genitori adottivi che hanno certamente altre esperienze simili anche se ogni adozione è una storia a sé. Come reagire ad un eventuale rifiuto del bambino (per es. voglio tornare a casa! Non vi voglio come genitori! ) o se dovesse rifiutare uno dei due genitori?per sdrammatizzare la risposta può essere perché vuoi tornare a casa?... hai dimenticato un peluches? Non assecondarlo con frasi tipo quella è la porta vai. Piuttosto rinforzare con questa è casa tua, tu stai qua. Non bisogna abdicare al proprio ruolo di 17

18 genitori anche se questo comporta più autorevolezza e severità, ma ribadire che è parte della famiglia e figlio della coppia a tutti gli effetti. A volte queste affermazioni forti sono richieste di legittimazione del proprio ruolo di figlio riconosciuto dalla coppia ci tengono davvero a me? Avendo pazienza e non rinunciando al primo colpo, ma rendendosi disponibili nei confronti di vostro figlio, accettando piccole delusioni. Talvolta è una sfida, un tirare la corda, quanto possono osare per mettere alla prova la resistenza dei genitori, per saggiare quanto tengono a questo bambino. Fargli capire perciò che voi siete le persone di cui può fidarsi sempre e in qualsiasi situazione e soprattutto non avere la supponenza di avergli fatto un favore adottandolo. Non c è un tempo prefissato che vale per tutti, il legame di attaccamento cresce e si sviluppa gradualmente anche nelle difficoltà. E veramente un affetto che aumenta con il passare del tempo e si esprime in modi differenti, alle volte il bambino anche in base alle esperienze vissute, può concedere la fiducia lentamente. Il tempo è la pazienza sono fondamentali quanto far sentire i bambini al sicuro assicurando loro che nessuno li porterà più via. Come è stato superato il primo impatto (per es. se un bambino parla un altra lingua)? Fondamentale nell attesa è documentarsi sulla cultura del paese di origine del bambino ed imparare alcune frasi e parole utili per il primo periodo di conoscenza. La lingua è uno scoglio relativo, è l ultimo dei problemi, anche se inizialmente può dare qualche difficoltà. Nei primi tempi ci si capisce con il linguaggio del corpo, con il tono della voce, a gesti, poi con il passare del tempo lo sforzo che il bambino fa per farsi accogliere e per entrare in sintonia con il nuovo ambiente è tale da far dimenticare completamente, purtroppo, la propria lingua. Per interagire con il bambino può essere utile imparare qualche parola della sua lingua inerente l attività quotidiana come mangiare, dormire, giochi, soprattutto se la permanenza all estero sarà lunga. Il bambino, una volta arrivato, può avere difficoltà nel dare significato ai modi di dire o innervosirsi perché non capisce ciò che lo circonda. Può aiutare parlare lentamente associando dei gesti. Al primo incontro cosa, in base alla vostra esperienza, ha funzionato così così? Cosa evitare incontro? A volte le criticità del primo incontro derivano dalle modalità molto frettolose con cui viene consegnato il bambino. E importante concentrarsi sul bambino e lasciare molto alle circostanze, mettersi nei suoi panni. Evitare di aspettarsi tutto e subito e contenere l impazienza. Evitare di arrivare a mani vuote, portargli un piccolo regalo come segno e promemoria che porterà con sé a casa. Non essere impegnati a fare foto e filmini ma incaricare altri di ciò. Quali dovrebbero essere le reazioni dei genitori a particolari comportamenti del bambino? Come vi siete comportati di fronte all aggressività? E al rifiuto? Dell aggressività non si rilevano particolari esperienze mentre comuni sono i sentimenti di tristezza e senso di inadeguatezza che percepiscono nel bambino. In questo caso è importante confortare con frasi collegate a lui ed alla sua realtà con frasi tu ti puoi sentire come vuoi ma noi rimarremo sempre tua mamma e tuo papà. E importante riconoscere il sentimento di nostalgia che possono portare i bambini perché la nostalgia è la più difficile emozione da poter rimediare e il momento più difficile da affrontare. Può essere utile agganciarsi al concetto di destino, sottolineando..sei contento! È andata bene così Cosa avete fatto in situazioni difficili da gestire? Quando avete vissuto situazioni difficili a chi vi siete rivolti? 18

19 Tutte le situazioni che abbiamo vissuto sono state gestibili. Nel periodo post-adozione i Servizi ci sono o no? Abbiamo trovato una grande disponibilità da parte dei servizi sia nel pre che nel post- adozione. Non comprendiamo perciò le lamentele di certi genitori che si sono sentiti passati ai raggi X durante i colloqui preparatori. E giusto che i servizi facciano riflettere fino in fondo le coppie sul passo che stanno per compiere, perché in gioco non c è l interesse della coppia ma quello del bambino. Il percorso adottivo non si conclude con l arrivo del bambino, vengono proposte varie occasioni di confronto e dialogo da cogliere. L isolamento non è costruttivo nè funzionale. Dopo quanto tempo avete percepito che si era creato un legame di attaccamento sia da parte vostra che del bambino? Dal momento in cui ci è stato affidato per quanto riguarda noi, da parte del bambino da quando ci ha riconosciuti come adulti esclusivi di riferimento. Non è possibile dare una tempistica, per noi è avvenuto in maniera graduale. Nel primo anno si verificano cadute ed impennate non esiste un percorso lineare: all inizio si osserva che il bambino tende ad andare con tutti gli adulti che manifestano affetto ed interesse. Parallelamente si evidenzia una paura manifesta nel bambino..e se qualcuno mi ruba.. Come affrontare traumi, abusi sessuali, violenze e/o maltrattamenti anche gravi subiti dai bambini? Non abbiamo esperienze di questo tipo, ma supponiamo con maggior disponibilità e amore e soprattutto con l aiuto di persone competenti. Bisogna comunque affrontarle e dare una risposta ti capisco non ti succederà più con noi.. Interpretare i segnali quali la paura nell andare a dormire nel letto con le sbarre nelle porte chiuse a chiave La difficoltà nell andare a scuola e all asilo può richiamare ambienti vissuti in forma traumatica e un ritorno all Istituto. Cercare di accogliere ogni apertura e confidenza con serenità anche se l argomento è problematico. Se al momento non si hanno risposte si può tornare sull argomento successivamente. TESTIMONIANZA La signora Manuela, quale persona adulta adottata, ha partecipato ad uno dei nostri incontri e ci ha lasciato questo contributo. Non è mai facile parlare del proprio passato ma quando questo diviene esperienza utile o punto di vista di chi ci è già passato ed ha vissuto in prima persona ogni parola, ogni pensiero, emozione e ricordi, credo sia 19

20 indispensabile mettere la propria esperienza vissuta a disposizione di coloro che stanno per interpretare un cammino di conoscenza di sé stessi, cammino sicuramente non facile. La mia storia è simile a quella di tanti altri bambini adottati. Dei miei primi quattro anni vissuti nella struttura ho qualche ricordo ma la maggior parte di essi si sono come dissolti nel momento stesso in cui arrivati davanti al cancello di quella che sarebbe divenuta la MIA CASA! Seppi di essere stata adottata all età di sette anni: mia madre, con molta dolcezza, mi disse che non ero nata dalla sua pancia non so quanto compresi e il discorso terminò lì per i miei genitori. Ma per me appena iniziò. Col passar degli anni avvertivo che diventava imperante, per il mio crescere, sapere le mie origini: sapere chi erano i miei genitori naturali, capire perché mia madre avesse fatto o fosse stata costretta a fare una scelta di abbandono di me, che ero sua figlia ne che ero stata nella sua pancia. Non ho mai odiato i miei genitori naturali: nel mio cuore sia di bambina, sia di adolescente che di persona adulta li ho sempre ringraziati per aver scelto di darmi la vita (mia madre poteva anche abortire), per aver scelto di abbandonarmi in una struttura dandomi la possibilità di essere, a mia volta, SCELTA per amore da chi mi avrebbe dato una vita migliore. A me non è mai interessato conoscere fisicamente i miei genitori naturali ma sapere i loro nomi, cosa facessero nella vita, dove vivessero si. I miei genitori adottivi, in modo particolare mia madre, vissero in modo negativo le mie richieste: subentrò si una forma di gelosia ma soprattutto la paura di essere loro ad essere abbandonati, la paura di non essere loro i prescelti, la paura che i loro sacrifici e il loro amore venisse rifiutato per preferire due persone che, secondo il loro punto di vista, di amore ne ebbero ben poco. Ci volle tempo, pazienza e soprattutto amore da entrambe le parti per comprendere che conoscere le proprie origini non era altro che mettere insieme pezzi del proprio passato per vivere in modo equilibrato il presente e futuro; conoscere le proprie origini non era rifiuto dei genitori adottivi ma sapendo la propria storia, confermare la scelta che essi facessero tanti anni prima, ossia scegliere a mia volta loro come genitori, senza distinzioni tra naturali- biologici e adottivi. Una scelta che, accolta ed espressa nella verità, evita possibili spaccature interiori ed un non identificarsi con nessuna delle due famiglie ed un vivere sospeso. Per questo credo che i genitori adottivi debbano parlare della famiglia naturale senza pregiudizi, senza giudizi, con molta tranquillità, senza il timore di eventuali conflitti che possono crearsi nel momento delle conoscenze di un passato non facile da comprendere CONCLUSIONI, con la lieve suggestione di una favola I COLORI DELLA PELLE Si racconta che nell'antichità più antica, tutti gli uomini erano bianchi. I colori si erano divertiti a colorare ogni cosa; le montagne, le piante, gli animali, il cielo ma si erano dimenticati di colorare proprio gli esseri più importanti che esistevano sulla Terra: gli uomini. Quando se ne accorsero, decisero subito di rimediare e si riunirono per stabilire a chi sarebbe spettato farlo. I concorrenti erano tanti. " Spetta a me!" gridò il viola "sono il colore più distinto." " Perché tu? Gli uomini saranno molto più belli verdi!" ribatté il verde. " No, sono io, il celeste, il colore più adatto!" Alla fine di una discussione burrascosa si passò ai voti e tre ottennero lo stesso numero di preferenze; il nero. il giallo e l'arancione. I tre colori prescelti vennero ad un accordo; il nero avrebbe colorato gli uomini che vivevano in Africa, il giallo quelli che vivevano in Asia e l'arancione quelli che vivevano in America. Subito partirono per mettersi al lavoro, ma a causa dei violenti litigi era avvenuta un'altra dimenticanza: i colori si erano scordati degli uomini che vivevano in Europa. Così gli europei restarono bianchi e, figuratevi la loro rabbia, quando cominciarono a viaggiare e si accorsero che in Africa, in Asia e in America viveva 20

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