Per una Chiesa Viva. I martiri di oggi

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1 Per una Chiesa Viva Anno IX - N. 6 Luglio P ERIODICO DEL LA C OMU NITÀ E CCL ESIAL E DI RA VEL LO I martiri di oggi Negli scritti del Nuovo Testamento, il termine "martire" riprende il significato che questa parola ha nella lingua greca, nella quale indica il testimone: colui che ha visto un fatto e può darne testimonianza, ma anche colui che afferma la verità delle proprie convinzioni. I cristiani, dunque, sono martiri, perché testimoni di Cristo; professano la loro fede in Lui e, per questo motivo, vengono perseguitati ed uccisi. All inizio del cristianesimo,dunque, l'accento è posto sulla testimonianza di vita dei discepoli del Vangelo. Leggendo,però, la storia dei martiri, ci accorgiamo che, a partire dal secondo secolo,l'attenzione viene sempre più rivolta alla morte violenta di coloro che testimoniano la propria fede in Cristo. In conseguenza di questa concezione o idea del martirio, nel nostro tempo, quando parliamo dei martiri cristiani siamo piuttosto abituati a pensare non tanto alla testimonianza cristiana di vita di quanti si professano seguaci di Cristo, quanto alle icone, ai dipinti o agli affreschi che vediamo nelle nostre chiese o nei musei. E il pensiero va alle gesta eroiche e lontane di quei primi cristiani, perseguitati dagli imperatori romani, che, per difendere la propria fede, erano costretti a rifugiarsi nelle catacombe. Bisogna, tuttavia, ammettere che nella società moderna la condizione dei cristiani è mutata; esiste una realtà che forse non conosciamo perché, a volte, lontana da noi o troppo lontana dalle logiche e dagli interessi politici, che maggiormente attirano la pubblica opinione. A riflettere sulla realtà del martirio dei cristiani, nel nostro tempo, ci ha invitato recentemente Papa Francesco all Angelus di domenica 23 giugno, vigilia della solennità della natività di San Giovanni Battista. Nel tradizionale saluto domenicale, dalla finestra del suo studio su piazza San Pietro, il Papa, commentando la frase di Gesù: «chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà», ha osservato che «perdere la vita» non necessariamente significa morire, anche se «i martiri sono l'esempio massimo del perdere la vita per Cristo». Egli dopo di aver rievocato la storia di san Giovanni, con l'epilogo della condanna a morte per aver denunciato l'adulterio del re Erode e di Erodiade, ha commentato: «Quante persone pagano a caro prezzo l'impegno per la verità. Quanti uomini retti preferiscono andare controcorrente, pur di non rinnegare la voce della coscienza, la voce della verità». Anche nel nostro tempo, il Papa ha ribadito con forza, in molte parti del mondo, ci sono martiri: uomini e donne che sono imprigionati, uccisi per il solo motivo di essere cristiani. E sono in numero maggiore che nei primi secoli della Chiesa. Ha quindi sottolineato l esistenza di un altro martirio, il «martirio quotidiano» di chi compie «il proprio dovere con amore, secondo la logica di Gesù, la logica del dono, del sacrificio. Quanti papà e mamme ogni giorno mettono in pratica la loro fede offrendo concretamente la propria vita per il bene della famiglia. Quanti sacerdoti, frati, suore svolgono con generosità il loro servizio per il regno di Dio. Quanti giovani rinunciano ai propri interessi per dedicarsi ai bambini, ai disabili, agli anziani...». Poi, ha aggiunto «ci sono tante persone, cristiani e non cristiani, che perdono la propria vita per la verità» sull esempio di san Giovanni Battista, «scelto per preparare la via davanti a Gesù» e indicare al popolo il Messia. Chi non conosce,infatti, il caso di Asia Bibi, la donna pakistana di 37 anni, madre di due bambini, la cui vicenda particolare negli ultimi tempi è diventata simbolo del martirio dei cristiani nel Medio Oriente? Si sa come, durante il suo lavoro nei campi del Punjab, Asia Bibi ebbe una discussione con le sue colleghe di lavoro islamiche, le quali volevano convincerla ad abbandonare il cristianesimo e a convertirsi all'islam. La donna difese la sua fede in Cristo crocifisso per lei, additandolo come esempio alle sue colleghe e invitandole a pensare cosa Maometto avesse fatto per loro. A seguito di questa proposta espressione di coraggiosa testimonianza cristiana, Asia fu picchiata e rinchiusa in carcere, mentre la gente insultava lei e i suoi figli. Denunciata per blasfemia è stata anche condannata a morte. Continua a pagina 2

2 PAGINA 2 Segue dalla prima pagina È noto anche che il Pakistan si è reso protagonista ultimamente della promulgazione di una legge che condanna la blasfemia contro l'islam, e possiamo ben immaginare che tipo di utilizzo se ne possa fare, anche alla luce della vicenda toccata ad Asia Bibi. Durante l'angelus di quella Domenica il Papa, vedendo tanti giovani presenti in Piazza San Pietro, li ha così esortati: non abbiate paura di andare controcorrente, quando vi vogliono rubare la speranza, quando vi propongono valori che sono valori avariati; quando un pasto è andato a male ci fa male, invece bisogna andare controcorrente e avere questa fierezza di andare proprio controcorrente, avanti, siate coraggiosi, andate controcorrente e siate fieri di farlo. E questo un ulteriore, forte ed importante invito a non vergognarci della nostra fede da vivere sull esempio e per rispetto del Signore Gesù, che non si è vergognato di noi, fino al punto di farsi da noi uccidere, ma anche per rispetto di coloro che per amor suo hanno donato la vita e di quanti ancora oggi rischiano la loro stessa vita per rimanere fedeli al Vangelo e testimoniare la fede in Cristo, unico Salvatore del mondo. Chi ha scelto Cristo non deve temere di professarsi suo seguace sino alla morte. Tutti abbiamo bisogno di crescere nella fede e nel coraggio, preparandoci anche ad affrontare incomprensioni, derisioni e sofferenze che sono sempre più leggere delle torture fisiche e della morte che tanti nostri fratelli nella fede patiscono in altre parti del mondo. Memori delle parole del Maestro che ha detto: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,11-12), facciamo tesoro della perenne lezione della storia che attesta come l instaurazione e il progresso del Regno di Dio sulla terra sono indissolubilmente legati al dono della grazia misericordiosa di Cristo Salvatore e al necessario contributo della coraggiosa testimonianza di vita di quanti hanno liberamente scelto di credere e seguire Cristo. Don Giuseppe Imperato La Chiesa è Corpo di Cristo Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi mi soffermo su un'altra espressione con cui il Concilio Vaticano II indica la natura della Chiesa: quella del corpo; il Concilio dice che la Chiesa è Corpo di Cristo (cfr Lumen gentium, 7). Vorrei partire da un testo degli Atti degli Apostoli che conosciamo bene: la conversione di Saulo, che si chiamerà poi Paolo, uno dei più grandi evangelizzatori (cfr At 9,4-5). Saulo è un persecutore dei cristiani, ma mentre sta percorrendo la strada che porta alla città di Damasco, improvvisamente una luce lo avvolge, cade a terra e sente una voce che gli dice «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Lui domanda: «Chi sei, o Signore?», e quella voce risponde: «Io sono Gesù che tu perseguiti» (v. 3-5). Questa esperienza di san Paolo ci dice quanto sia profonda l unione tra noi cristiani e Cristo stesso. Quando Gesù è salito al cielo non ci ha lasciati orfani, ma con il dono dello Spirito Santo l unione con Lui è diventata ancora più intensa. Il Concilio Vaticano II afferma che Gesù «comunicando il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli, chiamati da tutti i popoli» (Cost. dogm. Lumen gentium, 7). L immagine del corpo ci aiuta a capire questo profondo legame Chiesa-Cristo, che san Paolo ha sviluppato in modo particolare nella Prima Lettera ai Corinzi (cfr cap. 12). Anzitutto il corpo ci richiama ad una realtà viva. La Chiesa non è un associazione assistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente, che cammina e agisce nella storia. E questo corpo ha un capo, Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge. Questo è un punto che vorrei sottolineare: se si separa il capo dal resto del corpo, l intera persona non può sopravvivere. Così è nella Chiesa: dobbiamo rimanere legati in modo sempre più intenso a Gesù. Ma non solo questo: come in un corpo è importante che passi la linfa vitale perché viva, così dobbiamo permettere che Gesù operi in noi, che la sua Parola ci guidi, che la sua presenza eucaristica ci nutra, ci animi, che il suo amore dia forza al nostro amare il prossimo. E questo sempre! Sempre, sempre! Cari fratelli e sorelle, rimaniamo uniti a Gesù, fidiamoci di Lui, orientiamo la nostra vita secondo il suo Vangelo, alimentiamoci con la preghiera quotidiana, l ascolto della Parola di Dio, la partecipazione ai Sacramenti. E qui vengo ad un secondo aspetto della Chiesa come Corpo di Cristo. San Paolo afferma che come le membra del corpo umano, pur differenti e numerose, formano un solo corpo, così tutti noi siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo (cfr 1Cor 12,12-13). Nella Chiesa quindi, c è una varietà, una diversità di compiti e di funzioni; non c è la piatta uniformità, ma la ricchezza dei doni che distribuisce lo Spirito Santo. Però c è la comunione e l unità: tutti sono in relazione gli uni con gli altri e tutti concorrono a formare un unico corpo vitale, profondamente legato a Cristo. Ricordiamolo bene: essere parte della Chiesa vuol dire essere uniti a Cristo e ricevere da Lui la vita divina che ci fa vivere come cristiani, vuol dire rimanere uniti al Papa e ai Vescovi che sono strumenti di unità e di comunione, e vuol dire anche imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno; in una parola a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni.

3 PAGINA 3 Corpo e membra devono essere uniti! L unità è superiore ai conflitti, sempre! I conflitti se non si sciolgono bene, ci separano tra di noi, ci separano da Dio. Il conflitto può aiutarci a crescere, ma anche può dividerci. Non andiamo sulla strada delle divisioni, delle lotte fra noi! Tutti uniti, tutti uniti con le nostre differenze, ma uniti, sempre: questa è la strada di Gesù. L'unità è superiore ai conflitti. L unità è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore perché ci liberi dalle tentazioni della divisione, delle lotte tra noi, degli egoismi, delle chiacchiere. Quanto male fanno le chiacchiere, quanto male! Mai chiacchierare degli altri, mai! Quanto danno arrecano alla Chiesa le divisioni tra i cristiani, l essere di parte, gli interessi meschini! Le divisioni tra noi, ma anche le divisioni fra le comunità: cristiani evangelici, cristiani ortodossi, cristiani cattolici, ma perché divisi? Dobbiamo cercare di portare l'unità. Vi racconto una cosa: oggi, prima di uscire da casa, sono stato quaranta minuti, più o meno, mezz'ora, con un Pastore evangelico e abbiamo pregato insieme, e cercato l'unità. Ma dobbiamo pregare fra noi cattolici e anche con gli altri cristiani, pregare perché il Signore ci doni l'unità, l'unità fra noi. Ma come avremo l'unità fra i cristiani se non siamo capaci di averla tra noi cattolici? Di averla nella famiglia? Quante famiglie lottano e si dividono! Cercate l'unità, l'unità che fa la Chiesa. L'unità viene da Gesù Cristo. Lui ci invia lo Spirito Santo per fare l'unità. Cari fratelli e sorelle, chiediamo a Dio: aiutaci ad essere membra del Corpo della Chiesa sempre profondamente unite a Cristo; aiutaci a non far soffrire il Corpo della Chiesa con i nostri conflitti, le nostre divisioni, i nostri egoismi; aiutaci ad essere membra vive legate le une con le altre da un unica forza, quella dell amore, che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Papa Francesco Catechesi dell Udienza Generale del 19 giugno 2013 Diventare pietre vive Nell'udienza generale del 26 giugno 2013 Papa Francesco ha proseguito le sue catechesi sulla Chiesa, presentando - dopo «popolo di Dio» e «corpo di Cristo» - una terza immagine che la Costituzione dogmatica «Lumen gentium» del Concilio Ecumenico Vaticano II usa per descrivere la Chiesa: «tempio dello Spirito Santo». La catechesi è stata occasione per riflettere sulle relazioni fra il Tempio dell'antico Testamento e la Chiesa come tempio, e per invitare ancora una volta a superare quella «stanchezza» che ci trasforma in cristiani scoraggiati e chiusi in noi stessi, distogliendoci dall'evangelizzazione. «Tempio» può sembrare a prima vista un'espressione antiquata. La parola «tempio» richiama alla mente le religioni dell'antichità, compresa quella ebraica. A Gerusalemme, «il grande Tempio di Salomone era il luogo dell incontro con Dio nella preghiera; all interno del Tempio c era l Arca dell alleanza, segno della presenza di Dio in mezzo al popolo; e nell Arca c erano le Tavole della Legge, la manna e la verga di Aronne: un richiamo al fatto che Dio era stato sempre dentro la storia del suo popolo, ne aveva accompagnato il cammino, ne aveva guidato i passi». Lo scopo del Tempio era dunque «ricordare una storia»: e anche noi quando entriamo in una chiesa dovremmo ricordare la storia dell'amore del Signore per noi. Ma la Chiesa è molto di più del Tempio antico. Infatti, quello «che era prefigurato nell antico Tempio, è realizzato, dalla potenza dello Spirito Santo, nella Chiesa: la Chiesa è la casa di Dio, il luogo della sua presenza, dove possiamo trovare e incontrare il Signore; la Chiesa è il Tempio in cui abita lo Spirito Santo che la anima, la guida e la sorregge». Con la venuta di Gesù Cristo la risposta alla domanda: «dove possiamo incontrare Dio?» è diventata univoca. Dio si è fatto incontrabile nella storia nella persona di Gesù e nella Chiesa, intesa non come del Tempio dello Spirito Santo edificio ma come corpo di Cristo e popolo di Dio. Se è vero che il Tempio di Gerusalemme è figura della Chiesa, è anche vero che il Tempio antico e la Chiesa come tempio dello Spirito Santo sono realtà qualitativamente diverse. «L antico Tempio era edificato dalle mani degli uomini: si voleva dare una casa a Dio, per avere un segno visibile della sua presenza in mezzo al popolo. Con l Incarnazione del Figlio di Dio, si compie la profezia di Natan al Re Davide (cfr 2 Sam 7,1-29): non è il re, non siamo noi a dare una casa a Dio, ma è Dio stesso che costruisce la sua casa per venire ad abitare in mezzo a noi». Cristo stesso si è presentato come «il Tempio vivente del Padre», e il Tempio della Trinità, la Chiesa, è «fatta non di pietre materiali, ma di pietre viventi, che siamo noi». Francesco ha richiamato l'attenzione su un brano della Lettera agli Efesini, dove san Paolo si rivolge così ai cristiani: voi siete, scrive, «edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo del Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito». Questo brano, ha detto il Papa, è importante perché ci aiuta a compiere un ulteriore passaggio. Il nuovo Tempio è Gesù Cristo, certo, ma è altrettanto esatto dire che con la fondazione della Chiesa ora «il tempio siamo noi, noi siamo la Chiesa vivente, il tempio vivente». Questo tempio è, afferma il Concilio, «dello Spirito Santo». Ma in che senso la presenza dello Spirito Santo qualifica e definisce il tempio che è la Chiesa? «Egli - risponde il Pontefice - disegna la varietà che è la ricchezza nella Chiesa e unisce tutto e tutti, così da costituire un tempio spirituale, in cui non offriamo sacrifici materiali, ma noi stessi, la nostra vita». Non si tratta di una curiosità teologica, ma di un nuovo invito di Papa Francesco a non scambiare la Chiesa per un' istituzione meramente umana. Continua a pagina 4

4 PAGINA 4 Segue da pagina 3 «La Chiesa non è un intreccio di cose e di interessi, ma è il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio in cui Dio opera, il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio in cui Dio opera, il Tempio in cui ognuno di noi con il dono del Battesimo è pietra viva». In quanto pietre vive del nuovo Tempio noi dovremmo avere una straordinaria coscienza della nostra dignità di cristiani. Qualche volta basta togliere una singola pietra e il tempio rischia di cadere. «Questo ci dice che nessuno è inutile nella Chiesa e se qualcuno a volte dice ad un altro: Vai a casa, tu sei inutile, questo non è vero, perché nessuno è inutile nella Chiesa, tutti siamo necessari per costruire questo Tempio! Nessuno è secondario». Da questo punto di vista spirituale «tutti siamo uguali agli occhi di Dio», e - ha aggiunto Francesco - la facile obiezione «Senta Signor Papa, Lei non è uguale a noi» non ha più nessun senso. I ruoli sono ovviamente diversi, ma Dio ama nello stesso modo ogni mattone del tempio e considera ogni mattone indispensabile. «Questo ci invita anche a riflettere sul fatto che se manca il mattone della nostra vita cristiana, manca qualcosa alla bellezza della Chiesa. Alcuni dicono: Io con la Chiesa non c entro, ma così salta il mattone di una vita in questo bel Tempio. Nessuno può andarsene, tutti dobbiamo portare alla Chiesa la nostra vita, il nostro cuore, il nostro amore, il nostro pensiero, il nostro lavoro». Il problema oggi, ha concluso il Papa, è la stanchezza. «Siamo pietre vive o siamo, per così dire, pietre stanche, annoiate, indifferenti? Avete visto quanto è brutto vedere un cristiano stanco, annoiato, indifferente? Un cristiano così non va bene, il cristiano deve essere vivo, gioioso di essere cristiano; deve vivere questa bellezza di far parte del popolo di Dio che è la Chiesa. Ci apriamo noi all azione dello Spirito Santo per essere parte attiva nelle nostre comunità, o ci chiudiamo in noi stessi, dicendo: ho tante cose da fare, non è compito mio?». Questa domanda - non altre - nel Magistero di Papa Francesco è la questione essenziale. Massimo Introvigne La Bussola Quotidiana Sono nate cose nuove? Quindi se uno è in Cristo, è creatura nuova; le vecchie cose sono passate, ne sono nate di nuove (seconda lettera ai Corinzi 5,17). Chiaro. Semplice. Comprensivo, non tanto. Discutibile, sicuramente. Veritiero ai posteri l ardua sentenza. Ogni incontro della Comunità sposi di Ravello, è uno stimolo alla riflessione sul nostro vero essere testimoni in Cristo e il rigo sovrastante, oggetto del nostro ultimo incontro, non è stato da meno degli altri. Un interrogativo che da oltre duemila anni, dovrebbe essere cosa certa, ancora è oggetto di discussione. Con la venuta di Gesù Cristo e il Battesimo in spirito Santo, ogni creatura è NUOVA, perché mondata dal peccato originale, inoltre, gli altri sacramenti, purificano (la comunione, la riconciliazione, l unzione degli infermi) e confermano (la cresima e il matrimonio) la crescita del cristiano cattolico in questo status di novità, eppure c è qualcosa che non va. Continuamente ci sentiamo ripetere e contestualmente siamo educati, all importanza della preghiera (singola, in famiglia, in comunità); siamo esortati ad essere annunciatori del Vangelo e testimoni, con la nostra vita, dell Amore paterno che Dio Padre non ci ha mai negato; non ci mancano icone cui far riferimento (da San Pietro Apostolo a Giovanni Paolo II) e non difettiamo più di mezzi, né di comunicazione, (carta stampata, internet) né di espressione (qualità carismatiche e conoscenze multilinguistiche). Dalla piccola Galilea, nel corso del tempo è stato attraversato il mondo: tutti sanno, tutti conoscono, però pochi operano. Dopo la breve esposizione dei nostri catechisti, la condivisione comunitaria ha forse centrato il fulcro del problema. Tutti ci siamo dichiarati disposti alla testimonianza al meglio delle nostre capacità nel contesto in cui ci troviamo con buona pace delle nostre coscienze, e tutti ci siamo confermati inadeguati all Annuncio. Ovviamente non siamo le persone più adatte alla proclamazione della Parola, e per fortuna ci sono gli ecclesiastici ad occuparsene, tuttavia non è la mancanza di impegno a renderci inadempienti quanto la pigrizia nell accogliere gli stimoli ricevuti. Come Comunità ci siamo svegliati lentamente dal nostro torpore, ci sono voluti degli anni affinché tra di noi s instaurasse la confidenza che ci ha portato ad identificarci in quella che adesso è la nostra forza: l unione. Dall incontro quindicinale, siamo gradualmente passati al ritrovo per il rosario, alla preghiera comunitaria, all aiuto reciproco, e anche allo scontro frontale con chi ci considera una setta o chissà che altro. La pazienza degli educatori ci ha indirizzato verso uno stile di vita che senza tradire le nostre tradizioni, ci ha fatto comprendere l importanza dei segni liturgici e la gestione familiare dell autorità educativa e non impositiva. Molti hanno confermato che il rapporto con la famiglia, seppur ancora burrascoso, tende al miglioramento. Abbiamo attraversato lutti e festeggiato nozze d argento, siamo stati capaci di ritrovarci prima come persone e poi finalmente come cristiani più consapevoli della loro fede e della loro missione. Non mancano gli screzi, anche all interno del gruppo, la nostra natura è pur sempre miseramente umana. La perfezione è molto lontana, comunque il cammino è avviato e non siamo soli. La guida spirituale di Don Silvio e le lettere d amicizia ci offrono lo spunto di riflessione su noi stessi, prima che il giudizio sugli altri e il loro operato; i catechisti ci danno una prova tangibile del loro impegno, lasciano tutto e percorrono i chilometri pur di non lasciarci soli; il parroco ci coinvolge in tutte le attività di parrocchia, ci richiama all ordine e ci chiama per nome, conosce ciascuna delle sue pecore, quelle che vengono e tutte quelle che non vengono. La Fraternità stessa con la promessa eucaristica e il mandato agli adoratori, premia il nostro

5 PAGINA 5 impegno; il pellegrinaggio a Pompei e l udienza da Papa Francesco poi, hanno lasciato in chi di noi ha avuto la possibilità di parteciparvi, una gioia che è stata contagiosa per chi, si è dovuto accontentare del racconto. In fondo neanche Dio Padre, ci ha mai chiesto il sacrificio che Lui stesso ha fatto per noi, e allora perché non impegnare un po di quel coraggio che tutti i giorni dimostriamo di avere nelle insidie quotidiane, per la causa della Fede? Cristo è già morto per noi, il Suo sacrificio, ci ha reso nuove cose, non lasciamo che l oblio dell indifferenza accomuni l indecisione e la pigrizia, la strada è insidiosa e s inciampa spesso, tuttavia la mano che ci aiuterà ad alzarci, anche se non sempre ci capita di vederli, è lì tesa che attende solo di essere afferrata. Cioffi Patrizia Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo Domenica 2 Giugno 2013 abbiamo celebrato la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo. Le Celebrazioni nell anno della Fede, nel cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, hanno assunto un significato particolare per la Solenne Adorazione Eucaristica presieduta da Papa Francesco alle ore 17,00 in San Pietro che si è estesa in contemporanea in tutto il mondo, coinvolgendo le Cattedrali e le parrocchie di ogni diocesi. Anche qui a Ravello, in Duomo, dalle ore 17,00 alle ore 18,00 ci siamo uniti in preghiera ed in adorazione del Santissimo Sacramento, seguendo il libretto preparato in Vaticano; abbiamo alternato momenti di silenzio per l adorazione personale alla recita dei brani scelti e delle preghiere scritte dai Pontefici: Pio XII,beato Giovanni XXIII, Paolo VI,Giovanni Paolo I, beato Giovanni Paolo II,Benedetto XVI, per unirci spiritualmente alle due speciali intenzioni di preghiera chieste da Papa Bergoglio: l auspicio che la Chiesa si presenti dinanzi al mondo sempre più bella, santa ed immacolata; e che la Parola porti misericordia e rinnovato impegno nell amore,dando un senso al dolore ed alla sofferenza, restituendo gioia e serenità. In particolare,abbiamo unito le forze nella preghiera, per aiutare la Chiesa ad affrontare con determinazione ed audacia i temi della sofferenza per le nuove schiavitù e le guerre, la tratta delle persone, il narcotraffico, l emarginazione, la violenza contro le donne ed i bambini. Alle ore 18,00,a conclusione dell Adorazione è cominciata la recita del Rosario Eucaristico, seguito alle ore 18,30 dalla Santa Messa,presieduta da Padre Antonio Petrosino e concelebrata da Don Carmine Satriano. Molti i fedeli presenti, anche i fanciulli che hanno ricevuto quest anno la Prima Comunione a cui principalmente si è rivolto Padre Antonio durante l Omelia. Egli ha spiegato il significato della Solennità del Corpo e del Sangue di Gesù, spezzato e donato per la salvezza di tutti gli uomini. Come il cibo materiale ci nutre e si trasforma per noi in nutrimento ed energie vitali, così, ha spiegato Padre Antonio, il Pane Consacrato diventa per noi Nutrimento, Cibo Spirituale che cambia la nostra vita nella stessa vita di Cristo; è necessario però avere fede, credere nel Grande Mistero e collaborare con Cristo! Solo allora vedremo cambiare tutta la nostra esistenza e saremo in grado di amare Dio ed i nostri fratelli fino a dare la propria vita per essi come, ha fatto Gesù stesso! Infine Padre Antonio, spiega il miracolo Eucaristico di Lanciano. Un religioso nella prima metà dell VIII secolo, mentre celebrava l Eucaristia ha dubitato della presenza reale del Corpo e del Sangue di Gesù nel pane e nel vino, a quel punto essi si sono trasformati realmente in Carne ed in Sangue sotto gli occhi del frate. Padre Antonio ha spiegato ancora come nel tempo siano state fatte delle analisi dei tessuti della Carne ancora presente a Lanciano, e come essi hanno rivelato che si tratta proprio di un frammento di un cuore umano dell età di Gesù. Ciò significa che Gesù ci ama con un Amore sentito, tenero e delicato ed Egli è veramente presente nell Ostia e nel Vino Consacrati, per avvolgerci nel suo abbraccio per Amarci di Vero Cuore, perciò, non dobbiamo mai stancarci di Adorare Gesù Eucaristia. Al termine della Celebrazione Eucaristica,alle ore 19,30,come di consueto, c è stata la Processione del Corpus Domini per le vie del paese. Hanno partecipato alla Processione i fanciulli della Prima Comunione, con serietà, rispetto e devozione, seguiti dai bambini vestiti da angioletti, accompagnati dai genitori; erano inoltre presenti i componenti le Associazioni:della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù e della Beata Vergine del Carmelo, dell Azione Cattolica, e del Terz Ordine Francescano, infine i fedeli con la candela accesa. Alle spalle del Santissimo, le autorità, la banda ed il coro. La Processione, partendo dal Duomo, ha percorso Viale Wagner, Via San Giovanni del Toro, dove ci sono state le due soste : una ai Giardini della Principessa di Piemonte, l altra alla Chiesa di San Giovanni, per una preghiera, il canto del Tantum Ergo e la Benedizione.Altra sosta per la preghiera e la Benedizione, alla Chiesa di Sant Agostino, oggi Sacrario dei Caduti, a Piazza Fontana. La Processione è proseguita fino a Piazza Duomo, dove il Celebrante si è spostato verso Scala per impartire la Benedizione. Dopo l ultima sosta a Via Boccaccio, siamo tornati in Duomo dove la Celebrazione si conclusa con la Benedizione finale. Alcune considerazioni da fare, una è che la Processione del Corpus Domini è molto sentita da tutti i fedeli che vi partecipano con vera devozione, l altra cosa molto bella da segnalare è con quanto entusiasmo, fede, gioia e devozione molti giovani ravellesi compongono i tappeti di fiori. Quest anno erano molto belli! A tutti loro un vivo apprezzamento, soprattutto tenendo presente le cattive condizioni atmosferiche dei giorni precedenti che senz altro avranno creato problemi nel reperire i petali. Il Sacramento dell Eucaristia che abbiamo celebrato ed adorato nella Solennità del Corpus Domini, possa essere per tutti i fedeli Fonte e Culmine del cammino di fede. Giulia Schiavo

6 PAGINA 6 Cultura: una risorsa per la crescita La definizione di" risorsa" spesso si associa alla parola "economica". In tempi come questi che stiamo vivendo si sente parlare di ricerca delle risorse economiche per affrontare i problemi. Le risorse che provengono dalla diffusione della cultura sono spesso sottovalutate perche' e' piu' difficile averne un riscontro nel breve periodo e quindi quasi impossibile da quantizzare in termini economici. Ma il valore di una crescita culturale di base di una comunita' ha sempre prodotto ricchezza per la stessa comunita' e per quelle limitrofe. Basta leggere i libri di storia dei bambini delle elementari per comprendere come l'aumento della cultura media di un popolo nel campo delle conoscenze scientifiche, delle discipline artistiche (pittura, recitazione, danza, arti visive, ecc.), dell' istruzione di base, delle lingue straniere, dell'uguaglianza dei diritti sociali, del rispetto per le culture religiose altrui, ecc. vada di pari passo con il benessere economico della collettività. Quando un governo taglia i fondi per la cultura e/o della ricerca per "risparmiare",in pratica taglia le possibilità di crescita di una comunità e di conseguenza anche la crescita della ricchezza dei cittadini. Le guerre si sono sempre basate sulla disinformazione e sul mancato accesso ad una istruzione di base per la popolazione. La scoperta del fuoco, l'invenzione della ruota,il rinascimento, l'illuminismo, l'abolizione della schiavitu', la fine dell'apartheid, e mille altri esempi che la storia ci trasmette, sono momenti di conquista pacifica dovuti principalmente all'aumento del livello culturale medio della popolazione in una determinata area geografica. Una buona formazione culturale di base contribuisce ad una maggiore possibilita' di inserimento nel mondo del lavoro ed una maggiore risorsa economica per l'intera comunita', oltre che all insegnamento che la guerra non è la soluzione per nessuno dei problemi. La famiglia svolge un ruolo importantissimo nella formazione culturale dei giovani. E' li' che si impara il rispetto per le idee diverse dalle proprie, l' importanza per un' istruzione adeguata, dove si coltivano i primi interessi culturali. Laddove mancano questi imput sia lo stato che le istituzioni locali coadiuvate dalle associazioni culturali e sportive no profit,lavorano per fornire degli stimoli che aiutano i ragazzi nella loro formazione. Uno degli ostacoli maggiori nella crescita culturale dei giovani sono i giovani stessi. Alcuni di loro hanno coraggio e crescono senza pregiudizi. Altri hanno paura dei cambiamenti ed allora si uniscono in gruppo e deridono ed offendono chi invece vuole crescere piu' di loro. Chiamano secchione chi si appassiona allo studio, chiamano femmina i maschi che fanno danza, chiamano maschiacci le donne a cui piace il culturismo, eccetera. Ci sono voluti secoli perche' sia agli uomini che alle donne fossero offerte le stesse opportunità ed ancora c' e' molta strada da fare, ma se gli adulti non trasmettono ai giovani l'importanza dello studio, del rispetto per gli interessi altrui, se gli adulti non riprendono i propri figli quando offendono i loro coetanei che hanno piu' coraggio di loro a vivere le proprie passioni, se gli adulti non fanno gli adulti e lo stato non si occupa abbastanza dei suoi cittadini promuovendo la cultura come base fondamentale per la crescita, la qualità della vita di una comunità sarà sempre mediocre. Il vantaggio economico o il pareggio di bilancio non può essere l unico obiettivo da raggiungere per le istituzioni. La maggior parte delle iniziative culturale, sportive, sociali, artistiche, si realizzano grazie al volontariato che è sempre una delle risorse più importanti di una comunità. Ha effetti economici positivi notevoli, senza costi di base. Il motore del volontariato è la coscienza e quella non si puo misurare in termini economici. Educazione al rispetto delle scelte altrui, una buona formazione culturale, uniti al buon esempio, contribuiscono alla crescita di una coscienza che porta ad interagire gli uni con gli altri per lo sviluppo del sociale contribuendo notevolmente alla crescita di una comunita con risvolti positivi anche dal punto di vista economico. Questa non è teoria, è storia. E la storia dell Europa che ha visto i suoi momenti più belli quando la crescita culturale di alcune aree geografiche particolari era al massimo, coinvolgendo di riflesso anche le civiltà limitrofe. L Italia è stata protagonista assoluta di una formazione culturale sempre in anticipo sui tempi rispetto agli altri e con maestri che hanno stimolato la formazione culturale di moltissimi altri che sono diventati maestri a loro volta, in tutto il mondo. Studiando la storia del nostro paese, diventa facile capire che la strada giusta da seguire per una crescita sociale, con positivi risvolti anche nel campo economico, principale preoccupazione di tutti i governi soprattutto in questi periodi, è promuovere la formazione culturale dei cittadini, senza distinzione di classi sociali o altro, senza imporre limiti all istruzione come ad esempio lo si fa con il numero chiuso per l iscrizione all università. Limitare l'accesso all universita' solo a chi ha avuto la fortuna di frequentare delle buone scuole e quindi di presentarsi ai test di accesso alle varie facolta' con una buona preparazione di base e' di per se' un ingiustizia sociale, che limita la possibilita' di crescita culturale del singolo a chi ha avuto piu' possibilita' di altri suoi coetanei. Una facolta universitaria offre stimoli diversi dalla scuola secondaria di primo grado e limitarne l accesso preclude a molti quel diritto all istruzione che diventa poi una risorsa per la comunità intera. Abbiamo un Presidente che ci onora e che sottolinea sempre il privilegio che abbiamo noi Italiani di vivere in uno dei più bei paesi più belli del mondo. In momenti difficili come questi, ricordare il valore ed i sacrifici fatti da chi è venuto prima di noi incoraggiando i giovani di oggi a crescere culturalmente seguendo le orme dei nostri padri, è il miglior stimolo per guardare avanti con coraggio e sforzarsi di fare il nostro meglio per contribuire a lasciare ai nostri figli un posto migliore per loro e per le generazioni che verranno. Marco Rossetto

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