fisc: 40 anni Supplemento Dare voce alla gente parole altre al Sir n. xx - gg mese 2006 al Sir n novembre 2006

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1 Supplemento al Sir n. xx - gg mese 2006 fisc: 40 anni Dare voce alla gente Non ci sono parole. Mettere in poche righe tutto quello che abbiamo vissuto nei giorni romani dal 22 al 25 novembre scorsi in occasione del 40 della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici che associa 162 testate sparse in tutta Italia, non è un impresa affatto facile. Gli eventi sono stati numerosi e si sono succeduti con un ritmo incessante. Mercoledì 22, nella prestigiosa cornice della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, abbiamo avuto l occasione di presentare, con il Sir, la nostra tre giorni. Si è trattato di un incontro con la stampa, che poi ha ripreso il nostro appuntamento con diversi interventi. All hotel Jolly Midas di Roma, giovedì 23 novembre, si sono aperti i nostri lavori. Don Claudio Giuliodori ha letto un lungo e prezioso intervento del card. Camillo Ruini, assente per una lieve indisposizione. Il cardinale ha tracciato l identikit del settimanale e le funzioni che deve svolgere, dalle professionalità da mettere in campo per farsi leggere, fino al ruolo di luogo dedicato per il discernimento comunitario che i cristiani sono invitati a realizzare sulle colonne del giornale diocesano. Anche la presenza del Governo, tramite il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Franco Ricardo Levi, titolare per l editoria, ha detto dell attenzione riservata ai nostri giornali da parte delle Istituzioni a livello nazionale. Poi, sia il Convegno dedicato ai cattolici in politica, con la partecipazione di personaggi del calibro di Carlo Casini e Luigi Bobba, sia il pomeriggio dell assemblea straordinaria sono stati tutti momenti vissuti in grande armonia e nella consapevolezza del ruolo delicato che ciascuno di noi ricopre. La Fisc ha ragione d essere solo per servire i settimanali diocesani d Italia. Quarant anni fa, come ha ricordato l ex presidente nazionale, mons. Vincenzo Rini, nel rievocare i quattro decenni di vita della Fisc, alcuni sacerdoti ebbero la felice intuizione di mettersi insieme. Così nacque la Federazione, così dobbiamo andare avanti noi oggi. La Fisc è prima di tutto una rete di amicizie, di professionalità, di conoscenze, di rapporti. Senza i volti non ci sarebbe la Fisc. E i volti sono le persone con le loro storie e il loro vissuto. Da questi legami e da questa stima che cresce ogni giorno sono nate le cose migliori fatte in casa Fisc, come ad esempio i progetti regionali che stanno fiorendo un po in tutto il Paese. Come ci ha ricordato Benedetto XVI, in un udienza che rimarrà memorabile per la storia della Federazione, tutti noi siamo chiamati a servire con coraggio la verità. Fate conoscere ha proseguito il Papa la voce di quella realtà intrisa di fede e di bontà che non fa rumore, ma costituisce l autentico tessuto della società italiana. A questo rivolgiamo il nostro impegno: a dare voce alla gente e alla Chiesa che vive e opera nei nostri territori. Francesco Zanotti al parole altre Mi chiedi perché mai e quando, ti rispondo che è stato così accorgermi semplicemente in un tardo pomeriggio qualsiasi poniamo - giacché non è nemmeno detto - d ottobre del modo come la luce del sole colpiva il roseo impervio fianco sud-ovest di palazzo Sacchetti - colpiva e al tempo stesso bagnava la luce non so se mi segui...- accorgermi delle foglioline nere e aguzze del rampicante - l aria era mossa capisci? - percorse a tratti su su per il tramite di oscuri rameggi da una specie di reiterata scarica elettrica la quale contemporaneamente fosse infusa chissà come d autentico e liquido oro e aver voglia di schianto dopo anni infiniti di ridere ridere e insieme del suo perfetto contrario. Giorgio Bassani Dare voce alla gente F.Zanotti La sorgente viva dei valori G.Borsa Un saluto al popolo turco C.Caviglione Tenero ma esigente F.Citron Catechisti in missione M.Obanga Prigionieri del caos C.Crovetto Quel tunnel tenebroso F.Previte In mezzo a questi infiniti misteri S.R La familiarità quotidiana R.Paradiso Giorno dopo giorno G.M.Z Il dovere della memoria G.M.Z Lacrime di bambini M.A.Masino Un mito nero M.Luise La ricerca di un padre P.Dalla Torre Altman, voce contro P.D.T Diario rock del Liga C.Marinoni L irriverente Victoria G.Masetti Zannini Bullismo mediatico A.Rita Più soldi e più impegno M.Ferrari

2 europa La sorgente viva dei valori la parola del papa Un saluto al popolo turco Una grande lezione di europeismo. Il messaggio complessivo che emerge dall assemblea della Commissione degli episcopati della Comunità europea, svoltasi dal 22 al 24 novembre a Bruxelles, è di rinnovata fiducia verso il cammino d integrazione fra i popoli e gli Stati inaugurato mezzo secolo fa da illuminati padri fondatori e proseguito, con fortune alterne, fino all Unione europea di oggi. Per bocca dei vescovi Comece, in vista delle celebrazioni per i 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma (che diedero avvio alla Cee e all Euratom), si rilanciano le speranze di pace, di rispetto della dignità umana, di sviluppo materiale e di maggiore giustizia sociale che rimangono inalterati obiettivi di fondo della costruzione comunitaria. Nel documento finale approvato dall assemblea dove si ribadisce che l Unione è una comunità di valori fondati sull eredità cristiana e umanista dell Europa intera non si tacciono le difficoltà che l integrazione sta sperimentando in questa tormentata fase della sua vita. Ma, allo stesso tempo, se ne rilancia il percorso politico quale palestra di democrazia, di rispetto dei diritti e di dialogo interculturale, sulla quale sono puntati gli occhi degli altri continenti. Mentre l Europa si prepara a commemorare il cinquantesimo dei Trattati di Roma, con il summit di Berlino del 25 marzo 2007, noi, vescovi della Comece, esprimiamo la nostra gratitudine per quanto è stato realizzato nel quadro del progetto europeo. Così esordisce il documento intitolato Valori comuni: la sorgente viva del progetto europeo, varato dalla commissione episcopale. Nel cui incontro s è discusso spiega il segretario generale, mons. Noel Treanor - di vari temi: le migrazioni, la politica di ricerca dell Unione e le questioni bioetiche che essa implica, i futuri allargamenti dell Ue, con un attenzione specifica al caso della Turchia, la politica energetica, il dialogo tra le culture e le religioni. E a proposito dei negoziati tra Ue e Turchia, il presidente Comece, mons. Adrianus van Luyn, ricorda - in occasione del viaggio di Benedetto XVI a Istanbul e Ankara - che essi non possono essere sospesi con esclusive motivazioni religiose. L Ue, precisa il vescovo di Rotterdam, è una comunità basata sui valori, compresi quelli proposti dalle fedi religiose; in questi valori si deve riconoscere ogni Paese che intende far parte dell Unione europea. E la Turchia non fa eccezione. Viene così confermata la posizione già espressa dalla Comece, e cioè che l adesione della Turchia all Ue è una questione politica. Ad Ankara, sembrano puntualizzare i vescovi, non bisogna chiedere una professione religiosa per entrare nell Ue, bensì coraggiose ed efficaci riforme sulla strada della democrazia, del libero mercato, della tutela dei diritti umani, delle minoranze e delle libertà fondamentali. Gianni Borsa Una grande lezione di europeismo. Il messaggio complessivo che emerge dall assemblea della Commissione degli episcopati della Comunità europea, svoltasi dal 22 al 24 novembre a Bruxelles, è di rinnovata fiducia verso il cammino d integrazione fra i popoli e gli Stati inaugurato mezzo secolo fa da illuminati padri fondatori e proseguito, con fortune alterne, fino all Unione europea di oggi. Per bocca dei vescovi Comece, in vista delle celebrazioni per i 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma (che diedero avvio alla Cee e all Euratom), si rilanciano le speranze di pace, di rispetto della dignità umana, di sviluppo materiale e di maggiore giustizia sociale che rimangono inalterati obiettivi di fondo della costruzione comunitaria. Nel documento finale approvato dall assemblea dove si ribadisce che l Unione è una comunità di valori fondati sull eredità cristiana e umanista dell Europa intera non si tacciono le difficoltà che l integrazione sta sperimentando in questa tormentata fase della sua vita. Ma, allo stesso tempo, se ne rilancia il percorso politico quale palestra di democrazia, di rispetto dei diritti e di dialogo interculturale, sulla quale sono puntati gli occhi degli altri continenti. Mentre l Europa si prepara a commemorare il cinquantesimo dei Trattati di Roma, con il summit di Berlino del 25 marzo 2007, noi, vescovi della Comece, esprimiamo la nostra gratitudine per quanto è stato realizzato nel quadro del progetto europeo. Così esordisce il documento intitolato Valori comuni: la sorgente viva del progetto europeo, varato dalla commissione episcopale. Nel cui incontro s è discusso spiega il segretario generale, mons. Noel Treanor - di vari temi: le migrazioni, la politica di ricerca dell Unione e le questioni bioetiche che essa implica, i futuri allargamenti dell Ue, con un attenzione specifica al caso della Turchia, la politica energetica, il dialogo tra le culture e le religioni. E a proposito dei negoziati tra Ue e Turchia, il presidente Comece, mons. Adrianus van Luyn, ricorda - in occasione del viaggio di Benedetto XVI a Istanbul e Ankara - che essi non possono essere sospesi con esclusive motivazioni religiose. L Ue, precisa il vescovo di Rotterdam, è una comunità basata sui valori, compresi quelli proposti dalle fedi religiose; in questi valori si deve riconoscere ogni paese che intende far parte dell Unione europea. E la Turchia non fa eccezione. Viene così confermata la posizione già espressa dalla Comece, e cioè che l adesione della Turchia all Ue è una questione politica. Ad Ankara, sembrano puntualizzare i vescovi, non bisogna chiedere una professione religiosa per entrare nell Ue, bensì coraggiose ed efficaci riforme sulla strada della democrazia, del libero mercato, della tutela dei diritti umani, delle minoranze e delle libertà fondamentali. C.Caviglione

3 tracce di vangelo Tenero ma esigente testimoni Catechisti in missione Il 29 novembre 2004 moriva la missionaria Antonia Simionato. Per trent anni ha prestato servizio volontario in Africa: da Kuntega ( ) in Burundi dove è nata la sua passione per i poveri e per uno stile di vita semplice ed essenziale, al Congo, nella diocesi di Bondo, dove ha conosciuto la guerra, ha condiviso i disagi, la paura e la miseria della gente. La ricordiamo riportando stralci del suo diario. La mia debolezza è grande, eppure desidero con tutta me stessa questo annientamento perché l altro viva Il rispetto della persona non è imporre le proprie idee, che possono essere anche molto buone, ma cercare di dare forma alle sue esigenze inespresse, in un rispetto scevro di paternalismo. Se mettiamo per primi noi e il nostro bisogno di dare, siamo i più grandi egoisti, perché non abbiamo ancora ascoltato l altro e ciò vuol dire che, nel profondo, lo consideriamo inferiore. Se tu sapessi quanto è difficile essere coerenti a questo rispetto delle persone quando sei stanca di tutta questa gente che ti chiede sempre, all infinito, ti costringe a uno svuotamento al quale non sei mai sufficientemente preparata. Mi succede qui in Africa di capire sempre un po di più cosa vuol dire essere cristiani, cioè persone che hanno scelto o meglio, si sono lasciate scegliere da Cristo. Mi viene in mente l atteggiamento di Maria, il suo turbamento per essere stata scelta come dimora di cose meravigliose e, nello stesso tempo la sua fede, salda come la roccia di chi confida in Dio per sempre e rinnova questa fiducia ogni momento, in ogni turbamento della giornata. Vedo mani, occhi, espressioni di volti che gridano: perché? Questa sera mi sento in attesa di... non so che cosa, sento un forte bisogno di pregare, bisogno di diventare povera. Più mi getto nell attività, più mi prende questo desiderio di immobilità assoluta di fronte a Dio. La certezza che Dio è in ognuno di noi mi mette continuamente in crisi verso gli altri. Quando sono scontrosa ho la chiara percezione di offendere Dio. Se io sono solo sorella spiritualmente, se non mi lascio coinvolgere nella problematica di chi mi vive a fianco Dove sta la mia spoliazione, il mio annientamento? Solo l Amore può motivare questa scelta, anche se rimane la parte oscura della fede. Signore, nell avventura del tuo Amore io mi perdo, talvolta la mia umanità si spaventa. Tu mi conduci su strade che non conosco. A volte il tuo abbraccio mi turba. So che sei tenero, ma esigente. Federico Citron Essere catechisti in missione vuol dire lavorare a tempo pieno, perché il catechista è come il parroco nella cappella dove vive assieme alla sua famiglia. È lui che ha in mano, di concerto con la parrocchia, la vita della cappella nelle sue molteplici attività. Il catechista, ad esempio, è incaricato della istruzione di coloro che si preparano a ricevere i sacramenti. Oggigiorno in Uganda è passato il tempo dei catecumeni adulti ed in genere, a ricevere i sacramenti, si preparano ragazzi che già sono stati battezzati. Questi vengono preparati a ricevere l Eucarestia e poi la Cresima. Non mancano però ancora alcuni catecumeni adulti e anche parecchi ragazzi che per motivi vari il Battesimo non l hanno ancora ricevuto. Questi vengono cosi preparati ai tre Sacramenti dell iniziazione cristiana: Battesimo, Eucarestia e Confermazione. Ricevono l istruzione e quando si ritengono pronti (devono passare un esame ) in tre momenti successivi ricevono prima il nuovo nome cristiano e sono ammessi nel registro dei catecumeni; se la comunità li ritiene maturi vengono scrutinati ed unti con l olio dei catecumeni; nell ultima celebrazione, infine, viene loro conferito il battesimo. C e poi l istruzione dei genitori dei neonati da battezzare. Questa è una occasione d oro per istruire i genitori che nella maggior parte dei casi, qui, non sono ancora sposati. Sono sempre i catechisti, poi, che si prendono cura della istruzione di coloro che riceveranno il matrimonio. Ma i catechisti sono anche coloro che nella maggior parte dei casi conducono la preghiera domenicale. Se pensate che nella parrocchia di Ngetta abbiamo 56 cappelle e due padri (non più giovanissimi) che vi lavorano a tempo pieno, potete immaginare ogni quanto riusciamo a visitare tutte le cappelle. Al Centro lavoriamo a tempo pieno in quattro. L anno scorso un nostro catechista, Elson Orac, è stato rapito dai ribelli, gente che non scherza. Il parroco ci chiamò dicendoci che era stato ucciso. Con vera tristezza il giorno dopo celebrammo il suo funerale. Che bello fu poi ricevere un altra telefonata che diceva che era tornato a casa. E cosi celebrammo una Messa di ringraziamento! Elson si era ormai preparato ad essere ucciso perché i ribelli volevano da lui informazioni che lui non era disposto a dare e le cose si mettevano male. Poi inaspettatamente venne l occasione di darsela a gambe e lo fece. Quando lui racconta la cosa lo fa con naturalezza e con tanta calma, senza scomporsi troppo. Questi sono i catechisti, persone meravigliose che danno veramente la loro vita per il Vangelo. A noi il compito di formarli per il bene di tutti, dei cristiani africani come di quelli europei, perché la Chiesa è una! p. Maurizio Obanga Centro Catechistico e Pastorale - Diocesi di Lira (Nord Uganda)

4 società Prigionieri del caos persona e salute Quel tunnel tenebroso Il dilagante consumismo che condiziona il modo di pensare e di agire della moderna società affonda le sue radici nella variegata e corposa disponibilità di beni offerta dal mercato. Da noi si acquista una cosa non tanto perché se ne ha bisogno, ma perché ce la troviamo tra i piedi e sembra chiederci di essere comprata. Quasi non esiste più il rapporto tra i bisogni e ciò che è in grado di soddisfarli. Non è più il bisogno che ci mette in cerca della cosa, ma la cosa che crea il nostro bisogno. Se si perde la percezione della specifica natura delle cose e della finalità che propriamente ciascuna di esse ci consente di conseguire, si resta prigionieri del caos e candidati al disfacimento etico e sociale. Scendiamo dalle enunciazioni teoriche alla casistica relativa ad esse e riferiamoci, per ora, a un fenomeno tipico dei nostri giorni che è rappresentato dagli abusi sessuali sempre più frequenti. Ecco la cronaca. Alcuni ragazzi di una città del Nord d Italia hanno abusato sessualmente di una loro coetanea e hanno propagandato le immagini attestanti le loro sconce bravate. Il giudice ha addebitato alle loro famiglie l onere di pagare in soldoni il danno fisico e morale recato alla ragazzina e hanno fatto ciò addebitando ai genitori la responsabilità di educare a dovere i loro figli, ai quali deve essere spiegato che il sesso non è mezzo espressivo di violenza, di virilità becera e forzuta e neppure un gioco che produce piacere e sollazzo, bensì una potenzialità capace di stabilire una comunione fisica e morale tra due persone che hanno scoperto d amarsi e di candidarsi ad essere artefici di nuove vite. A dire il vero questa regola, ai tempi nostri, sembra del tutto ignorata e il mercato ha diffuso la convinzione che il sesso è tutto meno che quello che dovrebbe essere. In Francia si candida alla presidenza di quella repubblica una signora che convive con il suo compagno e ciò è bastato ad un suo oppositore politico per definirla concubina. Non è molto galante l epiteto assegnatole, ma non è meno deprecabile la violazione della regola che, da sempre, legittima l unione d uomo e donna con il matrimonio che è pubblica e sacrosanta attestazione d amore e di fedeltà con la quale i due spiegano che il loro convivere è fondato non sulla reciproca convenienza, sulla casualità o sulla precaria infatuazione, ma su un amore esclusivo e indeterminato nel tempo. Purtroppo questa regola, come tante altre di non minore importanza, dà fastidio e si preferisce farne a meno quasi che non avesse più ragion d essere. Auguriamoci un sollecito e decisivo cambio di rotta. Carlo Crovetto In questi giorni insistentemente sui mass media si parla di anoressia che con l altra sorella, la bulimia, all unisono costituiscono una vera forma patologica inquietante. Sono due facce di una stessa medaglia e consistono nella perdita o nell eccesso di appetito che colpisce specialmente le ragazze. Questa patologia si potrebbe definire uno stato di ansia che, se esasperato, porta ad un errato rapporto con il proprio corpo; una rimodulazione dell alimentazione che con questo andazzo finisce per divenire non un aspetto nutrizionale, bensì un difetto a danno della salute. In sostanza, l anoressia consiste nella perdita di appetito o l abbandonarsi a digiuni che spesso culminano in un disordine mentale, purtroppo molto in voga, fra le ragazze, specie fra gli adolescenti. L anoressia, comunque, si può curare. Secondo la scienza medica, la terapia farmacologica dovrebbe essere associata a quella psicoterapeutica, volta a riequilibrare il rapporto con il corpo. Ma anoressia e bulimia, che abbiamo occasione di conoscere grazie anche al tam-tam dell informazione legata ai fatti di attualità, sono soltanto manifestazioni parziali di un disagio ben più generalizzato che in ambito sociale trova espressione in una varietà diffusa di disturbi che interessano la sfera psichica dell individuo. Recenti sondaggi in Italia il 20% della popolazione accusa disturbi psichiatrici, il 16% esprime varie forme di disagio mentale, il 4% disturbi mentali, mentre il 30% assume psicofarmaci. Secondo Datamedia su un campione di italiani nella fascia di età compresa tra i 15 ed i 17 anni, il 27,5% dichiara di avere esperienze di depressione, il 9% di anoressia e bulimia. Questi pochi aridi dati statistici, comunque molto significativi, ci fanno considerare che malattie come l anoressia o la bulimia costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di quanto sia grave il disagio sociale e di quanto siano urgenti interventi atti a migliorare la qualità dei servizi, delle cure e del reinserimento sociale dei malati. Una forte presa di coscienza ed una crescente sensibilizzazione è quanto auspichiamo con la nostra Petizione presentata al Parlamento (n.1 alla 12 Commissione Igiene e Sanità del Senato e n. 9 alla 12 Commissione Affari Sociali della Camera). È giusto spendere le risorse di bilancio in difesa dei più poveri, deboli e dei più bisognosi, ma la legge Finanziaria 2007 non contiene specificatamente risorse finanziarie per la malattia mentale, come nel caso dell anoressia et similia e questo ci sgomenta perché non vediamo alcuna uscita da quel tunnel tenebroso costituito dalla carenza di iniziative da ben 28 anni in favore dell assistenza psichiatrica. Per ogni maggior informazione: Franco Previte

5 letteratura In mezzo a questi infiniti misteri pensieri La familiarità quotidiana Nelle settimane scorse molte iniziative sono state dedicate alla poliedrica figura di Dino Buzzati ( ): scrittore, giornalista e pittore, del quale proprio in questo scorcio d anno ricorre il centenario della nascita. Tra le sue opere più note: Barnabo delle montagne (1933), Il segreto del bosco vecchio (1935) e Il deserto dei Tartari (1940). Del suo lavoro letterario, però, vogliamo ricordare riproponendone di seguito alcuni stralci - In quel preciso momento, una raccolta di note, appunti, racconti brevi e divagazioni pubblicata da Neri Pozza nel Solitudine. Li vedo: durante la conversazione uno di colpo si distrae, sta fermo e pensieroso, magari pochi secondi ma è quanto basta per capire che la sua verità è là, dentro quel silenzio. Come uno che dinanzi a casa stia conversando con gli amici e a un tratto li lascia, corre dentro a vedere chissà cosa e subito dopo ritorna, col volto di prima tale e quale, e nessuno sa che cosa sia andato a fare e se qualcuno glielo domanda, lui risponde niente, e d altra parte non si poteva scorgere nulla attraverso la porta quando lui l ha aperta, che cosa ci fosse dietro, non si vedeva che un rettangolo di buio. Una immensa piazza, dunque, con intorno un infinità di case, questa è la vita; e, in mezzo, gli uomini che trafficano fra di loro e nessuno riesce mai a conoscere le altre case; soltanto la propria e in genere male anche questa perché restano molti angoli bui e talora intere stanze che il padrone non ha la pazienza o il coraggio di esplorare. E la verità si trova soltanto nelle case e non fuori. Cosicché del restante genere umano non si sa mai niente. L uomo passa distratto in mezzo a questi infiniti misteri e ciò non sembra poi dispiacergli eccessivamente. Giovinezza. Siamo uomini, ahimè, e ogni tanto dobbiamo fermarci. Fermarci, e ci addormentiamo. Ma così, mentre noi stiamo fermi sul bordo della via sognando strane cose, le ore, i giorni, mesi ed anni, ci raggiungono uno per uno, con la loro abominevole lentezza ci sopravanzano, si perdono in fondo alla strada. Poi al mattino ci accorgiamo di essere rimasti indietro, ci mettiamo all inseguimento. In questo preciso momento, vogliamo dire volgarmente, finisce la giovinezza. Morte. E la morte, dici niente? Non l avevi calcolata? Essa continua a salire dentro di te. Tu non ci pensi, è vero, per il momento te ne sei dimenticato, eppure quando ti sembra che manchi appena un respiro, una distanza impercettibile, meno di un passo, per essere felice e là ti impunti e più avanti non vai né riesci a capire perché, questo infinitesimo intervallo è pur sempre lei, la morte, e tu puoi fuggire per oceani e monti, te la terrai sempre chiusa dentro e, odiandola sopra ogni cosa, la nutrirai di te giorno e notte: mai ci fu madre altrettanto premurosa col suo bambino. S.R. Non siamo più disposti ad apprezzare la familiarità quotidiana. Quel tempo vissuto nella consuetudine di tutti i giorni, nel passeggiare, nel guardare, nel pensare, nell ideare, nel costruire, nel leggere, nel fantasticare. Nell osservare la natura e il suo parlare muto. Nello stare insieme a chi si ama, con il dialogo e con il silenzio. Nell impegnarsi ad essere se stessi, sempre, con dignità, con lealtà, con umiltà e decisione, qualsiasi cosa si pensi, si dica e si faccia. Quel tempo vissuto nel viaggiare. Nell attraversare spazi e luoghi a noi sconosciuti, o non, dove incontrare nuove realtà, nuove persone, nuove situazioni, con il piacere e lo stimolo di chi ama la ricerca, il confronto e aspetta rivelazioni che lo aiutino a comprendere meglio se stesso, gli altri e la vita. Chi ha tutto ciò, non può non sentirsi fortunato. Non può non sapere che questa sua felicità è la felicità che scaturisce dal fare abituale, dalla normalità, che nella ripetizione delle situazioni è comunque sempre nuova, sempre diversa, sempre ricca di sorprese e di scoperte. È una fecondità che non ha uguali, perché nasce da un seme interiore all uomo, il seme della riconoscenza e del sentimento, della comprensione del valore della vita e del senso che questa ha. Il tempo così vissuto è un tempo ricco, nel quale l essere trova la ragione e il conforto del vivere. Un tempo di serenità, di forza, di mutualità, di coraggio e di speranza. Un tempo a cui approdare sempre, e sempre ricevere un segno, un indizio, un barlume di verità. Anche quando il tempo della comunità in cui si vive è estraneo al nostro tempo e lo disconosce, lo avversa, lo umilia, perché lo teme. Teme che possa far scoprire la futilità del tempo che invece vuole favorire, in cui la tensione è solo nel fare, nel conquistare posizioni sociali e possessi materiali. Nel vivere in un continuo immaginare un altro tempo, quello che verrà. Senza cogliere di quello che trascorre il benché minimo indizio che aspiri a pensare e a comprendere ciò che si vive e si sente. Ha detto Giovannino Guareschi: Amare il ripetersi semplice e minuto della quotidianità è percepire l alito lieve della gioia di Dio, che sorride come un bambino per il nostro sentimento. Romolo Paradiso

6 letture Giorno dopo giorno Il dovere della memoria Si deve ritornare alla capacità di pensare, al coraggio di sostare, all impegno di scoprire pazientemente la solidità della verità. Così mons.gianfranco Ravasi introduce il suo ultimo lavoro dal titolo Breviario laico, 366 riflessioni giorno dopo giorno (Mondadori, 2006, pp.404, euro 18,50). Il volume è una raccolta di meditazioni per un anno bisestile, ovvero di riflessioni e commenti ad altrettante massime e citazioni di autori di tutte le fedi ma anche di tutte le negazioni, di tutte le civiltà e di tutte le opzioni personali, rileva lo stesso Ravasi. Così questo interessante intreccio tra aforismi e meditazioni è destinato non solo ai credenti, ma anche a chi si professa agnostico, ma si pone comunque delle domande sul senso della vita. In questo breviario laico troviamo riflessioni che rimandano costantemente alla bellezza e alla verità, anche amara e ironica (ad esempio per Ambrose Bierce l anno è un periodo fatto di 365 delusioni ), che si nasconde dietro le parole di illustri pensatori, scrittori, artisti e scienziati di tutti i tempi, come di piccoli e anonimi osservatori della realtà. Del resto per Ravasi l importante è la citazione in sé e non tanto l autore che l ha scritta. Ed è come se l intellettuale erudito e curioso facesse proprio l invito dell Imitazione di Cristo: Non far caso all autorità dello scrittore, se sia letterato poco o molto; ma ti tragga alla lettura l amore della sola verità. Non chiedere chi ha detto questo, ma bada soltanto a ciò che è detto. Così l autore riporta nel suo breviario laico tante riflessioni e annotazioni che riguardano la vita e la morte, il bene e il male, l amore e l odio, la giustizia e l ingiustizia, le passioni e la moderazione, l equilibrio e la sregolatezza. Ognuno può riflettere quotidianamente sulla propria vita servendosi degli aforismi e delle frasi di Sant Agostino come di Confucio, di Papa Wojtyla come di Madre Teresa di Calcutta, di Shakespeare come di Ibsen, di Flaiano come di Terzani. E può aggiungere, ai brillanti ed acuti commenti di Ravasi, i propri formando così un diario personale dove annotare pensieri e riflessioni sui piccoli o grandi eventi che scandiscono le diverse giornate. Il consiglio che ci viene dalle pagine di questo breviario è, infatti, quello di meditare per non lasciarsi travolgere dagli schiamazzi e dai frastuoni di una società sempre più frettolosa, evanescente e quindi inconsistente. G.M.Z. Erano tra quei nemici senza fucile che Mao voleva sterminare insieme con gli intellettuali e gli oppositori. Così i cattolici cinesi furono perseguitati dal regime maoista, ma solo recentemente, grazie alla scoperta delle loro memorie clandestine, si è potuto comprenderne appieno l immane tragedia. Pertanto, tolto finalmente il velo dell oblio alla persecuzione e al martirio dei cristiani nei laogai (i campi di lavoro forzati cinesi), si sta facendo luce sui soprusi e sulla brutalità del regime maoista. La scoperta dei documenti e delle testimonianze è di grande importanza anche per riscrivere la storia della Cina, che per decenni è stata vista, soprattutto in Occidente, come il volto buono del comunismo. Al contrario, Il libro rosso dei martiri cinesi. Testimonianze e resoconti autobiografici (a cura di Gerolamo Fazzini, ed. San Paolo, 2006, pp. 272, euro 16) ci fa capire quale tragedia si sia abbattuta sul popolo cinese e soprattutto sui cattolici, che hanno dato la vita per restare fedeli a Gesù e alla sua Chiesa. Ecco perché, come scrive il cardinale Joseph Zen Ze-kium, vescovo di Hong Kong, nella prefazione: Oggi continuare sulla strada del silenzio sarebbe un errore incomprensibile e imperdonabile. Il dovere della memoria, invocato da Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000, trova in questa raccolta di testimonianze cinesi, che vanno dagli inizi degli anni quaranta (periodo della guerra tra nazionalisti e comunisti) fino al 1983, una delle più alte espressioni di fede e martirio del XX secolo. Il libro rosso ricorda la dolorosissima via crucis o marcia della morte dei 33 monaci trappisti di Yangjiaping, che furono umiliati, torturati e uccisi dai comunisti cinesi nel Ed, ancora, emergono i diari dei padri Tan Tiande e Giovanni Huang, della giovane cattolica Gertrude Li Min-wen e la terribile testimonianza di padre Li Chang sui corsi d indottrinamento, i cortei umilianti, gli interrogatori, le pubbliche condanne e le forme violente di rieducazione, come l internamento in campi di lavoro o l esilio in zone remote e deserte dove il condannato viveva nel più completo isolamento. Anche oggi, sia pure in modo meno sistematico ed ampio, la Chiesa continua a subire in Cina soprusi e repressioni, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali sulla libertà religiosa che dovrebbe essere garantita dalla Costituzione. Così il card. Joseph Zen, come i protagonisti del libro, si interroga sul perché delle sofferenze e delle violenze patite dai credenti cinesi. E risponde così: La nostra fede in Dio, anche se non sempre sembra darci risposte immediate, rimane l unico modo per conservare la speranza e la forza. ( ) Nessuno ci potrà togliere la gioia e la bellezza di essere discepoli di Gesù. G.M.Z.

7 letture Lacrime di bambini teatro Un mito nero Quando i pesci piangono nessuno vede le loro lacrime. Questo antico proverbio africano fotografa più di tante parole la situazione in Sierra Leone. Una tragica storia iniziata nel 1462, quando il navigatore portoghese Pedro De Sinora mise piede per primo su questa terra, a cui diede il nome di Sierra Leone per una supposta somiglianza delle montagne dell entroterra con la sagoma di un leone. Da quel momento è iniziato il commercio degli schiavi e il controllo delle miniere di diamanti, principale fattore della guerra civile che dal 1991 al 2001 ha insanguinato il Paese. Una guerra che ha strappato i bambini sia femmine che maschi alla loro infanzia. Ne parla il libro Kalami va alla guerra del giornalista Giuseppe Carrisi (ed. Ancora, 2006, pp. 193, euro14). Le atrocità che le bambine-soldato sono state costrette a commettere contro la loro gente e, a volte, contro la loro stessa famiglia è un fardello troppo pesante da sopportare: le bambine sono state addestrate come dei veri e propri soldati. Dovevano saccheggiare villaggi, incendiare case, mutilare la gente, uccidere. Si sono dovute lavare le mani con il sangue delle loro vittime. Quelle di loro che si sono rifiutate di fare tutto questo hanno pagato morendo. Conducevano una vita militare, fatta di lunghe marce, ricevendo a mala pena qualcosa da mangiare e portando sulle loro spalle carichi pesanti. Finita la guerra, si sono ritrovate da sole, senza una prospettiva di vita: non avevano la possibilità di lavorare e guadagnare a sufficienza per mantenere una casa, per comprare il cibo e le medicine e così spesso, per sopravvivere, non avevano altra scelta che rimanere accanto a chi le aveva sfruttate, violentate continuando a subire in silenzio. Ma il libro non è solo un antologia di sofferenze senza via d uscita. Offre al lettore una visione approfondita delle dimensioni di tragedie come queste studiandone le cause, le ragioni, la cruda realtà che tante volte spinge ad arruolarsi in eserciti del male anche volontariamente. Ma dà anche una speranza raccontando la storia di chi ne è uscito. Come Fatima rapita dai ribelli del Ruf (Fronte Unito Rivoluzionario), strappata alla sua famiglia, portata nella foresta, diventata la seconda sposa bambina del capitano Henry, stuprata più volte, denutrita e poi rinata dopo l incontro con gli operatori del Coopi (Cooperazione Internazionale Insieme per lo Sviluppo). Giuseppe Carrisi spiega come sia importante lavorare tutti insieme per costruire una cultura di pace. Fino a quando certi membri di una popolazione saranno marginalizzati, sfruttati e oppressi da un élite al comando, fino a quando la maggioranza della popolazione mondiale vivrà in estrema povertà difficilmente il mondo intero potrà vivere in armonia. Maria Angela Masino Sono di scena le contraddizioni di un ambiente e di un gruppo umano del tutto particolare. In Zingari lo spettacolo di Raffaele Viviani, con Nino D Angelo e Angela Pagano, in scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 10 dicembre, s incrociano le vicende personali del trovatello, o figlio d a Madonna, che viene accolto nella tribù degli zingari: la vita quotidiana della tribù stessa e la legge relativa alla stratificazione sociale del gruppo porterà il protagonista alla ribellione. Lo spettacolo nasce dal percorso di ricerca e creazione intorno all opera di Raffaele Viviani, L anima sotto le pietre, curato dal regista Davide Iodice. Un allenamento vivo per l attore ed insieme un processo produttivo variamente articolato attorno alla drammaturgia di Viviani, ai suoi linguaggi espressivi, alla sua poesia, intesa come una lezione sul fare scenico dagli infiniti stimoli, ancora capace di problematizzare il presente con spietata lucidità. Lo spettacolo oltre a Nino D Angelo e ad Angela Pagano, impegna altri tredici attori. Il famoso attore napoletano, alla sua terza esperienza con il teatro di Viviani, oltre a dimostrare una grande duttilità nel coniugare espressioni alte e basse della cultura napoletana, si rivela incredibilmente aderente ai personaggi del drammaturgo stabiese, grazie alla sua immediatezza e naturalezza espressiva e alle sue connaturate stilizzazioni da maschera. Angela Pagano, attrice di lunga storia, ha maturato le sue grandi qualità interpretative accanto ai registi e agli autori più significativi del panorama nazionale degli ultimi cinquant anni, senza tuttavia trascurare, soprattutto nell ultimo periodo, lavori legati alla nuova drammaturgia e alle nuove leve registiche. Due singolari personalità artistiche, dunque, per un testo del 1926 che è incredibilmente audace e moderno, in cui dimensione onirica e realtà s intrecciano, componendo un affresco fosco e visionario. Il regista Davide Iodice sottolinea che Zingari è una bellissima favola, che muove continuamente tra visione onirica e quadro sociale. È l immagine feroce di un popolo, una stirpe, in tutto uguale alla società urbana di questi tempi. Una sorta di mito nero, potentissimo e vivo. Un epopea della furia d amore. È una civiltà esplosa quella di Zingari continua Iodice che in uno scenario visionario esprime tutta la violenza, le contraddizioni, le miserie di un clan tanto arcaico quanto tristemente contemporaneo. Lo spettacolo, finite le rappresentazioni a Roma, si sposterà ad Ancona, al Teatro delle Muse, dal 12 al 16 dicembre; andrà poi a Catania al Teatro Ambasciatori, dal 9 al 21 gennaio; sarà dal 25 al 28 gennaio al Teatro Storchi di Modena; dal 30 gennaio al 4 febbraio al Teatro Morlacchi di Perugia; al Teatro Asioli di Correggio (Re) il 6 e 7 febbraio e poi a Ferrara nel Teatro Comunale, dal 9 all 11 febbraio. Martina Luise

8 cinema La ricerca di un padre Altman, voce contro Dopo averci regalato due bellissimi film del genere cappa e spada, capaci di unire la spettacolarità wuxpia (il filone risalente alla tradizione narrativa dei combattimenti) con l intimismo e l approfondimento psicologico che sempre caratterizza le sue opere, Zhang Yimou torna ad un piccolo film, assolutamente anti-spettacolare, in cui il centro emotivo è dato dal fragile rapporto tra un padre ed un figlio e in cui la vicenda dei due protagonisti serve al regista cinese per raccontare, anche, in filigrana, la realtà del suo Paese, con tutte le contraddizioni che vi regnano. Mille miglia lontano, dalla scorsa settimana proposto nelle nostre sale, riprende lo stile dimesso, ma non per questo meno incisivo, anzi, di altre opere di Yimou come Non uno di meno e La strada verso casa, ingiustamente ritenuti film minori nella carriera di un artista che è stato conosciuto soprattutto per grandi film di ricostruzione come Lanterne rosse. La pellicola racconta le riflessioni e il percorso di avvicinamento che compie un padre giapponese quando scopre che il figlio, con cui non ha rapporti da più di vent anni, sta morendo. Fallito un primo tentativo di riconciliazione, l uomo capisce che l unico modo per dimostrare il suo affetto al figlio è quello di agire: partirà per la Cina e cercherà di portare a termine la ricerca sul folclore di una delle regioni del grande Paese, di cui il figlio era diventato studioso e su cui non era riuscito a portare a termine un documentario. Giunto in Cina, non sapendo parlare la lingua, si affiderà ad un interprete che lo accompagnerà lungo il suo viaggio e lo aiuterà a risolvere una serie di imprevisti ed impedimenti: le difficoltà nei villaggi isolati fra le montagne, la burocrazia che impera, i tentennamenti di una società che stenta a decollare e dove i rapporti umani sono difficili anche per il retaggio della politica passata, che ha costretto tutti a vivere reprimendo certi sentimenti ed affetti. Nel frattempo, poi, nel cuore del padre matura sempre di più il suo senso di amore nei confronti di quel figlio che non ha saputo conoscere e la sua voglia di recuperare il tempo passato e sprecato invano. In questa maniera, Zang Yimou riesce a raccontare una storia che sa indagare con delicatezza l animo umano e le sue fragilità, e, contemporaneamente, sa farsi metafora di un Paese e delle sue condizioni. Attraverso uno stile piano e realista, con la macchina da presa per lo più fissa a seguire i volti dei suoi protagonisti, pronta a segnalarne ogni minimo mutamento, il film di Yimou è capace di farsi metafora universale, emozionando lo spettatore e facendolo riflettere su sentimenti e condizioni umani che da sempre, e per sempre, caratterizzano le nostre esistenze. Paola Dalla Torre Il suo ultimo film era permeato da una malinconia pacificata e, soprattutto, da un senso di morte aleggiante, che non lasciava scampo a nessuno dei protagonisti, ma senza paure e ansie. In Radio America, infatti, Robert Altman aveva raccontato la fine delle trasmissioni di una radio country americana dopo anni di servizio: il canto del cigno di un mondo che rappresentava un periodo della vita e della cultura americana ormai scomparsa, purtroppo, diceva con il suo sguardo, per una volta affettuoso, il regista. E non caso tra i vari personaggi del film se ne aggirava una vestita di bianco, portatrice di non buone notizie: un angelo, che annunciava la morte di alcuni dei personaggi e, metaforicamente, di tutto quel mondo. Una bellissima donna, interpretata da Virginia Madsen, che con il sorriso arrivava a prendere i protagonisti e a traghettarli verso un altra vita, forse. Ma con un volto pacificato e senza paura. Ci fa piacere pensare che quello fosse il testamento di un artista che, ormai giunto alla fine della sua vita, si dimostrava pronto ad affrontarne l ultimo, inevitabile, limite delle nostre esistenze. Ad ottant uno anni è morto il grande regista americano Robert Altman, il cantore dell America e delle sue mille contraddizioni, uno dei più importanti artisti cinematografici della contemporaneità, che ha rivoluzionato il modo di girare i film, influenzando una generazione di cineasti a lui successiva. Era la voce contro della cultura statunitense, in prima linea contro l establishment e la sue ideologie (non a caso ha ricevuto solo un Oscar, alla carriera, giusto un anno fa); l occhio duro e cinico che accusava le frenesie militari della sua nazione (MASH, girato in piena guerra del Vietnam), le stupidità dello studio system cinematografico (I protagonisti), i mille problemi contraddittori di un grande paese (l inimitabili Nashville), la deriva de-socializzante di una società sempre più atomizzata e violenta, sull orlo della follia (il bellissimo ma impietoso America oggi, dai racconti di Carver), i miti americani per eccellenza, come quello del West (con film meno conosciuti ma comunque interessati come I compari o Buffalo Bill e gli indiani). Una carriera lunga, e piena di alti e bassi, certo, ma che ha comunque ha segnato il panorama del cinema mondiale, anche per il suo stile innovativo: per quel suo girare, contemporaneamente, con più macchine da presa, che riprendono da mille angolazioni differenti la scena raccontata e che rendono al meglio la complessità della vicenda che si vuole proporre al pubblico. Lo stile corale dei suoi film ha fatto scuola e la sua capacità di orchestrare grandi masse di personaggi, lasciando ad ognuno il suo spazio, sono una cifra linguistica che oggi è diventata dominante, l unica forse in grado di rendere conto della globalizzazione in cui siamo immersi. P.D.T.

9 musica Diario rock del Liga televisione L irriverente Victoria Da venerdì è in vendita il dvd più atteso dal pubblico italiano per questo ultimo scampolo d anno: Ligabue - Nome e Cognome Tour Il cofanetto, di ben cinque dischi, racconta una tournée davvero unica che ha visto il rocker di Correggio suonare in quattro tipologie diverse di concerto per dodici mesi. Il box set contiene, oltre allo spettacolo intenso e trascinante di cui il cantautore è il protagonista assoluto, un vero e proprio documentario di questa esperienza musicale straordinaria, perché include quattro live integrali, per un totale di dieci ore circa di materiale audio e video. Prodotto da Claudio Maioli, il dvd è firmato da Luciano Ligabue, Fabrizio Barbacci e Luca Pernici per la produzione artistica e musicale, Gian Battista Tondo per la produzione video e Angelo Poli per la regia. Il racconto filmato comincia dal 10 settembre 2005 quando, al Campovolo di Reggio Emilia, l artista poliedrico - il Liga ha scritto libri e diretto film con successo si è esibito per 180mila spettatori in una performance che è entrata nella storia: quattro palchi, su cui salgono strumentisti adatti alle differenti atmosfere e attitudini musicali. Nei mesi seguenti all evento, nasce il progetto di portare in giro per l Italia quel complesso show scomponendolo in quattro situazioni: prima nei club, poi nei palasport, quindi negli stadi e, per finire, nei teatri. Il lavoro impegnativo di modificare scalette e arrangiamenti e di chiamare all appello gli elementi storici della Banda, il gruppo che segue il Liga da oltre dieci anni, piuttosto che un solo grande interprete come Mauro Pagani, è stato documentato fedelmente attraverso le registrazioni integrali - dalla prima nota ai saluti di commiato - dei quattro concerti, uno per ogni ambientazione. Il rockumentario intitolato Giorno per giorno illustra ciò che è avvenuto prima e dopo ciascuna serata: in questo che possiamo definire il diario della tournée, sono state inserite interviste e riprese inedite nel backstage. Ecco, nei dettagli, cosa racchiude Nome e Cognome Tour 2006: nel primo disco, il club concerto del 7 febbraio all Alcatraz, Milano; nel secondo, il palasport concerto dell 11 aprile al Mazdapalace, Torino; nel terzo, lo stadio concerto del 27 maggio a San Siro, Milano; nel quarto, il teatro concerto dell 8 ottobre al teatro Verdi, Firenze; nel quinto, cento minuti extra dietro le quinte. Le scorribande su è giù per la Penisola dello Springsteen nostrano non sono ancora terminate, comunque. Il 1 ed il 2 dicembre prossimi sarà a Reggio Calabria (Teatro Cilea). Il 4 dicembre accenderà Cosenza (Teatro Rendano), il 6 e 7 Lecce (Politeama Greco), il 9 Livorno (Teatro Goldoni), per concludere con cinque date - 11, 12, 14, 15 e 17 - con Roma (Gran Teatro). In Tv si ha la sensazione che le interviste ben fatte dipendano più dall intervistato che dall intervistatore. Del resto chi pone le domande tende spesso a prevaricare, mentre se ha di fronte un personaggio interessante fatalmente tenderà a ridimensionarsi. È il caso della nuova serie del programma Very Victoria condotto da Victoria Cabello su Mtv (martedì, mercoledì e giovedì, ore 22.30). Ebbene la irriverente e scanzonata presentatrice tenderebbe a fare della sua trasmissione un personale show, ma d altra parte è giustamente attenta ad ascoltare i suoi ospiti, che peraltro hanno tante cose da dire e pure molto interessanti. Questi personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo, si soffermano a parlare della vita professionale, ma anche della loro quotidianità, tra hobby, curiosità, interessi, manie. Tra le interviste è risultata brillante quella ad Ornella Vanoni, che ha raccontato del suo amore per Milano, per le parole onomatopeiche e per l arte contemporanea. Anche l intervista a Daria Bignardi è piaciuta, come pure quelle a Carla Fracci, Ambra Angiolini e Renzo Rosso, fondatore della ditta di abbigliamento Diesel. Naturalmente ci ha messo molto del suo la Cabello, che si diverte e scherza con i suoi ospiti, che dal canto loro si prestano al gioco con grande auto-ironia, come quando si lasciano coinvolgere in spettacoli improvvisati di varietà. In ogni puntata, poi, ci sono altri momenti divertenti, che vedono come protagonista la Cabello alle prese con le imitazioni di Mina, Patty Pravo, Renato Zero ed altri, ai quali fa il verso cantando in playback. Così Very Victoria è un talk show spumeggiante e al tempo stesso intimo e raccolto. Alla natura poliedrica ed eccessiva di Victoria, si unisce infatti quella sua inaspettata capacità di saper ascoltare i suoi ospiti, che si sentono così a proprio agio. Da questa complicità nasce un atmosfera rilassata, che invita alle confidenze più intime. Per questo il programma risulta interessante ed appassionante per un pubblico che ha ben poche occasioni di conoscere da vicino i personaggi del mondo dello spettacolo. Va da sé che la scelta degli ospiti di Very Victoria è abbastanza buona, sperando che si continui su questa strada. Guglielmo Masetti Zannini Cristina Marinoni

10 tecnologia Bullismo mediatico sport Più soldi e più impegno Il carrozzone del circo mediatico si è rimesso in moto, ha trovato un nuovo fenomeno da baraccone da esporre al pubblico ludibrio e l occasione di vendere qualche copia in più o alzare un po lo share degli ascolti è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Il caso parte con un video scovato sul sito video.google.it che mostrava la tortura di un ragazzo down da parte dei compagni di classe, le immagini sono, a dir poco, deprecabili e l opinione pubblica si mobilita per la sua ferma e giusta condanna. Nel frattempo sono due le inchieste avviate: a Torino contro ignoti per violenza privata; a Milano, invece, il sostituto procuratore Francesco Caianni ha aperto un indagine, sempre contro ignoti, per diffamazione aggravata ai danni dell Associazione Vividown. Il fatto è gravissimo e la magistratura ha giustamente la mano dura. I quattro ragazzi sono prontamente individuati dagli inquirenti e tra gli indagati della Procura finisce anche un insegnante che compare per pochi secondi nel filmato incriminato e che sarebbe rimasta inerte di fronte al fatto. Anche Google Italia non rimane indenne: la sede di piazza Biancamano, a Milano, è sottoposta a perquisizione dalla Guardia di Finanza ed i due legali rappresentanti, che si sono alternati a cavallo del periodo interessato dai fatti, sono iscritti nel registro degli indagati dal Pm milanese, il reato di cui sono accusati ricalca la normativa riguardante l omesso controllo da parte dei direttori di testate giornalistiche sui contenuti pubblicati. La vicenda è grave certo, ma la risposta è immediata ed il fatto subito circoscritto e punito. Peccato però che ormai la grande macchina dell informazione è partita alla caccia e non può lasciarsi sfuggire la preda. Spuntano altri video shock ed incredibilmente giornali e televisioni ci raccontano che Internet ne è piena, uno scoop quasi paragonabile a quello della scoperta dell acqua calda. Ma fin qui ancora tutto nella normalità, probabilmente gran parte dell opinione pubblica, visto il digital divide italiano, ignora questa realtà e se l informazione aiuta a prenderne coscienza, ben venga. Peccato che si commetta il solito errore: quello di scaricare le responsabilità e sul banco degli imputati questa volta - ancora una volta! - ci finisce Internet. Poche le voci fuori dal coro e subito soffocate dalla retorica dell opinione pubblica, una tra tutte quella di Domenico Vulpiani (Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni) che in un intervista al Corriere della Sera afferma: Non è certo colpa della Rete se esiste il bullismo. Se lei fosse una formichina e si nascondesse in una classe vedrebbe che è normale fra i ragazzi la natura un po violenta. Internet amplifica tutto, questo è il guaio. Ma in sé penso che ragazzini bulli più o meno violenti esistano da sempre, dentro e fuori dalle nostre scuole. Antonio Rita Sembra che nessuna categoria possa definirsi esente dalla resa dei conti fiscale imposta dalla nuova Finanziaria. Una levata di scudi generale, che tocca tanti, troppi nervi scoperti della vita degli italiani. Eppure, paradossalmente, c è un settore che potrebbe addirittura giovarsi dei risultati di questa manovra. Il ministro Giovanna Melandri ha infatti annunciato che è stata approvata una buona Finanziaria per lo sport italiano. Se infatti le tasche degli italiani saranno più vuote che in passato, la buona notizia è che il salasso non dovrebbe coinvolgere atleti, impianti e, in generale, l intero movimento che fa capo al Coni. Se quindi alcuni settori nevralgici paiono penalizzati da questo giro di vite (cultura, arte, scuola) il carrozzone sportivo per una volta non solo sarebbe esente da tagli significativi, ma si vedrebbero addirittura incrementate le risorse, soprattutto per il cosiddetto sport di base, lontano dai riflettori (e dagli scandali) e vicino a tutti coloro che intendono praticare le varie discipline a costi contenuti. Tra le principali novità, la più significativa riguarda un contributo alle famiglie per l attività sportiva dei propri bambini (ad esempio, l iscrizione in palestre e piscine). Non è ancora chiaro quanto la cifra erogata andrà a coprire sulla spesa totale a carico dei nuclei, ma è comunque uno sforzo importante ed inedito. Finora infatti si finanziavano direttamente le strutture attraverso il Coni: oggi si dà invece più potere discrezionale alle famiglie, che potranno premiare o penalizzare la singola disciplina. C è poi un investimento significativo a favore dell impiantistica sportiva di 20 milioni di euro. Spesso nel nostro Paese, ci si muoveva un po a strappi, senza una strategia a largo respiro. Per il calcio ad esempio solo in occasione dei Mondiali di Italia 90 si è proceduto a un sistematico restyling degli stadi, con operazioni tra l altro anche molto discutibili sia sul piano finanziario che su quello architettonico. Anche gli impianti legati allo sport invernale (specie quelli del Nord Ovest) hanno dovuto attendere le Olimpiadi di Torino 2006 per poter rifiorire, tornando competitivi dopo anni di inferiorità complex rispetto a piste e palaghiacci stranieri. C è poi un ultimo aspetto non certo trascurabile in questa Manovra: il sostegno allo sport nella sua dimensione sociale, perché ha spiegato la Melandri - si sestuplicano le agevolazioni per il movimento paraolimpico, che è cresciuto moltissimo in Italia. Un impegno serio, come quello preso dal ministero della Pubblica Istruzione per far fare un salto di qualità al rapporto sport-scuola: è infatti previsto l avvio nella scuola primaria dell educazione motoria per i bambini piccoli e il sostegno per quegli istituti che resteranno aperti in orari post scolastici per attività ricreative e sportive. Maurizio Ferrari

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