Il Servizio di prevenzione e protezione nel Testo unico tra conferme e novità

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1 Sicurezza ed igiene del lavoro Il Servizio di prevenzione e protezione nel Testo unico tra conferme e novità Da un confronto tra vecchia e nuova normativa vengono fatti emergere gli aspetti del Servizio di prevenzione e protezione aziendale riconfermati dal Dlgs n. 81/2008 e quelli di nuova introduzione, sia sotto la prospettiva strutturale che sotto quella funzionale Claudia Macaluso, Guida al lavoro, Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2009, n. 23, p. 51 Il Dlgs n. 81/2008, provvedendo al complessivo riordino della normativa vigente in materia di sicurezza sul lavoro, ha apportato elementi di novità che sono stati innestati su un architettura che sostanzialmente ricalca quella del Dlgs n. 626/ 1994, articolata in un titolo I, che statuisce i principi generali comuni, ed altri dieci titoli (dal II all XI), che contengono le disposizioni specifiche. Le principali innovazioni rispetto alla normativa precedente sono rintracciabili, comunque, all interno dei primi 61 articoli del testo di legge, costituenti il primo titolo, e riguardano le definizioni, un più ampio campo di applicazione, un rinnovato apparato istituzionale di indirizzo, coordinamento e consultazione, la configurazione dettagliata della linea gerarchica dei soggetti obbligati a garantire la sicurezza dei lavoratori (con l annesso recepimento dei requisiti giurisprudenziali della delega di funzioni), l aggiornamento della sorveglianza sanitaria e l introduzione di nuove figure di rappresentanti dei lavoratori. In questo contesto la funzione del Servizio di prevenzione e protezione non è stata tra quelle oggetto di maggiori rivisitazioni, anche se comunque si registra l inserimento di nuovi elementi, a partire dalle definizioni riportate nell articolo 2. Ritroviamo allora solo un piccolo ritocco alla descrizione di «Servizio», dove al termine della già presente dicitura «insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all azienda finalizzati all attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali» viene inserita la specifica «per i lavoratori» (1). Decisamente più significativa, invece, risulta l aggiunta per la descrizione della figura dell Rspp, confermato come «persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all articolo 32, designata dal datore di lavoro» ed ora «a cui risponde, per coordinare il Servizio». In questo modo si viene a sottolineare la dipendenza funzionale dal datore di lavoro, il rapporto altamente fiduciario che deve legare le due figure, evidenziando l inserimento del Servizio di prevenzione e protezione tra gli organi di staff aziendali. Il legame del Rspp con il datore di lavoro si svolge, infatti, secondo due direttrici fondamentali: dipendenza e collaborazione; il primo aspetto fa da cornice al rapporto, il secondo ne fissa i contenuti (necessità di un supporto per il complesso degli adempimenti talora di elevata complessità tecnica). Con le modifiche introdotte dal Dlgs n. 81/2008 viene enfatizzato l aspetto di avvalimento funzionale (non in senso strettamente tecnicogiuridico) che caratterizza questa «dipendenza» dal datore di lavoro. Ma le modifiche lessicali non si sono, però, spinte fino alla variazione del termine Responsabile con quello di Coordinatore, ritenuta da alcuni cosa utile per evitare confusione di ruoli e responsabilità. Ed è proprio per consentire lo svolgimento delle funzioni tipiche del Servizio di prevenzione che il datore di lavoro deve fornire ad esso informazioni in merito a (2): a) la natura dei rischi; b) l organizzazione del lavoro, la programmazione e l attuazione delle misure preventive e protettive; c) la descrizione degli impianti e dei processi produttivi; d) i dati di cui all articolo 18, comma 1, lettera r) (del registro degli infortuni, n.d.r.) e quelli relativi alle malattie professionali; e) i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza. UNITELNews24 64

2 Anche questo onere comunicativo appena descritto viene enfatizzato con lo spostamento dall articolo che si occupava, nel decreto n. 626/1994, dell enumerazione dei compiti del Servizio di prevenzione a quello che adesso prevede l elencazione degli obblighi del datore di lavoro. Si tratta di un corretto riordino della materia, accompagnato dalla nuova ed esclusiva previsione sanzionatoria della pena dell arresto da quattro a otto mesi (3). Come già nel precedente testo di legge, è stata confermata la scelta di dedicare al Servizio di prevenzione e protezione un intera sezione, la terza del Capo III «gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro», suddividendola sempre in cinque articoli, dal 31 al 35. Viene altresì mantenuta la possibilità di organizzazione interna ovvero esterna o mista del Servizio, con l unica novità di poter costituire il Servizio esterno anche presso le associazioni dei datori di lavoro o gli organismi paritetici. Confermata anche la possibilità di un supporto consulenziale dall esterno nel caso in cui il Servizio sia costituito internamente, al fine di integrare e rendere più efficace l azione di prevenzione e protezione. Sono stati inseriti nuovi dettagli, invece, per quanto riguarda l obbligo di creazione di un Servizio di prevenzione interno nei seguenti casi (4): a) nelle aziende industriali di cui all articolo 2 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e successive modificazioni, soggette all obbligo di notifica o rapporto (5); b) nelle centrali termoelettriche; c) negli impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e successive modificazioni (6); d) nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni; e) nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori; f) nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori; g) nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori. A parte il doveroso aggiornamento della normativa in materia di rischi di incidenti rilevanti, si richiede ora un Servizio interno in caso di esistenza di impianti con presenza di radiazioni ionizzanti, mentre per le strutture sanitarie di ricovero la previsione viene innalzata alla soglia dei 50 lavoratori. E viene inoltre specificato che anche il Responsabile del Servizio deve essere interno, escludendo del tutto in questi casi la possibilità di creare un Servizio di prevenzione «misto», che poteva prevedere Addetti interni e Responsabile esterno. Risulta poco chiaro se tale divieto di esternalizzazione del Servizio debba necessariamente coincidere con una dipendenza contrattuale, ovvero con la presenza di uno specifico rapporto di lavoro subordinato del Responsabile con l azienda; appare più plausibile che tale vincolo coincida non necessariamente con questa esclusiva forma contrattuale, ma che il termine interno sia inteso nel senso di scelta tra i lavoratori dell azienda e di garanzia di presenza sul luogo di lavoro, affidabilità, efficacia dell azione svolta. Sul punto sarebbe comunque opportuna una delucidazione istituzionale. Ad eccezione delle lettere e) e g), tutti i restanti casi sopracitati sono poi adesso menzionati quali circostanza aggravante della pena per l omissione o la carenza della valutazione dei rischi aziendali e del relativo documento (7). Sempre in fatto di organizzazione del Servizio, vengono enunciate altre due novità: 1. la possibilità che aziende con più unità produttive nonché gruppi di imprese, possano istituire un unico Servizio di prevenzione e protezione, rivolgendosi a tale struttura per la designazione degli addetti e del responsabile (8); 2. la necessità di seguire un percorso obbligato per gli Istituti di istruzione, di formazione professionale e universitari e nelle istituzioni dell alta formazione artistica e coreutica che non optino per lo svolgimento diretto, da parte del datore di lavoro, dei compiti di prevenzione e protezione (9). Nel primo caso si vuole legittimare la possibilità, nell ipotesi di più unità produttive riconducibili ad una stessa azienda, dell opzione tra un Servizio di prevenzione e protezione unico per tutte o più servizi, uno per ogni unità produttiva, ovvero ancora consentire che un Servizio interno ad una impresa di un gruppo possa essere scelto come Servizio esterno per le altre imprese costituenti il gruppo. Gli obiettivi di tale operazione possono essere individuati nel tentativo di armonizzare, elevare il grado di specializzazione e contenere i costi per le aziende. Il secondo punto costituisce una parziale innovazione, dal momento che le modalità enunciate, pur non essendo presenti nel Dlgs n. 626/1994, erano state già state formulate all interno del Dm n. UNITELNews24 65

3 382 del 29 settembre 1998, «Regolamento recante norme per l individuazione delle particolari esigenze negli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni», emanato dal Ministro della pubblica istruzione, e poi riprese nella circolare ministeriale 29 aprile 1999, n. 119, avente ad oggetto «decreto legislativo n. 626/1994 e successive modifiche e integrazioni Dm n. 382/1998: Sicurezza nei luoghi di lavoro Indicazioni attuative». In queste specifiche attività si prevede, allora, che il Rspp, qualora il datore di lavoro non rivesta personalmente tale funzione, sia individuato tra: a) il personale interno all unità scolastica in possesso dei necessari requisiti, che si dichiari a tal fine disponibile; b) il personale interno ad una unità scolastica in possesso dei requisiti, che si dichiari disponibile ad operare in una pluralità di istituti. Laddove non si rintraccino disponibilità interne, gruppi di istituti possono avvalersi in maniera comune dell opera di un unico esperto esterno, scelto, in via prioritaria, tra il personale degli enti locali proprietari degli edifici scolastici e, in via subordinata, attraverso enti o istituti specializzati in materia di salute e sicurezza sul lavoro o tra esperti esterni, esercenti la libera professione. Laddove sia presente un esterno per ricoprire l incarico di responsabile del Servizio (10), nella scuola deve comunque essere presente un adeguato numero di addetti. Con il varo del Testo unico, tutta questa procedura, come detto già presente in fonti normative secondarie, è stata importata nel nuovo complesso di legge, in calce all articolo 32, relativo alle capacità ed ai requisiti professionali degli addetti e dei responsabili; ad avviso di chi scrive sarebbe stato più corretto ed opportuno, tuttavia, ricomprendere tali prescrizioni nell articolo precedente, dedicato più generalmente al Servizio ed alla sua formazione. Le opzioni costitutive del Servizio si completano, infine, con la mantenuta possibilità di far coincidere i ruoli di datore di lavoro e di Responsabile del Servizio, prevista all articolo 34 del decreto. Tale possibilità è legittimata (salvo i casi di cui si è già parlato sopra di obbligo di un Servizio interno articolo 31, comma 6), nelle ipotesi previste dall allegato 2, che coincidono in tutto con quelle già previste all Allegato 1 del decreto n. 626/1994: 1. aziende artigiane e industriali: fino a 30 addetti; 2. aziende agricole e zootecniche: fino a 10 addetti; 3. aziende della pesca: fino a 20 addetti; 4. altre aziende: fino a 200 addetti. Unica novità è la specifica che il datore di lavoro può svolgere non solo le funzioni di Rspp e quelle di prevenzione incendi ed evacuazione, ma anche quelle di primo soccorso, non citate nel testo precedentemente in vigore. Nelle realtà lavorative più semplici, quindi, il datore di lavoro può assommare tutti questi ruoli, dopo aver svolto i relativi corsi di formazione (i cui riferimenti, per antincendio e primo soccorso, non hanno, per il momento, subito variazioni e rimangono, rispettivamente, il Dm ed il Dm n. 388/ 2003). Una significativa modifica è stata, invece, introdotta per la formazione del datore di lavoro all incarico di Rspp, dal momento che viene ampliata la durata dei corsi, non più standardizzati sulle 16 ore a prescindere dalla realtà lavorativa esercitata, ma articolati con programmi adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, con durata dalle 16 alle 48 ore (11) e con la previsione di un aggiornamento annuale. Per il momento, tuttavia, in attesa della definizione di programmi e contenuti attraverso un accordo in sede di Conferenza Stato, Regioni e Province autonome, è ancora considerata valida (12) la formazione effettuata ai sensi dell articolo 3 del Dm 16 gennaio 1997 (13) e non si ritiene cogente l aggiornamento annuale, che dovrà altresì essere oggetto di specifica disciplina, sempre a mezzo di apposito accordo della Conferenza Stato-Regioni. Alla ripetizione dei corsi non viene applicata, inoltre, alcuna eccezione, cosicché tutti i datori di lavoro, anche quelli che hanno finora frequentato il citato corso di 16 ore o sono stati esonerati dalla frequenza dei corsi, ai sensi dell articolo 95 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, dovranno provvedere alla riqualificazione personale con cadenza annuale. Per la formazione di Responsabili e Addetti al Servizio di prevenzione, interni ed esterni, viene confermata l intera previsione dettata dal Dlgs n. 195/2003 e dal conseguente Accordo del 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza Stato, Regioni e Province autonome, che, partendo dalla richiesta di un titolo di studi non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore, richiede poi UNITELNews24 66

4 il possesso di attestati di frequenza, con verifica dell apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, articolati nel corso base (modulo A, di 28 ore, comune a tutte le tipologie lavorative), nel corso specifico (modulo B, da 12 a 68 ore a seconda del macrosettore di appartenenza dell azienda in cui si eserciterà la funzione) e nel corso specialistico, per il solo Responsabile (modulo C, di 24 ore, riguardante i rischi natura ergonomica e da stress lavorocorrelato di cui all articolo 28, comma 1, del decreto n. 81/2008, l organizzazione e gestione delle attività tecnicoamministrative, le tecniche di comunicazione in azienda e le relazioni sindacali). Nell ottica di valorizzazione degli aspetti legati alla valutazione dei rischi di natura psicosociale che permea tutto il Testo unico, viene aggiunta proprio nel testo della legge la specifica relativa allo stress lavoro correlato, prima solo citata a livello generico nei contenuti del corso. Confermato anche l aggiornamento quinquennale di 40 o 60 ore per i Responsabili (sempre in base al macrosettore di appartenenza) e di 28 ore per gli Addetti. Elementi di novità per i corsi per il Spp sono costituiti dall entrata a far parte dell Ipsema, l Istituto di previdenza per il settore marittimo, tra gli enti di formazione abilitati e dalla richiesta di annotazione di ciascuno degli interventi svolti sul libretto formativo del cittadino, di cui al Dlgs 10 settembre 2003, n. 276 (da quando, però, esso sarà effettivamente attivo). Sempre in relazione all aspetto formativo dei membri del Servizio di prevenzione è decisamente ampliata la casistica degli esonerati dalla frequenza ai corsi; se l articolo 8-bis del Dlgs n. 626/1994 annoverava solamente i possessori di lauree triennali in «Ingegneria della sicurezza e protezione» o in «Scienze della sicurezza e protezione» o in «Tecnico della prevenzione nell ambiente e nei luoghi di lavoro», ora (14) sono ricomprese tutte quelle lauree facenti parte delle classi L7, L8, L9, L17, L23 (15) (fisica, ingegneria civile, biotecnologie diverse) o delle classi 8, 9, 10, 4 (16) (scienze dell architettura, diverse specializzazioni di ingegneria) o altre riconosciute corrispondenti ai sensi della normativa vigente o che saranno individuate dalla Conferenza Stato, Regioni e Province autonome. Tra gli aspetti innovativi più evidenti in relazione alla funzione aziendale in esame vi sono, comunque, l abolizione dell obbligo di comunicazione alla Asl ed alla Direzione provinciale del lavoro territorialmente competenti del nominativo del Rspp incaricato, come richiesto dall articolo 8, comma 11, del decreto n. 626 e quello di trasmissione della documentazione prevista dall articolo 10, comma 2, sempre del previgente decreto (dichiarazione sulle capacità del datore di lavoro di rivestire il ruolo di Rspp e sull effettuata valutazione dei rischi, relazione sull andamento degli infortuni e attestazione dell avvenuta formazione), ora sostituiti dal doveroso inserimento del nominativo di tale figura nel documento di valutazione dei rischi o nella autocertificazione. Questa comunicazione ha sempre costituito, di fatto, un riferimento certo e probante l assunzione dell incarico; per un altro verso era anche possibile considerarla come un indicazione di quella necessaria e qualificata figura di riferimento aziendale anche per gli organismi di vigilanza. Infine c è da sottolineare come non venga prevista alcuna variazione in relazione ai compiti del Servizio, pedissequamente trasfusi dall articolo 9 del decreto n. 626/1994 al 33 del decreto n. 81/2008 e simbolo della connotazione spiccatamente tecnica del ruolo rivestito. Tra di essi risaltano la collaborazione all individuazione dei fattori di rischio (dove si estrinseca in maniera particolare l aspetto dell attività preventiva), alla valutazione dei rischi ed all individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nonché l elaborazione di procedure e di misure preventive e protettive. Dall analisi di tali compiti si viene a sottolineare la loro strumentalità all attività del datore di lavoro, confermando la dimensione consultiva della funzione e, soprattutto, «l assenza di obblighi/poteri di intervento immediato sulle modalità esecutive dell attività svolta, sulla sua organizzazione e, più in generale, sull ambiente di lavoro: obblighi/poteri, questi, riferibili al datore di lavoro ed alla catena di comando da questi dipendente, secondo la «quadripartizione legale» (17). Una sia pur minore e residuale responsabilità, tuttavia, emerge nei (rari, ma non inesistenti) casi di delega o per le conseguenze di un errato, improprio o negligente svolgimento dei compiti normativamente disciplinati: essa è rintracciabile, sulla scorta dei principi penalistici generali (e non per disposizioni sanzionatorie tipiche della figura, ancora una volta assenti nel testo del nuovo provvedimento) come responsabilità indiretta e concorrente con quella del reale soggetto debitore di sicurezza. UNITELNews24 67

5 Bibliografia - AA.VV., «Ambiente e sicurezza del lavoro» a cura di M. Rusciano e G. Natullo, Vol. VIII del Commentario di Diritto del lavoro diretto da F. Carinci, Utet, Torino, P. Fimiani, «Il decreto legislativo n. 758 del 1994: ambito di applicazione», in Giur. Merito 2000, 1, 222, Giuffrè, Milano. - P. Soprani, «Datore di lavoro e Rspp: il principio di affidamento» in Ambiente & Sicurezza - Il caso, n. 16 del , Il Sole 24 Ore, Milano (1) Articolo 2, comma 1, lettera l). (2) Articolo 18, comma 2. (3) Articolo 55, comma 4, lettera c). (4) Articolo 31, comma 6, del Dlgs n. 81/2008. (5) Stabilimenti con pericoli di incidenti rilevanti. (6) Normativa in materia di radioprotezione. (7) Art. 55, comma 2, del Dlgs n. 81/2008: «Nei casi previsti al comma 1, lett. a), si applica la pena dell arresto da sei mesi a un anno e sei mesi se la violazione è commessa: a) nelle aziende di cui all articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d), f);... omissis...». (8) Articolo 31, comma 8, del Dlgs n. 81/2008. (9) Articolo 32, commi 8, 9 e 10, del Dlgs n. 81/2008. (10) Ipotesi di cui al comma 9 dell articolo 32 del Dlgs n. 81/2008 (e non 8, come erroneamente riportato sul testo ufficiale). (11) Articolo 34, comma 2, del Dlgs n. 81/2008. (12) Articolo 34, comma 2, del Dlgs n. 81/2008. (13) I contenuti previsti da tale decreto riguardano: «a) il quadro normativo in materia di sicurezza dei lavoratori e la responsabilità civile e penale; b) gli organi di vigilanza e di controlli nei rapporti con le aziende; c) la tutela assicurativa, le statistiche ed il registro degli infortuni; d) i rapporti con i rappresentanti dei lavoratori; e) appalti, lavoro autonomo e sicurezza; f) la valutazione dei rischi; g) i principali tipi di rischio e le relative misure tecniche, organizzative e procedurali di sicurezza; h) i dispositivi di protezione individuale; i) la prevenzione incendi ed i piani di emergenza; l) la prevenzione sanitaria; m) l informazione e la formazione dei lavoratori». (14) Articolo 32, comma 5, del Dlgs n. 81/2008. (15) Decreto del Ministro dell università e della ricerca del 16 marzo (16) Decreto del Ministro dell università e della ricerca scientifica e tecnologica del 4 agosto (17) In «La prevenzione dei rischi e la tutela della salute in azienda», pagine 82 e 83. UNITELNews24 68

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