Casa - Residenza - Politiche Sociali - Immigrazione - Diritti - Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dai senza fissa dimora

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1 Casa - Residenza - Politiche Sociali - Immigrazione - Diritti - Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dai senza fissa dimora Mondiali paralleli Gol e miracoli È probabile che quando leggerete questo giornale i riflettori dello Stadio Olimpico di Berlino saranno già spenti e il mondo conoscerà già il nome della nazionale di calcio campione del mondo. Ma quando Ronaldinho, Zidane e Totti saranno in spiaggia a sorseggiare cocktail, allora verrà il bello. Almeno a Piazza Grande la pensiamo così. Il 12 luglio a Montecchio si alzerà il sipario sulla decima edizione dei Mondiali di calcio Antirazzisti; il 24 settembre, migliaia di chilometri più a sud, a Città del Capo in Sud Africa si aprirà la quarta edizione dell'homeless World Cup i Mondiali di calcio dei senza dimora. Questi due eventi sono carichi di un potere soprannaturale, perché riescono in un'impresa che, di questi tempi in particolar modo, ha del miracoloso: rendere etico il gioco del calcio, esaltare la valenza sociale di uno sport popolare, ma finito malamente triturato nella macina del grande business. Entrambi gli eventi sono marginali, fuori quadro rispetto all'attenzione dei media e dell'opinione pubblica, eppure coinvolgono migliaia di persone, generano entusiasmo spontaneo, partecipazione e socialità autentica. Senza entrare, cosa altrettanto incredibile, dentro uno schermo televisivo. Ai Mondiali Antirazzisti partecipano squadre di tifosi e comunità di migranti, due categorie che uno stereotipo alimentato dei media tende a criminalizzare e mettere uno contro l'altro: i tifosi sono sempre razzisti e violenti, i migranti sono vittime o criminali anch'essi. A Montecchio arriveranno 204 squadre (quasi 10 volte tanto quelle che partecipano a Germania 2006) composte da gruppi di ultras provenienti da ogni parte del mondo (quest'anno c'è anche una squadra statunitense che si batte contro la costruzione del muro di separazione tra Messico e Stati Uniti). Com'è successo dal '97 in poi, durante i cinque giorni del Mondiale, tifosi, migranti, e migliaia di visitatori che frequenteranno le tante iniziative messe in campo, si confronteranno sulle pratiche antirazziste e sull'impegno sociale realizzato dentro e fuori la curva. Il calcio sarà importante, ma resterà sulla sfondo, come puro divertimento. A settembre la scena si sposterà dall'emilia al Sud Africa. Allora saranno i senza dimora di tutto il mondo a sfidarsi in un torneo di calcio di strada. - Segue a pag 2 PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,52 EURO QUELLO CHE DATE IN PIU E IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE QUALSIASI RICHIESTA DI SOLDI AL DI LA DELL OFFERTA LIBERA NON E AUTORIZZATA Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L27/02/2004 N.46)ART.1 comma 2 DCB - Bo (Num. 6 per Poste Spa)

2 piazza Grande Giornale di strada di Bologna fondato dai senza fissa dimora Tendere un giornale è meglio che tendere una mano Proprietà Associazione Amici di Piazza Grande Onlus Direttore Responsabile Leonardo Tancredi Caporedattore Jacopo Fiorentino Ai lettori Come tutti gli anni, a luglio esce un numero doppio di Piazza Grande. Per i mesi estivi abbiamo pensato di raccontarvi due eventi sportivi molto particolari: i mondiali di calcio dei senza fissa dimora, che quest anno si svolgeranno in Sudafrica, e i mondiali di calcio antirazzisti, che come consueto si svolgeranno a Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, e riuniranno i tifosi di tutto il mondo. Sarà un modo diverso per vivere lo sport, una volta tanto senza televisioni, senza superstar, e, speriamo, senza polemiche. Nelle pagine della nostra inchiesta trovate i racconti di alcune squadre che parteciperanno ai mondiali, la storia di una squadra italiana fatta da migranti due volte campione del mondo, la storia dei palloni equi e solidali, e il racconto dei retroscena di alcuni grandi eventi sportivi del passato. Buona lettura, e, per chi ci andrà, buone vacanze! Sommario - pag 1 - Ai lettori pag 2 Redazione: via Libia, Bologna Tel Fax Accade davvero pag 3 - L inchiesta del mese pag 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 - La città migrante pag 11 - La cultura è in strada. pag 12 Distribuzione Antonino Palaia Idea Grafica: Jacopo Fiorentino Foto. Palestina - Kurdistan, una partita della scorsa edizione dei mondiali Antirazzisti (Dal sito della Uisp) - Voci di sottofondo pag 13 - Le pagine dell Associazione pag 14 e 15 - Indirizzi utili pag 16 In Redazione: Matteo Artoni, Dario Coriale, Giuseppe Scandurra, Mattia Caiulo, Mariella Libergoli, Gabriella Penna, Giulia Lasagni, Gaetano Massa, Silvia Sola, Laura Caretto. Hanno collaborato a questo numero: Antonio Dercenno, Gigi Bonometti, Marchino, Franziska Gerhardt, Daniele Barbieri, Mauro Picciaiola e i ragazzi di Progetto Ultra, Vincenzo Conte. Immagini La foto in prima pagina è di Antonio Marcello. Edizioni Online Jacopo Fiorentino Bologna Anno XIII - Numero 6-16 pagine Tipografia Nuova Cesat Firenze - segue da pag 1 In questo caso il rovesciamento dei ruoli sarà forse ancora più evidente: in occasione di grandi eventi sportivi internazionali, la presenza di homeless sui marciapiedi delle città del mondo diventa particolarmente inopportuna, disturba l'effetto vetrina che amministrazioni locali e comitati organizzatori vogliono dare alle telecamere. Molto spesso i senza dimora sono vittime di vere e proprie deportazioni dal centro cittadino all'invisibilità delle periferie. A Città del Capo saranno loro i protagonisti, e anche in questo caso l'evento sarà indiscutibilmente mondiale. Partecipano 48 nazioni, tutti i continenti rappresentati, 500 giocatori e spettatori previsti. Molto interessante è il report sull'impatto sociale della scorsa edizione dell'homeless World Cup pubblicato sul sito dopo il mondiale 80 giocatori, il 38% dei partecipanti, ha trovato un lavoro regolare, il 40%, 85 giocatori, ha migliorato la propria situazione abitativa, e, forse la cosa più straordinaria, 12 di loro si guadagnano da vivere giocando o allenando squadre di calcio. Questi numeri sono una prova del fatto che, quando non si parla di contratti milionari, arbitri chiusi a chiave negli spogliatoi e paranoie "moviolistiche", il calcio continua a essere veicolo d'inclusione sociale. La squadra che rappresenterà l'italia a Città del Capo è tutt'altro che italiana, si chiama infatti Multietnica ed è composta interamente di immigrati che vivono a Milano. Quest'anno voleranno in Sud Africa per difendere il doppio titolo di campioni del mondo, ma nonostante due anni di successi continuano ad avere difficoltà a trovare sponsor che sostengano la loro attività. È ampiamente sostenuta invece l'organizzazione dell'intero mondiale dei senza tetto, tra gli sponsor figura la Uefa, l'onu, e alcuni club noti come il Manchester United. Nell'elenco, però, c'è un logo che stona, quello della Nike. Ci pare discutibile dare alla multinazionale più criticata per lo sfruttamento dei lavoratori del sud del mondo, l'opportunità di lavarsi la coscienza. Su Piazza Grande abbiamo provato a riequilibrare le cose con un articolo sulla produzione e commercializzazione di palloni di calcio equi e solidali. di Leonardo Tancredi Abbonati a Piazza Grande. Per abbonarsi e ricevere ogni mese il giornale a casa propria, basta un versamento sul c/c postale n , intestato all'associazione Amici di Piazza Grande Onlus. Causale: "Abbonamento giornale". Potete anche telefonare allo dalle 9.00 alle alla Redazione del giornale. Per i privati la quota indicativa di sottoscrizione è di 31euro annue. Per enti, biblioteche e associazioni 51 euro 2 piazza grande n

3 Accade Dal nostro sito, una rubrica che parla di casa, nuove povertà, diritti, immigrazione. A Bologna e non solo Che ci faccio qui? Un convegno sul diritto alla residenza Il 17 giugno 2006 a Venezia presso la sede dell'ordine degli Avvocati, dalle 9.30 alle 13 si è tenuto un convegno sul diritto alla residenza. Hanno partecipato Delia Murer, Assessore alle politiche sociali del Comune di Venezia e Antonio De Poli, Assessore alle politiche sociali della Regione Veneto. Al convegno hanno portato la propria esperienza alcuni rappresentanti degli sportelli di Padova e Verona di Avvocato di Strada I senza tetto nel nuovo Piano Sanitario Nazionale Il piano sanitario nazionale , il più importante documento programmatico sulla sanità, tratta esplicitamente delle problematiche dei senza fissa dimora, mettendo in evidenza la varietà delle relazioni tra salute e vita di strada. Questa novità è stata molto apprezzata da noi di Piazza Grande, che da anni ci battiamo per l'affermazione dei diritti fondamentali delle persone senza fissa dimora. Speriamo che questo riferimento nel nuovo piano sanitario nazionale possa essere il segno di una nuova sensibilità verso le problematiche della povertà. Alcuni stralci dal Piano Sanitario nazionale , par. 5.7 Gli interventi in materia di salute degli immigrati e delle fasce sociali marginali ( ) La varietà e multidimensionalità delle relazioni fra povertà e stato di salute è messa bene in evidenza dal caso estremo delle persone senza fissa dimora. Esso rivela l ampiezza crescente del rischio di grave emarginazione sociale presente nelle nostre città, che spesso è in diretto collegamento con la presenza di flussi migratori. La condizione di senza fissa dimora nella letteratura internazionale si associa spesso a: un'alta esposizione a fattori di rischio nocivi per la salute; un'alta esposizione a traumi, incidenti e violenze; un'alta prevalenza di malattie; un insufficiente accesso all'assistenza sanitaria; un'alta mortalità. Le variabili socioeconomiche (istruzione, occupazione, reddito) sembrano molto importanti nel determinismo della condizione di SFD: sono i soggetti più deprivati ad incontrare più spesso questo destino. Lo stato di severa deprivazione materiale (dimora, esposizione agli agenti atmosferici, nutrizione) si somma alla scarsità della rete relazionale (la ricchezza e il supporto dei rapporti familiari e sociali) e ai comportamenti nocivi per la salute (alcool, fumo e droghe) comportando un alto rischio di malattia e di morte prematura, che rendono urgente il potenziamento dell attività di inclusione sia attraverso le strutture di accoglienza (dormitori, mense) che degli interventi di supporto e di riabilitazione psico-sociale. Tali interventi di contrasto della povertà estrema vanno promossi soprattutto tenendo nei confronti delle persone che sono divenute senza fissa dimora da poco tempo, ovvero vivono in una condizione non ancora cronicizzata poiché l intervento di inclusione si rivela più efficace. ( ) Fuga da Roma per il grande caldo L'ondata di caldo ha fatto fuggire molti senzatetto da Roma: si sono trasferiti in località turistiche, soprattutto della Riviera romagnola e della Liguria. "Alcuni contano di trovare un lavoretto per l'estate, altri di cavarsela con elemosine e aiuti meglio che in città, dove dormire per strada, tra afa e zanzare, diventa difficile" spiega Mario Furlan, fondatore dei City Angels. Si calcola che un migliaio di senza dimora - circa un terzo del totale - ha già lasciato Roma, e altri lo faranno nelle prossime settimane. Quelli che restano chiedono vestiti estivi, bibite e cibi liquidi. Per portare loro vestiti leggeri (magliette, canottiere, pantaloncini, berretti, ma anche biancheria intima) basta telefonare allo dei City Angels. Gli Angels cercano anche volontari per l'estate, periodo in cui il numero degli Angeli si riduce mentre l'attività su strada prosegue ogni giorno L albergo per il turismo sociale L'Ospitale delle Rifiorenze: primo esempio in Toscana di turismo sociale per il volontariato di tutto il mondo Il turismo sociale approda a Firenze, all'ospitale delle Rifiorenze, un punto di incontro a basso prezzo rivolto al mondo del volontariato italiano e internazionale. L'iniziativa, la prima di questo tipo in Toscana, si rivolge infatti a gruppi di giovani e ad associazioni che hanno come obiettivo un turismo sostenibile e solidale. L'Ospitale delle Rifiorenze, che fa parte del complesso del Carmine, nasce da un progetto di "Mani Tese - Firenze" in collaborazione con l'assessorato al terzo settore del Comune di Firenze, in partenariato con la Fondazione culturale responsabilità etica la Caritas, la cooperativa riciclaggio e solidarietà e l'educatorio Fuligno Congo, 60 piccoli italiani e una grande speranza Il 30 luglio in Congo si svolgeranno, per la prima volta dal 1961, elezioni libere. La società civile, i congolesi, attendono con trepidazione questo momento a cui si preparano da tre anni, da quando cioè funziona un governo di transizione dopo una tragica guerra che, per lunghi tratti, ha assunto le caratteristiche di un conflitto continentale. L'associazione italiana "Beati i costruttori di pace", invitata dalla Società civile congolese, sta organizzando una missione di osservazione elettorale nella zona più turbolenta del Paese, il Kivu, la regione dei Grandi Laghi. "La nostra volontà è di essere accompagnatori cordiali e non semplici ispettori" dicono i Bcp che sabato 17 e domenica 18 giugno si sono ritrovati a Padova in 60 per il loro quarto appuntamento. Non sono professionisti delle elezioni ma persone qualunque (molti gli studenti) che da mesi si preparano a questa missione: hanno seguito corsi di formazione e saranno parificati, a tutti gli effetti - tranne che per la paga, essendo volontari - agli incaricati dell'unione europea o della Fondazione Carter i quali abitualmente vigilano sulle urne. Un compito importante, non esente da difficoltà e qualche rischio, soprattutto nelle zone "calde" dove però i Bcp sono presenti da anni e nelle quali la loro presenza è espressamente richiesta della société civile e delle ong locali. Nel lungo cammino nonviolento dei Bcp (in Italia, nei martoriati Balcani e in Palestina) la svolta africana avviene nel 2000 quando da Bukavu arriva un grido disperato: "ancora di quanti milioni di morti avete bisogno perché i vostri giornalisti scoprano il Congo?". Nel febbraio-marzo 2001, si verifica l'"impossibile": una grande assemblea di pace in zone di guerra con centinaia di migliaia di donne e uomini congolesi a cui si aggiungono i Bcp: "300 bianchi, né soldati né missionari né capi-progetto" con la sola voglia di aiutare il dialogo intercongolese che faticosamente cerca di decollare. "Abbiamo continuato ad appoggiare il processo di transizione e ora vogliamo dare il nostro piccolo contributo a questa nuova fase" spiegano Lisa Clark e Albino Bizzotto, portavoce dei Bcp, appena tornati dal Congo: "Osservatori elettorali nelle zone turbolente dell'est possono bloccare brogli. Uomini e donne del Congo sono consapevoli che il voto è solo il primo passo ma sanno che questa occasione non va sprecata". L'attuale Repubblica Popolare del Congo (Zaire sino a qualche anno fa) è un Paese ricchissimo eppure la sua popolazione è poverissima. Mentre traballa la lunga dittatura di Mobutu, i massacri del '94 in Rwanda innescano un'ondata apocalittica di profughi (forse due milioni) e stragi anche in Congo. Dopo una breve pausa riprendono gli scontri fra ribelli, milizie locali ed eserciti stranieri. Non è un mistero che molti mirano al controllo delle zone minerarie più ricche. Fra il '94 e il 200o si contano quattro milioni di morti mentre i rapporti di Amnesty International calcolano in 16 milioni i congolesi vittime di violazioni dei diritti umani, privati di alimenti e farmaci. Nel novembre '99 inizia la missione di pace [Monuc] delle Nazioni Unite: una sfida immensa con 15 mila "caschi blu". Come e perché "i signori della guerra" (e chi finora li ha armati) oggi siano costretti ad accettare una transizione democratica è forse materia da esperti. Chi non si abbandona al cinismo - come la società civile congolese e i Bcp - è convinta che almeno qualche merito vada alla mobilitazione dal basso delle popolazioni e all'impegno dell'opinione pubblica internazionale. Ed è per questo che dopo le trattative, i vari accordi di pace, i rinvii, finalmente il referendum sulla Costituzione (in dicembre), la tornata elettorale che si apre il 30 luglio può significare che un cammino di speranze è stato definitivamente imboccato. Info: , (Giusy Baioni). a cura della Redazione Web piazza grande n

4 L inchiesta del mese dello scorso anno proprio a causa della mancanza di fondi, " e anche noi - confessa Barbara - siamo tuttora alla ricerca di uno sponsor vero. Puntualmente presentiamo la richiesta per ottenere contributi da enti pubblici (Comune, Provincia, Regione), ma ci danno sempre molto poco, al massimo 4000 euro, e a malapena riusciamo a coprire le spesse di viaggio. Anche la società dell'inter, che all'inizio ci è stata molto vicina, da qualche tempo non ci segue più". Multietnica La nazionale senza dimora Quella che si svolgerà a Città del Capo dal 24 al 30 settembre 2006 è la quarta edizione della Homeless World Cup. La Multietnica 2001, che rappresenta l'italia, è stata campione del mondo per due anni consecutivi (a Gotheborg nel 2004, a Edimburgo nel 2005) ed è alla ricerca del terzo titolo. Abbiamo intervistato Barbara Gorgon, presidentessa della squadra e dell'omonima associazione milanese per scoprire come opera il suo gruppo e come ci si prepara ad un appuntamento importante come il campionato di calcio dei senza dimora. E ra il settembre del 2004 e Piazza Grande dedicava due pagine ai neo-campioni del mondo della Multietnica 2001, alla cronaca della loro vittoria per 4-0 sugli austriaci detentori del titolo e all'edizione svedese dei mondiali homeless. Da allora sono passati due anni; ed in due anni cambiano molte cose. Intanto, la Multietnica 2001 ha vinto il titolo mondiale anche l'anno scorso in Scozia battendo per 3-1 la rappresentativa polacca. E poi ci sono stati dei cambiamenti netti ed importantissimi dal punto di vista della gestione dell'associazione: il 28 maggio del 2005 il consiglio direttivo ha infatti deciso l'esclusione di Bogdan Kwappik, ex presidente ed ex allenatore della squadra da tutte le attività della Multietnica Al suo posto è stata nominata Barbara Gorgon, anch'essa immigrata polacca, co-fondatrice, segretaria, vice allenatrice e massaggiatrice della squadra. I primi quattro anni di vita dell'associazione sono stati belli e pieni di soddisfazioni, anche grazie a Kwappik, ma ora le cose sono del tutto diverse, e Barbara ci tiene a sottolineare che "Bogdan adesso è il presidente della Nuova Multietnica, un'associazione sportiva e culturale che ha fondato da poco, ma che non è affatto la detentrice del titolo mondiale. Ora - continua Barbara - sono stata nominata presidentessa e allenatrice della Multietnica 2001, e se riesco ad amministrare la cosa è soprattutto grazie all'altro allenatore, Wojciech Gorgon, anch'egli cofondatore, promotore, vice presidente e giocatore fin dalla nascita dell'associazione. E' lui che ha gestito tutti gli eventi sportivi che abbiamo promosso finora", e con lui Barbara intende portare avanti tutti i progetti della Multietnica 2001 oltre che preparare il mondiale africano. Ed in effetti, negli ultimi tempi, le iniziative dell'associazione sono state piuttosto numerose; tra le più importanti l'uscita di Campioni senza dimora: la favolosa storia di Multietnica, la squadra di immigrati campione del mondo (Filippo Podestà, Milano, Ed. Terre di mezzo, 2005, 10) il libro sulla storia della squadra e dell'associazione, e Oggi per me domani per Una foto d archivio della Multietnica te!!!, una campagna di donazione del sangue fra le comunità di stranieri della provincia di Milano, promossa dalla sezione milanese del Comitato Immigrati in Italia, di cui Multietnica 2001 è fondatrice. Molti altri sono invece i progetti in via di realizzazione, o che Barbara e Wojciech sperano di poter in qualche modo concretizzare. Per esempio riuscire a fondare una squadra giovanile di immigrati da iscrivere a qualche torneo, o un ente sportivo che si occupi del calcio di strada, oppure ottenere la gestione diretta di un centro sportivo - visto che attualmente i ragazzi si allenano una volta alla settimana presso il campo sportivo di via Molinetto, e che ovviamente l'affitto della struttura, adoperata anche per tutti i tornei che la Multietnica 2001 organizza durante l'anno, è a pagamento. E poi ci sarebbe il sogno di poter prima o poi organizzare un'edizione della Homeless World Cup in Italia, magari proprio a Milano, "ma come era prevedibile - ci dice Barbara - non si trova nessuno che si interessi alla cosa." In due anni, si diceva, cambiano molte cose, ma molte altre si ripetono uguali, e puntuali. Come spesso accade quando si vuole partecipare ad eventi del genere, l'impresa più ardua è quella di trovare i soldi. Alcune squadre africane non hanno potuto partecipare all'edizione Qualche altra difficoltà riguarda poi il rinnovo in tempi utili dei documenti dei giocatori (passaporto e permesso di soggiorno), i vaccini, che sono indispensabili per l'iscrizione al torneo, e il recupero di un equipaggiamento decente (borse, tute e completo da gioco). Ma com'è la squadra che partirà per l'africa? "La squadra di quest'anno è composta da rom, rumeni, ecuadoriani, brasiliani, marocchini, e polacchi. In totale dovremmo essere dieci giocatori e tre dirigenti". Ancora una volta la rosa della Multietnica 2001 non conta neppure un italiano, "e questa è la prova di quanto i flussi migratori influiscano sul nostro gruppo". Prepararsi ad una competizione come la Homeless World Cup non è affatto semplice, e soprattutto, ci fa capire Barbara, una trasferta di questo tipo, non si può improvvisare. Per questo prima delle convocazioni finali, la Multietnica 2001 ha organizzato vari tornei di selezione per il reclutamento dei giocatori più bravi. "In queste settimane - conclude Barbara - stiamo organizzando un altro torneo multietnico per scegliere gli ultimi giocatori da portare a Città del Capo." L'appuntamento è per domenica 9 luglio presso il campo sportivo di via Corelli a Milano. Barbara e tutta la Multietnica 2001 si aspettano una massiccia partecipazione, "perché il progetto più importante e imminente è quello di diventare campioni del mondo per la terza volta." di Dario Coriale 4 piazza grande n

5 Il mondiale dei senza dimora Saranno 48 le rappresentative nazionali che prenderanno parte alla Homeless World Cup che si terrà a Città del Capo (in Sudafrica) tra il 24 e il 30 settembre prossimi. Tra i paesi partecipanti: Afghanistan, Argentina, Cina, Brasile, Inghilterra, Germania, Francia, Ucraina, USA, Australia e ovviamente l'italia con la Multietnica Circa 500 i giocatori che prenderanno parte alla competizione calcistica che è ormai arrivata alla sua quarta edizione. Il campo di gioco sarà allestito nel bel mezzo della Grand Parade, la piazza più grande della città (la stessa nella quale fu rilasciato Nelson Mandela) dominata dalla City Hall, il Municipio di Città del Capo, e dall'ombra della Table Mountain, la grande montagna piatta che sovrasta gli edifici della città e che si estende interamente entro i confini metropolitani. Mel Young, presidente e co-fondatore della manifestazione, ha recentemente affermato che Città del Capo 2006 promette di essere la migliore edizione della Homeless World Cup, per via del raddoppiamento del numero di partecipanti rispetto agli anni precedenti. Confidando ancora una volta nel potere che un gioco di squadra come il calcio ha di migliorare l'autostima dei partecipanti (grazie soprattutto al senso di appartenenza al gruppo e alla necessità di dover agire relazionandosi ad altre persone), il comitato organizzatore spera che, come già accaduto in seguito alle edizioni precedenti (Graz 2003, Gotheborg 2004 ed Edimburgo 2005), la partecipazione all'evento possa fare da spunto al tentativo di mutamento dello stile di vita degli aderenti. Secondo una statistica relativa all'edizione dell'anno scorso, oltre il 77% dei partecipanti si è attivato per cercare un lavoro stabile, per sottrarsi all'abuso di droghe o alcol, per elevare il proprio livello di istruzione, per trovare un alloggio fisso. Il progetto ha inoltre l'intento di modificare anche l'atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti degli homeless, ed è per questo motivo che Young spera nella partecipazione di almeno 100 mila spettatori. La Homeless World Cup è patrocinata dall'onu, dall'international Network of Street Papers (INSP) e dalla UEFA, che l'anno scorso ha destinato 1 milione di franchi svizzeri (pari a circa 649 mila ) all'organizzazione Pro Poor Sports, che da tempo promuove il calcio da strada come tramite per la riduzione del disagio sociale dei senza fissa dimora. Tutti gli incontri di Città del Capo 2006 saranno trasmessi in diretta tramite web-cam sul sito ufficiale nel quale è possibile trovare già le notizie relative all'edizione dell'anno prossimo Copenhagen La storia delle tre edizioni precedenti dei mondiali homeless è invece consultabile su Goal! The story of the Homeless World Cup (Mel Young, Birlinn Ltd, 2005, 7,99), un libro che documenta l'intero progetto che sta dietro all'organizzazione della Homeless World Cup. a cura di Dario Coriale Kick Homelessness Un calcio all esclusione La squadra tedesca per i campionati mondiali di calcio è stata selezionata. Ma i giocatori non si chiamano Lukas Podolsky, Michael Ballack o Miroslav Klose, tutt'altro: si tratta di dieci giocatori sconosciuti al pubblico. Non guadagnano milioni sorridendo alle telecamere mentre vendono costosi indumenti sportivi, e non sono inseguiti dai paparazzi come fossero pop star. Di solito sono abbastanza invisibili. Questi calciatori sono senza dimora. Ma ora, sono stelle a pieno diritto: rappresenteranno la Germania ai mondiali di calcio degli homeless, avendo vinto il primo campionato nazionale di calcio di strada che si è svolto a Kiel il 2 e 3 giugno. Hanno battuto la concorrenza di 13 squadre e oltre 100 giocatori provenineti da ogni parte della Repubblica Federale. Il "quadro" tedesco è composto da sette giocatori, tutti senza dimora. Uno di loro ha il passaporto turco, ma ha vissuto in Germania negli ultimi 13 anni. Il più giovane ha 19 anni, nessuno supera i 30. Il loro livello tecnico è migliorato considerevolmente nell'ultimo anno. "Come studente di sport e calciatore attivo, devo pagare il mio rispetto alla squadra -dice Henning Bindzus, membro della squadra - L inchiesta del mese soprattutto i giocatori della raramente hanno la possibilità di nazionale devono mostrare viaggiare, essere in Africa sarà devono mostrare eccellenti qualità sportive nei tornei. unica. Ma il viaggio non è l'a- sicuramente un'esperienza Durante l'estate i giocatori frequenteranno uno o due ritiri di ra più l'influenza positiva che spetto più importante, lo è anco- allenamento per lavorare sulla potrà avere il calcio. I dati sull'impatto sociale dei Mondiali del tecnica e la condizione atletica. E poi voleranno a Città del Capo in 2004 in Svezia sono significativi: sud Africa per partecipare alla dei 204 partecipanti il 38% ha Homeless World Cup che si svolgerà dal 24 al 30 settembre. ha migliorato la situazione abita- trovato lavoro regolare, il 46% tiva, il 34% ha ripreso a studiare, il 27% ha affrontato il pro- Trovare fondi per il torneo di Kiel non è stato facile all'inizio e blema della tossicodipendenza. resta comunque un problema, Inoltre, mentre calciano il pallone, i giocatori non si sentiranno ma adesso il volo e la sistemazione in Sud Africa sono assicurate. I soldi sono arrivati in parte plice fatto che indebolisce lo ste- homeless, ma calciatori, un sem- dall'associazione tedesca dei reotipo e prova il pieno successo giornali di strada, e in parte da di questa strategia di integrazione sociale. varie donazioni. Nonostante il pubblico abbia di Franziska Gerhardt mostrato un grande interesse e l'iniziativa abbia avuto una buona risonanza nei media, c'era Info ancora qualcuno che non si spiega come mai un gruppo di senza The HWC online: tetto voli in Sud Africa. Se è per ignoranza o per ragioni politiche German Federal Association of resta ancora da capire. Ad ogni Social Street Papers: modo il clima sociale è diventato più freddo anche in Germania. " Faremo sicuramente questo viaggio - dice Jo Tein, coordinatore Hwc per l'associazione federale dei giornali di strada - solo non sappiamo cos'altro saremo capaci di fare oltre giocare le partite. Ci piacerebbe mostrare ai nostri giocatori il Sud Africa e il genere di povertà che esista là." Per calciatori senza dimora che I mondiali Antirazzisti di Montecchio. Foto tratta dal sito della Uisp piazza grande n

6 L inchiesta del mese Le regole dello Street Soccer Remise en jeu I clochard che si rimettono in gioco A Cape Town, come nelle precedenti edizioni del Mondiale, si giocherà una versione "da strada" del calcio, lo streetsoccer. A leggerne le regole si capisce subito che questo gioco richiama alla mente le partite di calcio giocate in strada da ragazzini, dove anche i muri delle case fanno parte del gioco. Vediamo nel dettaglio come si gioca a streetsoccer. - "Le due squadre in campo sono composte da 4 giocatori compreso il portiere, più 4 panchinari. Il capitano Toussaint Dagou ne ha fatta di strada dal 30 dicembre 2001, quando arrivò a Parigi dal Togo come richiedente asilo politico. A fine settembre parteciperà alla Homeless World Cup a Cape Town con la squadra francese, " Remise en jeu ", mettendo piede in Africa per la prima volta dopo quattro anni proprio grazie "alla maglia dei bleus". A partire saranno otto giocatori, due tecnici, un responsabile e due tifosi del Paris Saint Germain, un rappresentante del comune di Parigi ed un giornalista. T oussaint non solo ride volentieri di questo paradosso, ma sembra quasi andarne fiero. La Francia, che lui accusa di complicità con il regime dittatoriale togolese, prima di Eyadéma Gnassingbé e poi del figlio Faure Gnassingbé, uscito vincitore lo scorso anno da elezioni che hanno portato il paese sull'orlo della guerra civile, gli ha concesso l'asilo politico due anni fa. Dopo un'estenuante odisssea burocratica che lo ha visto anche nove giorni in carcere dopo che la polizia lo aveva trovato senza documenti, Toussaint ha iniziato finalmente a vivere la sua vita con un po' più di serenità, grazie ad un lavoro, una casa, ed alla speranza di far venire in Francia sua figlia di sei anni. "Bisogna lavorare duro" mi ripete convinto, con uno sguardo intenso che guarda altrove. Ci tiene, fin troppo, ad essere realista. Il calcio è importante, ma lo interessa solo relativamente, visto che la sua vita gravita 6 piazza grande n attorno a ben altre preoccupazioni. Anche a Cape Town ci va soprattutto per giocare, senza pensare troppo alla classifica. Al Bois de Vincennes, ogni sabato mattina, fa da capitano, allenatore e factotutm della squadra di senza fissa dimora del Secours catholique di Parigi, un'associazione di ispirazione cattolica che fa parte della Caritas francese. E' vero, lui non è più un senza fissa dimora da quando ha regolarizzato la sua situazione, ma dice di riuscire a capire lo stesso gli altri giocatori, anche se li vede soltanto nel week end. Nonostante l'affinità sul campo, a parte qualche eccezione, ci sono troppi problemi a frequentarsi anche durante la settimana. C'è chi alza il gomito, chi ha problemi di droga, chi di salute, chi è clandestino, e non è facile andare d'accordo o restare fuori dai guai. Lui ci ha sempre creduto nello sport, anche quando era in Togo, ma ammette che in Francia niente riusciva più a farlo sorridere durante la settimana, quando era costretto a vivere da amici, a mettere insieme pranzo e cena e, contemporaneamente, a mandare avanti la pratica per l'asilo politico. Quelli del Secours catholique li ha conosciuti un po' per caso, tramite amici di amici, che gli hanno chiesto se voleva andare ad allenarsi. Non c'era bisogno né di scarpe, né del pallone, e la doccia a fine partita era gratis. Come ci racconta Benoit Danneau, responsabile dell'iniziativa, l'idea di una squadra di calcio per senza fissa dimora nacque nel 1993, soprattutto per far fronte al disagio che coglie i senza fissa dimora nel week end, quando le strutture Foto. La squadra francese ai mondiali di calcio di strada di accoglienza sono chiuse oppure hanno orari ridotti, ma anche " per far entrare nella testa della gente che lo sport per tutti fa parte a pieno titolo dell'égalité repubblicana ". Nessuno, all'epoca, avrebbe scommesso sul successo di un'operazione che, invece, nonostante alti e bassi, è cresciuta fino ad organizzare un torneo di squadre di senza fissa dimora e, dal prossimo autunno, addirittura un campionato con un altr tipi di associazioni, da studenti delle superiori a un gruppo di giovani vietnamiti. Ai prossimi mondiali andrà un giocatore per ogni squadra che partecipa al torneo. Dagou è stato designato proprio dal Secours catholique grazie al suo impegno nelle attività della squadra e alla tenacia che ha dimostrato nell'affrontare l'odissea dell'asilo. Ma allora è vero che il calcio puo' essere un efficace strumento di integrazione sociale? Danneau, in un primo momento scettico di fronte alle statistiche rose e fiori dell'associazione organizzatrice della Homeless World Cup, si è dovuto presto ricredere. Su dieci giocatori che hanno partecipato agli ultimi mondiali in Scozia con la maglia francese, uno ha trovato un lavoro stabile. Per tutti gli altri rileva, invece, un generale miglioramento della capacità di autocontrollo e di iniziativa, anche in termini di progettualità a breve-medio termine. Questo spiraglio di sole del sabato mattina parigino ha solo un neo : le donne, per il momento, non possono ancora partecipare. di Giulia Lasagni - "Le sostituzioni si fanno "al volo" senza interrompere il gioco. - "La partita è composta da due tempi da 7 minuti. Quando la palla è ferma si ferma anche il cronometro. - "Il portiere non può segnare né uscire dall'area di rigore. - "In area non possono entrare né attaccanti né difensori. Per i primi la sanzione è un calcio di punizione per i secondi il rigore contro. - "I rigori vengono battuti con la modalità dello shoot out, cioè con la palla in movimento. - "Tutti i tiri devono essere effettuati fuori dell'area di rigore. - "Tutti i calci da fermo sono indiretti - " Il comportamento scorretto viene punito con il cartellino blu (2 minuti fuori e poi si può rientrare in campo) o con quello rosso (espulsione definitiva) - "Il campo, le cui dimensioni sono simili a quello da basket, è circondato da sponde alte 80 cm che sono parte integrante del gioco. Come a biliardo si può giocare di sponda. - "L'arbitro è seduto su una sedia in alto, come nel tennis. Due guardalinee vigilano agli estremi del campo I giocatori possono esseri maschi o femmine e devono aver compiuto 16 anni; devono aver avuto esperienza di vita di strada nell'ultimo anno; la loro fonte di sostentamento principale deve essere la vendita di giornali di strada; possono essere richiedenti asilo o migranti col permesso di soggiorno; se dipendenti, devono aver intrapreso un percorso di recupero dall'alcol o dalle droghe. Può partecipare chi ha giocato ai mondiali una sola volta in passato.

7 I mondiali antirazzisti Esiste un mondiale di calcio dove in campo non ci sono arbitri, ma mediatori, dove la squadra più scorretta perde a tavolino, e, soprattutto, dove la coppa è assegnata alla squadra più impegnata nel sociale. Questo campionato non si gioca sulla luna, ma a pochi chilometri da Bologna, a Montecchio, in provincia di Reggio Emilia. È il Mondiale di Calcio Antirazzista, che per la decima volta vedrà tifoserie provenienti da ogni parte del mondo affrontarsi in un torneo di calcio e confrontarsi sul tema dell'antirazzismo. Ad ideare e organizzare l'iniziativa sono quelli di Progetto Ultrà, un'attività interna alla Uisp (Unione italiana sport per tutti) dell'emilia Romagna. Carlo Balestri, tra i più attivi promotori, racconta la storia e il senso di questi mondiali e cosa succederà dal 12 al 16 luglio a Montecchio. T utto è partito nel '97 da una chiacchierata tra me e il responsabile dell'istoreco, l'istituto Storico della Resistenza di Reggio Emilia. In quel periodo il razzismo si stava diffondendo negli stadi, e l'opinione pubblica faceva passare tutti i tifosi per razzisti. Noi di Progetto Ultrà sapevamo che non era così: avevamo rapporti sia con le tifoserie sia con alcune comunità di migranti, così ci siamo detti perché non organizzare un torneo di calcio aperto agli ultras, stigmatizzati come violenti e razzisti, e ai migranti considerati o come un pericolo sociale o come vittime di razzismo?" E così a Montefiorino, sede originaria dei mondiali, sono arrivate le prime 8 squadre. Tra queste gli inglesi di Furd (Football unite, racism divide, "Il calcio unisce, il razzismo divide"), associazione partner di Progetto Ultrà, i Devils, ultras del Bordeaux, la comunità senegalese di Reggio Emilia, e molte altre comunità di migranti. Come spesso accade, la mescolanza ha prodotto ricchezza e stimoli per andare avanti. Il numero dei partecipanti è cresciuto in maniera esponenziale: nel '98 le squadre iscritte erano 24, l'anno successivo 32. Arrivate a 72 nel 2000, a Montefiorino si stava stretti, così tutto si è spostato nella vicina e meglio attrezzata Montecchio. "I partecipanti - continua Carlo Balestri - consideravano i mondiali una cosa molto particolare per la capacità di unire al calcio i valori dell'inclusione sociale, per il modo in cui l'evento sportivo era inteso non come competizione, ma come strumento di conoscenza reciproca. C'era un'atmosfera un po' magica per cui i partecipanti dell'anno precedente tornavano convinti e ne parlavano agli amici; la fama del mondiale è stato il miglior strumento per far crescere di anno in anno la partecipazione." Nella nuova sede di Montecchio il mondiale si è aperto definitivamente: il torneo è "spalmato" su più giornate, ci sono più spazi dedicati ai concerti e ai momenti di svago; il calcio è solo uno degli eventi e il mondiale è diventato un vero e proprio festival dell'antirazzismo. Un'attenzione speciale è dedicata al cinema. Quest'anno la Der (Documentaristi Emilia Romagna) curerà una rassegna di documentari che raccontano storie di calcio e inclusione sociale, titoli interessanti come "Afghanistan: un calcio tra le rovine", "Ulster, un campo diviso" e Campioni d'israele", film sulla squadra del Maccabi Petch Tikva che ha vinto la Coppa nazionale grazie ai gol di calciatori palestinesi e israeliani. La rassegna è aperta ai contributi video autoprodotti dalle tifoserie. Ma non è tutto. "Il venerdì pomeriggio blocchiamo il torneo -annuncia Balestri - per dar spazio a workshop aperti alla multiculturalità. Si imparerà a ballare la samba e a giocare a cricket, sport sconosciuto agli italiani ma molto praticato dagli immigrati dal Bangladesh, dal Pakistan e dallo Sry Lanka. Oltre al calcio si giocherà anche a basket (un torneo di 40 squadre) e a pallavolo." Per la decima edizione gli eventi si moltiplicano e il torneo di calcio sarà autenticamente mondiale: le squadre iscritte sono 204, divise in gironi da 6. A disposizione ci sono 17 campi da calcio a cinque (la maggior parte di questi ricavati da terreni bradi sistemati dagli organizzatori); le prime due di ogni girone passano al turno successivo ad eliminazione diretta; si disputeranno in tutto 600 partite. Semifinali e finali si giocano ai rigori per evitare eccessi di competitività. "Non vogliamo vedere persone sbranarsi per una coppa, le partite sono arbitrate da un arbitro che segna il tempo e interviene solo quando le due squadre non si mettono d'accordo e alla squadra troppo fallosa viene dato subito un rigore contro, se è recidiva perde a tavolino. La responsabilità non è del singolo, ma di tutta la squadra. Pedagogicamente aiuta e il clima è festoso." Il mondiale di Montecchio non ha superato solo le discriminazioni razziali, ma anche quelle di genere: "il 65% delle squadre è misto e ne andiamo abbastanza fieri" La coppa più importante, quella assegnata alla tifoseria che meglio ha praticato i valori dell'antirazzismo viene assegnata da una giuria informale. Gli organizzatori dell'evento ne parlano durante la manifestazione e arrivano a un accordo. L'anno scorso è toccato agli ultras del St. Pauli, leggendaria squadra del quartiere di Amburgo culla del punk tedesco. L'attività delle tifoserie viene monitorata durante tutto l'anno grazie a una rete di comunicazione tra gruppi che si sta rinsaldando soprattutto grazie all'esistenza dei mondiali e all'attività del Progetto Ultrà. Organizzare un mondiale per oltre 200 squadre ha dei costi notevoli. La previsione per il 2006 è di euro. Circa la metà di questi provengono da finanziamenti pubblici (Regione Emilia Romagna, Provincia di Reggio, Comune di Montecchio) e privati come la Coop, la Cgil e la Fondazione Manodori. L'altra metà si deve soprattutto alla nota sete di birra dei tifosi: nei cinque giorni del mondiale si berranno L inchiesta del mese Montecchio. Tifare senza vergogna Foto. Montecchio 2004 Un immagine dei Mondiali Antirazzisti litri di birra, e gli incassi del bar (ci sarà anche un ristorante a prezzi politici) assicureranno l'edizione Progetto Ultrà dedica un'attenzione particolare anche agli sponsor che hanno investito i loro soldi nel mondiale dei "grandi", Germania Secondo Carlo Balestri e gli altri, sono loro i responsabili della penuria di biglietti per il mondiale tedesco. "Su 3 milioni di biglietti messi in vendita dalla Fifa e dalla federazione tedesca, un milione è andato agli sponsor, e da questi, attraverso canali strani finiscono nelle mani dei bagarini che rivendono a 500 biglietti da 45, oppure nelle agenzie di viaggi che ti fanno il pacchetto aereo, più albergo, più biglietto a prezzi impossibili. È così che il calcio diventa televisivo e accessibile solo a chi ha i soldi o amicizie influenti". Per provare a risolvere questo ed altri problemi ai tifosi italiani in Germania, Progetto Ultrà, grazie alle strutture delle "ambasciate del tifoso locali" fornisce sul posto informazioni e assistenza logistica. Ai tanti tifosi, stanchi della televisione, degli scandali e dei paradossi di un calcio che troppo spesso genera esclusione, consigliamo vivamente un viaggio molto più breve. A Montecchio si può ancora tifare senza vergogna. di Leonardo Tancredi piazza grande n

8 L inchiesta del mese La solidarietà in curva Uno degli obiettivi centrati in pieno dal Mondiale Antirazzista è la creazione di una rete internazionale di gruppi di tifosi accomunati dall'impegno sociale e antirazzista. La missione possibile dei Fussballagenten Tra le oltre 200 squadre partecipanti ai Mondiali Antirazzisti, molte vengono da Berlino, forse la città più tollerante d'europa, dove si giocherà la finale dei prossimi mondiali di Germania Oskar Krzykowski, Johanna Prien e Philipp Enke saranno a Montecchio con i Fußballagenten, gli "Agenti del calcio", ci hanno raccontato il lor punto di vista sul razzismo nel mondo del calcio, e la loro campagna per un commercio equo e solidale. Chi sono i Fußballagenten? Siamo un'agenzia per la cultura del calcio a Berlino e lavoriamo dal 2001 per introdurre il calcio in contesti nuovi. Abbiamo realizzato delle campagne, mostre, letture, dei tornei, un festival del cinema, public viewing nei parchi e delle feste. In alternativa alle solite organizzazioni che commercializzano il calcio, noi vogliamo far crescere un tipo di entusiasmo "sostenibile": giocare divertendosi e sviluppare un'attitudine critica. Quali esperienze avete fatto negli ultimi due anni ai Mondiali Antirazzisti? La cosa bella è che i Mondiali Antirazzisti non premiano il successo sportivo. La coppa più grande non è per il vincitore, ma per la squadra e i tifosi che si sono impegnati maggiormente in attività sociali. E poi i giochi sono la combinazione perfetta tra calcio, politica e musica. Nel 2005 il capitano della SS Lazio, Paolo di Canio, è stato condannato due volte dalla FIGC a pagare una multa di euro e squalificato per un turno per aver fatto il saluto fascista nello stadio. Qualche anno fa, nella curva dello stadio Olimpico, i tifosi hanno esposto uno striscione dove era scritto: "Auschwitz è la vostra patria, i forni sono le vostre case". C'è qualcosa di simile anche nei club tedeschi? Negli ultimi anni, c'era molto lavoro con i tifosi per lasciare gli estremisti 8 piazza grande n politici fuori dagli stadi. Nella serie A, e probabilmente anche nella serie B, gli stadi sono multati se vengono mostrare bandiere simili. E ci sono degli osservatori dentro e fuori gli stadi per tener d'occhio la situazione. Nelle serie minori è un'altra cosa. Specialmente nelle regioni più "deboli", come nell'ex-germania Est, i gruppi di estrema destra sfogano negli stadi le loro frustrazioni attraverso l'odio razziale, senza vergogna. Il problema è esploso quest'anno, quando un giocatore di origine nigeriana che gioca in serie C, dopo essere stato provocato dagli spettatori con insulti razzisti, ha risposto facendo, come in uno specchio, il saluto nazista. Prima che cominciassero i Mondiali a Berlino, i movimenti di destra hanno ripetutamente provato a trasformare il sentimento patriottico per la nazionale tedesca in un bieco nazionalismo, chiedendo ad esempio il bando di due giocatori di origine ghanaese della squadra. Come valuti gli sforzi anti-razzismo della FIFA? La FIFA fa solo quel che è costretta a fare, ma niente di più. Preferisce agganciarsi ad altre campagne contro il razzismo. La FIFA non sembra essere in grado di sviluppare proprie iniziative. Le idee devono venire da fuori ed essere sottoposte alla FIFA, come è accaduto con l'idea del "Green Goal", il calcio ecosostenibile. Anche se poi è stato comunque poco pubblicizzato. In ogni caso, la FIFA fa poco contro il razzismo e scarica la responsabilità sulle politiche di sicurezza dei singoli paesi. Contano sul fatto che la Germania si impegni per non dare un'immagine negativa, razzista, del paese. Come sono andati i Mondiali a Berlino finora a proposito di razzismo e violenza? È difficile farsi un'idea completa con una tale massa di persone e di eventi. I media, in generale, provano a trasmettere un'immagine positiva dello spettacolo. Nei luoghi critici in centro, dove fino ad un milione di persone guardano le partite sui maxi-schermi, c'è una presenza numerosa della polizia. Secondo noi e secondo l'opinione pubblica, al momento non ci sono stati gravi episodi di violenza e razzismo. Al contrario, la gente festeggia rispettando il profilo multiculturale dell'evento. In questo Berlino è brava: in occasioni simili, la città risponde pacificamente. Quando capiterà per la prima volta che un calciatore noto dichiarerà: "Io sono gay, e va bene così"? Bella domanda. Posso immaginare che sarà un giocatore tedesco a fare il primo passo. Dopo tutto Berlino ha un sindaco e un leader dell'opposizione gay. Anche noi aspettiamo da anni che succeda una cosa simile e pensiamo che i tempi siano ormai maturi. In questi giorni i giornali tedeschi parlano spesso di un nuovo patriottismo tedesco, allegro e rilassato. Tu cosa ne pensi? Con questo argomento abbiamo delle difficoltà. I limiti con il nazionalismo sono labili. Quando si sentono i cori dei tifosi con la parola "Sieg", per noi si è già a un punto critico. A causa del nostro passato, oggi non siamo indifferenti agli sbandieratori del tricolore. Ovviamente la domanda cruciale è: cosa succede nelle loro teste? Ma la maggioranza dei patrioti "tifosi" al momento sembra tranquilla. Avete realizzato la "Campaign For Clean Clothes" ("campagna per i vestiti puliti") per l'organizzazione ecumenica INKOTA. Di cosa si tratta? Clean Clothes" si impegna per i diritti della gente che produce vestiti nei cosiddetti sweat shops per le imprese come Adidas, Nike e Puma. La campagna si batte per ottenere condizioni di lavoro eque per queste persone e si occupa del fatto che loro e le loro famiglie non riescano a vivere del lavoro, nonostante lavorino duro. Le imprese, invece, crescono e diventano sempre più ricche grazie a queste condizioni disumane. Abbiamo realizzato tatuaggi temporanei che possono essere attaccati sulle guance o in qualsiasi altro posto come per gli altri simboli nazionali. La speranza è che questi tatuaggi accendano l'interesse per il problema, stimolando una certa riflessione in mezzo a tutta questa febbre di calcio. di Franziska Gerhardt Link Dentro e fuori il campo da gioco, durante il torneo di Montecchio, sono avvenuti scambi di idee e sono nati nuovi progetti. Quello che ha coinvolto e rinsaldato di più la rete ultras è stato lo Stadio del Bae. L'idea è partita nel 2001 dagli ultras del Venezia per ricordare un loro compagno, Francesco Romor detto "El Bae", morto a soli 40 anni. Il progetto prevedeva la raccolta di fondi per la costruzione di un campo sportivo in Chapas, attraverso la vendita di magliette, altri gadget e cene di autofinanziamento dei vari gruppi di tifosi Ai mondiali antirazzisti questa iniziativa è stata resa visibile, in modo da essere condivisa anche da tifosi stranieri. Ad oggi il progetto è ancora in piedi, anche se è cambiato l'obiettivo, si è preferito puntare sulla costruzione di una rete idrica, prioritaria rispetto al campo sportivo. Altrettanto solidali con il Sud del mondo sono i tifosi del Pisa che si sono inventati "La giornata afro-nerazzurra", durante la quale hanno raccolto fondi per favorire l'inserimento scolastico in villaggio in Uganda. L'intero fronte del Movimento ultras, nato per contestare l'evoluzioni nefaste del calcio moderno, ha raccolto euro per l'organizzazione Save the Children impegnata nei Paesi colpiti dallo Tsunami. Più legati al loro territorio gli ultras bresciani del gruppo Brescia 1911: da un paio d'anni collaborano con una cooperativa sociale che si occupa di riduzione del danno, consentendo l'ingresso degli operatori in curva con un furgoncino che distribuisce materiale informativo. Inoltre gli incassi dell'annuale "Festa biancoblu" sono devoluti a iniziative di carattere sociale, come due anni fa quando sostennero l'attività di un ludobus dell'arci ragazzi che operava nei quartieri di Brescia. Attenti alla realtà cittadina anche gli Smoked Heads del Campobasso che hanno manifestato insieme agli operai del pastificio La molisana, azienda fondamentale per l'occupazione locale, a rischio di licenziamento. É significativa infine la presenza quest'anno a Montecchio dei No border, squadra statunitense composta da militanti antirazzisti che si oppongono alla costruzione del muro di separazione tra Usa e Messico.

9 L inchiesta del mese Si accendono i riflettori, scompare la povertà Gli eventi sportivi più importanti, come le olimpiadi, gli europei o i mondiali, raccolgono l interesse del mondo intero. Durante la durata delle competizioni le telecamere di tutto il mondo vengono puntate sul luogo teatro dell evento. Ma riprendono davvero tutto quello che accade? E cosa succede ai poveri, agli emarginati di un luogo che improvvisamente diventa il centro del mondo? Ve lo raccontiamo in questo articolo. M olti dei lettori lo ricorderanno. Era il luglio 2001 e l'italia si apprestava ad ospitare a Genova il G8, la riunione dei potenti della terra. Un esercito stava per schierarsi a difesa della "Zona Rossa, e un popolo stava per scendere in strada, per rivendicare il proprio diritto a manifestare. I Black Block ancora non esistevano, ne' si potevano immaginare gli scontri e il sangue che avrebbero reso (tristemente) memorabili quei giorni. Ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire, quando, tra le mille polemiche di quei giorni l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi se ne uscì con una delle sue trovate: "Via le mutande dai balconi!". Gli occhi di tutto il mondo stavano per essere puntati su una sola città, e tutto doveva essere pulito e in ordine. Non sarebbe stato "carino" far vedere a miliardi di telespettatori che in Italia i panni "si lavavano in casa", e che poi, per giunta, venivano messi fuori ad asciugare. Troppo poco dignitoso, e le casalinghe di Genova, anche quelle meno politicizzate, furono le prime a fare le spese del G8. In occasione di eventi importanti come il G8 succede spesso che le città vengano stravolte e tirate a lucido. Quando la posta in gioco è alta non ci si ferma davanti a nulla. Peccato però che il più delle volte non siano solo le mutande a dover svanire in nome di una non ben definita ragion di stato. Spesso a dover scomparire sono i poveracci, i senza tetto, i rom. Se bastano un paio di panni stesi a scandalizzare una telecamera, d'altronde, figuriamoci la miseria umana. A queste regole, purtroppo, non sfuggono nemmeno gli importanti eventi sportivi che si svolgono ogni anno in giro per il mondo. Le Olimpiadi, i mondiali e gli europei sono eventi che dovrebbero veicolare la pace, la fratellanza, e la vicinanza dei popoli, ma è davvero così? Bellezze rutilanti, corpi scolpiti in mostra, spese pazze, investimenti. I giorni degli eventi sportivi "sono" queste cose. Ma cosa capita dietro lo schermo? Telecamere accese tutto il giorno, conferenze stampa a tutte le ore, cameraman, giornalisti, politici e capi di stato da tutto il mondo. Possibile rischiare brutte figure? No, e infatti. Allora pazienza e si faccia quel che si deve. Senza tetto caricati sugli autobus e portati via in periferia non si sa bene dove, tossici arrestati e sbattuti in carcere senza motivo, centri rom svuotati e sbaraccati. Non è uno scherzo, è il retroscena di tutti gli eventi sportivi degli ultimi anni, senza eccezioni. Ecco alcuni casi che siamo riusciti a raccogliere Giochi Olimpici di Seul In Corea del Sud, in occasione delle olimpiadi di Seul del 1988 intere schiere di poveracci vennero quartieri attorno ai siti olimpici svuotati dalla misera gente che li abitava. Si parla di persone, ma alcune associazioni umanitarie coreane si spingono alla cifra di persone. Fuori campo Le ombre dei grandi eventi sportivi Mondiali di calcio in Italia un valido motivo, e qualcuno passò vari mesi in galera Per i mondiali di calcio italiani furono ristrutturati tutti i principali stadi italiani, e ne furono costruiti di nuovi. I soldi che potevano essere Giochi Olimpici di Sidney investiti nella sicurezza furono sperperati in bustarelle e fondi neri, A pochi giorni dall'apertura a e i lavori edili costarono la vita a Sydney della 27. Olimpiade, il molti operai. A Roma davanti una Governo Federale australiano vietò fermata centrale della metropolitana, visibile a tutti i viaggiatori, del Comitato delle Nazioni Unite per l'ingresso nello Stato agli esperti c'era un campo nomadi. Il campo l'eliminazione delle discriminazioni fu sgomberato nei giorni subito razziali (CERD). L'immagine di calore ed ospitalità che in occasione dei precedenti all'inizio dei mondiali, e quello che non fu possibile portare Giochi l'australia voleva dare di sé, via, macerie, ruderi e sporcizia sarebbe stata vistosamente oscurata dalle notizie sull'oppressione rimasta, fu coperta da un enorme cartellone pubblicitario. A Bologna, degli abitanti originari del continente. In occasione delle olimpiadi agli invece, bisognava nascondere la vergogna della classe operaia Aborigeni venne vietata ogni protesta nei pressi degli impianti sporti- immigrata e clandestina, e tutti i senza tetto furono "rastrellati" e vi. portati a dormire in centri d'accoglienza fuori città, in container in disuso e in scuole abbandonate. Questo è quello che è successo negli scorsi anni. Normalmente per riuscire ad avere notizie come queste occorre aspettare del tempo Giochi Olimpici di Atlanta Dalla Germania, dove quest'anno a Ad Atlanta, nel 1996, poco prima giugno si sono tenuti i mondiali di dell'inaugurazione, centinaia di bus calcio, notizie simili non sono ancora arrivate. Speriamo che non ne caricano a forza migliaia di homeless e li allontanano dalle zone degli arrivino. stadi "traslocandoli" in periferia per la durata delle olimpiadi: la loro di Jacopo Fiorentino presenza non sarebbe stata compatibile con un'organizzazione formal- mente perfetta dell'evento. Molti senza tetto vennero arrestati senza piazza grande n

10 L inchiesta del mese Il pallone giusto In questo periodo bisogna avere coraggio per parlare di pallone, o meglio, di palloni. Come fa chi, da oltre 10 anni, denuncia e contrasta un triste fenomeno legato a questo e ad altri sport: lo sfruttamento del lavoro minorile nella produzione dei palloni sportivi. O come fa, ancora, il progetto Diritti in gioco, un pogetto contro lo sfruttamento del lavoro minorile presentato lo scorso 20 maggio, nel corso Tuttaunaltracosa, l annuale appuntamento italiano con il fair trade. D iritti in gioco è stato attivato dalla cooperativa Commercio Alternativo e da Assobotteghe, con la collaborazione di Iscos, ong legata a Cisl, e aderisce alla campagna di sensibilizzazione Difendiamo i loro diritti promossa da News, la rete europea di botteghe equo solidali, che ha reso l oggetto pallone simbolo della lotta contro lo sfruttamento dei minori. Diritti in gioco Pakistan. Un progetto contro lo sfruttamento del lavoro minorile Foto. Come nasce un pallone equo e solidale Il 70% della produzione mondiale di palloni da calcio è concentrato in Pakistan, a Sialkot, una città di circa 500 mila abitanti, nota per i suoi palloni e per i bambini che fino a qualche anno fa contribuivano a cucirli. Così, quando la ribalta dei media portò questa realtà sotto gli occhi di tutti, Unicef e ILO, insieme ai rappresentanti delle maggiori industrie locali del settore, firmarono l accordo di Atlanta, impegnandosi ad eliminare il fenomeno del lavoro minorile in questo segmento produttivo. Oggi, non ci sono quasi più bambini nelle aziende di Sialkot che producono palloni. Ma, come si diceva anche 10 anni fa, se i bambini lavorano, spesso è perché i loro genitori non possono permettersi di impedirglielo. Diritti in gioco non si rivolge direttamente ai bambini e, comunque, non ha tra i suoi destinatari soltanto loro. È, piuttosto, un ampio progetto sperimentale, che ha come obiettivo principale il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori impegnati nella produzione di palloni sportivi a Sialkot. Un progetto innovativo, nelle parole di Stefano Martini, coordinatore di Diritti in gioco per la cooperativa Commercio Alternativo, poiché le iniziative realizzate in passato finivano col mantenere un approccio di tipo assistenzialistico. Noi continua Martini - miriamo a costruire e rafforzare il ruolo del sindacato. Avvicinare il mondo dei sindacati a quello del commercio equo. Oggi, su circa 200 aziende produttrici a Sialkot, 127 hanno aderito ai programmi di monitoraggio gestiti da Imac (Independent Monitoring Association for Child Labor). Una serie di azioni positive, dunque, la cui portata viene tuttavia sminuita dalle ricorrenti critiche avanzate sulla gestione complessiva del monitoraggio, che in alcuni casi non tiene conto di elementi importanti, quali i minimi salariali, o dal fatto che per quanto i bambini non lavorino più nella maggior parte di queste aziende, persistano comunque sacche di sommerso legate a quelle fasi di lavorazione che è possibile svolgere a domicilio. Diritti in gioco è partito proprio da Sialkot, dove ha potuto avviare una collaborazione con Iscos, che lì lavorava da anni, e con il locale sindacato PWF (Pakistan Workers Federation), e dove alcune aziende produttrici di palloni avevano già ottenuto il marchio di garanzia FLO (Fairtrade Labelling Organization). Il progetto, per un valore complessivo di 165 mila euro, porterà alla realizzazione di un percorso formativo rivolto ai lavoratori e alle lavoratrici che operano nelle aziende che producono palloni e di un secondo intervento formativo dedicato alle donne e allo sviluppo di tematiche legate all identità di genere. Ad un livello superiore, poi, c è l ideazione di due centri destinati ai bambini e alle donne di una comunità di lavoratori per l avvio di attività ricreative ed educative. Il tutto supportando l attività svolta dal locale sindacato, aiutando i lavoratori ad acquisire maggiore consapevolezza rispetto al proprio lavoro e ai propri diritti, individuando fra loro intermediari nei rapporti con la proprietà dell azienda. Il costo di produzione di un pallone equo solidale va da un minimo di 4 a un massimo di 10 dollari, mentre il prezzo di vendita oscilla tra i 18 e i 45 euro. A maggio è arrivato da Sialkot il primo container, con 9 mila palloni, a luglio ne arriveranno altri 8 mila. Senza dubbio, Commercio alternativo si aspetta di vendere tutti questi palloni, ma spera anche che aderiscano al progetto, tramite donazioni o garantendo sostegno promozionale, molti altri soggetti, dalle associazioni alle società sportive, dagli enti pubblici ai media. E spera, anche, che i diversi soggetti che a vario titolo orbitano nella vasta area che definisce il commercio equo solidale possano giovarsi della proposta di Commercio Alternativo per tentare un approccio diverso. Per spostare dice ancora Martini - l attenzione del commercio dal produttore al lavoratore. Il nostro è anche un progetto strategico perché stiamo cercando di portare molti degli altri commercializzatori di palloni equo solidali a sposare il nostro approccio progettuale. Coop, ad esempio, che è stata fra le prime a vendere palloni equo solidali, sembra voler aderire. Un occasione per contribuire all iniziativa e per saperne di più sarà il concerto di Caparezza, organizzato da Iscos Emilia Romagna, il 5 luglio, a parco nord, dove le locali organizzazioni di commercio equo provvederanno alla vendita dei palloni e all allestimento di banchetti informativi. di Mariella Libergoli A Bologna i palloni equo solidali possono essere acquistati presso: SOC. COOP. C'E' UN MONDO Via Guerrazzi 20/a - Bologna orari 9-13, Tel: Cell: Mail: 10 piazza grande n

11 La città migrante E allora Mambo? Riqualificare la zona universitaria, in particolare Piazza Verdi e dintorni, è l'obiettivo a cui mira il Comune di Bologna attraverso la pubblicazione del bando, scaduto lo scorso 12 giugno, per l'insediamento e lo sviluppo di specifiche attività economiche in tale zona. I progetti Mambo nascono dalla necessità di tenere in vita alcune zone della città che presentano caratteristiche di degrado urbano e che rischiano l'abbandono da parte delle attività produttive e commerciali. Tre le linee di contribuzione previste dal bando: Artigianato artistico Commercio al dettaglio e Information and Communication technology per un totale di ,00 euro stanziati; i finanziamenti saranno emessi per metà a tasso agevolato e per metà a fondo perduto. Occorre insediare la sede operativa dell'impresa in area a rischio di degrado. In tale sede dovrà essere sviluppata l'attività del progetto d'impresa. Uno il filo conduttore, quale che sia l'attività scelta: il divieto di vendere bevande e bibite alcoliche, anche come attività complementare. Il nostro interesse nasce dal fatto che moltissimi commercianti della zona universitaria (oggetto del bando) sono cittadini non comunitari che gestiscono piccoli negozi il cui introito principale è rappresentato dalla vendita di birra o di altre bevande alcoliche. Sarebbero loro, dunque, i destinatari del bando emesso dal Comune per tentare di ridurre il problema degrado nei dintorni di Piazza Verdi. Siamo andati a capire quanto effettivamente il degrado possa dipendere dalla vendita di alcolici in orari notturni e quale sia la loro volontà di aderire al progetto. "Il problema del degrado non deriva dalla vendita di alcolici - afferma il proprietario di un piccolo negozio di alimentari di via Petroni. - Nel 2005 abbiamo rispettato l'ordinanza comunale di chiudere alle 9, il problema degrado è rimasto uguale e noi commercianti ne abbiamo pagato le conseguenze in termini di guadagni. Abbiamo anche raccolto firme contro l'ordinanza. Abbiamo dimostrato che vendere o meno alcolici cambia poco. Ci vuole più attenzione da parte delle forze dell'ordine, che spesso fanno finta di niente." "Sosteniamo ogni mese dei costi altissimi per le spese di mantenimento dei locali. Non ho ancora recuperato i euro spesi per comprare il negozio e non ho alcuna intenzione di affrontare altre spese per riconvertire la mia attività commerciale. Faccio un esempio: aprire un negozio di abbigliamento in zona universitaria sarebbe un investimento inutile; gli studenti hanno altre esigenze e noi funzioniamo grazie a loro. Non sono di certo gli studenti che bevono una birra di sera a creare il famoso degrado." Così si esprime il proprietario di una birroteca. Un altro commerciante della zona, bengalese, avrebbe voluto allargare la sua attività: "Ho chiesto al comune il permesso di vendere panini, ma mi è stato negato. Io non ho esperienze in altri settori commerciali, ho imparato bene questo mestiere e non penso di presentare domanda per il progetto Mambo. Tra l'altro noi commercianti siamo stati informati della pubblicazione del bando a giochi già fatti, nessuno si è preoccupato di ascoltare le nostre ragioni." L'unico che pare interessato al progetto Mambo, e che di fatti ha consegnato la domanda di partecipazione, è Roman, rappresentante dei commercianti bengalesi di Piazza Verdi e proprietario di un negozio in via Petroni: "Avrei voluto trasformare la mia attività in un internet cafè, ma non è un'attività Commercianti pakistani a Bologna. Foto di Gaetano Massa prevista dal bando. Così ho chiesto A quanto pare, anche se è presto un finanziamento per trasformare il per affermarlo con certezza, la mio negozio in un vero alimentari, situazione in zona universitaria non un mini market che manca in questa zona, con frutta e verdura biotre Piazza Verdi ribolle e il conflitto migliorerà a ritmo di mambo; menlogica, un reparto salumeria e formaggi." forze dell'ordine a volte si fa vio- tra i frequentatori della piazza e le lento, una soluzione che favorisca La necessità di un vero supermercato è emersa parlando con la Altre vie sono possibili, come leg- la convivenza tarda ad arrivare. gente del quartiere, che chiede ai giamo nel documento sottoscritto commercianti di rivalutare via da Otello Ciavatti, del Comitato Petroni. Piazza Verdi, con cui residenti, studenti, commercianti e cittadini "Sono tre i progetti, compreso il immigrati chiedono alla giunta mio, presentati dai commercianti comunale la valorizzazione di questa ampia e complessa parte di immigrati - continua Roman - e così come nel caso del supermercato, gli altri due progetti intendono cortili e giardini dell'università con- Bologna :"L'apertura notturna di rispondere alle esigenze espresse sentirebbe di realizzare attività dalle famiglie del quartiere. Una ludiche in luoghi pubblici, gratuiti, macelleria aprirà in via San Vitale e consentendo alle persone che un take away di pasta pronta occidentale in via Petroni." strade di trascorrere all'interno attualmente permangono per le degli spazi universitari una parte Ed è proprio dell'esigenza delle della notte senza danneggiare il famiglie del quartiere che ci parla diritto al riposo dei residenti. ( ) Elena Filicori, responsabile del progetto Mambo: "Intendiamo sostel'arredo urbano della zona universi- Chiediamo la riqualificazione delnere la nascita di attività commerciali e di artigianato utili alle fami- di una nuova illuminazione, di pantaria, attraverso la predisposizione glie, che avvertono in modo particolare le problematiche della zona. particolare attenzione alla sistemachine, fontane e aree verdi, con Vogliamo trasformare la zona universitaria attraverso attività econo- P.zza Aldrovandi, Largo Respighi, zione urbanistica di Piazza Verdi, miche di qualità, affinché venga Piazza Scaravilli, luoghi in grado di frequentata da tutti, non solo dagli favorire l'incontro tra cittadini." studenti. Negli anni scorsi lo stesso processo di riqualificazione ha coinvolto via San Felice e crediamo sia di Laura Caretto possibile che ciò si ripeta in Piazza Verdi e dintorni." Sono 60 le proposte giunte al Comune di Bologna per Mambo, verranno valutate entro luglio e subito dopo sarà pronta la graduatoria. piazza grande n

12 La cultura è nelle strade Bossi, Fini e l amore migrante Una mattina Josef K. si sveglia e, senza alzarsi dal letto, suona perché gli portino la colazione. Invece della domestica entrano degli sconosciuti: uomini normali che assumono subito un atteggiamento talmente autoritario che K. non può non percepire la loro forza e il loro potere. Nonostante l'irritazione, non se la sente di cacciarli e al primo che vede domanda piuttosto cortesemente: "Chi è lei?". Di lì a poco, quegli stessi uomini lo trarranno in arresto. E' la scena introduttiva de Il Processo di Franz Kafka. Ma potrebbe essere un fotogramma comune a molte storie di immigrati in Italia. Storie come quelle che Cristina Artoni raccoglie ne L'amore ai tempi della Bossi-Fini (edito da Bruno Mondadori nel 2005, 160 pagine, 10,50 euro): una successione di testimonianze che restituiscono il sapore restrittivo e punitivo dell'attuale legislazione vigente in materia di immigrazione. E quasi grottesca la somiglianza tra le situazioni descritte da Kafka e la descrizione che Cristina Artoni offre degli accidentati percorsi burocratici e personali imposti agli immigrati dalla legge Bossi-Fini. I panni di Josef K sono vestiti di volta in volta da Luna, Lili, Beto, Korima, Liz, Helena, Amor: stranieri che, una volta arrivati in Italia, hanno intrecciato rapporti personali di vario tipo con cittadini italiani. Ma le somiglianze non finiscono qui. L'irruzione dei due gendarmi nel tranquillo risveglio di Josef K riecheggia il ricordo che Lili, una donna ucraina di ventotto anni, conserva del mattino in cui il suono del citofono si mescolò al rassicurante borbottio della caffettiera sul fornello: "Era molto presto. Il portinaio mi ha chiamato per chiedermi il mio nome e cognome. Ho guardato dalla finestra e ho visto davanti al portone due agenti di polizia. Mi sono detta "Perché mi cercano?". Una domanda destinata a segnare l'inizio di un estenuante viaggio all'interno dell'ottusa burocrazia italiana e della assoluta miopia emotiva che spesso accompagna l'applicazione della legge Bossi-Fini: "I poliziotti mi hanno ordinato di vestirmi. Ho iniziato a piangere e li ho seguiti verso l'uscita. Quella è stata l'ultima volta che ho visto la signora Elisabetta. Aveva novantun'anni". La storia di Lili si dipana attraverso le pagine di questo libro lasciando intravedere alcune delle realtà più controverse legate all'immigrazione tra cui i Centri di permanenza temporanea: "Ho pregato di poter dormire con una ragazza che veniva dalla mia stessa regione dell'ucraina. Ma non è stato possibile. Prima di andare in stanza gli uomini della Croce Rossa hanno controllato le tasche e le borsette di tutti noi. Ci hanno fatto cambiare gli abiti, anche le mutande. Lì dentro eravamo vestiti tutti uguali, come in carcere. Parola terribile che non vorrei mai nominare". Ma Lili non è l'unica a scontrarsi con le asperità di una legge che, irrigidendo le regole d'ingresso degli immigrati in Italia, finisce per stabilire le pericolose equazioni fra lo status di immigrato e quello di clandestino, fra la condizione di straniero e quella di criminale. A farne le spese, come testimonia il libro di Cristina Artoni, è spesso la vita privata delle persone. Marzo 2001, L'Avana: Luna, ventisei anni, cubana, conosce Gabrio, un suo coetaneo italiano. L'amore fa capolino tra le pieghe dell'amicizia e, dopo un anno, decidono di intraprendere la trafila burocratica per permettere a Luna di vivere in Italia: " Volevamo stare assieme, mi sembra una cosa normale. Come tutti i cubani lei sapeva già a che cosa si stava andando incontro; mi aveva detto "Guarda che è difficile"". Parole che adesso sembrano una profezia. "Il percorso a ostacoli prevede come prima cosa di presentare una richiesta del visto alle autorità cubane, che generalmente lo rila- Coppia di migranti. Archivio Fotografico di Piazza Grande sciano a meno che il richiedente non solo raramente ciò che accade dietro il sipario irrompe sulla scena. sia un dissidente politico. Il vero dramma arriva dopo, quando devi Capita quando la violenza di qualche affrontare la trafila italiana. La episodio è tale da non poter essere legge, anche solo per ottenere un taciuta. Come non fu possibile tacere ciò che accadde il 25 agosto permesso turistico, sembra fatta apposta per disincentivare le persone a venire in Italia. Amor, tunisino. Innamorati. Lei I protagonisti: Nora, italiana e tenta di farlo entrare clandestinamente in Italia nascondendolo nel È devastante per i tempi che ti impongono". Nonostante Gabrio e bagagliaio della sua auto. Amor Luna avessero richiesto un visto di muore soffocato. Complice della tragedia il ritardo del traghetto che ha soggiorno per tre mesi, ottengono un visto per trenta giorni non prorogabile. La scelta della clandestinità gionia del ragazzo tunisino. prolungato troppo la volontaria pri- può così assumere il significato di una legittima ribellione ad un ordine Il libro di Cristina Artoni racconta normativo quanto meno discutibile anche questa storia cercando di piuttosto che una scorciatoia per andare oltre la brutalità della cronaca per arrivare ad interrogativi che eludere le leggi. assumono una valenza più generale: Poiché una legge cubana decreta la perché due persone compiono scelte perdita dei diritti di cittadinanza per così estreme? Com'è possibile che i cubani che trascorrono più di undici mesi fuori dal Paese, Luna diventa nente ad una famiglia agiata, cono- una persona come Amor, apparte- un'apolide e l'unica possibilità per scitore di sei lingue, sportivo, accetti mettersi in regola è il matrimonio. di dare in pasto la propria vita Leggere il libro di Cristina Artoni ha all'assurdità di un viaggio rinchiuso il sapore di una sfida allo scetticismo in un bagagliaio? E' davvero solo e alla supponenza, arroccati sull'ignoranza, che spesso circonda le anche la complicità di una legge che una scelta individuale? Non c'è problematiche legate all'immigrazioneste non sono ancora arrivate. esaspera, frustra, punisce? Le rispo- Ad ogni pagina ci si addentra nel di Viviana Melchiorre sottobosco di storie, drammi privati, derive personali che difficilmente trovano spazio nei racconti mediatici quotidiani. Leggendo queste storie si ha l'impressione di dare un'occhiata dietro le quinte di quello spettacolo di pessimo gusto che va in onda tutti i giorni sui palcoscenici più diversi, dal Parlamento alle Questure, dai posti di lavori ai Centri di permanenza temporanea: 12 piazza grande n

13 Voci di sottofondo Gabbie e notizie Sollecitate la vostra memoria. Avete letto o ascoltato un titolo come "Il pluri-omicida Donato Bilancia presto in permesso" oppure "In 400 a discutere dentro il carcere di Padova"? Il primo sì, fu molto strombazzato: era una bufala, alla vigilia del voto. Il secondo titolo avrebbe onestamente riassunto cosa è accaduto il 26 maggio nel Due Palazzi di Padova eppure non ha circolato affatto, pur se quel giorno con magistrati e detenuti c'erano rappresentanti dell'odg, l'ordine dei giornalisti. Il convegno padovano invitava a riflettere su come la cronaca nera crea opinione e consenso, influenza le politiche, riproduce stereotipi e pregiudizi. Confondendo, spesso ad arte, sicurezza e malessere sociale; per dirla con una battuta di Totò "contro la forza pubblica non ci resta da opporre che la debolezza privata?". Almeno in 400 al Due Palazzi: la cattiva acustica e una goccia che instancabile cade dal soffitto non fermano la discussione. Parlano redattori-detenuti della rivista padovana Ristretti orizzonti con volontari, esponenti di associazioni (Stefano Anastasia, Ornella Favero, Sergio Cusani e Sergio Segio), funzionari dell' amministrazione penitenziaria (Emilio Di Somma), giuristi e magistrati (Alessandro Margara e Francesco Maisto), molti giornalisti (fra gli altri Gerardo Bombonato e Claudio Santini), Mauro Paissan dell'ufficio del Garante della privacy, docenti, politici e parlamentari. "Mi è palso di vedele una notizia" direbbe Titti dalla gabbia. Eppure la stragrande maggioranza dei media non se ne accorge. Ancor meno vengono a sapere della lettera, approvata all'unanimità quel giorno e inviata al nuovo ministro della Giustizia, Clemente Mastella, con cinque proposte e la richiesta di un incontro. Si ragiona a Padova di informazione onesta, sobria, pulita dal carcere e sul carcere. Ma anche di come trattare le notizie da dietro le sbarre: per non cadere nel vittimismo,per raggiungere lettori distanti da realtà come la galera e il disagio sociale. Schiamazzi e silenzi Non è la prima volta che giornalisti e riviste "in gabbia" si incontrano. Era accaduto il 24 novembre 2005 a Bologna con la "Giornata di formazione per chi informa dal carcere". Anche allora alla notizia fu messa la sordina come alla nascita della "Federazione dell'informazione dal carcere e sul carcere". Esistono silenzi meno occasionali e più pericolosi. Per esempio quando i giornalisti si distraggono e non raccontano che "il ministero della Giustizia decide di amnistiare tutti i poliziotti penitenziari resisi responsabili di infrazioni o violenze"; o quando i suicidi in carcere salgono sopra i 50 l'anno Per riprendere due notizie da Patrie galere (Carocci editore) di Stefano Anastasia e Patrizio Gonnella. Al citato convegno bolognese colpiva un cartellone colorato attaccato al muro: "Assistenti sociali in servizio: 1223 rispetto ai 1630 previsti (1 ogni 48 detenuti); psicologi: 400 con una media di 2 ore per istituto (uno ogni 148). ". La grande notizia sparita è la salute di chi è ristretto, ricorda Ornella Favero, correggendo un piccolo errore di quel datzebao: "il 13% dei detenuti (circa 7.800) ha la salute compromessa, contro il 7% della popolazione. In carcere la tossicodipendenza riguarda il 21,54% contro il 2,10 dei cittadini liberi. Un detenuto su cinque soffre di disagi psichici: il 10,25% di depressione, il 6,04% di altre patologie mentali. Malattie epato-biliari e del pancreas affliggono il 10,9% contro il 4,2% dei liberi". La carta di Padova Il 26 maggio s'è formato un gruppo di studio con esponenti dell'odg e della Federazione nazionale stampa per stendere la Carta di Padova (a modello di quella di Treviso sui minori). A giorni dovrebbe essere pronta: suggerirà i criteri corretti con i quali informare sul carcere. Fra i punti in discussione come applicare, nel dare le notizie, il principio costituzionale di non colpevolezza in assenza di condanna definitiva; garantire i familiari di indagati, sotto processo o condannati; tener conto che in "particolari situazioni", come degenza ospedaliera e detenzione carceraria, la dignità della persona ha un "bisogno particolare di tutela"; il diritto all'oblio di chi ha pagato per i reati commessi, di chi sia positivamente reinserito o tuttora impegnato nel difficile percorso del reinserimento sociale L'instancabile Ornella Favero e la "Federazione dell'informazione dal carcere e sul carcere" preparano le prossime scadenze, fra cui un convegno dove si parli anche delle vittime - e se possibile con le vittime (come Olga D'Antona) - anche per una riflessione sul "diritto di parola in pubblico" delle persone macchiatesi di reati gravi. I redattori dietro le sbarre non trovano sempre dialogo. Se il giornalino dei detenuti di Viterbo scrive che "l'acqua calda dura solo 5 secondi" la direzione si offende. Alla rivista del carcere di Lodi - racconta Andrea - ci danno il cavetto del computer solo una volta alla settimana. Si prova a informare con l'ironia: il galeotto Dado, inventato dal detenuto-vignettista Graziano Scialpi, spiega come "carcere di lusso è quello dove, nella cella pensata per una persona sono soltanto in due, come a Padova". Con il neo-nato Gabbia-no di Civitavecchia le riviste nelle carceri italiane superano quota 60. Alcune si conquistano spazi esterni mensili (a Milano su Terre di mezzo o sul quotidiano di Lodi, Il cittadino) o persino settimanali (sul quotidiano di Padova Il mattino), finestre in radio o in tv... Da un anno esiste un blog: lo hanno creato su i detenuti della cosiddetta sezione Prometeo di Torino, con il patrocinio del Comune. "Ma potenzialmente il progetto è estendibile a ogni istituto di pena". E' un panorama variegato, se ne riparlerà. Immagine dall Archivio Fotografico di Piazza Grande Sul è nata una corrispondenza fra "un cittadino incensurato approdato al sito" e la redazione. Scrive un lettore severo ma in preda ai dubbi: "Ho trovato articoli di detenuti condannati per aver ucciso. Da una parte penso non dovreste permettergli di parlare pubblicamente, però scrivono cose importanti per se stessi e per chi legge. A me questa cosa ha fatto pensare, mettendo in crisi l'opinione che avevo del carcere". Il dubbio al posto del pregiudizio. Ma tanti dubbi aveva anche la redazione di Ristretti Orizzonti nel ricevere l'invito a discutere di legalità in una scuola media. "Tirati per i capelli abbiamo accettato" dice Favero "ma l'esperienza è stata invece del tutto positiva". Così lo racconta il tredicenne Martino: "Fino a ieri non mi ero posto il problema di come vivessero i detenuti ( ). Sentendo i nostri due interlocutori ho provato disagio. Raccontando a casa mia le storie, ho pensato: ognuno di noi, preso dai propri impegni, non ha più il tempo di guardarsi intorno. Non stiamo forse anche noi diventando "prigionieri" delle nostre vite programmate su pregiudizi ed egoismo?". Informazioni e gabbie, ancora una volta. di Daniele Barbieri (Questo articolo è stato pubblicato su Liberazione lo scorso 25 giugno 2006) piazza grande n

14 Cercasi volontari per campo estivo A.A.A. VOLONTARI CERCANSI Campo estivo per bambini e adolescenti Rom a Villa Salus da Lunedì 26 Giugno a Domenica 9 Luglio Il campo estivo prevede attività per 6 giorni su 7 nel periodo indicato, prevalentemente durante la mattina, dalle 9:30 alle 13:00, alle quali si aggiungeranno alcune giornate intere in cui effettueremo gite in montagna o in parchi cittadini o della provincia bolognese, per le quali avremmo particolare bisogno del tuo aiuto (non dovrai sostenere alcuna spesa di viaggio né di vitto, sarà tutto a carico della Fraternal Compagnia). L'impegno che ti chiediamo non è gravoso, sarà sufficiente solo tanta semplicità e voglia di divertirsi e mettersi in gioco in una realtà culturale diversa e troppo spesso ghettizzata e bistrattata. Il campo estivo è parte integrante del progetto "La casa dei bambini" promosso dal Comune di Bologna per l'integrazione degli immigrati, pertanto gli operatori ivi presenti possono già contare su un buon rapporto di fiducia con tutte le famiglie presenti tanto che alcuni adolescenti rom parteciperanno al campo estivo nelle vesti di aiuto accompagnatori/animatori. Le attività previste durante le mattinate saranno percorsi ad ostacoli e staffette; giochi cooperativi e di gruppo; partite e tornei sportivi (prevalentemente calcetto); calcetto splash; laboratori di educazione ambientale; musiche, danze e coreografie. Le gite esterne dovrebbero svolgersi nelle seguenti date: "Venerdì 30 Giugno - Gita in montagna con percorso della paura "Martedì 04 Luglio - Giornata in piscina o al fiume "Mercoledì 05 Luglio - Tornei sportivi presumibilmente presso il Parco Talon "Venerdì 07 Luglio - Gita in montagna con camminata e percorso animato. Ti saremmo grati se potessi metterti in contatto con noi per farci sapere la tua disponibilità sulla base delle date e delle attività che abbiamo indicato. Sperando di poter contare sul tuo aiuto ti ringraziamo in anticipo per la tua disponibilità. Fraternal Compagnia di Piazza Grande Silvia Tel. 347/ Massimo Tel. 338/ La Fraternal Compagnia presenta Stage residenziale di Commedia dell Arte La Fraternal Compagnia organizza uno Stage residenziale di Commedia dell'arte (costruzione del repertorio) tenuto da Massimo Macchiavelli Costruzione Maschere in cuoio tenuto da Tania Passarini 19/29 Luglio Campeggio Monghidoro Stage intensivo di Commedia dell'arte Programma: Studio approfondito dei corpi scenici di: Servi, Nobili, Capitani e Vecchi. Respirazione e Vocalità Mimica e pantomimica Coreografie pantomimiche Il Canovaccio Studio e messa in scena di testi Stage di costruzione della propria maschera in cuoio Programma: Costruzione del calco in legno Lavorazione del cuoio Rifinitura maschera Decorazione Info Ass cult Fraternal Compagnia (Massimo) Ringraziamenti L Associazione Amici di Piazza Grande Onlus questo mese esprime la più profonda gratitudine alla ditta Aavid Thermo Alloy di Cadriano che dal mese di giugno 2006 ha deciso di donare a Piazza Grande il cibo che non viene consumato all interno della propria mensa aziendale. I pasti da oggi in poi verranno distribuiti in strada alle persone senza fissa dimora dagli operatori del servizio mobile di piazza grande... Piazza Grande inoltre rende omaggio alla memora della signora Gabriella Gabrielli deceduta a Bologna il , che ha deciso di donare a Piazza Grande una parte dei suoi risparmi. L associazione utilizzerà i proventi della donazione per le consuete attività di sostengo alle persone senza fissa dimora e agli emarginati di Bologna 14 piazza grande n

15 ASSOCIAZIONE AMICI DI PIAZZA GRANDE ONLUS: Le attività L'Associazione Amici di Piazza Grande Onlus è il luogo in cui i cittadini svantaggiati si organizzano per risolvere i propri problemi, per mettere assieme capacità e idee, per costruire occasioni di reddito, per affrontare il problema della abitazione, per migliorare le prestazione dei servizi della città e per autogestirsi. L Associazione, in oltre dieci anni di vita ha dato impulso ad una progettualità ricca di iniziative. Attualmente tra le attività di Piazza Grande ci sono il giornale, il BiciCentro, la Sartoria, il Servizio Mobile di Sostegno e lo Sportello di Avvocato di Strada. Fare Mondi La Cooperativa Fare Mondi affonda le radici nel percorso associativo degli aderenti all Associazione Amici di Piazza Grande Onlus. Telefoni: mail: Hai un furgone per noi? La cooperativa Faremondi ha urgente bisogno di un furgone per portare avanti le proprie attività. Se puoi aiutarci chiama allo In via del Gomito 22, il terzo giovedì del mese, dalle ore 20 alle SOS COMPUTER Servizi di pulizia e custodia - servizi di accoglienza, orientamento e accompagnamento di persone disagiate Via Antonio Di Vincenzo 26/F (BO) Tel e Fax Sito web: Mail: Laboratorio di riparazione e riassemblaggio computer. Il tuo pc è un rottame? C è ancora una speranza, in via Libia 69, dal lun al ven h.9-12, piazza grande n

16 Informazioni e punti di ascolto 1. Comune di Bologna, Servizio Sociale Adulti Per tutti gli adulti in difficoltà, dai 18 ai 65 anni. Via Sabatucci, 2. Tel. 051/ Aperto lun, merc, ven e sab, h.9-13 e mart e giov, h Associazione Posto d Ascolto ed Indirizzo Città di Bologna. Informazioni relative a dormitori, mense, docce. 1 binario Stazione Centrale - Piazza Medaglie D Oro, Tel. 051/ Dal lun al ven, h.9-12, 15-18, sab h Sportello Sociale e delle opportunità Comune di Bologna Via del Porto, 15/b, Tel 051/ Lun-Sab, h , merc h (senza appuntamento). 4. Centro di Ascolto Italiani della Caritas Adulti italiani in difficoltà, assistenza, informazioni e percorsi di reinserimento sociale. Via S. Caterina 8/A. Tel. 051/ Lun, Mart, Ven, h Giov, h , h (senza appuntamento). 5. Centro di Ascolto Immigrati della Caritas Diocesana Ascolto, informazioni e assistenza per persone straniere. Via Rialto, 7/2. Tel. 051/ Lun, giov, h.9-11, mart, h Servizi per gli Immigrati del Comune di Bologna Cittadini stranieri con permesso di soggiorno o in attesa di regolarizzazione. Informazioni e orientamento. Via Drapperie, 6. Tel. 051/ Lun h.9-13, mart e giov h.15-18, sab, h Associazione L Arca Ascolto e informazione per tutte le persone disagiate. Via Zago, 14, Tel. 051/ Dal lun al ven h Ufficio Casa Comune di Bologna Informazioni su bandi per la assegnazione della casa. Viale Vicini, 20 Tel. 051/ Lun- ven, h.8,30-13, mart e giov, h Aiuto e assistenza legale 9. Avvocato di Strada Consulenza e assistenza legale gratuita per le persone senza fissa dimora. Via Libia, 69 presso Associazione Amici di Piazza Grande Onlus.Tel 14. Istituto Beretta Via XXI Aprile 15,Tel.051/ Distribuzione numeri, dal lun al ven, h.8-9 e h. 14. Sab soltanto al mattino. Domenica pronto soccorso odontoiatrico h Poliambulatorio AUSL Via Tiarini 10/12 Tel.051/ Dal lun al ven. Dalle ore 7.30 vengono distribuiti 12 numeri Pasti gratuiti 7. Associazione L'Arca Via Zago, 14. Tel. 051/ Dal lun al ven, h Centro Diurno Comune di Bologna Distribuisce pasti caldi su segnalazione dei Servizi Sociali. Via del Porto, 15/C. Tel. 051/ Tutti i giorni dell'anno h Centro Beltrame Comune di Bologna Distribuisce pasti caldi agli ospiti del centro stesso - Via F. Sabatucci, 2. Tel. 051/ Oratorio di San Donato Tutte le domeniche mattina alle ore colazione. Via Zamboni, 10. Tel. 051/ Mensa dell'antoniano Distribuisce pasti caldi. Via Guinizelli, 3. Tel. 051/ Tutti i giorni h Per accedere al servizio occorre un buono che viene distribuito alle h Mensa della Fraternità Caritas Diocesana Fornisce pasti caldi. Via Santa Caterina, 8/A. Tel. 051/ Tutti i giorni mensa h Punto d'incontro della Venenta Distribuisce alimenti. Via Serlio, 25. Aperto Mart e Giov, h Parrocchia Cuore Immacolato di Maria Distribuzione di cibo da cucinare. Via Mameli, 5 Tel. 051/ Mart, h.10-12, Ven, h Parrocchia S. Cuore Distribuzione viveri. Via Matteotti, 25. Tel. 051/ Dal lun al sab, h Parrocchia S. Maria della Misericordia Distribuisce razioni di generi alimentari. P.zza Porta Castiglione, 4. Tel. 051/ La distribuzione avviene 26. Opera San Domenico Distribuisce vestiario a max 25 persone ogni giorno. Piazza San Domenico, 5/2 Tel. 051/ Lun e giov, h Parrocchia Cuore Immacolato di Maria Distribuzione vestiario. Via Mameli, 5. Tel. 051/ Tutti i Merc, h Parrocchia S. Egidio Distribuzione vestiario. Via S. Donato, 36. Tel. 051/ Dal Lun al Ven, h Parrocchia S. Giuseppe Cottolengo Distribuisce indumenti, Via Don Orione 1, Tel. 051/ A giovedì alterni, h Parrocchia S. Giuseppe Lavoratore Distribuisce indumenti in genere. Via Marziale, 7, Tel.051/ Il primo e terzo mercoledì di ogni mese, h Parrocchia S.S. Angeli Custodi Distribuzione abbigliamento. Via Lombardi, 37. Tel.051/ Tutti i merc, h Dove dormire 1. Centro Beltrame Offre 115 posti letto. Via F. Sabatucci, 2. Tel. 051/ Si accede tramite lo Sportello Sociale di Via Del Porto, 15/B. 30. Casa del Riposo Notturno M.Zaccarelli Offre 80 posti letto. Via Carracci, 69. Aperto h Si accede attraverso lo Sportello Sociale di via del Porto, 15/b. 31. Opera di Padre Marella Offre 60 posti letto. Via del Lavoro, 13. Tel. 051/ Aperto h Rifugio Notturno della Solidarietà Offre 30 posti letto a persone tossicodipendenti senza dimora. Via del Gomito, 22/2. Tel.051/ Aperto h Casa del Riposo Notturno Offre 32 posti letto per adulti italiani e immigrati con permesso di soggiorno e rifugiati politici. Via Lombardia, 36. Tel.051/ Aperto h Si accede attraverso la segnalazione dello Sportello Sociale di Via del Porto, 15/B. Via Irma Bandiera, 22. Tel. 051/ Dal lun al giov, h e h Comunità S.Maria della Venenta Onlus Accoglienza in comunità e in case famiglia di ragazze madri. Via della Venenta, 42/44/46. Argelato (Bo) Tel. 051/ Aperta tutto l'anno Donne che hanno subito abusi e violenze 38. Casa della Donna per non subire violenza Ascolto, assistenza psicologica e legale, ospitalità temporanea, gruppi di auto-aiuto e sostegno. Via Dell'Oro, 3. Tel. 051/ Lun-ven, h.9-18 S.O.S. Donna NUMERO VERDE Linea telefonica contro la violenza, fornisce informazioni, aiuto, consulenza ed assistenza psicologica e legale. Tel. 051/ fax 051/ Lun, mart e ven, h , giov, h Disagio relazionale A.S.P.I.C. Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell'individuo e della Comunità Servizio psico-socio-assistenziale. Via De' Gombruti 18 Tel / Fax Il centro è aperto (previo appuntamento) dal lunedì al venerdi. Disagio psichico 39. Percorso vita Informazioni e assistenza a persone con disagio mentale e alle loro famiglie, attività culturali e ricreative, gruppi di auto-aiuto. Via Polese, 23. Tel/Fax 051/ Alcool Alcolisti Anonimi Gruppi di auto-aiuto. Tel. 335/ Acat h.9-19, Cell Carcere 40. A.VO.C. Associazione volontari carcere Attività in carcere, sostegno psicologico e sociale a detenuti ed ex-detenuti. Piazza del Baraccano, 2. Tel. 051/ Gruppo carcere del Centro Poggeschi Dove andare per... dormire, mangiare, lavarsi, curarsi, lavorare. A Bologna 051/ Lun-Ven, h Servizi per gli Immigrati del Comune di Bologna Consulenza ai cittadini stranieri. Via Drapperie, 6. Tel. 051/ Aperto tutti i giorni, escluso il ven, h Unità di strada Unità di Aiuto del Comune di Bologna Intervento di strada con camper attrezzato. Tel Fax Il servizio viene svolto tutti i giorni. Punti di sosta del camper: Piazza Puntoni, h.17-18, Via Bovi Campeggi, h Servizio Mobile di Sostegno Associazione Amici di Piazza Grande Onlus. Informazioni, generi alimentari, abiti, panni o coperte alle persone che dimorano in strada. Tel.051/ Servizio attivo lun, merc e ven, h Il giov h Assistenza medica gratuita 10. Poliambulatorio Biavati Visite mediche gratuite per persone non assistite dal Servizio Sanitario Nazionale e persone in stato di grave indigenza. Strada Maggiore, 13. Tel. 051/ Aperto tutti i giorni h (senza appuntamento). 11. Croce Rossa Italiana Somministrazione farmaci, attrezzatura ortopedica e occhiali. Via del Cane, 9. Tel. 051/ Lun, Merc, Ven, h Mart, Giov, h Sokos Visite mediche gratuite per immigrati privi di assistenza sanitaria, persone senza fissa dimora e tossicodipendenti. Si prescrivono visite specialistiche, farmaci ed esami. Via de' Castagnoli 10, Tel Lun h Merc, h.16-19, sab, h Centro per la salute delle donne straniere e dei loro bambini Vengono erogate prestazioni a donne e bambini stranieri. Poliambulatorio Zanolini, Via Zanolini, 2. Tel. 051/ Lun, h Mart, h Giov, h Ven, h Urgenze odontoiatriche al sabato munendosi alle ore 8.00 di un numero con cui si prenota il ritiro che avviene dalle h.9.30 alle Parrocchia S. Maria Maddalena Offre alimenti. Via Zamboni, 47. Tel.051/ Merc, h Parrocchia S.S. Angeli Custodi Distribuzione generi alimentari. Via Lombardi 37, Tel. 051/ Lun, h , mart, giov e ven, h.9-12, merc, h Bagni e docce calde 4. Centro S. Petronio Caritas Diocesana Servizio docce Via S. Caterina 8/A Bus Tel. 051/ Prenotazione alla mattina h Gli stranieri debbono prenotare il Mart mattino per usufruire dei servizi il Mart e il Merc dalle 14 alle 15. Gli italiani debbono prenotare il Ven mattino o Lun mattino per usufruire dei servizi il Lun dalle 14 alle 15. Le donne, italiane e straniere, usufruiscono del servizio il Giov, dalle 14 alle Bagni pubblici Toilette e servizio gratuito di lavanderia, con lava-asciuga, per persone senza fissa dimora. Piazza IV Novembre Tel. 051/ Aperto sempre h Rifugio notturno della solidarietà Servizio docce per persone senza fissa dimora. Via del Gomito 22/2. Tel. 051/ Il servizio è attivo il Mart h per gli uomini. Il Ven, h per le donne Distribuzione abiti 17. Antoniano Fornisce vestiario. Via Guinizelli, 13. Tel. 051/ Merc e Ven, h Tel. 051/ Associazione L'Arca Fornisce vestiario a chi si presenta direttamente. Via Zago, 14. Bus 38, Tel. 051/ Dal lun al ven, h Struttura Madre Teresa di Calcutta Offre 19 posti letto per adulti italiani e immigrati con permesso di soggiorno e rifugiati politici. Viale Lenin, 20. Tel.051/ Aperto h Si accede attraverso la segnalazione di tutti i servizi sociali del territorio. 34. L'isola che non c'è Struttura dedicata ai punkabestia. Offre 35 posti letto con punto cucina, punto docce e accoglie persone con animali, per le quali è previsto un servizio veterinario. Via Dell'Industria, 2. Si accede direttamente dalla strada nei limiti di posti disponibili Un servizio per i tuoi problemi 9. Associazione Amici di Piazza Grande Onlus Assistenza e percorsi di recupero per senza fissa dimora. Via Libia, 69, Bologna. Tel. 051/ Lun-ven, h.9-12, h Centro Diurno Comune di Bologna Accoglienza, relazione d'aiuto e ascolto, attività per il tempo libero e laboratoriali. Via del Porto, 15/C. Tel. 051/ Tutti i giorni h Centro accoglienza La Rupe Promozione sociale e progetti di inserimento lavorativo per persone con problemi di marginalità. Via Rupe, 9. Sasso Marconi. Tel. 051/ Laboratorio Abba-Stanza Destinato a persone senza fissa dimora e individui con gravi disagi sociali. Via Della Dozza, 5/2. Tel/Fax 051/ Cittadini Stranieri NUMERO VERDE SERVIZIO SANITARIO Servizi plurilingue di informazione e mediazione culturale Ufficio Stranieri della CGIL. Via Guglielmo Marconi 69 - Tel Fax Lun-ven, h.9-13, Il sab, h.9-13 Maternità 37. SAV, Servizio Accoglienza alla Vita Attività di animazione e lavoratori all'interno del carcere e progetti di inclusione sociale. Via Guerrazzi 14. Tel.051/ Tossicodipendenze 42. Il Pettirosso Comunità di accoglienza per tossicodipendenti e autoaiuto per familiari. Via dei Mattuiani, 1. Tel. 051/ S.A.T. Servizio Accoglienza Tossicodipendenti. Presso Casa Gianni, Via Rodolfo Mondolfo, 8. Tel. 051/ Aperto tutti i giorni previo appuntamento. Aids Telefono verde Aids della Ausl Bologna: C.A.S.A. Centro Attività Servizi della USL Bologna Informazioni e servizi sanitari a persone affette da HIV e sieropositive. Via S. Isaia, 90. Tel Dal lun al ven, h ANLAIDS Gestisce una Casa Alloggio, un centro diurno per persone con Hiv e sieropositive ed una linea telefonica per informazioni e supporto con esperti. Organizza gruppi di auto-aiuto e laboratori artigianali gratuiti. Via Irnerio, 53. Tel. 051/ Per informazioni e aiuto sulla malattia 051/ La linea funziona lun, mart e giov, h La sede è aperta dal lun al ven, h IDA Iniziativa Donne Aids Informazione, prevenzione e tutela dei diritti per persone con Hiv, AIDS e persone detenute. Via San Mamolo, 55. Bus Tel/Fax 051/ Cell. 339/ LILA Lega Italiana per la Lotta contro l' AIDS. Ascolto, accoglienza, informazioni, assistenza, centro di documentazione e consulenza legale e previdenziale. Via Agucchi, 290/A. Tel. 051/ / Info: 051/ (lun, merc, ven, h )

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