CONTRO LA DISUGUAGLIANZA: ABBIAMO UN PIANO CONTRIBUTO AL PIANO PER IL LAVORO IN PREPARAZIONE

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1 CONTRO LA DISUGUAGLIANZA: ABBIAMO UN PIANO CONTRIBUTO AL PIANO PER IL LAVORO IN PREPARAZIONE PER TITOLI Non solo un documento, un processo di partecipazione democratica Revisione delle aliquote fiscali sui redditi in senso progressivo Aumento della tassazione capital gain Credito d imposta per innovazione e ricerca e occupazione Tetto del Quirinale: nessuno guadagni più del PdR (rapporto 1 a 10) Dimezzamento della retribuzione dei parlamentari Né pensioni d oro, né pensioni di miseria Contratto unico a garanzie progressive Reddito minimo garantito Salario orario dignitoso Apertura di un Università della Funzione pubblica sul modello di Ena Grande inchiesta sulla formazione professionale 1

2 UNA GRANDE MOBILITAZIONE PER IL LAVORO Per far ripartire l'economia, creando posti di lavoro invece che distruggendoli, bisogna incentivare la voglia di investire dei nostri imprenditori ma anche fare qualcosa in più. Indirizzarla. Dal mercato possiamo aspettarci che faccia la sua parte e indirizzi verso la redditività, se sapremo ricostruire le condizioni di una concorrenza non distorta da rendite, cartelli, conflitti di interesse. Ma per tornare a far crescere i posti di lavoro occorre qualcosa in più. Serve una molla che spinga verso: produzioni a più alto contenuto di lavoro; lavoro qualificato, per produrre beni o servizi difficilmente replicabili, perché siano competitive; tramite processi rigorosamente ancorati al criterio della sostenibilità perché non distruggano un bene prezioso come la qualità ambientale ma la valorizzino. Partiamo da qui, da questa molla di cui abbiamo assoluto bisogno. Senza andare lontano, possiamo trovarla in noi stessi, nelle grandi energie che può esprimere il nostro collettivo. Non limitiamoci a un documento, avviamo un processo che susciti quelle energie e dia loro una direzione di marcia. Quale occasione migliore, per un partito che vuole proporsi come motore del cambiamento chiamando a raccolta le forze migliori di questo grande paese, di una grande mobilitazione collettiva per promuovere e indirizzare la ripresa produttiva? E quale occasione migliore, per un paese che vuole scrollarsi di dosso la sfiducia e la rassegnazione ritrovando l'energia creatrice per una stagione di sviluppo sociale, civile, economico, di un grande partito, il più grande, che riscopre il senso della sua missione e la fiducia nelle proprie capacità? Apriamo le nostre sedi, in tutta Italia, e facciamone un luogo di incontro, di ascolto e di confronto attorno a questo grande progetto collettivo. Per le persone che intendono mettersi in gioco e investire risorse e per le loro associazioni. Per le persone che intendono proporsi con i loro saperi, le loro capacità e competenze e per le loro rappresentanze. Mettiamo la nostra rete di comunicazione a disposizione per questa vasta mobilitazione cognitiva ovvero di un metodo democratico (si veda il contributo presentato, con questo tiolo, alla prima direzione nazionale del Pd). Sia questo il nostro modello di dialogo sociale, lontano anni luce dalle stanche ritualità dei tavoli di confronto nazionali, della concertazione burocratica, delle mediazioni corporative. LA NOSTRA (MISSIONE IN) EUROPA La strategia europea che si è andata imponendo nei primi anni di questo secolo è per molti versi sbagliata, inefficace e ingiusta. Non siamo soli ad affermarlo, ma non abbiamo voce in capitolo perché stiamo dimostrando di non essere in grado di seguire una strada alternativa e, non essendo in regola, non siamo credibili. La difficoltà a creare occupazione è dell Europa, non solo dell Italia, ed è di lungo periodo. Risale agli anni 90 e dipende dal tipo di crescita, più che dalla crisi. Si tratta di una difficoltà strutturale: gli incrementi di produttività generati dalle nuove tecnologie, volte a risparmiare lavoro, stentano a riverberarsi sull insieme del sistema e l occupazione che si crea in questi processi per lo più è povera e a scarso valore aggiunto. All'origine della crisi non c'è solo la scelta di dare la priorità alle politiche monetarie e di controllo dell inflazione ma anche l'incapacità di concepire politiche per la crescita. Di qui l'origine di una jobless growth, una crescita senza occupazione. Già molto prima della crisi attuale furono sollevati questi temi, in Europa (il rapporto del

3 sulla occupazione in Europa era centrato su questo) come in Italia (il volume sulla disoccupazione di fine millennio a cura di Ciocca, pubblicato dalla Banca d Italia) partendo dal rifiuto della logica liberista. Il Libro Bianco sull occupazione (rapporto Delors) sintetizzò questi orientamenti proponendo all Europa un salto di qualità nelle scelte produttive attraverso la priorità degli investimenti in istruzione, ricerca, cultura e la conferenza di Lisbona inaugurò il nuovo millennio con l'idea di fare dell Europa il continente più avanzato dell economia, una società della conoscenza, nel presupposto che il lavoro cresce se è lavoro buono. Ma quella strategia restò al palo, anche se i Paesi che hanno avuto i migliori risultati in termini di sviluppo sono quelli che più si sono avvicinati a quegli obiettivi. Il differenziale aggiuntivo di disoccupazione fra l Italia (e i paesi mediterranei in genere) e l Europa continentale è sostanzialmente invariato dagli anni 80 (ovviamente, con numeri crescenti). Così come è invariato il concentrarsi in Italia della disoccupazione sui giovani, sulle donne e sul Mezzogiorno. La ragione principale sta nel basso livello diffuso di istruzione e di competenza testimoniato da tutte le più serie indagini internazionali. E questo è il divario più grande dell Italia rispetto agli altri Paesi: minor numero di diplomati e laureati rispetto alla popolazione adulta e, ciò che è peggio, tra gli occupati. L'incontro virtuoso fra crescita dell istruzione e buona occupazione è impedito: dagli scarsi investimenti in ricerca e innovazione e nell'industria culturale (e creativa, largamente intesa); dalla scarsa capacità di internalizzare sapere nella produzione di servizi, sia pubblici che privati, anche per le caratteristiche dimensionali del nostro sistema produttivo; dalla scarsa cura del patrimonio culturale e ambientale. È questa la posta in gioco nella grande mobilitazione che dobbiamo suscitare. Risvegliare la voglia di investire, non in una produzione senza qualità ma nei beni e servizi che incorporano sapere in misura maggiore, che creano lavoro buono, anziché distruggerlo. L'importanza di questa sfida va dunque oltre i nostri confini. Perché quando diciamo di dover andare in Europa non dobbiamo pensare di farlo per elemosinare maggiore indulgenza ma per proporre un modello positivo, valido per il continente, tale da indicare una prospettiva di superamento degli squilibri interni e delle distorsioni del modello economico e sociale. Solo così saremo credibili e forti, se sapremo indicare una prospettiva, una direttrice di marcia, proponendo un modello di produzione e un modello di società che dimostreremo di essere in grado di realizzare noi per primi. Solo così potremo proporci alla testa di un'europa di cui il Mediterraneo sia il cuore anziché la frontiera esterna, che sia proiettata verso il nuovo mondo in fermento sulla sua sponda meridionale. QUALE OCCUPAZIONE? Occorre dunque favorire, anche per via fiscale, gli investimenti tesi ad innovare privilegiando le produzioni a maggior valore aggiunto e con migliori prospettive di crescita, sapendo comunque che ciò non produrrà di per sé più occupazione. La possibilità di una crescita occupazionale, in Italia e in Europa, si concentrerà nei servizi: è qui che nel nostro paese sono necessari gli interventi più rapidi e radicali, perché è qui che siamo rimasti più indietro degli altri Paesi in quantità e qualità. Vanno sfatati alcuni luoghi comuni. In Italia vi sono meno occupati rispetto alla media europea: sanità e servizi sociali: uno su 34 abitanti anziché su 20; Pubblica Amministrazione: uno su 44 anziché su 33; istruzione (scuola, formazione professionale, Università): uno su 41 anziché su 30 Diminuiscono gli occupati nel terziario di qualità (pubblico e privato) e crescono quasi esclusivamente nei servizi alle famiglie, dai lavori domestici all assistenza agli anziani. 3

4 Occorre, per un serio Piano per l occupazione aumentare l occupazione nel terziario di qualità e ampliare, con un recupero di qualità ed efficienza, i servizi erogati dal pubblico amministrazione, anche utilizzando il servizio civile volontario, come forma di avviamento ad attività ad alto contenuto culturale. I principali strumenti: credito di imposta (nei limiti consentiti dalla UE); investimenti pubblici mirati nei settori più trainanti (infrastrutture ICT e energia, per esempio); attivazione di Fondi rotativi partecipativi settoriali. Con questa finalizzazione, si potrebbe ragionevolmente chiedere all Unione Europea di considerare le corrispondenti voci di spesa a carico del Bilancio dello Stato, fuori dal limite di sforamento del 3%. LE DUE CITTÀ DI DE BLASIO Si pone qui, preliminarmente, una questione di sistema che non si può eludere, decisiva per il successo della mobilitazione. Per la sinistra, la questione delle questioni. La riduzione delle disuguaglianze, che significa non solo contrasto della povertà ma ripristino del diritto elementare all'uguaglianza delle opportunità. Con un immediato risvolto economico nell'abbandono delle ricette liberiste per il rilancio della domanda di beni e servizi sul mercato nazionale e a livello globale. Guardiamoci intorno. La disuguaglianza sta diventando il cuore del dibattito politico in Usa (per entrambi i partiti al centro della proposta politica per le elezioni di mid term), dunque nel paese che aveva fatto della disuguaglianza e della mobilità sociale interna, con i comportamenti competitivi che ne conseguivano, il motore sociale della propria crescita. Qualcosa è cambiato, dunque. La globalizzazione e poi la crisi hanno cambiato e ridotto le modalità di accesso alla mobilità sociale all interno dei paesi. I ricchi ne hanno tratto occasione per diventare più ricchi mentre i poveri ne sono rimasti esclusi, diventando più poveri sia in termini relativi che assoluti. Nel mondo globalizzato, si è riscoperta l importanza della collettività organizzata dietro l azione individuale. I paesi che hanno meglio resistito alla crisi sono stati quelli europei meno diseguali (paesi scandinavi) e/o con uno sperimentato sistema compensativo di welfare (Germania): la coesione sociale si è dimostrata decisiva per sostenere le difficoltà e per produrre le necessarie innovazioni. Le politiche di public spending di Obama a loro volta hanno sostenuto la ripresa Usa non solo in termini di occupazione, ma anche di rivalutazione del patrimonio immobiliare e mobiliare. È un fatto: gli americani hanno scoperto che sostenere il reddito dei più poveri stimola la domanda interna più, e più rapidamente, che non diminuire le tasse ai ricchi. REVISIONE DELLA PROGRESSIVITÀ DELLE ALIQUOTE C'è dunque una premessa obbligata da mettere in chiaro. Le risorse per una nuova strategia di sviluppo debbano provenire da una diversa distribuzione delle entrate e da una diversa destinazione della spesa. Non da una loro diminuzione. La pretesa del liberismo, che debba diminuire il volume complessivo della spesa pubblica per diminuire il peso della tassazione, si è dimostrata, prima che sbagliata, impraticabile. Neanche nei paesi in cui questa ricetta è stata adottata dai governi, le cose sono andate così: eppure questo è ancora oggi il credo che si vorrebbe imporre ai paesi più in difficoltà. Guardiamo al nostro paese. Il sistema dell imposizione fiscale è squilibrato al suo interno, mentre il carico globale rispetto al Pil non è fuori media, considerando i paesi Ocse nel complesso. 4

5 Occorre un riequilibrio, che deve avvenire in tre direzioni: dalle persone alle cose (rendite, patrimoni, capitali finanziari); dai meno abbienti ai più abbienti (recuperare progressività); Benché un riequilibrio presupponga una somma algebrica a zero, non si tratta di una riforma a costo zero. Ha un costo sociale: per la prima volta, da trent'anni, sarebbero però i più facoltosi a pagarlo. Sull'altro piatto non c'è solo un beneficio per i meno abbienti. Ci sarebbe un effetto positivo di tipo cumulativo, una spirale virtuosa, perché quel beneficio si riverserebbe sull'intera economia, come ci insegna la politica di Obama. Semplicemente, perché la propensione a spendere di chi ha poco è mediamente molto più alta rispetto a chi ha moltissimo e il problema odierno del nostro paese non è risparmiare di più, come stiamo facendo in proporzione al reddito, ma ricominciare a spendere e a investire. Come fare non è difficile a dirsi, le misure in quelle tre direzioni sono state ampiamente studiate e messe a punto. È mancata però la decisione politica di procedere in quel senso anziché continuare a spostare ricchezza dalle fasce a più basso reddito (compresi i ceti medi, in via di impoverimento) verso il 10% della popolazione a più alto reddito, come è avvenuto negli anni recenti. Per dare un primo segnale di redistribuzione e di ritorno alla progressività basterebbe seguire l'indicazione implicita della Corte Costituzionale che, censurando il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro, lo dichiarava ammissibile solo se applicato a tutti i tipi di reddito superiore a euro. Ritoccare verso l'alto dai due ai cinque punti le aliquote marginali sui redditi oltre i euro, oggi le più basse dell area euro, non solo riporterebbe quelle aliquote verso la media europea, ma renderebbe soprattutto possibile azzerare le imposte sui redditi da lavoro (e assimilati) fino ai euro. Permetterebbe inoltre di esentare dalle imposte sui redditi tutti i redditi diversi dai profitti e dalle rendite per i giovani fino a 25 anni. Si andrebbe nella direzione del Progetto europeo dello Youth Guarantee, in modo concreto. Non si incentiverebbero gli imprenditori che li assumono, ma si aumenterebbe notevolmente il loro potere contrattuale sul mercato del lavoro. IL TETTO DEL QUIRINALE Quanto alla spesa pubblica, anche il peso di questa sul Pil rientra nella media. Il problema sta nella sua inefficacia: si spende troppo per alcune funzioni (sprechi, parassitismi, corporativismi, inefficienze), mentre si spende troppo poco (o niente del tutto) per altre funzioni (istruzione, assistenza, regolazione amministrativa per imprese e cittadini, infrastrutture, territorio e difesa del suolo ). I risparmi di spesa devono dunque essere utilizzati per servizi non resi e bisogni non soddisfatti. Qui si colloca il tema dei costi della politica, su cui occorre procedere con urgenza. Non solo per dare il buon esempio (che sarebbe comunque un ottimo motivo) ma per i concreti, cospicui risparmi che si potrebbero ottenere. Per dare un primo segnale si può cominciare col porre alcuni tetti alle retribuzioni, consentendo di modificare il rapporto tra chi guadagna di più e chi guadagna meno (1:10): nessun dirigente dello Stato, per quanto ai vertici della piramide, può essere più al vertice (e guadagnare più) del Presidente della Repubblica. Nessun dirigente di società partecipata, a qualunque livello, comprese le società quotate che abbiano una partecipazione maggioritaria del pubblico (o per le quali sia prevista una golden share) può essere retribuito (comprendendo tutte le possibili forme di emolumento) più di questo stesso tetto, quali che siano i risultati di gestione, né più di 10 volte lo stipendio del dipendente collocato alla base della piramide. 5

6 DIMEZZAMENTO DELLA RETRIBUZIONE DEI PARLAMENTARI Per ridurre i costi della politica e dare un segnale di inversione di tendenza, riducendo la distanza tra i rappresentanti eletti e i cittadini rappresentati, gli stipendi dei parlamentari devono essere ridotti. Si devono spostare sul bilancio di funzionamento della Camera le spese che riguardano l ufficio e i collaboratori e portando le voci di diaria dal calcolo forfettario alla rendicontazione con massimali per categoria di spesa: si giungerebbe in questo modo alla riduzione di almeno un terzo del costo di un parlamentare. Se a ciò si aggiunge che il Pd già chiede ai suoi parlamentari di contribuire al partito con una cifra che si aggira intorno al 30% del complesso della loro retribuzione, se il Pd rinunciasse a questa quota, si potrebbe concretamente arrivare a una riduzione del 50% dello stipendio dei parlamentari. I risparmi di spesa potrebbero essere destinati in prima istanza alla riduzione del peso del precariato negli uffici statali (con i risparmi sui costi della politica e dell'amministrazione centrale e relative emanazioni) e decentrati (con i risparmi sulle assemblee locali e le partecipate), allo sblocco della dinamica delle retribuzioni degli stipendi dei dipendenti contrattualizzati e al reclutamento di giovani leve da formare attraverso corsi concorsi. Per l attuazione di questi ultimi le risorse possono essere reperite attraverso la soppressione di tutte le svariate Scuole di Formazione istituite in seno alle PP.AA. dando vita ad una Università della Funzione Pubblica (il modello è la francese ENA) che raccolga, dalle scuole attuali, dalle università e dal mondo del lavoro, le competenze più qualificate attraverso una selezione che coinvolga nelle commissioni giudicanti personalità di rilievo indiscusso nel panorama europeo. UN RAPPORTO SANO TRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE La politica deve tornare a svolgere un ruolo di indirizzo e controllo. Sottomettere la dirigenza alla politica, tuttavia, non risolve ma aggrava il problema, come già avevano evidenziato i Costituenti: la politica continua a non indirizzare-controllare, ma asservire il vertice amministrativo; che a sua volta non si attiene a efficienza e trasparenza, ma a fedeltà, oppure si sostituisce al ministro non all'altezza. È questa la causa all'origine dello strapotere attuale dei grand commis che, del resto, non sono dirigenti fissi, ma a tempo: sono a capo degli uffici di diretta dipendenza (i gabinetti), delle agenzie, authority, grandi partecipate, e sono assunti senza selezione. Piuttosto, per conoscere la reale efficacia degli investimenti pubblici, serve capacità di monitoraggio e valutazione (insieme con la capacità di indirizzi politici) per innestare il circolo virtuoso tra l'individuazione degli esempi migliori, i benchmark (ne esistono, in ogni funzione). È questa l'arma per combattere la corruzione, la distorsione della concorrenza, i conflitti di interesse e, in generale, per spezzare le rendite di posizione. Per questo obiettivo, che deve essere al centro dell'attenzione in ogni misura che si adotta, un utile strumento può essere la costituzione di un Alto Osservatorio Nazionale sulla corruzione che riunisca le personalità più accreditate e più credibili sotto questo profilo, nella magistratura, nell'alta dirigenza, nella cultura, nell'impegno sociale. NÉ PENSIONI D'ORO NÉ PENSIONI DI MISERIA L'altro grande aggregato della spesa pubblica che va aggredito per eliminarne le storture, i privilegi e le iniquità è quello della spesa sociale e in particolare della spesa pensionistica. 6

7 È impensabile continuare con un sistema che non dà copertura ai lavoratori discontinui condannando i giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro alla prospettiva di un assegno integrato al minimo sociale; che utilizza i versamenti dei lavoratori parasubordinati e degli immigrati per coprire le pensioni dei dirigenti di azienda, degli artigiani, degli agricoltori, le cui gestioni sono in disavanzo strutturale; che consente di maturare pensioni da favola e perfino di cumularle, ma non di totalizzare periodi di lavoro subordinato e parasubordinato; che impedisce qualunque forma di flessibilità di uscita, sia pure graduata in base alle aspettative di vita, e condanna in una situazione drammatica, senza stipendio né pensione, un esercito che ha avuto la sfortuna di subire questo cambiamento di regime senza alcuna gradualità, mentre eroga pensioni già da decenni a chi è andato in pensione quando si era appena affacciato all'età adulta; senza vagheggiare interventi destinati a cozzare contro vincoli giuridici di rango costituzionale (oltre che di dubbia efficacia concreta), si possono prevedere interventi finalizzati a costituire Fondi di solidarietà e di garanzia per le discontinuità contributive; le risorse possono essere reperite attraverso la rimodulazione delle aliquote fiscali (come propone Airaudo) o, meglio ancora, rivedendo l'equilibrio tra contributi e prestazioni per le gestioni in passivo, almeno per il tempo a venire, e rivedendo il sistema attuale di tetti agli importi e di cumuli, così da confinare il riequilibrio nel perimetro della spesa pensionistica. UN CERTO TIPO DI CONTRATTO UNICO DI INGRESSO A GARANZIE CRESCENTI La ricerca della formula miracolosa, che disbosca l'intrico di norme, sta somigliando sempre più alla ricerca della pietra filosofale. Ci hanno provato in tanti, a partire da Marco Biagi con il suo Libro Bianco che mirava a semplificare, in stile anglo-sassone, (e a superare i co.co.co.), ma sono finiti dalla parte opposta: a alimentare il Far West e dare una mano all'offensiva culturale di chi puntava solo a ricattare e svalorizzare il lavoro. Sarebbe ora di smetterla. Dobbiamo stare sul concreto proponendo di fissare, in un confronto aperto, alcuni punti fermi. Proviamo a dirne alcuni. Il contratto unico di inserimento a tutele progressive: 1. non può prescindere da contenuto formativo riconosciuto, eventualmente sostenuto da fondi pubblici o paritetici (integrativi), così che il giovane, eventualmente licenziato, possa spendere altrove l esperienza e il know how acquisito; 2. deve prevedere un salario minimo, eventualmente articolato per settore e qualifica, che consenta il riconoscimento del livello di formazione e della qualità professionale di base; e il versamento dei contributi sociali (eventualmente corrisposti in tutto o in parte dallo Stato, come forma di incentivazione all assunzione, se necessario); 3. per evitare duplicazione di forme contrattuali simili, deve essere uniformato all apprendistato (già vigente e normato). L obiettivo di medio termine potrebbe essere quello di arrivare conformarsi con il modello di apprendistato in somministrazione (Austria, best practice in Europa); 4. deve essere davvero unico (abrogazione tipologia di contratti anomali ; severo controllo e pesanti ammende per finte Partite Iva, sia a carico degli occupanti, sia a carico degli occupati; lo stesso per lavoro in nero ); 5. il costo va in parte coperto da fondi europei (vedi obiettivi programma Youth Guarantee), soprattutto se si adotta un contratto di ingresso indicato come best practice da Europa; 6. più in generale, la Youth Guarantee ci impegna ad assicurare a tutti i giovani in uscita 7

8 dal sistema formativo, e a quelli che il sistema formativo ha disperso, una occasione di lavoro, o una esperienza formativa chiaramente finalizzata al lavoro, entro quattro mesi dall uscita dal sistema di istruzione-formazione. Occorre sollecitare al massimo, anche con incentivi, il sistema delle imprese ad aprirsi all apprendistato, ai tirocini, alle esperienze in alternanza; 7. da ultimo, come ha detto Obama nel suo discorso sullo stato dell Unione, è necessario avviare una grande inchiesta sulla formazione professionale: «an acrossthe-board reform of America's training programs to make sure they have one mission: train Americans with the skills employers need, and match them to good jobs that need to be filled right now». IL REDDITO MINIMO DI GARANZIA Quanto agli ammortizzatori sociali, le disposizioni della legge Fornero prevedono il progressivo superamento dell istituto della mobilità e della Cig in deroga entro il I tempi così lunghi sono condizionati dalla crisi, che rende difficile un intervento strutturale sugli ammortizzatori e, più in generale, sul sistema di welfare, inclusa l'assistenza. Tuttavia, il Pd deve assumere un indirizzo riguardo a una riforma che, mancando per lungo tempo, ha reso l intero sistema un insieme di misure eterogenee, costose e poco efficienti, incardinate o su un impianto assicurativo (Cig, sussidi di disoccupazione); o in un contesto di aiuti al disagio e alla povertà di stampo ottocentesco (pensioni d invalidità, erogazioni occasionali di Comuni con eventuali trasferimenti dallo Stato, ecc.). Per esempio, il nuovo Isee, pur registrando alcuni miglioramenti rispetto allo strumento precedente, accentua la dipendenza delle misure di sostegno dalle condizioni economiche della famiglia di sangue, anche se non anagrafica e la sperimentazione su una modalità di sostegno al reddito più sistematica, avviata dal Governo con la Sia, insiste sul concetto di sostegno (condizionato) alla povertà. In sintesi, se sei povero e vieni da una famiglia povera, lo Stato, se può, ti aiuta a sopravvivere, in particolare se hai disabilità o figli minori. A condizione, ovviamente, che, nel caso tu sia abile al lavoro, dimostri che intendi superare la tua condizione, accettando occasioni di formazione o di lavoro che ti vengano eventualmente offerte. Questo approccio penalizza i giovani inoccupati, per esempio: non possono a uscire dalla casa familiare, se genitori e nonni, o anche fratelli maggiori, sono in grado di garantire la loro sopravvivenza. Nelle nuove misure in preparazione per i Neet, con fondi in larga parte provenienti dal Programma Europeo Youth Guarantee è auspicabile che prevalga l aspetto di mobilitazione di risorse umane inutilizzate su quello assistenziale. Ma occorre provvedere, oltre che ai Neet, agli inoccupati che cercano attivamente lavoro (invisibili alla rilevazione statistica della disoccupazione) e ai disoccupati privi di sussidio (venendo da imprese fuori dal campo di applicazione o avendo esaurito il limite). Almeno per queste categorie è urgente prevedere una forma unica di reddito minimo garantito, che in modo automatico subentri al reddito precedente, soprattutto per mantenere queste persone attive nella ricerca di occupazione, evitando che ricadano nell inerzia del cosiddetto welfare familistico. Ogni forma di sussidio su base generalista, infatti, dovrebbe essere integrato da politiche attive per il lavoro, così come è stato fatto per gli interessati da Cig in deroga. Prendendo come riferimento l impianto del reddito minimo di garanzia della Provincia Autonoma di Trento, che prevede una valutazione delle condizioni patrimoniali e reddituali basate sulla famiglia anagrafica, e adottando massimali meno ambiziosi, è possibile pensare ad una misura, limitata alle categorie sopra indicate, così congegnata: La corresponsione del contributo avviene a seguito di richiesta presentata on line, 8

9 attestando la ricorrenza delle condizioni richieste (assenza di altre forme di reddito, ridotta consistenza patrimoniale). Per gli individui conviventi si assume una minore incidenza delle spese fisse sul singolo e il contributo diminuisce al crescere delle richieste nel nucleo. L'individuo assegnatario deve dimostrare di essere attivamente alla ricerca di occupazione (l Agenzia del Lavoro e l istituzione locale devono diventare veri e propri mobilitatori sociali, coinvolgendo nella ricollocazione gli attori interessati: imprese, rappresentanze sociali, agenzie formative, scuola, università) Limitando, per questo primo intervento su scala nazionale, la platea degli aventi diritto agli inoccupati e ai disoccupati non titolari di altro sussidio, in base a un sussidio per l individuo singolo di 400 euro (628 per la coppia, ecc ), il fabbisogno sarebbe di circa 2,9 miliardi di euro. In sintesi: 2,9 mld/anno per famiglie interessate: 1.91%; Misura di rapida applicazione: estende al territorio nazionale lo schema già sperimentato con successo dalla Provincia Autonoma di Trento: Agisce sui disoccupati senza sussidio e sugli inoccupati: max 400 euro/mese a persona; tiene conto del reddito familiare; tiene conto delle convivenze anagrafiche (400 /mese al singolo, 628 euro/coppia, ecc ). I fondi necessari possono essere reperiti in settori della spesa pubblica che, a differenza della sanità, della scuola e del welfare, non sono stati fin qui interessati da tagli significativi. Un esempio: la spesa militare italiana (1,7% Pil) è superiore a quella tedesca (1,4% Pil) di 0,3 punti. Basterebbe ridurre di 2/3 questa differenza per reperire tutto il fabbisogno. Ampiamente nota è anche la portata della spesa pubblica improduttiva (spese generali dello Stato) che, fin qui, ha subito tagli irrisori o, addirittura, nessun taglio. Se proviamo a confrontare questa spesa con un ipotetica fiscalizzazione degli oneri sociali per la copertura di un sussidio di disoccupazione (Aspi) applicato al salario di un contratto unico di inserimento. Per un salario lordo annuo di (all'incirca la remunerazione media dell apprendistato), si avrebbero i seguenti esborsi da parte dello Stato: con contrattualizzazione dei soli atipici 1,29 Mld./anno; con contrattualizzazione degli atipici e dei parzialmente standard 2,62 Mld./anno. Si tratta di una spesa assolutamente comparabile con quella per la nostra proposta di RMG, ma la copertura sociale sarebbe inferiore per durata e tipologia di soggetti. CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ Nella legge Fornero, è previsto il completo superamento della Cassa Integrazione in deroga entro il Anche per il persistere della crisi economica, nessun dibattito è aperto su possibili alternative a Cig ordinaria e straordinaria, coperte, peraltro, dai contributi versati (dall 1,90% al 5,20% della retribuzione lorda, a seconda delle dimensioni dell impresa e del settore di appartenenza, per la gran parte a carico del datore di lavoro). Esperti ed operatori concordano, tuttavia, che la Cig costituisce un anomalia tutta italiana: una sorta di assicurazione obbligatoria contro l eventuale necessità di ridurre, per periodi più o meno lunghi, l applicazione di lavoro al processo produttivo. Questi i principali limiti: come tutte le assicurazioni, costituisce un onere certo (e non trascurabile) per chi la paga e un profitto certo per chi la riscuote (Inps); come per tutte le assicurazioni, i comportamenti virtuosi sono penalizzati e ne risultano, quindi, disincentivati; 9

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