SOCIOLOGIA ECONOMICA Prima parte

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1 Università degli Studi dell Insubria. Dipartimento di Economia LELIO DEMICHELIS Manuale di SOCIOLOGIA ECONOMICA Prima parte A.A

2 Capitolo 1 INTRODUZIONE Cos è la società? Quante forme/caratteri può assumere una società? Capitalista, liberale, cristiana, comunista, teocratica, democratica, laica, autoritaria, totalitaria, populista, tecnocratica, tecnica, eccetera. Caratteri diversi e a volte opposti tra loro, perché una società non può essere allo stesso tempo liberale e totalitaria, oppure democratica e teocratica, o democratica e populista o democratica e neoliberista. E lo stato di diritto - che riconosce diritti e libertà individuali e collettive/sociali - non può essere uno stato etico che impone una propria verità assoluta, ma deve essere necessariamente relativista, ovvero accettare la co-esistenza in sé come stato di tutti (prima che stato di diritto) di molte verità: religiose, politiche, etiche, che però devono dia-logare/inter-agire tra loro alla ricerca di una condivisa con-vivenza. Di uno stare insieme tra diversi/diversità ma in-comune. Una società perché sia democratica e aperta si deve fondare sul concetto non tanto di tolleranza (semplicemente tollerare gli altri/diversi/avversari è qualcosa di comunque riduttivo), quanto di riconoscimento e di accettazione della di-versità degli altri da sé e rispetto a sé. Una società che vive dentro un unica e auto-referenziale (e persino narcisistica) narrazione di senso (siamo fatti così, questa è la nostra identità, siamo i migliori, noi siamo il futuro/progresso, noi siamo i giusti, gli eletti, questa è l unica realtà possibile, eccetera), è una società chiusa e scade quindi da società (sempre tendenzialmente) aperta, capace di dia-logare con tutti, a comunità, intrinsecamente chiusa e appunto auto-referenziale (si auto-conferma quotidianamente rifiutando di mettersi in discussione, di confrontarsi, cioè di avere l altro di fronte e di guardarlo negli occhi, riconoscendolo nella sua diversità, e quindi chiudendosi in se stessa e non aprendosi alla diversità, alla novità, all altro da sé). Società o comunità: una prima distinzione. La comunità infatti nella distinzione tra queste due modalità di organizzazione umana che qui si propone - a differenza della società, è chiusa in sé e nella supervalutazione della propria virtù identitaria non si confronta (ha paura di confrontarsi) con gli altri e ripete/ribadisce e riconosce sempre e solo le proprie verità e i propri luoghi comuni (per rafforzare se stessa come comunità di uguali) e produce quindi un mono-logo collettivo (tutti fanno parte della comunità, la comunità esclude/espelle/rifiuta i diversi e le diversità da sé come comunità), perché non sa fare e/o ha paura del dia-logo con gli altri e i diversi da sé (diversi per idee, valori, scopi, modi di vivere, eccetera). 2

3 La società è invece tendenzialmente aperta, dia-logante, anche conflittuale dentro di sé (il conflitto di idee e di opinioni come motore per l apertura e l innovazione della società, per ottenere il riconoscimento di nuovi diritti politici, civili, sociali, per estendere la democrazia e i suoi contenuti) e permette lo sviluppo di molte identità diverse. Apertura in molti sensi: come accoglienza degli altri, come dialogo con gli altri, come confronto e discussione, come riconoscimento crescente dei diritti degli altri e di diritti sempre nuovi, siano essi diritti civili/politici o sociali. La società e/o l economia. Perché una sociologia economica. Nella vita quotidiana ci troviamo spesso ad ascoltare o a formulare giudizi di vario genere sull attività economica. Per esempio: l economia italiana è penalizzata dall inefficienza dei servizi pubblici e dalle strutture statali; le elevate capacità tecniche e la formazione professionale contribuiscono al successo dell industria tedesca; lo sviluppo economico del Giappone si è giovato della persistenza di valori e strutture sociali tradizionali, che hanno favorito la cooperazione. Ma a volte i giudizi sono di tipo più generale. Per esempio: le nuove tecnologie fanno diminuire il peso della classe operaia; il sottosviluppo alimenta la formazione di megalopoli dove la maggior parte della popolazione vive in condizioni intollerabili; il benessere economico dei paesi occidentali attenua il conflitto di classe e mette in difficoltà sindacati e partiti di sinistra. (C Trigilia, Sociologia economica, vol. I, il Mulino). Dopo la crisi iniziata nel 2007, si potrebbe ampliare questo elenco e aggiungere: le politiche europee di austerità hanno accresciuto a dismisura il disagio sociale, fatto aumentare la disoccupazione, in particolare quella giovanile; l industria italiana soffre di gravi ritardi nell innovazione tecnologica e soprattutto di prodotto; gli Stati Uniti hanno fatto ripartire l economia immettendo nel sistema colossali quantità di denaro (80 miliardi di dollari al mese) senza tagliare (se non in misura limitata) la spesa pubblica; invece di politiche di austerità, in Europa oggi servirebbe un nuovo New Deal analogo a quello che nel 1932 fece uscire gli Stati Uniti dalla crisi del 1929 o un Piano Marshall analogo a quello che dopo la seconda guerra mondiale fece ripartire l economia europea. Definizione di sociologia economica. L insieme degli studi, delle ricerche e delle analisi che hanno come obiettivo quello di approfondire i rapporti di interdipendenza tra i fenomeni e i processi economici (produzione, consumo, finanza, ma anche, ad esempio il fiscal compact europeo e l obbligo di pareggio di bilancio per gli stati) e la società. Rapporti di interdipendenza, oppure di prevalenza dell economico sul sociale. Economico o tecnico-economico: ad esempio la catena di montaggio inventata alla Ford di 100 anni fa (il fordismo) ha avuto effetti profondissimi sulla società e 3

4 sulle sue forme di organizzazione, tanto che si parla di società fordista per indicare come un evento/innovazione tecnica (la catena di montaggio) ed economica insieme (produrre auto a minor costo e favorirne l acquisto da un numero sempre crescente di persone) ha prodotto una trasformazione dell intera società producendo effetti positivi (aumento dei redditi, nuovi consumi, mobilità accresciuta, facilità di trasporto, eccetera) ma anche pesantemente negativi (traffico, inquinamento, spreco di risorse). Lo stesso si può dire per la rete informatica esplosa nel mondo negli anni 90 del secolo scorso e che ha portato a definire la società odierna come società a rete o in rete o di rete; anche in questo caso, con effetti economici positivi (velocità, condivisione e connessione di tutti con tutti, conoscenza diffusa, sviluppo del cosiddetto capitale umano, eccetera) ma anche pesantemente negativi (isolamento accresciuto delle persone in rete si sarebbe insieme ma soli, secondo la definizione della sociologa americana Sherry Turkle parcellizzazione ulteriore del lavoro, fordismo digitale, de-socializzazione, eccetera). Qualcosa di simile anche nel mondo del consumo, con il passaggio dai piccoli negozi alla grande distribuzione/outlet. Anche Luciano Gallino (Dizionario di sociologia, Utet) definisce la sociologia economica come quella disciplina che studia in quale modo e in quale misura le attività economiche sono condizionate da e a loro volta condizionano le principali sfere della vita associata. E storicamente le relazioni tra sfera economica e sfera sociale sono state studiate lungo due direttrici principali: secondo un gruppo di autori, tendenzialmente socialisti e lo stesso Marx, queste relazioni sono così strette da portare alla sostanziale fusione tra analisi economica e analisi sociologica; un altro gruppo di studiosi (con Max Weber) propone invece la sociologia economica come ausiliaria o integrativa dell economia politica, quindi non sostitutiva né critica dell economia. Fin dai suoi inizi, la sociologia (economica) europea tende a mettere in evidenza questi elementi: l economia forma un mondo distinto e una sfera organizzativa distinta solo con la modernità e solo in Europa; in altre epoche precedenti e in altre realtà, le azioni economiche erano solo derivate o complementari (erano mezzi e non fine) di azioni orientate in senso religioso, politico, militare, familiare; la nascita e il riconoscimento della proprietà privata determina in gran parte i rapporti economici non solo tra individui ma anche tra le nascenti classi sociali (rapporti tendenzialmente diseguali, soprattutto tra classi); il conflitto è il motore del progresso e il processo economico sarebbe lineare, per cui i paesi oggi sviluppati sono il futuro ineluttabile di quelli ancora arretrati; ciò che distingue un sistema economico da un altro è il grado di divisione del lavoro e la modalità della sua organizzazione; le crisi economiche sono qualcosa di strutturato nell economia capitalistica; l evoluzione di un sistema economico è strettamente legata al sistema sociale in cui l economia agisce. 4

5 A sua volta, la sociologia economica statunitense (in particolare nei primi decenni del 900) evidenzia questi elementi: le azioni economiche sono legate al e controllate dal contesto socio-culturale e in particolare dalle istituzioni che prescrivono ciò che è permesso e cosa no; gli squilibri di potere tra gli individui e i gruppi sociali sono strettamente connessi con il funzionamento del sistema economico mondiale; il sistema economico è sempre in mutamento/evoluzione sotto l incalzare dell innovazione tecnica; l efficienza del sistema economico dovrebbe essere valutata sulla base dei suoi effetti sulla collettività e non per il vantaggio dei singoli. Sostanzialmente, questi elementi attraversano e percorrono tutta la storia della sociologia economica fino ai nostri giorni. Per le analisi di Marx e di Weber, infra. La sociologia come scienza critica. La sociologia economica, analogamente alla sociologia generale non è una scienza esatta, come invece sono ritenute quelle fisiche e naturali. Secondo alcuni (ancora Trigilia, tra i molti), la sociologia non mirerebbe a definire leggi universali nei rapporti tra economia e società e neppure sarebbe suo compito quello di dare ricette/terapie per risolvere i problemi determinati dall economia sulla società. E tuttavia, anche la sociologia economica, come la sociologia generale, è una scienza critica per definizione, ovvero la realtà è/deve essere sempre oggetto di analisi ma anche o soprattutto di valutazione critica (il pensiero critico come la forma migliore di pensiero). Ad esempio, le politiche dell Europa di questi ultimi anni devono essere oggetto di valutazione appunto critica, per cui la sociologia deve porsi la domanda se sono state corrette o sbagliate, se hanno prodotto i risultati che volevano raggiungere, se si poteva fare diversamente ad esempio applicando politiche keynesiane invece che neoliberiste. E dunque, la sociologia (anche economica) deve cercare di definire delle leggi universali o almeno delle grandi tendenze per comprendere i processi in atto; e deve anche cercare di proporre ricette e terapie per risolvere i problemi esistenti (come ridurre la disoccupazione, come favorire l innovazione tecnologica, come ridistribuire i redditi). Ma gli effetti di quale economia studia la sociologia economica? Dopo il 1989 e il crollo del Muro di Berlino e la fine del comunismo di stato, nel mondo sembra esistere un solo modello di economia, quella di mercato o capitalista. La vecchia Unione sovietica si è trasformata e modificata in Russia, ha dimenticato il comunismo e ha introdotto il mercato (i suoi vantaggi e i suoi svantaggi). La Cina, pur essendo ancora governata da un Partito comunista, è di fatto la seconda più grande economia capitalistica del mondo, avviandosi probabilmente a diventare la prima, superando gli Stati Uniti, economia capitalista per eccellenza. Capitalismo, economia di mercato: sono le interazioni tra questa economia (unica, ormai 5

6 globale) e le diverse società l oggetto di studio della sociologia economica. Mercato e società o mercato contro società? Capitalismo e società o capitalismo o società? Ma non solo capitalismo. Dalla prima rivoluzione industriale della seconda metà del 700, il legame tra tecnologia e capitalismo è diventato strettissimo. Tanto da ridefinire il concetto stesso di capitalismo (anche prima della rivoluzione industriale esistevano forme di capitalismo), in quello che si preferisce definire come tecno-capitalismo. Le affinità tra apparati tecnici (apparati: non le singole macchine) e capitalismo sono infatti evidenti: entrambi hanno il breve termine (il profitto il secondo, l innovazione incessante i primi) come proprio obiettivo; non conoscono limiti (fisici, quelli della terra; o di profitto); sono dominati da una incessante spinta al mutamento (anche se spesso evidenziano periodi di stabilizzazione). Inoltre, diversamente da altri poteri esistenti non sono controllati o controllabili democraticamente (il capitalismo a volte, la tecnica come apparato mai). Dunque, l economia meglio: il tecno-capitalismo che verrà analizzata nei suoi effetti sociali è essenzialmente una economia di mercato o capitalista. Portando come esempio di questa integrazione tra apparato tecnico (o tecnica come apparato) e capitalismo proprio i due processi in atto dagli ultimi trent anni, ovvero globalizzazione e rete. Nella convinzione che senza globalizzazione non vi sarebbe stata la rete; e viceversa. Ma anche l economia e la rete possono essere analizzate partendo dai due modelli visti all inizio, quello di società e quello di comunità. Se si parla ad esempio di società fordista o di società dei consumi, sono veramente forme di società aperta? Oppure hanno strutture da comunità chiusa e auto-referenziale? Per definire meglio questi due modelli, si propongono alcuni esempi tratti dalla letteratura. Economia e modelli di società. O di comunità. Primo modello. Da La Leggenda del Grande Inquisitore. Tratto da Il Grande Inquisitore, ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij. L azione si svolge nel XVI secolo, in Spagna, a Siviglia, nel periodo più cupo dell Inquisizione cattolica quando ogni giorno bruciavano in quel paese roghi in nome di Dio. Il Signore decide di scendere sulla terra a visitare i suoi figli. Il popolo lo riconosce e lo circonda festante. Compie diversi miracoli e questo accresce la felicità della folla. Ma l Inquisitore è presente, vede la scena, aggrotta le ciglia bianche e fa arrestare il Signore, dalle sue guardie. Ed ecco che, tanto è il suo potere, a tal punto il popolo è ammaestrato, sottomesso e ubbidiente ai suoi ordini, che la folla si apre in un baleno dinanzi alle guardie e quelle, fra il silenzio di tomba calato all improvviso, pongono le mani su di lui e lo portano via. La folla intera, al pari di un uomo solo, in un baleno inchina la testa fino al suolo davanti al vecchio inquisitore; questi, senza dire una parola, benedice la folla e le passa accanto. Il giorno seguente, l inquisitore interroga il Signore in prigione. Sei tu, sei proprio tu? Perché sei venuto a disturbarci? Da qui inizia una sorta di monologo dell inquisitore davanti al Signore, che si limita ad ascoltare in silenzio, senza parlare. 6

7 Riflessioni dell inquisitore a proposito del popolo e del suo bisogno di essere guidato dal potere, in questo caso dal potere della Chiesa: Senza di noi non riusciranno mai a sfamarsi. Si convinceranno pure che non potranno mai essere liberi, giacché sono deboli, viziosi, inetti e ribelli. Tu hai promesso loro il pane celeste ma, te lo ripeto, potrà esso mai stare alla pari con il pane terreno agli occhi della debole razza umana, eternamente viziosa e eternamente ignobile? Essi sono viziosi e ribelli, ma alla fine anche loro diverranno ubbidienti. Essi si meraviglieranno di noi e ci guarderanno come dèi per il fatto che noi, assumendo la loro guida, abbiamo accettato di portare il fardello della loro libertà e di governarli. Ma noi diremo di essere i tuoi servi e di governare nel Tuo nome. Solo colui che acquieta la coscienza degli uomini può dominare la loro libertà. Noi dimostreremo che sono deboli, che sono soltanto dei poveri bambini, ma che la loro felicità infantile è la più dolce di tutte. Sì, noi li costringeremo a lavorare, ma nelle ore di riposo noi organizzeremo la loro vita come un gioco di bimbi, con canzoncine, cori, danze innocenti. Noi permetteremo persino che essi commettano peccato sono creature così deboli e fragili ed essi ci ameranno come bambini per il fatto che noi permetteremo loro di peccare. Noi diremo loro che qualsiasi peccato sarà espiato a patto che venga compiuto con il nostro permesso<. Citazioni da F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti. Tutto si gioca, sostanzialmente, nella antitesi tra auto-nomia ed etero-nomia, ovvero tra un individuo capace di pensare, agire, relazionarsi con gli altri in modo autonomo, dialogando e osservando le regole, ma senza diventare come gli altri (autonomia, appunto); e un individuo che invece rinuncia a se stesso, accetta, subisce, imita gli altri o fa ciò che gli dice di fare il potere politico, religioso, economico (per paura, per conformismo, per convenzione sociale), seguendo ordini o discipline di vario genere (quindi, etero-nomia). E poi, L. Demichelis, Società o comunità, Carocci, pag. 57 e segg.). QUESTIONI E PROVOCAZIONI Esistono ancora oggi forme di potere simili a quello rappresentato da Il Grande Inquisitore? Potere delle chiese e delle religioni (es. i Talebani) o anche poteri politici (i totalitarismi del 900), o economici (la globalizzazione)? Quando la Troika di Ue, Fmi e BM impongono alla Grecia le politiche di austerità si comportano come Grande Inquisitore? Come e perché si è passati da quella che è stato definita la società del godimento (i trent anni dal 1980 al 2000) alla società della colpa e della penitenza? Il consumismo ha una struttura di potere simile (emoziona e infantilizza con le merci ma obbliga a consumare?). E la rete? Secondo modello. La macchina Tootle. Da La folla solitaria, del sociologo americano David Riesman, da un racconto americano degli anni 50 del Novecento: La macchina Tootle. Tootle è una giovane locomotiva che va a scuola di macchine per divenire una grossa motrice. Diligente per un lungo periodo di tempo, un giorno scopre la gioia di andare fuori dalle rotaie e di cogliere fiori sui prati. Questa violazione delle regole non può, però, restare segreta: vi sono tracce evidenti nella 7

8 parte anteriore della motrice. Alla fine il maestro delle macchine è disperato. Consulta il sindaco di Macchinopoli, che riunisce il consiglio comunale per discutere le colpe di Tootle (che ovviamente non sa nulla). L assemblea decide di agire per correggere Tootle: e la prima volta che Tootle esce nuovamente dai binari per andare nei prati, trova una bandierina rossa; si volta e ne trova un altra e un altra ancora: Gira e rigira, ma non può trovare un po d erba dove non spunti una bandierina rossa, perché tutti i cittadini di Macchinopoli hanno cooperato ad impartirle questa lezione. Frastornata, guarda verso le rotaie, dove la bandiera verde, ora invitante del suo maestro, le dà il segnale di ritorno. Confusa dai suoi riflessi condizionati, che la costringono a fermarsi al segnale rosso, è più che felice di usare le rotaie e corre inebriata su e giù. Promette che non lascerà più i binari e ritorna al deposito per essere ricompensata dalle accoglienze degli insegnanti e della cittadinanza e dall assicurazione che diventerà veramente una motrice. Citazioni da D. Riesman, La folla solitaria, il Mulino. QUESTIONI E PROVOCAZIONI Che differenze tra questo modello e quello precedente? O nessuna differenza? Macchinopoli è una democrazia? Ma l autonomia dei soggetti, dove si trova? E una democrazia può essere tanto pedagogica? La democrazia e la volontà popolare possono essere tendenzialmente totalitarie e negare l autonomia dei soggetti? Terzo modello. La Favola delle api. Da La Favola delle api di Bernard Mandeville (1724). In cui Mandeville (scrittore e filosofo inglese, ), utilizzando appunto l immagine (la metafora) di un alveare che somiglia in tutto e per tutto alla società umana, vuole dimostrare che la felicità pubblica di una società mercantile e di mercato è legata non alla virtù, all avvedutezza e alla parsimonia dei suoi componenti, ma ai loro vizi, ai loro sprechi, ai loro comportamenti irrazionali. Grandi moltitudini affollavano il fecondo alveare, ma proprio queste moltitudini lo facevano prosperare, milioni che si sforzavano di soddisfare ognuno la concupiscenza e la vanità degli altri.(<) Tutti i commerci e le cariche avevano qualche trucco, nessuna professione era senza inganno. (<) I loro re erano serviti, ma disonestamente, imbrogliati dai loro stessi ministri. Molti che lavoravano per il proprio benessere, derubavano la stessa corona che difendevano< (<). Così ogni parte era piena di vizio, ma il tutto era un paradiso.(<) Persino l invidia e la vanità servivano l industria. La loro follia favorita, la volubilità nel nutrirsi, nell arredamento e nel vestire, questo vizio strano e ridicolo, era divenuta la ruota che faceva muovere il commercio. (<) Così il vizio nutriva l ingegnosità, che insieme con il tempo e con l industria aveva portato le comodità della vita, i suoi reali piaceri, agi e conforti ad una tale altezza, che i più poveri vivevano meglio di come vivessero prima i ricchi e nulla si sarebbe potuto aggiungere. Ma le api hanno una crisi di coscienza, dicono basta con vizio e corruzione e invocano gli dèi di riportarli sulla retta via. Sono esauditi, ma da quel momento sull alveare calano povertà,tristezza, incuria. Mandeville contesta l idea di una naturale benevolenza degli uomini ed afferma che la base reale dei vantaggi che stavano allora derivando dalla nascente rivoluzione industriale provenivano invece dai vizi umani. La natura umana sarebbe di per 8

9 sé competitiva e aggressiva. Seguendo l idea di Hobbes, per cui prima della società vi sarebbe uno stato di natura, fondato sulla guerra di tutti contro tutti, Mandeville considera la creazione dello Stato - necessaria alla nascita di una società umana - come premessa per una nuova competizione tra gli uomini: l uomo combatterebbe non tanto per uccidere ma per essere stimato, ammirato, invidiato. Per questo si renderà istruito, lavorerà e creerà lavoro e contribuirà al benessere della società intera. Citazioni da B. Mandeville, La favola delle api, Laterza. QUESTIONI E PROVOCAZIONI Solo il vizio oggi: edonismo, consumismo, godimento, principio di piacere invece di principio di realtà rendono ricca e felice una società? Negli anni scorsi: arricchitevi! era uno slogan politico molto famoso. Banche e finanza hanno fatto profitti spingendo per tre decenni le persone a indebitarsi, a consumare al di sopra dei propri mezzi, a spendere oltre le proprie possibilità. Poi il sistema, nel 2007, è crollato. Dunque, la virtù è un valore? Oppure serve un giusto mezzo tra vizio e virtù? Quarto modello. Il racconto dell isola sconosciuta. Brani tratti da Il racconto dell isola sconosciuta, dello scrittore portoghese José Saramago, Premio Nobel per la Letteratura Un uomo andò a bussare alla porta del re e gli disse, Datemi una barca. (<) Siccome il re passava tutto il tempo seduto davanti alla porta degli ossequi (degli ossequi che rivolgevano a lui, beninteso), ogni volta che sentiva qualcuno chiamare da quella delle petizioni si fingeva distratto, e solo quando il risuonare continuo del battente di bronzo diventava, più che palese, chiassoso, togliendo la pace al vicinato (cominciavano tutti a mormorare, Ma che razza di re abbiamo noi, che non risponde), solo allora dava ordine al primo segretario di andare a informarsi su cosa mai volesse il postulante, che non c era modo di far tacere. Il primo segretario, allora, chiamava il secondo segretario, questi chiamava il terzo, che trasmetteva l ordine al primo assistente, che a sua volta lo trasmetteva al secondo, e così via fino alla donna delle pulizie, la quale, non avendo nessuno a cui comandare, socchiudeva la porta delle petizioni, e domandava dalla fessura, Che cosa volete. A quel punto, dopo avere espresso ciò che voleva, la sua domanda faceva, a contrario, il percorso precedente, fino al re, il quale, occupato com era sempre con gli ossequi decideva di chiedere un documentato parere scritto al primo segretario e così via fino alla donna delle pulizie, che trasmetteva un sì o un no a seconda dell umore del momento. In questo caso, tuttavia, fu diverso. L uomo che voleva una barca chiese alla donna di parlare con il re. Il quale cercò di resistere, sperando che l uomo se ne andasse per stanchezza. In capo a tre giorni, calcolando costi e benefici in termini di consenso, tra il negarsi o l andare a parlare con l uomo, il re si decise a recarsi alla porta delle petizioni, rivolgendogli tre domande, l una dietro l altra: Che cosa volete, Perché non avete detto subito che cosa volevate, Pensate forse che io non abbia altro da fare, ma l uomo rispose solo alla prima, Datemi una barca, disse. Il re fu sconcertato dalla richiesta inconsueta, ma subito gli chiese: E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere (<) Per andare alla ricerca 9

10 dell isola sconosciuta, rispose l uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a sé un matto da legare< L isola sconosciuta, ripeté l uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più, sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta, Da chi ne avete sentito parlare, domandò il re, ora più serio, Da nessuno, In tal caso, perché vi ostinate ad affermare che esiste, Semplicemente perché è impossibile che non esista un isola sconosciuta (<). Vi darò una barca, ma l equipaggio dovete trovarlo voi, i miei marinai mi servono per le isole conosciute. Finalmente ottenuta dal re una barca, l uomo si dirige verso il molo, senza però accorgersi che la donna della pulizie ha lasciato anche lei il palazzo del re, uscendo dalla porta delle decisioni, per seguire l uomo che voleva una barca. Che si accorge della donna solo al molo, parlando con il capitano del porto. Che subito chiede all uomo: Sapete navigare, avete la patente nautica, al che l uomo rispose, Imparerò in mare. E alla domanda su perché l uomo volesse una barca, rispose: Per andare alla ricerca dell isola sconosciuta, Isole sconosciute non ce ne sono più, E la stessa cosa che mi ha detto il re, Quel che sa di isole l ha imparato da me, E strano che voi, uomo di mare, mi diciate questo, che isole sconosciute non ce ne sono più, e che io, uomo di terra, non ignori che tutte le isole, anche quelle conosciute, sono sconosciute finché non vi si sbarca (<). A quel punto, l uomo e la donna si dividono i compiti, la donna si incarica della pulizia della nave assegnata dal capitano e che considera in parte anche sua, decisa a cercare se stessa e l isola sconosciuta insieme all uomo che voleva una barca, mentre l uomo va alla ricerca di un equipaggio. Ma a sera l uomo torna solo e a capo chino: E i marinai, domandò lei, Non è venuto nessuno, come potete vedere, Ma li avete ingaggiati almeno, insistette lei, Mi hanno detto che di isole sconosciute non ce ne sono più e che, anche se ci fossero, non hanno nessuna intenzione di lasciare la tranquillità delle loro case e la bella vita delle navi da crociera, per imbarcarsi in avventure oceaniche, alla ricerca dell impossibile (<). Che pensate di fare, senza equipaggio, Ancora non lo so (<) ma voglio trovare l isola sconosciuta, voglio sapere chi sono quando ci sarò, Non lo sapete, Se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei.(<) così come bisogna allontanarsi dall isola per vedere l isola, e non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi (<). Tristi e demoralizzati, dopo una cena frugale, l uomo e la donna si alzarono e scesero sottocoperta, dove la donna disse, A domani, io vado da questa parte, e l uomo rispose, E io da quest altra, a domani. (<). Alla mattina, l uomo si svegliò abbracciato alla donna delle pulizie, mentre lei lo abbracciava, confusi i corpi, confuse le cabine. Poi, dopo il sorgere del sole, l uomo e la donna andarono a dipingere sulla prua dell imbarcazione, da un lato e dall altro, a lettere bianche, il nome che ancora bisognava dare alla caravella. Verso mezzogiorno, con la marea, L Isola Sconosciuta prese infine il mare, alla ricerca di se stessa. Citazioni da J. Saramago, Il racconto dell isola sconosciuta, Einaudi. Una storia d amore che non è solo una storia d amore tra un uomo e una donna, ma anche dell amore per la scoperta di ciò che ancora è sconosciuto, compresi se stessi. 10

11 QUESTIONI E PROVOCAZIONI L innovazione e la scoperta nascono sempre contro un potere esistente che crede di comprendere tutta la realtà? Il conformismo è una malattia ineliminabile? L indifferenza blocca la vita sociale? E sempre un singolo ad avere le grandi intuizioni? L uomo che vuole una barca è assimilabile alla figura dell imprenditore? Ogni società rischia di bloccarsi nella routine e nella ripetizione? Esistono ancora isole sconosciute? Chi è il padrone delle mappe (cioè della conoscenza/sapere/saperi) di una società? Navigare secondo Saramago è la stessa cosa del navigare in rete? Quinto modello. I reality show. Ovvero: chiamare reality qualcosa che è invece lo spettacolo più scritto della storia della televisione, ovvero nulla è lasciato al caso nella sceneggiatura dello show e nell azione degli attori, ma al pubblico si deve dare l impressione che tutto sia reale e affidato al caso. Ovvero: realtà come finzione e viceversa, rendendo indistinguibili l una e l altra. Ma il reality show offre (educa, addestra, promuove) anche un certo modello di società. Ha scritto il sociologo Zygmunt Bauman: Essi mandano il messaggio che nessuno è indispensabile e che nessuno può pretendere di guadagnare qualcosa solo perché ha contribuito in modo determinante al lavoro comune; e ancor meno perché semplicemente ha partecipato. Il fine ultimo è quello di escludere anche quei giocatori con cui si è collaborato, quando non c è più bisogno di loro. In questo tipo di spettacoli, l altro è prima di tutto un concorrente che ci tende delle trappole e degli agguati per farci inciampare e cadere. La morale del gioco è sempre la stessa: la compassione e la fiducia sono tendenze suicidarie. Se non diventi più forte e più spregiudicato degli altri, sarai fatto fuori senza rimorsi. Siamo ritornati al mondo di Darwin: solo i più forti sopravvivono o meglio, il fatto che sopravvivano è prova che siano i più forti (dal libro Homo consumens, Erikson Editore). E ancora: Quel che vedete in questi programmi è la ripetizione, a cadenza settimanale di una cerimonia, di un rituale, che produce un picco di eccitazione negli spettatori: l eliminazione di un membro dal gruppo dei concorrenti. Ma il fatto veramente interessante è che le persone non sono eliminate perché hanno commesso un azione illecita, o perché hanno infranto una regola, oppure perché non si amalgamano con gli altri partecipanti, ma semplicemente perché vige una regola che impone l esclusione di una persona ogni settimana o ogni cinque minuti. Ovvero: è istituito l obbligo di escludere. Da ciò si può dedurre come, di fatto, la minaccia di essere esclusi ed eliminati si aggira costantemente tra noi (dalla rivista aut aut, n.333). Questo modello va collegato, ad esempio, con i processi di precarizzazione del lavoro, dove avere o conservare un posto di lavoro è affidato al caso, così come la sua durata. QUESTIONI E PROVOCAZIONI La competizione secondo questo ultimo modello - si fa diversa dal passato. E soprattutto, viene enunciata un idea di competizione basata sul caso, sull arbitrio e non sul merito: tutti possono essere esclusi, tutti possono diventare perdenti, non esiste nessuna rete di protezione sociale come ieri il welfare state e il rischio di 11

12 essere esclusi ricade essenzialmente sul singolo individuo. Dunque, la competizione si fa ancora più dura, esasperata, senza regole. Si tratta attraverso i reality show - di una sorta di pedagogia sociale allo svolgimento di determinati comportamenti. Vicino al modello-reality è il gioco televisivo Affari tuoi. Qui, la vittoria o la sconfitta dipendono ancora meno da capacità e personalità dei concorrenti (come in altri giochi a premi), ma unicamente dal caso, dalla scelta del pacco fortunato o sfortunato, dall indovinare qualcosa basandosi su nulla. Metafora di una società che pure ama definirsi della conoscenza - dove non contano più conoscenza e bravura, ma si è soggetti semplicemente al caso, al fortuito, al banale. Sesto modello. Facebook. Facebook, Twitter: social network e microblogging stanno modificando le modalità di comunicazione e di relazione tra le persone. Essere sempre connessi è una sorta di imperativo categorico, se non si è connessi non si esiste socialmente. Anche in questo caso si riproduce il conflitto tra autonomia ed eteronomia: come posso essere autonomo se sono di più: se devo essere - sempre connesso con gli altri? Se il dover essere connessi è una sorta appunto di imperativo sociale (o comunitario?). Su Facebook si comunica a cosa si sta pensando, su Twitter cosa si sta facendo. Tutti devono sapere tutto di tutti, tutto deve essere condiviso, ma cosa è realmente con-diviso? Cosa significa avere amici su Facebook, sono veramente amici o piuttosto semplici conoscenti? Come è possibile che un social network basato sul concetto di amicizia abbia avuto un valore (quotazione in Borsa) compreso tra 75 e 100 miliardi di dollari? E se in dieci anni questo social network vede accrescere i suoi ricavi del 63%, passando da 1,59 miliardi di dollari a 2,59 miliardi, mentre l utile sale a 523 milioni dai 64 di fine 2012, è ancora qualcosa di social? Oppure è solo economico? E se questo social network basa il suo valore sulla possibilità di vendere a soggetti imprenditoriali i profili e i dati volontariamente lasciati dagli utenti o carpiti agli utenti, è ancora un social network o diventa piuttosto un business network, dove social e amicizia sono parole magiche per nascondere qualcosa di altro e di diverso? Se il successo di Facebook viene soprattutto dai dispositivi mobili, con oltre 2,34 miliardi di pubblicità guadagnata? E questo bisogno di avere amici, possibilmente molti, nasconde forse una solitudine esistenziale che si maschera con amicizie fittizie, molte in quantità, ma pochissime in qualità di rapporti/sentimenti. Relazioni, amicizia, passioni, sentimenti, innamoramento hanno bisogno di tempo per costruirsi e consolidarsi (il cosiddetto tempo di relazione): meno tempo si ha per questa costruzione, meno solide sono le relazioni e anche la stessa amicizia. Essere connessi, mettersi in mostra agli altri, condividere ogni cosa produce l integrazione perfetta di tutti all interno di una organizzazione (dal bringing together della fabbrica taylorista al connecting people di oggi) ma anche la fine della privacy, dell identità e dell intimità; oppure, è l ultima modalità, in ordine di tempo, di riconoscimento da parte degli altri e se gli altri sono sempre in rete, 12

13 l unico modo per essere riconosciuti come facenti parte della comunità (o della società in rete?) è quella di mettersi in rete. E quindi: l anonimato è il grande terrore della società di oggi, se tutto è spettacolo non essere parte dello spettacolo - anche solo con una foto o con un blog crea problemi esistenziali. Ma anche la solitudine è una paura diffusa, che si maschera appunto con la tecnologia, una tecnologia che offre la possibilità di non essere mai da soli, di pensare sempre ad altro, di essere sempre altrove. Eppure, la solitudine non quella dell emarginato e dell escluso, ma quella (virtuosa) di chi cerca in se stesso, in silenzio e con concentrazione le risposte ai problemi esistenziali e di senso della propria vita - è sempre stata una condizione naturale dell uomo (anche per poter essere davvero autonomi). Se la tecnologia toglie intimità, solitudine e concentrazione, l uomo e la società cambiano. Prevale l isolamento, che è cosa diversa dalla solitudine. Settimo modello. La Fiat di Marchionne. Tra fine 2010 e primi mesi del 2011 si è consumata, in Italia, una rivoluzione nelle relazioni industriali. La Fiat ha preteso di imporre un nuovo contratto di lavoro agli stabilimenti del gruppo, iniziando da quello di Pomigliano. Accordo concluso poi con i rappresentanti dei metalmeccanici di Cisl e Uil, più Ugl e un sindacato aziendale. La Fiom non ha accettato quel nuovo modello di contratto, contestando in particolare la pesantezza della nuova organizzazione del lavoro, l accrescimento dei ritmi, la riduzione delle pause (compresa la mensa, spostata a fine turno, quindi dopo 8 ore di lavoro), gli straordinari (in gran parte a discrezione dell impresa e senza preventiva contrattazione con le OO.SS), tanto che qualcuno, come il sociologo Luciano Gallino aveva parlato e scritto di catena di montaggio+pc, per sottolineare come si trattasse ancora e sempre di catena di montaggio, semmai oggi ancora più intensa e pesante grazie proprio al pc e al controllo esasperato/esasperante dei tempi di lavoro che permette. Il nuovo contratto è stato quindi firmato da organizzazioni rappresentative di una parte dei lavoratori accettato poi dai lavoratori con un referendum, ma sotto la minaccia di Fiat di chiudere lo stabilimento se l accordo non fosse stato accettato - mentre la Fiom, che da sola rappresentava circa il 30% dei dipendenti, non firmando il nuovo accordo si è di fatto chiamata fuori (ma è stata anche esclusa dalla Fiat) dalla possibilità di eleggere propri rappresentanti/delegati (violando il diritto costituzionale di svolgere attività sindacale nei luoghi di lavoro, ma seguendo l art. 19 dello Statuto dei Lavoratori) situazione corretta poi da Corte di cassazione e Corte Costituzionale. L accordo Fiat-Cisl/Uil/Ugl riduceva ai minimi termini la democrazia all interno degli stabilimenti, non solo escludendo il sindacato più forte (e maggiormente conflittuale con Fiat), ma anche impedendo ai lavoratori di scegliere da chi farsi rappresentare, dato che le Rsa sono ora nominate e lo sono solo dai sindacati firmatari dell accordo. Inoltre, Fiat ha proceduto ad una ridenominazione della fabbrica, licenziando i lavoratori e poi riassumendoli - con il nuovo contratto, nel vecchio stabilimento ma con un nome nuovo, per fare sempre 13

14 macchine Fiat - da parte di un diverso soggetto giuridico. In questo modo, e indipendentemente dall art. 18 dello Statuto dei lavoratori che sanziona il licenziamento senza giusta causa, Fiat ha proceduto alla riassunzione, a Pomigliano, di molti lavoratori del vecchio stabilimento ma escludendo tutti i lavoratori precedentemente iscritti alla Fiom. QUESTIONI E PROVOCAZIONI La democrazia e la presenza di un sindacato all interno di una fabbrica possono essere limitate dall imprenditore? La democrazia si ferma ai cancelli della fabbrica? L imprenditore può decidere chi assumere e chi no sulla base delle appartenenze politiche e sindacali, oppure questo genera una discriminazione in base alle opinioni? Modello welfare state vs modello neoliberista. La società non esiste, esistono solo gli individui e le famiglie (M. Thatcher, primo ministro inglese dal 1979 al 1990). Sulla base di questo presupposto, negli ultimi trent anni le società occidentali sono state riportate ad una concezione privatistica, mercantilistica, egoista del vivere insieme. Se la società non esiste ma esisterebbero solo gli individui, allora tutto ciò che riguarda gli altri perde di importanza, la solidarietà e la fraternità (terzo elemento della rivoluzione francese, preceduto da libertà e uguaglianza) non sono più uno scopo comune ma diventano ostacoli al libero dispiegarsi del mercato. Quindi, negli ultimi trent anni - con rete e globalizzazione sono state attuate politiche di deregolamentazione dei mercati, di privatizzazione degli interventi pubblici in economia, di cosiddetta responsabilizzazione degli individui per la loro vita, fino ad arrivare a sostenere che ciascuno deve diventare imprenditore di se stesso come forma perfetta e sublime della realizzazione di sé (quando la flessibilità si fa eccessiva e diventa/porta alla precarietà di lavoro/vita, allora nessuna vera realizzazione di sé è possibile, semmai il contrario e spesso anche l essere o credersi imprenditori di se stessi è un modo per nascondere nuove forme di subordinazione: lavoro finto-autonomo, contratti a progetto, eccetera). In realtà, il 900 è stato un secolo di alternanza tra interventismo e mercato, tra liberalismo e liberismo. Già alla fine dell 800, ad esempio nella Germania conservatrice di allora, vennero avviate le prime politiche sociali e di assicurazione (anche per impedire una diffusione troppo veloce delle idee socialiste). Negli Usa degli anni Dieci, molti furono gli interventi per regolamentare il mercato, dare diritti sociali ai lavoratori e ridurre i rischi (disoccupazione, pensione, maternità) che il mercato produceva sugli individui, mettendoli a carico dello Stato. Negli anni Venti, ribaltamento della situazione, vittoria del liberismo, deregolamentazione dei mercati, incentivi alla speculazione finanziaria e all indebitamento di massa e infine< crollo di Wall Street nel 1929 e inizio della Grande Depressione, poi il New Deal di Roosevelt e ritorno all interventismo dello Stato in economia. Accresciutosi ancora di più dopo la seconda guerra mondiale (sul modello del Piano Beveridge vedi oltre), 14

15 producendo i successivi Favolosi trent anni di boom economico in Europa e in America. Dalla fine degli anni 90 (ma già a partire dal 1973 e dal golpe in Cile di Pinochet, che introdusse nel paese politiche economiche strettamente e rigorosamente neoliberiste secondo la Scuola di Chicago di Milton Friedman e che dal Cile poi vennero applicate nella GB della Thatcher e gli Usa di Reagan, diventando infine l ortodossia economia del mondo intero degli ultimi trent anni), il neoliberismo ha oggi conquistato di fatto l egemonia e non sembrano all orizzonte ricette economiche e sociali alternative. Se la società del welfare era una società basata sull aiuto, la solidarietà, l uguaglianza dei punti di partenza per ciascuno indipendentemente dal reddito e dalla posizione sociale, se in quella società la redistribuzione del reddito era un principio di giustizia e di creazione dell uguaglianza (fattore anche di accrescimento del benessere dei più), l attuale neoliberismo ha prodotto pur affermando di volere individui più autonomi e responsabili maggiori ingiustizie e maggiori disuguaglianze sociali, maggiori rischi a carico degli individui (precarietà del lavoro, quindi precarietà di vita), riduzione dei redditi e campo libero per la speculazione finanziaria, tanto che si parla, per definire l economia globalizzata degli ultimi vent anni, di finanziarizzazione dell economia o (Luciano Gallino) di finanzcapitalismo. Una società basata su egoismo, edonismo, spettacolarizzazione, divertimento, godimento: di fatto stimolando la ricerca di un principio di piacere immediato, rimuovendo ogni principio di realtà (vedi oltre). Modello Indignados e/o Occupy Wall Street. Per quanto la critica alla globalizzazione risalga ai no-global di fine anni 90 (che ad esempio proposero la Tobin tax sulle transazioni finanziarie e speculative), alla fine del 2010 si sono sviluppati in diverse parti del mondo occidentale accanto a quelle che sono state definite le Primavere arabe diverse forme di protesta/opposizione (giovani, soprattutto) che hanno contestato il neoliberismo degli ultimi trent anni e gli effetti che ha prodotto nello stesso mondo occidentale (disuguaglianze crescenti tra ricchi e poveri, impoverimento del ceto medio, precarizzazione del lavoro e quindi della vita, perdita della speranza e del futuro, egoismo, eccetera). Quindi i cosiddetti e autodefinitisi (in Spagna) Indignados, oppure (in America), gli OWS (Occupy Wall Street). Testo di riferimento: Stéphane Hessel, Indignatevi!, add editore. Indignarsi, ovvero non accettare la realtà così com è, come qualcosa di immutabile; ma proporsi, partendo dall indignazione, di cambiarla. Modello Beni comuni. In Italia (ma non solo), in particolare dopo i referendum del 2011 contro le privatizzazioni dell acqua e degli altri servizi pubblici (soprattutto comunali) ha preso consistenza il movimento per i beni comuni (vedi in particolare: Ugo Mattei, I beni comuni, Laterza Editore), che si propone appunto di rivendicare la proprietà e 15

16 l uso comune, di tutti i cittadini (e non di società private di mercato, aventi come fine il profitto privato) di determinati beni che, in quanto di uso comune, non dovrebbero mai essere privatizzati o sottoposti ad una logica di mercato/competitiva: non solo l acqua (bene comune/bene di tutti per eccellenza), ma anche l energia, le risorse naturali, l ambiente, e poi la cultura, una biblioteca, il sapere, la rete, la conoscenza, il futuro (che appartiene alle future generazioni e che non possiamo mettere a rischio con i nostri comportamenti di breve periodo e senza senso di responsabilità). Sono comuni quindi tutti quei beni (materiali e immateriali) che devono essere sottratti a logiche esclusivamente proprietarie e/o di profitto per pochi, evitando così di cadere nel rischio che mettano in pericolo determinati diritti fondamentali dell individuo e della collettività. Tendenza culturale che spesso scivola però verso forme di comunitarismo. QUESTIONI E PROVOCAZIONI Dopo i referendum del 12 e 13 giugno 2011, quando 27 milioni di italiani dissero no alla privatizzazione forzata dell acqua (in nome di privatizzazione dei servizi pubblici e di liberalizzazione del mercato) si era avviata, da parte del governo Berlusconi prima e del governo Monti poi, per il tramite anche dell Autorità dell energia, il tentativo di aggirare l esito popolare. L Autorità, in particolare, sosteneva che gli effetti del referendum non fossero immediati, così che i gestori dei servizi idrici avrebbero potuto continuare a ricevere una remunerazione del capitale investito, cosa invece esclusa dal veto popolare. Recentemente, dopo la Corte Costituzionale, anche il Consiglio di Stato ha dichiarato che i gestori dovranno restituire quanto indebitamente trattenuto. La questione tuttavia non è conclusa, perché l Autorità (organo indipendente e non democratico) intende fissare un nuovo sistema tariffario mascherando la vecchia pratica scorretta sotto la voce costo della risorsa finanziaria. Quale rapporto tra democrazie ed economia? E democratico che una logica di privatizzazione (imposta dall Italia o dall Europa) prevalga sulla libera scelta dei cittadini? La tecnocrazia europea che vuole privatizzazioni e liberalizzazioni può prevalere sulla sovranità popolare? L economia, la società e la Costituzione italiana. Per definire i rapporti e le relazioni tra economia (e tecnica come apparati) e società occorre ragionare e fare lavoro sociologico partendo dalla Legge fondamentale dell Italia. Una Costituzione che non ha solo carattere indicativo, ma che deve essere considerata (secondo la scuola giuridica del costituzionalismo garantista) come vincolante e prescrittiva per le scelte di governo e per l azione delle cosiddette parti sociali ed economiche, cioè per i soggetti che si muovono nell economia. Le politiche economiche e sociali, i vincoli europei, le scelte se privatizzare o pubblicizzare devono dunque avere sempre come riferimento e come referente la Costituzione che, fino a quando vigente, è appunto prescrittiva e 16

17 insieme programmatica, dice cioè ciò che deve essere fatto e ciò che non dovrebbe essere fatto. Ovvero, la Costituzione è la Carta dei valori vincolante fino a prova contraria per l azione della politica e dell economia. Secondo la Costituzione, l Italia è una Repubblica democratica (art. 1) fondata sul lavoro. In questo senso, il lavoro è inteso come un diritto, come qualcosa che permette a chi lo ha di essere e non solo di avere, di essere cittadino e non solo produttore o consumatore. Ma la Repubblica inoltre richiede (art. 2) l adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale: ovvero i doveri di solidarietà sono inderogabili e costituiscono non solo la base della cittadinanza attiva (il dovere di essere solidali) ma anche della costruzione della società. Per questo (art. 3), è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Dal che si deduce che devono/dovrebbero essere rimossi ovvero che ogni governo deve/dovrebbe rimuovere (e non crearli, ad esempio accrescendo la precarietà del lavoro o riducendo i redditi) - gli ostacoli di ordine economico e sociale, ostacoli che in sé limitano la libertà e l uguaglianza (libertà e uguaglianza vanno coordinate insieme, producendo il terzo elemento, la fraternità) e impediscono il pieno sviluppo della persona umana (persona, e non solo individuo), impedendo la partecipazione di tutti all organizzazione del Paese. Il fatto poi che il lavoro sia e debba essere considerato un diritto è affermato ed esplicitato all art. 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha poi il dovere (art. 4, secondo comma) di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Inoltre, art. 9, primo comma, la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, ovvero è lo Stato che si deve fare carico di promuovere (e non il contrario, riducendo investimenti e spesa), direttamente o indirettamente, la ricerca scientifica e tecnica. Art. 31: La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia. Art. 35, ancora il lavoro: la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni; ogni lavoratore (art. 36) ha quindi diritto (un diritto, ancora) ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un esistenza libera e dignitosa; la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. E ancora: i lavoratori (art.38) hanno diritto a che siano assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. L organizzazione sindacale è libera (art. 39) e lo sciopero è un diritto, da esercitarsi nell ambito delle leggi che lo regolano. E quindi (art. 41): l iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l utilità sociale (e in caso di conflitto, l interesse privato deve quindi essere subordinato all utilità sociale), o in modo da non arrecare danno alla sicurezza, alla 17

18 libertà e alla dignità umana. Non solo: la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali ovvero l economia non deve essere un fine, ma il mezzo per raggiungere determinati fini sociali, la società costituzionalmente pre-valendo sull impresa e sull economia in generale. Ancora: si riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata; il diritto (ancora un diritto) dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende; mentre si afferma che la Repubblica non solo incoraggia ma tutela il risparmio in tutte le sue forme e soprattutto (dovere evidentemente non esercitato nell ultima crisi) disciplina, coordina e controlla l esercizio del credito. Da parte sua, l art. 81, come modificato a partire dall esercizio finanziario 2014 per adattarsi alle politiche europee (fiscal compact eccetera), prescrive che: lo stato deve assicurare l equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Con il che l indebitamento dello stato cessa di poter essere una politica anticiclica (spesa pubblica per compensare fasi di recessione; investimenti pubblici ad esempio per formazione, ricerca e innovazione in assenza di investimenti privati; spesa per il welfare in caso di disoccupazione crescente; investimenti pubblici per la messa in sicurezza o la manutenzione del territorio) e limita fortemente l azione dello stato. Di fatto, con le trasformazioni avvenute nel mondo del lavoro negli ultimi trent anni imposte dalla trasformazione degli apparati di organizzazione della produzione e del consumo e dalla nuova tecnologia della rete - si sono rovesciati trent anni di legislazione del lavoro mirata in primo luogo a tutelare il lavoratore, i principi costituzionali che l avevano prodotta, la Dichiarazione dei diritti dell uomo e la Dichiarazione di Filadelfia del 1944 (concernente le finalità dell Organizzazione internazionale del lavoro, organizzazione trilaterale tra governi, imprese e sindacati), e per la quale appunto il lavoro non dovrebbe invece essere mai una merce. E analogamente, sanzionate dall art. 81, sono state rovesciate le politiche keynesiane degli anni , che avevano sostenuto lo sviluppo dell Italia. L economia e la Dichiarazione universale dei diritti dell uomo (1948). Dichiarazione universale dei Diritti Umani, (estratto): art.1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza; art. 7: Tutti sono eguali davanti alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, a una eguale tutela da parte della legge; art.23: Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione. Ogni 18

19 individuo ha diritto a uguale retribuzione per uguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente, che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana e integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi; art. 25: Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia. La società e/o l economia. E la cittadinanza. Cos è una società? Cosa la distingue dall economia e dagli apparati organizzativi? Cittadinanza in termini giuridici, appartenenza di un soggetto ad un determinato Stato. In termini politici e sociali, la cittadinanza è il fondamento della moderna democrazia e della moderna società, intendendo i cittadini come portatori di diritti: diritti umani e civili in primo luogo, poi diritti politici e poi ancora (anche in ordine di successione temporale, nel corso della storia moderna) diritti sociali. Diritti umani e civili: uguaglianza, libertà, religione, pensiero, diritti della persona; diritti politici: di espressione, di voto, di partecipazione, di stampa; diritti sociali: pari opportunità, lavoro, salute, ambiente, istruzione, servizi sociali, beni comuni (aria, acqua). Dalla libertà di (essere, pensare, agire, comunicare, muoversi, eccetera) alla libertà da (dall insicurezza, dalla disoccupazione, dalla malattia, eccetera), alla libertà per (per fare, realizzare, progettare). Si intende la cittadinanza come lo status attribuito ai membri di una determinata società/collettività, con uguaglianza di diritti e di doveri. Chi è cittadino è incluso nella società, chi non lo è o non è riconosciuto come tale - viene di fatto considerato escluso (ma la cittadinanza non può essere qualcosa a gradazioni diverse: o si è tutti cittadini o non lo è nessuno). I migranti, ad esempio: detti clandestini e non persone per marcare la loro non-cittadinanza e quindi la loro esclusione dalla cittadinanza. Ma ovviamente, tutti hanno diritto alla cittadinanza, tutti devono essere considerati cittadini. E a partire dalla rivoluzione inglese del 1640, da quella americana del 1776 e soprattutto dalla rivoluzione francese (1789) che si può parlare di cittadinanza moderna (libertà, uguaglianza, fratellanza), rovesciandosi il rapporto tra governati e governanti: non più il potere che scende dall alto (dal sovrano) verso il basso (il popolo), ma che sale dal basso verso l alto, un basso definito non come popolo indistinto, ma come insieme di cittadini che si aggregano tra loro, formando un soggetto generale e incomune. In realtà, al di là della forma, i diritti di cittadinanza (umani, politici e sociali) sono ben lunghi dall essere diffusi e riconosciuti (disparità uomo/donna, immigrati, diversi, omosessuali, ambiente, istruzione, eccetera), e soprattutto non possono essere dati per acquisiti una volta per sempre, ma sono (come sta accadendo oggi) facilmente a rischio. La distribuzione dei diritti di cittadinanza è ancora molto diseguale e ogni potere (politico, religioso, economico, tecnico) tende, per prassi, a limitare l estensione di tali diritti in assenza di quella che si definisce una cittadinanza attiva, ovvero partecipe, responsabile, progettuale, consapevole, che sa controllare il potere e rivendica la propria sovranità e i propri diritti. Oggi 19

20 trionfa una cittadinanza passiva (che in realtà è una contraddizione in termini) portata a delegare al potere il governo della polis e della propria vita (vedi: populismo e autoritarismo). Spesso sono gli stessi cittadini a decidere di rinunciare alla propria libertà e ai propri diritti (iniziando da quelli sociali, passando poi anche a quelli politici e civili. E in molte società, pure liberali e democratiche si stanno riducendo i diritti sociali, ma conseguentemente si riducono anche quelli politici e civili, astenendosi dall agire politico nel trionfo dell anti-politica o delegando al leader del momento, accettando di smettere di essere cittadini per divenire popolo. Democrazia e conflitto. Nella democrazia, l agire politico non solo è pubblico, ma deve essere reso pubblico, messo sotto gli occhi del pubblico, e lo è in due sensi: perché volto ad occuparsi di problemi che direttamente o indirettamente riguardano e condizionano tutti; e perché deve essere reso chiaro, giustificato e aperto al pubblico, esposto sempre al giudizio dei cittadini, i quali, in quanto corpo sovrano, hanno due poteri, quello di autorizzare con il voto e quello di giudicare e controllare perpetuamente, prima o dopo aver votato, coloro che hanno autorizzato (N. Urbinati, Liberi e uguali, Laterza, 2011). In democrazia, il diritto al dissenso è fondamentale, un dissenso critico, come a voler stare in guardia dal confondere la condivisione ai fondamenti democratici con il conformismo e l adesione acritica all opinione più diffusa o generale su quale debba essere il modo migliore di interpretare quei fondamenti. Avere una grammatica comune, condividere alcuni beni comuni non implica non avere ragioni per dissentire su come e dove applicare le regole, ovvero su che cosa dire o credere, su come interpretare l uso di quei beni (ancora N. Urbinati). Un distacco salutare che Socrate aveva insegnato a praticare ai suoi concittadini democratici, istigandoli a non accettare nulla senza il vaglio della loro ragione critica. Il concetto di cittadinanza è sempre stato legato all idea di stato nazionale. In tempi di globalizzazione, questi diritti di cittadinanza risultano sempre più difficili da esercitare. Nuovi diritti: ambiente, biotecnologie, testamento biologico, libertà informatica, diritti d autore, diritti dei migranti, diritto d asilo, eccetera. Se la cittadinanza e l uguaglianza (uguaglianza e cittadinanza vanno insieme, non vi può essere cittadinanza se ci sono disuguaglianze, se vi sono disuguaglianze non vi può essere cittadinanza) si indeboliscono e viene meno anche il terzo elemento della società moderna la fraternità allora vincono l egoismo (non vedere altro utile al di fuori di ciò che giova per se stessi), l egotismo (ipervalutazione di sé e delle proprie prerogative, mettendo se stessi al centro di tutto), il solipsismo (ciascuno pensa solo a se stesso, senza preoccuparsi degli altri), il narcisismo (amore per la propria immagine). Oggi: crisi della cittadinanza, dell uguaglianza, della fraternità; crescita dell egoismo sociale (vedi anche L. Demichelis, Società o comunità, Carocci - pag. 76). 20

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