Introduzione e installazione. I servizi Web. I servizi per posta elettronica e file. I servizi per DNS e accesso remoto. Guida Linux Server

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1 Guida Linux Server Introduzione e installazione Panoramica generale Cos'è un server, i vantaggi di Linux in ambienti server, le principali distribuzioni Installazione Ubuntu Server Come installare la versione server di Ubuntu Configurazione della rete ed installazione software di base Impariamo a configurare la connessione alla rete del proprio server ed installiamo gli strumenti indispensabili I servizi Web Installare un web server: Apache Installiamo il web server più comunemente utilizzato: Apache in versione Configurare il web server Apache Le operazioni necessarie per la messa a punto del web server Apache Installare PHP e MySQL Vediamo come installare il motore PHP ed integrarlo con MySQL per la gestione dei database Configurare PHP e MySQL Come impostare e configurare al meglio i server PHP e MySQL I servizi per posta elettronica e file Installare un server mail: Postfix Come installare il server di posta elettronica Postfix Configurare Postfix Uno sguardo alla configurazione di Postfix e al suo utilizzo Installare Samba per la condivisione dei file Installiamo il servizio per condividere file in una rete Linux o in una rete mista Windows/Linux Configurare Samba Come configurare Samba per tutte le operazioni che può eseguire I servizi per DNS e accesso remoto Installare un DNS Server: BIND9

2 Vediamo come installare il server per la risoluzione degli indirizzi (DNS) BIND Configurare Bind Configurazione e messa a punto del server DNS BIND Installare SSH e FTP Come installare due tra i più diffusi sistemi di accesso da remoto: via protocollo SSH o protocollo FTP Configurare SSH e FTP per accedere da remoto Vediamo come impostare e configurare con sicurezza queste due vie di accesso al proprio server Installare e configurare Crontab e Anacron Installiamo e configuriamo gli strumenti necessari all'esecuzione di comandi in maniera automatica La sicurezza Iptables: configurare il firewall Impostiamo le regole del firewall Iptables per consentire ai processi di utilizzare la rete in maniera sicura mod_security e mod_ssl Moduli di protezione aggiuntiva per Apache: maggiore sicurezza e crittografia delle connessioni Backup Come avere sempre copie di backup dei file presenti sul proprio server: tar e rsync SpamAssassin Combattiamo lo spam con SpamAssassin, applicazione indispensabile per un server mail Strumenti di amministrazione EHCP (Easy Hosting Control Panel) Semplice e comodo pannello per la gestione di diverse impostazioni Webmin Installiamo e configuriamo al meglio Webmin Servizi utili Gestione dei servizi Vediamo come avviare, stoppare e gestire i principali servizi Monitoraggio dell'hardware - I Hdparm e smartctl. Come tenere sempre sotto controllo lo stato della macchina: il disco rigido Monitoraggio dell'hardware - II Memtest86+ e lm_sensors. Come tenere sempre sotto controllo lo stato della macchina: la memoria Ram e le temperature

3 Panoramica generale Vi siete mai chiesti come fanno i siti web che visitate a essere sempre disponibili e ad offrire i servizi che mettono a disposizione in ogni momento della giornata? La risposta è molto semplice, e nota ai più: ogni sito web, infatti, è ospitato su un server, una macchina costantemente collegata alla rete e sul quale vengono installati un sistema operativo ed una serie di applicazioni e strumenti tali da poter fornire agli utenti che si collegano da tutto il mondo servizi ed informazioni. Un server non è altro che un normale computer, a volte dotato di configurazioni hardware appositamente studiate per tale obiettivo, collegato ad internet: per tale motivo, è possibile creare in maniera non particolarmente complessa un proprio server casalingo, oppure acquistarne uno presso una farm, aziende che ospitano fisicamente i server, ed installare quanto necessario al suo funzionamento. Obiettivo di questa guida è, appunto, quello di fornire tutte le informazioni necessarie alla messa a punto di un proprio server, partendo dall'installazione del sistema operativo ed arrivando all'installazione e alla configurazione dei principali strumenti necessari. La base sulla quale costruiremo il nostro server sarà una distribuzione Linux: è noto, infatti, come Linux offra ottime prestazioni in ambienti server, grazie alla sua affidabilità, a prezzi notevolmente contenuti o in alcuni casi totalmente assenti. Sono tante, infatti, le distribuzioni Linux che vengono utilizzate da aziende di grosso calibro per la realizzazione dei propri server: Debian, ad esempio, grazie all'accurato lavoro di selezione e test dei pacchetti ufficiali svolto dal team di sviluppo, è una base solida e affidabile per un server; numerose sono poi le distribuzioni nate appositamente con lo scopo di girare in ambienti server: un esempio su tutti è CentOS, basata sulla distribuzione commerciale Red Hat Enterprise Linux, ed attualmente una delle principali soluzioni gratuite disponibili. Lo stesso HTML.it, per la maggioranza dei propri server, utilizza Linux come sistema operativo sul quale far girare i propri siti e i propri servizi. Questa guida, però, sarà basata su un'altra distribuzione, maggiormente diffusa tra gli utenti desktop, ma che presenta anche una versione per server: si tratta di Ubuntu, ed in particolare di Ubuntu Server, da qualche tempo giunta alla versione 9.10 con notevoli miglioramenti nelle prestazioni e nella sua funzionalità. L'installazione dei pacchetti necessari avverrà tramite apt-get, il sistema per la gestione dei software tipico di Debian e derivate, ma verrà affiancata dalla classica installazione tramite compilazione del codice sorgente del software, così da estendere la validità della guida a qualsiasi distribuzione Linux. Ma chiudiamo questa breve introduzione ed entriamo subito nel vivo della guida: nel prossimo capitolo vedremo come scaricare ed installare Ubuntu Server 9.10, scegliendo la versione più adatta alla propria configurazione hardware e alle proprie esigenze. Installazione Ubuntu Server Entriamo subito nel vivo della guida, vedendo come installare scaricare l'immagine ISO ufficiale di Ubuntu Server e come installarla per avere a disposizione una delle migliori soluzioni in ambienti server attualmente disponibile. Dalla pagina dedicata del sito Ubuntu è possibile scegliere quale versione scaricare: nel nostro caso utilizzeremo Ubuntu Server 9.10, l'ultima versione disponibile al momento della stesura della guida. Selezioniamo dal menu un mirror dal quale scaricare l'immagine ISO (sceglietene uno italiano) e,

4 con un clic su Alternative download options, scegliete se scaricare una versione di Ubuntu Server ottimizzata per l'architettura del proprio server: a 32 o a 64 bit. Una volta effettuata questa scelta, siamo pronti per dare il via al download attraverso l'apposito pulsante. Per chi volesse scaricare Ubuntu Server dal velocissimo server Garr può usare i seguenti link diretti: Ubuntu Server bit - Ubuntu Server bit. Terminato il download, è possibile verificare che quanto scaricato non possegga difetti tramite un controllo con MD5SUM, di cui è disponibile una guida dettagliata sul Wiki ufficiale di Ubuntu. Passiamo dunque alla masterizzazione dell'immagine ISO su un supporto CD o DVD, ed avviamo la macchina scegliendolo come dispositivo di avvio. La prima schermata che avremo davanti sarà molto familiare a chiunque abbia già installato almeno una volta una qualunque versione di Ubuntu. Dopo aver selezionato la lingua, è possibile scegliere tra diverse opzioni: per procedere con l'installazione, selezioniamo Installa Ubuntu Server, e attendiamo il caricamento della schermata successiva. Figura 1: La schermata iniziale di installazione di Ubuntu Server Inizierà adesso una serie di finestre di dialogo che permetteranno di configurare molti dettagli del sistema operativo che andremo ad installare: si partirà dalla selezione della lingua del sistema e del layout della tastiera, dopo di che verrà rilevata la configurazione hardware della macchina, verranno selezionati alcuni pacchetti dal CD di installazione, sarà avviata la configurazione automatica della rete, e si riprenderà ad impostare il sistema operativo scegliendone il Nome host, ossia il nome che avrà la macchina all'interno della rete. Successivamente sarà avviato lo strumento per la gestione delle partizioni: è possibile scegliere di usare il partizionamento automatico, che provvederà ad utilizzare tutto il disco per l'installazione, oppure di gestire manualmente il disco e scegliere la dimensione da dedicare ad ogni partizioni. Se sulla macchina dovrà essere installato solo Ubuntu Server, consigliamo di scegliere l'opzione Guidato - usa l'intero disco senza impostare il LVM (gestore logico dei volumi), che richiederà solo di scegliere il disco da utilizzare. In ogni caso, al termine dell'operazione di partizionamento, verrà

5 mostrata una finestra riepilogativa, che permetterà di verificare tutte le impostazioni relative al disco: se tutto è configurato al meglio, scegliamo di scrivere le modifiche sul disco spostandoci con le frecce della tastiera su Sì e premendo Invio. Figura 2: La conferma del partizionamento del disco L'operazione di scrittura sul disco fisso impiegherà alcuni minuti, ed una volta ultimata partirà l'installazione del sistema di base. Quando saranno stati installati tutti i componenti principali, verrà chiesto di scegliere il nome da assegnare al proprio utente e la relativa password, con la possibilità di cifrare la propria directory home. Si passerà dunque alla configurazione di apt-get e degli aggiornamenti automatici. In seguito verrà proposta una serie di applicazioni da installare, tipiche degli ambienti server: quelle selezionate verranno installate in maniera automatica, anche se nel seguito della guida vedremo come installare manualmente molti degli strumenti proposti, per cui è possibile lasciare tutti i campi vuoti. Gli unici aspetti di tale elenco che non verranno trattati sono Samba, Tomcat e Virtual Machine, per cui se si necessita di tali componenti può tornare utile selezionarne l'installazione automatica. Dopo aver selezionato quali componenti installare verrà avviata l'installazione di altri software necessari al funzionamento del sistema operativo, inclusi quelli da noi selezionati poco prima. Al termine di questa operazione verrà effettuata una pulizia dei pacchetti utilizzati per l'installazione, verranno configurati automaticamente alcuni parametri di sistema, e verrà mostrata una nuova finestra che ci confermerà il termine dell'installazione di Ubuntu Server. Scegliamo di continuare, e attendiamo il riavvio della macchina. Una volta avviato il sistema operativo, siamo pronti ad utilizzare Ubuntu Server per creare il nostro server personale. Configurazione della rete ed installazione software di base Dopo aver portato a termine l'installazione di Ubuntu Server ed aver avviato il sistema operativo, siamo pronti per metter mano subito alla configurazione dell'ambiente server. Le prime operazioni

6 necessarie sono l'impostazione dei parametri di rete e l'installazione di un browser testuale, per poter navigare tra le pagine web e scaricare i sorgenti delle applicazioni che installeremo. Va ricordato che, per impostazione predefinita, Ubuntu Server non installa l'interfaccia grafica e tutte le operazioni sono da eseguirsi attraverso il terminale o console. Due comandi che potrebbero risultare utili in questa modalità sono halt che serve per spegnere la macchina e reboot che serve per riavviarla. Entrambi vanno utilizzati facendoli precedere dal comando sudo che permette di eseguire comandi che hanno bisogno dell'autorizzazione dell'amministratore (root) e della sua password: per spegnere, ad esempio, il server andrà eseguito il comando sudo halt e inserire la password dell'account di root (di solito quella che si usa per eseguire il login). Per poter lavorare con questo tipo di comandi senza dover ogni volta farli precedere da sudo si può eseguire il comando sudo su. Figura 3: Il terminale di Ubuntu Server 9.10 Se la macchina è stata collegata alla rete prima dell'installazione del sistema operativo, il programma di installazione avrà configurato i parametri di rete in modo tale che l'indirizzo IP del computer venga assegnato tramite DHCP. Tale configurazione, però, non si presta ad un ambiente server, in quanto una macchina che lavora come server ha bisogno di avere un indirizzo IP statico. Per tale motivo modifichiamo il file /etc/network/interfaces tramite il comando $ sudo nano /etc/network/interfaces e, posto che la nostra rete sia collegata ad un router con IP , rendiamolo simile al seguente: # This file describes the network interfaces available on your system # and how to activate them. For more information, see interfaces(5). # The loopback network interface auto lo iface lo inet loopback # The primary network interface auto eth0 iface eth0 inet static address netmask network broadcast gateway

7 12 13 In questo caso, l'interfaccia di rete utilizzata è eth0 e l'ip assegnato è Per conoscere le interfacce di rete presenti sulla propria macchina è possibile utilizzare il comando ifconfig, che fornirà un elenco di tutte quelle collegate ed attive. L'IP può essere scelto a piacere, purché sia del tipo X, dove X è un numero compreso tra 2 e 254. Andiamo adesso a modificare il file /etc/hosts per far sì che la macchina riconosca l'indirizzo IP scelto: $ sudo nano /etc/hosts e aggiungiamo la riga ubuntu utilizzando lo stesso IP scelto prima, e dove ubuntu è il nome di host che abbiamo assegnato alla macchina durante la fase di installazione, reperibile anche tramite il comando $ cat /etc/hostname Passiamo alla configurazione dei server DNS, tramite la modifica del file /etc/resolv.conf: $ sudo nano /etc/resolv.conf Una scelta universale è quella di utilizzare il servizio gratuito offerto da OpenDNS, aggiungendo a tale file le seguenti righe: # OpenDNS nameserver nameserver Riavviamo i servizi di rete tramite il comando $ sudo /etc/init.d/networking restart e testiamo la connessione "pingando" un sito web a piacere, ad esempio $ ping Nel caso in cui tutto sia stato configurato in maniera corretta, si riceverà una risposta ai pacchetti inviati tramite ping, segno che la connessione funziona, altrimenti è necessario riconfigurare i parametri di rete e correggere eventuali errori commessi. Una volta stabilita la connessione alla rete, procediamo con l'installazione del browser web links2, tramite il comando $ sudo apt-get install links2 Ultimo passaggio preliminare necessario è l'installazione di alcuni pacchetti di base che serviranno per la compilazione dei sorgenti di alcuni software. Per fare ciò, lanciamo il comando:

8 $ sudo apt-get install binutils cpp gcc make automake autoconf debhelper g++ Installare un web server: Apache Iniziamo, dunque, ad installare tutte le applicazioni che collaboreranno alla messa a punto del nostro server. Il primo strumento da cui partiremo è Apache, la base di tutta l'architettura che andremo a realizzare: si tratta di una delle piattaforme server più diffuse ed apprezzate attualmente in circolazione, non presenta troppi ostacoli per una configurazione sufficiente a far girare nel migliore dei modi il proprio server, ed è dotata di una documentazione piuttosto vasta che potrà essere utile nella risoluzione dei problemi riscontrati. Ad ogni richiesta fatta al nostro server, sarà proprio Apache ad occuparsi di rispondere, fornendo le informazioni richieste, come ad esempio una pagina web. I pacchetti di Apache sono presenti nei repository di Ubuntu, così come tutti gli altri software che installeremo nel seguito della guida, ma può essere utile compilare ed installare manualmente tali strumenti per ottenere un maggiore livello di personalizzazione. Installazione da repository L'installazione tramite repository è molto semplice. Come prima operazione, aggiorniamo il database dei pacchetti tramite il comando: $ sudo apt-get update Quindi procediamo con l'installazione con: $ sudo apt-get install apache2 apache2-doc apache2-mpm-prefork apache2-utils libexpat1 ssl-cert Verranno così prelevati dai repository i pacchetti precompilati in formato Deb e saranno installati in maniera del tutto automatica. Dopo pochi minuti, Apache sarà subito pronto per essere avviato ed utilizzato in tutte le sue funzionalità. Installazione da codice sorgente Vediamo invece adesso come installare il web server Apache tramite la compilazione del codice sorgente. Tramite il browser links2 che abbiamo precedentemente installato al momento della configurazione della rete, colleghiamoci alla pagina di download di Apache tramite: $ links2 Tramite la tastiera scorriamo la pagina fino ad arrivare alla sezione che permette di scaricare il pacchetto compresso: sempre tramite i tasti direzionali della tastiera selezioniamo il file in formato.tar.gz presente vicino alla voce "Unix Source" e premiamo Invio. Figura 4: Il download di Apache 2

9 Scegliamo di salvare il file e attendiamo il termine dell'operazione di download. Premiamo contemporaneamente i tasti CTRL e C per chiudere il browser e scompattiamo l'archivio con il seguente comando: $ tar xzvf httpd-2.2.xx.tar.gz dove ad XX va sostituito il numero della versione di Apache che abbiamo scaricato; per semplificare l'operazione, dopo aver digitato httpd premiamo il tasto TAB sulla tastiera per utilizzare il completamento automatico che fornirà il nome esatto dell'archivio scaricato. Entriamo dunque nella directory contenente i sorgenti con $ cd httpd-2.2.xx per poter procedere con la compilazione dei sorgenti. La prima operazione da fare è la preparazione dell'ambiente di compilazione tramite lo strumento configure. Tramite tale strumento è possibile abilitare e disabilitare funzionalità di cui abbiamo bisogno o, viceversa, non sono utili ai nostri scopi, suggerire percorsi alternativi per l'installazione, introdurre nuovi moduli e così via. Sul sito di Apache è disponibile un elenco dei moduli attivi e di quelli non attivi di default: tra questi ultimi figurano due moduli piuttosto importanti, mod_rewrite, utile per la trasformazione e la riscrittura degli URL, e mod_ssl, che vedremo nel dettaglio nei capitoli successivi. Prima di compilare Apache con tali moduli dobbiamo però installare le librerie necessarie al modulo ssl: $ sudo apt-get install libssl-dev Passiamo poi alla configurazione del web server: $./configure --enable-so --enable-rewrite --enable-ssl aggiungendo, se vogliamo, altri moduli da abilitare o disabilitare utilizzando lo stesso schema visto per mod_rewrite e mod_ssl. Passiamo ora alla compilazione del web server, tramite il comando $ make

10 e, al termine del processo che potrebbe durare anche diversi minuti, a seconda delle capacità della propria macchina, passiamo all'installazione digitando $ sudo make install Una volta ultimata l'installazione, per testare subito se Apache è stato installato correttamente digitiamo $ sudo /etc/init.d/apache2 start Configurare il web server Apache Una volta installato Apache e controllato che tutto sia andato per il verso giusto, passiamo alla configurazione del web server in modo tale da avere tutte le funzionalità e tutte le caratteristiche di cui abbiamo bisogno. I file di configurazione di Apache sono diversi, ognuno mirato ad uno scopo, e situati tutti nella directory /etc/apache2, a meno di eventuali modifiche apportate durante la fase di compilazione: apache2.conf include le principali opzioni e permette di avere una configurazione di base già piuttosto buona, httpd.conf contiene i parametri configurati dall'utente, in ports.conf risiede l'elenco delle porte sulle quali Apache deve stare in ascolto per eventuali connessioni. Dopo l'installazione, il file httpd.conf sarà vuoto, ports.conf avrà solo poche righe, mentre apache2.conf sarà più corposo degli altri due file. Tutte le modifiche apportate a httpd.conf e ports.conf saranno riflesse anche al file apache2.conf, il quale ingloba i parametri di configurazione descritti nei primi due file grazie alle righe 1 2 include /etc/apache2/httpd.conf include /etc/apache2/ports.conf La sintassi da utilizzare nei file di configurazione di Apache2 è abbastanza semplice: ogni riga contiene una direttiva, e alcune direttive possono definire un container, ovvero permettono di impostare alcune opzioni su file, directory o entrambi. Possono essere inclusi commenti, preceduti dal simbolo cancelletto #, e nel caso si necessiti di utilizzare più di una riga per una direttiva è possibile utilizzare il backslash \ per indicare ad Apache che la direttiva continua sulla riga successiva. Tale backslash non deve però essere seguito da alcun carattere o spazio. Esiste inoltre un comando per effettuare un test della configurazione, per evidenziare eventuali errori di sintassi, ed è il seguente: $ apache2ctl configtest Accediamo dunque al file /etc/apache2/httpd.conf con un editor di testo e vediamo come individuare una configurazione ottimale $ sudo nano /etc/apache2/httpd.conf In primo luogo, definiamo le informazioni più importanti da fornire ad Apache. Nulla può essere più chiaro di un esempio pratico: 1 ServerName webserver

11 DocumentRoot /var/www ServerRoot /etc/apache2 Listen 80 User apache Group apache La prima riga, ServerName, definisce il nome da associare al server che andremo a creare; DocumentRoot indica la directory all'interno della quale andranno inseriti i file da rendere pubblici, ovvero le pagine HTML dei siti web che andremo ad ospitare e così via, mentre ServerRoot sta a segnalare ad Apache qual è la directory di base del web server; la direttiva Listen indica le porte su cui Apache è in ascolto, e permette di essere ripetuta più volte per indicare porte diverse; User e Group, infine, indicano gli utenti ed il relativo gruppo che hanno accesso ad Apache. I parametri inseriti in questo esempio sono puramente indicativi, e possono essere personalizzati come più si preferisce. Apache è un web server modulare, ovvero permette di attivare o disattivare funzionalità semplicemente includendo o escludendo gli appositi moduli. Per attivare un modulo è possibile utilizzare la direttiva LoadModule, seguita dal nome del modulo da includere. Un elenco dei moduli disponibili è presente presso la documentazione ufficiale di Apache. Per applicare filtri e opzioni a determinate cartelle o file è possibile utilizzare le direttive <Directory> e <File>. La loro sintassi si avvicina molto alla sintassi utilizzata per i file XML: si tratta infatti di container, che necessitano di apertura con specificazione dell'oggetto su cui andranno applicate le opzioni, le varie configurazioni da applicare e di chiusura. Ad esempio, per permettere l'accesso alla directory /var/www/sitoweb ai soli IP relativi alla rete X, scriveremo <Directory /var/www/sitoweb> order deny,allow deny from all allow from </Directory> Per maggiori informazioni sulle altre possibili opzioni, la documentazione relativa ad entrambe le direttive fornisce una delle migliori risorse. Una volta configurate tutte le impostazioni necessarie al proprio server, siamo pronti a chiudere l'editor nano tramite la combinazione di tasti CTRL + X, salviamo con lo stesso nome e riavviamo Apache con il comando $ sudo /etc/init.d/apache2 restart Installare PHP e MySQL Le potenzialità di Apache possono essere estese grazie all'installazione di due degli strumenti più diffusi nel settore dei server: PHP e MySQL. Il PHP Hypertext Preprocessor, infatti, permette di realizzare pagine dinamiche e di realizzare vere e proprie applicazioni web, grazie alla sua semplicità di scrittura e alla sua leggerezza; MySQL, invece, è un cosiddetto DataBase Management System, ovvero permette di immagazzinare informazioni all'interno delle tabelle di un database e di poterli gestire come meglio si ritiene opportuno.

12 Il binomio PHP-MySQL rappresenta una delle soluzioni migliori attualmente disponibili, ed hanno il vantaggio di essere entrambi rilasciati con licenze Open Source. Vediamo adesso come installarli tramite i repository di Ubuntu Server. Come sempre, utilizziamo apt-get per il download dei pacchetti e per la loro installazione: per installare PHP, digitiamo $ sudo apt-get install libapache2-mod-php5 php5 php5-common php5-curl php5-dev php5-idn php-pear php5-recode php5-snmp php5-sqlite php5-xmlrpc php5-mcrypt php5-memcache php5-mhash php5-ming php5-mysql php5-ps php5-pspell In questo modo installeremo tutte le principali componenti di PHP, necessarie al suo funzionamento e all'integrazione con Apache e MySQL. Esistono anche altri pacchetti che arricchiscono PHP di ulteriori funzionalità, come ad esempio le librerie GD installabili tramite il pacchetto php5-gd: per avere un elenco dettagliato dei pacchetti disponibili è possibile digitare $ apt-cache search php5 Il download dei pacchetti impiegherà un po' di tempo a causa delle dimensioni degli stessi, ma l'installazione sarà piuttosto rapida. Al termine, possiamo procedere con l'installazione dei pacchetti relativi a MySQL tramite il comando $ sudo apt-get install mysql-server mysql-client Durante l'installazione ci verrà chiesta la password da associare all'utente Root di MySQL: come per gli utenti di un sistema operativo Unix-Like, l'utente Root di MySQL non ha limitazioni in quanto a privilegi o permessi, ed ha accesso sia alla gestione che alla configurazione dei database. Una volta scelta la password tenendo conto di aspetti importanti quali la sicurezza e l'affidabilità della password stessa, confermiamola nel passaggio successivo e portiamo a termine l'installazione. Per controllare che l'installazione di MySQL è andata a buon fine, è possibile provare ad avviare il demone tramite il comando $ sudo /etc/init.d/mysql start e attendere la conferma dell'avvio. Per quanto riguarda l'installazione da sorgenti, tramite il browser testuale links2 è possibile accedere alle pagine di download dei due strumenti tramite i comandi $ links2 e $ links2 e selezionare il download dei pacchetti contenenti i codici sorgenti, come fatto in precedenza con Apache. Compilare da sorgenti PHP e MySQL può essere utile, ma è un'operazione che può essere evitata tranquillamente in quanto non comporta particolari vantaggi, a differenza di Apache che durante la fase di compilazione può essere configurato in maniera piuttosto ampia. Per questo motivo, per sapere come fare ad installare da sorgenti questi due pacchetti rimandiamo alle documentazioni ufficiali di PHP e MySQL, sufficientemente ricche e ben strutturate.

13 Configurare PHP e MySQL Come di norma, dopo l'installazione di PHP e MySQL passiamo alla loro configurazione. La prima operazione è l'abilitazione del modulo PHP in Apache e la configurazione di alcune opzioni di sicurezza che permettono di evitare l'esecuzione di codice potenzialmente dannoso. Tramite l'editor nano modifichiamo il file httpd.conf $ sudo nano /etc/apache2/httpd.conf ed aggiungiamo le seguenti righe: # Carico il modulo PHP5 LoadModule php5_module modules/libphp5.so # Abilito il parsing delle estensioni.php e.phps tramite il parser PHP <FilesMatch \.php$> SetHandler application/x-httpd-php </FilesMatch> <FilesMatch \.phps$> SetHandler application/x-httpd-php-source </FilesMatch> e riavviamo Apache tramite $ sudo /etc/init.d/apache2 restart Passiamo ora alla configurazione vera e propria di PHP, tramite la modifica del file /etc/php5/apache2/php.ini $ sudo nano /etc/php5/apache2/php.ini Dopo l'installazione, tale file risulta essere già scritto, e contiene delle impostazioni di base, che possono essere ritenute sufficienti a chiunque necessiti di utilizzare PHP per la sola realizzazione di pagine dinamiche senza l'utilizzo di particolari configurazioni o strumenti aggiuntivi. Una modifica necessaria riguarda l'abilitazione del modulo relativo a MySQL: per farlo, spostiamoci nella parte finale del file, cerchiamo la sezione Dynamic Extensions e decommentiamo la riga extension=mysql.so eliminando il punto e virgola presente all'inizio. Per quanto riguarda MySQL, il file di configurazione è presente nella directory /etc/mysql e prende il nome di my.cnf. Apriamolo con il solito editor $ sudo nano /etc/mysql/my.cnf ed andiamo ad abilitare l'ascolto di MySQL su qualunque interfaccia, andando ad individuare la riga 1 bind-address e anteponendole un cancelletto per commentarla, in questo modo 1 # bind-address

14 Come nel caso di PHP, anche MySQL presenta una configurazione iniziale sufficiente ad utilizzare tutte le principali funzionalità di cui gode. Per sapere meglio come configurare in maniera ottimale MySQL, ma soprattutto per avere una buona documentazione in italiano per imparare a gestire i database e le informazioni in essi contenute, suggeriamo la guida a MySQL di Database.HTML.it. Installare un server mail: Postfix Questa sezione sull'installazione e sulla configurazione degli strumenti necessari a mettere in piedi il nostro server personale continua con una delle principali applicazioni per l'invio e la ricezione di Postfix. Postfix è un mail server, ovvero un software che si occupa di fornire tutti gli strumenti necessari per gestire la posta elettronica tramite il proprio server, senza appoggiarsi a provider esterni. Tra le sue principali caratteristiche troviamo la capacità di gestire grossi quantitativi di senza risentirne in termini di prestazioni, il supporto ai protocolli di crittazione per rendere sicuro lo scambio di posta, e un'organizzazione modulare che permette di avere tanti piccoli strumenti indipendenti, i cui bug e problemi non influiscono sugli altri. Come di norma, vediamo prima come installare Postfix tramite i comodi repository forniti dal team di Ubuntu, e poi tramite i sorgenti disponibili sul sito ufficiale del progetto, per ottenere una maggiore personalizzazione dell'applicazione. Per lanciare il download e l'installazione dei pacchetti di Postfix, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, utilizziamo apt-get: $ sudo apt-get install postfix libsasl2-2 sasl2-bin libsasl2-modules procmail Durante la fase di installazione verranno poste due semplici domande, relative alla tipologia di mail server da installare (scegliamo Sito Internet) e al nome da assegnare al server di posta, che deve essere il nome del dominio che utilizzeremo per la posta elettronica. Vediamo adesso, invece, come procedere con l'installazione tramite codice sorgente. Utilizziamo links2 per accedere alla pagina di download $ links2 Scegliamo il mirror da cui prelevare il file sorgente, e selezioniamo la voce "Source Code" per iniziare il download. Al termine, avremo un archivio del tipo postfix-x.x.x.tar.gz: scompattiamolo con $ tar xvzf postfix-x.x.x.tar.gz ed entriamo nella directory con $ cd postfix-x.x.x Adesso passiamo alla compilazione, semplicemente digitando $ make

15 e, al termine della compilazione, se tutto è andato per il verso giusto, passiamo all'installazione con il classico $ sudo make install Durante la fase di compilazione è possibile passare alcuni parametri per personalizzare l'installazione successiva: ad esempio, è possibile combinare Postfix con database MySQL, PostgreSQL o LDAP, oppure utilizzare Perl per le espressioni regolari. Maggiori dettagli sono disponibili nella sezione relativa alla compilazione della guida ufficiale di Postfix, con informazioni su come abilitare ogni singolo strumento. Per verificare che l'installazione di Postfix sia andata a buon fine, avviamo il demone tramite il comando $ sudo /etc/init.d/postfix start Se riceviamo una risposta positiva, possiamo passare alla fase successiva: la configurazione del server di posta elettronica. Configurare Postfix Come per tutte le applicazioni fin'ora installate, anche Postfix offre un file di configurazione testuale per le principali impostazioni: tale file è /etc/postfix/main.cf. Per accedervi, utilizziamo nano $ sudo nano /etc/postfix/main.cf Qui sono situate tutte le più importanti opzioni di Postfix: dall'hostname ai principali alias, dai parametri relativi ai singoli account di posta ad altre tante informazioni. Per avere una prima semplice configurazione di Postfix, però, è possibile utilizzare uno strumento grafico: chiudiamo il file, e lanciamo il comando $ sudo dpkg-reconfigure postfix Verrà così mostrata una schermata di dialogo, che guiderà l'utente nella messa a punto del server di posta. Il primo quesito proposto, come durante la fase di installazione, riguarda la tipologia di mail server da utilizzare, e selezioniamo Sito Internet. Anche la seconda domanda risulta essere familiare: permette, infatti, di selezionare il nome del mail server, e possiamo sia modificare il valore precedentemente scelto, sia lasciarlo intatto. Il passaggio successivo permette di selezionare il destinatario delle indirizzate agli utenti root e postmaster, di solito non utilizzati per motivi di sicurezza. Il quarto passaggio offre la possibilità di aggiungere altri domini che verranno utilizzati per realizzare account di posta elettronica da gestire con Postfix: ogni dominio deve essere separato dall'altro tramite una virgola. Andando avanti, possiamo selezionare l'utilizzo degli aggiornamenti sincroni per la ricezione della posta elettronica, quali indirizzi locali Postfix deve gestire, se utilizzare o meno procmail per la consegna della posta locale (se lo abbiamo installato, scegliamo di utilizzarlo), i limiti di dimensioni relativi ai messaggi di posta elettronica, il carattere per individuare le estensioni degli indirizzi locali e il protocollo internet da utilizzare, che nella maggior parte dei casi è IPv4.

16 Confermiamo l'ultima scelta, attendiamo la modifica automatica del file di configurazione ed il riavvio del server di posta, dopo di che siamo pronti ad utilizzare Postfix. Questa configurazione può essere sufficiente a chi non necessita di utilizzare ulteriori strumenti o di avere configurazioni più raffinate. Per imparare a gestire la posta elettronica con Postfix ed avere maggiori informazioni, consigliamo la documentazione presente sul sito ufficiale, piuttosto ricca di contentuti e ben strutturata, e che permette sia di avere delle guide alla configurazione e all'aggiunta di ulteriori strumenti, che di disporre di una valida guida alla risoluzione dei principali problemi. Installare Samba per la condivisione dei file Nel caso in cui si stia realizzando un server domestico, oppure ci siano più macchine connesse alla stessa rete locale, può tornare utile condividere in tale rete file e cartelle in modo da poter accedere a risorse fisicamente presenti su macchine diverse senza la necessità di trasferirli manualmente. Ciò è possibile grazie all'installazione di una sola applicazione: Samba. Samba è, appunto, uno strumento per la condivisione di file (e anche stampanti) tra macchine su cui girano sistemi operativi diversi. Con Samba, ad esempio, è possibile accedere a file situati su un computer Linux (il nostro server, ad esempio) semplicemente utilizzando il classico Esplora Risorse di Windows. Per l'installazione tramite i tradizionali repository Ubuntu, lanciamo il comando $ sudo apt-get install samba smbfs Insieme a questi due pacchetti verranno installate altre dipendenze e strumenti utili ad utilizzare a pieno le potenzialità offerte da Samba. Il download e l'installazione dovrebbe impiegare pochi minuti, e al termine sarà subito possibile passare alla configurazione dell'applicazione, per condividere file e cartelle e gestire i permessi di accesso. Per l'installazione dai sorgenti il procedimento è leggermente diverso. Iniziamo con il download del pacchetto contenente l'ultima versione disponibile, attraverso il comando $ wget Al termine del processo di download, scompattiamo l'archivio $ tar xvzf samba-latest.tar.gz Verrà creata così una directory del tipo samba-x.x.x: entriamo nella sua sottocartella source con il comando $ cd samba-x.x.x/source e creiamo ed avviamo lo script di configurazione con i comandi $./autogen.sh $./configure

17 Come visto anche nei capitoli precedenti, l'esecuzione del configure può essere personalizzata tramite il passaggio di alcuni argomenti, per abilitare o disabilitare moduli e funzionalità. Ad esempio, per abilitare il supporto al protocollo SSL, possiamo lanciare $./configure --with-ssl Un elenco dettagliato di tutti i possibili parametri accettati dallo script configure è disponibile a questo indirizzo. Al termine dell'esecuzione di tale script, diamo il via alla compilazione, che impiegherà diversi minuti $ make Dopo aver atteso il tempo necessario alla compilazione del codice sorgente di Samba, siamo pronti ad installare tale software lanciando il comando $ sudo make install Per risparmiare spazio sul disco, è possibile installare solo i file binari, evitando dunque di installare anche la documentazione di Samba: ciò è possibile utilizzando per l'installazione il comando $ sudo make installbin Nel caso in cui volessimo installare in un secondo momento la documentazione, sarà possibile ottenerla utilizzando il comando $ sudo make installman Nel prossimo capitolo vedremo com'è strutturato il file di configurazione di Samba e come è possibile aggiungere nuove cartelle da condividere con gli altri utenti. Configurare Samba Anche Samba presenta un file di configurazione testuale che permette di gestire tutti i principali parametri dell'applicazione: tale file è /etc/samba/smb.conf, e presenta una struttura ed una sintassi piuttosto semplice, oltre ad essere diviso in blocchi, ognuno preposto ad uno scopo. Per entrare subito nel vivo della configurazione, apriamo tale file con nano $ sudo nano /etc/samba/smb.conf ed iniziamo a scorrerlo dall'alto verso il basso. I primi parametri che incontriamo riguardano la configurazione globale di Samba, all'interno della sezione [global]. Tramite queste opzioni è possibile configurare il nome del gruppo di lavoro relativo alla rete locale, il nome che assumerà la macchina all'interno di tale gruppo di lavoro e la relativa descrizione, gli IP cui è permesso l'accesso ai file locali, il livello di sicurezza da mantenere, i permessi di accesso su file e cartelle, e diverse altre opzioni. Un esempio per la sezione [global] può essere il seguente 1 2 [global] workgroup = GRUPPODILAVORO netbios = NOMEMACCHINA

18 server string = DESCRIZIONE allow hosts = /24 security = USER create mask = 0755 encrypt passwords = yes smb passwd file = /etc/smbpasswd log file = /var/log/samba/log.%m Il valore USER di security permette di consentire l'accesso ai file solo tramite login: per avere una condivisione accessibile liberamente, tale parametro va impostato a SHARE. Le voci prima descritte, come del resto anche diverse altre, sono già presenti all'interno del file smb.conf creato dopo l'installazione: probabilmente conterranno valori leggermente diversi, oppure saranno commentate o sparse per tutto il file, per cui non è necessario aggiungerle manualmente, ma semplicemente individuarle e modificarle opportunamente. La sezione, come lascia intuire il suo nome, [homes], permette di gestire la condivisione della propria directory home. È consigliato creare apposite cartelle per la condivisione dei file, come vedremo successivamente, ma a volte può essere comodo avere in condivisione l'intera cartella home. Per fare ciò, è necessario impostare tale sezione in questo modo [homes] comment=directory Home browseable= yes public= yes valid users= pippo, pluto, caio create mask= 0700 directory mask= 0700 Così facendo, gli utenti pippo, pluto e caio potranno accedere alla nostra directory home a tutti i file in essa contenuti. Se vogliamo aggiungere una nuova cartella a quelle già condivise, è necessario creare una nuova sezione all'interno del file smb.conf. Supponiamo, ad esempio, di voler condividere con tutti la cartella /home/utente/documenti: la sezione andrà creata seguendo questo schema [documenti] path=/home/utente/documenti browseable=yes valid users=pippo, pluto, caio Per poter abilitare gli utenti pippo, pluto e caio all'accesso ai file, siano essi contenuti nella directory home o in altre cartelle aggiunte successivamente, è necessario creare gli utenti virtuali per Samba in tale modo $ sudo smbpasswd -a utente È necessario, però, che l'utente da aggiungere a Samba sia già presente all'interno del proprio sistema: per maggiori informazioni su come crearli e gestirli, consigliamo una lettura alla documentazione di adduser $ man adduser

19 Installare un DNS Server: BIND9 Passiamo adesso alla configurazione di BIND9, uno degli strumenti per la realizzazione di server DNS più diffusi. Grazie a BIND9 è possibile sia realizzare un sistema di dns caching, sia mettere a punto un vero e proprio Primary Master Server: in questo modo potremo gestire autonomamente la risoluzione dei nomi a dominio relativi ai siti web che vorremo gestire con il nostro server. L'installazione tramite apt-get è molto semplice, come già visto nei capitoli precedenti. L'unica operazione da fare, infatti, è lanciare il comando $ sudo apt-get install bind9 che porterà a termine il download dei pacchetti in formato DEB e la loro installazione. Insieme a BIND9 verranno scaricati ed installati anche altre dipendenze e software aggiuntivi, per un totale di pochi MB di peso. Al termine, verrà avviato il demone e sarà da subito possibile iniziare a configurare e utilizzare BIND9. Vediamo ora, invece, come procedere con l'installazione tramite codice sorgente. Come visto nei capitoli precedenti, utilizzeremo il browser links2 per accedere alla pagina di download del sito ufficiale del progetto, lanciando in questo caso il seguente comando $ links2 Scorriamo la pagina alla ricerca di un mirror il più possibile vicino, accediamo alla pagina di download di tale mirror, selezioniamo l'ultima versione disponibile e procediamo con il download del file in formato.tar.gz. Al termine, chiudiamo il browser e avremo, all'interno della directory in cui abbiamo lanciato links2, un file il cui nome sarà del tipo bind-9.x.x.tar.gz, dove, come al solito, X.X indicano il numero di versione. Scompattiamo l'archivio con $ tar xvzf bind-9.x.x.tar.gz entriamo nella cartella dei sorgenti con $ cd bind-9.x.x e configuriamo la compilazione tramite $./configure --prefix=/usr --enable-threads -with-libtool Adesso passiamo alla compilazione dei sorgenti, con il classico $ make e diamo il via all'installazione dell'applicazione lanciando $ sudo make install Per avviare BIND9, così da testare l'installazione appena eseguita, digitiamo $ sudo /etc/init.d/bind9 start

20 Per avere un maggiore livello di sicurezza, però, non avvieremo BIND9 in questo modo, ma lo utilizzeremo in chroot: nel prossimo capitolo vedremo come fare, e come configurare al meglio le impostazioni del nostro DNS Server. Configurare Bind Come detto, dunque, utilizzeremo BIND9 in chroot. Ciò vuol dire che tale software verrà avviato all'interno di un'apposita directory e sarà confinato lì, avendo accesso alle sole risorse di cui ha bisogno per il suo funzionamento, e non potendo dunque accedere a file che non gli appartengono. In questo modo si riesce a garantire una maggiore sicurezza in caso di attacchi, che nel caso colpissero proprio BIND9 non risulterebbero dannosi come nel caso in cui l'applicazione sia avviata normalmente. Per avviare BIND9 in chroot, è necessario come prima operazione creare la struttura delle directory che andrà a formare il nostro ambiente di chroot: $ sudo mkdir -p /chroot/named $ cd /chroot/named $ sudo mkdir -p dev etc/namedb/slave var/run Configuriamo, quindi, i permessi di accesso a tale ambiente: $ sudo chown root:root /chroot $ sudo chmod 700 /chroot $ sudo chown bind:bind /chroot/named $ sudo chmod 700 /chroot/named Creiamo il file di configurazione di BIND9 nella nuova directory $ sudo mkdir /chroot/named/etc $ sudo touch /chroot/named/etc/named.conf e diamo all'utente bind l'accesso alle directory slave e run $ sudo chown bind:bind /chroot/named/etc/namedb/slave $ sudo chown bind:bind /chroot/named/etc/var/run Creiamo, infine, i dispositivi di cui BIND9 ha bisogno: $ sudo mknod /chroot/named/dev/null c 1 3 $ sudo mknod /chroot/named/dev/random c 1 8 Adesso andiamo a modificare il file /etc/default/bind9 con nano $ sudo nano /etc/default/bind9 sostituendo la riga 1 OPTIONS="-u bind" con

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