75 DELLA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE Altare negli anni 50

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1 ANNO XLV - N 4 - SETTEMBRE DELLA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE Altare negli anni 50

2 COMUNITÀ - PARROCCHIA S. MARIA ASSUNTA - CANEGRATE ANNO XLV N 4 - SETTEMBRE 2013 IN QUESTO NUMERO: Editoriale del Parroco. Andare a messa La nostra Chiesa Parrocchiale compie 75 anni. I puntata Funerali di don Gaetano Sirtori In memoria di don Carlo Bressan Oratorio feriale di Lorenzo Zito Ceresole Reale AA. VV. Il Consiglio dell Oratorio Caritas Parrocchiale. Nuova sede per il Centro di Ascolto Commissione Famiglia. Seratorio Commissione Liturgica di Unità Pastorale Ottobre missionario - a cura della Commissione Missionaria Nuove linee diocesane per l Iniziazione Cristiana dei fanculli Per i più piccoli... e non Offerte da metà giugno a metà settembre 2013 Redazione: Innocente Campesato, Mascia Capponi, Emanuela Incicco, Giuseppino Pigaiani e i sacerdoti di Canegrate. Impaginazione e grafica: Giuseppino Pigaiani Stampa: Giovanni Incicco Copertina: Emanuela e Giovanni Incicco. Diffusione e Abbonamenti: Addetti Buona Stampa. Sito Internet: ( Comunità scaricabile in Pdf)

3 A volte si sente dire: il cristiano è colui che va a Messa. La frase è vera: il cristiano, se vuole essere tale in maniera piena, non può fare a meno della Messa. Ma la frase scritta così è anche incompleta e pure rischia di essere ambigua e fraintesa. Incompleta e fraintesa perché non basta andare a Messa per dirsi cristiano; bisogna andarci con l intenzione di cambiare il cuore, se stessi; alla Messa celebrata in chiesa deve seguire la Messa vissuta fuori chiesa. È vero che la Messa è la partenza di tutto, e lo spiegheremo a poco a poco, ma non basta partire, per dire di essere già arrivati. Ci sono dei pericoli per uno che va regolarmente a Messa, ci sono degli atteggiamenti che rischiano di annullare la grazia della Messa. Per esempio, l andarci solo per dovere. Il senso del dovere non è cosa sbagliata, ma ha bisogno di motivazioni forti. Spesso poi ci si va con una abitudine che è diventata abitudinarietà: l abitudine può essere una buona cosa, l abitudinarietà no. Occorre invece comprendere che: vado a Messa per lavorare, non per riposarmi. Per lavorare su me stesso. E ciò richiede fatica. Ed è il lavoro più faticoso e più necessario. Devo andarci con la disponibilità a lavorare su me stesso. Vado a Messa perché non mi sento già arrivato, già bravo. Ci vado proprio perché mi sento peccatore, perché mi sento troppo poco cristiano. Vado a Messa per cambiare il mondo e ho capito che per cambiare il mondo non basta brontolare, criticare, giudicare, tanto meno basta pensare che debbano cambiare questi e quelli. Vado a Messa perché ho capito che per cambiare il mondo, il primo da cambiare sono io! Vado a Messa perché ho capito che è Dio a cambiare l uomo. Non sono in grado io di cambiare me stesso. Devo togliermi di dosso questa tremenda presunzione. Vado a Messa per accogliere ricevere il regalo di Dio, il dono di cui ho più bisogno: la liberazione dal male. E quindi ci vado con gioia, come è contento chi va a prendere un regalo, non come chi si sente costretto a fare una cosa faticosa. Ci vado con gioia, perché solo lasciandomi liberare dal male, ad opera di Dio, divento felice di una felicità solida e profonda. Quindi va a Messa con frutto solo chi è povero nello spirito (beati i poveri in spirito), cioè chi è umile, chi si lascia prendere per mano da Dio, come un bambino. Chi si crede già grande e bravo non ha bisogno di convertirsi e quindi non ha bisogno di andare a Messa Non per nulla Gesù diceva: Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino, non entrerà nel Regno di Dio, cioè non lo capirà. Essere umili, piccoli, è una cosa così grande che non la possiamo ricevere se non da Dio, da Gesù. L umiltà va invocata! Non dobbiamo pretendere di costruircela dentro da soli! 1

4 Per questo andiamo a Messa! Vado a Messa perché sento che ho bisogno di attingere la mia liberazione da Dio e non presumo di trovarla con le mie capacità, abilità, bravure Questo è autentico realismo e amore sincero alla verità. Chi va a Messa, ci va perché è realista e riconosce di essere peccatore. Chi va a Messa ama la verità e la verità è che solo da Dio può venire la salvezza dell umanità. Se non si parte da questo atteggiamento interiore, si va a Messa stancamente, non se ne capisce bene il perché, la riteniamo inutile e diventa noiosissima. Ecco perché è così determinante preparare il cuore uscendo di casa. È un esercizio fondamentale per non rendere inutile per noi, cioè per non svuotare la Messa. Ecco perché all inizio della Messa, di ogni Messa, dobbiamo farci qualche domanda: perché sono qui? Come sono qui? Con quale intenzione? Ecco perché all inizio della Messa si colloca sempre l atto penitenziale: solo chi si riconosce peccatore rende fruttuosa per sé la Messa. Venire a Messa è venire a rigenerarsi, come bere acqua che disseta e mangiare cibo che nutre. È il contrario di chi dice: Io sono fatto così, non cambio più. È nutrirsi di fiducia e speranza perché Dio non si lascia scoraggiare dai nostri sbagli. È aver capito che Dio ha risposto al male degli uomini con un amore infinito e che questo rimane l unico modo per sconfiggere il male. alla faccia di tutte le parole vuote che gli uomini hanno detto, dicono, diranno e alla faccia di tutte le illusioni che hanno fatto tanto male nella storia dell umanità. Prendiamo da Cento anni di storia di Canegrate alcuni brani, ispirati dal libro cronico della Parrocchia. Li riprendiamo per ricordare l anniversario, per aiutare tutti ad immergerci nel clima di quel tempo, per ritrovare nel passato le radici genuine del nostro presente. Come si dichiara apertamente all inizio delle annotazioni del 1930, e poi di nuovo ancora nel 1932, bisognava intervenire in modo risolutivo per rimediare all angustia della vecchia chiesa nella piazza centrale di Canegrate, sempre più inadeguata per contenere una popolazione in fase di sviluppo continuo: La chiesa è piccola. La popolazione aumenta. Canegrate stava giungendo a sfiorare, allora, i 4000 abitanti. Il censimento concluso il 21 aprile 1931 attestava che i cittadini residenti in modo stabile erano Aggiungendovi i residenti temporanei e gli assenti (per servizio militare, lavoro, eccetera) si arrivava a Per far fronte all aumento dei fedeli che frequentano la chiesa fu presa la decisione, nel corso del 1932, di introdurre una quarta messa festiva, destinata agli uomini e collocata alle 8 e 30. La precedevano allora due messe: una alle 5 e 30, per tutti (evidentemente erano altri tempi ), e una alle 7 per le donne. L ultima messa si teneva alle 10, anche questa per tutti. Ma la moltiplicazione delle celebrazioni era solo un espediente per tamponare un bisogno emergente. Alla lunga, non restava altra scelta che puntare all innalzamento di un edificio completamente nuovo e ben più capace della vecchia chiesa, che non poteva essere più semplicemente ingrandita con qualche limitata aggiunta. Il primo passo decisivo fu compiuto il 19 aprile del 2

5 1930, quando il parroco don Perruzzotti concluse l acquisto dalla signora Giustina Gaio in Mozzoni dell appezzamento di terreno di circa 8500 metri quadrati, alla periferia nord del paese, verso Legnano, tra la ferrovia e l Asilo infantile, dove c era tutto lo spazio per realizzare adeguate opere edilizie. Il prezzo era di lire e per il momento il parroco non poteva andare oltre il versamento di una modesta caparra di Da quella data, il forte impegno economico a cui tutta la comunità dovette sottoporsi costrinse a moltiplicare i sacrifici per mettere insieme le somme che si annunciavano necessarie. Mentre diminuiva il gettito delle altre raccolte di offerte (da quelle comandate fino a quelle di interesse diocesano per il Seminario e soprattutto per le missioni), si susseguivano entrate destinate a farsi sempre più larghe sotto la voce Pro chiesa nuova. Dopo le lire del 1930, le circa del 1931 e del 1932, si salì a oltre nel 1933, alle dell anno successivo, alle quasi del Ma ormai dai preliminari si era passati all avvio della costruzione vera e propria che, per le dimensioni della Canegrate di allora, si poteva senza retorica definire imponente. Il progetto dell edificio sacro era stato a suo tempo affidato all ingegner Giovanni Maggi, che ne presentò una prima versione il 2 febbraio del Nei giorni immediatamente successivi, il parroco convocò due adunanze nel salone dell Oratorio, per gli uomini e per le donne del paese, allo scopo di informare su quanto si era fatto fino ad allora per la costruzione della chiesa, per illustrare la proposta del progettista e raccogliere eventuali pareri o idee nuove. Il numero straordinario degli intervenuti, commenta il Libro cronico della parrocchia, era il chiaro segnale dell entusiasmo generale e della ferrea volontà di riuscire nell intento. Si erano ormai coperte le spese per l acquisto del terreno. Con la raccolta delle offerte, il sistema dei contributi proporzionali alle entrate di o- gni famiglia e le altre iniziative messe in cantiere per racimolare fondi sembrava che ormai si fosse posta una base seria al finanziamento di tutta l impresa. Il progetto di partenza dovette apparire subito persino troppo ambizioso. Al progettista si chiedeva di predisporre la versione definitiva del progetto, tenuto conto delle osservazioni formulate. Il parroco si dichiarò comunque convinto che la nuova chiesa sarebbe stata sufficiente per una popolazione grande due volte l attuale. Per l ampiezza e per la modernità delle sue caratteristiche di stile, il monumento si sarebbe certamente distinto da tutti gli altri edifici sacri della zona, vecchi e nuovi, contribuendo in modo decisivo a dare lustro e decoro al paese. Venuto a Canegrate per la visita pastorale nel corso dell anno, all inizio del mese di luglio, l arcivescovo cardinal Schuster approvò il disegno dell opera e incoraggiò tutta la buona popolazione a proseguire nell impresa grandiosa. Già l anno seguente, il 24 agosto 1935, di nuovo alla presenza del cardinal Schuster, fu tenuta la cerimonia per la benedizione e la posa della prima pietra, nel punto in cui doveva sorgere uno dei piloni della cupola, con la pergamena commemorativa firmata dalle autorità convenute. L indomani mattina, che era domenica, sul terreno che era stato consacrato per dare inizio ai lavori nel modo migliore, con tanto di preghiere propiziatorie e benedizione del perimetro delle fondazioni, il parroco celebrò una messa davanti al numeroso popolo convenuto. Dove si sarebbe innalzato il nuovo tempio della comunità, per ora si vedeva solo una grande croce che dominava il vasto terreno spoglio. Come commenta il Libro cronico, questo fu il coronamento di una lunga e paziente preparazione, segnata da tante difficoltà superate grazie alla volontà di compiere una sacra e doverosa opera di bene. Dopo cinque anni di tenacia, si cominciavano a vedere i primi frutti della generosa dedizione collettiva. Lo slancio si era ingigantito dopo la visita pastorale e l incitamento venuto dal pastore della diocesi nel Da quel giorno annota il libro delle memorie parrocchiali fu iniziata una vera crociata per la raccolta necessaria dei fondi. Quasi tutti gli operai e le operaie degli stabilimenti locali si impegnarono a versare quote personali. Settimanalmente veniva fatta la raccolta delle uova, destinandone poi il ricavato della vendita alla cassa della nuova chiesa. I contadini versavano una percentuale per ogni loro quintale di frumento. Nei salvadanai distribuiti nelle famiglie i piccoli deponevano i risparmi delle loro preziose mortificazioni. Non mancarono anche le offerte individuali di denaro e di oggetti d oro, i tradizionali banchi di beneficenza e mille altre piccole iniziative che, messe insieme, frutta[rono] le grosse somme che si richiede[vano] alla bisogna. Prima Puntata A cura del Prof. Danilo Zardin 3

6 Funerale di Mons Gaetano Sirtori Canegrate 24 agosto 2013 Omelia di Mons. Mario Delpini I preti sanno che cosa dire. I preti sono là e la gente li pretende; i preti sono là e la gente li cerca, infatti i preti sanno che cosa dire. In un tempo di confusione, in un tempo in cui si è frastornati dalle troppe notizie, troppi fatti sconcertano e spaventano, è un dono impagabile trovare un uomo che sa che cosa dire. Un uomo che sa che cosa dire dà sicurezza a chi è incerto, dà conforto a chi è spaventato, dà speranza a chi è disperato. Non serve a niente chi ripete quello che dicono tutti, chi ripete i luoghi comuni, chi accondiscende alle mode del tempo: un uomo che sa che cosa dire può rendersi anche impopolare, ma è là e indica una direzione; un uomo che sa che cosa dire non pretende che tutti siano d accordo, ma è là a testimoniare quello che crede; un uomo che sa che cosa dire, non pretende di avere successo e di vedere i risultati, è piuttosto come uno che semina: crede che il terreno è buono e ha fiducia che il seme non deluderà le attese. Ecco i preti sono uomini che sanno che cosa dire. Che cosa dicono i preti Sarebbero ingenui se pretendessero di sapere tutto e parlare di tutto; sarebbero presuntuosi se avessero la persuasione di dire cose che hanno pensato loro, come se fosse di qualche utilità l esibizione dell originalità; sarebbero sciocchi a pensare che basta ripetere la lezione per sapere che cosa dire. I preti sanno che cosa dire perché hanno ascoltato il Signore, sono diventati suoi amici, hanno raccolto le sue confidenze, hanno cercato di vivere della sua parola, hanno desiderato ardentemente che tutto in loro fosse segnato, conformato, persino ferito dalla parola del Signore come da un sigillo che scava nel pensiero, nella carne, nei sentimenti, l appartenenza al Signore. I preti sanno che cosa dire, anche se talora parlano troppo e di cose che non sanno e anche loro, come tanta gente, si disperdono in chiacchiere e in curiosità. Ma le parole che hanno da dire i preti sono poche, sono quelle essenziali, sono le parole necessarie per le cose serie della vita, per i passaggi decisivi: il nascere e il senso della vita, l amare, il soffrire, e il morire Le parole che hanno da dire sono parole ricevute e non finiscono nel vento perché contengono in sé la potenza di Colui che le ha consegnate, il Maestro e Signore. Che cosa dicono i preti? Dicono le parole del Vangelo che sono state annunciate ora per il funerale di don Gaetano. Dicono: questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che è versato per voi e di quel pane si vive diventando memoria di Gesù, e quel sangue è principio dell alleanza nuova ed eterna che compie la comunione con il Padre. I preti sanno che cosa dire: ecco, se volete vivere il pane della vita; ecco se volete essere lieti, il vino nuovo del regno. Ecco perché si nasce: per vivere della vita di Dio, ecco perché siamo capaci di amare, di soffrire, di generare, di costruire, di servire, perché ci è dato lo Spirito di Dio, siamo vivi della vita di Dio. Che cosa dicono i preti? 4

7 Dicono: i tuoi peccati sono perdonati e tutta la storia di un uomo e di una donna, con le sue speranze e le sue confusioni, con i suoi peccati e con le sue ferite viene come trasfigurata per opera di Spirito Santo. I preti dicono, per grazia di Dio, la parola che perdona e anche chi si sente schiacciato dal male compiuto e subito può mettersi diritto lieto come un figlio amato, umile come un peccatore perdonato, libero come chi è condotto dallo Spirito di Dio. Un prete che sa dire per ciascuno la parola del perdono in nome di Dio si fa eco di una parola che non si esaurisce nel gesto sacramentale, ma diventa lampada per il cammino da percorrere, acqua fresca per i momenti di arsura, abbraccio affettuoso e intuizione lungimirante perché ciascuno dia compimento alla sua vocazione. Che grazia incontrare un prete che sa che cosa dire e lo dice per me! La gratitudine per don Gaetano, un uomo che sapeva che cosa dire. Forse i nostri tempi sono tempi in cui dei preti è facile parlar male, circola un aria di discredito e di sospetto, si percepisce una sensazione di irrilevanza e di inutilità. Forse anche i preti contribuiscono a dare una immagine senza splendore perché talora, almeno alcuni, si presentano affaticati, preoccupati, scontenti, appesantiti dalle troppe strutture e infastiditi dalle troppe pretese. Ma noi siamo qui oggi a rendere grazie al Signore e ad esprimere gratitudine e affetto per don Gaetano perché è stato un prete che sapeva che cosa dire e con la sua parola, la sua testimonianza, la sua dedizione, la sua autorevolezza ha aiutato tanta gente dicendo le parole che il Signore ha consegnato ai suoi discepoli. Ciascuno di noi, i preti che l hanno conosciuto, le persone che l hanno accostato nelle parrocchie dove ha esercitato il suo ministero e che hanno desiderato essere presenti per questa celebrazione di congedo, di suffragio e di speranza, la sig.a Teresina che l ha accompagnato, ascoltato, servito per tutta una vita, ciascuno di noi ha certo ricevuto da don Gaetano una parola, un gesto, un segno che ha lasciato una traccia nella sua vita, perché don Gaetano è stato un uomo che sapeva che cosa dire a proposito delle cose serie della vita. uongiorno, Don.. B come sta? la risposta arriva sempre con un sorriso e con voce flebile. Per me non è una domanda di cortesia, Monsignor Gaetano ha già una certa età ma soffro solo a pensare che ci lasci, che se ne vada, non voglio... dopo tanto tempo questo è il mio momento con Gesù, è intimo, è bello ed è anche merito di Don Gaetano. Scontata invece la risposta ma sottolinea l indole di un sacerdote al quale non piace parlare di sé. No, non posso dire un amico, proprio no, ma anche perché faccio l errore di pensare che un padre spirituale (mamma mia che parolona, e sicuramente non è così ma ci si avvicina abbastanza...non per suo demerito, ma per la mia poca volontà come spesso succede per il sacramento più in crisi in questo periodo storico) debba rimanere staccato dalla mia quotidianità. Noto comunque che molti preti fanno i km per andare dal loro padre spirituale, quindi sono in buona compagnia. C è molto rispetto, c è affetto in un certo qual modo, ma non confidenza e c è tanta gratitudine! Buongiorno Don, come sta? Oh, Buongiorno, sì, sì, bene Mi accoglie infagottato nel suo giubbotto; stufetta, stola, apparentemente debole sicuramente Grande, un vero uomo di Dio. Un cammino, un rapporto. Ogni volta che ci vedevamo introduceva con un piccolo brano tratto dalla lettura del giorno, ora se non leggo le letture del giorno mi mancano. C è sempre corrispondenza tra la Bibbia e la realtà che viviamo, anche se parla Giuditta, se racconta dei Maccabei, ecc.ecc. ed ogni volta il commento di Don Gaetano mi colpiva ed era come aprire una diga. Era bellissimo essere accolti in confessionale con la Parola di Dio, è come offrire la cosa più buona in assoluto per l ospite gradito sì! mi sentivo ospite gradito. C era empatia, con-divisione, com-passione..chiarezza nei ruoli: io nel mio parlare marito, genitore, amico, collega di lavoro, Lui sacerdote ma come se quei ruoli li avesse vissuti 5

8 Mi sentivo importante, ascoltato la sua frase una volta fu: Doriano, sei in buona compagnia anche il cardinal Martini diceva più o meno, che la battaglia tra il bene e il male inizia il momento in cui si aprono gli occhi la mattina, perché da lì si sceglie. Il dono dell ascolto, poche parole, quelle che vanno dette. Dopo la lettura il silenzio, la confessione, poi ancora il silenzio, alzo la testa, i suoi occhi semiaperti, le sue parole, le mie lacrime di dispiacere, ma anche di gioia perché il sacco è vuoto ma non solo per quello è anche il rapporto ritrovato con Gesù, è anche il suo tramite, il suo prete che conta in questo ritrovamento, il suo prete che c è ogni volta che ho bisogno come il papà col figlio. Dio che regalo ci hai fatto a donarci un prete così, Grazie! Sei stato buono, giusto, sei con Gesù la speranza è di rivederla Don..Monsignor Gaetano. Resta qui con noi, il sole scende già Resta qui tra noi, Signore è sera ormai Doriano Caro don Gaetano, è passata solo qualche domenica, da quando, al termine della S. Messa delle dieci, timidamente ci avvicinammo a te, che, come era tua consuetudine, ti preparavi a celebrare la Messa rileggendo l omelia che avevi, come sempre, meditato a lungo, preparata con cura, e scritta sul tuo quaderno. Venivamo a chiederti se fossi disposto a celebrare il nostro matrimonio. Tu, dopo averci salutato calorosamente, appoggiasti gli occhi su di noi, con quel tuo sorriso affettuoso e paterno, ascoltasti la nostra richiesta, e rispondesti sempre più sorridente: Ma certo, ma certo, io sono sempre disponibile! Bisogna, però, sentire il Parroco!. Il matrimonio è una celebrazione impegnativa: temevamo solo che tu potessi declinare il nostro invito, perché sapevamo che la tua salute un po malferma, magari te lo avrebbe imposto. E, invece, no! Infaticabile! Dopo averti detto che stavamo curando il libretto per la Messa, i canti, tu gioiosamente ci rassicurasti e ci dicesti: Non preoccupatevi, se il Parroco è d accordo, vi raccomando solo di farmi avere al più presto le letture, perché io possa preparare ciò che dovrò dirvi o meglio, prepararmi a dirvi ciò che altri hanno detto, sul sacramento importante che andate a ricevere. Abbiamo poi saputo, da chi ti è stato vicino per tanti anni, che fosti felicissimo che ti avessimo chiesto di sposarci, e che ne parlasti con gioia subito, rientrato in casa dopo aver celebrato la Messa delle 11.30, come di una cosa inaspettata. Caro don Gaetano, come ricordarti in poche righe, se non dipingendoti in questo affresco di un episodio vissuto, specifico, così importante per noi, mostrando, con qualche rapida pennellata, come nella tua quotidianità trasparisse e si manifestassero i tratti distintivi della tua personalità: l autenticità, la fedeltà e la gioia della tua vocazione sacerdotale. Infaticabilmente disponibile, nonostante la veneranda età imponesse al tuo corpo qualche limite, combattuto con la vigorosa fede alla tua vocazione; l obbedienza e il senso della Chiesa, che ti hanno portato a servire la nostra parrocchia, con umiltà e costanza, aiutando i tuoi confratelli nel sacerdozio, senza mai travalicare i ruoli costituiti, accompagnandoli col garbato consiglio del fratello maggiore, sussurrato, con l autorevolezza di una saggezza profonda fondata sull amore per la Parola di Dio. Quella Parola di Dio meditata continuamente, interrogata apertamente, spiegata finemente al popolo di Dio, proclamata e celebrata solennemente nella liturgia, con la nota costante dell annuncio fondamentale del Cristiano, la Buona Novella: Cristo è Risorto e ha vinto la morte! Annuncio che hai costantemente e fedelmente testimoniato nelle tue parole e nella tue opere, sapendo raffigurare, in ogni tuo servizio come sacerdote a ciascuna delle persone che incontravi nella vita, il volto amorevole e misericordioso di un Dio che ci ha amato da sempre, e non ha mai abbandonato il suo popolo, con un perdono sempre più 6

9 grande del peccato da esso commesso. Lunedì hai celebrato la tua ultima Messa, commentando il Vangelo di Luca sulla guarigione di una donna inferma nel giorno di sabato. Arrivasti a parlare della Gerusalemme Celeste. Martedì, ti portammo alla Messa il nostro libretto con le letture per il matrimonio. Accogliemmo mestamente, insieme agli altri parrocchiani, l invito di don Gino a pregare per te, apprendendo che le tue condizioni erano gravi. Ora sei presso la Casa del Padre, presso Colui che hai umilmente e fedelmente servito fino alla fine, fino all ultimo. Ciò che è più importante è che, grazie anche alla tua testimonianza di vita, sappiamo che questo è vero, che la Gerusalemme Celeste esiste. Affidiamo alla tua preghiera al Padre, la benedizione della nostra unione. Ma, soprattutto, affidiamo alla tua preghiera al Padre la nostra comunità parrocchiale perché sappia, collaborando responsabilmente con i suoi pastori, far fronte al vuoto lasciato da te e da altre importanti figure che come te, e con te, hanno servito così preziosamente la nostra comunità e testimoniato così vivacemente la fede che fonda la Chiesa. Grazie don Gaetano! Rendiamo grazie a Dio per il dono che hai rappresentato per la Comunità parrocchiale di Canegrate. Con affetto, Daniela e Alessandro Canegratesi nel mondo La (dall omelia dei funerali, 12 agosto 2013) vita di Don Carlo si è sviluppata per quasi 92 anni. Era nato a Barbona, Diocesi e provincia di Padova, da papà Napoleone e da mamma Assunta Giubin. In un ambiente familiare, ricco di fede, di semplicità e di laboriosità. Il papà di Don Carlo era operaio, mentre la mamma era casalinga; i due cari genitori sono stati collaboratori della chiamata di Dio con la vita di fede e l esempio e le parole. La sua famiglia si trasferì pochissimi anni dopo a Canegrate, dove Carlo passò l infanzia, la fanciullezza e l adolescenza. All età di 18 anni dopo aver lavorato, per un certo tempo, come apprendista sarto a Parabiago e operaio meccanico presso la Ditta Berteselli di Parabiago e la Carpenteria Testa di Canegrate, fa domanda per entrare in Noviziato che compirà a Chieri Villa Moglia dall agosto 1941 al 16 Agosto del 1942 con la prima professione religiosa. Completa poi la formazione filosofica e teologica. Viene ordinato sacerdote nel Si laurea in Lettere e Filosofia. Il nostro Don Carlo con la professione dei consigli evangelici di obbedienza, povertà e castità, vissuti nello spirito salesiano, si è immerso nel mare della vita, percorrendo la strada della felicità evangelica negli impegni che ha avuto e nelle responsabilità che gli sono state affidate. L insegnamento e il contatto quotidiano con i ragazzi diviene il pane quotidiano di Don Carlo per tredici anni di seguito. Anni delicati per la vita dei ragazzi, anni che hanno visto la giovinezza salesiana di Don Carlo totalmente votata alla formazione di tanti ragazzi, con i quali bisogna sempre amalgamare dolcezza e fermezza, pazienza e bontà, gioia ed esigenza. La gioia è stata una caratteristica umana e spirituale di Don Carlo, favorita dalla natura e dal carattere, ma anche approfondita e alimentata alla fonte della vera gioia: l incontro personale con il Signore Gesù e un intensa vita evangelica all insegna 7

10 delle beatitudini. Nel vivere il suo ministero sacerdotale a servizio dell educazione ha profuso le sue migliori energie e ha illuminato la cultura e le scienze con la ricchezza della fede e la sapienza che proviene dal vangelo. A partire dal 1966 inizia per Don Carlo una seconda stagione di vita salesiana: il ministero di parroco e direttore di comunità. Dal 1966 è il primo parroco della neonata parrocchia di Santa Maria della Speranza a Roma. Immaginiamo con quanto entusiasmo Don Carlo avrà vissuto quel particolare periodo della Chiesa, segnato dall evento del Concilio, periodo di freschezza e di novità per tutta la chiesa, desideroso di farsi vicino a tutti, portando il vangelo nella vita della gente e vedendo il ministero sacerdotale nell ottica del servizio, della comunione ecclesiale e della trasformazione evangelica del mondo. Un tempo, però, non facile per i cambiamenti sociali in atto nella società italiana, e non solo, e per le turbolenze del postconcilio.terminato il servizio alla Speranza, in forza anche della sua esperienza di fondatore, a Don Carlo viene affidata la nuova parrocchia di Gesù Adolescente al Borgo Ragazzi Don Bosco. Nove anni di lavoro diuturno per impostare una nuova comunità, favorendo tutti quei processi che portano al coinvolgimento, alla comunione e alla missione. Anche qui, fatiche e sacrifici, insieme alla gioia e alla speranza che animavano il nostro Don Carlo. Nel 1986 viene nominato direttore parroco di Castel Gandolfo, realtà diversa e particolare rispetto a Roma, con un onore, e un onere, di tutto rispetto: essere il parroco del Papa! Tra i due Carlo è nata un intensa amicizia, espressa con riconoscenza da Don Carlo anche nel volumetto poetico Fioretti di Papa Wojtyla. Nel 1994, a 73 anni, si rende disponibile per la direzione dell Istituto Gerini; ambiente diverso, con tanti ragazzi in età non facili e provenienti da ambienti romani poveri e problematici. Credo che il cuore salesiano e allegro di Don Carlo non abbia trovato difficoltà ad entrare in contatto con questi ragazzi, superando barriere e difficoltà e, da buon salesiano, facendo il primo passo. Dopo i tre anni passati al Gerini Don Carlo viene trasferito a Roma Santa Maria Liberatrice come collaboratore e confessore. Vi rimane fino al 2008, anno in cui viene accolto nella Casa di Riposo Pio XI. Abbiamo fatto un lungo excursus di vita salesiana e sacerdotale. Dietro queste date e questi compiti ci sono volti, persone, situazioni, periodi storici, sfide e risposte date al momento giusto e nel migliore dei modi. Dice di lui un testimone: Era sempre allegro, di buon umore e buon canterino, amante della musica e sempre disponibile in tutto, finché la salute glielo consentì. Correva ovunque c era bisogno, soprattutto ai malati e al confessionale. Spesso andava all organo per suonare o scendeva con la fisarmonica e ci facevamo delle belle cantate, in modo particolare nei giorni di festa. Dovemmo faticare abbastanza per convincerlo ad andare al Pio XI, perché voleva e si riteneva ancora utile nella vita pastorale. Grazie, don Carlo e arrivederci in Paradiso, dove canteremo in eterno la bontà di Dio. Don Carlo ci lascia l esempio di una vita totalmente votata all annunzio del vangelo, sia nella giovinezza con l insegnamento scolastico, sia nella fase matura con il lavoro parrocchiale a Roma e a Castel Gandolfo. 8

11 5 settimane dalla prima di giugno fino a metà luglio. Musica, risate, preghiera, bisticci, ragazzi, Don, animatori, giochi, mensa, gite, piscina, Everybody, bans, scherzi. L'oratorio e- stivo è tutto questo. Si sentono le voci da centinaia di metri di distanza, sono voci divertite e gioiose. Una volta dentro l'oratorio Maria Immacolata, si era travolti da ragazzi che giocavano a palla o che si inseguivano tra di loro, tutti con facce spensierate! La giornata inizia con bel gioco libero, seguito da una breve preghiera in chiesa, i ragazzi entrano facendosi un rapido segno della croce e camminando svelti cercando di accaparrarsi il posto vicino all'amico del cuore. Dopo la preghiera i canti e l'inno la mattinata prosegue con i laboratori svolti e organizzati premurosamente dalle mamme e nonne volontarie; durante i lavoretti con colla legno e strass si intravede sempre qualche faccia divertita che corre verso il bagno con le mani tutte pasticciate! Il tema di quest'anno era Everybody, un corpo ci hai donato. Ogni giorno con scenette semiimprovvisate dagli animatori si rappresentava in breve l episodio della giornata nel quale si spiegava una parte del corpo umano e il suo significato cristiano: occhi per VEDERE, orecchie per SENTIRE, braccia per AIUTARE L'AMICO IN DIFFI- COLTA', gambe PRONTE A COR- RERE INCONTRO A CHI HA BI- SOGNO DI UNA MANO.. Il Don rivolge molto spesso durante le sue spiegazioni domande ai ragazzi, a rispondere sono i più piccolini, più svegli e meno vergognosi dei ragazzi più grandi. Le loro risposte a volte sono cosi ingenue che trasmettono tenerezza.. Dopo la riflessione pomeridiana ci sono i giochi organizzati dagli animatori: anche se a volte è faticoso abbiamo capito che il nostro impegno garantisce un importante servizio per i ragazzi e la comunità. Durante i giochi c è poi il tempo della merenda, ai ragazzi vengono date frutta, patatine o caramelle, e per i più golosi entrambi e contemporaneamente! Risultati e classifiche delle attività del giorno concludono la grande giornata passata insieme. Si aprono i cancelli e i ragazzi corrono fuori con facce stanche ma felici; le mamme li accolgono pronte ad andare a casa, anche se convincerli ad andare è una vera impresa! Per gli animatori la giornata non finisce quando i ragazzi escono, si pulisce l'oratorio, si organizzano i giochi per il giorno seguente, si stabiliscono i turni della mensa e chi saranno i grandi eroi che si occuperanno di aprire l oratorio la mattina seguente alle Quest'anno l'oratorio estivo è stata un'esperienza meravigliosa, piena di gioia, voglia di scoprire cose nuove e di divertirsi, speriamo davvero che questa avventura con l'oratorio non sia solo durante l'estate ma che continui domenica dopo domenica anche con l'inizio della scuola! I VOSTRI ANIMATORI SA- RANNO LI PRONTI A FARVI DIVERTIRE! Grazie per i ricordi, al prossimo anno! Lorenzo Zito 9

12 uest anno abbiamo deciso di raccogliere i tanti pensieri e le tante emo- Q zioni che il campeggio provoca. Abbiamo tenuto un diario di bordo durante le nostre settimane in alta montagna per poi condividere con voi alcuni di questi pensieri raccolti a Ceresole Reale. Ogni ragazzo, ogni educatore, ogni adulto presente o di passaggio ha potuto lasciare liberamente un pensiero su queste giornate passate al campo. Anche quest anno l estate è finita e il campeggio è volato via in un attimo, ma ci restano i bei ricordi, alcuni qui riportati, che fanno venir voglia di tornare lassù tra i monti, tra le nostre tende. Buona lettura! A tutti voi cari Boiazza (e dintorni), auguro un buonissimo soggiorno in questa pazza comunità come dice il nostro Papa Francesco: meglio un manipolo di pazzi di vita attiva, che una moltitudine di nati stanchi, depressi e infelici di tutto. Divertitevi! Ai Angelo Leoni ragazzi che rendono possibile tutto questo, agli aiutanti giovani e meno giovani il mio augurio di proseguire su questa strada per rendere i nostri figli dei bambini migliori! Primo giorno. Siamo salpati con la messa di don Gino. L avventura è appena incominciata e abbiamo esplorato la nave. Siamo stati divisi in squadre (io sono nei blu), abbiamo salutato i genitori e abbiamo giocato e ballato. Spero di divertirmi molto a bordo del Campeggio 2013! Andrea, primo turno martedì, 9 luglio. Che belli e che bravi i bambini e le bambine del campeggio! Non si sono arresi durante l escursione di oggi e hanno proseguito con costanza tutti sembravano degli agili stambecchi tra le sassaie! Che coraggio che hanno avuto! Rita, primo turno. Spendiamo qualche bella parola per il gruppo animatori del primo turno. Nonostante le difficoltà e qualche incomprensione tra di noi, e con i bambini, stiamo proprio bene! Un gruppo capace di correggersi e confrontarsi; sono davvero contenta di essere riuscita a passare questa settimana qui con voi, animatori! Anna stiamo preparando e pulendo la pagoda e il campeggio per accogliere gli amici di San Giorgio, che questa domenica staranno qui con noi! Cari animatori davvero grazie del vostro impegno, della vostra fatica, della vostra presenza, del vostro 10

13 esempio, della vostra scelta di esserci! Continuate così è la strada giusta!! Siete grandi bravi! Annalisa Animatori VI STIMO! Sergio Tutti gli anni di campeggio trascorsi sono sempre diversi ma quello che riscontro ogni volta è l amore e l amicizia nel fare qualcosa di utile per la comunità con affetto Marinella Mancano poche ore alla partenza e lasciare il campeggio è sempre un dispiacere, ci mancheranno i bimbi e le loro grida durante i giochi, siete stati davvero bravissimi! Grazie davvero di tutto! Lorenzo e Simone, primo turno E siamo arrivati alla fine... Sembra ieri che siamo arrivati e abbiamo incominciato il nostro viaggio... Bambini ci mancherete nonostante gli scleri che ci avete fatto venire! Animatori, avanti così! Che squadra! Martina e Erika, I turno Un grande grazie a tutti coloro che hanno dedicato tempo ed energia a questo progetto. Il nostro entusiasmo per quest avventura è stato impareggiabile. Grazie per le emozioni che ci avete regalato! Grazie per gli animatori che non hanno mai smesso di essere un punto di riferimento. Grazie ad Annalisa per la dedizione a questo progetto. Grazie alla cucina, agli accompagnatori, a don Gino per aver aggiunto colore alla nostra esperienza. Un forte abbraccio Veronica Villa, I turno Ecco arrivato il giorno della partenza questi giorni trascorsi insieme sono stati un occasione per conoscerci, giocare, divertirsi, pregare e riflettere insieme! Ora ognuno torna alla sua casa, ma nel mio cuore c è un posto per il ricordo di ciascuno di voi: il gruppo animatori e le compagne di tenda, i bambini, le cuoche, i volontari, don Gino e tutti coloro che abbiamo incontrato in questi giorni Grazie a tutti! Ps. Ragazzi e animatori del secondo turno vivete con gioia la vostra settimana che sta per iniziare!!! Rita Fallea, primo turno Ogni attimo passato con voi è un attimo di gioia e felicità! Domani gita che voglia! Grazie per la serata animatori! Silvia e Francesca, II turno Viva il campeggio 2013! Un esperienza unica, anche l anno prossimo ci saremo! Gaia e Laura, secondo turno Sono tre anni che vengo in campeggio e non sono mai rimasta delusa! Viva il campeggio! Anna, II turno Essere nel bel mezzo del nulla, circondata da neve e nient altro e ricevere una mano per non sprofondare sia fisicamente che moralmente da fantastici e semplicissimi ragazzini. Questo è campeggio! Martina Piteri, II turno Oggi è stata una giornata bellissima!!! Siamo andati in gita in un posto bellissimo, era vicino a un lago. Peccato che qualcuno è rimasto al campo! Gran bella gita: 7 ore di dura camminata ma il panorama era FANTASTICO! Silvia, secondo turno Più grande è la fatica, più glorioso è il trionfo di un uomo! Gita al lago Lillet, III turno Il campeggio è bellissimo, anche se non abbiamo dormito al rifugio. I gialli sono i migliori e vinceranno il campeggio! Federico, III turno Oggi ultimo giorno. Non riesco a pensare che al ritorno. La mente piena di malinconia pensando alla vacanza che è volata via. Ora ripenso ai momenti di allegra follia. Una lacrima scende non riesco a mandarla via. Ora penso che manca qualche ora, devo viverla al meglio senza posa, senza nella testa questo tormento. La tristezza avrà spazio solo all ultimo momento. Emanuele, III turno I ricordi migliori sono quelli passati con le persone che ami di più, nei luoghi che più ti appassionano, con esperienza travolgenti che coinvolgono felicità e dissapori. Lucrezia, III turno 11

14 Inizio col dire che non è la prima volta che vengo in campeggio... È stata una bella esperienza, ho conosciuto nuove persone, mi sono divertita davvero un mondo ed ora che siamo giunti all ultimo giorno so che mi mancherà: le persone, il dormire in tenda, le corvee, mi mancherà lo stare qui! Di certo l anno prossimo ci sarò! Ciao bella gente! Se vedemo!!! Federica, III turno A furia di raccontare storie un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui e, in questo modo, egli diventa immortale Big Fish Mi piace pensare ad ogni campeggio, a questo campeggio, come a quest uomo; e ad ogni cosa che è successa e ci è rimasta nel cuore come ad una delle sue storie. Ognuno di noi porterà a casa qualcosa per lui/lei importante: un amicizia, una parola, un gesto, un gioco, una gita... facciamo in modo di renderli immortali!!! Grazie ragazzi! Rebecca, III turno Questo campeggio mi è piaciuto un sacco, spero che l anno prossimo sia uguale, se non meglio! Grazie per tutto un bacione grandissimo! È sempre la settimana migliore dell anno! il campeggio è stata una magnifica esperienza, piena di emozioni e di allegria! Un bacione grandissimo! Grazie a tutti! Un bacio enorme! Credo che quest esperienza sia stata davvero formidabile, ho conosciuto persone nuove ed ho riscoperto amicizie prima trascurate. Grazie mille a tutti, è sempre la parte migliore dell anno! Ognuno di voi è una stella fantastica! Vi voglio bene! Sangrate nel cuore Mxx, III turno Un campeggio fantastico e indimenticabile! nuove amicizie e soprattutto ricordi che non si dimenticheranno mai! Ceresole Reale. Ogni anno, ormai da ben cinque anni, trascorro otto giorni fantastici, mitici, divertenti ed emozionanti. Tutto grazie al campeggio: alle persone che vivono quest esperienza con me, ma anche a tutti i nostri educatori!! Grazie mille per i vostri sforzi e perché così riuscite a donarci molti sorrisi e risate, spero anche io di riuscire ad essere come voi! Vi voglio un mondo di bene. Ogni anno non aspetto altro che passare nove giorni in campeggio giorni fantastici, pieni di divertimento, da passare con le persone che ti vogliono bene e a cui tu vuoi bene!! Grazie a tutti Grazie a tutti per la pappa buona, per averci fatto giocare, per il divertimento e la compagnia. Ora ci mancherete! Venite a trovarci se vi va di giocare ancora con noi! Emanuele e Nicolò, III turno Ragazzi siete fantastici!! Fatevi guidare sempre dal cuore e scegliete sempre di stare con Gesù. Letizia, III turno E così siamo giunti al termine. È da un po di anni che vengo in campeggio, vi posso assicurare che questa è stata una bella esperienza, forse uno dei migliori campeggi in assoluto, anche se il tempo è volato velocemente. Devo ringraziare tutti: educatori, cuochi e soprattutto noi ragazzi, grazie perché mi avete fatto vivere dei giorni bellissimi e dei momenti fantastici, grazie di tutto, davvero Speriamo di rivederci presto, magari al prossimo campeggio! Ciao a tutti, vi voglio bene! GRAZIE DON! Federica, III turno Grazie per avermi dato la possibilità di fare quest esperienza e grazie a tutti per quello che mi avete trasmesso, spero di avervi lasciato anche io qualcosa di me. Siete meravigliosi! Erica, III turno La fatica di questi giorni è ricompensata dalla gioia che ho provato nel vedere come i ragazzi hanno apprezzato e gustato tutto quello che abbiamo cucinato. Grazie ragazzi! Maria Rosa, III turno Anche se hanno già scritto tutti quello che volevo scrivere io, confermo che questo campeggio è stato pieno di emozioni, positive e negative, ma tutte forti. Mi sono divertito e spero di poter ripetere quest esperienza in futuro. Un saluto e un ringraziamento a tutti coloro che vi hanno partecipato. Nicolò, III turno Purtroppo anche quest anno il campeggio sta giungendo al termi- 12

15 ne. Mi sono divertita un sacco. È stato bellissimo, straordinario. Grazie a tutti! Avete reso facile e bellissimo ciò che non era scontato fosse facile e bellissimo. Grazie per l impegno e la passione, ma soprattutto perché avete spazzato via tutti i miei timori. Avanti! Siete riusciti a rendere questo turno qualcosa di fantastico, entusiasmante! Avete sorpassato tutti i nostri dubbi e perplessità per creare quello che è stato il mio miglior terzo turno da educatore. Viva la cucina! Matteo e Christian, III turno La paura di non essere all altezza, di essere quella che arriva dopo, di aver perso l entusiasmo. Tutto è svanito appena arrivata. Grazie a tutti perché mi avete accolta, ascoltata, mi avete fatto divertire e mi avete arricchita tantissimo. O- gni sorriso, ogni parola, ogni gesto. Grazie ragazzi, educatori, cuochi, suore e don! Clelia, III turno Grazie ad ognuno di voi. Rendete tutto migliore e divertente, rendete le gite meno faticose ed è sempre unico parlarvi. Siete er mejo gente! Vi adoro! Michela, III turno Non avrei mai immaginato che questo campeggio sarebbe stato così bello, divertente, fantastico e altri millemila aggettivi positivi. Ringrazio tutti di cuore. grazie a tutti per le emozioni incredibili provate. Stare con voi rende tutto migliore. Riccardo, III turno Prima volta in tenda: davvero bello! Un esperienza preziosa per l oratorio, per chi desidera crescere contento e fondar la vita su quel che conta davvero. Le lacrime dei nostri adolescenti al terzo turno durante la riflessione spirituale sono il brivido più profondo che mi resta dentro: tutti abbiamo un sacco di bisogno e di desiderio di Dio! Don Andrea Consiglio : c è il consiglio che si chiede all amico, c è il Consiglio dei Ministri, c è il Consiglio Pastorale, c è il Consiglio dono dello Spirito santo. Ecco, forse è quest ultimo il vero Consiglio; noi crediamo che l amore di Dio entri nel nostro cuore grazie all azione dello Spirito santo che si manifesta anche come quella capacità di dire una parola saggia che è testimonianza della Parola stessa di Dio. Lungo quest ultimo anno pastorale è emerso in oratorio il bisogno di sapersi ascoltare e di trovare un luogo che possa raccogliere tutte le parole sagge che chi ha a cuore i nostri ragazzi e giovani esprime e trasmette. Nella nostra Diocesi è previsto che ogni Oratorio abbia un suo Consiglio e così aiutati anche dai nostri pastori, in particolare dal nostro Vicario Generale, abbiamo mosso i passi per dar vita a questa esperienza, per altro già vissuta nella nostra Parrocchia fino ad alcuni anni fa. Nell Assemblea dell Oratorio dello scorso maggio mons. Mario Delpini ci ha richiamato le linee educative essenziali che un oratorio deve seguire nella sua proposta formativa. Nella stessa occasione ci ha chiesto che nascesse il Consiglio dell Oratorio; così diceva il vescovo, sottolineando soprattutto l orizzonte diocesano di cui l oratorio deve sentirsi parte: Il Sinodo Diocesano 47 suggerisce che ogni oratorio si avvalga di un Consiglio d oratorio per la sua conduzione : organo che sia riferimento per tutti gli attori e tutte le attività di cui l oratorio vive. Il Consiglio si costituisce per invito del parroco che, confrontandosi con i suoi collaboratori e con il Consiglio pastorale parrocchiale, vi inserisce rappresentanti degli educatori e degli animatori e da alcuni rappresentanti dei genitori (Cost n 239 1). È cosa buona che ogni oratorio abbia un progetto educativo che nel consiglio dell oratorio si può elaborare sempre nel confronto e nell ascolto del Consiglio Pastorale. L intenzione è di costituire il Consiglio d oratorio nelle prossime settimane chiamando a farne parte persone che rappresentino tutte le componenti della vita oratoriana e che siano disponibili per attuare le linee educative diocesane applicate alla realtà concreta della comunità di Canegrate. Così, dopo un attenta valutazione, il 4 luglio scorso si è radunato per la prima volta il Consiglio dell Oratorio (intesi insieme OSL e OMI, o alla vecchia maniera maschile e femminile), così composto: DON GINO (parroco) DON ANDREA (vice-parroco) AMELIA BOLLATI (bar OSL) NADIA ZOCCARATO (bar OMI) MICHELA CRIMI (Iniziazione Cristiana) CHIARA MAGUGLIANI (Iniziazione Cristiana) SIMONE PANSARDI (animazione e Calcio Canegrate) 13

16 GIOVANNI MURATORE (animazione) FEDERICO BARTESAGHI (animazione) SARA SORMANI (animazione) LUCREZIA CLEMENTE (animazione) FRANCESCO FUSI (18enni) ANDREA CANCIANI (giovani) RICCARDO PALUMBO (giovani) ALESSIA AGISTRI (giovani) CHRISTIAN FORNARA (giovani) MARTINA PITERI (giovane) ANNALISA CRESTA (giovane) OSCAR CARRARA (giovane-cpp) M. GRAZIA MERAVIGLIA (cucina) STEFANO PAGANI (papà) GIACOMO BONIZZI (gestione OMI) SERGIO GRITTINI (pensionati) GIUSEPPE RAIMONDI (Cinema) PIETRO MAGISTRELLI (pensionati) PIETRO MERLOTTI (CAEP) MARCO GAREGNANI (papà) STEFANO BRANDOLESE (papà) Come si può notare la composizione è ampia e varia, proprio come è la realtà di un Oratorio che abbraccia tutte le fasce di età e comprende varie missioni e servizi. Personalmente è una grande soddisfazione, a così poco dal mio arrivo, avere già un gruppo così numeroso e volenteroso di persone che si sono assunte una responsabilità bella nel collaborare con me e tra loro per rendere sempre più alta e profonda la proposta educativa del nostro Oratorio di Canegrate. In questo mese di settembre si sta completando il trasferimento del Centro Ascolto Caritas da via Zanzottera 18 a via F.lli Bandiera 8. C è una prima motivazione di questo trasloco ed è quella di dare alla Caritas una sistemazione definitiva dopo tanti anni di precarietà, una sistemazione sua propria, più ordinata e più dignitosa. Un intero stabile per la Caritas, a sottolineare il valore di questo a- spetto della pastorale parrocchiale. C è anche un altra motivazione per questo trasferimento. Nell ambito della revisione dell uso delle strutture della nostra parrocchia, dopo lunghe e accurate consultazioni, si è pensato non fosse opportuno l uso della casa di via F.lli Bandiera come abitazione (data l eccessiva contiguità con l OSL). Ci è sembrata invece molto più a- datta per scopi abitativi la canonica (solo un esempio: se dovessero arrivare le suore, dove le ospiteremmo?), e sarebbe anche più ampia (per due appartamenti?). Ovviamente la canonica, per rispondere a questi nuovi bisogni, richiede un intervento di ristrutturazione. Ecco il perché di questo riordino degli spazi. Tornando al Centro Ascolto Caritas, ovviamente il trasferimento costituisce anche l occasione per una revisione del servizio, per una maggiore chiarezza e ordine. Cammin facendo, spiegheremo meglio la nuova strutturazione dell attività del Centro d Ascolto Caritas. Nel frattempo, approfittiamo per chiedere a tutti di collaborare in maniera intelligente. Il Centro di Ascolto Caritas in via F.lli Bandiera 8 offrirà questi servizi: colloqui per verificare i bisogni degli utenti servizio documenti per gli straneri aiuto per cercare lavoro, badanti, ecc. distribuzione viveri distribuzione vestiario Gli orari, rinnovati, saranno comunicati al più presto ed esposti in sede. Per tutto il resto (riciclo di mobili, casalinghi, giocattoli, ecc.), per ora ci si deve rivolgere ancora in via Zanzottera 18, nei modi e tempi che verranno comunicati, in attesa di un ripensamento del servizio. Questo deve essere MOLTO CHIA- RO, per evitare confusioni! IN OGNI CASO: chi porta del materiale alla Caritas, sappia che deve fare il gesto prima di tutto per i poveri e non per svuotare la propria casa dall ingombro. Sappia anche che la Caritas non è la DISCARICA! E poi non è proprio bello abbandonare il materiale fuori dal cancello! E invece chi viene alla Caritas a prendere: se è povero, prenderà gratuitamente; se invece può dare una piccolissima offerta, sappia che questa offerta non è un pagamento, ma si trasformerà in viveri ancora per i più poveri. Facciamo appello alla sensibilità e alla finezza dei canegratesi, affinché si arrivi a poco a poco a fare al meglio quello che possiamo per dare una mano a chi è in difficoltà. 14

17 Dopo qualche tentativo nello scorso anno pastorale, che ci ha permesso di fare qualche sperimentazione utile a ritoccare la proposta, ritorna il cosiddetto SERATORIO, e cioè la proposta di una sera (il sabato) al mese, dopo cena, per coppie e famiglie. La proposta è variamente articolata ed è sempre aperta (visto che si è fra adulti) ai suggerimenti di tutti: da momenti seri ad altri divertenti. Lo scopo: incontrarsi, far crescere relazioni, conoscenze, far crescere il senso di comunità, di appartenenza ad un unica famiglia (la parrocchia), mettere a servizio di tutti e condividere i doni che Dio ha regalato a piene mani a ciascuno, a ciascuna coppia, a ciascuna famiglia, così da arricchire l intera comunità. È chiaro che ci vuole apertura di cuore, molta semplicità e disponibilità, un po di coraggio umile, lo spirito evangelico del bambino, la capacità di accettare i limiti propri e quelli degli altri e tanto altro ancora! Ma capite bene che in questo modo ci si guadagna tutti. Quindi, non complichiamo le cose, buttiamoci dentro, senza pretendere perfezionismi, impariamo ad avere spirito di adattamento e così faremo una buonissima macedonia. Vi aspettiamo, dopo l estate, per il primo incontro, sabato 28 settembre (a ottobre sabato 26, ecc. ecc.). ore 21 circa, in Oratorio S. Luigi. la Commissione Famiglia Se Uniti verso un unica meta: solo Dio è il punto d arrivo!!! ne è parlato più volte in sede di Consiglio Pastorale Unitario delle due Parrocchie di Canegrate e S. Giorgio e in questi giorni dovrebbe costituirsi e iniziare l attività. È anzitutto un altro passo avanti nel senso della collaborazione tra le due parrocchie (a questo proposito ci sembra che ci siano tante positività nel nostro camminare insieme e che le inevitabili difficoltà trovino comunque in tutti la volontà di superarle con grande spirito ecclesiale: bravi!). Ma questa commissione è anche un gesto certamente utile affinché le celebrazioni liturgiche delle due parrocchie siano non solo il più possibile omogenee, ma, soprattutto, siano vissute secondo lo spirito più profondo del Vaticano II. Dice infatti il Concilio: I riti splendano per nobile semplicità, siano chiari nella loro brevità e senza inutili ripetizioni; siano adatti alla capacità di comprensione dei fedeli, né abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni (SC 34). E dice anche: La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che partecipino all azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente Insieme con il sacerdote imparino ad offrire se stessi e di giorno in giorno, siano perfezionati nell unità con Dio e tra di loro (SC n. 48). Con queste indicazioni autorevoli, auguriamo alla Commissione: BUON LAVORO! 15

18 Vi proponiamo alcuni stralci del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2013 A cura della Commissione Missionaria La fede è dono prezioso di Dio, il quale apre la nostra mente perché lo possiamo conoscere ed amare, Egli vuole entrare in relazione con noi per farci partecipi della sua stessa vita e rendere la nostra vita più piena di significato, più buona, più bella. Dio ci ama! La fede, però, chiede di essere accolta, chiede cioè la nostra personale risposta, il coraggio di affidarci a Dio, di vivere il suo amore, grati per la sua infinita misericordia. E' un dono, poi, che non è riservato a pochi, ma che viene offerto con generosità. Tutti dovrebbero poter sperimentare la gioia di sentirsi amati da Dio, la gioia della salvezza! Ed è un dono che non si può tenere solo per se stessi, ma che va condiviso. Se noi vogliamo tenerlo soltanto per noi stessi, diventeremo cristiani isolati, sterili e ammalati. L annuncio del Vangelo fa parte dell essere discepoli di Cristo ed è un impegno costante che anima tutta la vita della Chiesa. «Lo slancio missionario è un segno chiaro della maturità di una comunità ecclesiale» (Benedetto XVI). Ogni comunità è adulta quando professa la fede, la celebra con gioia nella liturgia, vive la carità e annuncia senza sosta la Parola di Dio, uscendo dal proprio recinto per portarla anche nelle periferie, soprattutto a chi non ha ancora avuto l opportunità di conoscere Cristo. La solidità della nostra fede, a livello personale e comunitario, si misura anche dalla capacità di comunicarla ad altri, di diffonderla, di viverla nella carità, di testimoniarla a quanti ci incontrano e condividono con noi il cammino della vita. * * * Nella nostra epoca, la mobilità diffusa e la facilità di comunicazione attraverso i new media hanno mescolato tra loro i popoli, le conoscenze, le esperienze. Per motivi di lavoro intere famiglie si spostano da un continente all'altro; gli scambi professionali e culturali, poi, il turismo e fenomeni analoghi spingono a un ampio movimento di persone. A volte risulta difficile persino per le comunità parrocchiali conoscere in modo sicuro e approfondito chi è di passaggio o chi vive stabilmente sul territorio. Inoltre, in aree sempre più ampie delle regioni tradizionalmente cristiane cresce il numero di coloro che sono estranei alla fede, indifferenti alla dimensione religiosa o animati da altre credenze. Non di rado poi, alcuni battezzati fanno scelte di vita che li conducono lontano dalla fede, rendendoli così bisognosi di una nuova evangelizzazione. A tutto ciò si aggiunge il fatto che ancora un'ampia parte dell'umanità non è stata raggiunta dalla buona notizia di Gesù Cristo. Viviamo poi in un momento di crisi che tocca vari settori dell'esistenza, non solo quello dell economia, della finanza, della sicurezza alimentare, dell ambiente, ma anche quello del senso profondo della vita e dei valori fondamentali che la animano. Anche la convivenza umana è segnata da tensioni e conflitti che provocano insicurezza e fatica di trovare la via per una pace stabile. In questa complessa situazione, dove l'orizzonte del presente e del futuro sembrano percorsi da nubi minacciose, si rende ancora più urgente portare con coraggio in ogni realtà il Vangelo di Cristo, che è annuncio di speranza, di riconciliazione, di comunione, annuncio della vicinanza di Dio, della sua misericordia, della sua salvezza, annuncio che la potenza di amore di Dio è capace di vincere le tenebre del male e guidare sulla via del bene. L uomo del nostro tempo ha bisogno di una luce sicura che rischiara la sua strada e che solo l incontro con Cristo può donare. Portiamo a questo mondo, con la nostra testimonianza, con amore, la speranza donata dalla fede! La missionarietà della Chiesa non è proselitismo, bensì testimonianza di vita che illumina il cammino, che porta speranza e amore. La Chiesa - lo ripeto ancora una volta - non è un organizzazione assistenziale, un impresa, una ONG, ma è una comunità di persone, animate dall'azione dello Spirito Santo, che hanno vissuto e vivono lo stupore dell incontro con Gesù Cristo e desiderano condividere questa esperienza di profonda gioia, condividere il Messaggio di salvezza che il Signore ci ha portato. È proprio lo Spirito Santo che guida la Chiesa in questo cammino. 16

19 Il documento diocesano inizia con questo brano del Vangelo: A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo (Mt 28,18-20). Le parole di Cristo Risorto sono uno straordinario annuncio di speranza e svelano il senso della missione affidata alla Chiesa. Da 15 anni è in corso nella Chiesa ambrosiana un profondo ripensamento dell'iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi. L'Iniziazione cristiana è espressione di u- na comunità che educa. È necessario che alcuni assumano questo compito in modo diretto costituendo la Co-munità educante: adulti che vivano le dinamiche evangeliche della comunità, espressione della cura del-l'intera comunità per i piccoli e i genitori. Occorre passare dall'idea delle le -zioni di catechismo per prepararsi ai Sacramenti a quella di un cammino di introduzione progressiva alla vita cristiana dall'infanzia sino alla prea-dolescenza. È il guadagno della sperimentazione del metodo catecume-nale, scelta che viene riconfermata, così come il coinvolgimento dei ge-nitori. Si è così giunti al-le nuove indicazioni pastorali del car-dinale Angelo Scola, espresse in comunione con il Consiglio Episcopale, a conclusione di ampie consultazio-ni. Il 28 Maggio scorso sono state consegnate ai presbiteri, in Duomo, e prima dell estate ai catechisti, in una serie di appuntamenti sul territorio le Linee diocesane per l iniziazione cristiana dei fanciulli. Il documento è composto da sette capitoli: Evangelizzazione e nuova evangelizzazione L Iniziazione Cristiana La situazione attuale L Iniziazione Cristiana dei fanciulli nella Diocesi ambrosiana Punti fermi di un rinnovamento Celebrazione dei sacramenti nel cammino di Iniziazione Cristiana Il compito del clero e dei presbiteri in particolare Cercheremo di riassumerne le linee con le parole di Mons. Pierantonio Tremolada, vicario episcopale per l Evangelizzazione e i sacramenti, e di don Antonio Costabile, responsabile del servizio per la catechesi. I nostri ragazzi, insieme con i loro genitori (vale a dire i primi educatori), vanno aiutati dalla comunità cristiana a compiere un vero e proprio cammino di introduzione alla vita di fede, sin dal momento del Battesimo. Già durante i primi sei anni di vita del bambino sarà importante da parte della comunità cristiana di mantenere un contatto con i genitori nei modi più opportuni e nel quadro della condivisione della fede. Il settimo anno, poi, cioè l anno di seconda elementare assume un valore particolare: è l anno dell accoglienza e del primo annuncio. Si avvia o si rilancia la fase più intensa di iniziazione cristiana, che prevede un percorso di fede ben strutturato, ma sempre in armonia con la vita, entro il quale avranno un ruolo fondamentale i sacramenti. Un ruolo determinante lo assumerà la comunità educante. In verità è l intera comunità cristiana che educa i suoi ragazzi, ed è bello che sia così. Ma questo compito educativo che è di tutti viene in concreto affidato a una comunità più ristretta, costituita da quanti, per libera e generosa scelta, si affiancano ai ragazzi giorno per giorno e li accompagnano in una esperienza complessiva della vita cristiana. Sarà molto importante lavorare insieme: la forza di questa azione educativa consiste infatti nella capacità di operare concordemente a favore dei bambini e dei ragazzi, creando per loro un ambito di vita sano, umanamente attraente, in cui 17

20 si riconosce la presenza del Signore risorto. L attuale situazione pastorale domanda una sapiente valutazione. Pensando anche agli anni successivi al Battesimo dei bambini la Conferenza Episcopale Italiana osserva: Se da un lato non va disperso quel patrimonio che vede ancora una significativa adesione di fanciulli e ragazzi alla catechesi, dall altro si impone un ulteriore riflessione, se si vuole che le nostre parrocchie mantengano la capacità di offrire a tutti la possibilità di accedere alla fede in modo autentico e positivo. Si devono considerare in particolare alcuni dati significativi che rispecchiano la situazione delle Chiese di antica tradizione cristiana bisognose di nuova evangelizzazione: in primo luogo, un crescente numero di bambini non riceve più il Battesimo, dal momento che i genitori non ne fanno più richiesta; in secondo luogo, non pochi figli di battezzati o di catecumeni vengono battezzati non più nei primi anni dell infanzia ma negli anni della fanciullezza, in età scolare; da ultimo, le statistiche ci dicono che la maggior parte degli immigrati stranieri nella nostra Diocesi è di religione cattolica: che cosa comporta questo sul versante del Battesimo dei loro bambini e del cammino che ne segue? Si tratta di elementi decisamente rilevanti in ordine ad una riflessione sull Iniziazione Cristiana nella prospettiva della nuova evangelizzazione. Più in generale, occorre riconoscere che il contesto sociale e familiare nel quale i ragazzi oggi crescono è radicalmente cambiato. L ambiente che li circonda spesso risulta povero di esperienze e di segni cristiani. Non è più possibile presupporre tranquillamente una vita comunitaria effettiva, una pratica di preghiera avviata, una vita morale sviluppata e una conoscenza effettiva di Gesù e della Chiesa. Più che generare sterili lamentele, questa situazione deve diventare un invito a rivisitare il percorso dell Iniziazione Cristiana nella consapevolezza ritrovata dell identità evangelizzatrice della Chiesa. Proprio in questo senso possiamo parlare di ispirazione catecumenale della nuova proposta di introduzione alla fede. Il catecumenato faceva e fa appunto questo: conferisce all Iniziazione Cristiana la forma chiara di un cammino, dai primissimi passi fino alla desiderata e piena partecipazione alla vita della comunità cristiana. In concreto, il catecumenato allarga lo sguardo dalla sola catechesi all intera e- sperienza di fede ecclesiale, che è fede accolta e professata, celebrata e pregata, vissuta nella condivisione e nella carità. Per questi motivi, l apporto dell ispirazione catecumenale alla revisione attuale dell Iniziazione Cristiana può essere molto utile e fecondo. In sintesi le nuove indicazioni pastorali del Cardinale riferite alla celebrazione dei Sacramenti sono: - La celebrazione dei Sacramenti successivi al Battesimo (Riconciliazione, Eucaristia, Cresima) avvenga entro l undicesimo anno di età di un ragazzo; - I Sacramenti dell Eucaristia e della Cresima siano celebrati in modo distinto e in tempi successivi; - L ordine di celebrazione dei sacramenti sia tale da prevedere prima la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, quindi la celebrazione dell Eucaristia (Santa Messa di Prima comunione) e infine la celebrazione della Cresima. I momenti dell anno liturgico più adatti per la celebrazione dei Sacramenti: La Quaresima del terzo anno di Iniziazione cristiana (corrispondente normalmente al quarto anno di scuola primaria) come tempo opportuno per la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione; Il tempo Pasquale dello stesso anno come tempo opportuno per la celebrazione dell Eucaristia o Santa Messa di Prima Comunione ; Il tempo Pasquale e il tempo dopo Pentecoste - fino all inizio del successivo tempo di Avvento - del quarto anno di Iniziazione cristiana (corrispondente all ultimo anno della scuola primaria e all anno di avvio della scuola secondaria inferiore) per la celebrazione della Cresima. Queste indicazioni andranno in vigore dal Settembre Ora la strada è stata indicata. Sarà importante cogliere il punto essenziale di questa proposta e a partire da questo guardare serenamente alla specifiche scelte pastorali riguardanti la celebrazione dei Sacramenti. Lo Spirito del Signore Gesù, che è Spirito di sapienza e insieme Spirito di pace, guidi i nostri passi nel comune cammino che ci attende, facendo di questo impegno comune l occasione per sperimentare ancora più intensamente la grazia di Cristo e la bellezza di appartenere alla sua Chiesa. Una catechista 18

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