La retribuzione dell attività professionale

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1 Capitolo Sesto 1. Il compenso La retribuzione dell attività professionale L avvocato, che abbia assistito giudizialmente o stragiudizialmente un cliente, ha diritto ad un compenso. Il cliente ed il professionista possono fra loro concordare liberamente il compenso (art c.c.); quando tale accordo fra le parti non avviene, il compenso è determinato attraverso le tariffe, ovvero attraverso l autorità giudiziaria, a volte attraverso gli usi. Il cliente deve anticipare le spese occorrenti nonché versare i necessari acconti sul compenso. Se il compenso non è stato concordato, il professionista redige la nota specifica (o parcella) della attività professionale prestata, che comprende gli onorari, i diritti e le spese, inviandola al cliente. Dunque, secondo tale assetto normativo, la fonte primaria in tema di retribuzione sembra essere l autonomia privata; tuttavia, detta autonomia era fortemente limitata dai minimi tariffari e dal divieto di quota lite. In seguito alla riforma introdotta con il cd. Decreto Bersani (D.L. 223/2006 conv. in L. 248/2006), il ruolo dell autonomia privata riprende la sua centralità. All art. 2 del citato decreto è, infatti, previsto che sono abrogate le disposizioni che prevedono l obbligatorietà di tariffe fisse o minime, il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. Inoltre, i patti tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti, finalizzati a stabilire i compensi professionali, sono nulli solo se non redatti in forma scritta. Prospettive di riforma Secondo quanto indicato nella normativa afferente il DDL 601/09 in materia di riforma della professione forense, il compenso professionale è determinato tra cliente e avvocato in base alla natura, al valore e alla complessità della controversia e al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, nel rispetto del principio di libera determinazione di cui all art del codice civile. I compensi sono determinati in modo da consentire all avvocato, oltre al rimborso delle spese generali e particolari, un guadagno adeguato alla sua funzione sociale e al decoro della professione. L avvocato è tenuto a rendere nota la complessità dell incarico fornendo le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili al momento del conferimento. In caso di mancata determinazione consensuale del compenso si applicano le tariffe professionali approvate ogni due anni con decreto del Ministro della giustizia su proposta del CNF, sentiti il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) e il Consiglio di Stato. Per ogni incarico professionale, l avvocato ha diritto ad un giusto compenso e al rimborso delle spese documentate, ai sensi dell art del codice civile. L avvocato può prestare la sua attività gratuitamente per giustificati motivi. Sono fatte salve le norme per le difese d ufficio e per il patrocinio dei non abbienti.

2 62 2. Il tariffario forense A) Generalità Parte Prima - L ordinamento forense Le tariffe che comprendono l onorario per ogni specifica attività svolta dagli avvocati, dai praticanti nell ambito della attività forense civile, amministrativa, penale e stragiudiziale, nonché i diritti e le indennità ad essi dovuti dovrebbero essere deliberate ogni biennio dal Consiglio Nazionale Forense ed approvate dal Ministro della Giustizia. Il termine predetto ha natura ordinatoria e spesso non è stato rispettato: difatti dal D.M , n. 585 sono trascorsi ben dieci anni per avere il D.M , n. 127 contenente l approvazione della delibera del Consiglio Nazionale forense. Le novità riguardano, ovviamente, un aumento delle cifre intorno al 25% (per tener conto dell inflazione maturata in dieci anni); l aggiornamento degli uffici (con la scomparsa del Pretore) e delle competenze (quella penale del giudice di pace); l aumento del rimborso forfettario delle spese generali che dal 10% passa al 12,5% su diritti e onorari. Inoltre, sono state previste la tariffa per le cause seguite da una società di professionisti e il compenso per le consulenze telefoniche e on-line. Quando deve applicarsi la tariffa per la formazione della parcella si ha riguardo, nella determinazione dei diritti, alla tariffa vigente al momento del compimento del singolo atto; nella determinazione dell onorario ci si riferisce, invece, alla tariffa in vigore al momento della conclusione del giudizio. Inoltre, si tiene conto di ogni grado di giudizio, applicandosi la tariffa vigente al momento conclusivo della singola fase processuale cui si riferisce la liquidazione dell onorario. Prospettive di riforma Ancora un quadro di insieme viene offerto dal DDL 601/09, il quale prevede che le tariffe indicano gli onorari minimi e massimi nonché i diritti e le indennità e sono articolate in relazione al tipo di prestazione e al valore della pratica. Gli onorari minimi sono inderogabili e vincolanti. È consentito che venga concordato tra avvocato e cliente un compenso ulteriore rispetto a quello tariffario per il caso di conciliazione della lite o di esito positivo della controversia, fermi i limiti previsti dal codice deontologico. Deve essere redatto per iscritto, a pena di nullità, ogni accordo: a) quando l ammontare del compenso è predeterminato tra le parti; b) in deroga ai minimi ed ai massimi di tariffa; c) con la previsione di un premio in caso di esito positivo della controversia o per il caso di conciliazione. Quando una controversia oggetto di procedimento giudiziale o arbitrale viene definita mediante accordi presi in qualsiasi forma, le parti, salvo diversi accordi, sono solidalmente tenute al pagamento dei compensi e dei rimborsi delle spese a tutti gli avvocati costituiti che hanno prestato la loro attività professionale negli ultimi tre anni. In mancanza di accordo tra avvocato e cliente, ciascuno di essi può rivolgersi al Consiglio dell Ordine affinché esperisca il tentativo di conciliazione e, se esso non è raggiunto, per determinare i compensi, secondo le voci ed i criteri della tariffa.

3 B) Gli onorari Capitolo Sesto - La retribuzione dell attività professionale 63 Gli onorari sono la voce dei compensi che corrisponde all attività altamente intellettuale dell avvocato o del difensore. Le tariffe prevedono per ogni specifica attività un onorario variabile da un minimo ad un massimo. I minimi previsti in tariffa erano inderogabili, a tutela della dignità e del decoro professionale; tanto che, anche nel caso di compensi forfettari pattuiti, la pattuizione era nulla ove essa fosse anche solo potenzialmente idonea a violare i minimi. I minimi potevano comunque essere derogati eccezionalmente previo parere del Consiglio dell Ordine. Abbiamo visto come le disposizioni che prevedono i minimi tariffari siano state abrogate dal decreto Bersani; tuttavia, il ruolo della tariffa non è venuto meno del tutto. Ad essa, infatti, continuerà a ricorrersi in caso di liquidazione giudiziale delle spese del giudizio, per la determinazione del compenso spettante agli arbitri, quando sono le parti a decidere di ricorrere ad essa. I massimi tariffari possono essere derogati per accordo fra le parti: possono, dunque, essere determinati in misura maggiore di quella stabilita dalla tariffa. Gli onorari (dovuti per la difesa, la c.d. assistenza di difensore) possono, nelle cause di straordinaria importanza, essere liquidati dal giudice aumentandoli fino al doppio o al quadruplo dei massimi stabiliti (art. 5 D.M. 127/2004); mentre nelle cause di particolare semplicità possono essere ridotti fino alla metà. Essi sono dovuti sia nell attività giudiziale che in quella stragiudiziale. Il professionista ha altresì diritto ad un rimborso forfettario per spese generali determinato in misura del 12,5% su diritti ed onorari: l aumento rispetto all originario 10% è stato disposto dal D.M. 127/2004 ed è immediatamente applicabile. C) I diritti I diritti sono dovuti per l attività procuratoria (c.d. ministero di difensore, ossia la rappresentanza tecnica in udienza) che può essere svolta anche dalla stessa persona che difende, in qualità di avvocato, la parte (la differenza è evidente nel caso di elezione di domicilio presso un collega iscritto in una diversa Corte d Appello, in quanto sarà quest ultimo ad essere presente in udienza). I diritti riguardano ogni singola attività svolta dal procuratore (per es. iscrizione a ruolo, citazione testi, ritiro ed esame provvedimenti) ed hanno un entità diversa a seconda del valore della causa, ma sono sempre inderogabili. D) Le spese Si tratta delle c.d. spese vive che l attività forense comporta, provate da ricevute e timbri apposti sugli atti: tra queste è da comprendere il versamento del contributo unificato, che col D.M. 127/2004 è previsto anche come diritto (Tabella B). Esse non rientrano a formare l imponibile ai fini fiscali.

4 64 E) Altre spettanze Parte Prima - L ordinamento forense Al professionista competono, quando non siano stati tempestivamente versati gli emolumenti e siano decorsi tre mesi dall invio della parcella o dal preavviso di parcella senza che gli importi indicati siano stati contestati nella congruità, gli interessi e non più la rivalutazione monetaria. Il cliente deve altresì versare l I.V.A. ed il Contributo integrativo della Cassa Previdenza (C.P.A.) entrambi da calcolarsi sul totale della parcella, escludendo l importo relativo alle spese. Il diritto dell avvocato a percepire gli emolumenti si prescrive in tre anni (prescrizione presuntiva ex art. 2956, n. 2 c.c.); il termine prescrizionale decorre: a) dalla decisione della lite, intendendosi per tale la data di pubblicazione della sentenza non impugnabile che chiude la causa definitivamente; b) dalla conciliazione delle parti; c) dalla revoca del mandato; d) dall ultima prestazione, per gli affari non terminati. Il credito del professionista relativo alla retribuzione dovutagli per gli ultimi due anni di prestazioni gode del privilegio generale mobiliare (art. 2751bis, n. 2 c.c.). 3. Azioni legali per il conseguimento della retribuzione Al momento della presentazione della parcella, il professionista deve essere pagato senza ritardo, altrimenti maturerà il suo diritto ad ottenere anche gli interessi (art c.c.). Il professionista per ottenere il pagamento del proprio compenso può agire con: a) il giudizio ordinario che si instaura con la notifica dell atto di citazione contenente la domanda giudiziale di pagamento; b) il ricorso per ingiunzione previsto espressamente dal n. 2 dell art. 633 c.p.c. (per il pagamento di compensi in materia stragiudiziale e penale è l unico rimedio esperibile); c) il procedimento speciale, ex artt. 28, 29 e 30 L n. 794 (compresa la particolare forma di opposizione). La competenza a decidere è funzionale ed inderogabile ed è attribuita al capo dell ufficio innanzi al quale abbia avuto corso il processo (in caso di più gradi di giudizio è competente il giudice che abbia svolto il 1 grado, ovvero il magistrato che ha pronunciato per ultimo). Questi, esperite le procedure, emette una ordinanza inimpugnabile, ex lege, succintamente motivata che costituisce titolo esecutivo anche in relazione alle spese processuali. L ordinanza può, comunque, essere impugnata con ricorso per Cassazione ex art. 111 Costituzione. Anche gli eredi del professionista possono, nei tre anni successivi al decesso, «avvalersi delle speciali norme stabilite per il rimborso delle spese ed il pagamento degli onorari» (art. 67 L.P.F.). 4. Il patto di quota lite e la cessione dei diritti litigiosi Una particolare ipotesi vietata dalla legge (art. 2233, comma 3, c.c.) con conseguente nullità assoluta dell accordo intercorso tra il professionista ed il cliente era quella del «patto di quota lite».

5 Capitolo Sesto - La retribuzione dell attività professionale 65 Esso consiste in una sorta di convenzione, che intercorre tra l avvocato e il suo assistito, antecedente alla conclusione del procedimento, in base alla quale il cliente si obbliga a riconoscere all avvocato una parte del risultato ottenuto. Questa quota può essere rappresentata sia da una somma di denaro che da qualsiasi altro bene o valore conseguito con la definizione del procedimento. Il patto di quota lite può configurarsi in due modi: in primo luogo si ha quando si stabilisce che il compenso per l attività professionale è costituito da una parte dei beni o crediti religiosi, in secondo luogo quando il compenso viene collegato al risultato dell attività svolta o viene individuato come una quota parte del valore dei beni su cui si controverte. La seconda delle ipotesi citate è ora ammissibile, avendo disposto il decreto Bersani l abrogazione di tutte le norme che prevedono il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. Per quanto riguarda, invece, la prima delle ipotesi prospettate, è stato giustamente rilevato (PERFETTI) che, nonostante le disposizioni della L. 248/2006, resta sempre operante il divieto di cessione dei crediti litigiosi, disposto con l art c.c. e comunemente ritenuto applicabile a qualsiasi diritto, ivi compresi i diritti reali. Dal patto di quota lite è da tener distinto il c.d. palmario, che consiste in un volontario riconoscimento che il cliente spontaneamente corrisponde al difensore in considerazione della qualità dell opera svolta dal professionista nei suoi confronti. La cessione dei diritti litigiosi è una particolare previsione normativa dell art c.c. Questa norma sancisce, a pena di nullità assoluta ed inderogabile, il divieto di cessione dei diritti oggetto di contestazione, la cui violazione comporta anche il risarcimento dei danni. Con tale norma si vuole escludere la partecipazione alla lite di parti il cui decoro ed imparzialità potrebbero essere offese ove non rimangano estranee alla controversia. 5. patrocinio a spese dello Stato In origine, era disciplinato il gratuito patrocinio che consentiva alle persone meno abbienti di adire gratuitamente la giustizia o di difendersi dalle altrui pretese, al fine di determinare condizioni di generale uguaglianza nella tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi. In materia (disciplinata in maniera organica dal R.D.L , n e dalla L , n. 217, «Patrocinio dei non abbienti», che però limitava il suo campo di operatività ai giudizi penali ed a quelli civili per il risarcimento dei danni conseguenti alla commissione di reati), è intervenuta la L , n. 134 che ha abrogato, a decorrere dall il R.D. 3282/1923 e modificato la L. 217/1990, attuando la disciplina generale del patrocinio dei non abbienti avanti ad ogni giurisdizione. Innanzitutto il legislatore ha esteso l applicabilità delle nuove norme ai giudizi civili ed amministrativi, alle contravvenzioni e per la difesa del cit-

6 66 Parte Prima - L ordinamento forense tadino non abbiente indagato o imputato, per ogni grado e fase del giudizio e per tutte le procedure derivate ed incidentali, comunque connesse. Risultano esclusi da tali previsioni, gli imputati per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. L esercizio del diritto di difesa è garantito dalla possibilità per gli interessati di ricorrere ad un difensore di fiducia, iscritto nell albo del distretto di Corte d Appello nel quale ha sede il giudice davanti al quale pende il processo, ed a consulenti tecnici ed investigatori privati autorizzati, a spese dello Stato. Per la partecipazione a distanza al procedimento penale dell indagato, dell imputato o del condannato è possibile assumere un secondo difensore, limitatamente agli atti che effettivamente si compiono a distanza; inoltre è possibile sostituire il difensore, qualora venisse a mancare l indispensabile stima reciproca. Presso ogni Consiglio dell ordine degli avvocati è istituito l elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato, del quale fanno parte avvocati con determinati requisiti tra i quali un anzianità professionale non inferiore a sei anni. Le modifiche apportate all art. 5 della L. 217/1990, inoltre, rendono più semplice l accesso al patrocinio a spese dello Stato, prevedendo l autocertificazione delle condizioni di reddito che giustificano la richiesta e l indicazione delle generalità e del codice fiscale dell interessato e dei componenti il suo nucleo familiare. Non occorrono altri documenti per presentare l istanza di ammissione al gratutito patrocinio, salvo esplicita richiesta del giudice e salvo certificazione dell autorità consolare competente, che attesti la veridicità dell autocertificazione, se l istante è straniero. Nei dieci giorni successivi a quello in cui è presentata o è pervenuta l istanza, ovvero immediatamente, se l istanza è presentata in udienza, a pena di nullità assoluta degli atti successivi, ai sensi dell art. 179 co. 2 c.p.p., il giudice competente deve verificare l ammissibilità della stessa ed ammettere l interessato al patrocinio a spese dello Stato, oppure negarla, ma sempre con decreto motivato, depositato nella cancelleria del giudice e notificato al pubblico ministero. Il D.P.R , n. 115 (Testo Unico sulle spese di giustizia, pubblicato sul supplemento ordinario n. 126 alla Gazzetta ufficiale del 15 giugno 2002, n. 139) è intervenuto a disciplinare la materia, disponendo l abrogazione della citata L. 134/2001(eccettuati gli articoli 19, 20, e 21) e della L. 217/1990, a partire dal 1 luglio 2002, assorbendo gran parte delle norme già contenute nei suddetti provvedimenti. L art. 76 del D.P.R 115/2002 specifica i requisiti richiesti: può essere ammesso al patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile non superiore a ,16 euro (importo aggiornato ex D.M ); è prevista, ma solo per il processo penale, l elevazione di tale limite di reddito, di euro 1.032,91, per ognuno dei familiari conviventi. Colui che si trovi nelle condizioni indicate nell art. 76 può chiedere di essere ammesso al patrocinio in ogni stato e grado del processo. L istanza, il cui contenuto è disciplinato dall art. 79, a pena di inammissibilità, deve essere

7 Capitolo Sesto - La retribuzione dell attività professionale 67 sottoscritta dall interessato; nel settore civile deve contenere, sempre a pena di inammissibilità, le enunciazioni in fatto ed in diritto utili a valutare la non manifesta infondatezza della pretesa che si intende far valere, con la specifica indicazione delle prove di cui si intende chiedere l ammissione (art. 122) e ciò rappresenta una novità rispetto alla disciplina previgente. Il consiglio dell ordine degli avvocati diventa organo competente a ricevere l istanza di ammissione al patrocinio in sede civile; tale istanza è presentata esclusivamente dall interessato o dal difensore, ovvero inviata, a mezzo raccomandata. Il consiglio dell ordine competente è quello del luogo in cui ha sede il magistrato davanti al quale pende il processo, ovvero, se il processo non pende, quello del luogo in cui ha sede il magistrato competente a conoscere del merito (art. 124). Il consiglio dell ordine degli avvocati nei dieci giorni successivi alla presentazione, verificata l ammissibilità dell istanza e sulla base del riscontro dei requisiti di reddito e della non manifesta infondatezza, deve decidere; se il consiglio respinge o dichiara inammissibile l istanza, questa può essere proposta al magistrato competente per il giudizio. In sede penale, invece, l istanza è presentata all ufficio del magistrato innanzi al quale pende il processo (art. 93). Gli effetti dell ammissione decorrono dalla data in cui l istanza è stata presentata o è pervenuta all ufficio del magistrato o dal primo atto in cui interviene il difensore. Occorre sottolineare la disparità di trattamento per quanto concerne i compensi ai difensori delle persone ammesse al patrocinio. Infatti, ai sensi dell art. 130 gli importi spettanti al difensore (all ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte) nei giudizi civili sono ridotti della metà, mentre in sede penale vale la regola generale prevista dall art. 82, che dispone che l onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati, osservando la tariffa professionale in modo che, in ogni caso, non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti relative ad onorari, diritti ed indennità, tenuto conto della natura dell impegno professionale, in relazione all incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale della persona difesa. Inoltre l art. 85, applicabile anche in sede civile, dispone che il difensore non può chiedere e percepire dal proprio assistito compensi o rimborsi a qualunque titolo, diversi da quelli previsti dalla parte III del D.P.R. 115/2002. Qualunque patto contrario sarebbe nullo e la violazione di tale divieto costituisce grave illecito disciplinare professionale. L art. 125, infine, prevede sanzioni penali per le dichiarazioni false sul limite di reddito o per l omesso aggiornamento delle dichiarazioni precedentemente rese: il colpevole è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 309,87 a euro 1.549,37. Infine, in sede civile, è previsto l obbligo, a carico del difensore della parte ammessa al patrocinio, di chiedere la dichiarazione di estinzione del processo in caso di cancellazione dal ruolo ex art. 309 c.p.c., la cui inosservanza ha rilevanza disciplinare.

8 68 Parte Prima - L ordinamento forense 6. Il tariffario alla luce della L , n. 248 Per poter inquadrare correttamente l incidenza delle c.d. liberalizzazioni sulle tariffe degli avvocati, è necessario fare una premessa che parte dalla necessità che ha il legislatore nazionale di adeguarsi al rispetto delle norme del diritto Comunitario. Invero, l Unione Europea ha più volte sollecitato lo Stato italiano ad un abbassamento del livello di regolamentazione delle professioni, tra i più alti d Europa. Da un punto di vista cronologico, partendo dal vertice di Lisbona del 2000 per approdare alle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2005, l idea di fondo è nata per creare uno spazio di competitività nelle professioni liberali e garantire una reale e libera concorrenza, nella considerazione della instaurazione di un effettivo mercato comune di servizi all interno dell Unione. In particolare, in riferimento ai sistemi tariffari delle professioni legali, la Commissione ha rilevato come nella maggior parte degli Stati membri i sistemi retributivi sono esercitati senza prezzi fissi, argomento da cui discende che il controllo dei prezzi non è strumento indispensabile per garantire standard qualitativi elevati. Anche l Antitrust ha sostenuto il principio secondo il quale la fissazione di tariffe obbligatorie in deroga al libero mercato non trova alcuna giustificazione, giacché non trova riscontro l idea che la qualità della prestazione sia assicurata da un prezzo predeterminato. Sul piano politico, il Parlamento europeo, con una risoluzione sulla regolamentazione di mercato e sulle norme di concorrenza per le libere professioni del 16 dicembre 2003, ha auspicato una maggiore concorrenza sulla qualità del servizio fornito dalle professioni forensi all interno dell Unione; in linea pratica, ha ritenuto gli Stati membri autorizzati a stabilire tariffe obbligatorie, sottolineando però che queste devono essere poste a tutela dell interesse generale e non di quello della professione. Sulla scorta di tali indirizzi e partendo da un modificato piano culturale, seppure non sempre condivisibile nei presupposti, le norme del pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni, contenute nel D.L , n. 223, convertito in legge , n. 248, hanno creato un vespaio di critiche e mobilitazioni sociali. Il disegno di legge delega in materia di riforma delle professioni intellettuali è stato presentato dal Guardasigilli alle associazioni di categoria il 9 novembre 2006 e, in versione modificata in accoglimento di alcune proposte degli Ordini professionali, approvato dal Consiglio dei Ministri il 1 dicembre Tra i principi generali della riforma ricordiamo: l accesso libero senza predeterminazione numerica delle professioni; la possibilità di esercizio in forma individuale o societaria; la pubblicità consentita su titoli, specializzazioni, caratteristiche e costo del servizio; la pattuizione consensuale del corrispettivo; l obbligatorietà dell assicurazione professionale.

9 Capitolo Sesto - La retribuzione dell attività professionale 69 Infine, i Consigli degli Ordini dovranno curare la qualificazione e la formazione permanente degli iscritti, laddove il mancato aggiornamento è previsto tra gli illeciti disciplinari, come già prevede il codice deontologico forense. Anche il Consiglio Nazionale Forense (C.N.F.) il 18 gennaio 2007 ha approvato un Regolamento per la formazione permanente degli avvocati, rendendo concreto l obbligo di partecipazione ad attività formative per tutti gli iscritti. Dopo questo necessario preambolo, si può passare ad esaminare le misure incidenti sui servizi professionali. L art. 2 del D.L. 223/2006 conv. in L. 248/2006 ha previsto la abrogazione di tre tradizionali divieti, così ritenendo di far cadere uno dei maggiori vincoli allo sviluppo di un mercato concorrenziale: il divieto di deroga alle tariffe professionali fisse o minime, nonché quello di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti; il divieto, anche parziale, di pubblicizzare titoli e specializzazioni, caratteristiche e prezzi del servizio offerto; il divieto di fornire all utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare, attraverso società o associazioni di professionisti. Di fronte a tale provvedimento, la mobilitazione degli avvocati italiani è stata pressocché unanime; di talché, in sede di conversione del decreto, limitatamente alle sole tariffe forensi, sono state apportate alcune importanti modifiche. In primo luogo, la introduzione del comma 2bis dell art. 2, che ha modificato l ultimo comma dell art c.c., secondo cui le tariffe professionali forensi (a differenza di tutte le altre) possono essere derogate solo attraverso il sistema delle pattuizioni scritte tra avvocato e cliente. Ove tale forma, ad substantiam, non venga rispettata, si ritorna al sistema tariffario. Ancora, sono state previste due ampie deroghe: la liquidazione giudiziale; il gratuito patrocinio. In entrambi i casi, il giudice provvede alla determinazione dei compensi «sulla base della tariffa professionale». In piena coerenza, il Consiglio Nazionale Forense, con una circolare del 4 settembre 2006, ha confermato la inammissibilità e la perseguibilità come illecito disciplinare di natura deontologica di quelle pattuizioni su compensi sproporzionati e di mezzi pubblicitari ritenuti offensivi per il decoro della classe. L adeguamento del codice deontologico alla nuova disciplina è avvenuto nei termini previsti dalla legge. Per quanto concerne il tariffario, il C.N.F. ritiene consentita la negoziazione del compenso, anche se deve essere rapportato al risultato ottenuto dall avvocato; così il nuovo art. 45 del Codice Deontologico recita che «i compensi (anche negoziati) siano proporzionati all attività svolta».

10 C.C.B.E. [conseil des barreaux de l union européenne] Ha sede a Bruxelles, dove fu costituito come sottocommissione dell U.I.A. (Union international des Avocats, di lingua prevalentemente francese), per lo studio relativo ai problemi dell influenza del trattato di Roma sulla professione forense, e per favorire l elaborazione di soluzioni destinate a coordinare ed armonizzare l esercizio della stessa, assicurando un collegamento tra i professionisti ed i rispettivi ordini ed associazioni all interno della C.E. Divenuto organo della Comunità, ha assunto un ruolo rappresentativo della professione europea di avvocato, consacrato dalla nuova denominazione di Consiglio degli Ordini Forensi della Comunità Europea. Tra i principali meriti del ( ) va segnalata la redazione e l approvazione, nel 1988, di un Codice deontologico degli avvocati della Comunità europea [vedi ], nel tentativo di armonizzare le varie norme e consuetudini regolanti l esercizio della professione forense nei vari paesi della C.E., oggi Unione Europea [vedi ]. C.d.O. [vedi Consiglio dell Ordine]. Censura art. 40 R.D.L , n È una delle sanzioni disciplinari [vedi ] cd. formali, e consiste nella dichiarazione formale al professionista della mancanza commessa e del conseguente biasimo. Come l avvertimento [vedi ], è inviata all interessato con lettera del Presidente del Consiglio dell Ordine [vedi ]. Centro Elettronico di Documentazione [c.e.d.] D.P.R , n. 322 Il ( ) della Suprema Corte di Cassazione [vedi ] istituito presso il Ministero della giustizia, consente l accesso ai servizi di informatica giuridica agli esercenti le professioni forensi e legali. Le banche dati e gli archivi del ( ) permettono di consultare documenti giuridici riguardanti legislazione, giurisprudenza e dottrina. La consultazione può avvenire presso i terminali presenti negli uffici giudiziari ovvero, previa concessione e dietro pagamento di un canone annuale o a consumo, attraverso un qualsiasi computer privato che abbia accesso alla rete Internet. In uno con la concessione, il ( ) mette a disposizione un apposito software per la consultazione degli archivi. Circondario 151 Certificato di compiuta pratica art. 10, R.D , n. 37; art. 9, D.P.R , n. 101; art. 1, D.L , n. 112, conv. in L , n. 180 È rilasciato al praticante [vedi ] dal Consiglio dell Ordine [vedi ] competente, dopo aver eseguito i previsti accertamenti sul regolare espletamento della pratica forense [vedi ] e sulla tenuta del libretto della pratica [vedi ]. Il D.P.R. 101/1990 disponeva che il ( ) venisse rilasciato dal C.d.O. ove il praticante avesse svolto l ultimo semestre della pratica con l ausilio, in caso di trasferimento del praticante, di certificazioni rilasciate dal Consiglio di provenienza. Per contrastare il diffuso fenomeno del trasferimento dei praticanti finalizzato alla scelta di sedi dell esame di abilitazione professionale [vedi ] ritenute più agevoli, sulla materia è intervenuto il D.L. 112/2003, conv. in L. 180/2003, che prevede che il ( ) venga rilasciato dal C.d.O. del luogo ove il praticante ha svolto la maggior parte della pratica o, in caso di parità, del luogo in cui la pratica è stata iniziata; il ( ), inoltre, non può essere rilasciato più di una sola volta. Fino al , comunque, il ( ) è ancora rilasciato dal C.d.O. del luogo ove il praticante risulta essere iscritto alla data del Attestando il regolare compimento della pratica, il ( ) deve essere depositato con la domanda di ammissione all esame di abilitazione, entro il 10 novembre dell anno in cui si intende sostenere l esame, allegando diploma di laurea in originale od in copia autentica, certificato dell esame di laurea con relativa votazione e ricevuta attestante il versamento della tassa d esame. Il ( ), peraltro, può essere prodotto anche successivamente alla detta scadenza, purché non oltre i 20 giorni precedenti la data dell esame. Il ( ) infine, individua la Corte d Appello [vedi ] presso cui il praticante può sostenere l esame di abilitazione. Circondario È l ambito territoriale che delimita la competenza del Tribunale. In passato, entro ogni ( ) si avevano più mandamenti di Pretura. La L , n. 30 aveva istituito le Preture circondariali, dislocate nei Comuni in cui hanno sede i Tribunali, trasformando le Preture mandamentali in sezioni distaccate delle Preture circondariali (es.: Pretura circondariale di Napoli - Sezione distaccata di Barra).

11 152 Con la soppressione delle Preture disposta dal D.Lgs , n. 51 è il Tribunale ad essere organizzato in sezioni distaccate, nelle quali si possono trattare, però, solo le cause in cui il Tribunale giudica in composizione monocratica (ed escluse le controversie in materia di lavoro e previdenza ed assistenza obbligatoria che sono trattate esclusivamente nella sede principale del Tribunale). Per quanto attiene specificamente la funzione dell avvocato, in ogni ( ) ha sede un Consiglio dell Ordine [vedi ]. Citazione per il processo disciplinare art. 48, R.D , n. 37 Nel corso del procedimento disciplinare [vedi ] a carico del professionista, ove venga disposto il rinvio a giudizio, all incolpato ed al Pubblico Ministero, deve essere notificata una ( ) contenente: le generalità dell incolpato, l indicazione precisa e determinata degli addebiti, a pena di nullità; il luogo, il giorno e l ora della comparizione; l avviso che l incolpato potrà farsi assistere da un difensore; l avviso che si procederà al giudizio anche in caso di mancata comparizione; l elenco dei testi che saranno escussi; il termine entro il quale l incolpato, il suo difensore ed il P.M. potranno prendere visione degli atti, presentare deduzioni ed indicare testi, la data di emissione e la sottoscrizione del Presidente. Con la ( ) all incolpato deve essere concesso un termine di comparizione non inferiore a 10 giorni. Cliente [vedi Rapporti professionali con la parte assistita]. C.N.F. [vedi Consiglio Nazionale Forense]. Citazione per il processo disciplinare Codice di autoregolamentazione dell astensione collettiva degli avvocati Approvato in via d urgenza il dalle giunte dell Organismo unitario dell Avvocatura [vedi ] e dell Unione Camere Penali Italiane, disciplina l esercizio della facoltà di astensione [vedi ] dei professionisti forensi dalla attività di udienza. L urgenza dell approvazione era dettata dalle continue sollecitazioni del Ministro della giustizia [vedi ] e, soprattutto, dal voler evitare che fosse approvato il disegno di legge presentato da quest ultimo, definendo la materia dall esterno della classe forense. Principale innovazione rispetto alla disciplina già contenuta nella legge n. 146/1990 (che regolamenta lo sciopero nei servizi pubblici essenziali), è la possibilità che l astensione sia indetta da qualsiasi autorità, purché dotata della necessaria forza rappresentativa. Il ( ) inoltre, si propone di contemperare da un lato il godimento dei diritti della persona, della libertà e della dignità dell avvocato e, dall altro, il diritto di azione e difesa sancito dall art. 24 della Costituzione. Nel dicembre 2007, la Commissione di garanzia dell attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, unitamente agli organismi dei vari settori dell Avvocatura italiana (UCPI, UNCC, AIGA), ha stilato un Codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati. Tra le altre si prevede, nei periodi di astensione, la prestazione inderogabile per i soggetti detenuti ed in riferimento ai provvedimenti restrittivi ed a quelli cautelari ed urgenti, la previsione di termini per le comunicazioni all utenza e le motivazione dell astensione. Codice deontologico degli avvocati Allo scopo di dare una connotazione unitaria alla disciplina della deontologia professionale [vedi ], accogliendo le incertezze che da tempo l intera categoria aveva manifestato, è stato redatto ed approvato il ( ), con delibera [vedi ] del , dal Consiglio Nazionale Forense [vedi ], tenendo conto di proposte e suggerimenti dei vari Consigli dell Ordine [vedi ]. Funzione precipua del ( ) è quella di identificare e rilevare le innumerevoli norme deontologiche afferenti l esercizio dell attività professionale, evincendole da regolamenti, pareri, delibere, atti di congressi e, soprattutto, dalla copiosa elaborazione degli organi disciplinari. La codificazione, inoltre, dando una possibilità di immediata conoscenza e certezza della norme (e non più solo del momento patologico-sanzionatorio), presenta l indubbio vantaggio di evitare il proliferare di illeciti disciplinari, evitando valutazioni personalistiche e locali legate ad interessi in aperto contrasto con i principi da tutelare. Il Titolo I del ( ) contiene l elencazione dei principi generali, vale a dire i doveri [vedi ] che il professionista deve onorare nell esercizio della propria attività. Il Titolo II disciplina i rapporti tra colleghi [vedi ], ovviamente ispirati ai principi di correttezza e lealtà, mentre il Titolo III riguarda i rapporti con la parte [vedi ], imperniati essenzialmente sulla fiducia reciproca. Infine, il Titolo IV regola i rapporti con la controparte, i magistrati ed i terzi, vietando

12 nei confronti della controparte azioni sproporzionate o vessatorie o che aggravino senza motivo la posizione della stessa con onerose e plurime iniziative giudiziali. Il ( ) è stato inoltre modificato, in relazione ad alcuni aspetti, con delibere del C.N.F. del e del Codice deontologico degli avvocati della Comunità Europea Al fine di trovare un punto d incontro tra le differenti forme organizzative, di attività e di tradizione culturale e giuridica nell esercizio della professione forense nei singoli Stati della Comunità Europea (oggi Unione Europea [vedi ]), e segnare una tappa di avvicinamento alla creazione del cd. avvocato senza frontiere, il Consiglio degli Ordini Forensi d Europa (C.C.B.E. [vedi ]) ha approvato, con delibera del , il ( ), successivamente modificato il e, poi, con delibera del Il nostro Consiglio Nazionale Forense [vedi ] ha provveduto alla ratifica del ( ) il Il ( ) si apre con un preambolo sulla missione dell avvocato, il suo rilievo ed i conseguenti obblighi sociali; si precisano, poi la natura delle norme di deontologia [vedi ], i valori etici comuni ai professionisti degli Stati membri, e la necessità di una maggiore uniformità nell applicazione di tali precetti. L esigenza di norme uniformemente applicabili nei singoli contesti nazionali si segnala come assolutamente prioritaria, attesa la sempre maggiore intensità dell attività professionale extranazionale. L elaborazione prevede, poi, l elencazione dei principi generali che presiedono al corretto e probo svolgimento dell attività forense, come l indipendenza [vedi ] del professionista dai propri interessi personali o dalle influenze esterne, a tutela della funzione e dell imparzialità del giudice; l obbligo di onorabilità, probità e rettitudine, presupposto indefettibile per la nascita e lo sviluppo del rapporto fiduciario con il cliente; il dovere di rispettare il segreto professionale [vedi ], anche dopo la fine del rapporto con il cliente; l obbligo di rispettare le norme deontologiche dello Stato in cui si opera (conforme a quanto disposto, per l avvocato italiano, dall art. 4 del relativo Codice deontologico); il richiamo all incompatibilità [vedi ], con particolare riguardo alle norme dello Stato membro in cui si agisce; era inoltre previsto il divieto assoluto di farsi pubblicità [vedi ], oggi eliminato dalle modifiche apportate dalla delibera del Colloqui 153 Il ( ), inoltre, disciplina scrupolosamente i rapporti dell avvocato con il cliente [vedi Rapporti professionali con la parte assistita], con i colleghi [vedi Rapporti professionali con i colleghi] stranieri nonché i rapporti con i magistrati [vedi ]. Nell ottica di una sempre maggiore tutela dell assistito, è inoltre prevista e disciplinata la possibilità per l avvocato di detenere fondi per conto dei clienti (cd. fondi-clienti) o di stipulare polizze assicurative per la responsabilità professionale che, tuttavia, hanno in pratica una diffusione alquanto modesta. Codici commentati art. 21, R.D.L , n. 1578; L , n. 242; D.L , n. 112, conv. in L , n. 180 Nel corso delle prove dell esame di abilitazione professionale [vedi ], è precluso ai candidati l utilizzo di libri, opuscoli e scritti di qualsiasi genere, eccezion fatta per i codici, anche se commentati con la giurisprudenza, le leggi ed i decreti dello Stato. A tal fine, i candidati hanno facoltà di far pervenire le copie dei ( ) che intendono utilizzare almeno 3 giorni prima della data delle prove alla propria commissione esaminatrice [vedi ], che ne ammetterà l utilizzo previa verifica. La possibilità di utilizzare ( ), peraltro, era stata oggetto di una modifica apportata dal D.L , n. 112, che l aveva espressamente vietata. In sede di conversione del decreto, tuttavia, dando ascolto alle innumerevoli voci di protesta levatesi dalle associazioni dei praticanti, la modifica è stata soppressa. Colleghi [vedi Rapporti professionali tra colleghi]. Colloqui art. 104 c.p.p. Quando un imputato si trovi in stato di custodia cautelare, o sia arrestato in flagranza o sottoposto a fermo, ha diritto ai ( ) con il proprio difensore fin dall inizio dell esecuzione della misura. Tanto perché l interrogatorio, trasformatosi da strumento inquisitorio in mezzo di difesa, assume importanza centrale per gli interessi dell imputato, con conseguente diritto alla difesa di quest ultimo. Il diritto ai ( ) con il difensore, nel corso delle indagini preliminari e ove sussistano eccezionali ragioni di cautela, può essere dilazionato di 5 giorni con decreto motivato pronunciato dal giudice su richiesta del P.M. L eventuale dilazione immotivata comporta la nullità generale di cui agli artt. 178 e 180 c.p.p.

13 154 Commissario Straordinario art. 8, D.Lgs. Lgt , n. 382 Quando provvede allo scioglimento del Consiglio dell Ordine [vedi ], il Ministro della giustizia [vedi ] nomina un ( ), al quale sono affidate tutte le funzioni del C.d.O., ivi comprese quelle disciplinari, specie se relative a provvedimenti di urgenza. Nello svolgimento delle sue funzioni, il ( ) può essere affiancato e coadiuvato da un comitato, composto da iscritti all albo dell Ordine, in numero variabile da 2 a 6, nominato discrezionalmente dal Ministro. Il ( ), entro 90 giorni dallo scioglimento, deve indire le elezioni per la nomina del nuovo C.d.O. Commissario Straordinario Commissione esaminatrice art. 22, R.D.L , n. 1578; art. 1bis, D.L , n. 112 conv. in L , n. 180 Per ( ) si intende la commissione centrale che sovrintende al corretto svolgimento dell esame di abilitazione professionale [vedi ]. La ( ) è nominata con decreto del Ministro della giustizia [vedi ] ed è composta da cinque membri titolari (due avvocati iscritti da almeno 12 anni all albo, due magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di Corte d appello ed un professore universitario o di istituto superiore di materie giuridiche), e da altrettanti supplenti (nella medesima proporzione). Ha sede presso il Ministero della giustizia; il Ministro nomina il Presidente ed il Vicepresidente, scegliendoli tra i componenti avvocati, nonché un dipendente dell amministrazione quale segretario. Insieme con la nomina della ( ), presso ogni Corte d Appello è nominata una sottocommissione, composta con le medesime proporzioni, dinanzi alla quale il candidato sosterrà l esame. Invero, dall entrata in vigore della L. 180/2003, ogni riferimento alla ( ) nello svolgimento dell esame è da intendersi riferito alle singole sottocommissioni istituite presso le Corti d appello. Qualora il numero dei candidati, per ogni singola Corte d appello, superi le 300 unità (ipotesi assai frequente), per quella Corte, oltre alla prima sottocommissione, il Ministro può nominare una o più sottocommissioni, assegnando loro fino a 300 candidati ciascuna. Gli avvocati componenti la ( ) e le sottocommissioni sono designati dal Consiglio Nazionale Forense [vedi ], su proposta congiunta dei Consigli dell Ordine [vedi ] di ciascun distretto [vedi ], assicurando la presenza, in ogni sottocommissione, eventualmente a rotazione annuale, di almeno un avvocato per ogni C.d.O. del distretto. A tal riguardo, il D.L. 112/2003, convertito in L. 180/2003, ha previsto che non possano essere nominati quali componenti della ( ) o delle sottocommissioni i membri dei Consigli dell Ordine ed i rappresentanti della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza [vedi ]. Del pari, i membri della ( ) non possono candidarsi a ricoprire tali ruoli nelle elezioni immediatamente successive all incarico ricoperto. Compenso art c.c.; artt. 57 e ss., R.D.L , n Ne ha diritto ogni avvocato che abbia assistito, giudizialmente o stragiudizialmente, un cliente. Il professionista può concordare liberamente il ( ) con il cliente; in assenza, è determinato attraverso le tariffe [vedi ], ovvero dall Autorità giudiziaria o, ancora, attraverso gli usi. Sul ( ), inoltre, il cliente deve anticipare le spese [vedi ] occorrenti e versare i necessari acconti. Se il ( ) non è stato concordato, il professionista redige una nota specifica [vedi ] dell attività prestata, comprendente onorari [vedi ], diritti [vedi ] e spese [vedi ], e la invia al cliente, che può contestarla in tutti i suoi elementi ma non nei minimi del compenso, se indicati nel rispetto delle tariffe. In caso di contestazione, la nota, che costituisce comunque una prova presuntiva delle prestazioni, è sottoposta a parere del Consiglio dell Ordine [vedi ]: sulla congruità della nota, comunque, provvede l autorità giudiziaria, che non è vincolata dal parere espresso dal C.d.O. Quando più professionisti hanno assistito un unico cliente, tutti hanno diritto al ( ) mentre, ove la liquidazione sia posta a carico della parte soccombente, quest ultima è tenuta a corrispondere l onorario a solo uno degli avvocati vittoriosi. In caso di transazione, tutte le parti che hanno transatto sono solidalmente obbligate al pagamento del ( ) ed al rimborso delle spese agli avvocati. Il diritto del professionista a percepire gli emolumenti si prescrive in tre anni dalla decisione della lite (rectius: dalla pubblicazione della sentenza), dalla conciliazione delle parti, dalla revoca del mandato o, per gli affari non conclusi, dall ultima prestazione. Competenza [dovere di] [vedi Doveri dell avvocato].

14 Competenza a procedere disciplinarmente art. 38, R.D.L , n In ipotesi di procedimento disciplinare [vedi ], la ( ) appartiene al Consiglio dell Ordine [vedi ]. In particolare, per il praticante avvocato [vedi ], è competente il C.d.O. del Tribunale presso cui è iscritto. Per l avvocato [vedi ], la ( ) spetta al C.d.O. di iscrizione ovvero a quello presso il Tribunale nella cui circoscrizione è avvenuto il fatto oggetto dell azione disciplinare, applicando il criterio della prevenzione. Se, però, l azione ha inizio in base a comunicazione dell autorità giudiziaria di un procedimento penale, la ( ) del C.d.O. presso cui il professionista è iscritto è esclusiva. Per i consiglieri dell Ordine è competente il C.d.O. avente sede presso la Corte d Appello o, se l indagato è parte di questo, il. C.d.O. presso la Corte d Appello più vicina. Per gli avvocati stranieri, la ( ) spetta invece al C.d.O. presso il Tribunale nella cui circoscrizione è avvenuto il fatto; per gli avvocati italiani all estero, invece, al C.d.O. di iscrizione. In caso di conflitto circa la ( ), per la risoluzione dello stesso interviene il Consiglio Nazionale Forense [vedi ], al quale i C.d.O. in contrasto trasmettono gli atti dandone contestualmente avviso alle parti che, entro 10 gg., possono far pervenire le proprie osservazioni. Consiglio degli Ordini Forensi della Comunità Europea [vedi C.C.B.E.]. Consiglio dell Ordine [c.d.o.] R.D.L , n. 1578; R.D , n. 37; D. Lgs. Lgt , n. 382; D.Lgs , n. 174; L , n. 67; L , n. 27 Organo elettivo, istituito presso ogni circondario di Tribunale, è composto di un numero di membri variabile da un minimo di 5 (se gli iscritti sono meno di 50) ad un massimo di 15 (se gli iscritti sono più di 500), eletti da e tra gli stessi iscritti. Il ( ) dura in carica, così come i suoi componenti, due anni (dal 1 gennaio al 31 dicembre successivo), salvo casi di scioglimento [vedi ]. Il ( ) uscente, comunque, resta in carica fino all insediamento del nuovo. Organi indefettibili del ( ) sono il Presidente, eletto dal ( ) a maggioranza assoluta, un Segretario ed un Tesoriere. Al Presidente spetta la rappresentanza dell Ordine, con poteri di convocazione e presidenza dell assemblea degli iscritti. Il ( ) esercita poteri di tipo deliberativo, consultivo, Consiglio Nazionale Forense 155 di vigilanza, oltre ad un limitato potere impositivo. Inoltre, esercita le varie funzioni relative alla tenuta dell albo professionale degli avvocati [vedi ] presso il quale l albo stesso è tenuto: in particolare provvede all iscrizione [vedi ], alla cancellazione [vedi ] ed alla revoca [vedi ] dall albo. Controlla, inoltre, il corretto esercizio della pratica forense [vedi ]. Il ( ) esercita altresì una funzione disciplinare vigilando sul decoro dei professionisti e sulla loro condotta, dà pareri (ove richiesti) sulla liquidazione degli onorari degli avvocati, concilia o interpone i propri uffici per la risoluzione di controversie tra professionisti dell Ordine, anche se appartenenti ad un diverso ( ) o tra professionisti e clienti. Il ( ), inoltre, decide il procedimento disciplinare [vedi ] a carico del professionista, con provvedimento che, secondo la giurisprudenza, ha natura amministrativa. Il ( ), infine, tutela, nei modi più idonei, il prestigio della categoria e può imporre una tassa di iscrizione [vedi ] annuale, o una tassa per il rilascio di certificati, nei limiti strettamente necessari a coprire le spese dell Ordine o collegio; proprio in relazione a tali attività, incombe sul ( ) l onere di redigere ed approvare un bilancio annuale. Per quanto concerne il funzionamento del ( ), di ogni seduta devono essere redatti verbali che vanno sottoscritti dal Presidente e dal Segretario; il ( ) provvede con delibera [vedi ]. Se il Presidente viene a mancare, per assenza o legittimo impedimento, è sostituito dal componente più anziano; in caso di dimissioni, invece, si procede alla nomina di un nuovo Presidente e si indicono elezioni suppletive. Se, invece, viene a mancare un membro del ( ), per dimissioni, morte o decadenza (in ipotesi di assenza per un periodo superiore a 6 mesi), si procede, con elezioni suppletive, alla nomina di un nuovo consigliere il cui mandato, tuttavia, cessa comunque, al pari degli altri, alla scadenza del biennio. Consiglio Nazionale Forense [c.n.f.] R.D.L , n. 1578; R.D , n. 37; D.Lgs. Lgt , n. 382; L , n. 67; L , n. 27 È l organo elettivo, con sede in Roma, che rappresenta, a livello nazionale, l intera categoria degli avvocati. È composto di 26 elementi, uno per ogni distretto [vedi ] di Corte d Appello [vedi ], scelti tra gli avvocati ammessi al patrocinio

15 156 innanzi le giurisdizioni superiori. I componenti il ( ) restano in carica tre anni e possono essere rieletti; dopo l elezione del Consiglio Nazionale Forense [vedi ], il ( ) uscente resta comunque in carica fino all insediamento del nuovo. Organi del ( ), eletti dai membri dello stesso, sono il Presidente, due Vice presidenti ed un Segretario. Provvede con delibera [vedi ], adottata a maggioranza dei voti; in caso di parità, prevale il voto del Presidente. Oltre a rappresentare l intera categoria, il ( ) svolge molteplici funzioni; in particolare determina le tariffe forensi [vedi ], decide sui conflitti di competenza tra i C.d.O., esercita poteri disciplinari ed impositivi nei confronti dei propri membri e degli iscritti, formula pareri su proposte di legge (ove richiesto dal Ministro della giustizia), e si pronuncia su ricorsi in materia disciplinare ed in tema di albi. Differenze Secondo la giurisprudenza costante, i provvedimenti del C.N.F. pronunciati sui ricorsi in materia disciplinare hanno natura giurisdizionale a differenza di quelli del C.d.O., ai quali si attribuisce natura amministrativa. Proprio tale funzione giurisdizionale in sede disciplinare ha da sempre sollevato aperte discussioni in dottrina e nella prassi, pur essendo stata costantemente riconosciuta costituzionalmente legittima. Il ( ) rende nota la sua attività attraverso la pubblicazione della rivista Rassegna Forense [vedi ]. Consulente tecnico artt. 61 e ss. c.p.c.; artt. 225 e ss. c.p.p. Offre al giudice ed all avvocato l ausilio delle conoscenze tecniche di un esperto. Il ( ) di parte (C.T.P.) coadiuva l attività della parte e, soprattutto, del difensore, fornendogli quei ragguagli tecnici (ad es. di carattere medico, scientifico o tecnico) che non rientrano nel suo normale bagaglio culturale. Nello stesso senso, il ( ) d ufficio (C.T.U.), che rappresenta uno degli ausiliari del giudice, integra, con la propria attività, quella del magistrato, offrendogli tanto elementi diretti per giudicare, quanto conoscenze per valutare le risultanze di determinate prove. La scelta del C.T.P. è fatta liberamente dalla parte e dal suo difensore, mentre il C.T.U. è nominato dal giudice, su richiesta delle parti o d ufficio, ed è scelto tra le persone iscritte in un apposito albo speciale. Consulente tecnico I ( ) nominati dalla parte hanno il compito di assistere, insieme con il difensore o in luogo dello stesso, alle operazioni del C.T.U. prospettandogli, nell interesse della parte rappresentata, le proprie osservazioni sullo svolgimento ed i risultati delle indagini peritali. Consulenza infedele [vedi Patrocinio o consulenza infedele]. Contributo previdenziale artt. 10 e 11, L , n. 576; L , n. 175; L , n. 141 Deve essere obbligatoriamente corrisposto alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza [vedi ] da ogni suo iscritto; il ( ) può essere soggettivo o integrativo e viene versato attraverso i ruoli esattoriali e, parzialmente, attraverso meccanismi di autodichiarazione e autotassazione. Alla contribuzione sono tenuti anche i pensionati che restano iscritti all Albo [vedi ] e proseguono l esercizio delle attività. Il contributo soggettivo è proporzionale al reddito professionale netto prodotto nell anno, risultante dalla relativa dichiarazione ai fini IRPEF, nella misura del 10% per il reddito fino ad ,28 e del 3% per il reddito eccedente tale limite; in ogni caso, è dovuto un contributo minimo; il ( ) soggettivo è deducibile ai fini IRPEF. Il contributo integrativo (C.P.A. [vedi ]), ripetibile ai clienti, è determinato nella misura del 2% (4% dal 1 gennaio 2010) sull importo corrisposto per la prestazione, deve essere versato alla Cassa indipendentemente dall effettivo pagamento ricevuto dai singoli clienti; non è soggetto all IRPEF né all IVA, e non contribuisce alla formazione del reddito professionale. Entro 30 giorni dalla data per la presentazione annuale della dichiarazione dei redditi, ogni iscritto alla Cassa è tenuto a comunicare, avvalendosi di appositi moduli, l ammontare del reddito dichiarato a fini IRPEF ed il valore complessivo d affari ai fini IVA relativi all anno precedente (cd. autodichiarazione). Sempre con l ausilio dei moduli prestampati, i ( ) vengono versati a mezzo c/c (cd. autoliquidazione); solo il contributo minimo viene iscritto a ruolo esattoriale. L omessa o infedele dichiarazione, o il ritardo oltre i 90 giorni nella presentazione, costituiscono infrazioni disciplinari. Il diritto ad esigere il ( ) dovuto si prescrive in 10 anni. Correttezza [dovere di] [vedi Doveri dell avvocato].

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