Lo stato di salute del Molise

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1 Lo stato di salute del Molise Giugno 2013 Sommario Lo stato di salute del Molise... 1 Il contesto territoriale del Molise...2 Analisi della Mortalità in Molise Le principali cause di ricovero ospedaliero nel Screening del Colonretto: diagnosi precoce delle neoplasie del colon-retto Screening della Mammella: diagnosi precoce delle neoplasie della mammella Il Benessere La percezione dello stato di salute Sintomi di depressione Malattie infettive L Alzheimer Salute materno -infantile Parti con Taglio Cesareo Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG)

2 Il contesto territoriale del Molise L ASReM, coincide con il territorio della regione Molise, una delle regioni dell'italia Centrale esistente dal 1963 come distaccamento dalla regione Abruzzo. Il territorio è montuoso per il 55,3% e collinare per la restante parte ad eccezione di una piccolissima zona costiera. Il Molise con una superficie di Kmq è la seconda regione più piccola d'italia e anche la meno abitata (dopo la Valle d'aosta). Confina ad est con il Mare Adriatico e la provincia di Foggia, a ovest con la provincia di Frosinone, a nord con le provincie di Chieti e L Aquila e a sud con le provincie di Beneveto e Caserta. L ASReM ha una popolazione (ISTAT 1/1/2012) di abitanti, pari allo 0,5 per cento della popolazione italiana, suddivisa per l assistenza sanitaria in 7 Distretti Sanitari, per complessivi 136 comuni. Contesto territoriale Distretto Maschi Femmine Totale AGNONE ISERNIA VENAFRO CAMPOBASSO BOJANO TERMOLI LARINO TOTALE Pagina 2 di 125

3 Il distretto di Campobasso - Bojano, con una superficie di Kmq, 51 comuni e una popolazione (al 1 gennaio 2012 fonte dati ISTAT) di abitanti, è il Distretto socio sanitario più grande della ASReM. Seguono il distretto di Termoli Larino con ab., Isernia Venafro ab. e infine quello di Agnone ab. Nel 2011 migliorano le condizioni di sopravvivenza della popolazione e si registra un ulteriore aumento della speranza di vita alla nascita. In Italia gli uomini raggiungono 79,4 anni (+0,3 rispetto al 2010), le donne 84,5 anni (+0,2). Se consideriamo la speranza di vita a 65 anni è stimata in 18,4 per gli uomini e 21,9 per le donne. REGIONI Stima di vita alla nascita per il Molise e per area geografica. Anno M F M F M F M F M F Molise* 78,5 84,4 78,8 84,5 78,7 84,5 79,0 84,6 79,2 84,9 ITALIA 78,4 84,0 78,7 84,0 78,8 84,1 79,0 84,1 79,4 84,5 Nord 78,6 84,3 78,9 84,4 79,0 84,3 79,3 84,5 79,7 84,7 Centro 78,8 84,2 79,1 84,4 79,2 84,3 79,4 84,4 79,6 84,8 *Il valore della speranza di vita è relativo all'insieme di Abruzzo e Molise Fonte dati Istat La popolazione molisana si caratterizza per una elevata speranza di vita alla nascita (79,2 anni per gli uomini e 84,9 anni per le donne, al primo posto c è la prov. di Bolzano (figura 4). Mentre se consideriamo la speranza di vita a 65 anni è stimata in 18,4 per gli uomini e 22,2 per le donne, anno 2011 stima; La popolazione Molisana sta progressivamente invecchiando con conseguente aumento del carico sociale e sanitario connesso alla disabilità ed alla non autosufficienza. Pagina 3 di 125

4 Piramide dell età popolazione Molisana al 1/01/2012 (fonte dati ISTAT) Maschi Femmine La piramide dell età, mette in relazione la numerosità con gli anni di età per sesso e mostra il tipico aspetto di una popolazione che tende al progressivo invecchiamento, con una base stretta ed un segmento mediamo allargato. Nella parte superiore della piramide si evidenzia come il fenomeno dell invecchiamento sia più marcato per la popolazione femminile rispetto a quella maschile. Struttura della popolazione Molisana al 1/01/2012 (fonte dati ISTAT) La popolazione straniera residente al 31/12/2010 risulta del persone (circa il 3% dei residenti) con un evidente incremento rispetto al 31/12/2005 dove la popolazione straniera residente risultava di persone. In tabella si riporta la cittadinanza dei cittadini stranieri nel Molise. Pagina 4 di 125

5 Cittadini stranieri Popolazione residente per sesso. Regione Molise al 31/12/2010 Cittadinanza M F TOT Romania Marocco Albania India Polonia Cina Ucraina Macedonia Tunisia Bulgaria Argentina Kosovo Stati Uniti Francia Moldova Brasile Senegal Venezuela ALTRI TOTALE Fonte dati Istat: focus sulla cittadinanza Pagina 5 di 125

6 Indicatori demografici Si riportano di seguito i principali indicatori demografici, calcolati per le due provincie della Regione Molise per gli anni Indicatori demografici. Regione Molise, anni Indicatore tasso di natalità (per mille abitanti) 7,4 7,8 7,6 tasso di mortalità (per mille abitanti) 10,8 10,8 11 saldo migratorio totale (per mille abitanti) 1,7 1,6 3,6 crescita naturale (per mille abitanti) -3,4-3 -3,4 tasso di crescita totale (per mille abitanti) -1,7-1,4 0,2 indice di dipendenza strutturale (%) - al 1 gennaio indice di dipendenza degli anziani (%) - al 1 gennaio indice di vecchiaia (%) - al 1 gennaio Fonte dati Istat (anno 2011: dato stimato I dati che descrivono la struttura per età della popolazione hanno forti analogie con il dato nazionale, seppure con una tendenza ad un maggiore invecchiamento: REGIONI Struttura per età della popolazione al 1 gennaio Anni (%) 0-14 anni * anni 65 anni e oltre 0-14 anni anni 65 anni e oltre 0-14 anni anni 65 anni e oltre Molise 12,6 65,5 21,9 12,5 65,7 21,9 12,3 65,6 22,1 ITALIA 14,1 65,7 20,2 14,0 65,7 20,3 14,0 65,3 20,6 Nord 13,6 65,0 21,3 13,7 65,0 21,3 13,8 64,6 21,7 Centro 13,4 65,2 21,5 13,4 65,1 21,5 13,5 64,8 21,8 Sud 15,2 67,0 17,8 15,1 67,0 18,0 14,9 66,7 18,4 Fonte dati ISTAT *Dato Stimato. Si rileva infatti il 22.1% di anziani, contro il 20.6% nazionale e con una popolazione con più di 75 anni pari 12% Particolare attenzione va data all indice di vecchiaia che per l ASReM nel periodo 2000/2012 è passato dal 140 al 179 contro i 125 e 147 nazionale e un indice di dipendenza strutturale con un valore medio nel periodo pari al 53, a testimonianza di un maggiore peso della popolazione in età non produttiva, e con un peso in crescendo soprattutto della popolazione anziana di età superiore o uguale a 65 anni (Indice di dipendenza degli anziani 34). Pagina 6 di 125

7 Indicatori di struttura della popolazione al 1 gennaio - Anni REGIONI Indice di dipendenza strutturale Indice di dipendenza anziani * Indice di vecchiaia Età media Indice di dipendenza strutturale Indice di dipendenza anziani Indice di vecchiaia Età media Indice di dipendenza strutturale Indice di dipendenza anziani Indice di vecchiaia Molise ITALIA Nord Centro Sud Fonte dati ISTAT *Dato Stimato. Nei grafici che seguono sono rappresentati alcuni degli indici strutturali relativi alla popolazione anziana: Età media Indice di dipendenza strutturale:rapporto tra popolazione in età non attiva (0-14 aa e 65 aa e più) e popolazione in età attiva (15-64 aa), moltiplicato per 100. Indice di dipendenza anziani: rapporto tra popolazione di 65 aa e più e popolazione in età attiva (15-64 aa), moltiplicato per 100 Indice di vecchiaia: rapporto tra popolazione di 65 aa e più e popolazione di età 0-14 aa e moltiplicato per 100. della Regione Molise e delle due province (Campobasso e Isernia) fonte dati.istat Pagina 7 di 125

8 fonte dati.istat Analizzando i dati separatamente per i sette Distretti, nel dato puntale del 2012, i valori più sfavorevoli si osservano nel distretto di Agnone, seguito a distanza dal distretto di Bojano e Larino, Isernia e Campobasso che sostanzialmente presentano valori sovrapponibili, mentre il distretto di Termoli presenta i valori più favorevoli. 300,0 Indicatori strutturali della popolazione distrettuale. Anno ,0 200,0 150,0 100,0 50,0 0,0 AGNONE ISERNIA VENAFRO CAMPOBASSO BOJANO TERMOLI LARINO indice di vecchiaia indice di dipendenza strutturale indice di dipendenza degli anziani Ancora più interessante è l analisi della popolazione a livello di circoscrizione comunale, in quanto con essa è possibile mettere in evidenza la disomogeneità nella distribuzione dei valori e le aree particolarmente svantaggiate. L analisi dei tre principali indicatori strutturali (Vecchiaia, dipendenza strutturale e dipendenza anziani) a livello di circoscrizione comunale, mette infatti in evidenza nei sette distretti ben definite aree con indicatori sfavorevoli rispetto alle altre. Pagina 8 di 125

9 Carico Sociale Distretti Valori % N W E S Indice di Vecchiaia Distretti Valori % N W E S Carico sociale degli anziani Distretti Valori % N W E S Pagina 9 di 125

10 Il contesto socio economico del Molise Riguardo ai livelli di istruzione, si osserva che: l indice di non conseguimento della scuola dell obbligo (9,67%) è leggermente inferiore al dato medio nazionale (10,44%); l indice di possesso del diploma di scuola media superiore (33,33%) è leggermente superiore al dato medio nazionale (33,02%). Peraltro, limitando l analisi alla sola componente della popolazione di età compresa tra i 19 ed i 34 anni, tale indice passa al 59,57%, ben superiore al dato medio nazionale 53,97%. Ciò significa che, mediamente, le classi più giovani presentano livelli d istruzione mediamente elevati rispetto allo scenario nazionale; un dato interessante riguarda anche la percentuale di diplomati iscritti all università: 89,1%, il più alto in Italia; nel complesso, il numero di iscritti negli atenei molisani (9.885 individui) rappresenta lo 0,5% del totale della popolazione universitaria nazionale. Tuttavia, riferendo il dato al numero di iscritti per la prima volta al primo anno (anno accademico ) tale quota passa allo 0,7%, segnale di una buona dinamicità e crescita delle strutture regionali. L analisi del mercato del lavoro mostra segnali poco incoraggianti, rappresentati da una situazione occupazionale che riflette la storica incapacità del sistema produttivo regionale di assorbire manodopera ed offrire occasioni di lavoro ai residenti, alla quale si sovrappongono elementi congiunturali rappresentati dai rallentamenti dell economia reale, che determinano ricadute anche a livello sociale ed economico. In tale contesto, il grado di inclusione delle donne nel mondo del lavoro e dell imprenditoria è ancora molto distante dalla media nazionale. In sintesi: il tasso di attività, il cui valore è del 56,8% (contro una media nazionale del 62,4%) è particolarmente basso, sopratutto se si concentra l analisi alla sola componente femminile (42,4%, contro il 50,4% registrato su scala nazionale); il tasso di occupazione (persone occupate di età tra i 15 ed i 64 anni, calcolate come percentuale della popolazione economicamente attiva)è pari al 51,2%, ben lontano dal dato nazionale (57,6%). Anche in questo caso, concentrando l attenzione sul dato femminile, il gap con il dato nazionale (36,2% contro il 45,3%) è ancora più evidente. Va inoltre sottolineato che nel corso degli ultimi anni il tasso di occupazione è leggermente aumentato, ma in misura minore rispetto a quanto rilevato su scala nazionale e nelle macroregioni Centro e Sud; il tasso di disoccupazione (% SULLA POPOLAZIONE ATTIVA) è pari al 10,1%, dunque superiore al dato medio nazionale (7,7%). Va tuttavia segnalato che in Molise si registra una lieve diminuzione della disoccupazione (in misura più marcata rispetto al trend nazionale), contro il tendenziale aumento fatto registrare nella UE a 25; Pagina 10 di 125

11 il tasso di disoccupazione femminile è sensibilmente più elevato rispetto a quello maschile (13,2% contro l 8,2%). Va inoltre aggiunto che tale forbice è ben più ampia rispetto al dato medio nazionale (5 punti percentuali di differenza, in Molise, rispetto ai 3,9 punti su scala nazionale). Forze di lavoro in complesso e tasso di attività anni (dati in migliaia e in percentuale) Anno 2005 Aree territoriali Forze di Lavoro Tasso di attività anni Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Molise ,1 42,4 56,8 Italia ,4 50,4 62,4 Fonte: Istat Occupati e tassi di occupazione anni (dati in migliaia e in percentuale) Anno 2005 Occupati Tasso di occupazione anni Aree territoriali Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Molise ,2 36,7 51,2 Italia ,7 45,3 57,6 Fonte: Istat Il settore industriale occupa circa addetti, pari al 28% del totale regionale. Si tratta di un dato in linea rispetto alla media nazionale e che al suo interno occorre analizzare più in dettaglio. Difatti, gli occupati dell Industria in senso stretto sono appena , mentre le restanti unità sono impegnate prevalentemente nel settore delle costruzioni. In altre parole, appena il 68,6% degli addetti al settore secondario è impegnato in attività industriali in senso stretto (la media nazionale è pari al 72,3%). Un ulteriore osservazione riguarda la posizione nella professione degli addetti al settore industriale: i dipendenti sono circa , ossia circa il 79,3% degli addetti. Gli indipendenti sono circa Infine, la percentuale di occupati nel settore agricolo è pari al 10,1%. Depurando tale dato dalla componente afferente al settore della pesca, piscicoltura e servizi connessi, l agricoltura assorbe circa il 9,9% degli addetti totali. Si tratta di un dato di gran lunga superiore alla media nazionale (nel complesso, 5,4% del totale, riconducibile al 5,2% al netto del settore ittico. La percentuale di lavoratori dipendenti sul totale è piuttosto bassa (14,2%, contro una media nazionale pari al 36,8%), a testimonianza di una struttura piuttosto fragile, piuttosto frammentata e fondata prevalentemente sul lavoro dell imprenditore agricolo e dei suoi familiari. Il quadro socio-economico che emerge dall analisi degli indicatori statistici mostra come il Molise evidenzia ancora alcune caratteristiche tipiche delle aree del Mezzogiorno. Il Prodotto Interno Lordo, al 2005, è risultato pari a circa milioni di euro, ovvero lo 0,4% del Pil nazionale. Nel corso degli ultimi 5 anni tale indicatore ha registrato un andamento altalenante, conseguenza della fase di stagnazione macroeconomica che ha colpito l intero Paese. Tuttavia, i dati riferiti alla regione Molise appaiono ben più negativi rispetto al quadro nazionale, come dimostra il grafico di seguito riportato. Pagina 11 di 125

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13 Analisi della Mortalità in Molise La mortalità pur rappresentando un indicatore parziale dello stato di salute di una popolazione ha comunque un ruolo preponderante nell analisi delle condizioni di salute di una comunità. Il tasso specifico di mortalità esprime il numero di decessi ogni residenti. Il tasso standardizzato esprime il tasso di mortalità calcolato mediante la standardizzazione (tecnica statistica) che annulla l effetto della diversa composizione (per età e sesso) della popolazione rendendo così confrontabili i dati relativi ai diversi contesti territoriali. In questo caso si è scelto di utilizzare la popolazione regionale come riferimento per la standardizzazione. La tabella che segue riporta, per ogni azienda sanitaria di residenza della persona al momento del decesso, il valore osservato che rappresenta il numero di decessi effettivamente avvenuti nell anno e il valore percentuale di decessi riferibili a quel determinato gruppo rispetto alla mortalità generale regionale- Passando all analisi delle cause di morte si ritiene opportuno precisare che molte malattie di grande diffusione ed impatto sociale (artrosi, diabete, ipertensione, ecc ), presentano bassi o addirittura trascurabili livelli di mortalità. Ad ogni modo dalle basi dati utilizzate emerge che le principali cause di morte sono le malattie del sistema cardiocircolatorio e i tumori. Negli anni presi in esame complessivamente oltre il 70% dei decessi è riconducibile a queste due tipologie. La regione Molise per quanto riguarda le cause di morte più frequenti che interessano la popolazione residente rispecchia fedelmente quanto accade nel resto d Italia, le malattie cardiovascolari, i tumori e le patologie dell apparato respiratorio, rappresentano le tre categorie che raccolgono il maggior numero di decessi. Il progressivo aumento della loro prevalenza è legato, essenzialmente, all aumento della sopravvivenza e quindi all invecchiamento della popolazione. La popolazione molisana anziana è pari al 22% della popolazione residente con un indice di vecchiaia pari a 176 (anno 2011), indici superiori alla media nazionale. Mortalità generale per grandi cause di morte-molise Patologia Anno 2006 Anno 2007 Decessi % Decessi % Malattie del sistema circolatorio ,0% ,6% Tumori totali ,6% ,1% Malattie del sistema respiratorio 203 6,2% 218 6,8% Malattie dell apparato digerente 181 5,5% 183 5,7% Cause esterne Traumatismi 179 5,5% 121 3,7% Diabete mellito 154 4,7% 147 4,6% Malattie del sistema nervoso e organi di senso 126 3,8% 127 3,9% Malattie dell apparato genitourinario 48 1,5% 69 2,1% Disturbi psichici e comportamentali 41 1,3% 38 1,2% Malattie infettive e parassitarie 26 0,8% 35 1,1% Malformazioni congenite 5 0,2% 8 0,2% Totale ,0% ,0% Pagina 13 di 125

14 Mortalità generale per grandi cause di morte-molise-anno 2006 Mortalità generale per grandi cause di morte-molise-anno 2007 (FONTE: ) Pagina 14 di 125

15 L assenza di un Registro di mortalità per causa della Regione Molise non ha permesso di fornire dati estremamente recenti per cui si è fatto ricorso alla banca dati Ufficio di Statistica dell'iss, in collaborazione con il Settore Informatico del SIDBAE dell'iss. Essa fornisce una descrizione della mortalità osservata in Italia nel periodo (ICD-10). Vengono presentati, in totale e separatamente per uomini e donne, sia il numero assoluto di decessi che la popolazione cui essi si riferiscono ed i corrispondenti tassi di mortalità specifici. I dati sui decessi sono ottenuti dalla rilevazione ISTAT sulle cause di morte che raccoglie, controlla e codifica le schede di certificazione di morte. I dati relativi alla popolazione derivano da stime effettuate in collaborazione tra l Ufficio di statistica dell ISS e l ISTAT. Le tabelle riportano separatamente per uomini, donne e totale, e per ciascuna combinazione selezionata delle altre variabili (età, anno, causa e regione) le seguenti informazioni: o numero di decessi osservato; o Popolazione media annua; o tasso di mortalità, calcolato come rapporto tra decessi e popolazione, per Nel 2007 i decessi registrati fra i residenti in Molise sono (pop.media annua ) (uomini , donne ) Su decessi complessivi registrati nel 2007 in Molise, fra le cause naturali il 45,6% è attribuito a malattie del sistema circolatorio (n.: 1.473), (cardiopatie ischemiche: 33%, malattie cerebrovascolari: 26%), il 25,1% a tumori (n.: 810) il 6,8% a malattie del sistema respiratorio (n.: 218) ed il 5.7% a malattie dell apparato digerente; un ulteriore 8,5% è attribuito a: malattie del sistema nervoso (3,9%), malattie dell apparato genitourinario (2,1%), disturbi psichici e comportamentali (1,2%), malattie infettive (1,1%), malformazioni congenite (0,2%). Le cause di morte esterne / traumatismi rappresentano il 3,7% del totale (n.: 121). La proporzione di eventi è simile nel 2006 (3.273). In maniera analoga al livello nazionale, le cause di morte più frequenti sono i tumori, le cardiopatie ischemiche e le patologie cerebrovascolari. CAUSA Mortalità per cause e genere in Molise. N. decessi e tassi specifico Per abitanti. Anni 2006 Uomini Donne n. decessi Tasso Molise Tasso Italia n. decessi Tasso Molise Tasso Italia Mortalità generale ,6 957, ,3 927,3 Tumori totali ,2 335, ,4 237,5 Malattie del sistema circolatorio ,7 334, ,9 406,6 Diabete mellito 58 37,1 27, ,4 37,3 Malattie del sistema respiratorio ,2 71, ,6 50,4 Malattie dell apparato digerente ,3 40, ,6 37,6 Malformazioni congenite 2 1,3 2,4 3 1,8 2,1 Malattie infettive e parassitarie 13 8,3 13,4 13 7,9 11,4 Malattie dell apparato genitourinario 25 16,0 15, ,0 15,6 Malattie del sistema nervoso e organi di senso 62 39,7 28, ,9 36,1 Disturbi psichici e comportamentali 20 12,8 10, ,8 19,1 Cause esterne Traumatismi ,0 48, ,2 31,0 Fonte dati: Pagina 15 di 125

16 Mortalità per cause e genere in Molise. N. decessi e tassi specifico. Per abitanti. Anni 2007 CAUSA Uomini Donne n. decessi Tasso Molise Tasso Italia n. decessi Tasso Molise Tasso Italia Mortalità generale , , , ,468 Tumori totali , , , ,397 Malattie del sistema circolatorio , , , ,355 Diabete mellito 59 37,808 28, ,527 37,942 Malattie del sistema respiratorio ,946 73, ,919 53,642 Malattie dell apparato digerente 99 63,44 39, ,094 38,103 Malformazioni congenite 5 3,204 2, ,825 2,01 Malattie infettive e parassitarie 20 12,816 14, ,124 12,092 Malattie dell apparato genitourinario 35 22,428 16, ,681 16,709 Malattie del sistema nervoso e organi di senso 57 36,526 30, ,578 39,236 Disturbi psichici e comportamentali 15 9,612 10, ,99 20,101 Cause esterne Traumatismi 56 35,885 48, ,537 31,269 Fonte dati: Pagina 16 di 125

17 A confronto con il tasso nazionale, nel 2007 il tasso std. di mortalità generale in Molise è maggiore del 4% per gli uomini (2006: 1%) e de7% nelle donne (2006 1,4%) in linea con la media nazionale (2007: 6 /4 rango; 2006: 10 /11 ) Rispetto al dato nazionale nel 2007 in Molise la mortalità per tumori totali è inferiore del 15% fra gli uomini e del 28% fra le donne (ranghi 3 /1 ) (nel 2006 il dato è sovrapponibile per gli uomini mentre per le donne la percentuale e del 15%); fra i gruppi specifici, per i tumori del polmone negli uomini si sono registrati tassi inferiori del 24% e del 28% rispetto al dato nazionale (ranghi 3 /1 ), mentre per il tumore alla mammella si rileva un 23% e 38% in meno (ranghi 4 /1 ). Per il tumore alla stomaco si è registrato un incremento dei tassi dal 2006 al 2007 negli uomini del 35% ( -18% -17 a-a ranghi 7 /17 ) e nella donna se pur con valori superiori al dato nazionale si registra una riduzione del 10% (23% e 13% a-a ranghi 19 /15 ). Rispetto al valore nazionale, i tassi per tumori ematologici sono inferiori del 9,8% e del 19,7 % nel 2007 negli uomini nelle donne invece è maggiore del 16% nell anno 2006 mentre nel 2007 del 4,5% (uomini ranghi 5 /2 ) (donne ranghi 21 /7 ) nel 2006 il tasso di mortalità per leucemie negli uomini è minore del 16% mentre nelle donne è maggiore del 25% nel 2007 invece nehìgli uomini è maggiore del 9%, nelle donne è sovrapponibile al dato nazionale (uomini ranghi 3 /14 ) (donne ranghi 21 /10 ) Nel 2006 e 2007 la mortalità per malattie del sistema circolatorio è maggiore rispetto al dato nazionale sia per gli uomini che per le donne (Uomini 2% e 3,5%, donne del 9% e 4%) (uomini ranghi 15 /17 ) (donne ranghi 17 /16 ); fra le cause specifiche, i tassi per le cardiopatie ischemiche oscillano per gli uomini fra 2% e 7%, maggiori rispetto al dato nazionale per le donne invece tra il 9% e il 3% (uomini ranghi 12 /17 ) (donne ranghi 16 /9 ). I tassi di mortalità per diabete mellito mostrano valori fra il livello di rischio medio ed elevato (uomini: 16 rango; donne 17 ). La mortalità per malattie del sistema respiratorio in Molise è in linea con il dato nazionale per gli uomini (ranghi 5 e 6 ) mentre è inferiore per le donne (ranghi 1 e 2 ). La mortalità per malattie dell apparato digerente mostra sia negli uomini che nelle donne un dato superiore al valore nazionale, per gli uomini rispettivamente del 62% e del 44% per le donne del 7% e del 29% (uomini ranghi 21 /21 ) (donne ranghi 9 /21 ). La mortalità per malattie dell apparato genitourinario registrano in entrambi i sessi un incremento dal 2006 al 2007 del 20% negli uomini e del 23% nelle donne ( -11%/+10%, -17%/+6%) (uomini ranghi 9 /17 ) (donne ranghi 5 /15 ). Tassi di mortalità tendenzialmente più elevati della media nazionale si registrano in entrambi i sessi per le malattie dell apparato genitourinario (16-14 rango), per le malattie del sistema nervoso (19-14 / ) e per i disturbi psichici e comportamentali (14-15 / ). Per le malattie infettive si registrano valori tendenzialmente più elevati nel 2007 (il dato va letto congiuntamente ad influenza e polmoniti, classificate nel respiratorio). Pagina 17 di 125

18 Relativamente alle cause di morte esterne (traumatismi), nel 2006 la mortalità in Molise è del 24% più elevata della media nazionale negli uomini (103 decessi) e del 25% nelle donne (76 decessi), ranghi: 19 e 17 ; la situazione migliora nel 2007 in entrambi i sessi con un decremento più marcato per gli uomini (+34%/-32%) (56 decessi) rispetto alle donne (+25%/+8%) (65 decessi) (uomini ranghi 19 /1 ) (donne ranghi 17 /14 ). CAUSA Mortalità per cause e genere in Molise. N. decessi e tassi stand. Per abitanti. Anni 2006 n. decessi Uomini Tasso std. Tasso Italia n. decessi Tasso std. Donne rango rango Mortalità generale , , , ,2 Tumori totali , , , ,8 Tumori maligni trachea, bronchi, polmone ,6 3 96,9 16 6,7 1 20,2 Tumori maligni della mammella, donne 49 24,9 3 32,3 Tumori maligni del colon-retto 59 37,3 7 38, , ,0 Tumori maligni dello stomaco 30 20,0 7 24, , ,4 Tumore maligno dell utero 13 6,4 5 7,6 Tumore maligno della prostata 43 28,7 3 31,6 Tumore maligno della vescica 22 15,2 5 16,8 5 1,8 2 2,9 Tumori m. del t. linfatico ed ematopoietico 39 25,0 5 27, , ,4 Leucemie 15 10,2 3 12,2 18 8,4 21 6,7 Malattie del sistema circolatorio , , , ,3 Cardiopatie ischemiche , , , ,3 Malattie cerebrovascolari , , , ,7 Diabete mellito 58 37, , , ,5 Malattie del sistema respiratorio ,3 5 88, ,1 1 35,0 Influenza 0 0,0 -- 0,5 3 1,1 20 0,4 Polmonite 13 8,0 5 14,2 12 4,9 5 7,8 Asma 3 1,8 19 0,9 2 1,1 19 0,7 Malattie dell apparato digerente , , ,6 9 28,5 Malattie epatiche croniche 47 29, ,0 16 7,8 7 9,6 Malformazioni congenite 2 1,2 2 2,4 3 1,5 3 2,1 Malattie infettive e parassitarie 13 7,8 1 14,6 13 6,2 2 8,9 Tubercolosi 1 0,6 6 0,9 0 0,0 2 0,5 AIDS 1 0,5 4 2,4 0 0,0 1 0,7 Malattie dell apparato genitourinario 25 16,9 9 19,1 23 9,2 5 11,1 Malattie del sistema nervoso e organi di senso 62 38, , , ,8 Disturbi psichici e comportamentali 20 13, ,3 21 7,0 2 12,7 Cause esterne Traumatismi , , , ,6 Accidenti da trasporto 32 21, ,4 4 2,3 2 3,9 Autolesione intenzionale (suicidi) 16 9,8 8 10,1 6 3,2 14 2,7 Tasso Italia Pagina 18 di 125

19 CAU Mortalità per cause e genere in Molise. N. decessi e tassi stand. Per abitanti. Anni 2007 n. decessi Uomini Tasso std. Tasso Italia n. decessi Tasso std. Donne rango rango Mortalità generale , , , ,8 Tumori totali , , , ,2 Tumori maligni trachea, bronchi, polmone ,8 1 94,8 16 8,0 1 20,7 Tumori maligni della mammella, donne 39 20,3 1 33,0 Tumori maligni del colon-retto 57 34,6 5 37, ,5 1 22,4 Tumori maligni dello stomaco 42 27, , , ,4 Tumore maligno dell utero 9 4,3 1 7,7 Tumore maligno della prostata 37 23,4 1 30,8 Tumore maligno della vescica 30 18, ,3 2 1,1 1 2,7 Tumori m. del t. linfatico ed ematopoietico 35 22,5 2 28, ,3 7 17,1 Leucemie 20 13, ,1 16 6,8 10 6,8 Malattie del sistema circolatorio , , , ,1 Cardiopatie ischemiche , , ,7 9 83,4 Malattie cerebrovascolari , , , ,8 Diabete mellito 59 36, , , ,3 Malattie del sistema respiratorio ,0 6 90, ,6 2 36,3 Influenza 2 1,0 19 0,6 2 0,6 11 0,6 Polmonite 18 10,5 6 14,4 23 7,6 10 7,9 Asma 0 0,0 -- 0,8 1 0,4 3 0,8 Malattie dell apparato digerente 99 64, , , ,3 Malattie epatiche croniche 44 28, , ,5 19 9,3 Malformazioni congenite 5 3,5 20 2,3 3 2,2 15 2,0 Malattie infettive e parassitarie 20 13,1 7 15,6 15 6,8 4 9,4 Tubercolosi 1 0,6 4 0,9 0 0,0 -- 0,4 AIDS 2 1,3 6 2,5 0 0,0 -- 0,6 Malattie dell apparato genitourinario 35 22, , , ,6 Malattie del sistema nervoso e organi di senso 57 35, , , ,5 Disturbi psichici e comportamentali 15 9,2 4 13,4 23 8,9 4 13,1 Cause esterne Traumatismi 56 35,9 1 53, , ,2 Accidenti da trasporto 17 11,1 4 15,5 5 2,7 6 3,4 Autolesione intenzionale (suicidi) 6 4,1 1 10,1 4 2,1 5 2,6 Tasso Italia Pagina 19 di 125

20 CAUSA Ranghi Molise fra le Regioni d Italia - Tassi standardizzati di mortalità tendenzialmente bassi (posizioni 1-7), medi (8-14) e alti (15-21) - Anni Uomini Donne Mortalità generale Tumori totali Tumori maligni trachea, bronchi, polmone Tumori maligni della mammella, donne 3 1 Tumori maligni del colon-retto Tumori maligni dello stomaco Tumore maligno dell utero 5 1 Tumore maligno della prostata 3 1 Tumore maligno della vescica Tumori m. del t. linfatico ed ematopoietico Leucemie Malattie del sistema circolatorio Cardiopatie ischemiche Malattie cerebrovascolari Diabete mellito Malattie del sistema respiratorio Influenza Polmonite Asma Malattie dell apparato digerente Malattie epatiche croniche Malformazioni congenite Malattie infettive e parassitarie Tubercolosi AIDS Malattie dell apparato genitourinario Malattie del sistema nervoso e organi di senso Disturbi psichici e comportamentali Cause esterne Traumatismi Accidenti da trasporto Autolesione intenzionale (suicidi) Fonte dati: Rapporti ISTISAN 10/26-10/27 (2010) Dati ISTAT Anni Pagina 20 di 125

21 Mortalità per cause e genere in Molise. Popolazione 0-74 anni N. decessi e tassi standardizzati Anni Uomini Donne CAUSA n. decessi 2006 n. decessi 2007 Rango 2006 Rango 2007 n. decessi 2006 n. decessi 2007 Rango 2006 Rango 2007 Mortalità generale Tumori totali Malattie del sistema circolatorio Cause esterne Traumatismi Pagina 21 di 125

22 Le principali cause di ricovero ospedaliero nel 2011 In questo paragrafo si è proceduto ad una analisi utilizzando le informazioni fornite dalla banca dati SDO e della specialistica ambulatoriale per tracciare una mappa del bisogno di prestazioni sanitarie richieste al SSN dalla popolazione residente, limitatamente all anno ANDAMENTO DELL ATTIVITÀ OSPEDALIERA Dopo un iniziale trend positivo, a decorrere dal 2005 l andamento della ospedalizzazione nella ASReM ha visto una progressiva tendenza alla riduzione del numero dei ricoveri. Il tasso complessivo, è infatti passato dal del 2005 al del 2011, con evidenti riduzioni soprattutto dei ricoveri ordinari rispetto a quelli diurni che hanno subito un incremento di oltre 10 punti percentuali.. Tasso di Ospedalizzazione generale e per regime di ricovero (Valori grezzi Fonte dati - Flusso SDO Molise Dati) 300,00 250,00 200,00 150,00 100,00 50,00 0, Tasso ord. 188,54 189,76 188,36 185,01 179,72 169,33 158,20 153,87 140,29 Tasso dh 51,78 57,11 62,04 64,96 64,90 65,39 65,22 63,83 63,88 Tasso Generale 240,32 246,88 250,41 249,98 244,62 234,72 223,42 217,70 204,16 Pagina 22 di 125

23 Analizzando separatamente il tasso nei singoli distretti socio-sanitari, tuttavia, si evidenza che detta riduzione non ha interessato in maniere omogenea la ASReM. La riduzione del tasso di ospedalizazione ha interessato globalmente tutti le arree distrettuali con decrementi più mercati per gli ambiti di Isernia ed Agnone. Tasso di Ospedalizzazione ambito Distrettuale (valori grezzi fonte dati Molise Dati) 290,00 270,00 250,00 230,00 210,00 190,00 170,00 150, AGNONE 280,39 272,24 271,48 255,25 239,05 BOJANO 241,25 232,26 216,19 203,35 201,30 CAMPOBASSO 241,69 234,36 215,17 212,30 203,87 ISERNIA 235,84 230,67 222,93 217,60 198,13 LARINO 265,91 250,24 248,09 236,67 203,81 TERMOLI 250,19 235,92 224,37 222,87 207,60 VENAFRO 220,03 210,02 209,62 205,90 195,04 Nel 2011, la popolazione molisana ha complessivamente fruito di ricoveri per un totale di giornate di degenza. Pagina 23 di 125

24 Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. AGNONE ,19 4,60% 5,8 0,92 BOJANO ,47 13,30% 6,4 0,95 CAMPOBASSO ,03 26,60% 6 0,96 ISERNIA ,27 14,10% 6,8 0,95 LARINO ,97 9,40% 6,5 0,95 TERMOLI ,87 23,10% 5,6 0,94 VENAFRO ,82 8,80% 6,9 0, ,62 L analisi per tipologia di intervento, conferma i ricoveri per acuti al primo posto % ACUTI 96,05% % LUNGODEGENZA 0,80% % RIABILITAZONE 3,15% Soddisfatti per l 80% dalle strutture ospedaliere regionali infatti la mobilità passiva contribuisce solo per il 21% a soddisfare il bisogno regionale. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Importo med. Peso M. PASSIVA ,95 20,93% 5, ,00 1,07 REGIONALE ,04 79,07% 6, ,64 0,92 Pagina 24 di 125

25 Dall analisi dei dati emerge che la migrazione è diretta soprattutto verso le regioni limitrofe ma, si tratta di attività a basso peso, patologie che non richiedono prestazioni complesse, quelle ad impegno maggiore si indirizzano verso le regioni settentrionali quali la Lombardia, l Emilia Romagna ed il Piemonte. Nella tabella che segue vengono presentati i primi 30 DRG per frequenza assoluta e dalla quale viene confermato il dato rispetto alla tipologia ed al peso del DRG che solo in rari casi e per una esigua percentuale superano l unità (17% dei DRG considerati): DRG Frequenza % Peso Chemioterapia non associata a diagnosi secondaria di leucemia acuta 327 2,40% 0,753 Sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori 274 2,00% 2,028 Neonato normale 265 1,90% 0,159 Interventi su utero e annessi non per neoplasie maligne senza CC 264 1,90% 0,978 Interventi sul piede 264 1,90% 0,882 Interventi sul ginocchio senza diagnosi principale di infezione 230 1,70% 0,922 Aborto con dilatazione e raschiamento, mediante aspirazione o isterotomia 216 1,60% 0,456 Altri fattori che influenzano lo stato di salute 186 1,40% 0,258 Edema polmonare e insufficienza respiratoria 179 1,30% 1,224 Altre diagnosi del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo 170 1,20% 0,622 Parto vaginale senza diagnosi complicanti 163 1,20% 0,443 Parto cesareo senza CC 159 1,20% 0,773 Insufficienza cardiaca e shock 148 1,10% 1,027 Malattie endocrine senza CC 141 1,00% 0,502 Altre diagnosi relative a rene e vie urinarie, età < 18 anni 132 1,00% 0,608 Interventi sulle strutture intraoculari eccetto retina, iride e cristallino 127 0,90% 0,844 Escissione locale e rimozione di mezzi di fissazione interna eccetto anca e femore senza CC 125 0,90% 0,941 Insufficienza renale 119 0,90% 1,150 Malattie del tessuto connettivo senza CC 117 0,90% 0,809 Miscellanea di interventi su orecchio, naso, bocca e gola 112 0,80% 0,819 Esofagite, gastroenterite e miscellanea di malattie dell'apparato digerente, età < 18 anni 111 0,80% 0,301 Disturbi della nutrizione e miscellanea di disturbi del metabolismo, età < 18 anni 110 0,80% 0,265 Interventi sul cristallino con o senza vitrectomia 109 0,80% 0,483 Pagina 25 di 125

26 Trapianti di pelle e/o sbrigliamenti eccetto per ulcere della pelle/cellulite senza CC 105 0,80% 0,966 Legatura e stripping di vene 103 0,80% 0,734 Psicosi 101 0,70% 0,766 Affezioni mediche del dorso 99 0,70% 0,683 Altre malattie del sistema nervoso senza CC 99 0,70% 0,680 Malattie degenerative del sistema nervoso 98 0,70% 0,910 Calcolosi urinaria con CC e/o litotripsia mediante ultrasuoni 94 0,70% 0,552 Interventi maggiori su spalla e gomito o altri interventi su arto superiore con CC 90 0,70% 1, Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Importo medio. Peso M. PASSIVA ,32 100,00% 5, ,00 ABRUZZO ,35 29,70% 5, ,09 1,06 LAZIO ,54 18,10% 7, ,82 1,1 PUGLIA ,10 9,80% 5, ,52 1,1 CAMPANIA ,95 9,50% 5, ,50 0,93 VATICANO ,43 7,90% 2, ,65 0,81 EMILIA ROM ,26 7,80% 6, ,10 1,22 LOMBARDIA ,14 4,60% 8, ,81 1,49 TOSCANA ,98 3,60% 4, ,95 1,01 MARCHE ,39 3,40% 7, ,13 1,17 UMBRIA ,92 1,90% 5, ,72 1 VENETO ,43 1,30% 5, ,50 1,18 PIEMONTE ,63 0,70% 7, ,10 1,35 LIGURIA ,72 0,50% ,73 1,08 BASILICATA ,11 0,20% 4, ,54 1,16 CALABRIA ,40 0,20% 3, ,73 0,78 SICILIA ,23 0,20% 5, ,45 0,79 FRIULI ,50 0,10% 5, ,64 0,86 Pagina 26 di 125

27 MOLISE ,37 0,10% 6, ,67 0,72 BOLZANO ,22 0,10% 3, ,28 0,59 TRENTO ,58 0,10% 14, ,48 0,8 SARDEGNA ,07 0,10% 3, ,93 0,7 Trattasi sostanzialmente di una mobilità a carattere prevalente di confine, con in testa l Abruzzo, seguito dal Lazio, dalla Campania e dall Università Cattolica di Roma. Dall anailisi dei tassi di ospedalizzazione emerge che mentre il tasso per mobilità passiva rimane costante nel periodo considerato, quello regionale subisce dapprima un incremento nella fase centrale per poi diminuire progressivamente nella seconda metà del periodo. Tasso di Ospedalizzazione ASReM per tipo di mobilità (valori grezzi fonte dati Molise Dati) 250,00 200,00 150,00 100,00 50,00 0, PASSIVA 53,29 55,40 57,11 57,03 54,40 49,31 45,44 43,61 43,25 42,67 REGIONALE 174,81 184,92 189,77 193,37 195,58 195,31 189,84 179,80 174,45 161,21 PASSIVA REGIONALE Pagina 27 di 125

28 L analisi a livello Distrettuale, vede fra i distretti maggiormente interessati quello di Termoli, seguito da Campobasso, Isernia e Venafro con direzione prevalente verso l Abruzzo e per ricoveri soprattutto di basso peso Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. AGNONE ,75 5,30% 6,4 1,06 BOJANO ,20 8,30% 6,2 1,07 CAMPOBASSO ,31 19,40% 5,9 1,1 ISERNIA ,23 14,20% 5,7 1,06 LARINO ,62 9,00% 6,5 1,11 TERMOLI ,19 30,00% 5,8 1,09 VENAFRO ,28 13,70% 5,7 1 LE CAUSE DI RICOVERO OSPEDALIERO Fra le richieste di ricovero, al primo posto con 8589 ricoveri, in regime per acuti, ed una percentuale sul totale del 13.40% ritroviamo le Malattie e disturbi dell apparato cardiocircolatorio, seguono in ordine di frequenza: Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Freq.Cum. 5 Malattie e disturbi dell'apparato cardiocircolatorio ,68 13,40% 6,4 1,19 13,40% 8 Malattie e disturbi dell'apparato muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo ,14 11,00% 5,4 1,12 24,40% 6 Malattie e disturbi dell apparato digerente ,67 8,80% 5,7 0,98 33,20% 1 Malattie e disturbi del sistema nervoso ,87 6,40% 6,3 1,03 39,60% 14 Gravidanza, parto e puerperio ,23 6,40% 3,7 0,53 46,00% Malattie e disturbi mieloproliferativi e neoplasie scarsamente 17 differenziate ,08 5,90% 5,4 1,02 51,90% 2 Malattie e disturbi dell'occhio ,64 5,60% 1,8 0,6 57,50% 4 Malattie e disturbi dell'apparato respiratorio ,72 4,90% 8,5 1,13 62,40% 3 Malattie e disturbi dell'orecchio, del naso, della bocca e della gola ,31 4,80% 3,4 0,66 67,20% Pagina 28 di 125

29 Malattie e disturbi del rene e delle 11 vie urinarie ,95 4,70% 6,6 0,93 71,90% 9 Malattie e disturbi della pelle, del tessuto sotto-cutaneo e della mammella ,64 4,20% 2,9 0,87 76,10% 7 Malattie e disturbi epatobiliari e del pancreas ,36 3,50% 8,2 1,25 79,60% 15 Malattie del periodo perinatale ,36 3,40% 4,6 0,5 83,00% Malattie e disturbi 10 nutrizionali e metabolici ,29 3,30% 4 0,75 86,30% ,54 endocrini, Altre MDC 100% MALATTIE E DISTURBI DELL APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell'apparato cardiocircolatorio ,68 13,40% 6,4 1,19 PASSIVA ,27 14,50% 5,9 1,57 REGIONALE ,41 85,50% 6,5 1,13 Con il 13,40% sul totale del 2011 costituiscono la principale causa di ricovero in ambiente ospedaliero, soddisfatta per circa l 85,50% dalle strutture regionali, hanno richiesto per il 73,50% dei casi un ricovero di tipo medico, ordinario nel 84,10% Come da attesa più del 63% dei ricoveri sono da riferire all età presenile e senile che con 3584 ricoveri detiene la prevalenza assoluta, seguono l età adulta e giovane-adulta,mentre bassa rimane il numero dei ricoveri nelle classi prescolare e adolescenziale, anche se in quest ultime, trattasi prevalentemente di interveti di tipo chirurgico ed ad alta complessità. Dimessi Degenza Malattie e disturbi cardiocircolatorio Importo Freq. Deg.M. Peso M. dell'apparato ,68 13,40% 6,4 1, ,98 2,20% 4,5 1, ,54 1,00% 6,1 1, ,44 1,10% 3 0, ,95 33,90% 4,6 1, ,27 11,30% 3,8 1, ,68 22,60% 5 1,21 up ,75 63,90% 7,5 1, ,75 21,70% 6,2 1,29 up ,00 42,20% 8,1 1,18 Pagina 29 di 125

30 Nella fascia 0-14 anni prevalgono le malattie cardiovascolari congenite, seguite da peri-, endo- e miocarditi, cardiomiopatie e disturbi della conduzione ed altre diagnosi di malattie maggiori dell apparato cardiocircolatorio, che hanno comportato un ricovero ordinario di tipo chirurgico. Nella fascia troviamo aterosclerosi coronarica e altre malattie ischemiche (391) seguita da varici agli arti inferiori (349), dalle aritmie cardiache (323), ipertensione essenziale (212) le coronaropatie con o senza infarto del miocardio (197), il dolore toracico e l insufficienza cardiaca non da ipertensione (135). Da segnalare 184 ricoveri per stripping delle vene (19,10%), 120 ricoveri per interventi sul sistema cardiocircolatorio per via percutanea con stent, 39 interventi di bay pass coronarico e 30 interventi di impianto e sostituzione di pacemaker. Nella fascia up65 anni il primo posto spetta all insufficienza cardiaca non da ipertensione arteriosa che con 1270 casi ed una frequenza assoluta superiore al 16% detiene il primato nel gruppo, seguita dai disturbi della conduzione con o senza impianto o sostituzione di pacemaker e da malattie vascolari periferiche. Abbastanza alto rimane il numero di baybass coronarico (60) con o senza cateterismo cardiaco. La distribuzione territoriale, vede al primo posto, in termini di prevalenza sulla popolazione residente il distretto di Agnone seguito a distanza da quello di Bojano e Campobasso, mentre bassa rimane nei distretti di Isernia, Larino,Termoli e Venafro Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Prevalenza Malattie e disturbi dell'apparato cardiocircolatorio ,68 13,40% 6,4 1,19 AGNONE ,65 4,90% 5 1,03 3,29% BOJANO ,78 14,80% 6,8 1,16 2,90% CAMPOBASSO ,60 28,00% 6,4 1,2 2,79% ISERNIA ,26 13,50% 7,1 1,2 2,47% LARINO ,43 8,90% 6,8 1,23 2,52% TERMOLI ,94 21,50% 5,9 1,17 2,50% VENAFRO ,00 8,40% 6,8 1,28 2,41% Pagina 30 di 125

31 MALATTIE E DISTURBI DELL APPARATO MUSCOLO-SCHELETRICO E DEL TESSUTO CONNETTIVO Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell'apparato muscoloscheletrico e del tessuto connettivo ,14 11,00% 5,4 1, ,83 5,30% 2,8 0, ,52 1,30% 2,8 0, ,31 3,90% 2,8 0, ,54 57,10% 4 1, ,68 33,60% 3,7 0, ,86 23,40% 4,4 1,06 up ,77 37,70% 7,7 1, ,00 15,90% 6,2 1,26 up ,77 21,80% 8,9 1,34 Per quanto attiene le patologie prevalenti, queste, pur con lievi diversificazioni in relazione alla fascia d età considerata, sono da riferire nella maggior parte dei casi ad eventi traumatici (fratture, lussazioni, stiramenti, distorsioni ecc) degli arti o della colonna, con o senza interessamento dei tessuti molli e dei muscoli, seguite nella fascia d età up44 da alterazioni degenerative dei dischi intersomatici e patologie della colonna. Da segnalare nella fascia up65 anni 480 interventi di sostituzione di articolazioni maggiori e 306 interventi su anca e femore. L analisi territoriale, vede al primo posto in termini di prevalenza il distretto di Agnone seguito a distanza da tutti gli altri distretti Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,14 11,00% 5,4 1,12 AGNONE ,98 5,10% 3,9 1,12 2,81% BOJANO ,56 12,30% 6 1,15 1,98% ,62 22,90% 5,3 1,1 1,87% ISERNIA ,96 14,30% 5 1,11 2,13% LARINO ,27 8,70% 6,2 1,14 2,00% TERMOLI ,11 27,00% 5,3 1,13 2,57% VENAFRO ,64 9,70% 5,3 1,05 2,29% Malattie e disturbi dell'apparato muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo CAMPOBASSO Prevalenza Pagina 31 di 125

32 MALATTIE E DISTURBI DELL APPARATO DIGERENTE Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell apparato digerente ,67 8,80% 5,7 0,98 PASSIVA ,41 14,10% 5,8 1,01 REGIONALE ,26 85,90% 5,7 0,97 Con il 8.80% dei ricoveri del 2011, le malattie e disturbi dell apparato digerente si collocano al terzo posto in termini di frequenza. Soddisfatte per circa 86% dei casi da ricoveri nelle struttura regionali, sono rappresentate per il 60,20% dei casi da ricoveri di tipo medico, ordinari nel 74,10% Nel 46,70% dei casi l età interessata è quella giovane adulta (15-64 anni), seguita da quella presenile e senile (up65 anni) mentre bassa rimane la frequenza nelle età prescolare e adolescenziale. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell apparato digerente ,67 8,80% 5,7 0, ,32 12,50% 3,1 0, ,77 6,10% 3,4 0, ,55 6,40% 2,9 0, ,80 46,70% 4,5 0, ,83 26,80% 4,1 0, ,97 20,00% 5,2 1,05 up ,55 40,70% 7,8 1, ,39 16,30% 6,6 1,13 up ,16 24,40% 8,6 1,17 Per quanto attiene le patologie prevalenti, nella fascia d età 0-14 anni prevalgono i disturbi dello sfintere cardiale con esofagiti e miscellanea gastro-esofagea che con 430, seguiti da patologie minori come le gastriti ed altre malattie infiammatorie dell intestino. Nella fascia d età 15-64, oltre alle patologie già considerate per la fascia 0-14 ritroviamo patologia acute come la appendicite e ulcera peptica complicata, l ernia inguinale e femorale, patologie maggiori dell apparato digerente quali i tumori (136 casi). Da segnalare 385 ricoveri per ernia inguinale, patologia oggi trattabile in ambulatorio. Nella fascia d età up65 prevalgono le malattie cronico degenerative tra cui sono da segnalare 250 interventi per neoplasia maligna e 150 interventi per patologie maggiori su intestino tenue crasso e ano. La distribuzione territoriale vede al primo posto in termini di prevalenza il distretto di Agnone seguito a distanza da Bojano e tutti gli altri. Pagina 32 di 125

33 Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Prevalenza Malattie e disturbi dell apparato digerente ,67 8,80% 5,7 0,98 AGNONE ,68 4,90% 4,9 0,87 2,14% BOJANO ,09 15,20% 6,6 0,95 1,95% CAMPOBASSO ,70 27,20% 5,7 0,96 1,77% ISERNIA ,93 13,90% 5,4 1,01 1,65% LARINO ,19 9,20% 6 0,98 1,69% TERMOLI ,67 21,20% 5,5 1,03 1,61% VENAFRO ,41 8,40% 5,1 0,93 1,58% MALATTIE E DISTURBI DEL SISTEMA NEVOSO Malattie e disturbi del sistema nervoso PASSIVA REGIONALE Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,87 6,40% 6,3 1, ,37 20,50% 5,4 1, ,50 79,50% 6,6 0,99 Rappresentano il 6.40% di tutti i ricoveri del 2011, soddisfatti per circa l 80% dalle strutture regionali. Tipiche dell età adulta e senile 53,90%, sono ricoveri prevalentemente medici (79,40%) Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,87 6,40% 6,3 1, ,83 8,60% 4 0, ,51 4,10% 4,7 0, ,32 4,60% 3,3 0, ,62 37,50% 5,5 1, ,14 18,50% 4,8 0, ,48 19,00% 6,2 1,1 up ,42 53,90% 7,3 1, ,47 16,40% 6,9 1,14 up ,95 37,50% 7,5 1,05 Malattie e disturbi del sistema nervoso Per quanto attiene le patologie prevalenti, al primo posto in ordine di frequenza troviamo gli insulti vascolari acuti con o senza emoraggia o infarto cerebrale che con 1048 casi si attestano sul 26,10% del totale dei ricoveri. Seguono in ordine di frequenza le malattie dei nervi periferici e soprattutto la decompressione del tunnel carpale (oggi praticabile in ambulatorio) che con 380 casi rappresenta l 9,40% di tutti i ricoveri, le Pagina 33 di 125

34 convulsioni e le cefalee con 441 ricoveri, i traumatismi con o senza stato stuporoso, le malattie degenerative del sistema nervoso e le neoplasie del sistema nervoso con 118 casi. La distribuzione territoriale vede al primo posto i comuni del distretto di Agnone e Venafro, seguiti dal distretto di Isernia, Termoli e tutti gli altri. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Prevalenza Malattie e disturbi del sistema nervoso ,87 6,40% 6,3 1,03 AGNONE ,41 5,70% 5,1 1,02 1,80% BOJANO ,30 12,90% 6,6 1,01 1,20% CAMPOBASSO ,99 24,30% 7,1 1,02 1,15% ISERNIA ,39 15,00% 6,6 1,02 1,30% LARINO ,48 8,10% 6 1,03 1,08% TERMOLI ,35 22,00% 5,7 1,06 1,22% VENAFRO ,38 12,00% 6,4 1,07 1,63% MALATTIE E DISTURBI DELL OCCHIO Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell'occhio ,64 5,60% 1,8 0,6 PASSIVA ,38 10,70% 1,9 0,71 REGIONALE ,26 89,30% 1,8 0,59 Rappresentano il 5.60% dei ricoveri 2011, soddisfatti per il 89,30% dalle strutture regionali. Nel 93,40% dei casi trattasi di ricoveri di tipo chirurgico, diurno nel 92%. Le classi d età interessate sono rappresentate nel 76,00% dei casi dall età senile che con il 47,40% nell età up75 detiene la prevalenza assoluta Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,64 5,60% 1,8 0, ,37 1,60% 2,3 0, ,18 1,00% 2,6 0, ,19 0,60% 1,9 0, ,25 22,40% 1,9 0, ,36 6,70% 2,1 0, ,89 15,70% 1,8 0,65 up ,02 76,00% 1,7 0, ,44 28,60% 1,8 0,6 up ,58 47,40% 1,7 0,57 Malattie e disturbi dell'occhio Pagina 34 di 125

35 Per quanto attiene le patologie prevalenti, nel 87,80% dei casi trattasi di interventi per cataratta (3102), seguita a distanza da altre patologie. La distribuzione territoriale, vede una prevalenza nei distretti di Larino e Termoli, seguiti da quello di Bojano mentre bassa rimane negli altri distretti. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,64 5,60% 1,8 0,6 AGNONE ,46 3,10% 1,7 0,58 0,85% BOJANO ,32 14,20% 1,4 0,62 1,16% CAMPOBASSO ,49 21,40% 1,6 0,61 0,89% ISERNIA ,70 16,30% 1,3 0,57 1,23% LARINO ,56 12,00% 2,4 0,59 1,41% TERMOLI ,50 28,30% 2,2 0,61 1,37% VENAFRO ,5 0,61 0,57% Malattie e disturbi dell'occhio ,61 4,80% Prevalenza MALATTIE E DISTURBI DELL ORECCHIO NASO E GOLA Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell'orecchio, del naso, della bocca e della gola ,31 4,80% 3,4 0,66 PASSIVA ,68 21,50% 3 0,81 REGIONALE ,63 78,50% 3,5 0,62 Rappresentano il 4.80% di tutti ricoveri, soddisfatti per circa l 79% dei casi dalle strutture regionali. Le fasce di età maggiormente coinvolte sona la giovane adulta e l adulta (15-64) 41,40%, che nel 58,80% dei casi hanno richiesto un ricovero medico, diurno nel 54,80% Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell'orecchio, del naso, della bocca e della gola ,31 4,80% 3,4 0, ,60 22,40% 2,4 0, ,87 11,80% 2,5 0, ,73 10,50% 2,2 0, ,96 60,20% 3,3 0, ,00 41,40% 3 0, ,96 18,80% 4,1 0,75 up ,75 17,50% 5 0, ,68 9,60% 4,6 0,73 up ,07 7,80% 5,4 0,71 Pagina 35 di 125

36 Le patologia rappresentative del questo gruppo nella fascia 0-14 sono le malattie infiammatorie acute o croniche delle prime vie aeree o dell orecchio (tonsilliti, otiti, adenoiditi ecc), seguite nella fascia da alterazioni dell equilibrio ed altre sindromi vertiginose che costituiscono la causa predominante nell età presenile e senile. Bassa è la frequenza delle neoplasie, benigne o maligne che con 74 osservati sono appannaggio pressoché esclusivo della età adulta o senile. Da segnalare 303 casi di ricovero per carie dentali, non associate ad altre malattie della bocca o della mucosa orale, 129 casi di tonsillectomia e 79 casi di rinoplastica. Per quanto attiene la distribuzione territoriale non si evidenziano significative differenza nei distretti. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,31 4,80% 3,4 0,66 AGNONE ,01 3,80% 2,4 0,63 0,92% BOJANO ,97 13,20% 4 0,67 0,92% CAMPOBASSO ,36 30,80% 3,4 0,65 1,09% ISERNIA ,01 14,20% 3,4 0,65 0,92% LARINO ,67 7,80% 3,1 0,67 0,79% TERMOLI ,56 22,70% 3,4 0,68 0,94% VENAFRO ,73 7,40% 3,2 0,67 0,76% Malattie e disturbi dell'orecchio, del naso, della bocca e della gola Prevalenza MALATTIE E DISTURBI DELL APPARATO RESPIRATORIO Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi dell'apparato respiratorio ,72 4,90% 8,5 1,13 PASSIVA ,33 22,60% 8,7 1,31 REGIONALE ,39 77,40% 8,5 1,08 Rappresentano il 4.90% dei ricoveri 2011, soddisfatti per circa l 78% dei casi dalle strutture regionali. Nel 95.10% dei casi hanno richiesto un ricovero di tipo medico, ordinario nel 89.20% Le fasce di età maggiormente coinvolte sono la presenile e senile (up65 anni) che con il 60.90% dei casi detengono la prevalenza assoluta. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,72 4,90% 8,5 1, ,14 12,30% 6,2 0, ,79 8,90% 7,1 0, ,35 3,40% 3,7 0, ,64 26,80% 7,7 1, ,07 12,00% 6,6 1, ,57 14,80% 8,5 1,26 Malattie e disturbi dell'apparato respiratorio Pagina 36 di 125

37 up ,94 60,90% 9,4 1, ,44 17,70% 8,7 1,24 up ,50 43,10% 9,7 1,19 Pur con differenze nelle prevalenza in ragione della fascia d età considerate, al primo posto fra le patologie di questo gruppo troviamo le malattie polmonari (escluse quelle specifiche da tubercolosi) acute e croniche, e fra queste l edema polmonare con insufficienza respiratoria (606) seguiti dalla BPCO che con 360 casi, nell età adulta e senile detiene la prevalenza assoluta e dalle neoplasie maligne 326 casi. La distribuzione territoriale vede al primo posto il distretto di Agnone, seguito da quello di Isernia mentre abbastanza omogenea rimane la prevalenza negli altri distretti. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Prevalenza Malattie e disturbi dell'apparato respiratorio ,72 4,90% 8,5 1,13 AGNONE ,77 5,60% 7,1 1,15 1,38% BOJANO ,30 13,10% 8,9 1,08 0,95% CAMPOBASSO ,71 26,10% 8,5 1,08 0,96% ISERNIA ,01 15,30% 9,5 1,21 1,03% LARINO ,75 9,50% 9,2 1,12 0,99% TERMOLI ,91 21,10% 7,7 1,12 0,91% VENAFRO ,27 9,30% 8,3 1,23 0,98% MALATTIE E DISTURBI DELLE VIE URINARIE Malattie e disturbi del rene e delle vie urinarie PASSIVA REGIONALE Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,95 4,70% 6,6 0, ,20 31,90% 4,3 0, ,75 68,10% 7,7 0,9 Rappresentano il 4.70% dei ricoveri del 2011, soddisfatti nel 68.10% dei casi dalle strutture regionali. Hanno richiesto un ricovero di tipo medico nel 71.80%, ordinario nel 67,70% Anche in questo caso la fasci d età maggiorante interessata è la presenile e senile (up65 anni) che con il 49.70% dei casi detengono la prevalenza maggiore, seguita dall età giovane adulta (15-64 anni) mentre bassa rimane la frequenza nella fascia 014 anni. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,95 4,70% 6,6 0, ,19 11,30% 2,4 0, ,71 5,80% 2,7 0,66 Malattie e disturbi del rene e delle vie urinarie Pagina 37 di 125

38 ,48 5,50% 2,1 0, ,09 39,00% 5,5 0, ,75 19,60% 4,6 0, ,34 19,40% 6,3 1 up ,67 49,70% 8,5 1, ,16 18,70% 7,6 0,97 up ,51 31,00% 9,1 1,05 Al primo posto per frequenza ritroviamo l insufficienza renale (647 casi), seguita dalla calcolosi urinaria (518 casi) con o senza complicazioni e da patologie infiammatorie ed infettive delle vie urinarie. Da segnalare 130 casi di neoplasie del rene e delle vie urinarie che hanno richiesto un intervento chirurgico e/o chemioterapico e 7 di Trapianto Renale La distribuzione territoriale vede al primo posto il distretto di Campobasso Bojano seguito da quello di Agnone, mentre abbastanza bassa rimane la prevalenza nei restanti distretti. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi del rene e delle vie urinarie ,95 4,70% 6,6 0,93 AGNONE ,90 4,50% 4,5 0,85 1,04% BOJANO ,19 14,00% 8,7 0,98 0,95% CAMPOBASSO ,23 31,00% 6,9 0,96 1,07% ISERNIA ,25 10,80% 6,4 0,85 0,68% LARINO ,81 9,30% 7,3 0,97 0,91% TERMOLI ,91 23,60% 5,6 0,9 0,95% VENAFRO ,7 0,95 0,67% ,20 6,80% Prevalenza MALATTIE E DISTURBI ENDOCRINI E METABOLICI Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,29 3,30% 4 0,75 PASSIVA ,87 26,50% 3,4 0,7 REGIONALE ,42 73,50% 4,2 0,77 Malattie e disturbi nutrizionali e metabolici endocrini, Rappresentano il 3.30% dei casi di ricovero 2011, soddisfatti per circa l 74% dalle strutture regionali, che hanno richiesto un intervento di tipo medico nell 81,80%, diurno nel 65.30%. La fascia d età maggiormente interessata è la giovane adulta (15-64 anni) seguita da quella presenile e senile (up65 anni), non trascurabile rimane la frequenza nell età 0-14 anni che mantiene stabilmente la frequenza sul 13.70% Pagina 38 di 125

39 Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Malattie e disturbi endocrini, nutrizionali e metabolici ,29 3,30% 4 0, ,69 13,70% 2,2 0, ,63 6,60% 2,9 0, ,06 7,20% 1,6 0, ,16 58,30% 3,6 0, ,02 29,20% 3,3 0, ,14 29,10% 3,9 0,83 up ,44 27,90% 5,7 0, ,90 13,50% 4,4 0,84 up ,54 14,50% 6,9 0,82 La patologia in assoluto prevalente è il Diabete mellito con 425 casi ed una frequenza relativa del 20,50%, seguito dalle malattie di altre ghiandole endocrine, e fra questa la ghiandola tiroidea con 300. Non trascurabile sono i casi di ricovero per altri disordini endocrini e nutrizionali, circa 625 casi di cui 35 dovuti ad obesità. La distribuzione territoriale è abbastanza omogenea nei distretti. Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M. Prevalenza Malattie e disturbi endocrini, nutrizionali e metabolici ,29 3,30% 4 0,75 AGNONE ,86 5,50% 3 0,74 0,91% BOJANO ,10 12,40% 4,9 0,82 0,60% CAMPOBASSO ,87 25,60% 4,5 0,77 0,62% ISERNIA ,53 14,50% 4 0,72 0,64% LARINO ,65 9,20% 3,1 0,7 0,63% TERMOLI ,35 23,40% 3,4 0,75 0,67% VENAFRO ,32 9,30% 4,4 0,72 0,66% MALATTIE E DISTURBI MIELOPROLIFERATIVI E NEOPLASIE SCARSAMENTE DIFFERENZIATE Malattie e disturbi mieloproliferativi e neoplasie scarsamente differenziate PASSIVA REGIONALE Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,08 5,90% 5,4 1, ,27 19,90% 5,7 1, ,81 80,10% 5,4 0,99 Rappresentate da trattamenti per patologie neoplastiche, sono soddisfatte per l 80.10% da ricoveri presso le strutture regionali. Pagina 39 di 125

40 Ad eccezioni di un numero limitato di ricoveri nella fascia 0-14 anni le età prevalentemente interessate sono l adulta e la senile Dimessi Degenza Importo Freq. Deg.M. Peso M ,08 5,90% 5,4 1, ,73 2,90% 4,1 1, ,78 0,80% 4,4 1, ,95 2,00% 4 1, ,22 46,70% 5, ,97 19,50% 5,1 1, ,25 27,20% 5,4 0,93 up ,13 50,40% 5,7 1, ,63 25,90% 5,4 0,98 up ,50 24,50% 5,9 1,08 Malattie e disturbi mieloproliferativi e neoplasie scarsamente differenziate Per quanto attiene le modalità di trattamento, al primo posto con circa il 55% dei ricoveri troviamo la chemioterapia non associata a diagnosi secondaria di leucemia acuta, trattamento questo ormai da riservare all ambito territoriale. I trattamenti e i tumori maggiormente rappresentati in questo gruppo sono: Dimessi Degenza Deg.M. Peso M ,9 0,75 Radioterapia ,89 8,40% 3 0,88 Anamnesi di neoplasia maligna senza endoscopia ,91 7,50% 2,7 0,48 Linfoma e leucemia non acuta senza CC ,84 6,80% 4,4 1,1 Linfoma e leucemia non acuta con CC ,48 5,20% 6,9 1, ,11 4,00% 2,6 1,49 Chemioterapia associata a diagnosi secondaria di leucemia acuta o con uso ,45 2,50% 6 1,49 Leucemia acuta senza interventi chirurgici maggiori, età > 17 anni ,77 2,10% 14,1 4,21 Linfoma e leucemia non acuta con altri interventi chirurgici senza CC ,20 1,40% 3,7 1,41 Leucemia acuta senza interventi chirurgici maggiori, età < 18 anni ,21 1,10% 5,4 2,95 Anamnesi di neoplasia maligna con endoscopia ,00 1,10% 2,7 0, ,64 0,70% 9,6 3,01 Chemioterapia non associata a diagnosi secondaria di leucemia acuta Alterazioni mieloproliferative differenziate con altri o neoplasie Importo Freq ,33 56,60% poco Linfoma e leucemia non acuta con altri interventi chirurgici Pagina 40 di 125

41 con CC Altre alterazioni mieloproliferative e neoplasie poco differenziate senza CC ,06 0,70% 6 0,97 Linfoma e leucemia con interventi chirurgici maggiori senza CC ,24 0,60% 6,2 1,55 Alterazioni mieloproliferative o neoplasie poco differenziate con interventi ,98 0,40% 14,1 2,92 Altre alterazioni mieloproliferative e neoplasie poco differenziate con CC ,64 0,40% 11,3 1,49 Alterazioni mieloproliferative o neoplasie poco differenziate con interventi ,59 0,30% 5,9 1,9 Linfoma e leucemia con interventi chirurgici maggiori con CC ,74 0,30% 10,5 3,49 Le patologie oncologiche in Molise Nella regione Molise non esiste un sistema di rilevamento sistematico dei dati in oncologia e per tale ragione è difficile reperire dati strutturati e certi su cui fare affidamento per programmare una corretta politica sanitaria nel settore. Una valutazione effettuata sui sistemi di registrazione delle varie strutture territoriali pur non avendo la pretesa di un adeguata correttezza formale da un punto di vista statistico, consente però di avere un quadro di massima, almeno per le strutture pubbliche del sistema sanitario della regione Molise. Per le patologie più frequenti, almeno nell ambito della UOC di Campobasso, i dati delle prime diagnosi rispettano il ranking delle patologie neoplastiche a livello nazionale, in particolare la mammella, il colonretto, il polmone, lo stomaco, la prostata. I tumori della pelle, ad eccezione dei melanomi, raramente vengono visti in oncologia poiché seguiti prevalentemente dalle dermatologie, mentre i dati della prostata sembrano molto più bassi rispetto a quelli osservati, poiché nelle fasi iniziali di malattia, i pazienti vengono solitamente seguiti dai colleghi urologi. Anche nell ambito delle patologie ematologiche viene rispettato la normale graduatoria in ordine di frequenza. Presso la UOC di Campobasso la impossibilità a trattare pazienti con patologie leucemiche acute in età giovane e/o adulta, determinata da problemi strutturali quali la mancanza di una camera sterile e ci ha indotto ad utilizzare una precisa politica etica di affidare tali pazienti a strutture extraregionali. Come detto in premessa, la mancanza di un sistema di rilevamento dei dati ci obbliga a utilizzare i dati reperiti da ISTAT o da siti specializzati quali quello dell AIRTUM (Associazione italiana dei registri tumori) che forniscono, nel nostro caso, dati calcolati e non osservati. La mortalità nella regione Molise, secondo i dati ISTAT relativi alla mortalità del 2010, fa registrare, su una popolazione di abitanti, 439 uomini deceduti per tumore maligno (tasso standardizzato di 177,86/ ) e 220 femmine (tasso standardizzato di 98,26/ ) con una mortalità complessiva di 659 persone (tasso standardizzato di 122,96/ ) Per quanto riguarda l incidenza stimata, il numero di nuovi casi nel 2010 è stato stimato in 733 casi complessivi fra gli uomini (tasso standardizzato di 316,86/ ) e 512 casi complessivi fra le donne (tasso standardizzato di 202,42/ ), per un totale di casi complessivi per tutte le patologie neoplastiche maligne (tasso standardizzato 254,90/ ) Pagina 41 di 125

42 Tassi di mortalità e incidenza delle patologie oncologiche in Molise dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Prevalenza stimata: il tasso grezzo di prevalenza misura la frequenza reale dei tumori ed è l informazione necessaria per capire l aumento o la riduzione della domanda sanitaria in campo oncologico. Nella realtà molisana la prevalenza grezza nel 2010 è stata di 3711 maschi e 4071 donne per un totale di 7782 (tab. 2) Stima della prevalenza grezza per tutti i tumori in Molise dal 2001 al 2010 per sesso (elaborazione su dati ISTAT) Dall analisi delle tabelle emerge una sostanziale sovrapponibilità delle stime regionali rispetto ai dati nazionali, infatti i tassi di mortalità e incidenza delle patologie oncologiche in Molise si evidenzia una costanza dei valori nel tempo analoga al dato nazionale. Per quanto riguarda la stima della prevalenza grezza per tutti i tumori in Molise dal 2001 al 2010 per sesso si nota un graduale aumento del valore nell ultimo decennio per entrambi i sessi. Incidenza in termini assoluti di tutti i tumori in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Pagina 42 di 125

43 Tassi standardizzati di incidenza di tutti i tumori in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Di seguito sono disponibili i grafici per i principali tumori maligni (colon-retto, mammella, polmone, prostata, stomaco) Incidenza assoluta dei tumori del colon retto in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Tassi standardizzati di incidenza e mortalità dei tumori del colon retto in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) L analisi dei dati evidenzia un lento ma graduale aumento dell incidenza dei tumori del colon retto sia a livello regionale che nazionale ma nel frattempo vede ridursi progressivamente il dato di mortalità e questo potrebbe significare da un lato una maggiore facilità nella diagnosi per effetto di programmi di screening Pagina 43 di 125

44 efficaci e di conseguenza, per quanto attiene alla mortalità, una riduzione dei casi in relazione alla precocità della diagnosi, sempre per effetto degli screening ed un miglioramento dell approccio terapeutico. Incidenza assoluta del tumore alla mammella in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Tassi standardizzati di incidenza e mortalità dei tumori del tumore alla mammella in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Analogamente a quanto rilevato in relazione alle neoplasie del colon retto si verifica per il tumore della mammella anche se se con delle differenze più marcate tra il dato regionale e quello nazionale. Infatti in entrambi i casi si rileva un aumento dell incidenza più marcato, però, in regione rispetto al dato nazionale. Mentre per ciò che concerne la mortalità, i valori sono pressoché sovrapponibili e presentano una graduale diminuzione dei valori. Incidenza assoluta del tumore al polmone in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Pagina 44 di 125

45 Tassi standardizzati di incidenza e mortalità del tumore al polmone in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Per quanto riguarda le neoplasie polmonari non si rilevano scostamenti tra i due dati, nazionale e locale, infatti in entrambi i casi si evidenzia una progressiva diminuzione dei dati di incidenza e mortalità. Incidenza assoluta del tumore alla prostata in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Tassi standardizzati di incidenza e mortalità del tumore alla prostata in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Pagina 45 di 125

46 L'incidenza del tumore alla prostata è aumentata del 53 per cento negli ultimi dieci anni (dal 2002 al 2012), una neoplasia che nel solo 2012 si stima sia stata diagnosticata a circa 36 mila italiani. Nel 2002 i nuovi casi di cancro alla prostata erano , si è quindi registrato un notevole incremento che porta questa forma di tumore ad essere la neoplasia più diffusa nei maschi. La diagnosi precoce permette però di mantenere pressoché costante i tassi di mortalità. Incidenza assoluta del tumore allo stomaco in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Tassi standardizzati di incidenza e mortalità del tumore allo stomaco in Molise e in Italia dal 2001 al 2010 (elaborazione su dati ISTAT) Pagina 46 di 125

47 il tumore dello stomaco è quello che ha recentemente mostrato la più forte riduzione in media per entrambi i sessi oltre il 2% tra i periodi Il carcinoma dello stomaco presenta un gradiente d incidenza Centro-Nord-Sud caratteristico, con una maggiore incidenza al Centro sia nelle donne che negli uomini rispetto al Nord. Tale andamento è in parte correlato alle diverse abitudini dietetiche di alcune aree del Centro, in particolare della zona appenninica. Anche in questo caso l andamento dell incidenza e della mortalità in Molise è sovrapponibile ai dati nazionali. Gli screening Sin dal 1996 la regione Molise ha iniziato l iter per la progettazione di uno screening sull intero territorio regionale. Il progetto fu presentato al Ministero della Salute e finanziato nel 1999; la disponibilità dei fondi fu resa possibile nel 2000 e nel 2002 fu avviata la struttura dello screening per la neoplasia della mammella e della cervice uterina nell ambito del cosiddetto Progetto Mimosa. Nel 2005 venne sostanzialmente ridefinita la forma organizzativa attuale e nel 2008 si avviò anche il 3 screening, quello del colon-retto. I dati delle survey nazionali indicano come la Regione Molise, assieme alla Basilicata, è l unica regione del Sud Italia ad aver attivato tutti e tre gli screening per i quali, attualmente, sono disponibili solide evidenze scientifiche di efficacia. I dati relativi all estensione territoriale sono del 100% con buoni dati di partecipazione per tutti gli screening. Nello specifico lo screening per la neoplasia di mammella ha una popolazione bersaglio fra i 50 e i 69 anni di circa donne da invitare ogni 2 anni; l adesione sfiora il 60% (esclusi gli anni in cui motivi tecnici tendono a rallentare gli inviti). Lo screening per il tumore della cervice uterina ha una popolazione bersaglio di circa donne fra i 25 e i 64 anni con una cadenza di esecuzione del test di screening ogni 3 anni. Il test attualmente in uso è il pap-test, anche se è in corso uno switch verso l utilizzo del test per l HPV eseguito con tecniche di biologia molecolare. Infine lo screening dei tumori del colon-retto si avvale del test del SOF (Sangue occulto nelle feci) a cui segue, eventualmente, una pancolonscopia; la popolazione bersaglio è tra i 50 e i 69 anni con circa persone (fra uomini e donne). Anche questi due screening, pur soffrendo di qualche criticità in più, hanno comunque ottime performance. In assenza di un registro un altra informazione sull incidenza delle neoplasie sono state tratte dall analisi dell attività dell Unità Operativa di oncologia del Molise Il numero di pazienti valutati presso ogni UO sono stati, nel 2012, rispettivamente a Campobasso 395 su un bacino di popolazione di abitanti, 260 a Isernia su una popolazione di abitanti e a Termoli/Larino 330, a fronte di una popolazione di abitanti. Questi pazienti sono esclusivamente coloro i quali iniziano un percorso di diagnosi e cura presso le UO di oncologia. Da questo computo mancano quasi completamente i dati di pazienti con patologie neoplastiche come quelle del S.N.C, i tumori della pelle (basaliomi, carcinomi spinocellulari e melanomi in stadio precoce che vengono gestiti dai Pagina 47 di 125

48 dermatologi) i tumori della prostata non avanzati che vengono gestiti con terapie ormonali dagli urologi; i tumori dell età pediatrica. Resta sostanzialmente invariato, ed in linea con i dati italiani, il numero dei tumori più frequentemente osservati nelle UO di Oncologia nella regione Molise. Di seguito la tabella riporta il rango delle principali neoplasie maligne osservate nelle UO di Oncologia. Rango delle principali neoplasie registrate nelle UO di Oncologia del Molise per territorio- anno 2012 (dati interni ASReM) Rango Campobasso Mammella Colon-retto Polmone LNH Stomaco Pancreas Isernia Mammella Colon-retto Polmone Stomaco LNH SNC Larino/Termoli Mammella Colon-retto Polmone Melanoma Stomaco Prostata Estremamente interessante è il dato relativo ai pazienti affetti da patologie ematologiche seguiti presso l UOC di Campobasso nell ultimo triennio. Alcuni di questi sono stati trattati con chemioterapie aggressive per il condizionamento del midollo e preparati per essere successivamente trapiantati. I trattamenti trapiantologici attualmente non sono possibili nella nostra UO per la mancanza di una camera sterile a bassa carica microbica, la quale era già stata progettata, valutata e supportata da una associazione di volontariato, ancora oggi disposta e finanziare il progetto, ma che non è stata, a suo tempo, accettata dall ASReM. Ogni anno almeno 15 pazienti vengono preparati per un trapianto di midollo osseo e successivamente avviati ai centri di riferimento (generalmente l Ematologia di Pescara) dove, dopo essere sottoposti a procedura di aferesi, vengono successivamente trapiantati. Pazienti affetti da patologie oncologiche seguiti dall UO di Campobasso dal 2010 al 2012 (dati interni ASReM) Patologia LNH Mieloma multiplo Leucosi LLC LH Linfoadenomegalie LMC TOTALE Le malattie cronico degenerative Le malattie non infettive o cronico - degenerative rappresentano la parte prevalente della patologia esistente nella nostra popolazione, sia in termini di diffusione che di gravità. Il loro esito risulta essere spesso letale in tempi più o meno brevi e comunque sempre invalidante. Esse sono rappresentate da numerose malattie: Tumori; Malattie cardiovascolari; Broncopneumopatie croniche; Malattie dismetaboliche; Malattie mentali ecc. Questo gruppo di malattie riconosce nella sua genesi, fattori di rischio di tipo ambientale e comportamentale. Per essi valgono le indicazioni generali: incoraggiare gli interventi mirati alla modifica Pagina 48 di 125

49 dello stile di vita riguardo all'alimentazione ed all'attività fisica. Non ci si deve comunque attendere una sostanziale modifica a breve termine del trend di incidenza. Le malattie cronico degenerative sono il frutto della così detta transizione epidemiologica [Omran, 1971] che consiste nel passaggio dalla prevalenza delle patologie infettive, tipiche ancora della fase protoindustriale (TBC, colera, difterite, dissenteria, vaiolo, ecc.) alla prevalenza di patologie tipiche delle società industriali: le cosiddette patologie della modernità, legate sia al mutamento della struttura demografica della popolazione conseguente al suo forte invecchiamento, sia al peggioramento dell habitat ambientale e sociale, con forti effetti di stress sugli individui. Ciò detto appare evidente che l analisi delle patologie cronico degenerative non si può limitare al dato epidemiologico in senso stretto, ma deve riguardare anche gli aspetti socio-ambientali, sociali (come gli stili di vita) e, ovviamente, gli aspetti relativi alla prevenzione del rischio di insorgenza. Infatti, l arma di lotta più efficace disponibile nei confronti di queste patologie, per il momento di difficile guarigione, è rappresentata dalla prevenzione primaria agendo sulla: Rimuovere le cause; Eliminare i fattori di rischio; Proteggere dagli effetti dei fattori di rischio gli individui ed i gruppi di popolazione esposti.. La diagnosi precoce si realizza generalmente tramite screening della popolazione a rischio quando si ha disponibilità di un test accurato ad alta sensibilità e specificità per la malattia in stadio precoce, quando si ha disponibilità di un intervento sanitario ad efficacia riconosciuta scientificamente, quando, infine, sono soddisfatti i principi etici ed economici del sistema. In ogni caso, si delineano due attività epidemiologiche attualmente ritenute di estrema rilevanza: 1) la raccolta di dati e informazioni sulla frequenza e sull assistenza necessaria a queste malattie; 2) la valutazione degli esiti delle cure. In mancanza di registrazioni o di una raccolta sistematica di dati di morbosità, informazioni sulla frequenza delle malattie non infettive possono essere tratte dai dati di mortalità elaborati e pubblicati annualmente dall ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica); essi possono fornire indicazioni di una certa utilità sull andamento epidemiologico generale seppure con un ritardo che varia tra i tre ed i cinque anni. Necessità di un registro regionale L istituzione di un Registro delle Patologie Cronico Degenerative e per la Valutazione degli Esiti, alimentato da basi di dati informatizzati, risponde alle indicazioni contenute nel Piano Sanitario Nazionale e nel Piano Sanitario Regionale vigenti, esso costituisce uno strumento informativo utile sia per la ricerca, sia per la programmazione degli interventi preventivi, sia per il miglioramento dell assistenza ai malati. Ha il pregio della rapidità di risposta e della economicità gestionale, inoltre la standardizzazione delle procedure adottate ed il confronto con informazioni provenienti dai Registri Tumori, da Registri degli Eventi Cardiovascolari e Cerebrovascolari, da studi di Outcome e altre indagini ad hoc può consentire di misurare i margini di precisione e validità al fine di ottenere una qualità controllata delle informazioni prodotte. Una delle maggiori criticità della Regione Molise riguarda proprio la mancanza di sistemi di Registrazione sia per quanto riguarda le patologie cronico -degenretaive, sia per quanto riguarda la patologia tumorale. L attivazione dei suddetti registri costituisce una delle priorità che si è posta la Direzione Strategica Aziendale., infatti la diffusione più capillare dei registri darebbe un contributo essenziale alla comprensione di una malattia tra le più complesse, sia dal punto di vista delle cause, sia da quello della prevenzione e della cura. Pagina 49 di 125

50 I dati disponibili per il Molise Dalla rilevazione multiscopo annuale dell ISTAT emerge che la diffusione delle patologie cronico-degenerative costituisce un importante indicatore di salute, in particolare nei paesi che, come l Italia ed il Molise, sono caratterizzati da un elevato tasso di invecchiamento della popolazione. Molte di queste malattie non sono suscettibili di guarigione e, una volta insorte, condizionano in modo permanente la qualità della vita degli individui che ne sono affetti, compromettendo il loro livello di autonomia e accrescendo la necessità di assistenza e cura. Le malattie croniche più diffuse tra la popolazione, rilevate nell ambito di una lista di 24 patologie, sono: l artrosi/artrite (18,3%) l ipertensione arteriosa (13,6%), le malattie allergiche (10,7%) per le quali si osservano tassi molto elevati fin dall'infanzia; ne sono infatti, affetti almeno il 10,9% dei bambini e l 8,2% delle bambine fino a 14 anni. Le malattie croniche con netta prevalenza femminile sono: l artrosi/artrite (21,8% contro 14,6%), l osteoporosi (9,2% contro l 1,1%) e la cefalea (10,5% contro il 4,7%). Uno svantaggio maggiore per gli uomini si osserva invece per la bronchite cronica/enfisema (4,8% contro 4,2%) e per l infarto (2,4% contro 1,1%). Per quanto riguarda la bronchite cronica/enfisema, lo svantaggio maschile è soprattutto nelle età anziane: nella classe di età anni ne soffrono l 11,8% contro l 8,6% fra le donne e la differenza aumenta tra gli ultraottantenni. Per l infarto invece le differenze tendono a diminuire dopo i 65 anni. La quota di persone che vive in famiglia colpite da Alzheimer-demenze senili è pari allo 0,5% della popolazione, più alta tra le donne (0,6%) di quanto non avvenga tra gli uomini (0,3%). Quasi per tutte le malattie croniche si osserva un incremento all avanzare dell età. Fanno eccezione alcune patologie quali la cefalea o l emicrania ricorrente, e soprattutto le malattie allergiche che sono più diffuse nelle età giovanili. Rispetto a quanto rilevato nell indagine del , si osserva, soprattutto per la popolazione ultra sessantacinquenne, un incremento per alcune malattie croniche. Tra gli anziani la percentuale passa dal 12,5% al 14,5% per il diabete, dal 36,5% al 40,5%, per l ipertensione arteriosa, dal 4% al 6,3% per l infarto del miocardio, dal 52,5% al 56,4% per l artrosi-artrite e dal 17,5% al 18,8% per l osteoporosi. Sempre tra gli ultrasessantacinquenni è in flessione invece la percentuale di chi dichiara angina pectoris (3,4% contro 2,5%) e altre malattie del cuore (12,5% contro 11,3%). Per tutta la popolazione rimane invece stabile la quota colpita da tumore maligno (1%), mentre aumenta negli ultimi 5 anni la percentuale di quanti dichiarano di esserne stati affetti in passato (da 0,4% all 1,2%). Diminuisce per tutta la popolazione la prevalenza dell ulcera (dal 3,0% al 2,3%) soprattutto nella popolazione anziana (dal 7,3% al 5,3%). Sono il 13% le persone con malattie croniche gravi. Per individuare il segmento di popolazione in peggiori condizioni di salute sono stati costruiti due indicatori: persone affette da almeno una malattia cronica grave e persone con tre o più malattie croniche. Il primo indicatore è stato definito aggregando nella categoria gravi nove gruppi di patologie selezionate in base all ipotesi che la presenza di queste patologie implichi cattive condizioni di salute e un elevato livello di limitazioni. Le malattie croniche gravi individuate sono: diabete; infarto del miocardio; angina pectoris; altre malattie del cuore; ictus, emorragia cerebrale; bronchite cronica, enfisema; cirrosi epatica; tumore maligno (inclusi linfoma/leucemia); parkinsonismo; Alzheimer, demenze senili. Il secondo indicatore, si riferisce invece indistintamente a tutte le patologie ed è costruito nell'ipotesi che la multicronicità sia associata a condizioni di salute difficili e limitanti e ad un peggioramento della qualità della vita. Complessivamente il 13,1% delle persone dichiara di soffrire di almeno una malattia grave e il 13,8% di tre o più patologie croniche. Le donne presentano, per tutte le classi di età, tassi di multicronicità Pagina 50 di 125

51 significativamente più alti (17,2% contro 10,3% per gli uomini) ma nell età anziana sono meno colpite degli uomini da patologie croniche gravi (38,9% contro 45,5%) (Grafico 1). La disabilità Le persone con disabilità sono 2 milioni e 600 mila nel 2005 (ISTAT) La presenza di disabilità può condizionare in modo rilevante la qualità della vita, limitando in misura più o meno grave l autonomia della persona. È un fenomeno prevalentemente diffuso tra i molto anziani, età in cui le patologie cronicodegerative di tipo invalidante si cumulano al normale processo di invecchiamento dell individuo. Una persona è definita disabile se presenta gravi difficoltà in almeno una delle seguenti dimensioni: confinamento a letto, su una sedia o in casa; difficoltà di movimento, difficoltà nelle funzioni quotidiane, difficoltà nella comunicazione (vista, udito e parola). Nel rilevare il fenomeno della disabilità l Istat ha fatto sempre riferimento al questionario predisposto negli anni 80 da un gruppo di lavoro dell OCSE sulla base della classificazione OMS (ICIDH - International Classification of Impairment, Desease, Disability and Handicap -1980). Sebbene siano noti i limiti di tale strumento, non è a tutt oggi disponibile una operazionalizzazione della nuova classificazione ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health), approvata dall OMS nel 2001 e condivisa a livello internazionale. Cfr. Nota metodologica. Il tasso è stato standardizzato per classi età quinquennali con la popolazione del Censimento La procedura consente di tenere sotto controllo l effetto della diversa struttura per età della popolazione negli anni 1994, e Dai risultati dell indagine, che rappresenta la principale fonte per stimare il fenomeno della disabilità in Italia, si calcola siano oltre 2 milioni e 600 mila le persone con disabilità, di cui 2 milioni tra gli anziani. Tale stima non include le persone istituzionalizzate, in quanto l universo di riferimento dell indagine campionaria sono le persone residenti in famiglia in Italia. Non sono inoltre incluse le persone disabili minori di 6 anni, e occorre evidenziare che lo strumento di rilevazione utilizzato, essendo stato costruito per studiare le limitazioni fisiche sul funzionamento della persona, ha il limite di sottostimare le persone con disabilità di tipo mentale. La disabilità è un problema che coinvolge soprattutto gli anziani, infatti, quasi la metà delle persone con disabilità, un milione e 200 mila, ha più di ottanta anni. Persone con disabilità di 6 anni e più che vivono in famiglia per classe di età, sesso e tipologia di disabilità Anni (tassi per 100 persone con le stesse caratteristiche) e più Totale Maschi Difficoltà in vista, udito e parola Difficoltà nel movimento Disabilità nelle funzioni Due difficoltà Tre difficoltà Difficoltà in vista, udito e parola Difficoltà nel movimento Disabilità nelle funzioni Due difficoltà Tre difficoltà Difficoltà in vista, udito e parola Difficoltà nel movimento Disabilità nelle funzioni Due difficoltà 0,17 0,21 0,15 0,14 1,02 0,10 0,22 0,07 0,04 0,08 Femmine 0,10 0,20 0,07 0,22 0,06 0,24 0,17 0,08 0,38 0,09 0,19 0,55 0,15 0,43 0,04 0,49 0,69 0,20 0,67 0,16 0,45 1,09 0,51 1,79 0,44 0,82 1,98 1,04 3,37 0,45 1,18 3,41 1,74 5,91 1,16 2,72 8,27 5,52 13,72 5,61 0,39 0,83 0,52 1,23 0,35 0,15 0,05 0,08 0,12 1,21 0,11 0,15 0,26 0,04 0,04 Totale 0,10 0,14 0,07 0,14 0,11 0,26 0,21 0,08 0,28 0,04 0,25 0,44 0,08 0,47 0,04 0,25 1,11 0,30 0,91 0,14 0,30 3,25 0,61 1,96 0,35 1,29 4,24 1,19 3,74 0,95 1,50 6,78 2,48 8,19 1,86 1,48 10,35 6,77 22,75 7,52 0,40 1,70 0,85 2,47 0,70 0,16 0,12 1,11 0,19 0,10 0,17 0,07 0,18 0,25 0,19 0,08 0,33 0,22 0,50 0,11 0,45 0,37 0,90 0,25 0,79 0,37 2,24 0,56 1,88 1,08 3,22 1,12 3,57 1,37 5,39 2,18 7,25 1,90 9,65 6,35 19,71 0,40 1,28 0,69 1,87 0,13 0,13 0,11 0,16 Pagina 51 di 125

52 Tre difficoltà 0,04 0,06 0,08 0,06 0,04 0,15 0,39 0,73 1,57 6,87 0,53 Fonte dati: Istat, Indagine multiscopo "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari - Anni La stima si basa su un criterio molto restrittivo di disabilità, quello secondo cui vengono considerate persone con disabilità le persone che nel corso dell intervista hanno riferito una totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana. Se consideriamo in generale le persone che hanno manifestato una apprezzabile difficoltà nello svolgimento di queste funzioni la stima allora sale al 13% della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia, dato vicino a quello dei principali paesi industrializzati. Sfuggono tuttavia le persone che, soffrendo di una qualche forma di disabilità non fisica ma mentale, sono in grado di svolgere tali attività essenziali. Per quanto riguarda la stima delle persone con disabilità che vivono in residenze e non in famiglia, i primi risultati provvisori della rilevazione sui presidi socio-assistenziali indica la presenza di circa persone con disabilità o anziani non autosufficienti ospiti nei presidi socio-assistenziali. Considerando quindi le persone con disabilità in famiglia e le persone con disabilità nei presidi si giunge ad una stima complessiva di circa 2 milioni 800 mila persone con disabilità. E bene chiarire ancora che si tratta di stime, che presumibilmente distorcono verso il basso il reale numero di persone con disabilità in Italia. Poiché, infatti, le persone con disabilità in famiglia vengono rilevati tramite indagine campionaria col metodo dell intervista (direttamente al disabile o a un suo familiare), non si può escludere che vi sia una sottostima, dipendente dal tipo di disabilità, dovuta alla mancata dichiarazione della presenza di persone con disabilità in famiglia. Analizzando i dati nel dettaglio, si evidenzia come la presenza di disabilità sia correlata all età: tra le persone di 65 anni o più la quota di popolazione con disabilità è del 19,3%, e raggiunge il 47,7% (38,7% per gli uomini e 52% per le donne) tra le persone di 80 anni e più. I tassi di disabilità evidenziano una differenza di genere a svantaggio di quello femminile: le donne rappresentano infatti il 66% delle persone disabili e gli uomini solo il 34%, e in rapporto al totale della popolazione le donne hanno un tasso di disabilità del 6,2% mentre gli uomini del 3,4%. Tale fenomeno è determinato in buona parte dall evoluzione demografica, che ha causato un forte invecchiamento della popolazione, caratterizzato da una crescita della speranza di vita alla nascita per tutta la popolazione, ma in misura maggiore per le donne. Nell analisi della distribuzione territoriale emerge un differenziale tra l Italia settentrionale e quella meridionale ed insulare. In particolare si osserva un tasso di disabilità del 5.7% nell Italia insulare e del 5,2% nell Italia Meridionale, mentre tale tasso scende al 4,4% nell Italia Nord-Orientale e al 4,3% nell Italia Nord-Occidentale e si attesta al 5.5% per il Molise. Dall indagine è anche possibile identificare 4 tipologie di disabilità: 1. confinamento individuale (costrizione a letto, su una sedia non a rotelle o in casa); 2. disabilità nelle funzioni (difficoltà nel vestirsi, nel lavarsi, nel fare il bagno, nel mangiare); 3. disabilità nel movimento (difficoltà nel camminare, nel salire le scale, nel chinarsi, nel coricarsi, nel sedersi); 4. disabilità sensoriali (difficoltà a sentire, vedere o parlare). Pagina 52 di 125

53 Persone di 6 anni e più disabili per tipo di disabilità, regione, ripartizione geografica. Anni (per persone della stessa zona) Tipo di Disabilità Disabilità nelle Difficoltà nel funzioni movimento 30,7 24,6 18,4 22,1 22,1 17,7 19,8 16,1 Piemonte Valle d'aosta Lombardia Trentino-Alto Adige 48,1 39,4 40,2 35 Confinamento individuale 22,6 17,5 19,8 14,3 Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria 39,8 42,3 47,3 16,9 20,3 22,4 21,9 22,7 28,3 18,4 19,1 23 9, ,8 Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche 50, ,6 21,1 20,6 25,6 30,4 35,7 34, , ,4 21,9 14,4 9,9 14,5 16,3 Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia 41,6 54,1 55,1 45,8 53,9 16, ,1 18,6 26,3 22,6 35,2 32,5 27, ,5 24,9 31,5 20,2 23,2 10,9 14,3 15,5 9,6 11,7 Basilicata Calabria Sicilia 54,8 62,8 62,8 22,8 23,1 29,1 32,8 36,8 37,7 24,4 33,7 31,3 14,5 13,3 12,8 Regioni Sardegna Italia Disabili Difficoltà vista udito e parola 8,7 8 8,6 9, ,6 34,4 22,2 13,6 48,5 21,4 28,8 22,3 11,1 Fonte dati: Istat, Indagine multiscopo "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari - Anni Percentuale di disabili per tipologia di disabilità in Molise - stima basata su dati ISTAT anno 2000 per persone di 6 anni e più Fonte dati ISTAT 2000 Difficoltà vista udito e parola; 15,5 Difficoltà nel movimento; 31,5 Confinamento individuale; 23,1 Disabilità nelle funzioni; 32,5 Considerando i diversi livelli di disabilità, quello più grave è rappresentato dal confinamento, che implica la costrizione permanente in un letto, o su una sedia, con livelli di autonomia nel movimento pressoché nulli, nonché il confinamento in casa per impedimento fisico o psichico. Risulta confinato il 2,1% della popolazione di 6 anni e più e tra le persone di 80 anni e più la quota raggiunge circa il 25% (19% maschi e 28% femmine). Pagina 53 di 125

54 In merito alle altre tipologie di disabilità, si rileva che il 2,2% delle persone di 6 anni e più presenta disabilità nel movimento, con quote significative dopo i 75 anni: nelle persone di 80 anni e più il tasso raggiunge il 22,5% (con uno scarto di circa 7 punti percentuali tra maschi e femmine, a svantaggio di queste ultime: 17,6% per i maschi contro 24,8% per le femmine). Circa il 3% della popolazione di 6 anni e più presenta invece difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane, cioè ha difficoltà ad espletare le principali attività di cura della propria persona (quali il vestirsi o spogliarsi; il lavarsi mani, viso, o il corpo; tagliare e mangiare il cibo, ecc.). Le persone che presentano questo tipo di limitazione e che quindi necessitano dell aiuto di qualcuno per far fronte a queste elementari esigenze è tra i 75 ed i 79 anni circa il 12% mentre sale al 35.34% in quelle di 80 e più anni.. Le difficoltà nella sfera della comunicazione, quali l incapacità di vedere, sentire o parlare, coinvolgono circa l 1% della popolazione di 6 anni e più e sale al 12,89% in quelle di 80 e più anni. Ben il 33% delle persone con disabilità è portatore di almeno due disabilità contemporaneamente fra disabilità nelle funzioni, disabilità nel movimento e disabilità sensoriali, per cui la somma dei disabili secondo il tipo di disabilità è superiore al numero complessivo di disabili. Di questi il 33% è rappresentato dal sesso maschile e il restante 67% da quello femminile. Questa differenza è ancora spiegata in gran parte dalla differente distribuzione della popolazione maschile e femminile per età: più dell 80% delle persone con più tipologie di disabilità ha infatti un età superiore ai 65 anni. Ipotizzando un trend costante nel tempo dell andamento della prevalenza di disabilità nella popolazione di 6 anni e più, e che i tassi rilevati per la Regione Molise siano applicabili ai dati di popolazione, che come abbiamo visto nell analisi demografica, hanno un andamento molto simile a quello nazionale, si stima che nel Molise il numero di disabili, diviso per tipologia di invalidità, sia il seguente: Stima del numero di disabili per TIPO di disabilità in soggetti di 6 e più anni nella Regione Molise (stima elaborata su dati ISTAT 2000) Anno Confinamento individuale Difficoltà nel movimento Difficoltà nelle funzioni Difficoltà vista udito, parola Totale , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,51 Stime elaborate su base dati ISTAT anno 2000 Dal momento che ben il 33% delle persone con disabilità è portatore di almeno due disabilità contemporaneamente fra disabilità nelle funzioni, disabilità nel movimento e disabilità sensoriali, la somma dei disabili secondo il tipo di disabilità è superiore al numero complessivo di disabili. Dall analisi dei dati, nel prossimo decennio il numero dei disabili nella Regione Molise si attesterà tra il 5,8 e il 6,3% della popolazione totale, con una numerosità di circa 31mila disabili per anno. La classe di disabilità più numerosa sarà rappresentata dai disabili con difficoltà nel movimento e nelle funzioni (9 mila e 500 unità), seguita dai disabili con problemi di confinamento ( 7 mila unità), mentre a distanza ritroviamo le disabilità sensoriali ( 4 mila e 600 unità). Pagina 54 di 125

55 Tuttavia, se si analizza la popolazione disabile per le fasce d età, emerge che i disabili di 80 anni e più aumenteranno progressivamente negli anni passando dal 40.00% del 2000 al 68.57% del 2015, con un incremento percentuale di circa 30 punti, di cui si dovrà tenere conto soprattutto nella programmazione delle cure domiciliari, trattandosi infatti di pazienti fragili e spesso con più di una disabilità. Stima della disabilità per fasce di età in Molise per gli anni (elaborazione su dati ISTAT 200) Pe rcen tuale % Disabili up ,37 44,72 46,91 48,76 50,39 52,36 54,6 56,88 58,53 60,26 62,83 64,51 65,64 67,28 68,57 % Disabili > 6 anni e < 80 anni 60 57,63 55,28 53,09 51,24 49,61 47,64 45,4 43,12 41,47 39,74 37,17 35,49 34,36 32,72 31,43 Anno % Disabili up80 % Disabili > 6 anni e < 80 anni Pagina 55 di 125

56 I fattori di rischio I dati dell Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) parlano chiaro: dei 58 milioni totali di decessi registrati nel 2005, circa 35 (pari al 60%) sono attribuibili a malattie croniche, principale causa di morte fra gli adulti in quasi tutti i Paesi. Si prevede che nei prossimi dieci anni questa cifra aumenterà del 17%. Nello stesso tempo cresce a livello mondiale l incidenza di malattie croniche quali sovrappeso, obesità infantile e diabete di tipo 2. È una situazione preoccupante, non solo per la salute pubblica ma anche dal punto di vista sociale ed economico: l impatto di queste malattie si traduce infatti, sostanzialmente, in una condizione di convivenza con patologie che non guariscono e che, quando non provocano mortalità prematura, condizionano fortemente un ampio tratto, e non solo la fase finale, della vita di molti individui, e quindi esigono una risposta adeguata dai sistemi sanitari e dalla società. I principali fattori di rischio per queste malattie sono noti e, per di più, modificabili con strumenti di prevenzione e di controllo la cui efficacia è anch essa in gran parte conosciuta e sperimentata. La vera sfida, quella che oggi l Italia e molti altri Paesi stanno giocando, è far convergere questi strumenti in politiche globali che, con l obiettivo di ridurre l impatto delle malattie croniche portando a livelli accettabili qualità e aspettative di vita, agiscano trasversalmente sui diversi fattori di rischio e sulle condizioni sociali e ambientali che li generano e/o li favoriscono. Gaining health, la strategia dell OMS contro le malattie croniche, è la madre di queste politiche. Approvata nel settembre 2006 a Copenaghen dal Comitato Regionale per l Europa, essa fornisce una cornice entro la quale possono collocarsi tutti gli interventi che fanno propri alcuni principi chiave dell azione: 1. la prevenzione è un arma efficace contro le malattie croniche e un investimento per la salute; 2. i Governi devono impegnarsi a creare le condizioni che rendono facili e preferibili le scelte salutari, tenendo conto che i comportamenti nocivi (es. fumo, sedentarietà, dieta scorretta, abuso di alcol) favoriscono l insorgenza di malattie che pesano sui sistemi sanitario e sociale, ma i cui determinanti si trovano spesso al di fuori di questi ultimi; 3. le persone devono essere messe al centro dell agire essere stimolate, affinché ognuno possa diventare un partner attivo e consapevole della promozione della salute; 4. il diritto alla salute è universale e l obiettivo, imprescindibile, dell equità si raggiunge rendendo a tutti possibile l accesso alla prevenzione e all assistenza. Parlando di malattie cronico degenerative i maggiori fattori di rischio che NON si possono modificare sono l ereditarietà, il Sesso e l Età. I maggiori fattori di rischio che possono essere cambiati o controllati sono il fumo, l ipercolesterolemia, l ipertensione arteriosa e lo Stress. In particolare le malattie cardiovascolari comprendono un ventaglio di patologie gravi e diffuse (le più frequenti sono infarto miocardico e ictus cerebrale), che rappresentano la prima causa di morte nel mondo occidentale. In Italia provocano oltre il 40% di tutti i decessi e hanno anche un notevole impatto in termini di disabilità, risultando responsabili di circa un sesto dei Dalys (Disability Adjusted Life Years), indicatore che misura il carico complessivo di malattia nella popolazione. I fattori di rischio modificabili per le malattie cardiovascolari sono numerosi: ipertensione arteriosa, fumo di tabacco, ipercolesterolemia, diabete, sovrappeso/obesità, sedentarietà, dieta. Riguardo all'alimentazione va sottolineato che diverse sue componenti influiscono sul rischio cardiovascolare (in modo positivo: consumo di frutta, verdura e pesce; in modo negativo: eccessivo contenuto di sale, grassi saturi, idrogenati, ecc). Oltre agli stili di vita, rivestono un ruolo rilevante nella genesi delle malattie cardiovascolari altri fattori come depressione, basso livello socioeconomico, condizioni di stress cronico legate a marginalità e isolamento sociale. Pagina 56 di 125

57 Il sistema di sorveglianza PASSI monitora molti di questi fattori, nonché le pratiche adottate per contrastarli, consentendo di valutare le associazioni tra le diverse condizioni. In questa sezione viene descritta la situazione relativa a ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e diabete, nonché all utilizzo da parte dei medici della carta e del punteggio individuale per calcolare il rischio cardiovascolare dei propri assistiti. Viene infine presentato in forma sintetica il quadro complessivo dei dati sui fattori di rischio rilevati da PASSI. Il fumo - L attitudine al fumo Dai dati del sistema di sorveglianza PASSI 2011, per quel che riguarda l abitudine al fumo di sigaretta, in Molise il 28% degli adulti tra i 18 e i 69 anni fuma sigarette. Il 17% è invece è un ex fumatore, ma solo il 55% non ha mai fumato1. In Molise, nel 2011 la percentuale di fumatori è leggermente inferiore rispetto a quella nel pool di Asl Passi (29%). Abitudine al fumo Regione Molise Pool ASL 2011 L abitudine al fumo è più diffusa negli uomini che nelle donne (rispettivamente 32% e 24%), nei 18-24enni (31%) e nei 35-49enni (30%), nelle persone con una scolarità media-inferiore (40%) e in quelle con molte difficoltà economiche riferite (44%). Analizzando assieme tutte queste caratteristiche con un modello logistico, si confermano come significative le associazioni tra l abitudine al fumo e l età, il sesso, l istruzione e le difficoltà economiche. Il numero di sigarette fumate in media al giorno è pari a 14. Tra i fumatori, il 9% è un forte fumatore (più di un pacchetto di sigarette al giorno). prevalenza di fumatori in Molise per categorie (sesso, età, istruzione, situazione economica e cittadinanza), sigarette medie e percentuali di forti fumatori (PASSI 2011 Molise) Prevalenza di fumatori - Regione Molise nei due sessi nelle classi di età nei diversi livelli di istruzione nelle diverse situazioni economiche cittadinanza Uomini Donne anni anni anni anni Nessuna/elementare Media inferiore Media superiore Laurea Molte difficoltà Qualche difficoltà Nessuna difficoltà Italiana Straniera Quanto si fuma - Regione Molise Sigarette fumate in media al giorno Fumatori che fumano 20 o più sigarette al giorno 32% 24% 31% 29% 30% 24% 37% 40% 25% 21% 44% 21% 26% 28% --% 14 9% 1 Il fumatore è una persona che ha fumato più di 100 sigarette nella sua vita e che fuma tuttora o che ha smesso di fumare da meno di sei mesi (fumatore in astensione, pari all 1%); ex fumatore è il soggetto che, attualmente, non fuma e che ha smesso da oltre 6 mesi; il non fumatore è il soggetto che dichiara di non aver mai fumato o di aver fumato meno di 100 sigarette nella sua vita e che attualmente non fuma. Pagina 57 di 125

58 Per quanto riguarda l atteggiamento degli operatori sanitari, tra gli intervistati che negli ultimi 12 mesi hanno avuto un contatto con un operatore sanitario, al 36% è stato chiesto se fumano e tra i fumatori al 62% ha ricevuto il consiglio di smettere. Nella maggior parte dei casi il consiglio è stato dato a scopo preventivo (30%). Coerentemente per la propensione a smettere di fumare, la ricerca riporta che tra chi fumava nei 12 mesi precedenti l intervista, il 43% ha tentato di smettere e di questi, l 86% ha fallito (fumava al momento dell intervista), il 9% stava ancora tentando di smettere (non fumava al momento dell intervista, ma aveva smesso da meno di 6 mesi), mentre il 5% è riuscito a smettere (non fumava al momento dell intervista e aveva smesso da oltre 6 mesi e meno di un anno). Tra le persone che hanno tentato di smettere di fumare nell ultimo anno, indipendentemente dall esito del tentativo, il 96% l ha fatto da solo. Esito del tentativo di smettere di fumare nei 12 mesi precedenti l intervista fumatori che hanno tentato di smettere di fumare dato Regione Molise e Pool ASL 2011 Dai dati 2010 dello studio Health Behavior in School-aged Children (HSBC) si desume che il numero di fumatori tende a crescere all aumentare dell età dei ragazzi ed è maggiore nel genere maschile. Nella fascia di età dei quindicenni, i valori regionali, per entrambi i generi, sono superiori a quelli nazionale (femmine 26% vs 20%; maschi 29% vs 19%) ed il Molise si colloca tra le regioni a più largo consumo di tabacco. In particolare, la propensione al fumo dei ragazzi Molisani è particolarmente elevata nella fascia dei 15enni con un tasso del 57% di ragazzi che hanno provato il fumo di sigaretta a fronte di una media nazionale del 19%, similarmente per le ragazze che si attestano al 56% a fronte di una media nazionale del 49%. Il fumo di tabacco costituisce uno dei principali fattori di rischio per l insorgenza di numerose patologie cronico-degenerative, soprattutto a carico dell apparato respiratorio e cardiovascolare. Rappresenta inoltre il maggior fattore di rischio evitabile di morte precoce, a cui gli esperti attribuiscono circa il 12% degli anni di vita in buona salute persi a causa di morte precoce e disabilità (DALY). Dall indagine PASSI d Argento 2010 si registra che in Molise gli ultra 64enni che hanno riferito di fumare sono il 6%. Il 31% ha detto di aver fumato almeno cento sigarette, ma di aver smesso e il 63% di non avere mai fumato. Pagina 58 di 125

59 Abitudine al fumo (%) - Indagine PASSI d Argento - Molise aprile - giugno (n =286 ) * Fumatore: soggetto che dichiara di aver fumato più di 100 sigarette nella sua vita e di fumare al momento ** Ex fumatore: soggetto che dichiara di aver fumato più di 100 sigarette nella sua vita e di non fumare al momento *** Non fumatore: soggetto che dichiara di aver fumato meno di 100 sigarette nella sua vita e non fuma al momento Riferendo la nostra osservazione alla popolazione Molisana, gli ultra 64enni che hanno riferito di fumare sono il 6%. Tra questi il 76% ha riferito di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da parte di un medico o di un operatore sanitario. L abitudine al fumo è risultata più alta nella classe d età anni (9% contro 4% degli oltre 75 anni), quindi negli uomini (il 12% contro il 2% delle donne ) e nei soggetti che hanno molte difficoltà economiche (il 10% contro il 6% di quelli che non hanno nessuna difficoltà economica). I fumatori rappresentano il 4% degli ultra 64enni in buona salute e a basso rischio di malattia, il 10% di quelli in buona salute ma a rischio di malattia, il 10% delle persone con segni di fragilità e nessuno in quelle persone con disabilità. L ipercolesterolemia L ipercolesterolemia, come l ipertensione, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le cardiopatie ischemiche e le malattie cerebrovascolari sul quale è possibile intervenire con efficacia. L eccesso di rischio dovuto all ipercolesterolemia aumenta in presenza di altri fattori di rischio, quali ad esempio fumo e ipertensione. In Molise, l 88% degli intervistati ha riferito di aver effettuato almeno una volta nella vita la misurazione della colesterolemia: il 61% nel corso dell ultimo anno, il 16% tra 1 e 2 anni precedenti l intervista, il 11% da oltre 2 anni. Il 12% non ricorda o non ha mai effettuato la misurazione della colesterolemia. La misurazione del colesterolo varia con il crescere dell età (dal 78% della fascia anni al 93% di quella anni). Analizzando, separatamente per genere, attraverso un analisi multivariata, tutte queste caratteristiche insieme, le variabili che rimangono associate in maniera statisticamente significativa alla sedentarietà sono per gli uomini, l età giovane e non avere difficoltà economiche; per le donne rimane significativo anche il livello di istruzione medio-alto. Si stima che una riduzione del 10% della colesterolemia totale possa ridurre la probabilità di morire di una malattia cardiovascolare del 20% e che un abbassamento del 25% dimezzi il rischio di infarto miocardio. E possibile intervenire per ridurre la colesterolemia attraverso un alimentazione a basso contenuto di grassi di origine animale, povera di sodio e ricca di fibre (verdura, frutta, legumi). Propensione alla misurazione della ipercolesterolemia. A livello nazionale, considerando solo le ASL che hanno partecipato alla rilevazione continuativamente dal 2008 al 2011 (pool omogeneo nazionale) non si osservano variazioni dell indicatore negli anni. Nel Pool di ASL PASSI la percentuale di persone che hanno misurato la colesterolemia almeno una volta nella vita è dell 80%. Si osservano differenze statisticamente significative nel confronto tra le Regioni. Il range varia dal 68% della P.A. di Bolzano all 88% Pagina 59 di 125

60 del Molise. Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) si può osservare come l indicatore sia in lieve aumento. Passando al tasso di ipercolesterolemia, in Molise il 25% degli intervistati (ai quali è stato misurato il colesterolo) ha riferito di aver avuto diagnosi di ipercolesterolemia. In particolare l ipercolesterolemia riferita risulta una condizione più diffusa nelle classi d età più avanzate, nelle persone con basso livello di istruzione e nelle persone con difficoltà economiche. Persone con diagnosi riferita di ipercolesterolemia - Prevalenze per caratteristiche socio-demografiche Regione Molise In Molise il 26% delle persone con elevati livelli di colesterolo nel sangue ha riferito di essere in trattamento farmacologico. Indipendentemente dall assunzione di farmaci, le persone con ipercolesterolemia hanno riferito di aver ricevuto da parte dal medico i consigli riportati nel grafico seguente: Trattamenti consigliati dal medico Regione Molise PASSI (n=277) Nel periodo nel pool di ASL PASSI, la percentuale di persone con colesterolo alto in trattamento è risultata del 29%. Si stima che in Molise, nella fascia d età anni, circa una persona su quattro abbia valori elevati di colesterolemia, fino a salire a oltre una persona su tre sopra ai 50 anni. In conclusione, l identificazione precoce delle persone con ipercolesterolemia grazie a controlli regolari (specie sopra ai 40 anni) costituisce un intervento efficace di prevenzione individuale e di comunità: circa una persona su otto non è mai stata sottoposta alla misurazione del livello di colesterolo nel sangue. Un ruolo determinante per individuare precocemente e trattare adeguatamente i soggetti ipercolesterolemici può essere svolto dai Medici di Medicina Generale. Pagina 60 di 125

61 Tra le persone con diagnosi di ipercolesterolemia circa una su quattro ha riferito di effettuare una terapia farmacologia; questa non deve comunque essere considerata sostitutiva dell adozione di stili di vita corretti: in molti casi i valori di colesterolo nel sangue possono essere controllati semplicemente svolgendo attività fisica regolare e/o seguendo una dieta appropriata. Ad una proporzione di persone con ipercolesterolemia stimata tra il l 81 e 87% è stato consigliato da un medico di adottare misure dietetiche e comportamentali; variabilità rilevata relativa ai consigli suggerisce l opportunità di ricorrere ad un approccio di consiglio maggiormente strutturato. L ipertensione arteriosa L ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio di malattie gravi e invalidanti come ictus, infarto del miocardio, scompenso cardiaco, insufficienza renale. L ipertensione è associata a fattori modificabili, come il contenuto di sale della dieta, l obesità e l inattività fisica. La sua insorgenza è pertanto prevenibile con interventi a livello individuale e di popolazione. In ogni caso è importante diagnosticare precocemente l'ipertensione mediante controlli medici e contrastarne gli effetti con il trattamento farmacologico e appropriate modifiche degli stili di vita. Dai dati dell indagine PASSI 2011 si vede che in Molise, l 86% degli intervistati ha riferito almeno una misurazione della pressione arteriosa negli ultimi 2 anni, il 7% più di 2 anni fa ed il restante 7% non l ha mai controllata o non ricorda a quando risale l ultima misurazione. In particolare la misurazione della pressione negli ultimi 2 anni è più diffusa nelle fasce d età più avanzate, nelle persone con livello istruzione molto basso, nelle donne. Nel pool PASSI , la percentuale di persone che riferiscono una diagnosi di ipertensione è pari al 21%. In Molise, il 22% degli intervistati ai quali è stata misurata la pressione arteriosa negli ultimi due anni ha riferito di aver avuto diagnosi di ipertensione. In particolare l ipertensione riferita risulta più diffusa al crescere dell età (42% nella fascia anni), nelle persone con livello istruzione molto basso, nelle persone con difficoltà economiche, nelle persone con eccesso ponderale. Persone con diagnosi riferita di ipertensione arteriosa Prevalenze per caratteristiche sociodemografiche Regione Molise Di queste, In Molise il 75% degli ipertesi ha riferito di essere trattato con farmaci antipertensivi. Nelle ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, la percentuale di ipertesi in trattamento farmacologico è pari al 76%. Indipendentemente dall assunzione dei farmaci, gli ipertesi hanno dichiarato di aver ricevuto Pagina 61 di 125

62 dal medico il consiglio di ridurre il consumo di sale (91%), ridurre o mantenere il peso corporeo (81%) oppure di svolgere regolare attività fisica (82%). Trattamenti consigliati dal medico - Regione Molise PASSI (n=257) In conclusione, si stima che in Molise, nella fascia d età anni, una persona su cinque sia ipertesa; questa proporzione aumenta fino al 42% nelle persone al di sopra dei 50 anni. L identificazione precoce delle persone ipertese, grazie a controlli regolari dei valori della pressione arteriosa (specie sopra ai 35 anni), costituisce un intervento efficace di prevenzione individuale e di comunità. Le linee guida internazionali raccomandano la misurazione della pressione arteriosa al di sopra dei 18 anni con periodicità non superiore a due anni nei soggetti normotesi e ad un anno in quelli con valori borderline (pressione sistolica di mmhg e/o diastolica di 80-90). In Molise si stima che circa una persona su sette non sia stata sottoposta a misurazione della pressione arteriosa negli ultimi due anni. Il 7% ha misurato la PA più di 2 anni fa e un ulteriore 7% non l ha mai misurata. Un ruolo determinante per individuare precocemente e trattare adeguatamente i soggetti ipertesi può essere svolto dai Medici di Medicina Generale. L attenzione al consumo di sale, la perdita di peso nelle persone con eccesso ponderale e l attività fisica costante rappresentano misure efficaci per ridurre i valori pressori, indipendentemente dalla necessità anche di un trattamento farmacologico. Il consiglio di adottare misure comportamentali e dietetiche per ridurre la pressione negli ipertesi viene fornito a circa tre ipertesi su quattro. Pagina 62 di 125

63 Il diabete L importante peso clinico e sociale della malattia diabetica si traduce in un altrettanto notevole impatto economico. Il paziente con diabete incide sui costi del SSN in misura doppia rispetto alla media nazionale, soprattutto per i ricoveri e le procedure legate alle complicanze croniche. Dato pari a 1 l esborso economico di un diabetico senza complicanze, il costo quadruplica in presenza di una complicanza, diventa pari a 9 in presenza di tre complicanze e raggiunge il valore di 20 con quattro complicanze. Relazione tra rischio di contrarre malattie cardiovascolari e tipo di diabete E evidente la necessità non solo etica, ma anche economica, oltre la prevenzione, di una diagnosi precoce e di un controllo stretto della malattia per evitare e/o ritardare l insorgere di complicanze. Le proiezioni dei dati epidemiologici pongono il diabete fra le grandi emergenze sanitarie dei prossimi anni. In assenza di iniziative volte a ottimizzare l assistenza ai cittadini con diabete, le risorse disponibili, umane ed economiche, potrebbero non essere, nel brevissimo periodo, più sufficienti a garantire le cure adeguate. Andamento della prevalenza del diabete in Italia ( ) (dati ARNO Diabete 2011) Pagina 63 di 125

64 Prevalenza del diabete nelle regioni italiane (dati ARNO Diabete 2011) Prevalenza del diabete per caratteristiche socio-demografiche Dati PASSI Pool di ASL Pagina 64 di 125

65 In Molise risiedono attualmente oltre cittadini con diagnosi di diabete, dei quali circa 1800 di tipo 1 ed i rimanenti di tipo 2. I dati epidemiologici disponibili evidenziano che nei prossimi anni il numero di nuovi pazienti diabetici (dato di incidenza) potrà aumentare sino a 2 nuovi pazienti/1.000 abitanti all anno. Nel 2015 i diabetici diagnosticati saranno circa , con una prevalenza più alta tra gli anziani e nelle fasce economicamente e socialmente più disagiate della popolazione. Diabetici in Molise censiti dal Servizio di diabetologia per zone di residenza numero di utenti serviti per zona e numero di operatori impegnati per zona (dati 2011) Zona Campobasso-Bojano-Riccia Trivento-S. Elia Isernia Frosolone Termoli Larino Montenero di B. Venafro Agnone TOTALE n. utenti diabetici n. utenti-serviti per anno n. operatori impegnati Situazione nutrizionale e obesità La situazione nutrizionale di una popolazione è un determinante importante delle sue condizioni di salute. In particolare l eccesso di peso, favorendo l insorgenza o l aggravamento di patologie preesistenti, riduce la durata della vita e ne peggiora la qualità. In Italia, come nella gran parte dei Paesi a medio e alto reddito, l eccesso ponderale è uno dei principali fattori che sostengono l aumento delle malattie croniche non trasmissibili. Per questo, si compiono molti sforzi per monitorare l andamento dell eccesso ponderale nei bambini, negli adulti e nella terza età. Le persone vengono classificate in 4 categorie in base al valore dell Indice di massa corporea (IMC), calcolato dividendo il peso in kg per la statura in metri elevata al quadrato: sottopeso (IMC <18,5), normopeso (IMC 18,5-24,9), sovrappeso (IMC 25,0-29,9), obese (IMC 30). Ad alcuni alimenti è riconosciuto un ruolo protettivo: è ormai evidente per esempio la protezione rispetto alle neoplasie associata all elevato consumo di frutta e verdura. Per questo motivo ne viene consigliato il consumo tutti i giorni: l adesione alle raccomandazioni internazionali prevede il consumo di almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno (five-a-day). Percentuale di popolazione con eccesso di peso, consiglio del medico e adesione al consiglio five a day - Regione Molise - PASSI (n=1.248) Popolazione in eccesso ponderale Sovrappeso indice di massa corporea (Imc) compreso tra 25 e 29,9 Obesi indice di massa corporea (Imc) 30 % (IC95%) 37,5 (34,9-40,1) 11,8 (10,0-13,6) Consigliato di perdere peso da un medico o operatore sanitario (tra coloro che sono stati dal medico negli ultimi 12 mesi) sovrappeso obesi Adesione al five-a-day 45,4 (40,7-50,1) 76,7 (69,5-83,9) 8,2 (6,7-9,8) In Molise il 3% delle persone intervistate risulta sottopeso, il 48% normopeso, il 12% sovrappeso e il 37% obeso. Complessivamente si stima che il 49% della popolazione presenti un eccesso ponderale. Pagina 65 di 125

66 Stato nutrizionale - Regione Molise (n=1248) L eccesso ponderale è significativamente più frequente col crescere dell età, negli uomini e nelle persone con livello medio - basso di istruzione. Non si sono rilevate differenze rispetto alle condizioni economiche. Analizzando, separatamente per genere, attraverso un analisi multivariata, tutte queste caratteristiche insieme, le variabili che rimangono associate in maniera statisticamente significativa all eccesso ponderale sono per gli uomini, l età giovane e non avere difficoltà economiche; per le donne rimane significativo anche il livello di istruzione medio-alto. Nel pool di ASL , la percentuale di persone in eccesso ponderale è del 42%. Si osservano differenze statisticamente significative nel confronto tra Regioni, con un chiaro gradiente Nord-Sud, a sfavore delle Regioni meridionali. Le Asl partecipanti della Lombardia presentano la percentuale significativamente più bassa di persone in eccesso ponderale (34,5%), mentre in Molise si registra quella significativamente più alta (49,3%). La percezione che la persona ha del proprio peso è un aspetto importante da considerare in quanto condiziona un eventuale cambiamento nel proprio stile di vita. La percezione del proprio peso non sempre coincide con l IMC calcolato sulla base di peso ed altezza riferiti dagli stessi intervistati: in Molise si osserva un alta coincidenza tra percezione del proprio peso e IMC negli obesi (88%) e nei normopeso (83%); tra le persone in sovrappeso invece ben il 52% ritiene il proprio peso giusto e l 1% troppo basso. Emerge una diversa percezione del proprio peso per sesso. Tra le donne normopeso il 79% considera il proprio peso più o meno giusto rispetto all 89% degli uomini, tra le donne in sovrappeso il 34% considera il proprio peso più o meno giusto rispetto al 61% degli uomini. Autopercenzione del proprio peso corporeo e prevalenze per stato nutrizionale - Regione Molise (n=1.233) In Molise il 77% degli intervistati ha dichiarato di mangiare frutta e verdura almeno una volta al giorno: il 40% ha riferito di mangiare 3-4 porzioni al giorno e solo l 8% le 5 porzioni raccomandate. Pagina 66 di 125

67 Consumo di frutta e verdura - Prevalenze per porzioni consumate Regione Molise (n=1.246) L abitudine a consumare 5 o più porzioni di frutta e verdura al giorno è più diffusa nelle persone sopra ai 50 anni, nelle donne (9%), nelle persone con basso livello d istruzione (10%), nelle persone obese (10%), nelle persone con molte difficoltà economiche. Analizzando, separatamente per genere, attraverso un analisi multivariata, tutte queste caratteristiche insieme, le variabili che rimangono associate in maniera statisticamente significativa all adesione al five-aday sono, per gli uomini, l età giovane e non avere difficoltà economiche, per le donne, rimane significativo anche il livello di istruzione medio-alto. Nel pool di ASL , la percentuale di intervistati che aderisce al five-a-day è del 10%. I dati riportano le prevalenze, per Regione di residenza, dell adesione al five a day nel periodo Si osserva un chiaro gradiente Nord-Sud, con una più alta adesione prevalentemente tra i residenti nelle Regioni settentrionali: il dato significativamente più alto è quello della Liguria (18%). Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) non si osservano differenze significative nella prevalenza delle persone che hanno aderito al five a day, nel corso del quadriennio. In Molise il 53% delle persone in eccesso ponderale ha riferito di aver ricevuto il consiglio di perdere peso da parte di un medico o di un altro operatore sanitario; in particolare hanno riferito questo consiglio il 45% delle persone in sovrappeso e 77% delle persone obese. Nel pool di ASL , la percentuale di persone in eccesso ponderale che ha ricevuto il consiglio di fare una dieta è del 54%. I dati riportano la frequenza, per Regione di residenza, di intervistati in eccesso ponderale che hanno ricevuto il consiglio di fare una dieta per perdere peso. I dati non mostrano un chiaro gradiente territoriale e il valore significativamente più basso rispetto al dato medio nazionale si registra in Basilicata (33%) mentre quello significativamente più alto nelle Asl della Sardegna (63%). In Molise, il 22% delle persone in eccesso ponderale ha riferito di seguire una dieta per perdere o mantenere il proprio peso (22% nei sovrappeso e 21% negli obesi). La proporzione di persone con eccesso ponderale che seguono una dieta è significativamente più alta nelle donne (29% vs 17% negli uomini), nelle persone sovrappeso (esclusi gli obesi) che ritengono il proprio peso troppo alto (30%) rispetto a quelle che ritengono il proprio peso giusto (15%), in coloro che hanno ricevuto il consiglio da parte di un operatore sanitario (36% vs 9%). Pagina 67 di 125

68 Percentuale di persone in sovrappeso/obesi che attuano una dieta per percezione del proprio peso - Regione Molise * Questo confronto riguarda solo i sovrappeso senza gli obesi (n=457) In Molise il 27% delle persone in eccesso ponderale è sedentario (25% nei sovrappeso e 32% negli obesi). Il 31% delle persone in eccesso ponderale ha riferito di aver ricevuto il consiglio di fare attività fisica da parte di un medico o di un altro operatore sanitario; in particolare hanno ricevuto questo consiglio il 29% delle persone in sovrappeso e il 38% di quelle obese. Tra le persone in eccesso ponderale che hanno riferito il consiglio, il 75% pratica un attività fisica almeno moderata, rispetto al 73% di chi non l ha ricevuto. Nel pool di ASL il 39% di persone in eccesso ponderale ha ricevuto il consiglio di fare regolare attività fisica. In Molise il 20% degli intervistati ha riferito di essere aumentato di almeno 2 kg di peso nell ultimo anno. La proporzione di persone aumentate di peso nell ultimo anno è più elevata nella fascia anni (23%) vs i anni (20%) e anni (18%), nelle persone già in eccesso ponderale (31% obesi e il 23% sovrappeso vs 16% normopeso), nelle donne (24%) vs gli uomini (17%). Cambiamenti di peso% di persone che hanno cambiato peso negli ultimi 12 mesi per stato nutrizionale Regione Molise In letteratura è ampiamente documentata una sottostima nel rilevare la prevalenza dell eccesso ponderale attraverso indagini telefoniche analoghe a quelle condotte nel sistema di Sorveglianza PASSI; nonostante questa verosimile sottostima, in Molise quasi una persona adulta su due presenta un eccesso ponderale. Una particolare attenzione nei programmi preventivi va posta, oltre alle persone obese, alle persone in sovrappeso. In questa fascia di popolazione emerge infatti una sottostima del rischio per la salute legato al proprio peso: circa una persona su due percepisce il proprio peso come troppo alto, la maggior parte Pagina 68 di 125

69 giudica la propria alimentazione in senso positivo e quasi una persona su quattro è aumentata di peso nell ultimo anno. La dieta per ridurre o controllare il peso è praticata solo dal 22% delle persone in eccesso ponderale, mentre è più diffusa la pratica di un attività fisica moderata (73%). La maggior parte delle persone consuma giornalmente frutta e verdura: circa la metà ne assume oltre 3 porzioni, ma solo una piccola quota (8%) assume le 5 porzioni al giorno raccomandate per un efficace prevenzione delle neoplasie. I risultati indicano la necessità di interventi multisettoriali per promuovere un alimentazione corretta accompagnata da un'attività fisica svolta in maniera costante e regolare; per aumentare l efficacia degli interventi appare fondamentale l'approccio multidisciplinare, nel quale la Sanità Pubblica gioca un ruolo importante nel promuovere alleanze e integrazioni. Rilevante risulta inoltre il consiglio ed il sostegno del Medico di Medicina Generale, spesso il primo operatore a confrontarsi con il problema legato al peso del proprio assistito. Dai dati 2010 dello studio Health Behavior in School-aged Children (HSBC) si ricava che i ragazzi molisani sono in sovrappeso e che questi decrescono con l aumentare dell età. Nella fascia di età dei 11cenni, i valori regionali, per entrambi i generi, sono superiori a quelli nazionali (femmine 17%% vs 19%; maschi 31% vs 28%) ed il Molise si colloca tra le regioni con la maggiore presenza di ragazzi in sovrappeso in quanto il fenomeno riporta un andamento crescente passando da Nord verso Sud dell Italia (il livello massimo è dei ragazzi campani con un preoccupante 32% dei maschi 11 enni). Per il Molise i 13enni registrano un tasso di sovrappeso o obesità pari al 27% nei maschi e 17% nelle femmine, che poi, in maniera anomala rispetto al dato nazionale, non scende nei 15enni maschi facendo segnare un record nazionale con il 32%. In maniera simile le femmine, con il 21%, si attestano ben al di sopra della media nazionale. Appare evidente dai dati del 2010 che in Molise c è un forte problema di sovrappeso o obesità tra i ragazzi dagli 11 ai 15 anni, che necessita di politiche forti di prevenzione e di comunicazione. Riferendosi ai dati dell indagine OKkio alla Salute 2010, tra i bambini molisani il 14,8% risulta obeso (IC95% 12,9%-16,9%), il 26,5% sovrappeso (IC95% 24,2%-28,9%), il 58,0% normopeso (IC95% 54,9%-61,0%) e lo 0,7% sottopeso (IC95% 0,4%-1,3%). Complessivamente il 41,3% dei bambini presenta un eccesso ponderale che comprende sia soprappeso, che obesità. Riportando le prevalenze di sovrappeso e obesità riscontrate in questa indagine a tutto il gruppo di bambini di età 6-11 anni, il numero di bambini sovrappeso e obesi nella regione sarebbe pari a 4358, di cui obesi (per un totale di 6792). Le linee guida sulla sana alimentazione prevedono l assunzione di almeno cinque porzioni al giorno di frutta o verdura. Il consumo di frutta e verdura nell arco della giornata garantisce un adeguato apporto di fibre e sali minerali e consente di limitare la quantità di calorie introdotte. A differenza della prima raccolta dati, il consumo di frutta e verdura è stato richiesto con due domande distinte, 1 per la frutta e 1 per la verdura. Nel Molise i genitori riferiscono che solo il 29,9% dei bambini consuma la frutta 2-3 al giorno; il 39,7% una sola porzione al giorno. Il 29,1% dei bambini mangia frutta meno di una volta al giorno o mai nell intera settimana. Non sono emerse differenze per sesso del bambino e per livello di istruzione della madre. Inoltre, i genitori riferiscono che solo l 8,5% dei bambini consuma verdura 2-3 al giorno; il 24,8% una sola porzione al giorno. Il 66,3% dei bambini consuma verdura meno di una volta al giorno o mai nell intera settimana. Non sono emerse differenze per sesso del bambino e per livello di istruzione della madre. Pagina 69 di 125

70 Consumo di frutta nell arco della settimana nei bambini 6-11 anni dati indagine OKkio alla Salute 2010 Consumo di verdura nell arco della settimana nei bambini 6-11 anni dati indagine OKkio alla Salute 2010 In sintesi, in base ai dati OKkio alla Salute 2010, è dimostrata l associazione tra sovrappeso ed obesità e stili alimentari errati. Nella nostra regione, con la seconda raccolta dei dati, si conferma la grande diffusione fra i bambini di abitudini alimentari che non favoriscono una crescita armonica e sono fortemente predisponenti all aumento di peso. Questo rischio per i bambini può essere limitato da un cambiamento di abitudini familiari e tramite il sostegno della scuola ai bambini e alle loro famiglie. In ogni fase della vita lo stato nutrizionale è un importante determinante delle condizioni di salute. In particolare dopo i 64 anni l eccesso di peso favorisce l insorgenza o l aggravamento di patologie preesistenti e influisce negativamente sulla qualità della vita della persona, mentre la perdita di peso non intenzionale 2 rappresenta un indicatore comunemente utilizzato per la fragilità dell anziano. Per valutare e confrontare le caratteristiche ponderali degli individui si utilizza l indice di massa corporea (Body Mass Index o BMI) che si ottiene dal rapporto tra il peso del soggetto espresso in kg diviso il quadrato della sua statura espressa in metri. In base ai valori assunti dall indice le persone vengono raggruppate in quattro categorie: sottopeso (BMI < 18,5), normopeso (BMI 18,5-24,9), sovrappeso (BMI 25-29,9), obeso (BMI 30). Infatti, dall indagine PASSI d Argento 2010 si evince lo stato degli ultra 64enni molisani: il 31% risulta normopeso, il 50% in soprappeso, il 17% obeso e solo il 2% è sottopeso. Le persone in eccesso ponderale, cioè in sovrappeso e obese, sono il 67%. 2 Perdita di almeno 4,5 kg nei dodici mesi precedenti o perdita di peso superiore al 5% del peso iniziale Pagina 70 di 125

71 Stato nutrizionale (%) - Indagine PASSI d Argento - Molise aprile - giugno (n = 285) Le persone ultra 64enni in eccesso ponderale sono il 67% circa. L eccesso ponderale è maggiormente diffuso nelle persone con meno di 75 anni, con molte e alcune difficoltà economiche, con un livello d istruzione basso e nelle persone in buona salute a basso rischio. In merito allo stile alimentare e in particolare rispetto al c.d. five a day (consumo di 5 porzioni di frutta o verdura al giorno), gli ultra 64enni che consumano almeno 5 porzioni di frutta e verdura raccomandate al giorno sono il 6%, mentre il 49% consuma solo 1-2 porzioni. Tra le persone in buona salute a basso rischio di malattia il 7% ha dichiarato di seguire il five a day ; in quelle con segni di fragilità il 3%,, nelle persone con disabilità il 4%, in quelle in buone condizioni ma a rischio ha riferito di consumare 5 o più porzioni di frutta al giorno il 13%. Consumo di frutta e verdura (%) - Indagine PASSI d Argento - Molise aprile - giugno (n= 287) Pagina 71 di 125

72 Calcolo del rischio cardiovascolare La carta e il punteggio individuale del rischio cardiovascolare sono strumenti semplici e obiettivi utilizzabili dal medico per stimare la probabilità che il proprio paziente ha di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio o ictus) nei 10 anni successivi. I Piani della Prevenzione nazionale e regionale ne promuovono una sempre maggior diffusione anche mediante l organizzazione di iniziative di formazione rivolte ai medici di medicina generale. Nella determinazione del punteggio si utilizzano i valori di sei fattori principali (sesso, presenza di diabete, abitudine al fumo, età, valori di pressione arteriosa sistolica e colesterolemia) allo scopo di pervenire ad un valore numerico rappresentativo del livello di rischio del paziente: il calcolo del punteggio può essere ripetuto nel tempo, consentendo di valutare variazioni del livello di rischio legate agli effetti di specifiche terapie farmacologiche o a variazioni apportate agli stili di vita. Il calcolo del rischio cardiovascolare è inoltre un importante strumento per la comunicazione del rischio individuale al paziente, anche allo scopo di promuovere la modifica di abitudini di vita scorrette. In Molise solo il 9% degli intervistati nella fascia anni ha riferito di aver avuto il calcolo del punteggio di rischio cardiovascolare. In particolare, il calcolo del punteggio di rischio cardiovascolare è risultato più frequente, anche se con valori sempre molto bassi nella classe di età più adulta e nelle persone con almeno un fattore di rischio cardiovascolare. Calcolo riferito del punteggio cardiovascolare - (persone anni, senza patologie cardiovascolari) Prevalenze per caratteristiche socio-demografiche - Regione Molise * Fattori di rischio cardiovascolare considerati: fumo, ipercolesterolemia, ipertensione, eccesso ponderale e diabete La prevenzione delle malattie cardiovascolari è uno degli obiettivi del Piano della Prevenzione; la carta o il punteggio individuale del rischio cardiovascolare sono strumenti utili per identificare le persone a rischio, alle quali mirare trattamento e consigli specifici. In Molise, come pure in ambito nazionale, questi strumenti sono ancora largamente inutilizzati da parte dei medici; il Piano della Prevenzione prevede di promuovere la diffusione dell utilizzo della carta o del punteggio di rischio attraverso un percorso formativo rivolto ai medici di medicina generale e agli specialisti già in corso di attuazione sul territorio regionale. Pagina 72 di 125

73 Gli stili di vita Si riportano i dati tratti dalle indagini PASSI 2011 (adulti in età anni), PASSI d Argento 2010 (anziani di 64 e oltre), Health Behavior in School-aged Children 2010 (HSBC) (ragazzi dagli 11 ai 15 anni) e OKkio alla Salute (bambini da 6 a 11 anni). Attività fisica e sedentarietà: comportamenti a rischio L attività fisica praticata regolarmente svolge un ruolo di primaria importanza nella prevenzione di malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione e obesità. Uno stile di vita sedentario contribuisce invece allo sviluppo di diverse malattie croniche, in particolare quelle cardiovascolari: per le cardiopatie ischemiche, ad esempio, si stima che l eccesso di rischio attribuibile alla sedentarietà e i conseguenti costi sociali siano maggiori di quelli singolarmente attribuibili a fumo, ipertensione e obesità. Esiste ormai un ampio consenso circa il livello dell attività fisica da raccomandare nella popolazione adulta: 30 minuti di attività moderata al giorno per almeno 5 giorni alla settimana oppure attività intensa per più di 20 minuti per almeno 3 giorni. Promuovere l attività fisica rappresenta pertanto un azione di sanità pubblica prioritaria, ormai inserita nei piani e nella programmazione sanitaria in tutto il mondo. Negli Stati Uniti il programma Healthy People 2010 inserisce l attività fisica tra i principali obiettivi di salute per il Paese. L Unione Europea nel Public Health Programme ( ) propone progetti per promuovere l attività fisica. In Italia, sia nel Piano Sanitario Nazionale sia nel Piano della Prevenzione, si sottolinea l importanza dell attività fisica per la salute; il programma Guadagnare Salute si propone di favorire uno stile di vita attivo, col coinvolgimento di diversi settori della società allo scopo di rendere facile al cittadino la scelta del movimento. Attività fisica Regione Molise - PASSI (n=1.248) Livello di attività fisica % (IC95%) Attivo lavoro pesante oppure adesione alle linee guida (30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni alla settimana, oppure attività intensa per più di 20 minuti per almeno 3 giorni) 33,7 (31,1-36,4) Parzialmente attivo non fa lavoro pesante, ma fa qualche attività fisica nel tempo libero, senza però raggiungere i livelli raccomandati 41,1 (38,3-43,8) Sedentario non fa un lavoro pesante e non fa nessuna attività fisica nel tempo libero. 25,1 (22,7-27,6) Nel periodo , nella Regione Molise il 34% delle persone intervistate ha uno stile di vita attivo: conduce infatti un attività lavorativa pesante o pratica l attività fisica moderata o intensa raccomandata; il 41% pratica attività fisica in quantità inferiore a quanto raccomandato (parzialmente attivo) ed il 25% è completamente sedentario. La sedentarietà cresce all aumentare dell età ed è più diffusa nelle persone con basso livello d istruzione e con maggiori difficoltà economiche; non sono emerse differenze significative tra uomini e donne. Analizzando, separatamente per genere, attraverso un analisi multivariata, tutte queste caratteristiche insieme, le variabili che rimangono associate in maniera statisticamente significativa alla sedentarietà sono per gli uomini, l età giovane e non avere difficoltà economiche, per le donne, rimane significativo anche il livello di istruzione medio-alto. Pagina 73 di 125

74 Prevalenza di sedentari per categorie socio - demografiche - Regione Molise Nel Pool di ASL PASSI , la percentuale di sedentari è risultata del 30%. Nel periodo si osservano differenze statisticamente significative nel confronto tra Regioni, con un chiaro gradiente NordSud, a sfavore delle Regioni meridionali. La P.A. di Bolzano presenta la percentuale significativamente più bassa di sedentari (9,4%), mentre in Basilicata si registra quella significativamente più alta (47,2%). Come si vede nel grafico successivo la tendenza alla sedentarietà in Molise è in costante riduzione dal 2008 al Prevalenza di sedentari per anno (pool omogeneo - Regione Molise (pool omogeneo) Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) si può osservare una diminuzione constante e significativa dell indicatore nell intero periodo osservato, passando dal 31% del 2008 al 25% del 2011 anche a livello nazionale. In Molise solo il 24% degli intervistati ha riferito che un medico o un altro operatore sanitario ha chiesto loro se svolgono attività fisica; il 26% ha riferito di aver ricevuto il consiglio di farla regolarmente. La percezione che la persona ha del proprio livello di attività fisica praticata è importante in quanto condiziona eventuali cambiamenti verso uno stile di vita più attivo. Tra le persone attive, il 24% ha giudicato Pagina 74 di 125

75 la propria attività fisica non sufficiente. Il 55% delle persone parzialmente attive ed il 20% dei sedentari ha percepito il proprio livello di attività fisica come sufficiente. I dati regionali sono in linea con quelli rilevati a livello delle ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale: il 70% degli attivi, il 49% dei parzialmente attivi e il 20% dei sedentari ritengono il proprio livello di attività fisica sufficiente. Autopercezione del livello di attività fisica praticata Distribuzione della percezione per categoria di attività fisica Regione Molise PASSI Lo stile di vita sedentario si associa spesso ad altre condizioni di rischio; in particolare è risultato essere sedentario: il 35% delle persone depresse, il 32% degli ipertesi, il 27% delle persone in eccesso ponderale, il 22% dei fumatori. In Molise si stima che solo una persona adulta su tre (34%) pratichi l attività fisica raccomandata, mentre il 25% può essere considerato completamente sedentario. È presente una percezione distorta dell attività fisica praticata: un sedentario su cinque ritiene di praticare sufficiente movimento. La percentuale di sedentari è più alta in sottogruppi di popolazione che potrebbero beneficiarne di più (in particolare persone con sintomi di depressione, ipertesi, obesi o in sovrappeso). In ambito sanitario gli operatori non promuovono ancora sufficientemente uno stile di vita attivo tra i loro assistiti. Gli effetti positivi di una diffusa attività fisica nella popolazione sono evidenti sia a livello sociale, sia economico. Lo sviluppo di strategie per accrescere la diffusione dell attività fisica (attraverso l attivazione di interventi di dimostrata efficacia) è un importante obiettivo che può essere raggiunto solo con l applicazione di strategie intersettoriali, intervenendo sugli aspetti ambientali, sociali ed economici che influenzano l adozione di uno stile di vita attivo (ad es. politica di trasporti, ambiente favorente il movimento, ecc.). Riferendosi ai dati dell indagine OKkio alla Salute 2010, l 82,8% dei bambini risulta attivo il giorno antecedente all indagine. Solo il 22,6% tuttavia ha partecipato ad un attività motoria curricolare a scuola nel giorno precedente (questo può dipendere dal fatto che il giorno precedente poteva non essere quello in cui era prevista l ora curriculare). Sono complessivamente più attivi i maschi ed i bambini che abitano in zone con una popolazione di meno di abitanti. Il pomeriggio dopo la scuola costituisce un periodo della giornata eccellente per permettere ai bambini di fare attività fisica; è, quindi, molto importante sia il gioco all aperto che lo sport strutturato. I bambini Pagina 75 di 125

76 impegnati in queste attività tendono a trascorrere meno tempo in attività sedentarie (televisione e videogiochi) e quindi a essere meno esposti al sovrappeso/obesità. Il 63,5% dei bambini molisani ha giocato all aperto il pomeriggio antecedente all indagine. I maschi giocano all aperto più delle femmine (68,8% i maschi, versus 58,1% le femmine). Il 50,5% dei bambini ha fatto attività sportiva strutturata il pomeriggio antecedente all indagine. Per stimare l attività fisica dei bambini si può ricorrere all informazione fornita dai genitori, ai quali si è chiesto quanti giorni, in una settimana normale, i bambini giocano all aperto o fanno sport strutturato per almeno un ora. Secondo i loro genitori, nel Molise, circa 4 bambini su 10 (37,7%) fanno un ora di attività fisica per 2 giorni la settimana, il 9,2% neanche un giorno e solo il 16,8% da 5 a 7 giorni. I maschi fanno attività fisica più giorni delle femmine. La zona di abitazione è associata a una diversa frequenza di attività fisica da parte dei bambini. In particolare, si osserva una maggiore percentuale di bambini che svolgono attività fisica 2 giorni a settimana tra coloro che vivono nei comuni più grandi (42,3% in comuni con > abitanti, vs 34,0% in comuni con < abitanti). Risulta maggiore, invece, la percentuale di bambini che svolgono attività fisica fra 5 e 7 giorni a settimana nei comuni più piccoli (21,5% in comuni con <10000 abitanti, vs 7,6% in comuni con >50000 abitanti) Giorni di attività fisica per almeno un ora durante la settimana per i bambini molisani 6-11 anni dati indagine OKkio alla Salute 2010 I dati raccolti hanno evidenziato che i bambini della nostra regione fanno poca attività fisica. Si stima che 1 bambino su 6 risulta fisicamente inattivo, maggiormente le femmine rispetto ai maschi. Sempre poco più di 1 bambino su 6, però, ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età, anche per ragioni legate al recarsi a scuola con mezzi motorizzati, giocare poco all aperto e non fare sufficienti attività sportive strutturate. Rispetto al 2008, la situazione appare migliorata, con un aumento della prevalenza sia del totale dei bambini definiti fisicamente attivi, che di quelli che hanno giocato all aperto, o hanno svolto attività strutturata la sera prima dell indagine, o per almeno un ora al giorno per 5/7 giorni alla settimana, raggiungendo e, talvolta, superando i valori medi nazionali del Le scuole e le famiglie devono collaborare ancora di più nella realizzazione di condizioni e di iniziative che incrementino la naturale predisposizione dei bambini all attività fisica. Sebbene molti genitori incoraggino i loro figli ad impegnarsi in attività fisica e nello sport organizzato, alcuni possono non essere a conoscenza delle raccomandazioni che i bambini facciano almeno un'ora di attività fisica ogni giorno. Anche se l'attività fisica è difficile da misurare, un genitore che ritenga che il proprio bambino sia attivo, mentre in realtà non si impegna in nessuno sport, o gioco all aperto e non ha partecipato a un attività motoria scolastica nel giorno precedente, ha quasi certamente una percezione sbagliata del livello di attività fisica del proprio figlio. Pagina 76 di 125

77 Sempre secondo i dati dell indagine OKkio alla Salute 2010, all interno del gruppo di bambini non attivi, il 53,2% delle madri ritiene che il proprio figlio svolga sufficiente attività fisica e il 4,0% molta attività fisica. Considerando i non attivi, non è stata constatata nessuna differenza per sesso dei bambini, o livello scolastico della madre. La percezioni delle madri del grado di attività dei bambini molisani 6-11 anni dati indagine OKkio alla Salute 2010 Nella nostra regione è molto diffusa (41,9%, oltre 1 genitore su 3) nelle madri di bambini con sovrappeso/obesità una sottostima dello stato ponderale del proprio figlio che non coincide con la misura rilevata. Inoltre, molti genitori, in particolare di bambini sovrappeso/obesi, sembrano non valutare correttamente la quantità di cibo assunta dai propri figli. La situazione è simile per la percezione delle madri del livello di attività fisica dei propri figli: solo 1 genitore su 2 ha una percezione che sembra coincidere con la situazione reale. Rispetto al 2008, la situazione non appare molto modificata, anche se si registra un aumento della corretta percezione da parte delle madri dei bambini soprappeso, nell indagine del In particolare, le madri con titolo di studio superiore risultano avere una percezione più corretta del sovrappeso del proprio figlio. La scolarità, però, non influenza la percezione circa i fattori favorenti il soprappeso, quali l eccessiva alimentazione e la sedentarietà, o scarsa attività fisica. Situazione ovviamente opposta è quella degli ultra 64enni molisani che viene fotografata nell indagine PASSI d Argento 2010.Infatti, una regolare attività fisica protegge le persone anziane da numerose malattie, previene le cadute e migliora la qualità della vita, aumentando anche il benessere psicologico. Negli ultra 64enni l attività motoria è correlata direttamente alle condizioni complessive di salute: può essere notevolmente limitata o assente nelle persone molto in là con l età e con difficoltà nei movimenti. Per questo la quantità di attività fisica raccomandabile varia a seconda delle condizioni di salute generali e dell età. Nell indagine PASSI d Argento si è adottato un sistema di valutazione dell attività fisica (Physical Activity Score in Elderly), in grado di tener conto, in maniera semplice, delle diverse esigenze della popolazione anziana; sono state considerate sia le attività sportive o ricreative quali ad esempio ginnastica e ballo, sia altre attività fisiche come i lavori di casa pesanti o il giardinaggio. Sono state considerate più attive le persone che hanno totalizzato un valore uguale o superiore a 50 (corrispondente al 25 percentile della distribuzione dei valori osservati) e meno attive per valori inferiori. Gli anziani più attivi (valore del punteggio del PASE > o uguale a 50) sono il 79%. La percentuale di persone più attive è maggiore nei 65-74enni e nelle persone con un alto livello d istruzione. La percentuale di più attivi è simile tra le persone con alcune o nessuna difficoltà economica percepita (rispettivamente l 83% e l 81%), maggiore, comunque, rispetto a quella delle persone che hanno dichiarato molte difficoltà economiche ( 59%). La percentuale di più attivi si riduce progressivamente passando dal sottogruppo delle persone in buona salute a quello delle persone con segni di fragilità, con una notevole differenza (93% in buona salute e a basso rischio, 65% in buona salute ma a rischio, 54% nelle persone con segni di fragilità percepita). Pagina 77 di 125

78 Il consumo di alcol Nell ambito della promozione di stili di vita sani, il consumo di alcol ha assunto un importanza sempre maggiore, perché l alcol è associato a numerose malattie: cirrosi del fegato, malattie cardiovascolari e tumori, malattie neuropsichiatriche, problemi di salute materno-infantile, ecc. Inoltre, il consumo di alcol provoca, come effetto immediato, alterazioni psicomotorie, che espongono ad un aumentato rischio di incidenti stradali, comportamenti sessuali a rischio, infortuni sul lavoro, episodi di violenza, e può creare dipendenza. Il danno causato dall'alcol, oltre che alla persona che beve, può estendersi quindi alle famiglie e alla collettività, gravando sull'intera società. Anche l impatto economico è notevole: si stima che i costi indotti dal consumo di alcol, nei Paesi ad alto e medio reddito, ammontino a più dell 1% del Prodotto interno lordo. I rischi di danni alcol-correlati (immediati e cronici) e di dipendenza alcolica variano in funzione di diversi fattori: la quantità complessiva di alcol bevuta abitualmente, la quantità di alcol assunta in una singola occasione; le modalità ed il contesto di assunzione dell alcol. Non è possibile stabilire limiti al di sotto dei quali i rischi si annullano. Per definire il consumo moderato, le istituzioni sanitarie internazionali e nazionali hanno individuato livelli e modalità di consumo, che comportano rischi per la salute modesti, tali da poter essere considerati accettabili. Il consumo di alcol è definito a maggior rischio, se vengono superati tali limiti. L indagine PASSI misura il consumo di alcol in unità alcoliche standardizzate (UA). L UA corrisponde a 12 grammi di alcol puro (etanolo),. PASSI monitora diversi aspetti del consumo a maggior rischio mediante indicatori specifici: consumo abituale elevato: per gli uomini, più di 2 UA medie giornaliere, corrispondenti a più di 60 unità alcoliche negli ultimi 30 giorni, e per le donne, più di 1 unità alcolica media giornaliera, corrispondente a più di 30 unità alcoliche negli ultimi 30 giorni 3; Il consumo binge consiste nel consumo, almeno una volta negli ultimi 30 giorni, di 5 o più (per gli uomini) o 4 o più (per le donne) unità alcoliche in una singola occasione 4; consumo esclusivamente o prevalentemente fuori pasto. Consumo di alcol Regione Molise - PASSI (n=1.227) % (IC95%) Consumo di alcol (almeno una unità di bevanda alcolica negli ultimi 30 giorni) Consumo fuori pasto (esclusivamente o prevalentemente) Consumo abituale elevato (Più di 2 unità alcoliche medie giornaliere, ovvero più di 60 unità alcoliche negli ultimi 30 giorni, (per gli uomini; più di 1 unità alcolica media giornaliera, ovvero più di 30 unità alcoliche negli ultimi 30 giorni (per le donne Consumo binge ( ) 5 o più UA (per gli uomini) o 4 o più UA (per le donne) in una singola occasione, almeno una volta negli ultimi 30 giorni (definizione adottata 2 dal 2010) Consumo a maggior rischio ( ) consumo fuori pasto e/o consumo binge (secondo la definizione valida dal 2010) e/o consumo abituale elevato; poiché una persona può appartenere a più di una categoria, la percentuale di consumo a maggior rischio non corrisponde alla somma dei singoli comportamenti 59,2 (56,6-61,8) 10,6 (8,9-12,3) 5,5 (4,2-6,8) 13,5 (11,0-16,0) 25,6 (22,5-28,8) Nel periodo , la percentuale di consumatori di alcol nella regione Molise è risultata pari al 59%, mentre il consumo fuori pasto era del 11% e il consumo abituale elevato del 5%. Questo indicatore, in precedenza denominato forte bevitore veniva calcolato in base al valore medio nei soli giorni di assunzione di bevande alcoliche, e quindi comportava una sovrastima della prevalenza di consumo abituale elevato. Anche se l indicatore è stato ridefinito, le informazioni raccolte da Passi permettono di calcolarne il valore anche per gli anni passati, consentendo perciò di effettuare confronti tra periodi diversi e di rilevare trend. 4 Nel 2010 è stata modificata la definizione di consumo binge, che in precedenza era pari a 6 UA in entrambi i sessi, per allinearla alla definizione adottata dal BRFSS americano e da altre istituzioni sanitarie. Il cambiamento della soglia ha comportato la mod ifica della relativa domanda del questionario; perciò i valori di questo indicatore calcolati a partire dal 2010 non sono direttamente confrontabili con quelli degli anni precedenti 3 Pagina 78 di 125

79 Nel 2010 Passi ha adottato una nuova definizione del consumo binge che non permette più un confronto diretto dei dati del biennio con quelli del biennio , relativamente agli indicatori binge e consumo a maggior rischio, di cui il consumo binge rappresenta una delle componenti. Pertanto presentiamo qui le prevalenze del consumo binge (13%) e del consumo a maggior rischio (26%), relative al periodo Nel periodo nella regione Molise, il 26% degli intervistati è classificabile come consumatore di alcol a maggior rischio perché consumatore fuori pasto e/o consumatore binge e/o consumatore abituale elevato. Il consumo a maggior rischio è più frequente tra i giovani di età (in modo particolare tra i 18-24enni), gli uomini, le persone con livello di istruzione alto e quelle che non hanno difficoltà economiche. Consumo a maggior rischio Prevalenze per caratteristiche socio-demografiche - Regione Molise Nella Regione Molise si osserva un lieve ma significativo aumento del consumo di alcool (consumo binge) nell anno 2011 rispetto all anno I medici di medicina generale e gli altri operatori sanitari dovrebbero cercare sistematicamente di individuare, tra i loro assistiti, coloro per cui il bere alcol è diventato o sta diventando un problema e un rischio. Dalla voce degli assistiti Passi si rileva se il medico si è informato sull abitudine a bere alcol e se ha fornito consigli al riguardo. Attenzione al consumo alcolico Regione Molise - PASSI (n=1.061) Domanda del medico/operatore sanitario sul consumo alcolico (Vengono incluse solo le persone che riferiscono di essere state dal medico negli ultimi 12 mesi) Percentuale di intervistati a cui è stata posta la domanda sul consumo alcolico Percentuale di intervistati a cui il medico ha dato il consiglio i ridurre il consumo alcolico- (Nel caso di consumo a maggior rischio ( ) % (IC95%) 12,9 (10,9-14,9) 9,6 (5,3-13,8) Pagina 79 di 125

80 Nel periodo , nella regione Molise, solo il 13% degli intervistati riferisce che un medico o un altro operatore sanitario si è informato sul consumo di alcol. Si osservano differenze statisticamente significative nel confronto tra le Regioni. Si va dal 10% delle Asl della Basilicata e della Campania al 25% della Sardegna. Nella Regione Molise dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) si può osservare un aumento costante e significativo dell indicatore nell intero periodo osservato, passando dal 10% del 2008 al 16% del 2011 Nel periodo , nella regione Molise, solo il 10% degli intervistati riferisce che un medico o un altro operatore sanitario ha consigliato di ridurre il consumo di bevande alcoliche. Tra coloro che bevono alcol (esclusivamente o prevalentemente) fuori pasto la frequenza di consigli è pari al 3% (dato ), mentre nel caso delle persone con consumo binge sale al 13% (dato ). La percentuale tra coloro con consumo abituale elevato è pari al 13% (dato ). Secondo i dati del sistema di sorveglianza PASSI relativi alla Regione Molise, tra i bevitori di 1869 anni che hanno guidato l auto/moto negli ultimi 30 giorni, il 9,2% dichiara di aver guidato sotto l effetto dell alcol, cioè dopo avere bevuto nell ora precedente almeno due unità alcoliche. La guida sotto l effetto dell alcol è un comportamento riferito più spesso dagli uomini (12,8%) che dalle donne (2,1%) e con un livello di istruzione medio basso (12%) che alto (3,9%), senza significative differenze per età e reddito. Il dato è in linea con quello nazionale in quanto nel 2011 nel Pool di Asl il 9% di intervistati dichiara di aver guidato sotto effetto dell alcol. Inoltre, il 52,5% degli intervistati riferisce di aver avuto negli ultimi 12 mesi almeno un controllo da parte delle Forze dell Ordine ed in media 2,7 volte. Tra chi è stato fermato, il 14,1% riferisce che il guidatore è stato sottoposto anche all etilotest. Questa percentuale è più alta nelle fasce di età più giovani: si passa dal 29% dei 18-24enni al 9,4% dei 50-69enni. Nel 2011 nel Pool di ASL la percentuale di persone fermate dalle Forze dell Ordine è del 34,3%. In conclusione, nella regione Molise non beve alcol il 41%. Tuttavia, si stima che circa un adulto su quattro abbia abitudini di consumo considerate a maggior rischio per quantità o modalità di assunzione. Tra gli uomini, i consumatori a rischio sono più di uno su tre e, tra i più giovani (18-24 anni), uno su due. A differenza di molti altri fattori di rischio comportamentali, il consumo di alcol è più diffuso nelle persone con nessuna difficoltà economica e più alti livelli di istruzione. Secondo le indicazioni del programma Guadagnare Salute, è importante che gli operatori sanitari, ed in particolare i Medici di Medicina Generale, dedichino attenzione al consumo di alcol dei propri assistiti, in modo da consentire l'identificazione precoce dei soggetti a rischio nonché la pratica dell'intervento breve e del counselling nei confronti del consumo alcolico nocivo. Secondo i dati Passi solo una minoranza dei medici e degli altri operatori sanitari si informa riguardo al consumo di alcol dei propri assistiti; inoltre, solo poche persone con consumi a maggior rischio riferiscono di aver ricevuto dal proprio medico il consiglio di moderare il consumo. Questa è quindi un area di intervento in cui sono possibili grandi miglioramenti. Per quanto riguarda gli interventi finalizzati a ridurre i danni causati dall alcol, è stata dimostrata l efficacia di politiche e normative che intervengono sulle caratteristiche della commercializzazione dell alcol, in particolare il prezzo, la reperibilità e l accessibilità del prodotto. Quindi, nell ottica del programma Guadagnare Salute, è fondamentale intervenire sul contesto per rendere più facili le scelte salutari: far diventare l alcol meno facilmente reperibile ed eliminare la pubblicità di bevande alcoliche, rappresentano interventi appropriati per la riduzione degli effetti nocivi dall alcol. Pagina 80 di 125

81 Inoltre, le campagne di informazione e i programmi di educazione alla salute giocano un ruolo chiave nella sensibilizzazione sull argomento, favorendo l accettazione di politiche e misure rivolte alla riduzione del consumo. Dai dati 2010 dello studio Health Behavior in School-aged Children (HSBC) si desume che alcune regioni del Sud Italia, tra cui il Molise, fanno registrare una percentuale di ragazzi che presentano frequenza di consumo di alcol almeno settimanale pari al 20%, ben al di sopra del 16% nazionale e dell 11% della media europea. Indipendentemente dal tipo di bevanda alcolica assunta (birra, vino, superalcolici) si nota un incremento con l età della percentuale di ragazzi che bevono con frequenza almeno settimanale, con valori maggiori fra i maschi rispetto alle coetanee femmine. Il 13 percento dei maschi 11enni a fronte del 4% delle femmine, il 22% dei maschi 13enni a fronte del 10% delle femmine e il 49% dei maschi 15enni a fronte del solo 21% delle femmine di pari età. Rispetto all ubriachezza i dati mostrano come il fenomeno sia più frequente nei maschi e come aumenti con l età: a 15 anni quasi 17 ragazzi su 100 dichiarano di essersi ubriacati almeno 2 volte. La domanda è stata posta su almeno due episodi nella vita, al fine di evitare gli eventi accidentali. Infine circa il binge drinking, cioè i ragazzi che nell ultimo anno hanno assunto in almeno una occasione 6 o più bicchieri d alcol si rileva una fortissima correlazione con l età, dove ben il 54% dei ragazzi 15enni e il 26% delle ragazzi di pari età hanno dichiarato il binge drinking ben al di sopra della media italiana, pari, rispettivamente al 39% e al 24%. I tassi scendono per i 13enni con un 33% di maschi e 18% per le femmine, mentre scendono ulteriormente per gli 11enni che fanno registrate un 16% per i maschi e solo un 7% per le femmine di pari età. Per queste due ultime classi d età i dati molisani sono sostanzialmente in linea con quelli italiani. Il consumo di alcol può avere conseguenze sfavorevoli per la salute in tutte le età. Nell indagine PASSI d Argento è stata stimata la prevalenza dei consumatori di alcol e in particolare il numero di persone che bevono più di un unità alcolica corrispondente a una lattina di birra o un bicchiere di vino o un bicchierino di liquore al giorno; questo livello è considerato a rischio secondo gli standard adottati anche nel nostro Paese. Infine è stata stimata la percentuale di persone che hanno ricevuto il consiglio di ridurre il consumo di alcol da parte di un operatore sanitario. Secondo il rapporto PASSI d Argento 2010, in Molise il 49% consuma bevande alcoliche. L abitudine al consumo di alcol è risultata più alta nella classe d età anni (56% contro 44%), nelle persone con alto livello d istruzione ( 51% contro 49%). I consumatori di alcol rappresentano il 53% degli ultra 64enni in buona salute e a basso rischio di malattia, il 42% di quelli in buona salute ma a rischio di malattia, il 58% delle persone con segni di fragilità e l 11% delle persone con disabilità. Il 15% dei consumatori di alcol ha ricevuto il consiglio di smettere di bere da parte di un medico o altro operatore sanitario. Il 57% consuma più di un unità alcolica in una giornata tipo. Si tratta di un abitudine più frequente negli uomini (68% contro 41%), tra le persone con meno di 75 anni (65% contro 49%), tra coloro che hanno un grado di istruzione più alto (61% contro 55%) e nei soggetti con molte difficoltà economiche (74%). Riferendo la nostra osservazione alla popolazione Molisana, gli ultra 64enni consumatori di alcol sono 49%, tra questi sono considerati bevitori a rischio quelli che consumano più di una unità alcolica al giorno. I bevitori a rischio sono il 57% e tra essi solo 18% hanno riferito di aver ricevuto il consiglio di smettere di bere alcol da parte di un medico o di un operatore sanitario. Pagina 81 di 125

82 Incidenti stradali (alcol e guida) Gli incidenti stradali rappresentano un problema di assoluta priorità per la Sanità Pubblica per l elevato numero di morti ed invalidità che causano nel mondo. Secondo l O.M.S. oltre 1,26 milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo per incidente stradale (= 2,2% della mortalità globale), nel 2020 si prevedono 2,3 milioni di morti per incidenti stradali. Sempre secondo i dati dell OMS, nel 2000 gli incidenti statati si piazzavano soltanto al 9 posto di una ipotetica graduatoria di cause di morte, tra cui ai primi posti comparivano cardiopatia ischemica, malattia cerebrovascolare, malaria, Infezioni del tratto respiratorio inferiore, HIV/AIDS, Condizioni perinatali, Malattie diarroiche, Depressione unipolare maggiore, e soltanto dopo la Broncopneumopatia cronica ostruttiva. La stessa OM;S nel 2020 prevede che le lesioni da incidenti stradali saliranno al 3 posto dopo le cardiopatie ischemiche e la depressione unipolare maggiore e soltanto dopo seguiranno le malattie cerebrovascolari, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, le infezioni del tratto respiratorio inferiore, la tubercolosi, la guerra, le malattie diarroiche, HIV/AIDS. Ogni giorno in Italia si verificano in media 617 incidenti stradali, che causano la morte di oltre 10 persone e il ferimento di altre 874. Nel corso dell anno 2010 sono stati registrati in Italia incidenti stradali con lesioni a persone. Il numero dei morti è stato pari a 4.090, quello dei feriti ammonta a , rispetto al 2009, si riscontra una leggera diminuzione del numero degli incidenti (-1,9%) e dei feriti (-1,5%) e un calo più consistente del numero dei morti (-3,5%) Incidenti stradali in Italia nel 2010 per tipo di strada, presenza di morti e feriti, indice di mortalità, differenza col 2009 (fonte dati ISTAT) Tipologia di strade Incidenti Morti Feriti Indice di mortalità* Incidenti 2010/2009 Morti 2010/2009 Feriti 2010/2009 Strade urbane ,1-2,2-7 -2,1 Autostrade ,1-1 7,4 0,6 Altre strade ,5-2 0, ,9-1,9-3,5-1,5 Totale * Rapporto tra il numero dei morti e il numero degli Incidenti x 100 La ricerca internazionale mostra che il rischio più elevato di incorrere in incidenti stradali si ha nelle fasi iniziali della guida autonoma. Il rischio diminuisce all aumentare dell esperienza di guida. Infatti, dopo 9 mesi il rischio si dimezza, dopo 2,6 anni il rischio iniziale si riduce al 10%. Il rischio di incidenti è una funzione dell età del rilascio della patente di guida. Pagina 82 di 125

83 Previsione del rischio di incidente stradale in funzione dell esperienza di guida in anni del guidatore. L analisi dell incidentalità nel lungo termine evidenzia, anche se con qualche oscillazione, un andamento crescente del numero degli incidenti e dei feriti nel periodo Nel 2003 il fenomeno registra un inversione di tendenza nel numero degli incidenti, dei feriti e, in modo più significativo, dei morti, attribuibile in parte all entrata in vigore del Decreto Legge n. 151 del 27 giugno 2003 con cui sono state introdotte alcune modifiche al codice della strada e la patente a punti. Emerge, inoltre, una costante diminuzione nella gravità degli incidenti, evidenziata dall indice di mortalità (numero di morti ogni 100 incidenti) che si attesta al 2,50% del 2004 contro il 4,4% del Diversamente che in Italia, si assiste in Molise, pur con differenze fra le due province, a una ripresa dell incidentalità già a partire dal 2008 Incidenti stradali in Molise e in Italia dal 2000 al 2010 (fonte dati ISTAT) Molise Italia Morti in incidenti stradali in Molise e in Italia dal 2000 al 2010 (fonte dati ISTAT). Pagina 83 di 125

84 Molise Italia Feriti in incidenti stradali in Molise e in Italia dal 2000 al 2010 (fonte dati ISTAT) Molise Italia L analisi per provincia, vede primeggiare quella di Campobasso su Isernia sia per numero assoluto di incidenti che per gravità degli stessi. Nel 2010, dei 657 incidenti avvenuti in regione, ben 464 sono avvenuti in provincia di Campobasso. L indice di mortalità, nello stesso anno è stato di 3,50% a Campobasso e 0,76% a Isernia, con un prevalenza di feriti rispettivamente del 71,68% contro 28,29%. Incidenti stradali per provincia molisana, Molise e Italia nel 2010 per presenza di morti e feriti (fonte dati ISTAT) Province Incidenti Morti Feriti Isernia Campobasso Molise Italia Il PSN rappresenta un fondamentale punto di riferimento per organizzare un intervento di prevenzione che si ponga l obiettivo di ridurre l incidenza degli incidenti stradali e l entità delle loro conseguenze. Più in generale il PSN richiama la necessità di analizzare i problemi di salute propri del Paese, ma anche dei singoli territori e di organizzare azioni efficaci di prevenzione con il coinvolgimento multidisciplinare di tutti gli enti e i professionisti sanitari e non, a diverso titolo interessati, e stringendo accordi per iniziative Pagina 84 di 125

85 comuni con le diverse espressioni della società civile, sia istituzionali sia di volontariato. Tra i problemi che vengono prioritariamente affrontati e riproposti nei Piani Sanitari vi è quello degli incidenti stradali. La situazione attuale regionale, per molti aspetti analoga a quella descritta a livello comunitario, è caratterizzata da una rilevanza del fenomeno che pone le conseguenze socio-sanitarie degli incidenti stradali tra gli elementi di prima grandezza nell analisi della mortalità e morbilità complessive, una diffusione del fenomeno, pur con aree di maggiore criticità, su tutto il territorio regionale, ma con meccanismi generatori che, pur rientrando in alcune grandi categorie presenti su tutta la regione, possono sensibilmente variare per rilevanza e affrontabilità nelle specifiche realtà locali. È importante riconoscere questa condizione perché sta alla base della necessità di sviluppare politiche sulla sicurezza stradale calibrate sui reali bisogni locali che, va da se, occorre essere in grado di rilevare correttamente. Inoltre, sono numerose le iniziative delle amministrazioni locali finalizzate alla prevenzione degli incidenti stradali significativi, che stanno a testimoniare una sensibilità al problema, ma che tuttavia vedono interventi scollegati tra loro e per i quali, spesso, non è disponibile una dimostrazione di efficacia Un coinvolgimento sistematico delle strutture del SSR sul tema della sicurezza stradale limitato alle azioni del solo sistema di emergenza-urgenza, infatti si registra una episodica partecipazione in azioni di prevenzione. Quest ultima osservazione trova probabilmente origine nel fatto che in numerose azioni a finalità conoscitivo-preventive (quali, ad esempio, l epidemiologia e la comunicazione del rischio) le strutture sanitarie ricoprono un ruolo specifico indispensabile, ma squisitamente complementare a quello di altre istituzioni (forze di polizia, etc.) e trovano giustificazione/utilizzo solo all interno di azioni coordinate interistituzionali. Gli incidenti domestici Quello degli incidenti domestici è un fenomeno ampiamente sottovalutato e che rappresenta, al contrario, un rilevante aspetto di salute pubblica. Per quanto riguarda la situazione molisana vengono esaminati gli accessi al Pronto Soccorso, i ricoveri e la mortalità da incidenti domestici. Relativamente agli accessi al Pronto soccorso, i dati rivelano che per le femmine le prestazioni sono percentualmente superiori a quelli dei maschi, con la tendenza a concentrarsi tra i 15 e i 64 anni. Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri da incidente domestico, la distribuzione percentuale per sesso ed età vede una prevalenza di maschili in tutte le classi di età considerate, dagli 0 ai 69 anni, in relazione al fatto che più frequentemente incorrono in incidenti di maggiore gravità. Lo studio esamina anche le cause di infortunio, i giorni di prognosi, nonché l ambiente in cui accade l incidente ed i prodotti che lo determinano. I risultati suggeriscono la necessità di una maggiore attenzione all incidente domestico e l attivazione di campagne di prevenzione specifiche per ridurre l incidenza del fenomeno. Anche in Molise, come nella maggior parte delle regioni industrializzate, gli incidenti domestici rappresentano un grave problema di salute pubblica. Per questo motivo si sono intensificati, negli anni, gli sforzi e le politiche per una loro puntuale rilevazione, ai fini, fondamentalmente, della prevenzione. Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nel Piano Sanitario Nazionale aveva già incluso la prevenzione degli incidenti stradali, domestici e lavorativi tra i propri obiettivi. Ad esso aveva fatto seguito il 23 marzo 2005 un intesa Stato-Regioni, con l obiettivo dell adozione per il periodo di un Piano di Prevenzione nazionale (PNP). Il campione selezionato per il progetto è costituito da cinque ospedali (Campobasso, Isernia, Termoli, Larino e Agnone) e presenta un buon livello di rappresentatività, essendo uniformemente distribuito sul territorio regionale. Inoltre, la popolazione di riferimento copre più dell 1% della popolazione della nostra regione, con un concordanza stretta e significativa anche per quanto riguarda la frequenza per distribuzione per sesso e per età. Pagina 85 di 125

86 Come sostengono gli autori l indicatore di incidentalità più sensibile è rappresentato dal numero di accessi al Pronto Soccorso, che costituiscono la principale opportunità di conoscenza su vasta scala del fenomeno. I dati si basano su un campione di 1725 casi di accesso al Pronto Soccorso, avvenuti tra il 1 gennaio 2007 e il 31 dicembre Per quanto riguarda la distribuzione per classi di età, si registra un primo picco in corrispondenza della classe di età anni, ne segue un secondo - in media meno marcato ed ampio - nel gruppo superiore ai 65 anni dove si registra quasi un terzo degli incidenti, con una media intorno al 20-33%. Si nota una maggior presenza di soggetti di sesso femminile, tranne nel gruppo di 0-14 anni, dove c è una lieve preponderanza del sesso maschile. Numero di accessi al pronto soccorso per incidenti domestici per sesso e fascia d età dal 2007 al 2009 negli ospedali molisani (dati indagine ASReM 2010). Relativamente alla gravità dell incidente, basata sul numero di giorni di prognosi, la classe dei soggetti più gravi (prognosi > a 10 giorni) è composta principalmente da donne. Se consideriamo il tempo di prognosi da 1 ai 10 giorni, vediamo che la classe dei soggetti più colpiti è quella degli uomini. I luoghi dove accadono il maggior numero di incidenti domestici sono la cucina e le camere da letto. Ad esso seguono il bagno, le scale/ballatoio e il soggiorno/sala da pranzo. Rilevanza, inoltre, assumono quelli che accadono all esterno dell abitazione (intendendo cortile, garage, parcheggio, cantina e giardino), in conseguenza di attività hobbistiche, giardinaggio, bricolage. Numero di accessi al pronto soccorso negli ospedali molisani causati da incidenti domestici per ambiente della casa dove è avvenuto dati (dati indagine ASReM 2010). Ambiente di casa N. di incidenti domestici Cucina 309 Bagno 156 Camera da letto 158 Scale/ballatoi 116 Sala da pranzo/soggiorno 99 esterni 175 Un aspetto interessante è quello di accertare come sono distribuiti gli incidenti domestici nella settimana. Non c è un giorno della settimana più pericoloso : non c è differenza significativa, anche se in numero assoluto risultano più pericolosi il sabato, la domenica e il lunedì. Negli altri giorni settimanali la distribuzione è più o meno simile. Numero di accessi al pronto soccorso negli ospedali molisani per incidenti domestici per giorno della settimana dati (dati indagine ASReM 2010). Pagina 86 di 125

87 Un aspetto particolarmente interessante riguarda le descrizioni aperte per infortunio in ambiente civile di abitazione, compilate presso i Centri di Pronto Soccorso nel momento in cui la vittima dell infortunio vi si reca per essere curato, anche perché consentono di cogliere alcune dinamiche specifiche. Vengono pertanto riportati le principali lesioni riscontrate al Pronto Soccorso, nonché la correlazione con il sesso. Numero di accessi al pronto soccorso negli ospedali molisani per descrizioni aperte di infortunio per sesso (dati indagine ASReM 2010). Tipo di lesione Numero totale Maschi Femmine Contusione, abrasione, stiramento Ferita, lacerazione, scuoiamento Frattura chiusa Frattura aperta Lussazione, distorsione Ustione Come si vede, i pazienti di sesso femminili sono più soggetti a fratture chiuse, da mettere in relazione, presumibilmente, con la la presenza di fenomeni osteoporotici, mentre nei soggetti di sesso maschile si riscontrano maggiori ferite dovute alla maggiore manualità con lame e punte e/o lavori di bricolage tipici del sesso maschile. Per le ustioni, chiaramente, c è una maggior percentuale nel sesso femminile legata alle attività di preparazione dei pasti in famiglia, così come per i traumi contusivi. Le modalità di arrivo del paziente al Pronto Soccorso si schematizzano in arrivo tramite: 118, ambulanza privata, mezzo proprio e arrivo tramite altra modalità. La maggior parte dei pazienti utilizza il mezzo proprio o è accompagnato dal 118. Sono pochi i soggetti con lesioni più gravi che arrivano con ambulanza. Al momento del triage, il codice assegnato più frequente è verde. Numero di accessi al pronto soccorso negli ospedali molisani causati da incidenti domestici per codice triage dati (dati indagine ASReM 2010). Modo di arrivo Numero di accessi Triage Codice bianco Triage Codice verde Triage Codice Giallo Triage Codice rosso Triage non noto Ambulanza 11 Mezzo proprio Altro Pagina 87 di 125

88 L accesso ai servizi di prevenzione e diagnosi Screening del Colonretto: diagnosi precoce delle neoplasie del colon-retto Secondo i registri tumori, quasi cittadini italiani vivono con una pregressa diagnosi di cancro colorettale, un tumore caratterizzato da un elevata incidenza e una discreta sopravvivenza. I tumori del colon-retto infatti sono al terzo posto per incidenza tra gli uomini e al secondo per le donne, facendo registrare nel 2010 circa nuovi casi l anno negli uomini e nelle donne. Il programma di screening organizzato rappresenta un efficace strumento per ridurre non solo la mortalità, ma anche l'incidenza della neoplasia colorettale. Gli esami di screening infatti sono in grado di diagnosticare più del 50% di tumore negli stadi più precoci, quando maggiori sono le probabilità di guarigione. Nella maggioranza dei casi il test utilizzato per lo screening colorettale, specificato dalle raccomandazioni europee, è il test per la ricerca di sangue occulto nelle feci (FOBT) rivolto alle persone di anni con periodicità biennale; sono inoltre attivi 7 programmi in cui è in uso come test di 1 livello la rettosigmoidoscopia (Regione Piemonte e Asl di Verona). A partire dal 2005 i programmi di screening delle neoplasie del colon-retto sono stati avviati sul territorio nazionale: nel 2010 l estensione effettiva dei programmi è salita al 51%: il miglioramento è attribuibile essenzialmente al Nord (78%) e al Centro (45%), mentre il Sud contribuisce solo marginalmente (8%). Nella Regione Molise i programmi di screening colo rettale sono iniziati dall anno Nell anno 2011 sono stati invitate persone di età compresa tra 50 e 69 anni, di cui ben persone hanno effettuato l esame, pari al 67%. In Molise circa il 37% delle persone intervistate nella fascia di anni ha riferito di aver effettuato un esame per la diagnosi precoce dei tumori colorettali, in accordo con le linee guida (sangue occulto ogni due anni o colonscopia ogni cinque anni). Il 32% ha riferito di aver eseguito la ricerca di sangue occulto negli ultimi due anni; l adesione è risultata significativamente più elevata nella classe anni. Il 9% ha riferito di aver effettuato una colonscopia a scopo preventivo negli ultimi cinque anni; l adesione è risultata significativamente più elevata negli uomini e nella classe anni. L analisi logistica, separata per genere, conferma questa associazione. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale5, circa il 28% delle persone di anni ha riferito di aver effettuato la ricerca del sangue occulto e l 11% la colonscopia con un evidente gradiente territoriale. Relativamente all ultimo test eseguito per la ricerca di sangue occulto il 22% ha riferito l effettuazione nell ultimo anno, il 10% da uno a due anni, il 5% da più di 2 anni. Il 63% ha riferito di non aver mai eseguito un test per la ricerca di sangue occulto a scopo preventivo. Relativamente all ultima colonscopia eseguita il 5% ha riferito l effettuazione nell ultimo anno, il 4% da uno a cinque anni il 2% da cinque a dieci anni. lo 0,2% da più di dieci anni. L 88% non ha riferito di non aver mai eseguito il test. Ancora, in Molise il 53% delle persone intervistate di anni ha riferito di aver ricevuto una lettera di invito dalla ASL, il 51% ha riferito di aver visto o sentito una campagna informativa e il 33% ha riferito di aver ricevuto il consiglio da un operatore sanitario di effettuare con periodicità lo screening colorettale. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, il 36% delle persone ha ricevuto la lettera dell ASL, il 25% il consiglio dell operatore sanitario e il 38% ha visto una campagna informativa. 5 Nelle analisi per lo screening dei tumori del colon retto sono escluse dal Pool nazionale le ASL del Piemonte. In questa regione la popolazione bersaglio e le procedure di screening differiscono rispetto alle altre regioni, pertanto non è possibile confrontarne i risultati con quelli di altre Regioni. Pagina 88 di 125

89 In Molise, il 18% degli intervistati di anni è stato raggiunto da tutti gli interventi di promozione dello screening colorettale considerati (lettera, consiglio o campagna), il 29% da due interventi di promozione ed il 25% da un solo intervento; il 29% non ha riferito alcun intervento di promozione. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, i valori sono rispettivamente dell 11%, 21%, 23% e 45%. In Molise la percentuale di persone di che hanno effettuato l esame per lo screening colorettale nei tempi raccomandati, è solo del 4% tra le persone non raggiunte da alcun intervento di promozione; sale al 78% tra le persone raggiunte da tutti e tre gli interventi di promozione. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, si rileva lo stesso andamento, che conferma l efficacia degli interventi di promozione, in particolare se associati come avviene all interno dei programmi organizzati. In Molise l 89% delle persone ha riferito di non aver dovuto pagare per la ricerca del sangue occulto effettuata negli ultimi 2 anni; l 11% ha pagato solamente il ticket. Il 36% ha riferito di non aver dovuto pagare per la colonscopia effettuata negli ultimi 5 anni; il 61% ha pagato esclusivamente il ticket ed il 3% l intero costo dell esame. Le principali motivazioni addotte da chi non ha mai effettuato un esame del sangue occulto nelle feci sono il pensare di non averne bisogno (46%) e il fatto di non aver ricevuto consigli in merito. Tali motivi possono riflettere la mancanza di conoscenze sulla diagnosi precoce, la sottovalutazione del rischio di cancro colorettale e infine un insufficiente opera di orientamento da parte degli operatori sanitari. Motivazione della non effettuazione della ricerca di sangue occulto nelle feci Persone anni Regione Molise (n=137) In conclusione, in Molise l'offerta dello screening del cancro del colon-retto è stata attivata da 4 anni e al 2010, i dati della sorveglianza Passi, evidenziano che si è raggiunto un livello di copertura del 37% nella popolazione target; tuttavia esiste un ampio margine di miglioramento: infatti il 63% delle persone nella fascia anni non si è sottoposta alla ricerca del sangue occulto o ad una colonscopia a scopo preventivo nei tempi raccomandati. I dati di letteratura forniscono l evidenza che offerte attive di prestazioni sanitarie migliorano l accesso delle persone con svantaggi socioeconomici ai servizi di prevenzione. La lettera di invito, in associazione al consiglio dell operatore sanitario, si conferma lo strumento più efficace per favorire l adesione della popolazione target. Pagina 89 di 125

90 Screening dell Utero: diagnosi precoce delle neoplasie del collo dell utero La neoplasia del collo dell utero a livello mondiale rappresenta ancora il secondo tumore maligno della donna, con circa nuovi casi stimati all anno, l 80% dei quali nei Paesi in via di sviluppo. In Europa e in Italia, grazie ai programmi di screening, si è assistito negli ultimi decenni a una diminuzione del 50% della mortalità dei tumori dell utero e del 20% dell incidenza. In Italia il cancro della cervice uterina rappresenta circa il 2% dei nuovi casi di tumore femminili, con nuovi casi all anno (tasso di incidenza di 8 casi ogni donne) e circa decessi; tra le donne giovani la neoplasia cervicale è al 4 posto per frequenza e rappresenta il 5% dei tumori. La sopravvivenza stimata a 5 anni dalla diagnosi è pari al 71%. Per la diagnosi precoce delle neoplasie della cervice uterina è raccomandata l esecuzione di un Pap test ogni 3 anni nelle donne nella fascia d età anni. In Italia i programmi organizzati, basati sull invito attivo da parte del SSN e su un percorso di approfondimento definito e gratuito, nel 2010 sono risultati estesi al 68% della popolazione target, in aumento rispetto al 51% del 2004 (dati ONS). Nel corso del 2010 sono stati avviati in diverse ASL progetti pilota, coinvolgenti circa donne, al fine di valutare l utilizzo del test del papilloma virus (HPV) come test di screening primario: esistono infatti sufficienti ormai prove scientifiche per affermare che il test con HPV è più sensibile del Pap test e presenta rischi comparabili (HTA Report Ricerca del dna di papillomavirus umano come test primario per lo screening dei precursori del cancro del collo uterino in Epidemiologia e Prevenzione, 2012). L Italia nei prossimi anni si avvia ad essere nei prossimi anni si avvia ad essere uno dei primi Paesi a effettuare questo cambiamento nel test di screening primario e applicarlo alla vasta rete degli screening organizzati. Nella Regione Molise i programmi di screening organizzati (mammografia e pap test) sono stati avviati dall anno Nell anno 2011 sono stati invitati donne di età compresa tra 25 e 64 anni, con un adesione di donne, pari al 25%. In Molise, il 71% delle donne intervistate di anni ha riferito di aver eseguito un test di screening preventivo (Pap test o HPV test) nel corso degli ultimi tre anni. In particolare l esecuzione del test di screening nei tempi raccomandati è risultata più alta nelle donne nella fascia anni, con alto livello d istruzione e senza rilevanti difficoltà economiche. Analizzando con una opportuna tecnica statistica (regressione logistica) l effetto di ogni singolo fattore in presenza di tutti gli altri, si mantengono le significatività per la classe anni, l alto livello d istruzione e la cittadinanza italiana. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, il 75% delle donne intervistate di anni ha riferito di aver effettuato test di screening negli ultimi 3 anni, con un evidente gradiente territoriale. Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale si può osservare una sostanziale stabilità dell indicatore nel tempo (71% nel 2008, 73% nel 2011). Pagina 90 di 125

91 Test di screening per neoplasia cervicale eseguito negli ultimi tre anni Donne anni Prevalenze per anno - Regione Molise (pool omogeneo) A livello nazionale, considerando solo le ASL che hanno partecipato alla rilevazione continuativamente dal 2008 al 2011 (pool omogeneo nazionale) si può osservare un incremento statisticamente significativo della percentuale di donne che hanno eseguito il test di screening nei tempi raccomandati dalle linee guida. Le linee guida europee e italiane raccomandano l implementazione dei programmi di screening organizzati basati su un invito attivo da parte della ASL e un offerta alla donna di un percorso di approfondimento assistenziale e terapeutico definito e gratuito. Accanto a questa modalità organizzativa raccomandata, rimane presente anche una quota non trascurabile di screening spontaneo, caratterizzato da un intervento a livello individuale su iniziativa spontanea o su consiglio medico. La stima della copertura al test di screening al di fuori o all interno dei programmi organizzati viene effettuata mediante un indicatore proxy sull aver pagato o meno l esame. Nella Regione Molise, tra le donne intervistate di anni, il 37% ha eseguito il test di screening all interno di un programma organizzato, mentre il 34% l ha eseguito come prevenzione individuale. Nel Pool di ASL la quota di adesione spontanea allo screening cervicale è rilevante: si stima infatti che quasi quattro donne su dieci (37%) abbiano eseguito il test di screening al di fuori del programma organizzato Test di screening per neoplasia cervicale negli ultimi 3 anni all interno o al di fuori di un programma organizzato Donne anni Prevalenze per macroarea geografica Regione-Pool di ASREM (Regione Molise) Pagina 91 di 125

92 L esecuzione del Pap test è raccomandata con periodicità triennale; si è al momento mantenuta tale indicazione anche per il test dell HPV, in attesa della valutazione degli studi pilota condotti. Le evidenze disponibili suggeriscono per l HPV test la possibilità di una periodicità differenziata in base al rischio individuale della donna. Circa quattro donne su dieci tra i 25-64enni (37%) ha riferito di aver eseguito l ultimo test di screening nell ultimo anno. In Molise il 60% delle donne intervistate di anni ha riferito di aver ricevuto una lettera di invito dall ASL, il 75% ha riferito di aver visto o sentito una campagna informativa di promozione del test di screening e il 63% ha riferito di aver ricevuto il consiglio da un operatore sanitario di eseguire con periodicità il test di screening. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, il 54% delle donne ha ricevuto la lettera dell ASL, il 63% il consiglio dell operatore sanitario ed il 67% ha visto una campagna informativa. La maggior parte delle donne intervistate è stata raggiunta dagli interventi di promozione considerati (lettera di invito, consiglio medico, campagna di promozione), generalmente in associazione tra loro. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, il 30% delle donne ha ricevuto tre interventi, il 35% due interventi, il 25% un intervento e 10% nessun intervento. Al crescere del numero degli interventi di promozione ricevuti, aumenta l esecuzione del test di screening secondo gli intervalli raccomandati: infatti ha eseguito il test la maggior parte delle donne (86%) che ha ricevuto la lettera di invito associata al consiglio, mentre solo un quinto (21%) di quelle non raggiunte da interventi di promozione. Efficacia degli interventi di promozione per l esecuzione del test di screening secondo le linee guida Donne anni Regione Molise Anche a livello nazionale viene confermata l efficacia della lettera d invito, in particolare se rafforzata dal consiglio dell operatore sanitario come avviene generalmente all interno dei programmi di screening organizzati. In Molise il 29% delle donne di anni non è risultata coperta per quanto riguarda la diagnosi precoce del tumore del collo dell utero in quanto o non ha mai eseguito un test di screening (18%) o l ha eseguito da oltre tre anni (11%). La mancata esecuzione del test pare associata ad una molteplicità di fattori, tra cui una non corretta percezione del rischio sembra giocare il ruolo principale: il 25% ritiene infatti di non averne bisogno. Pagina 92 di 125

93 Motivazione della non esecuzione del test di screening secondo le linee guida Donne anni Regione Molise A livello metodologico possiamo affermare che il sistema PASSI informa sulla copertura al test di screening complessiva, comprensiva sia della quota di donne che ha eseguito l esame all interno del programma di screening organizzato, sia della quota rilevante di adesione spontanea. La sostanziale corrispondenza tra la percentuale di donne che hanno eseguito l esame nell ambito del programma organizzato rilevata dal sistema PASSI e quella ottenuta sulla base dei dati provenienti dai flussi regionali rappresenta una significativa conferma della buona qualità dei dati del sistema di sorveglianza. In conclusione Nella Regione Molise, la copertura al test di screening non raggiunge la media nazionale (71% vs 75%); la quota di adesione spontanea, pur importante, è inferiore a quella presente a livello nazionale (34% vs 38%), testimoniando la fiducia della popolazione nei programmi di sanità pubblica. I programmi organizzati si confermano correlati ad una maggior adesione; lettera di invito, consiglio dell operatore sanitario e campagne informative (ancor più se associati come avviene all interno dei programmi di screening) sono gli strumenti più efficaci: nelle donne raggiunte da questi interventi la percentuale di esecuzione dell esame cresce significativamente. Circa quattro donna su dieci ha riferito di aver eseguito il test nel corso dell ultimo anno ed il 34% lo ha eseguito nella periodicità triennale; Tra i tre programmi di screening, questo è quello in cui più rilevanti possono essere le disuguaglianze rispetto alla partecipazione all invito: basso titolo di studio e difficoltà economiche condizionano infatti la copertura al test, come pure la cittadinanza straniera; una particolare attenzione va posta nel mantenere le iniziative specifiche per favorire l adesione nei diversi gruppi etnici. Come si evince dal recente Rapporto di Health Technology Assessment (HTA) pubblicato su Epidemiologia e Prevenzione, lo screening cervicale attraversa un momento cruciale: dopo circa 70 anni da quando è stato proposto, in Italia il Pap test potrebbe infatti cedere il passo al test per il papilllomavirus (HPV) come test di screening primario. Se il Rapporto HTA sarà favorevolmente accolto, l Italia sarebbe uno dei primi Paesi a effettuare questo cambiamento e applicarlo sistematicamente alla vasta rete degli screening organizzati messa in atto negli ultimi decenni. Pagina 93 di 125

94 Screening della Mammella: diagnosi precoce delle neoplasie della mammella Il cancro della mammella occupa tra le donne il primo posto in termini di frequenza: in Italia rappresenta il 29% di tutte le nuove diagnosi tumorali; nel nostro Paese ogni anno sono diagnosticati oltre casi di tumore della mammella, con un incidenza pari a 150 nuovi casi ogni donne (dati AIRTUM). La neoplasia mammaria rappresenta la principale causa di morte oncologica (circa il 17% di tutti i decessi per cancro) in ogni fascia d età. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è elevata (circa l 85%) e in aumento nell ultimo decennio. Per la diagnosi precoce delle neoplasie mammarie è raccomandata l esecuzione di una mammografia ogni 2 anni nelle donne nella fascia d età anni. Lo screening mammografico consente interventi meno invasivi e riduce del 25% la mortalità da tumore mammario (beneficio a livello di comunità); a livello individuale, la riduzione di mortalità nelle donne che hanno eseguito lo screening mammografico è intorno al 45% (Progetto IMPATTO, 2008). Nel 2010 in Italia i programmi di screening mammografico, basati su un invito attivo da parte del SSN e su un percorso diagnostico-terapeutico definito e gratuito, sono risultati estesi a circa il 70% della popolazione target; l estensione dei programmo organizzati è ormai ampia nelle regioni del Nord e del Centro, mentre è ancora minore nel Sud (dati ONS). Nella Regione Molise i programmi di screening organizzati (mammografia e pap test) sono avviati dall anno Nell anno 2011 sono state invitate donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, con una adesione di donne. In Molise circa il 65% delle donne intervistate di anni ha riferito di aver eseguito una Mammografia preventiva (in assenza di segni e sintomi) nel corso degli ultimi due anni, come raccomandato dalle linee guida internazionali e nazionali. In particolare l effettuazione della Mammografia nei tempi raccomandati è risultata più alta nelle donne nella fascia anni, senza rilevanti difficoltà economiche e coniugata e/o convivente. L età media alla prima Mammografia preventiva è risultata essere 46 anni. Nella fascia pre-screening (4049 anni), il 59% delle donne ha riferito di aver effettuato una Mammografia preventiva almeno una volta nella vita. L età media della prima Mammografia è 39 anni. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, il 70% delle donne intervistate di anni ha riferito di aver eseguito una Mammografia preventiva negli ultimi 2 anni, con un evidente gradiente territoriale. Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) si può osservare una sostanziale stabilità dell indicatore nel tempo. A livello nazionale, considerando solo le Asl che hanno partecipato alla rilevazione continuativamente dal 2008 al 2011 (pool omogeneo nazionale) si può osservare una sostanziale stabilità dell indicatore nel tempo Le linee guida europee e italiane raccomandano l implementazione dei programmi di screening organizzati basati su un invito attivo da parte della ASL e un offerta alla donna di un percorso di approfondimento assistenziale e terapeutico definito e gratuito. Accanto a questa modalità organizzativa raccomandata, rimane presente anche una quota di screening spontaneo, caratterizzato da un intervento a livello individuale su iniziativa spontanea o su consiglio medico. La stima della copertura al test di screening al di fuori o all interno dei programmi organizzati viene effettuata mediante un indicatore proxy sull aver pagato o meno l esame. Nella Regione Molise, tra le donne intervistate di anni, il 49% ha eseguito la Mammografia all interno di un programma organizzato, mentre il 15% l ha eseguita come prevenzione individuale. Pagina 94 di 125

95 Nel Pool di ASL il 50% ha eseguito la Mammografia all interno di un programma organizzato, mentre il 19% l ha eseguita come prevenzione individuale. Mammografia eseguita negli ultimi 2 anni all interno o al di fuori di un programma organizzato Donne anni Prevalenze per macroarea geografica Regione-Pool di Regione Molise L esecuzione della Mammografia è raccomandata con periodicità biennale. Circa la metà delle donne 5069enni (44%) ha riferito di aver eseguito la mammografia nell ultimo anno, in linea con quanto atteso. L 11% ha riferito di non aver mai eseguito una Mammografia preventiva. Nella Regione Molise il 76% delle donne intervistate di anni ha riferito di aver ricevuto una lettera di invito dall ASL e il 78% ha riferito di aver visto o sentito una campagna informativa, mentre il 62% ha riferito di aver ricevuto il consiglio di un operatore sanitario di eseguire con periodicità la Mammografia. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, il 64% delle donne ha ricevuto la lettera della ASL, il 65% il consiglio dell operatore sanitario e il 72% ha visto o sentito una campagna informativa. Il 43% delle donne di anni è stato raggiunto da tutti gli interventi di promozione della Mammografia considerati (lettera dell AUSL, consiglio di un operatore sanitario e campagna informativa), il 36% da due interventi ed il 16% da uno solo; il 5% non ha ricevuto nessuno degli interventi di promozione considerati. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, i valori sono rispettivamente del 38%, 35%, 17% e 8%. Il consiglio diretto risulta l interventi più efficac8 (78%), inoltre al crescere del numero degli interventi di promozione ricevuti, aumenta l esecuzione del test di screening secondo gli intervalli raccomandati: infatti ha eseguito la Mammografia la maggior parte delle donne (76%) che ha ricevuto la lettera di invito associata al consiglio e campagna informativa. Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, i valori sono rispettivamente del 38%, 35%, 17% e 8%. In Molise il 34% delle donne di anni non è risultata coperta per quanto riguarda la diagnosi precoce del tumore della mammella in quanto o non ha mai eseguito la mammografia (11%) o l ha eseguita da oltre due anni (23%). La non esecuzione dell esame pare associata ad una molteplicità di fattori, tra cui la non corretta percezione del rischio sembra giocare il ruolo principale: il 38% ritiene infatti di non averne bisogno. Pagina 95 di 125

96 Motivazione della non effettuazione della Mammografia secondo le linee guida. Regione Molise Passi In conclusione, il sistema PASSI informa sulla copertura al test di screening complessiva, comprensiva sia della quota di donne che ha eseguito la Mammografia all interno del programma di screening organizzato, sia della quota di adesione spontanea, in questo screening meno rilevante rispetto a quella presente nello screening cervicale. La sostanziale corrispondenza tra la percentuale di donne che hanno eseguito l esame nell ambito del programma organizzato rilevata dal sistema PASSI e quella ottenuta sulla base dei dati provenienti dai flussi regionali rappresenta una significativa conferma della buona qualità dei dati del sistema di sorveglianza. Nella tabellache segue, pubblicata dall OSSERVATORIO NAZIONALE SCREENING (Nono Rapporto), sono riportati i risultati di adesione grezza e corretta per l Italia e per le singole Regioni, anno Il tasso di adesione corretta (nel quale sono escluse dal denominatore le donne invitate che segnalano di avere già fatto una mammografia da pochi mesi al di fuori del programma) è sicuramente più rappresentativo della reale risposta della popolazione bersaglio. Non tutti i programmi sono ancora in grado di fornire i dati per il calcolo dell adesione corretta, quindi l indicatore è sottostimato. Come già evidenziato negli anni precedenti, anche nel 2009 il tasso di partecipazione rimane sostanzialmente stabile, collocandosi all interno del range di valori registrati negli ultimi anni, sia per l adesione grezza (5557%), sia per quella corretta (59-61%). Pertanto, il dato medio italiano supera gli standard accettabili per entrambi i tipi di adesione. Nel periodo , i dati del sistema di sorveglianza Passi, studio condotto anche nella Regione Molise, indica che il 65% delle donne, di età compresa fra 50 e 69 anni, si è sottoposta a mammografia preventiva negli ultimi due anni. La quota di adesione spontanea è superiore a quella presente a livello nazionale, testimoniando la fiducia della popolazione nei programmi di sanità pubblica. Pagina 96 di 125

97 I programmi organizzati si confermano correlati ad una maggior adesione; lettera di invito, consiglio dell operatore sanitario e campagne informative (ancor più se associati come avviene all interno dei programmi di screening) sono gli strumenti più efficaci: nelle donne raggiunte da questi interventi la percentuale di esecuzione dell esame cresce significativamente. Pagina 97 di 125

98 Le vaccinazioni: vaccinazione antinfluenzale L'influenza costituisce un rilevante problema di sanità pubblica in particolare per le possibili gravi complicanze nei soggetti a rischio (anziani e portatori di alcune patologie croniche). L influenza è inoltre frequente motivo di consultazione medica e di ricovero ospedaliero ed è la principale causa di assenza dalla scuola e dal lavoro, con forti ripercussioni sanitarie ed economiche sia sul singolo individuo sia sulla collettività. Nei paesi industrializzati si stima che la mortalità da influenza rappresenti la 3 causa di morte per malattie infettive, dopo AIDS e tubercolosi. La vaccinazione antinfluenzale nei gruppi a rischio è un attività di prevenzione di provata efficacia: mirata a rallentare la diffusione del virus nella comunità (prevenzione collettiva) e a prevenire le complicanze (protezione individuale) così da ridurre diffusione, gravità e letalità delle epidemie stagionali. La vaccinazione contro l influenza è stata inserita nel Piano nazionale della Prevenzione. Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali raccomanda di vaccinare almeno il 75% delle persone appartenenti alle categorie a rischio tra le quali principalmente rientrano le persone sopra ai 65 anni e le persone con almeno una patologia cronica. Nella Regione Molise il 12% delle persone intervistate di età anni ha riferito di essersi vaccinato durante le ultime quattro campagne antinfluenzali. Nelle persone di anni portatrici di almeno una patologia cronica, la percentuale sale al 32%, valore ancora inferiore a quello raccomandato (75%). La percentuale di persone di anni vaccinate per l influenza è risultata significativamente più elevata nella fascia anni, nelle persone con basso livello d istruzione e nelle persone con almeno una patologia cronica. Analizzando con una opportuna tecnica statistica (regressione logistica) l effetto di ogni singolo fattore in presenza di tutti gli altri, si mantengono significative l età e l istruzione. quattro campagne contro l influenza è risultata del 12%. A livello nazionale, considerando solo le ASL che hanno partecipato alla rilevazione continuativamente dalla prima campagna del 2007/08 all ultima del 2010/11 (pool omogeneo nazionale) si può osservare una sostanziale stabilità dell indicatore nel tempo. Vaccinazione antinfluenzale nelle ultime quattro campagne antinfluenzali in persone con patologie croniche (18-64 anni) Prevalenze per tipo di patologia cronica Regione Molise 2007/08, 2008/09, 2009/10, 2010/11 Nelle ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, la copertura vaccinale tra i portatori di almeno una patologia cronica è risultata del 29%, con un rilevanti differenze tra regioni. Questa percentuale varia in base al tipo di patologia diagnosticata: basse coperture tra le persone affette da tumori (26%), da Pagina 98 di 125

99 patologie respiratorie croniche (28%) e da insufficienza renale (28%) e malattie croniche del fegato (26%); dato riferito alle campagne 2009/10, 2010/11); poco più elevati i valori tra le persone con malattie cardiovascolari (38%) e diabete (40%). Nella Regione Molise, la maggior parte (78%) degli intervistati hanno riferito di essere stati vaccinati durante il mese di Novembre (dato sovrapponibile a quello delle ASL partecipanti al PASSI a livello nazionale). In conclusione per ridurre significativamente la morbosità per influenza e le sue complicanze è necessario raggiungere coperture vaccinali molto elevate. Le strategie vaccinali adottate in questi anni in Molise hanno permesso di raggiungere la maggior parte delle persone sopra ai 65 anni: sulla base dei registri vaccinali infatti la maggioranza delle ASL è prossima al 75% di copertura in questa fascia di popolazione. Questi rilevanti risultati sono stati ottenuti grazie alla proficua collaborazione dei Medici di Medicina Generale, nei cui ambulatori vengono eseguite le vaccinazioni. I dati PASSI mostrano come nelle persone sotto ai 65 anni affette da patologie croniche la copertura stimata risulta invece essere ancora insufficiente rispetto all obiettivo prefissato: si stima infatti che solo una persona su tre (32%) si sia vaccinata in questo sottogruppo a rischio. Dall Indagine PASSI D Argento 2010 si evince che l 80% delle persone ultra 64enni intervistate ha riferito di aver fatto la vaccinazione antinfluenzale nei 12 mesi precedenti l intervista. Questa percentuale è maggiore negli ultra 74enni, nelle persone con disabilità. Inoltre, il 93% degli intervistati ha dichiarato di aver ricevuto un consiglio di fare regolarmente la vaccinazione antinfluenzale. Le vaccinazioni: vaccinazione antirosolia La rosolia è una malattia benigna dell età infantile che, se è contratta dalla donna in gravidanza, può essere causa di aborto spontaneo, feti nati morti o con gravi malformazioni fetali (sindrome della rosolia congenita). In Italia, nel 2011 è stato approvato il nuovo Piano nazionale per l eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, che fissa per il 2015 l eliminazione dei casi di rosolia endemica e la riduzione dell incidenza dei casi di rosolia congenita a <1 caso ogni 100 mila nati vivi. Il documento definisce inoltre la sorveglianza del Piano, raccomandando a ogni Regione un analisi di contesto in cui stimare annualmente la quota di malattia prevenibile localmente, le dimensioni della popolazione target, la copertura vaccinale da raggiungere per l anno e la descrizione delle risorse messe a disposizione. Con le stime di copertura vaccinale nelle donne in età fertile, la prevalenza delle donne tuttora suscettibili alla rosolia e la quota delle donne ignare del proprio stato immunitario, Passi misura i progressi effettuati per la protezione della salute riproduttiva dai rischi di rosolia in gravidanza. In Molise il 35% delle donne di anni intervistate ha riferito di essere stata vaccinata per la rosolia. La percentuale di vaccinate è significativamente più elevata nelle donne più giovani, in particolare nella fascia anni (49%), con alto livello d istruzione, senza difficoltà economiche, esclusivamente con cittadinanza italiana Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) si può osservare che la percentuale di donne vaccinate per la Rosolia rimane stabile negli anni. Pagina 99 di 125

100 Donne anni vaccinate per la rosolia Confronto tra Regioni PASSI (in Calabria i risultati fanno riferimento al periodo ) 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Il modulo del questionario PASSI sulla vaccinazione antirosolia è un modulo opzionale, somministrato continuativamente nel quadriennio soltanto nelle 13 Regioni rappresentate nel grafico sopra. Si osserva chiaramente che le percentuali di copertura vaccinale variano in maniera statisticamente significativa nelle diverse Regioni, con valori che vanno dall 11% della Basilicata al 61% del Veneto In Molise il 60% delle donne di anni è risultata immune alla rosolia perché ha effettuato la vaccinazione (35%) o ha una copertura naturale da pregressa infezione rilevata dal rubeotest positivo (25%). Il 2% delle donne risultata suscettibile alla rosolia perché non ha effettuato la vaccinazione e riferisce di aver effettuato un rubeotest con risultato negativo. Il rimanente 38% delle donne non è consapevole del proprio stato immunitario, sono donne non vaccinate che non hanno o non sanno/ricordano di aver effettuato un rubeotest (36%) oppure che hanno effettuato un rubeotest ma non ne conoscono/ricordano il risultato (2%) Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) la percentuale di donne suscettibili alla rosolia o non consapevoli del proprio stato immunitario rimane stabile nel tempo. Donne anni suscettibili alla rosolia o non consapevoli del proprio stato immunitario Confronto tra Regioni PASSI (in Calabria i risultati fanno riferimento al periodo ) 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% suscettibili alla rosolia non consapevoli del proprio stato immunitario La percentuale di donne suscettibili alla rosolia o non consapevoli del proprio stato immunitario varia in maniera statisticamente significativa tra le diverse Regioni, con percentuali che vanno dal 65% della Basilicata al 29% del Veneto. Pagina 100 di 125

101 In conclusione, a livello regionale si stima che circa il 2% delle donne in età fertile sia suscettibile alla rosolia, perché non è stata vaccinata e riferisce di aver eseguito un rubeotest dal risultato negativo; Accanto a questa percentuale che sebbene modesta andrebbe in ogni caso azzerata, c è una quota non trascurabile, 36%, di donne in età fertile ignare del proprio stato immunitario nei riguardi della rosolia; è presumibile che la gran parte di queste donne abbiano comunque sviluppato un immunità naturale (come dimostrano i risultati di molti studi di siero prevalenza) e che la reale proporzione fra loro di suscettibili sia contenuta, tuttavia si rende necessario non solo migliorare le attuali strategie di offerta attiva dei vaccini, ma anche incoraggiare un maggior coinvolgimento delle diverse figure professionali, come i Medici di Medicina Generale, ginecologi ed ostetriche, più vicine alla popolazione a rischio, le donne in età fertile, affinché promuovano una maggiore consapevolezza di questo rischio fra le loro assistite. Il sistema di Sorveglianza PASSI può consentire di monitorare alcuni indicatori di processo del Piano Nazionale di eliminazione del Morbillo e della Rosolia congenita, contribuendo alla valutazione di efficacia dello stesso. Pagina 101 di 125

102 Il Benessere La percezione dello stato di salute La valutazione delle condizioni di salute di una popolazione è un problema molto complesso; l Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute come uno stato di benessere psicofisico, evidenziando sia una componente oggettiva (presenza o assenza di malattie) sia una soggettiva (il modo di vivere e percepire la malattia stessa); in particolare la percezione dello stato di salute testimonia l effettivo benessere o malessere psicofisico vissuto dalla persona. Nel sistema di sorveglianza PASSI la salute percepita viene valutata col metodo dei giorni in salute (Healthy Days), che misura la percezione del proprio stato di salute e benessere attraverso quattro domande: lo stato di salute auto-riferito, il numero di giorni nell ultimo mese in cui l intervistato non si è sentito bene per motivi fisici, il numero di giorni in cui non si è sentito bene per motivi mentali e/o psicologici ed il numero di giorni in cui ha avuto limitazioni nelle attività abituali. In Molise il 67% degli intervistati ha giudicato in modo positivo il proprio stato di salute, riferendo di sentirsi bene o molto bene; il 29% ha riferito di sentirsi discretamente e solo il 4% ha risposto in modo negativo (male/molto male). In particolare si dichiarano più soddisfatti della propria salute: i giovani nella fascia anni, gli uomini, le persone con alta istruzione, le persone senza difficoltà economiche, le persone senza patologie severe, i cittadini stranieri. Stato di salute percepito positivamente1 - Prevalenze per caratteristiche socio-demografiche - Regione Molise Persone che si dichiarano in salute buona o molto buona. 2 Almeno una delle seguenti patologie: ictus, infarto, altre malattie cardiovascolari,, tumori, diabete, malattie respiratorie, malattie croniche del fegato. Pagina 102 di 125

103 Tra le ASL partecipanti al sistema PASSI a livello nazionale, il 67% degli intervistati ha giudicato positivamente la propria salute. Emergono differenze statisticamente significative nel confronto tra Regioni. Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) si può osservare una diminuzione dell indicatore nell intero periodo osservato, passando dal 71% del 2008 al 63% del 2011, in controtendenza rispetto al dato nazionale. A livello nazionale, considerando solo le ASL che hanno partecipato alla rilevazione continuativamente dal 2008 al 2011 (pool omogeneo nazionale) si osserva un aumento statisticamente significativo, tra il 2008 e il 2009, della percentuale di persone che percepiscono positivamente il proprio stato di salute a cui fa seguito una stabilizzazione dell indicatore In Molise la maggior parte delle persone intervistate ha riferito di essersi sentita bene per tutti gli ultimi 30 giorni (59% in buona salute fisica, 67% in buona salute psicologica e 84% senza alcuna limitazione delle attività abituali). Una piccola parte ha riferito più di 14 giorni in un mese di cattiva salute per motivi fisici (8%), per motivi psicologici (9%) e con limitazioni alle attività abituali (3%). Distribuzione giorni in cattiva salute per motivi fisici, psicologici e con limitazione di attività Regione Molise - PASSI La media dei giorni al mese in cattiva salute sia per motivi fisici sia per motivi psicologici è circa 3 giorni; le attività abituali sono risultate limitate in media per 1 giorno al mese. Il numero medio di giorni in cattiva salute per motivi fisici e psicologici e quello dei giorni con limitazioni alle attività abituale è maggiore nelle donne, nelle persone con difficoltà economiche e presenza di patologie severe. Il numero medio di giorni in cattiva salute per motivi fisici è inoltre maggiore nella fascia d età anni (con associata anche una maggiore limitazione nelle attività abituali) e nelle persone con basso livello d istruzione. La maggior parte delle persone intervistate a livello regionale ha riferito la percezione di essere in buona salute. Viene confermata una maggiore percezione negativa del proprio stato di salute nella classe d età più avanzata, nelle donne, nelle persone con basso livello d istruzione, con difficoltà economiche o affette da patologie severe. A parità di gravità, una determinata patologia può ripercuotersi diversamente sulla funzionalità fisica, psicologica e sociale della persona; per questo l utilizzo degli indicatori soggettivi dello stato di salute può fornire una misura dei servizi sanitari necessari a soddisfare la domanda. La misura dello stato di salute percepito e in particolare il suo monitoraggio nel tempo possono fornire indicazioni alla programmazione a livello di Azienda Sanitaria, dettaglio fornito dal sistema di sorveglianza PASSI: infatti il sentirsi male più che lo star male è spesso l elemento che determina il contatto tra individuo e sistema di servizi sanitari. Pagina 103 di 125

104 Gli indicatori di stato di salute percepito sono, inoltre, funzionali ad altre sezioni indagate dal PASSI, (come ad esempio quella dei sintomi di depressione) a cui forniscono elementi di analisi e lettura più approfondita. Sono coerenti con i risultati dell indagine PASSI, anche le risposte sulla percezione dello stato di salute riferita dalle persone con più di 64 anni che hanno dato nell indagine PASSI d Argento del Infatti, gli ultra sessantenni molisani per il 34% giudicano il proprio stato di salute positivamente (molto bene o bene), il 53% discretamente e il rimanente 13% in modo negativo (male o molto male). La percezione negativa del proprio stato di salute è più frequente nelle donne (15% contro 10%) e aumenta con il crescere dell età in entrambi i sessi. Percezione della propria salute per classi d età (%) Indagine PASSI d Argento Molise aprile - giugno 2010 (n = 273 ) Tra le donne hanno considerato cattivo il proprio stato di salute il 14% delle 65-74enni e il 16% delle ultra 74enni; anche tra gli uomini si nota tale differenza (7% e 13% rispettivamente). Riferiscono di avere uno stato di salute buono o molto buono il 49% delle persone in buona salute e a basso rischio di malattia, il 10% delle persone in buona salute ma a rischio di malattia ed il 19% di quelle con segni di fragilità. Tra le persone con disabilità percepisce la propria salute come buona o molto buona il 17%. Parallelamente, la proporzione di coloro che si percepisce in cattiva salute sale dal 4% del primo gruppo al 41% delle persone con disabilità. Percezione stato di salute per sottogruppi di popolazione (%) Indagine PASSI d Argento Molise aprile - giugno 2010 (n = 273) Tra le persone con disabilità si rileva che i giorni di cattiva salute percepita sono mediamente 14 giorni per motivi fisici e per limitazioni delle attività e 9 giorni su 30 relativamente ai motivi psicologici. Pagina 104 di 125

105 Il numero medio di giorni vissuti in cattiva salute per motivi fisici, psichici o per limitazioni nelle attività abituali, complessivamente pari a 5,4 giorni, aumenta al progredire dell età, nelle due fasce di età considerate (65-74 anni e 75 anni e oltre) passa rispettivamente da 6 a 8 per motivi fisici, da 5 a 6 per motivi psicologici, da 2 a 5 giorni per limitazioni nelle attività abituali. Sono state rilevate differenze di genere (uomini vs donne) nel numero medio di giorni di cattiva salute percepita per motivi fisici (4 a 9 gg.), psichici (3 a 7 gg.) e per limitazioni nelle attività (3 a 5 gg.). I giorni di cattiva salute aumentano con le difficoltà economiche percepite. Nelle persone con molte difficoltà economiche percepite si è rilevato un numero medio maggiore di giorni vissuti in cattiva salute per motivi fisici (13 giorni contro gli 7 dei soggetti con qualche difficoltà economica e i 5 con nessuna difficoltà); identico andamento mostra il numero medio di giorni di cattiva salute per motivi psichici tra i soggetti che hanno molte difficoltà economiche (9 giorni), solo qualche difficoltà/ nessuna (5 giorni). Mentre la media dei giorni in cattiva salute per limitazioni di attività è 5 contro i 4 giorni nelle categorie con qualche/nessuna difficoltà economica. I giorni di cattiva salute percepita aumentano progressivamente passando dal sottogruppo delle persone in buona salute a quello delle persone con disabilità. Gli ultra 64enni in buona salute e a basso rischio di malattia hanno riferito un minor numero di giorni in cattiva salute rispetto ai soggetti in buona salute ma a rischio di malattia (per motivi fisici 4 contro 13, per motivi psicologici 3 contro 15, mentre per limitazione dell attività giornaliera 2 contro 6). Sintomi di depressione Il Disturbo Depressivo Maggiore è un disturbo che si presenta con tono dell umore particolarmente basso per un periodo abbastanza lungo, sofferenza psicologica, fatica nel prendersi cura del proprio aspetto e della propria igiene, riduzione e peggioramento delle relazioni sociali, tendenza all isolamento, difficoltà sul lavoro o a scuola, peggioramento del rendimento. In Europa, il solo Disturbo Depressivo Maggiore rende conto del 6% del carico (burden) totale di sofferenza e disabilità legato alle malattie. Secondo l Organizzazione Mondiale della Sanità, attualmente questo disturbo è al terzo posto in ordine di importanza per il carico che provoca e, se non verrà contrastato, salirà al secondo entro il 2020 e al primo entro il Da un punto di vista di salute pubblica, quindi, il Disturbo Depressivo Maggiore costituisce uno dei problemi più seri e una delle maggiori fonti di carico assistenziale e di costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Passi pone sotto sorveglianza i sintomi depressivi fondamentali (i sintomi di umore depresso e perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività) utilizzando un test validato, il Patient Health Questionnaire-2 (Phq-2). In Molise circa il 7% delle persone intervistate ha riferito sintomi di depressione; questi sintomi sono risultati più diffusi nelle fasce d età più avanzate, nelle donne, nelle persone con basso livello d istruzione, nelle persone con difficoltà economiche, nelle persone senza un lavoro continuativo e nelle persone con almeno una patologia cronica. Nel Pool di ASL PASSI , la percentuale di persone che hanno riferito sintomi di depressione nelle due settimane precendenti l intervista è del 7%. Emergono differenze statisticamente significative nel confronto tra Regioni. Considerando il periodo dal 2008 al 2011 (pool omogeneo regionale) si osserva una lieve riduzione della percentuale di persone che dichiarano sintomi di depressione tra il 2008 e il 2011(8% vs 7%) A livello nazionale, considerando solo le ASL che hanno partecipato alla rilevazione continuativamente dal 2008 al 2011 (pool omogeneo nazionale) si osserva una riduzione della percentuale di persone che dichiarano sintomi di depressione tra il 2008 e il 2009, dopodiché l indicatore rimane stabile nel tempo. Pagina 105 di 125

106 Le persone che hanno riferito sintomi di depressione hanno dichiarato una percezione della qualità della vita peggiore rispetto alle persone che non hanno riferito i sintomi: il 33% ha descritto il proprio stato di salute buono o molto buono rispetto al 70% delle persone che non hanno riferito i sintomi. La media di giorni in cattiva salute fisica e mentale o con limitazioni delle abituali attività è risultata significativamente più alta tra le persone con sintomi di depressione. Qualità di vita percepita e sintomi di depressione Regione Molise - PASSI (n=1.170) Il 61% delle persone con sintomi di depressione ha riferito di essersi rivolta a figure di riferimento per affrontare questo problema, in particolare a medici/operatori sanitari (23%), a familiari/amici (27%) o ad entrambi (11%). Figure a cui si sono rivolte le persone con sintomi di depressione Regione Molise - PASSI (n=86) In Molise si stima che circa 1 persone su 10 abbia sintomi depressivi con valori più alti tra le donne, nelle persone con difficoltà economiche, senza lavoro e nelle persone con patologie severe. I risultati evidenziano come il trattamento di questa condizione e l utilizzo dei servizi sanitari preposti non sia ancora soddisfacente, essendo ancora significativamente alta la parte del bisogno non trattato. Considerato che i disturbi mentali costituiscono una fetta importante del carico assistenziale complessivo attribuibile alle malattie dei Paesi industrializzati, il riscontro della limitata copertura di cure delle persone Pagina 106 di 125

107 con sintomi di depressione appare di particolare importanza e rappresenta una attuale sfida per i Servizi Sanitari. La depressione è una condizione associata a sofferenza e disabilità e costituisce una significativa fonte di costi diretti e indiretti. Dopo i 64 anni la presenza di sintomatologia depressiva è una condizione frequente e spesso grave, perché associata ad altre forme di patologia e perché causa un disagio clinicamente significativo e socialmente rilevante, associandosi più spesso che in altre età a tentativi di suicidio e suicidio. Al contrario, esiste spesso una sottostima della necessità di curarsi, da parte dell anziano stesso che considera il suo stato psicologico una necessaria conseguenza della sua storia di vita e da parte di familiari e conoscenti che l interpretano come una condizione abituale dell età avanzata. Dall indagine PASSI d Argento 2010 si registra che nella Regione Molise il 15% degli anziani presenta sintomi di depressione. Questi sintomi sono più diffusi tra le persone con molte difficoltà economiche, nelle persone in buona salute ma a rischio e, infine, nelle persone con disabilità. Riferendo la nostra osservazione alla popolazione Molisana, gli ultra 64enni con sintomi di depressione sono, come detto, il 15%: tra questi il 35% hanno riferito di non fare ricorso ad alcuno. Il restante 65% delle persone con sintomi di depressione si rivolge a qualcuno, in particolare a familiari e/o amici (il 20%), a medici e/o operatori sanitari (il 20%) oppure ad entrambi ( il 25%). Pagina 107 di 125

108 Malattie infettive Le malattie infettive non costituiscono oggi una causa di morte di grande rilievo, ma mantengono tuttavia un grande interesse. Sulla base dei dati presenti nella banca dati del Bollettino epidemiologico del Ministero della Salute sono state elaborati i dati dal 1997 al 2009, evidenziando l andamento decrescente delle malattie infettive notificate. La Regione Molise nell anno 2004 non ha trasmesso alcun dato per cui nella seguente elaborazione è stato considerato il periodo senza valutare l anno Nel grafico seguente vengono riportati il numero complessivo delle malattie infettive notificate riguardanti esclusivamente i soggetti residenti nel territorio di competenza dell ASReM. Da rilevare che i dati si riferiscono alle malattie infettive notificate (secondo D.M.) e che nella Regione Molise, in particolare per le malattie meno gravi, l evento infettivo è sottonotificato. Numero di notifiche di malattie infettive totali per anno. MOLISE FONTE: MINISTERO DELLA SALUTE (Sistema Informativo Nazionale Malattie Infettive - SIMI) Nella tabella successiva si riportano i tassi di notifica per le principali malattie di classe II calcolati sulla popolazione regionale del 2003 (Istat) per POTOLOGIE Tasso generale di notifica malattie infettive. MOLISE Pertosse 5,6 3,7 6,5 1,9 4,0 5,3 0,3 0,0 0,3 0,3 0,0 0,3 0,9 Meningite meningococcica 2,2 0,9 0,3 0,0 0,0 0,0 0,3 0,0 0,6 0,3 0,0 0,0 0,0 Varicella 106,5 103,1 60,4 59,2 43,0 70,1 79,7 0,0 64,2 76,6 10,6 3,1 32,4 Morbillo 22,7 6,9 0,9 1,2 0,6 105,9 18,7 0,0 0,3 0,0 0,0 0,3 0,0 Rosolia 62,3 2,8 0,6 4,7 39,9 1,2 4,0 0,0 0,0 0,3 0,0 0,0 0,6 Epatite B 1,9 2,8 0,0 2,5 2,2 0,9 0,9 0,0 1,2 0,0 0,0 0,0 0,0 Parotite epidemica 10,9 8,4 19,0 91,6 7,8 1,9 1,2 0,0 1,6 1,2 0,0 0,3 0,9 altre malattie 79,1 85,3 61,4 65,1 60,1 34,3 24,6 0,0 32,4 23,4 1,6 8,7 19,6 TOTALE 291,2 214,0 149,2 226,1 157,6 219,6 129,9 0,0 100,6 102,2 12,1 12,8 54,5 Pagina 108 di 125

109 Per quanto riguarda la distribuzione delle notifiche per classe d età, risulta evidente che queste patologie colpiscono particolarmente la fascia pediatrica. In particolare per alcune malattie infettive l effetto della vaccinazione sulla fascia di età 0-14 non è ancora particolarmente evidente visto l alto numero dei casi segnalati. 6 Tasso medio di notifica complessivo per fascia d età e sesso. Molise Il grafico successivo presenta l andamento delle notifiche di alcune malattie e l andamento temporale. In generale risulta evidente per alcune malattie, in particolare suscettibili di vaccinazione, un trend in diminuzione. Tassi di notifica per patologia infettiva per anno. Regione Molise Tassi di notifica della Pertosse per anno. Regione Molise Il numero totale di casi segnalati è di 94 nel periodo dal 1997 al Tasso medio di notifica è 2,4 (tasso minimo 0,3 ad un tasso massimo del 6,5 registrato nell anno 1999). 6 Il Tasso è calcolato sulla popolazione regionale del 2003 (fonte Istat) per Pagina 109 di 125

110 Tassi di notifica di Meningite meningococcica per anno. Regione Molise Il numero totale di casi segnalati è di 15 nel periodo dal 1997 al Negli anni e non sono stati segnalati casi di Meningite meningococcica. Tasso medio di notifica è 0,4 (tasso massimo del 2,2 registrato nell anno 1999). Tassi di notifica di Varricella per anno. Regione Molise Il numero totale di casi segnalati è di nel periodo dal 1997 al 2009 Tasso medio di notifica è 59,1 (tasso minimo 3,1 ad un tasso massimo del 106,5 registrato nell anno 1997). Tassi di notifica di Morbillo per anno. Regione Molise Il numero totale di casi segnalati è 506 nel periodo dal 1997 al Tasso medio di notifica è 13,1 (tasso minimo 0,3 nell anno 2008 ad un tasso massimo del 105,9 registrato nell anno 2002). Negli anni non sono stati segnalati casi di Morbillo. Tassi di notifica di Rosolia per anno. Regione Molise Pagina 110 di 125

111 Il numero totale di casi segnalati è 374 nel periodo dal 1997 al Tasso medio di notifica è 9,7 (tasso minimo 0,3 nell anno 2006 ad un tasso massimo del 62,7 registrato nell anno 1997). Negli anni non sono stati segnalati casi di Rosolia. Tassi di notifica di Epatite di tipo B per anno. Regione Molise Il numero totale di casi segnalati è 40 nel periodo dal 1997 al Tasso medio di notifica è 1,0 (tasso massimo del 2,8 registrato nell anno 1998). Dall anno 2006 al 2009 non sono stati segnalati casi di EpatiteB. Tassi di notifica di Parotite endemica per anno. Regione Molise Il numero totale di casi segnalati è 465 nel periodo dal 1997 al Tasso medio di notifica è 9,7 (tasso minimo è 0,3 nell anno 2008 ad un tasso massimo del 91,6 registrato nell anno 2000). Nell anno 2007 non sono stati segnalati casi di Parotide. Per valutare sommariamente le complicanze di alcune patologie infettive, si è proceduto ad esaminare i dati relativi ai ricoveri ospedalieri. Pagina 111 di 125

112 Ricoveri ospedalieri e notifiche pervenute ai SISP per alcune malattie infettive. Regione Molise Patologia Epatite B Ricoveri 73 N notifiche Meningite Men. Varicella Morbillo Rosolia Pertosse In particolare, per quanto riguarda le complicanze, è stata fatta una valutazione per varicella, morbillo e pertosse. Per la varicella nel periodo esaminato si sono verificati 52 ricoveri e nei ricoverati si registrano soprattutto casi in età pediatrica (52%) ma anche nella fascia d'età anni (23%). Le complicanze più frequenti registrate sulle SDO sono le encefaliti in circa il 10% dei ricoveri. Tassi7 di ricoveri in Molise per Varricella anni Complicanze nei ricoveri per Varicella. Regione Molise (totale ric. 52) COMPLICANZE N % COMPLICANZE ENCEFALITE 5 10% INSUFF RESP/ POLM 4 8% HERPES 1 2% CON COMPLICANZE NON SPECIFICATE 8 15% "SENZA COMPLICANZE" 34 65% TOTALE CON COMPLICANZE 18 35% Fonte SDO ASReM Per il morbillo nel periodo esaminato si sono verificati 25 ricoveri e nei ricoverati si registrano soprattutto casi in età giovanile, anni, (40%) e nell età pediatrica (36%). Le complicanze più frequenti registrate sulle SDO sono le insufficienze respiratorie/polmoniti in circa il 16% dei ricoveri. 7 Il Tasso è alcolato sulla popolazione regionale al 1 gennaio di ogni anno per abitanti (fonte: ISTAT) Pagina 112 di 125

113 8 Tassi di ricoveri in Molise per Varricella anni Complicanze nei ricoveri per Morbillo. Regione Molise (totale ric. 52) COMPLICANZE N % COMPLICANZE INSUFF RESP/ POLMONITI 4 16% ENCEFALITE 1 4% AUMENTO TRANSAMINASI 1 4% CON COMPLICANZE NON SPECIFICATE 1 4% "SENZA COMPLICANZE" 18 72% TOTALE CON COMPLICANZE 7 Fonte SDO ASReM 28% Per la pertosse nel periodo esaminato si sono verificati 13 ricoveri appartenenti tutti all età pediatrica. Il ricovero è secondario a problemi respiratori. Tassi9 di ricoveri in Molise per Varricella anni Il Tasso è alcolato sulla popolazione regionale al 1 gennaio di ogni anno per abitanti (fonte: ISTAT) Il Tasso è alcolato sulla popolazione regionale al 1 gennaio di ogni anno per abitanti (fonte: ISTAT) Pagina 113 di 125

114 L Alzheimer Volendo analizzare la problematica dei malati di Alzheimer in Molise occorre prima di tutto sottolineare che si tratta di una regione che sta invecchiando, quindi soggetta a un maggior rischio di incremento del numero dei malati: a fronte di una certa stabilità del numero totale della popolazione, si rileva un incremento significativo nelle fasce d età dai 75 agli 84 anni e oltre gli 85 anni, proprio quelle che fanno registrare una incidenza più sensibile della patologia in questione. Il dato che tutti ben conosciamo è che l Italia è uno dei paesi a più alto invecchiamento d Europa se non del Mondo. Infatti la percentuale di popolazione di 65 anni e più è passata dal 15,3% del 1991 al 19.7% del 2006 ( persone), e l aumento è stato sensibile anche per le età più avanzate: la popolazione di 75 anni e più è passata dal 6,7% del 1991 all 9,5% del La geografia dell invecchiamento, come la definisce l ISTAT, si precisa ulteriormente analizzando le percentuali riferite ai grandi vecchi, cioè la popolazione di 85 anni e più, passata dall'1,3% del 1991 all attuale 2,2% ( persone). Gli ultracentenari sono quasi raddoppiati. L analisi territoriale dell invecchiamento nel nostro Paese mostra una geografia dell invecchiamento notevolmente variabile. I comuni col maggior numero di anziani sono quelli più piccoli, seguiti dai comuni montani e dai grandi comuni. Il rapporto tra la popolazione con 65 anni e più e quella con meno di 15 anni, l indice di vecchiaia, è ulteriormente aumentato nel corso degli ultimi anni passando da 96,6 del 1991 a 131,4 del 2001, per raggiungere il valore di 139,94 nel Il confronto tra la numerosità degli anziani e quella dei bambini sotto i sei anni di età illustra ancora più chiaramente lo squilibrio della piramide delle età degli italiani: per ogni bambino con meno di sei anni si contano ormai 3,4 anziani (erano 2,6 nel 1991). Il Molise, è una regione che sta invecchiando: le persone che si trovano nella fascia di età superiore ai 65 anni sono in totale e rappresentano circa il 22% della popolazione molisana; tra i fattori di particolare criticità c è da sottolineare la percentuale relativamente alta di anziani soli (separati, divorziati, vedovi). Come altrove, inoltre, si assiste ad una riduzione delle nascite. Gli indici relativi alla popolazione anziana (ISTAT, dati al 1 gennaio 2006) sono qui messi a paragone. Indice Invecchiamento Popolazione > 65 / Tutta la popolazione Molise 21,97 Italia 19,73 Dipendenza > 65 / Popolazione 15 > 64 33,96 29,82 Vecchiaia > 65 / Popolazione < ,53 139,94 L'indice di invecchiamento della popolazione molisana (ossia il numero di persone oltre i 65 anni in rapporto all'intera popolazione) è del 21,97% quando la media nazionale è del 19,73%. L'indice di dipendenza della popolazione molisana (ossia la popolazione di età superiore ai 65 anni in rapporto alla popolazione compresa tra 15 e 64 anni) è del 33,96% quando la media nazionale è del 29,82%. L'indice di vecchiaia (ovvero il rapporto tra la popolazione anziana con quella sotto i 14 anni, che segnala, attraverso il maggiore o minore ricambio generazionale, la tendenza all'invecchiamento della popolazione) registrato in Molise è di 164,53 anziani ogni 100 giovani con una età compresa tra i 0 e 14 anni, contro la media nazionale di 139,94. I dati della regione Molise evidenziano, quindi, una percentuale di anziani più alta della media italiana. All avanzare dell età sono connesse, come è noto, importanti esigenze di cura e di assistenza, soprattutto quando l anziano è affetto da particolari patologie tra cui la diffusa malattia di Alzheimer. L elevato numero di soggetti con deterioramento cognitivo e affetti da sindromi dementigene, nonché la previsione di un progressivo aumento di tali patologie e, conseguentemente, delle prestazioni di cura da effettuare negli Pagina 114 di 125

115 anni a venire, tanto da essere considerate a tutti gli effetti Malattie ad alto impatto sociale, economico e familiare, impongono di ripensare le caratteristiche della rete dei Servizi esistenti. In considerazione delle stime d incidenza annua per tali patologie che si attestano sul 2,5 della popolazione generale con una prevalenza media del circa 10% sulla popolazione degli ultra 60enni, di cui il 60% circa si riferisce alla Malattia di Alzheimer, ben si può comprendere quale sarà la dimensione economico sanitaria che esse produrranno nel corso dei prossimi anni. Una stima effettuata dal CNR applicata alla popolazione anziana residente in Regione al 31/12/1998 stimava nel Molise circa casi di Demenza (prevalenza attesa) con circa 850 nuovi casi annui (incidenza). Tra l altro l unico studio longitudinale italiano (ILSA) ha confermato tale stima di incidenza e prevalenza e da qui la necessità di attivare strategie assistenziali innovative in grado di far fronte alle diverse problematiche connesse a tale patologia. Sulla base di quanto precedentemente affermato, si rileva utile prestare attenzione alle tabelle di seguito elencate, che riportano i dati relativi alla popolazione >=65anni sulla base dei dati ISTAT nel 2002 e nel 2006 e l incidenza della malattia di Alzheimer secondo le stime del CNR. Popolazione anziana al 1/1/2002- Confronto Italia/Regione Molise e province Popolazione >=65anni al 01/01/2002 Ripartizione nazionale, regionale e provinciale Popolazione >=65anni Incidenza malattia di Alzheimer sulla popolazione anziana secondo le stime del CNR (7,5%) Italia Regione Molise Provincia di Campobasso Provincia di Isernia Popolazione anziana al 1/1/2006- Confronto Italia/Regione Molise e province Popolazione >=65anni al 01/01/2006 Ripartizione nazionale, regionale e provinciale Popolazione >=65anni Incidenza malattia di Alzheimer sulla popolazione anziana secondo le stime del CNR (7,5%) Italia Regione Molise Provincia di Campobasso Provincia di Isernia Tassi Incidenza della malattia di Alzheimer sulla popolazione anziana Pagina 115 di 125

116 Va precisato che le Sindromi dementigene costituiscono le patologie neurodegenerative più rilevanti nella popolazione anziana. Esse sono clinicamente molto variegate e, a volte, difficilmente inquadrabili sotto l aspetto fisio - patologico, necessitando di personale medico qualificato e di professionalità con competenza ed esperienza specifica nell ambito dei disturbi cognitivi, neuropsicologici e comportamentali, allo scopo di perseguire un corretto inquadramento diagnostico ed un appropriato trattamento clinico farmacologico - riabilitativo.si evince che l approccio clinico adeguato rappresenta il momento determinante in grado di condizionare il conseguimento degli obiettivi sia sul piano strettamente terapeutico (gestione clinica ambulatoriale) che su quello socio-creativo e riabilitativo (attività espletate nei Centri Diurni Specialistici). Di seguito sono rappresentati in tabella i dati relativi alle giornate di ricovero ospedaliero per diagnosi di demenza e di malattia di Alzheimer; non essendo stato utilizzato uno strumento condiviso dalle direzioni sanitarie ospedaliere per la registrazione e la raccolta dei dati in questione, non è possibile evidenziare nessi di causalità tra le differenti variabili rilevate. Giorni di ricovero per malattia di Alzheimer per anno e struttura - Regione Molise- Anno Ospedale di Campobas so Ospedale di Agnone Ospedale di Isernia Ospedale di Ve nafro Ospedale di Termoli Ospedale di Larino Ospedale di Neuromed IGEA Villa Esther TOTALE Ricoveri Alzheimer Giorni di ricovero per malattia di Alzheimer dal 2001 al TOTALE Pagina 116 di 125

117 Ricoveri per anno e struttura -Malattia di Alzheimer- Regione Molise- anni Giorni di ricovero Demenze per anno e struttura Regione Molise- Villa Esther IGEA Ospedale di Neuromed Ospedale di Larino Ospedale di Termoli Ospedale di Venafro Ospedale di Isernia Ospedale di Agnone Ospedale di Campobasso Pagina 117 di 125

118 Salute materno -infantile Per i sistemi sanitari la tutela della salute materno-infantile costituisce un impegno a valenza strategica per le conseguenze che gli interventi di promozione della salute e di cura in tale ambito, hanno sul benessere psico-fisico nell'intera popolazione attuale e futura. In Italia, in questi anni, si è assistito ad una crescente medicalizzazione della gravidanza e del parto, la cui massima espressione è il parto con taglio cesareo. Parti con Taglio Cesareo I dati sul ricorso a questa modalità di parto in Italia sono noti: l'italia è passata dall'11% sul totale dei parti del 1980 al 28% del 1996 fino a sfiorare il 38% nel 2008, conquistando il primo posto in Europa. Altrettanto nota è la forte variabilità che si registra tra le diverse Regioni (dal 60% della Campania al 24% del Friuli Venezia Giulia) e tra le diverse tipologie di strutture in cui la donna partorisce (si passa dal 75% nelle case di cura private al 35% degli ospedali pubblici). Una variabilità, che come spesso avviene in sanità, può essere un forte indicatore di non appropriatezza delle pratiche messe in atto dagli operatori sanitari. Andamento delle nascite in Molise dal 2006 al 2011 (fonte dati SDO ASReM) Le informazioni, estratte dalla banca dati delle Schede di Dimissioni Ospedaliere (SDO) del Molise, indicano che nel 2011 nei Punti Nascita del territorio regionale sono avvenuti parti con un trend che si mantiene pressoché stabile dal La proporzione dei tagli cesarei è pari al 46,1 %, valore ben al di sopra della soglia del 10-15% che, secondo la raccomandazione dell'organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicata nel 1985, garantisce il massimo beneficio complessivo per la madre e per il feto. Nella figura successiva si riporta l'andamento regionale della proporzione dei parti avvenuti con taglio cesareo dai 2006 al A livello regionale dal 2006 al 2011, seppure il dato complessivo è di gran lunga superiore al valore ottimale indicato dall OMS, si evidenzia una lenta, ma progressiva, diminuzione del numero assoluto di parti effettuati con taglio cesareo pari al -4,4%. Pagina 118 di 125

119 Andamento dei parti in Molise per tipo dal 2006 al 2011 (fonte dati SDO ASReM) Tra i 17 Punti Nascita della regione è evidente un'elevata variabilità nel ricorso al parto cesareo (campo di variazione tra 37,2% e 57,1%). Questa variabilità tende a diminuire nel tempo. Andamento dei parti cesarei in Molise per punto nascita dal 2006 al 2011 (fonte dati SDO ASReM) La banca dati delle SDO permette di scomporre l'informazione sul taglio cesareo nelle tipologie classiche: urgente, programmato e ordinario. Pagina 119 di 125

120 Parti cesarei per tipologia effettuati in Molise - media (fonte dati SDO ASReM) Nel periodo in studio nel 56% di tutti i parti cesarei si è trattato di ricoveri ordinari, mentre nel 41,1% dei casi ci trovavamo di fronte a ricoveri d urgenza, solo il 2,50% dei ricoveri erano programmati Il ricorso al taglio cesareo d'elezione aumenta con l'aumentare dell'età della donna, mentre la proporzione di cesarei in travaglio è all'incirca stabile in tutte le classi d'età. Andamento dell età media delle donne che si sottopongono a parto cesareo in Molise dal 2006 al 2011 (fonte dati SDO ASReM) Complessivamente in Molise un maggior ricorso al taglio cesareo lo si riscontra con una probabilità statisticamente significativa nelle donne di età anni o più, a fronte di quelle con età inferiore o uguale a 30 anni, nelle donne con livello d'istruzione medio basso (licenza di scuola media inferiore o meno) rispetto a quelle con diploma di scuola media superiore o laurea. Molte e diverse possono essere le cause che hanno determinato negli ultimi anni un aumento della proporzione di donne che partorisce con taglio cesareo. Tra queste ci sono: 1. il desiderio delle donne di programmare il momento della nascita del proprio figlio unitamente a quello di ridurre l'ansia e la paura del parto e la convinzione della donna (o quella dei loro familiari) che il parto cesareo sia privo di rischi. Nella esperienza clinica, per esempio, è frequente trovarsi di fronte a richieste di partorire attraverso cesareo da parte di donne che, dopo aver raggiunto una posizione soddisfacente nel lavoro, programmano un figlio in età avanzata. Esse desiderano il parto cesareo perché, oltre a poter pianificare il momento del parto in funzione delle loro esigenze, sono Pagina 120 di 125

121 convinte di correre meno rischi per se stesse e per il nascituro che, nella maggior parte dei casi, costituirà, volutamente, tutta la loro prole (figlio unico); 2. la presenza sempre più consistente nelle sale parto di una generazione di medici con una cultura di una medicina difensiva e con minori competenze "ostetriche tradizionali", il timore dei medici e del personale paramedico di essere incolpati di negligenza, imperizia o inosservanza di norme e, talora, anche la pressione psicologica della gestante o dei familiari inducono più facilmente a programmare il parto con il cesareo; 3. i fattori sociali e culturali, quali ad esempio l'attuale tendenza a posticipare l'età della prima gravidanza e la cittadinanza. I dati evidenziano, infatti, che la probabilità di partorire con taglio cesareo aumenta nelle donne di oltre 34 anni e che l'essere immigrata rappresenta un fattore di protezione. Se è vero che nella pratica clinica ci si trova a dover far fronte a donne che chiedono di partorire con il cesareo è altrettanto noto che in letteratura sono pubblicate indagini campionarie i cui risultati evidenziano, chiaramente, che la preferenza delle donne è per il parto naturale; ad esempio uno studio condotto nel 2003 in Italia in 23 ospedali di 12 regioni d'italia, coordinato dall'istituto Superiore di Sanità, ha mostrato che 9 donne su 10 tra quelle che avevano appena partorito spontaneamente e 7 su 10 tra quelle che erano state sottoposte a un taglio cesareo affermavano di prediligere il parto spontaneo a quello cesareo. Di fronte alla richiesta di parto cesareo da parte della donna, in assenza di motivazioni cliniche, c'è la necessità di fornire alla stessa una corretta informazione sui pro ed i contro di questa modalità di parto: a tal proposito il Sistema Nazionale per le Linee Guida, nel gennaio 2010, ha elaborato un documento con l'obiettivo di migliorare la comunicazione tra le donne e gli operatori sanitari e favorire scelte consapevoli e condivise sul parto. Preziose occasioni di fornire informazioni corrette alla donna sulla gravidanza e sul parto possono essere rappresentate dal colloquio pre-concezionale, che andrebbe incentivato, e dalla prima visita che dovrebbe essere fatta il più presto possibile per una presa in carico precoce della gravida. Inoltre in letteratura vi sono segnalazioni che la partecipazione ai Corsi di Accompagnamento alla Nascita (CAN) riduce il rischio di parto con cesareo; l'offerta dei CAN pertanto andrebbe incentivata (nelle Marche, nel 2001, avevano frequentato un corso nascita circa un terzo delle partorienti). Il Molise è una regione nella quale è particolarmente diffuso il fenomeno della mobilità passiva, difatti dei parti, circa il 15% (2.187) avvengono in strutture extra regionali. L andamento seppur costante nel tempo ha visto un marginale, ma progressivo, aumento negli ultimi anni; fenomeno attribuibile alla contrazione dei posti letto e della dotazione organica delle strutture di ricovero regionali, per effetto dei vincoli imposti dal piano di rientro. Il ricovero in strutture extra regionali per partorire, nel 41% dei casi è stato un ricovero di tipo ordinario, mentre quasi il 58% dei ricoveri ha avuto carattere di urgenza. Pagina 121 di 125

122 Andamento dei parti cesarei in strutture extra regionali per tipo di parto dal 2006 al 2011 (fonte dati SDO ASReM) Le regioni verso le quali è orientata, in prevalenza, la scelta delle madri molisane, sono quelle che confinano con la nostra regione, con una netta l Abruzzo che da solo pratica oltre il 40% dei parti cesraei. Mobilità passiva per cesarei per regioni di destinazione - media (fonte dati SDO ASReM) Il primato spetta all Abruzzo con quasi il 45% dei parti, seguono il Lazio (21%) e la Campania (18%). Nel 49,2% si è trattato di parti cesarei: anche in questi casi l età media delle donne sottoposte a cesareo è alta, con valori prossimi ed anche superiori ai 33 anni. Pagina 122 di 125

123 Andamento dell età media delle partorienti che si sottopongono a parto cesareo ricoverate in strutture extra regionali dal 2006 al 2011 (fonte dati SDO ASReM) Pagina 123 di 125

124 Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG) A partire dagli anni Ottanta, dopo un iniziale aumento del fenomeno delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), dovuto all'emergere dell'aborto clandestino presente in Italia prima della legalizzazione dell'lvg, si è osservata una riduzione degli interventi da nel 1982 a nel 2009 (-50,9%) e una sostanziale scomparsa dell'aborto clandestino, con conseguente eliminazione della mortalità e morbosità materna a esso associate. La diminuzione del numero di IVG si è osservata in tutte le Regioni. Nella figura successiva si riporta il confronto il Molise e l Italia dell'andamento del tasso di abortività (che rappresenta il numero di interruzioni volontarie di gravidanza ogni donne in età feconda tra anni) che è ritenuto dall'organizzazione Mondiale della Sanità l'indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso dell'ivg. Andamento del tasso di abortività per donne di età anni dal 1982 al confronto Molise Italia (fonte dati OMS) La serie storica dei dati relativi all IVG nel Molise mostra una forte diminuzione degli interventi verificatasi nei 15 anni successivi all applicazione della legge 194 del 1978 per poi stabilizzarsi a partire dalla metà degli anni 90. I dati pubblicati dall ISTAT indicano che nel 2010 in Molise sono stati effettuati 575 IVG con una variazione percentuale pari a -16,5% rispetto al 2009 (666 IVG), mentre il tasso di abortività è pari al 7,9% per donne. Nel triennio nel Molise la maggior frequenza di IVG si presenta, come è ovvio, come funzione dell età della donna, con scostamenti contenuti per anno (fonte dati SDO ASreM) Per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle IVG in relazione alla residenza delle donne si rileva che i distretti di Campobasso e, ancor di più, quello di Termoli presentano i valori maggiori, con una diminuzione del dato per Campobasso e un lieve aumento per il secondo. Pagina 124 di 125

125 Andamento delle IVG in Molise per Distretto di residenza dal 2009 al 2011 (fonte dati SDO ASReM) Oltre il 30% degli interventi di IVG nel triennio sono stati eseguiti in strutture sanitarie delle regioni limitrofe. A farla da padrona è la regione Abruzzo con il 55,5% dell IVG praticate su donne residenti nella regione Molise. Somma delle IVG effettuate da donne molisane dal 2009 al 2011 per regione ove è stato effettuato l intervento in mobilità passiva (fonte dati SDO ASReM) Pagina 125 di 125

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