Riferimenti teorici, legislativi e bibliografici
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- Alberto Colonna
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1 tema n o 1 La problematica del maltrattamento dei minori ha assunto dimensioni drammatiche, oggetto spesso di interventi dei mezzi di informazione: si illustri il ruolo dell Assistente sociale in questo ambito facendo riferimento anche ad attività di prevenzione prove scritte Riferimenti teorici, legislativi e bibliografici Elementi di psicologia dell età evolutiva; Elementi di diritto minorile; Teoria del gioco relazionale; Principi, metodi e tecniche del Servizio sociale. Legge 27 maggio 1935 n. 835 Istituzione e funzionamento del Tribunale per i Minorenni. D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 artt Legge 4 maggio 1983 n Legge 28 agosto 1997 n. 285 Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l infanzia e l adolescenza, detta Legge Turco. Art. 331 del Codice di Procedura Penale. Bibliografia Bertotti T., La presa in carico e le funzioni dell assistente sociale, in Ghezzi D., Vadilonga F. (a cura di), La tutela del minore, Raffaello Cortina Editore, Milano, Campanini A., Ruolo dell assistente sociale e prevenzione del maltrattamento nella scuola, in Rassegna di Servizio Sociale n. 4, dicembre Cirillo S., Cipolloni V., L assistente sociale ruba i bambini?, Raffaello Cortina Editore, Milano, Crivillé A., Genitori violenti, bambini maltrattati, ed. Liguori, Napoli, Seminario di sensibilizzazione sull abuso e maltrattamento minorile, C.B.M., (settembre novembre 1998) Torino. L argomento si può collegare a un eventuale tema sugli interventi sostitutivi alla famiglia (affidamento, inserimenti in comunità o adozione); a un tema sul rapporto tra Servizio sociale e Magistratura e, nella parte finale, si può ricollegare a un tema sui gruppi di auto mutuo aiuto (vedere anche la traccia sull argomento). 3
2 01. prove scritte mappa concettuale definizione di maltrattamento (fisico, psicologico, abuso sessuale). caratteristiche del fenomeno e importanza conseguente di lavorare in équipe. varie fasi del trattamento con particolare riferimento al ruolo dell Assistente sociale: - rilevazione; - coinvolgimento della famiglia; - segnalazione; - indagine; - valutazione/trattamento; - verifica. cenni su attività di prevenzione del maltrattamento, con particolare riferimento al rapporto con la scuola. Il fenomeno del maltrattamento all infanzia è complesso e multiproblematico: richiede una professionalità notevole per essere riconosciuto anche quando non ha ancora raggiunto livelli tali da aver causato danni ormai irrimediabili. Inoltre, per i sentimenti che suscita, viene spesso negato, anche dagli operatori, oltre che dalla famiglia, è sintomo spesso di una patologia familiare e tende a perpetuarsi nel corso delle generazioni, se non vengono variate le modalità relazionali. Il Consiglio d Europa, nel 1978, ha definito il maltrattamento come l insieme degli atti e carenze che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di terzi. Per le caratteristiche del fenomeno si ritiene opportuno che la valutazione e il trattamento delle situazioni nelle quali si evidenziano elementi di rischio o di avvenuto abuso, siano effettuati attraverso il confronto tra diversi operatori, con competenze sociali, educative, psicologiche e mediche. Soprattutto nelle situazioni meno evidenti è importante un analisi ponderata dei segnali di disagio, dei diversi indicatori di rischio o di avvenuto abuso, al fine di pervenire a una corretta valutazione della situazione. I diversi indicatori di tipo fisico o caratterizzanti il comportamento del minore, devono essere inseriti nel contesto familiare, evidenziando anche l atteggiamento dei genitori: se essi sono consapevoli delle loro difficoltà, riconoscono il loro bisogno di essere aiutati e supportati nel loro ruolo genitoriale, si apre la 4
3 tema n o 1 possibilità di un cambiamento delle modalità relazionali disfunzionali, che hanno portato a una situazione di rischio per il bambino. Le situazioni più preoccupanti, che necessitano di un intervento più rapido e incisivo sono, invece, quelle in cui i genitori sottovalutano o negano apertamente le loro responsabilità riguardo alla sofferenza dei loro figli, rendendo vano ogni tentativo di intervento degli operatori. I Servizi socio-sanitari agiscono a tutela del bambino in diverse situazioni di difficoltà. Può trattarsi di una famiglia multiproblematica in cui una sequenza di comportamenti maltrattanti o trascuranti si ripropone con una ciclicità generazionale. Possono esserci fenomeni disgregativi, all interno della famiglia stessa, in cui la coppia genitoriale è legata da un legame perverso, che non è capace di scindere, ma che si trascina in continui litigi e riappacificazioni, di cui fanno le spese i bambini stessi, che possono essere vittime dirette di violenza, oppure assistere a episodi di violenza, o essere oggetto di violenze psicologiche, nel momento in cui si chiede loro di schierarsi con uno dei genitori o di ricoprire loro stessi un ruolo genitoriale, nei confronti dei loro stessi genitori 1. Altre situazioni possono essere caratterizzate dalla presenza di problemi psichiatrici o dipendenza da alcool o droga in uno o in entrambi i genitori: in questi casi il figlio potrebbe dover aspettare anni perché il problema dei genitori migliori, tanto da renderli capaci di divenire per lui un solido punto di riferimento. Il processo di intervento per le situazioni di maltrattamento di minori suddiviso in fasi consequenziali, permette di lavorare in équipe, con precisi obiettivi, individuando le risorse esistenti attivabili e prevenendo la cronicizzazione e l immobilismo. Nella prima fase ( rilevazione ), viene rilevata, in base a indicatori, una situazione di probabile o avvenuto maltrattamento. Gli operatori che vengono per primi a conoscenza del problema possono far parte di diversi servizi. In seguito, gli operatori dell équipe, solo nel caso in cui non si configuri una situazione penalmente rilevante, contattano la famiglia, con l obiettivo di coinvolgere i genitori nel riconoscimento della situazione di danno per il bambino e dei problemi che l hanno provocata. I genitori vengono anche informati della necessità di riferire la situazione al Tribunale. prove scritte 1 Si veda anche il tema La mediazione familiare nelle separazioni. Ruolo del Servizio sociale. 5
4 01. prove scritte Se la valutazione della situazione nella sua globalità, fatta dall équipe multiprofessionale, mettendo in relazione i diversi indicatori di rischio, porta al riconoscimento della gravità della situazione, il Servizio che ha rilevato il maltrattamento segnala il caso alla Magistratura minorile e a quella penale, se necessario. I pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio hanno l obbligo di legge di segnalare qualunque situazione di pregiudizio di un minore: a volte quest obbligo è disatteso, sia per il timore di assumersi responsabilità, sia per il timore che l intervento del Tribunale possa produrre più danni di quanto non sia tutelante nei confronti del bambino, oppure per le difficoltà a carattere psicologico di riconoscere gli indicatori di un disagio in un ambiente, la famiglia, di cui si ha una visione idilliaca. In seguito alla segnalazione, il Tribunale per i minorenni può incaricare i Servizi di approfondire, attraverso un indagine sociale e/o psicologica le caratteristiche della situazione, soprattutto se non era ancora conosciuta e seguita dai Servizi stessi prima della segnalazione. Se da quanto riportato nella segnalazione emerge una situazione di alto rischio per il minore, il Tribunale, nel medesimo decreto, può disporre un allontanamento provvisorio o altre misure di protezione del bambino. Il decreto è un importante strumento operativo per l Assistente sociale: la sua lettura e spiegazione nel corso del colloquio con la famiglia maltrattante costituisce un pregnante elemento di realtà, nell aiutare la famiglia stessa nel percorso dalla negazione al riconoscimento del maltrattamento, alla richiesta e accettazione di aiuto, al cambiamento delle modalità relazionali disfunzionali. È importante giungere, in un tempo predefinito e relativamente breve, a una valutazione e a una diagnosi sulla recuperabilità delle funzioni genitoriali da parte dei genitori, proprio per verificare se la situazione è dovuta a forza maggiore a carattere transitorio, o se rischia di trascinarsi per un tempo indefinito. L obiettivo dell allontanamento del minore dalla sua famiglia deve sempre essere quello del rientro, quando la famiglia stessa, il minore e gli altri sistemi significativi abbiano raggiunto gli obiettivi che ci si era posti all inizio, per arrivare a un accettabile livello di autonomia e a relazioni positive. Nel decidere sulla possibilità di rientro del minore nella propria famiglia naturale occorre anche considerare che vi è comunque sempre un legame affettivo tra genitori e bambino che è opportuno salvaguardare quando possibile. Se nel corso della valutazione della recuperabilità genitoriale i genitori mostrano possibilità di recupero della loro relazione con i figli, attuando anche cambiamenti concreti, che potranno essere rilevati dall Assistente 6
5 tema n o 1 sociale, anche attraverso lo strumento della visita domiciliare, si potrà arrivare a una prognosi positiva. In questo caso vengono proposti gli interventi più opportuni per sostenere la relazione genitori-figli, con l obiettivo del rientro del figlio a casa: interventi di sostegno assistenziale, affidamento familiare, affidamento diurno, interventi educativi, interventi di sostegno alla rete relazionale, oltre agli interventi di competenza psicologica. Se, invece, la relazione genitori-figli si rivela irrecuperabile vengono attuati gli interventi che hanno, come obiettivo, la collocazione definitiva extrafamiliare del minore: l adozione, o, se questa non risulta possibile, il collocamento in famiglia affidataria o in struttura comunitaria fino alla maggiore età, con progetto di autonomizzazione. Questi interventi vanno preceduti e accompagnati da colloqui di chiarificazione, preparazione e sostegno, sia nei confronti del minore che nei confronti della famiglia d origine, con l obiettivo di aiutare a superare il lutto, e accettare un cambiamento che prevede anche il coinvolgimento in nuove relazioni affettive. Un ultima fase del processo è la verifica: con il rientro del bambino presso il suo nucleo familiare occorre monitorare la situazione, al fine di prevenire eventuali altri momenti di difficoltà. In tema di maltrattamento all infanzia si ritiene fondamentale attuare interventi di prevenzione e di promozione, al fine di creare le condizioni per una cultura del rispetto dei bisogni del bambino, rimuovendo anche, quando possibile, le cause che portano all instaurarsi di tale problematica. La prevenzione ha come obiettivo di realizzare interventi per mantenere lo stato di benessere ed evitare che si sviluppi una situazione di disagio (prevenzione primaria), o di cogliere i primi sintomi di un disagio e intervenire tempestivamente (prevenzione secondaria), o, infine, di limitare i danni di un disagio già presente e attuare interventi di riabilitazione (prevenzione terziaria). Per promozione, invece, si intende un azione che inneschi processi di autoapprendimento, con l obiettivo di creare ambienti di vita favorevoli. Un azione preventiva e promozionale può essere svolta in collaborazione tra Servizio sociale e scuola. Interventi a favore delle famiglie sono previsti anche dalla legge 285 del 1997 che, all art. 4 promuove la creazione di servizi di sostegno alla relazione genitori-figli. Gruppi tra genitori che condividono gli stessi problemi, legati alla gestione della normalità, o ad affrontare fasi particolarmente critiche del ciclo di vita della famiglia (nascita di un figlio, inserimento nella scuola, adolescenza ), con l obiettivo di riflettere sui temi della comunicazione all interno della famiglia, di scambiarsi esperienze comuni, di esprime- prove scritte 7
6 01. prove scritte re e affrontare insieme difficoltà, hanno valenza preventiva nei confronti del maltrattamento all infanzia e promozionale, favorendo anche la nascita di reti relazionali che potrebbero proseguire ben oltre l intervento istituzionale la loro funzione di sostegno alla genitorialità. Ritornando più specificatamente al problema dell abuso e del maltrattamento del minore, si ritiene utile creare un rapporto di conoscenza reciproca delle proprie competenze, dei propri ambiti di intervento e delle responsabilità, al fine di avviare una collaborazione costante tra Servizi sociali e scuola ed evitare di ritrovarsi a lavorare insieme solo nelle situazioni di urgenza, caratterizzate da un forte impatto emotivo. La collaborazione tra insegnanti e Assistenti sociali può essere utile nell individuare e nel valutare i primi segnali di una possibile situazione problematica: la scuola è, infatti, un ottimo osservatorio, in quanto la quasi totalità dei minori in età di obbligo scolastico vi accede. Un ultimo aspetto del rapporto tra scuola e Servizio sociale che si vuole evidenziare è la condivisione di momenti di informazione e formazione, per una conoscenza più approfondita della problematica nelle sue dimensioni reali, dei doveri di tutela e di segnalazione comuni a tutti gli operatori, delle caratteristiche dell iter da percorrere in seguito a una segnalazione. 8
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