SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO

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1 Regione Marche SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO Approfondimento tematico nell ambito dell attività di valutazione in itinere del POR-FSE Regione Marche Dicembre 2010 ATI Fondazione Giacomo Brodolini Istituto per la Ricerca Sociale

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3 SINTESI DEL RAPPORTO, CONCLUSIONI ED IMPLICAZIONI PER LE POLITICHE Il rapporto presenta i principali risultati della valutazione tematica sugli interventi per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nella regione Marche, realizzata nell ambito delle attività di valutazione in itinere del POR FSE Regione Marche, Programmazione Il tema della sicurezza e della salute sul lavoro è una delle principali componenti del concetto multidimensionale di qualità del lavoro adottato dalla regione Marche come obiettivo fondante della strategia regionale (art. 1 della L.R. 2/05), che riprende quanto sancito dai Consigli Europei di Lisbona e Nizza e dalla Comunicazione della Commissione Europea COM(2003) A livello nazionale il crescente numero di incidenti e di morti sul lavoro registrato negli ultimi anni ha, recentemente, riportato il problema della sicurezza sul lavoro al centro dell attenzione del Governo e del Parlamento e ha portato all approvazione del Decreto Legislativo del 9 aprile 2008 n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). In questo quadro di riferimento, il POR Marche F.S.E tiene esplicitamente conto della necessità di intensificare gli interventi a sostegno dell incremento della qualità del lavoro e prevede tra gli obiettivi operativi dell Asse I Adattabilità, il miglioramento della qualità del lavoro, con particolare attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. All interno di questo Asse è prevista, tra l altro, l implementazione di interventi finalizzati a sostenere l adozione di misure in grado di favorire la sicurezza sul lavoro. In particolare, il FSE può prevedere anche interventi rivolti a migliorare la qualità del lavoro con particolare attenzione alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori, quali corsi di formazione in tema di salute e sicurezza e/o azioni di formazione, informazione, sensibilizzazione e tutoraggio in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, oltre che progetti rivolti a specifici target della popolazione (quali gli immigrati), per i quali si rilevano significativi problemi connessi alla sicurezza sul lavoro. 1 COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI - Migliorare la qualità del lavoro: un analisi degli ultimi progressi, Bruxelles, 26/11/2003 I

4 Obiettivi della valutazione, metodologia e articolazione del rapporto di valutazione Gli Obiettivi specifici della valutazione tematica sono di: inquadrare concettualmente il tema della qualità del lavoro, entrato a far parte delle priorità di azione non solo della strategia regionale, ma anche di numerose organizzazioni e istituzioni internazionali e nazionali; ricostruire e comprendere le modalità di implementazione della strategia del POR in relazione alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori (quale tipo di interventi, quali obiettivi, quali gruppi di popolazione sono stati coinvolti); analizzare il ruolo del POR FSE in materia di salute e sicurezza dei lavoratori (quali interventi sono specificamente sostenuti dal FSE, quali benefici per coloro che hanno partecipato alle azioni); identificare buone pratiche in materia di prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ove possibile, si è tenuto conto delle specificità di genere nell analisi della programmazione e del disegno degli interventi in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, anche alla luce della segregazione orizzontale che caratterizza molti settori di attività. L approccio metodologico, descritto in dettaglio nel Disegno della valutazione 2, ha comportato la combinazione di diversi strumenti e metodologie sia di tipo qualitativo che quantitativo, tra cui: a) l analisi desk della documentazione disponibile a livello europeo, nazionale e regionale su interventi e buone pratiche in materia di sicurezza e salute sul lavoro; b) l analisi della normativa di riferimento a livello europeo, nazionale e regionale; c) l analisi statistica dei dati amministrativi INAIL sugli andamenti infortunistici e malattie professionali disponibili a livello regionale e/o provinciale, oltre che dei dati di monitoraggio sugli interventi formativi realizzati nella regione in materia di SSL e sulle caratteristiche dei partecipanti a tali interventi; d) un indagine CATI sull universo dei destinatari di attività formative sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro concluse al 30 aprile 2010, al fine analizzare gli effetti degli interventi formativi sia sui comportamenti individuali dei partecipanti che sugli effetti percepiti nell organizzazione aziendale. Il rapporto presenta i principali risultati della valutazione, evidenziando: 2 RTI FGB-IRS, La valutazione tematica: la sicurezza sul lavoro. Disegno della valutazione e strumenti, Ottobre II

5 Nel capitolo 2, il ruolo della sicurezza e salute sul lavoro nell ambito del concetto multidimensionale di qualità del lavoro, sulla base della prevalente letteratura internazionale sul tema. Nel capitolo 3, il contesto di riferimento degli interventi avviati sul tema della sicurezza e salute sul luogo di lavoro, attraverso: Una breve rassegna delle normative esistenti a livello comunitario, nazionale e regionale sul tema; La ricostruzione del ruolo del FSE per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro attraverso la rassegna di altre esperienze e pratiche adottate a livello europeo e/o nazionale; Un analisi descrittiva dei dati amministrativi INAIL sugli andamenti infortunistici e le malattie professionali, disponibili a livello regionale e/o provinciale. Nel capitolo 4 si presenta l analisi del quadro regionale degli attori e delle politiche locali (sia FSE che non) in tema di sicurezza e salute sul luogo di lavoro e l individuazione di buone pratiche. Nel capitolo 5 si presentano i principali risultati che emergono dai dati di monitoraggio sui corsi e i destinatari delle azioni approvate e concluse al 30 aprile 2010 e la valutazione degli interventi in tema di salute e sicurezza sul lavoro mediante: La ricostruzione delle caratteristiche dei destinatari degli interventi formativi cofinanziati con il FSE e di quelli finanziati tramite fondi nazionali/regionali. I risultati dell indagine CATI sui lavoratori che hanno partecipato a: i) corsi di formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per le figure obbligatorie (quali i Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza RLS, i Preposti alla sorveglianza, gli Operatori di Gru Edili, ecc.) previste dal d.lgs. 81/2008 e cofinanziati col FSE; ii) corsi di formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure obbligatorie finanziati con la l. 236/93 (c.d. "sicurezza sui ponteggi"); iii) altri corsi di formazione genericamente destinati ai lavoratori e non disciplinati dal d. lgs. 81/2008, cofinanziati col FSE; iv) corsi di formazione cofinanziati col FSE all interno dei quali sono stati previsti Moduli su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. La valutazione delle azioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro diverse dai corsi di formazione. III

6 Il contesto normativo L analisi del contesto normativo ha considerato gli interventi definiti a livello europeo (Direttiva Quadro 89/391/CEE), nazionale (Decreto Legislativo n. 626 del 1994, trasposto nel Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro - d.lgs. 81/2008, a sua volta integrato dal d.lgs. n. 106 del 3 agosto 2009) e regionale (Legge Regionale n. 2 del 21 gennaio 2005) che disciplinano: Il sistema di gestione ed organizzazione delle attività di prevenzione e protezione dai rischi sui luoghi di lavoro individuandone i soggetti responsabili e prevedendone l attivazione. Lo sviluppo di una cultura della prevenzione attraverso: o L informazione; o La formazione tecnica dei lavoratori e delle figure preposte contro gli infortuni; o La partecipazione dei lavoratori all individuazione ed adozione delle contromisure per i rischi; o La collaborazione fra impresa e lavoratori tesa all individuazione di responsabilità comuni, sia da parte del datore di lavoro, che da parte dei lavoratori, che sono responsabili in proprio delle singole azioni od omissioni nel caso di danni a terzi. L analisi degli interventi in tema di SSL attivati con il cofinanziamento del FSE in altri contesti europei e nazionali ha permesso di individuare le principali tipologie d azione e alcune buone pratiche. Le tipologie di azione riguardano in particolare: Formazione ai lavoratori: percorsi formativi rivolti a specifiche categorie di lavoratori, a maggiore rischio di infortuni; Formazione aziendale: attività di formazione rivolte a specifiche realtà aziendali; Formazione nelle scuole/tirocinio: percorsi formativi rivolti a studenti, che integrano l approccio didattico formale e/o concrete esperienze di lavoro; Interventi in azienda: pratiche che incidono sull organizzazione e sulla gestione del sistema di sicurezza aziendale; Campagne informative: attività educative, di informazione e sensibilizzazione. Dall analisi delle buone pratiche realizzate in Europa ed in Italia nell ambito di questa tipologia di azione, non emergono differenze particolarmente rilevanti con quanto viene realizzato in materia di SSL nelle Marche. Il quadro di intervento regionale e il ruolo del FSE I dati amministrativi INAIL sulla frequenza relativa e la gravità degli infortuni relativi al periodo , mostrano nelle Marche indici di frequenza relativa e di gravità più elevati rispetto a IV

7 quelli delle altre regioni del Centro Italia e a quelli nazionali. La struttura produttiva regionale, con un elevata incidenza di piccole imprese nel manifatturiero e nelle costruzioni potrebbe spiegare questi dati, che segnalano comunque la necessità di una elevata attenzione al tema della sicurezza e della salute sul lavoro in questa regione. La ricostruzione del quadro regionale degli attori e delle politiche locali in tema di SSL, realizzata tramite interviste a referenti delle Amministrazioni regionale e provinciali e l analisi della documentazione esistente, ha evidenziato una consapevolezza crescente della rilevanza di questi temi e modalità interessanti di intervento. In particolare emerge che il sistema di governance regionale afferente la tematica SSL è allocato sia a livello regionale che provinciale e che ha un ruolo rilevante la promozione di partenariati istituzionali a livello regionale e provinciale contraddistinti da forme di collaborazione con le organizzazioni datoriali e sindacali, INAIL e altri attori di sistema, con particolare attenzione al sistema dell Istruzione (accordi con l Ufficio scolastico regionale, convenzioni con alcune Università, progetti ed iniziative promosse presso le scuole). Inoltre, a livello provinciale si rileva: Un ampia offerta di formazione mirata sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure obbligatorie e non obbligatorie e di moduli informativi sulla sicurezza nell ambito di altri corsi di formazione, oltre a corsi di formazione specifici destinati ad addetti ai lavori in quota. Mancano però interventi formativi specificamente rivolti a settori economici non tradizionalmente considerati negli interventi sulla sicurezza e salute sul lavoro, ma che possono comportare elevati rischi (come i servizi alle persone e i servizi sanitari), o a particolari categorie di lavoratori quali gli immigrati, le donne o altri soggetti a rischio; Un offerta molto differenziata di interventi non formativi finalizzati a promuovere la cultura della sicurezza in una logica fortemente preventiva, generalizzata e trasversale. In questo ambito si distinguono, in particolare, le Provincie di Pesaro e Urbino e di Ascoli Piceno. Il quadro degli interventi rivolti a prevenire e a proteggere dai rischi sui luoghi di lavoro e a sviluppare una cultura delle prevenzione appare particolarmente ampio ed articolato, comprendendo: o tavole rotonde a livello provinciale, formali ed informali, quale sede di confronto e di concertazione tra soggetti istituzionali, pubblici e privati; o concorsi provinciali rivolti a studenti con l obiettivo di sensibilizzare i giovani, e l intero corpo docente; V

8 o progetti didattici ed educativi da realizzare nelle scuole, mirati all informazione ed alla formazione; o giornate provinciali dedicate alla sicurezza, rivolte a tutta la cittadinanza, ai sistemi dell istruzione, della formazione e del lavoro; o protocolli di intesa con Istituzioni e parti sociali; o progetti volti a favorire l applicazione dell art. 21 del d.lgs. n. 626/94, e del successivo art. 36 del d.lgs. n. 81/2008, afferenti l informazione ai lavoratori in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli interventi posti in essere col FSE sembrano nel complesso riflettere quelli che sono gli elementi di innovazione di cui la Strategia Comunitaria si è fatta portatrice e che risiedono: nell adottare una concezione globale del benessere sul luogo di lavoro, in termini tanto fisici quanto psicologici e sociali (non più misurabili semplicemente in funzione dell'assenza di infortuni o malattie professionali); nel riconoscere la promozione della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro come un azione posta in capo a più soggetti di diversa natura, in grado di combinare strumenti differenziati; nell aver posto, infine, l accento sull importanza prioritaria della diffusione e del consolidamento di una cultura della prevenzione a tutti i livelli. Per quanto riguarda gli interventi formativi sulla salute e sicurezza sul lavoro, i dati del sistema di monitoraggio regionale evidenziano la rilevanza dei corsi FSE che rappresentano il 65% dei corsi approvati al 30 aprile 2010 e coinvolgono il 78,6% dei destinatari dei corsi avviati. Emerge inoltre un orientamento a privilegiare la dimensione della addizionalità del FSE, che finanzia soprattutto corsi su SSL destinati alla formazione di figure non obbligatorie o comunque rivolti a tutti i lavoratori e corsi di formazione che includono moduli su SSL nel percorso formativo. Sono in particolare le province di Ancona e Ascoli Piceno che hanno improntato i loro interventi nella direzione dell addizionalità FSE. I dati di monitoraggio mostrano altresì una maggiore capacità di attuazione e conclusione dei corsi FSE: in complesso, sono stati avviati l 85,6% e conclusi il 47% dei corsi FSE approvati, rispetto rispettivamente al 35,5% e al 3% dei corsi finanziati con fondi non comunitari. Gli effetti degli interventi formativi sui partecipanti Al fine di realizzare una analisi degli effetti degli interventi formativi in tema di salute e sicurezza sul lavoro è stata realizzata, con l ausilio di un questionario strutturato, un indagine CATI sui VI

9 destinatari di attività formative su SSL concluse al 30 aprile Sono quindi stati coinvolti i destinatari di: i) corsi di formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per le figure obbligatorie con compiti collettivi (quali i Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza RLS, i Preposti alla sorveglianza, ecc.) previste dal d.lgs. 81/2008 e cofinanziati col FSE; ii) corsi di formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per le figure obbligatorie con compiti individuali (Operatori Gru Edili, ecc.) previste dal d.lgs. 81/2008 e cofinanziati col FSE; iii) altri corsi di formazione non disciplinati dal d. lgs. 81/2008, genericamente destinati ai lavoratori o per figure non obbligatorie, cofinanziati col FSE; iv) corsi di formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure obbligatorie finanziati con la l. 236/93 (c.d."sicurezza sui ponteggi"); v) corsi di formazione cofinanziati col FSE all interno dei quali sono stati previsti Moduli su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. L indagine CATI ha coinvolto destinatari dei corsi conclusi al 30 aprile 2010, pari al 46% dell universo di riferimento (e al 71% dell universo dei destinatari con un recapito telefonico). Essendo i corsi conclusi tutti FSE, ad eccezione di quelli per ponteggisti, i risultati consentono di comprendere meglio gli effetti dei corsi a cofinanziamento FSE. I principali risultati evidenziano che: I destinatari dei corsi sono prevalentemente uomini. Le donne sono presenti in misura mediamente superiore nei soli corsi di formazione con moduli su SSL (FSE) e nei corsi per figure non obbligatorie o corsi generici su SSL (FSE); Coloro che hanno partecipato a corsi per addetti in quota (non FSE) e a corsi per figure obbligatorie con compiti individuali (operatori gru edili) si distinguono dagli altri gruppi per essere mediamente più anziani e meno istruiti dei destinatari delle altre tipologie di corsi, probabilmente perché svolgono mansioni prettamente manuali nelle costruzioni; Come prevedibile, gli addetti ai lavori in quota e gli operatori gru edili sono anche quelli che dichiarano una maggiore esposizione al rischio rispetto agli altri intervistati, soprattutto nell interazione coi propri colleghi o con i lavoratori di altre aziende. Inoltre, i destinatari di questi corsi ritengono che nelle proprie aziende la probabilità di incidenti/malattie professionali sia medio alta, diversamente dai destinatari delle altre tipologie di interventi formativi su SSL dove viene considerata medio-bassa. VII

10 D altro canto, non emergono differenze particolari tra i destinatari dei diversi corsi in relazione alle opinioni in tema di SSL: il problema della SSL è considerato un problema prevalentemente legato alle condizioni di lavoro, da affrontare soprattutto attraverso la formazione e l informazione dei lavoratori ed adeguati investimenti aziendali. Secondo la maggioranza degli intervistati per garantire la SSL dovrebbe intervenire soprattutto l imprenditore o l azienda, che si ritiene disponga degli strumenti necessari (conoscenze, risorse, tecnologie) per assicurare la SSL. Non emergono differenze rilevanti tra i destinatari delle diverse tipologie di corso neppure in relazione alla valutazione delle politiche messe in atto dalle aziende in tema di SSL. Secondo gli intervistati: le aziende informano e bene sui rischi per la salute e la sicurezza derivanti dal lavoro svolto; investono molto o abbastanza per la SSL; adottano tutte le misure possibili in tema di SSL. Si registrano elevati livelli di soddisfazione tra tutti i destinatari delle diverse tipologie di corsi considerati. I corsi ed i moduli su SSL secondo i destinatari hanno aumentato la percezione e la consapevolezza del rischio e la capacità di azione in caso di pericoli. Inoltre, nella maggioranza dei casi, quanto appreso è ritenuto applicabile nel proprio contesto lavorativo. Gli interventi formativi in tema di SSL (inclusi i moduli su SSL), realizzati nella nuova programmazione e conclusi al 30 aprile 2010, mostrano dunque risultati positivi. Nella percezione dei destinatari gli interventi formativi: incrementano la percezione del rischio; forniscono le competenze necessarie per aumentare la consapevolezza dei rischi legati al tipo di lavoro svolto e per essere in grado di adottare i comportamenti più opportuni in situazioni di pericolo; i giudizi sui contenuti, sulle modalità organizzative, sui materiali didattici, sui docenti sono ampiamente positivi. Su molti degli aspetti indagati, pur con le dovute differenze, anche i moduli su SSL all interno dei corsi di formazione sembrano contribuire in modo significativo a sviluppare una cultura della prevenzione e mostrano effetti non significativamente diversi da quelli delle diverse tipologie di corsi su SSL. Un altro risultato rilevante emerso dall indagine è che la gestione della salute e della sicurezza sul lavoro appare costituire parte integrante della gestione delle aziende. VIII

11 Le implicazioni di policy Alla luce dei risultati positivi emersi dell indagine, tenuto conto che la definizione di programmi formativi rivolti a figure e/o a servizi specifici è obbligatoria per legge e data l esistenza di finanziamenti ministeriali per assolvere agli obblighi di legge, il principale suggerimento di policy per valorizzare ulteriormente il ruolo dei cofinanziamenti comunitari in relazione agli interventi in tema di SSL è quello di rinforzare ulteriormente il ruolo addizionale del FSE, continuando sulla strada già intrapresa dalla Regione e da alcune Province marchigiane. In questo senso, le risorse del FSE potrebbero concentrarsi maggiormente: sull introduzione di moduli sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori nell ambito di tutti i corsi, in quanto la prevenzione in tema di SSL è il vero valore aggiunto che queste attività formative possono offrire; nella attivazione di azioni formative specificamente indirizzate a settori non tradizionalmente considerati, pur presentando livelli medio-alti di rischio soprattutto psicologico e mentale (come la sanità, l istruzione, il lavoro di cura), e a gruppi di popolazione particolarmente a rischio, ma più difficili da coinvolgere, come le donne e gli immigrati; nella realizzazione di campagne informative; nell organizzazione di convegni locali/regionali nell ambito di manifestazioni / giornate nazionali / europee in tema di prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro; nella pubblicazione, nelle scuole, di concorsi per studenti su sicurezza e salute al lavoro. IX

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13 Indice 1. Introduzione La qualità del lavoro Il concetto di qualità del lavoro nell azione comunitaria Definizione e misurazione della qualità del lavoro Salute e sicurezza sul lavoro: il contesto La normativa di riferimento a livello comunitario, nazionale e regionale Il ruolo potenziale del FSE: alcune esperienze europee e nazionali Box n. 1 - Lussemburgo Construction Safety Toolbox Box n. 2 - Francia Synergie Box n. 3 - Regno Unito Check it Out Box n. 4 - Toscana Sicurezza e prevenzione sul lavoro: dalla normativa ai comportamenti - Sic_Pras Box n. 5 - Lombardia a scuola di sicurezza! Box n. 6 - Friuli Venezia Giulia Safety café Box n. 7 - Friuli Venezia Giulia Alternanza Scuola Lavoro Pittini Box n. 8 - Provincia Autonoma di Trento Consulenza alle aziende per la prevenzione degli infortuni e la salute dei lavoratori Infortuni e malattie professionali in Italia e nelle Marche: i dati amministrativi INAIL Frequenza relativa degli infortuni e gravità di infortunio In sintesi Attori, politiche locali e buone pratiche a livello regionale e locale Il governo del sistema Gli attori del dialogo sociale e i protocolli di collaborazione I contesti provinciali In sintesi

14 5. Il ruolo del POR FSE: monitoraggio e valutazione degli interventi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori I dati di monitoraggio: i corsi di formazione su SSL e i destinatari nella programmazione Gli interventi formativi approvati, avviati e conclusi al 30 aprile I destinatari della formazione Gli effetti degli interventi formativi L indagine sui destinatari dei corsi FSE per figure obbligatorie con compiti collettivi (Tipologia A) L indagine sui destinatari dei corsi FSE su SSL per dei corsi su SSL per figure obbligatorie con compiti individuali (operatori gru edili) (Tipologia B1) L indagine sui destinatari dei corsi FSE su SSL per figure non obbligatorie o generici (Tipologia B2) Indagine sui destinatari dei corsi non FSE per addetti ai lavori in quota (Tipologia B3) L indagine sui destinatari dei corsi FSE con moduli su SSL (Tipologia C) In sintesi Gli altri interventi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro

15 1. Introduzione In questo rapporto si presentano i risultati della valutazione tematica sugli interventi per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nella regione Marche, realizzata nell ambito delle attività di valutazione in itinere del POR FSE Regione Marche, Programmazione Nella programmazione del POR FSE della Regione Marche si tiene infatti esplicitamente conto della necessità di intensificare gli interventi a sostegno dell incremento della qualità del lavoro. Il tema della sicurezza e della salute sul lavoro è una delle principali componenti del concetto multidimensionale di qualità del lavoro adottato dalla regione Marche come obiettivo fondante della strategia regionale (art. 1 della L.R. 2/05), che riprende quanto sancito dai Consigli Europei di Lisbona e Nizza e dalla Comunicazione della Commissione Europea COM(2003) 728 3, secondo cui l obiettivo di incrementare la qualità del lavoro impone la realizzazione di azioni in grado di incidere su dieci distinte componenti: la qualità intrinseca del lavoro (misurata dal grado di soddisfazione dei lavoratori in termini di retribuzione, situazione lavorativa e prospettive di carriera); la qualità e l efficienza dei sistemi di istruzione e formazione (che va perseguita allo scopo di promuovere la produttività, la competitività e il prolungamento della vita attiva, la partecipazione degli adulti all istruzione e alla formazione e garantire l accesso alla formazione per tutti); la parità di genere; la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; il giusto equilibrio tra flessibilità e sicurezza (che va perseguito al fine di garantire modalità di sviluppo socialmente sostenibili); l integrazione sociale (che va perseguita al fine di offrire a tutti i cittadini in età lavorativa disposti e in grado di lavorare la possibilità di entrare e rimanere sul mercato del lavoro); la conciliazione tra vita lavorativa e privata; il dialogo sociale e la partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali interni alle imprese; la gestione della diversità e la lotta alla discriminazione basata sul genere, l età, l handicap o l origine etnica; i livelli occupazionali. 3 Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico E Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni - Migliorare la qualità del lavoro: un analisi degli ultimi progressi, Bruxelles, 26/11/2003 3

16 A livello nazionale il crescente numero di incidenti e di morti sul lavoro registrato negli ultimi anni ha, recentemente, riportato il problema della sicurezza sul lavoro al centro dell attenzione del Governo e del Parlamento con l approvazione del Decreto Legislativo del 9 aprile 2008 n. 81 (Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). In questo contesto, il POR Marche F.S.E prevede tra gli obiettivi operativi dell Asse I Adattabilità, il miglioramento della qualità del lavoro, con particolare attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. All interno di questo Asse è prevista, tra l altro, l implementazione di interventi finalizzati a sostenere l adozione di misure in grado di favorire la sicurezza sul lavoro. In particolare, il FSE può prevedere anche interventi rivolti a migliorare la qualità del lavoro con particolare attenzione alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori, quali corsi di formazione in tema di salute e sicurezza e/o azioni di formazione, informazione, sensibilizzazione e tutoraggio in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, oltre che progetti rivolti a specifici target della popolazione (quali gli immigrati), per i quali si rilevano significativi problemi connessi alla sicurezza sul lavoro. Gli Obiettivi specifici che questa valutazione tematica intende realizzare sono di: inquadrare concettualmente il tema della qualità del lavoro, entrato a far parte delle priorità di azione, oltre che della strategia regionale, anche di numerose organizzazioni e istituzioni internazionali e nazionali; comprendere le modalità di implementazione della strategia del POR in relazione alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori (quale tipo di interventi, quali obiettivi, quali target sono stati intercettati); valutare il ruolo del POR FSE in materia di salute e sicurezza dei lavoratori (quali benefici per coloro che hanno partecipato alle azioni); identificare buone pratiche in materia di prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ove possibile, la presente valutazione tematica mira, inoltre, a tenere conto della specificità di genere nell analisi della programmazione e del disegno degli interventi in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, anche alla luce della segregazione orizzontale che caratterizza molti settori di attività. 4

17 Il rapporto si struttura come segue: Il capitolo 2, evidenziando il ruolo della sicurezza e salute sul lavoro, propone una analisi sintetica, sulla base della prevalente letteratura internazionale sul tema, di cosa si intenda per qualità del lavoro, su come sia possibile misurarla e su quale ruolo potrebbe avere il FSE; Il capitolo 3 presenta una analisi di contesto sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro attraverso: Una breve rassegna delle normative esistenti a livello comunitario, nazionale e regionale in tema di salute e sicurezza dei lavoratori; La ricostruzione del ruolo del FSE per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro attraverso la rassegna di altre esperienze e pratiche adottate a livello europeo e/o nazionale; Un analisi descrittiva dei dati amministrativi INAIL sugli andamenti infortunistici e le malattie professionali, disponibili a livello regionale e/o provinciale; Il capitolo 4 riporta l analisi del quadro regionale degli attori e delle politiche locali (sia FSE che non) in tema di sicurezza e salute sul luogo di lavoro e l individuazione di buone pratiche, mediante: La ricostruzione delle politiche locali (sia FSE che non FSE) in tema di attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori realizzate in regione e nelle diverse province marchigiane. L analisi considera i settori di attività economica, le professioni e le qualifiche e/o mansioni, le aree di rischio e la tipologia di beneficiari, coinvolti nelle diverse misure attivate; L individuazione di alcune buone pratiche in materia di prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro adottate sul territorio della regione Marche, finalizzate a migliorare la sicurezza e la qualità negli ambienti di lavoro; Il capitolo 5 propone il monitoraggio e la valutazione degli interventi in tema di salute e sicurezza sul lavoro mediante: La ricostruzione dei destinatari degli interventi formativi cofinanziati con il FSE (ovvero a valere sul POR ) e di quelli finanziati tramite fondi nazionali/regionali. L analisi è condotta per genere, classi di età, titolo di studio, condizione occupazionale, dimensione d azienda e settore di attività attraverso i dati provenienti dal sistema di monitoraggio regionale; 5

18 i risultati della valutazione degli esiti degli interventi formativi attraverso un indagine CATI sui lavoratori che hanno partecipato a: i) corsi di formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per le figure obbligatorie (quali i Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza RLS, i Preposti alla sorveglianza, gli Operatori di Gru Edili, ecc.) previste dal d.lgs. 81/2008 e cofinanziati col FSE; ii) corsi di formazione su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure obbligatorie finanziati con la l. 236/93 (c.d. "sicurezza sui ponteggi"); iii) altri corsi di formazione genericamente destinati ai lavoratori e non disciplinati dal d. lgs. 81/2008, cofinanziati col FSE; iv) corsi di formazione cofinanziati col FSE all interno dei quali sono stati previsti Moduli su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro; v) corsi di formazione non FSE all interno dei quali sono stati previsti Moduli su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro ; La valutazione delle azioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro diverse dai corsi di formazione. 6

19 2. La qualità del lavoro 2.1 IL CONCETTO DI QUALITÀ DEL LAVORO NELL AZIONE COMUNITARIA Il tema della qualità del lavoro e dell'occupazione è divenuto nell ultimo decennio un importante oggetto di discussione, occupando una posizione di rilievo nell'agenda politica europea soprattutto in seguito ai vertici di Lisbona, Nizza e Stoccolma. Le ragioni di questo rinnovato interesse sono riconducibili, da una parte, alla riduzione dei livelli di disoccupazione e, dall altra, ai cambiamenti intervenuti negli ultimi anni sul fronte della competizione internazionale. Nei periodi caratterizzati da bassi tassi di occupazione, gli studiosi del mercato del lavoro ed i policy makers avevano posto l'accento sulla creazione di posti di lavoro, privilegiando la crescita quantitativa dell occupazione rispetto alla qualità in termini di natura e contenuto - dei posti di lavoro creati. La progressiva riduzione della disoccupazione, la crescita dei redditi (PIL), il forte incremento dell occupazione nelle professioni a bassa qualifica hanno determinato uno spostamento delle priorità di azione, affiancando all obiettivo di promozione della crescita occupazionale anche la promozione di lavori di qualità. D altra parte, in un contesto come quello attuale, caratterizzato da una maggiore competizione a livello mondiale e da significativi cambiamenti nella demografia, nelle politiche del lavoro e nelle modalità contrattuali, l'europa ha riconosciuto la necessità di concentrarsi sulla qualità dei posti di lavoro che è in grado di offrire, richiamando l'attenzione sullo stretto legame tra qualità del lavoro e produttività, anche nell ottica di assicurarsi un margine di vantaggio rispetto ai propri concorrenti. La promozione della qualità è così diventata uno dei principi guida del processo di modernizzazione del modello sociale europeo avviato in attuazione dell agenda per la politica sociale ed è entrata a far parte delle priorità di azione di numerose organizzazioni e istituzioni internazionali e nazionali. L Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha attivato dal 1999 un agenda volta alla promozione dei diritti fondamentali, delle opportunità di impiego, della sicurezza sociale e della rappresentanza collettiva (Decent Work for all). L Unione Europea ha inserito, in occasione del Consiglio Europeo di Lisbona del 2000, il tema della qualità del lavoro tra gli obiettivi prioritari della Strategia Europea per l Occupazione. La salute e la sicurezza sul luogo di lavoro rappresentano oggi uno degli aspetti più rilevanti ed avanzati della politica sociale dell'unione Europea, quali componenti integranti della gestione della qualità del lavoro ed elementi determinanti per l accrescimento della competitività economica. La 7

20 valorizzazione di questi temi da parte dell'azione comunitaria tocca, da una parte, l'aspetto normativo, dall altra, si traduce nelle numerose attività d'informazione, orientamento e promozione in favore di un ambiente di lavoro sicuro e sano portate avanti dalle istituzioni europee in collaborazione con l'agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) 4 e con la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofund) 5. L'impegno al centro della strategia di Lisbona, consistente nell'aumentare l'occupazione e la produttività per una maggiore competitività, implica un accrescimento degli sforzi da parte di tutti gli attori interessati al fine di migliorare i risultati in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro nell'ue. Per rilanciare la politica della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, dal 2002 la Commissione Europea ha definito una nuova strategia comunitaria (per il periodo , rinnovata per il periodo ) 6, che mira alla riduzione degli incidenti sul lavoro di un quarto in seno all'ue ed a ridurre le malattie professionali. Questa nuova strategia si basa su un approccio globale del benessere sul luogo di lavoro, tenendo conto dell'evoluzione del mondo del lavoro e della comparsa di nuove categorie di rischio (in particolare di natura psicosociale) ed accogliendo il riorientamento degli obiettivi comunitari nella direzione di una crescita tanto quantitativa quanto qualitativa dell occupazione: more and better jobs. Gli Stati membri hanno riconosciuto che la garanzia della qualità sul luogo di lavoro può contribuire in maniera determinante alla promozione della crescita economica e dell'occupazione. Una buona salute nell ambiente di lavoro consente di migliorare la sanità pubblica in generale e di contribuire all'efficienza dei sistemi di protezione sociale, dal momento che si traduce in una riduzione dei costi connessi agli infortuni, agli incidenti e alle malattie nonché in una maggiore motivazione dei lavoratori. In aggiunta, l'onere che rappresentano gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per i sistemi di protezione sociale pubblici e privati è estremamente rilevante e richiede una risposta integrata, coordinata e strategica, nonché una collaborazione fra i 4 L EU-OSHA - European Agency for Safety and Health at Work, è il principale punto di riferimento europeo per la sicurezza e la salute sul lavoro. Il ruolo centrale dell Agenzia è quello di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nell'unione europea, attraverso le proprie attività di sensibilizzazione (la campagna ambienti di lavoro sani e sicuri, che affronta un tema diverso ogni due anni) e giocando un ruolo chiave nella Strategia comunitaria sulla salute e la sicurezza sul lavoro. 5 L Eurofound - European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions- è un ente dell Unione Europea, istituito dal Consiglio Europeo (Council Regulation (EEC) No. 1365/75 of 26 May 1975), per contribuire alla pianificazione e al disegno di migliori condizoni di vita e di lavoro in Europa. 6 Cfr. European Commission (2002), Commission Communication - Adapting to change in work and society: a new Community strategy on health and safety at work ( ), COM (2002) 118 Final, Brussels; European Commission (2007), Improving quality and productivity at work: Community strategy on health and safety at work, COM (2007) 62 Final, Brussels. 8

21 principali interessati, a livello di Unione europea, rivolta all'elaborazione di strategie comunitarie e nazionali DEFINIZIONE E MISURAZIONE DELLA QUALITÀ DEL LAVORO Una delle sfide al centro del dibattito europeo è quella di giungere ad una definizione di ciò che costituisce la qualità del lavoro e dell'occupazione. Ciò si accompagna allo sviluppo ed al consolidamento di diversi strumenti in grado di misurare i progressi in questo settore, sostenere ed alimentare il dibattito e l azione comunitaria. La letteratura internazionale, identifica nella qualità del lavoro un concetto esteso e multidimensionale che comprende la condizione lavorativa, le attitudini ed esigenze dei lavoratori, la corrispondenza tra le aspettative del lavoratore e le caratteristiche dell occupazione, gli obiettivi e le pratiche organizzative delle aziende, l ambiente di lavoro e, non ultima, la direzione e le priorità delle politiche sociali e occupazionali. Il carattere multidimensionale e soggettivo del concetto di qualità del lavoro fa sì che non sia possibile individuarne in letteratura una definizione univoca e condivisa. Parimenti, le diverse istituzioni internazionali circoscrivono il concetto sulla base delle dimensioni ritenute di volta in volta rilevanti nel determinare la qualità del lavoro. Alcune definizioni fanno riferimento alle sole caratteristiche del posto di lavoro 8. Ad esempio, secondo Beatson (2000) le dimensioni che fanno riferimento alle caratteriste del posto di lavoro e che influenzano la qualità del lavoro possono essere distinte in: Caratteristiche estrinseche: salario, orario di lavoro, politiche di conciliazione dei tempi di lavoro, tipologia contrattuale, opportunità di carriera. Caratteristiche intrinseche: contenuto del lavoro 9, intensità di lavoro, rischiosità, relazioni sociali. Altre definizioni fanno riferimento ad un concetto più ampio che include più dimensioni. La Commissione Europea, nel sottolineare la necessità di adeguare il modello sociale europeo alla 7 Con la comunicazione relativa alla Strategia per la salute e la sicurezza sul lavoro, la Commissione Europea ha inteso stimolare tutte le parti interessate ad agire di concerto per ridurre i costi elevati degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, nonché per rendere il benessere sul luogo di lavoro una realtà concreta per i cittadini europei, facendo un deciso passo avanti verso l'attuazione dell'agenda per i cittadini adottata il 10 maggio Altre ancora si focalizzano esclusivamente sulla job satisfaction, e quindi sulla qualità del lavoro come percepita dal lavoratore. Si veda ad esempio Hamermesh (1999), «The changing distribution of job satisfaction», National Bureau of Economic Research. 9 Nel senso del valore/giudizio che il lavoratore attribuisce al suo lavoro/mansioni sulla base delle sue aspettative, delle sue capacità e competenze o sulla base del valore che la socetà attribuisce a quel lavoro. 9

22 luce degli sviluppi economici e sociali, garantendo le necessarie connessioni tra politiche economiche e sociali, ha interpretato il concetto di qualità tenendo conto sia delle caratteristiche del posto di lavoro che del raffronto tra ambiente di lavoro e condizioni del mercato del lavoro (COM, 2001, 313): Caratteristiche del posto di lavoro: caratteristiche oggettive ed intrinseche che includono il grado di soddisfazione personale, la retribuzione, le gratifiche extra-salariali, l orario di lavoro, le qualifiche, la formazione, le opportunità di carriera professionale, il contenuto del lavoro, l armonizzazione tra caratteristiche del lavoro e qualifiche del lavoratore (job match). Ambiente di lavoro e condizioni del mercato del lavoro: l uguaglianza di genere, la sicurezza e la salute sul posto di lavoro, la flexicurity, l occupabilità, l accesso al lavoro, la conciliazione vita-lavoro, il dialogo sociale e la partecipazione dei lavoratori, la diversità e la non discriminazione, la performance economica e la produttività. L ILO utilizza una definizione che fa riferimento ad un concetto ancora più ampio rispetto a quello della Commissione Europea, quello del Decent Work: la possibilità per le donne e gli uomini di ottenere un lavoro decente e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità (Juan Somavia, ILO Director-General 10 ) e che include dimensioni quali la promozione dei diritti umani, la protezione e il dialogo sociale. La Tabella sottostante, mette a confronto le dimensioni della qualità del lavoro elaborate in questi ultimi anni dai principali organismi di ricerca e istituzioni europee

23 Tabella 2.1: Le dimensioni rilevanti della qualità del lavoro e dell occupazione Organizzazione Internazionale del Lavoro Commissione Europea Eurofound Dimensioni del Decent Work Dimensioni della Qualità del lavoro Dimensioni della Qualità del posto di lavoro e dell occupazione 1) Promozione dei diritti umani 2) Occupazione 1) Qualità intrinseca del lavoro 1) Carriera e sicurezza occupazionale 2) Competenze, educazione permanente e progressioni di carriera 2) Benessere e salute dei lavoratori 3) Protezione sociale 3) Uguaglianza di genere 3) Riconciliazione dei tempi di vita-lavoro 4) Dialogo sociale 4) Salute e sicurezza sul posto di lavoro 4) Sviluppo delle competenze 5) Flessibilità e sicurezza 6) Inclusione e accesso al mercato del lavoro 7) Organizzazione del lavoro e conciliazione tempi vita-lavoro 8) Dialogo sociale e coinvolgimento dei lavoratori 9) Diversità e non discriminazione 10) Performance complessiva del lavoro Fonte: Le informazioni contenute in questa tabella sono tratte da European Commission (2008), Employment in Europe 2008, capitolo 4 pagine 150 e 151. La qualità del lavoro è chiaramente un fenomeno dalle molteplici sfaccettature e la misurazione di tale concetto è resa difficoltosa dalla sua multidimensionalità, che si pone su diversi piani (soggettivo e oggettivo) ed abbraccia diverse dimensioni. I tentativi di quantificare la qualità del lavoro devono tenere conto, da un lato, della difficoltà a raccogliere i dati riguardanti tutte le caratteristiche rilevanti, dall altro, delle complicazioni legate all attribuzione di un peso a ciascuna dimensione con cui si misura il concetto, che può infatti variare da un individuo all altro (indexing problem) 11. La letteratura empirica riporta diverse soluzioni per il calcolo della qualità del lavoro: ricorrendo ad un unico indicatore, ad un set di indicatori o ad un indice che aggrega molteplici dimensioni; facendo uso di indicatori oggettivi o soggettivi. Qui di seguito analizziamo brevemente in cosa consistono questi indicatori/indici e quali sono i principali vantaggi e svantaggi associati a ciascuno di essi. 11 Ad esempio, una donna con figli assegnerà maggiore importanza ai tempi di lavoro, rispetto ad un uomo adulto che assegnerà, a sua volta, una importanza maggiore alle possibilità di carriera. Quindi, nella costruzione di un indice del lavoro basato su queste due sole caratteristiche, assegnare un peso maggiore alla dimensione «tempo di lavoro» rispetto alla dimensione «possibilità di avanzamento di carriera» significherebbe sovrappesare implicitamente il giudizio femminile sulla qualità del lavoro. 11

24 Nel caso di utilizzo di un unico indicatore, la qualità del lavoro è stata generalmente approssimata a dimensioni quali il reddito (indicatore oggettivo) o la job satisfaction (indicatore soggettivo). Sebbene il reddito sia stato spesso utilizzato come proxy della qualità del lavoro, in quanto informazione facilmente disponibile, non è sempre vero che esso sia correlato positivamente ad altri aspetti importanti nel giudicare la qualità di un posto di lavoro. Secondo il filone che studia l economia della felicità (economics of happiness), il significativo incremento osservato nei redditi negli ultimi decenni non è stato accompagnato da un equivalente incremento nei livelli di soddisfazione riportati dai lavoratori. Inoltre, sembra che, sopra un certo livello di reddito, i lavoratori diano maggiore importanza ai salari relativi, piuttosto che a quelli assoluti (Layard, 2005). Pertanto, l analisi del reddito complessivo quale indicatore di qualità del lavoro, deve anche tener conto della distribuzione dei redditi all interno della popolazione lavorativa. L utilizzo della job satisfaction come proxy della qualità del lavoro, sembra catturare un più ampio spettro di caratteristiche del lavoro, insieme con i valori personali, le opinioni e l interesse del lavoratore per quel posto. In particolare, si assume che il grado di soddisfazione espresso dagli individui circa le diverse dimensioni rappresenti la via migliore per aggregare le differenti dimensioni in quanto esprime le differenze nelle preferenze degli individui. Tuttavia, anche questo indicatore presenta delle limitazioni insite nel giudizio soggettivo ed emozionale del lavoratore che può mutare nel tempo oppure essere influenzato da circostanze esterne e contingenti. L approccio che utilizza la job satisfaction è utilizzato sia in articoli accademici sia in documenti istituzionali 12. Una simile misura della qualità del lavoro e dell'occupazione risulta essere basata su indicatori che semplificano fortemente la realtà e forniscono un informazione particolarmente povera circa la portata (trasformazione del lavoro, femminilizzazione del lavoro, invecchiamento, interazione con i nuovi attori) e la complessità (problemi psicosociali, cause multifattoriali come lo stress) dei cambiamenti e dei fattori di rischio associati al lavoro. Nella costruzione di un set di indicatori, le caratteristiche e le dimensioni ritenute influenti rispetto alla qualità del lavoro vengono definite a priori. Una volta identificati gli indicatori e le fonti informative, tale set di indicatori viene monitorato nel tempo. Questo approccio ha il pregio della semplicità di calcolo e della possibilità di misurare l andamento nel tempo dei singoli aspetti che possono influire sulla qualità del lavoro. Le principali limitazioni riguardano l onere di raccolta dei dati e la difficoltà ad utilizzare queste informazioni come strumento comparativo. Questa 12 Si veda ad esempio: Diaz-Serrano and Cabral Vieira, 2005; Eurofound, 2006; Green,

25 scelta metodologica è quella a cui si ricorre prevalentemente negli studi effettuati da istituzioni tese ad orientare le politiche economiche e occupazionali. Ad esempio, il Consiglio Europeo ha adottato una serie di indicatori (Laeken Indicators 13 ) per misurare le 10 componenti della qualità del lavoro individuate dalla Commissione e ha chiesto che siano utilizzati per monitorare l applicazione delle strategie e delle raccomandazioni europee per l'occupazione. Il ruolo attribuito alla dimensione relativa alla tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, all interno del più generale orientamento alla promozione della qualità del lavoro, è sintetizzato dall individuazione di un indicatore specifico entro il set Laeken: Incremento dell incidenza degli infortuni, espresso in numero di incidenti sul lavoro per lavoratori (fonte: Statistiche europee sugli infortuni sul lavoro SEAT 14 ). 13 La lista completa dei 31 indicatori approvati dal Consiglio Europeo tenutosi a Laeken nel 2001 è riportata in European Commission, 2003a. 14 La Commissione europea (DG V ed Eurostat) nel 1990 ha lanciato il progetto di armonizzazione dei dati relativi alla salute e alla sicurezza sul lavoro, denominato SEAT (ESAW in inglese) - Statistiche europee degli infortuni sul lavoro (European Statistics on Accidents at Work). 13

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27 3. Salute e sicurezza sul lavoro: il contesto 3.1 LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO A LIVELLO COMUNITARIO, NAZIONALE E REGIONALE Gli interventi normativi europei in materia di SSL rimandano alla Direttiva Quadro 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno , che detta disposizioni di tutela e promozione della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro. La Direttiva è finalizzata alla prevenzione degli incidenti e degli infortuni sul lavoro grazie all individuazione dei fattori di rischio, nonché all attuazione, negli ordinamenti giuridici nazionali, di misure minime e standard uguali per tutti tesi alla prevenzione di tali fattori. La prevenzione rappresenta l elemento cardine attorno al quale strutturare l organizzazione del lavoro, prevedendo: a) la totale responsabilità del datore di lavoro per la salute e la sicurezza dei lavoratori; b) la funzione dello Stato in veste di promotore, garante e controllore dell attività di prevenzione; c) la partecipazione del lavoratore, quale diretto interessato, alla sicurezza in azienda; d) l unitarietà strategica dell attività di prevenzione. Grazie a tale provvedimento, viene definito un sistema di gestione ed organizzazione delle attività di prevenzione e protezione dai rischi sui luoghi di lavoro che coinvolge tutti i soggetti rilevanti, nei settori d'attività privati o pubblici, chiamati ad impegnarsi attivamente nel disegnare una strategia progettuale di intervento che determini una riformulazione delle attività e dei processi di lavoro volta all assunzione di comportamenti e di pratiche lavorative sicuri. La Direttiva, oltre ad indicare i principi generali di salute e sicurezza ed individuare i destinatari degli obblighi, attribuisce a questi ultimi il ruolo di soggetti attivi e responsabili rispetto alla prevenzione dei rischi ed all individuazione delle misure di sicurezza atte a garantire l integrità psico-fisica dei lavoratori. Accanto all adozione dei provvedimenti e delle direttive particolari che hanno avuto origine dalla Direttiva Quadro 89/391, l azione promotrice di SSL si è sostanziata anche nello sviluppo di una cultura della prevenzione, coerentemente ai parametri stabiliti dalla Direttiva, attraverso: l informazione; la formazione tecnica dei lavoratori e delle figure preposte contro gli infortuni; la partecipazione dei lavoratori all individuazione ed adozione delle contromisure per i rischi; 15 Eur-Lex, 15

28 la significativa collaborazione fra impresa e lavoratori tesa all individuazione di responsabilità comuni, sia da parte del datore di lavoro, che da parte dei lavoratori, che sono responsabili in proprio delle singole azioni od omissioni nel caso di danni a terzi. La combinazione di strumenti strategici differenziati, la realizzazione di partenariati tra tutti i soggetti nel campo della SSL ed il consolidamento di una cultura di prevenzione dei rischi hanno portato anche alla definizione di una Strategia Comunitaria per la salute e la sicurezza sul lavoro ( e ). Ad oggi, la Strategia Comunitaria si articola in sei obiettivi intermedi stabiliti dalla Commissione 16 : 1. Attuare un quadro legislativo moderno ed efficace; 2. Favorire lo sviluppo e l'attuazione delle strategie nazionali; 3. Favorire i cambiamenti di comportamento; 4. Far fronte a rischi nuovi e sempre più importanti; 5. Migliorare il controllo dei progressi compiuti; 6. Promuovere la sicurezza e la salute a livello internazionale. A livello nazionale, la trasposizione nell ordinamento italiano dei principi di obbligazione generale di sicurezza sanciti dalla legislazione Europea, viene definita dal Decreto Legislativo n. 626 del 1994, che fa fronte alle forti innovazioni contenute nella norma comunitaria e conferisce una forma organica alle normative nazionali esistenti in materia. Il D.Lgs. n. 626/94 è stato completamente trasfuso nel cosiddetto Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008), a sua volta integrato dal D.lgs. n. 106 del 3 agosto 2009, recante disposizioni integrative e correttive (volte al superamento delle difficoltà operative, delle criticità e delle lacune evidenziate dai primi mesi di applicazione delle nuove regole), che ha completato il disegno di riforma, equiparando l Italia agli standard normativi internazionali ed europei. Già con il D.Lgs. 626/94 la funzione di controllo di tutto il processo produttivo da parte del datore di lavoro ai fini della prevenzione della salute aveva lasciato il posto ad una nuova concezione di cooperazione tra tutti gli attori della sicurezza. Il Testo Unico ha esteso e sviluppato il concetto di sicurezza condivisa e compartecipata, in base al quale solamente qualora i vari attori comunichino 16 Eur-Lex, 16

29 gli uni con gli altri e condividano i propri percorsi, il sistema può funzionare in maniera integrata 17. L approccio privilegiato dalla strategia di prevenzione adottata a livello nazionale è orientato alla promozione della sicurezza sul lavoro attraverso formazione, consultazione, qualificazione delle imprese e semplificazione degli adempimenti burocratici, con il supporto delle Amministrazioni Pubbliche. Il sistema promuove l effettivo diritto al lavoro, nel rispetto di quanto stabilito dagli articoli 1 e 4 della Costituzione 18, mettendo lavoratori e datori di lavoro nelle condizioni di conoscere e rispettare i propri diritti e doveri: il lavoratore deve avere consapevolezza del proprio diritto ad un luogo di lavoro che risponda ai requisiti normativi e del proprio obbligo di segnalare eventuali carenze del sistema o elementi di miglioramento. D altra parte, egli è reso soggetto attivo nella partecipazione alla formazione, nel rispetto delle norme indicate dal datore di lavoro e nell utilizzo dei dispositivi di sicurezza. il datore di lavoro ha il preciso dovere di valorizzare la salute e la sicurezza dei lavoratori, al pari degli obiettivi produttivi dell impresa; di attuare una valutazione globale e documentata dei rischi a fini preventivi, in collaborazione con i soggetti e le strutture di supporto; di presiedere all attuazione le misure di prevenzione degli infortuni previste dalla norma, senza eccezioni o ritardi. Formazione, informazione e addestramento, unitamente alla valutazione dei rischi, all ampliamento dei destinatari e delle attività ed al regime sanzionatorio, risultano, quindi, essere i pilastri effettivi del nuovo sistema di prevenzione. Le Regioni hanno un ruolo centrale nel rendere effettivo tale sistema integrato di prevenzione, completando e declinando efficacemente sui vari territori le nuove prospettive di prevenzione del Testo Unico e contribuendo a creare livelli sempre più alti di integrazione e collaborazione interistituzionale, in un confronto aperto e costante con le forze sociali, le Istituzioni e il mondo scientifico ed accademico Magli Carlo Vito, Il Testo Unico sulla sicurezza nell esperienza dell Ispesl: la ratio e le definizioni, Relazione presentata al Seminario sul tema: La Sicurezza nei Luoghi di Lavoro presso gli Uffici Giudiziari, Lido di Ostia, 10 e 11 settembre Costituzione della Repubblica Italiana, 19 Masi M., La salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: le politiche delle Regioni nel Nuovo Testo Unico, in Atti del Seminario Formativo DLGS 9 Aprile 2008 n. 81 modificato con DLGS 5 agosto 2009 n. 106: Aspetti giuridici, tecnici e organizzativi, Firenze, 20 e 21 gennaio

30 Gli elementi di collaborazione tra Ministero e Regioni si possono riassumere nel Coordinamento Tecnico a supporto della Conferenza delle Regioni, nella programmazione e coordinamento in materia di SSL attraverso gli appositi Comitati regionali di coordinamento, nella previsione di un sistema premiale delle imprese virtuose nei diversi territori. Per quanto riguarda la Regione Marche la normativa di riferimento per l esercizio della competenza concorrente in materia di tutela e sicurezza del lavoro è la Legge Regionale n. 2 del 21 gennaio 2005: Norme regionali per l occupazione, la tutela e la qualità del lavoro 20. Tra le finalità definite nell Articolo 1 si esplicita che la Regione Marche riconosce il diritto al lavoro come diritto alla persona ed in particolare: [ ] migliora la qualità e la sicurezza del lavoro 21. Nel definire l assetto istituzionale, la Legge individua nel Piano Regionale per le politiche attive del lavoro, l atto di programmazione, indirizzo e pianificazione generale attraverso cui determinare i livelli, migliorativi rispetto a quelli previsti dalla normativa nazionale, delle prestazioni in materia di tutela, sicurezza e qualità del lavoro (Art. 3 Comma 3 Lettera g ). Le linee guida della Legge Regionale riconducibili alla promozione delle politiche attive del lavoro, diversamente, sostengono la promozione della SSL favorendo l integrazione tra politiche formative e del lavoro con misure a sostegno di interventi di formazione continua in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (Art. 16 Comma 1 Lettera c). Il Capo V (Sicurezza e qualità del lavoro e dell impresa), è incentrato su responsabilità sociale d impresa (Art. 32), sicurezza sul lavoro (Art. 33) ed emersione del lavoro irregolare (Art. 34). L Articolo 32 fa riferimento alla promozione di quegli strumenti utili alla riaffermazione del ruolo dell impresa quale garante della qualità, la sicurezza e la regolarità delle condizioni di lavoro (Comma 1). Con tale finalità, la Regione sostiene iniziative imprenditoriali concordate con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative che siano finalizzate al miglioramento dei livelli di salute, di sicurezza, di qualità del lavoro ed all ampliamento delle forme di partecipazione dei lavoratori all impresa, così come le attività volte a tutelare le condizioni ambientali e le comunità di persone che potrebbero risentire degli effetti dell attività produttiva (Comma 2). L Art. 33 esplicita il ruolo promozionale della Regione rispetto ad azioni specifiche sul territorio, al fine di informare adeguatamente sui rischi derivanti dall'attività lavorativa in tutte le sue forme e di diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza (Comma 1). Si prevede, inoltre, il 20 Cfr. Portale dell Assessorato al lavoro, istruzione, diritto allo studio, formazione professionale ed orientamento, 21 L.R 2/2005, Art.1, Comma 2, Lettera j 18

31 sostegno ed il finanziamento di iniziative di informazione e formazione svolte dagli organismi paritetici (Comma 2) e di progetti e programmi formativi rivolti ai lavoratori delle PMI in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Piano regionale per le politiche attive del lavoro del triennio 2007/ ha definito le strategie di attuazione delle politiche attive per la qualità del lavoro, rinnovando lo stanziamento dei fondi per il finanziamento di progetti di informazione ai lavoratori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che presentino un sempre maggiore livello di efficacia rispetto alle programmazioni precedenti. In riferimento a ciò, viene considerato necessario potenziare l attività di prevenzione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, incoraggiando le buone prassi sul lato della formazione rivolta, sia a tutti i lavoratori, che alle figure di ASPP e RSPP, che ai medesimi Datori di lavoro 23. Il POR Marche F.S.E prevede tra gli obiettivi operativi dell Asse I Adattabilità, che pesa per il 29,8% sul totale del programmato, il miglioramento della qualità del lavoro, con particolare attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. All interno di questo Asse sono previsti interventi finalizzati a sostenere l adozione di misure in grado di favorire la sicurezza sul lavoro. In particolare, il FSE prevede altresì interventi rivolti a migliorare la qualità del lavoro con particolare attenzione alla salute ed alla sicurezza dei lavoratori, quali corsi di formazione in tema di salute e sicurezza e/o azioni di formazione, informazione, sensibilizzazione e tutoraggio in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, oltre che progetti rivolti a specifici target della popolazione (quali gli immigrati), per i quali si rilevano significativi problemi connessi alla sicurezza sul lavoro. 3.2 IL RUOLO POTENZIALE DEL FSE: ALCUNE ESPERIENZE EUROPEE E NAZIONALI La ricostruzione del ruolo potenziale del FSE per la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro poggia sull analisi delle iniziative e delle pratiche adottate negli Stati Membri ed in alcune regioni italiane, riconducibili agli obiettivi della strategia comunitaria per la promozione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro 24. Una delle finalità prioritarie delle politiche europee è infatti identificata nella riduzione continua, durevole ed omogenea degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Nello specifico, la strategia comunitaria mira al mutamento dei comportamenti dei lavoratori ed alla diffusione presso i datori di lavoro di approcci orientati alla 22 Piano regionale per le politiche attive del lavoro - triennio 2007/2009, Bollettino Ufficiale della Regione Marche n. 98/2007, pagg Ibidem, pag COM (2002) 62 def. 21 febbraio

32 salute e sicurezza, invitando gli Stati Membri all integrazione dei temi della salute e della sicurezza nei programmi di istruzione e formazione. Alcuni elementi di innovazione, di cui la nuova strategia comunitaria di intervento si è fatta portatrice, risiedono: nell abbracciare una concezione globale del benessere sul luogo di lavoro, in termini tanto fisici quanto psicologici e sociali (non più misurabile semplicemente in funzione dell'assenza di infortuni o malattie professionali); nel riconoscere la promozione della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro come un azione posta in capo a più soggetti di diversa natura, in grado di combinare strumenti differenziati; nell aver posto, infine, l accento sull importanza prioritaria della diffusione e del consolidamento di una cultura della prevenzione a tutti i livelli. La presentazione, in questa sezione, di alcune esperienze realizzate in Europa ed in Italia grazie all impiego del Fondo Sociale Europeo, rappresenta il frutto di un attività di selezione delle informazioni disponibili a livello europeo, nazionale e regionale relative alla promozione della salute e della sicurezza sul lavoro. In particolare, la rassegna degli interventi riportati nelle Tabelle 3.1 e 3.2 è il risultato della ricognizione della documentazione disponibile sul portale dell Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro 25, sul sito della Fondazione Europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro 26 e dell interrogazione della banca dati relativa all impiego del Fondo Sociale Europeo per il periodo di programmazione e , curata dalla Direzione generale Occupazione, Affari sociali e Pari opportunità della Commissione Europea. A tali fonti si aggiungono i dati diffusi a livello nazionale dall Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, dall INAIL e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 27, nonché i rapporti e le informazioni reperibili a livello regionale. Le esperienze individuate sono classificate in base alla tipologia di intervento realizzato: formazione ai lavoratori (percorsi formativi rivolti a specifiche categorie di lavoratori); formazione aziendale (attività di formazione rivolte ad una specifica realtà aziendale); formazione nelle scuole/tirocinio (percorsi formativi rivolti a studenti, che integrano l approccio didattico formale e/o concrete esperienze di lavoro); n/c11111_it.htm

33 interventi in azienda (pratiche che incidono sull organizzazione e sulla gestione del sistema di sicurezza aziendale); campagne informative (attività educative, di informazione e sensibilizzazione). A livello europeo, la tipologia di intervento più diffusa tra le esperienze presentate risulta essere quella della formazione aziendale, con 15 progetti di tale natura su un totale di 26. Questo tipo di interventi non si caratterizza per l esplicitazione del settore di attività economica interessato dalla formazione, pur essendo in diversi casi riscontrabile uno specifico riferimento alle aziende che operano nel settore delle costruzioni (Estonia, Lussemburgo, Romania) e dei trasporti (Finlandia). Nei restanti casi, la formazione aziendale appare più genericamente orientata alla promozione della cultura di prevenzione dei rischi, delle buone prassi nell organizzazione del lavoro ed all adeguamento di tali prassi e competenze allo sviluppo dei sistemi di qualità e sicurezza. La stessa implementazione del sistema di salute e sicurezza aziendale, nella sua gestione integrata con il sistema ambientale, è anche oggetto dell unica iniziativa riportata a livello europeo appartenente alla classe degli interventi in azienda (Estonia). 21

34 Tabella Rassegna di alcune interessanti esperienze realizzate grazie all impiego del FSE in Europa TIPOLOGIA di INTERVENTO PAESE PROGETTO FORMAZIONE AI LAVORATORI (PERCORSI FORMATIVI RIVOLTI A SPECIFICHE CATEGORIE AI LAVORATORI) FORMAZIONE AZIENDALE (ATTIVITA DI FORMAZIONE RIVOLTE AD UNA SPECIFICA REALTA AZIENDALE) FORMAZIONE NELLE SCUOLE/TIROCINIO (PERCORSI FORMATIVI RIVOLTI A STUDENTI, CHE INTEGRANO L APPROCCIO DIDATTICO FORMALE E/O CONCRETE ESPERIENZE DI LAVORO) INTERVENTI IN AZIENDA (PRATICHE CHE INCIDONO SULL ORGANIZZAZIONE E SULLA GESTIONE DEL SISTEMA DI SICUREZZA AZIENDALE) CAMPAGNE INFORMATIVE (ATTIVITA EDUCATIVE, DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE) FINLANDIA Valutazione dei rischi nelle imprese che operano sul mercato del welfare [ ] Project Management del sistemi qualità, sicurezza e ambiente [ ] LUSSEMBURGO Piano di formazione modulare integrata per i lavoratori del settore delle costruzioni [ ] ROMANIA Formazione professionale sul tema della salute e sicurezza sul lavoro [ ] Formazione supplementare su sicurezza e promozione della salute per il miglioramento della qualità delle risorse umane SLOVACCHIA nell industria forestale [ ] BELGIO Orientamento e formazione per l implementazione del sistema a garanzia della sicurezza [ ] Guida e Sicurezza [ ] ESTONIA Formazione per lo sviluppo del sistema di gestione di salute e sicurezza sul lavoro [ ] Sicurezza sul lavoro in un cantiere edile [ ] FINLANDIA Ambiente, sicurezza e qualità come chiavi del successo delle imprese [ ] SafeOSKAR: linee guida per la sicurezza sul lavoro nei trasporti [ ] LUSSEMBURGO Cassetta degli attrezzi per la sicurezza nelle costruzioni (CST) [ ] PAESI BASSI Formazione orientata allo standard di sicurezza REMU [ ] ROMANIA IMPACT competitività della formazione professionale e promozione di salute e sicurezza sul lavoro, per aumentare il grado di adattabilità e mobilità delle imprese e dei lavoratori [ ] COMOD Promuovere l adattabilità nel settore dei servizi attraverso lo sviluppo di competenze nell uso delle nuove tecnologie e nella promozione di salute e sicurezza sul luogo di lavoro [ ] Informazione e formazione per un lavoro più efficiente e sicuro [ ] Promozione della salute sul lavoro in PMI della regione occidentale (VPSLM) [ ] Promozione della salute sul lavoro in PMI della regione centrale (CPSLM) [ ] Sicurezza nel settore delle costruzioni [ ] Sicurezza nel posto di lavoro [ ] BELGIO Gli studenti contribuiscono alla sicurezza dei macchinari [ ] FRANCIA Synergie: tirocinio in impresa e valutazione dei rischi [ ] ESTONIA Implementazione ed applicazione del sistema di gestione ambientale e del sistema salute e sicurezza coerentemente con gli standard ISO14001 e OHSAS [ ] FINLANDIA Banca dati sulla salute e sicurezza sul lavoro nel settore delle costruzioni: strumento di formazione e apprendimento [ REGNO UNITO Check It Out pacchetto video per le scuole [ ROMANIA La risposta del mercato rumeno alla crisi: aumentare flessibilità ed adattabilità delle imprese e consolidare la sicurezza dei lavoratori [ ] Fonte: Banca dati dei progetti FSE ( 22

35 Box n. 1 - Lussemburgo Construction Safety Toolbox Periodo di programmazione Organizzazione: IFSB - Institut de Formation Sectoriel du Bâtiment S.A. Breve descrizione del progetto Si tratta di un pacchetto didattico per la sensibilizzazione e la formazione in tema di prevenzione dei rischi sul lavoro nei cantieri edili. Lo sviluppo di questo strumento ha incontrato l approvazione degli organismi istituzionali competenti e dei professionisti del settore. Il Toolbox consiste in un insieme di lezioni già strutturate e di materiali didattici adeguati, facilmente proponibili ai lavoratori dal capocantiere, dal lavoratore delegato alla sicurezza ed alla prevenzione dei rischi professionali o da altro dipendente della società di costruzioni. Questo strumento ha lo scopo di aumentare il livello di consapevolezza generale delle imprese e dei loro dipendenti, ma rappresenta altresì un nuovo strumento didattico che consente ripetuti briefing e momenti di confronto ricorrenti sulle pratiche di sicurezza nei cantieri edili. L'approccio didattico è orientato ad assicurare formazione all'interno delle società di costruzioni in materia di SSL, articolando ed adeguando la metodologia didattica proposta perché possa risultare ottimale in relazione allo specifico contesto lavorativo. Obiettivi Ottimizzazione dell apprendimento e della formazione dei lavoratori attraverso l'utilizzo di un linguaggio appropriato al loro contesto di lavoro; Sviluppo di uno strumento didattico e di un approccio alla formazione orientati ad un modello di salute e sicurezza sul lavoro per le imprese di costruzione; Diminuzione degli atti non sicuri attraverso l'istruzione e la formazione sul posto di lavoro e durante il processo di lavoro; Formatori e lavoratori delegati alla sicurezza più organizzati in materia di prevenzione; Personale più competente attraverso una forma di apprendimento orientata a formare e comunicare; Possibilità di dialogo in materia di SSL tra tutti i soggetti interessati; Avviare un processo di assunzione di responsabilità e condivisione in materia di SSL. Modalità di realizzazione I componenti principali del CST sono: supporto per le presentazioni guida contenente indicazioni pedagogiche per il formatore strumenti pratici sottoforma di programmi educativi che suggeriscono attività da attuare con i lavoratori custodia in plastica per la conservazione dei materiali didattici materiale didattico multilingue volto a massimizzare l'apprendimento: o immagini e illustrazioni o opuscoli e schede o calendario tematico o poster o CD contenente presentazioni PowerPoint e illustrazioni o DVD contenente informazioni testuali e grafici pedagogici inclusi nel Toolbox Le modalità di utilizzo degli strumenti sono varie e flessibili. Il personale designato o il responsabile per la sicurezza possono utilizzare diversi strumenti in funzione degli obiettivi di lavoro e livello di competenza dei lavoratori. Due tipi di formazione risultano accessibile tramite il Toolbox: da un lato la formazione riferita a rischi e situazioni comuni a tutti i tipi di cantiere (formatore: personale designato); dall altro, corsi relativi ad una specifica attività o ad un passaggio del processo di lavoro (formatore: caporeparto o capo squadra). L'obiettivo è quello di supportare il responsabile per la sicurezza e prevenzione dei rischi professionali, perché sia in grado di: definire il ruolo di ciascun attore nell implementazione dello specifico pacchetto per la sicurezza, 23

36 coerentemente con la politica definita assieme al dirigente della società; formare i lavoratori; utilizzare il materiale fornito nel Toolbox; organizzare e pianificare una rete formativa multilivello aziendale. Fonte: ; Al secondo posto per numerosità delle iniziative riportate, si trovano gli interventi di formazione ai lavoratori. I 5 progetti considerati individuano gruppi target non omogenei, rivolgendosi a lavoratori dipendenti del settore edile, delle costruzioni, dei lavori pubblici (Lussemburgo) e del settore forestale (Slovacchia), a persone impiegate nella pubblica amministrazione e nei servizi (Finlandia), a manager e dirigenti (Finlandia). L oggetto della formazione risulta essere il generico miglioramento della conoscenza dei rischi legati al lavoro da parte di tutti i soggetti interessati, ad eccezione delle due esperienze formative Finlandesi, che fanno esplicito riferimento alla valutazione del rischio nel corso rivolto alle persone impiegate nell amministrazione pubblica e nei servizi (Finlandia), ed allo sviluppo di competenze di Project Management dei sistemi qualità, sicurezza e ambiente nel caso dei corsi rivolti a manager e dirigenti (Finlandia). Gli interventi di formazione rivolti agli studenti si realizzano, in un caso, in un istituto tecnico nel quale gli studenti contribuiscono alla definizione delle misure di sicurezza relative all utilizzo delle attrezzature presenti nei laboratori scolastici (Belgio); nell altro, si concretizzano nella formulazione da parte degli studenti di una valutazione dei rischi relativa all impresa in cui lavorano come tirocinanti (Francia). Box n. 2 - Francia Synergie Periodo di programmazione Organizzazione: CRAM - Caisse Régionale d Assurance Maladie e INRS - Institut National de Recherche et de Sécurité Breve descrizione del progetto Il progetto Synergie offre un concreto programma di formazione in materia di sicurezza e salute sul lavoro a giovani futuri professionisti, promuovendo un effettivo dibattito sui problemi legati alla sicurezza e alle condizioni di lavoro nelle imprese, nel momento in cui uno studente o apprendista vi si inserisce in qualità di tirocinante. In particolare, si propone un approccio orientato alla formazione-azione degli allievi rispetto alla gestione dei rischi professionali, basato sull'osservazione e l'analisi delle reali situazioni di lavoro nelle aziende. Il progetto Synergie poggia sul partenariato tra scuola (formazione tecnologica e professionale), imprese (organizzazioni professionali rappresentative del settore specifico) e istituzioni di prevenzione (CRAM, INRS, talvolta in combinazione con altri partner). Inizialmente, il progetto riguardava solo il settore di lavorazione del legno, ma in seguito è stato esteso anche ai settori dell edilizia e dei lavori pubblici, all industria grafica, ai settori della carrozzeria automobilistica e della fabbricazione di strutture metalliche. Obiettivi L obiettivo del progetto Synergie è quello di consentire agli allievi di sviluppare, durante il proprio tirocinio lavorativo, adeguate competenze economiche e sociali in un impresa e di porli di fronte ai problemi di salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Durante la permanenza nell impresa, gli allievi, di concerto con il proprio tutor, realizzano un lavoro di analisi e valutazione dei rischi propri di un attività, settore, fase di lavorazione, luogo di lavoro (laboratorio o cantiere), 24

37 basandosi su una metodologia e su strumenti precedentemente presentati loro dai propri insegnanti. Al fine di attribuire agli studenti degli istituti professionali un utilità economica e sociale effettiva all interno di un impresa e parallelamente sensibilizzarli sui problemi di salute e sicurezza, viene affidata loro la responsabilità di contribuire a migliorare la sicurezza e le condizioni di lavoro, mediante l esame di un contesto lavorativo reale per poterne identificare i rischi ed elaborare una proposta migliorativa rispetto alla sicurezza ed alle condizioni di lavoro nell impresa ospitante. Modalità di realizzazione L'insegnante incaricato di seguire lo studente o apprendista, presenta l approccio Synergie al tutor aziendale in occasione dell incontro con l impresa. Lo studente, precedentemente formato sulla materia, svolge il proprio lavoro, in stretta collaborazione con il suo tutor. In particolare, egli deve definire con il tutor i limiti del proprio ambito d azione e le modalità pratiche, informarlo delle eventuali difficoltà incontrate, predisporre una restituzione dei risultati del proprio lavoro. Lo studente predispone una diagnosi specifica del rischio a partire dalla propria osservazione e dall analisi delle concrete situazioni di lavoro. Egli inserisce le risultanze del lavoro svolto nella propria relazione, indicando i progressi compiuti nell individuazione del problema, riportando le varie fasi di analisi, formulando osservazioni e riflessioni, inserendo eventuali proposte. Il lavoro diviene oggetto di valutazione da parte del docente e del tutor o referente per l apprendistato, sulla base della relazione prodotta. I documenti prodotti dallo studente o apprendista restano a disposizione esclusivamente all'azienda e del docente responsabile della valutazione. Synergie non si sostituisce al processo di valutazione del rischio interno alla società ospitante, che per legge è di competenza esclusiva del datore di lavoro, anche se chiaramente il lavoro svolto in questo contesto, può risultare interessante per gli imprenditori. Lo studente ha la possibilità di compiere i primi passi nel mondo del lavoro concentrandosi direttamente sulla prevenzione dei rischi professionali e le aziende possono trovare supporto e strumenti per cogliere il livello di salute e sicurezza ed il grado di controllo dei rischi nei propri stabilimenti, e sviluppare o migliorare il proprio sistema sicurezza. Fonte: Le campagne informative, presentate nella Tabella precedente, sono state realizzate su scala nazionale in tutti e tre i casi, dotandosi, però, di strumenti significativamente differenti e rivolgendosi a gruppi target distinti: pacchetto video per gli studenti delle scuole superiori nel Regno Unito (diversa dagli interventi di formazione sopra riportati, poiché non associata necessariamente ad un esperienza diretta di lavoro in azienda), campagna di informazione ai lavoratori nelle imprese in Romania, costruzione di una banca dati nazionale per il settore delle costruzioni in Finlandia. Box n. 3 - Regno Unito Check it Out Periodo di programmazione Organizzazione: HSE - Health and Safety Executive Breve descrizione del progetto L HSE ha lanciato il pacchetto video Check it Out, sperimentazione di uno strumento educativo specificamente progettato per aiutare gli insegnanti e gli alunni ad affrontare e gestire i rischi per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro ed a ridurre le probabilità di incidenti. Il progetto si basa su metodi consolidati per promuovere una maggiore consapevolezza, e migliorare i livelli di sicurezza, tramite informazioni e consigli specificamente rivolti a questo gruppo di destinatari, con un età compresa fra i 14 e i 18 anni. 25

38 Obiettivi I giovani devono essere consapevoli di quello che i rischi legati al lavoro rappresentano, devono saper identificare i fattori di rischio e sapere cosa potersi aspettare dai datori di lavoro. Gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale nel prepararli a tutto questo facendo loro acquisire tali competenze prima che lascino le aule scolastiche in modo permanente. La possibilità di vivere un esperienza di tirocinio, rappresenta una buona opportunità per tradurre in pratica queste abilità, una volta che sia stata promossa la consapevolezza e la competenza in materia di rischio e sicurezza sui luoghi di lavoro. Lo scopo dell iniziativa è, pertanto, quello di proporre un metodo didattico pragmatico che aiuti gli insegnanti a fornire agli studenti le competenze necessarie ad identificare, valutare e gestire i rischi connessi al lavoro Modalità di realizzazione Il pacchetto video Check It Out consta di tre componenti principali: un video di 20 minuti un pacchetto informativo per gli insegnanti esercizi per gli allievi (schede). Il video mostra l'esperienza di tirocinio lavorativo di quattro giovani, inviati dalla scuola in quattro differenti ambienti di lavoro e dimostra come i principi di gestione del rischio possano essere tradotti in pratica. Le note informative per gli insegnanti sono pensate per supportare e promuovere il dibattito sulle tematiche trattate nel video e comprendono, inoltre, metodi di insegnamento consigliati, programmi e risorse per le lezioni (per es. lucidi per proiezioni). Gli esercizi incoraggiano gli studenti a prendere in considerazione i rischi cui sono esposti nella vita quotidiana e quelli che potrebbero incontrare se scegliessero di fare un tirocinio. In particolare, gli esercizi mirano a rafforzare i messaggi trasmessi nel video, incoraggiando gli studenti ad esaminare gli scenari interpretati dai quattro studenti che svolgono il tirocinio. Fonte: ~ Check it out. Risk assessment for young people on work placement, HSE Books,UK È possibile rilevare, infine, come tra gli Stati Membri più attivi nella valorizzazione delle opportunità di intervento a valere sulla programmazione FSE compaiano paesi di recente adesione all Unione Europea, come la Romania, l Estonia e la Slovacchia. Anche in Italia è possibile individuare alcuni interventi interessanti cofinanziati dal FSE e realizzatisi nel periodo di programmazione (Tabella 3.2). 26

39 Tabella Rassegna di alcune esperienze cofinanziate dal FSE in Italia nel periodo TIPOLOGIA di INTERVENTO PAESE PROGETTO PIEMONTE Un modello organizzativo di Responsabilità sociale per PMI e imprese artigiane FORMAZIONE AI LAVORATORI (PERCORSI FORMATIVI RIVOLTI A SPECIFICHE CATEGORIE AI LAVORATORI) FORMAZIONE AI LAVORATORI (E CAMPAGNA INFORMATIVA) FORMAZIONE AZIENDALE (ATTIVITA DI FORMAZIONE RIVOLTE AD UNA SPECIFICA REALTA AZIENDALE) FORMAZIONE NELLE SCUOLE/TIROCINIO (PERCORSI FORMATIVI RIVOLTI A STUDENTI, CHE INTEGRANO L APPROCCIO DIDATTICO FORMALE E/O CONCRETE ESPERIENZE DI LAVORO) INTERVENTI IN AZIENDA (PRATICHE CHE INCIDONO SULL ORGANIZZAZIONE E SULLA GESTIONE DEL SISTEMA DI SICUREZZA AZIENDALE) CAMPAGNE INFORMATIVE (ATTIVITA EDUCATIVE, DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE) PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO Management per la gestione integrata dei sistemi di qualità, sicurezza, ambiente Nuove tecnologie per il coordinatore per la sicurezza: l uso di autocad per la redazione e la gestione di piani di sicurezza e coordinamento Progetto Extra-Bau. Formazione nei cantieri CAMPANIA Esperto aziendale in sicurezza sul lavoro EMILIA ROMAGNA TOSCANA FRIULI VENEZIA GIULIA Edil Safety formazione e sensibilizzazione alla sicurezza nel settore edile Sicurezza e prevenzione sul lavoro: dalla normativa ai comportamenti. Sic-Pras TRIO Sistema integrato di e-learning I lavoratori stranieri e la sicurezza sul lavoro. Progetto sperimentale di formazione e informazione antinfortunistica per lavoratori stranieri in FVG LOMBARDIA Sicurezza e salute sul lavoro nelle fattorie didattiche e nelle fattorie aperte: una tutela per l'operatore e per il visitatore SARDEGNA Corso di Formazione Continua - La Briciola FRIULI VENEZIA GIULIA FRIULI VENEZIA GIULIA Formazione dei neo-assunti Unità formative sulla sicurezza IRES FVG Alternanza scuola-lavoro Pittini. Modelli, metodologie e sistemi di governance per l integrazione tra formazione formale e non formale Percorsi triennali di prima formazione PROVINCIA Consulenza alle aziende per la prevenzione degli infortuni e della salute dei lavoratori AUTONOMA DI TRENTO LOMBARDIA Buone prassi nazionali sulle procedure per la sicurezza e salute sul lavoro nei diversi comparti produttivi (INAIL ISPESL) A scuola di sicurezza! EMILIA ROMAGNA FRIULI VENEZIA GIULIA A scuola di sicurezza Safety Café Fonte: Banca dati dei progetti FSE ( Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Rapporti regionali 27

40 Tra le 20 iniziative considerate nel panorama italiano, 9 corrispondono ad interventi di formazione rivolta ai lavoratori, 4 sono campagne informative, 4 rientrano nella formazione aziendale, 2 sono riconducibili ad interventi di formazione nelle scuole/tirocinio e, da ultimo, si individua un solo intervento in azienda. Guardando alle iniziative più rappresentate in Italia, si nota che, così come avviene su scala europea, i percorsi di formazione ai lavoratori sono rivolti a target non omogenei di beneficiari. Parimenti, infatti, in diversi casi i destinatari sono i dipendenti del settore edile (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Toscana), con particolare riferimento ai lavoratori stranieri impiegati nei cantieri sia per il progetto sperimentale di formazione ed informazione antinfortunistica per lavoratori stranieri promosso dalla CGIL e dall Associazione Lavoratori Immigrati del Friuli Venezia Giulia (ALEF), che nell esperienza del progetto Extra-Bau di formazione ai lavoratori stranieri, erogata direttamente nei cantieri della Provincia di Bolzano grazie all utilizzo di un apposito mezzo mobile (denominato Safety Mobil ). Le altre esperienze di formazione ai lavoratori si articolano in percorsi sulla sicurezza rivolti a specialisti in salute e sicurezza (Campania) ed al management dei sistemi di sicurezza (Piemonte, Provincia Autonoma di Trento) e in percorsi caratterizzati dall applicazione di modelli formativi innovativi (Toscana). Le due esperienze toscane si caratterizzano infatti per la promozione di strumenti che rappresentano una novità nel panorama formativo: il sistema integrato di e- Learning TRIO della Regione Toscana, che rappresenta un progetto innovativo di Formazione a Distanza, erogato attraverso il Web e capace di abilitare modelli di Lifelong Learning; il progetto Sic-Pras, promosso dalla Provincia di Prato, che promuove percorsi formativi sulla sicurezza ispirati al modello del circolo di studio. Box n. 4 - Toscana Sicurezza e prevenzione sul lavoro: dalla normativa ai comportamenti - Sic_Pras Periodo di programmazione Organizzazione: A.S. Form Agenzia Sviluppo e Formazione Breve descrizione del progetto Sic_Pras è un progetto pilota cofinanziato da Provincia di Prato e FSE, che ha visto la realizzazione di 5 circoli di studio comprendenti 66 partecipanti tra imprenditori edili, lavoratori stranieri impiegati nel settore tessile, badanti, responsabili dei lavoratori per la sicurezza e giovani lavoratori. I circoli di studio per la formazione sulla sicurezza rappresentano un attività auto-formativa fondata sull'espressione della domanda di apprendimento dei partecipanti, riuniti in piccoli gruppi, per un breve periodo ed allo scopo di formarsi rispetto ad un tema individuato dai partecipanti stessi. Obiettivi Individuazione un modello formativo efficace e sostenibile ispirato al metodo del circolo di studio nell ambito delle strategie regionali di sviluppo delle politiche della domanda di formazione dei lavoratori; 28

41 Superamento dell inefficacia associata a modelli formativi che: risultano inadeguati ad un target di lavoratori in formazione; non sono appropriati ad un mercato del lavoro in cui cresce la presenza di culture diverse; non prevedono modalità di valutazione dei learning outcome, ovvero delle competenze effettivamente acquisite; Sperimentazione di un modello formativo che sia maggiormente in grado di garantire la diffusione della cultura della sicurezza e soprattutto il fondamentale passaggio dalle competenze ai comportamenti. Modalità di realizzazione Il modello prevede un numero di partecipanti compreso tra 8 e 12, fino ad un massimo di 22, per un percorso articolato in 20 ore. Il circolo ha il supporto di un tutor, con la funzione di facilitatore delle dinamiche interne e segretario dell attività (presente per 10 ore in ognuno dei circoli) e di un esperto disciplinare (presente per 8 ore, qualora sia ritenuto necessario sulla base delle esigenze e delle tematiche emerse nelle riunioni preparatorie). La sede viene messa a disposizione dalla struttura di supporto ed il calendario formativo è redatto direttamente dai partecipanti e calibrato sulle loro necessità. Il progetto si è articolato in tre distinte fasi di realizzazione: 1. Espressione della domanda di partecipazione: i potenziali partecipanti sono posti nella condizione di riconoscersi come pubblico potenziale dei circoli di studio; 2. Avvio dei circoli di studio: preparazione dell incontro, creazione della rete di relazioni tra i partecipanti, presa di decisioni relative all attività da svolgersi all interno del circolo, elaborazione del progetto esecutivo condiviso dal gruppo. 3. Svolgimento del circolo di studio: monitoraggio dell attività e valutazione del processo, utilizzo del materiale didattico Fonte: Le campagne informative individuate sono realizzate su scala nazionale (banca dati delle buone prassi curata da INAIL e ISPESL), a livello regionale (Emilia Romagna), provinciale (Friuli Venezia Giulia: Provincia di Gorizia) ed infine a livello di agenzia formativa (Lombardia: Bergamo). Il progetto promosso da INAIL e ISPESL è volto alla creazione di una banca dati fruibile da tutti coloro che sono coinvolti nella gestione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, contenente buone prassi organizzative o procedurali nei diversi comparti produttivi, coerenti con la normativa vigente e generalizzabili su scala nazionale. Sul portale INAIL è presente un motore di ricerca che consente la consultazione dei documenti per tipologia: soluzioni aziendali, buone tecniche, linee guida e materiale informativo. I materiali relativi sono classificati per settore produttivo, area di rischio, mansione e agente materiale. Le campagne realizzate in Emilia Romagna e Lombardia sono, invece, finalizzate all introduzione dei temi della tutela della salute e della sicurezza nei programmi di studio della scuola primaria e secondaria. Gli istituti scolastici superiori delle province di Reggio Emilia, Modena e Bologna hanno promosso l inserimento del tema sicurezza e tutela alla salute all interno dei programmi curricolari scolastici, sede primaria e strategica per la formazione della cultura della sicurezza nelle strade, nei luoghi di lavoro, nell alimentazione e della tutela della salute. A Bergamo, il Servizio Medicina Preventiva di Comunità e l ISPESL hanno prodotto un manuale, scritto in collaborazione tra autorità sanitaria locale e insegnanti della scuola primaria, che fornisce un supporto concettuale e 29

42 metodologico per la trasmissione della cultura della sicurezza, intesa come maturazione ed espressione di capacità protettive attraverso un processo a spirale fondato sull esperienza individuale e collettiva, nell arco della scuola dell obbligo. L esperienza del Safety cafè nella Provincia di Gorizia, infine, si propone come un luogo di scambio di informazioni sulla sicurezza sul lavoro, di carattere informale, facilmente accessibile, destinato a tutti ed in particolare ai soggetti a rischio, quali lavoratori immigrati e lavoratori in regime d appalto in imprese del comparto edile, metalmeccanico e navalmeccanico. Box n. 5 - Lombardia a scuola di sicurezza! Periodo di programmazione Organizzazione: Servizio Medicina Preventiva di Comunità (Bergamo) e ISPESL Breve descrizione del progetto a scuola di sicurezza! è un progetto biennale portato avanti da un gruppo di lavoro multidisciplinare (composto da insegnanti, operatori sanitari ed esperti di SSL), che mira all inserimento delle tematiche di salute e sicurezza nei curricula scolastici, per aiutare gli studenti a sviluppare conoscenze, attitudini e capacità di comportamento orientati all adozione ed al mantenimento di stili di vita sani e sicuri. Il percorso di collaborazione tra personale scolastico e personale della ASL ha prodotto un manuale di supporto per la costruzione di un progetto educativo che affronti le tematiche della salute e della sicurezza, dalla scuola materna alla scuola secondaria. Obiettivi a) Formulare un modello di percorso educativo per studenti della scuola elementare e media, corredato di proposte e strumenti didattici sul tema della sicurezza; b) Proporre un modello di processo formativo per insegnati finalizzato ad una corretta applicazione del percorso educativo; c) Definire ed applicare dei criteri e dei metodi di valutazione efficaci da applicare ai due processi sopra esposti; d) Raccogliere un pacchetto di documentazione metodologica e applicativa e renderla fruibile da tutte le scuole che vorranno applicare il metodo. Modalità di realizzazione La necessità principale per gli operatori scolastici e sanitari è stata quella di passare da un setting educativo in cui si trasmettono nozioni ad un altro in cui vengono promossi valori, stili di vita, capacità e competenze. Alla base di questo passaggio, vi è il concetto di cultura della salute e della sicurezza da intendere come sviluppo ed espressione di capacità preventive e protettive, attraverso un percorso fondato sull esperienza individuale e collettiva che, coerentemente alle indicazioni dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) di Atlanta, USA, e traendo ispirazione dal Modello Michigan, viene adattato al contesto della Scuola italiana. Per ogni ordine di scuola e ogni area tematica individuata (casa, scuola, strada e territorio) è previsto quindi lo sviluppo di competenze relative al sapere (cognitive), al saper fare (attitudinali) e al saper essere (comportamentali). Questo processo può essere applicato a tutte le discipline (matematica, scienze, letteratura, storia e geografia ecc.). Il progetto si è sviluppato su tre livelli: Realizzazione di un corso di formazione per insegnanti: analisi dei bisogni formativi; definizione degli obiettivi educativi; aggiornamento sulle metodologie appropriate di educazione alla salute; aggiornamento sui dati epidemiologici relativi alla sicurezza; attuazione del percorso formativo con produzione di schede operative mirate. Realizzazione delle attivazioni pratiche e definizione di un sistema di valutazione: schede operative ad integrazione del manuale per l inserimento curricolare dei temi della salute e della sicurezza; 30

43 interventi di educazione alla salute sui temi della prevenzione attraverso la sperimentazione delle schede operative prodotte e la loro implementazione; sistema di valutazione del materiale prodotto (fruibilità da parte degli studenti, adattabilità ai vari contesti ); valutazione dei risultati in termini di crescita della cultura della salute e sicurezza e di conseguente riduzione del fenomeno infortunistico. Realizzazione di un pacchetto di documentazione: documentazione sui dati epidemiologici relativi agli incidenti (stradali, domestici, a scuola e sul territorio) a livello nazionale ed europeo; documentazione metodologica sull educazione alla salute e sicurezza: linee guida nazionali e internazionali sullo sviluppo della cultura della prevenzione; documenti di letteratura sui temi della sicurezza e su interventi di prevenzione di efficacia dimostrata; kit di progetti di educazione alla salute e sicurezza rivolti ai ragazzi delle scuole elementari e secondarie di 1 grado. Fonte: ASL Provincia di Bergamo - Dipartimento di prevenzione e MIUR - Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia C.S. Amministrativi di Bergamo - Ufficio Prevenzione e Sicurezza, a scuola di sicurezza! Inserimento curricolare dei temi di prevenzione e sicurezza, 2002 AA.VV., Progetto pilota per lo sviluppo della cultura della salute e della sicurezza nelle scuole di un territorio circoscritto, in Prevenzione Oggi, Vol. 1, n. 3-4, 2005 Box n. 6 - Friuli Venezia Giulia Safety café Periodo di programmazione Organizzazione: Provincia di Gorizia, Enaip Friuli Venezia Giulia, Enfap, SZDI IRSIP, INAIL, AIAS Breve descrizione del progetto Il Safety café è un progetto pilota per la divulgazione della cultura della sicurezza e della prevenzione degli infortuni sul lavoro, voluto dalla Provincia di Gorizia in collaborazione con diversi soggetti territoriali. Il Safety café vuole essere un luogo di scambio di informazioni sulla sicurezza sul lavoro, di carattere informale, facilmente accessibile, destinato a tutti e in particolare ai soggetti a rischio, quali lavoratori immigrati, lavoratori in regime d appalto in imprese del comparto edile, metalmeccanico e navalmeccanico e infine soggetti alle dipendenze di agenzie di somministrazione di lavoro. Obiettivi Le campagne di comunicazione sociale hanno la finalità di sensibilizzare l opinione pubblica nell affrontare problemi di carattere e interesse collettivo partendo dalla modifica e dal cambiamento di atteggiamenti e comportamenti degli individui e dei gruppi sociali. L obiettivo fondamentale, in questo caso, è la riduzione nel medio periodo del numero e della gravità degli infortuni sul lavoro, in particolare tra le fasce direttamente toccate dal progetto. Obiettivi specifici: selezionare il materiale informativo sulle tematiche della sicurezza prodotto fino ad oggi; diffondere il materiale selezionato, pianificare una campagna informativa adeguata allo scopo e ai mezzi disponibili; tradurre nelle principali lingue in uso presso i lavoratori extracomunitari presenti in provincia gli opuscoli ed il materiale didattico e divulgativo (audiovisivi, cartelloni, CD Rom); fare informazione, portando a clienti/utilizzatori finali una parte, selezionata, del materiale informativo sulla sicurezza già prodotto negli anni ma normalmente fermatosi in azienda, a livello direzionale medio alto; fare informazione in maniera semplice, accessibile, vicina al destinatario finale anche e soprattutto utilizzando l innovativa figura del mediatore/ facilitatore per la safety. Modalità di realizzazione Nell ottica di giungere a una maggiore sensibilità relativamente alla prevenzione degli infortuni anche al di fuori dei tradizionali luoghi di lavoro, il Safety café è presente stabilmente sul territorio provinciale con 11 info-point, 31

44 posizionati nelle sedi delle associazioni datoriali e di categoria, all Ufficio Stranieri della Questura, nei Centri per l Impiego di Monfalcone e Gorizia e nelle segreterie dei principali enti di formazione. Per una garanzia di efficacia sono impiegati una serie di mediatori/facilitatori per la safety, figure chiave per la diffusione delle informazioni, selezionati tra i rappresentanti delle realtà associative (formali e non) di extracomunitari, di livello culturale medioalto e con buone capacità comunicative, in grado di trasferire le conoscenze relative alla cultura della sicurezza in maniera particolarmente amichevole grazie alla comunanza di linguaggio e di consuetudini culturali e di quotidianità con i discenti. Azioni rilevanti: progettazione dell identità visiva del progetto (sulla base della definizione delle possibili associazioni positive nei confronti del progetto in grado di comunicare contenuti secondo 3 fattori chiave: specificità, valori, vantaggi); azioni di media relations (attività attinenti alle relazioni con gli organi di stampa e di informazione, che comprendono la produzione di comunicati stampa da inviare alle redazioni, ma anche l instaurazione di una relazione con i professionisti dell informazione); advertising (promozione del progetto a mezzo stampa, internet, tramite pieghevoli, spot radiofonici, affissioni); corner mobili (ambienti conviviali di incontro dove effettuare una prima attività di promozione del progetto in un contesto che metta in secondo piano gli aspetti legati agli obblighi di legge per evidenziare invece quelli relativi al miglioramento delle condizioni di lavoro ed a un conseguente accrescimento del benessere legato alla tranquillità del lavorare sicuro). Fonte: ICUREZZA.pdf I percorsi di formazione aziendale individuati sono, in due casi, rivolti a specifiche realtà imprenditoriali (laboratorio di panificazione in Sardegna e fattoria didattica in Lombardia). Nel caso delle unità formative sulla sicurezza proposte dall Istituto per la Ricerca Economica e Sociale - IRES del Friuli Venezia Giulia, esse si caratterizzano per la valorizzazione di una metodologia didattica incentrata sull integrazione tra teoria e pratica, individuando tre linee di intervento: conoscenza del pericolo, diminuzione del rischio, individuazione del danno e primo soccorso. Sempre nella regione Friuli Venezia Giulia, il progetto di formazione per i neo-assunti proposto dall Officina Pittini per la Formazione, infine, si distingue per il taglio fortemente personalizzato dei percorsi proposti alle aziende, in funzione del profilo dei neo-assunti che parteciperanno alle attività formative. I due progetti di formazione nelle scuole/tirocinio presentati hanno avuto luogo entrambi in Friuli Venezia Giulia. Nel primo caso ritroviamo l Officina Pittini per la Formazione, che propone un modello di governance dell alternanza scuola-lavoro in grado di integrare in termini di reciproca valorizzazione il tradizionale setting d aula con la formazione on the job, mediante una progettazione modulare incentrata sulla maturazione di specifiche unità di competenze. La seconda esperienza riportata è quella dei percorsi triennali di prima formazione gestiti dall Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale e rivolti ad allievi che abbiano concluso la scuola secondaria 32

45 di primo grado. Il modello formativo proposto vuole collocare l educazione alle norme ed ai comportamenti sicuri all interno di un quadro più ampio di educazione civica e socializzazione ai valori positivi della convivenza sociale. Box n. 7 - Friuli Venezia Giulia Alternanza Scuola Lavoro Pittini Periodo di programmazione Organizzazione: Officina Pittini per la Formazione Breve descrizione del progetto L esperienza Alternanza Scuola Lavoro rappresenta un progetto pilota di implementazione del modello di alternanza all interno del contesto scolastico previsto dalla legislazione ministeriale (L. 53/2003), realizzato a livello regionale dall Officina Pittini per la Formazione. Gli allievi tra i 15 e i 18 anni hanno la possibilità di sperimentare periodi di apprendimento in un contesto lavorativo, in alternanza con la formazione nei contesti formali. Questa sperimentazione vuole contribuire all identificazione delle competenze acquisite in contesti non formali ed alla messa a punto di un nuovo sistema di riconoscimento delle competenze acquisite nella formazione in azienda (formazione non formale). Obiettivi Realizzare una forma di sperimentazione del decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali relative all'alternanza scuola-lavoro; Definire un modello di riconoscimento e certificazione delle competenze acquisite on the job, riducendo il divario tra le richieste avanzate dal dettato legislativo e le prassi attualmente utilizzate nel campo dell istruzione e della formazione; Arricchire la formazione acquisita nei contesti scolastici collegandola con l esperienza pratica a favore dell acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro; Favorire la flessibilità e l orientamento per valorizzare stili di apprendimento e vocazioni professionali degli allievi; Promuovere l integrazione nei processi formativi dei soggetti rilevanti sul mercato del lavoro, degli gli enti pubblici e privati, inclusi quelli del terzo settore; Correlare l'offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio. Modalità di realizzazione Il tutor scolastico segue gli allievi interessati nella formulazione del proprio piano formativo individuale, in cui si individuano: la figura professionale, le unità di competenza prescelte e le conseguenti unità della formazione formale e non formale. Successivamente, si ha la programmazione didattica integrata tra scuola e azienda per la realizzazione del progetto formativo a cui fa seguito la presa in carico presso l azienda, con la definizione del project work e delle attività di affiancamento. L erogazione della formazione, avviene entro tre setting distinti: formazione d aula presso la scuola formazione d aula presso l azienda con modalità di didattica attiva formazione on the job. Il profilo professionale è concepito come un insieme di competenze interdipendenti e, allo stesso modo, ciascuna competenza è intesa come un sistema di elementi di tipo conoscitivo e operazionale (conoscenze e capacità), che possono essere acquisiti sia in contesti formativi formali che non formali. Gli elementi della competenza possono quindi essere sviluppati sia in aula che on the job, all interno di un sistema formativo che integri il ruolo della scuola con quello dell azienda formativa, purché siano oggetto di valutazione secondo pratiche condivise tra scuola ed azienda. Per ricomporre saperi sviluppati in aula e capacità acquisite nella pratica risultano, pertanto, centrali la figura ed il ruolo di mentore propri del tutor formativo Fonte: 33

46 L unico intervento in azienda individuato, è stato realizzato in Provincia di Trento e consiste nella proposta di un percorso di consulenza alle aziende per la prevenzione degli infortuni e la promozione della salute dei lavoratori, attraverso la stesura di un check-up dell impresa e la predisposizione di un piano di intervento volto al raggiungimento di una maggiore protezione dagli infortuni e dalle malattie professionali connessi con l attività lavorativa. Box n. 8 - Provincia Autonoma di Trento Consulenza alle aziende per la prevenzione degli infortuni e la salute dei lavoratori Periodo di programmazione Organizzazione: Confindustria Trento Assoservizi S.r.l. Breve descrizione del progetto I servizi di consulenza alle imprese rientrano nei finanziamenti che la legge provinciale 3/2005 Promozione della cultura e dell etica di impresa ha previsto in termini di servizi diretti alle imprese industriali e volti a stimolare le imprese stesse all ulteriore evoluzione dei sistemi produttivi utilizzati e ad introdurre modifiche tecniche, procedure di lavoro ed accorgimenti adeguati da cui derivino maggiore protezione dagli infortuni e dalle malattie professionali connessi con l attività lavorativa, nonché di creazione di condizioni idonee all inserimento lavorativo di soggetti portatori di handicap. Obiettivi Analizzare la situazione di fatto delle aziende rispetto alla normativa di prevenzione infortuni e di tutela della salute dei lavoratori, per valutare: misure aziendali tese al miglioramento della sicurezza e all applicazione delle buone prassi; adeguate misure per la tutela della salute dei lavoratori in funzione della tipologia delle lavorazioni e delle caratteristiche dei luoghi di lavoro; procedure aziendali per la migliore sensibilizzazione dei lavoratori sul tema della prevenzione e per l ottimale interscambio (verticale ed orizzontale) di informazioni ed esperienze utili a migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Modalità di realizzazione La consulenza svolta dall ente attuatore prevede nei confronti di ogni azienda interessata: 1. un incontro con i responsabili dell azienda nel corso del quale: si analizza il registro degli infortuni; si esamina quanto effettuato dall azienda per l informazione e la formazione dei lavoratori in merito ai rischi di carattere generale come di particolare rilevanza connessi a specifiche mansioni; si effettua un sopralluogo da parte di un tecnico qualificato e di un medico del lavoro per l analisi della citata situazione di fatto dell azienda negli ambiti di rispettiva competenza. 2. la stesura di un check-up che, evidenziate le eventuali carenze nella corretta e completa applicazione delle specifiche normative di prevenzione infortuni e di tutela della salute dei lavoratori, indicherà gli interventi da porre in essere per la messa a norma di tali carenze, indicando le priorità di intervento. Il check-up non si limita ad esaminare la mera applicazione formale delle norme, ma va ad esaminare soprattutto e con particolare attenzione l esistenza o meno di misure aziendali tese al miglioramento della sicurezza. 3. l eventuale intervento di uno psicologo che supporti l azienda nell individuazione delle metodologie più efficaci a sensibilizzare i dipendenti sulla sicurezza del lavoro, inducendoli ad applicarne costantemente i criteri e le procedure. La consulenza svolta consente alle aziende interessate di: valutare, in base alle risultanze del check-up, la loro posizione per quanto riguarda le problematiche della sicurezza del lavoro e della tutela della salute dei lavoratori; predisporre un piano di interventi per l eventuale miglioramento delle misure interne a salvaguardia dell integrità fisica e della salute dei lavoratori che superi il mero rispetto degli obblighi di legge; 34

47 conoscere il livello di percezione dei lavoratori delle problematiche di cui al precedente punto e dare concreto seguito alle indicazioni dello psicologo per elevare il detto livello di percezione e per incrementare l autotutela dei lavoratori (prevenzione infortuni vissuta non come imposizione, ma applicata per autoconvinzione); valutare i presupposti per l eventuale incremento numerico dei lavoratori disabili, tenuto conto della tipologia di attività svolta dall impresa. Fonte: ; INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI IN ITALIA E NELLE MARCHE: I DATI AMMINISTRATIVI INAIL Dalle attività istituzionalmente poste in essere dall Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL)per perseguire i propri obiettivi (contribuire a ridurre il fenomeno infortunistico, assicurare i lavoratori che svolgono attività a rischio; garantire il reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati sul lavoro) derivano dati ed informazioni di natura amministrativa raccolti in appositi database dall Istituto stesso. In particolare, il quadro amministrativo, implicito nel ruolo svolto dell INAIL, per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali può essere ricostruito in maniera sintetica attraverso alcune informazioni e definizioni di base. L art. 2 del DPR 1124 del 30/06/1965 Testo unico delle disposizioni per l assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali specifica che: L'assicurazione comprende tutti i casi di infortunio avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un'inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un'inabilità temporanea assoluta che importi l'astensione dal lavoro per più di tre giorni. In questo contesto: o gli infortuni denunciati rappresentano il totale degli infortuni notificati all INAIL (si tenga presente che la denuncia degli infortuni è obbligatoria sia per i casi individuati dall art. 2 del sopra citato T.U. che per le categorie individuate dal D.l.g. 38/2000); o gli infortuni definiti sono quelli per i quali si è concluso l iter sanitario e amministrativo da parte dell INAIL. La definizione può essere positiva in presenza di inabilità temporanea o permanente al lavoro, di morte con superstiti o senza superstiti e di regolari senza indennizzo; oppure negativa quando il caso non è riconosciuto come infortunio sul lavoro; o gli infortuni con definizione positiva o riconosciuti sono gli infortuni che corrispondono alla definizione prevista dall art. 2 del T.U. sia per quanto riguarda l aspetto sanitario che quello amministrativo. Rientrano negli infortuni riconosciuti le seguenti tipologie di 35

48 definizione: temporanea, permanente, mortale senza superstiti o con superstiti, non indennizzati; o gli infortuni indennizzati sono una parte degli infortuni riconosciuti per i quali l INAIL eroga una prestazione economica. Rispetto agli infortuni riconosciuti mancano i casi non indennizzati ; o le malattie professionali: per epoca di manifestazione della malattia professionale NON s intende il momento dell insorgenza della malattia. Se questa ha determinato assenza dal lavoro, coincide con il primo giorno di assenza, in caso contrario con la data in cui la segnalazione è pervenuta all INAIL. I flussi informativi generati dalle attività di ricezione delle denunce sugli infortuni e le malattie professionali, di riconoscimento degli infortuni e di indennizzo degli stessi alimentano gli archivi gestionali dell INAIL sugli infortuni e sulle malattie professionali. In particolare: La Banca Dati statistica dell INAIL 28, che contiene dati e informazioni sull andamento e sulle caratteristiche degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali anche a fini preventivi, per zone geografiche e per settori produttivi, per diverse modalità di accadimento degli infortuni, per frequenza e gravità degli eventi lesivi. La Banca Dati è strutturata nelle seguenti aree tematiche, di contenuto strettamente statistico: Aziende assicurate, Eventi denunciati, Eventi indennizzati, Rischio 29,. La Banca Dati Interattiva degli Infortuni sul Lavoro dell ISPESL 30, che contiene informazioni sugli eventi verificatisi nel periodo L applicazione si basa su dati di fonte INAIL e rientra nell ambito degli accordi di collaborazione previsti dal protocollo d intesa sul Sistema Informativo nazionale integrato per la prevenzione nei luoghi di Lavoro del 2007 fra INAIL - ISPESL IPSEMA - Regioni e Province autonome - Ministero del Welfare. In questa banca dati sono presi in considerazione i casi definiti positivi, ovvero i casi conclusi con il riconoscimento da parte dell INAIL dello status di infortunio sul lavoro (cioè gli infortuni con conseguenze temporanee, permanenti e mortali, gli infortuni in franchigia e gli infortuni dati%20statistica&link= 29 È in fase di realizzazione una ristrutturazione integrale della Banca dati al fine di recepire nuovi segmenti informativi emergenti (lavoratori stranieri, lavoratori atipici, infortuni in itinere, ecc.) e le nuove disposizioni legislative stabilite, tra le altre, dal D.Lgs. n. 38/

49 regolari senza indennizzo ). Non sono invece compresi i casi ancora in corso di definizione e quelli definiti negativamente. La Banca Dati Interattiva delle Malattie Professionali dell ISPESL 31 contiene informazioni sugli eventi definiti positivamente dall INAIL tra il 2000 e il La Banca dati prende in considerazione i casi definiti positivi, cioè il cui iter burocratico si è concluso con il riconoscimento da parte dell INAIL dello status di malattia professionale. Sono quindi presenti le tecnopatie con conseguenze temporanee, permanenti e mortali e i casi regolari senza indennizzo ; al contrario mancano i casi ancora in corso di definizione e quelli definiti negativamente. Trattandosi di dati di natura amministrativa è opportuno precisare alcuni caveats da considerare nel loro utilizzo: Relativamente agli infortuni denunciati occorre tenere presente che all INAIL possono essere denunciati anche infortuni (ad esempio, con durata dell inabilità temporanea inferiore a 4 giorni) che non rientrano tra i casi individuati dall art. 2 del DPR 1124 del 30/06/1965 e tra le categorie individuate dal D.l.g. 38/2000; Il numero di infortuni denunciati e di malattie professionali può essere sottostimato a causa del lavoro nero e/o irregolare o della mancata notifica d infortuni per i quali la denuncia sarebbe obbligatoria o dai casi in franchigia, ovvero di infortuni che non hanno determinato un inabilità temporanea assoluta con assenza dal lavoro superiore a tre giorni, pur presentando tutte le altre caratteristiche degli infortuni sul lavoro; I dati su infortuni e malattie professionali possono essere sottostimati in quanto le informazioni sul rischio psico-fisico e sullo stress lavoro-correlato sono più difficilmente rilevabili. Ciò è ancor più vero nel caso della componente femminile dei lavoratori, più facilmente esposta a problematiche di questo tipo, infatti (Inail, 2009) 33 : o La salute e la sicurezza femminile sul lavoro sono ancora oggi, di fatto, scarsamente considerate: i pericoli del lavoro riconosciuti sono associati ad attività (edilizia, trasporti, miniere, pesca ) quasi esclusivamente maschili piuttosto che alla sanità, al terziario o all industria tessile nei quali l occupazione femminile si concentra; Come per la Banca Dati Interattiva degli Infortuni sul Lavoro, i dati sono forniti dall INAIL, nell ambito degli accordi di collaborazione previsti dal protocollo d intesa sul Sistema Informativo nazionale integrato per la prevenzione nei luoghi di Lavoro del 2007 fra INAIL - ISPESL IPSEMA - Regioni e Province autonome - ministero del Welfare. 33 INAIL (2009), Genere e stress lavoro-correlato: due opportunità per il Testo Unico - Verso l elaborazione di linee guida, INAIL, Roma. 37

50 o Poiché spesso la condizione della donna, nel nostro sistema sociale e lavorativo non parte certo da una situazione di parità rispetto agli uomini, sarebbe importante l adozione formale di un concetto di salute ampio, in grado di comprendere una tutela estesa non solo all esposizione ai rischi fisici o chimici, ma anche ai fattori di rischio psico-fisico e allo stress lavoro-correlato, elementi questi ultimi che possono avere conseguenze di danno diverse per la popolazione lavorativa femminile, tenendo conto anche del fatto che le forme di occupazione non standard sono in prevalenza declinate al femminile e incidono sulla sicurezza e sulla qualità della vita Frequenza relativa degli infortuni e gravità di infortunio Gli approfondimenti proposti in questa sezione si basano sui dati contenuti nella Banca Dati statistica dell INAIL. Questa Banca Dati, come precedentemente anticipato, contiene anche un area tematica Rischio nella quale sono contenute informazioni di II livello, ovvero frutto di specifiche elaborazioni statistiche effettuate sui dati di base contenuti nelle aree Aziende, Eventi denunciati ed Eventi indennizzati, opportunamente integrati. Queste informazioni di II livello si sostanziano essenzialmente in due tipologie di indicatori statistici: Frequenza relativa (x 1000 addetti 34 ): rapporto tra eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. Rapporto di gravità (x addetto): rapporto tra le conseguenze degli eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. Le conseguenze sono espresse in giornate perdute, quantificate sulla base di convenzioni internazionali recepite dall'u.n.i. (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) Gli «addetti» riportati nella banca dati sono unità di lavoro-anno calcolate, per ciascuna Posizione Assicurativa, come rapporto tra l'ammontare complessivo delle retribuzioni corrisposte nell'anno e 300 volte la retribuzione media giornaliera dei casi di infortunio verificatisi (e indennizzati) nelle aziende operanti nella stessa provincia ed appartenenti al grande gruppo di tariffa in cui è classificata la posizione assicurativa considerata. Il corrispondente numero delle ore lavorate può stimarsi moltiplicando approssimativamente per 1740 il numero degli addetti-anno. Nel numero degli addetti non sono comprese quelle categorie di lavoratori (apprendisti artigiani e non artigiani, soci di cooperative di facchini o di pescatori,...) per le quali non si rilevano le retribuzioni in quanto il premio non è collegato ad esse. Per le aziende artigiane, oltre ai lavoratori dipendenti, è indicato il numero degli autonomi (titolari, familiari, soci) calcolato tenendo conto del periodo lavorativo. Il corrispondente numero di ore lavorate può stimarsi approssimativamente moltiplicando per 1800 il numero degli autonomi. Fonte : INAIL. 35 INAIL, Glossario, P age =Per _i_giornalisti/glossario/index.jsp 38

51 Gli esposti sono gli addetti (lavoratori dipendenti e autonomi) riportati nell Area tematica Aziende 36. Nel caso di aziende che svolgano più lavorazioni previste dalla tariffa INAIL, gli infortuni e gli esposti sono ripartiti in quote proporzionali (Rischio misto). Le tabelle articolate a livello territoriale (province, regioni, ripartizioni geografiche) non comprendono le aziende non artigiane con unità locali situate in più province (aziende plurilocalizzate). Nello specifico, gli indici di frequenza e di gravità, relativi agli eventi infortunistici riconosciuti dall INAIL ed ai diversi tipi di inabilità conseguente, consentono di analizzare il livello del rischio e del danno infortunistico, normalizzando (standardizzando) gli eventi infortunistici rispetto alla dimensione addetti per territorio e per gestione/settore di attività economica. In altri termini, il fenomeno infortunistico essendo rapportato al numero di addetti viene dimensionato in maniera più precisa rispetto a territorio/gestione/settore di riferimento ed è più correttamente confrontabile nel tempo e nello spazio. Per disporre di una base statistica più stabile e significativa, gli indicatori sono costruiti dall INAIL con riferimento alla media dell'ultimo triennio consolidato ( ). Il ricorso alla media triennale consente, tra l altro, di dare una misura del rischio più rappresentativa, attenuando l effetto degli avvenimenti eccezionali. Per quanto riguarda le frequenze relative di infortunio, si osserva che gli indici di frequenza infortunistica medi per il triennio hanno valore più alto nelle Marche rispetto all Italia centrale ed al contesto nazionale, sia considerando il totale degli infortuni indennizzati (e, si ricordi, opportunamente integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati), che guardando alla tipologia di infortunio (inabilità temporanea, inabilità permanente, morte). Infatti, a fronte di un indice regionale pari a 33,13, il Centro si attesta al 26,4 e l Italia nel complesso al 28,50 (Tabella 3.3) 36 Gli addetti riportati nella banca dati sono unità di lavoro-anno calcolate facendo, per ciascuna Posizione Assicurativa, il rapporto tra l'ammontare complessivo delle retribuzioni corrisposte nell'anno e 300 volte la retribuzione media giornaliera dei casi di infortunio verificatisi (e indennizzati) nelle aziende operanti nella stessa provincia ed appartenenti al grande gruppo di tariffa in cui è classificata la posizione assicurativa considerata. Il corrispondente numero delle ore lavorate può stimarsi moltiplicando approssimativamente per 1740 il numero degli addetti-anno. Nel numero degli addetti non sono comprese quelle categorie di lavoratori (apprendisti artigiani e non artigiani, soci di cooperative di facchini o di pescatori,...) per le quali non si rilevano le retribuzioni in quanto il premio non è collegato ad esse. Per le aziende artigiane, oltre ai lavoratori dipendenti, è indicato il numero degli autonomi (titolari, familiari, soci) calcolato tenendo conto del periodo lavorativo. Il corrispondente numero di ore lavorate può stimarsi approssimativamente moltiplicando per 1800 il numero degli autonomi. 39

52 Le quattro realtà provinciali prese in esame dall INAIL (che rispetto alla ripartizione territoriale marchigiana escludono Fermo 37 ) riportano indici di frequenza che vanno dal 28,32 di Ascoli Piceno al 37,31 di Pesaro. La Provincia di Pesaro è quella caratterizzata dagli indici di frequenza più alti in riferimento sia ad inabilità temporanea (34,47 a fronte del 30,90 regionale), che permanente (2,73 a fronte del 2,14 regionale) e a conseguenze mortali (0,12 a fronte dello 0,08 regionale). Il rapporto di gravità di infortunio per addetto è, invece, una misura del danno infortunistico riferita agli eventi accaduti con inabilità di almeno un giorno e si calcola moltiplicando per mille il rapporto tra il numero di giornate lavorative perse (escluso il giorno di accadimento) e le ore lavorate 38. Nello specifico, nella Banca Dati statistica dell INAIL viene riportato il numero di giornate mediamente perdute da ogni addetto nel triennio a causa degli infortuni con conseguenze temporanee, permanenti e mortali. Se consideriamo esclusivamente queste categorie di conseguenze, l indice di gravità nella Regione Marche (3,37 giornate perse) si attesta ad un livello più elevato sia di quello dell Italia centrale (2,87) che di quello medio nazionale (3,04) (Tabella 3.4). Guardando le singole tipologie di conseguenza, il numero inferiore di giornate perse si registra a Macerata nei casi di inabilità temporanea, ad Ancona nei casi di inabilità permanente. Nei casi di infortunio mortale, Ancona è l unica provincia ad avere un indice di gravità che non supera quello nazionale e quello del Centro Italia. Anche per quanto concerne gli indici di gravità, la Provincia di Pesaro presenta valori superiori alla media regionale tanto nei casi di inabilità temporanea (0,90 rispetto ad una media regionale del 0,77), quanto in quelli di inabilità permanente (2,43 a fronte di 1,99 giornate a livello regionale) o di morte (0,88 rispetto a uno 0,61 regionale). 37 La provincia di Fermo è stata istituita con la Legge n. 147 dell 11 giugno 2004 e per il triennio non è stata inclusa nell elaborazione dei dati amministrativi INAIL 38 ISPESL, Classificazioni e definizioni, 40

53 Tabella Indici di frequenza relativa e gravità degli eventi infortunistici per tipo di conseguenza in Italia e nella Regione Marche (media triennio per 1000 addetti) Ripartizione territoriale Inabilità temporanea Indici di frequenza relativa (1) Inabilità permanente Morte Totale Inabilità temporanea Indici di gravità (2) Inabilità permanente Morte Ancona 34,14 1,64 0,06 35,84 0,78 1,59 0,44 2,81 Ascoli Piceno 26,00 2,23 0,07 28,32 0,73 2,12 0,51 3,36 Macerata 26,60 2,18 0,09 28,88 0,66 1,99 0,66 3,32 Pesaro 34,46 2,73 0,12 37,31 0,90 2,43 0,88 4,21 Marche 30,89 2,14 0,08 33,13 0,77 1,99 0,61 3,37 Centro Italia 24,52 1,85 0,06 26,43 0,61 1,78 0,49 2,87 Italia 26,56 1,81 0,07 28,50 0,65 1,85 0,50 3,04 Legenda: (1) Frequenza relativa (x 1000 addetti: rapporto tra eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. (2) Rapporto di gravità (x addetto): rapporto tra le conseguenze degli eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. Le conseguenze sono espresse in giornate perdute, quantificate sulla base di convenzioni internazionali recepite dall'u.n.i. (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) Fonte: dati INAIL Totale Nel triennio , gli indici di frequenza e gravità calcolati per settore presentano, in tutti i comparti considerati, valori più elevati nelle Marche rispetto sia alla media nazionale che al Centro Italia (Tabella 3.4). Il settore dell artigianato è quello che presenta i maggiori livelli di rischio sia in termini di frequenza infortunistica che in relazione alla gravità delle conseguenze degli eventi denunciati. Tabella Indici di frequenza relativa e gravità degli eventi infortunistici mortali per settore (media per 1000 addetti) Ripartizione territoriale Indici di frequenza relativa (1) Tot Indici di gravità (2) Tot Industria Artigianato Terziario Altro Industria Artigianato Terziario Altro Marche 0,09 0,12 0,03 0,07 0,08 0,65 0,91 0,19 0,49 0,61 Centro Italia 0,10 0,10 0,03 0,02 0,06 0,72 0,74 0,25 0,16 0,49 Italia 0,10 0,10 0,04 0,02 0,07 0,73 0,74 0,28 0,13 0,50 Legenda: (1) Frequenza relativa (x 1000 addetti: rapporto tra eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. (2) Rapporto di gravità (x addetto): rapporto tra le conseguenze degli eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. Le conseguenze sono espresse in giornate perdute, quantificate sulla base di convenzioni internazionali recepite dall'u.n.i. (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) Fonte: dati INAIL 41

54 Se guardiamo ai livelli di rischio e di danno infortunistico nel triennio , sempre per settore di attività economica ATECO e per tipo di conseguenza, si nota quanto segue. A tutti i livelli territoriali, i settori che presentano i maggiori livelli di rischio in termini di frequenza media per 1000 addetti sono quelli delle Costruzioni, dell Estrazione di minerali, dei Trasporti, dell Industria manifatturiera e degli Alberghi e ristorazione. Il settore con la frequenza infortunistica più alta è quello delle Costruzioni (58,9), che si caratterizza anche per l indice di frequenza più alto relativamente agli eventi infortunistici che determinano inabilità temporanea. Segue il settore Trasporti e comunicazioni con un indice pari a 47,6 ed al terzo posto troviamo il settore Estrazione di minerali con una frequenza infortunistica pari a 41,2 (Tabella 3.5a). Quest ultimo settore presenta il dato riferito agli eventi mortali più preoccupante (0,39), assieme ai Trasporti (0,28) ed al settore Elettricità, gas, acqua (0,30). Anche gli eventi infortunistici che comportano inabilità permanente si verificano con frequenza più alta nelle attività di Estrazione (5,97) e toccano sensibilmente anche i settori delle Costruzioni (5,66) e dei Trasporti (4,48). I livelli di danno infortunistico sono sintetizzati dagli indici di gravità che pongono le attività di Estrazione di minerali al primo posto nelle Marche (come nel Centro e in Italia) sia in relazione agli infortuni complessivi (11,24), che, in particolare, rispetto al verificarsi di eventi con conseguenze permanenti (7,49) e mortali (2,96)(Tabella 3.5b). Il settore delle Costruzioni, che si caratterizza per un indice pari complessivamente a 8,49, è quello in cui la gravità degli eventi temporanei è più alta (1,45), assieme ai Trasporti (1,28) ed al settore Alberghi e ristorazione (0,82). 42

55 Tabella 3.5a Indici di frequenza relativa degli eventi infortunistici per settore di attività economica e tipo di conseguenza (media triennio per 1000 addetti) Settore di attività economica (Codice Ateco 2002) Marche Centro Italia Italia Tipo di conseguenza Temporanea Permanente Morte Totale Totale Totale A Agrindustria 22,30 1,23 0,09 23,62 29,90 28,81 B Pesca 17,86 0,00 0,00 17,86 14,55 24,02 C Estrazione di minerali 34,86 5,97 0,39 41,22 44,06 41,77 D Totale industrie manifatturiere 32,28 1,85 0,07 34,19 30,62 33,69 E Elettricità, gas, acqua 29,37 0,61 0,30 30,28 21,18 22,63 F Costruzioni 53,07 5,66 0,16 58,90 44,02 45,78 H Alberghi e ristoranti 33,32 1,83 0,02 35,17 30,07 31,33 I Trasporti e comunicazioni 42,89 4,48 0,28 47,65 35,51 38,74 J Intermediazione finanziaria 2,27 0,16 0,08 2,52 2,51 2,82 K Attività immobiliari e servizi alle imprese 16,72 1,07 0,07 17,86 14,99 15,47 L Pubblica amministrazione 20,09 1,23 0,11 21,43 18,39 18,51 M Istruzione 10,84 0,85 0,00 11,69 7,12 9,21 N Sanità e servizi sociali 26,19 0,83 0,00 27,02 26,18 24,96 O Altri servizi pubblici 27,24 1,71 0,03 28,97 25,17 24,71 X Non determinato 20,17 0,78 0,00 20,94 38,26 35,78 Totale 32,19 2,26 0,09 34,53 27,69 29,71 Legenda: Frequenza relativa (x 1000 addetti): rapporto tra eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. Fonte: dati INAIL Tabella 3.5b - Indici di gravità eventi infortunistici per settore di attività economica e tipo di conseguenza (media triennio per 1000 addetti) Settore di attività economica (Codice Ateco 2002) Marche Centro Italia Italia Tipo di conseguenza Temporanea Permanente Morte Totale Totale Totale A Agrindustria 0,56 1,01 0,68 2,25 3,90 3,37 B Pesca 0,31 0,00 0,00 0,31 0,51 1,19 C Estrazione di minerali 0,79 7,49 2,96 11,24 9,38 8,96 D Totale industrie manifatturiere 0,74 1,70 0,50 2,94 3,02 3,05 E Elettricità, gas, acqua 0,65 0,42 2,27 3,34 2,21 2,02 F Costruzioni 1,45 5,79 1,24 8,49 7,38 7,83 H Alberghi e ristoranti 0,82 1,56 0,17 2,55 2,14 2,08 I Trasporti e comunicazioni 1,28 4,09 2,13 7,49 4,93 5,51 J Intermediazione finanziaria 0,04 0,14 0,61 0,79 0,30 0,42 K Attività immobiliari e servizi alle imprese 0,45 0,91 0,55 1,91 1,39 1,56 L Pubblica amministrazione 0,47 1,02 0,82 2,31 1,38 1,35 M Istruzione 0,27 2,39 0,00 2,66 0,71 0,69 N Sanità e servizi sociali 0,63 0,64 0,00 1,28 1,50 1,40 O Altri servizi pubblici 0,73 1,37 0,20 2,30 2,03 2,10 X Non determinato 0,44 0,61 0,00 1,05 1,77 1,61 Totale 0,80 2,12 0,65 3,57 3,05 3,18 Legenda: Rapporto di gravità (x addetto): rapporto tra le conseguenze degli eventi lesivi indennizzati (integrati per tenere conto dei casi non ancora liquidati) e numero degli esposti. Le conseguenze sono espresse in giornate perdute, quantificate sulla base di convenzioni internazionali recepite dall'u.n.i. (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) Fonte: dati INAIL 43

56 3.4 IN SINTESI Gli interventi normativi a livello comunitario, nazionale e regionale mirano Alla definizione di un sistema di gestione ed organizzazione delle attività di prevenzione e protezione dai rischi sui luoghi di lavoro individuandone i soggetti responsabili e prevedendone l attivazione Allo sviluppo di una cultura della prevenzione attraverso: o l informazione; o la formazione tecnica dei lavoratori e delle figure preposte contro gli infortuni; o la partecipazione dei lavoratori all individuazione ed adozione delle contromisure per i rischi; o la significativa collaborazione fra impresa e lavoratori tesa all individuazione di responsabilità comuni, sia da parte del datore di lavoro, che da parte dei lavoratori, che sono responsabili in proprio delle singole azioni od omissioni nel caso di danni a terzi. Il Fondo Sociale ha un ruolo importante soprattutto nell ambito degli interventi formativi e di sensibilizzazione. La lettura degli interventi in tema di SSL realizzati, in Europa e nelle altre Regioni italiane, mediante il FSE ha permesso di individuare e classificare le seguenti tipologie di azioni: formazione ai lavoratori: percorsi formativi rivolti a specifiche categorie di lavoratori, a maggiore rischio di infortuni; formazione aziendale: attività di formazione rivolte a specifiche realtà aziendali; formazione nelle scuole/tirocinio: percorsi formativi rivolti a studenti, che integrano l approccio didattico formale e/o concrete esperienze di lavoro; interventi in azienda: pratiche che incidono sull organizzazione e sulla gestione del sistema di sicurezza aziendale; campagne informative: attività educative, di informazione e sensibilizzazione. Dall analisi delle buone pratiche realizzate in Europa ed in Italia nell ambito di questa tipologia di azione non emergono differenze particolarmente rilevanti con quanto viene realizzato in materia di SSL nelle Marche. I dati amministrativi INAIL mostrano però che, nel triennio , la regione presenta sia indici di frequenza relativa che indici di gravità più elevati che a livello nazionale e nelle altre regioni dell Italia Centrale. In particolare: 44

57 A fronte di un indice di frequenza relativa regionale pari a 33,13, il Centro si attesta al 26,4 e l Italia nel complesso al 28,50. L indice di gravità a livello regionale è pari a 3,37 giornate perse rispetto alle 2,87 giornate perse dell Italia centrale e alle 3,04 giornate perse a livello nazionale. Ciò è probabilmente ascrivibile al maggior grado di industrializzazione delle Marche rispetto alle altre regioni del Centro Italia e alla presenza di un tessuto produttivo costituito prevalentemente da piccole imprese. 45

58

59 4. Attori, politiche locali e buone pratiche a livello regionale e locale Nelle pagine che seguono si offre una presentazione del contesto regionale e dei contesti provinciali che, nell insieme, rappresentano la dimensione regolativa delle politiche in tema di attenzione alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro nella regione Marche. Le argomentazioni presentate discendono da interviste realizzate a referenti dell Amministrazione regionale e provinciali e da analisi documentale. Le informazioni qualitative consentono di descrivere i principali fattori che esercitano influenza su tale tematica, in particolare: - il governo del sistema e i contesti normativi di attuazione; - il contributo dei principali attori territoriali e il grado di maturazione della concertazione e del dialogo sociale; - le azioni e gli interventi che ne discendono. La dimensione sincronica che si sceglie per rappresentare i diversi ambiti indagati è perciò importante per ricostruire il quadro evolutivo nel quale si colloca la tematica Sicurezza, tra il tracciato del percorso a monte (legge n. 626/94 e ancora prima la legge n. 142/92), non sempre lineare, e le prospettive prossime (d.lgs. n. 81/2008), che offrono consistenti elementi di rilevanza e danno nuovo impulso alla tematica. L insieme dei diversi ambiti, sebbene non esaustivi, rappresenta il contenitore entro cui si sviluppano e si programmano interventi e azioni in materia di sicurezza, ne determinano gli indirizzi e le finalità, il valore informativo/formativo in rapporto agli interventi realizzati (o in fase di programmazione) e al conseguimento degli obiettivi distintivi, i vincoli e le risorse su cui le iniziative possono contare. La dimensione regionale descrive i macrofattori di carattere generale, quali l assetto giuridiconormativo e, dunque, il governo del sistema, gli indirizzi e i principi condivisi fra i policy maker (Regione, Organizzazioni regionali delle rappresentanze datoriali e sindacali, INAIL, INPS e altri attori del territorio) inerenti la qualità e la sicurezza nei luoghi di lavoro, il rapporto fra imprese e lavoratori e, in generale, la cittadinanza nel suo complesso, le azioni realizzate a supporto di precise politiche attuative (programmi di formazione dei datori di lavoro e dei lavoratori, attività informative, accordi quadro/protocolli fra le parti, etc.). La dimensione provinciale, anch essa indagata prendendo a riferimento gli ambiti osservati nella dimensione regionale, costituisce il paradigma concettuale che dà senso alle distintività del sistema territoriale. Comprende sia gli elementi strutturali delle realtà locali (la concertazione 47

60 tra i diversi attori territoriale) sia, più specificatamente, gli interventi che caratterizzano il contesto nel quale si sviluppano politiche provinciali in materia di sicurezza. 4.1 IL GOVERNO DEL SISTEMA La programmazione del POR FSE della Regione Marche 39 tiene esplicitamente conto della necessità di intensificare gli interventi a sostegno dell incremento della qualità del lavoro 40. Quest ultima costituisce un obiettivo fondante della strategia regionale (art. 1 della L.R. 2/05) e si identifica con un concetto multidimensionale che investe più tematiche: dalla qualità intrinseca del lavoro (misurata dal grado di soddisfazione dei lavoratori in termini di retribuzione, situazione lavorativa e prospettive di carriera) fino alla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Tale aspetto pone, implicitamente, il tema della governance del sistema, rinviando alla necessità di operare in termini di integrazione, sia rispetto alle risorse finanziarie che alle modalità di attuazione e ai soggetti coinvolti nella programmazione degli interventi. La stessa legge regionale fa della concertazione uno degli elementi essenziali per il raggiungimento degli obiettivi generali resi possibili solo se gli stessi siano condivisi ai vari livelli, sia istituzionali che sociali, e se vengano declinati in maniera specifica a seconda delle varie realtà territoriali. Con DGR n. 875 del 30 giugno 2008 la Regione Marche modifica la precedente DGR n. 495 del 21 maggio 2007 e la composizione del Comitato Regionale di Coordinamento 41 nella materia della 39 Il POR Marche F.S.E prevede, tra gli obiettivi operativi dell Asse I Adattabilità, il miglioramento della qualità del lavoro, con particolare attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. All interno di questo Asse è, infatti, prevista, tra l altro, l implementazione di interventi finalizzati a sostenere l adozione di misure in grado di favorire la sicurezza sul lavoro. 40 (COM(2003) 728) 41 Nella nuove composizione il Comitato regionale di coordinamento è presieduto dal Presidente della Giunta Regionale o dall Assessore alla Salute ed è composto da: Assessore alla Salute, o suo delegato, Assessore all Istruzione Formazione e Lavoro, o suo delegato, Assessore al Governo del territorio, mobilità e infrastrutture, o suo delegato, Assessore all Agricoltura, Forestazione e Pesca, o suo delegato, Assessore all Industria, Artigianato ed Energia, o suo delegato, Presidenti delle Province, o loro delegati, Rappresentante dell ANCI-Marche, Direttore del Dipartimento per le Politiche Integrate di Sicurezza e per la Protezione Civile, Dirigente del Servizio Salute, Dirigente dell Osservatorio regionale dei contratti pubblici, Dirigente del Gabinetto del Presidente competente in materia di comunicazione istituzionale e rapporto con i mezzi di informazione, Dirigente della PF Sanità Pubblica del Servizio Salute, Direttore Generale dell ASUR, un Direttore dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro per ciascuna Area Vasta, Direttore Generale dell ARPAM, Dirigente Sezione ispezione del Lavoro della Direzione Regionale del Lavoro, Direttore Regionale del Corpo Nazionale dei VV.FF., Direttore della sede Regionale ISPESL, Direttore Regionale INAIL, Direttore della sede periferica dell IPSEMA, Direttore regionale INPS, Direttore USMAF, Presidente dell Autorità Portuale di Ancona, Rappresentante dell Università Politecnica delle Marche-Facoltà di Medicina e chirurgia, esperto in Medicina del Lavoro, Rappresentante dell Osservatorio Olympus presso l Università degli Studi di Urbino, Facoltà di Giurisprudenza (Allegato A alla DGR 875/2008). 48

61 sicurezza e salute nei luoghi di lavoro al fine di recepire i contenuti dell art. 7 del d.lgs. 81/2008, del DPCM 21/12/2007 e successivi atti regionali applicativi. Si conferma in tal modo l orientamento già delineato con la citata legge regionale n. 2 individuando nel Comitato il principale organo di governo del Sistema Istituzionale, con compiti di indirizzo e di valutazione delle politiche attive in materia di tutela e sicurezza sul lavoro, e il luogo della concertazione con soggetti pubblici e privati, ai diversi livelli, regionale e locale. In ottemperanza a quanto indicato dal DPCM si prevede, infatti, che il Comitato di Coordinamento, riunendosi ogni tre mesi: a) sviluppi, tenendo conto delle specificità territoriali, i piani di attività e i progetti operativi individuati dalle Amministrazioni a livello nazionale; b) svolga funzioni di indirizzo e programmazione delle attività di prevenzione e di vigilanza e promuova l'attività di comunicazione, informazione, formazione e assistenza operando il necessario coordinamento tra le diverse istituzioni; c) provveda alla raccolta ed analisi delle informazioni relative agli eventi dannosi e ai rischi, proponendo soluzioni operative e tecniche atte a ridurre il fenomeno degli infortuni e delle malattie da lavoro, nonché iniziative di scambio e integrazione degli archivi informativi; d) valorizzi gli accordi aziendali e territoriali che orientino i comportamenti dei datori di lavoro, anche secondo i principi della responsabilità sociale, dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela definiti legislativamente. Per dare seguito alle finalità e alle funzioni del Comitato di coordinamento la Regione Marche ha definito un proprio Regolamento di funzionamento individuando prassi operative e modalità di lavoro concertate, tra cui l attivazione di gruppi di lavoro tematici su problemi specifici, aperti a contributi di soggetti esterni in relazione agli argomenti di volta in volta discussi. La scelta regionale, inoltre, è stata quella di individuare l INAIL quale sede operativa per il lavoro dei tavoli tematici. Tra le attività a tutt oggi realizzate dal Comitato si ricordano: - la messa a punto di strumenti per la valutazione dei bisogni del territorio (gruppo di lavoro interistituzionale per indagini longitudinali in materia di infortuni, ricerca conoscitiva sul ruolo degli RR.SS.LL., redazione di report tematici, giornate informative), - attività di prevenzione nei luoghi di lavoro (piano di sostegno alla formazione ex art. art. 11 del decreto n. 81/2008, azioni di promozione, azioni di controllo e vigilanza su specifici comparti/aziende degli indici infortunistici, piano di comunicazione, attività di convegnistica); - azioni di orientamento e definizione di indirizzi regionali. 49

62 Nella sua nuova composizione, il Comitato di Coordinamento Regionale rappresenta, dunque, il punto di forza e l espressione della governarnce regionale sulla tematica Sicurezza, ponendo particolare attenzione alle collaborazione interistituzionale e alle relazioni tra i diversi attori pubblici e privati chiamati a differenti livelli alla definizione di un percorso di lavoro comune e condiviso, pur nel rispetto degli ambiti di competenza di ciascun soggetto e della valorizzazione delle diverse specificità territoriali. A testimonianza dell assumere la concertazione quale motore di azioni nell ambito della Sicurezza, ai lavori del Comitato partecipano altresì rappresentanti del lavoratori e dei datori di lavoro dell industria, dell artigianato, del commercio, turismo e agricoltura. 4.2 GLI ATTORI DEL DIALOGO SOCIALE E I PROTOCOLLI DI COLLABORAZIONE La Regione Marche rappresenta un buono esempio di pratiche di collaborazione e di dialogo tra i diversi stakeholder. I partenariati istituzionali e le reti territoriali promosse nel corso degli anni, anche antecedenti all emanazione del decreto n. 81/2008 e alla costituzione del Comitato di Coordinamento, sono contrassegnati da collaborazione con Associazione dei datori dei lavori di categoria, Associazioni sindacali, INAIL, Ufficio Scolastico regionale, Università, al cui interno emerge, in maniera più o meno diffusa, il protagonismo e la dinamicità di alcuni soggetti. Molti accordi, in qualche caso episodici e semplicemente intenzionali, rappresentano anche la traduzione pratica ed operativa delle finalità e degli obiettivi definiti in sede di Coordinamento regionale. Tra i molteplici protocolli di intesa si ricordano i seguenti. PROTOCOLLI DI INTESA REGIONE MARCHE INAIL Nel 1 Protocollo in materia di igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro, sottoscritto in data 01 ottobre 2001, con durata biennale, la Regione Marche e l INAIL definiscono molteplici impegni di sistema, in particolare: a) la costituzione di un Osservatorio regionale degli Infortuni e delle Malattie Professionali a cui affidare la raccolta, l analisi di dati e la redazione di report sugli andamenti degli infortuni e delle malattie professionali dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro delle AA.SS.LL, utilizzando le rispettive Banche Dati, nonché fornire il supporto informativo al Comitato di coordinamento regionale istituito in base al D.P.C.M ; b) la programmazione di mirati interventi di formazione e aggiornamento per gli operatori della 50

63 prevenzione di enti ed istituzioni pubblici della Regione, prevedendo, altresì, la possibilità di una partecipazione anche di soggetti privati operanti nel settore. Questo Protocollo d Intesa discende da una produzione normativo-istituzionale che ha contribuito ad intensificare il dialogo tra l INAIL (a cui i d.lgs. n. 626/94 e n. 242/96 demandano compiti di formazione, informazione e consulenza in materia di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro anche in sinergia con altri Enti ed Istituzioni Pubbliche/Private) e la Regione Marche (a cui i medesimi Decreti Legislativi ed il D.P.C.M affidano alle Regioni compiti di indirizzo, coordinamento e controllo nelle attività prevenzionali nell ambito territoriale di competenza). Tale collaborazione ha consolidato il rapporto e ha dato origine ad una serie di esperienze e di progetti, i cui risultati sono a tutt oggi riconosciuti e tangibili. Da tale partnership, infatti, sono scaturite una serie di iniziative: a) Il progetto denominato Nuovi Flussi Informativi (N.F.I.) il quale mette in relazione, attraverso i sistemi informatici, le banche dati dell I.N.A.I.L., della Regione Marche e dell I.S.P.E.S.L. al fine di costituire un idoneo punto di partenza per un analisi del fenomeno epidemiologico regionale; b) Corsi di formazione per tutte le province marchigiane nei confronti dei R.S.P.P. e dei R.L.S.; c) monitoraggio per l inquinamento degli ambienti di lavoro (polveri di legno, prodotti chimici etc.) nelle aziende che svolgono attività di lavorazione del legno; d) Convegni organizzati a Jesi dall Assessorato alla Sanità nei giorni febbraio 2004, in collaborazione con I.N.A.I.L.-MARCHE e I.S.P.E.S.L. Quest ultimo ha permesso un ampio ed approfondito confronto con le parti sociali e tutti gli operatori del settore. Con il 2 Protocollo, stipulato in data 05 novembre 2004, e il 3 Protocollo di intesa, sottoscritto in data 24 aprile 2008, entrambi di durata triennale, nel riconoscere gli esiti positivi raggiunti attraverso la collaborazione, si da continuità alla attività messe in campo negli anni precedenti. In particolare, nel 3 Protocollo le parti firmatarie concordano di implementare il sistema informativo integrato regionale, già esistente, su linee di sviluppo indicato dal Sistema Informativo Nazionale Integrato previsto dal protocollo d intesa tra INAIL, ISPESL, Regioni, Ministero dalla Salute, Ministero del Lavoro e IPSEMA realizzando la piena integrazione degli archivi informatici. Successivi impegni riguardano una maggiore collaborazione con la parti sociali per la nascita di un Osservatorio misto di monitoraggio dei dati statistici, interventi di informazione e formazione congiunti rivolta a studenti e docenti delle scuole primarie e secondarie, attività di conoscenza e prevenzione correlate al lavoro in ambiti specifici (agricoltura, neoplasie professionali, patologie da movimenti ripetitivi) e il consolidamento delle esperienze rivolte ai RR.LL.SS. 51

64 PROTOCOLLO DI INTESA INAIL PARTI SOCIALI L INAIL ha sottoscritto nel corso degli anni numerosi protocolli con Associazioni datoriali e sindacali rappresentative di specifici settori e categorie di lavoratori. Si citano, a titolo esemplificativo, i Protocolli stipulati con Federchimica (27 luglio 2006), l Ordine dei Consulenti del lavoro (16 giugno 2008), ASIEP, Associazione Sindacale dell Industria e del Petrolio (28 giugno 2007), Confcooperative (12 novembre 2008), FLAI-CGIL, FAI-CISL, UILA-UIL e Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Copagri, Legaccop, Confcooperative, UNICI, AGCI (8 luglio 2008), CRPA, Comitato Paritetico Regionale Artigianato (31 gennaio 2001), Confindustria Marche (15 aprile 2008). Nel panorama regionale le associazioni datoriali e sindacali sono tradizionali interlocutori, in quanto portatori di esigenze relative a specifici settori (chimica, agricoltura, edilizia, pesca, artigianato, ). La loro partecipazione, anche in forma di attivazione di task force miste e di tavoli tecnici regionali e territoriali, le pratiche di concertazione e l impegno messo in campo, vengono considerati come condizione strategica per la prevenzione, l igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro. I diversi Protocolli, in forma più o meno specifica o generalizzata, nel condividere le tematiche di base e il ruolo e la mission delle parti firmatarie, sono accumunati da precisi impegni: l individuazione congiunta di settori di intervento in riferimento ai quali individuare azioni in grado di incidere sui livelli di sicurezza negli ambienti di lavoro, il monitoraggio dei fenomeni infortunistici, la verifica della percezione del rischio da parte degli operatori di settore, la veicolazione delle informazioni rivolte ai lavoratori e ai datori di lavoro attraverso la realizzazione di campagne di informazione/sensibilizzazione, la realizzazione congiunta di programmi formativi. Alcuni Protocolli, inoltre, nel definire gli ambiti della collaborazione, individuano l INAIL quale referente del gruppo di coordinamento e l eventuale quota di finanziamento a suo carico per la realizzazione delle attività ipotizzate. Nel sottolineare il protagonismo dell INAIL va ricordato che, a seguito dell applicazione dell art. 23 del d.lgs. n. 38/2000 e relativo regolamento di attuazione, è stato istituito, in via sperimentale, per il triennio un sistema di incentivazione finalizzato alla realizzazione di interventi di sostegno di programmi di adeguamento delle strutture e dell organizzazione alle normative di sicurezza e igiene del lavoro delle piccole e medie imprese e dei settori agricolo e artigianale. Per il futuro si intende dare continuità a tali programmi di adeguamento anche in ottemperanza al d.lgs. n. 81/

65 PROTOCOLLO DI INTESA INAIL UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE Con il Protocollo stipulato in data 29 maggio del , nel riconoscere la richiesta di innovazione proveniente dal mondo della scuola, nel valorizzare la funzione educativa della medesima, non solo come luogo del sapere, ma del saper fare, e nel migliorare la conoscenza dei rischi che possono essere presenti negli ambienti di scuola, di vita e di lavoro, anche come primo approccio organico ai sistemi di prevenzione e sicurezza complessivamente intesi, l Ufficio Scolastico Regionale e l INAIL si impegnano (art. 2) a: a) promuovere la divulgazione presso le istituzioni scolastiche delle iniziative previste dal protocollo, affinché le stesse possano aderirvi sulla base di progetti educativi e didattici autonomamente deliberati; b) sollecitare le istituzioni scolastiche, nel rispetto della loro autonomia, a riconoscere come credito formativo, spendibile nella prosecuzione degli studi, le attività realizzate in attuazione del Protocollo, valorizzando il curricolo individuale e l attività di ricerca svolta dagli studenti nell'ambito del progetto previsto di cui all allegato A del Protocollo; c) favorire la sperimentazione di ulteriori progetti, diversi da quello previsto all allegato A, negli Istituti di ogni ordine e grado della regione che se ne dichiarino disponibili; d) favorire l istituzione di una rete, inerente il tema della salute e della sicurezza, tra le scuole interessate della regione; e) sollecitare i collegi dei docenti ed i consigli di istituto perché, nel rispetto della propria autonomia, valutino l utilità di inserire nei Piani dell Offerta Formativa percorsi di formazione riguardanti la salute e la sicurezza. Gli oneri economici sono stati assunti dall INAIL, al quale viene demandato il coordinamento del Comitato paritetico composto da tre rappresentanti dell Ufficio Scolastico Regionale e da due rappresentanti dell'inail Marche. I destinatari dei progetti sono giovani delle Scuole Secondarie di Secondo Grado e i partecipanti ai corsi IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) ed FSE. I progetti che sono scaturiti dall attuazione dei principi si suddividono in due linee di indirizzo: una assicurativa, l altra attinente alle tematiche della salute e della prevenzione negli ambienti di scuola, di vita e di lavoro. In particolare: Progetto assicurativo ; progetto Formazione/informazione delle figure previste dalla vigente normativa in materia, progetto La cultura della sicurezza: informare 42 Il presente protocollo da continuità a quello siglato in data 20 febbraio 2002 tra l'inail e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della Ricerca 53

66 formare e verificare ; progetto Percorso informativo attraverso il gioco didattico: giusto o sbagliato? Impariamo la sicurezza ; progetto Sperimentazione di un percorso formativo in autoistruzione per gli istituti alberghieri. PROTOCOLLO DI INTESA REGIONE MARCHE - INAIL UNIVERSITÀ Con l Atto di Intesa sottoscritto in data 16 gennaio 2006 le parti stabiliscono di predisporre nell ambito del sistema informatico dell Università di Urbino Carlo Bo, un apposito sito Internet dedicato (Olympus) con l obiettivo di raccogliere e sistematizzare, ai fini della consultazione, il materiale bibliografico e documentale disponibile nella giurisprudenza e nella legislazione INAIL, in materia di salute e sicurezza. A tale attività si aggiunge anche la realizzazione di un Catalogo di tutti i contributi dottrinali e scientifici a sostegno dell azione di Enti e soggetti istituzionali e territoriali preposti all applicazione e al controllo della disciplina. In data 7 marzo 2007 è sottoscritta una Convenzione tra Regione Marche, INAIL e Università Politecnica delle Marche per la realizzazione di un progetto di ricerca scientifica nel campo della sicurezza sul lavoro. L obiettivo è la ricostruzione del quadro di rete dei R.S.L., figure chiave introdotte dal d.lgs. n. 626/94 e di approfondire la conoscenza di tali figure, del ruolo svolto all interno delle imprese pubbliche e private, dei bisogni inespressi in termini di supporto allo svolgimento delle funzioni attribuite loro dal quadro normativo. 4.3 I CONTESTI PROVINCIALI L analisi dei contesti provinciali restituisce un panorama differenziato al cui interno prevale il dinamismo di alcune Province. A Pesaro e ad Ascoli Piceno la collaborazione organica tra la Provincia e i principali attori del territorio rappresenta l elemento centrale e il punto di forza di politiche sulla Sicurezza. Tale forma di collaborazione rappresenta un terreno fertile e trova un riconoscimento sostanziale in numerosi interventi, programmi formativi e azioni realizzate sul territorio. Nelle restanti Province, il quadro di riferimento sui temi della sicurezza e del raccordo tra i sistemi sembra risultare meno strutturato e più frammentato. Si riportano come esempi alcuni contesti provinciali, le cui politiche sul tema appaiono di particolare significatività. PROVINCIA DI PESARO E URBINO Vi è da parte della Provincia di Pesaro e Urbino e di tutti gli attori del territorio una grande attenzione alla tematica sulla Sicurezza rivolta non solo a lavoratori e imprese, ma a tutta la 54

67 cittadinanza nel suo complesso. L idea di fondo è che gli eventi infortunistici costituiscono fenomeni che, oltre ad investire l integrità della salute della persona, assumono anche valenza civile e sociale all interno di una comunità. La governance territoriale della tematica Sicurezza traspare dall impegno della Provincia e dalla partnership attiva con diversi attori sostanziandosi in diverse pratiche di collaborazione e di accordi, a cui hanno fatto seguito molteplici iniziative e attività. Tra i primi si ricorda l accordo tra Provincia di Pesaro e Urbino e INAIL del 21 settembre ; il Patto per la tutela della salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del 20 marzo , la partecipazione al Comitato di Coordinamento regionale attraverso un proprio referente, la partecipazione alla Conferenza Permanente dedicata alla legalità e sicurezza negli appalti pubblici 45 ; la partecipazione ai lavori del CLES (Comitato Lavoro Emersione Sommerso). Gli interventi attuati nell ambito della Sicurezza possono essere ricondotti, sostanzialmente, a due tipologie: una di natura prettamente formativa e l altra informativa, ovvero di promozione e prevenzione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Gli interventi formativi riguardano corsi di formazione per figure obbligatorie e non obbligatorie, moduli su sicurezza e lavoro all interno di corsi di formazione FSE, formazione in apprendistato, 43 L accordo pone gli accenti sulla realizzazione di progetti formativi e di riqualificazione professionale degli invalidi del lavoro, l attivazione di uno Sportello informativo presso i Centri per l impiego, l orientamento e la formazione di Pesaro, Fano ed Urbino, per la promozione di azioni positive in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione, protezione, consulenza normativa, nonché sulle prestazioni per i lavoratori ed i servizi per i datori di lavoro offerti dall INAIL. Da ultimo, la costituzione di Tavolo permanente di confronto, tra la Sede Provinciale dell INAIL e la Provincia di Pesaro Urbino per periodico invio, da parte dell INAIL alla Provincia, di informazioni, dati, elaborazioni ed indagini relative agli infortuni che interessano il territorio provinciale 44 Il Patto è stato sottoscritto tra diversi attori del territorio che a vario titolo nella provincia partecipano alla vigilanza, al controllo, alla prevenzione, all informazione e alla formazione (associazioni sindacali, associazioni datoriali, INAIL, INPS, Vigili del fuoco, Provincia di Pesaro, ufficio scolastico provinciale, Direzione provinciale del lavoro, etc L ambito operativo di riferimento del Patto è quello dell orientamento e della promozione della cultura del lavoro, rivolto a giovani e alla cittadinanza nel suo complesso, attraverso attività di informazione sui comportamenti in sicurezza da adottare per prevenire infortuni 44. L obiettivo principale è la progettazione congiunta di interventi comuni negli ambiti di propria competenza di ciascun soggetto. Da questa volontà di intervento sono nate infatti molte iniziative (campagne informative, gadget, pubblicità, etc.). Tra gli impegni assunti nel Patto vi è il maggior controllo e monitoraggio sui bandi di gara pubblici, in cui andranno indicati i costi della sicurezza; il coordinamento e promozione dell attività degli Organismi Paritetici Territoriali e degli Enti e Istituzioni Pubbliche preposte alla prevenzione, controllo e vigilanza; l uso dei dati statistico epidemiologici forniti dal sistema territoriale INAIL/ISPES per l individuazione delle priorità d intervento; la creazione di una strategia comunicativa di sistema, che coinvolga attivamente gli Enti Locali, quale indispensabile strumento di prevenzione; la collaborazione con l Università per quanto riguarda il versante della medicina del lavoro e degli aspetti legislativi; la responsabilizzazione precisa delle strutture del Servizio Sanitario regionale per il coordinamento operativo nel territorio. 45 La Conferenza Permanente è un organo interno alla Prefettura di Pesaro, istituito per incentivare la massima collaborazione tra gli Enti e gli Uffici provinciali (circa 40 soggetti). La finalità è quella di ricostruire e portare a sintesi, attraverso lo scambio di informazioni e dati, il quadro provinciale sulla tematica Sicurezza (numero di sanzioni somministrate, programmi formativi realizzati, segnalazioni di situazioni anomale, etc.). 55

68 Borse Lavoro o Assegni di ricerca, etc. Tali interventi sono programmati utilizzando diverse fonti di finanziamento: FSE, legge 236, finanziamenti nazionali veicolati dalla Regione, fondi regionali, etc. Nella programmazione delle attività due sono i criteri presi a riferimento: a) rappresentatività di tutti i settori; b) rappresentatività degli interventi sul territorio (fascia costiera, montana, etc.). Sono assenti, tuttavia, interventi mirati rivolti a settori specifici o a particolari categorie di lavoratori. La scelta della Provincia, inoltre, non è solo legata all erogazione della formazione obbligatoria (RSPP, ASPP, ), ma anche e, soprattutto, alla sensibilizzazione dei lavoratori e di chi sta per entrare nel mercato del lavoro. In tal senso, si prevedono negli avvisi pubblici a valere sui diversi Assi del POR dei meccanismi di premialità, o priorità, legate alla previsione di moduli sulla sicurezza, di almeno 8 ore, la cui durata varia in relazione alla durata complessiva del corso, o al fabbisogno di specifiche categorie di lavoratori. La stessa formazione è erogata da tecnici (Vigili del fuoco, referenti INAIL). Sull impatto della formazione sulla sicurezza non si dispongono dati di efficacia sui beneficiari. E aumentata, tuttavia, una maggiore sensibilizzazione da parte delle imprese su questa tematica e una maggiore richiesta di formazione (non solo obbligatoria, ma anche di informazione e orientamento). Tra le attività di natura informativa e di sensibilizzazione, molte delle quali discendono da accordi di collaborazione con gli attori del territori, si ricordano: attività seminariale e di convegnistica, realizzazione di manifesti inviati a aziende, per attività di informazione e sensibilizzazione, pubblicità murale o negli autobus, realizzazione di gadget (magliette stampate, impermeabili, adesivi, ), attività informativa nelle scuole (circa 23 Istituti scolastici) realizzata con i vigili del fuoco e gli operatori della sanità per la prevenzione degli infortuni, realizzazione di tre totem informativi da posizionare in ogni luogo di aggregazione della città (ipermercati, etc ), interventi di coordinamento con altri enti (ispettorato del lavoro, ASUR, sindacati), per le azioni di coinvolgimento e sensibilizzazione della cittadinanza, l organizzazione annuale della giornata provinciale sulla sicurezza (30 ottobre). Come riconoscimento del fatto che la sicurezza del lavoro sia una priorità di assoluto rilievo per il territorio della provincia di Pesaro e Urbino, la città di Pesaro è stata anche scelta come luogo per promuovere iniziative a livello nazionale. Dal 15 ottobre al 30 ottobre 2010, Pesaro infatti ha ospitato una mostra fotografica patrocinata dal Presidente della Repubblica. 56

69 PROVINCIA DI ASCOLI PICENO Anche ad Ascoli Piceno la governance della tematica sicurezza trova un riconoscimento sostanziale in pratiche di collaborazione consolidate nel tempo sul territorio. Con l accordo sottoscritto tra la Provincia e l INAIL nel 2005, rinnovato nel mese di aprile del 2010, viene istituito un tavolo permanente di confronto su materie di comune interesse prevedendo l invio periodico da parte dell INAIL di informazioni, dati, elaborazione ed indagini relative agli infortuni che interessano il territorio provinciale (art. 3). Per la promozione di azioni positive, di informazione e consulenza normativa in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione, protezione rivolto a tutti i cittadini, è stato attivato, altresì, uno Sportello informativo presso il CIOF di San Benedetto del Tronto (art. 4). Con il Protocollo stipulato tra la Provincia e le Parti Sociali nel 2003, rinnovato nel 2008, si riconosce, tra le altre cose, l importanza di un Tavolo di concertazione per la definizione di interventi formativi sulla sicurezza e di altre iniziative ad essa collegate, la realizzazione di campagne di promozione, il potenziamento dei controlli sociali sugli appalti- codice etico. In sede di programmazione formativa, attraverso l utilizzo di risorse FSE e fondi ministeriali (legge n. 236) e regionali sono stati finanziati interventi per la promozione della cultura e delle azioni di prevenzione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro rivolti a specifici settori (Agricoltura, Silvicoltura e Agrindustria, Cantieristica navale da diporto, Legno e mobile, Calzaturiero e pellettiero, Intersettoriale), nonché interventi rivolti a specifiche figure (RLS, RSPP, ASPP). Gli Avvisi pubblici inerenti gli interventi formativi autorizzati dall Amministrazione Provinciale, ai sensi dell art. 10, comma 2 della L.R. n. 16/90 stabiliscono che i progetti formativi debbano prevedere obbligatoriamente lo svolgimento di moduli sulla sicurezza la cui durata varia dal 3% al 5% in funzione del monte ore complessivo del corso di formazione. Nello specifico, per gli interventi formativi brevi la durata massima è del 5%; tale percentuale diminuisce, fino alla soglia del 3%, all aumentare della durata delle ore di formazione. Negli interventi formativi inerenti l apprendistato professionalizzante sono previste obbligatoriamente n. 20 ore di formazione inerenti la sicurezza sui luoghi di lavoro. L attenzione alla costruzione e diffusione della cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro trova un successivo riscontro nella programmazione di interventi non corsuali. Si cita, ad esempio, l assegnazione di borse di studio per la realizzazione di esperienze lavorative per diplomati e di progetti ricerca per laureati, l assegnazione di borse lavoro per la realizzazione di esperienze lavorative da parte di soggetti svantaggiati (disabili L. 68/99 e soggetti ultracinquantenni in stato di disoccupazione) o attività di convegnistica. 57

70 A partire dall anno scolastico 2002/2003 è stato istituito a livello provinciale il concorso Al lavoro sicuri per un sicuro lavoro, rivolto ai giovani frequentati gli Istituti di Scuola Media Superiore, con l obiettivo di sensibilizzare i giovani sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il concorso è giunto alla sua 7 edizione. Tale iniziativa ha ottenuto il riconoscimento come una delle sette Buone Pratiche a livello nazionale nell ambito della manifestazione organizzata dall ISPELS in collaborazione con il Ministero del Lavoro, INAIL e della Conferenza delle Regioni e Province autonome, Regione Lazio e Parti sociali, a Roma il 27/10/2006 presso l Auditorium INAIL. Nel 2008 è stata istituita la Borsa di studio in memoria di Andrea Gagliardoni, vittima di un incidente sul lavoro. La Provincia di Ascoli Piceno intende dare continuità a tale iniziativa procedendo con la successive erogazioni della borsa di studio. PROVINCIA DI ANCONA Nella Provincia di Ancona, sebbene vi sia una attenzione alle tematica sulla sicurezza, non emergono pratiche di collaborazione istituzionalizzate con i principali stakeholder, tali da consentitre di delineare un sistema di governance territoriale funzionale per la definizione di indirizzi, orientamenti o un agire comune e condiviso da adottare in sede di programmazione o di promozione di interventi provinciali. Anche se non si è in presenza di una vera e propria policy provinciale sono programmate, tuttavia, varie iniziative e interventi formativi e di sensibilizzazione rivolti a lavoratori e alla cittadinanza. All interno di attività corsuali a valere sui diversi assi del POR FSE vi è, ad esempio, la previsione di un modulo informativo sulla sicurezza, di almeno otto ore, in alcuni casi facoltativo 46, in altri obbligatorio 47, pena la non ammissibilità delle proposte progettuali. Sono stati finanziati, inoltre, progetti dedicati 48 e realizzate campagne informative Il riferimento è ai progetti presentati a valere sull avviso pubblico Asse I Adattabilità (D.G.P. n. 647 del 29/12/2008); 47 Corsi di apprendistato; borse lavoro; progetti superiori alle 36 ore, presentati sugli avvisi Formare (DGP n. 88 del 03/03/2009, Assi I e II), Inclusione sociale (DGP n. 189 del 07/04/2009), Formazione permanente (DGP n. 218 del 20/04/2009); tutti i progetti presentati sui seguenti avvisi pubblici: Occupabilità (DGP m. 189 del 07/04/2009), Distretto della Montagna (D.G.P. n. 62 del 17/02/2009 Assi I e II), Avviso misure di Politica Attiva modalità Just in Time (D.G.P. n. 276 del 22/06/2010) progetti: Informazione e formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, Piano formativo aziendale Ass. Coop. Onlus 1 edizione, La cultura della sicurezza come fattore strategico di sviluppo, Piano formativo aziendale Ass. Coop. Onlus 2 edizione (DGP 647/2008). Tecnico della sicurezza in operazioni e servizi portuali (DGP 62/2009), Energy Manger - tecnico fonti energetiche e igiene ambientale (DGP 189/2009), Progetto quadro per beneficiari ammortizzatori in deroga, Az. 27 dell Asse I (DGP 276 del 22/06/2010). 49 Convegno di studio: Salute e sicurezza nel luogo di lavoro: quale formazione?, attuato in data 19 settembre

71 Un aspetto emerso durante la realizzazione dell indagine è che la stessa definizione di interventi formativi afferenti la sicurezza sembra essere indipendente da influenze esterne che possono interagire qualitativamente e quantitativamente sulla programmazione delle attività e che riguardano, in una concezione ampia, una pluralità di fattori di diversa natura: il contesto economico produttivo (settori e professioni più a rischio di infortuni, numerosità e tipologia di infortuni e incidenti, le tipologie di imprese maggiormente interessate, ecc.), i contesti socio istituzionali (maturazione del dialogo sociale, indirizzi e principi condivisi fra Regione, Parti sociali, INAIL, ecc.), fino alla dimensione culturale (la cultura della qualità e della sicurezza del lavoro, la forza del patto sociale fra attori differenti). In altre parole, si evidenzia una politica sulla sicurezza di tipo generalizzato, trasversale e preventivo. Nella programmazione delle attività, infatti, non sono individuati dei settori strategici e/o rilevanti verso cui indirizzare o privilegiare azioni informative/formative sulla sicurezza. Allo stesso modo, non sono state individuate categorie di lavoratori specifici. La presenza di un modulo sulla sicurezza in tutti i progetti formativi ha consentito in qualche modo di intercettare e rivolgersi in maniera indifferenziata a ogni tipologia di lavoratore occupato in differenti settori, disoccupato e cassaintegrato. Un altro elemento di particolare interesse da evidenziare è che la scelta della Provincia, anche in applicazione del principio di addizionalità del FSE, è stata quella di prevedere una informazione/formazione sulla sicurezza che fosse a carattere generale e/o aggiuntiva a quella finanziata da altri fondi pubblici avente carattere obbligatorio (ad esempio formazione rivolta a figure specifiche RSSP, ASPP, RLS, antincendio, pronto soccorso, etc.). La non formalizzazione di pratiche di collaborazione con altri attori del territorio ha, però, probabilmente impattato sulla efficacia potenziale di realizzazione degli interventi. Da un confronto con l Amministrazione provinciale è emerso, infatti, che rispetto ai progetti finanziati, in particolare con le risorse FSE Asse I Adattabilità, è stato segnalato il basso tasso di risposta del territorio, con un residuo delle risorse pubbliche messe a bando. Una delle principali ragioni è da attribuire ad una eventuale non sufficiente pubblicizzazione del bando sul territorio sebbene siano state messe in atto anche prassi di sensibilizzazione e di promozione degli avvisi pubblici presso le Associazioni datoriali e sindacali per stimolare la progettualità dei loro associati e in particolare delle imprese, in aggiunta alle ordinarie modalità di pubblicizzazione del bando sul BUR, sul sito della Provincia di Ancona, nell Albo Pretorio, sui quotidiani locali, presso i Centri per l impiego e con invio di una newsletter dedicata. 59

72 PROVINCIA DI FERMO Proprio il 28 ottobre 2010 si è svolto a Fermo il Convegno legato alla giornata europea sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nel quale il rappresentante provinciale dell INAIL ha indicato come non esistano dati disaggregati per la nuova provincia di Fermo e la nuova provincia di Ascoli. Ad ogni modo, nella provincia di Fermo è predominante la produzione calzaturiera svolta da imprese, soprattutto artigianali e di piccole dimensioni. E pur non essendoci dati, alcune sigle sindacali hanno verificato la diffusione di patologie quali il tunnel carpale o legate alla postura, comunque patologie dovute alle mansioni svolte nell ambito della calzatura. Si tratta di sensazioni non basata sui dati, ma confermata dai medici ispettori della ASL di Fermo che confermano come molte pratiche ricadono in questa fattispecie. Per quanto riguarda gli infortuni, sono legati soprattutto alla cantieristica e all edilizia (i lavori in quota soprattutto). Un dato da tenere presente è che molte patologie si manifestano dopo 30/40 anni di lavoro come confermato dal fatto che molte vertenze per malattie professionali sono promosse da lavoratori meno giovani. Tra gli interventi a favore delle imprese e di determinate categorie di lavoratori adottati a livello provinciale per migliorare la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro si registrano: L intenzione di sottoscrivere con i soggetti istituzionali e le parti scoiali un Protocollo di intesa generale che preveda una serie di interventi. L obiettivo è di coinvolgere le associazioni datoriali che, invece, non sono state tra le firmatarie del protocollo di Ascoli. Questo Protocollo prevederà l obbligatorietà, in tutti i corsi di formazione provinciali sia finanziati che autorizzati, di inserire un modulo obbligatorio sulla sicurezza e salute per tutte le tipologie (apprendistato, dirigenti in corsi di riqualificazione, corsi per disoccupati, corsi di aggiornamento della manodopera, ecc.); IL FSE si muova da anni su iniziative singole oltre che sui corsi formazione, quali i tirocini formativi, le borse di studio. Anche in questo caso sarà obbligatorio prevedere, all interno di queste esperienze, momenti formativi di alcune ore su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; In questo momento, è in corso un avviso pubblico su risorse ricevute dalla Regione (che le ha ottenute a sua volta dal Ministero del Lavoro) per tutte le figure professionali obbligatorie (RLS, RSPP ). L anno precedente ci fu un bando unico per la vecchia Provincia di Ascoli (che includeva anche Fermo). Quest anno come nuova Provincia di Fermo hanno ricevuto un ulteriore finanziamento. Ed è stato richiesto alla Regione un correttivo per quanto riguarda la destinazione di un pacchetto di risorse destinate alla problematica di infortuni e malattie della produzione calzaturiera, che non aveva una dotazione specifica. I tipi di corso sono quelli 60

73 previsti dalla normativa e la maggiore risposta è stata ricevuta sulla formazione trasversale (non specifica di alcuni singoli settori); In continuità con quanto realizzato nella precedente Provincia di Ascoli, è previsto un concorso nelle Scuole superiori per la presentazione di elaborati sul tema salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. A questa iniziativa rispondono prevalentemente gli istituti tecnici, ma anche artistici. Il concorso prevede una sezione letteraria, una sugli audiovisivi ed una pittorica. E prevista una giornata finale, prima della chiusura dell anno scolastico in cui viene svolto un tema ed intervengono esperti, si coinvolgono gli studenti e i professori, ma anche gli RLS delle aziende. In altri termini, si coinvolgono sia il mondo della scuola che quello del lavoro. Viene assegnata una borsa di studio allo studente più creativo e/o meritevole. Questa borsa di studio è intitolata alla memoria di un ragazzo 23enne della provincia di Fermo, morto schiacciato da una pressa mentre lavorava. Tra l altro, la sua famiglia è molto attiva in iniziative sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro, anche a livello nazionale; Altra iniziativa, non codificata dal Protocollo, è quella di celebrare la giornata europea della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Quest anno si è svolta il 28 ottobre 2010, prevedendo alcuni approfondimenti sulle tematiche del nuovo territorio. Questa iniziativa è stata preceduta da una giornata analoga dell ANMIL. L intenzione è di arrivare ad una giornata provinciale unica su sicurezza e salute al lavoro. Durante la giornata è stata sollecitata la realizzazione nella Provincia di quanto già realizzato dalla vecchia Provincia di Ascoli: nell assegnazione di tutti gli appalti, prevedere una serie di prescrizioni sull utilizzo di misure in termini di sicurezza e salute, dando punteggi alle aziende più attente e sensibili al tema. Nelle more della firma del Protocollo di cui sopra, c è di fatto un Tavolo permanente che vede la presenza di INAIL, ASL coi servizi ispettivi, di tutta la parte sindacale e tutta la parte datoriale. Aspetto, quest ultimo, estremamente rilevante soprattutto per l adesione delle associazioni artigiane aderenti in particolare alla CNA. Alla Provincia viene richiesto di svolgere un ruolo sinergico. Per quanto concerne, le possibili strategie che possono essere sviluppate in tema di salute e sicurezza dei lavoratori (anche in termini di prevenzione), ad oggi c è un dato da cui non si può prescindere. Parte rilevante del FSE è stato destinato nel corso della nuova programmazione agli ammortizzatori sociali. Questa destinazione non lascia grossi spazi per il suo utilizzo su altri ambiti. Inoltre, si tenga presente che nelle Marche c è un ampia diffusione dell artigianato. Poiché gli ammortizzatori finanziati dal FSE sono finalizzati a sostenere gli interventi di politica attiva per 61

74 lavoratori che fruiscono della CIG in deroga, vi è ovviamente grande richiesta perché in questo modo è possibile fermare la produzione per alcuni mesi. In termini pratici, il 70/80% delle risorse copre sia gli ammortizzatori sociali INPS sia le attività di riqualificazione/aggiornamento. L accordo per destinare il FSE agli ammortizzatori sociali è legato all obbligatorietà di prevedere per i destinatari anche attività formazione e di riqualificazione. Questo accordo di fatto drena risorse in maniera determinante, sottraendo risorse da destinare ad altre iniziative e rendendo difficile trovare stanziamenti importanti dedicate esclusivamente alla salute e sicurezza. Le vie da seguire sono quelle dell obbligatorietà dei moduli su salute e sicurezza all interno dei corsi di formazione cofinanziati dal FSE, i convegni su salute e sicurezza e in generale tutte le iniziative per formare/informare e mantenere alto il tono sul tema anche in relazione alle generazioni giovani. In generale: è importante che il tema sicurezza e salute nei luoghi di lavoro non sia mai abbandonato in modo da poter effettuare un programmazione annuale; è importante che le scuole segnalino la necessità assoluta di momenti formativi per i docenti delle materie tecniche che utilizzano strumenti e macchinari all interno dei laboratori. Al di là dei tagli, c è proprio l impossibilità di poter accedere a momenti formativi e di aggiornamento per questi docenti. All Ente Provincia viene richiesto di potersi far carico di questa formazione dei docenti. 4.4 IN SINTESI L individuazione di buone pratiche realizzate nella regione Marche in materia di prevenzione, salute e sicurezza è un compito non facile poiché comporta la definizione preliminare della significatività dell esperienza e la successiva individuazione dei criteri in base ai quali delineare i contorni della medesima significatività. E opportuno sottolineare che ogni esperienza, progetto o iniziativa realizzata, soprattutto con riferimento ad una tematica delicata quale la sicurezza nei luoghi di lavoro, rappresenta una intenzionalità di cambiamento. Il modo in cui le iniziative vengono concretamente messe in atto, i processi reali che vengono innestati, gli intenti che vengono concretamente perseguiti e realizzati dipendono in larga misura dal modo in cui le attività o i progetti vengono interpretati dai soggetti chiamati a realizzarli, oltre che dalle condizioni di contesto all interno delle quali i cambiamenti vengono introdotti. 62

75 Le buone pratiche e le buone tecniche segnalate ed emerse durante l indagine sul campo sono caratterizzate da seguenti aspetti: agiscono a livello territoriale e sono circoscritte alle specificità del proprio ambiente; coinvolgono soggetti diversi per compiti istituzionali e per logiche organizzative (enti locali, attori di sistema,...) e dispongono di risorse amministrative e finanziarie diverse o dedicate; hanno storie e promotori diversi, che esprimono diverse logiche e differenti dinamiche; si caratterizzano per porre al centro delle loro attività campi specifici di intervento, pur all interno di un insieme di campi comuni (la documentazione, l informazione, la formazione); si rivolgono prioritariamente a destinatari specifici (la scuola e gli insegnanti, la formazione professionale, i cittadini in senso lato); si differenziano per il tipo di operatori che li portano avanti, per le loro competenze professionali, per i criteri con cui sono stati scelti. Costituiscono esempi di buone pratiche da trasferire ai diversi territori: l attivazione di Tavoli tecnici a livello provinciale, formali ed informali, quale sede di confronto e di concertazione tra soggetti istituzionali, pubblici e privati, per la definizione di indirizzi di programmazione provinciali, seppure all interno della cornice istituzionale e di linee di programmazione regionale, per lo scambio di informazioni e dati quantitativi, riguardanti infortuni e settori a rischio, per la definizione di progetti e iniziative coese e in una logica unitaria, per il monitoraggio e feedback sugli interventi realizzati; l attivazione di concorsi provinciali rivolti a studenti con l obiettivo di sensibilizzare i giovani, e l intero corpo docente, su una tematica che investe non solo il lavoro ma anche gli ambiti di vita quotidiana con finalità educativa e preventiva; la realizzazione di progetti didattici ed educativi da realizzare nelle scuole, mirati all informazione ed alla formazione, alla promozione di un maggiore avvicinamento del sistema scolastico e mondo del lavoro al fine di promuovere e potenziare le capacità dei giovani di conoscere l'ambiente in cui vivono, con particolare attenzione ai temi della salute, della prevenzione e sicurezza per conseguire competenze operative da utilizzare concretamente nella vita pratica. Le attività realizzate negli istituti scolastici, attraverso accordi tra i soggetti responsabili, potrebbero essere riconosciute come credito formativo, spendibile nella prosecuzione degli studi; la realizzazione della giornata provinciale dedicata alla sicurezza, secondo un approccio muldimensionale, rivolta a tutta la cittadinanza, ai sistemi dell istruzione, della formazione e 63

76 del lavoro, quale occasione di sensibilizzazione, di informazione, confronto, scambio e dibattito in cui la tematica della sicurezza sia affrontata in una prospettiva più ampia, per favorire la conoscenza dei processi e delle regole esistenti e per favorire la diffusione di comportamenti ed atteggiamenti più consapevoli, rivolti ad obiettivi di salute, equilibrio produttivo, territoriale e sociale; Protocolli di intesa con Istituzioni e parti sociali. Gli interessi e le prerogative di ciascun territorio devono trovare un momento unificante in finalità e principi generali comuni sanciti in protocolli di collaborazione al cui interno ciascun soggetto firmatario, in quanto portatore di interessi diversi, si trovi impegnato nella condivisione di responsabilità, competenze ed esperienze al fine di concorrere al raggiungimento di obiettivi comuni. 64

77 5. Il ruolo del POR FSE: monitoraggio e valutazione degli interventi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori 5.1 I DATI DI MONITORAGGIO: I CORSI DI FORMAZIONE SU SSL E I DESTINATARI NELLA PROGRAMMAZIONE Questa sezione presenta la ricostruzione delle attività formative su sicurezza e salute, considerando sia quelle sia cofinanziate con il FSE, sia quelle finanziate tramite fondi nazionali, realizzate dall inizio della nuova programmazione 50.. La ricostruzione si basa sui dati del sistema di monitoraggio regionale estratti ed aggiornati al mese di settembre e ha permesso di individuare le seguenti tipologie di attività formative: A. Corsi di formazione su SSL per figure obbligatorie con compiti collettivi, come i responsabili dei lavoratori per la sicurezza (RLS) o preposti, che dato il ruolo che sono chiamati a svolgere prevede una preparazione tecnica più approfondita e specifica su diversi aspetti legati alla SSL. A1. Cofinanziati dal FSE; A2. Finanziati con fondi ministeriali; B. Corsi di formazione su SSL per figure individuali o genericamente rivolti a tutti i lavoratori. All interno di questa tipologia è possibile distinguere: B1. Corsi per figure obbligatorie con compiti individuali cofinanziati dal FSE, come ad esempio i corsi per operatori gru edili; 50 Concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione; Organizzazione della prevenzione aziendale; Diritti e doveri dei vari soggetti aziendali; Organi di vigilanza, controllo, assistenza; Rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni; Misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell azienda,rischi relativi a specifiche mansioni, ecc. 51 L analisi dei dati del sistema di monitoraggio SIFORM ha previsto a monte un grosso lavoro di ricostruzione delle informazioni ivi contenute. I corsi sulla sicurezza sono solitamente estratti dal sistema di monitoraggio sulla base di un flag identificativo che ciascun ente proponente dovrebbe selezionare per indicare la tipologia di corso (nel nostro caso sicurezza ). Tuttavia, poiché SIFORM permette di fare duplicazioni è facile ottenere dati non corretti sul numero di corsi per tipologia. Ad esempio, se l ente proponente ha già presentato in passato progetti sulla sicurezza e successivamente ne presenta uno di tipologia diversa, senza ricordarsi di deselezionare il flag, quest ultimo corso in SIFORM risulta classificato come corso sulla sicurezza pur non essendolo. Per questo motivo, sia tra i corsi FSE che tra quelli NON FSE possono essere ricompresi corsi che non hanno a che fare con la sicurezza; inoltre, tra i corsi FSE o NON FSE con moduli sulla sicurezza possono essere compresi corsi sulla sicurezza e viceversa. È stato, dunque, necessario fare una verifica empirica del database basata su criteri soggettivi non essendo disponibile un criterio di selezione oggettivo che permettesse di attivare una procedura automatica. 65

78 B2. Corsi per figure non obbligatorie cofinanziati dal FSE, come ad esempio i corsi di informazione per i lavoratori sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro; B3. Corsi per figure individuali soggette a particolari condizioni di rischio, come gli addetti ai lavori in quota, finanziati con fondi ministeriali C. Moduli su sicurezza e lavoro all interno di corsi di formazione: C1. Cofinanziati dal FSE; C2. Finanziati con fondi regionali; D. Progetti quadro su SSL non FSE, ovvero progetti formativi che si articolano su più corsi destinati a formare RLS, Preposti, addetti ai lavori in quota, ecc, finanziati con fondi ministeriali Gli interventi formativi approvati, avviati e conclusi al 30 aprile 2010 Sulla base dei dati di monitoraggio (Tabella 5.1), si può osservare che dall inizio della nuova programmazione sono stati approvati complessivamente 148 corsi su SSL (32 FSE e 116 non FSE) e 793 corsi di formazione con moduli su SSL (579 FSE e 214 non FSE). I corsi di formazione (sia FSE che NON) con moduli su SSL rappresentano dunque l 84% degli interventi formativi su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I corsi approvati a cofinanziamento FSE sono il 65% del totale dei corsi approvati al 30 aprile Si tratta in particolare di: corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (RLS, Preposti, ecc.); corsi per figure obbligatorie con compiti individuali (operatori gru edili); corsi di informazione e formazione su SSL destinatati a tutti i lavoratori o per figure non obbligatorie; corsi di formazione professionale che includono moduli su SSL nel percorso formativo. I corsi approvati con fondi non comunitari (ministeriali o regionali), che costituiscono il restante 35% dei progetti approvati, sono invece: corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (RLS, Preposti, ecc.) corsi per addetti ai lavori in quota; corsi di formazione professionale che includono moduli su SSL nel percorso formativo; progetti quadro finanziati con risorse statali/regionali. Il quadro di sintesi appena delineato evidenzia un ruolo esclusivo del FSE nel cofinanziare i corsi per figure obbligatorie con compiti individuali e corsi di informazione e formazione su SSL destinati 66

79 a tutti i lavoratori o per figure non obbligatorie. Inoltre, il FSE ha un ruolo rilevante nel cofinanziare corsi di formazione professionale con moduli su SSL (il 73% del totale di questi corsi). D altra parte, invece, i fondi diversi da quelli comunitari finanziano in maniera esclusiva i corsi per addetti ai lavori in quota e i progetti quadro e hanno un ruolo prevalente nel finanziare i corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (RLS, Preposti, ecc.). Si rileva, quindi, una certa sovrapposizione tra le diverse fonti di finanziamenti (FSE e non FSE) solo nel caso dei corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi e dei corsi di formazione professionale che includono moduli su SSL nel percorso formativo. Nel complesso, nelle Marche, emerge dunque un orientamento a privilegiare la dimensione dell addizionalità del FSE. Rispetto agli approvati, il monitoraggio dei corsi avviati e conclusi evidenzia che al 30 aprile 2010: i. La percentuale più elevata di corsi avviati sul totale degli approvati si registra per: o I progetti quadro finanziati con fondi non FSE (100%); o I corsi per addetti in quota finanziati con fondi ministeriali (92,9%); o I corsi di formazione con moduli su SSL cofinanziati dal FSE (86,4%); ii. La percentuale più elevata di corsi conclusi sul totale degli approvati si riscontra per o I corsi per addetti in quota finanziati con fondi ministeriali (71,4%); o I corsi per figure obbligatorie con compiti individuali (66,7%), per i quali il numero dei conclusi è pari a quello degli avviati; o I corsi per figure non obbligatorie cofinanziati col FSE (63,6%); iii. Non ci sono invece corsi conclusi al 30 aprile 2010 tra: o I corsi per figure obbligatorie compiti collettivi finanziati con fondi ministeriali; o I progetti quadro finanziati con fondi non comunitari ; o I corsi di formazione che prevedono moduli su SSL, a finanziamento non comunitario. Nel complesso, gli interventi formativi cofinanziati dal FSE presentano uno stato di avanzamento fisico maggiore di quelli non FSE. 67

80 Tabella Regione Marche Interventi formativi su SSL approvati (v.a.), % di avviati e di conclusi (al 30 aprile 2010) Tipologia corsi Finanziamento Corsi approvati (v.a.) Corsi approvati (%) % Avviati su Approvati % Conclusi su Approvati A - Corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi FSE 18 1,9 72,2 44,4 Non FSE 97 10,3 11,3 -- B1 - Corsi per figure obbligatorie con compiti individuali FSE 3 0,3 66,7 66,7 B2 - Corsi per figure non obbligatorie FSE 11 1,2 72,7 63,6 B3 - Corsi per addetti in quota NON FSE 14 1,5 92,9 71,4 C - Corsi formazione con moduli su SSL FSE ,5 86,4 46,6 NON FSE ,7 41,1 -- D Progetti quadro NON FSE 5 0,5 100,0 -- Totale FSE ,9 85,6 47,0 NON FSE ,1 35,5 3,0 Totale complessivo ,0 68,0 31,6 Fonte: Elaborazioni su dati SIFORM, Settembre 2010 La seguente Tabella 5.2. presenta la distribuzione dei corsi oggetto di analisi per ente territoriale di riferimento. I corsi approvati direttamente gestiti a livello regionale sono in numero contenuto e sono tutti cofinanziati dal FSE. La maggior parte dei progetti formativi approvati sono gestiti dalle Province, con la Provincia di Ancona cha assorbe il 43,8% dei corsi approvati. La distribuzione territoriale dei corsi mostra che: i corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (RSP, ASPP, RLS ), soprattutto a finanziamento ministeriale, si concentrano in prevalenza nella provincia di Ascoli Piceno (l 82,6%); i 3 corsi FSE per figure obbligatorie con compiti individuali (operatori gru edili) sono tutti gestiti dalla Provincia di Pesaro Urbino; i corsi FSE per figure non obbligatorie o rivolti a tutti i lavoratori sono presenti nelle province di Ancona (4), Macerata (3) e Pesaro e Urbino (4); i corsi a finanziamento ministeriale per addetti ai lavori in quota sono diffusi in tutte le province, con una concentrazione (il 71,4%) nelle province di Ancona ed Ascoli Piceno; 68

81 i corsi di formazione con moduli su SSL, prevalentemente cofinanziati dal FSE, pur gestiti da tutte le Province marchigiane, per oltre la metà (il 50,8%) si concentrano nella provincia di Ancona. In dettaglio: La Provincia di Ancona offre corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi, corsi per figure non obbligatorie, corsi per addetti in quota e corsi di formazione con moduli su SSL. Utilizza il FSE soprattutto per corsi di formazione con moduli su SSL (290). IL FSE cofinanzia anche 1 corso e 4 per figure non obbligatorie. I finanziamenti ministeriali e regionali sono utilizzati per i corsi con moduli su SSL (113) e per i corsi per addetti ai lavori in quota (4); La provincia di Ascoli Piceno offre corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi, corsi per addetti ai lavori in quota e corsi di formazione con moduli su SSL. Ricorre al FSE solo per cofinanziare corsi di formazione con moduli su SSL (20). I finanziamenti ministeriali/regionali sono utilizzati, oltre che per corsi di formazione con moduli su SSL (74), per i corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (95) e per addetti in quota (6); La Provincia di Macerata, offre corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi, corsi per figure non obbligatorie, corsi per addetti ai lavori in quota e corsi di formazione con moduli su SSL. Utilizza il FSE in prevalenza per corsi con moduli su SSL (99), ma anche per corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (5) e per figure non obbligatorie (3). I fondi non comunitari sono utilizzati per realizzare corsi con moduli su SSL (11) e corsi per addetti in quota (2); La Provincia di Pesaro e Urbino offre tutte le tipologie di attività formative ed utilizza il FSE oltre che per corsi con moduli su SSL (113) anche per corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (9) e con compiti individuali (3) e per corsi per figure non obbligatorie (4). Gli altri fondi sono utilizzati per i corsi con moduli su SSL (16), per progetti quadro (5), per corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (2) e per corsi per addetti in quota (2); La Regione usa esclusivamente il FSE e per finanziare corsi con moduli su SSL (57) e 3 corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi. In conclusione, i dati del sistema di monitoraggio regionale mostrano come i diversi corsi su SSL per figure obbligatorie siano in alcuni casi cofinanziati dal FSE in altri con fondi ministeriali e come le modalità di finanziamento siano differenziate a livello provinciale. Emerge comunque un orientamento a privilegiare la dimensione della addizionalità del FSE. Infatti, accanto ai corsi per figure obbligatorie, ci sono anche corsi su SSL destinati alla formazione di figure non obbligatorie o 69

82 comunque genericamente rivolti a tutti i lavoratori e corsi di formazione che includono moduli su SSL nel percorso formativo (sia cofinanziati col FSE che finanziati con fondi regionali) Tabella 5.2 Interventi formativi su SSL approvati per ente territoriale Tipologia corsi Finanziamenti Valori assluti/% di riga Enti territoriali AN AP MC PU RG Totale FSE v.a A - Corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi B - Corsi per figure obbligatorie con compiti individuali B - Corsi per figure non obbligatorie B - Corsi per addetti in quota NON FSE v.a Totale v.a % di riga 0,9 82,6 4,3 9,6 2,6 100 FSE v.a % di riga , FSE v.a % riga 36, ,3 36, NON FSE v.a % riga 28,6 42,9 14,3 14, FSE v.a C - Corsi con moduli su SSL NON FSE v.a Totale v.a % di riga 50,8 11,9 13,9 16, D - Progetti quadro NON FSE v.a % di riga Totale v.a % di riga 43,8 20,7 12,8 16,4 6,4 100 Fonte: Elaborazioni su dati SIFORM, Settembre I destinatari della formazione I dati disponibili nel sistema di monitoraggio indicano che al 30 aprile 2010 i destinatari dei corsi avviati sono complessivamente La tabella 5.3 presenta la distribuzione dei destinatari per tipologia i corso. I corsi FSE assorbono il 78,6% del totale destinatari Per quanto riguarda i destinatari dei corsi avviati, si osserva che: In maniera prevedibile, i corsi di formazione con moduli su SSL (in larga misura FSE) assorbono il maggior numero di destinatari (l 85%); 52 Si noti che come riportato nella legenda della Tabella 5.3 mancano le informazioni relative al numero di destinatari di alcuni dei corsi avviati. 70

83 Interessano un numero comunque significativo di destinatari (il 6,1%) anche i progetti quadro con finanziamenti statali/regionali e i corsi per figure obbligatorie, cofinanziati dal FSE o finanziati con risorse ministeriali (il 6%); i corsi per addetti in quota finanziati con fondi ministeriali e quelli per figure non obbligatorie cofinanziati dal FSE concentrano rispettivamente l 1,6% e l 1,1% dei destinatari; Infine, i corsi per figure con compiti individuali assorbono lo 0.8% dei destinatari. Tabella Regione Marche Numero dei destinatari degli interventi formativi su SSL avviati Tipologia corsi Finanziamento Numero destinatari dei corsi avviati Distribuzione % dei destinatari dei corsi avviati A - Corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi FSE 794 3,8 Non FSE 474** 2,2 B - Corsi per figure obbligatorie con compiti individuali FSE 29 0,1 B - Corsi per figure non obbligatorie FSE 225 1,1 B - Corsi per addetti in quota NON FSE 347** 1,6 C - Corsi formazione con moduli su SSL FSE *** 73,6 NON FSE ,4 D Progetti quadro NON FSE ,1 Totale FSE ,6 NON FSE ,4 Totale ,0 Note: * Numero di destinatari riferito a 7 degli 11 corsi avviati ** Numero di destinatari riferito a 13 dei 14 corsi avviati (mancano i destinatari per il corso ) *** Numero di destinatari riferito a 477 dei 500 corsi avviati **** Numero di destinatari riferito a 269 dei 270 corsi conclusi (mancano i destinatari del corso ) Fonte: Elaborazioni su dati SIFORM, Settembre 2010 Per quanto concerne le caratteristiche dei destinatari coinvolti nelle azioni formative analizzate, in sintesi si rileva che i partecipanti a tutti i corsi sono in prevalenza uomini con età media elevata e bassi titoli di studio, occupati in micro e piccole imprese nelle costruzioni e nelle attività manifatturiere. La formazione sul tema della sicurezza rivolta alle donne la troviamo solo nei corsi per figure non obbligatorie FSE e nei corsi di formazione con modulo su SSL. In dettaglio, le caratteristiche dei destinatari per tipologia di corso evidenziano che (Tabella 5.4): 71

84 I destinatari dei corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi (RSP, ASPP, RLS ) sono in maggioranza uomini, più giovani della media e con titoli di studio medio-alti. Le principali differenze tra corsi FSE e non FSE nelle caratteristiche dei destinatari di questi interventi sono date da una maggiore presenza femminile e di giovani con meno di 29 anni nei corsi FSE; I destinatari dei corsi per figure obbligatorie con compiti individuali (tutti cofinanziati dal FSE), essendo operatori di gru occupati in micro imprese nel settore delle costruzioni, sono solo uomini con più di 40 anni (il 72,4%) e la scuola dell obbligo (il 96,6%); Quelli dei corsi per figure non obbligatorie (tutti cofinanziati dal FSE) sono in prevalenza uomini (il 53,3%), hanno un età superiore ai 40 anni ( il 68,9%). Non sono disponibili informazioni su istruzione e condizione occupazionale per la maggioranza dei destinatari; I destinatari dei corsi per addetti in quota (solo finanziati con fondi ministeriali) sono (quasi) esclusivamente uomini (il 99,7%), oltre la metà ha più di 40 anni (il 54,8%) e la scuola dell obbligo (il 68,9%), sono occupati (il 91,4%) in prevalenza nel settore delle costruzioni (il 45,8%, ma l informazione manca per la maggior parte dei destinatari) ; I progetti quadro (esclusivamente finanziati con fondi statali/regionali) riguardano prevalentemente gli uomini (il 78,1%), con più di 40 anni (il 52,2%); I destinatari dei corsi di formazione con modulo su SSL sono soprattutto donne, con meno di 40 anni e titoli di studio medio-alti. Non emergono differenze significative nei dati disponibili tra corsi a cofinanziamento FSE e non FSE, se non per una maggiore prevalenza di donne e di over40 nei corsi non cofinanziati dal FSE, che coinvolgono soprattutto lavoratrici del settore della sanità e dell assistenza sociale. 72

85 Tabella 5.4 Caratteristiche dei destinatari delle attività formative avviate A - Corsi per figure obbligatorie con compiti collettivi B1- Corsi per figure obbligatorie con compiti individuali B2 - Corsi per figure non obbligatori e B3 - Corsi per addetti in quota C - Corsi formazione con moduli su SSL D - Progetti quadro FSE NON FSE FSE FSE NON FSE FSE NON FSE NON FSE Sesso Femmine 41,1% 35,0% -- 46,7% 0,3% 51,7% 61,5% 21,9% Maschi 58,9% 65,0% 100,0% 53,3% 99,7% 48,3% 38,5% 78,1% Classi di età anni 24,3% 16,2% 3,4% 8,9% 14,1% 48,5% 32,9% 14,1% anni 36,8% 35,7% 24,1% 22,2% 30,0% 29,5% 22,1% 33,7% anni 27,6% 28,3% 48,3% 36,9% 28,8% 15,7% 27,7% 31,2% anni 9,7% 15,4% 17,2% 25,8% 18,4% 5,5% 15,2% 16,8% 60 anni ed oltre 1,6% 4,4% 6,9% 6,2% 7,5% 0,6% 2,0% 4,2% Non disponibile ,2% 0,1% 0,1% -- Età media Titolo di studio Diploma di qualifica di 2-3 anni che non consente l iscrizione all università 6,4% -- 3,4% 6,2% 3,5% 5,4% Diploma di scuola secondaria superiore di 4-5 anni che consente l iscrizione all università 40,8% ,8% 17,0% 43,0% Non disponibile 1,6% ,3% 8,6% 3,2% Post diploma, Laurea, Post laurea 25,6% ,8% 2,0% 24,8% Scuola dell'obbligo 25,6% -- 96,6% 24,9% 68,9% 23,6% Condizione occupazionale Non disponibile 1,6% ,3% 8,6% 3,2% Disoccupato alla ricerca di nuova occupazione (compreso chi è iscritto alle liste di mobilità) 12,7% ,7% -- 28,4% In cerca di prima occupazione 7,4% ,4% -- 12,3% Inattivo diverso da studente (casalinga/o, ritirato/a dal lavoro, inabile al lavoro, in servizio civile, in altra 1,3% ,1% condizione) Occupato (compreso chi è in CIG) 71,7% ,0% 43,1% 91,4% 44,7% Studente 5,3% ,4% -- 8,2% Dimensione d'azienda Non disponibile 49,5% 58,9% 13,8% 70,2% 84,1% 67,8% 32,4% 58,8% Grande 8,7% 0,6% ,0% 20,1% 4,6% Media 8,2% 1,9% ,7% 6,8% 13,8% 7,3% Micro 25,2% 20,5% 86,2% 11,1% 4,6% 7,3% 11,3% 18,8% Piccola 8,4% 18,1% -- 18,7% 9,5% 12,2% 22,4% 10,5% Settore Non disponibile 42,8% 56,1% -- 63,1% 50,4% 48,0% 9,1% 40,8% A Agricoltura 3,8% 2,1% -- 17,8% 0,6% 1,7% 2,3% 0,8% B Pesca ,0% -- 0,1% C Estrazione di minerali ,3% 0,0% -- D Attività manifatturiere 17,0% 4,6% -- 6,7% -- 19,3% 11,5% 30,2% E Produzione e distribuzione energia elettrica ,6% 0,3% 0,4% 0,6% F Costruzioni 5,3% 15,0% 100,0% 10,2% 45,8% 2,5% 10,7% 10,1% G Commercio 5,0% 7,0% ,1% 11,4% 3,0% H Alberghi e ristoranti 3,2% 8,4% ,2% 1,9% 1,9% I Trasporti 1,5% 1,5% ,7% 0,1% 0,9% J Attività finanziarie 0,1% 0,6% ,2% 0,3% 2,9% K attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese 5,3% 2,3% -- 2,2% 2,0% 6,9% 7,5% 5,8% L amministrazione pubblica 2,1% 0,2% ,0% M istruzione 2,5% 0,8% ,6% 0,1% 0,2% N sanità e assistenza sociale 2,8% 1,3% ,9% 42,5% 0,9% O altri servizi pubblici, sociali e personali 7,8% ,6% 3,3% 2,0% 1,5% P attività svolte da famiglie e convivenze 0,8% ,2% 0,2% 0,2% Q Organizzazioni ed organismi extraterritoriali ,1% -- 0,1% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: Elaborazioni su dati SIFORM, Settembre

86 5.2 GLI EFFETTI DEGLI INTERVENTI FORMATIVI Al fine di analizzare gli effetti degli interventi formativi sui comportamenti individuali e aziendale in relazione ai rischi per la salute e la sicurezza percepiti dai partecipanti, oltre che la soddisfazione e l utilità percepita, è stata condotta un indagine CATI sui destinatari dei corsi conclusi al 30 aprile In dettaglio, l indagine, oltre alle caratteristiche personali degli intervistati, ha permesso di raccogliere informazioni su: Opinioni degli intervistati in tema di SSL; Condizioni di lavoro; Percezione rischi oggettivi, sistemi di protezione e contesto aziendale sulle politiche di sicurezza; Scelta del corso e ruolo svolto dall addetto alla sicurezza; Soddisfazione e utilità del corso/modulo e suoi effetti sia a livello di comportamenti individuali che aziendali. E stata prevista la somministrazione di questionari differenziati per tipologia di corso: A. Un questionario rivolto ai destinatari di corsi di formazione su sicurezza e salute destinati a figure obbligatorie con compiti collettivi (RSP, ASPP, RLS, Preposti, ) B. Un questionario rivolto ai destinatari di corsi di formazione su sicurezza e salute destinati a figure obbligatorie con compiti individuali (operatori gru edili) o di corsi di formazione su sicurezza e salute destinati a figure non regolamentate o, comunque, a tutti i lavoratori (quali i corsi di informazione su SSL destinati a tutti i lavoratori); C. Un questionario rivolto a destinatari di corsi di formazione per apprendisti o per figure professionali specifiche in cui è stato svolto un modulo sulla sicurezza e salute dei lavoratori. La seguente Tabella 5.5 riporta per ciascuna tipologia di attività formativa: L universo di riferimento (numero di corsi conclusi e di destinatari inseriti nel sistema informativo SIFORM; numero di destinatari per cui era disponibile un recapito telefonico o per i quali il numero di telefono è stato reperito, tramite le pagine bianche); Il numero di destinatari che hanno risposto ai questionari); I tassi di copertura dei destinatari intervistati sul totale dei destinatari con recapito telefonico e sull universo dei destinatari che hanno partecipato ai corsi conclusi, secondo i dati di monitoraggio. 74

87 In complesso, l indagine ha coinvolti individui, equivalenti al 46% dell universo dei destinatari di corsi conclusi e al 71% di quelli per cui era disponibile un recapito telefonico. L assenza di recapiti telefonici in molti casi ha determinato delle difficoltà nel raggiungere i destinatari degli interventi, soprattutto nel caso degli extracomunitari (o comunque gli stranieri intervistati), in quanto più mobili sul territorio, per i quali spesso i recapiti telefonici non sono affidabili e che, quindi, sono stati difficilmente raggiungibili. I tassi di copertura sono buoni nel caso dei destinatari dei corsi FSE per RSP, ASPP, RLS, Preposti, ecc. (figure obbligatorie con compiti collettivi), dei corsi FSE per operatori gru edili (figure obbligatorie con compiti individuali) e dei moduli su SSL previsti da corsi di formazione FSE, mentre sono meno buoni per i destinatari dei corsi FSE per figure non obbligatorie o genericamente rivolti a tutti i lavoratori e dei corsi non FSE per addetti in quota. E importante sottolineare che riguardando l indagine solo i corsi conclusi (al 30 aprile 2010), l indagine ha interessato solo corsi FSE, eccetto che per i corsi per ponteggisti finanziati con fondi ministeriali. 75

88 Tabella Regione Marche. Interventi formativi FSE e NON FSE su SSL conclusi al 30 aprile 2010 e relativi destinatari, numero destinatari intervistati e tassi di copertura dell indagine A B1 B2 B3 C Tipologia corsi Corsi di formazione cofinanziati col FSE su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure obbligatorie compiti collettivi Corsi di formazione cofinanziati col FSE su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure obbligatorie con compiti individuali Altri corsi di formazione cofinanziati col FSE su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure non obbligatorie (non previste dal d. Lgs. 81/2008) Altri corsi di formazione NON FSE su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per figure individuali (ponteggisti) Moduli su sicurezza e lavoro all interno di corsi di formazione, cofinanziati dal FSE N. corsi conclusi (al 30/04/2010) Universo Campione Tassi di copertura N. totale destinatari N. destinatari con recapito telefonico disponibile o rintracciato N. destinatari intervistati Tasso di copertura su totale destinatari Tasso di copertura su destinatari con numero telefonico disponibile o reperito ,3 59, ,7 65, ,5 54, ,1 54, ,1 73,9 Totale ,0 70,9 I intervistati, come mostra la Tabella 5.6, sono per oltre la metà uomini (il 51,9%) e hanno un età media di 32 anni. Data la giovane età, il livello di istruzione è medio alto (il 73,7% ha perlomeno una licenza secondaria superiore). Gli occupati rappresentano oltre la metà (il 56,9%) dei rispondenti: si tratta di individui che lavorano in prevalenza in aziende con oltre 10 addetti (il 51,5%), nel settore commercio e servizi alle persone (il 39,3%). L anzianità lavorativa media è di 13 anni e quella in azienda di 8 anni. Queste caratteristiche medie sono largamente influenzate dall elevata numerosità dei partecipanti a corsi di formazione con moduli su SSL, che nascondono differenze rilevanti nella composizione dei destinatari per tipologia di corso. Per questa ragione, di seguito, si sintetizzano i principali 76

89 risultati per ciascuna tipologia di corso. Le tavole nell allegato statistico consentono un analisi di maggiore dettaglio. Tabella 5.6 Caratteristiche prevalenti degli intervistati Caratteristiche Modalità prevalente % sul totale Genere Maschi 51,9 Età Meno di 40 anni 78,5 Età media 32 Titolo di studio Diploma/post diploma 73,7 Condizione occupazionale Occupati 56,9 Ha cambiato lavoro nella propria vita professionale Almeno una volta 70,9 Anzianità lavorativa Fino a 10 anni 54,8 Anzianità lavorativa media 13 Anzianità in azienda Fino a 5 anni 60,5 Anzianità aziendale media 8 Condizione occupazionale Occupati 56,9 Settore di attività economica Commercio / Servizi alle persone 39,3 Dimensione aziendale 10 addetti ed oltre 51,5 Fonte: elaborazioni su dati indagini ad hoc L indagine sui destinatari dei corsi FSE per figure obbligatorie con compiti collettivi (Tipologia A) I destinatari di questi corsi di formazione rappresentano i propri colleghi nella programmazione della sicurezza in azienda. A tal fine, i corsi dovrebbero consentire loro di acquisire le competenze necessarie per i compiti cui sono preposti e che prevedono libertà di accesso ai luoghi di lavoro; informazioni e documentazioni sulla valutazione dei rischi; possibilità di promuovere iniziative atte a tutelare la salute dei lavoratori; adeguata formazione a carico del datore di lavoro e durante l'orario di lavoro; il parere sulla designazione degli addetti al servizio di prevenzione; osservazioni in caso di visite delle autorità competenti; segnalazione al responsabile dell'azienda dei rischi individuati; partecipazione alla riunione periodica di prevenzione con eventuali richieste di convocazione. I corsi conclusi hanno una durata molto più elevata che le altre tipologie considerata (239 ore) e prevedono una formazione di tipo tecnico. 77

90 Il profilo dei rispondenti e le caratteristiche del posto di lavoro I destinatari di questa tipologia di corsi che hanno partecipato all indagine ammontano complessivamente a 295 individui (il 59,5% dell universo dei destinatari con recapito telefonico) e sono rappresentativi dell universo di riferimento. Si tratta in prevalenza di uomini (il 59,7%) con un età media di 38 anni (Il 58,6% ha meno di 40 anni). Come mostra la Tabella 5.7, il livello di istruzione è medio alto: più dei 2/3 (il 69,2%) ha infatti almeno la licenza secondaria superiore. Gli occupati al momento dell indagine rappresentano oltre i ¾ dei rispondenti (il 78,3%), mentre quanti hanno cambiato lavoro almeno una volta nella loto vita professionale rappresentano il 71,5%. Quanti al momento dell indagine sono occupati, lavorano soprattutto in aziende con al massimo 9 dipendenti (il 67,1%) nei settori del commercio e dei servizi alle persone (il 33,6%). Più di un terzo (il 35,1%) lavora da oltre 20 anni e l esperienza lavorativa media è di 18 anni. L anzianità in azienda è per la più parte degli occupati (il 61,2%) superiore ai 5 anni per una seniority media di 12 anni. Quasi la metà (il 48,1%) lavora alle dipendenze, mentre più di un terzo (il 35,1%) sono lavoratori autonomi con dipendenti (il 35,1%). Si tratta soprattutto di impiegati o dirigenti, che rappresentano il 59,8% degli occupati. Il contratto più diffuso è quello a tempo indeterminato (il 65,6%). L orario di lavoro settimanale si attesta sulle 40 ore standard per oltre i 2/3 (il 68,8%) degli occupati. Questi lavoratori per settore di appartenenza e qualifica professionale non appaiono essere esposti a rischi particolarmente gravi per la propria sicurezza e salute. Infatti, a meno della metà degli intervistati (il 47,6%) viene richiesto di indossare l equipaggiamento di protezione personale. L equipaggiamento è considerato nuovo o comunque in buone condizioni da quasi tutti gli intervistati che sono tenuti ad indossarlo (il 97,3%). Inoltre, tutti dichiarano di farvi ricorso. 78

91 Tabella 5.7 Caratteristiche personali e condizioni di lavoro prevalenti Modalità prevalente % sul totale Caratteristiche personali Genere Maschi 59,7 Età Età media Meno di 40 anni 58,6 37,5 Titolo di studio Diploma/pos t diploma 69,2 Condiziona occupazionale Occupati 73,8 Ha cambiato lavoro nella propria vita Almeno una volta professionale 71,5 Anzianità lavorativa Anzianità lavorativa media Oltre 20 anni 35,1 17,7 Anzianità in azienda Anzianità aziendale media Oltre 5 anni 61,2 12,0 Caratteristiche del posto di lavoro Settore di attività economica Commercio / Servizi alle pers one 33,6 Dimensione aziendale Fino a 9 addetti 67,1 Posizone professionale Lavoratore dipendente 48,1 Qualifica Dirigente/impiegato 59,8 Tipologia contrattuale Un contratto a tempo indeterminato 65,6 Un contratto a tempo determinato 18,9 Orario di lavoro 40 ore 68,8 Non richiesto 52,4 Equipaggiamento Nuovo o in buone condizioni 97,3 Utilizzato 100,0 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Percezione del rischio e delle politiche aziendali La Tabella 5.8 presenta le percentuali prevalenti degli intervistati in merito alla percezione del rischio e delle politiche poste in essere dall azienda in tema di SSL. Che si tratti di lavoratori poco esposti al rischio è confermato dal fatto che il 94,6% non ha mai avuto incidenti o malattie legate alla professione prima di partecipare al corso. A ciò si aggiunga che la probabilità di rischio viene ritenuta bassa o nulla dal 56,2% degli occupati 53. Anche se ben più della metà (il 58,9%) ritiene di non correre alcun rischio per la propria incolumità fisica e salute, rimane significativa la quota di coloro che ritengono di correre dei rischi oggettivi (dovuti all utilizzo di particolari sostanze, macchinari, ecc.) che raggiunge 1/3 degli intervistati (il 30,7%). Il 45,9% dichiara che, in caso di pericolo, agirebbe per rimuovere le cause del rischio, coerentemente con il ruolo di addetto alla sicurezza che è chiamato a svolgere. 53 Il giudizio sulla probabilità di incidenti e di malattie professionali in azienda è basato nella maggior parte dei casi (il 63,6%) tenendo conto anche di tutti gli incidenti e / o delle malattie professionali potenziali, ovvero che avrebbero potuto verificarsi/insorgere in azienda senza che ciò sia poi avvenuto. 79

92 La maggior parte degli intervistati (il 65,4%) ritiene che il problema della SSL dipenda dalle condizioni di lavoro e che la sicurezza nei luoghi di lavoro possa essere assicurata anche tramite corsi di formazione per i lavoratori (il 38,1%). Diversamente dagli altri gruppi intervistati, la seconda modalità di intervento più indicata, dopo i corsi di formazione per lavoratori, sono gli incontri informativi in azienda (26%), probabilmente perché si tratta di individui che svolgono compiti di rappresentanza dei lavoratori in tema di SSL. Secondo l opinione della maggior parte degli intervistati (il 70,5%), dovrebbe essere soprattutto l azienda a garantire la salute e la sicurezza sul lavoro, disponendo degli strumenti (conoscenze, risorse, tecnologie) necessari per prevenire i rischi. In questo senso, la maggior parte degli occupati intervistati (il 96,5%) ritiene di essere informato dalle aziende sui rischi riguardanti la salute e la sicurezza connessi al proprio lavoro. In particolare, quanti ritengono di essere molto bene o bene informati dalla propria azienda raggiungono l 81,4%. Il giudizio sulle politiche delle aziende in tema di SSL appare essere ampiamente positivo, anche in merito ad altre modalità di intervento: il 96,5% ritiene che la propria azienda investa molto o abbastanza per la sicurezza e la salute; l 89,2% ritiene che l azienda abbia un atteggiamento attivo nella prevenzione della SSL in quanto adotterebbe tutte le misure possibili, compatibilmente con le risorse disponibili. Trattandosi di individui formati per svolgere uno specifico ruolo, è stato loro richiesto di specificare qual è l atteggiamento prevalente dell impresa nei confronti della sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Secondo la maggior parte degli intervistati (il 51,2%) le imprese affrontano in maniera attiva il tema della SSL (e non solo come obbligo di legge), ovvero la sicurezza è una priorità esplicita nel budget annuale o comunque è un elemento inserito nei meccanismi operativi e gestionali (premi/sanzioni; formazione ecc). 80

93 Tabella 5.8 Percezione del rischio e delle politiche aziendali rivolte alla SSL (Risposte prevalenti) Percezione del rischio e politiche aziendali Modalità prevalente % sul totale Incidenti/malatti prima di partecipare al corso No 94,6 Rischi in azienda Nessun rischio 58,9 Probabilità incidenti in azienda Media 39,4 Il problema della SSL un problema di tipo organizzativo 65,4 Corsi di formazione per i lavoratori 38,1 Cosa si può fare in relazione a SSL Incontri informativi in azienda 26,0 Chi dovrebbe intervenire per garantire la SSL Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Imprenditore/ Azienda 70,5 Le ispezioni da parte degli organi preposti 20,3 Atteggiamento dell'impresa nei confronti della SSL Attivo 51,2 In tema di SSL, l'azienda Adotta tutte le misure possibili 89,2 Grado di informazione su rischi per SSL Molto bene / bene informato 81,4 Investimenti in azienda per SSL Si (molto, abbastanza, poco) 96,6 In caso di pericoli per SSL in azienda può: Agire per rimuoverle 45, Scelta del corso, aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti del corso La maggioranza dei rispondenti (il 64,4%) attesta di aver scelto individualmente di partecipare al corso e non di essere stato segnalato dall azienda (Tabella 5.9). Per oltre i 2/3 (il 68,1%) si tratta della prima partecipazione ad un corso di formazione in tema di SSL. Inoltre, il 78,6% dichiara di aver frequentato il corso perché obbligatorio per legge e/o per aggiornamento professionale. Prima di partecipare al corso, la maggior parte dei rispondenti (l 84,1%) si aspettava di aumentare le conoscenze sulla sicurezza e sulla salute sul luogo di lavoro. Solo il 7,1% ha risposto che non aveva aspettative. La quasi totalità degli intervistati (il 97,3%) dichiara di essere molto o abbastanza soddisfatto del corso cui ha partecipato, soprattutto per la maggiore consapevolezza dei rischi che il lavoro svolto implica (il 67,9%). Tutti gli aspetti del corso ricevono un giudizio perlomeno positivo se non addirittura molto positivo dalla maggior parte degli intervistati: la somma dei giudizi molto positivi e di quelli positivi va dal 94,9% per i materiali e i documenti didattici al 97,6% della qualità della docenza e dell utilità di quanto appreso 54. La formazione ricevuta viene ritenuta molto o abbastanza adeguata dalla maggior parte dei rispondenti in relazione a tutti gli aspetti considerati. Si va dall 87,8% rilevato per gli Organi di 54 Pochi (al massimo nell ordine di una decina o poco più) esprimono giudizi negativi. Solo un individuo e due individui esprimono un giudizio molto negativi nei confronti rispettivamente di Materiali e documentazione adottata per la didattica e Utilità di ciò che è stato appreso. 81

94 vigilanza, controllo, assistenza al 94,9% per i Concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione. Il 94,6% degli intervistati parteciperebbe nuovamente ad un corso per figure obbligatorie con compiti collettivi. In specifico, la maggioranza dei rispondenti rifarebbe ciascuno il corso che ha frequentato esattamente così com è (il 70,8%). Il 10,8% lo rifarebbe ma cambierebbe le modalità di lavoro e/o organizzative adottate nel corso. Solo il 5,4% non lo rifarebbe. Gli esiti del corso riguardano soprattutto la maggiore percezione dei rischi e la maggiore capacità di attivazione personale in merito. Per il 43,4% degli intervistati, la percezione del rischio è aumentata. Dopo la partecipazione al corso. Le attività formative avrebbero permesso soprattutto l accrescimento della consapevolezza dei rischi e il miglioramento della capacità di azione tra i destinatari intervistati (rispettivamente per il 46,1% e il 43,4%). La maggior parte dei rispondenti (il 70,9%) dichiara inoltre di aver cambiato i propri comportamenti in azienda dopo il corso: chiede più informazioni, è più attento nello svolgimento nelle sue funzioni, richiede eventualmente l utilizzo di equipaggiamenti di protezione, presta più attenzione a come lavorano i propri colleghi. Dopo la conclusione della attività formative, nello svolgimento delle proprie attività lavorative, gli intervistati dichiarano anche di prestare più attenzione soprattutto relativamente al trasporto o allo spostamento di carichi pesanti (il 44,7%) e alle posizioni dolorose e stancanti (il 35,6%). Quanto appreso durante il corso viene considerato molto o abbastanza applicabile nel proprio contesto lavorativo dal 93,3% dei rispondenti. Il questionario prevedeva anche alcune domande destinate a verificare i risultati del corso in termini di applicazione di quanto appreso nello svolgimento del ruolo specifico di addetto alla sicurezza. Secondo la maggior parte (il 54,7%) il loro ruolo consiste soprattutto nel Sovrintendere e vigilare sulla osservanza degli obblighi di legge da parte dei singoli lavoratori / Verificare che soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano a zone che espongono ad un rischio grave e specifico / Richiedere l'osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza. Le attività di addetto alla sicurezza appaiono essere svolte saltuariamente da buona parte degli intervistati (il 65,4%). Dopo la conclusone del corso, per due terzi degli intervistati, le competenze apprese rispetto al ruolo di addetto alla sicurezza hanno influenzato anche l organizzazione e i comportamenti 82

95 aziendali. In particolare le competenze apprese hanno trovato applicazione nello svolgimento delle attività lavorative dell azienda, hanno permesso l individuazione di nuove mansioni e hanno attivato ulteriori processi di apprendimento sul campo. La maggior parte degli intervistati ha notato che dopo la partecipazione al corso, l azienda ha soprattutto effettuato una valutazione dei rischi (il 58,3%). Infine, secondo gli intervistati, il corso è stato utile soprattutto perché ha permesso di Sviluppare in azienda una maggiore sensibilità nei confronti del problema sicurezza e salute al lavoro (il 75,3%). Tabella 5.9 Il corso: aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti (risposte prevalenti) Modalità prevalente % sul totale Scelta e aspettative Scelta di partecipare al corso Ho scelto io 64,4 Prima volta che partecipa ad un corso su SSL Si 68,1 In che occasione Obbligo di legge/ aggiornamento 78,6 Aspettative sul corso Aumentare le mie conoscenze sulla sicurezza e sulla salute 84,1 Soddisfazione Giudizio complessivo sul corso di formazione su SSL/modulo su SSL Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Molto soddisfatto 26,1 Abbastanza soddisfatto 71,2 Principale motivo soddisfazione Sono più consapevole dei rischi che il mio lavoro implica 67,9 Metodo di lavoro utilizzato 96,3 Qualità della docenza 97,6 Giudizio molto positivo/positivo su Organizzazione e clima di lavoro 96,3 Durata del corso 95,6 Materiali e documenti didattici 94,9 Utilità di ciò che ha appreso 97,6 Concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione 94,9 Organizzazione della prevenzione aziendale 91,2 Diritti e doveri dei vari soggetti aziendali 90,8 La preparazione ricevuta è molto o abbastanza adeguata su Organi di vigilanza, controllo, assistenza 87,8 Rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni 88,8 Misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell azienda 89,5 Rischi relativi a specifiche mansioni 90,5 Effetti del corso Le attività formative hanno permesso di Accrescere la consapevolezza dei rischi 46,1 Assicurare/migliorare la propria capacitàdi azione 43,4 Si, molto 25,1 Applicabilità di quanto appreso in tema su SSL sul luogo di lavoro Si, abbastanza 68,8 Ha cambiato comportamenti rispetto a SSL dopo i corsi Si 70,9 Rispetto a prima del corso presta maggiore attenzione a Dopo la fine del corso, le competenze apprese rispetto al suo ruolo Dopo la sua partecipazione al corso, ha notato che all interno dell azienda Il corso è stato utile soprattutto perché ha consentito di : Posizioni dolorose e stancanti 35,6 Trasportare o spostare carichi pesanti 44,7 Hanno trovato piena applicazione nello svolgimento delle attività lavorative dell'azienda 48,5 Non sempre trovano riscontro nella situazione lavorativa reale 31,5 Viene effettuata periodicamente una valutazione dei rischi 58,3 Sono aumentati i momenti informativi a favore dei lavoratori sui rischi riguardanti la salute e la sicurezza connessi con il lavoro svolto 41,4 Sono state definite modalità per individuare all interno dell azienda responsabilità, procedure, processi ecc. 35,9 Sviluppare in azienda una maggiore sensibilità nei confronti 75,3 Il corso non è stato utile 4,1 83

96 5.2.2 L indagine sui destinatari dei corsi FSE su SSL per dei corsi su SSL per figure obbligatorie con compiti individuali (operatori gru edili) (Tipologia B1) I destinatari di questi corsi sono gli operatori gru edili che dovrebbero acquisire le competenze necessarie per poter operare in tutta sicurezza per sé e per i propri colleghi sulle gru edili nei cantieri edili. I corsi FSE conclusi sono mediamente di 38 ore e hanno l'obiettivo principale di formare, informare ed addestrare i lavoratori all'utilizzo delle gru ed accrescere tra i partecipanti la conoscenza di base degli apparecchi di sollevamento oltreché il corretto impiego degli stessi Il profilo dei rispondenti e le caratteristiche del posto di lavoro I rispondenti che hanno partecipato a questa tipologia di corsi su SSL sono in totale 15 (il 65,2% dell universo dei destinatari con un recapito telefonico): tutti uomini, con un età media di 46 anni, tutti italiani, tutti (tranne uno diplomato) con al massimo la scuola dell obbligo o l attestato di qualifica professionale, tutti occupati in piccole imprese (al massimo 9 dipendenti) del settore edile (eccetto uno che dichiara di essere inattivo) e che per i 2/3 hanno cambiato lavoro almeno una volta nella loro vita professionale (Tabella 5.10). Si tratta in prevalenza (13 dei 14 intervistati) di lavoratori autonomi con dipendenti, che lavorano a tempo pieno. L unico lavoratore dipendente è un operaio comune con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ad eccezione di 2 individui che hanno un esperienza lavorativa inferiore ai 20 anni, gli altri lavorano tutti da oltre 20 anni. In media l anzianità lavorativa è pari a 28 anni. Anche l anzianità aziendale è molto elevata: 25 anni. Solo un individuo ha un anzianità inferiore ai 5 anni. Rispetto al totale degli intervistati, si tratta dunque in media di lavoratori meno giovani e meno istruiti, con un esperienza professionale e un anzianità di servizio più che ventennale, che per mansioni svolte e per condizioni di lavoro dovrebbero essere maggiormente esposti a rischi per la propria salute. Tutti gli intervistati attestano di possedere un equipaggiamento di protezione personale per svolgere il proprio lavoro. Tranne in un caso, in cui l intervistato dichiara che l equipaggiamento è vecchio, per gli altri gli strumenti di protezione sono nuovi o comunque in buone condizioni. Tutti inoltre dichiarano di utilizzarlo (perlomeno in maniera saltuaria) quando richiesto. 84

97 Tabella 5.10 Caratteristiche personali e condizioni di lavoro prevalenti Modalità prevalente % sul totale Caratteristiche personali Genere Maschi 100,0 Età Più di 40 anni 80,0 Età media 46,0 Titolo di studio Fino a scvuola obbligo o attestato di qualifica professionale93,3 Condizione occupazionale Occupato 93,3 Ha cambiato lavoro nella propria vita Almeno una volta professionale 66,7 Anzianità lavorativa Oltre 20 anni 95,7 Anzianitàlavorativa media 28 Anzianità in azienda Oltre 5 anni 92,9 Anzianità aziendale media 25 Caratteristiche del posto di lavoro Settore di attività economica (Agricoltura)/Costruzioni 93,3 Dimensione aziendale Fino a 9 addetti 100,0 Posizone professionale Lavoratore autonomo con dipendenti 92,9 Qualifica Operaio (comune) 100,0 Tipologia contrattuale Un contratto a tempo indeterminato 6,7 Orario di lavoro 40 ore 92,9 Richies to 100,0 Equipaggiamento Nuovo o in buone condizioni 92,9 Utilizzato (perlomeno saltuariamente) 100,0 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Percezione del rischio e delle politiche aziendali Se la metà dei rispondenti ritiene di correre rischi nell interazione con i propri colleghi o con i lavoratori di altre ditte, il 78,6% indica che la probabilità di incidenti/malattie professionali nella propria azienda è di livello medio. D altra parte, solo il 20% degli intervistati dichiara di aver avuto incidenti/malattie professionali prima di partecipare al corso (Tabella 5.11) Il problema della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro viene considerato dagli intervistati soprattutto un problema legato alle condizioni lavorative (nel 40% dei casi) o dipendente dai lavoratori (per un altro 40%). Quest ultima considerazione potrebbe essere dettata dal fatto che gli intervistati sono quasi tutti lavoratori autonomi con dipendenti. I corsi di formazione (per i lavoratori) vengono considerati un mezzo importante per garantire la sicurezza e salute al lavoro dal 40% degli intervistati, mentre il 15% ritiene, invece, che per assicurare salute e sicurezza siano importanti gli investimenti in azienda. Secondo più della metà degli intervistati (il 53,3%), la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe essere garantita soprattutto dall imprenditore (o dall azienda). Tutti gli intervistati ritengono che sia possibile intervenire per migliorare gli ambienti di lavoro e, tranne un rispondente, tutti sostengono che le aziende siano in possesso degli strumenti (conoscenze, risorse, tecnologie) necessari a tal fine. 85

98 Trattandosi nella larga maggioranza dei casi di lavoratori autonomi con dipendenti, tutti gli intervistati dichiarano che le aziende informano sui rischi riguardanti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro (solo uno raramente, gli altri sempre). L 85,7%, tra l altro, ritiene di essere molto ben informato o comunque ben informato. Tutti gli intervistati attestano che la propria azienda investe molto o abbastanza per la sicurezza e la salute. In particolare, l 85,7% ritiene che l azienda adotti tutte le misure possibili, compatibilmente con risorse disponibili. Tutti, inoltre, sostengono che i superiori danno sempre o spesso il buon esempio adottando tutte le misure necessarie a ridurre gli infortuni e prevenire le malattie. Il 78,6% degli intervistati attesta che nelle aziende vi è un addetto alla sicurezza i cui principali compiti sarebbero i seguenti: effettuare visite periodiche ai lavoratori (il 60%), dare informazioni ai lavoratori su salute e sicurezza e chiedere l intervento dell azienda in materia si SSL (il 47,4% in entrambi i casi). Una percentuale relativamente elevata, il 42,9%, ritiene di essere in grado di agire per rimuovere eventuali condizioni di pericolo per la propria incolumità. A questo risultato può aver contribuito il fatto di aver frequentato un corso rivolto proprio a manovrare le gru edili in condizioni di sicurezza. Tabella 5.11 Percezione del rischio e delle politiche aziendali rivolte alla SSL (Risposte prevalenti) Percezione del rischio e politiche aziendali Modalità prevalente % sul totale Incidenti/malatti prima di partecipare al corso No 80,0 Rischi in azienda Rischi di interazione 50,0 Probabilità incidenti in azienda Media 78,6 Il problema della SSL Un problema di tipo organizzativo 40,0 Un problema di tipo soggettivo 40,0 Corsi di formazione per i lavoratori 40,0 Cosa si può fare in relazione a SSL Investimenti in azienda 15,0 Chi dovrebbe intervenire per garantire la SSL Imprenditore/Azienda 53,3 Le ispezioni da parte degli organi preposti 26,7 In tema di SSL, l'azienda Adotta tutte le misure possibili 85,7 Grado di informazione su rischi per SSL Molto bene / bene informato 85,7 Investimenti in azienda per SSL Si (molto, abbastanza, poco) 100,0 In caso di pericoli per SSL in azienda può: Agire per rimuoverle 42,9 In azienda è presente un addetto alla sicurezza Si (molto, abbastanza, poco) 78,6 Effettua visite periodiche ai lavoratori 60,0 Che compiti svolge l'addetto alla sicurezza Dà informazioni su SSL ai lavoratori 47,4 Chiede lìintervento dell'azienda in materia di SSL 47,4 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc 86

99 Scelta del corso, aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti del corso La Tabella 5.12 presenta e aspettative e i principali esiti del corso secondo gli intervistati. I 2/3 degli intervistati dichiarano di aver deciso personalmente di partecipare al corso, con l aspettativa di aumentare le proprie conoscenze sulla sicurezza e sulla salute sui luoghi di lavoro. Per oltre la metà (il 53,3%) si tratta della prima volta che partecipano a corsi su SSL. L 86,7% degli intervistati dichiara che la formazione è avvenuta perché obbligatorio per legge o comunque per desiderio di aggiornamento professionale. Tutti dichiarano di essere molto (il 33,3%) o abbastanza soddisfatti (il 66,7%) del corso di formazione, in particolare perché grazie al corso sono maggiormente consapevoli dei rischi che il proprio lavoro comporta (il 73,3%). Tutti esprimono giudizi molto positivi o positivi soprattutto per la qualità della docenza, l organizzazione e il clima di lavoro, i materiali didattici e l utilità di quanto appreso. I giudizi sono molto lusinghieri anche per metodo di lavoro e durata del corso: infatti solo un intervistato esprime un giudizio negativo nei confronti di questi due aspetti. La soddisfazione per il corso emerge anche dalla disponibilità di partecipare nuovamente al corso seguito, così com è (nel 53,3% dei casi) o cambiando le modalità di lavoro e/o organizzative (nel 20% dei casi). Tutti ritengono che quanto appreso durante il corso possa trovare applicazione sul luogo di lavoro. Secondo la maggior parte degli intervistati (il 53,4%), il corso ha permesso di migliorare la propria capacità di azione in caso di pericolo, ovvero di dotarsi delle competenze necessarie per poter agire in maniera appropriata nelle situazioni di pericolo. Un altro 40% dichiara che il corso ha accresciuto la consapevolezza dei rischi. Inoltre, tutti gli intervistati indicano di aver cambiato i propri comportamenti in azienda: chiedono più informazioni, sono più attenti nello svolgimento delle proprie funzioni, richiedono eventualmente l utilizzo di equipaggiamenti di protezione, prestano più attenzione a come lavorano i colleghi. Grazie al corso è aumentata soprattutto l attenzione nel trasportare o spostare carichi pesanti (per il 66,7% degli intervistati) e nei confronti dei ritmi di lavoro elevati (per il 60%). Aspetti certamente importanti nello svolgimento delle mansioni previste per operatori di gru edili. 87

100 Tabella 5.12 Il corso: aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti (risposte prevalenti) Modalità prevalente % sul totale Scelta e aspettative Scelta di partecipare al corso Ho scelto io 66,7 Prima volta che partecipa ad un corso su SSL Si 53,3 In che occasione Obbligo di legge/aggiornamento professionale 86,7 Aspettative sul corso Aumentare le mie conoscenze sulla sicurezza e sulla salute 80,0 Soddisfazione Giudizio complessivo sul corso di formazione su SSL/modulo su SSL Molto soddisfatto 33,3 Abbastanza soddisfatto 66,7 Principale motivo soddisfazione Sono più consapevole dei rischi che il mio lavoro implica 73,3 Metodo di lavoro utilizzato 93,3 Qualità della docenza 100 Giudizio molto positivo/positivo su Organizzazione e clima di lavoro 100 Durata del corso 93,3 Materiali e documenti didattici 100 Utilità di ciò che ha appreso 100 Effetti del corso Le attività formative hanno permesso di Assicurare/migliorare la propria capacitàdi azione 53,4 Accrescere la consapevolezza dei rischi 40,0 Applicabilità di quanto appreso in tema su SSL sul luogo di Si, molto 33,3 lavoro Si, abbastanza 66,7 Ha cambiato comportamenti rispetto a SSL dopo i corsi Si 100,0 Rispetto a prima del corso presta maggiore attenzione a Ritmi di lavoro elevati 60 Trasportare o spostare carichi pesanti 66,7 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc L indagine sui destinatari dei corsi FSE su SSL per figure non obbligatorie o generici (Tipologia B2) I destinatari di questi corsi possono essere lavoratori di qualsiasi settore o mansione. I corsi offrono informazioni e formazione in tema di SSL che dovrebbero consentire di acquisire una maggior consapevolezza sui rischi che si corrono nei luoghi di lavoro e conoscenza sulla normativa di riferimento. Generalmente la durata media di questi corsi (25 ore quella dei corsi conclusi) è più breve rispetto a quella per figure obbligatorie o per gruisti e ponteggisti Il profilo dei rispondenti e le caratteristiche del posto di lavoro All indagine hanno partecipato 38 destinatari di questa tipologia di corsi, equivalenti al 54,3% dell universo dei destinatari con recapito telefonico. Diversamente dalle altre tipologie di corso considerato, in questo caso si tratta in prevalenza di donne (il 52,6%) con un età media di 48 anni e con livelli di istruzione medio-alti: il 55,3% ha almeno il diploma di scuola secondaria superiore (Tabella 5.13). Tutti (tranne uno) sono occupati al momento della rilevazione. Si tratta in prevalenza di lavoratori di imprese con al massimo 9 dipendenti (il 67,6%) del settore dell Agricoltura / Costruzioni o dei Trasporti o servizi alle imprese (il 37,8% in entrambi i casi). 88

101 Data l età elevata, l anzianità lavorativa media è pari a 26 anni e solo il 2,7% lavora da meno di 10 anni. L anzianità media in azienda è altrettanto elevata: 19 anni, anche se l 81,6% ha cambiato lavoro almeno una volta nella propria vita professionale. Nel 97,3% dei casi si tratta di lavoratori alle dipendenze, in maggioranza operai specializzati o comuni (il 72,2%). l 69,4% dei lavoratori subordinati ha un contratto a tempo indeterminato, mentre i restanti hanno un rapporto di lavoro a tempo determinato. Questo gruppo di destinatari si distingue anche per l incidenza particolarmente elevata di lavoro a tempo parziale (il 18,9% lavora meno di 20 ore). Il lavoro svolto non si caratterizza per livelli particolarmente elevati di rischiosità, anche se nel 62,2% dei casi richiede l utilizzo di equipaggiamento di protezione personale. Si tratta quasi sempre (per il 96%) di strumenti di protezione nuovi o comunque in buone condizioni.tutti inoltre dichiarano di utilizzarlo (sempre o spesso) per proteggersi. Tabella Caratteristiche personali e condizioni di lavoro prevalenti Modalità prevalente % sul totale Caratteristiche personali Genere Femmine 52,6 Età Età media Più di 40 anni 76,3 48,0 Titolo di studio Diploma/pos t diploma 55,3 Condizione occupazionale Occupato 97,4 Ha cambiato lavoro nella propria vita Almeno una volta professionale 81,6 Anzianità lavorativa Anzianitàlavorativa media Oltre 20 anni 54,1 26 Anzianità in azienda Anzianità aziendale media Oltre 5 anni 78,4 19 Caratteristiche del posto di lavoro Settore di attività economica (Agricoltura)/Costruzioni 37,8 Trasporti / Servizi alle impres e 37,8 Dimensione aziendale Fino a 9 addetti 67,6 Posizone professionale Lavoratore dipendenti 97,3 Qualifica Operaio (s pecializzato o comune) 72,2 Tipologia contrattuale Un contratto a tempo indeterminato 69,4 Un contratto a tempo determinato 30,6 Orario di lavoro 40 ore 43,2 Richies to 62,2 Equipaggiamento Nuovo o in buone condizioni 96,0 Utilizzato (perlomeno saltuariamente) 100,0 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc 89

102 Percezione del rischio e delle politiche aziendali La salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro è considerato un problema legato alle condizioni di lavoro per la maggioranza dei rispondenti (il 52,6%) (Tabella 5.14) Ridotta è la quota (il 10,5%) di quanti ritengono che la SSL sia un problema che dipende dalla scarsa attenzione del lavoratore. Per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro e la prevenzione delle malattie professionali, la più parte degli intervistati (il 42,6%) ritiene funzionali i corsi di formazione per i lavoratori, anche se più di 1/5 (il 21,3%) considera importanti specifici investimenti aziendali. Secondi quasi la metà degli intervistati (il 47,4%), la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe essere garantita soprattutto dall imprenditore (o dall azienda), ma molti (42%) ritengono rilevante anche il ruolo delle ispezioni da parte degli organi a ciò preposti. La totalità degli intervistati pensa che sia possibile intervenire per migliorare gli ambienti di lavoro. In specifico, l 84,2% ritiene che le aziende siano in possesso di tutti gli strumenti (conoscenze, risorse, tecnologie) necessari per ridurre i rischi per la sicurezza e la salute sul lavoro. Oltre la metà (il 54,1%) ritiene di non correre alcun rischio per la propria incolumità fisica e salute nel proprio lavoro, anche se il 18,4% attesta di avere auto incidenti o malattie professionali prima di partecipare al corso. Inoltre, in questo particolare gruppo di lavoratori solo il 32,4% dichiara di essere in grado di agire per rimuovere le condizioni di pericolo, una percentuale inferiore a quella degli altri gruppi considerati, che sono però più esposti a condizioni di rischio o svolgono funzioni di addetti alla sicurezza. L 89,2% degli occupati intervistati ritiene che la probabilità di incidenti e malattie professionali nella propria azienda sia medio bassa 55. Per la maggior parte dei rispondenti, le aziende adottano delle adeguate politiche di prevenzione e protezione, investendo molto o abbastanza per la sicurezza e la salute, compatibilmente con risorse disponibili. Inoltre, i superiori darebbero sempre o spesso il buon esempio adottando tutte le misure necessarie a ridurre gli infortuni e prevenire le malattie. L 81,1% degli intervistati attesta che nella propria azienda vi è un addetto alla sicurezza che dà informazioni ai lavoratori su salute e sicurezza (il 47,4%) ed effettua visite periodiche ai lavoratori (il 39,5%). Quasi tutti gli intervistati (l 83,8%) dichiarano inoltre di essere molto o bene informato informati dalla propria azienda sui rischi riguardanti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. 55 Questo giudizio è stato espresso, nella maggior parte dei casi (il 56,8%), tenendo conto di incidenti e/o malattie professionali potenziali, ovvero che avrebbero potuto verificarsi ma che poi non si sono verificati. 90

103 Tabella 5.14 Percezione del rischio e delle politiche aziendali rivolte alla SSL (Risposte prevalenti) Percezione del rischio e politiche aziendali Modalità prevalente % sul totale Incidenti/malatti prima di partecipare al corso No 81,6 Rischi in azienda Nessun rischio 54,1 Probabilità incidenti in azienda Media 45,9 Il problema della SSL Un problema di tipo organizzativo 52,6 Corsi di formazione per i lavoratori 42,6 Cosa si può fare in relazione a SSL Investimenti in azienda 21,3 Chi dovrebbe intervenire per garantire la SSL Imprenditore/Azienda 47,4 Le ispezioni da parte degli organi preposti 42,1 In tema di SSL, l'azienda Adotta tutte le misure possibili 81,1 Grado di informazione su rischi per SSL Molto bene / bene informato 83,8 Investimenti in azienda per SSL Si (molto, abbastanza, poco) 100,0 In caso di pericoli per SSL in azienda può: Agire per rimuoverle 32,4 In azienda è presente un addetto alla sicurezza Si (molto, abbastanza, poco) 81,1 Che compiti svolge l'addetto alla sicurezza Effettua visite periodiche ai lavoratori 39,5 dd informazioni su SSL ai lavoratori 47,4 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Scelta del corso, aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti del corso Questo gruppo si differenzia dagli altri anche in relazione alla motivazione che hanno portato a partecipare al corso. Mentre negli altri gruppi prevale la scelta individuale, in questo caso la maggior parte degli intervistati è stata segnalata dall azienda (il 71,1%) (Tabella 5.15). Inoltre, nel 75,8% dei casi, i rispondenti hanno già partecipato in passato alla formazione, perché obbligatorio per legge. Prima di partecipare al corso, il 76,3% degli intervistati pensava di aumentare le proprie conoscenze sulla sicurezza e sulla salute sui luoghi di lavoro e le competenze necessarie per proteggersi. Il giudizio sul corso è complessivamente molto positivo: il 47,4% è molto soddisfatto e la metà abbastanza. La soddisfazione riguarda soprattutto la maggiore consapevolezza dei rischi che il proprio lavoro comporta (il 56,8%). Ogni aspetto relativo all organizzazione del corso ottiene un giudizio positivo o molto positivo, in particolare la qualità della docenza e l utilità di quanto appreso. Solo riguardo ai materiali didattici si registra un 7,9% di giudizi negativi. Tutti ritengono che quanto appreso durante il corso possa trovare applicazione sul luogo di lavoro: il 36,8% molto e il 57,9% abbastanza Inoltre, secondo la maggioranza degli intervistati il corso ha permesso di migliorare la propria capacità di azione. La maggior parte dei rispondenti (il 93%) dichiara infatti di aver cambiato i propri comportamenti in azienda: chiede più informazioni, è più attento nello svolgimento nelle 91

104 sue funzioni, richiede eventualmente l utilizzo di equipaggiamenti di protezione, presta più attenzione a come lavorano i suoi colleghi. Gli intervistati dopo il corso sembrerebbero prestare maggiore attenzione soprattutto nel trasportare o spostare carichi pesanti (il 57,9%) e alle posizioni dolorose e stancanti (il 55,3%). In particolare, la metà degli intervistati sottolinea che dopo il corso è aumentata la percezione del rischio. Tabella 5.15 Il corso: aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti (risposte prevalenti) Modalità prevalente % sul totale Scelta e aspettative Scelta di partecipare al corso E' stato segnalato dall'azienda 71,1 Prima volta che partecipa ad un corso su SSL No 75,8 In che occasione Obbligo di legge 73,7 Aspettative sul corso Aumentare le mie conoscenze sulla sicurezza e sulla salute 76,3 Soddisfazione Giudizio complessivo sul corso di formazione su SSL/modulo su SSL Molto soddisfatto 47,4 Abbastanza soddisfatto 50,0 Principale motivo soddisfazione Sono più consapevole dei rischi che il mio lavoro implica 56,8 Metodo di lavoro utilizzato 97,4 Qualità della docenza 100 Giudizio molto positivo/positivo su Organizzazione e clima di lavoro 97,4 Durata del corso 97,4 Materiali e documenti didattici 92,1 Utilità di ciò che ha appreso 100 Effetti del corso Le attività formative hanno permesso di Assicurare/migliorare la propria capacità di azione 60,5 Accrescere la consapevolezza dei rischi 36,8 Applicabilità di quanto appreso in tema su SSL sul luogo di Si, molto 36,8 lavoro Si, abbastanza 57,9 Ha cambiato comportamenti rispetto a SSL dopo i corsi Si 93,0 Rispetto a prima del corso presta maggiore attenzione a Posizioni dolorose e stancanti 55,3 Trasportare o spostare carichi pesanti 57,9 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Nel complesso i destinatari di questo corso di formazione (che si differenziano marcatamente dalla media degli intervistati), pur essendo meno esposti di altri gruppi di lavoratori al rischio, ritengono di aver acquisito le competenze per migliorare la propria capacità di agire e di aver conseguito risultati superiori a quelli attesi (ovvero ottenere informazioni su normative su SSL e sulla SSL nei luoghi di lavoro) Indagine sui destinatari dei corsi non FSE per addetti ai lavori in quota (Tipologia B3) I destinatari di queste attività formative svolgono lavori in quota, ovvero una attività lavorativa particolarmente rischiosa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad 92

105 altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile. Dal corso questi lavoratori dovrebbero acquisire una formazione adeguata e mirata alle operazioni previste, soprattutto in materia di procedure di salvataggio. In particolare, questi corsi prevedono: l apprendimento delle tecniche operative e dell uso dei dispositivi necessari; l addestramento specifico sia su strutture naturali, sia su manufatti; l utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, loro caratteristiche tecniche, manutenzione, durata e conservazione; gli elementi di primo soccorso; i rischi oggettivi e le misure di prevenzione e protezione; le procedure di salvataggio. La durata media di questi corsi è di 47 ore, la più elevata dopo quella dei corsi per gli addetti alla sicurezza Il profilo dei rispondenti e le caratteristiche del posto di lavoro Hanno partecipato a questa tipologia di corsi 125 degli intervistati (equivalenti al 54,6% dell universo dei destinatari con recapito telefonico), tutti uomini, italiani e nel 60,8% con un età media di 43 anni (Tabella 5.16) Il 74,4% possiede un istruzione medio-bassa (la scuola dell obbligo o al massimo la qualifica professionale), mentre il restante possiede un diploma di scuola secondaria superiore (durata 5 anni) che consente l iscrizione all università. La quasi totalità dei rispondenti (il 96%) è occupata al momento della rilevazione e i 2/3 hanno cambiato lavoro almeno una volta. Gli occupati lavorano in aziende delle costruzioni (il 94,2%) con al massimo 9 dipendenti nel 59,2% dei casi. Si tratta di soggetti che hanno un esperienza lavorativa media pari a 25 anni e una anzianità aziendale media di 21 anni. Nella maggioranza dei casi, si tratta di operai con contratto a tempo indeterminato, mentre il 24,8% è a tempo determinato. Il 14,2% è costituito invece da lavoratori autonomi con dipendenti. L orario di lavoro è quello standard di 40 ore settimanali per l 82,5% degli occupati. Il settore (le costruzioni) e il tipo di lavoro, particolarmente rischiosi, implicano che sia richiesto l equipaggiamento di protezione personale per il 94,2% dei rispondenti. Si tratta di equipaggiamento considerato nuovo o in buone condizioni ed da tutti coloro che sono tenuti a ad utilizzarlo. 93

106 Tabella Caratteristiche personali e condizioni di lavoro prevalenti Modalità prevalente % sul totale Caratteristiche personali Genere Maschi 100,0 Età Età media Più di 40 anni 60,8 43 Titolo di studio Fino a diploma o attestato di qualifica professionale 74,4 Condizione occupazionale Occupato 96,0 Ha cambiato lavoro nella propria vita Almeno una volta professionale 66,4 Anzianità lavorativa Anzianitàlavorativa media Oltre 20 anni 64,2 25 Anzianità in azienda Anzianità aziendale media Oltre 5 anni 89,2 21 Caratteristiche del posto di lavoro Settore di attività economica (Agricoltura)/Costruzioni 94,2 Dimensione aziendale Fino a 9 addetti 59,2 Posizone professionale Lavoratore dipendenti 83,3 Qualifica Operaio (s pecializzato o comune) 89,1 Tipologia contrattuale Un contratto a tempo indeterminato 74,3 Un contratto a tempo determinato 24,8 Orario di lavoro 40 ore 82,5 Richies to 94,2 Equipaggiamento Nuovo o in buone condizioni 99,1 Utilizzato (perlomeno saltuariamente) 100,0 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Percezione del rischio e delle politiche aziendali Dichiara di avere avuto incidenti o malattie professionali prima di partecipare al corso solo l 11,2% degli intervistati che hanno partecipato a questa tipologia di corsi, una percentuale inferiore a quella registrata tra i destinatari dei corsi per operatori gru edili o dei corsi su SSL generici o per figure non obbligatorie (Tabella 5.17). Poco più dei 2/3 degli intervistati ritengono, comunque, chela probabilità di incidenti e malattie professionali nella propria azienda sia media 56. Solo il 17,5% però ritiene di non correre alcun rischio per la propria incolumità fisica e salute, e questo dato non stupisce se si tiene in considerazione la mansione dei rispondenti occupati. Significativa è invece la quota (il 50%) di coloro che ritengono di correre dei rischi nell interazione con i colleghi o con i lavoratori di altre aziende. D altro canto, solo un terzo degli intervistati si ritiene in grado di rimuovere le cause del rischio in caso di pericolo, e, dunque, sembrerebbe possedere anche le conoscenze necessarie per poterlo fare. 56 Da notare che per il 66,7% il giudizio espresso tiene conto di incidenti e/o malattie professionali potenziali che poi non si sono verificati. 94

107 Più della metà degli intervistati (il 53,6%) ritiene che problema della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro sia dovuto prevalentemente alle condizioni di lavoro, mentre solo 1/5 ritiene che si tratti di un problema dovuto alla scarsa attenzione del lavoratore. Per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro e la prevenzione delle malattie professionali, il 40% dei rispondenti indica l opzione Formazione per i lavoratori, mentre il 22,6% pensa che siano utili degli investimenti in azienda. Ancora, il 53,6% dei rispondenti sostiene che chi dovrebbe intervenire per garantire la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro dovrebbe essere l imprenditore (o l azienda), che possiede gli strumenti (conoscenze, risorse, tecnologie) necessari per ridurre i rischi per la sicurezza e la salute sul lavoro Secondo l opinione dei lavoratori intervistati, il problema della SSL non sembrerebbe essere un problema di mancata o non sufficiente informazione. Tutti sostengono che la propria azienda li informa sui rischi riguardanti la salute e la sicurezza connessi al proprio lavoro. A confermare il valore delle informazioni fornite dalle aziende in tema di SSL, l 87,5% sostiene di essere molto ben informato o ben informato. Le aziende, secondo gli intervistati, si comportano nel modo più opportuno in tema di sicurezza e salute sui posti di lavoro. Tutti ritengono che la propria azienda investa per la sicurezza e la salute. Inoltre, il 76,7% pensa che l azienda adotti tutte le misure possibili, compatibilmente con le risorse disponibili, e i superiori adottano tutte le misure necessarie a ridurre gli infortuni e prevenire le malattie. Nell 84,2% dei casi, gli intervistati attestano che nelle aziende vi è un addetto alla sicurezza i cui principali compiti sono di dare informazioni ai lavoratori su salute e sicurezza (il 49,6%) e di richiedere interventi all azienda qualora se ne verifichi il bisogno (il 44,8%). 95

108 Tabella 5.17 Percezione del rischio e delle politiche aziendali rivolte alla SSL (Risposte prevalenti) Percezione del rischio e politiche aziendali Modalità prevalente % sul totale Incidenti/malatti prima di partecipare al corso No 88,8 Rischi in azienda Rischi di interazione 50,0 Probabilità incidenti in azienda Media 67,5 Il problema della SSL un problema di tipo organizzativo 53,6 Corsi di formazione per i lavoratori 40,0 Cosa si può fare in relazione a SSL Investimenti in azienda 22,6 Chi dovrebbe intervenire per garantire la SSL Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Imprenditore/Azienda 53,6 Le ispezioni da parte degli organi preposti 31,2 In tema di SSL, l'azienda Adotta tutte le misure possibili 76,7 Grado di informazione su rischi per SSL Molto bene / bene informato 87,5 Investimenti in azienda per SSL Si (molto, abbastanza, poco) 100,0 In caso di pericoli per SSL in azienda può: Agire per rimuoverle 33,3 In azienda è presente un addetto alla sicurezza Si (molto, abbastanza, poco) 84,2 Che compiti svolge l'addetto alla sicurezza Chiede lìintervento dell'azienda in materia di SSL 44,8 Dà informazioni su SSL ai lavoratori 49, Scelta del corso, aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti del corso La maggioranza dei rispondenti (il 64%) attesta di aver scelto direttamente di partecipare al corso per aumentare le proprie conoscenze sulla sicurezza e sulla salute sui luoghi di lavoro (Tabella 5.18). Si tratta, inoltre, di soggetti che, nonostante la mansione, per lo più partecipano per la prima volta ad un corso sulla sicurezza e sulla salute professionali (il 57,6%). Nel 72% dei casi, la formazione è avvenuta perché è obbligatoria per legge o comunque per aggiornamento professionale. Rispetto al giudizio sul corso seguito, la quasi totalità risponde di essere molto (21,6%) o abbastanza (77,6%) soddisfatto perché si ritiene maggiormente consapevole dei rischi che il proprio lavoro comporta (il 72,8%). Tutti gli aspetti del corso ottengono un giudizio positivo o molto positivo. I giudizi negativi sono sempre molto contenuti: dallo 0,8% della qualità della docenza al 5,6% della durata del corso, che è l unico aspetto per il quale si registra una percentuale (molto piccola) di giudizi molto negativi (lo 0,8%). Probabilmente la durata del corso è uno degli aspetti su cui ci sono ancora margini di miglioramento in un quadro comunque ampiamente positivo. Il 46,4% degli intervistati sostiene che il corso ha permesso di accrescere la propria consapevolezza dei rischi e la maggior parte (l 86,5%) dichiara di aver cambiato i propri comportamenti in azienda, in quanto chiede più informazioni, è più attento nello svolgimento nelle sue funzioni, richiede eventualmente l utilizzo di equipaggiamenti di protezione, presta più attenzione a come lavorano i suoi colleghi. 96

109 I lavoratori intervistati sembrerebbero prestare maggiore attenzione, rispetto a prima della partecipazione al corso, soprattutto nel trasportare o spostare carichi pesanti (il 50,4%), nella manipolazione o nell entrare in contatto epidermico con prodotti o sostanze chimiche (48,8% ) e relativamente all esposizione a temperature eccessivamente alte o basse dell ambiente di lavoro (46,4%). Tutti ritengono che quanto appreso durante il corso possa trovare applicazione sul luogo di lavoro: il 29,6% molto e il 65,6% abbastanza. Infine, il 96% parteciperebbe nuovamente ad un corso per addetti ai lavori in quota. In specifico, la maggioranza dei rispondenti rifarebbe il corso che ha frequentato esattamente così com è, solo il 12% ma cambierebbe le modalità di lavoro e/o organizzative adottate nel corso. Tabella 5.18 Il corso: aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti (Rispsote prevalenti). Modalità prevalente % sul totale Scelta e aspettative Scelta di partecipare al corso Ho scelto io 64,0 Prima volta che partecipa ad un corso su SSL Si 57,6 In che occasione Obbligo di legge/aggiornamento 72,0 Aspettative sul corso Aumentare le mie conoscenze sulla sicurezza e sulla salute 79,2 Soddisfazione Giudizio complessivo sul corso di formazione su SSL/modulo su SSL Molto soddisfatto 21,6 Abbastanza soddisfatto 77,6 Principale motivo soddisfazione Sono più consapevole dei rischi che il mio lavoro implica 72,8 Metodo di lavoro utilizzato 97,6 Qualità della docenza 99,2 Giudizio molto positivo/positivo su Organizzazione e clima di lavoro 97,6 Durata del corso 93,6 Materiali e documenti didattici 96 Utilità di ciò che ha appreso 98,4 Effetti del corso Le attività formative hanno permesso di Assicurare/migliorare la propria capacità di azione 39,2 Accrescere la consapevolezza dei rischi 46,4 Applicabilità di quanto appreso in tema su SSL sul luogo di Si, molto 29,6 lavoro Si, abbastanza 65,6 Ha cambiato comportamenti rispetto a SSL dopo i corsi Si 86,5 Rispetto a prima del corso presta maggiore attenzione a Contatto epidermico con prodotti o sostanze chimiche 48,8 Trasportare o spostare carichi pesanti 50,4 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc In sintesi, secondo l opinione dei destinatari, il corso ha permesso di conseguire in primis una maggiore consapevolezza del rischio e di assicurare/migliorare la propria capacità di azione. Si tratta di risultati che mostrano che il corso ha raggiunto gli obiettivi che si prefiggeva, ovvero fornire una preparazione adeguata alle attività lavorative svolte in alta quota ed in particolare alle procedure di salvataggio. 97

110 5.2.5 L indagine sui destinatari dei corsi FSE con moduli su SSL (Tipologia C) Questi corsi si differenziano dagli altri esaminati in quanto non specificamente mirati sulla SSL. Si tratti di corsi formativi per apprendisti o per figure professionali specifiche che comprendono dei moduli (di alcune ore) sul tema SSL. Ci si attende quindi che i destinatari possano aver acquisito informazioni su SSL e che abbiano sviluppato una maggiore sensibilità al problema Il profilo dei rispondenti e le caratteristiche del posto di lavoro I rispondenti al questionario sono (pari al 73,9% dell universo dei destinatari con recapito telefonico). Il profilo degli intervistati è in questo caso molto meno omogeneo al suo interno rispetto ai rispondenti degli altri corsi considerati ed anche molto diverso. con una leggera prevalenza femminile (Tabella 5.19) L età media è di 30 anni, molto inferiore a quella dei partecipanti agli altri corsi considerati. Oltre il 95% ha la cittadinanza italiana (il 4,2% è cittadino extraeuropeo, mentre sono solo 7 gli stranieri con cittadinanza europea). Il livello medio di istruzione dei rispondenti è medio alto: ben il 77% dei soggetti intervistati è in possesso almeno del diploma di scuola secondaria superiore (durata 5 anni) che consente l iscrizione all università e il 40% può vantare un titolo di istruzione post diploma. Infine, solo poco più della metà (il 51,9%) dei rispondenti è occupato al momento della rilevazione e ben il 70,9% ha cambiato lavoro almeno una volta nell arco della propria vita professionale. La maggior parte degli occupati (il 43,5%) lavora in aziende del commercio e dei servizi alle persone; seguono l industria (24,7%) e il settore dei trasporti e servizi alle imprese (21,7%). Solo il 9,2% è occupato nell agricoltura e nell industria delle costruzioni. La dimensione aziendale nel 56,6% dei casi è al di sopra dei 9 addetti. In prevalenza si tratta di soggetti che lavorano da meno di 10 anni (il 64%), e solo il 29,9% degli occupati intervistati ha un anzianità aziendale superiore ai 5 anni. Si tratta dunque di individui con una esperienza lavorativa inferiore a quella di tutti gli altri gruppi di destinatari considerati. Per il 77,7% si tratta di lavoratori dipendenti ed il 13,5% sono lavoratori autonomi con dipendenti. La maggioranza (il 55,6%) è impiegato/dirigente, mentre per il 44% si tratta di operai (specializzati o comuni). E elevata l incidenza dei lavoratori a termine che raggiungono il 35% nel complesso; da sottolineare anche le percentuali di coloro che hanno un contratto di formazione o apprendistato (13%) o a progetto (7,1%). Le ore lavorate settimanali sono 40 per la maggior parte dei rispondenti occupati (il 73,9%). 98

111 Le condizioni di lavoro non sono particolarmente a rischio per la salute e sicurezza sul lavoro, e non sorprende che solo per il 36,7% dei rispondenti sia richiesto un equipaggiamento di protezione personale. Inoltre questo equipaggiamento è definito dalla quasi totalità di questi lavoratori nuovo o in buone condizioni (il 99,2%) e il 97,6% lo utilizza sempre o spesso quando richiesto. Tabella Caratteristiche personali e condizioni di lavoro prevalenti Modalità prevalente % sul totale Caratteristiche personali Genere Femmine 51,5 Età Meno di 40 anni 83,6 Età media 30 Titolo di studio Diploma/pos t diploma 77,0 Condiziona occupazionale Occupati 51,9 Ha cambiato lavoro nella propria vita Almeno una volta professionale 70,9 Anzianità lavorativa Fino a 10 anni 64,0 Anzianitàlavorativa media 10 Anzianità in azienda Fino a 5 anni 70,1 Anzianità aziendale media 5 Caratteristiche del posto di lavoro Settore di attività economica Commercio / Servizi alle pers one 43,5 Dimensione aziendale 10 addetti ed oltre 56,6 Posizone professionale Lavoratore dipendente 77,7 Qualifica Dirigente/impiegato 55,6 Tipologia contrattuale Un contratto a tempo indeterminato 41,0 Un contratto a tempo determinato 35,0 Orario di lavoro 40 ore 73,9 Non richiesto 63,3 Equipaggiamento Nuovo o in buone condizioni 99,2 Utilizzato 97,6 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Percezione del rischio e delle politiche aziendali Coerentemente con la minore rischiosità dei lavori svolti e con la contenuta esperienza sia lavorativa che aziendale, il 93,6% degli intervistati non ha mai avuto incidenti o malattie legate alla professione (Tabella 5.20). Inoltre, il 47,9% degli occupati crede che la probabilità di incidenti e malattie professionali nella propria azienda sia bassa. Da notare che nella maggior parte dei casi, il giudizio espresso tiene conto di incidenti e/o malattie professionali potenziali che poi non si sono verificati. La maggior parte degli intervistati (il 60,4%) ritiene che la salute e la sicurezza dipenda dalle condizioni di lavoro, il 20,9% dal tipo di lavoro svolto e il 17,3% dalla scarsa attenzione prestata dal lavoratore. 99

112 Rilevante è il dato relativo al rischio percepito sul luogo di lavoro: ben il 79% non pensa di correre rischi per la propria salute sul luogo di lavoro, Il 17% ritiene che i rischi siano di natura oggettiva (contatto con sostanze chimiche, macchinari, agenti biologici, non sufficiente informazione su questi aspetti), solo l 1,7% ritiene pericolosi i rischi di interazione, come i comportamenti dei colleghi di lavoro, o dovuti al lavoro con dipendenti di imprese esterne. Considerando l evenienza in cui il lavoratore si trovi improvvisamente in condizioni rischiose per la propria sicurezza e/o salute, solo il 23,4% sarebbe in grado di agire per rimuovere le cause del rischio (e, dunque, sembrerebbe possedere anche le conoscenze necessarie per poterlo fare). Poco più della metà dei rispondenti (il 51,4%) sostiene che chi dovrebbe intervenire per garantire la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro dovrebbe essere l imprenditore (o l azienda), ma una buona percentuale (il 37,9%) attribuisce tale responsabilità anche agli organi ispettivi, mentre solo il 10,5% ai lavoratori. Tra le attività di prevenzione, 1/3 considera importanti i corsi di formazione per i lavoratori e circa ¼ specifici investimenti aziendali. Quasi la totalità degli intervistati (98,1%) ritiene che sia possibile intervenire per migliorare gli ambienti di lavoro, tuttavia, il 28,7% sostiene che le aziende non dispongano dei mezzi e degli strumenti indispensabili ad intervenire. Secondo gli intervistati, le aziende sembrerebbero comportarsi nel modo più opportuno in tema di sicurezza e salute sui posti di lavoro. La gran parte (il 92,1%) dichiara di essere molto o ben informato dalla propria azienda sui rischi in tema di SSL. Inoltre, ben l 87,4% ritiene che la propria azienda investa molto o abbastanza per la sicurezza e la salute e per il 69,2% l azienda adotta tutte le misure possibili, compatibilmente con le risorse disponibili. E da notare che il 16,3% ritiene che l azienda fornisca le protezioni e le informazioni necessarie in tema di salute e sicurezza, ma che stia comunque al lavoratore proteggersi. Per il 76,1% dei rispondenti, inoltre, l azienda ha un addetto alla sicurezza i cui principali compiti sembrano essere quelli di offrire informazioni ai lavoratori su salute e sicurezza (34,3%); richiedere interventi all aziende qualora se ne verifica il bisogno (23%); visitare periodicamente i lavoratori (22%); e visitare periodicamente gli impianti (19,2%). 100

113 Tabella Percezione del rischio e delle politiche aziendali rivolte alla SSL (risposte prevalenti) Percezione del rischio e politiche aziendali Modalità prevalente % sul totale Incidenti/malatti prima di partecipare al corso No 93,6 Rischi in azienda Nessun rischio 79,0 Probabilità incidenti in azienda Bassa 47,9 Il problema della SSL un problema di tipo organizzativo 60,5 Cosa si può fare in relazione a SSL Corsi di formazione per i lavoratori 31,0 Investimenti in azienda 23,1 Chi dovrebbe intervenire per garantire la SSL L imprenditore/ L azienda 51,4 Le ispezioni da parte degli organi preposti 37,9 In tema di SSL, l'azienda Adotta tutte le misure possibili 69,2 Grado di informazione su rischi per SSL Molto bene / bene informato 92,1 Investimenti in azienda per SSL Si (molto, abbastanza, poco) 96,4 In caso di pericoli per SSL in azienda può: Agire per rimuoverle 23,4 In azienda è presente un addetto alla sicurezza Si (molto, abbastanza, poco) 76,1 Chiede lìintervento dell'azienda in materia di SSL 23,0 Che compiti svolge l'addetto alla sicurezza dà informazioni su SSL ai lavoratori 34,3 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti del modulo sulla SSL I due terzi degli intervistati non avevano mai partecipato prima a un corso di formazione con modulo su SSL. Le principali aspettative dei partecipanti nei confronti del modulo su SSL, erano di acquisire/approfondire nozioni su SSL (il 42,5%) e di ricevere informazioni su SSL (il 20%). Solamente il 7% pensava di comprendere come prevenire alcune malattie professionali o ancora di apprendere nozioni di primo soccorso. Da sottolineare che ben il 27,7% degli intervistati non aveva alcuna aspettativa sul modulo su SSL a cui ha partecipato. Il 90,4% degli intervistati esprime soddisfazione nei confronti del modulo su SSL. La soddisfazione è legata al fatto che gli intervistati ritengono di aver ricevuto informazioni di base utili per svolgere le mansioni lavorative in maggiore sicurezza (47,1%) o di aver sviluppato maggiore consapevolezza dei rischi che il lavoro implica (42%), mentre l insoddisfazione risiede principalmente nel non avere ricevuto informazioni complete su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro (35,7%) e nel ritenere che le informazioni fornite non siano utili a svolgere il proprio lavoro (28,2%). A riprova della validità percepita dei moduli, il 75% di quanti hanno frequentato un corso parteciperebbe nuovamente ai corsi di formazione che prevedono moduli su SSL. Le informazioni su SSL ricevute nel modulo secondo gli intervistati hanno permesso soprattutto di acquisire/approfondire nozioni su SSL (il 42,4%) e di ricevere informazioni su SSL (il 40,9%). Le informazioni sono ritenute interessanti dalla più parte degli intervistati per ciascun aspetto considerato: soprattutto quelle relative alle figure obbligatorie preposte alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro (preposti, rappresentanti dei lavoratori, ecc,.) e ai fattori di rischio per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro 101

114 Grazie al modulo, la percezione del rischio è aumentata per il 40,8% degli intervistati. Quanto appreso nei corsi viene ritenuto molto o abbastanza applicabile dall 89,3% degli intervistati che hanno frequentato un corso di formazione con modulo su SSL. Tabella 5.21 Il modulo: aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti (Risposte prevalenti) Modalità prevalente % sul totale Scelta e aspettative Conoscenza della presenza del modulo su SSL Si 61,8 Prima volta che partecipa a corso con modulo su SSL Si 66,9 Aspettative sul corso Approfondire/acquisire nozioni su SSL 42,5 Ricevere informazioni su SSL 20,0 Soddisfazione Giudizio complessivo sul corso di formazione su SSL/modulo su SSL Principale motivo soddisfazione Informazioni più interessanti Effetti del modulo Il modulo sulla sicurezza quali informazioni di base le ha permesso di acquisire Le informazioni ricevute hanno permesso di Applicabilità di quanto appreso in tema su SSL sul luogo di lavoro Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc Molto soddisfatto 16,4 Abbastanza soddisfatto 74,0 Aver acquisito informazioni di base utili per svolgere le mansioni in sicurezza 47,1 Aver sviluppato una maggiore consapevolezza sui rischi 42,0 Sulla normativa 80,5 Sugli obblighi delle imprese in materia di sicurezza e salute 81,0 Sulle figure obbligatorie preposte alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro 77,7 Sui fattori di rischio per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro 83,5 Sulle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione in azienda 78,4 Sulla normativa 79,5 Sugli obblighi delle imprese in materia di sicurezza e salute 75,7 Sulle figure obbligatorie preposte alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro 71,3 Sui fattori di rischio per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro 77,3 Sulle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione in azienda 67,9 Acquisire/approfonfire nozioni su SSL 42,4 Ricevere informazioni su SSL 40,9 Si, molto 21,3 Si, abbastanza 68,3 In sintesi, in maniera non dissimile dalle diverse tipologie di corsi di formazione oggetto di indagine, i moduli su SSL previsti nell ambito di corsi di formazione FSE, pur con le dovute differenze in termini di informazione, formazione, metodologie, tempi, sembrano contribuire in modo significativo a sviluppare una cultura della prevenzione e comunque ad aumentare la percezione del rischio In sintesi I risultati dell indagine mostrano che coloro che hanno partecipato a corsi per addetti in quota (non FSE) e a corsi FSE per figure obbligatorie con compiti individuali (operatori gru edili) si distinguono per essere mediamente più anziani e meno istruiti dei destinatari delle altre tipologie di corsi, perché svolgono mansioni prettamente manuali nelle costruzioni. Inoltre, come prevedibile, gli addetti ai lavori in quota e gli operatori gru edili sono anche quelli che dichiarano 102

115 una maggiore esposizione al rischio rispetto agli altri intervistati, soprattutto nell interazione coi propri colleghi o con i lavoratori di altre aziende. I destinatari di questi corsi ritengono, infine, che nelle proprie aziende la probabilità di incidenti/malattie professionali sia medio alta, diversamente dai destinatari delle altre tipologie di interventi formativi su SSL dove viene considerata mediobassa. Non emergono invece differenze particolari tra i destinatari dei diversi corsi in relazione alle opinioni in tema di SSL: il problema della SSL è considerato un problema prevalentemente legato alle condizioni di lavoro, da affrontare soprattutto attraverso la formazione e l informazione dei lavoratori ed adeguati investimenti aziendali. Secondo la maggioranza degli intervistati per garantire la SSL dovrebbe intervenire soprattutto l imprenditore o l azienda, che si ritiene disponga degli strumenti necessari (conoscenze, risorse, tecnologie) per assicurare la SSL. Non emergono differenze rilevanti tra i destinatari delle diverse tipologie di corso neppure in relazione alla valutazione delle politiche messe in atto dalle aziende in tema di SSL. Secondo gli intervistati: le aziende informano e bene sui rischi per la salute e la sicurezza derivanti dal lavoro svolto; investono molto o abbastanza per la SSL; adottano tutte le misure possibili in tema di SSL. Anche per quanto riguarda la scelta di partecipazione ai corsi, le aspettative, la soddisfazione e gli esiti sui comportamenti individuali o aziendali, non si rilevano differenze rilevante tra i diversi gruppi. Si registrano in particolare elevati livelli di soddisfazione tra tutti i destinatari delle diverse tipologie di corsi considerati e una maggiore percezione e consapevolezza del rischio, oltre che una maggiore capacità di azione in caso di pericoli. Inoltre, nella maggioranza dei casi, quanto appreso è ritenuto applicabile nel proprio contesto lavorativo. Dal confronto tra le diverse tipologie di corso (Tabella 5.22), emerge che i destinatari dei corsi non obbligatori di informazione su SSL presentano generalmente una maggiore soddisfazione ed una più elevata percezione dell applicabilità di quanto appreso nel proprio luogo di lavoro e di consapevolezza dei rischi. Si tratta tuttavia di persone che in misura maggiore che negli altri casi, hanno partecipato per la prima volta a corsi sulla SSL e che dichiarano in minor misura l utilità del corso per migliorare la propria capacità di reazione in caso di pericolo. L effetto del corso sulla capacità di reazione al pericolo è invece più elevato per chi ha partecipato ai corsi più formativi e più mirati rivolti alle figure obbligatorie e a figure con particolari condizioni di rischio come i ponteggisti e gli addetti alle gru. E importante sottolineare che anche i moduli sulla SSL contenuti in altri corsi di formazione FSE secondo i destinatari hanno aumentato la percezione e la consapevolezza del rischio e la capacità 103

116 di azione in caso di pericoli. Tuttavia, rispetto a quelle di chi ha partecipato a corsi specifici sulla SSL, le percentuali di elevata soddisfazione e di applicabilità di quanto appreso sono inferiori. Tabella 5.22 Aspettative, soddisfazione ed effetti percepiti (Risposte prevalenti): un confronto tra i diversi interventi formativi Modalità prevalente Corsi FSE per figure obbl. con compiti collettivi (RLS, Preposti, ecc.) Corsi FSE per figure obbl. con compiti individuali (operatori gru edili) Corsi FSE per figure non obbl. / rivolte a tutti i lavoratori Corsi non FSE per addetti ai lavori in quota Moduli su SSL di corsi FSE Scelta e aspettative % su tot % su tot % si tot % su tot % su tot Scelta di partecipare al corso Ho scelto io 64,4 66,7 71,1 64,0 -- Prima volta che partecipa ad un corso su SSL/corso Si con modulo su SSL 68,1 53,3 75,8 57,6 66,9 Aumentare le mie conoscenze sulla Aspettative sul corso sicurezza e sulla salute/ Per i moduli: Approfondire/acquisire 84,1 80,0 76,3 79,2 42,5 nozioni su SSL Soddisfazione Giudizio complessivo sul corso di formazione su Molto soddisfatto 26,1 33,3 47,4 21,6 16,4 Effetti del corso Le attività formative hanno permesso di Applicabilità di quanto appreso in tema su SSL sul luogo di lavoro Accrescere la consapevolezza dei rischi/ Per i moduli: Ricevere info su SSL Assicurare/migliorare la propria capacitàdi azione/ Per i modouli:acquisire/approfonfire nozioni su SSL 46,1 53,4 60,5 39,2 40,9 43,4 40,0 36,8 46,4 42,4 Si, molto 25,1 33,3 36,8 29,6 21,3 Fonte: elaborazioni su dati indagine ad hoc 5.3 GLI ALTRI INTERVENTI FORMATIVI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO Le analisi degli altri interventi circoscrivono il contesto di riferimento ai progetti non corsuali finanziati dalla Regione Marche, volti a favorire l applicazione dell art. 21 del d.lgs. n. 626/94, e del successivo art. 36 del d.lgs. n. 81/2008, afferenti l informazioni ai lavoratori in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. A partire dalla programmazione in attuazione del Piano delle politiche attive del lavoro del 2002, gli interventi si pongono in continuità tra loro; al loro interno è possibile rintracciare un processo di diversificazione delle azioni: non solo sensibilizzazione nei confronti della salute e della sicurezza dei lavoratori, ma integrazione e rafforzamento dell informazione anche attraverso la creazione e l utilizzo di strumenti innovativi. Dalla programmazione del 2002 ad oggi sono stati finanziati n. 36 progetti per un ammontare complessivo di risorse pari a ,00. Si tratta di un universo progettuale ristretto rispetto al quale, tuttavia, l informazione ai lavoratori sulla sicurezza ha rappresentato, nelle diverse annualità, una delle finalità principali dell iniziativa regionale, pur con successive accentuazioni 104

117 diverse nelle ultime edizioni dei bandi. L idea di fondo sottesa a ciascun bando è che un informazione idonea e quindi efficace, consente al lavoratore di essere non soltanto destinatario delle norme, ma di essere lui stesso protagonista e artefice della propria sicurezza. Avvisi pubblici regionali Numero progetti Contributo richiesto DGR. n 2259 del su applicazione art. 21 del D. Lgs 626/ /2003/ ,32 progetti di cui al DGR. n 1432 del su applicazione art. 21 del D. Lgs 626/ /2004/ ,82 progetti di cui al DDS. n 865/FPR del su applicazione art. 21 del D. Lgs 626/ /2005/ ,60 progetti di cui al DDPF. n 35/SIM_06 del 06/09/2006 su applicazione art. 21 del D.Lgs 626/ /2007/ ,70 progetti di cui al DDPF n. 181/SIM_06 del 22/12/2008 su applicazione art. 36 del d.lgs. 81/ /2009/ ,60 Totale ,04 Gli elementi che caratterizzano i bandi emanati in attuazione dell art. 21 del decreto 626 possono essere riassunti nei seguenti. In primo luogo le risorse messe a bando. Per ciascun avviso, la copertura finanziaria era pari a ,00 con un finanziamento massimo pari all 80% delle spese ammissibili preventivate per ogni proposta progettuale e comunque non superiore a ,00. I progetti potevano essere presentati, in forma singola o associata, da enti bilaterali, organismi paritetici previsti dall art.20 del d.lgs. n. 626/94, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, enti di formazione accreditati ed erano rivolti a lavoratori occupati nelle PMI, con particolare attenzione agli immigrati. Oltre all informazione generale sulla sicurezza, era necessario prevedere misure di prevenzione e protezione relative alle aziende dello specifico settore produttivo nonché alle mansioni lavorative dei destinatari per i quali fosse necessaria la conoscenza aggiornata della normativa applicabile e le direttive aziendali emanate. Ciascun bando, infine, prevedeva, da parte del soggetto attuatore, anche se non in forma cogente, una valutazione di efficacia degli interventi realizzati, attraverso la somministrazione di questionari, test a risposta multipla o colloqui con i lavoratori interessati. Con l emanazione dell avviso pubblico del 2008 in applicazione dell art. 36 del decreto 81, per incentivare la progettualità dei soggetti promotori ed ampliare le possibilità di coinvolgimento di un maggior numero di unità lavorative, si evolve il quadro della programmazione regionale che si 105

118 caratterizza rispetto ai passati bandi sia per una maggiore copertura finanziaria ( ,00) sia per l importo massimo di finanziamento ( ,00 per ogni progetto). Restava fermo il criterio del finanziamento massimo dell 80% dei costi complessivi del progetto. Tra i soggetti promotori, in forma di ATS, potevano presentare direttamente candidature anche le aziende. Inoltre, le iniziative progettuali di informazione sulla sicurezza erano rivolte a tutti i lavoratori occupati a prescindere dalla dimensione aziendale dell impresa di appartenenza. Anche nel presente bando era fondamentale la valutazione di efficacia degli interventi. Considerando la programmazione nel suo complesso, pur prevedendo la possibilità di ancorare i progetti a diversi settori dell economia regionale e a specifici ambiti territoriali (ad esempio agricoltura, edilizia per le province di Ascoli Piceno e Macerata, edilizia per le province di Ancona e Pesaro Urbino), in realtà in sede di valutazione, quasi a premiare l efficacia potenziale, veniva assegnato un differente punteggio in funzione del settore economico su cui ricadeva l intervento, della tipologia di soggetto attuatore, del numero complessivo di lavoratori coinvolti e della quota di co-finanziamento a carico del soggetto proponente. Gli interventi finanziati sono molteplici e diversificati: produzione di opuscoli multilingua, cartellonistica, fascicoli informativi, slides didattiche, DVD multimediale audio-video, CD ROM, foto, guide tascabili, materiale informativo da fruire anche attraverso l accesso a siti web, cortometraggi. La distribuzione dei prodotti/materiali informativi all interno dell azienda spesso è stata accompagnata da giornate informative e seminari di presentazione, con anche la partecipazione di esperti sulla sicurezza interni o esterni all impresa, privilegiando l utilizzo di metodologie fortemente centrate sulla partecipazione e sulle conoscenze dei lavoratori: esercitazioni, role playing e coaching. Ciascun intervento, dunque, è stato pensato all interno di un vero e proprio piano di comunicazione aziendale non circoscritto solo all ambito dell informativa di carattere generale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ma contestualizzato ai compiti lavorativi, alle specificità produttive dell azienda e alle misure di prevenzione, protezione e azioni correttive da adottare da parte dei lavoratori. Gli elementi di novità introdotti con l avviso pubblico del 2008, a testimonianza dell interesse e della sensibilità della Regione Marche sulla tematica sicurezza, hanno ampliato il numero delle candidature (più che raddoppiate rispetto ai singoli bandi passati); pur tuttavia il tasso di risposta non è stato sufficiente ad assorbire le risorse messe a bando. 106

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