Prof. Luigi Perbellini
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1 CANCEROGENESI PROFESSIONALE: CLASSIFICAZIONE DEI CANCEROGENI E VALUTAZIONE DEL RISCHIO Prof. Luigi Perbellini Medicina del Lavoro - Università di Verona
2 Modello a stadi multipli per la cancerogenesi Fase di iniziazione di promozione di progressione riparazione apoptosi apoptosi apoptosi Cellula normale danno Cellula alterata proliferazione Cellula iniziata proliferazione Lesione focale proliferazione Ulteriori danni genetici che portano a crescita autonoma Cellule neoplastiche L effetto cancerogeno Numerosi prodotti delle chimici diossine possono è stato ampiamente interferire in ogni documentato stadio del negli processo animali da laboratorio. cancerogenetico Non sono o cancerogeni danneggiando completi, il DNA o ma favorendo promotori la proliferazione (non iniziatori); cellulare o favoriscono inibendo la moltiplicazione l apoptosi. Alcuni cellulare prodotti e agiscono l inibizione con dell apoptosi. maggior efficacia sulla fase di Nell uomo, iniziazione vi è una formando correlazione addotti.., significativa altri sulla fase tra di l esposizione di promozione a diossine (prodotti e che non l incremento interagiscono di sarcomi col dei DNA, tessuti ma molli, stimolano linfoma la proliferazione Hodgkin e non-hodgkin, cellulare ) o tumori la tiroidei e polmonari, mesoteliomi. progressione (da prodotti che ulteriormente interagiscono col DNA). Alcuni prodotti chimici tendono a proteggere rispetto i processi di cancerogenesi.
3 CLASSIFICAZIONE DEI PRODOTTI CANCEROGENI U.E. - CCTN (Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale) E.P.A. - IARC - ACGIH Classi di cancerogeni per l'uomo Categorie di cancerogenesi UE CCTN EPA IARC ACGIH Cancerogeno riconosciuto 1A 1 A 1 A1 Cancerogeno probabile 1B 2 B1/B2 2A A2 Cancerogeno sospetto 2 3 C 2B A3 Non classificabile come cancerogeno - 4 D 3 A4 Non cancerogeno - 5 E 4 A5
4 Classificazione dei cancerogeni da parte dell International Agency for Research on Cancer (IARC): 5 categorie: 1 2A 2B 3-4 Gruppo 1: Cancerogeni per l uomo: categoria riservata alle sostanze con sufficiente evidenza di cancerogenicità per l uomo; Gruppo 2: è diviso in due sottogruppi, denominati A e B. - Sottogruppo 2A Probabili cancerogeni per l uomo: sostanze con limitata evidenza di cancerogenicità per l uomo e sufficiente evidenza per gli animali. - Sottogruppo 2B Sospetti (possibili) cancerogeni per l uomo: usato per sostanze con sufficiente evidenza per gli animali ed inadeguata evidenza o mancanza di dati per l uomo. Oppure con limitata evidenza per l uomo in assenza di sufficiente evidenza per gli animali.
5 Classificazione dei cancerogeni da parte dell International Agency for Research on Cancer (IARC): 5 categorie: 1 2A 2B 3 4 -Gruppo 3: Sostanze non classificabili come cancerogeni per l uomo: in questo gruppo sono inserite le sostanze che non rientrano in nessun altra categoria prevista. -Gruppo 4: Non cancerogeni per l uomo: sostanze con evidenza di non cancerogenicità sia per l uomo che per gli animali.
6 Classificazione dei cancerogeni da parte dell International Agency for Research on Cancer (IARC): 5 categorie.
7 La IARC utilizza il criterio epidemiologico come riferimento principale per la classificazione cancerogenetica di un prodotto o di una lavorazione. Tali valutazioni sono di tipo qualitativo (non quantitativo) e prescindono da aspetti normativi o da valutazione costo/beneficio. Questo facilita situazioni imbarazzanti : es. da circa 20 anni la silice cristallina è classificata come cancerogeno del gruppo 1 dalla IARC, ma per l ACGIH e per la Comunità Europea (e quindi per l Italia) è un prodotto con non sufficiente evidenza di cancerogenicità per l uomo ;
8 Nelle monografie IARC (al 2014) sono classificati 970 agenti rispetto alla loro cancerogenesi; di questi 113 nel gruppo 1 (di cui 51 a carattere professionale) 66 nel gruppo 2A 285 nel gruppo 2B 505 nel gruppo 3 (non classificabili come cancerogeni per l uomo) 1 nel gruppo 4 (non cancerogeni per l uomo)
9 Classificazione dell American Conference of Industrial Hygienists (ACGIH): 5 gruppi: A1 A2 - A3 - A4 - A5 A1. Carcinogeno riconosciuto per l uomo: l agente è risultato carcinogeno per l uomo sulla base dei risultati di studi epidemiologici o di evidenza clinica convincente in esposti umani; (As, asbesto, benzene, benzidina, berillio, BCME, Cr-VI, catrame ) A2. Carcinogeno sospetto per l uomo: l agente è risultato carcinogeno in animali da esperimento: a livelli di dose, per vie di somministrazione, in siti di tipo istologico, o per meccanismi che non sono considerati rilevanti per l esposizione dei lavoratori. Gli studi epidemiologici disponibili sono contrastanti, controversi o insufficienti per confermare un incremento del rischio di cancro per l uomo esposto; (Cd, Cromato di Ca, Benzo[a]pirene ) A3. Carcinogeno per l animale: l agente è risultato carcinogeno in animali da esperimento ad una dose relativamente elevata o per vie di somministrazione, in siti di tipo istologico o per meccanismi che non vengono considerati rilevanti per i lavoratori esposti. Gli studi epidemiologici disponibili non confermano un incremento del rischio del cancro per l uomo esposto. Le conoscenze disponibili suggeriscono come improbabile che l agente causi il cancro nell uomo, se non in improbabili e non comuni situazioni espositive; (MterBE, etanolo, cobalto, anilina )
10 Classificazione dell American Conference of Industrial Hygienists (ACGIH): 5 gruppi. A4. Non classificabile come carcinogeno per l uomo: attualmente non esistono dati o quelli esistenti sono inadeguati per classificare l agente per quanto riguarda la cancerogenicità per l uomo e/o gli animali (stirene, piretro, ossido e diossido di azoto ); A5. Non sospetto come carcinogeno per l uomo: l agente non è ritenuto essere carcinogeno per l uomo sulla base di studi epidemiologici appropriatamente condotti sull uomo. L evidenza di scarsa cancerogenicità nelle prove su animali viene considerata se è supportata da altri dati pertinenti.
11 Environmental Protection Agency (EPA -USA). 6 gruppi: A B1 B2 C D -E. Gruppo A: (Human Carcinogen) Cancerogeni umani : sostanze con sufficiente evidenza di cancerogenicità in studi epidemiologici; Gruppo B: (Probable Human Carcinogen) Probabili cancerogeni umani : diviso in due sottogruppi B1 e B2. - Sottogruppo B1: comprende sostanze con limitata evidenza di cancerogenicità dagli studi epidemiologici in ambito umano, ma sufficiente evidenza cancerogenetica in animali. - Sottogruppo B2: comprende sostanze con sufficiente evidenza di cancerogenicità in studi su animali ma gli studi epidemiologici in ambito umano o sono del tutto assenti o inadeguati.
12 Environmental Protection Agency (EPA -USA). 6 gruppi: A B1 B2 C D -E. Gruppo C: (Possible Human Carcinogen) Possibili cancerogeni umani: raccoglie sostanze con limitata evidenza di cancerogenicità per gli animali e assenza di dati o dati negativi o dati inadeguati sull uomo; -Gruppo D: (Not Classifiable as to Human Carcinogenicity) Sostanze non classificabili come cancerogeni: riservato alle sostanze con inadeguata evidenza di cancerogenicità sia nell uomo che negli animali o sostanze per cui non sono disponibili dati; -Gruppo E: (Evidence of Non-Carcinogenicity for Humans) Non cancerogeni: sostanze che non hanno dimostrato potenzialità cancerogene in almeno due studi su animali, condotti in modo adeguato su specie diverse, o sia in studi animali che epidemiologici.
13 DAL REGOLAMENTO (CE) N. 1272/2008 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16/12/2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006 (regolamento CPL) La classificazione di una sostanza rispetto alla cancerogenesi può essere: di Categoria 1 (A o B) (ex R45 ex R49 ora H350 o H350i) o di Categoria 2. La classificazione di una sostanza nelle categorie 1A e 1B si basa sulla forza probante dei dati e su altre considerazioni specifiche. I dati possono provenire da: - studi condotti sull uomo da cui risulta un rapporto di causalità tra l esposizione umana a una sostanza e l'insorgenza di un cancro (sostanze di cui sono accertati effetti cancerogeni per l uomo = Categoria 1A); - o sperimentazioni animali i cui risultati permettono di dimostrare effetti cancerogeni per gli animali, ma si presume che tali sostanze abbiano effetti cancerogeni per l uomo = Categoria 1B. Inoltre, caso per caso, in base a una valutazione scientifica può essere deciso di considerare una sostanza come presunta sostanza cancerogena se esistono studi che dimostrano la presenza di effetti cancerogeni limitati per l uomo e per gli animali.
14 CATEGORIA 2: Sostanze di cui si sospettano effetti cancerogeni per l'uomo. La classificazione di una sostanza nella categoria 2 si basa sui risultati di studi sull uomo e/o su animali non sufficientemente convincenti per giustificare la classificazione della sostanza nella categorie 1. Tali dati possono essere tratti da studi che dimostrano la presenza di effetti cancerogeni limitati (1) per l'uomo o per gli animali. ex R40 ora H351 La Categoria 3 presente fino al 2008 è stata eliminata e riguardava sostanze da considerare con sospetto per i possibili effetti cancerogeni ora inseriti nella categoria 2 (Rischio R40: possibili effetti irreversibili).
15 La Comunità Europea ha un gruppo di lavoro definito SCOEL (Scientific Committee on Occupational Exposure Limit Values) che si pone l obiettivo di stabilire dei limiti di sicurezza (Occupational Exposure Limits =OELs) per l utilizzo dei prodotti cancerogeni in ambito industriale sulla base dei loro principali meccanismi d azione e tenendo conto del principio di ALARA. Il principio di ALARA, acronimo inglese di "As Low As Reasonably Achievable" (il più basso ragionevolmente raggiungibile) tende a contenere i rischi, mantenendo l esposizione ai livelli più bassi ragionevolmente possibili tenendo in considerazione i costi, la tecnologia, i benefici per salute pubblica ed altri fattori sociali ed economici. E usato soprattutto nel contesto della protezione dalle radiazioni ionizzanti, dove i limiti non sono stabiliti sulla base di una soglia, ma piuttosto sulla base di un rischio accettabile anche se questo può variare molto da individuo a individuo. SCOEL distingue i prodotti cancerogeni e mutageni in 4 gruppi:
16 Gruppo A: cancerogeni genotossici senza soglia Gruppo B: cancerogeni genotossici per i quali vi è incertezza di esistenza di una soglia; Gruppo C: cancerogeni genotossici per i quali è possibile definire un limite pratico che non permette eventi mutageni; es, Cd con TLV- TWA=0,004 mg/m3 Possibilità di definire un limite di esposizione ai cancerogeni in base al loro meccanismo di azione. LNT model: Linear non-threshold model= modello lineare senza soglia. (da Alessio 2015) Gruppo D: cancerogeni non genotossici e non reattivi con DNA per i quali è possibile stabilire un chiaro NOAEL (Livello al quale non si osservano effetti avversi);
17 Classificazione della Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale (Italiana - CCTN). 5 categorie: Categoria 1: sostanze per le quali esiste una sufficiente evidenza di effetti cancerogenetici sull uomo, tali da stabilire un nesso causale tra l esposizione e lo sviluppo di tumori; Categoria 2: sostanze per le quali, sulla base di adeguati studi a lungo termine effettuati su animali e/o altre informazioni specifiche, esistono elementi sufficienti per ritenere verosimile che l esposizione dell uomo ad esse possa provocare lo sviluppo di tumori (probabilmente cancerogene della IARC); Categoria 3: sostanze da considerare con sospetto per i possibili effetti cancerogeni nell uomo sulla base di osservazioni in adeguati studi a lungo termine effettuati su animali e/o di altre informazioni specifiche. Sono sostanze per le quali il meccanismo d azione e il risultato di studi sul metabolismo e sulla tossicocinetica sollevano fondati dubbi sull analogia fra effetti osservati nell animale da esperimento e quelli prevedibili nell uomo (possibilmente cancerogene per la IARC); Categoria 4: sostanze non valutabili per l assenza di studi o in quanto sono state oggetto di studi limitati che comunque non hanno segnalato effetti cancerogeni; Categoria 5: sostanze da ritenere probabilmente prive di cancerogenicità per l uomo, sulla base di studi sperimentali adeguati e/o di studi epidemiologici adeguati insieme ad altre informazioni specifiche.
18 Classi di cancerogeni per l'uomo Categorie di cancerogenesi UE CCTN EPA IARC ACGIH Cancerogeno riconosciuto 1A 1 A 1 A1 Cancerogeno probabile 1B 2 B1/B2 2A A2 Cancerogeno sospetto 2 3 C 2B A3 Non classificabile come cancerogeno - 4 D 3 A4 Non cancerogeno - 5 E 4 A5 Valutazione della cancerogenicità dei preparati/miscele (UE) CLASSIFICAZIONE DELLE SOSTANZE Sostanze cancerogene di categoria 1A e 1B Sostanze cancerogene di categoria 2 CLASSIFICAZIONE DEL PREPARATO Concentrazione Conc. > 0,1 % cancerogeno Conc. > 1 % cancerogeno Frasi di Rischio R45 o R49 ora H350 R40 ora H351
19 Dati epidemiologici sulla cancerogenesi della formaldeide: La IARC nel 2009 concludeva una serie di ricerche sull epidemiologia delle neoplasie da formaldeide sottolineando che vi è sufficiente evidenza di cancerogenesi per l uomo in particolare per neoplasie naso-faringee, ma anche per leucemie in particolare per la leucemia mieloide acuta (in questo caso l associazione era meno evidente rispetto agli altri tipi di tumori).
20 Addotti al DNA (valore medio) formati dalla formaldeide marcata somministrata per via nasale alla concentrazione di 10 ppm, 6 ore al giorno, per 5 giorni consecutivi: Periodo di esposizione Tessuto addotti alla guanosina (addotti/10^7 guanosina) ESOGENI ENDOGENI 1 giorno naso 1,28 2,63 polmone non rilevabili 2,39 fegato non rilevabili 2,66 milza non rilevabili 2,35 Mid. osseo non rilevabili 1,05 timo non rilevabili 2,19 linfociti non rilevabili 1,28 5 giorno naso 2,43 2,84 polmone non rilevabili 2,61 fegato non rilevabili 3,24 milza non rilevabili 2,35 Mid. osseo non rilevabili 1,17 timo non rilevabili 1,99 linfociti non rilevabili 1,1 Esposizione in ppm addotti alla guanosina (addotti/10^7 guanosina) ESOGENI ENDOGENI 0,7± 0,2 0,039 3,62 2 ± 0,1 0,19 6,09 5,8 ± 0,5 1,04 5,51 9,1 ± 2,2 2,03 3,41 15,2 ± 2,1 11,15 4,24 A 0,7 ppm di formaldeide, nel naso, vi erano circa 100 addotti endogeni da formaldeide per ogni addotto al DNA da formaldeide esogena. Solo esposizioni a 15 ppm di formaldeide determinano la formazione di addotti al DNA in numero maggiore di quelli presenti fisiologicamente.
21 Numerosi studi forniscono una chiara dimostrazione che la formaldeide inalata non può raggiungere tessuti che siano lontani dal punto di contatto della formaldeide. La sua biodisponibilità è tale da rendere biologicamente non possibili le associazioni rilevate epidemiologicamente tra esposizioni a formaldeide e neoplasie linfoematologiche. Solo neoplasie dei seni paranasali possono essere attribuite a formaldeide (la sua efficacia cancerogenetica è comunque molto bassa rispetto a Cr o a polveri di legno o di cuoio).
22 Esposizioni professionali e neoplasie dei seni paranasali: metanalisi (Binazzi et al. BMC Cancer 2015) Tipi di esposizioni Rischio Relativo RR: adenocarcinomi RR: Ca squamocellulari Esposizione a polveri di legno 5,91 (4,3-8,1) 29,4 1,46 Esposizioni a polveri di cuoio 11,89 (7,7-18,4) 35,26 2,09 Formaldeide 1,68 (1,4-2,1) 3,81 2,37 Industrie tessili 2,03 (1,5-2,8) 3,5 0,85 In agricoltura 1,01 (0,75-1,36) 0,38 1,3 Nell'edilizia 1,62 (1,1-2,4) 0,9 2,15 esposti a nichel/cromo 18,0 (14,5-22,3)
23 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 1. Le classificazioni dei cancerogeni proposte da diversi enti scientifici presentano una discreta disomogeneità e con alcune evidenti discordanze: questa condizione non aiuta che opera in ambienti di lavoro dove non dovrebbero sorgere forme di conflittualità su questi aspetti; 2. La carenza di informazioni sui meccanismi d azione dei prodotti cancerogeni facilita differenti credo e la comparsa di interpretazioni soggettive non scientifiche ; 3. La classificazione dei prodotti cancerogeni da parte della IARC sostanzialmente su base epidemiologica (vedi la carne rossa ben cotta o la formaldeide o la silice ) deve essere posta a confronto con altre classificazioni che valutano anche l intensità cancerogenetica di un prodotto. GRAZIE DELL ATTENZIONE
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