Microclima e comfort termoigrometrico
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- Elvira Orsini
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1 Microclima e comfort termoigrometrico 1
2 Argomenti della giornata 1. Fisiologia della termoregolazione 2. Ambienti termici moderati 3. Indicazioni operative 4. Misure e strumentazioni 2
3 Basato su: 3
4 Microclima e comfort termoigrometrico il microclima è il complesso dei parametri ambientali che caratterizzano l ambiente l locale (non necessariamente confinato) e che assieme a parametri individuali quali l attività metabolica e l abbigliamento, determinano gli scambi termici fra l ambiente stesso e gli individui che vi operano. 4
5 Fisiologia della termoregolazione Il corpo umano è un sistema che opera in modo ottimale quando la temperatura del suo nucleo viene mantenuta entro un ristretto intervallo di variabilità. Il mantenimento dell omeotermia, necessaria allo svolgimento delle reazioni chimiche fisiologiche del corpo umano è diretto non solo a garantire condizioni di benessere psico-fisico, ma anche ad evitare pregiudizio alla salute. In generale la temperatura orale o rettale viene considerata rappresentativa di quella interna (o del cosiddetto nucleo), mentre quella cutanea media è utilizzata come rappresentativa di quella della superficie corporea. Si considerano normali i valori di temperatura orale compresi fra 35,8 C e 37,2 C e la temperatura rettale è circa 0,25 0,50 C più elevata di quella orale. Temp.Est. +/- 5 Temp.Int. +/- 2 5
6 Fisiologia della termoregolazione Il bilancio di energia termica del corpo umano è garantito da un sistema di termoregolazione governato dall ipotalamo il quale mantiene costante la temperatura del nucleo (omeotermia) attraverso dei meccanismi nervosi a feed-back. Ogni variazione di temperatura del nucleo corporeo viene segnalata a tale centro da parte di recettori termici centrali e periferici situati a livello della cute e di organi profondi quali il midollo spinale, gli organi addominali e le grosse vene e da qui partono gli stimoli effettori vasomotori, sudoripari e metabolici. 6
7 Fisiologia della termoregolazione 7
8 Fisiologia della termoregolazione La circolazione del sangue svolge un importante compito nei processi di termoregolazione in quanto determina i fenomeni di vasodilatazione e vasocostrizione. La termodispersione verso l esterno in ambienti moderati avviene prevalentemente attraverso la cute, in piccola parte attraverso la respirazione e in minima parte attraverso gli escreti. La cessione di calore può variare fino a 8 volte tra lo stato di massima vasocostrizione e quella di massima vasodilatazione 8
9 Fisiologia della termoregolazione 9
10 Fisiologia della termoregolazione I meccanismi mediante i quali avvengono gli scambi termici sono quelli di: Conduzione (senza trasporto di materia); Convezione (con trasporto di materia); Irraggiamento (senza trasporto di materia); Evaporazione (sistemi biologici) Respirazione (sistemi biologici-trascurabile). Tutti sono in stretto rapporto con i parametri microclimatici ambientali. 10
11 Fisiologia della termoregolazione Conduzione è il trasferimento di calore da una zona a temperatura maggiore ad una a temperatura minore per iterazione tra molecole ed atomi, richiede che si verifichi un contatto tra le superfici, si stima in circa il 2-3% la quantità di calore ceduto dal corpo anche se in contatto con limitate zone del corpo con superfici fredde. Convenzione è il trasferimento di energia dalla cute all ambiente circostante (o viceversa),legato all agitazione termica delle molecole di aria che sono in movimento. L effetto convettivo può avvenire per moto naturale o forzato (ventilazione). Mediamente si può ipotizzare che circa il 20% del calore sia ceduto per convezione. Il valore è influenzato dalla temperatura e dalla velocità dell aria, e dall abbigliamento. Irraggiamento è il trasferimento di energia sotto forma di onde elettromagnetiche, avviene nell aria e nel vuoto, la termodispersione incide per il 45-50% ed è influenzato dal vestiario e dalla temperatura radiante dell ambiente 11
12 Fisiologia della termoregolazione Evaporazione è il trasporto di calore dal corpo all esterno a causa dell evaporazione dell acqua, nel passaggio dallo stato liquido a vapore (calore latente di vaporizzazione) si ha la sottrazione di: 242 KJ per ogni 100g di acqua. Incide per il 20-30% sugli scambi termici totali ma tende ad annullarsi quando l umidità relativa dell aria esterna tende al 100%. Quanto maggiore è l umidità relativa ambientale, tanto minore è l evaporazione; tanto più elevata è la velocità dell aria tanto più l evaporazione del sudore è favorita. 12
13 Fisiologia della termoregolazione 13
14 Fisiologia della termoregolazione Negli ambienti moderati o freddi l energia termica viene ceduta principalmente mediante l irraggiamento, la convezione e l evaporazione. Negli ambienti caldi, al contrario, il corpo assorbe calore: in quest ultima condizione l evaporazione del sudore rappresenta il meccanismo fisiologico più efficace per il mantenimento della omeotermia in ambienti caldi, potendosi disperdere circa kj per litro di sudore evaporato. La capacità di produrre sudore dipende dall acclimatamento: secondo alcuni autori nei soggetti non acclimatati la produzione è mediamente pari a 400 g/h, mentre negli acclimatati arriva anche a 1000 g/h. Acclimatato = maggiore sudorazione 14
15 Fisiologia della termoregolazione Quando la temperatura del nucleo corporeo tenda a diventare troppo bassa, oltre a ricorrere ai sistemi di termoregolazione volontaria (che principalmente coinvolgono vestiario e movimenti), i corpo umano riduce la cessione di calore primariamente tramite la vasocostrizione periferica che significa minor apporto di sangue, soprattutto a livello degli arti, e riduzione di trasporto di calore alla superficie cutanea e da qui all ambiente esterno. Qualora ciò non fosse sufficiente, si ha l attivazione involontaria di gruppi muscolari (meccanismo dei brividi) che permettono la produzione di calore al fine di ottenere l aumento della temperatura del nucleo corporeo. 15
16 Fisiologia della termoregolazione Ripetute e frequenti esposizioni al freddo conducono anche ad un aumento della produzione di calore attraverso la cosiddetta termogenesi chimica, mediata dalla produzione di alcuni ormoni (tiroxina, adrenalina, noradrenalina ), e che si traduce in un aumento del metabolismo basale. 16
17 Fisiologia della termoregolazione Tanto per gli ambienti che tendono al caldo quanto per quelli che tendono al freddo, l acclimatazione controllata (che consiste in una serie di esposizioni di durata variabile e progressiva in ambiente sempre più sfavorevole e con lavoro muscolare più impegnativo), facendo acquisire una resistenza elevata, è uno dei metodi utilizzabili per la prevenzione dei rischi. L acclimatazione viene persa nel giro di pochi giorni se ci si allontana dall ambiente termico che l aveva determinata. I processi fisiologici di adattamento siano tanto meno solleciti quanto più ci si allontana dalle condizioni termoigrometriche ottimali. In queste condizioni l omeotermia si mantiene al prezzo di un forte impegno organico, con conseguenze che possono andare dalle modificazioni delle attività psicosensoriali e psicomotorie quali affaticamento ed abbassamento del livello di attenzione, all interferenza con l attività lavorativa svolta, concausa nell'incremento della frequenza degli infortuni, fin anche a quadri patologici chiaramente individuabili. 17
18 Fisiologia della termoregolazione Risposta biologica al microclima - Confort: sensazione di benessere termoigrometrico - Disconfort termico: sensazione di disagio, impegno termoregolatorio dell organismo, sudorazione, ect - Stress da calore: sindromi patologiche 18
19 Fisiologia della termoregolazione Patologie da calore: Colpo di calore: condizione patologica acuta determinata da un aumento delle temperatura corporea interna oltre i livelli di pericolo (sopra i 40,5 C, deficit della sudorazione, disturbi neuropsichiatrici). Fattori determinanti: elevato carico termico ambientale, elevato dispendio energetico. Fattori favorenti: età, obesità, diabete, ipertensione, ecc, alcoolismo, dieta inadeguata; Esito: spesso letale Terapia: raffreddamento rapido. 19
20 Fisiologia della termoregolazione Patologie da calore: Sincope da calore: vertigini ed improvvisa perdita di coscienza da ischemia cerebrale causata da riduzione della portata cardiaca Sindrome da deplezione idrica: perdita di peso, sete, secchezza delle mucose orali, ipotensione, tachicardia, disturbi neurologici, dovuti al superamento dei limiti di perdita di acqua con il sudore senza adeguata reintegrazione; Sindrome da deplezione salina; eccessiva perdita di Sali, con conseguente malessere, astenia, crampi, mausea e vomito. 20
21 Fisiologia della termoregolazione 21
22 Fisiologia della termoregolazione 22
23 Fisiologia della termoregolazione Patologie da freddo: Messa in opera di meccanismi di termoregolazione integrati da vasocostrizione e contrazioni muscolari riflessi (brividi) Assideramento (tint < 30 C), cianosi, apatia, perdita di riflessi, bradicardia, bradipnea. Fattori ambientali determinanti : temperatura dell aria, velocità del vento. Effetti locali del congelamento: 1 Eritema, 2 vescicolazione, 3 necrosi fino ai segmenti scheletrici Temperatura interna < 24 C coma irreversibile, morte da fibrillazione ventricolare. 23
24 Fisiologia della termoregolazione 24
25 Ambienti termici Per quanto attiene agli aspetti di valutazione si individuano tre ambienti termici Ambienti moderati Ambienti severi caldi Ambienti severi freddi Si tratta di una divisione che determina diversi metodi di analisi e diversi criteri di valutazione, ogni valutazione è comunque basata sia su indici razionali (bilancio termico), sia empirici 25
26 Sono definiti ambienti termici moderati tutti i luoghi di lavoro nei quali non esistono specifiche esigenze produttive che vincolano uno o più parametri microclimatici e che impediscono il raggiungimento del confort termico. 26
27 Sono caratterizzati da: Facilità di conseguimento delle condizioni di omeotermia dell organismo Omogeneità e ridotta variabilità temporale delle condizioni microclimatiche Attività fisica modesta dei soggetti Sostanziale uniformità del vestiario dei vari soggetti Tali ambienti vengono valutati in riferimento al livello di benessere (comfort) termico garantito agli occupanti, definito come Quella condizione mentale in cui viene espressa soddisfazione per l ambiente termico, identificabile tecnicamente nella neutralità termica (il soggetto non desidera né un ambiente più caldo né uno più freddo) 27
28 Indici sintetici di confort globale Il documento di riferimento per la valutazione del confort microclimatico in ambienti moderati è la norma tecnica UNI EN ISO Secondo la norma esiste una relazione biunivoca fra bilancio energetico del corpo umano e sensazione termica, con associato confort o disconfort. Il massimo confort si verifica in coincidenza con la condizione di omeotermia del corpo umano, mentre sensazioni di crescente disconfort risultano associate a condizioni via via più distanti dall equilibrio. 28
29 L'equazione che descrive il bilancio energetico sul corpo umano in termini di energia per unità di tempo (e dunque di potenza) è la seguente: S = M W ± C RES ± E RES ± K ± C ± R E dove: M = potenza termica prodotta dai processi metabolici metabolismo energetico ; W = potenza meccanica impegnata per compiere lavoro meccanico; C RES = potenza termica scambiata nella respirazione per convezione; E RES = potenza termica scambiata nella respirazione per evaporazione; K = potenza termica scambiata per conduzione; C = potenza termica scambiata per convezione; R = potenza termica scambiata per irraggiamento; E = potenza termica ceduta per evaporazione (traspirazione e sudorazione); S = differenza tra la potenza termica acquisita e dissipata dal corpo umano. 29
30 S =0= M W ± CRES ± ERES ± K ± C ± R E Equilibrio termico 30
31 S =0= M W ± CRES ± ERES ± K ± C ± R E Equilibrio termico L organismo tende a permanere in condizioni di equilibrio omeoterme (S = 0), ovvero a far sì che: potenza ceduta attraverso la superficie = potenza assorbita dall ambiente + potenza generata dai processi metabolici La temperatura interna si mantenga stabile su valori ottimali (36,7 ± 0,3 C) 31
32 Se S > 0 la potenza termica in ingresso è maggiore di quella in uscita, con conseguente sensazione di caldo. Se S < 0 al contrario, la potenza termica in ingresso è minore di quella in uscita, con conseguente sensazione di freddo. Ciascuno dei termini presenti nella equazione risulta funzione di una o più delle quantità fisiche che caratterizzano l ambiente da un punto di vista termoigrometrico, nonché da una o più quantità riconducibili al singolo individuo (tipo di lavoro svolto, abbigliamento, acclimatamento, allenamento, alimentazione, dimensione corporea, temperatura cutanea...). 32
33 Nella maggior parte delle situazioni, sia in ambienti industriali che civili i termini M, W, C, R, E sono preponderanti, per cui si può scrivere l equazione del bilancio nella forma semplificata: M + W + C + R + E = S Le grandezze sperimentalmente determinabili, in funzione delle quali occorre esprimere i termini dell equazione, sono: Grandezze ambientali t a : temperatura dell aria [C] t mr : temperatura media radiante [C] U.R. : umidità relativa [%] v a : velocità dell aria [m/s] Grandezze personali M : dispendio energ. metabolico [W/m 2 ], [met] (1 met = 58,2 W/m 2 ) I cl : resistenza termica vestiario [m 2 C/W], [clo] (1 clo=0,155 m 2 C/W) 33
34 In prima approssimazione i termini che compaiono nella equazione possono essere espressi complessivamente in funzione di soltanto sei parametri, di cui quattro sono quantità fisiche e vengono identificate come parametri ambientali e due risultano descrittori di specifiche caratteristiche dell individuo e sono identificati come parametri individuali. 34
35 Temperatura Temperatura dell aria o di bulbo secco a ventilazione forzata E la temperatura misurata da una sonda in aria libera, ma protetta dalla energia radiante ambientale (la sonda cioè deve essere contenuta in un involucro non idoneo ad assorbire le radiazioni infrarosse, ad es: acciaio inox L unità di misura è il C 35
36 Temperatura media radiante È la temperatura media delle superfici in contatto ottico diretto con la postazione di misura (posto individuo). Misura il flusso di radiazione che incide sulla postazione. Unità di misura grado C. Strumento Globotermometro è una sfera metallica in rame di spessore molto sottile, verniciata con pittura a bassa emittenza, al cui interno è posta una di temperatura. La forma sferica è utilizzata perché è tra quelle che meglio approssimano la forma del corpo umano. 36
37 Pressione parziale vapore acqueo umidità- umidità relativa percentuale: è il rapporto tra la pressione parziale del vapore d acqua attuale e quello di saturazione; oppure viene definita come rapporto tra la quantità di vapore d'acqua nell'aria ambiente e la massima quantità di vapore d'acqua che potrebbe essere contenuta nello stesso ambiente senza che si verifichi condensazione La pressione di vapore è la misura esatta della quantità di vapore nell aria, quindi dell umidità dell aria. Unità di misura kpa 37
38 Pressione parziale vapore acqueo umidità- lo psicrometro e costituito da due termometri ed è utilizzato per misurare la temperatura di rugiada (temperatura al di sotto della quale il vapor d'acqua contenuto in una massa d'aria condensa) e l'umidità relativa dell'aria connessa che risulta strettamente connessa alla sensazione di caldo (o freddo) umido e asciutto. Lo strumento e dotato di due sonde di cui una è rivestita di una guaina impregnata d'acqua distillata, mentre l'altra rimane a contatto diretto dell'aria (Ta). In presenza di ventilazione forzata (in aspirazione a circa 4-10 m/sec) le due sonde registrano una differenza di temperatura. Questi valori, elaborati secondo tabelle standard, consentono di determinare l umidità relativa (in percento) presente nell'aria. 38
39 Velocità dell aria E la misura della velocità dell aria in m/s in corrispondenza della postazione. 39
40 Misure e strumentazioni 40
41 Misure e strumentazioni 41
42 Il met 42
43 E la misura della resistenza offerta dall abbigliamento indossato al fluire dell energia di vaporizzazione. 1 Icl = 0,155km 2 /W 43
44 Temperatura operativa: to è la temp. Uniforme di una cavità nera in cui il soggetto scambierebbe la stessa quantità di energia per irraggiamento e convezione che scambierebbe con l ambiente reale. Se la t a è <0,2m/s e la differenza tra t a e t mr è contenuta in 4 c, la T o può essere la media tra ta e tmr 44
45 In ambienti moderati non esistono rischi per la salute dell individuo e gli indici sintetici di rischio mirano esclusivamente alla quantificazione del confort/disconfort disconfort. Predicted A tal fine si utilizza una quantità nota come PMV, acronimo di Predicted Mean Vote (voto medio previsto), caratterizzata da una forte correlazione statistica con la quantità S vista in precedenza, che esprime il giudizio medio di qualità termica relativo alle condizioni microclimatiche in esame, espresso in una scala di sensazione termica a 7 punti (-33 = molto freddo 0 = neutro = molto caldo). In questo modo si ha direttamente la percezione della qualità dell ambiente termico. 45
46 L'indice PMV può essere determinato quando sono stimati l'attività (energia metabolica) e l'abbigliamento (resistenza termica) e misurati i seguenti parametri ambientali: temperatura dell'aria, temperatura media radiante, velocità relativa dell'aria e pressione parziale del vapore d'acqua (umidità relativa %) (ISO 7726). L'indice PMV è basato sul bilancio di energia termica sul corpo umano. L'uomo è in equilibrio termico quando l'energia termica generata all'interno del corpo è uguale all'energia termica dispersa nell'ambiente. In un ambiente moderato il sistema di termoregolazione del corpo umano cerca di modificare automaticamente la temperatura della pelle e la secrezione di sudore per mantenere l'equilibrio termico. 46
47 Il PMV si basa sul presupposto, tratto da studi sperimentali, che la CONDIZIONE DI BENESSERE TERMICO per la maggior parte degli individui si ottiene quando il bilancio termico e in equilibrio e la temperatura cutanea media ed il calore dissipato per evaporazione del sudore variano entro limiti ben ristretti corrispondenti, di fatto, ad una sollecitazione moderata del sistema di termoregolazione. Poiché il PMV è un valore medio, esso sottintende l esistenza di una variabilità individuale, di conseguenza, anche per un gruppo di individui esposti ad identiche condizioni microclimatiche, non è possibile individuare una situazione ideale, valida per tutti Per tale motivo all indice PMV risulta direttamente associato un secondo indice noto come PPD, acronimo di Predicted Percentage of Dissatisfied, che indica la percentuale di soggetti che si ritengono insoddisfatti dalle condizioni microclimatiche in esame 47
48 Voto Medio Previsto (PMV) : è definito, per un organismo prossimo all equilibrio termico, secondo la formula di Fanger PMV = (0,303 e -0,036 M + 0,028)(M+W+C+R+E+C res ) È un indice empirico, stabilito sperimentalmente correlando la sensazione media di un gran numero di soggetti con i valori delle grandezze ambientali e personali (t a,t mr,v a, U.R., M, I cl ) PMV Sensazion e media molto freddo freddo fresco neutro leggerm. caldo caldo molto caldo Scala di valutazione basata sul PMV 48
49 All indice PMV risulta direttamente associato un secondo indice noto come PPD, acronimo di Predicted Percentage of Dissatisfied, che indica la percentuale di soggetti che si ritengono insoddisfatti dalle condizioni microclimatiche in esame. La relazione fra PPD e PMV, è data dalla espressione: PPD = exp (0,03353 PMV 4 + 0,2179 PMV 2 ) Il calcolo degli indici PMV e PPD può essere eseguito mediante il software che viene solitamente fornito a corredo di una centralina di misura. In alternativa è possibile utilizzare il software PSYCHTOOL. 49
50 50
51 Gli indici risultano idonei alla valutazione degli ambienti termici moderati solo in presenza di condizioni stazionarie, la ISO 7730 precisa che : Le fluttuazioni di temperatura cicliche picco-picco devono risultare inferiori ad 1 C Le derive termiche devono avere gradiente inferiore a 2 C In queste condizioni, ponendosi come obiettivo una incertezza del PMV dell ordine di ± 0,25, la valutazione del confort/disconfort effettuato nelle condizioni ambientali peggiori (di massimo caldo o di massimo freddo, come normalmente occorre fare), risulta associabile ad un intervallo temporale minimo dell ordine di 1 ora. 51
52 52
53 L uso degli indici PMV e PPD è raccomandato soltanto se il valore dell indice PMV stesso risulta compreso all intervallo [-2[ 2 +2]. Fuori da questo intervallo la percentuale di insoddisfatti sale oltre il 75% e la conferma della sensazione di confort termico NON è supportata da evidenze sperimentali. 53
54 Indici di disconfort locale Accanto al disconfort globale, adeguatamente descritto dalla distanza da una condizione di neutralità termica del corpo umano, sono stati evidenziati numerosi fattori di disconfort locale legati alla presenza di disomogeneità nel riscaldamento o raffreddamento del corpo umano, e più precisamente alla presenza di: 1) correnti d aria; d 2) un gradiente verticale di temperatura; 3) pavimenti con temperatura eccessivamente alta o bassa; 4) asimmetria radiante. Questi fattori di disturbo vengono quantificati e valutati mediante quattro indici di disconfort locale. 54
55 Un ambiente termico moderato viene considerato confortevole secondo la norma tecnica UNI EN ISO 7730 quando sono simultaneamente soddisfatti i criteri di confort globale e locali, ovvero se: a) PMV risulta in valore assoluto pari o inferiore a 0,5, tale cioc ioè da mantenere il PPD ad un livello pari o inferiore al 10%; b) ciascuno dei fattori di disconfort locale si trova all interno degli intervalli riportati nella Tabella e sia tale pertanto da mantenere ere la relativa percentuale di insoddisfatti inferiore alla PD massima raccomandata. ata. E impossibile prevedere esattamente la percentuale di individui complessivamente insoddisfatti, in quanto sono spesso gli stessi soggetti a dimostrarsi sensibili ai diversi fattori di disturbo locale. In questo senso, le percentuali di insoddisfatti per le varie cause non vanno mai sommati. 55
56 Requisiti di confort termico (valori ottimali) -0,5 < PMV < 0,5 (PPD < 10%) + Fattori di disconfort con PPD inferiori a 56
57 La norma tecnica UNI EN ISO 7730:1997 (*) stima che, se entrambe le condizioni a) e b) vengono soddisfatte, la percentuale complessiva di individui insoddisfatti non sia superiore al 20%. La nuova versione dello standard internazionale ISO/FDIS 7730:2005 contiene uno schema valutativo analogo, condizionando l accettabilitl accettabilità di un ambiente termico al soddisfacimento simultaneo dei criteri globale e locali, ma con una maggiore articolazione su tre tipologie di ambienti A,B,C. 57
58 Indici di disconfort locale Le correnti d aria sono la più comune causa di disconfort locale. A questo riguardo la norma tecnica UNI EN ISO 7730 contiene un equazione per il calcolo della percentuale di soggetti disturbati: PD = (34 ta,l) (va,l 0,05)0,62 (0,37 va,l Tu + 3,14) (1.3) dove: PD= percentuali di insoddisfatti (nella UNI EN ISO 7730:1997 indicata con DR) ta,l = temperatura locale dell aria [ C]; va,l = velocità media locale dell aria [m/s]; Tu = turbolenza [%], definita come il rapporto fra la deviazione standard e la velocità media dell aria. L equazione si applica a soggetti che svolgono attività lavorativa leggera, per i quali PMV è non distante da 0,5 e per correnti d aria dirette nella zona del collo. Per correnti che investono braccia o piedi l equazione sovrastima la percentuale di soggetti disturbati. 58
59 Indici di disconfort locale La sensazione di disagio e in relazione a numerosi fattori quali: temperatura della corrente d'aria differenza di temperatura tra aria ambientale e quella della corrente velocita della corrente d'aria variazioni di velocita attorno al valore medio (turbolenza dell aria) zona del corpo investita tipo di attivita svolta 59
60 Indici di disconfort locale Valori limite della velocità dell aria per l accettabilità delle correnti d aria L equazione si applica per temperature comprese fra 20 e 26 C, velocità dell aria comprese fra 0,05 e 0,5 m/s (per va,l inferiore a 0,05 m/s DR viene imposto pari a 0), e turbolenze comprese fra 10 e 60% (se questa quantità non è conosciuta, può essere utilizzato un valore pari al 40%). 60
61 Indici di disconfort locale 61
62 Indici di disconfort locale Differenza verticale di temperatura 62
63 Indici di disconfort locale Differenza orizzontale temperatura 63
64 Indici di disconfort locale Differenza asimmetria radiante 64
65 CONTROLLO DEL MICROCLIMA Negli ambienti moderati è possibile rendere il microclima il più possibile prossimo alla zona di benessere termico e, come abbiamo visto, ciò significa il raggiungimento di una situazione nella quale le condizioni termoigrometriche sia generali sia locali sono considerate soddisfacenti da una larga maggioranza dei presenti. Il disconfort in ambienti moderati può derivare tanto dalla percezione globale del corpo umano o da situazioni di disagio localizzate. Il problema del contenimento degli sbalzi termici dipende da un insieme di fattori, molti dei quali sono decisi a livello di progettazione dell edificio edificio, ma sui quali si può intervenire anche successivamente con il ricorso alla regolazione termoigrometrica con impiantistica dedicata. 65
66 CONTROLLO DEL MICROCLIMA Il miglior presupposto per un ambiente gradevole dal punto di vista microclimatico è quello di mettere in atto tutte le misure utili a raggiungere condizioni di confort in modo naturale : Sede progettuale - collocazione dell edificio nel territorio( soleggiamento e ventosità); - buon isolamento termico,; - possibilità di schermare l irraggiamento solare diretto; -presenza di buoni rapporti aeranti. 66
67 CONTROLLO DEL MICROCLIMA Interventi correttivi -adozione di sistemi di apertura e chiusura dei portoni che riducano al minimo gli scambi termici tra l esterno e l interno; -adozione di zone di transizione termica; - posizionamento delle postazioni fisse di lavoro a distanza dalle porte che si affacciano su ambienti esterni o non controllati dal punto di vista termoigrometrico ovvero lontane da importanti sorgenti radianti; -interposizione di schermi che evitino l esposizione a radiazione emessa da superfici molto calde o molto fredde; - controllo del carico termico interno degli ambienti: presenze eccessiva di macchine/persone/attività apportano energia termica ; - controllo delle velocità dell aria ; - adozione, potenziamento e controllo delle prestazioni dell impianto RCV ; - dotazione nei diversi ambienti di regolatori autonomi dei parametri termoigrometrici; - aumento dell umidità relativa invernale e riduzione di quella estiva. 67
68 Indicazioni operative Ambienti moderati In ambienti moderati con condizioni fortemente discoste da quelle ottimali, può accadere che i risultati dei rilievi strumentali valutati in riferimento alla UNI EN ISO 7730:1997 conducano a risultati al di fuori dell ambito di applicazione degli indici (per il PMV, l intervallo di validità è compreso tra -2 e +2). In questo caso occorrerà intervenire con sollecitudine con misure tecniche e/o organizzative per evitare che si determinino situazioni critiche, di pericolo per la salute dei lavoratori. 68
69 Indicazioni operative Attività leggera, sedentaria: t op = C (inverno) t op = C (estate) 69
70 Indicazioni operative Ambienti moderati nel caso di ambienti moderati-freddi può basarsi sulle seguenti tre aree di riferimento: - area di confort con PMV -0,5 (ovvero PPD 10%), nella quale eventuali lamentele dovrebbero risultare oltremodo improbabili, eventualmente associabili ai fattori locali di disconfort (situazione che merita uno specifico approfondimento) o risolvibili con minimi interventi i tecnici; - area di disconfort con -0,5 > PMV -22 (ovvero 10% < PPD 77%), nella quale si osservano frequenti manifestazioni di disagio degli operatori che, se non occasionali, richiedono interventi correttivi, programmabili ma da prevedere; - area di allarme con, in modo ricorrente e per più settimane, PMV < -2 (ovvero PPD > 77%), che indica un ambiente nel quale importanti errori di progettazione, carenze costruttive, assenza di protezioni o problemi gestionali comportano l esigenza l di urgenti interventi tecnici. E E questa un area nella quale possono anche manifestarsi rischi per la salute e determinarsi situazioni che richiedono interventi immediati, ad esempio sospendendo il proseguimento del lavoro. 70
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