Aspetti tecnici attuali e prospettive future della depurazione nell Area Fiorentina



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IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 11 Aspetti tecnici attuali e prospettive future della depurazione nell Area Fiorentina Massimo FANFANI - Luigi MASOTTI 1) PREMESSE Il 18 Settembre del 2000 si è provveduto all avviamento del I Lotto dell Impianto di Depurazione di S. Colombano. Si è trattato di un momento fondamentale, che ha segnato l inizio della depurazione generale delle acque reflue dell Area Fiorentina. L Impianto di Depurazione di S. Colombano costituisce uno degli ultimi grandi impianti a livello Europeo in fase di completamento, assieme agli impianti di Milano e di Bruxelles, già anch essi in fase di oramai deciso avviamento, almeno a livello progettuale-costruttivo. Una volta completato, e nel pieno della sua potenzialità massima (600.000 abitanti equivalenti) esso sarà in grado di immettere in Arno le acque depurate dei Comuni di Firenze, Scandicci, Sesto Fiorentino, Calenzano, Campi Bisenzio, Signa e Lastra a Signa. Il caricamento dell Impianto è attualmente progressivo e graduale, e nell arco di alcuni mesi si raggiungerà la potenzialità complessiva per la quale è dimensionato il I Lotto, e cioè i 200.000 abitanti equivalenti. I ritardi nella costruzione dell Impianto non sono stati del tutto negativi, in quanto le Opere che sono state realizzate risultano armonizzate con le tecniche più aggiornate nel settore della Depurazione e dell Impiantistica in genere. Quanto attualmente è stato reso operativo è il risultato degli sforzi successivi sviluppati, prima con la redazione del Progetto di massima (Proff. De Fraja-Frangipane e Bonomo, 1985), poi con la redazione del Progetto esecutivo di Appalto-Concorso (Italmpianti, 1986), ed infine con la redazione delle Varianti del 1992 (Centrale di sollevamento e grigliatura) e del 1995 (Corpo del Depuratore, in ottemperanza alle indicazioni dei Comuni e per l adeguamento alla nuova Normativa Europea sul controllo dei nutrienti). Nell elaborazione dei miglioramenti apportati al progetto originario, e nei successivi controlli a livello costruttivo, si è sviluppato l impegno assiduo sia delle Amministrazioni interessate (tramite i propri Amministratori, Tecnici e Consulenti), sia della Committenza (Consorzio Risorse Idriche e quindi Comune di Firenze), sia infine e con spirito di grande responsabilità della Popolazione locale, che ha giustamente preteso adeguate garanzie, ma che ha anche dato piena fiducia nella realizzazione dell Opera. 2) LA DISLOCAZIONE DELL IMPIANTO Lo schema di Fig.1 illustra la configurazione del sistema dei principali collettori fognari e dei depuratori dell Area Fiorentina; sono indicati pure i principali corsi d acqua, e i due potabilizzatori dell Anconella e di Mantignano, che prelevano l acqua dall Arno. Gli impianti di depurazione già operativi da tempo sul territorio del Comprensorio Fiorentino sono tutti di limitata potenzialità, ad esclusione dell Impianto di S. Giusto (potenzialità di 30.000 AE). L Impianto Centralizzato per la depurazione delle acque del Comprensorio Fiorentino è dislocato in riva sinistra d Arno, in un area originariamente agricola; la parte principale dell Impianto per un area di complessivi 37 ha si trova in Comune di Lastra a Signa in località S. Colombano; una parte dell area quella destinata alla Centrale di sollevamento e grigliatura è disposta nel territorio del Comune di Scandicci, su un area di complessivi 9 ha. Le fognature che provengono dalla riva destra, confluiscono all Impianto attraversando l Arno in un apposito Cunicolo in acciaio ispezionabile, posato Fig. 1 - I vari Depuratori presenti nell Area Fiorentina, con indicazione dei corsi d acqua e del sistema fognario. È riportata anche la posizione dei potabilizzatori dell Anconella e di Mantignano sul fondo del Fiume; esso si trova ovviamente su terreno demaniale. Le opere in riva destra d Arno (grigliatura + stazione di sollevamento ed opere accessorie) sono in Comune di Signa, con un area di complessivi 2 ha. L impianto di disidratazione del fango è in località Case Passerini, in Comune di Sesto Fiorentino su un area di circa 2 ha a distanza di circa 7 km dall Impianto principale, ed il fango prodotto dall Impianto di Depurazione è pompato alla Stazione di disidratazione tramite apposito Fangodotto, attraversante l Arno nello stesso cunicolo. Le superficie complessiva occupata dall Impianto nelle sue varie sezioni operative ammonta a circa 50 ha. Relativamente al sistema fognario, in riva destra, è stato costruito un nuovo complesso sistema di collettori: a) l Emissario in destra di Firenze, che raccoglie le acque reflue di Firenze (in destra d Arno) per circa 300.000 abitanti equivalenti b) l Opera 6, che raccoglie le acque reflue dei Comuni di Sesto Fiorentino e Calenzano; c) l Opera 10, in cui confluisce l Opera 6, e che raccoglie anche le acque reflue del Comune di Campi Bisenzio. Pure in riva sinistra è stato realizzato un sistema di nuovi collettori: a) l Opera 3, che raccoglie le acque reflue del Comune di Lastra a Signa; b) il nuovo sistema fognario di Casellina, del Comune di Scandicci. In fase di studio, ma non ancora realizzato, è l Emissario di sinistra di Firenze, che dovrà addurre all Impianto le acque reflue di circa 90.000 AE. 3) LE VICENDE CONNESSE CON LA REALIZZAZIONE DEL DEPURATORE L attuale posizione dell Impianto principale è stata concordata fra le Amministrazioni dopo ampie trattative e vicende. Inizialmente la posizione prevista era in riva destra d Arno, ma poi si ritenne opportuno optare per la riva sinistra, nonostante sulla riva destra confluisse la maggioranza degli scarichi fognari. N. 12-2001 11

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 12 Il Committente iniziale è stato il Consorzio Risorse Idriche di Firenze, cui nel 1994 è subentrato il Comune di Firenze, per delega degli altri Comuni. L affidamento dei Lavori è avvenuto tramite Appalto-Concorso, su Progetto di Massima affidato ai Proff. Eugenio De Fraja Frangipane e Luca Bonomo, del Politecnico di Milano, che consegnarono il Progetto nel Marzo del 1985. Alla Gara di Appalto-Concorso parteciparono 6 qualificate Imprese specializzate (Condotte d Acqua, Stradedile, Techint, Snam Progetti, Italimpianti, Itinera) che presentarono offerta nel Febbraio del 1986. I vari Progetti-Offerta furono esaminati da un apposita Commissione Giudicatrice, che nel Giugno del 1987 rassegnò le proprie conclusioni, con proposta di affidamento dei lavori alla Impresa Italimpianti di Genova (attualmente Fisia-Italimpianti). All Impresa sono stati affidati i lavori per un I Lotto da 200.000 abitanti equivalenti, finanziato ed immediatamente eseguibile, con impegno da parte dell Impresa alla realizzazione anche dei lavori di completamento dell Impianto. Nel prospetto che segue (Tab. 1) sono indicate le date principali di sviluppo dei lavori e delle varie vicende connesse con la realizzazione del I Lotto del Depuratore (200.000 AE), a partire dalla Consegna dei Lavori, avvenuta il 21 Luglio 1988. Il verbale di ultimazione dei lavori data il 30 Luglio 1999. Le fasi di realizzazione delle opere del Depuratore sono state particolarmente complesse, e segnate da tutta una serie di vicende, le più significative delle quali sono qui di seguito sequenzialmente elencate: interruzione dei lavori in conseguenza del ricorso al TAR dell Impresa IIa classificata nella Gara di Appalto; richieste di ulteriori miglioramenti nelle opere progettate da parte delle Amministrazioni territorialmente interessate, con lo scopo di limitare il più possibile l impatto ambientale delle Opere e di migliorare la qualità dell effluente finale; necessità di adeguamento della qualità dell effluente finale alle nuove Normative Europee (CEE 91/271); conseguenti tempi tecnici di riprogettazione pressoché generale di tutto l Impianto, sia nella linea acque che nella linea fanghi, che nella stazione di disidratazione finale del fango; ulteriori tempi tecnici per attivare i finanziamenti supplementari occorrenti per le opere addizionali; lungo iter amministrativo per ottenere l autorizzazione ad attraversare gli argini del Fiume Arno, sia in riva sinistra che in riva destra, con le Opere di scarico in Arno. Dal momento dell Appalto dei Lavori, da parte dei Comuni interessati dalla costruzione del Depuratore (essenzialmente Lastra a Signa, Signa e Scandicci) e dei loro Consulenti, sono emerse osservazioni ed istanze per attenuare il più possibile l impatto ambientale dell Impianto e migliorarne i criteri di funzionamento. Nel 1987 in concomitanza con la conclusione dei lavori della Commissione Giudicatrice dell Appalto-Concorso fu firmato il «Protocollo d Intesa per la Depurazione dell Area Fiorentina» [1] sottoscritto dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze e dai Comuni di Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Firenze, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa. Esso fissava l istituzione di un Comitato di Gestione («Comitato dei Garanti») costituito dagli Enti Firmatari dell accordo, e di un Comitato di Esperti («Comitato Tecnico-Scientifico») costituito da 10 Membri, avente compito di Consulenza Tecnico- Scientifica. Il Protocollo d Intesa stabiliva una serie di impegni e di scadenze per quanto concerne: Fig. 2 - Schema del trattamento depurativo previsto nel Progetto dell Impianto dell Area Fiorentina risultante dalla Gara di Appalto - Concorso Tab.1 - Le date fondamentali per la realizzazione dei lavori del I Lotto dell Impianto di Depurazione di S. Colombano 21 Luglio 1988 Consegna dei lavori 7 Luglio 1989 Sospensione dei lavori in seguito ad Ordinanza del TAR 21 Giugno 1990 Ripresa dei Lavori a seguito di sentenza del Consiglio di Stato 30 Luglio 1991 Posa del Cunicolo di attraversamento dell Arno 14 Settembre 1992 Concessione Edilizia di Scandicci per la Centrale di sollevamento 27 Ottobre 1992 Firma dell Accordo di Programma 12 Dicembre 1992 Approvato Accordo di Programma dalla Giunta Regionale Febbraio 1992 Impianto di cantiere Comune di Scandicci 1-6 Febbraio 1993 Occupazione aree Comune di Lastra a Signa 22 Febbraio 1993 Consegna all Impresa delle aree di Lastra a Signa 29 Marzo 1993 Approvazione da parte della CRTA Regionale della perizia della Centrale di Sollevamento 13 Settembre 1993 Approvazione Giunta Regionale Toscana perizia della Centrale di Sollevamento 20 Settembre 1993 Inizio lavori stazione di sollevamento Comune di Scandicci 7 Febbraio 1994 Rilascio della Concessione Edilizia da parte del Comune di Lastra a Signa 25 Febbraio 1994 Consegna dei lavori del corpo del Depuratore, limitatamente alle parti immediatamente realizzabili. 26 Febbraio1994 Rilascio della Concessione Edilizia da parte del Comune di Sesto Fiorentino per la realizzazione della stazione di disidratazione fango 18 Giugno 1994 Dichiarazione di inizio effettivo lavori Impianto di S. Colombano (opere non variate) 7 Luglio 1994 Consegna aree e opere civili stazione di disidratazione di Case Passerini. 25 Luglio 1994 Delibera del Comune di Firenze di subentro al Consorzio Risorse Idriche nella concessione per la realizzazione del Depuratore di S. Colombano Il Comune di Firenze assume l Alta Sorveglianza nell esecuzione dei lavori 16 Febbraio 1996 Firma dell Atto di Sottomissione per la Perizia di Variante e Suppletiva 26 Giugno 1996 Consegna dei Lavori relativi alla Perizia di Variante 20 Settembre 1998 Sospensione dei Lavori connessi con le opere di attraversamento dell argine dell Arno, a causa della mancata autorizzazione del Provveditorato alle OO.PP. 15 Ottobre 1998 Consegna dei Lavori di Costruzione della Stazione di Disidratazione del Fango a Case Passerini 4 Novembre 1998 Inaugurazione prove funzionali Impianto di Depurazione Presente il Presidente della Regione Toscana, il Rappresentante del Ministro dell Ambiente, l Assessore all Ambiente della Regione Toscana, Sindaci dei Comuni e Personalità 30 Luglio 1999 Verbale di ultimazione dei lavori la potenzialità del Depuratore; le indagini conoscitive sulle caratteristiche del sistema fognario e sulla qualità delle acque reflue con progetto di rete di monitoraggio; il regolamento unificato di accettabilità in fognatura; i pretrattamenti di scarichi industriali prima dell immissione in fognatura; la riutilizzazione delle acque; la riutilizzazione dei fanghi; il monitoraggio dell area interessata dagli impianti del sistema di depurazione; la gestione ed il controllo del sistema di depurazione; la sistemazione del Fosso Stagno. Il Comitato Tecnico-Scientifico ha operato attivamente per alcuni anni, coordinato dal Prof. Ignazio Becchi, della Facoltà di Ingegneria dell Università di Firenze, e con la partecipazione di Tecnici e Consulenti delle Amministrazioni interessate e della Regione Toscana, con una preziosa funzione di iniziativa, stimolo e controllo delle progressive fasi di definitiva messa a punto del Progetto del Depuratore. Uno specifico mandato veniva fornito in una Riunione congiunta del Comitato dei Garanti e del Comitato Tecnico-Scientifico avvenuta il 26 Maggio 1988 (cioè nello stesso mese della stipula del Contratto con l Impresa Aggiudicataria) in cui da parte dei Comuni di Lastra a Signa, di Scandicci e di Sesto Fiorentino veniva specificatamente richiesto che il Comitato Tecnico-Scientifico esprimesse un parere di congruità generale sull Impianto di Depurazione delle acque dell Area Fiorentina, con riferimento agli aspetti d impatto ambientale connessi con: produzione di odori molesti; produzione di rumori molesti; produzione di aerosols; inquinamento delle falde idriche sotterranee; conseguenze dello scarico sul corpo idrico ricettore; estetica ambientale; impegno territoriale nella fase di costruzione dell Impianto. Nel Luglio del 1991 veniva nominato un Gruppo di Lavoro per Redazione di un Documento atto ad inquadrare definitivamente i miglioramenti da apportare al Depuratore. I lavori del Gruppo terminavano con un Rapporto conclusivo relativo ai vari miglioramenti da apportare all Impianto. Decisiva nel confermare l opportunità a migliorare adeguatamente la qualità dell effluente finale dell Impianto, è stata la Normativa Europea sulla Depurazione delle Acque Direttiva Comunitaria N 91/271/C.E.E. del 21 Maggio 1991 [4]. Questo nuovo atto legislativo ha dato conferma di quanto già prima sostenuto decisamente dal Comitato Tecnico-Scientifico, sull opportunità di intervenire con sostanziali miglioramenti nella fase biologica dell Impianto, con l introduzione di un trattamento di denitrificazione-nitrificazione, migliorativo rispetto a 12 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 13 quanto previsto nel progetto originario di Appalto- Concorso, che prevedeva solo una nitrificazione parziale, e la denitrificazione come opzionale. Sulla base delle indicazioni tecniche emerse dal Comitato Tecnico-Scientifico e dal suo Gruppo di Lavoro, il 27/28 Ottobre 1992 è stato siglato fra la Regione Toscana, la Provincia di Firenze ed i vari Comuni del Comprensorio Fiorentino affluenti all Impianto di S. Colombano, un «Accordo di Programma» fissante i reciproci impegni per la realizzazione del Depuratore [2]. Sulla scorta delle precise indicazioni tecniche presenti nel testo dell Accordo di Programma, è stata redatta una Perizia di Variante Suppletiva, che è stata completata e finanziata nel 1995, mentre nel frattempo già procedeva la costruzione delle opere per quanto riguarda le parti «immediatamente realizzabili». La redazione di questa Perizia che ha avuto il supporto di consiglio, esperienza e di orientamento generale sia dell Impresa (che ha curato la progettazione) sia della Direzione dei Lavori (che ha curato le specifiche tecniche e i computi metrici) sia di tutta la struttura Tecnica ed Amministrativa della Committenza è stata l occasione di una penetrante e capillare azione di miglioramento in tutta una serie di aspetti generali e di dettaglio. Alla data della redazione del presente Rapporto (Maggio 2001), oltre ad essere stato completato il I Lotto dell Impianto, risultano già consegnati (Settembre 2000) i lavori relativi al completamento per la piena potenzialità di 600.000 AE dei trattamenti preliminari (grigliatura, dissabbiamento e disoleatura, sedimentazione primaria). 4) DESCRIZIONE TECNICA DELL IMPIANTO La tabella che segue (Tab.2) illustra i principali dati progettuali di dimensionamento dell Impianto. La Fig. 2 illustra lo schema e la Fig. 3 la disposizione planimetrica dell Impianto secondo l impostazione originaria emersa dalla Gara di Appalto-Concorso. Lo schema è quello «classico» a fanghi attivi a basso-medio carico, con la «linea acque» suddivisa in tre linee parallele operative, ciascuna per una potenzialità di 200.000 abitanti. Sulla linea fanghi, è prevista la stabilizzazione anaerobica tramite digestori riscaldati, con ricupero del biogas e possibile ricupero ed autoproduzione di energia elettrica (limitatamente ai lotti successivi). Lo schema prevede la sedimentazione primaria; la nitrificazione nella fase biologica a fanghi attivi è prevista solo parzialmente, per potere portare l effluente al rispetto della tabella «A» della Legge 319/76. L Impianto raccoglie sia le acque di riva sinistra, sia le acque di riva destra d Arno, trasportate all interno di un apposito Cunicolo ispezionabile sottopassante l Arno. Da evidenziare la particolarità che i fanghi primari e secondari sono tenuti su flussi separati, in vista della possibile riutilizzazione del fango a scopo agricolo previo compostaggio presso l impianto di Case Passerini, e quindi della possibilità di scegliere la corrente di fango più adatta. Una particolarità tipica del Depuratore conseguenza di uno specifico accordo stipulato fra le Amministrazioni interessate è appunto quella che il fango viene sottoposto nell area dell Impianto esclusivamente a stabilizzazione anaerobica, ma nella stessa area non viene attivata la fase di disidratazione del fango. Come si è già evidenziato, esso è pompato allo stato liquido (con concentrazione di circa il 3,5% di SS) entro un apposito Fangodotto attraversante l Arno della lunghezza dall Impianto fino alla riva destra d Arno di circa 1.100 m, oltre ulteriori circa 7.000 m fino alla località Case Passerini in Comune di Sesto Fiorentino ove è prevista la stazione di disidratazione, attuata (per questa prima versione progettuale) Simbolo Unità di misura Impianto completo I Lotto Popolazione servita residenti ragguagliati AE 533.000 equivalenti industriali AE 67.000 totale p AE 600.000 200.000 Portata di tempo secco portata giornaliera Qd m 3 /d 237.600 79.200 portata media oraria Qm m 3 /h 9.900 3.300 portata di calcolo (di punta) Qc m 3 /h 12.600 4.200 pari a 1,27 la portata media Qm m 3 /s 3,5 1,16 Portata di pioggia portata sollevabile max Qpp m 3 /h 57.600 19.200 m 3 /s 16 5,33 portata alle fasi meccaniche Qpm m 3 /h 32.000 10.700 m 3 /s 8,78 2,93 pari a 3,23 la portata media Qm portata alle fasi biologiche Qpb m 3 /h 22.000 7.300 m 3 /s 6,10 2,03 pari a 2,2 la portata media Qm Inquinamento organico (BOD) apporto unitario b g/aexd 60 60 carico giornaliero B kg/d 36.000 12.000 concentrazione media BOD mg/l 152 152 (COD) apporto unitario c g/aexd 125 125 carico giornaliero C kg/d 75.000 25.000 concentrazione media COD mg/l 316 316 Solidi sedimentabili apporto unitario s g/aexd 60 60 carico giornaliero S kg/d 36.000 12.000 concentrazione media mg/l 152 152 Tab.2 - Dati di dimensionamento dell Impianto di S. Colombano (Impianto completo da 600.000 AE e I Lotto da 200.000 AE) con filtropresse per il fango primario, e presse a nastro per il fango secondario. L ispessimento del fango prima della stabilizzazione anaerobica è previsto per il fango primario a mezzo di ispessitori di tipo statico, e per il fango secondario a mezzo di flottazione. La Fig. 4 illustra lo schema dell Impianto e la Fig. 5 la disposizione planimetrica dell Impianto, modificato sulla base delle varianti apportate prima della costruzione. Si illustrano le differenze più significative quali emergono dal diretto confronto dei due schemi: in una unica Centrale di sollevamento e grigliatura è stata concentrata la stazione di sollevamento iniziale e finale, che è stata dimensionata per sollevare anche le acque di piena del Fosso Stagno Rigone; oltre alla grigliatura fine, è stata prevista una grigliatura finissima (3 mm) (limitatamente alle sole acque nere); la sedimentazione primaria è stata prevista bypassabile, con funzione normalmente di vasca a pioggia; il trattamento biologico è stato previsto a basso carico, dimensionato nelle condizioni più cautelative per l intero carico organico in arrivo (e quindi senza l apporto depurativo della sedimentazione primaria), e in grado di provvedere alla nitrificazione spinta del carico ammoniacale); nel trattamento biologico è previsto una fase anaerobica di defosfatazione biologica ed una fase anossica di denitrificazione; l ispessimento del fango, sia primario che secondario, è ottenuto con centrifugazione; la disidratazione finale del fango è ottenuta pure con centrifugazione (ad alto tenore di secco). La Fig. 6 illustra un dettaglio del sistema idraulico che confluisce sulla Centrale di sollevamento e grigliatura, e da essa si diparte. Le Figg. 7 e 8 illustrano una vista dell Impianto, con evidenziate le varie fasi del trattamento. Linea acque In base alle indicazioni del Capitolato Speciale di Appalto, le tubazioni inserite nel Cunicolo di attra- Fig. 3 - Disposizione planimetrica dell Impianto di S. Colombano prevista nel Progetto quale risultante dalla Gara di Appalto-Concorso N. 12-2001 13

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 14 Fig. 7 -Vista della Centrale di sollevamento e dei trattamenti preliminari, compreso l impianto di abbattimento odori Fig.4 - Schema del trattamento depurativo previsto nel Progetto dell Impianto dell Area Fiorentina quale risultante dal Progetto di Variante del 1995, in ottemperanza alle indicazioni dei Comuni e per l adeguamento alla nuova Normativa Europea sul controllo dei nutrienti Fig. 5 - Disposizione planimetrica dell Impianto di S. Colombano quale risultante dal Progetto di Variante del 1995 in ottemperanza alle indicazioni dei Comuni e per l adeguamento alla nuova Normativa Europea sul controllo dei nutrienti Fig. 8 - Linea liquame con trattamento biologico e sedimentazione secondaria; sullo sfondo le unità della «linea fango» con il fabbricato «multiuso» versamento dell Arno sono dimensionate per trasferire dalla riva destra alla riva sinistra una portata massima (in periodo di pioggia) di 11 m 3 /s (Impianto completo da 600.000 abitanti). In totale, la portata complessiva massima da trattare nell Impianto è di 16 m 3 /s; di questi, 8,78 m 3 /s sono effettivamente trattati nell Impianto, e la restante quota di (16-8,78) = 7,22 m 3 /s viene sottoposta a semplice grigliatura. Dalla riva sinistra pervengono le acque nere e miste di pioggia del Comune di Lastra a Signa (tramite collettore che arriva in maniera indipendente fino alla stazione di sollevamento e grigliatura) e le acque del Comune di Scandicci, che arrivano alla stazione di sollevamento in un condotto scatolare in C.A 4x3(H) dimensionato per ricevere anche le acque del Fosso Stagno-Rigone. Già costruito è anche uno scatolare in C.A. 3x3 atto a raccogliere le acque del Collettore in riva sinistra d Arno. Con apposito sfioratore, le acque nere provenienti da Scandicci possono essere deviate ed avviate assieme alle acque provenienti da Lastra a Signa e future da riva sinistra di Firenze verso un sistema di pompe sommergibili che previa grigliatura grossolana (barre larghezza 60mm) sollevano le acque reflue ad una vasca di arrivo (opportunamente miscelata per impedire l accumulo delle sabbie). Alla stessa vasca di arrivo, pervengono anche le acque dalla riva destra, sollevate tramite pompe sommergibili dislocate in una apposita Centrale in riva destra ed addotte con le tubazioni del Cunicolo di attraversamento dell Arno. In appresso è una descrizione del ciclo di trattamento, con solo alcuni dati numerici, ritenuti fra i più significativi; dato il carattere divulgativo del Rapporto, non si è ritenuto opportuno entrare in dettagli eccessivamente specialistici. La descrizione è relativa alle unità ed ai macchinari per la linea costruita da 200.000 AE, ove non diversamente precisato. Facendo riferimento alla Tab. 1, le acque nere fino alla portata di punta (portata di calcolo Qc), sono sottoposte a grigliatura finissima (interspazio della barre 3mm), larghezza di 1.200 mm È stata prevista l installazione iniziale di N 2 griglie, che diventeranno 4 con il completamento dei trattamenti preliminari. Le acque miste in periodo di pioggia per la portata eccedente la punta di acque nere (portata di calcolo) sono sottoposte a grigliatura fine con griglie a pettine da 3.500 mm di larghezza nominale con luce libera di 20 mm (N 1 macchine per il I Lotto ed una ulteriore macchina per l Impianto completo) e da qui sono addotte per la quota prevista al trattamento depurativo «meccanico» (v. tab. 1) e per la parte restante direttamente allo scarico in Arno. Fig. 6 - Particolarità sul sistema idraulico che confluisce sulla Centrale di sollevamento e grigliatura e da essa si diparte 14 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 15 Le acque di piena provenienti dal Fosso Stagno- Rigone, possono essere, alternativamente: scaricate direttamente in Arno a caduta (in periodo di basso livello del Fiume), senza grigliatura; scaricate direttamente in Arno previa grigliatura, attraverso il griglione con barre di 60 mm; scaricate in Arno previo sollevamento tramite le pompe idrovore (vedansi nei punti successivi i dettagli sulla Centrale). Le acque provenienti dalla grigliatura finissima e fine (in periodo di pioggia) pervengono ad un apposita vasca di distribuzione (miscelata per impedire la sedimentazione delle sabbie) ove avviene la ripartizione sulle tre linee da 200.000 abitanti sulle quali è impostato l Impianto. La fase di dissabbiamento-disoleatura è realizzata in vasche di tipo aerato, su due unità in parallelo (per il I Lotto, 6 unità per l Impianto completo) larghezza cadauna 5,80 m, lunghezza 40 m Il volume complessivo (per il I Lotto) è di 1.860 m 3, che garantisce un tempo di detenzione di 33 minuti sulla portata media oraria e di 10 minuti sulla portata massima di pioggia; pertanto, in questa fase si provvede anche ad una preaerazione dei liquami. L aerazione che ha come scopo quello di impedire la sedimentazione delle sostanze organiche e di facilitare la risalita del materiale grasso e nel contempo di garantire la preaerazione è assicurata da un sistema di diffusori a bolle medie di tipo ceramico poroso. Per motivi di semplificazione impiantistica e di contenimento dei costi di primo impianto, l aria occorrente per il dissabbiamento nel I Lotto viene fornita dalle stesse soffianti che erogano l aria al trattamento biologico, con un evidente dissipazione di energia, dato il diverso battente di acqua nei due tipi di vasche; con il completamento dell Impianto, è previsto che i dissabbiatori siano alimentati con una soffiante autonoma di più bassa prevalenza. In sede di esercizio occorrerà regolare opportunamente il dosaggio dell aria, contenendo la portata immessa soprattutto nel tratto finale delle vasche, per evitare che una eccessiva concentrazione di ossigeno possa interferire con i successivi processi di defosfatazione-denitrificazione biologica. Ogni unità di dissabbiamento è dotata all uscita di un apposita paratoia di regolazione, per mantenere costante il livello dell acqua, al variare della portata. Le sabbie estratte a mezzo di eiettore idropneumatico sono lavate, prima di essere accumulate in un apposito contenitore scarrabile. La successiva fase di sedimentazione primaria avviene in una vasca di diametro di 59 m e volume di 8.400 mc; la superficie è di 2.800 m 2, la profondità media è di 3 m. Sulla portata di calcolo di 4.200 m 3 /h, la velocità ascensionale è di 1,5 m/h; sulla portata di pioggia di 10.700 m 3 /h, essa diventa di 3,85 m/h. Ulteriori specifici dettagli sulle funzioni della vasca di sedimentazione primaria sono illustrati nel successivo Par.5. A valle della vasca di sedimentazione primaria, è previsto uno sfioratore, per la messa a scarico delle portate d acqua che non sono avviate al trattamento biologico, cioè per una portata oraria pari a (10.700 7.300) = 3.400 m 3 /h. Come è specificatamente dettagliato nel successivo paragrafo, il trattamento biologico avviene con processo a fanghi attivi, su N 4 unità in parallelo di trattamento per ogni linea da 200.000 abitanti, allo scopo di disporre della massima flessibilità operativa. Il volume liquido complessivo accumulabile per ogni linea da 200.000 abitanti è di 34.000 m 3, con altezza liquida di 6,30 m e franco di 1 m. Ciascuna unità di trattamento è costituita da N 6 comparti con funzione variabile (defosfatazione biologica, denitrificazione, aerazione...), con infine un ultimo comparto di aerazione nitrificazione. Nei comparti di defosfatazione denitrificazione, la miscelazione è garantita da miscelatori di tipo sommerso; nei comparti di nitrificazione, la fornitura dell ossigeno occorrente per il processo biologico di ossidazione della frazione carboniosa delle sostanze organiche e di nitrificazione della frazione azotata, avviene con diffusori a bolle fini con membrana in EPDEM disposti sul fondo delle vasche, cui l aria viene distribuita con un sistema di collettori e di tubazioni secondarie. Per il I Lotto da 200.000 abitanti si è provveduto all installazione di N 10.752 diffusori con diametro di 21,3 cm; non tutti i diffusori sono previsti contemporaneamente in funzione (effettivamente operativi N 7.920), in quanto come è evidenziato nel paragrafo successivo alcuni saranno operativi solo in particolari condizioni di esercizio; la portata unitaria di aria per ogni diffusore è di 2,03 Nm 3 /h, che diventa di 3,98 Nm 3 /h in condizioni di punta; essi sono alimentati con un sistema di tubazioni totalmente in accia inox, con sviluppo di circa 7.000 m, per un peso complessivo di 36.000 kg di acciaio inox. La portata d aria media complessiva erogata è di 16.000 Nm 3 /h, con trasferimento reale di O 2 di 750 kg/h e trasferimento in condizioni standard di 1.480 kg/h; in condizioni di punta, la portata d aria trasferita è di 30.000 Nm 3 /h con trasferimento reale di O 2 di 1.250 kg/h e trasferimento in condizioni standard di 2.448 kg/h. La velocità dell aria nelle tubazioni dell aria compressa è stata assunta non superiore ai 10 m/s. L aria è fornita da due soffianti centrifughe da 15.000 m 3 /h; al completamento dell Impianto è prevista l installazione di un ulteriore soffiante da 15.000 m 3 /h e di due soffianti da 30.000 m 3 /h. la regolazione della capacità di ossigenazione avviene in modo continuo con variazione dell inclinazione delle palettature del diffusore delle soffianti, in funzione della concentrazione di ossigeno disciolto in vasca. I rendimenti nel trasferimento dell ossigeno sono stati stimati del 31-36% in condizioni standard. Il ricircolo dei fanghi è attivato con N 3 pompe ad elica da 2.310 m 3 /h, prevalenza 2,5 m, dotate di regolazione di velocità a mezzo di inverter. Per la denitrificazione, è previsto anche un ricircolo della miscela aerata, che è attivato tramite N 2 pompe ad elica con portata da 3.750 m 3 /h e prevalenza di 0,9 m, con già predisposte altre due unità in caso di necessità. La sedimentazione finale è realizzata in N 3 vasche circolari (9 vasche per l Impianto completo) con diametro utile di m 55, superficie utile cadauna di 2.376 m 2, profondità media di 3,66 m, volume totale 26.000 mc. Con la portata media oraria di 3.300 m 3 /h, la velocità ascensionale risulta di 0,46 m/h, che con la portata di calcolo (portata di punta) di 4.200 m 3 /h, diventa di 0,59 m/h; con la portata in periodo di pioggia di 7.300 m 3 /h, la velocità ascensionale raggiunge 1 m/h. Le vasche sono corredate di ponte di tipo aspirante per il succhiamento continuo rapido dei fanghi sedimentati sul fondo. La struttura è totalmente in alluminio. Come è illustrato nel Par. 6, i ponti di raccolta del fango di ricircolo sono dotati anche di un sistema per la raccolta rapida delle schiume (Fig. 34). Come è evidenziato nei dettagli nel successivo Par. 5, la disinfezione dell effluente finale avviene con l utilizzazione di acido peracetico. Quale «vasca di contatto» per il I Lotto si utilizza il lungo canale periferico che adduce l effluente delle vasche di sedimentazione allo scarico ed al sollevamento finale; solo per i lotti successivi, è prevista la costruzione di un apposita vasca di contatto specificatamente dedicata. L acido peracetico è stoccato in un contenitore in acciaio inox AISI 316 opportunamente passivato (V= 10.000 l), e viene dosato in linea tramite pompe dosatrici, in una zona del canale dotata di uno specifico agitatore. È prevista anche la possibilità di una defosfatazione chimica, secondo il concetto della «precipitazione contemporanea» in fase di aerazione, con dosaggio di policloruro di alluminio, stoccato in un serbatoio da 60.000 l. Sullo stesso canale di scarico, tramite una vasca in derivazione, è previsto il prelievo dell acqua depurata per uso antincendio. Con livello idrico dell Arno che non superi la quota 30,45 slm, l effluente finale viene addotto direttamente in Arno con un condotto 1,20 x 3 (H) affiancato al canale di scarico in Arno del Torrente Stagno- Rigone (4,50 x 3H). In caso di alto livello dell Arno, l effluente viene sfiorato a monte delle idrovore che, assieme alle acque di piena del Torrente Stagno-Rigone, sollevano l acqua e la immettono nel Fiume. Le perdite di carico idraulico complessive lungo la linea acqua valutate sull Impianto completo con una portata di transito massima di 8,78 m 3 /s sono state stimate in 3,75 m. Linea fanghi (unità dislocate a S. Colombano) Come è già stato evidenziato, una caratteristica tipica dell Impianto di S. Colombano è il fatto che le linea fanghi primari e la linea fanghi secondari sono state tenute separate, sia nella fase di stabilizzazione che avviene nell area di S. Colombano, sia nella fase di trasporto tramite il Fangodotto, sia infine nella fase di disidratazione finale che avviene a Case Passerini in Comune di Sesto Fiorentino, in modo che a seconda delle caratteristiche che all atto pratico risulteranno per i due tipi di fanghi si possano poi effettuare le scelte più opportune nei riguardi del loro successivo trattamento e smaltimento finale. C è da dire in realtà che come viene illustrato nel paragrafo successivo il by-pass previsto per la fase di sedimentazione primaria in certi periodi dell anno, comporta che almeno in questi periodi la distinzione fra i due tipi di fango, unificati nel processo biologico, non viene attivata all origine. L ispessimento dei fanghi sia primari che secondari è realizzato a mezzo di macchine centrifughe; per il I Lotto sono state previste N 2 macchine da 60 m 3 /h, una per i fanghi primari, una per i fanghi secondari, con possibilità di funzionare con entrambe le macchine anche sui soli fanghi secondari. L alimentazione del fango avviene con pompe mohno dotate di trituratore; il contenuto in secco del fango addensato è stimato del 5%. La stabilizzazione del fango è realizzata in N 2 digestori anaerobici diametro 20 m altezza 15,5 m, volume cadauno di 4.800 m 3 (Fig.9); i digestori diventeranno 6 con il completamento dell Impianto. I digestori riscaldati in condizioni di esercizio alla temperatura di 37 C per attivarvi condizioni ottimali di reazione biologica (mesofila) sono stati coibentati termicamente sia sul fondo che nelle pareti e nella sommità; la miscelazione del fango avviene a mezzo di gas biologico, ricircolato con appositi compressori (dislocati a congrua distanza di sicurezza, Fig. 9 - I digestori per la stabilizzazione anaerobica del fango. 1) Digestore fango primario 2) Digestore fango secondario 3)Torre di accesso alla sommità dei digestori 4) Piattaforma panoramica N. 12-2001 15

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 16 Fig. 10 - Vista del gasometro per l accumulo del gas biologico prodotto dalla digestione anaerobica. Tipo «a secco» con V=5.000 m 3 Fig. 11 - Vista del fabbricato «multiuso» ove è centralizzata la maggioranza delle apparecchiature previste sulla «linea fango». Al piano inferiore si trovano l impianto di dosaggio del polielettrolita per le centrifughe, le caldaie di riscaldamento dei digestori, i compressori del gas biologico per la miscelazione del fango; al piano superiore le centrifughe, gli scambiatori di calore, le pompe di alimentazione dei digestori; nel piano seminterrato sono installate le pompe di alimentazione del fango alla centrifughe e le pompe di rilancio nel Fangodotto Fig. 12 - Fabbricato uffici e servizi Personale nel «fabbricato multiuso»), che alimentano N 8 lance oscillanti per ogni digestore, disposte simmetricamente all interno. Il gas biologico prodotto viene stoccato in un gasometro del tipo «a secco» con volume di 5.000 m 3 (Fig. 10); una ulteriore unità verrà installata con il completamento dell Impianto. Il gas in eccesso è bruciato in un apposita «fiaccola», per motivi di sicurezza disposta in posizione isolata. Il fango in uscita dai digestori con concentrazione in secco stimata dell ordine del 3,5% è pompato con pompe mohno nel Fangodotto verso l impianto di disidratazione fango di Case Passerini. Tutte le unità elettromeccaniche di corredo della linea fanghi sono state centralizzate in un apposito «fabbricato multiuso» (Fig. 11) ove si trovano localizzate: le vasche di ricevimento dei fanghi primari e secondari; le pompe mohno di alimentazione delle centrifughe l impianto di preparazione e dosaggio del polielettrolita a monte delle centrifughe le vasche di ricevimento del fango ispessito; le pompe mohno di alimentazione dei digestori; le vasche di ricevimento del fango stabilizzato; le pompe mohno di sollevamento finale verso il Fangodotto; i compressori di alimentazione del gas biologico per la miscelazione dei digestori anaerobici; le caldaie per il riscaldamento dei digestori; le pompe di ricircolo del fango; gli scambiatori di calore acqua-fango. Detto fabbricato, per motivi di sicurezza, è stato volutamente tenuto fortemente distanziato dai digestori e dai gasometri, e pertanto si è dovuto provvedere a costruire tubazioni di collegamento per l andata ed il ritorno del gas biologico e per il fango riscaldato, queste ultime opportunamente coibentate termicamente. L accesso alla sommità dei digestori è stato reso agevole a mezzo di una apposita torre, dotata di scale esterne e di ascensore interno (v. Fig. 31). Linea fanghi (unità dislocate fuori dall Area di S. Colombano) Il fango in uscita dall edificio multiuso, viene pompato nell apposito Fangodotto, attraversante l Arno entro il Cunicolo, fino all Area disidratazione fanghi in località Case Passerini in Comune di Sesto Fiorentino, ad una distanza di oltre 7 km. La disidratazione è ivi effettuata con macchine centrifughe, che garantiscono un alto tenore di secco, stimabile nel 30% di SS. Per il I Lotto dell Impianto si è prevista l installazione di due macchine, con portata di 25 m 3 /h cadauna. Il condizionamento del fango avviene con polielettrolita organico, sulla baese di un dosaggio di 4 8 g di polielettrolita/kg di SS. Il tenore di secco è previsto del 30-32% di SS per i fanghi primari, e del 27-31% di SS per i fanghi secondari. L Impianto è predisposto per l installazione di ulteriori N 1 macchine per il completamento, come pure dello spazio per l installazione di una filtro-pressa a piastre. Ulteriori elementi a corredo sono: vasche di arrivo e stoccaggio dei fanghi primari e secondari, con pompe di alimentazione della Centrale di disidratazione; impianto di stoccaggio del fango disidratato (N 2 sili di tipo orizzontale, capacità geometrica di 60 m 3 ciascuno) alimentato da appositi trasportatori a coclea; impianto di abbattimento odori, comprensivo di tutto il sistema di aspirazione dell aria nell interno del locale. Servizi vari L Impianto risulta dotato di un moderno sistema di telemisura, teleallarme e telecontrollo, costituito da un unità centrale ed un sistema di controllo distribuito. All unità centrale confluiscono tutte le misure, controlli ed allarmi in campo, e nel contempo dall unità centrale si è in grado di provvedere ai comandi di avviamento ed arresto delle varie apparecchiature e macchinari. Per quanto concerne la strumentazione in campo, si è dato luogo all applicazione sistematica di apparecchiature di tipo elettronico (misuratori di portata, di pressione, di temperatura, di livello ), particolarmente affidabili ed adatte alle gravose condizioni ambientali; ampio spazio è stato dato ai misuratori magnetici della portata di liquame e di fango. Fra i servizi ausiliari è prevista una rete antincendio, alimentata direttamente con acqua depurata prelevata sul canale finale di restituzione, ed una rete di acqua industriale, alimentata con acqua previamente disinfettata con acido peracetico, transitante nel laghetto antistante l Impianto. Gli Uffici sono dislocati in una palazzina, ove si trova anche la sala di comando del centro di telecontrollo, la sala riunioni, un moderno laboratorio per i controlli di gestione. In posizione adiacente agli uffici è il fabbricato servizi per il Personale di gestione (Fig. 12). 5) PARTICOLARITÀ Come si è visto dall esame dello schema di funzionamento, il processo depurativo applicato è sostanzialmente di tipo abbastanza convenzionale, tuttavia con tutta una serie di caratteristiche specifiche, in parte gia presenti nel progetto originario, in parte risultanti dalle modifiche effettuate in sede di redazione delle Varianti. Esse sono oggetto in appresso di specifica rapida rassegna, limitandosi ad evidenziare quelle particolarità che differenziano l Impianto di S. Colombano dai criteri standard di costruzione. La sedimentazione primaria La necessità di disporre di adeguati spazi supplementari per consentire il triplicamento della volumetria della fase biologica, ha fatto sì che rispetto ad una impostazione originaria del Progetto, che prevedeva la realizzazione di N 2 vasche per ogni linea di trattamento si sia optato per una sola vasca, by-passabile. C è da evidenziare che il by-pass non si limita ad essere attivato solo in occasione delle manutenzioni sulla vasca, ma è previsto che sia operativo per la maggioranza del tempo. In effetti, la necessità di adeguamento della fase a fanghi attivi alle Direttive Europee, ha comportato anche delle modifiche sostanziali sia nella struttura che nella filosofia di funzionamento di questa fase del trattamento. Come è noto, un inconveniente della fase di sedimentazione primaria consiste nel fatto che essa tende a ridurre la concentrazione della frazione carboniosa di sostanze organiche presente nei liquami grezzi, e questo costituisce uno svantaggio per la successiva fase di denitrificazione biologica, che è tanto più efficiente quanto più è elevata questa concentrazione. È per questo che si è previsto che limitatamente ai periodi in cui é opportuno che sia massima l efficienza della denitrificazione-nitrificazione la fase di sedimentazione primaria possa essere by-passata, e la vasca possa essere tenuta vuota. A diminuire l importanza attribuita alla fase di sedimentazione primaria, contribuiscono poi anche altre considerazioni: i liquami che confluiscono all Impianto sono prevalentemente di tipo civile, e pertanto è ridotto il vantaggio di disporre di un tampone a monte del processo biologico, per poterlo proteggere dall azione dannosa di punte di scarichi industriali; i liquami che pervengono all Impianto, sono prodotti da un sistema fognario in cui prolifera il pretrattamento all origine con fosse settiche, che tendono a privare i liquami della frazione sedimentabile, e pertanto con liquami in arrivo prevalentemente caratterizzati da una frazione disciolta e colloidale la capacità di trattenimento della sedimentazione primaria è molto ridotta, e quindi il rendimento depurativo è basso; i liquami pervengono al Depuratore dopo un lungo percorso nel sistema fognario, con per giunta frequentemente basse velocità di transito; pertanto essi arrivano comunque all Impianto con bassa concentrazione di solidi sedimentabili; provenendo da un sistema fognario in cui proliferano le fosse settiche, e dopo un così lungo percorso, i liquami specialmente nel periodo estivo è prevedibile che siano affetti da sensibili maleodorazioni, che tendono a svilupparsi ed a potenziarsi soprattutto nella fase di sedimentazione primaria: il by-passaggio di questa fase proprio nei periodi estivi, potrà garantire di evitare qualsiasi rischio di maleodorazioni, anche senza dovere ricorrere alla costosa soluzione della copertura delle vasche. È la minore importanza attribuita a questa fase che ha portato all adozione di una sola vasca per il I Lotto dell Impianto (totale di 3 vasche a completa- 16 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 17 Fig.13 - Il comparto biologico. La fotografia illustra come si presenta il comparto terminale di nitrificazione di due treni contigui di trattamento (dei 4 previsti nel I Lotto). La linea a sinistra, appena vuotata, è in manutenzione. 1) Linea in manutenzione 2) Linea operativa 3) Zona compartimentata per la defosfatazione biologicadenitrificazione 4) Canale chiuso di trasporto del fango di ricircolo 5) tubazione di calata aria compressa (in inox) 6)Tronco orizzontale con installato misuratore di portata mento), con questo conseguendo anche il già evidenziato vantaggio di rendere disponibile una maggiore superficie di terreno per le vasche di aerazione a fanghi attivi, praticamente triplicate nel loro volume. Con questa impostazione, la vasca di sedimentazione primaria non risulta in realtà inutilizzata, in quanto è stata prevista un importante funzione di vasca a pioggia nei periodi nei quali essa venga mantenuta vuota, facendovi confluire le prime acque di pioggia prodotte in occasione di eventi meteorici intensi che notoriamente sono molto cariche d inquinanti, e particolarmente nel sistema dell Area Fiorentina nel quale, specialmente nel vecchio sistema fognario, sono certamente ingenti gli accumuli di materiale sedimentato sul fondo delle fognature, che vengono movimentati dalle acque di pioggia. Si ritiene che questa notevole capacità di accumulo garantita dalla fase di sedimentazione primaria, possa dare il proprio contributo a limitare i guasti arrecati all Arno dagli scaricatori di piena del sistema fognario, specie in occasione dei temporali estivi, che riversano nel Fiume una massa notevole di inquinanti, particolarmente dannosi in quei periodi in cui la portata del Fiume è minima. La vasca è stata corredata di un impianto di sollevamento, in grado di provvedere al rapido svuotamento, una volta passato l evento di pioggia, immettendo il liquame accumulato direttamente sulla linea di alimentazione del biologico. Con questo criterio di dimensionamento, l Impianto era in grado di rispettare il limite di 15 mg/l di azoto come N-NH4 previsto dalla Legge 319/76. Con la Perizia di Variante e Suppletiva del 1995, si è provveduto ad un totale ridimensionamento della fase biologica, in modo da ottemperare alla Normativa CEE 91/271, con particolare riferimento al controllo dell azoto nell effluente finale. Per il dimensionamento, ci si è avvalsi della consulenza del Dott. Roberto Ramadori, ricercatore del C.N.R, che ha provveduto alle verifiche basandosi sul suo modello ASCAM 2 [6]. I dimensionamenti dei nuovi reattori biologici hanno portato ad una volumetria complessiva per il I Lotto di 34.000 m 3 (102.000 m 3 per l Impianto completo) pertanto con una maggiorazione pari a 102.000/32.340 = 3,15 volte la volumetria del progetto-offerta iniziale. Le simulazioni tramite modello matematico sono state effettuate facendo riferimento ad una temperatura minima di 14 C. Le vasche sono state impostate con configurazione a pistone («plug flow»), ampiamente compartimentate nella parte iniziale; lo schema previsto è quello che associa ad una prima fase anaerobica di defosfatazione biologica in testa, una fase anossica di denitrificazione, e una fase aerobica di nitrificazione finale. I reattori biologici sono stati studiati con caratteristiche tali da rispondere a criteri di massima elasticità nelle varie condizioni operative, come viene illustrato dai seguenti schemi (Fig. 14), che riportano la configurazione delle vasche di aerazione costruite per il I Lotto dell Impianto. Data l impossibilità di previsioni veramente attendibili sull effettivo carico di azoto incidente sull Impianto, alcuni comparti sono stati considerati come «ibridi», dotandoli sia di miscelatori che di diffusori d aria, facendoli lavorare, all occorrenza, come comparti di nitrificazione o come comparti di denitrificazione. La configurazione «A» è relativa all Impianto operante senza sedimentazione primaria, nella previsione di massima concentrazione di azoto all ingresso (e pertanto con attivazione di tutti i comparti anossici); l Impianto impostato su 4 linee in parallelo, tutte operative, prevede una prima fase anaerobica di defosfatazione biologica, una ulteriore fase anossica Fig. 15 - Vista di due delle tre vasche di sedimentazione finale con annessi fabbricati del trattamento biologico 1) Vasche di sedimentazione 2) Ponte mobile a succhiamento continuo (in alluminio) 3) Ponte mobile per la raccolta rapida delle schiume 4) Zona in cui sono dislocate le pompe di ricircolo del fango 5) Vasche trattamento biologico 6) Locale soffianti aria 7) Locale dosaggio e stoccaggio reagenti 8) Cabina elettrica La fase biologica e l abbattimento dei nutrienti Il contenimento dei consumi energetici Il progetto originario di Appalto-Concorso prevedeva che la fase biologica a fanghi attivi si sviluppasse a valle della fase di sedimentazione primaria, per la quale veniva ipotizzato un rendimento del 25% nell abbattimento del BOD5. Veniva previsto un carico del fango di 0,25 kg di BOD5/kg di SS d che, con concentrazione di solidi in vasca di aerazione di 3,42 kg di SS/m 3, portava ad una volumetria utile complessiva dell intero processo biologico di 32.340 m 3, pari a 10.780 m3 per ogni linea da 200.000 abitanti. La profondità assunta per le vasche era pari a 5 m. Fig. 16 - Soluzione adottata per consentire la massima flessibilità nel ricircolo della miscela aerata nei vari comparti iniziali del trattamento biologico a fanghi attivi - Nella figura la miscela aerata viene ricircolata nel secondo comparto, e il primo comparto ha comportamento tendenzialmente anaerobico per la defosfatazione biologica Fig. 14 - Le varie modalità di funzionamento del comparto biologico a fanghi attivi del I Lotto dell Impianto di S. Colombano A) Defosfatazione biologica seguita da denitrificazione e nitrificazione B) Defosfatazione biologica seguita da denitrificazione (con inferiore volumetria) e quindi nitrificazione (su volumetria maggiorata) C) Prima parte dei reattori dedicata esclusivamente alla denitrificazione, seguita da nitrificazione D) Ipotesi di funzionamento invernale come impianto a fanghi attivi a medio carico attivato sulle sole due linee centrali. Nei casi A) B) C): alimentazione con liquame grezzo Nel caso D): alimentazione con liquame presedimentato Fig. 17 - Vista dei serbatoi di stoccaggio e del sistema di dosaggio del policloruro di alluminio e dell acido peracetico. Quest ultimo prodotto viene utilizzato - oltre che per la disinfezione dell effluente finale - anche per la disinfezione dell acqua utilizzata a scopo industriale ed irriguo e anche per la disinfezione delle schiume prima del loro ricircolo nel processo, per evitare la proliferazione di organismi indesiderati N. 12-2001 17

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 18 di denitrificazione (che impegna tutti i comparti disponibili), una fase aerobica di nitrificazione finale. Il ricircolo della miscela aerata non impegna i primi comparti anaerobici in quanto, con il gioco delle intercettazioni del flusso (Fig. 16), viene dirottata ai comparti successivi. La configurazione «B» è analoga alla configurazione «A», con la differenza che ipotizzandosi una più ridotta concentrazione di azoto nel liquame da trattare alla fase di nitrificazione viene riservata una maggiore volumetria. Nella configurazione «C» si prevede di utilizzare tutti i comparti dotati di miscelatori sommersi, come comparti di denitrificazione, prevedendo nel caso di provvedere all abbattimento del fosforo con trattamento chimico di precipitazione. Questa configurazione si prevede che sia adottata nella fase di funzionamento iniziale dell Impianto; la defosfatazione biologica potrà essere attivata solo dopo un adeguato periodo sperimentale, verificando anche il comportamento della «linea fango», ove potrà essere necessario introdurre specifici trattamenti ausiliari (ad es. trattamento di precipitazione con calce del surnatante delle centrifughe e dei digestori) per evitare il ritorno sulla linea acqua del fosforo eventualmente liberato dal surnatante. La configurazione «D» è stata studiata in modo da potere consentire, almeno in certi periodi dell anno, di operare secondo lo schema classico a fanghi attivi a medio carico, senza denitrificazione nitrificazione. Questa possibilità operativa che prevede in questo caso l introduzione nella linea di trattamento anche della sedimentazione primaria è ipotizzabile che possa essere attivata nei periodi tardo autunnoinverno-inizio primavera, nei quali da un lato le basse temperature possano controllare le reazioni biologiche all origine di eventuali maleodorazioni (con possibilità, appunto, di attivazione della sedimentazione primaria), dall altro elevate portate d acqua in Arno possano consentire di attenuare i limiti di accettabilità e quindi i rendimenti occorrenti, soprattutto nell abbattimento dell azoto. Proprio nell ottica di questa possibilità, le due linee centrali dei reattori biologici sono state dotate totalmente di diffusori di aria sul fondo per tutta la loro lunghezza, in modo da funzionare nella loro globalità come vasche di aerazione. In questi periodi dell anno, si potrà dare luogo all attivazione delle sole due linee centrali, e le due linee laterali potranno essere messe in «stand-by», con elevati risparmi energetici e nel contempo con la possibilità di operarvi con tranquillità gli occorrenti interventi di manutenzione. Oltre che nella configurazione delle vasche, il trattamento biologico è stato oggetto di ulteriore particolare attenzione, per il fatto che in questa fase si concentra la maggior parte dei consumi energetici dell Impianto (v. Par. 8). Le macchine di aerazione adottate soffianti centrifughe ad alta velocità, con regolazione della portata tramite regolazione continua dell inclinazione delle palette del diffusore sono quanto di meglio esista in commercio per la compressione in continuo dell aria ad alta efficienza. Le tubazioni di adduzione dell aria sono state previste con bassa velocità di transito dell aria (massimo 10 m/h) sia per contenere la rumorosità, sia per limitare le perdite di carico; esse sono state tutte previste in acciaio inox AISI 304, con lo scopo sia di eliminare qualsiasi rischio di produzione di polveri (ad es. ruggine, tipica delle tubazioni di acciaio normale, che può rapidamente intasare i diffusori) sia per raffreddare l aria, data la loro elevata capacità di scambio di calore con l acqua nei tratti immersi (in tal modo, semplificando notevolmente l impianto, senza la necessità di uno scambiatore di calore per il raffreddamento), sia infine per resistere all ambiente particolarmente aggressivo. Molta attenzione è stata posta nella scelta dei diffusori, data la loro importanza basilare sia sui consumi energetici che sulla cadenza delle manutenzioni. Si è provveduto ad adottare diffusori di primaria marca, in EPDEM, in grado di funzionare correttamente e con elevati rendimenti nel trasferimento dell ossigeno, e nel contempo di impedire qualsiasi fenomeno di intasamento in caso di arresto dell Impianto di aerazione, e soprattutto di impedire l intasamento in quelle condizioni accennate di funzionamento «ibrido», allorquando il comparto in cui siano installati funzioni alternativamente in fase aerobica o in fase anossica o anaerobica. Per maggiore sicurezza, ogni diffusore è dotato di valvola di ritegno, contro l intrusione di fango in caso di arresto nell erogazione dell aria. L elevata densità dei diffusori, la loro ridotta portata d aria unitaria, l elevato livello di sommergenza (6,30 m), sono in grado di garantire alti rendimenti nel trasferimento dell ossigeno (stimati in oltre il 30% in condizioni «standard»). Allo scopo di facilitare la gestione delle vasche, ciascuna linea è stata dotata di un impianto di pompaggio per consentire il rapido svuotamento, con possibilità di agevole trasferimento del fango nel comparto limitrofo tramite il sistema di ricircolo del fango. Un ulteriore intervento che si presenta necessario la cui opportunità si è recentemente evidenziata nel corso dell avviamento dell Impianto e che sarà oggetto di messa a punto è la dotazione lungo le vasche di idranti ad elevata portata per consentire la rapida pulizia delle vasche non appena siano state svuotate. La sedimentazione finale (secondaria) Pur mantenendo inalterata la configurazione originaria delle tre vasche previste per ogni linea di trattamento da 200.000 AE, in sede di revisione del progetto, si è provveduto ad un approfondimento (l altezza d acqua media da 2,70 m è passata a 3,66 m). Nel contempo, il ponte mobile del tipo «a succhiamento continuo» è stato corredato anche di un ponte ausiliario per la raccolta rapida delle schiume, nell ambito di quelle preoccupazioni di ordine funzionale ed estetico-ambientale sul quale si fa riferimento nel successivo Par. 6. I ricircoli del fango e della miscela aerata L originario sistema di ricircolo del fango attivo con coclee, è stato sostituito con pompe idrovore ad elica di tipo sommergibile a bassa velocità, per non caricare di ossigeno il fango di ricircolo inconveniente questo caratteristico delle coclee e quindi rendere il più possibile efficiente la fase di denitrificazione o anche anaerobica di defosfatazione biologica in testa alla linea. La regolazione della portata erogata dalle pompe avviene con variazione del numero dei giri, tramite inverter. Sempre nell ottica di limitare il più possibile l apporto di ossigeno, il trasporto del fango di ricircolo è realizzato in un canale chiuso, per impedire ulteriori contatti con l atmosfera (v. Fig. 13). Per ogni linea a fanghi attivi, è stata prevista inoltre l adozione di una pompa idrovora di ricircolo della miscela aerata, in grado di migliorare la capacità di denitrificazione in testa all Impianto; la portata di ricircolo potrà essere immessa a volontà, o direttamente sul primo comparto, oppure anche in altri comparti successivi, e questo con l adozione di un apposito collettore, dotato di intercettatori terminali di tipo particolare, a basso costo. La Fig.16 riporta uno schema del sistema che è stato adottato per l intercettazione della miscela aerata («plug» pneumatico), oltre all indicazione di una soluzione alternativa (coperchio zavorrato), che appare più pratica. La defosfatazione (biologica e chimica) Come è stato evidenziato, l Impianto è predisposto e può funzionare attivando sul I comparto (o anche volendo sul II ) del reattore, la defosfatazione biologica, favorendovi lo sviluppo di condizioni anaerobiche, tuttavia nell ambito del I Lotto dell Impianto nessun particolare intervento è stato previsto sulla «linea fango» per contrastare l eventuale rilascio di fosforo da parte dei surnatanti (fase preventiva di ispessimento dinamico, digestione anaerobica, disidratazione del fango). In sede di esercizio, saranno effettuate opportune verifiche e sperimentazioni, e nel caso interventi ulteriori. È stato comunque previsto un impianto in grado di garantire un adeguato livello di defosfatazione chimica, con reagenti coagulanti-flocculanti, attivabile a volontà, secondo lo schema di «precipitazione simultanea» nella fase di aerazione a fanghi attivi La disinfezione finale Per quanto concerne il tipo di disinfettante utilizzato, si è adottato l acido peracetico al posto del biossido di cloro inizialmente previsto per diversi motivi. In effetti, l acido peracetico risulta particolarmente interessante per: prodotti della reazione (ossigeno ed acido acetico) compatibili con l ambiente; mancata formazione di composti tossici; alle concentrazioni utilizzate, nessun effetto fitotossico o ittiotossico. L impianto inoltre si presenta molto semplice, del tutto simile come configurazione ad un impianto di stoccaggio e dosaggio di ipoclorito di sodio, anche se in realtà la gestione presenta la necessità di osservare Norme di Sicurezza senz altro più rigorose. L utilizzazione dell acido peracetico fin dal I Lotto assume particolare interesse per l Impianto di S. Colombano, per il fatto che come è evidenziato nel Par. 11 già dal I Lotto si può prevedere l utilizzazione dell effluente finale (almeno per una quota-parte) ad uso agricolo (irrigazione dell adiacente Parco Fluviale) ed anche ad uso industriale. Proprio in funzione del riuso, l acido peracetico si presenta particolarmente indicato specificatamente per gli usi agricoli per la sua assenza di fitotossicità. Per quanto riguarda la fase di contatto, in considerazione del fatto che per la sua particolare impostazione planimetrica l Impianto è dotato di un lungo canale di collegamento fra le vasche di sedimentazione secondaria ed il sollevamento finale, si è ritenuto opportuno di utilizzare nel modo migliore questo canale per consentire il raggiungimento dei necessari tempi di contatto. Il canale è caratterizato da un funzionamento «a pistone» praticamente perfetto, ideale per una vasca di contatto adibita alla disinfezione. Questa soluzione ha consentito di realizzare un sensibile risparmio, permettendo almeno per il I Lotto dell Impianto di evitare la costruzione delle vasche di contatto, che saranno realizzate solo nei lotti successivi. Oltre alla disinfezione dell effluente finale ed alla disinfezione delle acque reflue depurate utilizzate ad uso irriguo ed industriale nell ambito dell Impianto, è prevista la disinfezione anche delle schiume e surnatanti riportati in testa all Impianto per evitare la diffusione sul liquame grezzo di batteri filamentosi, all origine di fenomeni di «bulking» e la disinfezione dell acqua riutilizzata a scopo industriale e per l irrigazione nell interno dell Impianto. Lo scarico in Arno delle acque del Fosso Stagno- Rigone e dell effluente finale del Depuratore - Le sicurezze nel collegamento con l Arno Le opere di scarico in Arno hanno costituito uno degli interventi più impegnativi nella costruzione del Depuratore, dal punto di vista tecnico ma soprattutto dal punto di vista burocratico, per le molte difficoltà che si sono incontrate, ed è da ascrivere all appassionato e competente interessamento dei Funzionari dell Amministrazione Appaltante, se alla fine sono state tutte superate. 18 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 19 Fig. 18 - Schema delle modalità che sono state seguite per attraversare l argine dell Arno con gli scarichi del Fosso Stagno-Rigone e dell effluente del Depuratore. Manufatto realizzato con getto in opera protetto da diaframmi bentonitici. Pianta e sezione frontale Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, il completo attuale interramento delle opere realizzate, non consente di potere cogliere «a vista» la rilevanza dell intervento che è stato effettuato, che emerge invece dall esame dello schema di cui alla seguente figura (Fig. 18) e dai numeri in gioco. In effetti, si è trattato di attraversare al piede l argine dell Arno con i due manufatti di notevoli dimensioni, rispettivamente il manufatto di scarico del Fosso Stagno-Rigone ed il manufatto di scarico dell effluente finale dell Impianto, uniti fra di loro a costituire un unica struttura, di larghezza di 6,40 m per altezza di 3 m. L intervento doveva garantire la massima sicurezza nei riguardi dei rischi di sifonamento delle acque dell Arno, con riferimento alle condizioni più critiche di massimo livello di piena. Esso è stato eseguito sotto indicazioni e con la diretta sorveglianza del Provveditorato Regionale alle OO.PP della Toscana. Inizialmente era previsto che i lavori fossero eseguiti con il sistema dello «spingitubo», con elementi prefabbricati successivi, infissi progressivamente nell argine spinti idraulicamente e con scavo dall interno, ma le grosse complicazioni connesse con la necessità di costruire lato Arno una complessa tura di protezione, hanno consigliato di realizzare l opera con scavo a cielo aperto, protetto da diaframmi in cemento armato gettati in opera con il sistema dei fanghi bentonitici. Come emerge dall esame della figura, è stato realizzato inizialmente il diaframma longitudinale «A», costruito in calcestruzzo armato con spessore di 1m, lunghezza di 60 m e profondità di 30 m (superficie pertanto di 1.800 m 2 ), intestantesi nella sottostante argilla, in modo da costituire una vera e propria «muraglia» sotterranea suppletiva dell argine a perfetta tenuta idraulica. Successivamente sono stati realizzati in maniera indipendente i diaframmi «B», «C», «D», «E» sempre di spessore di 1 m, ed a questo punto si è dato luogo Fig. 19 - Vista delle due macchine centrifughe installate per l ispessimento dei fanghi primari e secondari Fig. 20 - Particolare delle pompe mohno di dosaggio del fango primario e secondario alle rispettive centrifughe - A valle delle pompe è prevista la triturazione del fango agli scavi per l esecuzione del manufatto di attraversamento, realizzato con due sezioni indipendenti, a monte e a valle del diaframma longitudinale «A». Solo dopo avere eseguito i reinterri, dopo avere provveduto ai collaudi idraulici di tutte le strutture (canali, paratoie e valvole) interessate dalle pressioni idrauliche delle acque dell Arno, ed avere infine concordato con il Provveditorato le modalità e gli oneri di gestione delle Opere, si è potuto provvedere a rendere operativa l Opera, rompendo il diaframma «A» in corrispondenza delle sezioni interessate dei manufatti di scarico, e mettendo definitivamente in comunicazione le sezioni del manufatto di scarico a monte e a valle del diaframma. Le particolari cautele che sono state necessarie in sede di costruzione, e gli imponenti lavori di protezione, hanno comportato un onere non indifferente, con una maggiorazione di costo rispetto alle previsioni iniziali di oltre 2 miliardi, con necessità di attivare una ulteriore apposita Perizia di Variante, e di dovere stralciare tutta una serie di opere, giudicate non proprio strettamente indispensabili per la funzionalità iniziale dell Impianto. Ne è comunque risultata un opera definitiva che, in condizioni di massima sicurezza, consente per circa il 90% dell anno di scaricare direttamente a caduta in Arno sia le acque del Fosso Stagno-Rigone, sia l effluente finale del Depuratore, con conseguenti elevati risparmi energetici, rispetto ad una soluzione con sollevamento continuo, quale veniva inizialmente decisamente sostenuta dalle Autorità preposte, per non intaccare l argine dell Arno. Per il restante tempo nei periodi di elevato livello dell Arno viene attivata una serie di paratoie di chiusura, e l immissione in Arno avviene per sollevamento tramite le pompe della Centrale. A scopo di sicurezza, le paratoie di collegamento con l Arno sono state costruite sistematicamente «in doppio», azionabili sia idraulicamente tramite motore dipendente dall energia ENEL, sia sempre idraulicamente con energia elettrica fornita dal gruppo elettrogeno di emergenza, sia tramite gruppo pressostatico di emergenza (bombole di azoto ad alta pressione per la messa in pressione dell olio), sia infine manualmente, a mezzo di pompa idraulica. L ispessimento del fango di supero per centrifugazione L ispessimento del fango prima della digestione anaerobica è stato previsto con centrifugazione, modificando così la soluzione inizialmente presente nel Progetto di Appalto-Concorso, che prevedeva l ispessimento statico per il fango primario e la flottazione per il fango secondario. La scelta effettuata della centrifugazione indubbiamente più costosa ha tuttavia comportato: una maggiore e più facilmente controllabile efficienza dell Impianto; un elasticità e sicurezza di gran lunga maggiore, in quanto le stesse macchine possono funzionare sia sul fango primario che su quello secondario, con conseguenti possibilità d interscambio, funzionamento in parallelo, e reciproca riserva; una «pulizia» ed igiene di lavoro assai maggiore, particolarmente apprezzata dal Personale addetto alla gestione, in una delle operazioni più ingrate quale è quella della manipolazione del fango. Fig. 21 - Schemi delle sezioni del Cunicolo di attraversamento del F. Arno. A) Manufatto principale in tubo in acciaio B) Manufatto di avvicinamento in calcestruzzo gettato in opera N. 12-2001 19

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 20 Fig. 22 - Profilo longitudinale dell elemento metallico prefabbricato del sifone di attraversamento dell Arno, come posizionato in opera Fig. 24 - Vista della Centrale di sollevamento delle acque del Fosso Stagno-Rigone e delle acque grezze e depurate. Nella Centrale avviene anche la grigliatura di tutte le acque in arrivo, con il corredo di tutte le attrezzature ausiliarie. Sulla sinistra delle Centrale è visibile l accesso al Cunicolo di attraversamento dell Arno Fig. 23 - Schema delle modalità di varo e di posizionamento in opera dell elemento metallico prefabbricato del Cunicolo di attraversamento dell Arno Fig. 25 - Sezione schematica della Centrale di sollevamento in corrispondenza delle 6 idrovore principali, con dettagli sul sistema di ricupero dell energia tramite sifone. Sono visibili anche le tre pompe per il flussaggio delle tubazioni del Cunicolo di scarico in Arno, all occorrenza utilizzabili anche come supporto alle idrovore principali, in caso di emergenza Il Cunicolo di attraversamento dell Arno Assieme alla Centrale di sollevamento e grigliatura, il Cunicolo di attraversamento dell Arno rappresenta senz altro l opera più imponente di tutto l intervento impiantistico. Si tratta di un condotto in acciaio con diametro di 3.900 mm e spessore di 18 mm, che attraversa l Arno con configurazione «a sifone», le cui caratteristiche (sezioni e profilo longitudinale) sono schematicamente indicate nella Fig. 21 e nella Fig. 22 Lo sviluppo complessivo del manufatto metallico (schema «A» della Fig. 21) è di 203,75 m in proiezione orizzontale (209,24 sviluppo effettivo). In riva sinistra esso è poi stato raccordato con la Centrale di sollevamento con un manufatto in CA, della lunghezza di 160 m, la cui sezione è illustrata nello schema «B» della Fig. 22 (dimensione interna 4,40 x 4,40, spessore 50 cm); analogo raccordo è previsto in riva destra alla Centrale di sollevamento ivi presente, con un manufatto che passa sotto la Ferrovia Firenze-Pisa, costruito con il sistema spingi-tubo. Relativamente alle modalità costruttive, il manufatto in tubo in acciaio è stato predisposto a terra, con sezioni di tubo prefabbricate trasportate dagli Stabilimenti di produzione di Cittàducale (Rieti) e saldate direttamente in cantiere assemblandole parallelamente al corso dell Arno, e quindi è stato varato nel Fiume. Dopo essere stato esattamente posizionato in condizioni di galleggiamento in corrispondenza dell apposita sede di attraversamento del Fiume preventivamente scavata è stato affondato e quindi ancorato a due supporti (N 2 pali in calcestruzzo armato di diametro di 1.500 mm infissi fino ad una profondità di circa 15 m dal fondo dell alveo), tramite appositi ammarri in acciaio (per le modalità di varo, si veda la Fig. 23). Una volta agganciato al sostegno, il tubo è stato svuotato ed opportunamente appesantito con getti di calcestruzzo, in modo da rendere la spinta al galleggiamento pressoché equilibrata già dal solo peso proprio del manufatto, delle condotte ivi installate e del calcestruzzo di zavorra. Le strutture di sostegno ed aggancio, e la struttura stessa del manufatto metallico, sono state calcolate in modo da resistere anche in occasione delle piene più disastrose, che comportassero un completo scalzamento dell appoggio di fondo. Il tubo in acciaio è adeguatamente protetto dalla corrosione sia con protezione passiva (a mezzo di rivestimenti bituminosi e verniciature) sia con protezione catodica attiva, a mezzo di corrente impressa. All interno del manufatto trovano alloggiamento: a) una tubazione in acciaio Ø 700 mm, per il trasporto delle acque reflue nere da riva destra a riva sinistra; essa è stata studiata ed adottata solo in un secondo tempo, per conseguire una maggiore sicurezza nel trasporto dei liquami alle basse portate, derivante da una velocità di transito sufficientemente elevata; b) due tubazioni di acciaio rispettivamente Ø 1.200 e Ø 1.400 mm per il trasferimento da riva destra a riva sinistra delle acque miste in periodo di pioggia; 20 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 21 c) cavi elettrici a media tensione, tubo dell acqua potabile. Lo stesso manufatto è utilizzato per il transito delle 3 tubazioni Ø 200 mm del fango stabilizzato dalla riva sinistra alla riva destra e quindi all impianto di disidratazione di Case Passerini. Come risulta evidenziato nel paragrafo successivo, con apposite pompe dedicate poste nella Centrale di Sollevamento, utilizzanti l acqua accumulata in un serbatoio, è previsto di provvedere alla spurgo delle tubazioni di attraversamento dell Arno, evitando il rischio che sul fondo del sifone si accumuli materiale, poi di difficile estrazione. La Centrale di sollevamento iniziale e finale e di grigliatura Come è stato evidenziato, la Centrale di sollevamento che nel progetto originario di Appalto-Concorso doveva provvedere esclusivamente alle necessità del Depuratore con la Perizia di Variante approvata nel Marzo del 1993 è stata ampliata nelle sue funzioni, in modo da provvedere al sollevamento anche delle acque di piena del Torrente Stagno-Rigone, il cui corso è stato pertanto deviato e fatto confluire sulla Centrale. Così facendo, si è fatto fronte ai precisi impegni che erano stati assunti nell ambito del Protocollo d intesa del 1987 [1]. Con questa nuova impostazione, due opere separate la Centrale di sollevamento del Depuratore e la Centrale di sollevamento delle acque del Fosso Stagno-Rigone sono state accorpate in un unica opera, per cui la Centrale di sollevamento attualmente ha una potenzialità praticamente doppia rispetto a quella originaria dell impianto contrattuale. Questa impostazione, anche se indubbiamente comporta un aggravio di impegno e di responsabilità per il Personale addetto alla gestione del Depuratore, presenta dei grandi vantaggi agli effetti della sicurezza generale. In effetti, le pompe di sollevamento finale, venendo gestite direttamente ed in continuo dal Personale dell Impianto, ed essendo frequentemente operative, sono in grado di garantire ottima funzionalità anche a distanza di tempo, e nelle condizioni di emergenza possono essere gestite da Personale specificatamente esperto ed addestrato nel loro uso, con turno di presenza continuo sull Impianto. In caso poi di particolare emergenza, tutta la potenza della Centrale può essere messa a disposizione per il sollevamento delle acque di piena, con pertanto una sicurezza intrinseca praticamente doppia agli effetti del controllo degli allagamenti. La Centrale di sollevamento nella quale si è provveduto ad accorpare anche le funzioni di grigliatura di tutte le acque nere e di pioggia che pervengono in sinistra d Arno è certamente, nella sua unitarietà, la principale Opera del Depuratore di S. Colombano assieme al Cunicolo di attraversamento dell Arno. Il gruppo principale di sollevamento è costituito da N 6 pompe, con portata di 3.900 l/s cadauna e con prevalenza di 10,50 m, per un totale pertanto di 23.400 l/s; la potenza di ogni macchina è di 430 kva. Si tratta di pompe ad elica intubate di tipo sommergibile. La soglia di mandata delle pompe è + 40,40, in grado di scaricare in Arno anche nelle condizioni di massima piena del Fiume (+ 40,00 m slm). Nel tratto terminale, esse sono dotate di un sifone per il ricupero energetico e di un sistema automatico antiriflusso (con possibilità di funzionamento anche manuale). Per i particolari, si veda la Fig. 25. Assolvono la duplice funzione di: A) Sollevamento delle acque del Torrente Stagno- Rigone nelle condizioni di alto livello dell Arno. Normalmente le acque di pioggia del Torrente, previa grigliatura grossolana, sono scaricate direttamente per gravità in Arno. Fig. 26 - Le due centrifughe per la disidratazione finale del fango dislocate in località Case Passerini, con gli impianti ausiliari di preparazione e dosaggio del polielettrolita Allorquando il livello dell acqua nell Arno supera la quota di 30,45 m slm, entrano in funzione le pompe di sollevamento, le stesse che sono utilizzate anche per il sollevamento dell effluente finale del depuratore. B) Sollevamento dell effluente finale del Depuratore. In condizioni di basso livello dell Arno, le acque depurate sono scaricate in Arno a gravità tramite un condotto a parte, separato da quello di scarico del Fosso Stagno. Oltre alle pompe idrovore di cui sopra, nella Centrale sono dislocate anche N 3 pompe sommerse con portata unitaria di 875 l/s e prevalenza di 15 m, portata che diventa di 1.300 l/s per la prevalenza di 10 m; la potenza è di 220 kva (Fig. 26). Come si è già evidenziato, esse hanno la funzione di provvedere al flussaggio in controcorrente con l acqua depurata delle tubazioni presenti nel Cunicolo, per sgombrare le stesse da eventuali materiali che tendessero a raccogliersi nella parte più depressa del sifone. Le stesse pompe potranno essere utilizzate per l alimentazione del futuro impianto di filtrazione a sabbia dell effluente finale dell Impianto (Par.11), ed all occorrenza per contribuire assieme alle idrovore principali a fronteggiare le punte di piena del Torrente Stagno- Rigone. La portata complessiva da sollevare in Arno (effluente finale del depuratore + acqua di piena proveniente dalla riva destra + acqua di piena del Torrente Stagno-Rigone) è stata calcolata in 22.330 l/s per il I Lotto e in 26.000 l/s per l Impianto completo. Nel I lotto potranno pertanto essere sufficienti le 6 pompe idrovore principali, mentre per il completamento è previsto il contributo anche delle tre pompe di sollevamento dell acqua depurata, con una portata complessiva pertanto di 23.400 + (3*1.300) = 27.300 l/s. Nella Centrale sono infine presenti le pompe di sollevamento delle acque nere provenienti dalla riva sinistra d Arno (Fognature di Lastra a Signa, di Scandicci Casellina, futuro Collettore in riva sinistra di Firenze). Si tratta di 5 pompe sommergibili due delle quali installate nel I Lotto che sollevano le acque nere in arrivo dalla quota al piede di +25 m slm fino alla quota della vasca di alimentazione delle griglie +30,50 m slm La grigliatura dei liquami viene ottenuta con una prima grigliatura grossolana realizzata unitariamente con le acque del Fosso Stagno-Rigone con un griglione a barre verticali con distanza fra le sbarre di 60 mm, lunghezza di 23 m e altezza di 5 m, cui fa seguito una grigliatura finissima con interspazi di 3 mm Le acque di pioggia, in parte trattate sull Impianto ed in parte scaricate direttamente in Arno, sono assoggettate ad una grigliatura fine con distanza fra le barre di 2 cm, realizzata con 2 macchine (una nel I Lotto) A valle della grigliatura, un sistema di stramazzi alimentati da una camera a flusso ascensionale, ripartisce la portata complessiva fra le 3 linee di trattamento dell Impianto. La molteplicità delle funzioni che deve assolvere la Centrale di sollevamento, e nel contempo le elevate portate di acqua che transitano (32,4 m 3 /s), e che sono sollevate nella Centrale (complessivamente 26 m 3 /s), giustifica la particolare complessità ed imponenza di quest opera. La Centrale è dotata di N 39 paratoie, per una superficie complessiva di 160 m 2, tutte in acciaio inox per un peso complessivo di 31.000 kg. Si sviluppa per 16.000 m 3 sotto il piano campagna, e per 12.700 m 3 fuori terra, per un volume totale di 28.700 m 3, vuoto per pieno. La costruzione della parte sotto il piano campagna è stata particolarmente impegnativa, in quanto si è dovuto provvedere ad adeguati interventi atti a consentire di lavorare agevolmente ed in sicurezza ad oltre 6 metri sotto la quota di falda. Il progetto di offerta di Appalto-Concorso prevedeva che la struttura di fondazione della Centrale fosse realizzata con diaframmi in calcestruzzo con il sistema dei fanghi bentonitici, con successivo scavo in presenza di acqua. La maggiore profondità dei manufatti con particolare riferimento alle vasche di carico delle pompe di sollevamento e la maggiore complessità del sistema di diaframmi che sarebbe risultato necessario hanno sconsigliato di adottare questa tipologia costruttiva. D altro canto, anche l adozione di un sistema di esaurimento delle acque con «wellpoint» inizialmente attentamente presa in esame è stata successivamente scartata, in quanto è risultato che data la particolare tipologia del materiale filtrante del terreno costituito da ghiaie e sabbie grossolane questa tecnica avrebbe comportato la necessità di emungere portate di acqua di entità del tutto inammissibile, per potere realizzare un adeguata depressione del battente di acqua. Si è pertanto optato per una soluzione consistente nella realizzazione preliminare di un diaframma lineare plastico dello spessore di 80 cm realizzato con benna idraulica, in setti giustapposti ed incastrantesi l uno nell altro, in modo da garantire la perfetta tenuta idraulica. Il diaframma con profondità di 15 m è stato eseguito con benna mordente, del tipo continuo e, dopo avere provveduto alla perforazione dello strato permeabile, si è innestato nello strato impermeabile sottostante per una profondità di 3 m, in modo da garantire la perfetta tenuta e da consentire lo scavo delle fondazioni della Centrale di sollevamento completamente all asciutto. Ciò ha consentito di potere provvedere alla realizzazione delle fondazioni del manufatto con condizioni di massima sicurezza e di efficienza, oltre che di bontà nella qualità e grado di finitura dei manufatti finali. Il Fangodotto Costituisce una delle opere più particolari di tutto l Impianto. Per alleggerire il carico ambientale sull Area di S. Colombano, le Amministrazioni interessate si sono accordate per dislocare in un altro Comune, il Comune di Sesto Fiorentino, l impianto di disidratazione finale del fango, posizionato adiacente all impianto di preselezione e compostaggio dei rifiuti solidi del Comprensorio Fiorentino, in località Case Passerini. È costituito da N 3 linee, DN 200, in ghisa sferoidale, due rispettivamente per il fango primario e secondario (che ovviamente sono mantenuti separati anche lungo il tragitto di trasporto) ed una terza con funzione di «riserva», per una lunghezza complessiva di circa 7 km (cui va aggiunto circa 1,1 km di sviluppo fra il fabbricato multiuso e l uscita dal Cunicolo). Il tracciato segue quello della fognatura «Opera 10». È stata costruita una stazione di sollevamento intermedia, con 3 pompe tipo mohno con portata massima ciascuna di 42 l/s e prevalenza di 10 bars. È prevista una periodica pulizia del sistema di tubazioni immettendovi acqua depurata, che viene poi riportata a caduta all Impianto di S. Colombano, tramite la fognatura dell»opera 10». La stessa fognatura riporta all Impianto anche le acque derivanti dalla centrifugazione del fango a Case Passerini. La disidratazione finale del fango La scelta della centrifugazione per la disidratazione finale del fango è derivata dal fatto che tipi di centrifughe di «ultima generazione» sono in grado di raggiungere livelli di secco particolarmente elevato N. 12-2001 21

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 22 (dell ordine del 30% di SS), con possibilità anche di agevole «dosaggio» del livello di siccità ottenibile, particolarmente apprezzabile nel caso specifico, in cui si prevede l utilizzazione del fango per il compostaggio (gradito un relativamente basso livello di secco) e nel contempo s intende lasciare aperta la possibilità di un economico smaltimento in discarica controllata (gradito un elevato livello di secco). Nel contempo come si è evidenziato anche nel caso dell ispessimento del fango le centrifughe a limitati spazi occorrenti, associano una grande igienicità e pulizia, particolarmente apprezzata dal Personale di gestione, ed armonizzata con le più recenti tendenze in relazione al controllo del «rischio biologico». La Fig. 26 illustra una vista delle due centrifughe installate per il I Lotto dell Impianto. Sono dislocate in posizione sopraelevata anche per motivi di sicurezza nei riguardi di allagamenti cui è stata oggetto l area in cui si trova l Impianto supportate da una robusta struttura metallica in grado di contenere le vibrazioni. Sono visibili anche gli impianti ausiliari di preparazione e dosaggio di polielettrolita di condizionamento del fango. Il fango disidratato viene accumulato nei due silos orizzontali, di cui alla Fig. 27, interamente in acciaio inox dotati sul fondo di un sistema di estrazione meccanica del fango I criteri adottati per cautelarsi dai rischi di allagamento dell area dell Impianto Il livello di sicurezza nell alimentazione elettrica Come è noto, la posizione degli impianti di depurazione delle acque al termine del sistema fognario di alimentazione e quindi normalmente in una posizione depressa li rende particolarmente vulnerabili nei riguardi dei rischi di allagamento. La situazione è molto delicata nel caso dell Impianto di S. Colombano, in quanto esso si trova direttamente in corrispondenza dello sbocco in Arno del Fosso Stagno Rigone, un Torrente che in passato frequentemente è stato all origine di disastrosi allagamenti in tutta l area. La dislocazione direttamente nell Area dell Impianto di Depurazione della Centrale di Sollevamento, che provvede a raccogliere anche le acque di piena del Fosso Stagno-Rigone, (in un sistema integrato con il sollevamento iniziale e finale dell Impianto) risponde pertanto ad una razionale scelta strategica, con innegabili vantaggi di sicurezza anche per la Popolazione limitrofa. La Centrale è dotata di macchinari multipli e di controlli adeguati per garantire un funzionamento sufficientemente sicuro, tuttavia la sua continuità di funzionamento dipende dalla continuità di alimentazione elettrica. Una massima garanzia di continuità potrebbe essere ottenuta con l adozione di un gruppo elettrogeno, dimensionato con una potenza elettrica atta a fronteggiare la massima portata da sollevare; tuttavia, finora non si è ritenuto di adottare un siffatto impianto, dati i costi molto alti, per un macchinario che poi si presume che praticamente quasi mai dovrebbe entrare in funzione. In effetti, questa scelta deriva da assicurazioni sulla continuità di fornitura elettrica dell ENEL, motivate da due fatti: A. l erogazione dell energia avviene da due punti di alimentazione, di buona affidabilità; B. proprio ai margini dell area dell Impianto di Depurazione, è prevista prossimamente la costruzione di una sottostazione dell ENEL di elevata potenza, alimentata direttamente dalla linea ad alta tensione da 380 kv, derivante dal sistema di alimentazione Nazionale, e viene assicurato che solo in casi estremi questa alimentazione potrebbe avere una qualche discontinuità. Per tutelarsi comunque da casi di improbabile ma comunque possibile mancanza di alimentazione Fig. 27 - I due silos per l accumulo del fango disidratato dislocati a Case Passerini elettrica, a salvaguardia dell Impianto di depurazione e nel contempo e soprattutto dell impianto di sollevamento, sono state assunte le seguenti misure: l adozione di un arginatura perimetrale, circondante tutto l Impianto, che si raccorda con la quota massima dell argine dell Arno; l adozione di un sistema di paratoie d intercettazione del flusso d acqua su tutti i collettori di alimentazione e sullo stesso Fosso Stagno-Rigone da chiudere in caso di emergenza per mancanza di energia elettrica, in modo da impedire che le acque possano entrare nel recinto dell Impianto e quindi indurvi dei danni, soprattutto proprio sull impianto di sollevamento, che deve potere entrare rapidamente in funzione al superamento del «black-out»; l adozione per l Impianto di un gruppo elettrogeno di limitata potenzialità (potenza di 600 kva) in grado pur sempre di fornire la fem per sollevare la massima portata presumibile di acque piovane, che potranno cadere all interno del recinto dell Impianto. Tutta una serie di macchinari «essenziali» (soprattutto le paratoie motorizzate) e di strumentazione di controllo sono previsti alimentati direttamente dal gruppo elettrogeno. Specifica attenzione inoltre è stata posta al controllo dei rischi di allagamento del locale soffianti dell aria, in quanto le macchine ivi installate fondamentali per la funzionalità dell Impianto e di elevatissimo costo risultano disposte sotto il piano campagna, e quindi in posizione certamente positiva agli effetti del controllo dei rumori, ma particolarmente vulnerabile nei riguardi degli allagamenti. Fig. 29 - Particolare del fabbricato dissabbiamento-disoleatura, completamente coperto e con l aria deodorizzata con l impianto di cui alla Fig. 28/1. Con la realizzazione dei nuovi lavori dei trattamenti preliminari, altri due fabbricati simmetrici saranno costruiti a fianco Fig. 28 - Le stazioni di deodorazione 1) di S. Colombano che provvede a depurare l aria della Centrale di sollevamento e grigliatura, delle fasi di dissabbiamento e disoleatura e delle vasche di arrivo dei fanghi nel fabbricato «multiuso»; 2) di Case Passerini, che provvede a depurare l aria del fabbricato che contiene le centrifughe, oltre ai serbatoi di arrivo del Fangodotto. A) Torre di lavaggio con soda caustica B) torre di lavaggio con acido solforico C) Fabbricato di contenimento dell impianto di ossidazione con ozono e della strumentazione D) Serbatoi di stoccaggio dei reagenti con pompe dosatrici E) Collettore di arrivo aria da deodorizzare F) Ventilatore 6) MISURE CHE SONO STATE ADOTTATE PER LIMITARE L IMPATTO AMBIENTALE Uno degli aspetti più qualificanti dell Impianto di S. Colombano, è certamente la cura che è stata posta per limitare il più possibile l impatto ambientale. Le misure adottate sono state il frutto sia della Progettazione di massima effettuata dai Proff. De Fraja Frangipane e Bonomo, sia dell Impresa (nella stesura del Progetto di Appalto-Concorso), sia infine delle Amministrazioni Comunali interessate, che nelle varie Commissioni Tecniche successive all affidamento dei lavori, tramite i propri Tecnici Consulenti sono intervenute con tutto il loro peso nella redazione degli interventi migliorativi rispetto al progetto originario dell Impianto, con l obiettivo di fare in modo che questo nuovo «ospite» si inserisse in modo il più possibile «soft» sul territorio, minimizzando le conseguenze ambientali. Vale la pena evidenziare le varie aree d impatto, e le cautele che sono state assunte: Aria Per quanto riguarda le esalazioni moleste, tutte le zone suscettibili di emanazione di odori, sono state opportunamente coperte e ventilate, e l aria estratta è stata deodorizzata con sistemi di abbattimento, che operano per via chimica (acida e basica) e ossidativa (trattamento con ozono). Tali sono: la stazione di sollevamento e grigliatura in riva sinistra d Arno; la stazione di sollevamento in riva destra d Arno; il fabbricato di dissabbiamento disoleatura (v. Fig. 29); il fabbricato multiuso (limitatamente alle vasche di arrivo e di transito del fango); le vasche di arrivo del Fangodotto a Case Passerini ; la stazione di disidratazione fango. Fasi per le quali potrebbero essere ipotizzabili rischi seppure remoti di esalazioni (la sedimentazione primaria ed il trattamento biologico) sono state predisposte per una agevole copertura. L opportunità di copertura del trattamento biologico, potrebbe derivare anche dalla formazione di nebbie (nel periodo invernale) e di aerosols, ma appare ragionevole ed opportuna una prolungata verifica sperimentale prima di affrontare interventi tecnici ulteriori, particolarmente costosi, e che per giunta comporterebbero certamente una più difficoltosa gestione, data la più disagevole ispezionabilità ed accessibilità delle varie unità impiantistiche, una volta che siano state coperte. Relativamente alla sedimentazione primaria come si è già evidenziato per motivi legati al processo biologico di denitrificazione-nitrificazione e per motivi connessi proprio ai rischi di esalazioni moleste, essa è stata prevista come unità ausiliaria bypassabile, ed utilizzabile come «vasca a pioggia», 22 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 23 almeno limitatamente al periodo estivo di elevate temperature. Sempre nell ottica del controllo delle esalazioni moleste, sulla linea di trattamento fango si è ritenuto opportuno sostituire l ispessimento statico del fango e tramite flottazione, con l ispessimento dinamico tramite centrifugazione. Macchine centrifughe, particolarmente pulite ed igieniche, sono state previste anche per la disidratazione finale del fango. Per quanto riguarda i rumori, per le pompe ed i miscelatori anche per quelle di maggiore potenzialità si è dato luogo all applicazione sistematica di unità sommergibili, in cui è la stessa acqua in cui le unità sono immerse, che costituisce elemento di attenuazione del rumore. Le unità più rumorose le soffianti dell aria per il trattamento biologico e le soffianti del gas biologico per la miscelazione dei digestori anaerobici sono state previste già di per sé coibentate acusticamente in apposite cabine di insonorizzazione, e per giunta disposte in locali ulteriormente adeguatamente coibentati, in modo che il rumore all esterno sia ridotto al minimo. Suolo e falda idrica L assenza di trattamenti di disidratazione del fango nell area di S. Colombano, fa sì che siano evitati nell Impianto problemi di accumulo di materiale, con rischi d inquinamento del terreno. Gli unici problemi possono essere costituiti dal materiale grigliato, che in realtà viene raccolto in ambiente chiuso e quindi in contenitori coperti, previa compattazione spinta. Per quanto riguarda i rischi di inquinamento della falda idrica, le particolari cure che sono state assunte nell assicurare l impermeabilità delle varie opere, sono sicuro elemento di garanzia. Acqua Nel caso di un grande impianto di depurazione come quello di S. Colombano, sono da prendere in considerazione gli effetti connessi con la concentrazione in un unico punto dell Arno dell effluente finale dell Impianto che, seppure depurato, certamente presenta ancora una quota di inquinamento residuo. Gli interventi che sono stati effettuati sul processo di depurazione, per adeguare l effluente alla nuova Normativa CEE, comportano un miglioramento generalizzato di tutti i parametri, con pertanto una notevole attenuazione dell impatto. Esso potrà essere ulteriormente ridotto qualora si opti come viene auspicato (Par. 11) per la filtrazione generalizzata dell effluente finale, in vista anche di un suo riuso a scopo industriale ed agricolo. Estetica ambientale Sono stati curati gli aspetti estetici dei vari fabbricati (finiture di pregio, plastici murali, rivestimenti di cotto e ceramica, serramenti e finiture in acciaio inox ed alluminio anodizzato...). L acciaio inox ha trovato ampia applicazione nell Impianto, non solo per motivi estetici, ma anche per la funzionalità e per la limitazione nelle successive manutenzioni. In sede di redazione della Perizia di Variante, il sistema di digestori anaerobici è stato previsto dotato di un apposita «torre di accesso» con progettazione e fattura particolarmente curata, dotata di un ascensore, al servizio anche dei visitatori che intendano avere una panoramica d assieme dell Impianto (Fig. 31). La torre assolve anche una sua ulteriore intrinseca funzionalità, costituendo il sostegno di tutte le varie tubazioni per il fango e per il gas biologico in ingresso ed all uscita dai digestori. Particolare cura è stata posta nel controllo delle schiume e del materiale galleggiante nei vari punti critici dell Impianto, e soprattutto sulla superficie della vasca di sedimentazione finale. Innanzi tutto, è stata adottata la grigliatura finissima, atta ad intercettare i materiali più minuti, che Fig. 30 - Vista della centrale di compressione dell aria per il trattamento biologico e per il dissabbiamento-disoleatura 1) e 2) soffianti centrifughe del I Lotto disposte in cabine coibentate acusticamente 3) 4) 5) Predisposizione delle soffianti per il completamento dell Impianto Fig. 31 - Vista della torre di accesso alla sommità dei digestori tenderebbero a galleggiare; poi si è provveduto ad adottare sistemi di raccolta delle schiume, da reimmettere in testa all Impianto previa disinfezione o da inviare alla fase di trattamento fango. Significativo in questa ottica è il sistema adottato nel comparto biologico e di sedimentazione finale. Come illustra lo schema della Fig. 32, per le schiume che si formano nei vari comparti del biologico, si è adottato il criterio di consentire il loro libero deflusso fra i vari comparti via via che si formano e di raccoglierle ed allontanarle dalla linea acque nella fase finale, con reimmissione nel caso sulla linea acque in testa all Impianto, solo previa una disinfezione spinta. Fig. 33 - Vista di due linee contigue delle vasche del trattamento biologico. A, B, C, D, E.. sono i vari comparti per la defosfo e la denitro biologica; sullo sfondo il comparto di nitrificazione ed infine lo stramazzo di raccolta della miscela aerata. Sono visibili i passaggi che sono stati previsti per il libero transito delle schiume Nella Fig. 33 è una vista di due linee contigue delle vasche del trattamento biologico, con come particolarità anche questo dettaglio costruttivo previsto per il libero transito delle schiume. La stessa filosofia è stata seguita nella fase di sedimentazione finale, ove un sistema particolarmente efficiente di raccolta delle schiume galleggianti (a mezzo di ponte radiale dedicato che lavora efficacemente su tutta la superficie della vasca) consente il loro definitivo allontanamento. Oggetto di specifica attenzione è stata l estetica generale, anche con il corredo di piantumazioni, che nei lotti successivi saranno opportunamente irrigate con un impianto centralizzato, utilizzante l acqua reflua depurata. L Impianto risulta inserito in un importante Progetto di Parco Fluviale dei Comuni di Lastra a Signa e Scandicci, abbracciante ampie aree limitrofe, già in fase di realizzazione, e che porterà ad una generale valorizzazione di tutto il territorio circostante. 7) IL PROBLEMA DELLE ACQUE DI DILUIZIONE (ACQUE «PARASSITE») Uno dei problemi ancora non totalmente risolti e che si presume che richiederà parecchi sforzi tecnico-economici negli anni futuri è rappresentato dall elevata diluizione che presentano le acque in arrivo all Impianto. In effetti, rispetto alle concentrazioni ipotizzate per i liquami in arrivo di 152 mg/l come BOD 5 e di 316 mg/l come COD (v. Tab. 1), già ora si assiste all arrivo di liquami con concentrazioni assai più basse, dell ordine di 80 100 mg/l come BOD 5 e di 150-180 mg/l come COD. Ciò è dovuto da un lato al fatto che tuttora sul territorio sono fortemente diffuse le fosse biologiche a piè di fabbricato che comportano una sensibile riduzione della concentrazione organica e che dovranno essere oggetto di graduale eliminazione, con Fig. 32 - Particolarità delle modalità che sono state adottate per consentire il libero deflusso delle schiume che si formano nel processo biologico - nei vari comparti di una linea di aerazione a fanghi attivi - e per la modalità di raccolta nel tratto terminale della vasca di aerazione e nelle vasche di sedimentazione finale N. 12-2001 23

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 24 Fig. 34 - Particolari del ponte di aspirazione del fango di ricircolo in una delle vasche di sedimentazione finale, assieme al ponte mobile di raccolta delle schiume gli strumenti del Regolamento di Fognatura; dall altro dall accertata presenta di acque «parassite» che, pur diluendo, non diminuiscono il carico organico, ma invece appesantiscono di acque non desiderate l intero ciclo di trattamento della linea acqua, con particolari ripercussioni sulla capacità idraulica dei canali di collegamento e soprattutto sulla velocità ascensionale nella sedimentazione finale. La Fig. 35 passa in rassegna alcune fra le principali cause di acque «parassite» di diluizione. Per l Area Fiorentina, le cause principali sono da fare risalire a drenaggio in fognatura di acque di falda e soprattutto per le zone collinari a sorgenti, torrentelli, fossi intercettati in maniera impropria dal sistema fognario. Nei riguardi del sovraccarico idraulico conseguente a questo apporto anomalo e continuo di acque, soprattutto nelle stagioni autunno-inverno-primavera, l Impianto ha certamente dei limiti, con possibilità ridotte di controllo: solo se verranno effettuati ampliamenti nella fase di sedimentazione finale dell Impianto (ci sono ancora gli spazi disponibili per tre ulteriori vasche di sedimentazione) si potrà ottenere un alleggerimento della portata idraulica unitaria sulla superficie delle vasche. Per il controllo delle acque di diluizione, negli anni prossimi dovranno essere certamente attivati sostanziali interventi di riabilitazione delle reti fognarie (Par. 11). 8) I COSTI - L ENTITÀ DEI LAVORI DELLE OPERE DI I LOTTO - STIME SUI CONSUMI ENERGETICI E DI REAGENTI CHIMICI E SULLA PRODUZIONE DI FANGO Il costo complessivo del I Lotto da 200.000 AE del Depuratore di S. Colombano è ammontato a. 96.840.000.000 di cui:. 49.199.000.000 per la realizzazione del Corpo del Depuratore. 11.782.000.000 per la realizzazione delle Opere di attraversamento dell Arno. 18.100.000.000 per revisione dei prezzi. 17.759.000.000 per spese generali (tecniche, espropri, IVA) Per il completamento della sezione disidratazione, il costo complessivo è ammontato a. 8.650.000.000 di cui:. 5.451.000.000 per la realizzazione delle Opere. 3.199.000.000 per spese generali (tecniche, espropri, IVA) Risulta pertanto un costo complessivo per abitante equivalente di: (96.840.000.000 + 8.650.000.000)/200.000 = 528.000/AE Occorre poi aggiungere anche i costi per la realizzazione del Fangodotto, pari a complessive. 7.700.000.000 di cui:. 5.650.000.000 per la realizzazione delle Opere del Fangodotto. 2.050.000.000 per spese generali (tecniche, espropri, IVA) Fig. 35 - Schema delle varie modalità di sviluppo di «acque parassite» di diluizione in un sistema fognario alimentante il depuratore terminale Bisogna tenere presente che nel I Lotto sono comprese, oltre ad alcune importanti opere «atipiche» (in particolare il Cunicolo di attraversamento dell Arno e la Centrale di sollevamento relativamente alle acque di piena del Fosso Stagno-Rigone), anche tutta una serie di opere già dimensionate per l Impianto nel pieno della sua potenzialità: la Centrale di sollevamento in riva destra, ad esclusione delle pompe; la Centrale di sollevamento in riva sinistra; tutti i canali e le fognature di adduzione all Impianto; le strade; gli edifici; le reti tecnologiche; il sistema di telecontrollo; ecc... Per confronto, come viene citato in un recente rapporto [7], l Impianto di Bruxelles Sud, dimensionato fin dall inizio già per la sua potenzialità finale di 360.000 AE e quindi senza anticipazioni di capitale per opere utilizzabili in pieno solo con il completamento, è costato 88.000.000 di $, pari a 88.000.000*2.200/360.000 = 538.000 /AE Emerge pertanto che i costi che si sono sostenuti a S. Colombano sono adeguatamente contenuti, come viene ulteriormente rafforzato dalle valutazioni sui costi per il completamento dell Impianto, di cui al Par. 11. Qualche dato sull entità dell intervento nella realizzazione del I Lotto dell Impianto (Tab.3): Tab.3 - Alcuni dati significativi sull entità dei lavori effettuati nel I Lotto dell Impianto Calcestruzzo per c.a. m 3 325.000 Ferro per cemento armato kg 3.300.000 Movimenti di terra m 3 285.000 Strutture in acciaio inox t 150 Per quanto riguarda i consumi energetici e di reagenti chimici, e la produzione di fango, al momento della redazione del presente Rapporto (Maggio 2001) non si possono che fare delle stime, in quanto l Impianto deve ancora entrare a regime nel pieno della sua potenzialità, almeno per il I Lotto da 200.000 AE. La Tab.4 riporta stime sui consumi energetici pre- Tab. 4 - Stima dei consumi energetici per il I Lotto dell Impianto LINEA LIQUAME kwh/d Sollevamento iniziale 4.116 Dissabbiamento 333 Sedimentazione primaria Ossidazione 12.166 Sedimentazione secondaria 274 Canale disinfezione 61 Totale 16.950 LINEA FANGHI (a S. Colombano) Centrifughe ispessimento 1.728 Altre utenze 3.351 Totale 5.079 LINEA FANGHI (a Case Passerini) Centrifughe disidratazione 768 Altre utenze 1.345 Totale 2.113 SERVIZI AUSILIARI (deodorazione, ricircolo acqua industriale, illuminazione ecc...) 4.903 TOTALE COMPLESSIVO 29.045 Pari ad un consumo annuale di 10.601.425 kwh/anno Pari ad un consumo stimato per AE di 53 kwh/aexxanno vedibili nel I Lotto: i consumi indicati nella tabella, sono relativi al funzionamento del biologico in nitrificazione; non sono compresi i consumi per i sollevamenti delle acque del Fosso Stagno e dell effluente del Depuratore, nei periodi di alto livello dell Arno. Spiccano gli elevati consumi della fase ossidativa biologica di 12.166 kwh/d su un totale di 16.950 kwh/d su tutta la linea acqua, pari ad oltre il 70%, e che motivano gli sforzi effettuati a livello progettuale per contenere al massimo questi consumi. Da evidenziare i consumi energetici specifici, riferiti all abitante equivalente, che sono piuttosto alti (53 kwh/a.e x anno). Essi derivano dal funzionamento del trattamento biologico con nitrificazione con consumi assimilabili a quelli di impianti ad aerazione prolungata e dai notevoli consumi anche della centrifugazione (in fase d ispessimento e di disidratazione del fango) e dei servizi ausiliari (particolarmente la deodorizzazione) tutti in realtà stimati nelle valutazioni effet- 24 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 25 Prodotto chimico Acido peracetico (al 15%) Policloruro di alluminio al 18% di Al 2 O 3 Polielettrolita Soda caustica in soluzione commerciale al 40% Acido solforico al 36% Consumi previsti all anno 370 m 3 2.900 m 3 32.300 kg 21m 3 205 m 3 Tab. 5 - Stima dei consumi annuali di reagenti chimici prevedibili per il I Lotto dell Impianto tuate in maniera certamente abbondante e prudenziale. Ipotizzando di funzionare su due linee con sedimentazione primaria e senza nitrificazione (per 4 mesi all anno) i consumi in fase di ossidazione diventano mediamente di 10.244 kwh/giorno, con un risparmio di (12.166-10.244)*365 = 701.530 kwh/anno. Relativamente ai reagenti chimici, la tabella 5 riporta le stime dei consumi previsti per i vari prodotti nell arco di 1 anno (vedi Tab. 5). Per quanto riguarda infine le stime sulle quantità di fango prodotte dall Impianto, per il I Lotto i dimensionamenti della stazione di disidratazione finale di Case Passerini sono stati effettuati sulla base dei dati della Tab.6, stimati in sede di redazione della Perizia di Variante del 1995. Tab 6 - Stima delle produzioni in peso di SS e in volume dei fanghi prodotti dal I Lotto dell Impianto Fanghi primari Fanghi secondari Volume giornaliero di fango primario in uscita dalla digestione (m 3 /d) 220 240 Concentrazione di SST (%) 3,2 3,6 Peso (kg SS/d) 7.000 8.300 Peso totale (t di SS/anno) 5.600 Volume totale prodotto (al 28% di secco) (m 3 /anno) 20.000 Note In base ad ipotesi ragionevoli sulla disinfezione dell effluente delle vasche di sedimentazione primaria, dei surnatanti, dell effluente finale, dell acqua ad uso industriale Sulla base di un consumo di 330 l/h per la defosfatazione Il consumo previsto è prevalentemente quello occorrente sulla stazione di disidratazione di Case Passerini Per l impianto di deodorazione di S. Colombano Per l impianto di deodorazione di S. Colombano La produzione specifica stimata di peso di fango per abitante risulta di 75 g/abxd, certamente valutata prudenzialmente, tenuto conto anche di una previsione di apporto di fango chimico per la defosfatazione, che presumibilmente solo parzialmente sarà attivata. I dati della tabella devono essere presi nella loro approssimazione, anche tenuto conto che venendo attivato il by-pass della sedimentazione primaria la produzione di fanghi secondari sarà in realtà pressoché totale, sostitutiva dei fanghi primari. 9) LA QUALITÀ DELL EFFLUENTE FINALE Il Capitolato Speciale di Appalto prevedeva che l Impresa Appaltatrice dovesse rispettare i limiti di accettabilità della Tab. «A» della Legge 319/76. Nella propria offerta originaria, l Impresa ha garantito livelli di qualità più elevati rispetto ai limiti della Legge citata, relativamente ai solidi sospesi ed alle sostanze organiche, e precisamente: 20 mg/l come BOD 5 30 mg/l come SS L «Accordo di Programma» del 1992 [2], dava atto della nuova Direttiva Comunitaria N 91/271/C.E.E. del 21 Maggio 1991, che prevedeva che entro il 31 Dicembre 1998 tutti gli impianti di trattamento con potenzialità maggiore di 10.000 abitanti equivalenti le cui acque confluiscono in «aree sensibili» prevedessero l adozione di trattamenti depurativi particolari volti a limitare il carico di sostanze eutrofizzanti, fissando i limiti massimi di concentrazione di 1 mg/l di fosforo e di 10 mg/l di azoto. In effetti, l Art. 13 dell»accordo» recita che: «il progetto dell Impianto di S. Colombano dovrà essere adeguato alla suddetta Normativa e quindi decidono di prevedere la realizzazione, fin dal suo primo lotto esecutivo, di quei miglioramenti e potenziamenti atti a conseguirne il rispetto». Conseguentemente, per effetto delle sostanziali modifiche nel ciclo del trattamento depurativo soprattutto con l introduzione della fase di denitrificazione-nitrificazione e con livelli di nitrificazione spinta la qualità dell effluente finale sarà nettamente migliore rispetto a quella prevista nel Progetto iniziale. L Atto di Sottomissione sottoscritto dall Impresa relativo alla Perizia di Variante e Suppletiva del 1995 recita che: «L Impresa si impegna a garantire i limiti di accettabilità previsti dalla Direttiva Comunitaria n 91/271/C.E.E...precisando tuttavia che i limiti di accettabilità per quanto concerne il fosforo (come P) saranno ottenuti previa realizzazione di un impianto di filtrazione dell effluente finale con coagulazione in testa. In attesa della realizzazione dell impianto di filtrazione finale non oggetto del presente contratto di costruzione del I Lotto del Depuratore, il limite garantito è di 3 mg/l come P». IMPRESA O DITTA Mignoli Costruzioni Montubi Flygt ABS ABB Industria ASCO Pompe Consorzio Cogel Service Consorzio Gruppo Italcem Endress+Hauser Italia Gea Westfalia Separator Giorgio Fisher HV Turbo Italia ICET ITALCEM MA.T.I. Orsi Automazione Ozono elettronica Pintarelli Cav. Bruno Pirelli Cavi Polytec Raimondi Sereco Sodi Scientifica TAD Commerciale TESAR Torda 10) IMPRESE E PERSONE CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DEL I LOTTO DEL DEPURATORE Appare giusto riportare in appresso le Imprese e le Persone che hanno contribuito alla realizzazione dei lavori del I Lotto del Depuratore. L elenco è certamente imperfetto ed incompleto, e non può enumerare singolarmente i tanti Amministratori, Tecnici, Consulenti, Funzionari della Regione, Provincia, Comuni, ARPAT, USL, VV.FF., ENEL, Enti Fornitori, Uffici delle Amministrazioni Appaltanti, Enti preposti al controllo, Imprese, insieme a tutto il Personale che ha operato sui lavori, che hanno contribuito ciascuno per la sua parte alla riuscita di questa prima parte dell Impianto. Imprese Appaltatrice principale è l Italimpianti di Genova, successivamente Iritecna ed infine attualmente FI- SIA-Italimpianti. L Impresa si è avvalsa di numerose Imprese Subappaltatrici e Fornitrici; la principale è quella impegnata sulle Opere Civili, il Consorzio C.T.C., di Firenze con la partecipazione della Impresa SIGLA di Forlì, con i Tecnici che si sono succeduti nella Direzione Tecnica del Cantiere (Geom. Vanni Valbonesi, Geom. Primo Balzani, Geom. Antonino Spinoso, Geom. Marco Civai, Geom. Riccardo Servadei). Nel prospetto in basso sono riportati i nominativi delle principali Imprese e Fornitori che hanno collaborato con Fisia-Italimpianti nella realizzazione delle Opere. Le opere del Fangodotto sono state Costruite dall Impresa Polistrade di Firenze. Direzione per conto dell Amministrazione Appaltante Per conto del Consorzio Risorse Idriche i lavori sono stati diretti inizialmente dall Ing. Marco Bacci ed a partire dal 1992 dall Ing. Alessandro Frittelli Con il subentro del Comune di Firenze nel 1994, le funzioni di Alta Sorveglianza dei lavori sono state assunte dall Ing.Massimo Fanfani, Direttore Direzione 26 Acquedotti e Fognature del Comune di Firenze, e dal Dott. Osvaldo Griffini, Direttore Direzione LAVORI E FORNITURE Opere civili del Cunicolo sottopassante l Arno e dello scarico in Arno - Opere in riva destra Progettazione e costruzione Cunicolo in acciaio sottopassante l Arno Fornitura idrovore principali e di tutta una serie di altre pompe sommerse di elevata potenza Pompe sommerse e miscelatori Apparecchiature elettriche Pompe mohno Forniture e montaggi impianti elettromeccanici Forniture e montaggi elettrici ed elettrostrumentali Strumentazione Centrifughe per ispessimento e disidratazione Tubazioni e raccordi in materiale plastico Soffianti centrifughe Quadri elettrici Montaggi elettrici Montaggi meccanici ed elettromeccanici Sistema di telecontrollo Impianto di deodorazione Paratoie e griglie Cavi elettrici Distribuzione aria comparto biologico (tubazioni e diffusori) Valvole Ponti vasche di sedimentazione ed apparecchiature ausiliarie Preparazione polielettrolita Tubi in acciaio inox Trasformatori elettrici Costruzione Cunicolo attraversamento Arno e tubazioni relative N. 12-2001 25

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 26 27 Produzione Acqua e Depurazione, con la collaborazione dell Ing. Alessandro Frittelli, Dirigente del Servizio Progettazione del Comune di Firenze. Funzionari del Comune di Firenze che hanno collaborato specificatamente e lungamente nell esecuzione dei lavori: Geom. Giuseppe La Rosa, Geom. Silvia Baldi. Direzione dei Lavori Ing. Davide Funaro per le Opere in riva destra d Arno, per le Opere di attraversamento dell Arno con il Cunicolo metallico e per il Fangodotto; gli impegni dell Ing. Funaro sono stati assunti dall Ing. Biagio Senise dal Settembre del 1999 per le Opere dell attraversamento dell Arno e dal Marzo del 2001 per le opere del Fangodotto. Ing. Luigi Masotti per le Opere del Corpo del Depuratore e per la Stazione di Disidratazione fanghi di Case Passerini, con la collaborazione dell Ing. Biagio Senise, del P.I. Franco Giacomelli, del Prof. Andrea Chiarugi, dell Ing. Francesco Lejeune e del Tecnistudio di Firenze (Ing. Giovanni Olivero, Ing. Pier Luigi Poggetti, Ing. Rodolfo Giachi, Ing. Giuseppe Moschi). Direzione Tecnica dell Impresa Coordinamento generale dei Lavori: Ing. Piero Petrini. Funzionari e Dirigenti che hanno partecipato direttamente ai lavori: Geom. Gianfranco Franza, Ing. Vincenzo Urciuoli, P.I. Sauro Giorgini, Dott. Giacomo Canepa, Geom. Lanfranco Bozzola, Geom. Alessandro Grillo, Arch. Mauro Casarino, P.I. Enrico Gaggero, Arch. Danilo Buzzelli, P.I. Michele Micalizzi, Ing. Bartolomeo Ferrando, Ing. Renzo Meinardi, Ing. Tommaso Cabella, Ing. Luigi Natali, P.I. Cesare Moretti, P.I. Antonio Santagata, P.I. Cesare Zasso, P.I. Francesco Zanchettin. Collaboratore per l Area Fiorentina: Ing. Marco Piancastelli. Professionisti che hanno collaborato nella Progettazione delle Opere Ing. Arch. Giovanni Lima, Ing. Ugo Galardi, Ing. Piero Martelli, Ing. Sergio Giuseppini, Ing. Andrea Chiarugi, Prof. Alessandro Ghinelli, Ing. Nicolò De Robertis. Collaudatori Collaudo Tecnico Amminstrativo dell Impianto di S. Colombano: Ing. Andrea Breschi, Ing. Pierluigi Giovannini, Dott. Francesco Sirgiovanni. Collaudo Tecnico Amministrativo del Fangodotto: Ing. Alessandro Del Monaco. Collaudo Tecnico-Amministrativo della Stazione di Disidratazione di Case Passerini: Prof. Fabio Selleri. Collaudo Funzionale del Fangodotto: Ing. Alessandro del Monaco. Collaudo Funzionale della Stazione di disidratazione di Case Passerini: Ing. Alessandro Del Monaco, Prof. Fabio Selleri. Collaudo Statico dell Impianto di S. Colombano: Prof. Fabio.Selleri, Ing. Giacomo Galante. Un grato e commosso ricordo va al Dott. Giacomo Canepa, Progettista, ed al Geom. Lanfranco Bozzola, Direttore Tecnico, entrambi dell Impresa Costruttrice, che non hanno potuto vedere la conclusione dei lavori. Fig. 36 - Ipotesi di riuso delle acque reflue depurate prodotte dall Impianto di Depurazione di S. Colombano, previa filtrazione rapida e con trasferimento in riva destra d Arno utilizzando una delle tubazioni per le acque di pioggia presenti nel Cunicolo di attraversamento dell Arno 11) PROSPETTIVE FUTURE Alla data di redazione del presente Rapporto (Maggio 2001), risultano ultimati i lavori del I Lotto del Depuratore per una popolazione di complessivi 200.000 AE oltre al Fangodotto ed alla stazione di disidratazione fanghi, pure essa relativa alla popolazione di 200.000 AE. Dato che all Impresa è stato aggiudicato l Impianto nella sua completa potenzialità con lavori da sviluppare in Lotti successivi via via che maturano le condizioni al contorno e di disponibilità dei finanziamenti il proseguo dei lavori può avvenire con precisi programmi, e con una totale armonizzazione tecnica e funzionale delle varie fasi che vengono progressivamente realizzate. In data 25 Settembre 2000 sono stati consegnati i lavori relativi ai trattamenti preliminari e primari per l interna potenzialità dell Impianto, per un importo complessivo di 20.000.000.000, totalmente finanziati dal Ministero dell Ambiente. Essi consistono nell installazione delle pompe di sollevamento in riva sinistra, della grigliatura finissima, del dissabbiamento e disoleatura, della sedimentazione primaria per l intera potenzialità dell Impianto, oltre che nel completamento di tutte le opere interne del Cunicolo di attraversamento dell Arno e della stazione di sollevamento in riva destra. Risulta già disponibile un ulteriore quota di 50.000.000.000 per proseguire nel completamento dell Impianto, con finanziamento del Ministero dell Ambiente. Una volta realizzate queste ulteriori opere, per il completamento definitivo dell Impianto, occorre un ulteriore impegno stimabile in 40.000.000.000. Pertanto, la stima del costo dell Impianto completo da 600.000.000 AE porta alla seguente valutazione: 96.840.000.000 + 8.650.000.000 + 50.000.000.000 + 40.000.000.000 = 195.490.000.000, pari ad un costo unitario per abitante equivalente di 325.816/AE, che costituisce un costo certamente contenuto (si veda il recente dato di confronto già evidenziato di 538.000/AE dell Impianto di Bruxelles-Sud). Completato l Impianto di S. Colombano per una potenzialità complessiva di 600.000 AE per l intero soddisfacimento delle richieste di depurazione del Territorio Fiorentino, è stata prevista la necessità di un ulteriore depurazione per 200.000 AE, da soddisfare con un secondo impianto disposto nella località più opportuna nel territorio del Comune di Firenze. Le modalità di realizzazione di questo ulteriore impianto sono state oggetto di un «Accordo di Programma integrativo» firmato dai Comuni interessati il 21/3/1994 e dal Comune di Signa in data 17/05/1994 [3]. Un ulteriore intervento di completamento ipotizzabile sul Depuratore di S. Colombano e rapidamente realizzabile è la filtrazione dell effluente finale, per migliorarne la qualità. Questo intervento, oltre a limitare fortemente l impatto sull Arno dell effluente del Depuratore, consentirà di disporre di quote di acqua di elevata qualità, immediatamente utilizzabili per il riuso. In effetti, quella del riuso delle acque reflue depurate prodotte dall Impianto di S. Colombano, è certamente una possibilità di grande interesse, che va decisamente perseguita. Si tratta di un acqua proveniente dalla depurazione di reflui essenzialmente civili e quindi povera di metalli pesanti e di composti persistenti di tipo organico, tipici invece di molti reflui industriali che può trovare immediata applicazione nell Industria e nell Agricoltura. Lo schema di Fig. 36 illustra planimetricamente una possibile impostazione impiantistica per il riuso delle acque del Depuratore di S. Colombano. Le acque depurate (quota-parte della produzione complessiva in base alle necessità) si prevede che siano trattate nell impianto di filtrazione rapida, e quindi siano trasferite a riva destra con il Cunicolo di attraversamento dell Arno, utilizzando una delle tubazioni di trasporto delle acque miste nere-di pioggia (si ipotizza il Ø 1.200) normalmente parzialmente inutilizzate, ad eccezione dei periodi di pioggia. In riva destra, le acque è previsto che siano raccolte in un serbatoio di congrua capacità, prima del sollevamento verso le aree di riuso; la capacità del serbatoio può essere dimensionata in modo da garantire la continuità del funzionamento anche quando occorra attivare (per il trasferimento delle acque di pioggia in senso inverso) la tubazione di attraversamento dell Arno. La Fig. 37 illustra uno schema, già da lunga data proposto [5], che prevede la realizzazione, nella Pianura di Firenze-Prato-Pistoia, di una infrastruttura fondamentale, l»acquedotto ad uso industriale ed agricolo» atto a raccogliere e distribuire alle utenze del Territorio le acque reflue depurate prodotte dai principali Depuratori del Compresorio (Impianto di S. Colombano, Impianto di Prato-Baciacavallo nel caso anche Impianto di Prato-Calice Impianto di Pistoia). 26 N. 12-2001

IMPAGINATO N.12corr 10-02-2005 12:15 Pagina 27 Appare ipotizzabile l utilizzazione di questa energia in esubero per l azionamento di motori termici per l autoproduzione di energia elettrica, con pertanto la possibilità disponendo in continuo di una fonte di produzione di energia con gruppo elettrogeno autonomo di potere fronteggiare con maggiore sicurezza i rischi di «black-out» dell ENEL nell alimentazione elettrica delle pompe di sollevamento finale. La questione deve essere ancora attentamente studiata, anche nell ottica delle prevedibili più ridotte disponibilità di gas biologico derivante dalla impostazione impiantistica assunta, conseguenti alla più spinta stabilizzazione aerobica della sostanza organica, per effetto della nitrificazione normalmente attivata nel comparto a fanghi attivi della linea acqua. Una possibile utilizzazione alternativa del gas biologico in eccesso è quella di depurarlo e reimmetterlo nella rete di distribuzione del metano dell abitato di S. Colombano. Entrambe queste ipotesi sono illustrate nello schema seguente (Fig. 38). Negli anni prossimi dovranno essere effettuati grandi sforzi sia tecnici che economici per rendere pienamente compatibile il Depuratore con il sistema fognario di alimentazione. Oltre ad un elevato impegno di riabilitazione per il controllo delle acque di diluizione (Par. 9) e ad un deciso intervento nella realizzazione di vasche a pioggia per limitare l impatto delle prime acqua di pioggia sul corpo idrico ricettore, appare decisamente matura anche la realizzazione di un sistema di telesegnalazione e di telecontrollo del sistema fognario, direttamente attivato e controllato dal Depuratore nell ambito di un unico Ente di Gestione che verrà così ad assumere il suo giusto ruolo di elemento centrale di riferimento di tutto il sistema idraulico che ad esso confluisce. RIFERIMENTI Fig. 37 - Ipotesi di infrastruttura di «Acquedotto ad uso industriale ed agricolo» per la raccolta delle acque reflue depurate prodotte dai prncipali impianti di Depurazione della Piana Firenze-Prato-Pistoia, con trasporto nelle zone di utilizzazione Fig. 38 - Ipotesi di ricupero del gas biologico prodotto dai digestori anaerobici dell Impianto di S. Colombano, per l azionamento di un gruppo elettrogeno, con funzione anche di emergenza per il pompaggio delle acque di piena in Arno; in alternativa, ipotesi di depurazione del gas biologico ed immissione del metano così prodotto nel metanodotto alimentante l abitato di S. Colombano [1] «Protocollo d Intesa per la Depurazione dell Area Fiorentina» sottoscritto dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze e dai Comuni di Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Firenze, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa; 1987. [2] «Accordo di Programma per la realizzazione del sistema di depurazione dell Area Fiorentina» sottoscritto dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze e dai Comuni di Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Firenze, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa; 1992. [3] «Accordo di programma integrativo per la realizzazione del depuratore nel Comune di Firenze» sottoscritto dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze e dai Comuni di Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Fiesole, Firenze, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa; 1994 [4] «Direttiva del Consiglio del 21 Maggio 1991 concernente il trattamento delle acque reflue urbane»; Direttiva della Comunità Europea n 91/271/CEE pubblicata sulla G.U. n. 53 serie speciale dell 11 Luglio 1991 [5] Masotti L. «Uso congiunto di risorse idriche nell Area Firenze-Prato verso l integrazione con il sistema idrico Pistoiese»; Relazione Presentata alla Conferenza per il Coordinamento degli interventi di programmazione territoriale nell Area Firenze-Prato-Pistoia; Regione Toscana»; Giunta Regionale, Firenze, Palazzo Affari, 22-24 Marzo 1984 [6] Ramadori R.: «Studio di verifica della rispondenza dei criteri progettuali adottati per il raggiungimento di limiti più severi per l azoto e il fosforo»; 1993 [7] Biggest BOOT plant for Belgium ; World Water Environmental Engineering, November/December 2000 La disponibilità di una siffatta infrastruttura di importanza certa per un Area assetata quale è quella della Piana consentirebbe di gestire le varie risorse disponibili con criteri di massima economia, tenuto conto dei costi di produzione e di trasporto dell acqua. In particolare, le acque prodotte dal Depuratore di S. Colombano potrebbero trovare ampi spazi di utilizzazione, dato certamente il basso costo di affinamento rispetto ad altre acque, caratterizzate da una forte componente «industriale», e quindi in grado di raggiungere pari livello di qualità con costi inferiori. Sempre nell ambito dei possibili ulteriori interventi sull Impianto nel quadro delle opere occorrenti per il suo completamento dovrà essere approfondita anche la questione della possibile utilizzazione del gas biologico in eccesso prodotto sulla linea fango dai digestori anaerobici. Massimo FANFANI, nato nel 44 a Firenze, si è laureato in Ingegneria ed è Direttore della Direzione 26 Acquedotto e Fognature del Comune di Firenze (Oggi Publiacqua spa). Luigi MASOTTI, nato nel 40, si è laureato in Ingegneria Civile Idraulica nel 1964 presso l Università di Bologna, si è specializzato in Ingegneria Sanitaria nel 1966 al Politecnico di Napoli. Ha lavorato in vari Enti Privati e Pubblici (Montedison, AIM di Vicenza, Comune di Bergamo, A:S.M. di Prato). È stato Direttore del CONSIAG fino al 1986. Nel 1973 è stato incaricato del Corso di Costruzioni Idraulico-Sanitarie presso la Facoltà di Ingegneria dell Università di Firenze ove nel 1986 è entrato in ruolo come Professore Associato di Ingegneria Sanitaria-Ambientale; dal 1998 è Docente di Ingegneria Sanitaria Ambientale presso la Facoltà di Ingegneria dell Università di Ferrara. Esercita attività professionale, prevalentemente nel settore Acquedotti e Fognature, Potabilizzazione e Depurazione Acque. Nel 1988 è stato nominato Direttore dei Lavori del Depuratore del Comprensorio Fiorentino. È Autore da solo o in collaborazione di oltre 90 fra Testi, Pubblicazioni Scientifiche e Rapporti nei settori di attività. N. 12-2001 27